Edifici esistenti e rischio sismico


1.2.3.1.8       Edifici esistenti e rischio sismico

Un aspetto tecnico e politico determinante è la vulnerabilità sismica degli edifici esistenti. Il patrimonio edilizio ha un proprio ciclo vita e la staticità degli edifici dipende dalla tipologia costruttiva, dai luoghi ove sono stati costruiti e dall’età degli edifici stessi[1].

Nel censimento 2011 dell’ISTAT, fra gli edifici esistenti totali (14.515.795) classificati rispetto allo stato di conservazione, il 2% (204.041) è in uno stato definito pessimo; il 15% (1.847.767) è in uno stato mediocre; il 51% (6.265.286) è in buono stato; e infine il 32% è in ottimo stato di conservazione. Gli edifici residenziali (12.817.698) costruiti prima del 1919 sono il 15% (1.832.504) e di questi il 4,14% è in pessimo stato di conservazione; quelli costruiti fra il 1919 e il 1945 sono il 10,9% (1.327.007) e di questi il 4,03% è in pessimo stato di conservazione; gli edifici costruiti fra il 1945 e il 1990 sono il 60,2% (7.332.087) e di questi l’1,01% è in pessimo stato di conservazione; infine quelli costruiti dopo il 1990 sono il 13,9% (1.696.100) e solo lo 0,9% è in pessimo stato di conservazione. Bisogna osservare che nel Rapporto ISTAT non vi è un’esplicita definizione sul concetto di “edificio in pessimo stato”[2]. Il 57% (6.975.977) delle costruzioni è edificata con la tipologia costruttiva in muratura portante, il 29% (3.594.695) in calcestruzzo armato e il 13% (1.617.026) in altre tipologie.

distribuzione edifici tipologia strutturale

Sul rischio sismico le stime proposte da tecnici (A. Martelli, direttore ENEA, e F. Barberi, Protezione civile) parlano di cifre fra il 70% e l’82% di edifici esistenti che non sono in grado di resistere ai terremoti ai quali potrebbero essere sottoposti[3].

La normativa vigente[4] prevede un certificato di attribuzione del rischio sismico degli edifici attraverso un “metodo convenzionale”, che utilizza sia un parametro economico (Perdita Media Annua attesa, PMA) e sia un parametro tecnico che misura l’indice di sicurezza della struttura (IS-V)[5], e poi un “metodo semplificato” per gli edifici in muratura a partire dalla classe di vulnerabilità definita dalla scala macrosismica europea, che individua sette tipologie di edifici in muratura e fissa la vulnerabilità media di ciascuna individuando sei classi di vulnerabilità (V1 … V6).

costruzioni in muratura

costruzioni in muratura metodo semplificato

Per gli edifici esistenti si propone un metodo semplificato chiamato ARISTOTELES (Anagrafe Risorse Strutturali O Tipologiche deEL’Edilizia Scolastica) che prevede la quantificazione di un indice di rischio IR(t)[6] definito da quattro indici: l’indice di manutenzione (Iman%), l’indice del rischio sismico (ISR), l’indice di deficit capacitivo (ICR), l’indice di funzionalità (IF). Cosa influenza la vulnerabilità sismica degli edifici esistenti? L’età dell’edificio (Iman%, ISR, ICR), la manutenzione (ISR), la sua ubicazione geografica (ISR), la tipologia strutturale (ICR), l’uso dell’edificio (IF), il deficit di capacità dell’edificio (ISR), il deficit capacitivo durante l’esercizio (ICR).

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Il rischio sismico è definito dalla combinazione di tre fattori: la pericolosità sismica dipende dalla zona, cioè dalla frequenza e dall’intensità dei terremoti; la vulnerabilità dipende dalle caratteristiche delle costruzioni cioè la capacità o meno di subire danni; e l’esposizione sismica è la quantificazione del danno.
[2] Boscolo Bielo, Miglioramento sismico degli edifici esistenti, Palermo, 2018.
[3] Colombini, Vulnerabilità sismica degli edifici esistenti in cemento armato e in muratura, Roma, 2014.
[4] Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni, DM 65/2017.
[5] Per il calcolo di tali parametri (entrambi sono grandezze adimensionali, nel seguito espresse in %) è necessario calcolare, facendo riferimento al sito in cui sorge la costruzione in esame, le accelerazioni di picco al suolo per le quali si raggiungono gli stati limite SLO, SLD, SLV ed SLC, utilizzando le usuali verifiche di sicurezza agli stati limite previste dalle Norme Tecniche per le Costruzioni. Esso è dunque applicabile a tutti i tipi di costruzione previsti dalle suddette Norme Tecniche.

[6] IR(t) =  Iman% √ 0,4 I2SR + 0,4 I2CR + 0,2 I2F

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