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Archive for novembre 2016

feudo_15E’ da tempo che affermo come e quanto il capitalismo favorisca la regressione della specie umana. Tale regressione passa attraverso la pubblicità che spinge gli adulti a regredire allo stato infantile, poiché i bambini non sono capaci di scegliere in maniera consapevole. L’ignoranza funzionale e di ritorno sono condizioni che aiutano la crescita del vassallaggio feudale, e l’élite degenerata si serve di questa debolezza per attuare i propri programmi neoliberali. Uno di questi passaggi è la distruzione della Costituzione, ma soprattutto la legalizzazione del sistema sociale feudale.

La società che i liberal stanno costruendo in questi decenni è quella feudale, dove le istituzioni moderne sono piegate e riformate secondo schemi sociali forgiati nel vassallaggio, e cioè da rapporti di servitù, mercantili e finanziari. Il famigerato sistema elettorale maggioritario fu introdotto per seguire questo schema, e cioè i pochi che governano sui molti.

La rappresentazione semplificata del nulla, del vuoto politico è offerta dal Presidente della Regione Campania, De Luca, attraverso le sue esternazioni apparentemente deliranti che non sono un inedito, ma un film vecchio, anzi antico. La questione morale salta in mente a chiunque ascolti le parole di un personaggio che sembra suggerire il voto di scambio a circa 300 Sindaci, «una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda», così raccomanda De Luca ai suoi, citando il “modello” Alfieri; e poi dichiara che «la democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità», cioè De Luca confonde il governo del popolo con l’egoismo dei pochi contro i molti, che si attua nei regimi autoritari, tant’è che sogna sistemi politici che favoriscono le concentrazioni di potere [sistema ultra maggioritario – proposta governativa + italicum]. E il messaggio politico più delirante è che mobilitandosi per il SI, il Governo aumenterà gli investimenti nel Sud, insomma le favole tipiche dei tempi del fascismo e della vecchia DC. E’ la stessa leva psicologica che usano tutti i demagoghi nei territori con alta disoccupazione. E’ tutto il clima a mostrare una degenerazione delle istituzioni guidate da personaggi improbabili. Il linguaggio usato è quello tipico della demagogia, ma sono utilizzati argomenti e problemi reali del meridione come l’isolamento economico. Se qualcuno pensa che De Luca abbia convocato 300 Sindaci per discutere nel merito della riforma proposta dal Governo, è un ingenuo. Il racconto è interessante poiché svela ciò che molti sanno, e cioè che non esiste la politica ma solo gli interessi economici, facendo confusione fra i problemi dei territori e la brama di potere. Mentre millanta di raccogliere fondi per il bene dei territori, la sua storia politica locale è fatta di distruzione delle capacità e del sapere locale, basta osservare che negli anni ’80 i progettisti salernitani riqualificarono la città, e quando ereditò l’Amministrazione, egli si è affidato alle archistar realizzando poco o nulla delle trasformazioni pianificate. Personaggi del genere non dovrebbero avere incarichi politici nelle istituzioni, ma queste sono guidate da costoro poiché da più di vent’anni ricevono la fiducia dagli elettori. Secondo lo scrivente il problema sociale e il cortocircuito è tutto in questo passaggio, e cioè nella consuetudine a delegare la guida delle istituzioni a personaggi indegni, e nell’apatia delle persone nei confronti della politica, ridotta al nulla e cioè al voto di scambio ma a quello peggiore, al vassallaggio. Certe categorie di individui si mobilitano in politica solo se hanno un proprio tornaconto personale, non è una novità. Nel medioevo il potere era nelle mani di una piccola oligarchia ed oggi, dentro i sistemi democratici rappresentativi, si muovono gli stessi schemi sociali, e cioè organizzare le persone in funzione della conquista del potere per servire se stessi e chi ha contribuito a tale conquista. Il problema non è De Luca ma chi partecipa al vassallaggio. Una società responsabile e psicologicamente matura, cioè normale, non dovrebbe favorire schemi feudali poiché sono notoriamente e storicamente distruttivi e dannosi per l’economia e lo sviluppo umano, oltre che palesemente incostituzionali. Tale approccio e tali personaggi non sono sconosciuti e improvvisati, poiché in vent’anni di amministrazione a Salerno, ci sono più lati oscuri che chiari e per scoprirlo, è sufficiente osservare i dati economici e socio-demogragici dell’ISTAT. Nel 2011 a Salerno il tasso di disoccupazione giovanile è al 53% (il tasso di disoccupazione è al 17%), e a partire dagli anni ’80 il 18% della popolazione salernitana lascia il capoluogo per emigrare al Nord o localizzarsi in periferia. Salerno è una città in contrazione, ma le politiche urbane hanno ignorato il fenomeno ed hanno ugualmente consumato suolo agricolo, favorendo la dispersione urbana e contribuendo ad aumentare l’inquinamento e lo spreco di risorse finite.

La realtà spiega che le ricette neoliberali inoculate da De Luca non hanno migliorato il territorio, anzi vi sono vistosi danni ambientali, opere incompiute, scelte politiche che hanno innescato processi e guai giudiziari che danneggiano la città e i cittadini. Nonostante queste evidenze, De Luca è stato sempre premiato, e addirittura percepito come amministratore capace, e ciò si spiega sia attraverso i dati drammatici pubblicati da Tullio De Mauro circa l’ignoranza funzionale degli italiani, e sia grazie al sistema mediatico locale responsabile nel manipolare l’opinione pubblica a favore della maggioranza politica. Solo grazie all’operosità dei cittadini, Salerno cerca di resistere alla recessione economica, mentre le ricette e gli indirizzi politici non solo non hanno sortito alcun effetto, ma hanno aggravato i dati economici della città campana che sopravvive solo grazie al sistema locale salernitano.

La radice del problema nell’avere una classe dirigente politica indegna si trova nei cittadini e nelle organizzazioni politiche. E’ doveroso ripartire da noi stessi stimolando associazioni che promuovono la cultura dell’etica politica, la responsabilità e il rispetto della Costituzione. E’ doveroso promuovere organizzazioni politiche democratiche e trasparenti, per favorire i capaci e i meritevoli. Questo è un processo giusto e lungo che poggia su valori quali l’altruismo, l’etica e la cultura. Solo in questo modo cresce e matura la comunità dei cittadini che potrà favorire un ricambio della classe dirigente attuale.

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Siamo in piena campagna referendaria e considero gli approfondimenti proposti da Openpolis il miglior servizio di informazione che un cittadino possa auspicare. Un servizio civile eccellente come ogni cittadino dovrebbe desiderare e ricevere. L’Associazione attraverso il suo sito ha divulgato quattro approfondimenti che chiariscono concetti, argomenti e i temi legati alla riforma Costituzionale proposta dalla maggioranza di Governo.
I quatto speciali proposti da Openpolis hanno la virtù di fare chiarezza sui temi usati e abusati da politici e media, e soprattutto svelano tutta la retorica e la demagogia degli attori politici, mostrando una realtà politica parlamentare diversa da come narrata dai media.
Ad esempio, almeno due argomenti di scontro politico emergono con forza dalla realtà smentendo entrambe le posizioni avverse: il bicameralismo perfetto non è un ostacolo per approvare leggi in tempi brevi o considerati normali, mentre la paura del premierato o dell’oligarchia contro la rappresentanza è anacronistica poiché è già realtà. Il nostro Parlamento da diversi anni ha scelto di violare il principio di separazione dei poteri. In fine, il cambiamento dell’art. 81 circa il famigerato pareggio di bilancio incide negativamente sulla prima parte della Costituzione relativa ai principi e ai valori, e non ci fu alcuna rivolta. E’ proprio in virtù del nuovo articolo 81 che i Governi, inseguendo i dogmi della religione neoliberale e attraverso scelte immorali, riducono opportunità di sviluppo umano violando i principi sanciti negli articoli (1) – sovranità -, (2) – diritti inviolabili dell’uomo – e (3) – uguaglianza e sviluppo della persona.
La società che i liberal stanno costruendo in questi decenni è quella feudale, dove le istituzioni moderne sono piegate e riformate secondo schemi sociali forgiati nel vassallaggio, e cioè da rapporti di servitù, mercantili e finanziari. Il famigerato sistema elettorale maggioritario fu introdotto per seguire questo schema, e cioè i pochi che governano sui molti. Nel sistema attuale gli organi esecutivi decidono ogni cosa, e se usiamo la lente d’ingrandimento nei Comuni, c’è da spaventarsi o fare una rivoluzione la mattina seguente. Solitamente nei Consigli comunali eletti si rappresenta una finzione scenica della democrazia rappresentativa, e si chiama la morte della politica. Il copione è il seguente: le maggioranze deliberano su atti della Giunta che non conoscono, a volte si tratta di atti scritti e suggeriti da gruppi di interesse – imprese, associazioni – esterni all’organo politico. E’ questo l’esperimento meglio riuscito e che tutti elogiamo, ma forse pochi hanno osservato alcune conseguenze: una diffusa corruzione, sprechi nella pubblica amministrazione, danni al territorio e la privatizzazione dei servizi per garantire profitti ai privati. Le persone eleggono direttamente Sindaci e Consigli nella convinzione che costoro siano la guida politica del loro Comune, ma ci sono dei piccoli dettagli: (1) costoro sono solo degli amministratori, non fanno leggi, ma applicano quelle normate da Parlamento e Regioni; (2) gli atti che deliberano sono spesso suggeriti e scritti da organizzazioni esterne e loro si limitano a pubblicizzarle, e approvarle per sperimentare gli effetti sul territorio e sugli abitanti. I casi in cui i politici eletti decidono con la propria testa sono davvero pochi, e quando accade spesso ne pagano le conseguenze politiche e cioè l’isolamento economico, poiché il sistema istituzionale è progettato per ricattare gli amministratori “ribelli”. Solo una comunità democratica, coesa e consapevole potrebbe ribaltare questa farsa, poiché sarebbe capace di esprimere una classe dirigente politica responsabile e matura.
Non è un caso che i gruppi politici abbiano smesso di fare formazione per la propria classe dirigente, e che nei Consigli comunali e regionali ci siano persone ignoranti e inadeguate, poiché gli indirizzi politici e gli atti sono preparati altrove, e tale processo degenerativo esiste sin negli anni ’80 giacché spinse il senatore Bobbio ad affermare che il Parlamento era una camera di registrazione di decisioni prese altrove. Oggi nelle istituzioni può (e deve) sedere un cialtrone qualsiasi ma deve avere delle caratteristiche: oltre all’implicita ignoranza e incapacità, quella principale è di risultare simpatico, credibile ed essere fotogenico, televisivo e “smanettone” in internet. L’intelligenza è una prerogativa odiata da tutti i gruppi politici poiché innesca invidia sociale. L’attuale modello è stato copiato incollato dal mondo anglosassone, fase uno distruzione dei partiti e dei sindacati, fase due partiti azienda, nel frattempo i think tank neoliberali preparano i contenuti.
Fatta attenzione alle considerazioni sulle dinamiche che si svolgono nei Consigli comunali, allora è facile un raffronto coi dati forniti da Openpolis, poiché emerge un’evidenza: la finzione scenica de la morte della politica si svolge da tempo anche nel Parlamento (…l’utilizzo dei decreti legge nel corso degli anni è stato molto ricorrente. I 4 governi delle ultime due legislature hanno emanato in totale 197 decreti legge, circa 2 ogni mese). Il combinato disposto fra proposta di riforma costituzionale e legge elettorale italicum vuole legalizzare e legittimare una condotta politica oligarchica ma che è prassi legale degli Enti locali, ed è consuetudine nel Parlamento.

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Leggendo la letteratura urbana la bellezza è una tema di nicchia, ma è sempre stata una visione guida per fare meglio le cose. Di recente il termine bellezza è usato anche nei media tradizionali, senza diventare popolare e mai declinato nella maniera tale da far capire l’importanza strategica e pratica per le aree urbane italiane. Nei media il termine è spesso associato all’arte, un altro concetto astratto e filosofico che impedisce ai cittadini di coglierne l’importanza politica. Nell’epoca della regressione culturale parlare di arte e bellezza nei media significa fare pubblicità al proprio ego, ahimé, significa isolare l’argomento. Speriamo che invece si continui a parlarne meglio al fine di sensibilizzare i cittadini e non per vedere, e soprattutto speriamo che siano le scuole e l’università a insegnare la bellezza.

La bellezza è troppo importante e strategica per restare sconosciuta e incompresa dai cittadini, poiché è un elemento che aiuta lo sviluppo umano delle comunità. Un esempio immediato di bellezza straordinaria sono i nostri centri storici, spesso abbandonati e lasciati all’incuria del tempo poiché noi cittadini siamo incapaci di “guardare” col cervello e col cuore. La regressione culturale è la forza distruttrice che impedisce di “guardare” e quindi di agire per curare la bellezza del nostro territorio. Il territorio e i sui centri urbani sono belli ma non lo sappiamo, e tanto meno sappiamo riconoscere la bellezza poiché non abbiamo più la cultura e la capacità di leggerla. La società moderna e contemporanea ci hanno allevato nel nulla e spesso in contesti urbani totalmente privi di bellezza e pieni di degrado ed edifici brutti. In questo contesto degenerato si è sviluppato il nichilismo urbano e l’ideologia neoliberale del consumo finalizzato al consumo.

Una condizione importante per rigenerare le nostre città, è pertanto l’introduzione della bellezza nelle parti di città moderne e contemporanee, e possiamo ottenerla applicando nei piani urbanistici il concetto di urbanità, cioè la corretta composizione e il corretto disegno urbano, di suolo, spazio pubblico e di architettura finalizzata a realizzare fronti urbani. Per introdurre la bellezza, non è sufficiente scrivere regolamenti urbanistici adeguati (ma è necessario farlo) ma ridisegnare la morfologia urbana. E’ un salto culturale, poiché si tratta di uscire dal concetto di città come mero processo economico, e spesso speculativo, per sperimentare il concetto di città e di territorio intesi come bene comune, e quindi avviare processi decisionali partecipativi e trasparenti per conseguire una trasformazione urbanistica fatta per i bisogni dei cittadini. Uno di questi è proprio la bellezza. Il suolo, lo spazio pubblico e i fronti urbani sono elementi dell’urbanità che possono essere utilizzati per rigenerare la città moderna e contemporanea. In che modo? Prima di tutto, facendo l’analisi della città, o di una parte della città da rigenerare, e poi coinvolgendo i cittadini nel ridisegnare l’uso dello spazio pubblico, seguendo gli strumenti e i consigli di progettisti a servizio dell’interesse generale. E’ un approccio nuovo e complesso, dove la committenza è la cittadinanza. Per dare concretezza a tale approccio è necessario che le istituzioni e gli strumenti urbanistici siano modificati e adeguati. Oltre al ridisegno della morfologia urbana (strade, pieni, vuoti), due sono gli indirizzi progettuali fondamentali, per introdurre la bellezza, il primo è il disegno del suolo e degli spazi pubblici aperti, cioè l’arredo urbano e il secondo è l’architettura.

In questi ultimi anni la rigenerazione urbana è senza dubbio il tema che ha assunto una priorità in tanti dibattiti, ed è importante che, se prima o poi diventerà anche una tecnica e una pratica amministrativa, le trasformazioni urbane siano svolte con criteri di sostenibilità e di bellezza, altrimenti anziché rigenerare i quartieri esistenti i cittadini andranno a vivere in ambienti nuovi ma ugualmente degradati.

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Politicanti e politicastri al potere sono lo specchio di una società in decadenza. Sin dal mondo classico è noto che la conduzione della cosa pubblica dovesse essere affidata a persone degne, virtuose, altruiste e capaci di scelte giuste, poiché sin dalla nascita della società umana il bene comune, proprio perché pubblico cioè di tutti, dovesse essere tutelato da chi usa il potere per il tornaconto personale a danno degli altri. Nel corso dei secoli, la nostra specie ha inventato di tutto, il denaro, il concetto stesso di istituzione, e le forme di governo. Il numero della popolazione mondiale è davvero impressionante, e nonostante la stupidità della religione capitalista che sta distruggendo il territorio che ci da vita, per il momento la nostra specie non si è ancora estinta, anche se gli indizi fanno intuire quale sarà la nostra fine. Tale premessa dovrebbe far riflettere sulle capacità della nostra specie poiché anziché evolverci, stiamo regredendo, ma forse sarebbe più corretto ammettere che siamo già regrediti al periodo feudale, poiché sembra che i nostri rapporti personali sono determinati più dal vassallaggio e dal mercantilismo piuttosto che da valori morali.

L’invenzione giuridica di denaro e istituzioni prima, e l’affermarsi delle teorie neoliberali poi, determinano l’utilizzo del territorio che ci da vita. Spesso semplifichiamo usando il termine politica, e spesso viene usato male nei cosiddetti media, attribuendo le colpe della nostra decadenza alla politica, dimenticandosi che è solo un concetto astratto, mentre siamo certi che a distruggere l’ambiente o negare diritti alle persone sono determinate imprese e le scelte delle istituzioni controllate dai politici. Una domanda legittima è cos’è l’establishment? Sono le imprese e i politici che perseguono la religione neoliberale.

Il cortocircuito della decadenza è nella nostra ignoranza che può favorire scelte stupide contrarie all’interesse dei più deboli e bisognosi. Probabilmente, il danno più grande causato dalla religione capitalista, attraverso l’uso delle tecnologie moderne come la televisione e internet, è l’aver realizzato una regressione culturale della nostra specie, arrivando a incidere nelle capacità cognitive delle persone. Secondo le ricerche di De Mauro, molti individui non riescono a comprendere i discorsi dei politici, mentre secondo le neuroscienze, le scelte delle persone sono condizionate dalle nostre emozioni. La pubblicità e i politici lo sanno bene, e la comunicazione si concentra sviluppando retorica e demagogia, cioè i populismi che stanno emergendo in tutto l’Occidente. Socrate disse di stare attenti ai sofisti, poiché il linguaggio e la retorica non indagavano la verità ma utilizzavano le parole per convincere le persone. E’ certo e noto che un politicastro convince chi ascolta non perché abbia detto cose vere e giuste, ma perché l’elettore è disinformato o incapace di capire, e pertanto si affida alle emozioni piuttosto che al raziocinio. Tutti i regimi dispotici conoscono bene questa legge del consenso, e nei secoli l’élite si è ben guardata nel formare cittadini liberi. Il caos generato dal nulla, cioè il nichilismo dei cittadini favorisce la religione capitalista e la distruzione della nostra specie poiché la maggioranza delle persone non è in grado di selezionare una migliore classe dirigente per liberare l’Occidente da questa religione diabolica. La globalizzazione neoliberale ci sta distruggendo, ed è tempo di uscire dall’epoca sbagliata per costruirne una nuova, fatta dagli esseri umani per gli esseri umani in armonia con la natura, poiché viviamo grazie alla fotosintesi clorofilliana e non grazie alla religione capitalista.

Inoltre ci sono urgenze dettate dall’azione della natura che non aspettano le teorie, basti pensare alle criticità ambientali e climatiche sino ai fenomeni naturali sismici che distruggono intere comunità. La priorità è intervenire nelle aree urbane e interne del nostro territorio. Politici e politica devono dare risposte concrete ai problemi delle persone, ai bisogni reali, e un altro dramma della società moderna capitalista è l’aver distrutto la cultura politica sostituita dalla pubblicità. In Italia, non esistendo più i partiti, non esistono più scuole di formazione per la classe dirigente politica, e questo danno culturale si ripercuote contro i cittadini stessi, i quali a loro volta chiedono la distruzione dei partiti, ritenuti responsabili di tutto. E’ un cortocircuito sociale e culturale che si può osservare in diverse regioni dell’Occidente. Per migliorare la condizione umana si potrebbe adottare l’approccio monetario post-keynesiano nel restituire autonomia agli Stati – o a tutta l’UE – attraverso lo strumento monetario, ma soprattutto è determinante uscire dal piano ideologico capitalista per approdare sul piano bioeconomico, ideato da Georgescu-Roegen. L’approccio monetario post-keynesiano condotto nella bioeconomia può essere la risposta culturale per scrivere le nuove politiche economiche capaci di dare prosperità ai popoli e per creare occupare utile. In termini pratici significa territorializzare l’economia applicando processi di metabolismo urbano. Dietro questi concetti c’è tutto un programma che può dare risposte concrete ai temi dell’occupazione, dell’ambiente e soprattutto alla rinascita delle comunità locali rispettando le proprie identità.

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Anche gli indigenti e la classe media americana, come i greci e gli spagnoli, non ne possono più della globalizzazione neoliberale ed hanno scelto un individuo narcisista del capitalismo neoliberale non per risolvere i loro problemi, poiché Trump e Clinton sono facce della stessa medaglia, ma per dire all’élite finanziaria globale che sanno chi ruba loro la vita e sono stanchi dei soprusi. Se osserviamo la cultura del cittadino medio americano, probabilmente non sa nulla di neoliberismo, capitalismo e socialismo, ma pensa prioritariamente ad avere uno stipendio più alto da spendere per la propria famiglia, e spera che Trump lo aiuti in questo. Molto probabilmente dietro la fiducia concessa a un multi miliardario liberal c’è il desiderio di cambiare le cose e la sfiducia verso un sistema rappresentativo americano (Clinton non era votabile). Il sistema americano è il peggiore sistema politico elettorale che si possa costruire poiché esclude le minoranze e impone di scegliere fra due attori che applicano i consigli dei think tank neoliberal e di Wall Street. Il prof. Brancaccio già nel 2012 annunciava l’esigenza di cambiare le politiche globali con risposte protezioniste al fine di tutelare i lavoratori, «tra il 2008 e il 2012 la Commissione europea ha registrato 534 nuove misure protezionistiche. Non solo l’Argentina, ma anche colossi come Cina, India, Brasile e Stati Uniti hanno introdotto restrizioni. La stessa Russia ha posto in essere 80 nuove misure protezionistiche, il che la dice lunga sul modo in cui intenderà gestire la recente adesione al WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. L’unica potenza che ancora resiste alla tentazione di introdurre controlli sui movimenti di capitali e di merci è proprio l’Unione europea. Dietro ci sono gli interessi del paese più forte, la Germania, che dal libero scambio trae grandi vantaggi. Tuttavia, man mano che la crisi avanza, anche in Europa e in Italia aumentano i consensi verso misure di controllo dei commerci, di limitazione delle acquisizioni estere e di ripristino della sovranità nazionale sulla moneta. E’ un’illusione pensare di contrastare quest’onda con la solita vuota retorica europeista».

La copertina di Left è di grande efficacia per sintetizzare e semplificare il voto dei cittadini americani.

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In tutto l’Occidente la maggioranza degli individui vota seguendo le proprie emozioni, cioè di pancia. E’ questo l’effetto di una società capitalista che ha psico programmato le persone affinché potessero essere facilmente manipolabili attraverso la pubblicità. La comunicazione politica e la pubblicità sono la stessa cosa, entrambe sono costruite con le stesse regole. Vendere, vendere, vendere! La politica non c’è più! La responsabilità di tutto ciò? E’ sufficiente guardarsi allo specchio, poiché il cinismo dei nichilisti consiglia loro di ignorare la politica e di recarsi al seggio per votare seguendo la simpatia o l’antipatia. Votare alle elezioni non significa partecipare alla vita della comunità, cioè fare politica, ma significa delegare e la maggioranza degli italiani lo fa con un alto tasso di irresponsabilità, come possiamo desumere dai dati drammatici circa l’ignoranza degli italiani.

La contesa politica del consenso è molto ampia e riguarda il più grande partito: 24,6 milioni di votanti che non capisce un discorso politico e vota di pancia, come si dice in gergo, ma soprattutto vota attuando un processo di imitazione rispetto alle proprie relazioni personali e ai giudizi e/o pregiudizi delle persone che conosce.

Una priorità assoluta è migliorare la propria cultura indispensabile per ascoltare, leggere e capire il linguaggio delle persone per evitare la distruzione della specie umana. La maggioranza degli individui ha scelto di abbracciare la religione che li ha resi più stupidi e quindi più poveri, nel senso più ampio e più profondo del termine. Nella società capitalista, gli allocchi credono che alla ricchezza monetaria corrispondano anche qualità morali.

Le tecnologie informatiche hanno accelerato alcuni processi sociali che sfuggono a qualsiasi controllo. Ciò che possiamo osservare, ed era plausibile, è che la realizzazione di una connessione di sistemi di comunicazione mobile(smartphone) con l’opportunità di relazioni costanti, è senza dubbio la “droga” più potente al mondo che le multinazionali potessero concretizzare, poiché consente di vendere merci inutili (immateriali e materiali), e di sostituire la democrazia come noi l’abbiamo studiata e immaginata. Vi ricordate di Second Life? Il Grande Fratello? Oggi la società occidentale deindustrializzata è andata oltre il romanzo orwelliano, esiste un sistema dei sistemi che controlla, orienta, e alimenta la diffusione del nichilismo presente nella società. Un’altra illusione interessante che producono i social media è quella di far credere ai singoli individui di poter gestire un numero illimitato o molto elevato di relazioni con gli altri utenti. Nella realtà le nostre capacità mentali hanno un limite, invece le società di profitto, pagando squadre di specialisti, sanno bene cosa farne dei nostri contenuti e riescono a gestire le informazioni che gli individui donano ai social media.

[…]

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera. La democrazia stessa come ci viene insegnato si basa sul dialogo e sulla conoscenza, in tal senso è il metodo democratico che attraverso il pluralismo delle idee consente di scegliere le proposte migliori. Nel processo della followership  il confronto delle idee è sostituito dalla capacità esclusiva di chi può persuadere ed influenzare.

[…]

Proviamo a vedere la realtà non con gli occhi del giornalista prezzolato ma col raziocinio, proviamo a pensare come fossimo liberi, irriverenti nei confronti del pensiero dominante e nei confronti degli schemi sociali conformisti, e soprattutto curiosi, vivi, ponendoci dubbi e domande. Del resto non ci vuole molta fatica, solo un po’ di genuina curiosità e scopriremo che oggi i partiti hanno i medesimi meccanismi decisionali, le stesse dinamiche sociali (personalismo e auto referenzialità) e persino gli stessi obiettivi. Dal berlusconismo al renzismo, dal grillismo ai salvini, sono tutti schemi della pubblicità politica anglosassone; tutti rappresentano la comunicazione leaderistica fatta negli USA ove conta più l’immagine del candidato leader piuttosto che la serietà e la professionalità di idee, di programmi e soprattutto piuttosto che la squadra di una classe dirigente politica espressione di determinati valori. Sono tutti schemi di modelli autoritari semplificati che emergono dal mondo della pubblicità, cioè della propaganda sorta negli anni ’30, e pertanto la gestione dei burattini risulta molto semplice, è sufficiente che un candidato leader risulti credibile agli occhi dell’opinione pubblica, e non che lo sia realmente per comprovata moralità e capacità.

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« … fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”. » (vv. 112-120)

Anche quest’anno a Salerno non mancherà la manifestazione dell’effimero feudale, cioè le famigerate “luci d’artista” che di artistico hanno poco o nulla, e che accompagneranno il periodo natalizio dei salernitani favorendo l’aumento del consumo di merci. L’evento rientra nel famigerato fenomeno di “Dysneificazione” della società post-moderna che ambisce a “tematizzare” gli spazi del tempo libero per bambini e adulti. “Tematizzare” significa associare a un luogo un modello “routinizzato” di divertimento, le cui caratteristiche sono definite in una prospettiva globale. Uno degli effetti della “Dysneificazione” della società è l’omogeneizzazione degli stili di vita furieri dell’alienazione e del nichilismo. Chi non conosce la città e chi è stato allevato dall’ideologia consumista crede ingenuamente che tale evento debba essere considerato positivamente. L’idea in sé, come ogni festa, dovrebbe produrre benefici. Solo i residenti non esercenti subiscono disagi e inconvenienti poiché l’affollamento che si realizza durante l’evento riduce la vivibilità della città e soprattutto del centro, si blocca la mobilità dei residenti, mentre il traffico automobilistico favorisce l’aumento dell’inquinamento atmosferico incidendo negativamente sulla salute umana.

Sono le 17 quando le luci si accendono, tra gli applausi, in un centro cittadino dove il traffico pedonale ha già raggiunto livelli da record. In fila indiana, stretti in via Mercanti, centinaia di visitatori camminano a passo d’uomo per raggiungere Il giardino incantato della Villa comunale e piazza Flavio Gioia. Anche il traffico è paralizzato.

Il periodo natalizio è il momento dell’anno dove le persone consumano di più, e tutte le città italiane programmano eventi per favorire il consumo di merci. E’ in quest’ottica che gli attori politici programmano eventi ad hoc per gestire il consenso elettorale e rafforzare la propria immagine. I politicastri hanno gioco facile poiché l’ignoranza funzionale galoppante fra le masse favorisce le disuguaglianze e i danni sociali. Secondo il Presidente della Regione Campania, De Luca: «… l’evento è l’attrattore turistico più importante di Salerno e della Campania, ed è un motore economico straordinario …»; i politicanti riducono la politica a questo, cioè chiacchiere di pubblicità del nulla che, dette da chi ricopre un importante ruolo istituzionale, mortificano e cancellano l’identità culturale e la storia di un territorio. E’ del tutto assurdo, ridicolo e sorprendente che un’istituzione dia priorità e inviti le persone a Salerno per guardare il nulla delle luci, piuttosto che la Cattedrale salernitana, i suoi importanti e unici avori, la sua cripta il complesso archeologico di San Pietro a Corte e molto altro ancora.

Dal punto di vista politico e mediatico l’evento “luci d’artista” è stato appositamente caricato di simboli, e questo innesca una serie di critiche sociali ed economiche. Nell’epoca del nichilismo urbano un evento del genere è perfettamente in linea col cinismo tipico delle classi dirigenti decadenti, pronte a specchiarsi nel nulla mentre la recessione corrode anno dopo anno, il presente e il futuro delle generazioni che sognano di migliorare la propria condizione di vita.

Dalla religione che sta distruggendo il pianeta e la specie umana non può emergere la soluzione ai problemi culturali, sociali ed economici delle persone. Secondo l’ISTAT, nel 2011 a Salerno il tasso di disoccupazione giovanile è al 53% (il tasso di disoccupazione è al 17%), e solo questo dato drammatico dovrebbe far saltare l’attuale classe politica locale, che invece amministra da un periodo ininterrotto più lungo del fascismo. Da circa 11 anni una manifestazione dell’effimero come quella delle “luci d’artista” è il momento che gli esercenti salernitani attendono per raccogliere soldi. E’ questa un’evidente rappresentazione di una società meno umana che si sta spegnendo, poiché il suo paradigma culturale: soldi e capitalismo, l’ha trasformata nei secoli, e la sta cancellando attraverso l’evolversi della fede neoliberale che suggerisce di aprire Zone Economiche Speciali (ZES) anche a Salerno, portando lo sfruttamento del lavoro tipico delle aree asiatiche in casa propria (è ciò che viene previsto nel Documento Unico di Programmazione del Comune di Salerno).

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Giovanni da Modena, L’inferno, cappella bolognini nella Basilica di San Petronio, Bologna.

L’attuale classe dirigente è totalmente incapace di mettere in discussione se stessa e i dogmi che hanno fatto scappare il 18% della popolazione salernitana (dagli anni ’80 fino all’inizio del millennio). In questi ultimi vent’anni, oltre all’aumento della disoccupazione, c’è stato l’aumento del consumo di suolo agricolo, l’aumento dell’inquinamento, l’aumento della dispersione urbana, e l’assenza di programmazione dei servizi che mancano ancora oggi a Salerno. L’attuale classe dirigente ha assistito passivamente alla trasformazione del capitalismo che chiude le aziende per delocalizzarle, ed ha suggerito la mercificazione del territorio per contrastare la disurbanizzazione, provocando l’effetto di contribuire alla distruzione delle risorse limitate della comunità. L’incapacità di governare correttamente il territorio è la debolezza di tutta la classe dirigente poiché ci troviamo alla fine di un’epoca e all’inizio di una nuova fase. Chi amministrata la cosa pubblica è stato psico programmato dalla medesima religione neoliberale che guida le più alte istituzioni. La recessione offre momenti di riflessione e alcuni, una minoranza, escono dal piano ideologico obsoleto del neoliberismo per sperimentare modelli bioeconomici. Purtroppo, tutta la classe politica è convinta che la crescita produca lavoro, quando i dati ISTAT mostrano che non c’è alcuna relazione diretta fra crescita del PIL e lavoro, anzi.

relazione PIL popolazione occupazione

L’aspetto ridicolo è che da decenni sappiamo benissimo che non c’è relazione fra crescita del PIL e benessere, tant’è che sono stati elaborati altri indicatori socio-demografici (coeff. di Gini, il BES) per suggerire una migliore programmazione delle scelte politiche, per alzare il tasso di alfabetizzazione, migliorare la salute, l’ambiente, e favorire lo sviluppo umano costruendo servizi culturali per tutti. Ecco, chi si trova ad amministrare nel meridione d’Italia, cioè la periferia economica dell’Europa, dovrebbe avere la sensibilità e il dovere di applicare la Costituzione rimuovendo gli ostacoli di ordine economico che impediscono alle persone di realizzarsi nella vita, e di costruire servizi educativi adeguati per cancellare l’ignoranza funzionale degli adulti, e per rigenerare i territori da decenni di politiche colonialiste sbagliate. Se la classe dirigente locale composta da politicastri non possiede quell’indispensabile prerogativa dei politici, cioè avere una visione del mondo, può legittimamente copiare; ad esempio  suggerire un festival della creatività come hanno fatto a Sarzana, la letteratura a Mantova, la filosofia fra Modena-Carpi-Sassuolo, in buona sostanza c’è l’opportunità di creare eventi utili allo sviluppo umano piuttosto che programmare eventi di regressione e decadenza, ma probabilmente ciò è voluto visto che producono consenso elettorale.

Visitate Salerno non per le luci d’artista ma per la sua storia e per il suo territorio, essa fu un principato fiorente durante il periodo longobardo e sede della prima università medica. Salerno ha la fortuna di possedere un insediamento storico originale grazie all’orografia del territorio, e alla sua posizione “centrale” fra due costiere straordinarie e uniche – quella amalfitana e quella cilentana. A Sud di Salerno, a pochi chilometri troverete Paestum e Velia, un patrimonio archeologico della classicità greca, unico al mondo.

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