Rigenerare attraverso la bioeconomia


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.3.3.3.2       Rigenerare attraverso la bioeconomia

Il filo conduttore dell’idea di rigenerazione urbana proposta dal progetto di rigenerare Salerno, o qualsiasi altra città, è suggerire la nascita di nuovi piani di “quarta generazione” fondati sulla bioeconomia. Il presupposto concettuale è che capitalismo e socialismo, entrambi forgiati dall’ideologia della crescita, hanno costruito e consegnato alle presenti e future generazioni città che non rispondono all’animo umano ma all’ideologia del consumo[1] e del materialismo[2] conducendo le persone nel nichilismo, abbassando la qualità della vita. Per tale motivo si ritiene necessario ricondurre la pianificazione verso gli esseri umani per consentire loro di vivere in luoghi che stimolano la crescita spirituale e culturale attraverso la ricostruzione delle comunità, e questo processo può accadere se e solo se discipline fuorvianti come la giurisprudenza e l’economia sono piegate a valori etici e democratici. La bioeconomia, poiché rientra nel piano delle leggi della natura insieme al progetto dei valori universali, è la precondizione per costruire i futuri piani di “quarta generazione”, che consentono di uscire dal mercantilismo consumatore e sprecone delle risorse territoriali, ma di approdare in piani ove prevalgono la tutela dei beni comuni e lo sviluppo umano.

Bisogna osservare che la Costituzione e il diritto urbanistico, cioè il complesso di leggi e norme che regolano i rapporti della proprietà dei suoli e la pianificazione territoriale ed urbanistica, sono stati forgiati nell’ideologia della crescita costituita essenzialmente da rapporti monetari e di profitto, cioè i rapporti giuridici sono tutti orientati verso l’idea che la pianificazione debba coniugarsi con la crescita del profitto, basti osservare la lunghissima diatriba insita nella pianificazione, quando un suolo cambia destinazione d’uso, da agricolo ad edificabile. La cosiddetta intrinseca discriminatorietà dei piani attraverso la zonizzazione pone complicate procedure per tutelare l’interesse economico dei proprietari di suoli (la rendita) e spesso vi è un impegno, a volte velleitario e fuorviante, di usare tecniche perequative per ricompensare i proprietari di questa discriminatorietà attraverso i diritti edificatori, considerati merce.

La proposta bioeconomica appartiene a una visione culturale completamente nuova rispetto alla consuetudine dell’ultimo secolo, poiché si pone all’interno di un piano, ove i rapporti giuridici non sono più prevaricati da logiche di prezzo e di mercato, ma sono sottoposti al vaglio delle leggi della fisica e dell’etica. In tal senso, la visione bioeconomica libera la pianificazione dai condizionamenti giuridici e finanziari, e propone piani nel rispetto dei processi di flussi di materia, che possono rinvigorire l’obiettivo principale dei pianificatori, cioè perseguire l’interesse pubblico rispettando le risorse del territorio. E’ la qualità del piano la priorità della bioeconomia, qualità costruita su valori universali.

La tesi della bioeconomia mostra che la funzione della produzione secondo l’economia neoclassica [Q=f(K,R,L)] è incompleta e persino fuorviante. «Il processo di produzione standard viene rappresentato da una funzione che non fa distinzioni fra agenti (capitale, forza lavoro e terra ricardiana) e flussi; questi ultimi sono gli elementi che vengono trasformati dagli agenti, che invece entrano in un processo senza venire incorporati nei prodotti ma solo fornendo dei servizi. […] K,R,L indicano i mezzi di produzione prodotti, il flusso delle risorse naturali e il lavoro umano, una spiegazione dei simboli tipica di chi non tiene conto delle dimensioni. Se si suppone che la produzione sia rappresentata analiticamente dalla Q=f(K,R,L), la conclusione è inevitabile: per L = costante e R piccolo a piacere, Q può assumere qualsiasi valore purché K sia sufficientemente grande. E’ uno splendido trucco da prestigiatore: la dotazione di capitale può essere aumentata senza un input addizionale di risorse naturali»[3]. Se osserviamo la storia e l’evoluzione del capitale degli ultimi trent’anni rimaniamo scioccati dall’aumento e dall’elevata concentrazione di capitali gestiti da multinazionali, banche e assicurazioni, senza che questo coincida necessariamente con un miglioramento della qualità di vita. In analogia con la pianificazione, le trasformazioni urbanistiche che aumentano i carichi urbanistici (crescita/aumento della produttività) non necessariamente corrispondono a un miglioramento.

La teoria della produzione suggerita da Georgescu-Roegen aggiunge un certo ammontare di materia/energia (flusso). «Ho ritenuto in passato (e ancora ritengo) che la legge dell’entropia sia la radice profonda della scarsità economica: in un mondo in cui non vigesse tale legge, sarebbe possibile utilizzare tutta l’energia, compresa quella del ghiaccio delle calotte polari, trasformandola in lavoro meccanico, e gli oggetti materiali non si consumerebbero; ma certamente non esisterebbe più la vita. […] Se gli economisti dovessero analizzare la scarsità in modo più completo, le loro valutazioni si avvicinerebbero sempre più a quelle degli studiosi di termodinamica»[4]. Anche questo ammonimento rappresenta una fotografia della realtà, e cioè il continuo spreco di risorse e distruzione di interi ecosistemi poiché il paradigma dominate della cultura politica si fonda sull’obsoleta economia neoclassica che ignora le leggi della fisica.

Georgescu-Roegen Produzione fondi-flussi
Nicholas Georgescu-Roegen, diagramma input output, funzione produzione flussi-fondi.

La questione dell’analisi energetica è ancora controversa dal punto di vista delle misure da adottare ed interpretare, Georgescu-Roegen utilizzando i modelli flussi-fondi prova a risolvere la questione definendo meglio l’equazione sull’energia netta. «La legge dell’entropia, se intesa correttamente, spiega perché le risorse naturali costituiscono un vincolo per una specie esosomatica[5] come la nostra, ma non getta luce sull’evoluzione dei metodi con cui sia possibile sostenere la nostra vita esosomatica. Quest’ultimo problema si ricollega alla nostra intrinseca incapacità di afferrare le leggi di un qualsiasi fenomeno evolutivo; però se si esamina la passata evoluzione della tecnologia dal punto di vista delle leggi della trasformazione entropica dell’energia e della materia, se ne può mettere in luce la natura particolare e, di conseguenza, la futilità della maggior parte delle soluzioni proposte per l’attuale impasse e strombazzate senza il minimo ritegno: energia solare, combustibili sintetici, alcool, e così via»[6]. Il dibattito di Georgescu-Roegen pone l’accento sull’argomento qualitativo dell’energia e sull’utilità della stessa, in senso etico e morale, circa le trasformazioni e le tecnologie impiegate; egli facendoci pensare alle opportunità donate dall’uso razionale dell’energia, e finora poco valorizzate rispetto alle tecnologie legate ai combustibili fossili, attraverso i suoi modelli ci consente di pervenire a migliori decisioni e valutazioni più corrette su piani e progetti poiché l’economia dipende dai flussi di materia/energia, dalla qualità dell’energia stessa e dall’etica delle scelte politiche.

Se è ragionevole, secondo la scuola economica post-keynesiana, che gli Stati debbano riprendersi la sovranità monetaria per creare investimenti. È altrettanto vero che all’inizio del XX secolo si finanziarono anche piani e progetti poco compatibili con gli ecosistemi, per questo motivo sarebbe saggio associare al potere di emettere moneta a credito una filosofia bioeconomica che consente di porre un criterio qualitativo ed etico agli investimenti che faranno gli Stati sovrani liberi dai ricatti delle borse telematiche.

L’inganno dell’economia neoclassica secondo cui alla crescita del PIL corrisponde un miglioramento del benessere della società, inganno comunicativo usato soprattutto dalla classe politica di tutti i Paesi occidentali, è facilmente svelato, oltre che dalle conoscenze scientifiche, osservando i dati ufficiali forniti dall’ISTAT. E’ sufficiente mettere in relazione i dati delle serie storiche, dal 1999 fino al 2012, del prodotto interno lordo, dell’occupazione e dei conti flussi di materia per osservare che “stranamente” il PIL è sempre cresciuto[7] (aumento del profitto), il numero degli occupati è pressoché costante (oscilla dai 22,5 ai 24 milioni fra il 1999 e il 2012) e che i conti flussi di materia in input sono diminuiti mentre il consumo interno è pressoché costante, con alcune oscillazioni nel periodo di tempo osservato (1999-2012), mentre la bilancia commerciale fisica è diminuita. Cosa dicono questi dati? L’aumento dell’occupazione non dipende dalla crescita, ragionamento che emerge maggiormente osservando l’arco temporale 1960 – 1998, ove addirittura la percentuale di occupati in rapporto alla popolazione è diminuita mentre il PIL è cresciuto[8]. L’economia reale costituita da imprese, professionisti e famiglie dipendono dalle risorse finite (capitale naturale). Ai flussi di materia diminuiti dovrebbe corrispondere un calo del PIL e dei fatturati, ma in un sistema globale governato da multinazionali e finanza i tre fattori della produzione – natura, lavoro e organizzazione – sono schiacciati. Infatti mentre calano natura, lavoro e organizzazione, il valore di capitalizzazione delle multinazionali informatiche sale, ed è molto maggiore di quello legato alla cosiddetta old economy fatta di lavoro e natura. In questo sistema, il capitale cresce anche se il lavoro diminuisce. Cosa significa? L’evoluzione del capitalismo mostra uno sganciamento dello storico rapporto capitale-lavoro. I paradigmi culturali, adottati dalle istituzioni, sono sbagliati e dannosi ma vantaggiosi per l’élite finanziaria. Tale sistema innaturale ha l’unico scopo di far aumentare i profitti di chi controlla e governa il sistema stesso secondo la credenza della crescita continua. Le città e il mondo delle costruzioni sono old economy e per evitare di essere schiacciate è necessario sganciarle dalle teorie neoliberali dell’economia neoclassica.

001
Modello dei flussi, passaggio dalla città a metabolismo lineare, al metabolismo circolare. R. Rogers, Città per un piccolo pianeta, 1997; immagine tratta da Lavagna, 2008.

La rigenerazione urbana che si propone per i tessuti urbani parte dai presupposti della bioeconomia associata alla corretta pianificazione frutto dell’approccio conservativo, mentre per l’ambito territoriale la proposta di bioregione urbana[9] risponde pienamente all’auspicio bioeconomico. Si tratta del cosiddetto approccio territorialista che considera il territorio come soggetto vivente e non come merce. L’osservazione della realtà suggerisce il corretto disegno urbano, e l’agire deve sottostare alla saggezza della filosofia in grado di indicare un agire etico e morale alla politica[10], per questo motivo la strada per rigenerare le città non può essere il profitto.

Nella consuetudine suggerita anche dalle norme, a seguito delle analisi dirette circa i carichi urbanistici, quando si dimostra l’impossibilità a raggiungere gli standard minimi accade che gli spazi vanno reperiti nelle adiacenze delle zone omogenee tenendo conto dei raggi d’influenza delle singole attrezzature e della organizzazione dei trasporti pubblici (art. 4 DM 1444/68). La proposta bioeconomica che rigenera la città consolidata (le zone omogenee B) sta nel compiere valutazioni rispetto alle qualità ecologiche e sociali del progetto urbano aggiungendo i flussi energetici e l’impiego di un mix di tecnologie alternative per raggiungere l’auto sufficienza. Le analisi quantitative, formali, qualitative e percettive mostrano la morfologia urbana esistente e l’eventuale uso non sostenibile del territorio, così come l’assenza o meno di standard. Il progetto propone di migliorare la morfologia esistente (mixité, nuova viabilità, piste ciclabili, spazi verdi, mobilità intelligente, nuovi arredi urbani), e di riequilibrare il rapporto fra spazio pubblico/privato. Gli interventi possono contemplare anche demolizioni selettive per costruire e realizzare gli standard minimi, mentre attraverso i processi di partecipazione è possibile programmare, progettare e realizzare i servizi per i cittadini (centro culturale per il terzo settore, biblioteca civica, teatro), ed in fine ristrutturare l’intero patrimonio edilizio ricadente nell’area d’intervento con l’obiettivo di cancellare tutti gli sprechi energetici e realizzare l’autosufficienza tramite una rete intelligente.

In termini pratici e programmatici, gli strumenti giuridici urbanistici come i piani territoriali, i piani regolatori generali, i piani di recupero e tutti i piani attuativi di ambito comunale dovranno essere adeguati alla bioeconomia così come i criteri estimativi. È necessario introdurre una leva fiscale per i trasferimenti di volume utili a recuperare standard e garantire l’equilibrio economico dei piani di recupero. In questo modo non sarà più necessario ripagare i costi attraverso il profitto.

Ripensando il modello sociale è possibile fare valutazioni più corrette rispetto ai reali bisogni degli abitanti, poiché i concetti di prezzo, costo e valore non esprimono lo stesso significato. Se il progetto di rigenerazione urbana bioeconomica[11], attraverso una corretta progettazione della morfologia urbana, esprime un valore è corretto che l’intervento si realizzi; e ciò non vuol dire ignorare i costi, anzi vuol dire dare priorità a considerazioni etiche, di qualità urbana e architettonica, e considerazioni democratiche attraverso la partecipazione degli abitanti, coinvolgendoli nell’investimento e nella gestione dei servizi post intervento. In questo ragionamento la moneta è percepita come mezzo, non più come il fine, per arrivare all’obiettivo di migliorare la qualità della vita senza condizionare la creatività progettuale, o addirittura negare diritti grazie all’invenzione dell’economia.

Rotterdam flusso di energia e materia
Fonte: Consorzio di Ricerca: Metabolic, Circle economy, Blue City, Spring Associates. Autori: Eva Gladek, Pieter van Exter e altri. Il sistema dei flussi di materia di Rotterdam in Circular Rotterdam.
riciclo città M Carta
Maurizio Carta & Barbara Lino (a cura di), Urban hyper-metabolism, 2015.
Palermo metabolismo
Maurizio Carta & Barbara Lino (a cura di), Urban hyper-metabolism, 2015.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Castoriadis & Lasch, La cultura dell’egoismo. L’anima umana sotto il capitalismo, Milano, 2014.
[2] Jappe, Contro il denaro, Milano, 2013.
[3] Georgescu-Roegen, Op. cit., 2003, pag. 178-179.
[4] Ivi, pag. 155.
[5] L’evoluzione animale procede in larga misura, se non esclusivamente, attraverso la modificazione degli organi (o del comportamento) o attraverso l’emergere di nuovi organi (o di certi comportamenti). L’evoluzione umana procede, in larga misura, attraverso lo sviluppo di nuovi organi al di fuori dei nostri corpi o persone: esosomaticamente, come dicono i biologici, o “extra personalmente”. Questi nuovi organi sono strumenti, o armi, o macchine, o case.
[6] Georgescu-Roegen, Op. cit., 2003, pag. 180.
[7] Dal 1999 al 2014, il PIL in valori monetari assoluti è cresciuto del 138% mentre l’occupazione non ha avuto la medesima crescita restando al 107%, cioè uno scarto differenziale di ben 31 punti. Nei dati c’è un’informazione drammatica alla voce “pil investimenti fissi lordi”, poiché dal 2007 (347 mld) al 2014 (271 mld) c’è stato un calo di ben 40 punti, cioè 76 mld in meno di investimenti. L’esperienza pratica è testimoniata dalle politiche urbane inner city ove il Governo inglese fra gli anni ’60 e ’70 decise di rinnovare il patrimonio edilizio esistente. Tutto ciò a conferma del fatto che l’occupazione non dipende dalla crescita del PIL ma dalla creatività e dall’utilità dei progetti e dagli investimenti.
[8]
PIL
occupati
popolazione
1960
€ 218.888.800
20.330.000
50.025.501
40%
1998
€ 731.330.000
20.435.000
57.563.354
35%
2011
€1.638.900.000.000
22.967.000
59.394.207
38%
[9] Magnaghi, Op. cit., 2014.
[10] Impostazione politica di Platone.
[11] Qual è la soluzione pratica? All’interno della nuova funzione della produzione, cioè il modello flussi-fondi si deve cancellare la voce profitto, alias rendita, per finanziare i progetti pagandoli a prezzo di costo, generando un risparmio netto e garantendo la sostenibilità degli interventi di rigenerazione. Un approccio analogo senza la consapevolezza dei flussi di energia fu già adottato all’inizio del secolo Novecento. Il più clamoroso fu l’iniziativa pubblica del Comune di Ulm che acquistò i suoli per realizzare quartieri per i ceti meno abbienti rivendendo gli alloggi proprio a prezzo di costo. La soluzione è a portata di mano poiché è necessario e sufficiente che le rigenerazioni bioeconomiche ricoprano solo i costi senza il profitto della rendita. Lo strumento giuridico è il piano di recupero, già noto – art. 27 L. 5 agosto 1978 -, e può essere sia un’iniziativa pubblica che privata, esiste anche il programma di riabilitazione urbana – art. 27 L. 1 agosto 2002. Con questo approccio di politica economica ne gioveranno anche le progettazioni liberate dai surplus inutili di superfici e volumi che ricoprivano i costi attraverso il modello speculativo. Meno superfici, allora meno flussi di energia e materia. Quindi meno e meglio. In questo modo sarà più facile e conveniente costruire l’adeguata offerta di servizi attraverso modelli di partecipazione diretta dei cittadini.