Sperimentare


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.3.5.1       Sperimentare

Secondo lo scrivente, a seguito delle analisi urbane e territoriali, cioè delle dinamiche innescate dai cambiamenti economici e sociali che rappresentano una complessa armatura urbana, è necessario riorganizzare la competenza urbanistica degli enti locali. Esiste una discrasia fra i fenomeni urbani e il limite amministrativo della competenza territoriale. Non si tratta di riperimetrare i municipi, o riformare le istituzioni. I sistemi locali e l’armatura urbana vanno governati al fine di pianificare il territorio e le aree urbane secondo i principi della rigenerazione bioeconomica[1]. Per trasformare questa ambizione in azione concreta è necessario creare un coordinamento di pianificatori sotto un’unica regia pubblica. Si tratta di sperimentare e stimolare processi di partecipazione attiva, incentivando l’interdisciplinarietà, la co-progettazione e la collaborazione tra attori evitando i rischi dei modelli di governance privatizzata. Un ufficio di piano “superiore” (pubblico ovviamente) che si prende carico di pianificare i sistemi locali proponendo progetti rigenerativi bioeconomici ad hoc, ma con trasparenza e con l’approccio dei processi biologici come le reti auto organizzate. È questo l’approccio, secondo lo scrivente, per intervenire organicamente nelle aree e nelle città metropolitane, e pianificare anche le città medie, i territori dei distretti, le costellazioni di poli minori, gli ambiti periurbani, i brani di città diffusa, i borghi e i paesaggi abitati. Tali piani e progetti che sono l’espressione di nuove coalizioni tra città e aree interne possono favorire un’efficiente razionalizzazione dei servizi e delle dotazioni territoriali, e produrre una migliore programmazione economica nazionale attenta alla sostenibilità.

[1] Ecco schematizzato in pochi passaggi quale dovrebbe essere l’indirizzo culturale di un piano di rigenerazione urbana: 1) conservare il centro storico (zona omogenea A); 2) recuperare le periferie (zona B); 3) vincolare il periurbano per evitare un’espansione dell’area urbana. È necessario ridurre o cancellare gli insediamenti industriali insalubri di prima categoria e ridurre quelli commerciali (zona D), e non prevedere nuove espansioni (zona C). È necessario ampliare e/o valorizzare le aree agricole (zone E), le attrezzature e gli impianti di interesse generale (zona F). Per quanto riguarda il recupero delle zone consolidate (le periferie) ciò dovrebbe avvenire con l’analisi urbanistica e con criteri di valutazione qualitativa (cellula urbana, densità, morfologia urbana, bellezza e decoro, mixitè funzionale e sociale, sostenibilità e uso razione dell’energia, etc.) poiché bisogna valutare come rigenerare la forma urbana e come recuperare il patrimonio edilizio esistente.

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