Un disegno urbano per Salerno 3

In questo intervento vorrei narrare le opportunità circa una seconda parte del disegno urbano salernitano, relativo all’area estesa, la nuova città salernitana costituita da 11 Comuni. In tutta l’area urbana, com’è noto esistono volumi produttivi abbandonati e di questi andrebbe realizzato un censimento al fine di riutilizzarli. In tutti gli undici Comuni esistono volumi che possono diventare opportunità inserite in un unico piano per pensare funzioni e attività rispetto ai bisogni e alle risorse da valorizzare, così come la manutenzione dell’esistente. Nell’area estesa vi sono tre aree industriali (ASI): Mercato San Severino, Salerno, Battipaglia. Oltre al censimento dei volumi abbandonati o sottoutilizzati, una strategia politica ragionevole dovrebbe ripensare il ruolo di queste ASI, le attività e la loro localizzazione, in particolare quella del territorio comunale salernitano perché ha perso la sua vocazione produttiva manifatturiera per preferire la semplice vendita di merci. L’ASI salernitana taglia in due gli insediamenti urbani di civili abitazioni, quelle salernitane e di Pontecagnano, creando confusione e discontinuità nell’area estesa urbana. Infine, esiste una vecchia e nota esigenza territoriale: valorizzare l’area costiera da Salerno fino ad Agropoli. In questo caso il termine “valorizzare”, nell’immaginario collettivo imprenditoriale e politico significa lottizzare la costa col serio rischio di costruire una speculazione edilizia che distrugge il bene comune. In termini bioeconomici si fa l’opposto con la priorità di eliminare tutte le sorgenti inquinanti presenti nei corsi d’acqua e il ripristino di tutti gli impianti di depurazione, civili e industriali. Una volta ripristinata la risorsa marina, il disegno urbano è calibrato in base alle esigenze di fruibilità della costa con interventi mirati: da un lato la demolizione di tutte le opere abusive e dall’altra la rimozione di tutte le attività non compatibili con la bioeconomia. Com’è noto, lungo la costa esisteva una barriera naturale verde, pertanto è possibile immaginare la rinaturalizzazione della stessa con la presenza di pochi insediamenti turistici per offrire servizi, comunque necessari. È la natura il progetto urbano che andrebbe realizzato con alcuni insediamenti disegnati rispetto ad attività e funzioni per offrire impieghi compatibili con le risorse limitate e la loro corretta valorizzazione.

Nell’entroterra dell’area urbana si possono realizzare quei servizi produttivi necessari a valorizzare l’identità dei luoghi, ad esempio una fiera per valorizzare anche la filiera della dieta mediterranea e la nuova manifattura tecnologica ad alto valore aggiunto, come potrebbe essere quella relativa alla mobilità intelligente. Il territorio salernitano ha la fortuna di essere il luogo della dieta mediterranea (Pollica) ma non esiste una rete sociale, imprenditoriale e produttiva che la divulga e la valorizza in modo adeguato. I saperi locali della dieta mediterranea rappresentano storia e identità dei luoghi, peculiarità che sviluppano conoscenza, conservazione e lavoro. La struttura paesaggista, i beni storico culturali e nuova manifattura leggera, sono caratteristiche che possono creare nuove opportunità occupazionali. La tutela di reti ecologiche territoriali e nuove regole per l’interazione (mobilità intelligente) fra area urbana e natura possono creare funzioni e attività (ricerca, cultura, agricoltura) utili a creare lavoro e uso corretto delle risorse limitate. Sono tutti temi relativi ad un’agenda urbana che la classe dirigente locale (cittadini, partiti, università, imprese) dovrebbe discutere pubblicamente ed adottare, per suggerire soluzioni e pianificare in uno strumento urbanistico intercomunale bioeconomico.

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Salerno infrastrutture e logistica zona Sud
Fonte immagine Ptcp Salerno 2012.
Salerno beni storico culturali 02
Salerno, beni storico culturali, fonte Ptcp Salerno 2012.
agglomerazioni industriali
Le agglomerazioni industriali, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno sintesi interpretativa struttura paesaggistica
Sintesi interpretativa struttura paesaggistica, Ptcp Salerno 2012.

Un disegno urbano per Salerno 2

Nel mio primo intervento “un disegno urbano per Salerno”, descrivo velocemente la complessità dell’agglomerato urbano salernitano, dal centro fino all’espansione moderna costituita in una sua parte da una trama reticolare (via dè i Principati, via Dalmazia…) e da un’altra parte contemporanea dalla disomogeneità delle forme aperte (zona orientale); poi la totale deregolamentazione e speculazione che ha distrutto le colline salernitane. In questo intervento intendo narrare, altrettanto velocemente, un’agenda, obiettivi, e idee progettuali per l’area urbana estesa, partendo da un tema molto noto: il fiume Irno. La valle dell’Irno è parte del sistema urbano complesso, ed è il paesaggio urbano e naturale da rigenerare completamente, e percorrendo questa valle troviamo il disordine, le speculazioni edilizie e le trame irregolari e organiche dettate sia dalla complessità dell’orografia territoriale, e sia dalla totale incapacità delle amministrazioni locali che non hanno voluto o non hanno saputo pianificare e governare correttamente il territorio. In questa complessità territoriale e urbana vivono gli abitanti che interagiscono e usano il suolo. Nella valle riscontriamo i numerosi episodi dell’ambiente costruito, vi sono gli insediamenti storici, e riscontriamo edifici agglomerati lungo le strade o inseriti in appendici vallive ma spesso queste forme insediative più recenti sono prive di urbanità, e completamente disarticolate da una trama regolare e incompatibili col territorio. La ragionevolezza e le competenze urbanistiche suggeriscono di arrestare la dispersione urbana per impedire altro consumo di suolo, impedire altra inquietudine urbana, mentre la riorganizzazione di funzioni e attività lungo la valle si può coniugare sia con la tutela del paesaggio e sia con la rilocalizzazione degli insediamenti urbani rigenerando la morfologia e favorendo un corretto uso del suolo. Programmi di conservazione degli insediamenti storici e valorizzazione delle preesistenze con infrastrutture di mobilità intelligente che possono migliorare la vita degli abitanti. Una strategia molto nota è il censimento di tutte le aree abbandonate, sottoutilizzate per rigenerare l’esistente. E’ possibile stimolare processi di densificazione con nuove attività e funzioni presso stazioni intermodali inserite in un sistema di mobilità sostenibile, per sfavorire l’uso del mezzo privato e favorire il trasporto pubblico e ciclabile, mentre contemporaneamente è possibile rinaturalizzare il letto del fiume Irno per renderlo vivibile e percorribile. Ripercorrendo il fiume dalla foce fin dentro la valle, riscontriamo la bruttezza dei processi di cementificazione e le numerose palazzine che lo costeggiano. Buona parte di queste palazzine sono prive di carattere poiché non sono architettura ma pura merce edilizia, mentre in alcuni tratti, in zona parco dell’Irno, vi sono taluni edifici abbandonati e in avanzato stato di degrado, che possono essere demoliti e sostituiti con funzioni e attività compatibili. Questo è uno scenario urbano interessante: correggere la complessità della disomogeneità degli agglomerati urbani attraverso nuovi collegamenti che valorizzano l’esistente, disegno dei luoghi, nuove funzioni e attività inserite in nuove scene urbane collegate fra loro, una nuova urbanità (densificazione, diradamenti e trasferimenti di volumi) per favorire la mobilità dolce e intelligente; e processi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, tutto con un unico piano intercomunale bioeconomico.

Una breve parentesi per un possibile meccanismo economico utile alla realizzazione: criteri meta-progettuali, una perequazione diffusa e non più di comparto, il recupero del plus valore fondiario, e il contributo per la costruzione della città pubblica, oltre che sovvenzioni pubbliche per il bene comune misurando la qualità sociale dei piani attuativi. Tutti strumenti noti ma del tutto nuovi per la Campania che ha preferito la speculazione alla pianificazione.

Dal Ptcp Salerno 2012 possiamo leggere le cosiddette invarianti per un disegno di bio regione urbana: i beni storici, le caratteristiche naturali, la aree naturali, le infrastrutture, la rete ecologica, e i beni paesaggistici; tutte risorse che caratterizzano il territorio e che possono essere connesse meglio con gli insediamenti urbani e produttivi al fine di usare le risorse in chiave bioeconomica, sia per tutelarle e sia per valorizzarle. Nel corso degli anni il termine valorizzazione ha assunto una valenza ambigua poiché si è concretizzato come appropriazione e privatizzazione di un bene finalizzato al profitto. La valorizzazione in bioeconomia significa tutt’altro e cioè uso razionale dell’energia o del bene, per favorire la fruizione agli abitanti e non lo spreco, anzi si usa adottare la tutela (che non significa chiusura o impedimento) per consentire alle future generazione di poter usufruire dello stesso bene.

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Salerno caratteristiche naturali
Salerno e valle dell’Irno, caratteristiche naturali, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno beni storico culturali
Salerno e la valle dell’Irno, beni storico culturali, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno aree naturali protette
Salerno e la valle dell’Irno aree naturali protette, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno beni paesaggistici
Salerno beni paesaggistici, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno e valle dell'Irno rete ecologica ambientale
Salerno e la valle dell’Irno, rete ecologica e rischio ambientale, fonte Ptcp Salerno 2012
Salerno infrastrutture e logistica
Salerno infrastrutture, trasporti e logistica, fonte Ptcp 2012.