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Archive for aprile 2013

Quando la società perde la sua identità, i cittadini regrediscono ed aumenta il caos; ritengo che bisogna rispondere con più cultura e più democrazia. Copio incollo la seconda regola della democrazia pubblicata da Gustavo Zagrebelsky in imparare democrazia.

La cura delle personalità individuali
imparare democraziaLa democrazia è fondata sugli individui, non sulla massa. Come Tocqueville aveva antiveduto studiando la società americana del primo ottocento, la massificazione della società tramite l’uguaglianza e la spersonalizzazione dei suoi membri è un pericolo mortale per la democrazia, aprendo la strada alla tirannide (della maggioranza): «credo che sia più facile istituire un governo dispotico presso un popolo in cui le condizioni siano eguali, che presso un altro e penso che un governo di questo genere, una volta che fosse saldamente stabilito in un simile popolo, non solo opprimerebbe gli uomini, ma finirebbe per togliere loro molti dei principali attributi dell’umanità. Il dispotismo mi sembra, quindi, particolarmente temibile nei tempi di democrazia». Su questo punto esiste un’amplissima letteratura, di impostazione per lo più non democratica ma, più spesso, basata su concezioni della politica come opera di minoranze attive (le élite) che si impongono su maggioranze passive. Bastano i nomi di Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca o José Ortega y Gasset.
Costoro ritenevano che proprio la democrazia, proclamando un’uguaglianza media e volgare in cui i valori personali sarebbero scomparsi, avrebbe rapidamente annullato gli individui e la loro libertà nella massa informe. E la massa informe, dove tutti sono uguali, non ha bisogno di democrazia ma si può accontentare di identificarsi in qualche demagogo che ne interpreta direttamente gli umori istintivi, senza bisogno di procedure democratiche di partecipazione politica. I regimi totalitari del secolo scorso sono la riprova di entrambe queste affermazioni: una democrazia senza qualità individuali apre la strada ai demagoghi; i regimi totalitari, a loro volta, hanno bisogno, per così dire, di uomini-massa, non di uomini-individui.
Per questo, una democrazia che vuole preservarsi dalla degenerazione demagogica deve curare nel massimo grado l’originalità di ciascuno dei suoi membri e combattere la passiva adesione alle mode. L’originalità che non deve essere concepita come stramberia, amore estetizzante della stravaganza ma, etimologicamente, come seria capacità di dare inizio, origine a un progetto, a un rinnovamento che produce vita nuova e combatte la passiva e animalesca ripetitività. Ciò che consente alla democrazia di essere un regime non pianificato, non deterministico, cioè determinato da una necessità che sta fuori, o alle spalle degli esseri umani, come la legge della storia o una ideologia qualsiasi che si impossessa degli uomini e li trasforma in suoi automi è, per l’appunto, la loro originalità. È questo ciò che fa della vita umana non una semplice derivazione di conseguenze scontate, già contenute in un nucleo iniziale (una ideologia, una rivelazione, una missione storica, ecc.) che non ha bisogno se non di fedeli esecutori.
Dobbiamo vedere con preoccupazione il procedere delle nostre società verso l’omologazione, un fenomeno che riguarda molti livelli dell’esistenza, dai consumi opportunamente detti “di massa”, alla cultura anch’essa “di massa”, ai divertimenti “di massa”. Chi non si adegua, passa nel migliore dei casi per un “originale”; nel peggiore per uno “spostato”, da evitare, emarginare, bandire dal gruppo, tanto più in quanto, con la sua stessa esistenza, solleva dubbi e interrogativi sul pigro conformismo della maggioranza. Non saprei fare paragoni col passato. Una certa tendenza al pessimismo indurrebbe a credere che oggi sia peggio di prima, che l’omologazione, l’appiattimento siano progrediti di molto, in conseguenza dell’applicazione delle tecniche della comunicazione “di massa” ai modi pensare e agli stili di vita di tutti noi. Non è questa certo la prima volta che si invocano proprio dalla scuola gli antidoti necessari a preservare l’originalità delle persone.
Alimentando, invece di reprimere, i caratteri, le inclinazioni, le capacità e le vocazioni personali delle giovani vite con le quali la scuola entra in rapporto, essa contribuisce a difendere la democrazia; e, in quanto l’alimento sia volto al miglioramento delle persone, la democrazia, da regime della massa senza valore, tenderà a diventare regime – se è consentito il paradosso – aristocratico, nel senso del greco aristéuein (agire per diventare migliore).

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Mentre dilaga il caos politico ritengo più utile concentrare le energie mentali su noi stessi (cittadini e comunità) poiché non percepisco e non vedo emergere con merito individui e persone che possono interpretare il cambiamento necessario e restituire la democrazia agli italiani.

La crisi dei partiti è talmente evidente che mi auguro possa nascere una “nuova” comunità partendo dai valori e dai rapporti relazionali basati sul metodo democratico e sul merito. Il vuoto di rappresentanza non può essere riempito dalla “pancia” degli italiani, ma dalla “mente”, poiché la storia ci ha insegnato che i vuoti politici sono stati riempiti da finte rivoluzioni o dai regimi autoritari.

Gli studi e le analisi recenti circa la cultura degli italiani ci dicono che nei recenti decenni il sistema massmediatico ha prodotto una regressione mentale degli individui, pertanto è più semplice teleguidare il consenso politico poiché la maggioranza degli aventi diritto al voto non è in grado di compiere valutazioni mature. Bisogna far riflettere i cittadini anziché indirizzare le loro emozioni su strade pericolose. Quale genitore lascia guidare il bus dei propri figli da un individuo senza patente? Per quale motivo gli italiani si lasciano guidare da individui senza patente?

In questo contesto sembra più difficile il compito di ripristinare un sistema democratico, ma la strada da intraprendere non è quella più semplice della demagogia populista, poiché produce consensi più veloci, ma distrugge il Paese poiché inserisce persone incapaci nelle istituzioni. La strada più intelligente è la formazione culturale della nuova classe dirigente poiché il sistema socio-politico è complesso, e la complessità non può essere gestita dall’ignoranza o dalle emozioni, com’è banale evidenziare.

I nuovi politici dovranno formare “competenze specifiche forti” e “competenze trasversali” per evitare che da potenziali protagonisti – leadership – diventino burattini – followership -, ma soprattutto ci vuole un’organizzazione politica adeguata al cambiamento dove qualsiasi cittadino possa condividere le proprie esperienze e capacità, e possa prendersi questi spazi rappresentativi uniti da un progetto politico preciso: cambiare i paradigmi culturali, restituire la democrazia agli italiani, introdurre forme di democrazia diretta, investire nella prevenzione primaria, e diffondere le tecnologie che usano fonti alternative.

“Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.“

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La rielezione di Giorgio Napolitano ha tanti significati politici ed uno solo nello stesso momento: significa che PD-PDL, Lega e montiani hanno ignorato la volontà del popolo. E’ sufficiente cercare le dichiarazioni pubbliche, della recente campagna elettorale, dei leader politici per capire come questi parlamentari abbiano preso in giro il proprio elettorato di riferimento. (Bersani: “mai col PDL”; Alfano: “mai accordo col PD”) Hanno ignorato l’evidente segnale emerso dal recente voto di febbraio. Questi partiti non hanno alcuna legittimità politica nel rimettere le lancette del tempo indietro. Il M5S ha ricevuto 8.689.458 di voti, il PD 8.644.523 di voti, il PDL 7.332.972 di voti, la lista del premier uscente, Monti, ha ricevuto solo 2.824.065 di voti. Gli aventi diritto al voto erano 46.905.154, mentre i votanti erano 35.271.541  (75,19 %), quindi 11.633.613 di cittadini non sono rappresentati in Parlamento.

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Il voto del Parlamento va rispettato, ma può essere criticato con motivazioni politiche, facendo riflettere i cittadini. I partiti tradizionali dal 2008 al 2013 hanno perso 12.826.273 di voti. Questi partiti hanno preferito rieleggere un uomo di 88 anni, un politico che li rappresenta e che non durerà 7 anni per ovvie ragioni anagrafiche. Una elezione condizionata dalla loro incapacità di cedere il passo al cambiamento, “bruciando” due loro scelte: Marini prima e Prodi dopo.

Le indicazioni di Berlusconi e le divisioni interne al PD hanno determinato la rielezione di Napolitano in evidente disprezzo verso l’opportunità di cambiare l’indirizzo politico nazionale che poteva essere raccolto con Stefano Rodotà come Presidente della Repubblica. Il recente impegno civico di Rodotà a tutela dei diritti costituzionali (acqua pubblica, no al nucleare, beni comuni) lascia intendere il contrasto interno al PD ove coesistono liberisti e social democratici, mentre il liberismo nel PDL è evidente con qualche scetticismo verso il sistema euro. Pertanto i partiti, spinti dalla forza auto conservatrice, hanno preferito Napolitano che ha recentemente sospeso la democrazia rappresentativa nominando Monti, l’uomo della Trilaterale, e respingere l’opportunità di cambiare rappresentata da un uomo che tutela i beni comuni, come Stefano Rodotà, che avrebbe aperto le istanze a un nuovo corso della politica italiana. Il significato politico della scelta è chiara: nonostante lo scetticismo dei cittadini verso il sistema euro, questi partiti non vogliono cambiare e agiscono contro  l’interesse pubblico. La sintesi politica non è tanto sul fatto euro si, euro no, quanto sul fatto che non esista ancora una maggioranza politica che abbia la forza necessaria per cambiare lo status quo. Le prossime elezioni sono importanti, ma bisogna preparare le risorse necessarie per governare la Nazione con umiltà, dedizione, sacrificio e creatività; gli slogan non sostituiscono le capacità necessarie e non presenti.

I cittadini che hanno votato PD e PDL, 15.977.495 di voti, posso ragionare sul fatto che i loro dipendenti hanno spostato le lancette del tempo indietro, a prima del voto di febbraio, impedendo un’evoluzione del nostro Paese distrutto da decenni di politiche sbagliate. Oggi hanno l’ennesima prova di quanto questi dipendenti siano fuori dalla storia. Invece gli elettori del M5S dovrebbero pretendere dai loro dipendenti maturità politica che oggi non hanno, maggiore capacità e più cultura democratica poiché per governare questo periodo di transizione ci vogliono capacità che oggi non si vedono o si vedono poco, e queste capacità sono ben presenti nella società italiana. Indignazione condivisa, entusiasmo e ambizioni personali non sono affatto sufficienti, anzi possono degenerare. Se si intende perseguire un progetto politico figlio del cambiamento con un nuovo paradigma culturale, le risorse umane andrebbero cercate e coltivate per il bene comune del Paese, anziché ignorarle o tenerle nascoste.  Anche questo aspetto dipende dalle sensibilità dei cittadini che anziché muoversi di “pancia” dovrebbero muoversi spinti dai valori costituzionali e dal raziocinio.

A questo punto il 25 aprile 2013 assume un significato importante e particolare per gli italiani. La resistenza volle liberare i cittadini dal fascismo, ma siamo proprio certi di essere liberi nell’Unione Europea del sistema euro? I partigiani sognavano la democrazia. Cos’è un’organizzazione democratica? Cosa diceva Montesquieu sulle forme di democrazia rappresentativa? Cosa diceva Rousseau sulla democrazia? Cos’è la sovranità popolare? Cos’è l’autoderminazione? Cos’è, oggi, la libertà? Confrontate la Costituzione col Trattato di Lisbona!!!

Misurare i politici sapendo come spendono le tasse: dal sito del dipartimento del tesoro, possiamo leggere un rapporto predisposto dal Ministro Barca. La dimensione del bilancio per lo sviluppo dell’UE è inferiore a quella degli Stati Uniti, sia in termini assoluti (58,3 miliardi di euro contro 252,7 miliardi di euro) sia in percentuale del PIL (0,5% contro 2,5%). La percentuale destinata a infrastrutture (trasporti, ambiente, energia), formazione, occupazione e servizi sociali è pressappoco la stessa. Il bilancio USA per lo sviluppo, d’altro canto, comprende una maggiore quota di spesa per l’edilizia e una percentuale assai maggiore per la sanità, mentre nel bilancio UE una quota maggiore è dedicata al sostegno alle imprese e alla ricerca (che negli USA sono in gran misura oggetto di intervento ordinario statale).

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Negli USA la popolazione residente è di 314.145.538, mentre nell’Unione Europea è di 499.723.520.

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Il giornalismo embedded si riferisce agli inviati che lavorano in zone di guerra che documentano le azioni militari ed i servizi trasmessi subiscono la censura dei responsabili militari. Embedded vuol significare addomesticato.

I media rappresentano la volontà degli editori, cioè i proprietari, chi finanzia la televisione (pubblicità, big spender in fuga meno spot). Bhè la politica dei partiti è la medesima cosa. Negli USA questo modo di costruire le priorità politiche embedded è il sistema, è la politica dei partiti embedded. Pertanto non c’è alcun bisogno di corrompere poiché i partiti sono già corrotti, è questo il motivo per cui nel “tempio della democrazia” gli scandali sono molto minori rispetto all’Italia. Gli scandali, difficilmente, riguardano il sistema delle tangenti che servono a modificare le idee dei politici per ottenere leggi secondo gli interessi particolari di qualcuno, perché negli USA chi vince rappresenta gli interessi delle lobbies che finanziano i partiti. Il predomino dell’interesse privato rispetto all’interesse pubblico negli USA è sistemico, poiché i partiti si pesano sulla raccolta fondi, sui soldi e non sulle idee e/o sui valori. Nonostante ciò, sappiamo bene, che anche negli USA c’è corruzione anche dopo le elezioni, più negli ambiti amministrativi locali piuttosto che negli ambiti governativi nazionali perché tutti i presidenti sono l’espressione di tante lobbies economiche messe insieme. La storia insegna che quando un presidente USA non ha rispettato gli accordi viene ucciso o sostituito con uno scandalo mediatico, anche in Italia è accaduto questo.

Negli USA chi finanzia i partiti? Secondo Suketu Metha:« Nessun altro paese spende tanto per finanziare gruppi di pressione o sostenere le campagne elettorali. Quelle presidenziali e politiche del 2012 costeranno 5,8 miliardi di dollari. La maggior parte di queste sovvenzioni è costituita da denaro contante che le grandi aziende mettono a disposizione di candidati che si impegnano a rappresentare i loro interessi. […] La corruzione negli Stati Uniti è tanto più pericolosa in quanto è legale. Qui, una grande impresa non ha bisogno di infrangere apertamente una legge. Basta pagare i politici affinché scrivano le leggi che desidera, come dimostrano quelle che regolano le banche, e che riguardano tutti noi.»
Paul Krugman: «In linea generale, dovremmo ritenere che il denaro influenzi la politica a diversi livelli. C’è molta corruzione e ci sono dei politici che si fanno comprare, con i contributi alla campagna elettorale o con pagamenti diretti. Ma in molti casi, probabilmente la stragrande maggioranza, la corruzione è più sottile e meno identificabile; i politici vengono ricompensati per il fatto di ricoprire determinate posizioni, il che li spinge a ricoprirle con più determinazione, finché si convincono di non essere stati comprati; ma dall’esterno è veramente difficile rilevare la differenza tra ciò in cui credono «veramente» e ciò in cui credono perché sono pagati.» Fuori da questa crisi, adesso! Garzanti, 2013, pag. 103.

L’Italia e gli italiani hanno subito una lenta e progressiva manipolazione della percezione circa i modelli democratici. La maggioranza degli italiani crede che il modello USA sia democratico, quando è semplicemente la peggiore dittatura mediatica che l’umanità possa aver mai visto ed assistito, poiché il potere è palesemente mantenuto ed ampliato attraverso la forza militare. I Governi non fanno altro che ampliare il proprio impero con l’uso dei servizi segreti e dell’esercito, che a sua volta non serve il popolo americano, ma alcune SpA che sono l’espressione delle lobbies che finanziano le campagne elettorali degli attori/Presidenti scelti precedentemente.

Da diversi anni anche in Italia si intende importare questo modello, per nulla etico, ove i soldi daranno la misura e la forza alle azioni politiche. Solo una sana e corretta informazione potrà dare risposte ai dubbi ed alle domande. Quale sistema scegliere? Quanto costa la politica?

Le tecnologie di oggi possono darci un vantaggio poiché internet abbatte drasticamente costi e tempi. Oggi, coesistono vari medium di massa, la televisione ed internet, ed il digital divide italiano è una barriera culturale e tecnologica che verrà superata nel corso dei prossimi anni. Inoltre ci sono i social network, come facebook, che sono un altro strumento di controllo e propaganda soft per consentire maggiori profitti alle solite lobbies. Il sistema di potere usa le nuove tecnologie e le combina per ottenere un’efficace mondo virtuale ove i popoli credono di essere liberi. Il luogo ove tutto questo si sviluppa meglio sono sempre gli USA, il paese dove gli investimenti nella ricerca su questi temi sono ingenti. Il termine tecnologie non deve farci credere subito ai pc o internet, poiché un grande sviluppo hanno avuto le applicazioni di programmazione mentale ed i metodi emozionali che coinvolgono i cittadini a creare lotte politiche. Per essere estremante sintetici: i gruppi politici sono gruppi religiosi, ed il sistema usa strumenti efficaci per agire psicologicamente senza che le masse si accorgano di essere manipolati perché non hanno gli strumenti per rendersene conto. Un esempio banale sono le televendite; i gruppi politici usano strumenti analoghi.

Per sfuggire dalle illusioni di libertà possiamo imparare, conoscere e riconoscere i nuovi sistemi, ed approfondire le pratiche democratiche reali che dovrebbero e devono garantire ambiti, ove il cittadino possa esprimere la propria opinione liberamente in maniera paritaria, e non quella indotta dai media che influenzano il pensiero dell’individuo non istruito. La libertà di scelta è condizionata dalla nostra cultura individuale che si forma a scuola e  con la lettura di testi (saggi etc.), mai da internet. Chi si illude di poter scegliere poiché dipende dai social network è in balia della propria immaturità, col rischio di produrre danni per la comunità, poiché farà valutazioni condizionate dal “sentire” della “rete”, e non potrà fare valutazioni razionali rispetto ad una coscienza libera costruita con una conoscenza approfondita proveniente dal mondo reale.

Se fate caso i partiti spesso si affidano a sondaggi prima di compiere delle scelte. Qual è il rischio? Che i sondaggi, o la rete, diano indicazioni che violano principi costituzionali e principi etici.

In un Paese come il nostro ove le ricerche evidenziano una lenta, progressiva regressione mentale degli individui, ove studenti, laureati e professionisti mostrano un aumento dell’ignoranza di ritorno, ove molti politici non conoscono la Costituzione, credo sia importante e prioritario avviare un percorso nazionale di alfabetizzazione degli individui “maturi” circa la lingua italiana, la filosofia e le materie scientifiche. (Istat: molti libri e pochi lettori)

In un Paese dove la maggioranza degli individui non comprende cosa legge ed ha difficoltà nel costruire discorsi logici e di senso compiuto, mi sembra molto rischioso affidarsi a democrazie embbeded ove i soldi raccolti avranno maggiore peso delle idee e dei valori. E’ già successo in passato che i popoli non istruiti si siano affidati e fidati di personaggi strani, oggi potrebbero essere sostituiti dal “sentire della rete”, controllata dalle solite lobbies basta verificare chi finanzia facebook per farsi un’idea.

Il sistema democratico rappresentativo è stato sostituito dal sistema delle SpA, e questo è accaduto poiché non è mai esistito un sistema democratico diretto ove il popolo abbia potuto contro bilanciare, controllare, proporre linee politiche e revocare il mandato. La democrazia è un metodo, come tutti dovrebbero sapere, ed è l’unico che funziona. Il punto è che questo metodo non è mai entrato in vigore in Italia, e durante un breve periodo di democrazia rappresentativa, dal dopo guerra ad oggi, le lobbies hanno saputo, nel silenzio creato dai media, spostare sovranità altrove nell’UE. Quindi oggi riscontriamo due difficoltà: la regressione culturale degli individui e l’assenza di strumenti efficaci di vera democrazia per restituire sovranità al popolo. Senza cultura non è possibile fare una buona politica e senza strumenti non è possibile deliberare. E’ scontato che bisogna lavorare su binari paralleli.

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Pagare i fornitori che hanno lavorato per la Pubblica Amministrazione, dove trovare i fondi? Gli attori politici indottrinati dall’economia del debito non potevano dare risposte più banali e scontate: mediante l’emissione di Titoli di Stato.

Si cerca di mostrare all’opinione pubblica, da alcuni anni, che tale sistema non è più sostenibile, esso è soprattutto immorale, iniquo e sta producendo danni ai paesi “occidentali”. E’ noto che negli USA e nel Giappone il debito pubblico sia solo un problema relativo poiché nessuno intende ripagarlo, ma viene usato come un’asticella da alzare e controllare, atta a contenere la tassa occulta chiamata inflazione, tutto qua, sono consapevoli che la convezione adottata non sia affatto perfetta, anzi, e per evitare di produrre danni maggiori di quanto vengano prodotti nell’euro zona, puntualmente usano la scelta politica di alzare l’asticella del limite prefissato e distribuire risorse monetarie ove preferiscono, invece nell’UE com’è noto i paese “periferici” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) si stanno trasformando in luoghi simili alle economie in via di sviluppo, tanto per usare un linguaggio noto alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale.

Dov’è il problema? L’avrò raccontato tante volte: il criterio per creare la moneta. Fino a quando l’euro sarà una moneta debito non vi sarà l’opportunità politica di riprendersi la sovranità monetaria e ridare potere politico agli organi democraticamente eletti, gli unici a dover decidere del proprio destino. Insomma, l’opposto di quello che accade oggi ove un’entità creata dal nulla, il famigerato mercato, determina il destino dei popoli, e questa convenzione, questo arbitrio, è stato concesso loro da politici corrotti per far lievitare le ricchezze delle SpA, com’è già accaduto negli ultimi trent’anni, ma soprattutto per realizzare quel progetto politico denominato: nuovo ordine mondiale che costruisce, de facto, un unico grande stato, non democratico, ma feudale per gestire la vita degli esseri umani e le risorse del pianeta. E’ altrettanto facile accorgersi che di fatto, già oggi è così, diverse organizzazioni (WTO, Banca Mondiale, FMI) stanno distruggendo il pianeta secondo i principi dell’avidità ed i gruppi sovranazionali (Bilderberg, CFR, Trilaterale) si contendono questa disputa.

La notizia positiva rispetto a questo scenario orwelliano è rappresentata da un’alternativa politica, finora minoritaria, ma comunque importante e forte che si contrappone alla globalizzazione autoritaria e violenta delle SpA vicine a certe organizzazione “segrete”, che si servono anche delle finte rivoluzioni colorate. Questa alternativa politica ha priorità che parlano di evoluzione, parla di cambio di paradigma culturale, parla di tutela dei beni comuni, parla di gestire le risorse in maniera sostenibile, parla di cooperazione e di reciprocità, parla di partecipazione politica diretta. Noi cittadini dobbiamo scegliere fra dittatura o democrazia.

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La democrazia rappresentativa non c’è più. Secondo il rapporto “Camere aperte 2013” condotto da Openpolis la cosiddetta democrazia rappresentativa è stata sostituita da un altro sistema di potere, molto diverso, questo è quanto possiamo desumere dai dati emersi poiché non c’è più di fatto una separazione dei poteri come descritta da Montesquieu, anzi l’organo Esecutivo prevale su l’organo eletto dal popolo.

«Otto leggi su dieci sono di iniziativa del Governo, ovvero  si tratta di Decreti Legge o Disegni di legge presentati da  un Ministro. Quando è l’Esecutivo a prendere l’iniziativa di  fare una legge, ha una probabilità di successo del 34%, più  di 3 proposte su dieci passano e diventano leggi.
Se invece sono i Deputati e Senatori a presentare i Progetti di legge la probabilità scende all’1%. I cittadini e gli altri  soggetti – le Regioni e il CNEL – cui la Costituzione affida il diritto dell’iniziativa di proporre le leggi, hanno zero possibilità di vederle trasformate in legge. Questi sono i numeri  che raccontano come il potere legislativo si sia progressivamente trasferito nelle mani dell’Esecutivo, lasciando  al Parlamento il ruolo della ratifica e, nel migliori dei casi, del controllo. Se a questo si aggiunge il ricorso abnorme  alla fiducia che spessissimo impedisce il dibattito e la  modifica sulle norme dettate dal Governo, ecco che s’impone l’immagine inesorabile del “votificio”.»

I  dipendenti politici italiani si sono conformati al modello feudale dell’Unione Europea ove secondo l’antidemocratico Trattato di Lisbona gli organi esecutivi, Commissione e Consiglio, hanno maggiori poteri del Parlamento, che di fatto non può promulgare le leggi (direttive). Se nell’UE è una regola, in Italia non è così, poiché il potere di promulgare le leggi è prerogativa del Parlamento per le ragioni e per i principi sanciti dalla Costituzione italiana. L’idea che i poteri debbano essere separati è ben spiegata dalla storia, e quando questi sono mischiati c’è il ragionevole e fondato dubbio di trovarsi di fronte a regimi autoritari, ove prevalgono gli interessi dei pochi, tant’è che l’UE tutela prioritariamente gli interessi delle SpA e forse l’interesse pubblico.

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