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Archive for dicembre 2011

Il concetto di ricchezza che si è diffuso nella nostra società è senza dubbio obsoleto e fuorviante e il Movimento per la Decrescita Felice da anni si batte affinché anche nel nostro paese inizi un dibattito ampio e diffuso per cambiare paradigma culturale. Finalmente dopo decenni di dibattiti, contrasti e litigi, anche in Italia, nel silenzio del mainstream, l’Istat e il Cnel stanno dando informazioni e risultati sui “nuovi” indicatori applicando “nuovi” parametri e criteri di valutazione.

E’ molto prabibile che ogni cittadino riconosca che i soldi non rappresentano la reale ricchezza, leggendo anche i primi risultati che considerano lo stato di salute l’indicatore più rivelante. L’importanza delle dimensioni del benessere per i cittadini, novembre 2011.

I primi risultati sono davvero confortanti poiché ci informano circa l’opinione del “pensiero collettivo” su tanti temi trascurati dai media. I cittadini pensano in maniera diversa dai loro governanti e usano parole diverse dal mainstream. Sembra che i cittadini siano più concreti e più semplici, nel senso che badano più agli aspetti quotidiani dei bisogni reali piuttosto che alle preoccupazioni dei mercati finanziari. Bhè, queste ipotesi sarebbero state semplici da individuare, ma il Benessero Equo e Sostenibile (Bes) ci conforta poiché finalmente ci da informazioni importanti su ciò che conta veramente per gli esseri umani. Finalmente si discute di vera politica, della polis.

In fine è molto importante apprendere che numerosi Comuni stanno rilanciando l’iniziativa del Bes e queste scelte politiche sono determinanti per avviare il cambio di paradigma culturale poiché dal basso si incomincia a dare peso e valore a iniziative che antepongono i diritti all’inutile finanza virtuale, così come prescrive la nostra Costituzione.

E’ noto che gli indicatori attuali, PIL, espansione monetaria e  petrolio, sono del tutto inadeguati e sbagliati e che i “mercati” usano tali strumenti come arma di ricatto per controllare e opprimere i popoli. E’ altrettanto noto che i “nuovi” indicatori, se fossero sinceramente, impiegati e considerati, mostrerebbero una società molto diversa col fine di ridistribuire la reale ricchezza applicando un minimo di giustizia sociale; oggi, ahimé, assente.

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Sia il Governo Bilderberg Monti che gli industriali italiani hanno ammesso che l’Italia è entrata in recessione. E dove sarebbe la notizia? Mi viene da pensare. Per la prima volta l’élite locale ammette che il Paese è in decrescita.

Previsto un crollo del Pil di 2 punti percentuali tra la scorsa estate e la prossima primavera, quando inizierà la ripresa. Il Centro studi di viale dell’Astronomia: “Siamo a un bivio, se non si esce dalla crisi non si salverà più nessuno”. Passera: “Situazione peggiore delle attese”

Dal mio punto di vista questi annunci dovrebbero essere un segnale positivo, in realtà non è così. L’élite intende usare la crisi creata da loro per privare i cittadini dei diritti essenziali e accelerare il processo di rifeudalizzazione dell’Europa. Tramite l’invenzione dell’economia del debito ci saranno solo leggi recessive e repressive per distruggere lo Stato sociale e privatizzare ogni cosa. L’obiettivo dell’élite non è risolvere il problema perché la vera soluzione risiede esclusivamente nel rinnegare l’attuale sistema e cambiare il paradigma culturale.

Questa ammissione di colpa può essere usata per sviluppare la resilienza locale e finalmente accelerare, dove esiste un percorso di transizione, o avviare il processo di progettazione di comunità autosufficienti.

La decrescita felice offre numerosi spunti di riflessione e mostra diverse opportunità concrete riappropriandoci dei valori umani in progetti di identità locale.

La storia insegna che verso la fine dell’ottocento e inizio novecento c’è stato un enorme fermento di cambiamenti e avanguardie che hanno mostrato le opportunità dell’uomo con l’uso delle nuove tecnologie, poi ci furono due guerre. L’industria sfruttò le idee avanguardiste per progettare una società fondata sull’avidità, il consumismo e quindi il nichilismo. Consapevoli degli errori passati possiamo decidere di usare le tecnologie più eco-efficienti e uscire dall’illusoria abbondanza di merci inutili spinte dagli acquisti compulsivi. Non c’è bisogno di un’altra guerra per fare un salto di qualità, anche se l’élite ha previsto anche questo scenario.

Le tecnologie migliori già esistono e conducono verso un futuro di prosperanza, ma questo dipende anche da noi cittadini.

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Non aspettativi che l’élite cambi l’Italia e l’Europa perché non lo sa fare e soprattutto non vuole farlo. Sono piacevolmente sorpreso sul fatto che alcune persone attive vadano in televisione e usano parole nuove citando cambi di paradigma culturale, mobilità sostenibile etc.

Ma in generale non aspettatevi che il mainstream vi spieghi cosa bisogna fare per uscire dall’inganno psicologico del debito pubblico perché, ripeto, non è il suo compito. Anzi, come da programma il Governo Monti propone “manovre” recessive dove i poveri saranno più poveri e non avranno opportunità per crescere e i ricchi potranno dormire sogni tranquilli. Era tutto già scritto.

Il default dell’Italia potrebbe salvarci, ma l’élite non vuole il vero default, guardate la Grecia, l’élite vuole una migliore schiavitù, più efficace e sta lavorando per questo. Entro il mese di marzo, nel 2012, i potenti intendono introdurre il Ministero delle finanze d’Europa per centralizzare il controllo fiscale degli Stati e di tutti gli Enti locali, e impedire la reale crescita delle Regioni e quindi dei cittadini. Un unico pensiero, un unico metodo per misurare la “crescita” e un’unica arma per ricattare i popoli, il debito. Siamo nel peggiore Medioevo ora ci aspettiamo anche la caccia alle streghe. Non esiste peggiore strategia politica, per i popoli, se non quella di cancellare la democrazia e affidarsi unicamente ai manager, quelli che hanno inventato la crisi.

Altri Paesi, specie in Sud-America, dove esiste maggiore consapevolezza nei cittadini, molti si stanno avviando e preparando per un cambio di paradigma culturale ed anche in Europa, in alcune comunità, stanno sperimentando percorsi nuovi, liberi dal debito dove i cittadini si prendono cura di se stessi e delle comunità. Ad esempio, usano monete complementari agganciate all’economia reale, questo significa valorizzare l’artigianato locale usando una moneta diversa dall’euro che non viene stampata e prestata e caricata di interessi, ma donata.

La reale crescita è noto, è possibile quando esiste una vera democrazia, dove esiste il pluralismo delle idee e il libero scambio di esperienze virtuose. Sospendiamo il calcio professionistico per 24 mesi e usiamo gli stadi come agorà per dibattere del nostro futuro. Sarebbe un serio segnale di rinascita e di igiene mentale.

I Comuni possono avviare processi di democrazia diretta, sperimentando i migliori strumenti di partecipazione e riprogettare le comunità avviando percorsi d’identità locale, sarebbe una cosa straordinaria.

Internet consente di accedere a conoscenze tenute nascoste e alcuni cittadini stanno progettando sistemi sociali per co-progettare le città e gestire i servizi in piena autonomia poiché oggi, finalmente, esistono le tecnologie per auto-produrre l’energia necessaria con un mix tecnologico usando fonti alternative. Si chiamano reti smart-grid e persino settori dell’industria sono favorevoli a queste strategie. Per intraprendere queste scelte non esistono problemi e sono sufficienti due ingredienti: cultura e volontà, nient’altro. Credo sia ragionevole ambire all’autosufficinenza energetica e cancellare le bollette, perché oggi non ha senso continuare a sprecare energia e soprattutto donare soldi alle SpA monopoliste. Questo obiettivo concreto va perseguito e se i dipendenti eletti non sono capaci vanno licenziati, mentre le comunità possono organizzarsi per iniziare a perseguire questa strada, alcuni lo stanno facendo.

Altre comunità sono molto vicine alla sovranità alimentare e questo significa gestire le semenze e auto-produrre, ad esempio farine e oli, per garantire la sostenibilità ambientale e sociale dei cittadini grazie all’impiego di un’agricoltura naturale, e queste conoscenze possono essere condivise nei programmi scolastici delle scuole primarie e secondarie di tutta Italia.

Tocca a noi studiare il cambio epocale, noi cittadini dobbiamo cambiare consuetudini immorali e schemi mentali obsoleti e solo noi possiamo proporre un vero cambiamento. Tutto ciò sembra impossibile, ma nella realtà è la cosa più semplice che si possa fare: risvegliare la nostra coscienza.

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