Tipologie di intervento


1.5.3.1       Tipologie di intervento

Dalle forme e ai metodi compositivi possiamo passare alle tipologie d’intervento. Secondo Paolo Ventura possiamo ricostruire l’evoluzione della rigenerazione urbana attraverso le tipologie di intervento[1], ad esempio:

  • l’inserimento di nuove funzioni e l’ampliamento degli spazi di relazione[2];
  • il taglio di nuove vie nel tessuto preesistente[3];
  • diradamenti[4] e stratificazioni;
  • piani di conservazione[5];
  • rinnovo urbano con mutazione della rete viaria[6];
  • rinnovo urbano con mantenimento della rete viaria;
  • le ricostruzione di porzioni di città[7];
  • rinnovo urbano e ristrutturazione urbanistica[8];
  • rigenerazione urbana[9] – dopo il 1970.

Questo approccio di analisi ci consente di individuare una modalità operativa e progettuale a seconda delle esigenze particolari del territorio. Le esperienze mostrano gli strumenti tecnici progettuali come i diradamenti finalizzati a migliorare la morfologia urbana e la teoria tipologica[10], oppure la sostituzione (infill) di edifici arrivati a fine ciclo vita, così come la corretta progettazione – composizione – degli isolati per correggere i carichi urbanistici – densificazione o meno – affinché migliori la qualità della vita favorendo relazioni sociali e le economie locali. L’insieme di queste tipologie d’intervento fa emergere anche un tema non propriamente progettuale: l’organizzazione e il coordinamento delle attività. Uno dei primi esempi pratici che anticipano la rigenerazione urbana è la città di Bologna poiché propone il miglioramento delle attuali condizioni abitative nei quartieri periferici[11] attraverso il tema del riuso e della teoria tipologica. Roberto Pane e Giovanni Astengo negli anni ’60 avevano già individuato il problema sociale di città non più adeguate ai bisogni umani, poiché i processi di trasformazione di sviluppo sono stati inadeguati alle esigenze sociali, e pertanto secondo Pane è compito dell’urbanista analizzare e correggere per ottenere un grado di adeguatezza e soddisfacimento[12].

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Ventura, Rigenerazione urbana: i termini della questione, 2015
[2] Chiese e piazze: Firenze, Piazza della Santissima Annunziata 1419, Ospedale Innocenti e chiesa (F. Brunelleschi) A. Manetti portico davanti alla facciata della chiesa 1447 – 1452; Antonio da Sangallo il Vecchio 1516 e quindi Baccio d’Agnolo ampliato nel 1599 – 1601); le stazioni ferroviarie dalla prima metà dell’Ottocento (U. Stacchini, Milano 1906 – 1933); le gallerie commerciali (G. Mengoni, Milano 1864 – 1878) e la regolarizzazione della Piazza del Duomo.
[3] La Strada Nuova di Genova (1550); gli Uffizi e il Corridoio Vasarian (Firenze, 1560 – 65); il Tridente di Roma Sisto V (1585 – 1750) dalla carta di GB Nolli; i Grands Travaux di Parigi (1852 – 1870).
[4] La teoria del diradamento è un metodo d’intervento proposto e applicato da Gustavo Giovannoni per far fronte ai crescenti problemi di trasformazione che investono le città (Vecchie città ed edilizia nuova, UTET, 1931) .
[5] Sassi di Matera vergogna d’Italia (1948) e nuovo Piano Regolatore (L. Piccinato, 1953); Piano Regolatore Generale (1955/1958) e piani particolareggiati (1958/1966) di Assisi (G. Astengo); Piani Regolatori di Urbino (1964 – 1989, G. De Carlo) e progetti dell’università (1952 e seguenti); Piano per il centro storico di Bologna (Cervellati, Scannavini, 1973); Piano di San Giovanni Valdarno (E. Detti, GFDi Pietro, G.Fanelli 1976).
[6] Parigi, piani di trasformazione urbana prima e dopo il 1967; Plan Voisin (Le Corbusier 1922 – 25); Fort Worth, Texas, (Victor Gruen, 1956 non realizzato); Parigi, quartiere Olympiades (1969 – 77, Michel Holley) su piastra pedonale.
[7] Le ricostruzioni tabula rasa dopo i grandi incendi delle aree centrali di: Roma del 64 d.c.; Londra nel 1744 (Christopher Wren); Lisbona nel 1755 (Marquis De Pombal); Coventry (D. Gibson, 1950); la ricostruzione «all’identico» di Varsavia (1948 – 1950).
[8] Letteralmente sono sinonimi ma con campi di applicazione molto diversi. Il “rinnovo urbano”, termine non normato in Italia, nasce da: Urban Renewal, e trattasi di interventi di rinnovamento dei contesti degradati, operati dal governo federale americano dopo il secondo conflitto mondiale. La “ristrutturazione urbanistica” emerge dalla legislazione sul Recupero L. 457/78 ora DPR 6.6. 2001, n. 380 art 3, ovvero: interventi rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso mediante un insieme sistematico di interventi edilizi anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale; in are degradate (di recupero).
[9] Il Piano di Rigenerazione Urbana deve essere finalizzato all’adattamento simultaneo del contesto fisico, della struttura sociale, della base economica e delle condizioni ambientali dell’area oggetto di intervento. Deve essere basato: su un’accurata analisi delle condizioni dell’area urbana oggetto di intervento; su una strategia generale ed integrata per la risoluzione dei problemi in un modo bilanciato, ordinato e positivo. Il Piano deve fare il miglior uso delle risorse naturali, umane, economiche, incluse le caratteristiche del territorio e dell’ambiente costruito. Il Piano deve cercare di assicurare la più ampia partecipazione e cooperazione degli utenti. Il Piano deve essere monitorabile e modificabile. Gli obiettivi operativi devono essere quantificabili. La natura e l’influenza delle forze, esterne ed interne, che agiscono sulle aree urbane devono essere tenute in considerazione continua. Alcuni elementi della strategia possono progredire a differenti velocità. È ammesso il riorientamento di risorse o l’impiego di risorse addizionali per conseguire gli obiettivi racchiusi nel piano di rigenerazione e gli obiettivi strategici a livello generale.
[10] Ispiratore e padre fondatore della teoria tipologica, delle indagini empiriche su cui è stata nel tempo costruita e delle pratiche ad essa guidate, è Saverio Muratori (1910-1973). Intorno alla sua figura di studioso e docente si è formata una vera e propria scuola tipologica. È stato notevole il contributo di Gianfranco Caniggia (1933-1987) per la strutturazione della teoria e la diffusione dell’uso pratico dell’approccio tipologico.
[11] Piano Cervellati (anni ’60 e ’70) che propone gli stessi obiettivi sia all’interno del centro storico che all’esterno.
[12] Gaeta, et al., Governo del territorio e pianificazione spaziale, Novara, 2013.
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