Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘democrazia’ Category

Dal giorno in cui Berlinguer rilasciò quella famosa intervista sul malcostume dei partiti si aprì la finestra su come realmente opera la democrazia rappresentativa in Italia e soprattutto su come si comportano i cosiddetti eletti dal popolo. Come sappiamo la nostra Costituzione è ben scritta sui principi, ma non contempla efficaci strumenti referendari, sia per selezionare degnamente gli eletti e sia per decidere direttamente senza gli eletti, tutto ciò nonostante nella Costituzione ci siano l’iniziativa ed il referendum, ma sono entrambi zoppi rispetto agli efficaci strumenti presenti in Svizzera.

Per tutta una serie di circostante, di atti legislativi, e di cambiamenti sociali, possiamo essere abbastanza sicuri sul fatto che la nostra società non usi più la democrazia rappresentativa per decidere le sorti dei cittadini, ma stia tornando ad essere una società feudale, ove un’oligarchia controlla le istituzioni pubbliche per soddisfare propri capricci ed interessi particolari di determinate categorie di individui. Una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.

Come preannunciò Berlinguer i partiti sono auto implosi per assenza di vera democrazia e trasparenza, e sono stati distrutti e sostituiti da gruppi di interesse autoritari, auto referenziali, atti a selezionare una classe di servi più efficace rispetto ai vecchi partiti che costituivano comunque un problema per le SpA e per la globalizzazione, che ha il suo fulcro decisionale non nelle istituzioni, ma nelle organizzazioni sovranazionali e nei propri think tank. Quindi è difficile aspettarsi che questi gruppi di interesse abbiano come priorità la democratizzazione della società nel suo insieme.

In quest’ultimo decennio bisogna constatare che i veri democratici non risiedono nel cosiddetto partito democratico, ma nel mondo del terzo settore della società civile. Thomas Benedikter e Paolo Michelotto sono due degli animatori più accesi circa le esperienze e le pratiche di democrazia, e da circa un decennio stanno pubblicando testi significativi per tutti i cittadini e le istituzioni che intendano seriamente restituire il potere al popolo, ed intendano cominciare a prendere decisioni politiche di qualità grazie al processo virtuoso della partecipazione attiva, del pluralismo delle idee e l’accesso alla conoscenza.

Il cambiamento sociale che auspichiamo è insito proprio nella democrazia (governo del popolo), pertanto la crisi della società (una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità) e la sua soluzione dipendono unicamente dai cittadini che devono attivarsi per decidere direttamente sulle sorti della propria comunità, e possono farlo secondo gli esempi virtuosi ben descritti dai lavori pubblicati da Benedikter e Michelotto. Tutto ciò facendo attenzione al fatto che, non è vero che una decisione di una maggioranza sia migliore di quella di una minoranza, se tale decisione non ha rispettato quel percorso ben descritto da Socrate, e cioè la ricerca della verità; anzi osservando la nostra società feudale possiamo anche renderci conto del fatto che buona parte delle decisioni oggi sono determinate dalle opinioni e non dalla verità. Pertanto bisogna accettare le sperimentazioni suggerite dai democratici, poiché uno dei processi virtuosi di tali percorsi sta nel fatto che nella vera democrazia, costituita dal diaologo, dal dubbio e dalle domande, è possibile accedere a nuove conoscenze, e quindi a determinare decisini migliori; cioè è il processo democratico che può aiutare i cittadini a crescere culturalmente.

Il servizio civile di questi cittadini è di estrema importanza e rilevanza culturale, uno sforzo che dovrebbe essere premiato, elogiato, propagandato e profuso in tutto il Paese. I loro siti, blog, condividono testi ed esperienze che consentono a qualunque cittadino di accedere a conoscenze e pratiche, ahimé, ancora poco conosciute ed utilizzate.

Read Full Post »

Si è conclusa a Salerno una sperimentazione autogestita sul tema della rigenerazione urbana con l’approccio della pianificazione partecipata. Per la prima volta i cittadini sono chiamati ad esprimere i propri desideri, le proprie percezioni e progettare la città.

Usando il metodo dell’open space tecnology, il circolo territoriale Movimento per la Decrescita Felice di Salerno ha voluto sperimentare un ciclo di incontri volti ad apprendere nuove abilità e conoscenze con l’obiettivo di immaginare una trasformazione urbana per la zona orientale della città. Nei primi incontri i cittadini hanno individuato le priorità, ed in quello finale hanno sperimentato il metodo percettivo ideato da uno dei maestri dell’urbanistica, Kevin Lynch.

L’incontro finale ha restituito l’interpretazione e l’analisi del lavoro svolto dai cittadini con l’approfondimento circa la storia urbanistica di Salerno. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei processi decisionali e consentire ai cittadini di prendersi spazi democratici finora negati. Conoscere il corso della storia, gli errori, i cambiamenti sociali, le opportunità perse e ripercorrere i fatti accedendo a conoscenze spesso “nascoste”, i cittadini possono immaginare una nuova società partendo dal cambio dei paradigmi culturali.

creative-commons

Read Full Post »

E’ noto che nella Costituzione esiste un principio derivante dalla rivoluzione francese, il principio del libero mandato che intende slegare l’eletto dai partiti e legarlo all’impegno costituzionale, cioè gli eletti rappresentano la Repubblica e non una parte dei cittadini. Il libero mandato non vincola l’eletto con gli elettori affinché il parlamentare possa svolgere l’attività libero da ricatti, libero da poteri particolari, partiti, lobbies. Tale sano e nobile principio viene edulcorato dagli eletti scelti dai partiti politici poiché spesso si fanno eleggere promettendo di risolvere alcuni problemi attraverso un programma elettorale, ma difficilmente mantengono tali promesse. La cronaca politica dimostra, in certi casi, che gli eletti rappresentano proprio gli interessi particolari di questa e/o quell’altra lobby. L’influenza di questi poteri è persino dimostrata da numerose inchieste giornalistiche e parlamentari: Commissione Anselmi sulla P2, e varie ricerche sul ruolo delle banche, del WTO e delle organizzazioni sovranazionali.

L’opposto del libero mandato è il mandato imperativo sorto nei regimi autoritari e consente ad un partito politico di legare l’eletto agli obiettivi particolari del partito. In ogni democrazia rappresentativa liberale è vietato il mandato imperativo per evitare che i partiti, o i suoi proprietari possano usare gli eletti per il proprio tornaconto. Oggi le democrazie rappresentative, nonostante il libero mandato, sono superate dal capitalismo globale che dispone del sistema delle società offshore e dei paradisi fiscali per possedere i politici e ridurre i diritti dei cittadini, al fine di favorire gli interessi particolari delle oligarchie. Le SpA multinazionali con l’azione di lobbying orientano le decisioni delle istituzioni pubbliche, e con la raccolta di fondi finanziano importanti think tank che programmano i propri candidati all’interno dei partiti stessi. E’ chiaro che col mandato imperativo le SpA avrebbero un gioco più facile. Negli USA i partiti sono aziende, pertanto anche senza mandato imperativo gli interessi delle SpA sono ampiamente rappresentati.

In altre democrazie rappresentative, non in Italia, per arginare questo problema esiste lo strumento della “verifica del mandato elettorale”, come funziona? I cittadini, a metà del mandato elettorale o per dissesto economico, sono chiamati a giudicare le promesse elettorali e votare l’eventuale revoca. I cittadini, non il partito, giudicano il lavoro del dipendente eletto attraverso criteri ben precisi. E’ possibile misurare l’attività del singolo parlamentare poiché gli atti sono pubblici e si trovano sul sito internet del Parlamento. Ad esempio l’attività parlamentare è composta di atti concreti (disegni di legge, mozioni, emendamenti) e verbali (interrogazioni) e lavori nelle Commissioni. E’ possibile misurare l’attività di un intero partito politico e capire quali interessi sta portando avanti. Sulla base degli atti, un cittadino ha le informazioni necessarie per misurare l’impegno di un dipendente pubblico, e giudicarlo rispetto ai principi costituzionali (uguaglianza, libertà, partecipazione, tutela del patrimonio, ambiente, salute, democrazia economica), rispetto al programma elettorale, e sia alle proprie sensibilità culturali, le priorità, constatando quali temi sta portando avanti quel dipendente. Se i cittadini intendono applicare un’efficace verifica del mandato elettorale dovrebbero misurare l’azione culturale del dipendente, rispetto all’etica ed ai valori costituzionali, piuttosto che sul programma elettorale (promesse), poiché alcune forze politiche ricevono i consensi rispetto a programmi elettorali eversivi che contraddicono i valori costituzionali. Se i cittadini hanno un cultura costituzionale riescono a giudicare efficacemente i dipendenti e le loro promesse, in caso contrario daranno giudizi immaturi e fuorvianti favorendo le lobbies che hanno già comprato i parlamentari pronti a promuovere gli interessi particolari del WTO.

Ovviamente, lo strumento della revoca del mandato è un mezzo della democrazia rappresentativa e non della democrazia diretta, poiché giudica i dipendenti eletti.

Un esercizio di questo tipo consente ai cittadini di avvicinarsi al processo decisionale della politica entrando nel merito delle questioni, e si può sviluppare una partecipazione più consapevole alla res pubblica. Tale processo portato negli Enti locali può consentire ai cittadini di confrontare linee programmatiche di mandato con i piani esecutivi di gestione ed i bilanci pubblici, col fine di constatare la coerenza politica dei propri Consiglieri, Sindaci e Presidenti, e comprendere come stanno spendendo i soldi delle tasse. In ambito locale si potrebbero inserire strumenti partecipativi col fine di avviare un processo di co-decisione: cittadini ed eletti.

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera.

Read Full Post »

Ventisei milioni di italiani, è questo il partito più grande d’Italia. Sono i milioni di italiani che hanno abrogato norme immorali durante il referendum del 12 giugno 2011. Ventisei milioni di italiani hanno detto che l’acqua deve rimanere pubblica e non deve recare profitto ai privati che intendono gestire le condotte idriche costruite con le tasse dei cittadini. Il sovrano abrogò anche norme sul nucleare e sul legittimo impedimento (legge ad personam). A febbraio 2013 per la Camera dei Deputati gli italiani votano in questo modo 8.646.034 di voti per il PD e 7.332.134 per il PDL, i due schieramenti erano pubblicamente favorevoli al fallimento del referendum abrogativo del 2011. E’ ragionevole ritenere che  milioni di italiani non pongono attenzione alle deleghe che danno col voto.

La medesima analogia possiamo riscontrala col referendum abrogativo del 18 aprile 1993 ove 31.225.867 di italiani dissero di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti, e l’anno successivo per le politiche del 27 marzo 1994 gli italiani votarono così: Forza Italia ricevette 8.136.135 di voti mentre il PDS 7.881.646 di voti. In Italia esiste un partito enorme, quello dei referendum sull’acqua e sul finanziamento pubblico ai partiti, un elettorato confuso che non riesce a trovare un’adeguata rappresentanza e che esprime un’opinione opposta alle leggi che producono i partiti tradizionali. In questo tradimento della volontà popolare realizzato dai partiti tradizionali fra il 2005 e il 2009 cresce e nasce il Movimento 5 Stelle (M5S), l’unico soggetto che ha pubblicamente dichiarato esser favorevole al referendum del giugno 2011.

Durante la dissoluzione del sistema cominciata negli anni ’80 per l’accelerazione del sistema liberista e la fine dell’era industriale, l’unica innovazione portata dai partiti è l’elezione primaria interna al Partito Democratico (PD), nato dall’unione dell’ex Democrazia Cristiana e l’ex Partito Comunista. L’altra novità degli anni ’90 fu la nascita del partito padronale: Forza Italia, nato da un imprenditore che ha costruito il suo impero grazie al riuso di soldi di dubbia provenienza e utilizzati nell’avvio della propria televisione, sfruttata per manipolare l’opinione pubblica, e di recente condannato definitivamente per frode fiscale. L’elezione del giovane liberista, Matteo Renzi, a segretario del PD sancisce la morte dell’ultimo partito di “sinistra”. Negli anni duemila compare un’altra novità grazie al gigantesco vuoto di rappresentanza, così gli italiani preferiscono non andare a votare (11.634.228 politiche feb 2013) o preferiscono protestare e/o cambiare scegliendo il M5S (8.691.406 di voti alla Camera dei Deputati, feb 2013), nato da persone estranee al mondo politico italiano, un comico e un imprenditore di marketing internet, Grillo e Casaleggio.

Negli altri paesi l’accesso alle cariche elettive avviene tradizionalmente nei partiti, ma in Italia tali organizzazioni non godono di fiducia e stima da parte della cittadinanza, a ragion veduta visto che i partiti non immaginano di rinnovarsi e/o stimolare un’efficace partecipazione politica attiva cercando le persone meritevoli, tant’è che l’unico partito rimasto in Italia si chiama “partito democratico”, ma non è un’organizzazione democratica snella, flessibile, orizzontale ove gli iscritti determinano direttamente la linea politica. Tutti i partiti tradizionali sono condizionati dalle lobbies: banche e multinazionali. Questa drammatica assenza di organizzazioni politiche genuinamente democratiche favorisce sfiducia e apatia verso le istituzioni, tant’è che in Italia il primo partito è il partito del non voto. Non c’è alcun dubbio che il Partito Democratico batte il M5S sul fronte delle primarie/parlamentarie, poiché il confronto sui numeri è imbarazzante e impietoso, mentre la struttura verticistica del PD e l’assenza di integrità consente al segretario di tradire il mandato politico dei propri iscritti, mentre il M5S contempla la figura del “portavoce“. Entrambi i partiti non contemplano una scuola politica interna secondo criteri di merito e integrità morale, nonostante il PD erediti le scuole del PCI e della DC la formazione interna si auto regolamenta. Nel M5S la formazione non solo è assente ma è persino denigrata e osteggiata. Nel 2014, in ambito nazionale su temi decisi da Grillo&Casaleggio il blog beppegrillo.it inizia a sperimentare la consultazione dei propri iscritti al fine di dare indicazioni politiche al proprio gruppo parlamentare, i portavoce, si tratta di metodi di followership poiché il sistema informatico adottato è privo di certificazione di soggetti terzi, vuol dire che non è trasparente. Non è trasparente neanche il sistema di finanziamento che passa attraverso la raccolta pubblicitaria tramite il blog. Il segretario del PD viene eletto, il leader del M5S no. Per il M5S è banale notare che se si spegne l’impulso di Grillo, sparisce il M5S, per tale motivo chi lo dirige ha l’obbligo di trasformarlo in una vera democrazia, anche per prevenire i fenomeni degenerativi interni ai gruppi locali. Entrambi i modelli soffrono di carenze democratiche ed entrambi hanno vizi e virtù, per tale motivo in Italia siamo tornati all’anno zero per ripartire costruendo la politica e la democrazia che non c’è più.

Durante la transizione che stiamo vivendo parlare di destra e sinistra è fuorviante. Parlare di fine del capitalismo, globalizzazione, liberismo e bioeconomia è illuminante, ma in Italia non si parla di questi temi, nei media si discute ancora di destra e sinistra e si confonde l’economia con la finanza. Parlare del fatto che siamo a cavallo di un’epoca e siamo alla fine dell’era industriale è illuminante, ma in Italia si parla ancora di destra e sinistra e non si accetta il fatto che la vita su questo pianeta è determinata dalle leggi della fisica, e non dall’inganno psicologico indotto dalla religione finanziaria, una credenza diffusa per condizionare istituzioni pubbliche e popoli. La religione neoliberista governa l’UE, pertanto le privatizzazioni sono un dogma degli usurpatori, i popoli hanno bisogno di indicare forze politiche che abbiano la priorità di cambiare radicalmente l’UE, e non esistono soluzioni di compromesso.

Hans Magnus Enzensberger: «Da un bel po’ di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. […] L’espropriazione politica dei cittadini europei ha in tal modo oggi raggiunto il suo apice. Il processo di espropriazione è invero iniziato molto prima, al più tardi con l’introduzione dell’euro. Questa valuta comune è il risultato di un mercimonio politico che con la massima scioltezza, si è sbarazzato di tutti i criteri e presupposti economici. […] Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm)» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34). Norberto Bobbio spiegò[1] egregiamente come la concentrazione dei capitali potesse creare forme degenerate delle democrazia rappresentative: la videocrazia è conseguente alla crescente manipolazione a livello mondiale e nazionalizzazione dell’informazione, la plutocrazia è determinata dalla concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze personali e la cleptocrazia è quando quelle ricchezze sono il frutto di attività illecite. Di recente Noam Chomsky dichiara[2] che «le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è neo-liberismo» e «la democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori».

[1] Norberto Bobbio, in Imparare democrazia di Gustavo Zagrebelsky, Einaudi

[2] Ansa, “Chomsky, stiamo andando verso la plutocrazia”, 24 gennaio 2014, http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2014/01/24/-Chomsky-stiamo-andando-verso-plutocrazia-_9957888.html

Se ci rendiamo conto della recessione che stiamo subendo possiamo asserire che votare alle elezioni può essere pericoloso, se sbagli chi si prende quel voto viene a rubarti tutto quello che hai: la dignità, la libertà, il presente, il tuo futuro e quello dei tuoi figli. In campagna elettorale i partiti sono disposti a raccontare tutte le favole che immaginiamo pur di avere il tuo voto, sono capaci di raccontare ogni cosa, ogni cosa. In attesa che una massa critica di cittadini autoderminati svegli la propria coscienza e risolva la contesa con l’adozione di comportamenti etici, con l’integrità e la democrazia, accade che il più grande partito italiano rimane senza rappresentanza. Non c’è alcun dubbio che la presenza, a volte nervosa, del M5S abbia avuto effetti positivi verso il sistema e la società italiana, tant’è che gli italiani stessi attraverso il voto hanno determinato questa punizione nei confronti del sistema. Un sistema palesemente contrario all’interesse pubblico poiché sta causando danni incredibili e intollerabili: povertà e disperazione.

Nel 1993 ben 31.225.867 di italiani si schierarono contro il sistema, nel 2011 26.000.000 si sono schierati contro il sistema. Se riusciamo a focalizzare il fatto che il nostro problema risiede nella nostra capacità di analisi possiamo renderci conto che dobbiamo riprogettare il sistema, dal nostro stile di vita, al modo per selezionare i dipendenti politici. Le soluzioni esistono, ma è necessario uscire dal piano ideologico del sistema e approdare a quello nuovo, da noi immaginato, pensato, creato e realizzato. Il voto dei referendum ci consente di fare una sintesi politica e culturale, e costruire la società che immaginiamo; abbiamo una certezza non è quella delle lobbies che guidano i partiti tradizionali. L’aspetto più drammatico e grottesco della vicenda è che il sistema si alimenta dal nostro consenso, siamo noi che teniamo in vita il sistema che ci danneggia. Il sistema di cui stiamo parlando si basa su credenze: finanza, istituzioni, crescita, moneta, PIL e l’assenza di democrazia. Per risolvere il problema è necessario progettare e costruire un sistema diverso che sia credibile e sostenibile, e gli individui hanno il potere e libertà per farlo. Se i cittadini condividono l’obiettivo di cambiare i paradigmi culturali della società attraverso processi decisionali consensuali e la costruzione di collegamenti, nodi, e gli scambi dovuti alle relazioni, può accadere che una rete orizzontale produca realtà sociali, democratiche, conviviali e sostenibili. Nella sostanza l’alternativa al sistema obsoleto esiste, ma non ispira i soggetti politici italiani. Una rete orizzontale può consentire la crescita del sistema virtuoso, ma dipende dalla nostra volontà e dalla capacità di analisi. Il più grande partito italiano, ormai schierato contro il sistema, potrebbe costruire la proposta politica alternativa imitando i progetti sostenibili esistenti tornando all’economia reale, questo partito potrebbe riconoscere i valori di democrazia e bioeconomia, e consentire alla comunità di approdare a un’evoluzione epocale fatta di “prosperanza“.

Read Full Post »

Da diversi anni alcuni cittadini italiani stanno favorendo la nascita di sperimentazioni democratiche e donano il proprio tempo per condividere gli strumenti referendari e forme assembleari, convinti che i cittadini debbano sviluppare un interesse maggiore verso la res pubblica. Riteniamo che le odierne istituzioni e la società attuale così come viene percepita attraverso la democrazia rappresentativa non sia più il luogo ove il cittadino è libero di crescere e svilupparsi. L’obsoleto paradigma culturale di riferimento che permea le istituzioni politiche, le istituzioni finanziarie, ed i media esercitano un’influenza determinante nel processo educativo della società. Il periodo che stiamo vivendo è senza dubbio caratterizzato da un’assenza di democrazia nel senso più ampio del termine, sia perché gli italiani non scelgono i propri dipendenti parlamentari e sia perché le decisioni referendarie spesso sono disattese ed ignorate dai partiti e dalle istituzioni politiche, ricordiamo alcuni casi esemplari: i rimborsi elettorali, l’acqua pubblica ed il no al nucleare. I trattati internazionali che costituiscono l’Unione Europea e che hanno condotto gli italiani in un processo di riforma della società che assomiglia molto a quella feudale, non sono mai stati sottoposti al giudizio popolare.

La storia e la realtà odierna ci insegnano che esistono processi e forme di governo più corrette ed idonee per soddisfare i bisogni reali e perseguire l’interesse generale. Forme e processi che possono migliorare la rappresentanza politica ed il processo decisionale della politica. Finalmente dopo tanti anni di impegno civico si concretizzano giornate e processi che vanno nella direzione auspicata e costruita con fermezza e costanza.

Parma, 29 settembre 2013. E’ noto che nel progetto del M5S ci sia la democrazia diretta, e la maggioranza dei cittadini, votando e scegliendo, ha dato mandato elettorale per realizzare questo obiettivo. Dopo la sperimentazione di Ferrara promossa ed autogestita dagli attivisti del M5S, a Parma si replica la sperimentazione attraverso la legittimazione istituzionale favorendo l’avvio di un progetto culturale molto ampio. L’Amministrazione cittadina avvia un percorso nuovo per la cittadinanza, ed invita volontari a partecipare ad un processo “costituente”: scrivere le regole del gioco, modificare lo statuto comunale per introdurre forme e strumenti di partecipazione diretta ed assembleare.

Parma giornata democrazia 03

Ho partecipato alla giornata della democrazia svoltasi presso il palazzetto dello sport di Parma, e sono uscito con una bella sensazione, poiché i cittadini che hanno lavorato ai tavoli hanno saputo dialogare e proporre idee con l’entusiasmo e l’energia necessaria per cambiare le regole del gioco, prendendosi quella parte di sovranità sancita dalla nostra Costituzione, ma spesso osteggiata dallo status quo che non intende concedere spazi al popolo.

Parma_giornata_democrazia_02_bisPaolo Michelotto, il facilitatore chiamato ad organizzare i lavori della giornata ci ha regalato una straordinaria opportunità per sviluppare relazioni e creatività. Da diversi anni Paolo gira l’Italia per svolgere queste sperimentazioni per mostrare quanto la democrazia migliori la qualità delle decisioni politiche, e come i cittadini possano partecipare al processo decisionale. A Ferrara, lo stesso Michelotto, aveva predisposto una giornata simile per mostrare agli attivisti del M5S come si potesse svolgere un’assemblea cittadina utilizzando diversi metodi di partecipazione.

Ai tavoli cui ho lavorato tutti esprimevano il desiderio e l’auspicio che l’Amministrazione istituzionalizzasse questo tipo di assemblea cittadina, anche grazie al metodo di lavoro utilizzato, l’open space techology, che ha prodotto istant report, documenti, con una serie di priorità elaborate dai cittadini. L’organizzazione ha fornito strumenti culturali affinché chiunque potesse approfondire strumenti e forme di partecipazione, ognuno di noi ha ricevuto due libri: Vivere meglio con più democrazia, e Il Bilancio partecipativo di Thomas Benedikter.

Mi associo all’auspicio degli altri affinché questa giornata diventi un trampolino di lancio, e che al più presto nello statuto comunale ci siano tutti gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa, i più efficaci, per garantire il diritto costituzionale di partecipare al processo decisionale della politica, perché è ormai scontato che i cittadini diventano più responsabili e più felici quando sono parte di un processo che gli garantisce di costruire la comunità e di controllare l’operato dei dipendenti eletti.

 

Read Full Post »

Asserire che da circa trent’anni anni il sistema finanziario e politico abbia puntato alla distruzione la democrazia rappresentativa e sta aumentando le diseguaglianze grazie allo distruzione dello stato sociale, sembra essere un’ovvietà. Dalla caduta del muro di Berlino fino al sistema euro abbiamo assistito alla distruzione della partecipazione democratica nei partiti di massa, alla cancellazione dell’autonomia di pensiero, ed alla privatizzazione dell’azione politica copiando il modello USA. Molti, fino a pochi anni fa, hanno persino creduto che i partiti facessero ancora politica, ma queste organizzazioni non esistono più, sono sostituite da fondazioni private legate agli interessi particolari delle lobbies. Sarà pur vero che l’unico partito rimasto è il Partito Democratico, ma è un’organizzazione eccessivamente verticista, per nulla meritocratica, e strutturata in maniera obsoleta ostaggio delle fondazioni. Ad esempio, è facile constatare che l’intero dibattito politico degli ultimi vent’anni è fermo su temi come: aumentare o ridurre le tasse, il cuneo fiscale, aumentare il PIL, controllare il rapporto debito/PIL, e l’evasione fiscale. Insomma un vocabolario alquanto misero e miserevole ed è la testimonianza del tracollo di un modello culturale giunto al termine. Non esiste affatto, nell’immaginario delle fondazioni politiche puntare all’aumento della partecipazione democratica, la trasparenza e ripensare il sistema bancario, oppure puntare al benessere dei cittadini ripensando i paradigmi di un sistema obsoleto. Energie alternative, democrazia diretta, riuso, patrimonio culturale, sovranità alimentare e beni comuni sono termini banditi dai luoghi del potere che conta e che decide per tutti.

Forse è un pò meno banale constatare che non esiste un movimento politico democratico, e meglio ancora un’organizzazione politica, matura, che abbia la convinzione e la capacità culturale di proporre una visione della società diversa dall’attuale sistema finanziario e politico, e peggio ancora sembra che non esista questo soggetto, che sappia realizzare questa alternativa con forza, serietà, capacità e fermezza.

Il sistema attuale, che non ci piace poiché palesemente non democratico ed iniquo, è ovviamente ben retribuito, motivato, stimolato e rinnovato nelle sue risorse umane, sempre più giornalisti, manager, accademici e politici più giovani prendono il posto dei vecchi, ma conservano l’obsoleto paradigma capace di auto rigenerarsi grazie alla sua forza pervasiva e persuasiva.

Sembra non ci sia nulla da fare, ma non è così, poiché cresce un dissenso consapevole verso questo sistema, ciò che sembra mancare è la coesione politica fra tutti quegli individui indignati che ben comprendono l’insostenibilità di un sistema palesemente immorale, prima di tutto. Manca quell’umiltà e quella capacità di riconoscersi e valutarsi, fra cittadini indignati, e pertanto è necessario avviare un grande processo democratico, cioè inclusivo, innovativo per l’atteggiamento dal basso fuori dal divide et impera (“destra” e “sinistra”), che possa aggregare e fare sintesi politica su priorità ormai inderogabili e per nulla procrastinabili nel tempo. E’ banale constare che l’insicurezza economica dovuta dall’assenza di lavoro e di un piano industriale adeguato ai tempi, rischia non solo di conservare la recessione, ma di pregiudicare il futuro di questo Paese.

Ci sono tanti italiani capaci di fare politiche adeguate, di fare impresa e di progettare un futuro sostenibile, ma sembra siano pochi coloro i quali intendano cimentarsi in un percorso di cambiamento rinunciando all’avidità che il sistema attuale garantisce per i pochi élitari che lo governano. Per costruire una visione alternativa concreta è necessario organizzare, aggregare, stimolare e formare una nuova classe politica libera dai condizionamenti del sistema attuale. L’indipendenza culturale e la passione indiscriminata, sincera e genuina sono determinanti per affermare un progetto seriamente innovativo. Per intenderci, nei partiti tradizionali spesso una parte importante dei cittadini si sono avvicinati al mondo politico per interessi personali, non per passione, e non per affermare idee e progetti interessanti. Per spezzare questo degrado morale è sufficiente misurare il merito e le capacità (creatività ed abilità) dando un valore maggiore, piuttosto che dare peso alla fedeltà ed all’attività da galoppino.

Pertanto, o il vuoto politico-culturale viene riempito da un progetto etico di ampio respiro, in maniera tale da restituire una speranza concreta al Paese, oppure siamo destinati a sprofondare nel percorso involutivo che assistiamo da circa trent’anni. Il cambio o è radicale, o non è un cambiamento.

Riflettere sull’opportunità di cambiare questo sistema ci consente di immaginare una società migliore, più responsabile e su quest’opportunità si può costruire una visione politica condivisa attraverso progettualità concrete che creano occupazione in ambiti virtuosi come il riuso, il recupero e la conservazione, come l’innovazione tecnologia delle fonti alternative. Interi settori industriali possono essere riconvertiti in ambiti virtuosi e se tutto ciò non è accaduto, oppure stenta a decollare, è sopratutto per ragioni di interessi politici, non per incapacità degli italiani. Anche questa riflessione sembra banale, ma perché noi italiani abbiamo sempre sbagliato nel dare consensi a questi soggetti politici che hanno distrutto il nostro paese? Adesso, grazie all’enorme bacino elettorale del partito del non voto, sembra che ci sia un risveglio. Speriamo di usare al meglio questo dissenso per ripensare i paradigmi culturali della nostra società, e cominciare a puntare con fermezza e coraggio al benessere sociale di tutto noi rimuovendo quelle barriere culturali che impediscono di far evolvere la società.

Buone esempi e progetti concreti possono essere avviati nonostante l’incapacità di chi ci amministra, poiché i buoni progetti hanno la grande forza di creare opportunità dalla nostra capacità di valutare, e di credere in noi stessi, i buoni progetti stanno in piedi per la loro efficacia tecnica e la loro sostenibilità economica. Infatti cooperative agricole e di privati stanno sfruttando l’opportunità delle nuove tecnologie per migliorare l’efficienza delle proprie attività cancellando gli sprechi in ambito energetico. Cittadini consapevoli possono creare società ad hoc, ed agendo come una massa critica possono orientare il credito, e godere dei vantaggi economici dell’installazione d’impianti che sfruttano le fonti alternative, e ristrutturare il proprio alloggio eliminando gli sprechi.

Molti fanno notare che la recessione ha prodotto un calo della domanda interna, cioè del mercato italiano poiché i cittadini non hanno più la possibilità di spendere (disoccupazione), c’è chi propone scelte di politiche espansive (finora escluse dai governi), e c’è l’UE che impone politiche di austerità che inaspriscono la recessione poiché tutti i partiti preferiscono guardare prioritariamente il rapporto debito/PIL, e quindi ridurre gli investimenti pubblici, e continuare a privatizzare. Esiste un’altra strada apparentemente più complessa, che rientra nell’esempio concreto sopracitato, approfittare della crisi di sistema per mostrare gli enormi vantaggi di un sistema diverso, che non da priorità ad indicatori obsoleti come il rapporto debito/PIL, ma a tutta una serie di dimensioni ed indicatori ben argomentati nel Benessere Equo e Sostenibile, e concentrare le energie mentali collettive in quella direzione.

Proprio nel campo energetico ci sono stati i più proficui ritorni occupazionali, ma l’interesse politico di conservare il sistema obsoleto delle grandi centrali a scapito della “generazione distribuita” rallenta un’evoluzione che consentirebbe ingenti risparmi alle famiglie ed alle imprese. E’ noto che gli sprechi aiutano a massimizzare i profitti di sistemi inefficienti, sia nella distribuzione dell’energia che in quella idrica. Il medesimo ragionamento vale per la gestione dei rifiuti solidi urbani, un sistema più efficiente riusa e ricicla ogni merce inutilizzata, mentre un sistema tecnologicamente inefficiente ha bisogno di sprecare e ricavare danaro proprio dagli sprechi, è per questo motivo che i cittadini pagano tasse per un servizio che non premia lo stile di vita virtuoso, ma vengono calibrate per assecondare gli interessi politici clientelari, quindi costi maggiori per le comunità, e danni ambientali diffusi che fanno peggiorare la qualità della vita.

Anche per i motivi sopra esposti bisogna ripensare i sistemi transitando dal fare a prescindere al  fare meno e meglio, tant’è che il PIL, essendo un indicatore monetario, non tiene conto della qualità ma solo della quantità, com’è noto a tutti.

Fonte: Istat e Cnel, Bes 2013, pag.10. Di cosa parliamo quando ci riferiamo al benessere? Il concetto di benessere cambia secondo tempi, luoghi e culture e non può quindi essere definito univocamente, ma solo attraverso un processo che coinvolga i diversi attori sociali. La definizione del quadro di riferimento porta con sé, dunque, un processo di legittimazione democratica che rappresenta l’elemento essenziale nella selezione degli aspetti qualificanti il benessere individuale e sociale. Giungere a un accordo sulle dimensioni più importanti (i cosiddetti “domini” del benessere) permette anche di individuare possibili priorità per l’azione politica. Seguendo tali premesse, anche l’Italia ha deciso di individuare una misura del benessere condivisa a livello nazionale che diventi un riferimento per il dibattito pubblico e che serva a meglio indirizzare le scelte democratiche rilevanti per il futuro del Paese.

Read Full Post »

001

Il tema della selezione degli eletti e della loro indipendenza è un argomento tristemente ed irresponsabilmente nascosto da tutti gli attori politici e dai media tradizionali. La cronaca politica è colma di scandali, inchieste giudiziarie che raccontano la corruzione, ma l’abbondanza di queste vicende non è minimamente compensata con proposte per risolvere il notissimo problema, vecchio quanto il mondo. Non c’è dubbio che in letteratura siano state proposte soluzioni efficaci, ma gli italiani condizionati dalle proprie emozioni contrastanti si lasciano guidare dall’apatia politica.

Un politico colto, altruista, capace ed indipendente è senza dubbio pericoloso per lo status quo, ma soprattutto è una specie estinta. Gli italiani stanno correndo un grosso rischio poiché guardando quel mostro chiamato Unione Europea sembra sia possibile un ritorno alla dittatura. Attualmente stiamo vivendo un periodo feudale ove i pochi non eletti decidono per tutti. Le attuali e future generazioni staranno peggio delle precedenti, ci dicono i dati. Gli organi di distrazione di massa accelerano le regressione mentale che possiamo notare nella società. L’immaturità dei politici non è un processo spontaneo, ma un processo indotto sapientemente da chi sa influenzare le masse. Se scegliamo sempre i peggiori per rappresentarci, la colpa è nostra, mi pare evidente. Se ci rifiutiamo di partecipare direttamente la colpa è sempre nostra.

Vedrò

Per fortuna il futuro è comunque incerto, nel senso che non è determinato, e può essere scritto da noi stessi, se riuscissimo a rimuovere schemi mentali obsoleti che ci costringono a regredire piuttosto che maturare, che ci costringono a fare errori piuttosto che sperimentare nuovi modelli e crescere insieme. Prima di tutto dobbiamo affrontare la radice del problema: l’analfabetismo funzionale e di ritorno, altrimenti anche internet può essere una trappola mortale per la democrazia, anzi potrebbe favorire nuovi regimi autoritari.

Curiosità e coraggio per le sperimentazioni sono stimoli importanti, molto più importanti dell’indignazione che viene alimentata dai media poiché spesso si traduce in apatia e sfiducia. La maggioranza dei cittadini vota con la “pancia” come si dice in gergo, è questo il problema enorme della nostra società. Anziché usare la razionalità caratteristica distintiva degli esseri umani, se facciamo caso, siamo piuttosto infantili nelle scelte politiche, siamo predatori, famelici, egoisti, disinteressati, senza dimenticare che la politica è strumento di ascensore sociale e dove la selezione è fatta rispetto alla fedeltà ed ai rapporti amicali. Questo comportamento non è affatto casuale, le SpA hanno speso miliardi di parcelle per psicologi, psichiatri e pubblicitari per raggiungere questo risultato. I Governi hanno fatto di tutto per distruggere la scuola e creare cittadini addomesticabili.

Pertanto, come modificare le regole al processo decisionale della politica per favorire la nascita di questa specie estinta? (Politico colto, altruista, capace ed indipendente) Usare al meglio gli strumenti che abbiamo a disposizione: fare rete fra cittadini liberi e coordinarsi in progetti politici genuini capaci di progettare risposte ideali e concrete per migliorare la nostra vita. Dobbiamo sperimentare la democrazia e favorire gli individui eccellenti applicando il merito, e questo dipende essenzialmente dalla capacità delle masse di riconoscere i talenti, che a sua volta dipende dalla cultura degli individui. Se noi scegliamo sempre i peggiori è evidente che la cultura degli individui non è adeguata, quindi? Bisogna migliorare la cultura degli individui, ruolo tradizionale che spetta alla scuola, distrutta dai governi. Avviamo percorsi autogestiti e sperimentali per sviluppare capacità individuali e collegiali.

In questo modo potremmo imparare a valutare e far crescere le comunità per tendere a società sempre più democratiche, nel senso proprio del termine, dove i molti decidono e non i pochi e lo fanno con processi efficaci come accade in Svizzera ed altre nazioni che da tempo usano metodi partecipativi diretti. La questione morale dipende solo dalla nostra capacità di valutare le persone, non dalle chiacchiere, ma dai fatti e dai percorsi personali. La democrazia è utile a compiere scelte migliori su temi che ci riguardano direttamente, ma la democrazia rappresentativa serve a scegliere le persone, e noi italiani non sappiamo scegliere, bisogna ammetterlo. Dobbiamo riflettere molto su questo aspetto e dobbiamo introdurre criteri selettivi come le primarie, ma non quelle all’americana e non con i partiti aziendali americani dove la corruzione è stata legalizzata. Non è un caso che l’implosione del capitalismo sia partita dagli USA dato che l’industria finanziaria ha saputo farsi scrivere le leggi che desiderava per rubare ai molti ed arricchire i pochi. Consentiamo a tutti i cittadini di poter concorre alle cariche elettive regolando bene il sistema della pubblicità, della propaganda, applicando l’uguaglianza e individuando una corretta misura delle spese. Se favoriamo il confronto vero, cosa che non c’è mai stata altrimenti i galoppini non potrebbero occupare ruoli, sarà più facile valutare i talenti e successivamente giudicarli dai fatti. E’ noto che la televisione ed i giornali dominano la pubblicità politica, come si dice in gergo fanno opinione e quindi costruiscono i personaggi politici, senza quegli strumenti i partiti avrebbero difficoltà nel raggiungere gli elettori. Un caso italiano recente, interessante e controverso è senza dubbio il consenso del M5S, 8,6 milioni di italiani hanno riposto fiducia in un personaggio pubblico, già noto e credibile agli occhi dei cittadini, ma che ha fatto un campagna elettorale tradizionale, riempiendo le piazze e sfruttando l’eco dei media. L’arte teatrale a servizio di un progetto politico ha saputo raccogliere un inaspettato consenso che ha spiazzato i partiti tradizionali che non usano la comunicazione della satira per dire ciò che pensano.

Internet è uno strumento utile se usato correttamente, e le recenti elezioni ci raccontano che questo mezzo potrebbe essere usato meglio, soprattutto per applicare una maggiore condivisione delle idee ma è necessario conservare il processo selettivo dei politici a modelli più tradizionali per evitare facili brogli, poiché attraverso l’informatica è più facile compiere manipolazioni. Regole efficaci potrebbero garantire una corretta pubblicità e promuovere un diritto “nuovo”: l‘auto candidatura, consegnando al popolo un potere finora circoscritto ai partiti che siedono in Parlamento poiché, com’è noto, tutti i partiti si sono arrogati il diritto di selezionare gli eletti, il popolo è sempre stato escluso dalle decisioni, e quando si è espresso tramite un referendum ha dimostrato di pensare diversamente dai propri dipendenti che anziché fare scelte nell’interesse pubblico hanno sempre assecondato il volere dei loro padroni particolari, spesso SpA e gruppi élitari sovranazionali.

I media dicono che il Ministro dell’Economia Saccomanni potrebbe privatizzazione ENI, ENEL, e Finmeccanica. E’ una decisione presa altrove tanto tempo fa. Questi suggerimenti sono stati costruiti nei soliti think tank di ispirazione liberista che mirano a distruggere gli Stati e le Costituzioni socialiste e liberali per affermare la religione delle SpA, ampiamente sostenuta anche dall’Unione Europea.

privatizzazioni_ENI_ENEL_finmec

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: