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Archive for gennaio 2012

Esistono da decenni, ma pochi compiono inchieste approfondite e chiare. Sono i laboratori di pensiero, think tank, che influenzano e determinano le linee politiche di gruppi politici, Parlamenti e Governi. Si tratta di gruppi accademici che preparano studi e ricerche per consigliare sia singoli politici che le SpA che controllano il mondo.

Heritage Foundation, fondato nel 1973 il think tank più ricco di Washington con circa 40 milioni di budget annuale. La Heritage Foundation divenne un attore politico di rilievo nel 1980, grazie al presidente Reagan. Quest’ultimo incaricò un amico della Heritage, Edwin Meese, di guidare il White House Transition Team nei primi cento giorni dell’amministrazione, allo scopo di istituire l’organizzazione della Casa Bianca e avviare i primi avvicendamenti con gli uomini di Carter. Per fare questo Meese utilizzò il Mandate for Leadership della Heritage, una guida di mille pagine che il centro preparò per raggiungere due obiettivi, uno pratico e uno simbolico. (sostenitore – Rockefeller)
Aei fondato nel 1943, di cultura economica liberista; nel 1955 venne creata a Londra un’organizzazione gemella dell’Aei, l’Institute for Economic Affairs (Iea), con un compito speculare: promuovere le ragioni del libero mercato e del pensiero economico liberista, ispirati dalle opere e dal sostegno di Friedrich von Hayek (ideatore del Mont Pelerin Society). Da questo think tank nasce il Project for the New American Century di cui Paul Wolfowitz era membro il primo che ha sostenuto l’intervento militare in Iraq.
Il progetto neo-conservatore“. L’Aei e la Brookings Institution hanno dato vita al “Centro Comune per gli Studi sulla Regolamentazione” (JCRS) allo scopo di riunire legislatori e autorità preposte alla regolamentazione dei mercati “con compiti decisionali importanti, al fine di elaborare analisi obiettive degli attuali sistemi di regole e nuovi progetti di regolamentazione”. Il JCRS è impegnato in analisi di costi-benifici delle varie regolamentazioni dei mercati, per promuovere il progetto finale di Aei (e del Bilderberg) della deregolamentazione totale dei mercati. (Fonte: DANIEL ESTULIN, Il club Bilderberg, Arianna editrice 2009)

Se un cittadino qualunque volesse sapere perché un politico pensa in un certo modo non deve fare altro che leggersi i report dei think tank più forti e potrà sapere, perché il Sindaco del suo comune ha deciso di privatizzare i servizi pubblici locali.
Internet consente di scavalcare i media e i “leader” politici e persino il cittadino qualunque se avesse del tempo a disposizione e soprattutto la volontà di capire il perché, può trovare le risposte alle domande che frullano nella testa informandosi su ciò che propongono i think tank.
A differenza del nostro paese, negli USA si gioca sporco da sempre, ma a carte scoperte, i partiti sono aziende e non contano né i valori e né il merito, ma la capacità di persuadere e soprattutto i capitali che porti nel partito. I candidati sono allevati e psico programmati nell’università élitarie. Chi ha avuto ripensamenti è stato assassinato.
In Italia, paese colonizzato dagli USA, i partiti sono stati distrutti sia dall’avidità delle correnti interne agli stessi partiti e sia perché l’élite aveva deciso che gli imprenditori e i banchieri dovessero sporcarsi le mani direttamente sostituendo i burattini.
Nella crescente degenerazione oggi il cittadino ha i mezzi per rendersi conto di quanto sia finta l’attuale democrazia rappresentativa.
I più influenti personaggi di questi gruppi si trovano anche nei soliti gruppi élitari quali il CFR, il famigerato club Bilderberg, e la Commissione Trilaterale.
Non bisogna più meravigliarsi se certi personaggi dichiarano pubblicamente di ridurre i diritti civili, ridurre libertà, cedere sovranità e “legalizzare” l’UE come fosse un governo feudale e non democratico, perché in realtà essi stanno attuando strategie politiche pensate anni prima, in uno di questi laboratori di pensiero che agisce in tutti gli ambiti della società, soprattutto nelle scuole e nelle università per instillare il pensiero criminale nelle menti di ignari studenti.
Molte comunità hanno capito l’inganno e stanno reagendo. Non è un caso che francesi, olandesi e irlandesi abbiamo bocciato, negli anni trascorsi, le proposte indecenti sui trattati internazionali. Non sono un caso l’esistenza del movimento 99% (Occupay Wall Street), gli indignados e la nascita dei forconi siciliani, perché è la risposta della coscienza umana contro l’avidità dell’élite.
La più grande manifestazione fu svolta a Roma il 15 ottobre 2011 e si infiltrano i black bloc per impedire la divulgazione di messaggi importanti, anche allora non fu un caso vedere sedicenti manifestanti rovinare una festa di educazione civica.
L’élite sta vincendo le battaglie – posizionare i suoi burattini nei Governi – ma perderà la guerra.

1968. Colpo di Stato: manuale pratico di Edward Luttwak […] “Il colpo di stato si attua traendo vantaggio da questo comportamento meccanico: durante il golpe, perché usa parti dell’apparato dello stato per appropriarsi il controllo delle leve; dopo, perché il valore delle leve dipende dal fatto che lo stato è una macchina“.
Chi sono i congiurati migliori? Ecco come li descrive Luttwak (p. 35): ” Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini, praticamente una razza a parte. Le masse riconoscono questa realtà e accettano il monopolio del potere dell’élite, salvo che qualche esazione insopportabile porti a una rivolta disperata […]

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Il mainstream non fa altro che ripetere ossessivamente l’opinione dei politici, difficilmente si ascoltano voci diverse e soprattutto proposte ragionevoli. Diversamente accade nelle librerie, ci sono migliaia di “voci” inascoltate, idee brillanti, opinioni ragionevoli, semplici e di facile applicazione. Purtroppo l’Italia non è un paese di lettori, questo ci dicono i dati, ma non vuol dire che l’interesse a leggere possa diminuire ancora o persino aumentare.

Nei libri che leggo ho già trovato tante soluzioni pratiche e creative per risolvere ogni problema sociale che ci riguarda, e come l’ho fatto io, molto altri l’hanno fatto, ma i molti lettori nella realtà sono pochissimi rispetto agli aventi diritto al voto e spesso la maggioranza degli italiani non è molto attenta alle questioni politiche, anzi.

Maurizio Pallante ha scritto un altro libro sulla decrescita felice e come sempre racconta fatti e opinioni con una straordinaria lungimiranza, speranza creativa e innovativa. Chiunque intenda cambiare il sistema e sente di dover cambiare paradigma culturale per scoprire “nuovi” modi di pensare e agire ha trovato pane per i suoi denti.

Come premessa è necessario descrivere tre capovolgimenti culturali, strettamente correlati tra loro, operati da un sistema economico che ha identificato il senso del lavoro con la crescita della produzione di merci e, di conseguenza, la ricchezza con il denaro, cioè la capacità di acquistare merci. Il primo è la sussunzione del concetto di beni (gli oggetti e i servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio) nel concetto di merci (gli oggetti e i servizi che si comprano). In conseguenza di questa sussunzione,  nell’immaginario collettivo si è radicata la convinzione che tutte le merci siano beni, anche quelle che non rispondono a nessun bisogno e non soddisfano nessun desiderio (per esempio il cibo che si butta, l’energia termica che si spreca in un edificio pieno di spifferi e coibentato male), e che la maggior parte dei beni si possano più vantaggiosamente ottenere sotto forma di merci: ciò che serve si deve, o conviene, comprarlo. (Meno e meglio, pag. 73)

Roberto Cavallo, esperto in gestione dei rifiuti, ci consegna un testo che aiuta comunità e cittadini nel mettere in pratica gesti quotidiani virtuosi per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti. Un libro semplice e simpatico, ricco di dati, spunti e riflessioni che ci aiutano a praticare la decrescita felice poiché i rifiuti sono solo materie prime seconde da riutilizzare, mentre il concetto di rifiuto stesso può esser cancellato applicando il riciclo totale e le regole di ecodesign nella progettazione delle materie.

l’Italia è il terzo consumatore al mondo di acqua minrale. […] La preforma è trasportata nell’impianto di imbottigliamento in confezioni da 20.000 pezzi e li sarà poi soffiata al momento del riempimento. Fermiamoci un momento. Ma dove sono le fabbriche che fanno le preforme? Quanto distano le fabbriche che fanno le preforme dagli stabilimenti che imbottigliano? E poi dall’imbottigliamento ai centri di stoccaggio? E dai centri di stoccaggio ai magazzini centrali? E dai magazzini centrali ai punti vendite? […] le fabbriche che producono preforme sono in Polonia, in Lituania e che le poche fabbriche italiane importano il polimero dalla Russia, dalla Germania o addirittura dagli Stati Uniti. (Meno 100 chili, pag. 89)

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Qualsiasi studio sociologico e persino una parte importante delle accademie politiche ed economiche evidenziano un aspetto determinante circa la percezione della democrazia rappresentativa. Negli ultimi decenni si assiste ad una diminuzione del potere democratico rappresentativo e un aumento eccessivo del potere delle SpA che influenza negativamente la qualità delle decisioni politiche che riguardano i diritti dei cittadini, in tal senso si parla di rifeudalizzazione della società poiché oligarchie di pochi gestiscono i destini di tanti.
Quando sappiamo che esiste un network capitalista composto da 147 banche e aziende che controllano il 40% della ricchezza mondiale , dovremmo esser consapevoli che non esiste alcuna democrazia rappresentativa e diretta e che la società occidentale è profondamente malata.
La rifeudalizzazione o la privatizzazione del mondo è nata quando nacque la personalità giuridica delle SpA che divennero “persone” dialoganti con gli Stati, poi divennero soggetti scriventi leggi da far approvare ai parlamentari che le stesse SpA avevano precedentemente corrotto.
La diffusione della televisione e il suo controllo diretto e l’impiego di strumenti di persuasione come la pubblicità e il cinema hanno potuto consolidare il potere delle SpA. Anche le scuole e le università sono state piegate al dogma religioso imposto dall’avidità del capitalismo di rapina, un pensiero criminale, ideato e concepito in alcuni think tank che hanno svuotato di umanità e creatività la maggioranza dei sudditi viventi nel mondo occidentale: i perfetti consumatori. Oggi il virus religioso si espande e cresce in Cina e in India, un domani in Africa.
In diversi Stati, per riequilibrare questo potere negli Enti locali, soprattutto, i comuni hanno deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa per dare maggiore potere al popolo sovrano e avviare processi deliberativi popolari per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate. Si tratta di norme in linea col principio elementare della democrazia, ma soprattutto per introdurre un minimo di equità e giustizia sociale per consentire ai cittadini dove e come destinare risorse proprie, le tasse.
In Svizzera, praticamente, i cittadini tramite l’iniziativa e il referendum hanno l’opportunità di deliberare su ogni cosa senza il rischio di influenze esterne. Da più di un secolo il sistema federale svizzero consente al proprio cittadino di esercitare un diritto elementare, si chiama sovranità. Il tempo e la pratica hanno consentito al popolo svizzero di usare ogni tipo di forma e strumento che consenta ai cittadini di partecipare al processo decisionale della politica, dall’iniziativa al voto postale, fino alle assemblee ed alla modifica dei loro statuti e persino della  Costituzione, aggiornata dai cittadini, che cambia da Cantone a Cantone, la Svizzera è una Confederazione di Stati.
In Brasile, è nata una sperimentazione che si è trasformata in una riforma amministrativa grazie all’introduzione di assemblee popolari deliberative che consentono di individuare le priorità da inserire nei piani pluriennali dei lavori pubblici locali.
I processi democratici svizzeri e brasiliani hanno influenzato numerose comunità, dagli USA fino in Europa e ben 400 amministrazioni locali hanno la consuetudine di usare la vera democrazia per deliberare.
In Italia a livello nazionale, com’è noto, esistono due istituti di democrazia diretta, ma a differenza  della più esperta Svizzera le regole di questi istituti sono inefficaci poiché il Parlamento ha troppi poteri e può contraddire la volontà popolare nonostante sia vietato dall’articolo 1, la sovranità appartiene al popolo.
In ambito locale, le norme (art. 8 supplemento ordinario N.162 del D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000) prevedono l’introduzione di strumenti di democrazia diretta, ma raramente gli Statuti degli Enti locali sono stati aggiornati e spesso gli amministratori scoraggiano la partecipazione popolare.

Gli studi affermano che una componente importante della felicità delle comunità passa attraverso la partecipazione popolare diretta, non filtrata dal potere. La democrazia diretta rende le persone più felici poiché possono concorrere concretamente nella gestione della cosa pubblica e questo aumenta il senso di responsabilità dei cittadini.

Modificando gli statuti degli Enti è possibile introdurre gli strumenti democratici diretti più avanzati e come avviene in Svizzera i cittadini potranno proporre una delibera redatta correttamente in articoli e votarla. L’iniziativa referendaria analogamente alle altre iniziative abbisogna di raccolta firme ma senza quorum di validità. Il quorum di validità scoraggia la democrazia e contraddice il principio democratico: chi partecipa decide.
Come avviene in Brasile i cittadini potranno individuare delle priorità che saranno inserire nel piano triennale dei lavori pubblici e dei servizi.
Il processo deliberativo popolare tramite il bilancio partecipativo avviene grazie a delle assemblee. Vi sono assemblee tematiche che riguardano l’intera città e assemblee territoriali, di quartiere. Durante un periodo dell’anno i cittadini propongono e discutono, mentre in una altro scelgono, col voto, le proposte emerse (priorità). Una volta raccolte le idee più votate una delegazione popolare insieme ad un Ufficio del Gabinetto del Sindaco valuta l’introduzione delle priorità emerse dal basso e le introduce nel piano dei lavori pubblici e dei servizi. La delegazione popolare ha il compito di controllare il processo, ha accesso a tutti gli atti, e riferisce l’andamento dei lavori nelle assemblee popolari.
E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma è dimostrato che solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e questo semplice aspetto determina una crescita creativa e culturale delle comunità, poiché ogni cittadino può ascoltare proposte interessanti tenute nascoste dal mainstream.

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Le cronache politiche degli ultimi anni e la saggistica contemporanea hanno decisamente riempito le nostre menti circa i temi di attualità politica e sociale. Gli scandali di ogni tipo ormai non rappresentano più sorprese, ma sono la routine della nostra società. La corruzione morale e l’obsoleto pensiero dominante (crescita infinita, competitività, cinismo) hanno distrutto il mondo Occidentale, e il Dio danaro è la misura di ogni cosa, così sembra. E’ nei momenti peggiori che possono emergere i cambiamenti radicali, poiché i cittadini hanno la possibilità di aprire le proprie coscienze e vedere il disastro che tutti noi abbiamo prodotto, certo la classe dirigente ha responsabilità maggiori, ma spesso abbiamo fatto finta di non vedere, chiusi nel nostro egoismo.

Far ripartire il Paese, sembra strano, è più facile di quanto si creda. Chi ha potuto informarsi correttamente dovrebbe ormai sapere che stampare la moneta debito, l’euro, non farebbe crescere l’economia poiché siamo stati privati della sovranità monetaria. Ogni anno i Governi approvano leggi denominate “manovre finanziarie” che rappresentano la parte di soldi che manca per mandare avanti lo Stato e quei soldi sono chiesti in prestito ai “mercati”, e sono caricati immoralmente di interessi.

L’èlite non pensa minimamente di restituire allo Stato il controllo del credito, nonostante l’articolo 47 della Costituzione imponga di farlo, e quindi, come possiamo rimediare? Semplice, il Governo e il Parlamento possono trarre risorse monetarie senza creare altro debito pubblico “vendendo l’etere” delle frequenze televisive per ricavare, si stima, dai 5 ai 12 miliardi. L’altra strada molto popolare, ma poco applicata è la caccia agli evasori fiscali, si stimano 120 miliardi. Inoltre un Governo rispettoso del contratto costituzionale ha l’obbligo di restituire sovrana alla Repubblica, e deve bloccare l’usura della finanza bloccando gli interessi sul debito pubblico, che sono circa 84 miliardi all’anno. Seguendo le indagini delle Corte dei Conti bisogna negoziare il debito estero e valutare il danno prodotto dalle agenzie di rating, circa 120 miliardi. Queste sono solo alcune ipotesi che possono emergere se ragioniamo nel piano mentale del mainstream, cioè quel pensiero secondo cui lo Stato deve cedere lentamente tutte le sue sovranità ad entri sovranazionali come l’UE, fuori dal controllo diretto dei popoli.

Nonostante tutto percorrendo con serietà queste strade ci sarebbero le risorse necessarie per investire in attività socialmente utili e molto lungimiranti. Una di queste è l’autosufficienza energetica.

Entrando nel merito in maniera concreta il legislatore negli anni ’80 e ’90 ha approvato una serie di strumenti giuridici poi raggruppati e denominati “programmi complessi” che intendevano migliorare le città. Però in quegli anni mancavano altri strumenti giuridici sulla “qualificazione energetica”. Oggi, esistono strumenti e metodi abbastanza maturi e la ripresa di alcuni “programmi complessi” uniti alla logica del “20-20-20” e degli incentivi del “conto energia” potrebbero dare una forte spinta alla sostenibilità ambientale con indubbi vantaggi per i cittadini, cancella i costi delle bollette frutto degli sprechi.

Contesto normativo.
In Italia, la prima legge sul contenimento energetico (legge 373) è del 1976, mentre la seconda è la famosa legge 10/1991. La Comunità europea emana la direttiva 2002/91/CE e l’Italia la recepisce con i decreti D.D. Lgs. 192/2005 e 311/2006 che rappresentano il cardine delle legislazione italiana sul risparmio energetico e introducono la famosa certificazione energetica degli edifici. Il D.Lgs. 115/2008 indica la metodologia di calcolo per individuare la prestazione energetica ed i soggetti abilitati alla certificazione mentre il D.P.R. 5/2009 rappresenta il primo provvedimento attuativo del D.Lgs. 192/2005 per i requisiti minimi di prestazione energetica.
Nonostante la confusione e i ritardi oggi vi sono indicazioni per attuare la strategia “20-20-20” del marzo 2007 del Piano d’Azione del Consiglio europeo denominata “Una politica energetica per l’Europa” che ha fissato tre obiettivi entro il 2020 e fra questi appunto il 20% di efficienza energetica oltre alla riduzione degli inquinanti prodotti dal consumo degli idrocarburi (petrolio e gas).
Strategia
Obiettivo: recuperare interi quartieri e renderli energeticamente autosufficienti, cioè i cittadini potranno ristrutturare il proprio edificio e diventare produttori e consumatori di energia (prosumer). In che modo? Attraverso il reddito prodotto dalla vendita dell’energia rinnovabile potremmo coprire i costi della ristrutturazione (“cappotto” termico e infissi). Infatti, esistono alcune strategie per rinnovare il patrimonio edilizio esistente a costo zero per i condomini. Com’è possibile? E’ noto che esistono società di servizi energetici, denominate Esco (Energy Service Company), che producono reddito dalla vendita dell’energia. Il progetto diventa economicamente sostenibile solo su grandi geometrie ove sia possibile usare gli spazi e le risorse (sole, vento e geotermia) necessarie per sfruttare al meglio i vantaggi degli incentivi statali (e detrazioni fiscali), denominati “conto energia”. Ad esempio, intervenire su un singolo edificio potrebbe risultare non conveniente, mentre gruppi di quattro o sei edifici sarebbero molto interessanti. Un computo metrico su realtà esistenti potrebbe darci un’idea verosimile sulla fattibilità degli interventi.
La strategia virtuosa che si immagina è totalmente autofinanziata, è sufficiente la sola volontà popolare, cioè l’iniziativa privata che valuta la sostenibilità tecnica del progetto e lo sostiene con fermezza. Affinché i cittadini risolvano gli sprechi energetici del proprio alloggio non esistono difficoltà di altro genere se non quello di comprendere che possono agire in totale libertà, convinti di rivalutare il proprio immobile e giovare dell’uso  di tecnologie semplici ma innovative.
In estrema sintesi, gli attuali sprechi energetici sommati agli incentivi del conto energia andrebbero a finanziare la ristrutturazione edilizia. Per la gestione del processo il modello cooperativo sembra essere quello più conveniente.

In una simulazione effettuata su diverse tipologie edilizie si evince la sostenibilità economica della strategia su esposta. Senza alcun aiuto dallo Stato, ma con la sola volontà popolare interi quartieri, 1360 alloggi, potrebbero essere recuperati e resi autosufficienti.

Zero crescita urbana, cancellazione degli sprechi e miglioramento del comfort abitativo.

La stima effettuata si riferisce a edifici presenti nella Zona Climatica C e con 994 GG. Secondo le norme attuali gli alloggi dalla classe G devono rientrare almeno in classe B. I costi di ristrutturazione (stima di 290 €/mq) per 1360 alloggi, circa 5440 abitanti, sono circa €41.000.000 (“cappotto” termico, infissi etc.) che possono essere ripagati dalla gestione eco-efficiente dell’energia. Il modello virtuoso appena esposto, che ripeto non produce debito, ma aumenta l’occupazione e consente, dopo 20 anni, di far scegliere ai cittadini se continuare a pagare la bolletta o terminare la dipendenza dagli idrocarburi,  il modello fa crescere il livello di consapevolezza sui temi energetici e migliora la qualità urbana.

La riduzione degli interessi sul debito pubblico (84 mld) e la negoziazione del debito estero (verifica anatocismo e truffa derivati), più il recupero delle imposte (120 mld evasione) e la vendita delle frequenze possono finanziare quella quota parte molto importante del recupero edilizio: collaudo statico e sicurezza idrogeologica del territorio. I costi elevati di questi interventi non possono rientrare nel modello su esposto e per tanto vanno finanziati dallo Stato riproponendo alcuni “programmi complessi”. Per comprendere questi aspetti non ci vogliono strateghi particolari e se fosse rimasto qualche gentiluomo in Parlamento è bene che inserisca un emendamento  nei pacchetti di legge per incentivare il buon senso.

Per rendere l’idea ancora più chiara, se fossero recuperati appena 3 miliardi (ad esempio stampando moneta sovrana a deficit senza l’emissione dei Titoli di Stato) in Italia potrebbero essere resi autosufficienti ben 73 quartieri che andrebbero a creare un piccolo pezzo per la famosa “smart grid“, ipotizzata e pubblicizzata anche dai costruttori. Si tratta di economia reale che va a dare energia ad imprese artigiani locali, ricchezza che rimane sul territorio. E per dirla ancora meglio il sistema bancario commerciale anziché usare la moneta debito della BCE presa all’1% e riprestarla al 4%, speculando, avrebbero dovuto investire in progetti virtuosi che moltiplicano la ricchezza locale some sopra accennato. I cittadini dovrebbero spostare i propri conti correnti verso istituti pronti a finanziare idee virtuose.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito.

Se in Italia ci fosse un Parlamento responsabile uno dei provvedimenti da approvare immediatamente e con poche righe dovrebbe incentivare l’uso della strategia Esco, e riprendere alcuni “programmi complessi” in chiave di risparmio energetico, poiché produrrebbero un impatto sociale ed economico così ampio e virtuoso da ridurre la disoccupazione, aumentare il reddito familiare, ridurre l’inquinamento, aumentare la qualità della vita e in estrema sintesi rendere le persone più felici.

In questo modo il Paese uscirebbe dalla recessione economica e le risorse liberate andrebbero investite in attività socialmente utili.

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