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Posts Tagged ‘Unione Europea’

Gli effetti negativi della recessione capitalista – l’implosione del sistema su stesso – e la cattiva organizzazione politica dell’Unione Europea stanno favorendo la disgregazione sociale delle comunità, e stanno aumentando le diseguaglianze a favore dei cosiddetti paesi centrali.

Com’è noto il modello più democratico che esiste in Europa, è fuori dall’UE ed è quello Svizzero. In Svizzera esiste un corretto ambito geografico fra amministrazione e territorio, cioè i Cantoni che corrispondono alle Province italiane, attraverso l’integrazione fra strumenti efficaci di democrazia diretta e rappresentativa, e fiscalità locale e generale ridistribuita ai Cantoni, enti autonomi.

Per rimediare all’aumento dei disordini sociali ed economici prodotti dal pensiero neoliberale, che guida le istituzioni europee, è necessario riscrivere i Trattati, riconoscendo il fatto che i sistemi locali rappresentano la più appropriata geografia politica per stimolare la coesione sociale, e per applicare la bioeconomia. Si tratta di costruire il rescaling delle aggregazioni politiche locali (comuni), e in queste aree funzionali favorire lo sviluppo locale applicando principi di bioeconomia. In buona sostanza non serve “l’Europa delle Regioni” ma l’Europa dei sistemi locali sotto le Province, poiché sono questi gli ambiti territoriali che possono favorire la rilocalizzazione delle attività produttive per ridurre la disoccupazione e risolvere i problemi sociali, economici e programmare la riduzione del rischio sismico e idrogeologico.

L’Unione europea, contrariamente a quanto si professa, non è un’organizzazione democratica ma è un ambito regionale centralizzato sotto il ricatto dei famigerati mercati e di un’élite degenerata. L’UE è la peggiore organizzazione politica che si possa pensare, sia perché gli Stati aderenti all’euro zona cedono la propria sovranità monetaria, e sia perché smettono di produrre politiche industriali virtuose secondo gli interessi generali. Il regime europeo è di tipo finanziario, ignora le leggi della natura e detesta l’auto determinazione dei popoli.

Per favorire un sistema politico efficiente, cioè che risponda ai diritti dell’uomo compatibilmente con le leggi della natura, è necessario copiare i sistemi biologici poiché ricalcano il metodo democratico fondato sul dialogo e sullo scambio reciproco. E così i sistemi locali possono essere ripensati in chiave bioeconomica favorendo interazioni spaziali di complementarietà che valorizzano le risorse e il sapere locale. Per sostenere il potere del popolo (democrazia) è necessario favorire l’auto determinazione e decentrare poteri e funzioni per poi federare i sistemi locali.

Dobbiamo prendere atto che nell’UE il reale rapporto che c’è fra spazio e potere è il controllo dell’élite europea circa gli interessi dei mercati finanziari, che si basa sullo sfruttamento capitalista di un mercato europeo di circa 500 milioni di persone costrette a comprare le merci delle multinazionali. Tutto il resto, cioè libertà, diritti umani, civili e politici e altro, è accessorio o d’intralcio. L’inganno del sistema politico europeo non si limita ad aver tolto sovranità agli Stati, ma ha contribuito a far credere e legittimare forme elettorali rappresentative dove gli eletti non hanno gli strumenti per governare i territori e non decidono sul destino dei popoli (deterritorializzazione). I cittadini italiani, eleggendo direttamente i propri Sindaci credono che costoro possano fare politica quando nella realtà essi sono solo amministratori. Il reale potere è nei contratti giuridici delle SpA locali che gestiscono i servizi pubblici. Inoltre sappiamo bene che i parlamentari sono nominati, e non sono mai stati scelti direttamente dai cittadini. Infine, le direttive europee sono scritte da tecnocrati (Commissione e Consiglio) mentre il Parlamento europeo non ha il potere esclusivo di promulgare le leggi. L’UE rappresenta un’oligarchia di poteri (MES) e professa la rifeudalizzazione della società; l’élite professa la competitività e la crescita continua (accumulo di capitale), ma la natura non compete resta in equilibrio e ricicla, la natura non accumula capitale e dona l’energia poiché è gratis. Secondo la religione neoliberale la globalizzazione deve favorire le multinazionali che predano le risorse locali.

Cambiando la natura giuridica dello strumento monetario a favore della teoria endogena, e federando i sistemi locali applicando la bioeconomia, accade che mutano le relazioni spaziali poiché si rafforza l’interesse delle comunità e l’economia reale dei territori. E’ in questo modo che si favorisce una politica di coesione sociale e si crea occupazione utile. Un primo passo concreto è la sperimentazione di bioregioni urbane nei sistemi locali e la riorganizzazione delle competenze territoriali dove un ufficio di piano progetta il piano urbanistico intercomunale bioeconomico. Il cambiamento dei rapporti di potere a favore dell’auto determinazione e degli interessi locali avviene proprio attraverso il progetto che prevede processi di riappropriazione e uso razionale delle risorse (rigenerazione urbana, cibo, energia, acqua, trasporti, cultura, connettività).

La politica di globalizzazione neoliberale dell’UE deterritorializza e distrugge l’economia reale locale, invece una politica bioeconomica territorializza e favorisce l’economia reale locale creando occupazione utile.

Per avere un’idea verosimile del peso economico, e cioè degli investimenti necessari solo in Italia è sufficiente ricordare che il Governo stesso nel 2011, solo per intervenire sulla riduzione del rischio idrogeologico, stimò circa 40 miliardi di euro. Intervenire nelle 26 città in contrazione servirebbero circa 56 miliardi (stima a ribasso) per rigenerare i quartieri di edilizia moderna (il famigerato boom economico). Per la prevenzione del rischio sismico, nel 2013 gli ingegneri hanno stimato 93,7 miliardi per le case di tutti gli italiani, mentre l’Oice ha stimato 36 miliardi per interventi di adeguamento. Restando nel piano ideologico dell’economia del debito non ci saranno questi investimenti, basti osservare gli spiccioli a debito del famigerato piano Junker, ed è necessario, non solo ripristinare la sovranità, ma uscire dalla religione della crescita, poiché gli investimenti che servono alla specie umana non necessariamente creano un ritorno economico per gli investitori. La moneta dovrà essere a credito.

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Prima di tutto bisogna riconoscere che l’ideologia neoliberale ha svolto un lavoro estremamente accurato e preciso. Per arrivare a rincoglionire un italiano su due, cosi dicono le statistiche sull’ignoranza funzionale e di ritorno, vuol dire che il sistema formativo universitario per gli insegnanti scolastici e quello del mondo accademico è fra i più devastanti del mondo occidentale, anch’esso annegato nel nichilismo. Un sistema culturale – quello scolastico e universitario – incapace di proporre una reazione virtuosa alla pubblicità delle imprese e dei mass medium. Non c’è dubbio che ci siano ancora insegnanti liberi, capaci e preparati, ma il sistema non li favorisce, li isola. La rimozione delle capacità creative, necessarie per la libertà e l’autonomia di pensiero, consente un facile asservimento degli individui al peggiore conformismo di sistema e preserva i comportamenti immorali, dannosi per lo sviluppo umano. Se la crescita del neoliberismo distrugge posti di lavoro senza che a questo disastro si contrapponga una programmazione per favorire la nascita di nuovi impieghi è soprattutto merito dall’incapacità della classe dirigente e dell’apatia di cittadini chiusi in se stessi.

Mentre gli altri popoli europei stanno stimolando una rinascita del socialismo, e le città stanno realizzando luoghi urbani più vivibili, noi italiani siamo persino spaventati dalle parole, e così lo stesso termine socialismo, in Italia è ritenuto pericoloso e coperto dal disprezzo. In ambito politico, negli ultimi trent’anni, chi ha usato tale termine ha senza dubbio associato le proposte socialiste alla corruzione, mentre l’ex partito comunista si è dissolto volontariamente scegliendo le posizioni neoliberali.

In soli trent’anni è cambiato il panorama industriale, e sono cambiati i soggetti politici favorendo una confusione fra i cittadini elettori che non si era mai vista prima. All’interno di questa confusione l’élite ha saputo navigare in maniera adeguata e tranquilla, visto che i profitti delle aziende sono aumentati come non era mai accaduto nella storia dell’industrialismo e il sostegno principale alla rifeudalizzazione della società è venuto proprio dalla cancellazione degli ideali socialisti costruendo un’Unione europea a trazione neoliberista, la peggiore destra che si possa immaginare poiché sta distruggendo la specie umana.

La storia maestra di vita ricorda che furono gli utopisti socialisti a suggerire soluzioni pratiche per migliorare le condizioni di vita degli abitanti costretti in schiavitù dall’esplosione dell’industrialismo. La differenza fra l’Ottocento e la realtà odierna, è che l’industrialismo sta lasciando l’Unione europea mentre l’evoluzione tecnologica suggerisce un insieme di soluzioni che liberano individui e famiglie da obblighi e dipendenze dal monopolio delle imprese di profitto. Ciò che coincide fra il passato e il presente è che le soluzioni politiche rientrano esattamente nelle utopie dell’Ottocento, a partire dalla rinascita del concetto di comunità sino all’opportunità di realizzare città auto sufficienti e collegate in rete per scambiarsi le eccedenze. Se i popoli europei vogliono sostituire questa Unione europea con un’altra, devono necessariamente compiere un salto paradigmatico, lasciare il piano ideologico del capitalismo ed approdare sul piano della bioeconomia. E per farlo bisogna agire sul piano culturale, l’ambito educativo e formativo distrutto dal neoliberismo.  La scuola e l’università, psico programmate secondo gli indirizzi dell’industrialismo di massa, vanno liberate dai dogmi e lasciate libere di agire per ricostruire il senso di comunità e progettare realtà applicando i valori costituzionali.

Osservando la storia con maggiore attenzione, capitalismo e socialismo si sono sviluppati sullo stesso piano ideologico della crescita, e le idee degli utopisti furono rimosse nel secolo Novecento, poiché le soluzioni proposte rientravano in schemi organizzativi autarchici e anarchici, cioè favorivano l’autonomia e l’auto determinazione dei popoli in contrapposizione al modello istituzionale che poi si realizzò sia nei paesi capitalisti e sia in quelli socialisti. Destra e sinistra si sono concretizzate in sistemi di “controllo centralizzato”, la destra preferisce che il mercato sia nelle mani delle imprese (liberalismo) mentre la sinistra preferisce le mani dello Stato, ma entrambi i sistemi sono nelle mani dei banchieri (è un sistema centralizzato). Oggi l’Occidente è nelle mani del regime autoritario del WTO (è un sistema centralizzato) che sfrutta le finte democrazie rappresentative come sistema di controllo delle leggi che favoriscono il neoliberismo. Gli attori politici servono a creare una rappresentazione teatrale secondo il vecchio schema divide et impera: destra e sinistra; e questo schema funziona ancora poiché l’ignoranza funzionale dei popoli, li conduce a votare per i peggiori soggetti politici. Storicizzando destra e sinistra, e risolvendo il problema dell’ignoranza una massa critica interna ai popoli, consapevole e ben istruita, può formare nuova classe dirigente, onesta ed autonoma pronta a costruire una società della bioeconomia che punti alla felicità. Noi italiani dobbiamo costruire un percorso simil Podemos poiché solo attraverso un soggetto puramente democratico potremmo costruire la speranza di inserire rappresentanti del popolo, meritevoli e capaci, utili a ribaltare il sistema secondo nuovi paradigmi; poiché oggi esiste un sopra (l’élite degenerata) e un sotto (i popoli), e noi siamo quelli che stanno sotto.

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Nella scena teatrale della democrazia rappresentativa i candidati si mostrano interessati e discutono a volte dei problemi dei popoli, ma nessun media nazionale italiano ha mai approfondito l’influenza delle società segrete e dei gruppi internazionali che ricattano i Governi. Mai nessun programma televisivo, in prima serata, e per lunghi periodi ha investigato sul ruolo e sulla funzione di persone non elette dai popoli, ma che determinano la vita dei cittadini.

La privatizzazione del mondo è stata decisa da queste persone ed indicata ai Governi col fine di usurpare i beni demaniali dei popoli, ed ancora, le guerre per gli idrocarburi, i diritti di copyright ed i brevetti sulla ricerca scientifica. La privatizzazione della salute e la privatizzazione delle guerre sono tutte linee politiche non ideate dai Parlamenti, ma avviate da gruppi sovranazionali come il Bilderberg, la Trilaterale ed il CFR dove alcuni banchieri ed imprenditori si dividono le risorse del pianeta. Dove nacquero queste idee? Nei think tank [1], serbatoi di pensiero, che hanno influenzato e formato generazioni di economisti, giuristi, politici e giornalisti adepti alla religione neo-liberista. Ovviamente non tutti i think tank propongono soluzioni ispirate dal pensiero liberista di Friedrich Von Hayek e Ludwig von Mises. Ogni anno, sin dal 1971, l’ideologia capitalista trova lo sviluppo dei suoi interessi elitari nel World Economic Forum (WEF) e discutono sulla gestione delle risorse secondo i desideri del World Trade Organization (WTO). Ogni anno, dal 2001, nello stesso periodo si promuove il World Social Forum (WSF) in antitesi all’ideologia materialista del capitalismo contemporaneo: il liberismo. Il WSF promuove modelli economici alternativi al pensiero dominate (liberismo) col fine di gestire le risorse in maniera razionale secondo i diritti umani.

Uno studio dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo ha analizzato le relazioni tra 43 mila aziende e ha identificato un gruppo relativamente piccolo di 147 compagnie, in prevalenza banche, che formano una sorta di super-entità in grado di controllare il 40 per cento della ricchezza globale.[2]

Le organizzazioni sovranazionali hanno un’evidente influenza psicologica sugli stili di vita di tutti i cittadini eppure non rispondono di fronte alle legge circa le loro scelte, poiché i media più influenti hanno costruito una maschera nel corso degli anni, ed i Parlamenti hanno introdotto leggi che tutelano gli affari, e non l’ambiente, non la salute e la vita degli esseri umani. La ripetizione dell’esperimento Milgram insieme ai dati relativi alla cultura degli italiani ci informano quanto sia facile per l’élite controllare, orientare e comandare le masse sia perché preferiscono obbedire alle istituzioni anche quando producono decisioni immorali, e sia perché le masse non sono dotate di strumenti adeguati a comprendere la cognizione del sé. Pertanto il potere attuale poggia la sua forza e la sua efficace sugli aspetti psicologici e culturali dei popoli.

Per quanto riguarda l’Europa possiamo constatare la differenza che c’è fra il continente studiato in geografia, e l’organizzazione politica chiamata Unione Europa (UE) con l’euro zona. Il piano politico ha radici culturali lontane, ambizioni, desideri e interessi contrastanti. I sogni di uguaglianza, pace e libertà rimangono molto lontani rispetto all’evidente influenza dell’avidità di lobbies che determinano le direttive politiche nell’UE attraverso le istituzioni non elettive facilmente manovrabili, controllabili e influenzabili dall’élite. Teniamo presente che l’UE non è un organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento europeo, unico organo elettivo, non ha il potere esclusivo di promulgare le direttive (leggi) che condivide con l’altra Camera, Consiglio d’Europa (bicameralismo imperfetto). L’UE promulga le direttive attraverso il principio di co-decisione fra Commissione, Parlamento e Consiglio. Facendo un confronto con l’Italia, basti ricordare che solo il Parlamento italiano promulga le leggi. Anche se, negli ultimi anni il vizietto costante di porre la fiducia[3] sulle proposte del Governo ha raggiunto livelli incostituzionali. Secondo un’analisi di Openpolis emerge «la riduzione dell’incidenza dei lavori del Parlamento e, sostanzialmente, la mortificazione dell’azione legislativa delle Camere», praticamente un Parlamento senza poteri e solo il 9% degli emendamenti sono accolti.[4] E da quando l’Italia ha aderito all’UE il Parlamento si limita a ratificare le direttive europee abdicando il potere legislativo a favore di organi non eletti dai popoli (Commissione e Consiglio) e condizionati dai mercati finanziari. In questo contesto parlamentari, Governi e partiti non esercitano più una politica monetaria e industriale nell’interesse dei cittadini elettori, ma si limitano a ratificare le indicazioni della Commissione, della BCE e del nuovo organo chiamato MES; indicazioni nate nei think tank e nei gruppi sovranazionali.

Ma in generale vi è un aspetto politico che non viene mai dibattuto pubblicamente ed apertamente poiché considerato dall’élite “non importante” per l’opinione pubblica, e cioè la pretesa di voler governare milioni e milioni di persone con un unico strumento: l’Unione Europea, privandole della libertà di iniziativa e di agire in maniera autonoma. I paesi membri sono 28 con una popolazione di circa 500 milioni di abitanti. Negli USA la popolazione arriva a 314 milioni di abitanti. Le regole economiche: patto di stabilità, fiscal compact, MES e la BCE sono il centro di potere poiché condizionano i diritti dei popoli aderenti ai Trattati. All’interno dell’UE esiste l’euro zona, che raggruppa 17 Stati rispetto ai 28 membri dell’UE, e racchiude 329 milioni di cittadini. Il sogno di poter controllare milioni e milioni di persone è sempre stato l’immaginario di dittatori, delle monarchie e dell’élite. Perché si tratta di regime autoritario? Poiché l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa per violazione del principio di separazione dei poteri (esecutivo e legislativo), e poiché le regole fiscali sono vincolanti nonostante le economie delle Nazioni presenti nell’UE siano diverse fra loro. Il progetto politico dell’euro zona è un sistema monetario a cambio fisso, un mercato unico basato sulla crescita e la stabilità dei prezzi attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio e la progressiva diminuzione del debito. Si tratta di criteri contabili che ignorano le singole realtà industriali, che ignorano le diversità e le caratteristiche dei Paesi aderenti al sistema euro. Criteri contabili che ignorano la bioeconomia. L’aspetto burocratico e contabile più stupido dei trattati europei e delle inadeguate istituzioni europee è che non sono previsti periodi di stagflazione, deflazione e recessione. Come in una religione si crede esista solo la crescita illimitata.

Sotto l’aspetto delle finte democrazie rappresentative possiamo constatare il funzionamento dell’azione politica élitaria commerciale. Le multinazionali SpA hanno già predisposto una serie di trattati commerciali preparati dai loro esperti al fine di presentare questi documenti blindati, e il ruolo delle istituzioni politiche, Unione Europea, è banalmente la ratifica di questi atti preconfezionati. Si chiamano trattati transatlantici che influenzeranno diversi aspetti dalla nostra vita: sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Dunque se il potere è un’idea che ha sedotto le maggioranze tramite il nichilismo, oggi bisogna svegliare le coscienze addormentate cambiando paradigma culturale e mostrando la reale natura umana fatta di cooperazione, relazione, creatività, reciprocità, passioni, amore e saper fare. Stiamo vivendo la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. E’ finita la rivoluzione industriale figlia della termodinamica mentre la finanza ha accelerato il processo di distruzione degli ecosistemi a danno dell’umanità intera. La bioeconomia e le nuove tecnologie legate a trasformazioni energetiche non inquinanti rendono le comunità autonome. La riscoperta della democrazia diretta aiuta i popoli a prendere decisioni migliori delle finte democrazie rappresentative.  Attraverso la costruzione di organizzazioni cooperative i cittadini possono scegliere di rigenerare il proprio edificio, il proprio quartiere e la propria città sfruttando il mix tecnologico basate sulle fonti energetiche alternative. «Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”».[5]


[1] Nel mondo sono 6.305 i think tank. Ben 428 operano in Cina, secondo paese sul pianeta per numero di istituzioni. Un think tank su tre ha sede nel Nord America (con 1.815 enti negli Usa), il 28% in Europa, il 19% in Asia, il 10% in Sud America. In vetta alla classifica mondiale la Brookings Institution di Washington. Di ispirazione liberal, concentra l’attività su welfare, sanità, sviluppo della democrazia. Delle 88 istituzioni che lavorano in Italia (il nostro paese è all’undicesimo posto per numero di fondazioni) ben quattro sono menzionate dalla classifica che nasce dal giudizio di tutti i presidenti degli enti considerati: al 36° posto in Europa si trova l’Istituto Bruno Leoni di Torino, al 33° della graduatoria dei centri non americani l’Istituto affari internazionali di Roma (Iai). Gli altri due think tank italiani considerati sono l’Aspen Institute e il Centre for Economic and International Studies (Ceis). Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/27-gennaio-2010/cina-think-tank.shtml?uuid=3eb24252-0b11-11df-8e59-6b66dae07f89&DocRulesView=Libero

[2] Emanuela Di Pasqua, in Corriere della Sera on-line, 22 ottobre 2011, Individuato il network capitalista che fa «funzionare» il mondohttp://www.corriere.it/economia/11_ottobre_22/network-capitalista-banche-di-pasqua_59331d88-fca3-11e0-92e3-d0ce15270601.shtml
[3] Quando il Governo chiede al Parlamento di votare a fiducia i propri provvedimenti, lo fa per togliere il potere ai parlamentari di porre emendamenti, modifiche, sui testi proposti dal potere esecutivo contraddicendo il principio democratico circa la separazione dei poteri.
[4] http://www.fanpage.it/parlamento-senza-poteri-solo-il-9-degli-emendamenti-accolti/

[5] https://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/10/19/decrescita-e-architettura/

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Recessione e capitalismo sono parenti molto stretti, precisamente la recessione è stata causata da un’industria finanziaria fuori controllo e dall’ideologia liberista ampiamente praticata nell’Unione Europea e negli USA, il famigerato modello occidentale ove i diritti inviolabili sono ampiamente violati. L’era industriale ed il picco del petrolio mostrano i limiti di un modello giunto al termine, ad esempio il 20 agosto 2013 è stato raggiunto il limite di carico delle attività antropiche, cioè l’overshootday, per i successivi mesi si rubano risorse alle future generazioni. La moneta debito ed i meccanismi fiscali europei abbinati alla delocalizzazione delle imprese con i paradisi fiscali garantiscono controllo e ricchezze ai pochi, e diseguaglianze e povertà ai molti. Nell’epoca del sovrapiù le imprese fanno profitti e garantiscono i dividendi agli azionisti semplicemente delocalizzando la produzione e rubare a norma di legge i guadagni ai lavoratori. L’insieme di questi fattori, di queste cause ed i riferimenti culturali che hanno fatto nascere un’epoca dimostrano che sono inadeguati ai cambiamenti che stiamo vivendo. Siamo a cavallo di un’epoca, una sta finendo, mentre la nuova deve ancora nascere.

Il Governo italiano ha un’opportunità, nonostante la sua appartenenza alla peggiore élite degenerata, quella dei famigerati club Bilderberg, Trilaterale e CFR, i gruppi sovranazionali ove banchieri, imprenditori, politici e giornalisti decidono le sorti del modello occidentale per trarre vantaggi personali, ricchezze e conservare il controllo sui popoli. Secondo l’indice Gini l’Italia è “regina europea delle diseguaglianze”.

Eppure in questo Governo italiano siede anche Enrico Giovannini, ex presidente dell’ISTAT, che ha pubblicato il primo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). Nella sostanza chi governa sa bene come si misura la qualità della vita e quanto il PIL sia un indicatore importante ma fuorviante. In questo periodo di semestre europeo il Governo italiano presiederà l’UE ed insieme agli altri Paesi di area mediterranea può cambiare, se il Governo lo volesse, le regole fiscali e gli indicatori economici dell’UE stessa, indicatori rivelatisi obsoleti e fuorvianti poiché non rendono felici i popoli, anzi li danneggiano. Chi è al potere oggi, può mostrare quanto la recessione sia frutto di un’ideologia obsoleta, liberismo ed avidità, e quanto MES, fiscal compact, siano criteri non compatibili con gli esseri umani e non compatibili con la natura.

Il Governo italiano può guidare un cambiamento culturale epocale, se volesse farlo veramente, e proporre l’abolizione dei paradisi fiscali, l’introduzione della Tobin Tax, proporre una più equa ridistribuzione delle risorse e puntare alla felicità dando priorità al BES. In precedenza la Francia presieduta da Sarkozy tramite la Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi pose l’accento sulle critiche al PIL. Adesso, la recessione ad orologeria, tramite l’austerità tedesca, che sta distruggendo la Grecia ed intende distruggere anche Spagna ed Italia può essere l’opportunità politica per cambiare i Trattati internazionali, quei trattati bocciati da francesi ed olandesi, e trasformare l’UE in un’area democratica, sociale e liberale come la nostra Costituzione. L’élite sa che i debiti pubblici non potranno essere ripagati causa l’insostenibilità del capitalismo stesso come spiegò l’economista Hyman Minsky, uno dei pochi controcorrente che aveva spiegato come poteva crearsi la recessione che stiamo vivendo, iniziata nel 2008. Secondo Minsky elevati livelli di indebitamento rispetto al reddito possono creare instabilità del sistema. Secondo Irving Fischer «i debitori non possono spendere e i creditori non vogliono spendere» (momento di Minsky) ed è ciò che sta succedendo nell’euro zona, e «più i debitori pagano e più saranno indebitati».

Le Nazioni possono rinegoziare i debiti tramite il principio giuridico del “debito odioso“, e devono riprendersi il controllo del credito, la sovranità monetaria, liberandosi dal ricatto delle SpA che operano nelle borse telematiche. In questo modo i popoli non saranno più condizionati dal WTO, dalla Banca Mondiale e dal FMI, tanto meno dai giudizi delle agenzie di rating. Trasformare la BEI in una banca pubblica, come intendono fare i Governi, non sarà sufficiente poiché si permane nell’economia del debito e nel ricatto delle SpA, è necessario fare un salto, uscire dal piano ideologico obsoleto.

Ciò che conta veramente come dice il BES sono: rapporti sociali, la partecipazione culturale, la soddisfazione per il lavoro svolto, la partecipazione civica e politica, la biodiversità, il lavoro, il livello di competenza alfabetica degli studenti, l’ambiente, la salute, il benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, etc.

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Non c’è alcun dubbio che l’umanità può evolversi se si libera dell’inganno psicologico dell’economia del debito, un’invenzione che sta facendo regredire la nostra specie in Europa e negli USA, mentre le dimensioni indicate nel BES se fossero considerate seriamente, l’intera società andrebbe riprogettata dalle fondazioni. In alcune aree geografiche questa evoluzione è in corso mentre l’area occidentale regredisce. La recessione può essere l’opportunità politica per ripensare obsolete convinzioni politiche.

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La crisi offre opportunità! Per l’élite di compiere un altro passo importante verso il nuovo ordine mondiale, per i popoli di comprendere meglio la fallacia delle nostre istituzioni e proporre un’alternativa.

In Italia la perdita di consenso ha costretto i partiti unirsi per realizzare l’agenda delle SpA che prevede la costruzione di un nuovo ordine mondiale ed accelerare le riforme di cui l’élite ha bisogno. L’agenda prevede la sostituzione dei singoli Stati con un’entità superiore, l’UE, ed è necessario distruggere la Costituzione italiana, poiché risulta fastidiosa e pericolosa nei sui principi che parlano di priorità politiche come uguaglianza, merito, tutela dell’ambiente e della salute, diritti del lavoro e partecipazione politica. La Costituzione si contrappone all’ideologia liberista che governa l’Unione Europea, perché quest’ultima privilegia il mercato delle SpA mai i diritti dei cittadini, e non prevede la democrazia, tanto meno la democrazia rappresentativa visto che il processo di deliberazione delle direttive è nelle mani di organi non elettivi.

Jp_Morgan_costituzioneNel report della banca d’affari JP Morgan è scritto chiaramente: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”

Per questa ragione il Parlamento dei nominati dai segretari di partito si sta occupando di riformare la Costituzione, e non pensa ai problemi dei cittadini, perché i soggetti politici hanno priorità opposte al bene comune. Gli slogan annunciati dal Governo Bilderberg-Trilateral che promettono la soluzione della disoccupazione giovanile, la fine della crisi, sono tradizionali e normali prese per i fondelli che puntano a limitare i danni attraverso il reclutamento di qualche disoccupato ed inserirlo nel “precariato controllato” (schiavitù). “Ciò che stiamo facendo è dovuto ad uno stato d’eccezione, mi lego a questo e al programma su cui il Parlamento ci ha dato la fiducia”, Enrico Letta, 5 giugno 2013. Vi suggerisco l’analisi di Lidia Undiemi.

L’élite è ben consapevole del rischio che corre nell’UE poiché lo stupido sistema fiscale contabile che hanno progettato, combinato con la regolare delocalizzazione degli amici industriali, nega l’autoderminazione dei popoli e distrugge le economie reali dei Paesi, com’è è evidente a una fetta importante della popolazione e dell’imprenditoria onesta. Nei paesi denominati PIIGS le masse non condividono questa UE, non condividono il sistema euro per le ragioni sopra accennate.

La globalizzazione inventata da una corrente politica religiosa ha prodotto dal nulla ingenti capitali a servizio di alcune SpA, una ricchezza virtuale che condiziona la vita degli individui e distrugge gli ecosistemi. Gli imprenditori più influenti hanno deciso di fregare gli italiani spostando la produzione per soddisfare la propria avidità. Con l’ingresso della finanza in politica, la democrazia rappresentativa è stata sostituita dal modello feudale, il governo dei pochi non eletti che addomestica i burattini visibili nei media. E’ impossibile che questa associazione si auto processi e restituisca ciò che ha rubato.

E’ possibile che la parte sana del Paese comprenda di dover fare senza le istituzioni, non perché le istituzioni non servano, ma perché sono occupate ed usate per delinquere. Pertanto, come fare? 1) Riflettere su noi stessi; 2) Stimolare la formazione di una nuova classe dirigente libera dalle SpA; 3) Sarebbe saggio concentrare capitali privati su alcuni progetti prioritari che tutelano l’Italia per avviare subito un cambiamento. La libera iniziativa privata può e deve investire energie in progetti che migliorano la vita dei cittadini. Le conoscenze tecnologiche e le buone pratiche possono valorizzare ambiti che nei decenni passati sono stati abbandonati per inseguire sogni sbagliati. In tanti piccoli comuni vi sono borghi che possono essere conservati e valorizzati unendo storia, architettura ed agricoltura sinergica. Oggi possiamo recuperare il patrimonio esistente ed usare l’energia in maniera razionale attraverso l’impiego di un mix tecnologico a piccola scala, e realizzare l’auto sufficienza energetica ed alimentare. Negli anni ’80 e ’90 si diffusero numerosi parchi naturali, questa buona progettualità non fu ben compresa, ma oggi possiamo comprendere meglio quanto sia importante e vitale allargare la progettazione ambientale in aree più vaste per una corretta fruizione dei luoghi e dell’ambiente poiché la nostra specie dipende dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito.

Questa ricchezza è talmente grande che se questi individui volessero farlo, senza mutare il proprio stile di vita, potrebbero recuperare città intere senza l’aiuto dello Stato e producendo lavoro, quella ricchezza oggi immobile consentirebbe di aumentare il gettito fiscale ed aiutare anche lo Stato stesso. Non sarebbe soltanto il dono più utile, ma l’investimento più intelligente che si possa realizzare per le generazioni future, poiché solo conservando il territorio e le risorse sarà possibile produrre ricchezza reale per chi verrà dopo.

Mobilità e qualità dell’aria: possiamo ridurre il numero di auto private circolanti e sostituire i motori a combustione con motori elettrici, in più possiamo aumentare l’uso delle biciclette nelle zone non pianeggianti grazie all’e-bike pedelec, le bici a pedalata assistita, che consentono di superare pendenze faticose. La cancellazione delle nocive emissioni gassose delle automobili consentirebbe di trasformare i centri urbani in ambienti molto più salubri e gradevoli.

Acqua: possiamo fermare il dannoso imbottigliamento dalle falde (Le Regioni devono ritirare le concessioni poiché in alcune zone il livello delle falde è a rischio), bonificare fiumi, laghi ed arrestare il declino di intere fasce costiere. Intervenire sugli impianti cittadini per arrestare l’inquinamento prodotto anche dal cattivo funzionamento dei depuratori o per l’assenza di depurazione.

“L’Italia è l’unico Paese fra quelli economicamente avanzati a non disporre assolutamente di un inventario esauriente, sia livello centrale sia locale, sulla qualità e sulle caratteristiche merceologiche delle risorse idriche esistenti” , sottolinea il prof. Dall’Aglio. Oltre ai problemi riguardanti la scarsissima conoscenza sulla qualità delle acque naturali, mancano dati aggiornati e completi sugli aspetti quantitativi delle risorse idriche potenziali. Le acque sotterranee, insieme ai grandi laghi, sono una risorsa strategica, parzialmente rinnovabile con processi molto lunghi nel tempo, di cui abbiamo conoscenze insufficienti sia in termini di dimensioni e distribuzione della risorsa sia in termini di qualità. (da Giuseppe Altamore, Qualcuno vuol darcela a bere, Fratelli Frilli editore, 2005 (pagg. 40, 182))

Recupero e riciclo totale della materia: in questo settore vi sono esperienze ed imprese mature che hanno subito la concorrenza sleale degli inceneritori. L’eco design prevede la fine dell’incenerimento e pertanto chiunque può avviare imprese per recuperare le materie prime seconde.

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Questa Unione europea è palesemente incostituzionale, è un ossimoro da cancellare, poiché prevede contemporaneamente due visioni opposte: libero mercato e solidarietà.

Trattato di Lisbona: L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
Trattato sul MES: Al fine di consentire al MES di realizzare il suo obiettivo, allo stesso sono conferiti nel territorio di ogni suo membro lo status giuridico ed i privilegi e le immunità definiti nel presente articolo. Il MES si adopera per ottenere il riconoscimento del proprio status giuridico e dei propri privilegi e delle proprie immunità negli altri territori in cui opera o detiene attività.

Com’è chiaro dai Trattati l’UE si basa sull’usurpazione della sovranità monetaria, è controllata da un’oligarchia non eletta dai popoli e sull’ossimoro sviluppo sostenibile. I Trattati non hanno una linearità logica rispetto ai principi e prevedono che si faccia tutto ed il contrario di tutto in violazione della Costituzione Repubblicana che ha obiettivi diversi dall’UE. In questi ultimi 20 anni i partiti hanno tradito la Repubblica ed il popolo italiano.

E’ semplice riscontrare che in questi anni l’ideologia liberista abbia prevalso sullo stato sociale messo all’angolo, oltre a questa contraddizione disumana, l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento, unico organo elettivo, non ha l’esclusivo potere di promulgare le direttive; potere legislativo che pende a favore di Commissione e Consiglio d’Europa (organi esecutivi), già questo aspetto antidemocratico dovrebbe far scatenare una rivoluzione entro domani mattina. L’ultimo Trattato di Lisbona che sostituisce quello di Maastricht è praticamente la Costituzione europea, quel Trattato internazionale va completamente rivisto, cestinato in molti articoli e molte parole poiché contraddicono la Costituzione italiana e soprattutto andrebbe introdotta la democrazia che non c’è. E’ noto che nell’UE il reale potere sia concentrato nelle mani dei tecnocrati non eletti. Nessuno strumento referendario è inserito nei trattati negando la natura stessa di democrazia.

Il pensiero politico dominante è quello di costruire un’Europa federale, come gli Stati Uniti d’America. E’ un progetto mondialista molto vecchio ampiamente descritto nei famigerati think tank anglo-americani, quelli che hanno inventato ed applicato la famigerata globalizzazione che stiamo subendo con l’aumento della disoccupazione programmata e della sospensione dei diritti universali dell’uomo. Siamo sempre più vicini alla strutturazione di uno Stato autoritario feudale, cioè dove i pochi controllano i molti negando loro il diritto all’autodeterminazione: com’è l’impero romano, sostanzialmente, o forse, ancora peggio poiché vivi nell’illusione di essere libero, ma non lo sei, psico programmato nella scuola e ricattato tramite il lavoro. Com’è altrettanto facile ricordare e mostrare questo progetto non prevede la democrazia, oggi sostituita dalle SpA che governano il WTO, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale; chi siano queste SpA e cosa fanno è ben descritto nella Guida al consumo critico.

L’enorme problema politico italiano è che questo progetto totalitarista dell’élite degenerata non viene adeguatamente sostituito da un soggetto politico forte, sostenuto dal consenso popolare, capace di promuovere un progetto democratico vero, serio, che abbia come obiettivo il benessere dei cittadini. Attenzione, manca in Italia non che non esista un progetto politico alternativo, perché nella sostanza questo progetto non solo esiste, ma ha anche una sua applicazione concreta ed è in continua discussione. Alcuni stati Sud-Americani sono usciti dal ricatto dell’impero della Banca Mondiale e del FMI e stanno sperimentando partecipazione e tutela dei beni comuni, anche in Asia il capitalismo liberista trova critiche poiché va in conflitto con le culture locali. E’ la vecchia Europa che al momento non riesce ad accettare che questa ideologia sia giunta al termine poiché è finita un’epoca. L’epoca industriale che ha inventato il capitalismo è morta. L’avidità liberista e la stupidità radicata nel pensiero economico che ignora le leggi della natura è ormai chiara ai più. I partiti tradizionali psico programmati dall’ideologia industriale sono giunti al termine e per questo motivo non riescono più a stare nella società. Si è creato un vuoto di rappresentanza in tutta Europa.

Cosa bisognerebbe fare? Uscire dall’economia del debito. Uscire dal Trattato di Lisbona o cancellarlo azzerando totalmente i passi compiuti dall’élite degenerata. I Parlamenti dell’euro zona dovrebbero avviare un processo di coinvolgimento attivo dei popoli e chiedere loro in che tipo di Unione vorrebbero vivere. Una indicazione fu data dal popoli francese ed olandese che bocciarono il Trattato di Lisbona. Cosa significa tutto questo? Ribaltare l’atteggiamento attuale dei Governi poiché sono completamente supini ai diktat delle SpA che hanno costruito un’area commerciale liberista, l’UE per l’appunto, pronta a distruggere le economie nazionali e sfruttare le opportunità poste dal WTO, dalla Banca Mondiale e dal FMI. I capi politici oggi discutono se tornare ad un capitalismo degli anni ’80, o rimanere nello stupido schema del MES e del fiscal compact con qualche ritocco sui parametri fiscali e contabili nella speranza di attivare qualche politica energetica. Essi intendono rimanere nel piano ideologico che hanno costruito, ma facendo qualche concessione per contenere la disoccupazione creata da loro e soprattutto contenere le proteste nei confronti dell’euro zona. I leader politici non pensano minimamente di cambiare il sistema e di rispettare i diritti dei cittadini, di allargarli, anzi non solo i diritti fondamentali sono messi in discussione, cosa impensabile fino a dieci anni fa, ma stanno progettando un vero stato fascista finanziario ed hanno tutti i poteri per farlo, li abbiamo votati?! Mentre i cittadini vivono i problemi dell’incertezza economica, cresce la disoccupazione, i militari elaborano strategie e ci mostrano visioni che ricordano il gioco del risiko. Ahimé, la realtà politica è questa: cittadini che vivono in un mondo, e l’élite che vive in un altro mondo: guerre, disastri, risorse, avidità. O i cittadini cominciano a comprendere la complessità della società e la rielaborano per raggiungere una società opposta a questa (come fanno in altre nazioni), oppure sarà difficile ribaltare la piramide del potere.

Il recente voto conferma la disaffezione dei cittadini contro tutti partiti, anche il M5S è stato avvisato, ma i popoli devono organizzarsi al più presto per promuovere un’alternativa efficace in ambito europeo, non c’è molto tempo per farlo, ma bisogna farlo. Anche in Italia con grande ritardo si sta sviluppando un dibattito politico importante: ripensare le comunità partendo dalla partecipazione diretta nel tutelare i beni comuni. Per realizzare questo progetto ci vuole impegno, ci vogliono competenze ed abilità specifiche, bisogna cercarle, valorizzarle, sviluppare e sperimentarle, il prima possibile. Una visione politica alternativa esiste, si chiama bioeconomia.

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E’ recente la crescita di gruppi di pressione al fine di spostare risorse verso la conservazione e la tutela del patrimonio esistente. Persino nel mondo accademico e nell’élite legata ai gruppi di potere si diffondono dubbi circa l’obsoleto pensiero dominante che mostra tutta la sua fallacia. Persino i distruttori del territorio come i costruttori edili cominciano a rendersi conto degli errori e dei danni ambientali che hanno prodotto decenni di politiche speculative figlie della rendita urbana e fondiaria (Sullo docet). Rimane l’amarezza poiché le previsioni disastrose della religione capitalista erano state ampiamente accennate negli anni ’60 e poi qualche pubblicazione negli anni ’70 ha anticipato il disastro che vediamo nell’Unione europea liberista.

Pier Paolo Pasolini: « Non è affatto vero che io non credo nel progresso, io credo nel progresso. Non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo che da alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica. »
Ivan Illich: «Ma «crisi» non ha necessariamente questo significato. Non comporta necessariamente una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo. Può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa. Ed è questa la crisi, nel senso appunto di scelta, di fronte alla quale si trova oggi il mondo intero.»

Sia chiaro, la religione liberista è stata propugnata sia dalla “destra” che dalla “sinistra”. Ci troviamo in una recessione costruita ad arte poiché l’influenza di organizzazioni sovranazionali ha saputo rubare la sovranità monetaria ed affermare un’ideologia immorale per accelerare lo sviluppo delle SpA che scrivono l’agenda politica dell’Unione europea sostituendo i valori della nostra Costituzione con l’avidità di pochi. La crescita che interessa alla Nazione non c’è più (politica industriale), e prevale l’ideologia della crescita infinita figlia del progressismo, del “libero mercato” e della competitività insieme al pareggio di bilancio e la riduzione della spesa pubblica causando povertà diffusa. Più passa il tempo e più i cittadini si rendono conto dell’inganno in cui viviamo. Ad esempio, basta notare che il Trattato di Lisbona (L’UE si adopera per “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva“) non è compatibile con la nostra Costituzione poiché poggia su principi opposti (art. 41 Cost. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“). Il Trattato di Lisbona è come lo sviluppo sostenibile, è un ossimoro.

I media ovviamente assecondano gli interessi dell’oligarchia SpA, ma non riescono a giustificare la contraddizione palese fra la contabilità pubblica e la tutela dei diritti universali dell’uomo (lavoro, uguaglianza, salute). E’ sempre più evidente il fatto che la religione della crescita guidata dal libero mercato non si concilia col diritto al lavoro, e di recente si scopre che il lavoro in certe condizioni non significa migliorare la qualità della vita, anzi si traduce in schiavitù e morte (Porto Tolle, Taranto, Priolo, etc.).

Sempre più cittadini cominciano a leggere la Costituzione italiana dandone una giusta interpretazione poiché scoprono contraddizioni intollerabili fra i principi annunciati nella carta costituzionale, e la realtà che ruota intorno a noi, notando diritti violati (precariato diffuso, aumento dell’orario di lavoro e riduzione del salario), e corruzione in ogni ambito istituzionale (scandali e privilegi della “casta”) per sostenere lo status quo, e l’aumento di vergognose disparità salariali fra manager pubblici e privati e dipendenti lavoratori. In Svizzera, la patria dei banchieri e del segreto bancario, grazie agli strumenti referendari è stato possibile introdurre un tetto alla retribuzione dei dirigenti d’azienda.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito. L’iniziativa privata è libera in Italia, e per la prima volta si potrebbe realizzare un piano nazionale con Governo e Comuni che possono investire in questa progettazione virtuosa rilanciando la nostra Nazione dandone pregio, respiro e nuova occupazione utile. Il criterio non sarebbe più la quantità, ma la qualità per fare meglio. Un esempio banale, il Governo lanciò il “piano città” senza grandi risorse, ecco, sarebbe sufficiente “convocare” questi patrimoni e dire loro: “investiamo sul miglioramento sismico dei centri storici, sulla rigenerazione urbana, la conservazione dei piccoli centri abitati, la sovranità alimentare etc.” Chiunque può rendersi conto che tali investimenti sono un ritorno per gli investitori poiché puntano a migliorare la qualità dell’Italia, compresi essi stessi. Mentre i privati rilanciano il Paese il legislatore, parallelamente, dovrebbe intervenire sull’evasione fiscale, l’elusione e le attività criminali finanziarie per recuperare altri miliardi da spostare sul sistema educativo. E’ banale evidenziare che l’investimento strategico avrà una ricaduta positiva per lo Stato con l’aumento del gettito fiscale prodotto da nuova occupazione.

Come appena accennato la povertà può terminare con un efficace cambio di paradigma culturale: si misura lo sviluppo umano, il benessere, l’ambiente e tutte le dimensioni indicate dal Benessere Equo e Sostenibile. Applicando l’articolo 9 della Costituzione si aprono opportunità lavorative in un indotto immenso, un giacimento di ricchezza che solo l’Itala può vantare. Abbiamo bisogno di filosofi, agronomi, geologici, architetti, ed imprese artigiane nei settori più importanti del riuso e dell’efficienza energetica. Rigenerare i centri urbani dei paesi italiani richiede un impegno importante. E’ molto probabile che non tutte le Amministrazioni locali di piccole dimensioni abbiano dirigenti e funzionari con la formazione adeguata, a volte anche i capoluoghi di provincia non hanno personale adeguato, ed è sufficiente investire in questo aspetto con l’aiuto dei esperti, associazioni per puntare all’adeguamento culturale rispetto al periodo di transizione che stiamo vivendo, successivamente i Comuni possono presentare progetti di qualità (un nuovo “piano città” figlio dello stop al consumo del suolo) e finanziarli con le ricchezze private sopra accennate, con il taglio degli sprechi e con il taglio di politiche sbagliate come quelle indirizzate nelle missioni militari o all’esercito (22 miliardi digitalizzazione esercito).

Il legislatore può introdurre leggi virtuose che prevengono illeciti e reati, la riduzione della corruzione con l’adeguamento delle pene e dei reati (“colletti bianchi” e finanza creativa), l’efficacia di un processo civile e penale più veloce, e l’introduzione della vera class action possono rappresentare la svolta di processi conformi al diritto. La vera class action è un procedimento stragiudiziale e quindi previene il ricorso al Tribunale ed ha l’85% di successi, inoltre la vera class action punisce SpA non compatibili col mercato poiché premia le SpA rispettose delle norme.

La scelta politica di puntare sulla bellezza dell’Italia è un insieme di strategie che vanno nella direzione di migliorare la qualità della vita, e per farlo bisogna agire parallelamente in tanti ambiti finora sottovalutati o ignorati. Esistono diverse linee politiche in ambito europeo: “Patto dei Sindaci”, “rete rurale nazionale”, “smart cities“, “european green capital” che possono essere adottate, queste vanno nella direzione giusta, ma l’UE è un blocco giuridico, poco democratico, e burocratico molto lento rispetto alle esigenze di cambiamento dei Paesi periferici che abbisognano di piani nazionali urgenti, con moneta sovrana libera dal debito immediatamente disponibile, come fanno USA e Giappone. Prima che l’UE diventi un luogo libero e democratico c’è il serio rischio che le Nazioni si autodistruggano grazie alla stupidità dei politici, non sarebbe la prima volta. Una strada importante è senza dubbio l’energia dal basso, una spinta popolare che pretenda un cambio radicale. Inoltre, la strada dei capitali privati – raccolta fondi – potrebbe essere un buon esempio e la via perseguibile per cominciare a rilanciare l’economia reale della Nazione per un interesse pubblico.

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