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Archive for the ‘cultura’ Category

Nel contesto sociale decadente in cui viviamo, è d’obbligo essere ottimisti se intendiamo alzarci al mattino e vivere in maniera serena. Detto ciò non dobbiamo cadere nelle facili illusioni o farci abbindolare dagli imbonitori. Possiamo contrastare le illusioni ingannevoli solo con una coscienza sveglia e con la curiosità da saziare con la cultura. La recessione che stiamo subendo grazie all’inconsistenza di una classe dirigente e la nostra ignoranza funzionale ha reso le comunità meridionali ancora più fragili. Buona parte del Nord Italia non si è neanche accorta della recessione, e continua a trarre vantaggi economici e sociali dalla disparità geografica, costruita a partire dalla guerra di annessione. La maggior parte delle agglomerazioni industriali sono allocate al Nord – è una volontà politica storica – e le merci sono acquistate dal Sud. Il numero di famiglie fragili è decisamente aumentato nel mezzogiorno, ed è aumentato il numero di famiglie in povertà relativa che corrono il rischio di ricadere nella soglia di povertà assoluta individuata dall’ISTAT. Di fronte a questa catastrofe sociale i nostri Governi non hanno fatto assolutamente niente, così come le classi dirigenti locali. L’aspetto più drammatico è che non esiste un soggetto politico autorevole, libero, e capace di immaginare un piano industriale per uscire dalla recessione, per stimolare e creare occasioni di lavoro aggiustando i danni causati dal capitalismo. Al dramma culturale e politico si aggiunge quello delle associazioni di impresa, poiché neanche Confindustria ha la capacità di promuovere una politica industriale nazionale visto che sfrutta la delocalizzazione neoliberale. Le ragioni dovrebbero essere ovvie, osservando gli interessi economici delle imprese, esse accumulano capitali riducendo i costi (salari e tasse) e suggerendo le scelte a Parlamenti e Governi, che adottano leggi e regole neoliberali sulle zone economiche speciali e sull’immorale mondo off-shore per non pagare le tasse. Quando si fa una scelta di campo molto precisa, come ha fatto la classe dirigente occidentale a favore della religione capitalista, allora si cancellano anche le identità dei popoli, e l’agire degli individui si orienta all’avidità, lasciando spazio al nichilismo che inebria le persone trasformandole in individui, in merce.

Quando un popolo smarrisce se stesso delega la conduzione delle istituzioni a individui altrettanto nichilisti e corrotti. Le istituzioni politiche esprimono i capricci dello spirito del tempo: il capitalismo, che oggi orienta le scelte globali di tutto il pianeta. Il fatto che la maggioranza della popolazione mondiale sia povera e che viva in condizioni di degrado e disagio, è solo la conseguenza della religione capitalista che si nutre del sottosviluppo forzato di alcune comunità da sfruttare (risorse, aree periferiche).

Da sempre le tecnologie hanno modificato la società e l’uso delle risorse. Il vero paradosso è che la nostra società millanta di essere democratica quando nella realtà è divenuta neofeudale, ove i rapporti sono prevalentemente neomercantili e di vassallaggio, innescando un aumento immorale di diseguaglianze sociali ed economiche. La contraddizione è che di fronte a una società feudale, i cittadini potrebbero utilizzare le tecnologie per ribaltare lo status quo ma non lo fanno. La struttura sociale gerarchica neofeudale è evidente: l’élite finanziaria (banchieri, manager e taluni imprenditori) accumula ingenti capitali senza lavorare e sfruttando la schiavitù, mentre usurpa le risorse limitate del pianeta. Osservando l’aumento della concentrazione della popolazione nelle aree urbane e valutando le tecnologie a disposizione, le comunità potrebbero ridurre e persino annullare la dipendenza dal sistema globale neoliberale orientato dall’élite degenerata, ma non lo fanno. Ignoranza funzionale delle masse e l’assenza di una coscienza di classe sono due fattori che favoriscono lo status quo, e per invertire la tendenza decadente sono necessarie risorse umane e culturali specializzate ma sostenute economicamente.

Da alcuni decenni i robot, sostituendo l’uomo, costituiscono le fasi di trasformazione, assemblaggio e produzione delle merci. Oggi l’evoluzione robotica e l’intelligenza artificiale consentono ai manager delle multinazionali di controllare i sistemi produttivi e sostituire l’uomo in ogni attività lavorativa (eliminando altri costi come i salari) non solo manuale, ma anche intellettuale. Stiamo vivendo l’epoca ove la tecnica avvia il processo di sostituzione dell’uomo in ogni attività, e di fronte a ciò non esiste un soggetto politico che si ponga dubbi, limiti e cambiamenti per favorire lo sviluppo umano risolvendo le disuguaglianze crescenti anziché inseguire l’avidità dell’élite degenerata. Probabilmente ancora non ce ne siamo accorti ma col trascorre del tempo e con l’aumento dell’astensione durante le gare elettorali, le istituzioni politiche hanno perso il loro significato democratico rappresentativo, sia nella forma e sia nella sostanza, in quanto le decisioni sono spesso a sostegno del capitale e non della felicità dell’essere umano. Il capitalismo ha già eliminato la democrazia, ma fingiamo che non sia vero cadendo in una società illusoria, una finzione. Di fatto l’innovazione tecnologica e la religione capitalista, entrambe invenzione dell’uomo, hanno cancellato la politica e l’umanità stessa. Sembra che i presagi dei romanzi di Isaac Asimov e dei film come Terminator e Matrix, ove le macchine controllano l’umanità, rappresentino il presente di oggi. Ciò è riscontrabile persino nel mondo finanziario visto che gli algoritmi matematici orientano le sorti delle borse telematiche, e le loro scelte condizionano le sorti dei popoli, a vantaggio delle scommesse e dei giocatori.

Tutto ciò, ovviamente, non ha alcun senso visto che la vita sul nostro Pianeta è determinata dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso delle risorse, ma nonostante questa osservazione banale, la nostra classe dirigente esegue ordini dalla religione capitalista, convinta che non esista un piano ideologico migliore. E’ una credenza espressione di opportunismo e convenienza, poiché nello status quo c’è chi ha potere e sta meglio rispetto agli altri, che sono sfruttati e tenuti in ignoranza e povertà.

I media nostrani si limitano a riportare le idiozie rilasciate dalla classe dirigente decadente, ma dovrebbero discutere di fine e uscita dal capitalismo per programmare la prosperità per tutti i popoli. Per uscire dall’epoca della stupidità è necessario stimolare la saggezza ma soprattutto risvegliare la coscienza umana per tornare a essere liberi di creare bellezza e armonia, e fermare il nostro declino.

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Identità

Colosseo analisi grafici proporzionamento

Il linguaggio classico dell’architettura.

E’ sufficiente uscire dalle nostre case per osservare e cominciare a riflettere su chi siamo e da dove veniamo. Dai luoghi della Magna Grecia, ampiamente visitabili presso gli scavi archeologici dei primi popoli italici e delle colonie greche, fino a Roma (museo a cielo aperto) e passeggiando per i centri urbani dello straordinario millennio chiamato Medioevo. Policleto descrisse il primo canone sulla bellezza basandosi sulle proporzioni, cioè sulla geometria; si tratta delle proporzioni del corpo umano interpretate come misura dell’armonia. Questo modulo (l’uomo vitruviano) derivante dall’uomo venne utilizzato per progettare la bellezza. Fu il Rinascimento a scoprire nuovamente il linguaggio classico dell’architettura che ha colonizzato l’intero Occidente, attingendo a Vitruvio (De Architectura) per far rinascere la lingua dei greci e dei romani. Nel Cinquecento venne persino istituita un’associazione denominata Accademia Vitruviana per studiare e conoscere l’architettura. Enorme influenza sulla cultura artistica e il giusto architettonico ebbero le figure di Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati. Questa straordinaria bellezza è ben visibile ovunque, Parigi, Londra, Madrid, Berlino, l’est europeo e persino negli USA. I trattati di Vitruvio, Leon Battista Alberti De re aedificatoria (1450 circa) e soprattutto quelli di Serlio (1537); Vignola (1562); Palladio (1570) e Scamozzi (1615) determinarono l’architettura e la bellezza delle città occidentali rivisitando il linguaggio classico dell’antichità. Solo dopo molti studi si scoprirà che la natura riproduce forme che corrispondono a regole matematiche e queste si ripetono coniugando bellezza e geometria, come la sezione/proporzione aurea e la serie di Fibonacci. Secondo le neuroscienze sia la bellezza matematica (l’analisi di formule matematiche) e sia la bellezza estetica percettiva (arti figurative, architettura …) attivano la corteccia orbitofrontale mediale del cervello. Sembra che il giudizio estetico che ognuno di noi elabora o lo studio delle funzioni matematiche attivano la medesima area cerebrale del cervello. I neuroni specchio dovrebbero avere un ruolo attivo nelle esperienze che facciamo sulla bellezza. Infine, l’idea di bellezza che abbiamo è sicuramente un concetto astratto che dipende da molti fattori: la nostra percezione, la cultura e l’influenza dell’ambiente. La storia dell’arte e dell’architettura con una propria concezione estetica indicheranno sempre l’idea di bellezza figlia della proporzione. Un cambiamento radicale in tal senso, è noto, avviene col Movimento Moderno che rielabora la teoria dell’architettura e quindi anche la concezione estetica rinnegando i canoni classici. Se nelle intenzioni del Movimento Moderno vi erano altri scopi (funzionalismo, creazione di nuove tipologie, nuove forme e nuovi spazi …), alcuni anche raggiunti dai cosiddetti grandi maestri, accadrà che durante il Novecento e all’inizio del nuovo millennio, prima l’urbanistica e poi l’architettura, saranno travolte dallo spirito del tempo, e percorreranno un lento declino fino a scomparire quasi del tutto, ormai divenute merce.

Per secoli la specie umana si è espressa attraverso l’architettura rappresentando sentimenti, credenze, potere, bellezza, e luoghi di senso. Quando intorno al Settecento la nascente borghesia capitalista si appropria della scienza e della tecnica, una parte di essa lo fa per giungere al potere e al controllo delle masse. Attraverso la lotta politica e le guerre questa borghesia degenerata programma la regressione della specie umana (la propaganda, la pubblicità, il cripto potere e il sotto potere) sostituendola con individui, e stimolando costantemente il nichilismo, attraverso la psico programmazione della religione capitalista in ogni ambiente riuscendo a far credere ai popoli che il denaro regoli la nostra esistenza, anziché la fotosintesi clorofilliana e le leggi della fisica. Viviamo in un’epoca dove mediocri e degenerati usurpano le risorse finite del pianeta e controllano le istituzioni politiche.

Architettura e urbanistica devono tornare ad avere senso per la specie umana. In tal senso è necessario che siano i cittadini stessi a riconoscere il valore determinate dell’architettura che crea identità e bellezza, caratteristiche necessaria per la qualità della vita. Architettura e urbanistica spariscono quando sono assorbite dal nichilismo urbano che le assimila alle merci. Le città di oggi sono piene costruzioni simboliche espressione dello spirito del tempo capitalista e di prodotti edilizi. L’ignoranza funzionale che angustia buona parte della popolazione favorisce lo status quo e così una piccola élite riesce a orientare le istituzioni al fine di auto conservarsi.

Pantheon

Pantheon, schizzo per analisi grafica.

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Istituto di studi comunisti prospetto generale allievo

Istituto di Studi Comunisti (Le Frattocchie), il prospetto generale dell’allievo.

C’era una volta la scuola del partito che si preoccupava e si occupava di alfabettizzare e istruire iscritti e dirigenti del movimento politico. Subito dopo la guerra, per il partito comunista, come per altri movimenti politici, era del tutto incompresibile non preoccuparsi della formazione culturale dei propri dirigenti. In quegli anni, era del tutto scontato formare la classe dirigente politica per svolgere al meglio il proprio ruolo politico nella Repubblica appena nata. Lo stesso popolo italiano, sin dal primo Novecento soffriva di analfabetismo e quindi di ignoranza funzionale, e così si affidava ai partiti per amministrare gli Enti locali e governare il Paese. Come il PCI anche la Democrazia Cristiana, il primo partito italiano, aveva la propria scuola di formazione interna al partito. All’inizio del nuovo millennio il popolo italiano soffre ancora di ignoranza funzionale, come dimostrano ricerche e studi linguistici condotti nel nostro Paese, ma con l’aggravante di non avere più partiti strutturati e organizzati per formare nuova classe dirigente. La formazione non è più richiesta, e la cultura politica è persino disprezzata da taluni movimenti politici presenti in Parlamento che hanno costruito il proprio consenso propagandando una non cultura contro i partiti che erano già scomparsi, e contro la “professione” politica. Nel ’94 questa demagogia politica fu sfruttata prima da Berlusconi e poi da tutti gli altri che lo seguirono. Ancora oggi, millantare il disprezzo per i partiti e la politica produce consenso. Tutto ciò produce un successo elettorale grazie all’ignoranza funzionale della maggioranza degli individui che votano. E’ l’inciviltà che alimenta il consenso elettorale dei partiti stessi e della presente e futura “classe dirigente” del Paese, costituendo un corto circuito a danno della collettività e dei valori costituzionali ampiamente traditi. In questo modo sprovveduti, cialtroni e avventurieri occupano le istituzioni recando incalcolabili danni economici e sociali per la collettività, e favorendo le disuguaglianze. Da circa un quarto di secolo, questo ceto politico di cialtroni è ampiamente presente in tutti i livelli istituzionali, i peggiori siedono nei Consigli comunali e regionali facendo mercimonio delle res pubblica, mentre ai Governi si alternano professionisti capaci si governare ma di promuovere anzitutto gli interessi delle imprese private, prima di applicare la Costituzione italiana. Oggi, l’eventuale formazione della classe dirigente è organizzata e finanziata dalle imprese e dalle fondazioni politiche espressione di gruppi politici. Questo approccio è il modello introdotto in Italia e importato dagli USA, ed è espressione del mondo culturale liberale e neoliberale, ove la filantropia privata auto promuove se stessa formando la classe dirigente. In questo modello partecipa anche il mondo accademico specializzato in scienze politiche.

Il tema dell’indipendenza e della formazione culturale della classe dirigente di questo Paese, è un argomento tristemente ignorato e disprezzato da tutti, soprattutto dai soggetti politici. Oggi, che tutto il mondo è capitalista, l’umanità può salvarsi dalla stupidità e dall’avidità dei pochi che sfruttano i molti, solo attraverso la cultura che può aiutarci a cambiare i paradigmi culturali di una società profondamente immorale e sbagliata, ed è la politica l’arte nobile che può restituirci dignità, libertà e sopravvivenza prima che la religione capitalista estingua la nostra specie.

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Ognuno di noi vorrebbe capire come funziona il mondo, la società e la comunità locale, ma pochissimi impiegano energie per interpretare correttamente la realtà che viviamo.

Premettendo che le basi culturali per interpretare correttamente la realtà siedono su due piani opposti e divergenti: il primo piano è costituito da storia, scienza e filosofia che studiamo a scuola e dovremmo approfondire da adulti, e l’altro piano ideologico è costituito dalla fuorviante religione capitalista (economica), detto ciò possiamo conoscere la nostra società accedendo alle pubblicazione realizzate dall’ISTAT.

Da alcuni anni ogni cittadino che possiede competenze di base circa l’accesso a internet può farsi una propria opinione circa la complessità della nostra società leggendo gli atti pubblici. L’Istituto di statistica nazionale, l’ISTAT, pubblica tutti i dati rilevati nella nostra società, dagli stili di vita sino ai classici e obsoleti indicatori economici. I rapporti annuali sono una fonte indispensabile per iniziare a conoscere l’Italia. Per una corretta interpretazione sarebbe saggio conoscere alcune nozioni di geografia umana (geopolitica e geografia urbana), e di sociologia, al fine di non lasciarsi condizionare da un insieme di numeri, che da soli possono indurre a errori e incomprensioni. Negli ultimi anni l’ISTAT pubblica anche il rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES), un documento complesso e interessante poiché include indicatori demografici, ambientali e sociali poco considerati dalle politiche proposte dai soggetti politici. Qualunque cittadino, informato sui principi costituzionali e formato sulla geografia umana, leggendo il BES può comprendere le conseguenze delle scelte politiche, e come siano concretamente governati il Paese, la propria Regione e il proprio Comune. In sostanza, solo possedendo una cultura politica (scienza, filosofia, storia, etica) possiamo comprendere le scelte di chi amministra e giudicarle, senza questa formazione personale siamo individui inutili e dannosi per la collettività.

L’informazione sullo stato dell’arte del nostro Paese è pubblica ma possiamo coglierla solo se il nostro cervello è capace di processare correttamente ciò che leggiamo. Facciamo un esempio: se riteniamo che il nostro Comune o il Paese Italia non siano ben governati, la responsabilità diretta è senza dubbio della classe dirigente ma tale categoria ha avuto la fiducia da noi elettori. Noi cittadini siamo responsabili in proporzione alla cultura politica che ci siamo costruiti, o nell’ipotesi più diffusa, noi siamo responsabili in proporzione alla nostra ignoranza funzionale e alla condotta morale.

Nel nostro sistema politico e sociale, la stragrande maggioranza degli italiani delega agli altri la conduzione della cosa pubblica, per poi parlar male dei politici delegati a farlo. Rimediare a questa stupida consuetudine oggi è più semplice, poiché le informazioni sono più accessibili mentre la formazione culturale dipende solo da noi stessi. Se siamo così solerti a dare giudizi sugli altri e non vogliamo più essere presi in giro, dobbiamo solo dedicare più tempo a nutrire il nostro cervello.

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In diversi interventi ho ritenuto che uno dei mali che “spiegherebbe” il cattivo funzionamento della società è nella regressione culturale delle masse indotte a comportarsi come dei bambini. In che modo si è arrivato a questo? Un primo percorso è da ricercarsi nelle scelte politiche del legislatore italiano, che nel corso dei decenni ha espropriato il popolo sovrano della capacità di partecipare al processo decisionale, e di determinare le scelte politiche nazionali e locali. Possiamo chiamare disancoramento del cittadino dalle garanzie giuridico-legali che legittimano l’azione politica, cioè scelte politiche che non sono conformi ai principi costituzionali. La rappresentazione concreta di questo disancoramento è riscontrabile negli spazi di cittadinanza, poiché le persone sono state separate e isolate attraverso limiti informali che escludono gli individui dall’azione politica costruendo un sistema feudale de facto. Un esempio? Gli ambiti degli Enti locali. I cittadini hanno diritto di eleggere direttamente i propri rappresentanti ma non possono partecipare al processo decisionale della politica, ma solo delegare gli altri nel fare scelte che li coinvolgono. I Sindaci e i Consigli comunali sono amministratori e non decidono più perché hanno delegato la gestione della cosa pubblica agli amministratori di SpA, e perché le città italiane sono cambiate, sono diventate aree urbane, pertanto la scala territoriale delle gestione pubblica è cambiata. Tutto ciò è una barriera per le persone che non possono prendere parte attivamente alla vita civile delle proprie comunità.

Mentre i partiti tradivano il popolo, il sistema massmediatico agiva per influenzare le masse e  isolare gli individui. In una società ideale i cittadini agiscono per il bene comune, e si riconoscono in un senso di comunità; negli ultimi quarant’anni le forze politiche e il sistema mediatico hanno lavorato per isolare gli individui e sganciarli delle certezze costituzionali. Ci sono riusciti intaccando in maniera irrimediabile le dimensioni personali e sociali, come l’amicizia, l’amore, il linguaggio e l’individualità stessa, conducendo le persone nel nichilismo. La società liquida ha isolato le persone, ed è priva di potere pubblico, poiché le masse non hanno quegli strumenti che darebbero loro la comprensione dell’ambiente. Questa “società” è fondata sulla finzione totale, millantando l’idea e l’illusione – attraverso le nuove tecnologie – che l’individuo sia al centro della società stessa, ma in realtà sono gli altri – imprese, influenzer, pubblicità – e i pochi a decidere al posto di individui svuotati di una propria identità; gli individui sono regrediti, isolati e impreparati.

Effetto di questo percorso è l’omogeneizzazione e l’omologazione verso il nulla, cioè verso il nichilismo, che rafforza la posizione degli altri, cioè di quel sistema di riferimento politico-istituzionale e mediatico che decide al posto degli individui regrediti. Una società del genere è a rischio, oltre che pericolosa per se stessa e per i cittadini, poiché una volta persa la propria identità prevale l’interesse economico e privato dei più forti economicamente. Questo processo è già accaduto, ed è l’immagine della società contemporanea.

Le persone consapevoli non riescono a cambiare il sistema politico attuale per migliorarlo, a causa della “malattia sociale” sopra descritta, che ha innescato una contrapposizione e una dinamica sociale tutt’ora in corso di sviluppo, e tutte le contromisure finora adoperate non hanno avuto alcun effetto sia perché inefficaci e sia perché sbagliate o parziali.

Per cambiare il declino di una società malata è necessario un coordinamento di forze culturali ed economiche per proporre un nuovo modello, un nuovo paradigma. Prima questo coordinamento si organizza e prima si prospetta la strada di un’epoca nuova fatta dagli esseri umani per gli esseri umani. Ci sono esempi virtuosi dal passato da cui possiamo attingere idee e valori: il progetto politico di Adriano Olivetti e le comunità progettate dagli utopisti socialisti dell’Ottocento che fecero nascere le cooperative di mutuo soccorso. La pubblicizzazione dei suoli proposta nel 1962 da Sullo. La partecipazione politica nel modello confederale svizzero e il famoso bilancio partecipativo di Porto Alegre. La nascente bioeconomia che trasforma il mondo della produzione e l’approccio al governo del territorio che tutela le risorse attraverso un uso razionale dell’energia.

E’ inevitabile che il livello del conflitto debba spostarsi anche nel campo politico elettorale per arrivare ad incidere nei luoghi istituzionali, ma finora questo è stato l’ambito più deludente.

L’ambito più promettente è quello socio imprenditoriale dove le persone possono organizzarsi in cooperative e perseguire legittimamente i propri scopi sociali e migliorare la società.

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I ragazzi italiani scrivono male? Noi adulti siamo peggiori dei ragazzi.

«È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare». Se le denunce dei professori universitari mostrano problemi che si possono risolvere a scuola, in Italia c’è un problema ancor più grande e grave che riguarda gli adulti, cioè di coloro i quali non hanno l’opportunità di migliorare la propria cultura linguistica poiché non sono a scuola e non sono all’università. L’ignoranza funzionale degli adulti è un problema noto, e l’unica soluzione è far studiare gli adulti.

L’ignoranza funzionale degli adulti è la radice di molti problemi sociali, politici, economici e ambientali.

E’ altrettanto noto che le scelte degli individui sono condizionate dalle emozioni, in quanto la fisiologia del cervello mostra il continuo “conflitto” fra l’amigdala e la corteccia orbifrontale. Poiché spesso le emozioni prevalgono sul ragionamento, possiamo già intuire perché un individuo è facilmente raggirabile, e come egli possa regredire allo stato infantile. Questo aspetto è noto sia alle imprese di profitto e sia ai politici, ed è la spiegazione di comportamenti irrazionali e infantili delle masse facilmente addomesticabili attraverso le emozioni.

Un popolo che supera i propri limiti linguistici e culturali può diventare colto, e quindi essere libero perché non addomesticabile.

analfabetismo funzionale

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Daniel Garcia come vede il futuro in mondo dove i robot sostituiscono i lavoratori umani.

Non da oggi, a mio modesto parare, racconto la decadenza della nostra società, sembra che tutto sia alla rovescia: arroganti, incapaci e ignoranti ricoprono ruoli istituzionali mentre i popoli sono divisi fra apatici, nichilisti e cittadini costretti a subire la decadenza stessa della società capitalista.

Lo spettacolo dei cialtroni e degli arroganti dispotici è rappresentato tutti i giorni nei media, e nel mondo di internet costantemente interconnesso, i cittadini subiscono il modellamento della decadenza ogni minuto. In una società caotica, complessa e violenta come questa capitalista emergono personaggi indegni grazie al sostegno diretto e indiretto degli individui che hanno problemi cognitivi (ignoranza funzionale).

Poiché gran parte del comportamento umano è appreso attraverso il modellamento e poiché la moralità si sviluppa durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, possiamo cogliere sia i rischi sociali e sia le fasi in cui la società occidentale è stata condotta a una regressione generale.

La condotta immorale delle classi dirigenti, di taluni cittadini e l’indegno spettacolo rappresentato dai media sono l’ambiente degenerato che impedisce e rallenta un’evoluzione sociale.

Per quanto riguarda le organizzazioni, possiamo osservare come gli individui si conformino ai leaders con lo scopo di essere ricompensati con un ruolo. I modelli comportamentali che esprimono le dinamiche interne ai gruppi di politicastri sono prevalentemente: la rappresentazione scenica e l’obbedienza, che sono i tasselli del conformismo ben visibile in tutti i partiti presenti nel Parlamento. In buona sostanza tali gruppi sono l’espressione del vassallaggio più becero, poiché le relazioni sono costruite dall’obbedienza nei confronti del capo e dall’imbroglio verso la società per assecondare il tornaconto personale. I politicanti devono essere bugiardi poiché non possono affermare di sedere nelle istituzioni solo per recitare un ruolo lautamente retribuito e raggiunto grazie al sotterfugio e alla pubblicità.

Queste caratteristiche degenerative sono note e conosciute, ma non appartenevano ai partiti della prima repubblica che selezionavano i propri esponenti attraverso la cooptazione. Se la corruzione ha indignato gli italiani durante la famosa inchiesta di “manipulite”, il dopo mostra un aumento della degenerazione poiché non si è affrontato il tema della selezione della classe dirigente politica. Sin all’inizio degli anni ’90 i politicastri non si sono preoccupati di costruire una democrazia rappresentativa matura favorendo un’apertura a tutta la cittadinanza circa il processo decisionale della politica. E’ accaduto l’esatto contrario, sono sorti partiti xenofobi, personali, aziendalistici, autoritari che hanno raccolto dalla società il peggio e non il meglio, anzi sembra sia stata perseguita la scelta strategica di allontanare i capaci e i meritevoli dalle organizzazioni politiche per impedire loro di rigenerare il Paese e le istituzioni.

Le istituzioni pubbliche sono state indebolite con le riforme cominciate negli anni ’90, e le decisioni più importanti sono state spostate tutte nell’UE. I partiti sono stati sostituiti da organizzazioni feudali, e i cittadini sono stati allontanati dai processi decisionali che li riguardano, ciò è accaduto con estrema facilità proprio grazie all’apatia politica delle persone.

In Italia, più che in altri paesi esiste una diffusa irresponsabilità e intolleranza persino in termini e valori che possono aiutarci a crescere e migliorare la nostra condizione di vita. Ad esempio, nei media non si discute di socialismo, comunismo e capitalismo, non si discute di bioeconomia; è difficile o impossibile dibattere sulle tesi di Marx, nonostante una parte importante delle degenerazioni della nostra società siano state anticipate e descritte nel Capitale. Inoltre, impossibile trovare confronti sul nichilismo. Gli italiani dovrebbero discutere in famiglia su questi argomenti poiché in questo modo percorriamo un’evoluzione sociale.

Mentre la regressione culturale delle masse, che in certi casi è stupidità di massa, distrae le persone da questioni fondamentali, accade che l’élite degenerata si sta riorganizzando attraverso l’evoluzione tecnologica ampiamente preconizzata da film futuristici ispirati dal famoso romanzo di fantascienza Io, robot di Asimov. Sedicenti futurologici e cartomanti che ignorano la geografia umana raccontano ai media la favola della liberazione dell’uomo dalla schiavitù chiamata lavoro nell’epoca moderna. I liberali avevano già preconizzato questo momento e suggerirono il reddito minimo per consentire alle masse di acquistare le merci prodotte dai robot. Una sola certezza è già in corso d’opera, le imprese aumentano i propri profitti coniugando speculazioni finanziarie e l’impiego di robot, e solamente comunità consapevoli ed economicamente forti potranno giovare di tali innovazioni, mentre i poveri resteranno tali e le diseguaglianze aumenteranno. Nell’era urbana milioni di poveri ammassati nelle baraccopoli sono condannati alla schiavitù e non godranno mai dei vantaggi della robotica, anzi subiranno la violenza di soldati elettronici.

Di fronte alla realtà di robot che diventano costruttori di merci è necessario ripensare il ruolo dello Stato sociale, è necessario uscire dalla religione capitalista e approdare sul piano culturale bioeconomico per programmare seriamente lo sviluppo umano. Ciò accadrà solo se le comunità umane vorranno farlo; nel frattempo l’élite continuerà a predicare la religione nichilista neoliberale e produrrà sistemi di controllo ed oppressione delle masse.

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