Pianificare i sistemi locali


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.4.2     Pianificare i sistemi locali

Una necessità che emerge dall’analisi del contesto urbano e dall’armatura urbana italiana è di superare la consuetudine di pianificare solo il territorio comunale attraverso il piano regolatore generale entro i propri confini amministrativi, ma di coordinare l’attività pianificatoria coi comuni limitrofi riconoscendo la costituzione delle aree urbane estese o reti di città, costituenti nuove strutture urbane unitarie. All’interno dei Sistemi Locali del Lavoro (SLL) troviamo le città estese con relazioni particolarmente intense, e possono essere pianificate attraverso lo strumento del piano regolatore intercomunale. Tali piani intercomunali possono individuare sistemi urbani legati dalla condivisione delle risorse locali, volti a migliorare le relazioni condizionate dagli abitanti, e dalla necessità di una rigenerazione attraverso il corretto uso del territorio. L’approccio culturale suggerito per i piani intercomunali è la bioeconomia sviluppata dalla scuola territorialista attraverso il concetto di bio regione urbana.

Il livello strutturale del piano intercomunale bioeconomico individua le invarianti strutturali dinamiche[1] enunciate dalla scuola territorialista e favorisce l’uso razionale delle risorse, individuando anche una narrazione consapevole del territorio attraverso scenari di pianificazioni possibili. Il piano intercomunale applica i diritti dell’uomo attraverso interventi di rigenerazione mossi dall’utilità sociale, e rende le aree urbane più accoglienti e sostenibili[2]. Osservando il sistema di rete degli agglomerati urbani, obiettivi di tali piani sono: analizzare gli agglomerati, le conurbazioni e i tessuti urbani esistenti dal punto di vista della tipologia cogliendone le caratteristiche morfologiche insediative e architettoniche; progettare la bellezza; una rete efficace di vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale e paesistico; migliorare la mobilità attraverso il trasporto pubblico e l’uso di mezzi non inquinanti; recuperare standard mancanti; migliorare l’accessibilità dei tessuti urbani e dei servizi secondo l’approccio bioeconomico che osserva i luoghi urbani come sistemi metabolici; suggerire un disegno urbano che realizzi una morfologia con densità equilibrate e la progettazione delle cosiddette funzioni miste; monitorare il flusso delle risorse e migliorare il comfort urbano.

Per contenere il consumo di suolo e la dispersione degli agglomerati dell’attuale armatura urbana, il piano regolatore intercomunale con maggiore efficacia, attraverso la sua estensione territoriale, può localizzare[3] e zonizzare[4] le aree omogenee, e può pianificare meglio gli eventuali trasferimenti di volumi per rigenerare i tessuti urbani esistenti, poiché l’estensione di tale piano ha maggiori possibilità di organizzare i servizi e la mobilità degli abitanti; contrastare il disordine urbano e il degrado degli edifici; e favorire la riqualificazione delle aree abbandonate coniugando i bisogni delle persone con una corretta morfologia urbana.

Considerazioni aggiuntive: la conservazione di obsoleti confini amministrativi all’interno delle città estese genera danni economici, ambientali e sociali; (1) danno economico: inutile e dannosa competitività per agglomerare capitali, ognuno dei comuni entro il proprio confine amministrato adotta piani dimensionati solo per i propri abitanti; (2) danno ambientale: tutti i comuni facenti parte della medesima struttura urbana pianificano un’espansione fisica consumando inutilmente suolo; (3) danno sociale: i piani non tengono degli stili di vita dei propri abitanti che vivono e si muovono dentro una struttura urbana estesa, e questo genera una cattiva distribuzione dei servizi di welfare urbano.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] L’insediamento entra in relazione con l’ambiente e dalla relazione si possono trovare le invarianti strutturali come l’acqua, l’energia, la biomassa, cioè risorse rinnovabili da considerare come patrimonio. Il tema è trovare i meccanismi fisici e biologici con cui la base ambientale produce continuamente le proprie risorse fondamentali per la vita dell’insediamento. Le invarianti strutturali dinamiche hanno un limite ma sono anche l’opportunità attraverso la conservazione delle capacità di auto riproduzione dei flussi vitali della base ambientale di riferimento (Saragosa, 2005).
[2] Il concetto di sostenibilità, già noto, si allarga ai problemi dell’epoca: adattamento ai cambiamenti climatici e sviluppo della resilienza locale.
[3] Le localizzazioni riguardano l’allocazione sul territorio delle opere pubbliche che si caratterizzano per la loro destinazione dell’attività pubblica.
[4] La zonizzazione è l’effetto dell’attività di suddivisione del territorio secondo le diverse vocazioni o destinazioni urbanistiche, individuate dal pianificatore comunale in ossequio alle previsioni dello stesso.

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