Risanamento, trasformazione urbana e nuove città


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.1.1.1.4      Risanamento, trasformazione urbana e nuove città

In Inghilterra, nel 1930 attraverso il Greenwood Act si programma il risanamento degli slums attraverso demolizioni e ricostruzioni. Nel 1933 Patrick Abercrombie pubblica Town and country planning, un vero e proprio manifesto per la pianificazione del Novecento che influenzerà la pianificazione territoriale della cosiddetta “Grande Londra”[1]. Secondo Abercrombie il modello strutturale della regione londinese è formato da tre anelli concentrici che si differenziano per la densità[2] della popolazione. L’anello interno (inner urban), sovraffollato e congestionato, coincide in larga misura con la Contea di Londra, ma ne valica i confini soprattutto a Nord del Tamigi, nelle aree orientali e Nord-occidentali. Il secondo anello (suburban) è costituito dall’area suburbana dove le densità sono tollerabili. Infine, il terzo anello (outer country) è formato dall’area esterna dove si trovano ancora i grandi spazi liberi e le comunità mantengono la loro individualità[3]. Il frutto più significativo è dato dalle New Towns collegate al piano della Grande Londra, curato da Patrick Abercrombie e «concepite per decongestionare con una espansione regionale la capitale»[4] rifacendosi alla tradizione delle città-giardino grazie alla preparazione delle commissioni Barlow del 1940, Scott del 1942, Uthwatt del 1942. Nel secondo dopo guerra l’Inghilterra assume un ruolo di paese-guida sul tema della ricostruzione attraverso una serie di leggi urbanistiche – Town and Country Planning Act, 1945; Distribution on Industry Act, 1946; New Towns Act[5], 1946; Town and Country Act, 1947 – «consente il controllo e la pianificazione in quasi ogni settore d’intervento, dal classico rapporto città-campagna alla dislocazione degli impianti industriali, dalla costruzione di nuove città all’intervento nei centri storici»[6]. Un altro fenomeno è quello del Townscape[7], interprete Gordon Cullen, sostenuto dalla rivista Architectural Review[8].  Secondo Luigi Mazza, «Abercrombie introduce per la prima volta gli standard urbanistici e propone forme di zonizzazione a tre dimensioni, con esempi di progetti architettonici. Il piano e le zonizzazioni regionali sono entro certi limiti “indicativi”, una sorta di grande piano regionale di struttura, mentre la pianificazione locale ha un carattere regolatore. Questa forma di concertazione tra il piano regionale e i piani “regolatori” delle comunità locali anticipa la pianificazione di struttura che verrà introdotta più di vent’anni dopo»[9].

Dopo la Carta di Atene del 1933 un gruppo di progettisti ritenne utile aggiornarla e nel 1977 proposero la Carta urbanistica di Machu Pichu in undici punti: città e regione; la crescita urbana; le funzioni integrate; l’abitazione; i trasporti; la disponibilità del suolo urbano; risorse naturali e inquinamento ambientale; tutela e preservazione dei valori culturali e del patrimonio storico-monumentale; la tecnologia; attuazione dei piani; progettazione urbana e architettonica. Nonostante le evidenze conflittuali fra l’accumulo del capitale generato dallo sviluppo industriale e la tutela dell’ambiente, sin dagli anni ’80 prevalse l’ideologia dell’ossimoro sviluppo sostenibile, nel solco della crescita infinita. Solamente dopo l’evidente crisi morale e finanziaria sorta nel 2008, e la rilettura dei rapporti pubblicati sull’ambiente e la salute umana (Limits to growth, 1972), tornò nel pensiero degli urbanisti una vera sensibilità ecologista che oggi tende alla scienza della sostenibilità, e prende in considerazione il concetto di bioeconomia[10] antitetico allo sviluppo sostenibile[11] [12].

Nel 1947 Paul e Percival Goodman pubblicano un testo (aggiornato nel 1960) che affronta la definizione di due modelli di città: Communitas1 (la città dei consumi efficienti) e Communitas2 (la città dell’eliminazione della differenza tra produzione e consumo). Secondo l’idea progettuale di Communitas2 ove l’obiettivo è superare la differenza fra produzione e consumo, per i fratelli Goodman si rende necessario costruire una più stretta relazione fra gli individui attivando produzioni in casa; poi gli operai partecipano a tutti i livelli di produzione, ed è necessario definire uno schema di lavoro considerando la psicologia e la questione morale degli individui, al fine di organizzare unità piccole volte all’autosufficienza[13].

Aggiornamenti: Un’importante raccolta di piani è documentata dall’archivio DiCoTer, presso la sede del Ministero dei Lavori Pubblici (ora Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti) ove sono custodi i Piani di Ricostruzione (PdR) e i Piani Regolatori Generali redatti secondo la legge 1150/1942. Negli anni ’90 nasce la Rete Archivi Piani urbanistici (RAPu) sotto l’impulso della Triennale di Milano e costruisce un progetto di archivio digitale coordinato dal Politecnico di Milano, dallo Iuav di Venezia e dalla Facoltà di Architettura di Firenze, si tratta di 1500 strumenti urbanistici di diversa natura. In queste ricerche e archivi troviamo i piani urbanistici italiani che testimoniano l’operatività progettuale delle amministrazioni comunali dalla prima legge 2359/1865 fino al 1972, cioè fino alla riforma costituzionale che delega alle Regioni il governo del territorio. I PdR sono gli strumenti più utilizzati dalle amministrazioni e sono l’occasione di ripensare la città, mentre la strada è l’unità di progetto attraverso l’allineamento, la rettifica, lo sventramento, l’isolamento e il diradamento, e ci si concentra su aspetti prettamente architettonici cosicché il PdR sviluppa interventi mirati e puntuali, mentre le tavole progettuali rappresentano tessere di un mosaico con interventi di restauro e di riedificazione parziali o totali di edifici. Una fase successiva ripensa l’organizzazione complessiva della città di fronte a nuove esigenze, con espansioni e ristrutturazioni dell’esistente con rappresentazioni plano-volumetriche più razionaliste e la costruzione delle tipologie edilizie in linea nelle parti residenziali e l’impiego dello zoning. La tecnica dell’azzonamento (zoning) sarà impiegata sia come strumento di regolazione dell’uso dei suoli (conformazione del diritto a edificare) e sia come composizione spaziale degli insediamenti urbani al fine di regolare l’abitare, il lavorare, il divertirsi e gli spostamenti. L’applicazione dello zoning ha avuto sia vantaggi e sia contraddizioni e critiche, da un punto di vista è stato utilizzato per separare e persino segregare attraverso la specializzazione dei suoli (zoning funzionale), mentre in altre applicazioni è stato impiegato come uso misto dei suoli (mixité funzionale e sociale).

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[1] Nel 1944 Abercrombie disegna un modello spaziale, Greater London Plan, volto a impedire la crescita disordinata, a macchia d’olio, della regione urbana londinese, puntando sugli standard, ricostruendo i legami comunitari e ridando forma al tessuto metropolitano.
[2] «Abercrombie definisce due tipi di densità di popolazione, la densità netta e lorda. La densità netta (net density) è il numero medio di persone per ettaro su area residenziale, dove l’area residenziale comprende le superfici occupate dalle case, compresi i cortili, giardini e spazi liberi interni, accessi e strade interne, e metà delle strade principali sino a una profondità di 6 metri, quando costituiscono l’accesso alla zona residenziale. La densità lorda (gross density) è il numero medio di persone per ettaro dell’intero quartiere (neighbourhood unit), incluse oltre alle aree di competenza delle abitazioni, già comprese nella densità netta, le aree degli spazi liberi (da 16.000 a 28.000 mq per 1.000 abitanti), lo spazio occupato dalle scuole primarie, negozi, uffici, edifici comunitari incluse le chiese, edifici pubblici, attività locali di servizio, parcheggi, autorimesse» (Gaeta, et al., Op. cit. , 2013, pag. 215).
[3] Gaeta, et al., Op. cit., 2013.
[4] De Fusco, Op. cit. , 2007, pag. 343.
[5] Le nuove città sono costruite attraverso l’unità di vicinato, cioè nuclei residenziali dimensionati sui servizi primari. Il coordinamento di tale iniziative è nelle mani del Governo che decide dove realizzare gli interventi e le dimensioni, controlla gli standard e ne finanzia una parte, mentre le corporations costruiscono l’intervento.
[6] Ivi, pag. 343.
[7] «L’arte con cui si può trasformare un gruppo di alberi o quattro edifici da un insignificante pasticcio in una composizione ricca di significato o una città tutta intera da uno schema tracciato sulla carta in un ambiente tridimensionale di vita» (Cullen).
[8] De Fusco, Op. cit. , 2007.
[9] Mazza, “Problemi e prospettive di una tradizione in crisi”, in Balducci e Gaeta, L’urbanistica italiana nel mondo, Roma, 2015, pag. 95.
[10] La bioeconomia è una filosofia politica alternativa al paradigma culturale dominante condizionato dall’economia neoclassica che ignora le leggi della natura. Gli studi matematici di Georgescu-Roegen mostrano la reale funzione della produzione tenendo conto dell’analisi energetica figlia della termodinamica. Uno degli effetti di questa dimostrazione è la fallacia di tutta l’economia neoclassica che governa l’ideologia politica dell’Occidente. «L’errore in cui sono incorsi i teorici neoclassici deriva dell’aver indebitamente esteso agli n fattori della produzione quel principio di sostituibilità che vale solamente tra lavoro e capitale (sebbene con evidenti ripercussioni sociali)» (Georgescu-Roegen, Bioeconomia. Verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile, a cura di M. Buonaiuti, Torino, 2003, pag. 37).
[11] L’ossimoro sviluppo sostenibile si realizza poiché nella consuetudine valutativa ed estimativa un piano e progetto che produce esternalizzazioni, a queste può essere attribuito un prezzo da pagare, ma dal punto di vista della termodinamica determinate trasformazioni sono irreversibili – si pensi all’incenerimento, all’espansione urbana o all’ampliamento di un’attività estrattiva – negando la sostenibilità e garantendo lo sviluppo cioè la crescita capitalistica a danno dell’ambiente e della salute.
[12] Georgescu-Roegen, Op. cit., 2003.
[13] Saragosa, Città tra passato e futuro. Un percorso critico sulla via di Biopoli, Roma, 2011.

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