Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘sinistra’

Gentile direttore Manzi, seguo con interesse il dibattito che il suo giornale sta sviluppando in questi mesi. Prima l’iniziativa di pubblicare una serie di interventi sul governo del territorio, tema a me caro, concedendomi anche lo spazio per esprimere un’opinione di contro cultura come la visione bioeconomica. E adesso trovo altrettanto stimolante il duello fra due protagonisti della recente storia salernitana, l’ex magistrato Russo e l’ex Ministro Conte, entrambi di sinistra come amano ricordarsi, il primo “comunista” e il secondo “socialista”, ma disposti su fronti diversi e come ricordano le cronache su posizioni “contrastanti“. Il confronto/scontro li pone con uno sguardo al passato, accennando a eventuali responsabilità politiche, segnale implicito che la loro generazione consegna un presente affatto tranquillo alle future generazioni impoverite dalla recessione. Oggi sembrano condividere l’esigenza di stimolare nuove politiche di sinistra per favorire l’occupazione, quando le loro forze politiche di riferimento aprirono strade al liberalismo, di fatto rinnegando se stesse. Non c’è dubbio che l’azione politica dell’ex Ministro, in qualità di esecutivo di governo, fu quella che produsse risultati concreti per Salerno, ed ancora oggi la nostra città può godersi alcuni di quei progetti che hanno rinnovato il nostro territorio. Dal confronto fra i due emerge anche la necessità di un ruolo attivo dello Stato per sostenere i giovani disoccupati e non solo. Non ho l’esperienza dei “duellanti” ma credo che nel nostro territorio, il danno culturale più grande della vecchia classe dirigente è aver favorito l’apatia fra la popolazione. I partiti che non esistono più, e non seppero auto riformarsi. Oggi c’è un vuoto politico culturale rispetto agli accesi e vivi anni ’70 e ’80. Il vuoto è riempito dal nichilismo, e si osserva l’assenza di un contenitore politico democratico capace di fare analisi per il territorio, e capace di stimolare nuove proposte concrete per migliorare la vita degli abitanti. Se oggi un giovane cittadino salernitano volesse fare politica con spirito altruistico non potrebbe farlo, poiché non ci sono né i luoghi fisici e probabilmente neanche gli ambiti sociali democratici per valorizzare talenti e competenze. Dubbi e perplessità emergono dal paradigma culturale che suggerisce misure e azioni politiche dei “duellanti”, poiché è figlio del piano culturale politico dominante, lo stesso che ha reso l’Italia una periferia economica e quindi facile preda del sistema globale liberale e neoliberale, cioè l’ideologia che ha impoverito anche il nostro meridione. Tutto il sistema istituzionale è piegato sulla religione della crescita della produttività delle imprese che non corrisponde necessariamente al benessere delle persone. La classe dirigente preferisce l’economia di mercato delle imprese private allo sviluppo umano. L’aspetto grottesco del nostro meridione è che, nei decenni trascorsi, la classe dirigente non ha saputo neanche sfruttare la crescita economica post bellica, stimolando un sistema di ricerca universitaria finalizzata alla creazione di attività tecnologiche innovative, e quando determinate imprese hanno cercarlo di farlo, poi sono state smantellate. Adesso che l’industrialismo lascia l’Europa si ha l’impressione che il mondo accademico e imprenditoriale salernitano non riesca a produrre ricerca applicata per aggiustare il territorio. La recessione del capitalismo, la sua implosione, aggredisce maggiormente i nostri territori sempre più fragili, nonostante la concentrazione di risorse patrimoniali e naturali uniche al mondo. Per dirla in breve: siamo circondati dalla bellezza, ma le istituzioni politiche o la distruggono per abbandono e con speculazioni edilizie, o non sanno usarla per favorire lo sviluppo umano. Il nostro territorio è sempre più percepito come luogo colonizzato, ricordando un passato tipico della prima borghesia che predava i territori per avidità, ed è ciò che la globalizzazione neoliberale impone alle regioni periferiche. E’ altrettanto noto che il Governo italiano indirizza le imprese verso i sistemi fiscali speciali, cioè aree ove si possono ridurre i costi sia svalutando il salario e sia pagando aliquote e imposte ridotte o nulle rispetto all’Italia, tali aree sono notoriamente localizzate in Asia e nell’Est dell’Europa. Tale modello è persino applicato nel nostro meridione attraverso le zone franche urbane, che non hanno dato un contributo significativo a ridurre la disoccupazione ma hanno favorito il ritorno economico degli azionisti. La miopia politica continua ad aprire nuove zone economiche speciali, sapendo bene che i vantaggi economici sono per i manager delle imprese e non per i lavoratori, che sarebbe più appropriato chiamare schiavi. Si ha l’impressione che quando i cittadini votano, poi la classe dirigente, anziché applicare la Costituzione, si preoccupa di sostenere il profitto di taluni interessi. E’ altrettanto noto che i Paesi aderenti all’euro zona, da un lato hanno ceduto sovranità monetaria, e dall’altro lato, in casi come quello italiano, hanno persino rinunciato a fare politiche industriali. Tutto ciò mentre le regioni cosiddette centrali hanno saputo sfruttare gli aiuti degli altri paesi, sia per spostare imprese e manifatture verso i propri distretti, e sia sfruttando il surplus commerciale a danno degli altri. Tali scelte politiche hanno danneggiato soprattutto alcune regioni d’Europa, e sono il meridione d’Italia, tutta la Grecia e piccole aree del Portogallo e della Spagna, mentre altre hanno ricevuto un vantaggio economico, e sono la nota Germania, l’Austria ma soprattutto la Polonia e alcune regioni dell’Est. E’ l’avidità del capitalista che suggerisce di delocalizzare la fabbrica nelle zone economiche speciali, è l’applicazione del famigerato “lascia fare al mercato” suggerito dall’ideologia liberale. Tutta la classe dirigente occidentale è stata allevata da quest’idea, a mio avviso non scientifica, piegata al mantra della crescita della produttività, confondendo la crescita del PIL con lo sviluppo umano, e fregandosene delle conseguenze ambientali e sociali di sistemi produttivi che sfruttano le persone, negando loro dignità e diritti. Esattamente come accadeva nell’Ottocento, quando il capitalismo si mostrò nel suo vero volto: distruzione delle città e schiavitù. La nostra società è nuovamente feudale forgiata sul vassallaggio del neoliberismo. Tutto è merce. Credo che solo uscendo da questo sistema obsoleto e dannoso, potremmo programmare una nuova occupazione utile. Dovremmo partire da una corretta analisi del nostro territorio. Nel Sistema Locale salernitano esistono ben quattro agglomerazioni industriali localizzate nei comuni di Salerno, Cava, Battipaglia e Mercato San Severino. E di queste aree, ormai di produttivo c’è rimasto ben poco, soprattutto in quella salernitana, spesso sfruttata come zona commerciale. Forse dovremmo ripartire da questo dato, e da una visione culturale bioeconomica per riconoscere l’identità del nostro territorio e pianificare azioni concrete volte a costruire nuovi processi capaci di eliminare gli sprechi e suggerire sistemi più efficienti e intelligenti. Abbiamo la necessità di creare lavoro utile e non più il lavoro in quanto tale. La storia e la scienza insegnano come e quanto questa società moderna e industriale abbia distrutto ecosistemi, estinto specie viventi e ucciso i lavoratori per soddisfare i capricci del capitale e l’avidità dei capitalisti. Ripartendo da un’analisi approfondita, con l’approccio territorialista possiamo osservare come sia cambiata la geografia umana dell’area salernitana, e in funzione di quest’analisi programmare misure specifiche per investire in attività utili. Politiche genuinamente di sinistra sono tutte quelle che, nel favorire nuova occupazione, consentono ai cittadini di applicare l’auto determinazione, stimolare lo sviluppo umano e tendere alla sovranità energetica e a quella alimentare. Fino ad oggi l’UE e l’Italia hanno perseguito l’obiettivo opposto applicando politiche liberali e neoliberali (di destra), espropriando i popoli di determinate sovranità, prima quella economica, poi quella energetica e adesso quella alimentare, concentrando il potere nelle mani delle imprese private multinazionali. Citando un esempio della storia urbanistica salernitana vorrei ricordare come i poteri decisionali della politica siano stati spostati danneggiando i popoli. Quando i “duellanti” Russo e Conte erano protagonisti su posizioni diverse negli anni ’80, dobbiamo ricordarci che la Repubblica possedeva la sovranità per spendere, i famosi progetti delle opere pubbliche realizzati a Salerno non si basavano sui criteri odierni del ritorno economico (del profitto). Come sappiamo il nostro legislatore decise che tale prassi politica dovesse finire entrando nell’UE, oggi tutto è in prestito e deve produrre profitto. La riqualificazione del Corso e del Lungomare salernitano sono state opere pubbliche finanziate dalla fiscalità generale a fondo perduto (come si diceva una volta). Furono progetti odiati, osteggiati dagli esercenti, dai media locali e dai democristiani, ma sono stati gli interventi che hanno iniziato la rivitalizzazione della città, realizzando luoghi di qualità urbana e aiutando l’economia di residenti ed esercenti. Ciò dimostra, se fosse necessario due aspetti determinati: (1) il ruolo attivo dello Stato nel mercato, e (2) piani e progetti non hanno la stessa validità e utilità sociale. Ancora oggi Salerno necessità di interventi urgenti sull’urbanistica e l’architettura affinché gli abitanti possano vivere in luoghi urbani adeguati.

Per immaginare un futuro migliore per i salernitani è necessario stimolare utopie concrete e progettarle dentro ambiti sinceramente democratici, creativi e propositivi. La nostra area geografica ha limiti strutturali che possono essere opportunità di lavoro. Ad esempio, appare evidente la necessità di costruire un sistema di mobilità pubblica su ferro e gomma integrati alla bicicletta per ridurre le auto circolanti; è altrettanto necessario favorire l’auto sufficienza energetica delle aree urbane, così come finanziare progetti di recupero urbano del patrimonio storico e dell’edilizia desueta. I nostri sistemi urbani sono stati mal costruiti da decenni di politiche speculative grazie alla scelta politica di favorire il liberalismo, rifiutando la riforma urbanistica proposta dall’allora Ministro Sullo. Porre rimedio a questi spazi ormai degradati è la grande opportunità di rigenerare luoghi urbani applicando la corretta composizione urbanistica, che realizza diritti ma utilizza il modello bioeconomico che non favorisce la rendita dei privati, ma la consapevolezza degli impatti sociali e ambientali delle trasformazioni progettate. Si potrebbe continuare l’elenco in altri ambiti, e appare assurdo il fatto che nel meridione non ci siano opportunità di lavoro. Questa incredulità si può comprendere sia studiando la storia, e sia ipotizzando la congettura politica che crede all’ipotesi di voler depotenziare determinate aree (è ciò che dimostra Immanuel Wallerstein circa il sistema mondo), che altrimenti concorrerebbero sull’economia europea togliendo profitti alle attuali aree centrali, la famigerata competitività del capitalismo.

creative-commons

Annunci

Read Full Post »

Edoardo Salzano, rispondendo ad Enzo Scandurra, narra una sintesi politica circa il dissenso sul termine “sinistra”. La sua sintesi è condivisibile, e nel fondo del suo intervento scrive: «l’errore di fondo della sinistra è stato quello di non aver compreso che per contrastare quelle tragedie con qualche efficacia, e con quel tanto di fiducia nell’avvenire che è necessario per alimentare la speranza, era necessario fare esattamente l’opposto di quello che si stava facendo. Occorreva riprendere la lotta per il superamento integrale del capitalismo, e non consumarsi in qualche guerriglia contro l’una o l’altra delle sue incarnazioni. Lottare per un’altra economia in un’altra società. Una prospettiva comunista? Forse, ma non solo parolaia». Sono pienamente d’accordo con Salzano, e vorrei aggiungere che quando Occhetto decise la svolta, chiudendo di fatto il Partito comunista, nessun dirigente di allora pensò di raccogliere la denuncia di Berlinguer circa la questione morale dei partiti. Era necessario fare l’opposto di quello fatto finora. Nessuno si organizzò per divulgare etica e partecipazione democratica nei partiti stessi, di fatto aprendoli alle nuove generazioni. La “sinistra” ha rinnegato se stessa scegliendo di farsi infiltrare dall’ideologia liberale, e dare il proprio contributo insieme alla destra liberale nel perseguire tornaconto personali, e l’avidità professata dalla religione delle SpA. Durante gli ultimi quarant’anni, a mio modesto parere la religione liberale è ben presente in tutte le accademie, formando generazioni di giovani, e far credere loro che non esista un altro mondo oltre a quello capitalista. L’élite finanziaria e imprenditoriale, aderendo al credo del liberalismo, ha psico programmato le menti delle classi dirigenti occidentali creando una vera e propria religione economica. Nella realtà questo è il mondo peggiore che le vecchie generazioni lasciano ai propri figli; di fatto violando il patto sociale generazionale. I soldi sono creati da nulla e gestiti dagli algoritmi. E’ altrettanto noto che sin dagli anni ’80, la famigerata deregolamentazione finanziaria consente di accumulare e creare moneta dal nulla attraverso gli strumenti finanziari, le scommesse e le speculazioni. Questi capitali sono nelle “mani” di algoritmi che non dormono mai, e tali flussi finanziari possono essere occultati nei paradisi fiscali, per apparire nei luoghi scelti dall’élite finanziaria come le città globali e i paesi emergenti (sfruttamento delle risorse finite del pianeta). In una società stupidamente capitalista dove la moneta è la forza che da energia al sistema politico e industriale, accade che la concentrazione della ricchezza fittizia creata dal nulla, e gestita dalle mani dei pochi, trasforma le democrazie rappresentative in regimi autoritari e feudali. E’ storia che l’Europa sia stata inserita nel sistema geopolitico statunitense e pertanto i nostri territori sono una regione colonizzata (sovranità limitata), mentre l’Italia nel corso dei decenni è diventata periferia economica per scelta politica. La recessione dipende da fattori storici (guerra), politici (delocalizzazione industriale) e culturali (prevalenza della religione neoliberale).

Poiché il capitalismo agisce su aspetti psicologici immorali come l’avidità e l’egoismo, dovremmo cominciare a rifletter sul fatto che una società capitalista non è compatibile con la democrazia, che invece prevede altruismo, dialogo e lo sviluppo di qualità morali. Capitalismo e specie umana non possono convivere, poiché il credo dell’ideologia capitalista è scientificamente sbagliato, come dimostrò egregiamente Georgescu-Roegen, e per l’ovvia e banale osservazione che il Sole da energia alla vita sul nostra pianeta, e non la crescita della produttività come sostiene un’economista o un politicante. L’energia che da vita alla nostra specie è gratuita! Parafrasando una teoria di sinistra, cioè di Marx, i popoli hanno la possibilità di appropriarsi degli strumenti tecnici che consentono loro di auto produrre ciò di cui hanno bisogno (abitare, nutrirsi, muoversi). Un partito sinceramente di sinistra dovrebbe porsi questo come obiettivo: dare al popolo gli strumenti per raggiungere l’auto determinazione in armonia con le risorse limitate della natura. L’aspetto direi grottesco, è che si può fare, poiché esistono le tecnologie per farlo ma non esistono né la volontà politica e né la consapevolezza collettiva della maggioranza dei popoli, poiché culturalmente regrediti (ignoranza funzionale) e apatici alla politica. Oltre ai percorsi di sinistra, cioè l’appropriazione dei mezzi di produzione, è necessario percorrere strade bioeconomiche e comunitarie, per ripristinare valori umani e solidali. Inoltre, possiamo osservare che noi siamo l’unica specie vivente a inventarsi la moneta, la banca e poi l’economia neoclassica, ottenendo effetti abbastanza stupidi: (1) disuguaglianza economica e sociale, e (2) “occultamento” delle leggi di natura (biologia, termodinamica e meccanica quantistica). Nei secoli le élite (monarchie e borghesia liberale) hanno sfruttato i più deboli per avidità e potere, muovendo guerre idiote. Nell’epoca moderna le élite al potere sfruttano l’invenzione degli Stati e della finanza, favorendo la distruzione degli ecosistemi, morte, schiavitù e disuguaglianza sociale pianificata. I ricchi hanno vinto la guerra contro gli ultimi, e mai come oggi la società è profondamente feudale, regolata dal vassallaggio. La specie umana dovrebbe risvegliare se stessa e lottare per qualcosa di puro, puntando a cambiare i paradigmi culturali dell’Occidente poiché sono profondamente sbagliati.

Read Full Post »

testi-bioeconomia

In questi mesi di scissioni politiche, certuni “politici” si stanno riorganizzando cambiando l’abito col fine di restare nel circo mediatico della politica, e continuare ad occupare una poltrona istituzionale che garantisce una sostenibilità economica personale e per la propria famiglia. E’ il tentativo di persone già “cotte” di “riciclarsi”, come si dice nel gergo giornalistico. In altri tempi si chiamava trasformismo.

Si sta chiudendo una fase politica durata circa vent’anni grazie alla presenza e alla forza mediatica di Berlusconi, sostenuto dai conservatori liberali di destra, mentre i liberali “di sinistra” sostenevano le coalizioni dei riformisti, che abdicando alla propria storia e identità politica come comunismo e socialismo, scelsero di tradire la più grande comunità di sinistra d’Europa per assecondare i capricci delle imprese private che hanno cavalcato l’ideologia neoliberale. Vent’anni di pensiero unico hanno disfatto sia i diritti e sia l’economia reale degli italiani. Di questa dissoluzione culturale oggi ne pagano il prezzo sociale ed economico anche gli elettori di destra, che non sanno cosa sia la destra, cioè il capitalismo liberale. Tutto ciò perché la maggioranza degli italiani non vota con la testa ma con la “pancia”, a causa dell’ignoranza funzionale. La reazione emotiva degli italiani è stata dannosa, sia perché il primo partito italiano è diventato quello del non voto, e sia perché una parte del dissenso è stato regalato a un soggetto politico non radicato sul territorio, senza una storia e senza un’identità culturale propria. L’effetto è che si producono danni maggiori degli altri soggetti politici per ignoranza, incapacità e inesperienza.

In un Paese sano e normale i partiti politici sono l’espressione di una cultura e di una partecipazione vera e concreta delle persone che si auto determinano, ciò è accaduto nell’Ottocento e nel Novecento ma con l’avvento della società dei consumi e mediatica, ed oggi informatica, nonostante le connessioni virtuali, le persone sono state indotte a isolarsi poiché svuotate del senso di comunità e di appartenenza. Nella società liquida contemporanea stanno emergendo e prevalendo i partiti personali, autoritari e non democratici dove gli aderenti sono consumatori, sostenitori, simpatizzanti o veri e propri soldati, per dirla col gergo corrente sono followers.

Si sta chiudendo o si è già chiusa una società industriale e il suo sistema sociale col suo modello di sviluppo. In questa fase di transizione il sistema politico non è solamente debole, ma è inesistente. La soluzione non è nel dissenso e tanto meno nella protesta ma nel riorganizzarsi per fare proposte suggerendo una nuova visione della società. Fino ad adesso, i segnali non sono solamente deboli, ma sono inesistenti. Nella nostra società ci sono le forze e le personalità consapevoli della crisi morale e politica che stiamo attraversando, ma sono tenute fuori dall’azione politica poiché sono migliori delle “facce toste”, che occupano uno spazio politico e mediatico.

Se guardiamo la storia, in periodi analoghi i popoli hanno favorito l’emergere delle dittature per poi pentirsi. Per evitare di ripetere gli stessi errori che ci condurrebbero a una società dove c’è una libertà apparente, ma si realizza la dittatura orwelliana del grande fratello, e ci siamo vicini, sarebbe saggio che le persone si riappropriassero del significato vero della democrazia, cioè il governo del popolo. La democrazia si realizza col dialogo, la curiosità e soprattutto con la cultura e l’etica. Democrazia è sinonimo di altruismo, democrazia è l’esaltazione del singolo meritevole nella collettività, cioè la vita democratica è uno stile di vita opposto alla condotta delle attuali formazioni politiche presenti nel Parlamento costruite sull’egoismo, sulla prevaricazione, sull’invidia, il conformismo e l’obbedienza dove sono selezionati i mediocri e i servili al capo. Se il nostro legislatore appare come un luogo auto referenziale è perché di fatti lo è, in quanto si è totalmente smarrito il senso e la preminenza dell’interesse generale, e ciò rispecchia la nostra società dove sono sempre meno i cittadini e sono in aumento gli individui preoccupati o occupati nel perseguire il tornaconto personale. Per ripristinare uno Stato civile è fondamentale diminuire gli individui e far aumentare i cittadini che perseguono l’assunto dell’interesse generale accanto alla dimensione etica dell’azione individuale.

E’ necessario, innanzitutto, osservare e condividere l’analisi della società attuale: aumento della povertà, insicurezza e vulnerabilità. L’attuale modello di sviluppo capitalista occidentale, organizzato da tutti i soggetti politici (di destra e “di sinistra”), ha perseguito due obiettivi drammatici: la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi soggetti privati (imprese multinazionali e azionisti) ed l’aumentato delle povertà – relativa e assoluta – con l’effetto di diminuire il benessere sociale delle comunità. In tal senso, rispetto all’epoca industriale che volge al termine, i soggetti politici (di destra e “di sinistra”) non hanno sbagliato la loro missione poiché la ricchezza è aumentata notevolmente solo che non è stata distribuita alle masse, l’equivoco culturale e politico è nella Costituzione italiana e nella mentalità delle comunità. La Costituzione è rimasta inapplicata e non prevedeva l’aumento della povertà o la distruzione degli ecosistemi ma l’esatto contrario. I partiti otto-novecenteschi hanno assolto e terminato il loro ruolo di servitori della crescita della produttività delle imprese ed hanno costruito un sistema educativo, industriale e sociale a servizio del profitto di pochi soggetti, una volta era a servizio dell’élite delle monarchie di alcune famiglie, oggi è anche a servizio della finanza.

Solo oggi che i robot sono a buon mercato e stanno entrando nei sistemi produttivi, taluni dissertano del fatto che il lavoro non esisterà più, ma questo era stato ampiamente previsto grazie alle innovazioni della tecnica già ad inizio secolo Novecento, e con l’avvento dei primi computer proprio in Italia, poiché mostravano l’opportunità di produrre merci senza l’ausilio dell’uomo nelle catene di assemblaggio. Oggi i robot e gli algoritmi informatici possono sostituire persone nella logistica e nei trasporti, nei servizi militari, nel costruire un edificio, nel cucinare, nello scrivere un articolo giornalistico, nel dare consigli legali e nel fare di conto.

Mentre aumenta la popolazione mondiale e la popolazione urbana supera quella rurale, mentre aumenta la povertà in tutto il mondo e gli individui si ammassano nelle periferie degradate, sappiamo già da oggi che le imprese non assumeranno più esseri umani, ma compreranno robot per produrre merci soprattutto inutili, e che le persone acquisteranno attraverso i bisogni indotti dalla pubblicità che si riceve nelle APP degli smartphone. I soldi per comprare merci inutili – cioè i rifiuti – saranno regalati col reddito minimo. Di fronte a questo scenario miserevole piuttosto plausibile, in Italia non esiste soggetto politico pensante, autonomo e coraggioso, capace di dire la cosa più scontata e bella che ci possiamo immaginare: «uscire della religione capitalista per cominciare a vivere da esseri umani, piegando la tecnica ai bisogni delle persone e programmare la prosperità. Si può fare poiché oggi ci sono le conoscenze e le tecnologie per farlo». Solo uscendo dal piano ideologico e religioso sbagliato – il capitalismo – possiamo ripristinare la sovranità popolare e degli Stati per programmare un futuro sostenibile e prosperoso scoprendo la bioeconomia e l’etica politica. In tal senso potremmo applicare la Costituzione repubblicana.

creative-commons

Read Full Post »

Prima di tutto bisogna riconoscere che l’ideologia neoliberale ha svolto un lavoro estremamente accurato e preciso. Per arrivare a rincoglionire un italiano su due, cosi dicono le statistiche sull’ignoranza funzionale e di ritorno, vuol dire che il sistema formativo universitario per gli insegnanti scolastici e quello del mondo accademico è fra i più devastanti del mondo occidentale, anch’esso annegato nel nichilismo. Un sistema culturale – quello scolastico e universitario – incapace di proporre una reazione virtuosa alla pubblicità delle imprese e dei mass medium. Non c’è dubbio che ci siano ancora insegnanti liberi, capaci e preparati, ma il sistema non li favorisce, li isola. La rimozione delle capacità creative, necessarie per la libertà e l’autonomia di pensiero, consente un facile asservimento degli individui al peggiore conformismo di sistema e preserva i comportamenti immorali, dannosi per lo sviluppo umano. Se la crescita del neoliberismo distrugge posti di lavoro senza che a questo disastro si contrapponga una programmazione per favorire la nascita di nuovi impieghi è soprattutto merito dall’incapacità della classe dirigente e dell’apatia di cittadini chiusi in se stessi.

Mentre gli altri popoli europei stanno stimolando una rinascita del socialismo, e le città stanno realizzando luoghi urbani più vivibili, noi italiani siamo persino spaventati dalle parole, e così lo stesso termine socialismo, in Italia è ritenuto pericoloso e coperto dal disprezzo. In ambito politico, negli ultimi trent’anni, chi ha usato tale termine ha senza dubbio associato le proposte socialiste alla corruzione, mentre l’ex partito comunista si è dissolto volontariamente scegliendo le posizioni neoliberali.

In soli trent’anni è cambiato il panorama industriale, e sono cambiati i soggetti politici favorendo una confusione fra i cittadini elettori che non si era mai vista prima. All’interno di questa confusione l’élite ha saputo navigare in maniera adeguata e tranquilla, visto che i profitti delle aziende sono aumentati come non era mai accaduto nella storia dell’industrialismo e il sostegno principale alla rifeudalizzazione della società è venuto proprio dalla cancellazione degli ideali socialisti costruendo un’Unione europea a trazione neoliberista, la peggiore destra che si possa immaginare poiché sta distruggendo la specie umana.

La storia maestra di vita ricorda che furono gli utopisti socialisti a suggerire soluzioni pratiche per migliorare le condizioni di vita degli abitanti costretti in schiavitù dall’esplosione dell’industrialismo. La differenza fra l’Ottocento e la realtà odierna, è che l’industrialismo sta lasciando l’Unione europea mentre l’evoluzione tecnologica suggerisce un insieme di soluzioni che liberano individui e famiglie da obblighi e dipendenze dal monopolio delle imprese di profitto. Ciò che coincide fra il passato e il presente è che le soluzioni politiche rientrano esattamente nelle utopie dell’Ottocento, a partire dalla rinascita del concetto di comunità sino all’opportunità di realizzare città auto sufficienti e collegate in rete per scambiarsi le eccedenze. Se i popoli europei vogliono sostituire questa Unione europea con un’altra, devono necessariamente compiere un salto paradigmatico, lasciare il piano ideologico del capitalismo ed approdare sul piano della bioeconomia. E per farlo bisogna agire sul piano culturale, l’ambito educativo e formativo distrutto dal neoliberismo.  La scuola e l’università, psico programmate secondo gli indirizzi dell’industrialismo di massa, vanno liberate dai dogmi e lasciate libere di agire per ricostruire il senso di comunità e progettare realtà applicando i valori costituzionali.

Osservando la storia con maggiore attenzione, capitalismo e socialismo si sono sviluppati sullo stesso piano ideologico della crescita, e le idee degli utopisti furono rimosse nel secolo Novecento, poiché le soluzioni proposte rientravano in schemi organizzativi autarchici e anarchici, cioè favorivano l’autonomia e l’auto determinazione dei popoli in contrapposizione al modello istituzionale che poi si realizzò sia nei paesi capitalisti e sia in quelli socialisti. Destra e sinistra si sono concretizzate in sistemi di “controllo centralizzato”, la destra preferisce che il mercato sia nelle mani delle imprese (liberalismo) mentre la sinistra preferisce le mani dello Stato, ma entrambi i sistemi sono nelle mani dei banchieri (è un sistema centralizzato). Oggi l’Occidente è nelle mani del regime autoritario del WTO (è un sistema centralizzato) che sfrutta le finte democrazie rappresentative come sistema di controllo delle leggi che favoriscono il neoliberismo. Gli attori politici servono a creare una rappresentazione teatrale secondo il vecchio schema divide et impera: destra e sinistra; e questo schema funziona ancora poiché l’ignoranza funzionale dei popoli, li conduce a votare per i peggiori soggetti politici. Storicizzando destra e sinistra, e risolvendo il problema dell’ignoranza una massa critica interna ai popoli, consapevole e ben istruita, può formare nuova classe dirigente, onesta ed autonoma pronta a costruire una società della bioeconomia che punti alla felicità. Noi italiani dobbiamo costruire un percorso simil Podemos poiché solo attraverso un soggetto puramente democratico potremmo costruire la speranza di inserire rappresentanti del popolo, meritevoli e capaci, utili a ribaltare il sistema secondo nuovi paradigmi; poiché oggi esiste un sopra (l’élite degenerata) e un sotto (i popoli), e noi siamo quelli che stanno sotto.

creative-commons

Read Full Post »

Penso che nessuno abbia più dubbi sul fatto che bisogna costruire un’alternativa, come la chiamano i giornalisti “di sinistra” e così come la chiamano coloro i quali si ritengono orfani della sinistra. In Europa è stata anche la sinistra a introdurre il neoliberismo attraverso il progetto “terza via” di Clinton e Blair, e in Italia ha avuto talmente successo che i leader “di sinistra” erano tutti ex banchieri e manager, da Ciampi a Prodi. Per la destra non si doveva convincere nessuno, sono bastati Berlusconi e Tremonti.

Del resto la storia è maestra di vita, e ci ricorda come l’Italia avendo perso la guerra, uscita da un regime totalitario di destra, approda al nuovo regime della destra capitalista. L’Italia viene occupata militarmente e attraverso i partiti deve restare territorio del capitalismo americano. Nel 1948 l’attentato a Palmiro Togliatti, il Piano Solo del 1964, e il sequestro di Aldo Moro del 1978 sono gli atti politici più cruenti. Tutti eventi che condividono l’opposizione alla cultura democratica di sinistra da sconfiggere con la violenza. Nel 1949, all’interno del patto atlantico e della NATO, Truman disse: “vorrei sottolineare che la minaccia sovietica non è soltanto militare, è la minaccia del comunismo in quanto idea, in quanto forza sociale dinamica ed egualitaria”. La “terza via” è la strada culturale adoperata dai think tank neoliberisti per infiltrare ed etero guidare dall’esterno le forze politiche di sinistra, e sgretolare dall’interno il vecchio PCI e i sindacati, troppo colti e ben organizzati. L’obiettivo dei neoliberal fu raggiunto, col tempo, subito dopo la morte di Berlinguer. Il vuoto culturale rimane, ma nel frattempo la nichilista cultura liberal raggiunge altri obiettivi ancora più importanti: la regressione culturale delle masse e il crescente infantilismo degli adulti che li ha condotti nell’analfabetismo funzionale e di ritorno, incapaci di comprendere e di scegliere. In Italia la regressione è stata raggiunta sia infiltrando il mondo economico-accademico e sia attraverso la televisione privata di Berlusconi.

Tornando ad oggi, il fatto che l’Unione europea non sia stata progettata e non si comporti per il bene comune lo sanno persino coloro i quali l’hanno costruita, ma essi rappresentano proprio quel mondo industriale che sta traendo i maggiori benefici dal modello neoliberista, e sono i sostenitori del TTIP. L’aspetto interessante e controverso è che fra coloro i quali stanno costruendo quest’alternativa, lo chiamano piano B, c’è anche Fassina, certo cambiare idea è una virtù quando si capiscono i propri errori. Gli obiettivi proposti da Varoufakis, Fassina, Mélen­chon e Lafon­taine  sono giusti (nel mirino ci sono fiscal com­pact e il TTIP), ma è necessario approdare sul piano della bioeconomia.

A Parigi, Fassina dichiara: «[…] Ci sono due punti da affrontare qui. Il primo: il mercantilismo neo-liberista dettato da Berlino e ivi incentrato è insostenibile. La svalutazione del lavoro in alternativa alla svalutazione della valuta nazionale, come via principale per aggiustamenti “reali”, comporta una cronica insufficienza di domanda aggregata, disoccupazione persistentemente elevata, deflazione e esplosione dei debiti pubblici. In un tale contesto, al di là dei confini dello stato-nazione dominante, l’euro porta ad uno svuotamento della democrazia, trasformando la politica in amministrazione per conto terzi e spettacolo. Questo è il punto. Non è un punto economico ma politico. Il significato di democrazia nel XXI secolo. Esiste un conflitto sempre più evidente tra il rispetto dei Trattati e delle regole fiscali da una parte e i principi di solidarietà e democrazia iscritti nelle nostre costituzioni nazionali dall’altra. […]». L’analisi di Fassina è senza dubbio corretta, ma dov’è lo strumento politico democratico che invita le persone a partecipare attivamente? E’ tardivo il desiderio di far rinascere una sinistra quando l’epoca industriale volge al termine. Fassina dice le stesse cose raccontate da Nino Galloni, già funzionario pubblico quando la Repubblica veniva svenduta. Come mai Fassina non conosce le denunce di Galloni? I popoli già alcuni anni fa hanno manifestato il proprio dissenso verso il neoliberismo che nasceva e si costruiva in maniera autoritaria, basti ricordare i referendum sul Trattati di Lisbona, in Francia e in Olanda. Nessun italiano fu consultato nel luglio del 2008, quando il Parlamento votò a favore del Trattato di Lisbona. Il recente passato italiano ha mostrato come i partiti di sinistra rifiutarono la partecipazione popolare, e rifiutarono le nuove proposte. Il caso clamoroso è proprio sotto gli occhi di tutti, e si chiama M5S che nasce dalla chiusura politica culturale dell’attuale PD. Inutile ripresentare le battute dei dirigenti di allora che prendevano in giro il nascente fenomeno dei “meetup” poi chiamati M5S, erano gli anni fra il 2006 e il 2009, prima che nascesse il partito di Grillo. L’analisi critica di Fassina circa il sistema euro, ex PD, era ampiamente scritta e dibattuta nei vecchi forum della rete dei “meetup”. I cittadini che partecipavano erano i primi a mettere in discussione l’euro zona. Se la ricostruzione della sinistra resterà sul vecchio piano ideologico dell’economia neoclassica, quest’alternativa non si potrà costruire. Sarà utile a riprendere consensi verso i nostalgici, ma non sarà capace di costruire una società migliore. Per l’Italia è probabile che tornerà il vecchio schema DC e PCI, con altri nomi ed altre vesti, ma i problemi degli italiani rimarranno dove si trovano.

Al contrario, se ci sarà la maturità  e l’onestà intellettuale di storicizzare l’obsoleta schema del divide et impera: destra sinistra, allora si potrà veramente costruire una società migliore. Il nuovo paradigma culturale partendo dalla bioeconomia (ecco la transizione ecologica) potrà favorire la nascita di una società migliore. La forza di una moneta sovrana a credito e una nuova politica d’investimenti pubblici finalizzati alla formazione di una conversione ecologica delle trasformazioni di merci e beni; l’applicazione dell’eco efficienza; così come la conservazione e il recupero del patrimonio, consentiranno l’avvio di nuovi impieghi utili. La riduzione dello spazio di mercato e l’aumento dello spazio per le comunità che si auto producono energia e beni, in un sistema di scambio reciproco, consentirà maggiore libertà per le persone e le famiglie poiché svilupperanno la resilienza urbana.

In sostanza bisogna evitare, come farebbe la sinistra tramite politiche espansive senza etica, di favorire nuovamente il capitalismo (l’ossimoro sviluppo sostenibile) poiché è già imploso su stesso. Il capitalismo deve ignorare le leggi dell’entropia, è nella natura stessa del capitalismo poiché sinonimo di consumismo. La misura degli impatti ambientali mostra che siamo giunti a un punto di non ritorno. Del resto la letteratura è ricca di esempi che chiedono l’uscita dall’economia neoclassica, mentre è noto che tutti i governi occidentali sono asserviti alle multinazionali del WTO. Il problema non è una questione soldi, poiché attualmente la moneta è stampata dal nulla ma prestata agli Stati. Il controllo della moneta è in capo all’élite degenerata condizionata dalle SpA, costoro sono capaci di comprarsi tutti i burattini che vogliono tramite il sistema offshore e delle giurisdizioni segrete. John Perkins ha scritto egregiamente a cosa servono gli economisti (imbrogliare e rubare), chiamati correttamente sicari dell’economia, era il suo lavoro. Nicholas Shaxson pubblica Le isole del tesoro, mostrando la faccia del capitalismo: imbrogliare le persone che pagano le tasse e distruggere lo Stato sociale. La soluzione non è sul piano economico ma sul piano giuridico e democratico, come hanno compreso bene Varoufakis & company, e non si può continuare a rimanere sullo stupido piano dell’economia neoclassica. O si ha il coraggio e l’onestà intellettuale di abbattere la schiavitù SpA, oppure si è complici dell’impero della vergogna. Sembra che Varoufakis stia sulla buona strada, visto che ha avuto il coraggio di staccarsi da Tsipras e propose una moneta parallela. Gli italiani avranno lo stesso coraggio? Ritengo sia necessario creare una classe dirigente attingendo dalla società civile libera dai condizionamenti dei think tank neoliberal, ma soprattutto partendo dalla bioeconomia, scartata, ignorata proprio dalla sinistra e oggi strumentalizzata da sedicenti “rivoluzionari”.

E’ corretto chiedere la ristrutturazione dei debiti, il rigetto dei trattati e cambiare l’architettura dell’UE, ma tutto ciò è fuori dalle politiche economiche. L’elemento politico fondamentale è il ripristino della sovranità monetaria, come sanno bene, ma la moneta è uno strumento non la proposta di una politica economica nuova. Il punto nevralgico e culturale sembra essere proprio questo, e cioè che gli economisti si occupano più di diritti che della loro disciplina, e danno la sensazione di non conoscere vere alternative. Eppure, loro colleghi hanno prodotto un pò di letteratura eterodossa, da Stiglitz e Fitoussi e Sen; prima ancora Galbraith aveva capito benissimo che il PIL non serve. E’ strano che alle legittime richieste di ripensare l’architettura dell’UE manchino filosofi, giuristi e costituzionalisti, e soprattutto manchi la partecipazione popolare di cittadini attivi.

Per tendere a un’evoluzione della specie umana dobbiamo affrontare l’analfabetismo funzionale e di ritorno, e ammettere che noi tutti abbiamo bisogno di filosofi, biologici, contadini e architetti conservatori. Per essere veramente propositivi e costruttivi di un’alternativa è necessario uscire dal piano economico per approdare al piano della biologia e della fisica, discipline ignorate sia dagli economisti che dai giornalisti. Mentre è necessario storicizzare destra e sinistra poiché sono facce della stessa religione: neoliberismo. L’obiettivo è la felicità dei popoli raggiungibile quando il nostro pensiero la smetterà di contare in termini monetari ma comincerà a “contare” in termini etici.

Read Full Post »

Per storicizzare l’industrialismo e quindi i movimenti politici sorti nell’epoca che giunge al termine è necessaria una comprensione della storia, del presente e avere la capacità di una visione futura della società. Nella storia ci sono stati luoghi e periodi favorevoli al socialismo e al comunismo, e il cosiddetto mondo occidentale è stato caratterizzato soprattutto dal capitalismo, oggi evolutosi in neoliberismo finanziario. Le regole globali del commercio seguono gli indirizzi del liberalismo, mentre gli strumenti finanziari e informatici rispondono ai capricci delle imprese più influenti, cioè l’industria bancaria e le multinazionali più capitalizzate. Tali sistemi di indirizzo e di controllo non rispondono né alle leggi della natura e né alla ragionevolezza umana, ma all’accumulo di capitale.

Per metterci alle spalle una società che funziona male poiché costruita su paradigmi sbagliati possiamo ricorrere alle teorie utopiste dell’Ottocento, e coniugarle con le tecnologie odierne che consentono di realizzare comunità auto sufficienti dal punto di vista alimentare ed energetico, concretizzando una rilocalizzazione delle produzioni. Possiamo renderci conto che la moneta è solo un mezzo e non un fine, e possiamo uscire dalle logiche mercantili, tipiche del primo capitalismo votato all’accumulo di merci inutili per mere logiche di profitto.

Non è una questione socialista e/o capitalista vivere in armonia con la natura, ma una condizione per garantire la sopravvivenza della specie umana, e per farlo è necessario abbattere il sistema offshore e dei paradisi fiscali creati dall’ideologia neoliberale che serve solamente a imbrogliare chi vive di stipendi salariati e a non pagare tasse agli Stati, e garantire facili profitti alla casta dei politici controllati dalle multinazionali.

Non è una questione socialista e/o capitalista costruire la visione politica bioeconomica, vera novità culturale del secolo che sta nascendo poiché consente di mostrare con estrema chiarezza come misurare la ricchezza, come produrre e trasformare le merci e come garantire l’auto rigenerazione degli ecosistemi consentendo alla specie umana una serena prosperità. In tal senso è necessario che cittadini, imprese e soggetti culturali riescano a costruire comunità bioeconomiche investendo i propri profitti e risparmi per tendere proprio alla prosperità.

E’ altrettanto vero che temi come la conversione ecologica sono affrontati da piccoli gruppi di sinistra, ma sono inseriti in ambiti ove si cerca di dare respiro a personaggi che appartengono a un’epoca passata ed obsoleta. La destra semplicemente detesta l’idea di dover rispettare i diritti di tutti gli uomini poiché nasce proprio dalle tradizioni monarchiche e reazionarie per rubare le risorse del pianeta e garantire facili profitti ai propri simili. In tal senso è del tutto ingenuo attendersi proposte bioeconomiche da ambienti avversi al raziocinio e al buon senso. Nel corso dei secoli e decenni passati destra e sinistra sono cresciute sullo stesso piano ideologico della crescita continua figlia del produttivismo e del consumo di merci.

Nel secolo che verrà non sarà necessario produrre merci in termini quantitativi ma solo in termini qualitativi e di utilità sociale. Il risvolto “negativo” sarà la riduzione dei posti lavoro, che possono essere sostituiti da attività sociali ugualmente retribuite o comunque garantendo dignità di vita a tutti gli individui attraverso un nuovo modello sociale costruito sulla reciprocità. In un sistema sociale fatto per gli esseri umani lo scopo non è il lavoro ma compiere un’esistenza serena perseguendo interessi e azioni che consentono lo sviluppo umano e la tutela del bene comune. Può apparire paradossale ma per transitare da un sistema obsoleto come quello quantitativo a un sistema etico e qualitativo sono necessari nuovi e maggiori impieghi rispetto al modello della crescita continua. Se destra e sinistra hanno favorito il produttivismo attraverso il lavoro salariato (questo negli ultimi tre secoli), in realtà per tendere a un’evoluzione possibile, oggi, attraverso le nuove tecnologie, le comunità umane possono essere costruite sulla cultura, l’arte e l’attività fisica godendo della fruizione dell’ambiente naturale poiché l’obiettivo è la felicità. Si tratta di un cambio radicale e non l’aggiustamento di una società depressa dal sistema finanziario globale che viola palesemente i diritti universali. Per intenderci meglio l’obiettivo non è il lavoro – alias posto di schiavitù – ma la creazione di impieghi utili che realizzano la transizione da una società delle merci inutili – consumismo compulsivo – alla società per gli esseri umani: creatività e spiritualità. La sostenibilità di una società bioeconomica non si misura con la moneta – mero mezzo per misurare i costi delle trasformazioni – ma con la corretta gestione delle risorse naturali e le capacità creative degli individui che sanno aggiustare le città fallite dal sistema amministrativo costruito sullo stupido pensiero neoliberale e l’economia neoclassica che ignora l’entropia. Storicizzare destra e sinistra significa uscire dall’insania mentale dell’economia della crescita e approdare nel secolo della “prosperanza” suggerita dalla bioeconomia poiché renderà le persone veramente libere dalle gabbie mentali.

creative-commons

Read Full Post »

E’ storia recente che una parte dei politici italiani, quelli che hanno l’immagine di essere di sinistra stiano pensando un’operazione riciclo di ampio respiro. Il mio auspicio è che veramente gli italiani possano tornare ad esprimere un voto a sinistra, ma quest’auspicio è ancora molto lontano. Perché? Il mondo sta cambiando, la società è già cambiata, tranne l’atteggiamento ed il pensiero politico di taluni personaggi spinti dall’auto referenzialità e dallo spirito di auto conservazione. Dinamiche e pensieri politici sono rimasti ai modelli degli anni ’50, e in Italia gli attori politici rientrano tutti, ripeto tutti, in modelli degli anni ’50 implementati durante gli anni ’70. I media hanno avuto la capacità di creare uno spartiacque politico, prima del 1992 e dopo il 1992, prima o dopo tangentopoli. Proviamo a vedere la realtà non con gli occhi del giornalista prezzolato ma col raziocinio, proviamo a pensare come fossimo liberi, irriverenti nei confronti del pensiero dominante e nei confronti degli schemi sociali conformisti, e soprattutto curiosi, vivi, ponendoci dubbi e domande. Del resto non ci vuole molta fatica, solo un po’ di genuina curiosità e scopriremo che oggi i partiti hanno i medesimi meccanismi decisionali, le stesse dinamiche sociali (personalismo e auto referenzialità) e persino gli stessi obiettivi. Dal berlusconismo al renzismo, dal grillismo ai salvini, sono tutti schemi della pubblicità politica anglosassone; tutti rappresentano la comunicazione leaderistica fatta negli USA ove conta più l’immagine del candidato leader piuttosto che la serietà e la professionalità di idee, di programmi e soprattutto piuttosto che la squadra di una classe dirigente politica espressione di determinati valori. Sono tutti schemi di modelli autoritari semplificati che emergono dal mondo della pubblicità, cioè della propaganda sorta negli anni ’30, e pertanto la gestione dei burattini risulta molto semplice, è sufficiente che un candidato leader risulti credibile agli occhi dell’opinione pubblica, e non che lo sia realmente per comprovata moralità e capacità. Per scoprire l’acqua calda è sufficiente conoscere un po’ di filosofia politica (Platone, Socrate, Aristotele, Bodin, Hobbes, Rousseau, Locke, Proudhon, Fourier, Marx, Weber, Arendt, Chomsky) e di scienza politica, senza diventare esperti, non c’è bisogno. Tutti i partiti, una volta raggiunto il potere, non deliberano scelte radicali per cambiare lo status quo ma eseguono indicazioni esterne consegnate dai loro think tank (il cosiddetto potere invisibile delle società sovranazionali e delle SpA) e per fare questo, senza che il popolo tolga loro fiducia, esiste un sistema globale di manipolazione della percezione dell’opinione pubblica (regolatori di accesso, gatekeepers), che agisce anche come strumento di controllo dell’azione politica, ma non per l’interesse generale. Tutti i partiti hanno i propri “regolatori di accesso” e le proprie “scatole nere” dove vengono prese le decisioni, tutti usano il modello del comportamentismo, poi evolutosi in altri modelli di analisi (la scelta razionale, la neo-istituzionalista e del culturalismo) ove si misurano i consumatori, le opinioni, le credenze ed i valori per assecondare con più efficacia i bisogni del mercato politico, ma non per migliorarlo secondo un approccio etico e valoriale, ma secondo un approccio di opportunità politica (il dogma è: vendere, vendere, vendere). Secondo la concezione machiavellica, la nostra società è governata da un’oligarchia SpA – corporativismo di gruppi di interesse – che si muove in maniera del tutto indisturbata poiché il popolo, che teoricamente possiede il potere supremo, è ampiamente avviluppato nel proprio nichilismo. Negli ultimi anni, nel silenzio assoluto senza che vi sia stato dibattito pubblico le nostre istituzioni e soprattutto i politici si comportano come fossimo in una democrazia rappresentativa maggioritaria, cioè il modello anglosassone, senza che il popolo sia stato informato e/o chiamato ad esprimersi, di fatto violando la Costituzione italiana. Il cosiddetto modello Westminster prevede la concentrazione del potere esecutivo in governi monopartitici, il predominio dell’esecutivo, il sistema elettorale maggioritario, il sistema bipartitico, il potere legislativo in un’assemblea monocamerale, l’assenza di ricorso a consultazioni referendarie, e flessibilità della Costituzione. Questo elenco, fa venire in mente qualcosa?

In buona sostanza nessun partito si occupa di portare avanti valori etici universali, nessuno si occupa di stimolare e incrementare la partecipazione popolare, e nessuno ha la priorità di cambiare lo status quo per favorire la nascita di una società che consenta alle persone di accedere a livelli d’istruzione e di conoscenza per tendere alla libertà e alla felicità. Fatto questo, scopriremo che non esiste un partito di sinistra in Italia, e se vogliamo spingerci oltre la sinistra, scopriremo che nessuno dei partiti presenti sulla scena politica si pone l’obiettivo di realizzare una visione nuova della società e soprattutto la visione adeguata per noi esseri umani. Ad esempio, chiunque si ponga l’obiettivo di perseguire la bioeconomia uscendo dal capitalismo è in buona sostanza un rivoluzionario, o per dirla col linguaggio dei politologici è un riformista, oppure un progressista. Rivoluzionario, riformista, progressista tutti termini usati e abusati dai giornalisti e dai politici, e che oggi sembrano aver perso senso e significato. Chi oggi porta avanti valori di cambiamento conformi a valori e idee bioeconomiche non trova un’adeguata rappresentanza perché questa rappresentanza semplicemente non esiste, il problema innanzitutto è culturale, poi è di fiducia politica. Non sono solo i partiti, che non desiderano cambiare lo status quo da cui essi traggono benefici economici e sociali, in tal senso il concetto di “casta“, tanto amato dai giornalisti, andrebbe allagato e meglio specificato perché dalla conservazione dello status quo hanno un ritorno economico soprattutto le SpA che lavorano con la pubblica amministrazione e le multinazionali. Non è difficile trovare politici “trombati” in queste SpA, come non è difficile notare che manager e banchieri siano “scesi in politica” per ricoprire ruoli istituzionali di primo piano. Tutti personaggi forgiati e formati dal pensiero dominante: neoliberismo.

Per migliorare la società e le condizioni di vita degli abitanti è necessario investire in un percorso di ampio e lungo respiro, non sarebbe ragionevole, a breve termine, investire energie in dispendiose gare elettorali, ove è accaduto il risultato è stato deludente. Una priorità è il progetto culturale perché oggi non ci sono politici con l’adeguata visione, nel senso che solo una piccolissima fetta della popolazione è consapevole delle enormi potenzialità della bioeconomia, e per questo motivo, prima di tutto, sarebbe saggio realizzare modelli sociali bioeconomici ben radicati sul territorio prima di investire in una rappresentanza politica che potrebbe far sfumare ogni aspettativa. Sotto quest’aspetto i cittadini hanno un’enorme responsabilità poiché solo la cittadinanza ha il potere di cambiare ogni cosa attraverso piani, e progetti bioeconomici e percorsi partecipativi efficaci. La sinistra nasce e rinasce in questi piani e progetti, basti ricordare l’inizio del secolo XX ove lo sviluppo dell’industrialismo creò condizioni igieniche e sociali difficili, e gli Stati sovrani programmarono politiche socialiste a favore dei ceti meno abbienti. La sinistra nacque in antitesi al capitalismo per consentire agli ultimi di migliorare le proprie condizioni di vita. In Italia, esiste oggi una rappresentanza parlamentare che abbia portato un progetto di società prosperosa (senza il capitalismo)? E’ una domanda retorica, ovviamente, non c’è e non può esserci visto che il nichilismo governa la società. Oggi la società è cambiata, è stata psico programmata, è più servile, e non c’è più l’aiuto di uno Stato sovrano, per questo motivo bisogna ripartire dal senso di comunità usando conoscenze e competenze più avanzate sia nelle tecnologie sia nelle dinamiche di squadra con l’uso di strumenti creativi e partecipativi ove ognuno può dare il proprio contributo. In questi percorsi rinasce concretamente la sinistra, ove gli “ultimi” – il cosiddetto 99% – ribaltando gli schemi si riappropriano dei mezzi (conoscenze, processi, tecnologie, risparmi, investimenti) per rigenerare parti di città, e comunità intere. Queste virtù non esistono nei partiti, non si possono trovare in quelle organizzazioni degenerate come testimoniò Berlinguer, e poiché oggi agiscono per ridurre gli spazi democratici e portare avanti altri interessi, quelli dell’1%, è necessario mobilitare gruppi, comitati e associazioni verso nuove esperienze, genuine, e libere dalle influenze dei cosiddetti uomini degli apparati di partito. A questo percorso concreto di rigenerazione sociale dovrebbero partecipare le imprese che operano nella bioeconomia poiché sono l’esempio esistente di un interesse e di una società diversa e sostenibile. In Italia, c’è un estremo bisogno dell’esempio virtuoso di Adriano Olivetti, che si replichi in ogni luogo, in ogni comunità. Ciò di cui abbiamo bisogno, possiamo costruirlo da soli e fare massa critica con gli Olivetti italiani per mettere in pratica la bioeconomia, le nuove abilità, e le conoscenze per migliorare la nostra condizione di vita.

creative-commons

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: