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Posts Tagged ‘Unione Europea’

Consultando il manuale di Storia di Banti, L’età contemporanea, al capitolo sull’avvento del fascismo si leggono le “leggi fascistissime” che istituzionalizzavano il mutamento del sistema politico, fra gli anni 1925 e 1926. Una legge riprendeva la regola dello Statuto Albertino, ove il Parlamento non aveva più il potere di dare fiducia al Governo, poiché questo rispondeva al Re e non più al Parlamento. Un’altra norma consentiva al Governo di emanare leggi; un’altra aboliva le istituzioni elettive degli Enti locali per introdurre Podestà e Consulte; un’altra reintroduceva la pena di morte per chi attentava la vita dei regnanti o del capo del Governo, e istituiva i Tribunali speciali per i processi politici come emanazione del partito fascista. Un’altra norma ancora prevedeva che le associazioni sindacali fossero riconosciute solo dal Governo e vietava gli scioperi; mentre l’ultima, annullava l’opposizione politica, dichiarandone decaduti i deputati eletti dal popolo. I regimi autoritari hanno sempre avuto la prerogativa di gestire il potere per conto proprio con la degenerazione di favorire gli interessi dei pochi, e nascondere le responsabilità delle proprie azioni per ovvie ragioni, cioè evitare di dar conto ai popoli circa la gestione delle risorse pubbliche. Il regime fascista fu un modello di corruzione esemplare, in quanto la dittatura servì ad accumulare ingenti capitali per tutti coloro i quali governavano o erano vicini al Duce. Già nel 1920, il partito di Mussolini, Fasci di combattimento, fu scelto dagli industriali padani e dai proprietari terrieri come strumento politico da finanziare per esprimere i propri interessi. In questo modo nacquero le prime squadre d’azione che usavano violenza contro le organizzazioni sindacali e contro i socialisti. La borghesia italiana scelse il partito fascista. Ancora oggi possiamo osservare analogie e forti legami fra il mondo delle imprese private, il capitale, e l’organizzazione dei soggetti politici come mezzi per osteggiare i diritti umani, contro i principi di uguaglianza sociale ed economica. Rispetto agli anni ’20 il mondo è cambiato: il capitalismo è la religione che guida tutte le istituzioni, e tutti i partiti (di governo e di opposizione) concorrono a realizzare un mondo orwelliano più sofisticato, dove la violenza (fascista) assume strategie e forme nuove (psico programmazione, programmi scolastici, pubblicità, consumismo).

E’ sempre vera la frase che la Storia è maestra di vita, ovviamente se fosse studiata. Se riflettiamo sull’andamento del nostro sistema politico degli ultimi venticinque anni potremmo porci dubbi, domande e perplessità e osservare diverse analogie fra fascismo e le scelte politiche dei nostri partiti. Prima di tutto, dubbi e perplessità sul sistema maggioritario che non coincide col fascismo, ma possiede alcuni aspetti che lo rendono simile per la sua attitudine nel concentrare poteri in un solo partito di minoranza. E’ altrettanto vero che oggi il Parlamento intende ripresentare un sistema misto fra maggioritario e proporzionale, sicuramente più democratico.

Poi, l’anomalia circa il conflitto politico fra Unione europea e Costituzione repubblicana. L’Unione è un’istituzione politica anomala poiché non è uno Stato democratico rappresentativo, in quanto non rispetta il principio di separazione dei poteri fra organo esecutivo e legislativo. L’UE non è neanche una Repubblica federale. L’UE è un’organizzazione feudale caratterizzata da una forte gerarchia, da una scarsa trasparenza e una cattiva gestione del proprio bilancio. Il potere è nelle mani di un’oligarchia di individui non eletti, come la BCE, il MES, l’euro gruppo, il Consiglio e la Commissione, in maniera tale che gli interessi del capitale privato siano garantiti ma a danno dei popoli. Com’è noto, Governo e Parlamento italiano aderirono volontariamente firmando i Trattati. Leggendo i Trattati europei emergono conflitti con i principi Costituzionali. I più grandi conflitti politici riguardano gli elementi essenziali circa l’autonomia di uno Stato democratico: la sovranità monetaria, il controllo del credito e l’interesse generale circa le politiche industriali nazionali. L’UE è un’istituzione politica volutamente condizionata dal mercato, mentre la Repubblica italiana ha il dovere di attuare uno Stato sociale, non solo liberale. Le direttive europee valgono per tutti i cittadini e il Parlamento italiano ha il dovere di applicare prioritariamente la Costituzione, e non le regole imposte da un’organizzazione sovranazionale. Per questo ruolo esiste una commissione speciale che armonizza le norme. Come potremmo intuire e osservare ci sono profonde analogie e continuità fra regime fascista e interesse del capitale. Nel ventennio fascista, grazie al regime, determinate imprese private riuscirono ad occupare i Ministeri per accumulare capitali privati. Oggi le imprese non hanno più la necessità di occupare direttamente Ministeri poiché ricattano tutta l’euro zona attraverso il debito e i mercati telematici.

Le analogie più evidenti col fascismo circa l’agire politico sono riscontrabili nell’azione di Governo degli ultimi anni. In Italia, spesso il Parlamento abdica al proprio ruolo di legislatore affidandosi al Governo per produrre leggi attraverso il famigerato voto di fiducia posto sui decreti.

Voti di fiducia

Fonte immagine Openpolis, Il Governo al tempo della crisi, mini dossier, feb 2015.

Questa scelta divenuta consuetudine viola la Costituzione Repubblicana, e coincide con l’auspicio fascista nel prevedere che sia l’esecutivo a scrivere le leggi e non più gli eletti dal popolo. Oltre a ciò, è impressionante osservare i dati raccolti da Openpolis circa le leggi approvate e notare che l’80% sono d’iniziativa del Governo e non del Parlamento. E’ proprio grazie a questa consuetudine fascista che i Governi italiani hanno introdotto norme incostituzionali riducendo la sovranità della Repubblica italiana, garantendo l’interesse delle imprese – proprio come accadde durante il fascismo – togliendo certezze al lavoro, e privando i cittadini di poter coltivare il proprio sviluppo umano (come accadeva nel fascismo), tali norme hanno aumentato le disuguaglianze, e la povertà che si concentra soprattutto nel meridione d’Italia. Uno dei principi fondamentali della Repubblica italiana è la rimozione degli ostacoli economici per favorire lo sviluppo umano. Dopo vent’anni di autoritarismo imposto dalle stupide regole europee, i meridionali sono più poveri di prima, e milioni di italiani sono a rischio povertà, mentre talune imprese localizzate nelle solite aree geografiche hanno aumentato i profitti. E’ in questo processo di rifeudalizzazione “fascista” della società che si riscontra nuovamente il disancoramento del cittadino che non riesce a partecipare al processo decisionale della politica. Negli ultimi anni, si riscontrano due reazioni negative al disancoramento legate all’inciviltà in aumento: l’astensionismo, e i nuovi partiti populisti incapaci di affrontare i problemi del paese.

Un’altra tendenza contemporanea che coincide col fascismo è l’annullamento dell’azione politica dei Sindacati, ampiamente avvenuta sia escludendo o riducendo drasticamente la partecipazione dei Sindacati all’interno delle aziende, e sia infiltrando i Sindacati stessi attraverso rappresentanti che assecondano l’ideologia neoliberale preferita dalle imprese. Sotto questo aspetto l’atteggiamento di alcune multinazionali e talune imprese locali è abbastanza chiaro: applicare la teoria fascista che vieta il diritto di sciopero ed eliminare la presenza sindacale. E infine, in un certo senso anche i Tribunali speciali sono realtà contemporanea, poiché da diversi anni si hanno processi politici attraverso i media, a completamento di un desiderio o di una profezia fascista che annullava la contesa politica con la violenza, e oggi si può raggiungere lo stesso obiettivo ma con mezzi diversi. Oggi si consuma un’altra forma di violenza: l’insulto, lo sfottò, la denigrazione e la calunnia contro i politici scomodi.

La dittatura fascista fu introdotta dalla monarchia italiana e agiva in maniera indisturbata senza alcuna possibilità di contraddittorio. In maniera del tutto analoga l’Unione europea si è appropriata di sovranità attribuitagli dai Governi nazionali, ma durante questo decennio di recessione sembra che essa agisca proprio come i fascisti contro l’interesse e la felicità dei popoli, resi più poveri e più fragili dal capitalismo e dall’autoritarismo europeo.

Alla luce di queste osservazioni è “strano” che in Italia riemergano movimenti politici fascisti che millantano un’opposizione al regime europeo dato che fu proprio il nazi-fascismo ad alimentare le disuguaglianze sociali, oltre alle inutili e sanguinose guerre che tutti ricordano. L’altra anomalia culturale italiana è che non esistono più comunisti che si oppongono alle disuguaglianze, ormai i partiti sono tutti liberali e neoliberali. Poiché gli italiani sono sempre più fragili economicamente non sorprende osservare i movimenti estremisti occupare spazi sociali, ma sorprende l’inerzia dei Governi che li favorisce lasciandoli liberi nel gestire i disagi e speculare sulle disgrazie altrui. E’ altrettanto noto che Hitler e Mussolini costruirono il proprio consenso sfruttando la recessione economica e millantando prosperità per tutti. Poiché tali fenomeni non sono nuovi, osservando la conduzione del potere in Italia, i partitini neofascisti dovrebbero esseri fieri dei Governi neoliberali, anziché contestarli con osservazioni palesemente socialiste. Probabilmente queste contraddizioni sono possibili poiché viviamo nell’epoca della decadenza, e dove i mediocri sono classe dirigente. Oggi insistono almeno due fattori che alimentano partiti anacronistici: il primo è l’ignoranza funzionale delle masse, e il secondo è il capitalismo neoliberale poiché aumenta le diseguaglianze che servono ai partiti di destra come elemento sociale trainante dei ceti più fragili e meno abbienti. Le disuguaglianze innescano frustrazioni, rabbia e invidia sociale e questi sentimenti sono strumentalizzati per togliere o creare consenso politico. Il maggior consenso si realizza, in particolare nelle grandi città come Roma, Napoli e Milano ove esistono gravi problemi sociali e di degrado delle periferie, e in generale nel meridione col tasso di disoccupazione più alto. Questo clima di incertezza e fragilità economica è il fiume che alimenta frustrazioni che spesso si traducono in odio e proteste. Nei territori della marginalità, i problemi e le emozioni negative guidano le scelte degli italiani. Le politiche neoliberali, attraverso i famigerati tagli, hanno ridotto la presenza dello Stato sociale, e questo spazio è stato occupato dagli speculatori politici e dalla criminalità. Nei territori marginali restano i problemi: il disagio e l’esclusione sociale. Taluni partiti hanno capito che, in determinati contesti, possono lucrare consensi elettorali e fomentare l’odio razziale. E’ altrettanto evidente che dove c’è cultura di base, lavoro e Stato sociale tali speculazioni politiche non possono esistere.

L’aspetto più grottesco di noi italiani è che, insieme ai greci, siamo fra i più colpiti dalla recessione, e nel nostro Paese dovrebbe nascere il più grande partito socialista a trazione bioeconomica per programmare l’uscita dal capitalismo, ma siamo fra i più inutili in assoluto, poiché abbiamo gettato la nostra frustrazione o nel populismo, o nell’astensionismo. In altri paesi si parla apertamente di crisi del capitalismo, e persino negli USA sono più avanti di noi su questa consapevolezza, mentre qui non sappiamo neanche cosa sia perché ignoriamo Marx.

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Fonte immagine Openpolis, Piove sempre sul bagnato, mini dossier, apr 2015.

 

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Report, il 27 novembre 2017, dedica una puntata sul tema dell’Unione europea. Nella prima parte, Giorgio Mottola mostra gli sprechi dell’Unione europea (lo spreco delle tre sedi e il bilancio fuori controllo), poi Paolo Mondani racconta come gli interessi dei tedeschi prevalgono su quelli altrui (la non ridistribuzione del surplus commerciale in violazione delle regole europee, e la corruzione aggravata in Mercedes), mentre nella seconda parte di Michele Buono mostra una visione utopica di come potrebbe essere l’Unione. Il famigerato surplus tedesco è generato a danno degli altri Paesi: “le merci tedesche vendono di più grazie ai nostri bassi salari e a una valuta debolefu la Germania a volere l’Italia nell’euro nonostante che non avesse i conti a posto per indebolire la moneta e consentire alle proprie esportazioni di volare” (Heiner Flassbeck, ex viceministro finanze Germania). La simulazione proposta da Buono si può condividere o meno, a seconda delle proprie idee politiche, ma trovo poco credibile una narrazione buonista di un’Unione fatta sul modello federale americano, lasciando intendere che i problemi dell’attuale UE siano solo il frutto di un errore quando la storia è molto diversa. Sul pianeta del capitalismo neoliberale credo sia un errore di ingenuità raccontare che se ci fossero gli Stati Uniti d’Europa staremmo tutti meglio, perché? Perché le disuguaglianze non dipendono dal sistema istituzionale ma dalla religione capitalista che ha creato una “società” a sua immagine. Negli USA, preso come modello, le disuguaglianze sociali ed economiche ci sono sempre state, e oggi sono in aumento, nonostante essi abbiano un sistema politico più efficiente rispetto all’instabilità del capitalismo. La società americana è fra le più controverse e contraddittorie al mondo, hanno una corruzione endemica poiché i partiti sono finanziati dai privati, usano una parte importante del proprio budget promuovendo guerre nel mondo, e infine gli americani non hanno il diritto alla salute come in Italia. Prima di tutto, la storia è dietro di noi e non si cancella, l’Europa è stata occupata militarmente dagli USA e il progetto politico degli Stati Uniti d’Europa fu un’idea del patto atlantico per allargare la NATO e fronteggiare il comunismo. Oggi che tutto il mondo è capitalista, il ruolo dell’UE è cambiato trasformandosi in un’area geografica neoliberale per favorire l’interesse delle imprese private. E’ un errore dimenticare la storia lasciando intendere che sia stato un percorso di auto determinazione dei popoli europei, poiché è vero il contrario. Infine, questa UE è stata progettata proprio così come la vediamo, i politici europei accettarono di creare aree geografiche “centrali” e “periferiche” con lo scopo di far pagare il costo dell’Unione a determinati territori rispetto ad altri. Le disuguaglianze economiche che oggi osserviamo non sono state un errore di calcolo politico ma un percorso molto lungo, e ampiamente concertato durante gli anni.

La narrazione di Report entra nel dibattito politico a sostegno del progetto europeo con una visione capitalista, omettendo il fatto che sul nostro pianeta è proprio la religione capitalista occidentale a creare disuguaglianze sociali, economiche e distruzione degli ecosistemi naturali. E’ noto che il capitalismo crea sottosviluppo, e oggi i sacerdoti di questa religione sostengono se stessi, i propri interessi e lo fanno tenendo in schiavitù più della metà della popolazione mondiale, mentre un’élite degenerata dell’1% orienta le politiche globali e controlla buona parte della ricchezza. Un’altra enorme contraddizione che dipende dalle nostre istituzioni politiche è questa: l’Italia è il secondo finanziatore netto dell’UE ma non utilizza i fondi europei, tant’è che è l’ultimo Paese per uso dei fondi europei.

Nel 2015, Yann Arthus-Bertrand realizza il documentario più straordinario mai realizzato prima sulla specie umana, Human, intervistando persone di tutto il mondo. Il documentario è diviso in tre parti, e mostra con naturale immediatezza problemi e virtù di noi esseri umani, rinchiusi e schiacciati dalla religione capitalista che diffonde infelicità, violenza e distruzione, mentre noi umani necessitiamo di amore e conoscenza per vivere in armonia col pianeta e noi stessi. Nel 2009 Arthus-Bertrand realizzò Home mostrando con grande efficacia la distruzione del pianeta ad opera delle multinazionali che per mero profitto usurpano i beni comuni.

Se da un lato Report realizza inchieste interessanti, dall’altro le analisi e le soluzioni siedono ancora sul piano ideologico sbagliato di un’epoca decadente e fuorviante, mentre la narrazione di Arthus-Bertrand, pur non suggerendo soluzioni dirette, mostra con estrema profondità e precisione quali sono i nostri problemi, e quindi indirettamente lascia intuire che la soluzione è nell’uscita dal capitalismo, se vogliamo cominciare a vivere come esseri umani.

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Gli effetti negativi della recessione capitalista – l’implosione del sistema su stesso – e la cattiva organizzazione politica dell’Unione Europea stanno favorendo la disgregazione sociale delle comunità, e stanno aumentando le diseguaglianze a favore dei cosiddetti paesi “centrali”. L’UE è un organizzazione politica che lavora male sia perché applica l’ideologia neoliberista e sia perché non è un’istituzione democrazia rappresentativa, il potere è nelle mani di organi non eletti (BCE, Commissione, Consiglio, Euro gruppo …). L’ipocrisia più evidente dell’UE sul proprio territorio è la coesistenza di zone economiche speciali (zes) espressione dello sfruttamento capitalista, con l’illusione di politiche di coesione per sostenere i territori depredati dal capitalismo stesso. Gli sprechi nell’UE sono evidenti: un bilancio fuori controllo e poco trasparente, un budget insufficiente, la moltiplicazione di funzioni governative e di luoghi istituzionali non rappresentativi dei popoli ma influenzati dalle lobbies. L’UE dovrebbe essere un istituzione democratica con politiche socialiste e un’organizzazione federale dotata di strumenti di democrazia diretta. L’attuale UE liberista è destinata a sparire grazie all’indignazione popolare che potrebbe innescare un cambiamento delle istituzioni politiche, oppure una degenerazione e disgregazione generale.

Com’è noto il modello più democratico che esiste in Europa, è fuori dall’UE ed è quello Svizzero. In Svizzera esiste un equilibrio fra estensione geografica e amministrazione politica, esistono ben 26 Cantoni autonomi con una propria Costituzione, che si auto governano integrando democrazia rappresentativa con strumenti efficaci di democrazia diretta, e fiscalità locale e generale ridistribuita ai Cantoni.

Per rimediare all’aumento dei disordini sociali e all’aumento delle disuguaglianze economiche prodotte dal pensiero neoliberista, chi guida le istituzioni europee dovrebbe proporre la riforma dei Trattati e introdurre politiche pubbliche socialiste, cioè la sovranità economica e politica dell’UE. Questo processo è molto complicato poiché la riscrittura dei Trattati abbisogna del consenso di tutti, anche di quei Governi che stanno traendo vantaggi economici dalle disuguaglianze economiche e di riconoscimento, come la Germania e quei piccoli Paesi dotati di zone economiche speciali. L’incapacità di auto riformarsi e queste contraddizioni favoriscono la crescita di forze politiche razziste e disgregative dell’UE. Un sincero percorso di auto riforma da parte di chi guadagna dallo status quo appare ingenuo. In questo contesto egoistico e conflittuale i cambiamenti sociali ed economici avvengono ugualmente. In Europa le agglomerazioni urbane si sono trasformate, e pertanto sarebbe saggio riconoscere il fatto che i sistemi locali rappresentano la più appropriata geografia politica per stimolare la coesione sociale, e per applicare la bioeconomia. I sistemi locali possono essere visti come i Cantoni svizzeri. In Italia esistono 611 sistemi locali. Si tratta di costruire il rescaling delle aggregazioni politiche locali (comuni), e in queste aree funzionali favorire lo sviluppo locale applicando principi e politiche bioeconomiche. In buona sostanza l’UE deve riformarsi per diventare un sistema federale autonomo, sia grazie a una banca centrale che stampa moneta a credito, e sia riformando gli Enti locali territoriali. Non serve “l’Europa delle Regioni” ma l’Europa dei sistemi locali sotto le Province, poiché sono questi gli ambiti territoriali che possono favorire la rilocalizzazione delle attività produttive per ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento. Istituzioni e collettività devono imparare a riconoscere il valore delle persone, e programmare piani e progetti capaci di affrontare problemi sociali e ambientali, perché sono indispensabili per lo sviluppo umano e ridurre le disuguaglianze territoriali. Se da un lato il capitalismo produce disuguaglianze e sottosviluppo, solo uno Stato civile che interviene nell’economia può ridurre questi squilibri. In questo modo si riduce la disoccupazione e si affrontano i problemi sociali, economici. Sono necessarie politiche pubbliche che solo uno Stato democratico può programmare per tutelare i patrimoni e finanziare la riduzione del rischio sismico e idrogeologico, così come sostenere i servizi sociali.

L’Unione europea, contrariamente a quanto si professa, non è un’organizzazione democratica ma è un ambito regionale centralizzato sotto il ricatto dei famigerati mercati e di un’élite degenerata. L’UE è la peggiore organizzazione politica che si possa pensare, sia perché gli Stati aderenti all’euro zona cedono la propria sovranità monetaria, e sia perché smettono di produrre politiche industriali virtuose secondo gli interessi generali. Il regime europeo è di tipo finanziario, ignora le leggi della natura e detesta l’auto determinazione dei popoli.

Per favorire un sistema politico efficiente, cioè che risponda ai diritti dell’uomo compatibilmente con le leggi della natura, è necessario copiare i sistemi biologici poiché ricalcano il metodo democratico fondato sul dialogo e sullo scambio reciproco. E così i sistemi locali possono essere ripensati in chiave bioeconomica favorendo interazioni spaziali di complementarietà che valorizzano le risorse e il sapere locale. Per sostenere il potere del popolo (democrazia) è necessario favorire l’auto determinazione e decentrare poteri e funzioni per poi federare i sistemi locali.

Dobbiamo prendere atto che nell’UE il reale rapporto che c’è fra spazio e potere è il controllo dell’élite europea circa gli interessi dei mercati finanziari, che si basa sullo sfruttamento capitalista di un mercato europeo di circa 500 milioni di persone costrette a comprare le merci delle multinazionali. Tutto il resto, cioè libertà, diritti umani, civili e politici e altro, è accessorio o d’intralcio. L’inganno del sistema politico europeo non si limita ad aver tolto sovranità agli Stati, ma ha contribuito a far credere e legittimare forme elettorali rappresentative dove gli eletti non hanno gli strumenti per governare i territori e non decidono sul destino dei popoli (deterritorializzazione). I cittadini italiani, eleggendo direttamente i propri Sindaci credono che costoro possano fare politica quando nella realtà essi sono solo amministratori. Il reale potere è nei contratti giuridici delle SpA locali che gestiscono i servizi pubblici. Inoltre sappiamo bene che i parlamentari sono nominati, e non sono mai stati scelti direttamente dai cittadini. Infine, le direttive europee sono scritte da tecnocrati (Commissione e Consiglio) mentre il Parlamento europeo non ha il potere esclusivo di promulgare le leggi. L’UE rappresenta un’oligarchia di poteri (MES) e professa la rifeudalizzazione della società; l’élite professa la competitività e la crescita continua (accumulo di capitale), ma la natura non compete resta in equilibrio e ricicla, la natura non accumula capitale e dona l’energia poiché è gratis. Secondo la religione neoliberale la globalizzazione deve favorire le multinazionali che predano le risorse locali.

Cambiando la natura giuridica dello strumento monetario a favore della teoria endogena, e federando i sistemi locali applicando la bioeconomia, accade che mutano le relazioni spaziali poiché si rafforza l’interesse delle comunità e l’economia reale dei territori. E’ in questo modo che si favorisce una politica di coesione sociale e si crea occupazione utile. Un primo passo concreto è la sperimentazione di bioregioni urbane nei sistemi locali e la riorganizzazione delle competenze territoriali dove un ufficio di piano progetta il piano urbanistico intercomunale bioeconomico. Il cambiamento dei rapporti di potere a favore dell’auto determinazione e degli interessi locali avviene proprio attraverso il progetto che prevede processi di riappropriazione e uso razionale delle risorse (rigenerazione urbana, cibo, energia, acqua, trasporti, cultura, connettività).

La politica di globalizzazione neoliberista dell’UE deterritorializza e distrugge l’economia reale locale, invece una politica bioeconomica territorializza e favorisce l’economia reale locale creando occupazione utile.

Per avere un’idea verosimile del peso economico, e cioè degli investimenti necessari solo in Italia è sufficiente ricordare che il Governo stesso nel 2011, solo per intervenire sulla riduzione del rischio idrogeologico, stimò circa 40 miliardi di euro. Intervenire nelle 26 città in contrazione servirebbero circa 56 miliardi (stima a ribasso) per rigenerare i quartieri di edilizia moderna (il famigerato boom economico), mentre intervenire nei sistemi locali servirebbe il doppio degli investimenti immaginati per le città in contrazione. Per la prevenzione del rischio sismico, nel 2013 gli ingegneri hanno stimato 93,7 miliardi per le case di tutti gli italiani, mentre l’Oice ha stimato 36 miliardi per interventi di adeguamento. Restando nel piano ideologico dell’economia del debito non ci saranno questi investimenti, basti osservare gli spiccioli a debito del famigerato piano Junker, ed è necessario, non solo ripristinare la sovranità, ma uscire dalla religione della crescita, poiché gli investimenti che servono alla specie umana non necessariamente creano un ritorno economico per gli investitori. La moneta dovrà essere a credito. In tal senso una parte della letteratura economica che riconosce i limiti dell’economia neoclassica ortodossa (ignorare l’entropia), immagina di collegare la teoria bioeconomica di Georgescu-Roegen con la teoria post-keynesiana (moneta endogena e domanda effettiva) al fine di proporre un modello macro economico e politico migliore di quello attuale che crea squilibri, povertà e recessioni. Ad esempio, le necessità sopra elencate (prevenzione del rischio sismico e idrogeologico) rientrano nella domanda effettiva che si può sostenere solo con investimenti pubblici a credito.

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Prima di tutto bisogna riconoscere che l’ideologia neoliberale ha svolto un lavoro estremamente accurato e preciso. Per arrivare a rincoglionire un italiano su due, cosi dicono le statistiche sull’ignoranza funzionale e di ritorno, vuol dire che il sistema formativo universitario per gli insegnanti scolastici e quello del mondo accademico è fra i più devastanti del mondo occidentale, anch’esso annegato nel nichilismo. Un sistema culturale – quello scolastico e universitario – incapace di proporre una reazione virtuosa alla pubblicità delle imprese e dei mass medium. Non c’è dubbio che ci siano ancora insegnanti liberi, capaci e preparati, ma il sistema non li favorisce, li isola. La rimozione delle capacità creative, necessarie per la libertà e l’autonomia di pensiero, consente un facile asservimento degli individui al peggiore conformismo di sistema e preserva i comportamenti immorali, dannosi per lo sviluppo umano. Se la crescita del neoliberismo distrugge posti di lavoro senza che a questo disastro si contrapponga una programmazione per favorire la nascita di nuovi impieghi è soprattutto merito dall’incapacità della classe dirigente e dell’apatia di cittadini chiusi in se stessi.

Mentre gli altri popoli europei stanno stimolando una rinascita del socialismo, e le città stanno realizzando luoghi urbani più vivibili, noi italiani siamo persino spaventati dalle parole, e così lo stesso termine socialismo, in Italia è ritenuto pericoloso e coperto dal disprezzo. In ambito politico, negli ultimi trent’anni, chi ha usato tale termine ha senza dubbio associato le proposte socialiste alla corruzione, mentre l’ex partito comunista si è dissolto volontariamente scegliendo le posizioni neoliberali.

In soli trent’anni è cambiato il panorama industriale, e sono cambiati i soggetti politici favorendo una confusione fra i cittadini elettori che non si era mai vista prima. All’interno di questa confusione l’élite ha saputo navigare in maniera adeguata e tranquilla, visto che i profitti delle aziende sono aumentati come non era mai accaduto nella storia dell’industrialismo e il sostegno principale alla rifeudalizzazione della società è venuto proprio dalla cancellazione degli ideali socialisti costruendo un’Unione europea a trazione neoliberista, la peggiore destra che si possa immaginare poiché sta distruggendo la specie umana.

La storia maestra di vita ricorda che furono gli utopisti socialisti a suggerire soluzioni pratiche per migliorare le condizioni di vita degli abitanti costretti in schiavitù dall’esplosione dell’industrialismo. La differenza fra l’Ottocento e la realtà odierna, è che l’industrialismo sta lasciando l’Unione europea mentre l’evoluzione tecnologica suggerisce un insieme di soluzioni che liberano individui e famiglie da obblighi e dipendenze dal monopolio delle imprese di profitto. Ciò che coincide fra il passato e il presente è che le soluzioni politiche rientrano esattamente nelle utopie dell’Ottocento, a partire dalla rinascita del concetto di comunità sino all’opportunità di realizzare città auto sufficienti e collegate in rete per scambiarsi le eccedenze. Se i popoli europei vogliono sostituire questa Unione europea con un’altra, devono necessariamente compiere un salto paradigmatico, lasciare il piano ideologico del capitalismo ed approdare sul piano della bioeconomia. E per farlo bisogna agire sul piano culturale, l’ambito educativo e formativo distrutto dal neoliberismo.  La scuola e l’università, psico programmate secondo gli indirizzi dell’industrialismo di massa, vanno liberate dai dogmi e lasciate libere di agire per ricostruire il senso di comunità e progettare realtà applicando i valori costituzionali.

Osservando la storia con maggiore attenzione, capitalismo e socialismo si sono sviluppati sullo stesso piano ideologico della crescita, e le idee degli utopisti furono rimosse nel secolo Novecento, poiché le soluzioni proposte rientravano in schemi organizzativi autarchici e anarchici, cioè favorivano l’autonomia e l’auto determinazione dei popoli in contrapposizione al modello istituzionale che poi si realizzò sia nei paesi capitalisti e sia in quelli socialisti. Destra e sinistra si sono concretizzate in sistemi di “controllo centralizzato”, la destra preferisce che il mercato sia nelle mani delle imprese (liberalismo) mentre la sinistra preferisce le mani dello Stato, ma entrambi i sistemi sono nelle mani dei banchieri (è un sistema centralizzato). Oggi l’Occidente è nelle mani del regime autoritario del WTO (è un sistema centralizzato) che sfrutta le finte democrazie rappresentative come sistema di controllo delle leggi che favoriscono il neoliberismo. Gli attori politici servono a creare una rappresentazione teatrale secondo il vecchio schema divide et impera: destra e sinistra; e questo schema funziona ancora poiché l’ignoranza funzionale dei popoli, li conduce a votare per i peggiori soggetti politici. Storicizzando destra e sinistra, e risolvendo il problema dell’ignoranza una massa critica interna ai popoli, consapevole e ben istruita, può formare nuova classe dirigente, onesta ed autonoma pronta a costruire una società della bioeconomia che punti alla felicità. Noi italiani dobbiamo costruire un percorso simil Podemos poiché solo attraverso un soggetto puramente democratico potremmo costruire la speranza di inserire rappresentanti del popolo, meritevoli e capaci, utili a ribaltare il sistema secondo nuovi paradigmi; poiché oggi esiste un sopra (l’élite degenerata) e un sotto (i popoli), e noi siamo quelli che stanno sotto.

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Nella scena teatrale della democrazia rappresentativa i candidati si mostrano interessati e discutono a volte dei problemi dei popoli, ma nessun media nazionale italiano ha mai approfondito l’influenza delle società segrete e dei gruppi internazionali che ricattano i Governi. Mai nessun programma televisivo, in prima serata, e per lunghi periodi ha investigato sul ruolo e sulla funzione di persone non elette dai popoli, ma che determinano la vita dei cittadini.

La privatizzazione del mondo è stata decisa da queste persone ed indicata ai Governi col fine di usurpare i beni demaniali dei popoli, ed ancora, le guerre per gli idrocarburi, i diritti di copyright ed i brevetti sulla ricerca scientifica. La privatizzazione della salute e la privatizzazione delle guerre sono tutte linee politiche non ideate dai Parlamenti, ma avviate da gruppi sovranazionali come il Bilderberg, la Trilaterale ed il CFR dove alcuni banchieri ed imprenditori si dividono le risorse del pianeta. Dove nacquero queste idee? Nei think tank [1], serbatoi di pensiero, che hanno influenzato e formato generazioni di economisti, giuristi, politici e giornalisti adepti alla religione neo-liberista. Ovviamente non tutti i think tank propongono soluzioni ispirate dal pensiero liberista di Friedrich Von Hayek e Ludwig von Mises. Ogni anno, sin dal 1971, l’ideologia capitalista trova lo sviluppo dei suoi interessi elitari nel World Economic Forum (WEF) e discutono sulla gestione delle risorse secondo i desideri del World Trade Organization (WTO). Ogni anno, dal 2001, nello stesso periodo si promuove il World Social Forum (WSF) in antitesi all’ideologia materialista del capitalismo contemporaneo: il liberismo. Il WSF promuove modelli economici alternativi al pensiero dominate (liberismo) col fine di gestire le risorse in maniera razionale secondo i diritti umani.

Uno studio dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo ha analizzato le relazioni tra 43 mila aziende e ha identificato un gruppo relativamente piccolo di 147 compagnie, in prevalenza banche, che formano una sorta di super-entità in grado di controllare il 40 per cento della ricchezza globale.[2]

Le organizzazioni sovranazionali hanno un’evidente influenza psicologica sugli stili di vita di tutti i cittadini eppure non rispondono di fronte alle legge circa le loro scelte, poiché i media più influenti hanno costruito una maschera nel corso degli anni, ed i Parlamenti hanno introdotto leggi che tutelano gli affari, e non l’ambiente, non la salute e la vita degli esseri umani. La ripetizione dell’esperimento Milgram insieme ai dati relativi alla cultura degli italiani ci informano quanto sia facile per l’élite controllare, orientare e comandare le masse sia perché preferiscono obbedire alle istituzioni anche quando producono decisioni immorali, e sia perché le masse non sono dotate di strumenti adeguati a comprendere la cognizione del sé. Pertanto il potere attuale poggia la sua forza e la sua efficace sugli aspetti psicologici e culturali dei popoli.

Per quanto riguarda l’Europa possiamo constatare la differenza che c’è fra il continente studiato in geografia, e l’organizzazione politica chiamata Unione Europa (UE) con l’euro zona. Il piano politico ha radici culturali lontane, ambizioni, desideri e interessi contrastanti. I sogni di uguaglianza, pace e libertà rimangono molto lontani rispetto all’evidente influenza dell’avidità di lobbies che determinano le direttive politiche nell’UE attraverso le istituzioni non elettive facilmente manovrabili, controllabili e influenzabili dall’élite. Teniamo presente che l’UE non è un organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento europeo, unico organo elettivo, non ha il potere esclusivo di promulgare le direttive (leggi) che condivide con l’altra Camera, Consiglio d’Europa (bicameralismo imperfetto). L’UE promulga le direttive attraverso il principio di co-decisione fra Commissione, Parlamento e Consiglio. Facendo un confronto con l’Italia, basti ricordare che solo il Parlamento italiano promulga le leggi. Anche se, negli ultimi anni il vizietto costante di porre la fiducia[3] sulle proposte del Governo ha raggiunto livelli incostituzionali. Secondo un’analisi di Openpolis emerge «la riduzione dell’incidenza dei lavori del Parlamento e, sostanzialmente, la mortificazione dell’azione legislativa delle Camere», praticamente un Parlamento senza poteri e solo il 9% degli emendamenti sono accolti.[4] E da quando l’Italia ha aderito all’UE il Parlamento si limita a ratificare le direttive europee abdicando il potere legislativo a favore di organi non eletti dai popoli (Commissione e Consiglio) e condizionati dai mercati finanziari. In questo contesto parlamentari, Governi e partiti non esercitano più una politica monetaria e industriale nell’interesse dei cittadini elettori, ma si limitano a ratificare le indicazioni della Commissione, della BCE e del nuovo organo chiamato MES; indicazioni nate nei think tank e nei gruppi sovranazionali.

Ma in generale vi è un aspetto politico che non viene mai dibattuto pubblicamente ed apertamente poiché considerato dall’élite “non importante” per l’opinione pubblica, e cioè la pretesa di voler governare milioni e milioni di persone con un unico strumento: l’Unione Europea, privandole della libertà di iniziativa e di agire in maniera autonoma. I paesi membri sono 28 con una popolazione di circa 500 milioni di abitanti. Negli USA la popolazione arriva a 314 milioni di abitanti. Le regole economiche: patto di stabilità, fiscal compact, MES e la BCE sono il centro di potere poiché condizionano i diritti dei popoli aderenti ai Trattati. All’interno dell’UE esiste l’euro zona, che raggruppa 17 Stati rispetto ai 28 membri dell’UE, e racchiude 329 milioni di cittadini. Il sogno di poter controllare milioni e milioni di persone è sempre stato l’immaginario di dittatori, delle monarchie e dell’élite. Perché si tratta di regime autoritario? Poiché l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa per violazione del principio di separazione dei poteri (esecutivo e legislativo), e poiché le regole fiscali sono vincolanti nonostante le economie delle Nazioni presenti nell’UE siano diverse fra loro. Il progetto politico dell’euro zona è un sistema monetario a cambio fisso, un mercato unico basato sulla crescita e la stabilità dei prezzi attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio e la progressiva diminuzione del debito. Si tratta di criteri contabili che ignorano le singole realtà industriali, che ignorano le diversità e le caratteristiche dei Paesi aderenti al sistema euro. Criteri contabili che ignorano la bioeconomia. L’aspetto burocratico e contabile più stupido dei trattati europei e delle inadeguate istituzioni europee è che non sono previsti periodi di stagflazione, deflazione e recessione. Come in una religione si crede esista solo la crescita illimitata.

Sotto l’aspetto delle finte democrazie rappresentative possiamo constatare il funzionamento dell’azione politica élitaria commerciale. Le multinazionali SpA hanno già predisposto una serie di trattati commerciali preparati dai loro esperti al fine di presentare questi documenti blindati, e il ruolo delle istituzioni politiche, Unione Europea, è banalmente la ratifica di questi atti preconfezionati. Si chiamano trattati transatlantici che influenzeranno diversi aspetti dalla nostra vita: sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Dunque se il potere è un’idea che ha sedotto le maggioranze tramite il nichilismo, oggi bisogna svegliare le coscienze addormentate cambiando paradigma culturale e mostrando la reale natura umana fatta di cooperazione, relazione, creatività, reciprocità, passioni, amore e saper fare. Stiamo vivendo la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. E’ finita la rivoluzione industriale figlia della termodinamica mentre la finanza ha accelerato il processo di distruzione degli ecosistemi a danno dell’umanità intera. La bioeconomia e le nuove tecnologie legate a trasformazioni energetiche non inquinanti rendono le comunità autonome. La riscoperta della democrazia diretta aiuta i popoli a prendere decisioni migliori delle finte democrazie rappresentative.  Attraverso la costruzione di organizzazioni cooperative i cittadini possono scegliere di rigenerare il proprio edificio, il proprio quartiere e la propria città sfruttando il mix tecnologico basate sulle fonti energetiche alternative. «Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”».[5]


[1] Nel mondo sono 6.305 i think tank. Ben 428 operano in Cina, secondo paese sul pianeta per numero di istituzioni. Un think tank su tre ha sede nel Nord America (con 1.815 enti negli Usa), il 28% in Europa, il 19% in Asia, il 10% in Sud America. In vetta alla classifica mondiale la Brookings Institution di Washington. Di ispirazione liberal, concentra l’attività su welfare, sanità, sviluppo della democrazia. Delle 88 istituzioni che lavorano in Italia (il nostro paese è all’undicesimo posto per numero di fondazioni) ben quattro sono menzionate dalla classifica che nasce dal giudizio di tutti i presidenti degli enti considerati: al 36° posto in Europa si trova l’Istituto Bruno Leoni di Torino, al 33° della graduatoria dei centri non americani l’Istituto affari internazionali di Roma (Iai). Gli altri due think tank italiani considerati sono l’Aspen Institute e il Centre for Economic and International Studies (Ceis). Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/27-gennaio-2010/cina-think-tank.shtml?uuid=3eb24252-0b11-11df-8e59-6b66dae07f89&DocRulesView=Libero

[2] Emanuela Di Pasqua, in Corriere della Sera on-line, 22 ottobre 2011, Individuato il network capitalista che fa «funzionare» il mondohttp://www.corriere.it/economia/11_ottobre_22/network-capitalista-banche-di-pasqua_59331d88-fca3-11e0-92e3-d0ce15270601.shtml
[3] Quando il Governo chiede al Parlamento di votare a fiducia i propri provvedimenti, lo fa per togliere il potere ai parlamentari di porre emendamenti, modifiche, sui testi proposti dal potere esecutivo contraddicendo il principio democratico circa la separazione dei poteri.
[4] http://www.fanpage.it/parlamento-senza-poteri-solo-il-9-degli-emendamenti-accolti/

[5] https://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/10/19/decrescita-e-architettura/

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Recessione e capitalismo sono parenti molto stretti, precisamente la recessione è stata causata da un’industria finanziaria fuori controllo e dall’ideologia liberista ampiamente praticata nell’Unione Europea e negli USA, il famigerato modello occidentale ove i diritti inviolabili sono ampiamente violati. L’era industriale ed il picco del petrolio mostrano i limiti di un modello giunto al termine, ad esempio il 20 agosto 2013 è stato raggiunto il limite di carico delle attività antropiche, cioè l’overshootday, per i successivi mesi si rubano risorse alle future generazioni. La moneta debito ed i meccanismi fiscali europei abbinati alla delocalizzazione delle imprese con i paradisi fiscali garantiscono controllo e ricchezze ai pochi, e diseguaglianze e povertà ai molti. Nell’epoca del sovrapiù le imprese fanno profitti e garantiscono i dividendi agli azionisti semplicemente delocalizzando la produzione e rubare a norma di legge i guadagni ai lavoratori. L’insieme di questi fattori, di queste cause ed i riferimenti culturali che hanno fatto nascere un’epoca dimostrano che sono inadeguati ai cambiamenti che stiamo vivendo. Siamo a cavallo di un’epoca, una sta finendo, mentre la nuova deve ancora nascere.

Il Governo italiano ha un’opportunità, nonostante la sua appartenenza alla peggiore élite degenerata, quella dei famigerati club Bilderberg, Trilaterale e CFR, i gruppi sovranazionali ove banchieri, imprenditori, politici e giornalisti decidono le sorti del modello occidentale per trarre vantaggi personali, ricchezze e conservare il controllo sui popoli. Secondo l’indice Gini l’Italia è “regina europea delle diseguaglianze”.

Eppure in questo Governo italiano siede anche Enrico Giovannini, ex presidente dell’ISTAT, che ha pubblicato il primo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). Nella sostanza chi governa sa bene come si misura la qualità della vita e quanto il PIL sia un indicatore importante ma fuorviante. In questo periodo di semestre europeo il Governo italiano presiederà l’UE ed insieme agli altri Paesi di area mediterranea può cambiare, se il Governo lo volesse, le regole fiscali e gli indicatori economici dell’UE stessa, indicatori rivelatisi obsoleti e fuorvianti poiché non rendono felici i popoli, anzi li danneggiano. Chi è al potere oggi, può mostrare quanto la recessione sia frutto di un’ideologia obsoleta, liberismo ed avidità, e quanto MES, fiscal compact, siano criteri non compatibili con gli esseri umani e non compatibili con la natura.

Il Governo italiano può guidare un cambiamento culturale epocale, se volesse farlo veramente, e proporre l’abolizione dei paradisi fiscali, l’introduzione della Tobin Tax, proporre una più equa ridistribuzione delle risorse e puntare alla felicità dando priorità al BES. In precedenza la Francia presieduta da Sarkozy tramite la Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi pose l’accento sulle critiche al PIL. Adesso, la recessione ad orologeria, tramite l’austerità tedesca, che sta distruggendo la Grecia ed intende distruggere anche Spagna ed Italia può essere l’opportunità politica per cambiare i Trattati internazionali, quei trattati bocciati da francesi ed olandesi, e trasformare l’UE in un’area democratica, sociale e liberale come la nostra Costituzione. L’élite sa che i debiti pubblici non potranno essere ripagati causa l’insostenibilità del capitalismo stesso come spiegò l’economista Hyman Minsky, uno dei pochi controcorrente che aveva spiegato come poteva crearsi la recessione che stiamo vivendo, iniziata nel 2008. Secondo Minsky elevati livelli di indebitamento rispetto al reddito possono creare instabilità del sistema. Secondo Irving Fischer «i debitori non possono spendere e i creditori non vogliono spendere» (momento di Minsky) ed è ciò che sta succedendo nell’euro zona, e «più i debitori pagano e più saranno indebitati».

Le Nazioni possono rinegoziare i debiti tramite il principio giuridico del “debito odioso“, e devono riprendersi il controllo del credito, la sovranità monetaria, liberandosi dal ricatto delle SpA che operano nelle borse telematiche. In questo modo i popoli non saranno più condizionati dal WTO, dalla Banca Mondiale e dal FMI, tanto meno dai giudizi delle agenzie di rating. Trasformare la BEI in una banca pubblica, come intendono fare i Governi, non sarà sufficiente poiché si permane nell’economia del debito e nel ricatto delle SpA, è necessario fare un salto, uscire dal piano ideologico obsoleto.

Ciò che conta veramente come dice il BES sono: rapporti sociali, la partecipazione culturale, la soddisfazione per il lavoro svolto, la partecipazione civica e politica, la biodiversità, il lavoro, il livello di competenza alfabetica degli studenti, l’ambiente, la salute, il benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, etc.

BES_indicatori_ambiente

Non c’è alcun dubbio che l’umanità può evolversi se si libera dell’inganno psicologico dell’economia del debito, un’invenzione che sta facendo regredire la nostra specie in Europa e negli USA, mentre le dimensioni indicate nel BES se fossero considerate seriamente, l’intera società andrebbe riprogettata dalle fondazioni. In alcune aree geografiche questa evoluzione è in corso mentre l’area occidentale regredisce. La recessione può essere l’opportunità politica per ripensare obsolete convinzioni politiche.

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network_capitalista

La crisi offre opportunità! Per l’élite di compiere un altro passo importante verso il nuovo ordine mondiale, per i popoli di comprendere meglio la fallacia delle nostre istituzioni e proporre un’alternativa.

In Italia la perdita di consenso ha costretto i partiti unirsi per realizzare l’agenda delle SpA che prevede la costruzione di un nuovo ordine mondiale ed accelerare le riforme di cui l’élite ha bisogno. L’agenda prevede la sostituzione dei singoli Stati con un’entità superiore, l’UE, ed è necessario distruggere la Costituzione italiana, poiché risulta fastidiosa e pericolosa nei sui principi che parlano di priorità politiche come uguaglianza, merito, tutela dell’ambiente e della salute, diritti del lavoro e partecipazione politica. La Costituzione si contrappone all’ideologia liberista che governa l’Unione Europea, perché quest’ultima privilegia il mercato delle SpA mai i diritti dei cittadini, e non prevede la democrazia, tanto meno la democrazia rappresentativa visto che il processo di deliberazione delle direttive è nelle mani di organi non elettivi.

Jp_Morgan_costituzioneNel report della banca d’affari JP Morgan è scritto chiaramente: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”

Per questa ragione il Parlamento dei nominati dai segretari di partito si sta occupando di riformare la Costituzione, e non pensa ai problemi dei cittadini, perché i soggetti politici hanno priorità opposte al bene comune. Gli slogan annunciati dal Governo Bilderberg-Trilateral che promettono la soluzione della disoccupazione giovanile, la fine della crisi, sono tradizionali e normali prese per i fondelli che puntano a limitare i danni attraverso il reclutamento di qualche disoccupato ed inserirlo nel “precariato controllato” (schiavitù). “Ciò che stiamo facendo è dovuto ad uno stato d’eccezione, mi lego a questo e al programma su cui il Parlamento ci ha dato la fiducia”, Enrico Letta, 5 giugno 2013. Vi suggerisco l’analisi di Lidia Undiemi.

L’élite è ben consapevole del rischio che corre nell’UE poiché lo stupido sistema fiscale contabile che hanno progettato, combinato con la regolare delocalizzazione degli amici industriali, nega l’autoderminazione dei popoli e distrugge le economie reali dei Paesi, com’è è evidente a una fetta importante della popolazione e dell’imprenditoria onesta. Nei paesi denominati PIIGS le masse non condividono questa UE, non condividono il sistema euro per le ragioni sopra accennate.

La globalizzazione inventata da una corrente politica religiosa ha prodotto dal nulla ingenti capitali a servizio di alcune SpA, una ricchezza virtuale che condiziona la vita degli individui e distrugge gli ecosistemi. Gli imprenditori più influenti hanno deciso di fregare gli italiani spostando la produzione per soddisfare la propria avidità. Con l’ingresso della finanza in politica, la democrazia rappresentativa è stata sostituita dal modello feudale, il governo dei pochi non eletti che addomestica i burattini visibili nei media. E’ impossibile che questa associazione si auto processi e restituisca ciò che ha rubato.

E’ possibile che la parte sana del Paese comprenda di dover fare senza le istituzioni, non perché le istituzioni non servano, ma perché sono occupate ed usate per delinquere. Pertanto, come fare? 1) Riflettere su noi stessi; 2) Stimolare la formazione di una nuova classe dirigente libera dalle SpA; 3) Sarebbe saggio concentrare capitali privati su alcuni progetti prioritari che tutelano l’Italia per avviare subito un cambiamento. La libera iniziativa privata può e deve investire energie in progetti che migliorano la vita dei cittadini. Le conoscenze tecnologiche e le buone pratiche possono valorizzare ambiti che nei decenni passati sono stati abbandonati per inseguire sogni sbagliati. In tanti piccoli comuni vi sono borghi che possono essere conservati e valorizzati unendo storia, architettura ed agricoltura sinergica. Oggi possiamo recuperare il patrimonio esistente ed usare l’energia in maniera razionale attraverso l’impiego di un mix tecnologico a piccola scala, e realizzare l’auto sufficienza energetica ed alimentare. Negli anni ’80 e ’90 si diffusero numerosi parchi naturali, questa buona progettualità non fu ben compresa, ma oggi possiamo comprendere meglio quanto sia importante e vitale allargare la progettazione ambientale in aree più vaste per una corretta fruizione dei luoghi e dell’ambiente poiché la nostra specie dipende dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse.

Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 è in mano al 10% delle famiglie. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto su “La Ricchezza delle famiglie italiane” elaborato dalla Banca d’Italia. Secondo studi recenti, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro e la quota “italiana” sarebbe di circa il 5,7%. Stiamo parlando di circa 9120 miliardi di euro. Di questo immenso capitale, alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, di cui il 42% – 1470 miliardi – (obbligazioni, titoli esteri, prestiti, etc.) mentre il 31% – 1085 miliardi – contante, depositi, risparmio postale. Sarebbe sufficiente intervenire su questa ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie, che non muta le condizioni dei ricchi, per accedere a risorse utili per il bene dell’Italia da investire su attività irrinunciabili e virtuose come il rischio sismico, la prevenzione primaria, l’ambiente, i beni culturali, la sufficienza energetica con fonti alternative etc. Non sarebbe necessario neanche una tassa patrimoniale, ma raccogliere progetti concreti sui settori strategici – patrimonio culturale, la biodiversità, cancellazione degli sprechi e le energie rinnovabili – e farli finanziare da questi grandi patrimoni con trasparenza e merito.

Questa ricchezza è talmente grande che se questi individui volessero farlo, senza mutare il proprio stile di vita, potrebbero recuperare città intere senza l’aiuto dello Stato e producendo lavoro, quella ricchezza oggi immobile consentirebbe di aumentare il gettito fiscale ed aiutare anche lo Stato stesso. Non sarebbe soltanto il dono più utile, ma l’investimento più intelligente che si possa realizzare per le generazioni future, poiché solo conservando il territorio e le risorse sarà possibile produrre ricchezza reale per chi verrà dopo.

Mobilità e qualità dell’aria: possiamo ridurre il numero di auto private circolanti e sostituire i motori a combustione con motori elettrici, in più possiamo aumentare l’uso delle biciclette nelle zone non pianeggianti grazie all’e-bike pedelec, le bici a pedalata assistita, che consentono di superare pendenze faticose. La cancellazione delle nocive emissioni gassose delle automobili consentirebbe di trasformare i centri urbani in ambienti molto più salubri e gradevoli.

Acqua: possiamo fermare il dannoso imbottigliamento dalle falde (Le Regioni devono ritirare le concessioni poiché in alcune zone il livello delle falde è a rischio), bonificare fiumi, laghi ed arrestare il declino di intere fasce costiere. Intervenire sugli impianti cittadini per arrestare l’inquinamento prodotto anche dal cattivo funzionamento dei depuratori o per l’assenza di depurazione.

“L’Italia è l’unico Paese fra quelli economicamente avanzati a non disporre assolutamente di un inventario esauriente, sia livello centrale sia locale, sulla qualità e sulle caratteristiche merceologiche delle risorse idriche esistenti” , sottolinea il prof. Dall’Aglio. Oltre ai problemi riguardanti la scarsissima conoscenza sulla qualità delle acque naturali, mancano dati aggiornati e completi sugli aspetti quantitativi delle risorse idriche potenziali. Le acque sotterranee, insieme ai grandi laghi, sono una risorsa strategica, parzialmente rinnovabile con processi molto lunghi nel tempo, di cui abbiamo conoscenze insufficienti sia in termini di dimensioni e distribuzione della risorsa sia in termini di qualità. (da Giuseppe Altamore, Qualcuno vuol darcela a bere, Fratelli Frilli editore, 2005 (pagg. 40, 182))

Recupero e riciclo totale della materia: in questo settore vi sono esperienze ed imprese mature che hanno subito la concorrenza sleale degli inceneritori. L’eco design prevede la fine dell’incenerimento e pertanto chiunque può avviare imprese per recuperare le materie prime seconde.

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