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Archive for settembre 2013

Da diversi anni alcuni cittadini italiani stanno favorendo la nascita di sperimentazioni democratiche e donano il proprio tempo per condividere gli strumenti referendari e forme assembleari, convinti che i cittadini debbano sviluppare un interesse maggiore verso la res pubblica. Riteniamo che le odierne istituzioni e la società attuale così come viene percepita attraverso la democrazia rappresentativa non sia più il luogo ove il cittadino è libero di crescere e svilupparsi. L’obsoleto paradigma culturale di riferimento che permea le istituzioni politiche, le istituzioni finanziarie, ed i media esercitano un’influenza determinante nel processo educativo della società. Il periodo che stiamo vivendo è senza dubbio caratterizzato da un’assenza di democrazia nel senso più ampio del termine, sia perché gli italiani non scelgono i propri dipendenti parlamentari e sia perché le decisioni referendarie spesso sono disattese ed ignorate dai partiti e dalle istituzioni politiche, ricordiamo alcuni casi esemplari: i rimborsi elettorali, l’acqua pubblica ed il no al nucleare. I trattati internazionali che costituiscono l’Unione Europea e che hanno condotto gli italiani in un processo di riforma della società che assomiglia molto a quella feudale, non sono mai stati sottoposti al giudizio popolare.

La storia e la realtà odierna ci insegnano che esistono processi e forme di governo più corrette ed idonee per soddisfare i bisogni reali e perseguire l’interesse generale. Forme e processi che possono migliorare la rappresentanza politica ed il processo decisionale della politica. Finalmente dopo tanti anni di impegno civico si concretizzano giornate e processi che vanno nella direzione auspicata e costruita con fermezza e costanza.

Parma, 29 settembre 2013. E’ noto che nel progetto del M5S ci sia la democrazia diretta, e la maggioranza dei cittadini, votando e scegliendo, ha dato mandato elettorale per realizzare questo obiettivo. Dopo la sperimentazione di Ferrara promossa ed autogestita dagli attivisti del M5S, a Parma si replica la sperimentazione attraverso la legittimazione istituzionale favorendo l’avvio di un progetto culturale molto ampio. L’Amministrazione cittadina avvia un percorso nuovo per la cittadinanza, ed invita volontari a partecipare ad un processo “costituente”: scrivere le regole del gioco, modificare lo statuto comunale per introdurre forme e strumenti di partecipazione diretta ed assembleare.

Parma giornata democrazia 03

Ho partecipato alla giornata della democrazia svoltasi presso il palazzetto dello sport di Parma, e sono uscito con una bella sensazione, poiché i cittadini che hanno lavorato ai tavoli hanno saputo dialogare e proporre idee con l’entusiasmo e l’energia necessaria per cambiare le regole del gioco, prendendosi quella parte di sovranità sancita dalla nostra Costituzione, ma spesso osteggiata dallo status quo che non intende concedere spazi al popolo.

Parma_giornata_democrazia_02_bisPaolo Michelotto, il facilitatore chiamato ad organizzare i lavori della giornata ci ha regalato una straordinaria opportunità per sviluppare relazioni e creatività. Da diversi anni Paolo gira l’Italia per svolgere queste sperimentazioni per mostrare quanto la democrazia migliori la qualità delle decisioni politiche, e come i cittadini possano partecipare al processo decisionale. A Ferrara, lo stesso Michelotto, aveva predisposto una giornata simile per mostrare agli attivisti del M5S come si potesse svolgere un’assemblea cittadina utilizzando diversi metodi di partecipazione.

Ai tavoli cui ho lavorato tutti esprimevano il desiderio e l’auspicio che l’Amministrazione istituzionalizzasse questo tipo di assemblea cittadina, anche grazie al metodo di lavoro utilizzato, l’open space techology, che ha prodotto istant report, documenti, con una serie di priorità elaborate dai cittadini. L’organizzazione ha fornito strumenti culturali affinché chiunque potesse approfondire strumenti e forme di partecipazione, ognuno di noi ha ricevuto due libri: Vivere meglio con più democrazia, e Il Bilancio partecipativo di Thomas Benedikter.

Mi associo all’auspicio degli altri affinché questa giornata diventi un trampolino di lancio, e che al più presto nello statuto comunale ci siano tutti gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa, i più efficaci, per garantire il diritto costituzionale di partecipare al processo decisionale della politica, perché è ormai scontato che i cittadini diventano più responsabili e più felici quando sono parte di un processo che gli garantisce di costruire la comunità e di controllare l’operato dei dipendenti eletti.

 

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Il teatro della politica sta ancora “cercando” i soldi per far quadrare il bilancio dello Stato, nel farlo ruba ricchezza ai ceti meno abbienti (tasse e leva fiscale), cioè i lavoratori dipendenti che reggono la maggioranza della spesa pubblica non le imprese, basta leggere il bilancio per scoprire l’acqua calda.

Mentre il teatro della politica sta ancora “cercando”, sappiamo che le larghe maglie della finanza globale consente di occultare ingenti capitali ovunque si desidera farlo, basta creare un’associazione per delinquere composta da un banchiere, un broker, un commercialista, un politico, un giudice, un finanziarie ed imprenditore, ed il gioco è fatto.

Nel 2006 un tecnico della banca HSBC, Hervé Falciani, decise di trafugare una lista di correntisti fra i quali anche tanti italiani. Nel 2010 la lista fini nella mani di giudici francesi di Nizza, e poi trasmessa alla Procura di Torino, e trasmessa alla Guardia di Finanza. In questo modo si seppe dell’esistenza di 7 mila grandi evasori. Sono trascorsi tre anni per discutere se quella lista fosse utilizzabile o meno, questo è il senso di  giustizia dei dipendenti pubblici italiani (giudici e polizia giudiziaria), mentre i Governi spremono i lavoratori salariati. Non è un paradosso, ma è andata proprio così: mentre lo Stato è sorretto da lavoratori dipendenti che stanno perdendo la libertà (economia del debito, pressione fiscale, MES, fiscal compact), accade che i controllori pubblici (giudici e polizia giudiziaria) di fronte all’opportunità di affrontare e risolvere l’enorme disuguaglianza sociale ed economica prende del tempo per riflettere se perseguire gli evasori. Ci stanno ancora pensando! C’è persino chi, fra i giudici, chiede di distruggere la lista Falciani. C’è sempre chi da priorità all’etica ed al senso di giustizia! Intanto i Governi fanno crescere la disoccupazione e spremono i lavoratori, è giusto così!

impero_della_vergogna

Tutti i politici più avveduti sanno bene che il sistema è progettato per consentire ad un’élite agiata di conservare lo status quo (offshore leaks), mentre buona parte della cittadinanza chiusa in se stessa, apatica, egoista, con questi comportamenti, aiuta l’élite ad auto rigenerarsi mentre i lavoratori subiscono ingiustizie e furti a norma di legge. Il caso della lista Falciani è l’ennesimo esempio che il partito degli evasori ha sostenitori importanti, agiati e molto potenti, un partito trasversale senza separazioni di classe dal piccolo commerciante ai colletti bianchi dell’alta finanza. Non c’è alcun dubbio che il comportamento immorale dei colletti bianchi rappresenta un pericolo pubblico e sociale vista l’enorme quantità di denaro elusa ed evasa allo Stato, che oggi fa fatica a sostenere istruzione, sanità e servizi pubblici essenziali. Solo la lista Falciani stimava un’evasione di circa 5 miliardi, e tutte le altre banche estere? Ed i paradisi fiscali?

Se da un lato bisogna concentrare energie pulite, nuove, per combattere seriamente l’immoralità diffusa, da un altro bisogna costruire una società opposta a questa, per rendere il sistema immorale obsoleto, inutile e senza valore. Gli italiani onesti dovranno usare i propri risparmi per progettare, costruire e mostrare un sistema diverso fondato sulla cooperazione e la reciprocità che consente di produrre lavoro in impieghi virtuosi.

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Abbiamo a disposizione risorse che non riusciamo a riconoscere come tali, il problema? E’ la nostra incapacità di “vedere”. Possiamo creare occupazione e solidità per il presente ed il futuro impegnandoci in ambiti finora sottovalutati e pertanto bisogna sviluppare curiosità, creatività e coraggio. Partendo dal fatto che la nostra società non è stata creata per consumare all’infinito dobbiamo accettare l’idea di individuare attività sostenibili che producano merci col giusto prezzo. Traduzione: trasformare e produrre non per il mercato globale, ma per il mercato locale. Come non possiamo e non dobbiamo comprare all’infinito, non possiamo produrre e vendere all’infinito, e per questo motivo bisogna trovare un equilibrio fra chi vende e chi compra, ma soprattutto un equilibrio con le risorse finite. Curando la malattia degli acquisiti compulsivi possiamo cominciare ad eliminare gli sprechi e ripensare i nostri bisogni reali. La recessione, in questo senso, ci da una mano, poiché ci consente di ripensare la nostra posizione sociale uscendo dalle illusioni classiste di una società profondamente malata, poiché sviluppata sull’avidità e sull’incoscienza di se stessi.

Cittadini ed istituti di credito possono sviluppare progetti intorno a questa visione virtuosa: un ritorno alla terra. Immaginando l’economia delle risorse ed il giusto equilibrio fra merci e beni possiamo stimolare il recupero di intere comunità e valorizzazione beni e merci prodotte dal territorio. In che modo? Attraverso un processo culturale che ribalti gli obsoleti paradigmi, tant’è che ha molto più valore un borgo recuperato piuttosto che un borgo abbandonato e degradato, ovvio?! L’urbanesimo e l’obsoleta epoca industriale hanno disprezzato la vita contadina propagandata come vita dura, sporca ed incivile, contrapponendola alla “civile” ed “evoluta” mentalità dell’usa e getta, auto sempre nuove, la scarpa sempre nuova ed inquinamento cittadino. Stiamo assistendo al crollo di queste malsane ideologie televisive e la riscoperta dell’ovvio: la cultura contadina è l’unica sostenibile poiché è l’opposto degli sprechi e dell’inutile sovrapiù.

Possiamo incrementare e ripristinare la cultura contadina salvandola dall’agri-industria, ed adeguare le moderne tecnologie all’agricoltura naturale. Aziende e cooperative agricole sono la risposta più ovvia per produrre nuova occupazione, aziende e cooperative facenti parte di un’economia locale adeguate allo sfruttamento delle fonti energetiche alternative a piccola scala, e cittadini consumatori di cibo locale, di migliore qualità e salubrità rispetto alle merci della grande distribuzione organizzata.

La natura offre tutte le opportunità per un’economia reale, dai beni prodotti per alimentare gli abitanti all’abbigliamento tramite l’indotto di una canapa senza thc. Cibo, manifattura e tessile sono risorse già presenti in natura. Come sappiamo buona parte delle imprese ha preferito sfruttare la globalizzazione per aumentare i propri profitti. Cittadini e lavoratori partendo dal fatto che l’obiettivo non può essere il profitto, ma la sostenibilità economica ed ambientale, essi possono riprendersi i diritti negati avviando economie locali consapevoli del fatto che bisogna produrre il giusto, cioè rispettando la natura e le condizioni di lavoro. Un’impresa progettata non sul profitto, ma sulla sostenibilità dura nel tempo più a lungo e meglio di una multinazionale che ruba le risorse, evade le tasse e sfrutta i lavoratori. Aumentano i cittadini consapevoli che preferiscono consumare merci prodotte localmente e sono sensibili a questioni etiche, ambientali e sanitarie. E’ questo tipo di cultura che scoraggia la globalizzazione poiché attacca l’avidità, gli affari e gli interessi degli imprenditori che preferiscono l’immoralità alla sostenibilità. Dogmi come competitività, crescita sono solo invenzioni per truffare i popoli e giustificare comportamenti immorali ed illogici. Sviluppando il consumo critico possiamo e dobbiamo aiutare le imprese sane perché aiutiamo noi stessi.

Il lavoro sarà sempre più un’attività legata ai comportamenti etici poiché è l’unico modo per progettare comunità sostenibili, e come sappiamo la quantità di merci prodotte e scambiate in un anno è un dato statistico interessante, ma non è rilevante per il benessere dei cittadini. Prima si riduce la produzione di merci che distruggono l’ambiente e meglio sarà per noi tutti, e di conseguenza prima aumenta la produzione di beni e di attività che riguardano le bonifiche, il riuso e la conservazione, e prima migliorerà la nostra vita. Spostando i nostri risparmi su attività etiche e sostenibili potremmo realizzare impieghi solidi e duraturi nel tempo, dipende solo dalla nostra cultura, sensibilità e dalla nostra volontà.

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Urban-Mining

Formazione culturale, creatività e convinzione nelle proprie idee sono condizioni indispensabili per trasformare i propri sogni in realtà sostenibili.

Da troppo tempo l’industria sta rubando risorse naturali con una velocità superiore ai tempi di rigenerazione della natura e per molte materie prime sappiamo che non c’è rigenerazione. Se pensiamo a televisori, cellulari, computer, lavatrici possiamo intuire che la loro complessità progettuale sia anche una problema nel recuperare “materie prime seconde”, soprattutto quando queste merci arrivano nei centri di recupero. Spesso gli elettrodomestici a fine ciclo vita finiscono in Ghana, e li vengono recuperate le materie prime in condizioni ambientali e sanitarie a dir poco pericolose.

Oltre gli elettrodomestici anche gli edifici sono miniere di materiali. Le demolizioni selettive consentono di recuperare materiali in maniera più efficace, e consentono un facile riutilizzo di vetro, legno, laterizi, etc. Possiamo ricordare che il mondo delle costruzioni rappresenta un tradizionale volano dell’economia reale per un motivo molto semplice, la totalità delle risorse impiegate: materie prime, imprese, progettisti e lavoratori sono locali, cioè sono soldi che rimangono sul territorio. La globalizzazione ha favorito la delocalizzazione delle produzioni (abbigliamento, elettrodomestici) e quindi ha spostato i profitti dal territorio ai consigli di amministrazione espropriando i lavoratori locali. Un ritorno all’economia locale può restituire un salario ai cittadini. In che modo? Ad esempio, recuperando i materiali dalle merci che abbiamo importato dai paesi stranieri, possiamo creare giacimenti e creare un indotto virtuoso per le imprese locali. Un altro esempio è senza dubbio l’informazione e la cultura del consumo critico che ci permette di conoscere le condizioni di lavoro, l’impatto ambientale ed i rischi sanitari delle materie prime usate.

Possiamo immaginare che le Regioni siano aree, ambiti, ove poter gestire e recuperare tutte le “materie prime seconde” e che le accademie insieme alle imprese riescano a gestire questi flussi di energia e di materia in maniera efficiente, cioè col minimo impiego di risorse energetiche, il minimo impatto e la massima resa.

La gestione regionale del recupero di “materie prime seconde” consente di risparmiare energia e di avere giacimenti di materie a breve distanza. Giacimenti a disposizione delle imprese e dell’economia locale. Si tratta di unire il capitale naturale locale col recupero dei materiali ed avviare un’economia delle brevi distanze utile al sostegno delle auto produzioni locali: energia, cibo e mobilità.

Estrazione materie prime, trasformazione e produzione, commercio e consumo e recupero possono svolgersi in ambiti locali per migliorare il processo di ciclo vita e ridurre al minimo gli impatti delle filiere. Questa “innovazione” culturale consente di aumentare l’autonomia, l’indipendenza e la libertà delle città e degli abitanti che riducono la dipendenza dalle multinazionali e dai mercati finanziari globali.

Un’altra virtù di questa evoluzione culturale è lo stimolo del lavoro interno e la domanda interna verso obiettivi sostenibili, cioè non si crea lavoro per la crescita illimitata e la vendita di merci inutili, ma per la gestione razionale delle risorse, un totale ribaltamento dei paradigmi obsoleti, quei dogmi che leggono solo il rapporto debito/PIL. In questo caso si parte da un progetto di riuso al fine di tutelare l’ambiente e la salute, ma che innova e sostiene le imprese locali consentendo loro di attingere a giacimenti locali, anziché cercare le materie sparse nel pianeta.

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Festa politica di Traversetolo (PR), considerazioni politico culturali:

Il giorno 21 settembre durante il dibattito avviato dal titolo “economia, finanza e tasse” è emersa una tesi: il ritorno ad una “politica economica espansiva”. L’impressione ricevuta è che una rinnovata “politica economica espansiva” debba essere la politica economica del M5S. Nessun parlamentare ha avuto qualcosa da obiettare o correggere. A sostegno di questa tesi: la “politica economica espansiva”, sono state poste basi di carattere giuridico-politico e non economico, ad esempio: la sovranità monetaria. Condivisibili le critiche al sistema bancario, così come condivisibile la critica all’austerità imposta dall’UE all’interno del sistema euro. Numerose soluzioni del sistema euro suggerite durante il dibattito non sono di natura economica ma giuridica, ad esempio la scelta di aprire di un contenzioso partendo dal principio del “debito odioso”, e la cancellazione del fiscal compact, sono entrambi scelte politiche giuridiche molto condivisibili, ma non sono linee politiche economiche.

Ragionando per assurdo, se il M5S fosse maggioranza politica e trasformasse il suggerimento della “politica economica espansiva” in azione politica credo che non risolveremo alcun problema, anzi si aggraverebbe la crisi ambientale, com’è accaduto nel corso della storia. Il nostro paese sta ancora pagando i danni ambientali e sanitari delle “politiche espansive”: Ilva di Taranto, centrali Enel ed ENI e la speculazione edilizia degli anni ’50, ’60 e ’70. Inoltre l’aumento della disoccupazione è senza dubbio responsabilità di una buona parte della classe imprenditoriale italiana che sfrutta il sistema del credito, la delocalizzazione volontaria per massimizzare i profitti, e sfrutta i partiti per il proprio tornaconto di categoria a danno dello Stato. La soluzione della recessione può mai essere una politica economica degli anni ’20, ’30 prima, o quella degli anni ’50? A sostegno di questo suggerimento si citano gli USA ed il Giappone che per osteggiare la crisi hanno immesso liquidità nel sistema economico per limitare i danni. E’ vero che la disoccupazione negli USA è aumentata molto meno dell’area euro. Negli USA la FED ha salvato il sistema bancario, mentre Obama ha distribuito qualche aiuto alle imprese per contenere la disoccupazione. La BCE che non funziona come la FED ha salvato solo il sistema bancario prestando soldi alle banche commerciali per comprare Titoli di Stato. USA e Giappone, com’è noto, non hanno il patto di stabilità e tanto meno hanno MES e fiscal compact. USA e Giappone hanno anche diversi problemi sociali ed ambientali poiché anche questi Stati perseguono la crescita ignorando i limiti della natura. Gli americani vorrebbero tanto il sistema sanitario europeo, mentre i governi amano tanto privatizzare, come sta accadendo nell’euro zona, medesima ideologia.

Nell’euro zona è senza dubbio vero che l’austerità stia accelerando la recessione, e stia facendo impoverire gli italiani, ma limitarsi a suggerimenti generici dicendo che lo Stato debba tornare a spendere, si può essere d’accordo come principio, ma è del tutto anacronistico poiché la sovranità è stata ceduta a organi non eletti dai popoli, quindi la riposta corretta alla recessione è di natura politica, non economica. Se poi rileggiamo la storia economica possiamo notare che le “politiche espansive” hanno preceduto quelle liberiste nel solco dell’ideologia della crescita illimitata. Insomma criticare l’austerità è giusto e condivisibile, ma rimane il rischio che sia un dibattito improduttivo e riduttivo, poiché non si dice in quali settori investire e come produrre nuova occupazione. In Italia, buona parte delle infrastrutture strategiche sono state privatizzate, altre imprese storiche vendute, mentre altre grandi imprese hanno deciso di delocalizzare gli stabilimenti produttivi per sfruttare i vantaggi finanziari della globalizzazione e massimizzare i profitti. Nell’epoca della privatizzazione del mondo i profitti dei consigli di amministrazione delle multinazionali sono schifosamente milionari, mentre i salari dei dipendenti non coprono la sopravvivenza dei cittadini. L’industria finanziaria virtuale, la deregolamentazione, la globalizzazione hanno inventato dal nulla così tanta liquidità nelle casse delle SpA che potrebbero comprarsi due o tre pianeti, cosa significa? Il problema è etico, democratico e di giustizia sociale. E’ altrettanto noto che i governi italiani preferiscono usare i soldi pubblici per comprare armi piuttosto che tutelare il paesaggio e l’istruzione pubblica. Com’è altrettanto noto che negli Enti locali c’è uno scarso controllo politico sui piani esecutivi di gestione che diventano torte spartite fra dirigenti pubblici, imprese e politici incapaci e/o corrotti.

All’interno di questo sistema politico sappiamo bene che la nuova occupazione non può essere creata per legge dallo Stato, ma da una politica industriale figlia di un ampio progetto culturale, dall’innovazione tecnologica e da progetti creativi capaci di interpretare il “picco del petrolio” e la fine dell’era industriale. Se una parte importante dell’imprenditoria italiana ha deciso di distruggere il proprio Paese per ragioni di avidità, col tacito accordo della classe politica, forse bisognerebbe immaginare una nuova classe imprenditoriale figlia di una cultura diversa dall’avidità alimentata da ideologie economiche obsolete. Il lavoro che serve al paese si crea dalla volontà dei cittadini che capiscono come investire i propri risparmi valutando progetti sostenibili e rendendosi conto dell’enorme ricchezza del Paese Italia, pertanto, conoscendo bene gli errori della storia si tratta di fare un processo diverso dalle ideologie delle politiche espansive e liberiste. Le uniche attività imprenditoriali che resistono alla recessione riguardano le nuove tecnologie, sarà un caso? Persino i distruttori del territorio investono in efficienza energetica, riuso e riqualificazione urbana, sarà un caso? Le aree protette, i parchi ed il cibo oggi rappresentano beni culturali naturali di pregio, sarà un caso? Musei, aree archeologiche e monumenti sostengono un’industria turistica che regge ancora i mercati, sarà un caso?

Se non ci rendiamo conto che la crescita è il problema del sistema non riusciremo ad accettare il fatto che bisogna organizzare la società per consentire un equilibrio fra risorse ed esseri umani. Economia del debito, borse telematiche, IVA, spread e quant’altro non sono necessari per costruire una società più efficiente, più equa, migliore. L’accesso alla conoscenza, più democrazia, valutazioni razionali, curiosità, sperimentazioni, reciprocità e cooperazione sono caratteristiche indispensabili per progettare comunità sostenibili ed un’economia reale compatibile con l’ambiente. Per questi motivi ritengo che questi suggerimenti [politica espansiva] siano del tutto obsoleti poiché ripetono schemi e metodi già visti all’opera, e non hanno portato alcun miglioramento per la qualità di vita. Fino a quando i cittadini rimangono nel piano ideologico della crescita, e fino a quando accetteremo consigli che ignorando le leggi che governano questo pianeta commetteremo sempre errori marchiani.

Ciò che condivido circa il dibattito del 21 è senza dubbio il ripristino di una politica monetaria ed industriale sovrana, ma questo è un desiderio politico che dovrebbe essere sostenuto da un cultura adeguata ai tempi che viviamo. Condivido il fatto che lo Stato torni a fare lo Stato, ma bisogna comprendere che implica una riforma dell’architettura europea nel rispetto delle Costituzioni nazionali, oggi ampiamente non rispettate. Questo progetto dovrebbe essere sostenuto da soggetti politici indipendenti dall’influenza delle borse telematiche e dalle solite lobbies che possiedono i politici, ma anche questo argomento non è di natura economica, ma etica, giuridica, politica e culturale. Ritengo che questa recessione sia proprio il frutto di una crisi dell’etica, ed una crisi culturale poiché tutti i paradigmi odierni sono crollati: PIL, espansione monetaria e petrolio.

E’ vero che la classe politica dovrebbe decidere di ridurre le tasse per le imprese e per gli italiani, com’è vero che bisogna recuperare soldi dall’evasione, dall’elusione fiscale e dagli sprechi presenti nella pubblica amministrazione per assenza di controllo circa la congruità dei prezzi e la corruzione, com’è vero che bisogna ridurre i gradi di giudizio da tre a due, bisogna introdurre la vera class action, ridurre le camere del Parlamento ad una sola per ridurre i tempi legislativi, etc. Questo breve elenco di cambiamenti necessari rappresentano sfide che si possono vincere, ma sono piccoli passi di fronte al fatto che bisogna rifondare una cultura collettiva costruita sui vizi, sull’avidità, sull’egoismo, sulla competitività e sulla stupida crescita illimitata, una cultura che sta autodistruggendo gli esseri umani. Può sembrare strano, ma la strada più lunga: ripensare i paradigmi culturali, è senza dubbio la strada migliore da intraprendere poiché consente di sviluppare e realizzare progetti creativi più efficienti finora nascosti a buona parte dei cittadini.

Bisogna ricordarsi che è prioritaria la felicità degli individui e delle comunità, mentre la moneta deve tornare ad essere strumento [governato dallo Stato] non un fine, per questo motivo non è importante dare priorità al numero di merci prodotte in un anno, ma sapere come sono state prodotte, quanta energia hanno consumato, con quali materiali e la loro provenienza, etc. E’ importante che gli individui possano avere l’opportunità di sviluppare creatività ed impiegare il tempo in attività utili a preservare il bene comune, e migliorare le relazioni umane sviluppando abilità e capacità virtuose, quelle che usano razionalmente l’energia, l’artigianato, e danno l’opportunità di unire cuore e buon senso. L’economia è questo, ed auspichiamo che nasca un soggetto politico che abbia queste caratteristiche culturali, che si preoccupi di produrre norme e leggi affinché gli individui tornino ad essere liberi di evolversi facendo crescere spirito e mente. Per fare questo bisogna uscire dal monetarismo e dal materialismo, caratteristiche che appartengono a tutte le accademie economiche sia di destra che di sinistra, ideologie che vivono sullo stesso piano ideologico obsoleto, quello della crescita delle merci e del consumo compulsivo, poiché ignorano appositamente la bioeconomia e le leggi della fisica.

Bisogna uscire dall’obsolescenza pianificata e dell’inutile sovrapiù poiché possiamo fare meno e meglio riducendo l’impatto ambientale di merci inutili, facendo aumentare la produzione di beni auto prodotti, come ad esempio l’energia necessaria tramite fonti alternative con l’impiego di un mix tecnologico. I cittadini hanno a disposizione tutte le tecnologie per vivere in armonia con la natura. Bisogna avviare un processo culturale che consente agli individui ed alle comunità di fruire queste tecnologie, perché ci permetteranno di vivere meglio e trascorre più tempo con le persone che amiamo, tutto questo può accadere percependo un salario dignitoso ed adeguato.

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Come ho già scritto altre volte esistono tante opportunità per fare cose giuste, ma capita che non riusciamo a far comprendere i vantaggi indiscutibili quando dialoghiamo con “chi di dovere”, a causa di schemi mentali obsoleti. In primis, gli istituti di credito spesso governati da interessi personali a danno delle collettività. La recessione sta aprendo una nuova breccia poiché il fallimento del sistema riesce a far riflettere tanti soggetti interessati a cambiare le cose, e costringono gli individui a produrre nuove idee e diversa occupazione, l’esempio principale delle nuove tecnologie suggerisce che ci sono strade da percorrere.

Abituati a credere che le città siano il centro dell’universo abbiamo commesso l’errore di trascurare i piccoli centri e la campagna. Se ci pensiamo bene negli ultimi quarant’anni abbiamo trascurato e danneggiato un immenso patrimonio culturale ed ambientale.

La crisi industriale innescata dai processi di globalizzazione e dall’assenza di piani e di politiche monetarie adeguate ai cambiamenti in corso, la disoccupazione creata dalle imprese che preferiscono delocalizzare per massimizzare i profitti (violando palesemente la Costituzione), la crisi della manifattura e dall’artigianato suggeriscono che bisogna ripartire dai piccoli centri e da piani città per riusare e recuperare quartieri e luoghi urbani aumentando il comfort e la qualità della vita. Un’adeguata politica agricola a sostegno delle tecniche naturali e della qualità dei prodotti, ed un riuso dei luoghi urbani abbandonati con l’inserimento di servizi culturali, e la qualità degli spazi urbani, potrebbero rappresentare una strategia efficace per nuova occupazione e migliorare le condizioni di vita per circa dieci milioni di italiani che vivono nei piccoli comuni.

La politica dei parchi sta mostrando i suoi buoni risultati grazie alla tutela della biodiversità. Ritengo sia necessario recuperare l’architettura dei piccoli centri per prevenire danni dal rischio sismico ed idrogeologico. Spesso i piccoli centri sono abbandonati perché gli abitanti sono costretti ad inseguire i modelli sbagliati delle città. I piccoli centri ed i parchi rappresentano una grande opportunità per investire in qualità urbana ed architettonica, qualità del paesaggio, auto produzione energetica a piccola o piccolissima scala con fonti alternative e sovranità alimentare.

I cittadini hanno la libertà di scegliere come usare i propri risparmi ed orientare il credito su progetti virtuosi, ma raramente accade questo poiché non essendoci dialogo e reciprocità si finisce col trascurare gli interessi comuni. Spesso questo compito è delegato ai banchieri, ma in Italia è noto che questi prestano soldi su progetti sbagliati a sostegno dei propri amici che siedono nei cda della grandi imprese. Eppure basterebbe ripartire proprio da noi stessi, è sufficiente parlarsi e comprendere che ci sono tante opportunità per nulla considerate.

Partendo da progetti virtuosi i cittadini hanno l’enorme potere di condizionare gli istituti di credito. Ci sono piccoli esempi già avviati che stanno realizzando interventi nelle giuste direzioni, ma si trascurano ancora i piccoli comuni poiché non c’è un piano nazionale per tutelare il paesaggio. Associazioni che hanno un comune sentire, come Movimento per la Decrescita Felice, Slow Food, Arcipelago Scec, Salviamo il paesaggio, Comuni Virtuosi, WWF, parte del mondo accademico, liberi professionisti, piccole imprese e Banca Etica potrebbero dare ottimi suggerimenti all’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia ed ai Parchi; la sinergia fra associazioni e piccoli comuni potrebbe dare il frutto di progetti concreti, utili a migliorare la qualità di vita di circa dieci milioni di persone.

La recessione ci fa capire una cosa molto importante: non è più il tempo del dialogo fra la classe dirigente, cioè chi governa le istituzioni, e noi liberi cittadini, oggi è tempo di agire direttamente per progettare un futuro migliore, non c’è più tempo per riflettere su cosa fare, ma è tempo di realizzare ciò che sappiamo fare perché le risorse che ci stanno rubando non torneranno più. Non possiamo tollerare l’usurpazione dei nostri diritti. Consapevoli del fatto che possiamo cambiare il sistema, bisogna agire per farlo.

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E’ consuetudine ritenere che la recessione di oggi sia iniziata nel 2008 col fallimento della banca Lehman Brothers. Da quella data in poi è scoppiato un dibattito molto vasto che intende mostrare una criticità circa il sistema economico e politico che governa l’Occidente, tant’è che spesso sentiamo affermare: la crisi è di sistema. Governi, banche e think tank liberisti ritengono sia sufficiente migliorare gli indicatori di riferimento: far crescere il PIL, migliorare il rapporto debito/PIL, deficit/PIL e tenere basso lo spread. Spesso la sintesi del dibattito finisce col dire: puntiamo sulla crescita oppure basta austerità, torniamo alle politiche espansive, imitando USA e Giappone. Tutti i telegiornali dei network nazionali, tutti i giorni e da decenni, comunicano lo schema del pensiero dominante: finanza e crescita del PIL. Pochi fanno notare che esiste un’altra posizione che si pone al fuori del piano ideologico attuale, non si limita a ragionare intorno al rapporto debito/PIL, e che propone di cambiare i paradigmi culturali ponendo al centro l’uomo e la sua felicità nel rispetto delle leggi della natura, della fisica, e delle risorse finite del pianeta.

Fino ad oggi ritengo che i lavori migliori siano i films documentari Inside Job (2010), e The Corporation (2003), entrambi lavori cinematografici che spiegano egregiamente il funzionamento del sistema globale, della finanza che influenza l’economia reale e la democrazia rappresentativa. Report di Milena Gabanelli mandò in onda un altro lavoro importante Let’s make money. Della stesso programma ritengo siano importanti le inchieste di Michele Buono, ad esempio, consumatori difettosi.

Nella cinematografia bisogna riconoscere che Il pianeta verde (1996), rappresenta un’ottima critica circa i paradigmi di questa società profondamente sbagliata. Pier Paolo Pasolini, Ivan Illich e Zygmunt Bauman furono i più efficaci critici di una società che stava distruggendo gli esseri umani.

Nel campo della politica, due critiche di pensiero emergenti sembrano compatibili, c’è chi critica il sistema euro e chi propone nuovi paradigmi culturali. Non c’è dubbio che oggi esiste una priorità: ridiscutere i trattati europei e cambiarne le regole fiscali poiché l’austerità distrugge le imprese italiane, ma non è accettabile ignorare un’altra ovvietà: la vita su questo pianeta è possibile grazie alla fotosintesi clorofilliana ed ignorare l’opportunità di innovare per migliorare la qualità della vita credo sia un grave errore, sembra una banale considerazione, finora poco ascoltata. Se politici ed economisti continuano ad ignorare diritti e leggi della fisica, non sarà possibile costruire una società giusta e migliore di questa. Sembra assurdo ma la maggior parte delle persone più influenti, economisti e politici, ignorano le leggi della fisica, persino i sindacati hanno ritenuto che fosse importante avere un’occupazione a prescindere dalle condizioni ambientali e sanitarie, tant’è che molte industrie hanno ucciso i propri operai recando danni anche alle comunità. L’ultima inchiesta che mostra le incongruenze del sistema euro, è di Riccardo Iacona: basta austerità. Persino Raiuno con una puntata denominata Petrolio: caccia al tesoro ha mostrato le opportunità mancate dal nostro Paese. Molto interessante è la rubrica, Scenari, di Roberto Reale su rainews24, il problema sono le banche, indebitati col diavolo, i padroni del denaro.

L’insieme di questi lavori offre un’opportunità di pensiero, per riflettere sulla nostra società, se poi facciamo una passeggiata nelle nostre librerie possiamo sfogliare un’importante letteratura, esperti e giornalisti propongono soluzioni creative per migliorare la nostra società. Abbiamo tutti gli strumenti per capire cosa non funziona e cosa bisogna fare per cambiare le cose che non ci piacciono. Spetta ai cittadini partecipare direttamente e costruire una società diversa, migliore.

Tutti i lavori persi grazie all’ideologia di una sistema sbagliato possono essere recuperati cambiando il modo di fare le cose, cambiando il modo di pensare, evitando di ricalcare o migliorare un paradigma che non funziona.

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