Elementi della composizione


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.1.1.1.5    Elementi della composizione

La composizione urbana è alle origini dell’urbanistica moderna e dipende dalla crescita e dalle dimensioni delle città con tutti i problemi connessi al suo sviluppo. Il tema compositivo riguarda il disegno urbano, attiene all’idea dell’impianto generale e il rapporto con il contesto naturale, le reti di comunicazione, il rapporto fra pieni e vuoti, e le destinazione d’uso; poi l’intensità d’uso dei suoli stessi e le densità abitative, ossia il dimensionamento; infine le forme, i materiali e le misure cioè il carattere dei tracciati, e le modalità di suddivisione degli isolati e dei lotti, i tipi edilizi e l’articolazione degli spazi nel costruito. Per la rigenerazione urbana è importante conoscere come si opera nelle zone già costruite, e durante l’Ottocento e il Novecento si sperimentano tutti gli strumenti e le tecniche che riguardano la trasformazione urbana. Dallo studio e il disegno dell’isolato costituito dal cosiddetto “blocco” (chiuso o aperto), un primo periodo si caratterizza per gli interventi di regolazione interna alla città per raccogliere le istanze di decoro e di igiene, e così si adotta la tecnica della rettifica stradale[1] e l’allineamento degli edifici per progettare strade di maggiore ampiezza, contemporaneamente si sviluppò il già citato diradamento. Un’altra tecnica adoperata è l’isolamento per separare la città vecchia da quella moderna, che si realizza con una grande infrastruttura, una strada o un’ampia fascia di verde. Infine, viene utilizzata la tecnica del frazionamento che spezza in elementi semplici, omogenei la vecchia città al fine di realizzare parti, diverse unità omogenee della città stessa, e tale tecnica si abbina al decentramento di funzioni incompatibili col centro[2]. L’urbanistica moderna può essere letta e interpretata leggendo tecnicamente la sua composizione; i progetti di città finora citati rientrano in determinate idee di impianto, uso del suolo, e forme che dividono gli isolati. Le figure compositive sono: la città compatta (ensanche di Barcellona di Cerdà), la città per nuclei conclusi (garden city di Howard, la Grande Londra di Patrick Abercombrie), la città distribuita linearmente (Ciudad lineal di Soria y Mata; citè linéare industrielle e unitè d’habitation di Le Corbusier), la città sviluppata in altezza (Großstadt di Hilberseimer), la città estesa (Broadacre city di Wright), e la città funzionale (La ville Radieuse di Le Corbusier, e Carta di Atene)[3].

Le tecniche di trasformazione urbana sopra accennate sono le stesse utilizzate oggi, e la composizione urbanistica è adeguata alle regole di buona progettazione e alle norme che sono vincolanti. Le nozioni di composizione sono condizionate da concetti come standard, limiti di altezze e di densità (ab/ha) oltreché dal concetto di unità di vicinato utile ad immaginare un adeguato dimensionamento del progetto urbano, cioè una corretta proporzione fra abitanti, servizi e territorio. La trasformazione urbana di una città esistente o di una parte di questa tende a correggere errori esistenti, al fine di progettare una corretta unità di vicinato secondo gli standard e le norme vigenti che sono pensate per costruire servizi di qualità, ma una buona ed efficace rigenerazione è nel progetto determinato dall’analisi urbanistica che a sua volta crea il disegno urbano. Il disegno urbano influenzato dall’analisi a sua volta dipende dalla cultura della committenza e del progettista.

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[1] «La rettifica comporta una gamma di interventi che va dalla risagomatura puntuale e della modifica parziale delle sezioni stradali, al loro allargamento lungo tutto lo sviluppo di un tracciato viario, agendo su uno solo piuttosto che su entrambi i lati, fino all’apertura di nuove strade nel corpo del vecchio tessuto urbano (tipicamente “rettifili”), con demolizioni consistenti, per mettere in relazione terminali urbani di cui appare strategica, nella nuova organizzazione della città, una connessione diretta e rapida. La tecnica dell’allineamento consiste nel riportare i fronti su strada degli edifici su un unico filo, il più delle volte secondo un andamento rettilineo, sposandosi in tal modo con la rettifica» (Gabellini, Op. Cit., Roma, 2002, pag. 179).
[2] Gabellini, Op.Cit., Roma, 2002.
[3] Ibidem.

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