Rendiconto dell’economia neoclassica


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.3.3.3.1       Rendiconto dell’economia neoclassica

Discipline come l’economia e l’urbanistica sono utilizzate per costruire scenari futuri, visioni e politiche. Per molto tempo l’urbanistica ha ignorato l’economia, sbagliando poiché è stata condizionata dalla stessa, mentre sarebbe corretto usarla come retorica per le risposte che si desiderano avere. Ad esempio, per l’urbanistica è importante legittimare la trasformazione urbana ipotizzando una relazione fra il progetto e lo stato finale del “sistema”, ma ciò è ovviamente un nesso teorico. L’economia e l’urbanistica hanno diversi limiti ed entrambe sono condizionate dall’analisi iniziale, cioè dall’analisi delle cosiddette “condizioni iniziali” del “sistema”. Per sbagliare il meno possibile le previsioni è necessario non sottovalutare due categorie: le risorse, cioè il “sovrappiù” e le “meta-preferenze”, cioè il sistema di orientamento culturale e cognitivo, poiché sono indispensabili per orientare il futuro[1].

Generalmente e per molto tempo il sistema di orientamento culturale è stato, ma lo è tutt’oggi, il profitto e non la qualità urbana del piano. Inoltre, i limiti e le incongruenze dell’economia neoclassica, applicate alle città, stanno sia nell’ignorare le questioni sociali e sia nell’ignorare i flussi di energia e materia contribuendo, in tal modo, a distruggere risorse che potrebbero essere risparmiate e/o utilizzate meglio. I decisori politici delegati dai cittadini ascoltano i pareri forniti dai consulenti finanziari che si occupano degli interessi monetari dei banchieri e degli investitori[2].

Dall’approccio sociologico sappiamo quanto sia fondamentale per lo sviluppo umano la creazione di servizi alla persona, e quanto questi non necessariamente realizzino profitti. Il diagramma del profitto mostra la sostenibilità economica secondo la logica del guadagno monetario applicato anche al governo del territorio, fondato sulla vendita delle merci (quantità) da immettere nel mercato (sviluppo sostenibile), violando i principi della sostenibilità e della rigenerazione urbana, insiti nell’autopoiesi, nella resilienza, nella bioeconomia e nella “sostenibilità forte”, tutti valori legati a concetti di entropia e qualità.

Gli scenari economici si preoccupano di misurare i flussi monetari e il profitto, mentre gli scenari urbanistici si preoccupano di perseguire la qualità morfologica dello spazio e non è affatto scontato che ad un aumento dei profitti corrisponda con la qualità urbana desiderata.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Calafati, “Urbanistica senza economia: scenari economici e sviluppo spaziale in Italia”, in Russo, Urbanistica per una diversa crescita, Roma, 2014.
[2] Iotti, Op. cit., 2009.

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