Standard e fattore umano


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.5.4.3       Standard e fattore umano

Per conoscere una corretta composizione urbanistica, la manualistica è uno strumento culturale adeguato; dal manuale “Colombo” (2013) alla Composizione del manuale “Rigotti” (1973) ed il recente manuale “Benevolo” (2009). Sin dalla nascita degli standard minimi, che hanno determinato l’approccio quantitativo, gli urbanisti hanno sentito l’esigenza di integrare la pianificazione con l’approccio sociologico, cioè qualitativo del servizio minimo da garantire. La letteratura è molto vasta, la tecnica urbanistica è integrata da Jacobs e Alexander, da Geddes, Lynch e Cullen. Già Rigotti individuava il “fattore umano” come aspetto importante per la progettazione e stabiliva che «per ogni comunità le caratteristiche principali determinanti sono il genere di vita, l’elevatezza dei costumi, le credenze religiose, in una parola la civiltà»; tali caratteristiche sono la natalità; la morbilità; la mortalità; la nuzialità; la famiglia; l’istruzione; l’occupazione e il lavoro; la disoccupazione; la delinquenza e la malavita[1]; ed entrano in gioco le conoscenze igieniche e sociologiche per affiancare e completare la figura dell’urbanista, per il risanamento ed il rinnovamento urbano. «Tutte queste conoscenze entrano nel vivo dell’urbanistica intesa come composizione in quanto servono per definire uno stato di cose esistente o un complesso da progettare, per riconoscere i punti malati da curare o da asportare nettamente, per evitare inconvenienti nella futura organizzazione e fissare le mete proposte al fine di raggiungerle»[2]. Possiamo osservare che tale approccio culturale rientra a pieno titolo nel concetto di rigenerazione urbana ma si è scontrato, ed ha perso, con l’approccio economico. «Se vuole essere una scienza, l’economia deve prendere le distanze da ciò che è giusto o ingiusto, dalle sofferenze e dalle privazioni presenti nel sistema. Il compito dell’economista è di distaccarsi, descrivere e, per quanto possibile, ridurre il tutto in formule matematiche, e non già di pronunciare giudizi morali, o di lasciarsi altrimenti coinvolgere»[3].

Nel dibattito odierno[4] il tema del fattore umano rientra in quello delle politiche sociali e delle prospettive per rigenerare il luoghi urbani attraverso la partecipazione degli abitanti e degli investimenti in adeguate politiche sociali per la gestione dei beni comuni (collettivi) in forme di auto governo. Il tal senso il concetto di standard, diventa flessibile, si adegua alle esigenze degli abitanti per la produzione di usi del suolo e dei servizi stessi. Il terzo settore assume un ruolo determinante, poiché diventa il soggetto che si prende cura di spazi pubblici e privati, li gestisce favorendo il ruolo sociale dell’urbanistica.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Con decenni di ritardo tali caratteristiche sono parte del Benessere Equo e Sostenibile introdotto dall’ISTAT e dal CNEL, il primo rapporto nazionale è del 2013.
[2] Rigotti, Op. cit. , 1973, pag. 44.
[3] Galbraith, Storia dell’economia, Milano, 2015, pag. 142.
[4] Società Italiana degli Urbanistici, Atti della XVIII Conferenza nazionale SIU, Italia 45-45 Radici Condizioni Prospettive, Atelier 9 Beni collettivi e protagonismo sociale, 2015 < http://www.planum.bedita.net/planum-magazine/siu/xviii-conferenza-siu-2015-pubblicazione-atti&gt;, (consultato il 1 marzo 2016).

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