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Archive for marzo 2013

Mentre il Parlamento è prigioniero di se stesso e dei nominati, l’Italia va avanti, nonostante tutto. La grande percentuale di ricambio dei nuovi dipendenti, circa il 64%, crea un normale rallentamento delle attività. L’assenza di visione pragmatica e l’incomunicabilità fra parlamentari acuisce il danno economico agli italiani, e comunica l’incertezza del momento a tutti i cittadini che hanno votato durante le ultime elezioni politiche.

Cosa dovrebbe fare un politico che ama il proprio paese?

Comunicare la propria visione, le idee ed i progetti concreti per cambiare tutto. I cittadini non comprendono il silenzio e non comprendono la confusione attuale poiché i nuovi dipendenti sembrano impauriti e poco adeguati al ruolo a cui essi stessi si sono candidati, nessuno li ha obbligati, ma sono li a spese degli italiani. Com’è noto l’Italia ha seri problemi che richiedono risposte veloci poiché ogni giorno chiudono imprese a causa dei crediti piuttosto che dei debiti, ci troviamo in un vero paradosso frutto del sistema contabile e fiscale imposto dall’Unione Europea, inventato da PD e PDL. Per cominciare a risolvere i problemi odierni ci vogliono buon senso, umiltà, competenza, conoscenza e coraggio. Dopo un mese sembra che il Parlamento attuale non abbia queste virtù, almeno questa è l’immagine che percepisco, spero di essere in errore e lo capiremo presto, mentre famiglie ed imprese sono abbandonate al sistema europeo per nulla sociale e solidale, ma costruito soprattutto sulle tasse e l’ingiustizia degli stupidi indicatori: debito/PIL, spread, e moneta debito.

Questa Unione Europea va sostituita, l’hanno capito tutti ormai, meno che il nostro Parlamento? Il voto degli italiani ci consegna un Parlamento dove le forze politiche in campo hanno visioni diverse fra loro, dove chi ha distrutto il Paese cerca di sopravvivere a se stesso, e PD e PDL non comprendono che sono fuori dalla storia. Devo ammettere che anche il M5S è prigioniero della propria inesperienza.

Bisogna affrontare la contingenza e pagare i debiti della Pubblica Amministrazione verso i fornitori, le imprese che hanno lavorato stanno aspettando di mettere il piatto a tavola.

Bisogna comunicare che la religione della crescita è stata la rovina dell’Unione Europea poiché l’influenza delle SpA e dei serbatoi di pensiero – think tank – hanno indottrinato e diffuso con successo, un pensiero dominante obsoleto frutto dell’avidità, pertanto, il termine crescita è stato completamente edulcorato, manipolato ed è stato creato un mantra, un dogma ripetitivo ossessivo, dove i politici attuali hanno potuto perseverare nell’obiettivo dell’avidità, cancellando la democrazia rappresentativa e instillando un processo di rifeudalizzazione delle Nazioni sostituite dalla dittatura SpA messa al vertice dell’Unione Europea, fra l’altro l’UE è un’organizzazione non democratica poiché l’organo esecutivo ha maggiori poteri del Parlamento europeo, unico organo eletto dai popoli. Nel corso dei decenni la crescita del PIL ha prodotto maggiore disoccupazione, maggiore precarizzazione, ha ridotto i diritti dei cittadini, ha indotto il fenomeno della delocalizzazione industriale ed ha aumentato le disuguaglianze sociali ed economiche. La crescita ha reso le famiglie più povere e più insicure. Dopo quarant’anni di crescita l’Italia e l’Europa stanno decisamente peggio. Dal dopo guerra ad oggi si è esaurita la spinta della crescita infinita ed il sistema è imploso su stesso, da un capitalismo figlio dell’economia reale – dagli anni ’50 agli anni ’70 – siamo entrati nell’era della finanza – anni ’80 e 2000 – che ha distrutto la democrazia rappresentativa. I Governi non prendono decisioni politiche, ma assecondano i capricci del famigerato “mercato”, che non esiste nel senso proprio del termine, cioè non esiste un luogo dell’equo scambio delle risorse, ma ci sono software ove i broker e le SpA perseguono i propri interessi e basta.

Nel 2013 le decisioni più importanti per la specie umana non sono prese con metodi razionali, scientifici, morali e democratici. Nel 2013 la specie umana, quella che si ritiene migliore di tutte le altre, subisce le decisioni politiche inventate dai capricci di un “mercato” che non esiste, cioè il nulla governa la politica. Nel 2013 tutte le specie viventi di questo pianeta si godono la natura perché essa dona ogni giorno i propri flussi di materia, e nessuna specie spreca risorse, mentre quella umana ha bloccato la propria evoluzione e sta regredendo allo stato infantile poiché amministrata da una religione politica che adopera i propri mantra: crescita, PIL, competitività, avidità, obsolescenza pianificata etc.

La cosa più assurda della nostra specie è che ha tutte le conoscenze per cogliere le straordinarie opportunità delle tecnologie odierne, ma non riesce a vedere l’evoluzione poiché non ha occhi per vedere, non ha cervello per vedere. Speriamo che il tempo sia favorevole a questa generazione poiché è necessario transitare da un’epoca ad un’altra, altrimenti la nostra specie rischia l’estinzione mentre la Terra continuerà a vivere senza di noi.

Questa transizione epocale deve avere i suoi piloti, la sua classe dirigente capace di interpretare il momento politico e ci vuole formazione e cultura adeguata per farlo. La cittadinanza deve mobilitarsi per formare nuovi cittadini capaci di interpretare questo periodo denominato “decrescita felice” ed approdare alla “prosperanza“.

Un politico serio e consapevole, cioè un politico italiano normale chiama i colleghi europei e dice una cosa scontata: «l’invenzione dell’economia del debito non può essere il sistema su cui creare un governo politico, le generazioni che stanno subendo questa scelta storica non hanno dichiarato guerra a nessuno, la seconda guerra mondiale è finita, noi non siamo la colonia di nessuno. E’ giunta l’ora di riconoscere politicamente ciò che tutti sanno: l’energia che da vita a noi tutti è gratuita. Italia, Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo non potranno mai ripagare il debito pubblico, e questo lo sapete bene tutti voi che pensate di poterci tenere schiavi in un sistema immorale ed innaturale, poiché questo sistema non tiene conto delle leggi della fisica. Così come il sistema è frutto di una convenzione, di un’arbitrarietà, imposta dalla storia dagli eventi bellici, oggi possiamo riconoscere che quella scelta di colonizzare gli Stati fu sbagliata. Oggi possiamo stabilire una nuova convenzione su presupposti molto diversi e possiamo farlo partendo dalle leggi della natura, leggi che abbiamo sempre ignorato dalle valutazioni politiche.

Con questi presupposti le Nazioni potranno riavere uno strumento, una moneta sovrana e non più a debito, e potranno stabilire una propria politica industriale partendo dalle risorse reali e dai principi di bioeconomia per evitare i danni ambientali prodotti dal nichilismo e dalla miopia di politici inadeguati e corrotti dalle SpA tramite il sistema dei paradisi fiscali. Si tratta di un’evoluzione delle teorie politiche, né liberiste e né keynesiane, ma che tengano conto delle risorse limitate e dell’innovazione tecnologica delle fonti energetiche alternative. Si tratta di politiche che riconoscono la concreta opportunità di eliminare le diseguaglianze e di consentire a chiunque volesse farlo di vivere in equilibrio con la natura, gli Stati hanno il dovere di porsi questo obiettivo minimo. Mai più uno Stato condizionato dalle borse telematiche e dall’usura bancaria, mai più uno Stato condizionato dall’invenzione di sciocche regole finanziarie che stanno distruggendo ecosistemi negando l’autoderminazione dei popoli.

Bisogna integrare gli indicatori obsoleti con il Benessere Equo e Sostenibile (BES) e far decrescere gli sprechi figli di indirizzi politici sbagliati: ridurre le spese militari, sostituire le SpA che gestiscono i servizi locali con società public company (azionariato popolare diffuso) senza scopo di lucro, cancellare gli sprechi dell’inefficienza energetica con un piano di decrescita energetica delle fonti fossili e progettare la diffusione di reti intelligenti (smart-grid) con fonti alternative, sostituire gli inceneritori con gli impianti di riciclo totale, finanziare la prevenzione primaria nell’ambito sismico e idrogeologico, sostituire l’agri-industria con l‘agricoltura naturale, ridurre il numero dei motori a combustione per eliminare l’inquinamento da nanopolveri e ripensare la mobilità privata, spostare i soldi di grande opere inutili verso la ricerca e l’innovazione. Introdurre la vera class action. Bisogna adeguare la scuola e l’università ai nuovi paradigmi dell’educazione che non può essere più di tipo militare-industriale, ma di sviluppo creativo lasciando libero il “pensiero divergente”. E’ tempo di democrazia diretta

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Possiamo vivere in città più sicure, senza l’inquinamento ed in ambienti migliori? Possiamo avere città più vivibili? SI. Da diversi anni urbanisti e progettisti presentano idee sostenibili che affrontano e risolvono problemi concreti realizzando luoghi ed ambienti più comfortevoli. Questi progetti ricordano molto la concezione della città medioevale dove le persone si spostavano a piedi, più aree verdi e servizi facilmente raggiungibili a piedi o in bicicletta.

Esempi concreti sono presenti in diverse città europee. Le rivoluzioni industriali hanno trasformato le nostre città in ambienti per le automobili, adesso bisogna ridisegnare i luoghi urbani partendo dall’uomo e quindi notiamo l’aumento delle aree pedonalizzate, e delle piste ciclabili. Quando i motori a combustione saranno sostituiti con i più efficienti motori elettrici avremo anche un’aria più pulita. Gli edifici hanno le forme che gli architetti preferiscono ma sembrano prevalere rapporti e forme “classiche”. Densità ragionevoli affinché si prevenga la sovrappopolazione.

Uso del suolo, acqua, rifiuti, energia, biodiversità, mobilità, sociale e morfologia urbana sono i paradigmi di una città sostenibile.

Citiamo alcuni esempi: Hammarby Sjöstad (Stoccolma): un quartiere per 25 mila abitanti che recupera un’area industriale e portuale,  Hafen city (Amburgo): prevede anche la realizzazione di aree a tutela della biodiversità, Rieselfeld (Friburgo), GWL (Amsterdam): recupero di un’area urbana precedentemente occupata da un’azienda, Bo01 (Malmo); recupero di una vasta area portuale. A San Jose, California nel 1995 sorge un progetto di rivitalizzazione di un’area produttiva dismessa (30 ettari) e si interviene con alta densità e mixitè funzionale e sociale; in località Brementon Dowtown, Washington si recuperano quartieri (“città della marina e centro culturale”) con alta densità, mix di funzioni e spazi pubblici di qualità; a Parigi su un’area di 50 ettari nel quartiere Bercy (realizzazione 1988-1992) intervenendo con mixitè sociale, social housing e nuovi spazi pubblici; in Scozia a Glasgow nel quartiere Gorbals di progettazione funzioni miste (realizzazione: 2002): abitazioni, attività direzionali e commerciali, residenze per studenti, usi alberghieri, attività artigianali e verde pubblico; fra il 1998 ed il 2006 in Germania a Friburgo nel quartiere Vauban su un’area di 34 ettari si riqualifica un’area militare dismessa e si insediano 5000 abitanti con servizi pubblici, verde pubblico, attività commerciali, artigianali e industriali. Un altro esempio paradigmatico è la rigenerazione del quartiere francese nella cittadina di Tübingen in Baden-Württemberg (Germania), un’area di 60 ettari riprogettata da cooperative edilizie puntando alla densità edilizia con mixitè funzionale, uso di energie rinnovabili e filiera corta.

Non c’è alcun dubbio che in Italia esiste una forte esigenza per recuperare parti di città e bisogna adeguare gli edifici prevenendo il rischio sismico. Esistono diverse esperienze che mostrano progetti validi ed interessanti che realizzano l’obiettivo di migliorare la qualità di vita degli abitanti.

Oltre alle città esistono interi piccoli centri urbani da valorizzare e tutelare dove il paesaggio naturale è il patrimonio più importante, ed oltre a questo aspetto scontato, ci sono i piccoli borghi costruiti in pietra che esprimono un’identità nazionale unica nel mondo e sono un tutt’uno col paesaggio.

Misurarsi con gli ecosistemi significa progettare luoghi adeguati ai limiti della natura e l’uomo è parte dell’ambiente. Le tecnologie di oggi consentono di realizzare e consumare in maniera razionale limitando i danni e addirittura vivere in luoghi urbani privi di inquinamento. Basti pensare all’assenza delle nanopolveri emesse dalle obsolete automobili. Ad esempio, cambiando lo stile di vita è possibile ridurre il numero di auto circolanti (ritorno all’auto familiare) e far circolare solo quelle elettriche. L’uso delle bici pedelec consente di migliorare gli spostamenti in città, ed una saggia organizzazione dei servizi stimola gli spostamenti a piedi. La presenza di aree verdi, materiali migliori, la presenza dell’acqua, la realizzazione di reti intelligenti (smart-grid) e la corretta gestione dei rifiuti verso un riciclo totale consentiranno di ridurre l’impatto ambientale delle città e migliorerà la qualità della vita. Anche l’economia familiare gioverà del cambiamento poiché saranno cancellati gli sprechi che consentiranno di far lievitare il risparmio.

La transizione sopra descritta richiede nuova occupazione. Scegliere questa strada vuol dire ridurre selettivamente il PIL, ma fa aumentare il numero degli occupati in impieghi utili perché si tratta di imprese artigiane che muovono solo l’economia reale.

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Tutelare la vita degli esseri umani. Il tema che intendo accennare è noto, vecchio, ma, ahimé, sembra non appartenere alle priorità dei dipendenti politici. Un vero controsenso che non si riesce a spiegare se non dal profondo cinismo e nichilismo che possiamo persino tagliare a fette, per intenderci quanto sia diffuso e presente, potremmo anche materializzarlo.

Le accademie, i progettisti ed i costruttori sono perfettamente consapevoli del pessimo stato dell’arte dell’ambiente costruito, e sanno che le prossime scosse di terremoto produrranno danni e morti, non è una previsione pessimistica, ma una visione realistica e corretta rispetto alle conoscenze relative alle tecniche costruttive degli edifici.

Ciò che mi lascia basito è proprio il fatto che gli addetti ai lavori sanno che la natura si ripeterà nel suo comportamento naturale, e sprigionerà un’energia sufficiente a far crollare gli edifici e che ci saranno danni e morti per l’inerzia politica dell’uomo. Non è il terremoto che uccide, ma l’ignoranza dell’uomo, e nel nostro caso l’inerzia dei dipendenti politici che sono stati psico-programmati dal nichilismo del pareggio di bilancio e dall’inganno psicologico denominato economia del debito. I politici hanno dimenticato cosa sia il valore della vita umana e hanno una priorità: rispettare i patti con l’UE anziché adempiere ai principi della nostra Costituzione. L’attuale linguaggio dei politici, nei talk show e nei media, se ci facciamo caso, è palesemente un tradimento alla Repubblica. I costruttori di opinione, opinion maker, i giornalisti non discutono dei problemi reali del paese, ma sembrano zerbini del pensiero dominante. La preoccupazione di questi manipolatori è prioritariamente il rispetto dei patti con l’UE – MES, fiscal compact, patto di stabilità – sembra che ad essi non interessa il benessere dei cittadini. Si muovono all’interno di un piano ideologico e religioso obsoleto e dannoso poiché fanno il giochino della coperta troppa corta, e quindi propongono di tassare e ridurre i servizi finanziati dallo Stato con lo scopo di privatizzare, e rubare soldi al risparmio degli italiani. Altre Nazioni hanno avuto l’onestà ed il coraggio di uscire dall’economia del debito riprendendosi la sovranità monetaria, pagando i debiti, e cancellando l’usura degli interessi sul del debito.

L’Italia, e soprattutto i Sindaci degli otto mila comuni devono indicare gli edifici a rischio sismico e devono predisporre una progettazione per evitare morti e ridurre i danni materiali, questa priorità non è un’opinione, ma un obbligo. I cittadini non devono più tollerare la cialtroneria dei dipendenti eletti che non adottano una strategia politica sulla prevenzione primaria. Dove reperire i soldi? E’ altrettanto banale ricordare che le regole di contabilità pubblica, inventate dall’UE ed applicate anche in Italia, sono del tutto sbagliate, prive di buon senso. E’ banale constatare che l’usuro-crazia del sistema euro va abolita e sostituita da un sistema di economia reale. Il problema non è quel pezzo di carta chiamato euro, il problema è come viene creata la moneta, la sua proprietà ed la tutela del credito che non c’è più. Bisogna abolire il sistema finanziario ed introdurre una politica delle risorse che ci ponga la domanda fondamentale: ci sono le risorse per farlo? Mai più: quanto costa? Non sono i soldi la misura corretta del valore. I soldi sono solo un mezzo, quindi bisogna introdurre la bioeconomia nel contabilità pubblica e privata nel rispetto del risorse finite del pianeta, e nel rispetto delle capacità umane. Si tratta di uscire dall’avidità ed entrare nell’economia reale, nella reciprocità e nella cooperazione reale fra popoli  e comunità.

Non possiamo tollerare ed accettare che in nome dell’austerità, dell’economia del debito, i dipendenti nominati in Parlamento anziché mettere risorse sulla prevenzione primaria ci prendano in giro con la favola della coperta troppo corta, dove troviamo i soldi? E’ del tutto immorale negoziare i nostri diritti ereditati col sangue dei nostri nonni. Chiunque abbia il tempo di leggere per approfondire il problema dei conti pubblici si renderà conto dell’inganno psicologico, una vera alchimia sostenuta da diversi decenni, una favola criminale che non sta più in piedi. I soldi per prevenire morti e danni ci sono, come ci sono per fare tutto il resto (ricerca, scuola, territorio, patrimonio storico, energie alternative, agricoltura etc.). Ricordiamo ai nostri dipendenti che i soldi servono per prevenire morti e danni. Un parlamentare che non rispetti questo banale principio va licenziato e processato, non possiamo tollerare il continuo tradimento alla Repubblica, avviato con i Trattati e prolungato con l’invenzione del MES e del fiscal compact. Questa Unione Europea è sbagliata nei principi poiché è palesemente in contrasto con la Costituzione, ed è sbagliata nelle regole contabili poiché non tengono conto delle leggi della fisica e della creatività umana. Tutti i partiti tradizionali sanno bene che l’UE nacque con questi errori ed orrori, lo sanno tutti, ma hanno voluto ignorare e prevaricare i popoli senza coinvolgerli e consultarli, i partiti italiani hanno scelto la strada dell’austerità ed oggi vorrebbero ripulire la propria coscienza sporcata dall’aumento povertà delle famiglie che essi hanno favorito. Non c’è più tempo per dare ascolto a questi bugiardi di professione, è tempo di applicare il cambio di paradigma culturale, i cittadini possono farlo liberamente, indipendente da chi governa. E’ tempo di creare e vivere un modello sostenibile, ci sono le tecnologie per farlo.

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Ancora oggi, nonostante le evidenze scientifiche siano devastanti e ingombranti, i Governi rallentano il cambiamento e fanno fatica ad abbandonare indicatori finanziari ed economici inefficienti ed obsoleti che non misurano il benessere.

L’ISTAT con la pubblicazione del primo rapporto BES 2013 (Benessere Equo e Sostenibile) compie il primo passo verso un’analisi della società che consente di uscire dalla religione della crescita, aggiunge un punto di vista nuovo e mostra informazioni ignorate dagli italiani e dagli amministratori. I Governi devono interpretare la società partendo dalla bioeconomia, e meglio ancora considerando le leggi della fisica.

Oggi, abbiamo gli strumenti per riconoscere questi errori e per progredire verso una reale crescita passando per una fase storica chiamata “decrescita felice”, sviluppando la resilienza necessaria e approdare ad una società della “prosperanza”.[1]

Secondo una definizione classica di economia – amministrazione della casa – essa studia la condotta umana come relazione tra fini determinati e mezzi scarsi applicabili a usi alternativi (Robbins, 1932).  L’economia non solo non viene più studiata seriamente, ma è stata sostituita da strumenti matematici – hedge fund[2], credit default swap[3] – non per pubblica utilità, ma per manipolare, nascondere, ingannare, truffare i popoli ed arricchire una ristretta élite.

Il problema della scarsità delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou (1877 – 1959) iniziò a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualità della vita, dal benessere economico, che è misurale solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy (1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia[4]. Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiché ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare.

La supremazia dell’alta finanza oggi si basa sul fatto che essa ricongiunge a un determinato luogo i fattori di produzione mobili – il capitale mobile, il lavoro flessibile basato sul sapere e altamente specializzato e la trasformazione mobile e standardizzata della natura – al fine di ottenere i prezzi più bassi possibile su scala globale, eliminando così il capitale locale. […] Secondo Aristotele, la distinzione fra la produzione del proprio fabbisogno (“economia”) e la produzione per il commercio e il guadagno (“crematistica”) contiene secondo Polanyi l’indicazione indubbiamente più profetica mai fornita nel campo delle scienza sociali. E’ la constatazione che l’approvvigionamento interno non può essere subordinato alla produzione destinata all’export. “Aristotele insiste sul fatto che il senso dell’economia è la produzione per il proprio fabbisogno, non quella a fini di lucro. Ma una produzione destinata all’esportazione, secondo il filosofo, non mette in pericolo l’autosostentamento fintanto che i prodotti destinati alla vendita, per esempio il grano o il bestiame, vengono comunque coltivati nell’ambito di un’economia dell’autosussistenza; la vendita delle eccedenze pertanto non deve distruggere la base dell’economia nazionale”.[5]

Le tecnologie di oggi consentono di progettare la “civiltà contadina modernizzata“, cioè comunità libere perché autonome grazie alla sovranità alimentare ed energetica con fonti alternative e per mezzo dell’economia della sussistenza, la politica delle risorse in maniera razionale.


[2] Fonte Wikipedia: I fondi speculativi (in inglese hedge funds) detti anche in italiano fondi hedge, nascono negli Stati Uniti negli anni 50. La definizione di “finanza creativa” è spesso associata alle operazioni speculative che tali fondi possono consentire. Il primo fondo hedge fu fondato da Alfred Winslow Jones nel 1949.

[3] Fonte Wikipedia: Il credit default swap (CDS) è uno swap che ha la funzione di trasferire l’esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti. È il derivato creditizio più usato. È un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito. Il CDS viene spesso utilizzato con la funzione di polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un’obbligazione. Tipicamente la durata di un CDS è di cinque anni e sebbene sia un derivato scambiato sul mercato over-the-counter (non regolamentato) è possibile stabilire qualsiasi durata.

[4] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922

[5] WUPPERTAL INSTITUT, per un futuro equo, Feltrinelli, 2007 pag. 112

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Questa mattina, invitato dal Comune di Parma ho potuto mostrare un progetto divulgativo per le scuole primarie inserito in programma pre-organizzato dall’Amministrazione. Si tratta di un progetto del Comune denominato “Crescere in armonia” che vede coinvolta anche Slow Food Parma, fra i relatori Roberto Burdese pres. Slow Food Italia.

L’anno scorso grazie al circolo locale MDF Parma ho potuto partecipare ad un’esperienza molto bella, fare il pane col lievito madre insieme ai bambini delle classi primarie. Quest’anno il Comune di Parma, Nicoletta Paci vice Sindaco, ha deciso di offrire questa esperienza concreta, che mostra anche l’agricoltura sinergica, ad altre scuole primarie e pertanto in tre scuole sorgeranno tre orti sinergici. I bambini potranno vedere come si produce il cibo e potranno farlo direttamente coadiuvati da MDF, genitori e insegnanti.

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La buona politica è figlia dell’etica e della formazione culturale degli individui che la praticano. Ovvio? Non sembra affatto. La profonda crisi che attraversa l’Occidente mostra i limiti delle rappresentanze politiche, poco preparate, e forse poco consapevoli dei rischi che  stanno correndo per mezzo di scelte poco ragionevoli, poco partecipate e molto autoritarie. Il sistema euro è una prova di questo ragionamento, visto che finora ha aumentato le diseguaglianze economiche e sta conducendo i paesi “periferici” verso la miseria. L’obbligo del pareggio di bilancio è solo l’ultimo atto immorale. In Italia, il Parlamento dei nominati ha l’enorme responsabilità di affrontare problemi quotidiani che richiedono una velocità di decisione, ed ha la responsabilità di cambiare l’antidemocratica legge elettorale – il famigerato porcellum – affinché i cittadini possano tornare a scegliere gli eletti. Dal punto di vista della democrazia rappresentativa i cittadini italiani non hanno mai scelto i propri eletti, lo hanno sempre fatto i partiti per conto loro, e poiché i partiti hanno perso la credibilità ed il consenso popolare è moralmente doveroso introdurre una novità storica per selezionare i futuri dipendenti. Il Parlamento può introdurre una legge denominata “elezione primaria” ove i cittadini, e non solo i partiti, possono proporre direttamente i candidati “dal basso”, come si dice in gergo, che dovranno essere sottoposti al voto di tutti i cittadini. Nella sostanza la classe dirigente politica non verrebbe più selezionata esclusivamente dai partiti, ma direttamente dalla cittadinanza non militante, e le tecnologie di oggi consentono di farlo a costi vicini allo zero.

Oltre a questa novità, il Parlamento, può proporre un altro cambiamento: la creazione di una scuola politica pubblica, accessibile a tutti, ovviamente. I partiti, oltre ad avere la prerogativa di scegliere gli eletti hanno avuto anche la prerogativa di formare la classe dirigente. Se l’intenzione è quella di cambiare il sistema è doveroso proporre un percorso formativo innovativo per i futuri amministratori e politici con un programma formativo figlio del cambio di paradigma culturale. Non una scuola tradizionale, ma più un laboratorio con un approccio completamente diverso, persino opposto a quella che si vede nelle scuole e nelle università italiane. L’obiettivo è di stimolare la creatività, pertanto non si tratta di indottrinare, ma di mostrare e lasciar creare nuovi modelli. Questo laboratorio non formerà burocrati, ma politici creativi utili all’interesse pubblico per la soluzione di problemi pratici: energia, agricoltura, arte, storia, patrimonio culturale ed architettonico, e paesaggio.

Il Parlamento ha il dovere morale e politico di restituire sovranità alla Repubblica (politica monetaria ed industriale) e consegnare al popolo strumenti efficaci per partecipare al processo decisionale della politica. Il compito del Parlamento non si limita solamente ad applicare la Costituzione, finora disattesa, ma deve destinare risorse a quei Comuni italiani (residui passivi) amministrati male, e che oggi risultano insolvibili alimentando la povertà delle famiglie poiché numerose imprese falliscono a “causa” di crediti non riscossi dalla pubblica amministrazione (P.A.), un paradosso immorale. I Comuni non riescono a pagare chi ha lavorato e bisogna trovare subito circa 70 miliardi. Dove prendere i soldi? E’ banale, è sufficiente cancellare l’usura che i cittadini pagano tramite il sistema, “economia del debito”. Non bisogna pagare gli immorali interessi sul debito pubblico (circa 88 mld), ma spostare quei miliardi verso imprese e famiglie per ripagare il debito della P.A. a chi ha già lavorato.

Mentre le imprese chiudono per l‘implosione del sistema immorale, quindi è necessario proporre un nuovo modello, ed il legislatore deve indicare il Benessere Equo e Sostenibile (BES) come indicatore principale per conoscere la società e capire come prendere decisioni migliori rispetto al passato.

La ricchezza è la capacità creativa dell’uomo che progetta e trasforma le merci usando l’energia in maniera razionale, compatibilmente coi limiti della natura e delle leggi che determinano la vita su questo pianeta. La ricerca scientifica ci mostra quali tecnologie usare per evitare danni ambientali e biologici. Nella sostanza non sono i politici che risolvono i problemi, e tanto meno sono pagati per farlo, essi devono solo servire il popolo e fare in modo che cittadini, famiglie ed imprese abbiamo leggi e regole per realizzare la transizione tecnologica. Abbiamo una democrazia rappresentativa pagata col sudore dei lavoratori affinché i dipendenti in Parlamento diano risposte concrete ai problemi della Nazione, nulla di più e nulla di meno. I cittadini hanno il dovere di pensare nuove forme di partecipazione e riprendersi spazi decisionali per incidere direttamente poiché i partiti non hanno svolto il loro ruolo, i danni si vedono, inutile fare l’elenco. I cittadini stessi sono responsabili della crisi poiché l’apatia politica è servita ad alimentare feudi di potere che oggi vanno cancellati.

Un’intera classe dirigente ha inseguito un paradigma obsoleto: l’avidità e la stupidità, il liberismo dell’Unione Europea e la sostituzione dello Stato con le SpA. Oggi bisogna studiare e applicare il nuovo paradigma culturale attraversando un periodo denominato “decrescita felice” per arrivare alla prosperanza” per tutti. In questo percorso e nei progetti pratici della “decrescita felice” esistono tante opportunità di ricollocazione nella formazione e nel lavoro, nuovi impieghi utili saranno inventati per l’interesse pubblico. In diversi settori l’innovazione tecnologica consentirà la crescita di nuove professioni, nuove abilità per costruire la comunità, nuove abilità nell’artigianato e nella manifattura, e l’aumento dei salari consentirà una migliore distribuzione delle ore giornaliere da dedicare alla famiglia, ai figli ed alla costruzione di un futuro più bello, più sereno.

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Gli italiani hanno avuto il grande merito di far aprire un dibattito pubblico. In Italia esiste una straordinaria voglia di partecipare al processo decisionale della politica, questo l’élite lo sa bene, e fa di tutto per scoraggiare la partecipazione, l’ha fatto per decenni tramite i partiti, e lo fa con il controllo dei media e l’uso strumentale dell’economia e della finanza per scoraggiare i cittadini nella comprensione della politica. La grande voglia di partecipare è provata col recente referendum sull’acqua e sul nucleare, ed il ridotto calo dell’astensione dovuto alla presenza di nuova forza politica palesemente antisistema.

Questa nuova presenza in Parlamento inquieta tutti, ed ha il merito di porre un dubbio sull’esistenza del sistema euro così com’è stato pensato e progettato. I giornalisti servi del potere semplificano il problema accusando il M5S di voler creare un danno al Paese con l’uscita dal sistema euro. E’ banale evidenziare che il meanstream non ha interesse nell’approfondire il tema: sistema euro, cos’è? Perché esiste? Chi trae vantaggi dal sistema euro? Cos’è la moneta? Come si crea la moneta? Perché l’Italia non ha una politica industriale?

Mentre l’élite confonde le idee ai cittadini, fa ostruzionismo al cambiamento con i partiti, le imprese ed i cittadini italiani pagano il prezzo delle scelte politiche. La cessione della sovranità monetaria e gli strumenti dell’austerità – MES, patto di stabilità e fiscal compact – stanno distruggendo la ricchezza e l’economia reale degli italiani. La soluzione del problema non potrà venire dai partiti, questo sembra persino banale.

I popoli attraverso il voto possono delegare una semplice soluzione: uscire dall’economia del debito e ridare alla moneta il giusto senso: è solo uno strumento, la moneta non è ricchezza. Bisogna transitare dall’economia del debito alla politica delle risorse. La domanda non sarà più quanto costa? Ma ci sono le risorse per farlo?

L’Italia ha le risorse per tutelare e conservazione il proprio patrimonio, anche gli altri Paesi danneggiati dall’euro zona – Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda – hanno le risorse per riavviare la propria economia. I Governi politici dovrebbero utilizzare altri indicatori e strumenti per valutare la qualità delle scelte. La politica ha bisogno di usare la bioeconomia e indicare dimensioni di qualità per misurare il benessere dei cittadini. Parlamenti e Governi devono ripristinare la democrazia rappresentativa – assente nell’UE – e introdurre la democrazia diretta affinché i popoli possano controllare, deliberare e licenziare dipendenti inadeguati. Bisogna transitare dall’attuale sistema feudale-liberista dell’UE alle democrazia mature che sanno prendere decisioni rispettando i limiti della natura, consapevoli delle leggi della fisica.

Una facile soluzione dell’insolvibilità dello Stato. Ad esempio, se l’euro fosse una moneta a credito senza l’emissione di Titoli a debito, ogni Stato oggi potrebbe pagare i propri debiti nei confronti dei fornitori, lo può fare “domani mattina”. Non esiste una giusta soluzione all’interno del MES, del fiscal compact, per pagare i debiti dello Stato, qualsiasi soluzione proposta è nella direzione che cancella i diritti: stato sociale. I famigerati “mercati” ed i partiti sanno bene che gli Stati sono già insolvibili, sono in default tecnico, lo sanno bene. Essi persistono nelle loro scelte fino a quando alcune SpA non avranno preso gli asset strategici dei “paesi periferici” (processo di privatizzazione), in Italia è quasi tutto privato, tranne il servizio sanitario. Non ha senso continuare a strozzare imprese e cittadini con l’invenzione dell’economia a debito poiché abbiamo le tecnologie per misurare le risorse reali, e impedire qualsiasi speculazione. Parlamenti e Governi devono ripensare l’euro zona uscendo dall’economia del debito. Il sistema è immorale, ingiusto e sbagliato, non ha migliorato la qualità della vita e sta distruggendo l’economia reale dei “paesi periferici”.

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