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Archive for agosto 2013

Com’è noto i politici italiani hanno abdicato il potere di controllo sul credito delegando politiche monetarie ed industriali ad enti sovranazionali che non perseguono prioritariamente il benessere dei cittadini. Nonostante questo tradimento alla Repubblica, i cittadini conservano il potere supremo e se fossero consapevoli e concordi sul modello di società che desiderano, potrebbero e possono decidere come cambiare le sorti del proprio Paese, nonostante tutto. Tant’è che basterebbe un minimo di coordinamento per decidere di spostare i propri conti correnti verso istituti di credito che finanziano progetti virtuosi per tutelare il patrimonio ambientale e culturale della propria comunità, e finanziare l’auto sufficienza energetica con le fonti alternative e la sovranità alimentare. Questo comportamento induce le banche a cambiare atteggiamento.

Esiste una straordinaria opportunità di reale sviluppo per gli esseri umani. Un esempio: il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (SA), circa 181.000 ettari con una bassa densità di 84 ab/kmq, patrimonio dell’Unesco ed il più grande geoparco d’Europa. Il Cilento è luogo della dieta mediterranea, della scuola eleatica, ricco di riserve naturali con piccoli centri da conservare e rivalutare grazie al cambio di paradigma culturale.

Questo territorio potrebbe essere un esempio di reale crescita avviando un progetto di reti di comunità e applicando la sovranità alimentare e l’indipendenza energetica con l’uso di fonti alternative. E’ possibile prevedere un piccolo incremento di popolazione, circa 20-30 mila abitanti provenienti da ogni regione d’Italia o d’Europa per integrare la cultura contadina col know-how di nuovi modelli organizzativi, gestionali e comunicativi (biblioteche civiche comunali, nuove agorà, Esco, reti libere, autoproduzioni …). L’integrazione culturale può arrestare l’abbandono delle terre e di territori non considerati dalla cultura demolitrice della crescita infinita e dell’ossimoro sviluppo sostenibile. L’integrazione culturale può aiutare gli abitanti locali nel saper conservare e tutelare il territorio alimentando la speranza di comunità non più isolate, ma vive, genuine e più felici grazie alla prospettiva di un ritorno a casa di giovani emigrati abbagliati da un finto sviluppo e più felici per le nascite di nuovi esseri umani in famiglie unite nei reali valori (etica). In questo territorio è possibile far emergere il progetto beni comuni gestito da reti di comunità.

La storia ci insegna che durante la dominazione longobarda (fine VI secolo), quando non si conosceva il possesso derivato dalla proprietà privata, l’economia cilentana divenne fiorente grazie alla presenza di monaci italo-greci prima, e benedettini poi, e grazie l’assenza di oneri, tasse, per chi volesse impegnarsi nell’agricoltura e nel dissodamento della terra. Fu in quel periodo che si sviluppò la reciprocità grazie ai gruppi che partecipavano all’uso dei beni comuni, questo modello divenuto consuetudine ricevette il riconoscimento giuridico negli Usi Civici. Fu allora che nacquero le prime comunità rurali dette Consortia per la gestione dei beni comuni. Si trattava di un’unione di carattere economico necessariamente vincolante per l’usufrutto della terra, ed ogni partecipante possedeva una sors (quota di terra) avendo in comune anche gli attrezzi agricoli e gli animali da lavoro.

A distanza di secoli, la reciprocità viene sostituita dai liberali dall’avidità delle imprese, e così il Governo applicando il liberismo costituisce zone free-tax, cioè zone franche, ove le imprese non pagano tasse per consentire la crescita della loro produttività, un esempio sono le “zone franche urbane”. La storia insegna che per far partire un’economia che non esiste, non si possono applicare tasse e solo quando si crea  un reddito allora è possibile contribuire alla creazione di uno Stato. Oggi i liberali usano le “zone franche” per non pagare tasse e imbrogliare lo Stato, cioè l’opposto di ciò che la storia insegna. Ancora oggi possiamo imparare dalla storia e stabilire di valutare correttamente i progetti virtuosi di riuso e riqualificazione urbana e farli finanziare delle imprese che possono contribuire tramite la detrazione dell’investimento dalle tasse, o compensando con la perequazione. Con la medesima modalità, cioè finanziare direttamente i progetti virtuosi, valutando prima la congruità dei prezzi, le comunità potrebbero istituire “tasse di scopo” e realizzare servizi ad hoc.

Il Parco del Cilento potrebbe diventare un’entità fiscale autonoma, facendo rimanere le tasse sul territorio, razionalizzando comuni e comunità montane riducendo il numero dei comuni stessi, accorpando Sindaci e Consigli comunali. In questo modo lo Stato risparmia risorse e la riduzione degli Enti potrà consentire l’accorpamento gestionale dei servizi locali con un ulteriore risparmio ed efficienza dell’amministrazione stessa.

Bisogna evidenziare che tale prospettiva ribalta totalmente la cultura dominante che scambia la crescita industriale, materialista, come progresso e disprezza la natura e la vita di campagna. Questa prospettiva indica lo sviluppo fra le piccole comunità, in armonia con la natura, ma tecnologicamente avanzate grazie all’uso di un mix-tecnologico e di reti di comunicazione avanzate per scambiarsi e donare le conoscenze socialmente utili. Comunità che vivono la polis e decidono direttamente. Comunità che si alimentano di cibi sicuri ed autoprodotti rispetto ai cittadini-metropolitani che possono essere intossicati da cibi industriali e meno controllabili.

Nel 1891 (cioè dopo trent’anni di furti, tasse maggiorate al Sud, spesa statale solo al Nord) il reddito pro-capite della Campania è ancora superiore a quello nazionale. […] «Da quasi tredici secoli i Meridionali sono uniti, essi sono pacifici come i popoli veramente civili, il loro sistema economico mira più al benessere sociale che al profitto di pochi, l’amministrazione pubblica è oculata e ponderata, la pratica religiosa colora i loro caratteri» riassume Vincenzo Gulì (Il saccheggio del Sud). […] I prodotti pregiati dell’agricoltura meridionale, per dire, son troppo cari per il resto d’Italia. Solo 11,8% delle esportazioni e l’8,5% delle importazioni delle Due Sicilie è con gli altri stati preunitari, perché «l’economia meridionale apparteneva al circuito commerciale che la ricollegava saldamente ai paesi del Nord e del Centro Europa». Soltanto dopo l’occupazione, il saccheggio e l’inutile resistenza armata, i meridionali cominceranno a emigrare, a milioni.[1]
La prima cosa che balza agli occhi è lo spread (anche allora!) tra i rendimenti dei diversi gruppi di bond prima e dopo l’Unità. Quelli del Regno delle Due Sicilie (che erano un quarto del totale) prima del 1861 pagavano i tassi più bassi: 4,3%, 140 punti base in meno delle emissioni papali e di quelle piemontesi (che rappresentavano rispettivamente il 29% e il 44% del debito unitario dopo la conversione) e 160 in meno rispetto a quelle Lombardo-Venete (che però erano solo il 2%). Insomma, a voler utilizzare le categorie di oggi, il Regno di Napoli economicamente era per l’Italia quello che oggi la Germania è per l’Eurozona. «Come il Regno di Napoli prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l’economia più forte dell’eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto» scrive Collet. Considerazioni, queste, che faranno storcere il naso a molti, ma sicuramente non di parte. Del resto, come ricorda Collet, Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d’Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un’agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali.

Secondo i dati ISTAT nelle quote di occupati per settore di attività economica[2], in Italia, solo il 3,8% si occupa di agricoltura, il 29,2% è nell’industria e ben il 67% è occupato nei servizi. In Campania il dato è diviso così: 4,1% agricoltura, 23,5 industria e 72,4% servizi. I dati sono ancora più drammatici se andiamo a verificare le fasce di età. Esiste il serio rischio che fra 10 anni e poi fra 20 anni nessuno si occuperà della nostra alimentazione perché non sembra esserci un ricambio nel settore agricolo. Il dato è drammatico sia per l’evidente squilibrio nelle proporzioni degli impiegati nel mondo del lavoro e sia per la tipologia di attività a volte superflua, quella dei servizi. I dati dicono che i cittadini non curano la propria alimentazione, preferiscono il superfluo (servizi) e soprattutto non sanno prodursi il cibo. Questo dato inquietante può diventare la scommessa positiva del presente-futuro avviando un processo culturale che conduca le comunità locali ed i cittadini verso l’approccio permaculturale e trasformare i disagi in opportunità. Infatti è possibile creare società agricole ad azionariato diffuso dove i cittadini possono acquistare terreni con vecchie cascine per sperimentare orti sinergici[3] e scambiare le eccedenze in una “rete sociale rurale”.

Il Parco è composto da 80 comuni e sarebbe saggio sviluppare un piano industriale con principi di conservazione e recupero, tutela, prevenzione e valorizzazione. Ad esempio, è ragionevole progettare la conservazione dei centri abitati prevenendo il rischio sismico e quindi rendere gli abitati più sicuri, più vivibili e più fruibili. Studiare la mobilità sostenibile e immaginare un gestione sostenibile del patrimonio boschivo avviando un’industria del legno per impieghi nell’edilizia e nel design.

Con le odierne tecnologie è concretamente possibile progettare intere comunità, partendo anche dai piccoli comuni abbandonati, indipendenti dal punto di vista energetico ed economico applicando anche la sovranità alimentare, si può partire dai bisogni primari: cibo, casa, energia, acqua, istruzione (diritti dell’uomo). Oggi esiste anche una Rete nazionale per lo sviluppo rurale[4] che potrebbe aiutare qualche cittadino seriamente intenzionato nell’innovare la propria azienda agricola.

Inoltre, esiste una rete denominata wwoof[5]: lo scopo di wwoof è di creare conoscenza e interesse verso uno stile di vita biologico e biodinamico. Oltre a ciò wwoof offre la possibilità di viaggiare in tutto il mondo in modo economico ed allo stesso tempo di dare un aiuto dove è richiesto e dove se ne presenta la necessità.

In fine, per le comunità, intese come quartieri, piccoli centri abitati o intere città esistono i circoli del Movimento per la Decrescita Felice che propongono il cambiamento di paradigma culturale, riappropriarsi del territorio, trascorre più tempo con le persone che si amano, usare le tecnologie della decrescita (quelle che fanno calare il PIL ma migliorano la qualità della vita), vivere reciprocamente, riscoprire il saper fare, praticare la cultura della transizione energetica, cioè liberarsi dalla dipendenza degli idrocarburi e vivere in armonia con la natura, sempre con un approccio olistico e permaculturale.


[1] PINO APRILE, Terroni, Piemme 2010, pagg. 103, 106

[2] ISTAT, rivelazione sulle forze lavoro, media 2009, 28 aprile 2010 http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100428_00/testointegrale20100428.pdf

[3] L’ Orto Sinergico è un metodo elaborato dall’ agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, attiva soprattutto nel centro ”Las Encantadas”, sui monti Pirenei, in Francia. L’ idea di creare un orto sinergico si ricollega al filone della Permacoltura (coltura permanente, eterna, equilibrata ed inesauribile, non consumistica) ed alle ricerche relativamente recenti sull’ impoverimento del suolo a causa dell’abuso-uso agricolo meccanico-chimico da parte dell’ uomo (per esempio quelle dell’ agronomo giapponese Masanobu Fukuoka). Hazelip ha strutturato un metodo di coltivazione che promuove meccanismi di autofertilità del terreno, senza bisogno di arare oppure di concimare, ne di separare le piante (pur facendo attenzione a collegarle in modo compatibile e collaborativo tra loro).

A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con le piante stagionali, e la stessa verdura e’ presente contemporaneamente a diversi stadi (persino decomposta a nutrire uno stesso esemplare in fiore).

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270813top3Negli ultimi mesi i media ci hanno abbuffato di IMU, IVA spedendo in soffitta, lo Spread salvo tirarlo fuori ogni tanto, così per gradire. I nostri dipendenti si sono auto recintati nel confino di sciocchezze ragionieristiche meramente ininfluenti sullo scacchiere politico, sia dal punto di vista dei diritti e sia dal punto di vista del reale sviluppo umano. Temi secondari, mentre le multinazionali muovono guerre, si spartiscono le risorse del mondo, decidono la morte di intere comunità. Termini e contenuti del dibattito politico dei buffoni italiani sono decisi dal mainstream nazionale che nasconde fatti e verità indecenti, poiché gli elettori non devono conoscere l’esistenza dell’agenda politica delle solite lobbies, quanto meno i fatti scomodi non devono essere trasmessi dai principali network nazionali.

14-06-2012_Siria

Limes, Maronta: “Così l’America attaccherà la Siria”
Sarà un intervento militare breve, durerà fra i tre giorni e una settimana. Arriverà dal cielo e dal mare. Con il contributo di Gran Bretagna e Francia. Oltre a quello di Israele. Ma è una guerra-lampo piena di incognite. Il punto di Fabrizio Maronta, della rivista di geopolitica Limes.

Sarebbe ora di finirla con questa buffonata globale, e mettere al centro dei nostri dibattiti il tema dell’allargamento e la difesa dei diritti umani, anziché la riduzione o la cancellazione, come prevede l’agenda del WTO e delle banche private che hanno inventano la recessione che stiamo subendo. Recessione programmata dall’élite degenerata messa al governo anche con i nostri consensi, pertanto, tramite il nostro voto siamo certamente co-responsabili della vergogna globale che possiamo assistere negli ultimi tempi.

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Le tecnologie di oggi possono darci un vantaggio poiché internet abbatte drasticamente costi e tempi. Oggi, coesistono vari medium di massa, la televisione ed internet, ed il digital divide italiano è una barriera culturale e tecnologica che verrà superata nel corso dei prossimi anni. Inoltre ci sono i social network, come facebook, che sono un altro strumento di controllo e propaganda soft per consentire maggiori profitti alle solite lobbies. Il sistema di potere usa le nuove tecnologie e le combina per ottenere un’efficace mondo virtuale ove i popoli credono di essere liberi. Il luogo ove tutto questo si sviluppa meglio sono sempre gli USA, il paese dove gli investimenti nella ricerca su questi temi sono ingenti. Il termine tecnologie non deve farci credere subito ai pc o internet, poiché un grande sviluppo hanno avuto le applicazioni diprogrammazione mentale ed i metodi emozionali che coinvolgono i cittadini a creare lotte politiche. Per essere estremante sintetici: i gruppi politici sono gruppi religiosi, ed il sistema usa strumenti efficaci per agire psicologicamente senza che le masse si accorgano di essere manipolati perché non hanno gli strumenti per rendersene conto. Un esempio banale sono le televendite; i gruppi politici usano strumenti analoghi.
estratto da Qualcosa che non va, pag.26:

Un documentario di Aleks Krotoski e prodotto dalla BBC fa il punto della situazione di internet dopo 20 anni. E’ interessante registrare l’opinione dell’inventore del world wide web, Tim Berners-Lee che nel 1980 quando era al CERN ha ideato il sistema per condividere i file. Secondo Tim, internet nata libera per avviare un processo di innovazione culturale, uno spazio creativo, ma potrebbe diventare un sistema di controllo globale poiché pochi soggetti si sono avvicinai al web per vendere, e  per controllare il “traffico” influenzando e condizionando gli utenti. L’ideatore dei social network, Steward Brand, esprime un’analoga riflessione e preoccupazione circa il rischio di controllo globale e l’enorme influenza di google, facebook, youtube, amazon nei confronti dei cittadini. I pionieri del web cercavano un’alternativa al sistema di potere offrendo maggiori libertà di opinione e di condivisione senza censura, ed essi crearono il web affinché i cittadini potessero avere libero accesso alla conoscenza, non per dare potere ai pochi o per fare soldi attraverso internet, o creare monopoli, oligopoli come hanno fatto Bill Gates e Mark Zuckerberg. I pionieri del web non sono elitari milionari che controllano la rete, mentre altri attraverso l’imposizione del copyright hanno creato imperi per cercare di controllare e influenzare gli utenti della rete. Le informazioni gestite dai giganti del web sono usate per logiche mercantili ed a volte sono usate anche per scopi politici a servizio dei Governi.

Wikipedia nata per condividere e costruire la conoscenza dagli utenti stessi, contributi anonimi, in seguito ha assunto una conduzione gerarchizzata. Steward Brand nel 1985 creò The Well il primo social network, il primo forum ove ognuno poteva dire quello che voleva e nessuno giudicava gli altri, introdusse l’idea che tutto era concesso e da li nacque una sorta di costituzione radicale grazie a John Perry Barlow, ex autore del gruppo musicale Greatful Dead.

Sicuramente internet rimane una grande opportunità per i cittadini, ma non c’è dubbio che sia un ambiente controllato e chi lo gestisce ha l’opportunità di sfruttare per il proprio torna conto le informazione che i cittadini condividono.

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L’illusione di cambiare il Paese senza cambiare noi stessi. Ritengo che questo periodo politico italiano sia uno dei più degradanti della storia repubblicana, sotto ogni aspetto. Stiamo vivendo un periodo di involuzione umana. Le istituzioni sono piene di persone inadeguate, incapaci, arroganti, ignoranti, e imbroglioni di ogni genere, e sono ampiamente descritte, commentate e criticate dai media, che in questo modo aumentano la visibilità e quindi gli introiti pubblicitari. Lo “sputtanamento” fa aumentare l’apatia politica degli italiani che commettono l’errore di criticare senza impegnarsi in prima persona, senza cambiare il proprio stile di vita. Poi ci sono i fenomeni noti e fintamente meno noti dei movimenti politici nati ad hoc che millantano di fare rivoluzioni, ma sono molto peggiori dei precedenti e comunque pericolosi. Come non ricordare la xenofoba Lega Nord e Forza Italia che nacquero proprio con l’auspicio di cambiare l’Italia, la medesima impressione sembra darla il M5S.

Travaglio, notoriamente vicino a Grillo, il 28 maggio 2013 commenta così: “Il sistema di selezione, con le parlamentarie nazionali online e con la votazione locale dei meet-up, tiene alla larga impresentabili, corrotti e riciclati, ma porta a galla troppi personaggi mediocri, se non addirittura imbarazzanti.” Il sottoscritto, mesi prima il 27 agosto 2012, anticipava i mal di pancia: “Se riteniamo che la buona politica si faccia con la cultura e l’etica allora chiediamo di applicare metodi e criteri che comprendano studio e meritocrazia. Se lasciamo che il caso, la “simpatia”, la nostra “pancia” o la manipolazione informatica siano i criteri di scelta dei candidati non avremo dato un buon servizio alla comunità.”

Tutti movimenti con leader carismatici capaci di attrarre le masse. Gli osservatori più accorti fanno notare un aspetto importante della vita politica degli italiani: il vero obiettivo delle SpA è la distruzione di una cultura politica democratica, nel senso più ampio del concetto, e nel senso specifico distruggere i partiti come organizzazioni autonome e capaci di promuovere le azioni politiche per selezionare le classi dirigenti. Ritengo che l’obiettivo sia stato ampiamente raggiunto per tanti motivi. Il primo credo sia intrinseco ai partiti storici, DC e PCI, incapaci di rinnovarsi nella cultura ed incapaci di stimolare il merito e le capacità degli individui, su questo aspetto, soprattutto morale, Enrico Berlinguer fece una sintesi corretta.

Il secondo motivo ritengo sia da cercarsi fuori dai partiti, cioè oltre oceano. Negli USA e nelle organizzazioni sovranazionali si diffondeva la religione liberista e fra i suoi obiettivi c’era la distruzione dei partiti politici tradizionali e delle organizzazioni sindacali poiché erano un ostacolo al progetto di una nuova economia mondiale. WTO, Banca dei regolamenti internazionali e Banca Mondiale pongono le corporation e le multinazionali ai vertici del governo mondiale, com’è noto. Nella sostanza bisognava distruggere il pensiero politico prerogativa di intellettuali e dei partiti, cioè dei cittadini, e consentire che le SpA si appropriassero anche del fare politico ed economico nel senso stretto: gestione delle risorse, moneta e industria, e media. Possiamo anche semplificare affermando che oggi le SpA possiedono i politici, negli USA sono facilmente formati e candidati tramite un sistema consolidato ed efficace, che fa persino credere a cittadini disinformati ed ingenui che gli eletti siano scelti dal basso. Nel mondo occidentale il pensiero politico viene promosso dai think tank, spesso finanziati dal sistema bancario privato, e quindi la selezione delle idee dei politici, che ripetono concetti come i pappagalli, emergono nell’ambito di interessi particolari, quasi mai si tratta di idee che abbiano un fondamento nel diritto o nell’etica.

sistemi di potereIn Italia ogni organizzazione politica, ed i media, credo volutamente, non discutono su come selezionare una classe politica libera dai condizionamenti delle corporation, anzi se facciamo attenzione, le organizzazioni politiche ed i consensi ruotano intorno a leader carismatici e capricciosi, che non hanno interessi pubblici, ma sono l’espressione dell’idea sopra descritta poiché in questo modo, è più facile teleguidare i propri galoppini ansiosi di partecipare al banchetto dell’avidità e perseguire interessi personali. Ci sono casi recenti molto significativi, il PDL che formalmente è un partito, non ha mai discusso di regole interne poiché è l’espressione di una volontà padronale che nomina i propri sodali e fedeli, nella sostanza il PDL è un partito personale. Il PD che ha dovuto promuovere le primarie interne, continuamente litiga al proprio interno poiché le scelte del partito sono spesso imposte da un direttivo, e chi non le accetta viene espulso. Entrambi i partiti non sono propriamente democratici, circa il M5S calo un velo pietoso su come abbia nominato i propri dipendenti. Lo ricordo poiché ho l’impressione che ci siano ignoranza e confusione mentale su un aspetto determinante: un eletto dal popolo non può rispondere alle logiche private delle SpA o di gruppi di potere (imprese e lobbies), ma deve applicare la Costituzione, lo so è una banalità, ma è una banalità ampiamente non rispettata e chi non la rispetta tradisce la Repubblica ed il popolo sovrano. Noi cittadini dovremmo imparare a giudicare meglio gli eletti e definirli con termini e concetti più appropriati poiché mi pare che l’elenco dei traditori sia lungo ed importante.

Per l’élite occidentale è importante controllare i gruppi politici e l’eliminazione di organizzazioni politiche e sindacali veramente democratiche è un tassello molto importante nel disegno globale dell’UE liberista. Com’è facile intuire i partiti leaderistici sono una forma più efficace di controllo poiché il capo ha il potere di espellere individui non addomesticati che interferiscono con gli obiettivi aziendali ideati nei gruppi sovranazionali.

Nella sostanza, l’onesto cittadino italiano è isolato, al momento, non ha la libertà e l’opportunità di confrontarsi al pari delle organizzazioni politiche presenti, non ha la medesima visibilità, perché tutte sono l’espressione dei sistemi di potere non perseguono l’obiettivo della democrazia, quella vera, ove le persone, come vorrebbe la Costituzione, possano avere ognuna le medesime opportunità di realizzare i propri sogni ed essere felici. Le diseguaglianze aumentano per ragioni ormai note: fine del capitalismo, aumento della disoccupazione, fine dell’epoca industriale.

Proprio nei periodi peggiori, come quello che stiamo vivendo, sono possibili due diversi scenari: la fine della società umana come la sogniamo, cioè maggiori diritti, uguaglianza oppure: un’evoluzione. E’ nei momenti di crisi che emergono i cambiamenti, e bisogna impegnarsi affinché non si consolidi il sistema neofeudale delle corporation, ma che emerga una vera democrazia ove i popoli possano decidere direttamente. L’involuzione sociale è facilmente riscontrabile, ed a mio avviso è interessante notare l’aumento di un “dissenso consapevole” misurabile col primo partito italiano: quello del non voto. A mio avviso, gli italiani non votano perché sanno di non potersi fidare di chi si presenta indegnamente a rappresentarli. Oggi abbiamo maggiori strumenti per controllare e valutare l’operato degli eletti e capire quanto e come ci prendano in giro: openparlamento; è altrettanto ovvio che il giudizio, più o meno qualitativo, dipenda dalla nostra cultura personale.

E’ vero che nelle democrazie rappresentative contano i voti espressi, ma è pur vero che se la maggioranza degli aventi diritto al voto non da più fiducia ai partiti che si presentano al mercato elettorale, il sistema crolla, poiché palesemente sfiduciato. In questo contesto il “dissenso consapevole“ ha il dovere morale di organizzarsi e proporre un cambiamento radicale, risolvendo il problema che evidenziò Berlinguer nel lontano 1981. Questione morale e maggiore democrazia, trasparenza, partecipazione, merito e riconoscimento delle capacità. Dunque si tratta di cambiare le organizzazioni politiche e avvicinarle ai cittadini consentendo a tutti di poter partecipare nelle forme e nei modi migliori: dalla nota democrazia diretta e partecipativa alle organizzazioni politiche, leggere e senza rimborsi elettorali, ma genuinamente democratiche e trasparenti ove chi ha capacità deve emergere, questo dipende dall’onestà intellettuale di noi elettori-cittadini, virtù rara ma che può crescere. Questa evoluzione dipende dai cittadini, e non da chi è al potere oggi poiché nessun partito, o meglio, nessun gruppo di potere ha interesse che liberi cittadini, capaci, colti e altruisti, siedano in ruoli di potere perché le lobbies perderebbero il controllo sugli eletti e questo significa la fine dello status quo. Se il “dissenso consapevole” pone l’accento su questi aspetti, aumenteranno le opportunità di cambiare l’Italia e l’UE, in meglio, e cominciare a diffondere quel cambio paradigmatico di cui noi italiani necessitiamo per migliorare la qualità della nostra vita e garantire risorse ai nostri figli.

neuro-schiavi-macroIn un sistema democratico rappresentativo, seppure finto come il nostro, il “dissenso consapevole” del “partito del non voto” deve necessariamente organizzarsi e auto promuoversi; ahimé, è un passo obbligatorio se non vogliamo favorire l’involuzione umana che stiamo assistendo. Mai smettere di sognare un mondo migliore e mai smettere di credere che noi possiamo cambiare la realtà, anche e soprattutto di fronte a questa realtà illusoria ed ingannevole, ove chi si mostra come un salvatore è incapace di agire per il bene comune. Analizzando bene i fatti in maniera razionale, affiniamo le nostre capacità di scegliere e valutare e quindi di evolverci.

Dobbiamo mettere fine alle nostra incapacità di scegliere perché la maggioranza degli italiani è fatta di persone oneste e non ci meritiamo l’indegno spettacolo a cui dobbiamo assistere. Abbiamo la responsabilità di aver scelto sempre i peggiori, è ora di finirla!!!

Una grande ricchezza non adeguatamente tutelata (Fonte: Istat e Cnel, BES 2013, pag. 186)
Il patrimonio culturale del nostro Paese, frutto congiunto di una straordinaria stratificazione di civiltà e della ricchezza e diversità dei suoi quadri ambientali, rappresenta un valore inestimabile per la collettività. La lunga e complessa continuità storica dell’insediamento umano su un territorio relativamente piccolo e fortemente eterogeneo del punto di vista climatico e geomorfologico ha prodotto, infatti, un’accumulazione di beni culturali e un mosaico di paesaggi umani unici al mondo per consistenza e rilevanza. Tuttavia, il patrimonio storico e artistico soffre, oltreché delle contenute risorse economiche destinate al settore, di un insufficiente rispetto delle norme e di una non puntuale azione di controllo da parte delle Amministrazioni: il paesaggio è minacciato da una continua e spesso incontrollata espansione edilizia, cui si aggiungono le conseguenze negative determinate dalle radicali trasformazioni dell’agricoltura, con l’abbandono di ampie porzioni del territorio rurale.
Il disagio che ne deriva è avvertito da una quota non marginale della popolazione italiana, in termini di insoddisfazione per il paesaggio nel luogo di vita e, più generale, di preoccupazione per il depauperamento delle risorse paesaggistiche: un segnale allarmante per quello che per secoli è stato identificato come “il giardino d’Europa”

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Recessione e capitalismo sono parenti molto stretti, precisamente la recessione è stata causata da un’industria finanziaria fuori controllo e dall’ideologia liberista ampiamente praticata nell’Unione Europea e negli USA, il famigerato modello occidentale ove i diritti inviolabili sono ampiamente violati. L’era industriale ed il picco del petrolio mostrano i limiti di un modello giunto al termine, ad esempio il 20 agosto 2013 è stato raggiunto il limite di carico delle attività antropiche, cioè l’overshootday, per i successivi mesi si rubano risorse alle future generazioni. La moneta debito ed i meccanismi fiscali europei abbinati alla delocalizzazione delle imprese con i paradisi fiscali garantiscono controllo e ricchezze ai pochi, e diseguaglianze e povertà ai molti. Nell’epoca del sovrapiù le imprese fanno profitti e garantiscono i dividendi agli azionisti semplicemente delocalizzando la produzione e rubare a norma di legge i guadagni ai lavoratori. L’insieme di questi fattori, di queste cause ed i riferimenti culturali che hanno fatto nascere un’epoca dimostrano che sono inadeguati ai cambiamenti che stiamo vivendo. Siamo a cavallo di un’epoca, una sta finendo, mentre la nuova deve ancora nascere.

Il Governo italiano ha un’opportunità, nonostante la sua appartenenza alla peggiore élite degenerata, quella dei famigerati club Bilderberg, Trilaterale e CFR, i gruppi sovranazionali ove banchieri, imprenditori, politici e giornalisti decidono le sorti del modello occidentale per trarre vantaggi personali, ricchezze e conservare il controllo sui popoli. Secondo l’indice Gini l’Italia è “regina europea delle diseguaglianze”.

Eppure in questo Governo italiano siede anche Enrico Giovannini, ex presidente dell’ISTAT, che ha pubblicato il primo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). Nella sostanza chi governa sa bene come si misura la qualità della vita e quanto il PIL sia un indicatore importante ma fuorviante. In questo periodo di semestre europeo il Governo italiano presiederà l’UE ed insieme agli altri Paesi di area mediterranea può cambiare, se il Governo lo volesse, le regole fiscali e gli indicatori economici dell’UE stessa, indicatori rivelatisi obsoleti e fuorvianti poiché non rendono felici i popoli, anzi li danneggiano. Chi è al potere oggi, può mostrare quanto la recessione sia frutto di un’ideologia obsoleta, liberismo ed avidità, e quanto MES, fiscal compact, siano criteri non compatibili con gli esseri umani e non compatibili con la natura.

Il Governo italiano può guidare un cambiamento culturale epocale, se volesse farlo veramente, e proporre l’abolizione dei paradisi fiscali, l’introduzione della Tobin Tax, proporre una più equa ridistribuzione delle risorse e puntare alla felicità dando priorità al BES. In precedenza la Francia presieduta da Sarkozy tramite la Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi pose l’accento sulle critiche al PIL. Adesso, la recessione ad orologeria, tramite l’austerità tedesca, che sta distruggendo la Grecia ed intende distruggere anche Spagna ed Italia può essere l’opportunità politica per cambiare i Trattati internazionali, quei trattati bocciati da francesi ed olandesi, e trasformare l’UE in un’area democratica, sociale e liberale come la nostra Costituzione. L’élite sa che i debiti pubblici non potranno essere ripagati causa l’insostenibilità del capitalismo stesso come spiegò l’economista Hyman Minsky, uno dei pochi controcorrente che aveva spiegato come poteva crearsi la recessione che stiamo vivendo, iniziata nel 2008. Secondo Minsky elevati livelli di indebitamento rispetto al reddito possono creare instabilità del sistema. Secondo Irving Fischer «i debitori non possono spendere e i creditori non vogliono spendere» (momento di Minsky) ed è ciò che sta succedendo nell’euro zona, e «più i debitori pagano e più saranno indebitati».

Le Nazioni possono rinegoziare i debiti tramite il principio giuridico del “debito odioso“, e devono riprendersi il controllo del credito, la sovranità monetaria, liberandosi dal ricatto delle SpA che operano nelle borse telematiche. In questo modo i popoli non saranno più condizionati dal WTO, dalla Banca Mondiale e dal FMI, tanto meno dai giudizi delle agenzie di rating. Trasformare la BEI in una banca pubblica, come intendono fare i Governi, non sarà sufficiente poiché si permane nell’economia del debito e nel ricatto delle SpA, è necessario fare un salto, uscire dal piano ideologico obsoleto.

Ciò che conta veramente come dice il BES sono: rapporti sociali, la partecipazione culturale, la soddisfazione per il lavoro svolto, la partecipazione civica e politica, la biodiversità, il lavoro, il livello di competenza alfabetica degli studenti, l’ambiente, la salute, il benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, etc.

BES_indicatori_ambiente

Non c’è alcun dubbio che l’umanità può evolversi se si libera dell’inganno psicologico dell’economia del debito, un’invenzione che sta facendo regredire la nostra specie in Europa e negli USA, mentre le dimensioni indicate nel BES se fossero considerate seriamente, l’intera società andrebbe riprogettata dalle fondazioni. In alcune aree geografiche questa evoluzione è in corso mentre l’area occidentale regredisce. La recessione può essere l’opportunità politica per ripensare obsolete convinzioni politiche.

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La recessione innescata dalle ideologie obsolete e le buone pratiche sono esempi per capire che bisogna cambiare i paradigmi culturali delle nostre istituzioni e nella società. Non è più accettabile leggere notizie “sportive” ove un club di calcio spende 109 milioni per acquistare un calciatore, mentre servono 104 milioni per conservare un patrimonio dell’umanità come Pompei. Il Governo italiano compra caccia bombardieri, e durante l’estate protezione civile e vigili compiono sforzi per spegnere roghi dolosi, che distruggono ecosistemi, privi dei mezzi necessari a prevenire tali danni. E’ evidente che siamo di fronte a patologie molto gravi.

Ci sono tecnologie (fonti alternative e smart grid) e indicatori maturi (Benessere Equo e Sostenibile) che ci consentono di compiere un passo evolutivo nella giusta direzione: una società più equa, più civile e più responsabile, che consenta di usare razionalmente le risorse limitate e sfruttare al meglio l’energia disponibile. Progettisti, piccole imprese e piccole comunità sono in grado di cogliere questa opportunità ed alcuni di questi soggetti stanno già vivendo questo periodo di transizione.

Tramite il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) è possibile realizzare comunità sostenibili che producono beni che non sono merci, e ricostruiscono una rete sociale fondata su valori umani consentendo un adeguato sviluppo umano e creativo necessario per ricostruire un’economia reale. MDF coniuga alta tecnologia con tradizioni e identità locali per tendere alla cultura della “civiltà contadina modernizzata”.

In ambito locale famiglie ed imprese sono libere di realizzare interventi di riduzione della domanda di energia costruendo reti con fonti alternative per autoprodurre l’energia necessaria e scambiarsi gratuitamente i surplus, questo intervento elimina l’attuale dipendenza energetica e cancella sprechi e costi delle bollette. Famiglie ed imprese, per realizzare queste isole energetiche, possono creare una massa critica e innescare un clima di concorrenza fra le banche per orientare il credito su interventi virtuosi spostando i propri conti correnti verso la banca più sensibile e che offra garanzie più vantaggiose. I cittadini consapevoli del fatto che possono cancellare sprechi e dipendenza dagli idrocarburi, possono rivalutare il proprio immobile migliorando il comfort ambientale, quindi migliorando la propria vita, sulla base di progetti che migliorano l’efficienza energetica e valutando un contratto di energy performance possono raccogliere il credito necessario per raggiungere l’obiettivo virtuoso.

La recessione evidenzia le difficoltà di città grandi e medie per ragioni politiche e storiche. Puntando sull’aggiornamento culturale di politici e dirigenti pubblici è possibile ridurre i rischi della recessione e progettare città adeguate ai tempi. Prendendosi cura delle proprie città si possono creare migliaia di nuovi posti di lavoro per conservare il patrimonio esistenze, realizzare le isole energetiche con fonti alternative, ridurre la presenza delle automobili a favore delle “bici pedelec” ed introdurre l’agricoltura naturale.

Ripensando nuovi criteri fiscali e contabili che tutelino i diritti umani dalla finanza (MES e pareggio di bilancio) è possibile rimettere la polis al centro delle scelte politiche. Il legislatore deve cambiare il Tuel e consigliare gli amministratori di pensare alla felicità degli abitanti (BES) ed introdurre strumenti democrazia diretta, e di revoca del mandato. E’ noto che gli indicatori attuali, debito/PIL, spread, e l’avidità del WTO non siano compatibili con gli esseri umani e la natura del pianeta. Siamo sempre l’unica specie di questo pianeta che si lascia condizionare  dall’invenzione della moneta, mentre tutte le altre specie vivono grazie al Sole. In tal senso la recessione consente di far crescere una maggiore consapevolezza popolare sulle scelte da fare, riflettere sui propri stili di vita, spesso meccanici, compulsivi e meramente consumistici privi di valori ed identità.

BES_indicatori_paesaggio_e_patrimonio_culturale

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