Ciclo vita delle città


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.1.1.1.8       Ciclo vita delle città

Un’interessante lettura delle città cresciute dal dopo guerra in poi è fornita da Benedetto Di Cristina: «la teoria del ciclo vita delle città – elaborata all’inizio degli anni ’80 attraverso l’esame comparato dell’evoluzione dei sistemi urbani in Europa occidentale – aveva dato una spiegazione analoga delle nuove tendenze emerse nella seconda metà degli anni ’70».

ciclo vita delle città

Secondo questo modello i maggiori sistemi urbani europei si sono formati e sviluppati attraversando quattro differenti stadi di sviluppo, contraddistinti dal modo in cui la popolazione e le attività economiche si distribuiscono tra città centrali e città minori delle corone suburbane: urbanizzazione, suburbanizzazione, disurbanizzazione e riurbanizzazione. All’interno di ognuno dei quattro stadi si possono a loro volta distinguere fasi di decentramento e di concentrazione, assolute e relative.

Il primo stadio, l’urbanizzazione, è definito come processo di concentrazione della popolazione residente e delle attività economiche nelle città più grandi. Nel caso delle città italiane questa prima fase si è sviluppata tra gli ultimi decenni del XIX secolo e gli anni ’50 del XX secolo.

Il secondo stadio, la suburbanizzazione, corrisponde al periodo in cui si formano le aree metropolitane. In questa fase la popolazione e le attività delle città centrali continuano a crescere, ma crescono di più quelle dei centri minori delle corone suburbane. In un primo momento il decentramento della popolazione e delle attività economiche dalla città-capoluogo interessa i comuni confinanti e in un secondo momento vi è un allargamento, un’estensione del fenomeno con l’investimento anche dei comuni non confinanti. In Italia la suburbanizzazione si sviluppa dalla seconda metà degli anni ’50 fino all’inizio degli anni ’70.

Nel terzo stadio la disurbanizzazione, dapprima rallenta ulteriormente la crescita dell’area urbana centrale e poi si determina una vera e propria inversione di tendenza, quando tutto il sistema urbano – città centrale + centri delle corone suburbane – perde popolazione e posti di lavoro. Nelle grandi aree urbane dell’Italia nord-occidentale (Milano, Torino e Genova) questo terzo stadio comincia a manifestarsi fin dall’inizio degli anni ’70.

«Il quarto stadio infine, la riurbanizzazione, si verifica quando superato un certo limite di “declino relativo” del sistema urbano ricomincia una fase d’investimento dell’area urbana centrale, dovuta ad esempio alla realizzazione di progetti di trasformazione e riuso delle aree dismesse». «Non è detto che a questi interventi di ricentralizzazione di nuove funzioni e attività corrisponda sempre una ripresa della crescita demografica della città-capoluogo»[1].

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Di Cristina, Architettura e rinnovo urbano, Firenze, 1999, pag. 164.

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