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Archive for gennaio 2015

I recentissimi movimenti politici – Podemos e Syriza – stanno facendo riemergere con forza la questione culturale della Sinistra in Europa. Se osserviamo la natura politica dell’UE è semplice riconoscere che dal momento in cui gli Stati abdicano alle loro sovranità e conducono i popoli verso l’unione monetaria e deliberano i Trattati, si capisce che la visione politica dell’UE è il neoliberismo, la versione più schietta e sincera del capitalismo, nato e sorto nell’Occidente verso il XVI secolo. Il capitalismo si trasforma in varie forme e quella del XX secolo è solo l’evoluzione più vera di questo paradigma totalmente avverso alla natura, di cui l’uomo è solo una parte, ma il capitalismo è l’invenzione più distruttiva e più stupida se ne osserviamo il comportamento degli ultimi secoli, forgiato dal piano ideologico dell’economia neoclassica.

Ad oggi manca ancora un movimento culturale politico capace di dire con coraggio che l’uomo occidentalizzato, se vuole sopravvivere a se stesso, deve disfarsi del capitalismo, senza se e senza ma. L’organizzazione UE è solo la recente ed ultima invenzione più stupida ed inefficace che i partiti politici siano stati capaci di mettere in piedi, ed i recenti movimenti di sinistra, Podemos e Syriza, anziché chiedere l’uscita dal capitalismo per approdare in una società fondata sulla bioeconomia, per il momento si limitano ad esprimere una preghiera affinché si possa controllare la bestia neoliberista. E’ la storia a smentire queste velleità legittime, ma del tutto ingenue e immature.

Podemos e Syriza hanno il merito e la virtù di voler ricostruire una vera sinistra (in Italia è sparita all’inizio degli anni ’80) che riesce a raccogliere un largo consenso popolare, ma se dovessimo giudicare la politica dal consenso e non da ciò che esprime, commetteremo un errore. Il capitalismo sarebbe diventato instabile, fu preconizzato dagli economisti stessi (Keynes, Marshall, Schumpeter), ed oggi è nella sua fase di delirio più acuta, grazie all’informatica e agli strumenti finanziari. Nel contesto attuale, i cittadini possono cominciare a ragionare su come riprendersi la libertà di decidere per se stessi, ma in armonia con la natura e transitare in comunità prosperose, all’interno di un piano culturale ove l’interesse generale prevale sull’interesse privato, e questa è un’evoluzione sociale ed antropologica.

Non c’è dubbio che anche in Italia sia necessario un movimento di Sinistra, ma che sappia realizzare un consenso partendo dalla bioeconomia, poiché è l’unica offerta concreta per uscire dal piano ideologico obsoleto e creare nuova occupazione utile, l’unica; le altre sono “aggiustamenti” nel piano ideologico del capitalismo. La questione fondamentale verte proprio sui paradigmi culturali della nostra società, e su questo aspetto nei programmi di Podemos e Syriza c’è poco o nulla, in Italia il nulla assoluto, e tale argomento [bioeconomia] è stato, finora, sviscerato in ristretti ambiti della sinistra che non c’è più. I media stessi censurano la bioeconomia affinché i cittadini rimangono nel piano mentale della dipendenza psicologica dal capitalismo neoliberista. Podemos e Syriza mostrano una sensibilità verso l’ecologia ma viene declinata nel versione dello sviluppo sostenibile, cioè un ossimoro, e fra l’altro è una versione già declinata dall’UE.

E’ rilevante l’attenzione di Podemos  e Syriza sulla questione della sovranità, ma su questo i movimenti si distinguono: Podemos sembra più intransigente verso il sistema euro, mentre Tsipras sogna di cambiare l’euro rimanendo nell’euro, mettendo da parte la questione giuridica della sovranità monetaria. Questo argomento, solo in Europa, viene “assegnato” ai movimenti di destra (divide et impera), mentre nel Sud America, da diversi anni, gli Stati con maggioranze comuniste hanno saputo e voluto contrastare il FMI e la Banca Mondiale che usano l’economia del debito come strumento di controllo, di predominio e di guerra valutaria; com’è noto dal secondo dopo guerra in poi l’UE è colonia degli USA, e l’introduzione dell’euro fu un primo passo per costruire gli Stati Uniti d’Europa, attraverso una valuta controllata e prestata ai Governi, dal sistema bancario Occidentale. Nella sostanza le sinistre europee, a differenza delle sinistre presenti nel resto del mondo, accettano l’imperialismo monetario americano (le teorie liberali di Smith [la destra] per sostituire gli Stati col governo delle multinazionali), e accettano l’immorale sistema bancario forgiato sull’economia del debito, e non propongono l’uscita dal capitalismo, quindi da questo punto di vista le sinistre europee hanno la stessa visione delle destre, anzi le sinistre hanno diffuso programmi ed obiettivi che rientrano nelle logiche neoliberiste (la cosiddetta “terza via“: creare all’interno dei partiti, politici “di sinistra” portatori delle teorie liberali). Esempi concreti e visibili riguardano: il sistema del credito ove banche speculative possono usare il risparmio dei contribuenti, il sistema delle società offshore che consentono varie truffe grazie all’opacità dei finanziatori e dei beneficiari, la privatizzazione della Banca d’Italia e la rinuncia alla sovranità monetaria; il governo del territorio, cioè la crescita urbana e la mercificazione dei suoli, il consolidamento delle rendite di posizione e la creazione di nuove rendite; il sistema maggioritario e l’introduzione del diritto privato in ambito pubblico che privatizza i processi decisionali (neofeudalesimo) e le recenti speculazione edilizie pianificate attraverso l’economia del debito e la finanziarizzazione di piani e progetti. Ad esempio, l’UE è il tempo dei liberali e di fatto un’organizzazione feudale che viola palesemente i principi di qualsiasi forma di democrazia rappresentativa. L’UE è palesemente contro i valori della Costituzione, e la stessa carta costituzionale è stata di recente stuprata introducendo l’obbligo del pareggio di bilancio che producono la conseguenza di violare i diritti dell’uomo

O i futuri movimenti di sinistra hanno il coraggio di porsi obiettivi e percorsi che costruiscono una società al di fuori del capitalismo, di fatto risolvendo l’origine dei problemi ambientali, democratici ed occupazionali, oppure continuano a fare il gioco delle destre.

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Come direbbe Socrate questa società costruisce la sua realtà basandosi sulle opinioni e non sulla ricerca della verità. Le opinioni politiche espresse su facebook e twitter sono le verità dei politici che rimbalzando nei media diventano la neolingua che scrive nelle menti dei cittadini apatici e nichilisti. Se i cittadini si rifiutassero di seguire questi slogan, e come insegna Socrate andassero alla ricerca della verità tutto il teatro politico si scioglierebbe come neve al Sole.

Nell’attuale panorama politico è di moda ritenere che le parole destra e sinistra siano obsolete, ma questa moda transitoria, come tutte le mode, rientra nel processo involutivo e regressivo degli individui, e serve a nascondere la verità per fini elettoralistici, per svuotare le persone di una propria identità culturale e storica; è più facile addomesticare un individuo senza una conoscenza storica. E’ sufficiente notare che nella sostanza la maggioranza degli italiani, quando è chiamata ad esprimere scelte politiche sugli argomenti, compie scelte di sinistra (referendum 12-13 giugno 2011, 25.216.418 votanti per i SI) e non potrebbe essere altrimenti, dato che il neoliberismo è il pensiero criminale predominate all’interno dell’UE per sostenere e favorire le multinazionali che orientano e possiedono i burocratici europei e persino pezzi dei Governi nazionali. Per intenderci meglio cito un esempio pratico: oggi emergono sempre più spesso proposte concrete per cambiare gli stili di vita, ma queste proposte rientrano tutte nelle idee utopiste dell’Ottocento scritte, e costruite dai movimenti socialisti che si contrapponevano alle condizioni insalubri delle città capitaliste (falansterio, “villaggio di armonia e cooperazione”). E’ altrettanto noto che i cosiddetti partiti di sinistra non rappresentano la volontà popolare emersa dai referendum, ma non bisogna commettere l’errore di confondere le strutture (i partiti) con le idee ed i valori, com’è altrettanto vero che l’effetto più logico e naturale sia il dissenso espresso col non voto (il primo partito italiano è proprio quello del non voto, 21.880.739 di cittadini che non hanno un rappresentante politico).

In questo periodo di crisi della rappresentanza politica e della partecipazione attiva dei cittadini, credo sia doveroso proporre un percorso per riprenderci un’identità culturale, e lanciare un “Manifesto” politico per produrre un dibattito pubblico circa il cambiamento culturale che può consentire all’intera società di approdare in un’epoca nuova, adeguata alle opportunità offerte dall’evoluzione del pensiero e l’innovazione delle tecnologie a servizio dell’uomo in armonia con la natura. E’ necessario percorrere una transizione chiamata “decrescita felice”, per uscire dall’economia del debito, per uscire dal capitalismo, e costruire le basi culturali, sociali, istituzionali e tecnologiche per l’epoca nuova che ci consente di realizzare una prosperità per le presenti e future generazioni.

La Sinistra come noi l’abbiamo studiata e “conosciuta” è nata fra il Settecento e l’Ottocento, ed è “terminata”, per l’Occidente, durante il Novecento; il secolo ove il capitalismo ha saputo prosperare e crescere, fra gli USA e l’Europa, nella versione più sincera e vera: cioè il neoliberismo, che ha sostituito Stati, Nazioni e modelli democratici, attraverso una progressiva trasformazione della società e delle istituzioni per mezzo della propaganda, della manipolazione psicologica, per mezzo della matematica finanziaria, le regole degli istituti bancari e la tecnologia informatica piegata agli interessi di determinate multinazionali.

La Sinistra nasce in antitesi al capitalismo (sorto col nascere del sistema bancario controllato dalla borghesia) per proporre una società migliore attraverso la tutela e l’ampliamento dei diritti umani e civili, l’uguaglianza e lo sviluppo dell’educazione e della cultura. Durante il Novecento l’esperienza concreta della Sinistra, ci mostra che essa stessa non ha rinunciato all’uso del capitalismo (l’obsoleta e sbagliata funzione della produzione), cioè non rinuncia a generare un profitto attraverso la crescita economica e materialista, e la Sinistra si differenza dalla destra, cioè dal liberismo, nella gestione politica del profitto capitalista. La Sinistra preferisce affidare allo Stato la pianificazione sociale ed economica delle risorse per un’equa ridistribuzione del profitto, e come la destra liberista crede che lo sviluppo sia insito nella crescita dell’economia e nel consumo delle merci, indipendentemente dalla qualità delle stesse e dall’impiego delle risorse, indipendentemente dagli effetti negativi che la crescita produce. Entrambe le visioni (Smith e Marx) hanno l’enorme limite culturale di ignorare le leggi della natura: fotosintesi clorofilliana, termodinamica (entropia), meccanica quantistica. Entrambe le visioni sono miopi poiché appartengono alla religione dell’economia neoclassica che rinnega la visione pragmatica e morale di Aristotele, entrambe le visioni sono miopi poiché rinnegano i rischi legati alla potenza della tecnica individuata da Heidegger, entrambe le visioni sono miopi poiché rendono l’uomo schiavo – animal laborans – come descritto da Arendt. Gli eventi bellici prima, e la recente storia degli ultimi trent’anni mostra come la Sinistra stessa, attraverso i suoi dirigenti, abbia rinnegato le proprie origini, i propri valori, ed abbia scelto di ignorare nuovi temi ed argomenti che si sviluppavano al proprio interno e che ponevano le questioni ambientali e la critica al consumismo (anni ’60) come un’evoluzione culturale della Sinistra stessa anche grazie alla bioeconomia. Nel corso degli anni ’80 la Sinistra ha preferito che l’ideale del liberismo diventasse organico ai propri programmi politici (la “terza via”), di fatto cancellando la Sinistra stessa dal panorama politico e culturale e disorientando milioni di elettori e di cittadini ignari di tale processo involutivo.

Oggi, le evidenti contraddizioni fra capitalismo e democrazia, la crisi strutturale del capitalismo stesso, la crisi avviata nel 2008 e l’inizio del nuovo millennio mostrano tutti i limiti del sistema capitalista come non era mai accaduto prima. La sua implosione preconizzata da Keynes e dalle leggi proposte da Georgescu-Roegen, il padre della bioeconomia, consentono oggi, un dibattito pubblico probabilmente più maturo rispetto alle precognizioni e alle corrette critiche delle minoranze culturali di Sinistra durante gli anni ’60, che avevano annunciato l’attuale recessione generata dall’insostenibilità del sistema stesso (Pasolini, Illich, Daly, Georgescu-Roegen).

«La prima analisi del modo con cui le persone interagiscono nell’ambito dello scambio economico non si trova nell’Economico di Senofonte, né negli Oeconomica di Aristotele, in gran parte apocrifo, ma nell’Etica Nicomachea di Aristotele. Lo scopo di Aristotele era quello di dimostrare come la giustizia poteva essere rispettata all’interno dello scambio. Il suo principio del giusto scambio è stato successivamente ripreso e perpetuato nei secoli dall’etica cristiana, secondo la quale lo scambio non doveva divenire occasione per nuocere al prossimo. L’economia politica conservò questa prospettiva per secoli. Fu essenzialmente con l’illuminismo che si cominciò a interpretare le attività economiche a partire dai concetti di piacere e di self-interest. In questo modo l’economia è stata trasformata in una disciplina mercantilistica, la cui principale preoccupazione è rimasta, da allora, confinata nell’ambito del mercato. Inevitabilmente, anche l’etica socratica tradizionale, secondo la quale gli uomini sono potenzialmente in grado di distinguere dialetticamente tra il “bene” e il “male” è stata posta in discussione. […] Tuttavia a causa della profonda separazione tra etica ed economia politica, queste diverse tradizioni non hanno influito affatto sul pensiero economico. […] Effettivamente, l’economia diventò sempre più una disciplina an-etica, come dimostra la negazione categorica di qualsiasi confronto interpersonale dell’utilità – così come della felicità o della sofferenza» (Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia ed etica, in Bioeconomia, Bollati Boringhieri, 2013, pag. 185-186) .

Nel riconoscere i limiti culturali e strutturali del capitalismo, un nuovo movimento politico italiano può trovare la risposta necessaria per proporre un cambio dei paradigmi culturali e sostenere quei cittadini, quelle associazioni e quei movimenti culturali per sviluppare un percorso fondamentale utile a costruire la società dell’epoca che verrà; un’epoca ove uguaglianza, diritti e democrazia possono realizzarsi attraverso l’uscita dal capitalismo e l’ingresso nella bioeconomia.

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