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Posts Tagged ‘PIL’

Il dibattito sul lavoro all’interno della bioeconomia assume una valenza importante e innovativa rispetto al paradigma predominante che usa la parola “lavoro” per nascondere un posto di schiavitù in un mondo di consumatori passivi. Il Capitale di Marx (che nessuno legge) ha egregiamente spiegato come il lavoro, all’interno della nostra società, è merce, e come tale viene trattata dalle imprese. Oggi le multinazionali riducono al massimo i costi attraverso le delocalizzazioni, il sistema offshore ed i paradisi fiscali. L’equivoco circa l’importanza sul lavoro nasce dalla stessa Costituzione ove c’è scritto che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Sappiamo bene che i dati sull’occupazione mostrano che l’obiettivo non è mai stato raggiunto, sia sotto il profilo della democrazia, poiché la forma adoperata è la democrazia rappresentativa degenerata in oligarchia, quindi mai verso il governo del popolo; e sia perché non si è mai raggiunta la piena occupazione. Dal punto di vista culturale l’articolo uno ha generato un limite culturale mostruoso poiché nel mondo occidentale si sono diffusi posti di schiavitù, e l’obiettivo di una società sana non dovrebbe essere quello di alimentare le diseguaglianze ma di porsi l’obiettivo della felicità. Il paradosso grottesco della nostra malsana società è che nonostante la Costituzione indica con estrema chiarezza che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e si pone l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano libertà, uguaglianza e lo sviluppo della persona umana; il legislatore dagli anni ’80 in poi ha fatto di tutto per violare i principi dello Stato sociale introducendo una giungla di norme che hanno aumentato le disuguaglianze, favorito l’accumulo di capitale privato in maniera immorale e impedito a fasce di popolazione sempre più ampie di vivere in maniera serena e soddisfacente. Questo meccanismo vizioso è sostenuto proprio dall’apatia dei cittadini, pisco programmati dalla pubblicità che ha creato la servitù volontaria.

Sappiamo bene che i fattori della produzione: capitale, natura e lavoro all’interno del paradigma obsoleto sono sfruttati per far crescere il capitale, indirizzato e custodito in banche e paradisi fiscali. Lavoro e natura sono compressi e resi infinitamente piccoli, e com’è ormai evidente, le incongruenze di questo sistema stanno portando al collasso il capitale naturale, mentre la schiavitù (il lavoro salariato) si è spostata dall’Occidente verso tutti i paesi emergenti innescando la recessione e la riduzione della domanda interna. Un allievo – Jeremy Rifkin – di Georgescu- Roegen scrisse un famoso best seller dal titolo, La fine del lavoro, riferendosi proprio alla fine dei posti di schiavitù che l’industria ha inventato per avviare una prima fase di massimizzazione dei profitti. Oggi il profitto è accelerato sostituendo gli schiavi con i robot e poi delocalizzando le produzioni ove la schiavitù è a costi più bassi (facendo aumentare i margini di contribuzione), ove la schiavitù non è condizionata da principi delle Costituzioni occidentali, e dove non ci sono obsolete organizzazioni sindacali che potrebbero rallentare le catene produttive. Del resto, se non fossimo distratti, la storia insegna che le principali potenze economiche hanno costruito le proprie ricchezze proprio sulla schiavitù: USA e Inghilterra. Quando gli operai hanno saputo promuovere efficienti organizzazioni sindacali, le imprese hanno saputo eliminare alcuni aspetti violenti, e camuffare le loro intenzioni sotto mentite spoglie, inventando persino un pensiero “filosofico” persuasivo da insegnare a scuola e nelle università: economia neoclassica e capitalismo. La storia di queste potenze è tutta costruita su violenze, omicidi, furti, usurpazioni e guerre, modus operandi abbondantemente accettato da tutti i popoli occidentali.

Se le classi politiche e sindacali credono ancora nella lotta al posto di lavoro, ma in realtà si tratta del posto di schiavitù, allora tali classi sono del tutto anacronistiche, inutili e dannose allo sviluppo umano. Multinazionali e industrie sono a un livello di conoscenze e di produttività che questi signori, o non conoscono, oppure potremmo ascriverli nella categoria “utile idiota”. Ciò non vuol dire eliminare i sindacati, ma compiere un’evoluzione anche nell’organizzazione sindacale trasformandoli in movimenti a servizio dei diritti umani per liberare gli individui dalla schiavitù SpA. Organizzazioni con un profilo culturale dell’epoca che verrà; pertanto è necessario che i loro rappresentati facciano un corso approfondito sulla bioeconomia per immaginare il lavoro del presente futuro, e non più sull’impiego di schiavitù. La società può evolversi assumendo un nuovo approccio culturale: guardare al lavoro come opportunità di crescita individuale, e chi non intende lavorare per farlo, è sufficiente che non intacchi l’autonomia e la libertà delle comunità sostenibili. Già oggi sappiamo che sarà impossibile dare lavoro a tutti, e non è neanche dovrebbe essere auspicabile poiché si produrrebbe un danno ambientale insostenibile. Chi ha bisogno di un salario minimo potrà averlo, cioè che conta realmente è lo stile di vita. Prima di tutto bisogna smetterla di puntare alla crescita del PIL, poiché la crescita tramite l’innovazione tecnologica ha distrutto posti di lavoro, ha favorito la globalizzazione e le accumulate risorse monetarie attraverso la distruzione degli ecosistemi. E’ sufficiente consultare il sito dell’Istat per controllare l’aumento costante dei valori assoluti del PIL e confrontarlo col numero pressoché costante degli occupati. Non c’è da meravigliarsi, Georgescu-Roegen aveva già dimostrato la fallacia delle teorie neoclassiche. Una stima dell’associazione taxjustice.net circa i capitali generati dalla finanza.

Pensare di usare le logiche delle lotte sindacali all’intero di apparati incancreniti, equivale a compiere il ruolo del criceto dentro la ruota. Le soluzioni sono solo radicali, non esistono vie di mezzo. Durante anni ’50 e ’70 il tasso di alfabetizzazione e specializzazione era talmente basso che gli operai difficilmente avrebbero potuto controllare le produzioni. All’inizio del nuovo millennio, come sappiamo, i laureati ambiscono a scappare dall’Italia per far crescere le multinazionali che hanno avviato la distruzione della nostra industria manifatturiera. Il lato positivo di questa vicenda è che le conoscenze che consentono di liberare l’uomo dalla schiavitù sono ampiamente disponibili, e questo consente ai laureati e agli operai di appropriarsi direttamente delle produzioni (un sogno prefigurato negli anni ’60, oggi è possibile). Secondo aspetto caratteristico: il tema qualitativo del lavoro, non tutti i lavori sono utili, non tutte le imprese sono utili. I Sindacati, sbagliando, hanno sempre difeso qualsiasi tipo di lavoro senza alcuna distinzione di carattere ambientale. Ormai dovrebbe essere noto che la bioeconomia apre opportunità a impieghi che si distinguono dagli altri per l’aspetto qualitativo ed etico, e per questa ragione chi propone una decrescita selettiva del PIL fa un discorso che ha due aspetti importanti uno morale e l’altro pragmatico, perché consente di eliminare dalla società tutti i consumi inutili, generati propri dagli impieghi che fanno regredire l’essere umano. Il lato pragmatico dovrebbe essere abbastanza facile da capire, un processo produttivo che elimina gli sprechi energetici è più efficiente, e se le trasformazioni sono programmate tutelando la capacità auto rigenerativa del capitale naturale, accade che il processo produttivo sarà destinato a durare per sempre. E’ implicito che tale processo ignora l’avidità, ignora la crescita del PIL, ignora la pubblicità e tutte le strategie inventate dall’epoca moderna delle multinazionali che stanno conducendo l’Occidente all’auto distruzione.

Le privatizzazioni d’infrastrutture e servizi strategici hanno rappresentato un attacco alla libertà e all’auto determinazione della sovranità popolare. Stato, operai e cittadini devono riappropriarsi di settori e indotti fondamentali per l’interesse generale, e devono espropriare fabbriche e industrie dotate di mezzi e tecnologie strategiche per la sopravvivenza del Paese, dalla meccanica all’informatica, dalla manifattura alle telecomunicazioni. La libertà e la capacità di restituire dignità agli italiani passa attraverso la piena applicazione della Costituzione italiana, prima che questa sia cancellata, e sotto il profilo pragmatico passa attraverso l’ampliamento del concetto di “bene comune” affinché le comunità di cittadini possano riprendersi il controllo dei servizi pubblici locali (acqua, energia, mobilità, riciclo dei rifiuti).

Nell’ambito della recessione che stiamo subendo le uniche attività produttive che hanno retto all’impatto della crisi economica, sono quelle ad alta innovazione tecnologica impiegata nell’uso razionale dell’energia, questo indotto ha persino frenato la crisi delle costruzioni edilizie, anche grazie agli incentivi delle detrazioni fiscali associate agli interventi di risparmio energetico. Sotto il profilo del pragmatismo vuol significare una sola cosa, all’interno della globalizzazione la risposta occupazionale più efficace proviene dalle politiche di bioeconomia in quanto garantisco processi produttivi ad alta efficienza e sostenibilità economica.

Un altro ambito che cerca di riprendersi è l’agricoltura capace di tutelare il territorio dandosi l’opportunità di produrre secondo cicli e regole naturali (agricoltura sinergica), capace di comunicare un messaggio fondamentale per vita umana: alimentarsi in modo sano vuol dire prevenire malattie e migliorare la qualità della vita.

Mettendo insieme tutti i pezzi del puzzle emerge l’opportunità di un cambiamento radicale della società ove le persone non dovranno più essere irreggimentate, ma potranno scegliere una vita più serena. Per consentire questa evoluzione lo Stato deve uscire dal capitalismo, riprendersi il controllo dello strumento monetario, introdurre la meritocrazia nella pubblica amministrazione (Enti pubblici, scuola, università) e consentire alle persone più capaci di formare una società che va ripensata partendo dalle fondazioni. E’ sufficiente osservare che intere comunità possono diventare auto sufficienti per cogliere il cambiamento radicale, e solo per realizzare questo obiettivo ci sarà bisogno di nuova occupazione utile. Stato e imprese devono appropriarsi dei mezzi tecnologici per tendere a questo obiettivo: liberare le famiglie dalla dipendenza degli idrocarburi e creare le condizioni culturali per sviluppare la creatività necessaria per tendere alla sovranità alimentare.

Una delle strade più concrete e alla portata degli italiani è proprio la rigenerazione dei centri urbani. Poiché le conoscenze per una conversione ecologica delle città sono quelle più diffuse, e contemporaneamente più osteggiate giacché le famigerate rendite di posizione e una giungla di leggi immorali e sbagliate non aiuta i percorsi di pianificazione partecipata; ma ciò non vuol che non ci si riesca, vuol dire che bisogna rimuovere gli ostacoli costruendo una massa critica fra gli abitanti, e usare le corrette progettazioni e le corrette tecnologie per migliorare la qualità della vita.

In questo discorso intorno a “decrescita e lavoro” c’è sempre un filo conduttore “nascosto” e molto importante per tendere alla felicità: la riduzione delle ore di lavoro per liberare l’individuo dalla schiavitù. In società ove l’uomo controlla le tecnologie queste servono a garantirgli vantaggi sociali, cioè coltivare relazioni umane di qualità, in famiglia e per dedicarsi ai propri interessi culturali ed artistici. La riduzione di ore di lavoro non significa un minore salario, cioè minore potere d’acquisto, ma al contrario lo Stato deve intervenire e riprendersi anche il potere di condizionare i prezzi e realizzare l’equilibrio fra salario, prezzi ed offerta. Facciamo un esempio: vivere in una casa autosufficiente significa auto prodursi l’energia, quindi eliminare i costi delle bollette e quindi ridurre posti di lavoro inutili. I posti “persi” vanno spostati verso la realizzazione dell’efficienza energetica e la bonifica di siti inquinati, ciò vuol dire investire in formazione e accettare il fatto di dover retribuire persone che probabilmente non potranno svolgere altri impieghi. Le tasse dei cittadini dovranno esser utilizzate per gestire meglio le risorse umane, garantire un sostegno e un’opportunità di inserimenti lavoratori in ambiti diversi da quelli precedenti attraverso la formazione. Sotto questo profilo le organizzazioni sindacali hanno un ruolo decisivo poiché il progetto – rigenerare le città – richiede manodopera maggiormente qualificata rispetto al passato, grazie all’uso di strumenti di misura più sofisticati che vanno dal rilievo per la conservazione del patrimonio esistente sino all’uso razionale dell’energia, fino all’impiego di materiali biocompatibili con la vita, tutto passando per l’analisi del ciclo vita che ci consente di capire l’impatto di piani e progetti. Altri due ambiti che stanno sviluppando progetti bioeconomici sono la manifattura del tessile e la mobilità intelligente. Per evitare che queste opportunità rimangano sogni irrealizzabili all’interno di un ambiente ostile poiché la maggioranza degli abitanti vive in condizioni di servitù volontaria, è necessario che, chi ha i mezzi culturali ed economici si convinca di fare massa critica, e concentrare le proprie energie in territori favorevoli, compatibili per concretizzare una società libera e sostenibile. Uno o più modelli realizzati sono gli elementi che generano il cambiamento per il resto della società.

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L’élite porta avanti i suoi programmi globali con estrema efficacia e gli accordi commerciali TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) e TPP (Trans Pacific Partnership) vanno avanti affinché le SpA rappresentate nel WTO possano giovare di accordi che sono l’espressione palese di un maggiore e migliore profitto attraverso la privatizzazione del mondo. L’Unione Europea dovrà solo ratificare accordi commerciali preparati dagli specialisti delle SpA. Oltre al TTIP le SpA propongono il TISA, un altro accordo commerciale globale che coinvolge altre aree geografiche.

I trattati si occupano di sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Nella sostanza si pensa di legittimare la creazione di aree a libero scambio che riguardano tutte le tematiche che influenzano la nostra vita. La volontà del WTO è quella di tutelare i diritti delle SpA e liberalizzare l’evidente sperpero di merci inutili; già oggi esistono aree libere commerciali, quella che si intende creare è la più grande al mondo mai proposta. La stessa UE è nata proprio per scambiarsi le merci, ed in tal caso il vantaggio sarebbe solo per le SpA americane che potrebbero distribuire le proprie merci nel mercato europeo con maggiore facilità. I danni economici sarebbero proprio per gli stati membri dell’UE che dovrebbero competere ancora di più con merci libere dai controlli. Se pensiamo all’agricoltura, anziché offrire garanzie ai nostri beni con determinati accordi metteremo a rischio la nostra sovranità alimentare.

Inoltre c’è il serio rischio che le SpA si sostituiscano ufficialmente alle pubbliche istituzioni dato che gli accordi – TTIP e TPP – dovrebbero introdurre un potere di denuncia a loro nome contro un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale. Nella sostanza un regime ove le aziende potrebbero opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari.

L’aspetto grottesco è che questi accordi si stanno chiudendo durante la fine di un’epoca ove il capitalismo ha dimostrato a tutto il mondo una capacità distruttiva per la sua intrinseca irrazionalità: economia del debito, deregolamentazione, neoliberismo, crescita del PIL e petrolio. Anziché realizzare una società dell’abbondanza fondata sull’equilibrio degli ecosistemi attraverso sistemi economici auto sufficienti (misura e gestione dei flussi energetici), l’élite persegue sulla strada sbagliata secondo una religione – la crescita infinita – che sta fallendo sotto gli occhi di tutti.

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Nell’epoca dell’avidità e delle guerre per massimizzare i profitti delle SpA nessun politico calato dall’alto avrà il coraggio di spegnere l’interruttore dell’immoralità. Mentre nessun partito pensa di riformare il processo decisionale della politica – riforma dei partiti, elezioni primarie per legge, democrazia diretta – per avvicinare persone libere, capaci e meritevoli alle istituzioni; persone che potrebbero svegliare altre coscienze addormentate, accade che dobbiamo ancora annoiarci col teatrino della politica, tutta. Una delle più grandi menzogne spacciate dai media e dai politici nostrani è che l’euro zona avrebbe promesso un miglioramento del benessere collettivo. I mantra della religione liberista sono crescita e competitività, com’è noto. Il cambio fisso dell’euro zona, il patto di stabilità e crescita, e il fiscal compact sono tutti strumenti che hanno sostenuto il processo di recessione avviato prima con lo SME, poi nel 1981 la separazione fra Tesoro e Banca d’Italia, e accelerato con la deregolamentazione bancaria e finanziaria, fino ad esplodere nel 2008 con la crisi dei mutui subprime che ha raggiunto l’euro zona. Gli stati che aderiscono all’euro abdicano alla sovranità monetaria, cioè rinunciano ad una propria politica monetaria, e decidono di farsi condizionare dallo spread e dalle opinioni dei mercati finanziari.

I mercati finanziari hanno la loro religione: l’avidità e la crescita del PIL, pertanto accade che i fondi di investimento internazionali guidati da soggetti privati, favoriti dalla deregolamentazione globale, scelgono di investire i capitali seguendo la crescita del PIL, l’andamento demografico e lo sviluppo urbano dei singoli Stati. E’ sufficiente leggere le opinioni di questi investitori privati per scoprire l’acqua calda, i vantaggi di investire in Italia non ci sono poiché la globalizzazione sposta gli interessi verso i paesi emergenti. Il sito della Franklin Templenton Investments, oggi presieduta da Charles Bartlett Johnson e coadiuvata da un guru come Mark Mobius, può essere molto istruttivo per capire il pensiero dei mercati finanziari. Si tratta del più grande gruppo di management al mondo che sposta influenti capitali privati. Leggere i loro report può suggerire quali paesi cresceranno secondo le logiche del PIL. Sicuramente un personaggio come Warren Buffett rimane l’investitore più influente, noto anche come “il miracolo di Omaha”.

La scelta degli Stati  non dipende dalla loro democrazia, a volte sono regimi autoritari, monarchie, e spesso c’è un’assenza dei diritti sindacali e umani, poi c’è l’opportunità di sfruttare e usurpare risorse materiali; ecco questi paesi rappresentano una serie di vantaggi fiscali e di opportunità per massimizzare i profitti che non possono avere eguali rispetto agli USA e all’UE. I diritti civili e la cultura della democratica rappresentano un ostacolo oggettivo per i fondi d’investimenti privati. Consapevoli di questa enorme contraddizione fra avidità e democrazia, il progetto politico dell’euro zona rappresenta non solo una minaccia concreta per gli uomini liberi, ma è di fatto un progetto immorale, incostituzionale che pregiudica la sopravvivenza delle generazioni presenti e future. Non è tollerabile e tanto meno accettabile che la Repubblica italiana sia cancellata dalla storia per l’apatia dei cittadini stessi, manipolati, ingannati e traditi da dipendenti politici, nella migliore delle ipotesi incapaci e stupidi, nella peggiore traditori della Repubblica.

La depressione dell’euro zona e soprattutto dei paesi periferici dell’UE ha una radice politica culturale molto chiara: cessione della sovranità monetaria, assenza di una banca pubblica che faccia l’interesse pubblico, sgretolamento dello Stato sociale, un sistema contabile fiscale stupido perché i criteri della crescita impediscono di fare investimenti pubblici, assenza di una politica industriale utile allo sviluppo umano. Inoltre i famigerati mercati finanziari non hanno alcun interesse nel prestare capitali in luoghi ove non c’è la crescita secondo i dogmi della religione liberista. I paesi emergenti privi di regole sindacali e fiscali consentono opportunità speculative elevate, e quindi margini molto alti in poco tempo.

Nella sostanza, osservando la realtà possiamo constatare la fallacia della comunicazione politica che continua a blaterare di crescita e sviluppo, cerca solo di confondere le idee degli elettori, anche quando i politici si rivolgono in maniera patetica e ossequiosa verso i famigerati mercati. Nella realtà questi mercati ignorano le chiacchiere di questi utili idioti. L’UE così com’è non serve a nulla, neanche ai famigerati mercati, ma serve ai paesi “centrali” per drenare risorse (tasse), e serve a produrre disperazione, istigazione al suicidio, e povertà crescente nei paesi “periferici”. Quando i paesi “periferici” avranno raggiunto i livelli di povertà dei paesi emergenti, può darsi che i famigerati mercati finanziari avranno pietà e interesse nell’investire anche in Italia, in quel caso non ci saranno più gli italiani.

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].

L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]

L’organizzazione taxjustice.net ha creato un indice delle segretezza finanziaria, una ricchezza monetaria che sfugge alle regole fiscali nazionali, si tratta di un sistema globale che consente di non pagare tasse o pagarne poche grazie alle maglie larghe di leggi deboli e inefficaci. Secondo l’indice di taxjustice per il 2013 si è stimato che ci sono dai 21 ai 32 trilioni di dollari depositati nei paradisi fiscali, e si ipotizza che ogni anno circa 1-1,6 miliardi di dollari transitano illecitamente fra uno stato e l’altro. Si stima che, sin dal 1970, dall’Africa sono transitati senza pagare le tasse circa 1 trilione di dollari. Nella classifica mondiale della segretezza finanziaria nascosta al primo posto c’è la Svizzera con 2.000 miliardi di dollari confermandosi come il più grande centro off-shore al mondo con stime che arrivano a 7.000 miliardi di dollari, poi seguono Lussemburgo, Honk Kong, isole Cayman, Singapore, USA, Libano, Germania, Jersey, Giappone, Panama, etc. L’Italia è al 54° posto.

John Christensen:« […] Secondo le ultime stime, il capitale di privato depositato offshore è pari a 11.500 miliardi di dollari. Che cosa significa una cifra del genere? Questo esempio può darci un’idea della sua enormità: se questo capitale generasse un profitto modesto diciamo del 7% e se questo reddito fosse tassato a un’aliquota molto bassa, ad esempio del 30%, i governi del mondo avrebbero ogni anno un surplus di reddito pari a 250 miliardi di dollari, che potrebbero spendere per alleviare la povertà e raggiungere gli obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite.»[5]

Sicuramente in termini di giustizia sociale determinate istituzioni bancarie, grandi imprese e politici dovranno pagare il danno morale, sociale e ambientale che stanno causando a singole comunità, a singoli Stati, e all’umanità intera. Uscendo dall’inganno psicologico dell’economia del debito, mera invenzione e convenzione, sarà possibile ripensare le istituzioni, semplificandole e rendendole più efficaci. La soluzione a tutto ciò è il cambio radicale dei paradigmi di queste istituzioni obsolete, il ripristino della sovranità monetaria per favorire l’interesse della Repubblica e avviare un percorso di transizione, il passaggio della fine dell’era industriale verso una comunità fondata sul lavoro dell’equilibrio ecologico e non più sul profitto, un percorso volto a migliorare il nostro patrimonio culturale, architettonico e ambientale distinguendo il concetto di lavoro dal concetto di utilità. Un percorso che distingue i beni della merci e dove la comunità autoproduce e gestisce i beni direttamente.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] in Report, Let’s make money, di Erwin Wagenhofer, andato in onda su RAITRE, 2012

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Asserire che da circa trent’anni anni il sistema finanziario e politico abbia puntato alla distruzione la democrazia rappresentativa e sta aumentando le diseguaglianze grazie allo distruzione dello stato sociale, sembra essere un’ovvietà. Dalla caduta del muro di Berlino fino al sistema euro abbiamo assistito alla distruzione della partecipazione democratica nei partiti di massa, alla cancellazione dell’autonomia di pensiero, ed alla privatizzazione dell’azione politica copiando il modello USA. Molti, fino a pochi anni fa, hanno persino creduto che i partiti facessero ancora politica, ma queste organizzazioni non esistono più, sono sostituite da fondazioni private legate agli interessi particolari delle lobbies. Sarà pur vero che l’unico partito rimasto è il Partito Democratico, ma è un’organizzazione eccessivamente verticista, per nulla meritocratica, e strutturata in maniera obsoleta ostaggio delle fondazioni. Ad esempio, è facile constatare che l’intero dibattito politico degli ultimi vent’anni è fermo su temi come: aumentare o ridurre le tasse, il cuneo fiscale, aumentare il PIL, controllare il rapporto debito/PIL, e l’evasione fiscale. Insomma un vocabolario alquanto misero e miserevole ed è la testimonianza del tracollo di un modello culturale giunto al termine. Non esiste affatto, nell’immaginario delle fondazioni politiche puntare all’aumento della partecipazione democratica, la trasparenza e ripensare il sistema bancario, oppure puntare al benessere dei cittadini ripensando i paradigmi di un sistema obsoleto. Energie alternative, democrazia diretta, riuso, patrimonio culturale, sovranità alimentare e beni comuni sono termini banditi dai luoghi del potere che conta e che decide per tutti.

Forse è un pò meno banale constatare che non esiste un movimento politico democratico, e meglio ancora un’organizzazione politica, matura, che abbia la convinzione e la capacità culturale di proporre una visione della società diversa dall’attuale sistema finanziario e politico, e peggio ancora sembra che non esista questo soggetto, che sappia realizzare questa alternativa con forza, serietà, capacità e fermezza.

Il sistema attuale, che non ci piace poiché palesemente non democratico ed iniquo, è ovviamente ben retribuito, motivato, stimolato e rinnovato nelle sue risorse umane, sempre più giornalisti, manager, accademici e politici più giovani prendono il posto dei vecchi, ma conservano l’obsoleto paradigma capace di auto rigenerarsi grazie alla sua forza pervasiva e persuasiva.

Sembra non ci sia nulla da fare, ma non è così, poiché cresce un dissenso consapevole verso questo sistema, ciò che sembra mancare è la coesione politica fra tutti quegli individui indignati che ben comprendono l’insostenibilità di un sistema palesemente immorale, prima di tutto. Manca quell’umiltà e quella capacità di riconoscersi e valutarsi, fra cittadini indignati, e pertanto è necessario avviare un grande processo democratico, cioè inclusivo, innovativo per l’atteggiamento dal basso fuori dal divide et impera (“destra” e “sinistra”), che possa aggregare e fare sintesi politica su priorità ormai inderogabili e per nulla procrastinabili nel tempo. E’ banale constare che l’insicurezza economica dovuta dall’assenza di lavoro e di un piano industriale adeguato ai tempi, rischia non solo di conservare la recessione, ma di pregiudicare il futuro di questo Paese.

Ci sono tanti italiani capaci di fare politiche adeguate, di fare impresa e di progettare un futuro sostenibile, ma sembra siano pochi coloro i quali intendano cimentarsi in un percorso di cambiamento rinunciando all’avidità che il sistema attuale garantisce per i pochi élitari che lo governano. Per costruire una visione alternativa concreta è necessario organizzare, aggregare, stimolare e formare una nuova classe politica libera dai condizionamenti del sistema attuale. L’indipendenza culturale e la passione indiscriminata, sincera e genuina sono determinanti per affermare un progetto seriamente innovativo. Per intenderci, nei partiti tradizionali spesso una parte importante dei cittadini si sono avvicinati al mondo politico per interessi personali, non per passione, e non per affermare idee e progetti interessanti. Per spezzare questo degrado morale è sufficiente misurare il merito e le capacità (creatività ed abilità) dando un valore maggiore, piuttosto che dare peso alla fedeltà ed all’attività da galoppino.

Pertanto, o il vuoto politico-culturale viene riempito da un progetto etico di ampio respiro, in maniera tale da restituire una speranza concreta al Paese, oppure siamo destinati a sprofondare nel percorso involutivo che assistiamo da circa trent’anni. Il cambio o è radicale, o non è un cambiamento.

Riflettere sull’opportunità di cambiare questo sistema ci consente di immaginare una società migliore, più responsabile e su quest’opportunità si può costruire una visione politica condivisa attraverso progettualità concrete che creano occupazione in ambiti virtuosi come il riuso, il recupero e la conservazione, come l’innovazione tecnologia delle fonti alternative. Interi settori industriali possono essere riconvertiti in ambiti virtuosi e se tutto ciò non è accaduto, oppure stenta a decollare, è sopratutto per ragioni di interessi politici, non per incapacità degli italiani. Anche questa riflessione sembra banale, ma perché noi italiani abbiamo sempre sbagliato nel dare consensi a questi soggetti politici che hanno distrutto il nostro paese? Adesso, grazie all’enorme bacino elettorale del partito del non voto, sembra che ci sia un risveglio. Speriamo di usare al meglio questo dissenso per ripensare i paradigmi culturali della nostra società, e cominciare a puntare con fermezza e coraggio al benessere sociale di tutto noi rimuovendo quelle barriere culturali che impediscono di far evolvere la società.

Buone esempi e progetti concreti possono essere avviati nonostante l’incapacità di chi ci amministra, poiché i buoni progetti hanno la grande forza di creare opportunità dalla nostra capacità di valutare, e di credere in noi stessi, i buoni progetti stanno in piedi per la loro efficacia tecnica e la loro sostenibilità economica. Infatti cooperative agricole e di privati stanno sfruttando l’opportunità delle nuove tecnologie per migliorare l’efficienza delle proprie attività cancellando gli sprechi in ambito energetico. Cittadini consapevoli possono creare società ad hoc, ed agendo come una massa critica possono orientare il credito, e godere dei vantaggi economici dell’installazione d’impianti che sfruttano le fonti alternative, e ristrutturare il proprio alloggio eliminando gli sprechi.

Molti fanno notare che la recessione ha prodotto un calo della domanda interna, cioè del mercato italiano poiché i cittadini non hanno più la possibilità di spendere (disoccupazione), c’è chi propone scelte di politiche espansive (finora escluse dai governi), e c’è l’UE che impone politiche di austerità che inaspriscono la recessione poiché tutti i partiti preferiscono guardare prioritariamente il rapporto debito/PIL, e quindi ridurre gli investimenti pubblici, e continuare a privatizzare. Esiste un’altra strada apparentemente più complessa, che rientra nell’esempio concreto sopracitato, approfittare della crisi di sistema per mostrare gli enormi vantaggi di un sistema diverso, che non da priorità ad indicatori obsoleti come il rapporto debito/PIL, ma a tutta una serie di dimensioni ed indicatori ben argomentati nel Benessere Equo e Sostenibile, e concentrare le energie mentali collettive in quella direzione.

Proprio nel campo energetico ci sono stati i più proficui ritorni occupazionali, ma l’interesse politico di conservare il sistema obsoleto delle grandi centrali a scapito della “generazione distribuita” rallenta un’evoluzione che consentirebbe ingenti risparmi alle famiglie ed alle imprese. E’ noto che gli sprechi aiutano a massimizzare i profitti di sistemi inefficienti, sia nella distribuzione dell’energia che in quella idrica. Il medesimo ragionamento vale per la gestione dei rifiuti solidi urbani, un sistema più efficiente riusa e ricicla ogni merce inutilizzata, mentre un sistema tecnologicamente inefficiente ha bisogno di sprecare e ricavare danaro proprio dagli sprechi, è per questo motivo che i cittadini pagano tasse per un servizio che non premia lo stile di vita virtuoso, ma vengono calibrate per assecondare gli interessi politici clientelari, quindi costi maggiori per le comunità, e danni ambientali diffusi che fanno peggiorare la qualità della vita.

Anche per i motivi sopra esposti bisogna ripensare i sistemi transitando dal fare a prescindere al  fare meno e meglio, tant’è che il PIL, essendo un indicatore monetario, non tiene conto della qualità ma solo della quantità, com’è noto a tutti.

Fonte: Istat e Cnel, Bes 2013, pag.10. Di cosa parliamo quando ci riferiamo al benessere? Il concetto di benessere cambia secondo tempi, luoghi e culture e non può quindi essere definito univocamente, ma solo attraverso un processo che coinvolga i diversi attori sociali. La definizione del quadro di riferimento porta con sé, dunque, un processo di legittimazione democratica che rappresenta l’elemento essenziale nella selezione degli aspetti qualificanti il benessere individuale e sociale. Giungere a un accordo sulle dimensioni più importanti (i cosiddetti “domini” del benessere) permette anche di individuare possibili priorità per l’azione politica. Seguendo tali premesse, anche l’Italia ha deciso di individuare una misura del benessere condivisa a livello nazionale che diventi un riferimento per il dibattito pubblico e che serva a meglio indirizzare le scelte democratiche rilevanti per il futuro del Paese.

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La mente è composta di due parti: la parte conscia e la mente inconscia. La prima analizza, critica e pensa in modo logico per tutto il giorno. Si trova là, dove va la nostra attenzione. La seconda controlla le funzioni biologiche, dal battito del cuore al respiro. E’ il luogo in cui sono immagazzinati i ricordi in cui risiedono saggezza, creatività e la capacità di risolvere i problemi in modo creativo. Quando dormi, la mente conscia si riposa, senza fare molto altro. L’inconscio, invece, lavora incessantemente, ti fa sognare e porta avanti il processo di elaborazione di ciò che ti è accaduto durante il giorno.
Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.
Nella maggior parte dei casi, sono proprio le convinzioni a trasformare un problema in una prigione da cui non si riesce più a evadere.
Per rendere possibile un qualsiasi cambiamento, è necessario cambiare le proprie convinzioni e costruirne di nuove: convinzioni che aiutino a mantenere il cambiamento nel futuro. Dobbiamo prima scoprire come le rappresentiamo nella nostra mente.
(RICHARD BANDLER, vivi la vita che desideri vivere con la PNL, Alessio Roberti editore 2009)

Fino ad oggi abbiamo subito una lenta e progressiva “invasione mentale” di non valori propagandati tutti giorni in ogni ambito della società: scuola, università, media, politica. Sono solo tre gli strumenti che hanno usato: misurare la ricchezza con indicatori fuorvianti: il PIL, la moneta debito e il petrolio, usare il linguaggio per psico-programmarci al nichilismo e la televisione come ordigno di distrazione e incentivo all’inutile consumismo compulsivo.

La nostra società è ingabbiata da una serie di credenze (istituzioni monetarie, religiose e politiche) che ci obbligano a stare in un piano dove le persone sono oppresse da paure indotte e appunto false credenze.

Noi siamo i punti che sono all’interno di questo piano insieme alle nostre credenze e li rimarremo a meno ché non facciamo un salto.

Una migliore valutazione circa la qualità della vita tiene conto, innanzitutto, dei consumi reali e del reddito in vista di una sostenibilità economica e bisogna creare riserve di capitale fisico, naturale, umano e sociale attribuendo dei valori corretti. Dunque, al centro della valutazione ci sono le famiglie monitorando anche i servizi forniti dallo Stato, come l’assistenza sanitaria e i servizi educativi. Le informazioni sul reddito, sul consumo e sulla ricchezza dovrebbero essere collegate fra loro ottenendo un’idea sul livello di vita delle famiglie con riferimento alle diverse dimensioni degli standard materiali di vita: il reddito, il consumo e la ricchezza. Infatti, può accadere che un nucleo familiare dal reddito basso che possiede una ricchezza superiore alla media non ha necessariamente un livello di vita inferiore a quello di un nucleo familiare al reddito medio che non possiede alcuna ricchezza. In fine, i servizi che in passato venivano svolti da membri della famiglia oggi vengono acquistati sul mercato; i servizi autoprodotti non sono considerati nelle misurazioni ufficiali del reddito e della produzione.

Ecco, invece, alcuni indicatori per misurare la qualità della vita:

a) Salute, valutazione sulla mortalità e la morbilità e il rischio
b) Istruzione, misurare le competenze e le abilità intese come capacità personali
c) Attività personali: il modo in cui le persone impiegano il proprio tempo e la natura delle loro attività personali incidono sulla qualità della vita, indipendentemente dal guadagno generato.

Inoltre misurare:

il lavoro retribuito e la qualità del lavoro
lavoro domestico non retribuito, fare acquisti e prendersi cura dei figli

Attività personali prese in considerazione: camminare, fare l’amore, l’esercizio fisico, giocare, leggere (non per lavoro), mangiare, pregare, guardare la TV, riposarsi, cucinare, parlare (non per lavoro), prendersi cura del proprio corpo, altro, lavori domestici, dormire, altri viaggi/spostamenti, fare acquisti, usare il computer (non per lavoro), prendersi cura dei figli, compiere spostamenti da/verso il lavoro, lavorare
d) Peso politico e governance: capacità di partecipare come cittadini a tutti gli effetti, di avere voce in capitolo nella definizione delle politiche
e) Rapporti sociali: i rapporti sociali incidono positivamente sulla qualità della vita sotto vari aspetti. (associazionismo, network di persone, sicurezza, protezione, sviluppo di scambi, attività economiche)
f) Condizioni ambientali
g) Insicurezza economica

Possiamo ribaltare il sistema di potere piramidale partendo dal cambio di paradigma culturale. Partiamo dai noi stessi e rispetto alle convinzioni che ci hanno indottrinato prendiamo bene la mira per progettare una società umana. Come preannunciato dai nuovi indicatori possiamo sviluppare maggiore autostima collettiva partendo dai rapporti sociali e dalla costruzione di nuove reti sociali che possono farci attingere a nuove conoscenze e nuovi stili di vita in armonia con la natura proponendo modelli virtuosi.

Liberandoci dalla condizione psicologica della moneta debito figlia dell’usurpazione della sovranità monetaria e inventata per schiavizzare i popoli potremmo subito riappropriarci di una risorsa determinante: il tempo. Dobbiamo avere maggiore tempo libero da dedicare alle attività umane creative e ai rapporti sociali, determinanti per l’educazione civica e per stabilire nuovi affetti o conservare quelli presenti.

Una società normale e tecnologicamente intelligente può usufruire delle comodità che la tecnica presenta: uso razionale dell’energia e investire il tempo recuperato in attività umane soddisfacenti in linea con l’etica e coi bisogni primari.

Agendo direttamente in ambito locale possiamo progettare la comunità che desideriamo, numerosi gruppi sono riusciti a svincolarsi dal ricatto del lavoro e della moneta debito realizzando comunità efficienti partendo proprio dai valori umani e riconoscendo l’importanza di fare squadra, sviluppando la risilienza, uniti da esigenze comuni: vivere in armonia e serenità e non condizionati dalle SpA.

Questi esempi sono sparsi in tutto il mondo e poco dibattuti dai media per evitare una contaminazione virtuosa che possa risvegliare l’autoderminazione dei popoli. La crisi finanziaria, invece, ha risvegliato molti popoli (Islanda, Irlanda, Grecia, Spagna – PIIGS) sul tema della moneta e sulla reale capacità delle banche private nel condurre l’economia degli Stati.

Molte comunità stanno chiedendo agli Stati di applicare tutte le sovranità affinché i diritti non siamo più marginalizzati come, purtroppo sta accadendo in Italia e in tutto l’Occidente ed anche nel resto del mondo dove i diritti umani sono abitualmente violati per sostenere un’obsoleta produzione finalizzata alla crescita per la crescita per scopi puramente monetari, insomma nulla di etico e di intelligente.

Ricordiamo: “Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.

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La più grave crisi di coscienze che la città di Salerno abbia mai vissuto grazie al nichilismo imperante. Il mainstream locale elogia e acclama il potere locale come i servi più fedeli fanno coi padroni sicuri della loro ricompensa e del tozzo di pane. Il sistema feudale si reggeva su rapporti personali frutto di scambi mercantili e interessi di potere, ma per l’assenza di tecnologie i padroni avevano cura della salute dei contadini altrimenti non potevano sopravvivere. Dopo la riforma amministrativa (anni ’90) che introdusse l’uso del diritto privato in ambito pubblico (avvio processo di privatizzazione dei servizi pubblici) e l’accentramento di poteri nelle mani dei Sindaci, il voto di scambio è divenuto “prassi legale” per gestire il consenso (assunzioni clientelari nelle SpA monopoliste locali), come accadeva nel X secolo tramite la violenza. L’immoralità salernitana è peggiore del medioevo, infatti il disprezzo per la vita umana è talmente elevato che oggi si muore a norma di legge e la maggioranza dei sudditi continua a servire un padrone incoscienze e irresponsabile.

I Sindaci italiani sono l’organo responsabile dell’amministrazione e hanno il potere per tutelare l’incolumità dei cittadini ma fanno poco o nulla per la salute umana e nulla per la prevenzione primaria. Oltre i Sindaci anche le strutture sanitarie e soprattutto i medici consigliano ancora poca prevenzione primaria e i cittadini continuano a morire a norma di legge. Nell’ambito medico vi è un dibattito aperto e dopo gli scandali legati alla corruzione morale della professione medica formata anche dalle case farmaceutiche, finalmente vi sono alcuni medici (ISDE) che stanno risvegliando le coscienze e puntano alla prevenzione grazie a uno stile di vita migliore e sulla corretta informazione scientifica.

Il cosiddetto partito dei Sindaci, assimilabile all’ANCI, potremmo anche definirlo come il partito degli utili idioti, perché? Le forze politiche che hanno “sistemato” questi utili idioti sono le stesse forze che fanno le leggi a servizio delle SpA, e queste leggi non tutelano la salute umana ma i soldi delle banche, le stesse che finanziano i “partiti” anche tramite i paradisi fiscali e il sistema delle fondazioni.
Gli utili idioti protestarono in due manifestazioni nazionali, la prima a Milano (8 aprile 2010) e dicevano: “il patto di stabilità ci ostacola” e la seconda a Firenze, sempre contro l’immoralità del patto di stabilità imposto dalla dittatura europea. Com’è possibile che non si fossero accorti prima che le regole contabili non finanziano i diritti? Eppure gli stessi utili idioti hanno firmato contratti con le banche per usare strumenti finanziari, scommesse che non vinceranno mai. Sempre gli stessi utili idioti uniti con gli idioti seduti in Parlamento incostituzionale che nessuno ha eletto.
Spendere parole per cercare alibi a sostegno di questi soggetti socialmente pericolosi è inutile perché hanno costruito nel tempo una vera prigione fingendo di non sapere, evitando di parlare pubblicamente dell’usurpazione dei diritti umani noti a chiunque abbia la capacità di leggere, e mi riferisco all’usurpazione della sovranità monetaria, pensata e preparata con cura per opprimere i popoli privandoli di uno strumento tanto semplice quanto necessario a scambiare merci e beni prodotti. Poi, ogni tanto, c’è qualcuno che si ricorda del problema e pone domande al Governo (interrogazione parlamentare).

In Italia esiste un buco giurisprudenzionale, voluto, nel diritto ambientale perché le pene non sono adeguatamente commisurate ai comportamenti criminali delle SpA e non esiste un’efficace class action appositamente evitata dal Parlamento per tutelare i capitali e negare i diritti umani.
Le attuali norme sul comparto aria non hanno alcun fondamento scientifico utile alla prevenzione della salute poiché l’immissione dell’inquinamento viene misurato col peso mentre la medicina dice chiaramente che le nanopolveri entrano nel corpo umano per mezzo delle loro dimensioni. Se volessimo misurare l’inquinamento atmosferico dovremmo contare le polveri non pesarle.

Nessuno partito di utili idioti ha fatto leggi per punire gli industriali delle automobili che sono una delle cause di morte (nonostante il principio di precauzione e il principio chi inquina paga), omicidi colposi e disastri ambientali evitabili perché da circa un secolo esistono i progetti per motori elettrici che hanno rendimenti energetici migliori e soprattutto non immettono polveri che uccidono. In questi due anni assistiamo ad alcune inversioni di marcia grazie alla Tesla motor ma le resistenze sono ancora forti in attesa di nuove dipendenze, dal petrolio a qualcos’altro.
La scienza è consapevole che una buona parte delle morti è evitabile con un cambio di paradigma culturale mentre il sistema (società, scuola e università) incentiva le persone ad esser nichiliste e competitive perché l’avarizia è il motore di una società immorale.

Uno strumento che il sistema di potere usa per manipolare l’opinione pubblica è il silenzio. Dunque, è semplice condizionare le persone, è sufficiente tenerle ignoranti sullo stato collettivo di salute e non fornire dati sufficienti per comprendere le condizioni di vita. Nell’ambito dei controlli della qualità di quanto respiriamo, infatti, il Cria, centro regionale per l’inquinamento atmosferico, ha installato tre centraline a Salerno una a Pastena, una in via Vernieri, una a Fratte presso la scuola Osvaldo Conti (Fonte: Il Mattino ediz. Salerno, 8 gennaio 2009). Questo è ciò che accade in Italia, in Campania e in special modo a Salerno dove non esistono sistemi efficienti per monitorare l’aria, l’acqua e i suoli e se non esistono strumenti permanenti allora è impossibile dimostrare il nesso di causa effetto fra l’inquinamento e la morte, nonostante tutti possono intuire che si muore se l’ambiente non è sicuro. L’assenza di dati è l’arma politica per deresponsabilizzare controllori e controllati e assolvere i dipendenti eletti da cause civili e penali.
Chiunque di noi può capire questi aspetti ma la maggioranza dei cittadini non interviene per cambiare le cose e tutelare il diritto alla vita.

A Salerno, il mare è inquinato, i corsi d’acqua sono inquinati, vi sono le fonderie Pisano condannate nel 2007 per inquinamento e tuttora sono oggetto di continue chiusure con i sigilli ma il Comune non chiede il risarcimento del danno ambientale mentre i cittadini tramite una class action dovrebbero chiedere il risarcimento del danno biologico. Vi sono “morti sospette” di cancro nell’area delle fonderie? Perché i residenti non muovono azioni legali dirette?

Il traffico cittadino è causa di enormi disagi e danni biologici e la Carta geomichica ambientale del prof. Benedetto De Vivo ha rilevato il superamento dei limiti soglia dei platinoidi (uscenti dalle marmitte catalitiche)  nei quartieri Pastena e Torrione, la stessa carta mostra il superamento dei limiti soglia nell’area delle fonderie Pisano, copia del testo fu inviato anche al Comune di Salerno e quindi conosce l’inquinamento dei suoli.

A Salerno manca una seria indagine tossicologica e manca la cultura della prevenzione primaria per queste ragioni è impossibile pensare a una qualità della vita proprio dove il valore della vita stessa non è preso in considerazione dalla politica e dai cittadini nichilisti.
Solo il risveglio delle coscienze può cambiare la qualità della vita e i cittadini dovrebbero usare l’arma più potente che hanno: cervello, cuore e consapevolezza.

La qualità della vita misura lo stato psicofisico delle persone, la conoscenza, i rapporti interpersonali e la partecipazione alla vita della società, questi sono solo alcuni dei nuovi indicatori che CNEL e ISTAT inizieranno a valutare, ma questi aspetti sono stati sempre indice di qualità, adesso anche lo Stato li studierà.

La partecipazione alla vita politica, indicatore di qualità, è facilmente rilevabile leggendo gli Statuti degli Enti locali. In Italia la vera democrazia è osteggiata e scoraggiata, infatti non esistono adeguati strumenti di democrazia diretta e partecipativa negli Statuti e il potere nega la trasparenza degli atti pubblici e non condivide adeguatamente i bilanci dei comuni e delle relative SpA locali monopoliste affinché i cittadini non capiscano quanti milioni produce l’usurpazione dei beni pubblici.

La scienza e il buon governo hanno sempre indicato l’approccio olistico quale atteggiamento positivo per creare il vero sviluppo umano, ora i cittadini hanno l’opportunità di cambiare schema mentale e avviare un percorso di crescita reale. Nei Paesi dove c’è questa consapevolezza i cittadini, grazie alla maggiore democrazia, al governo del popolo, hanno potuto condividere le opinioni e sviluppare metodi, conoscenze e pratiche di buona amministrazione. Infatti vi è maggiore prevenzione e tutela del territorio, la vera ricchezza.

Una prova di quanto affermo esiste persino a Salerno: la raccolta differenziata è svolta dai cittadini non dall’immoralità degli amministratori locali. Vincenzo De Luca, che governerà la città più della dittatura di Mussolini, tramite la rete locale televisiva che lo sostiene da 16 anni millantava che sarebbe stato impossibile raggiungere alte percentuali di raccolta in breve termine e che l’inceneritore sarebbe stato la fabbrica più sicura e controllata d’Italia. Quando ha saputo che le banche non avrebbero sostenuto il prestito senza la garanzia di bruciare rifiuti utili a calcolare l’immorale sovvenzione dei Cip6 ha dichiarato che avrebbe cambiato idea. De Luca quale commissario ai rifiuti corse anche il rischio di perdere il mandato se non avesse iniziato un’efficace raccolta. Le priorità sulla gestione dei rifiuti, i principi e i modi più ecologici per trattarli sono noti e la legge risale al 1997. E’ documentato che Comitati cittadini molto più informati dell’Amministrazione sulla corretta gestione avevano chiesto la strategia “Rifiuti Zero”. De Luca ha colpevolmente ritardato la messa in opera della raccolta differenziata “porta a porta” e in ritardo ha realizzato un impianto di compostaggio causando l’aumento della TIA e oggi i salernitani pagano la tassa rifiuti più alta d’Italia. Per la corretta gestione dei rifiuti manca ancora un impianto di riciclo e manca la “squadra di ricerca” del poco “residuato” non riciclabile che sarà reso illegale dalle norme di prevenzione dei rifiuti.
Ci rendiamo conto che quando conviene al potere bisogna fare leva sul razzismo contro i meridionali e additarli di esser incapaci persino di differenziare i rifiuti per poi scoprire il contrario quando i risultati sono maggiori rispetto al Nord.
L’esempio di Salerno è la prova certa che i cittadini sono più avanti dei loro dipendenti e che hanno la capacità di autogestirsi mentre gli amministratori sono un ostacolo concreto alla sviluppo di comunità civili e sostenibili.

La speranza di un cambiamento civile è oggi concreta poiché alla gara elettorale ha partecipato una “lista a 5 stelle” figlia della società civile che ha speso appena € 2500 e svolto azioni pratiche di educazione civica come la pulitura della città mentre gli altri la inquinavano con manifesti affissi ovunque ci fosse spazio per farlo, nell’illegalità totale. Il voto ha detto che esistono almeno 1676 cittadini e non sudditi. Alla gara hanno partecipato ben 19 liste di cui 17 hanno indicato Vincenzo De Luca con tutta la potenza economica e mediatica locale, nel Consiglio comunale non vi sarà alcuna opposizione perché De Luca è sostenuto sia dalla “destra” che dalla “sinistra”, alle precedenti elezioni del 2006, al ballottaggio, ci fu la più grande truffa elettorale perché i componenti della lista di “Centro sinistra”, avversaria di “Progressisti per Salerno” (De Luca), dopo la sconfitta furono nominati nella “Giunta De Luca” con l’evidente tradimento del mandato elettorale. Questo è il livello immorale dell’ambiente politico salernitano ove di solito buona parte dei candidati risponde solo al prezzo del loro ego e, sembra che la maggioranza di essi vada in giro con un cartellino e sia sufficiente pagare quel prezzo per comprare il loro consenso.

Nonostante tutto sembra che ci siano 1676 persone stanche del nichilismo e che siano pronte a produrre un cambio di paradigma culturale dove finalmente l’etica entra nella politica. Salerno cambia se noi cambiamo.

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Il mondo occidentale è in tilt a causa dell’errato modello economico progettato sulla finanza e non sull’economia reale. I tre strumenti di misura della ricchezza: PIL, petrolio ed espansione monetaria sono obsoleti. Dal 1971 la moneta è creata dal nulla e dal 1981 il Governo italiano ha avviato un processo amministrativo immorale finito col cedere la sovranità monetaria ad enti terzi che non hanno interessi pubblici, ma solo quello di massimizzare profitti tramite strumenti finanziari, cioè un mondo virtuale che opprime i popoli e cancella i diritti umani.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi».
Il tema del denaro, di come esso venga creato e di come ne debba essere regolamentata la quantità e la distribuzione è infatti attualissimo.
E come ha scritto Luciano Gallino nel suo ultimo, documento saggio dedicato alla speculazione finanziaria, «al fine di porre rimedio ai fallimenti che l’affliggono, l’economia reale del mondo avrebbe bisogno di altri criteri, altre misure e forse altri soggetti della creazione di denaro, pubblicamente più responsabili».[1]

[1] nota del traduttore Luca Gallesi in ALEXANDER DEL MAR, crimini monetari, in cerchi dell’acqua [4]. Excelsior 1881, 2009, pag. 31
Nel 2009 l’incidenza della povertà relativa è pari al 10,8%, mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Tenuto conto dell’errore campionario, la povertà risulta stabile rispetto al 2008. Nel 2009, il Mezzogiorno conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’assoluta) e mostra un aumento del valore dell’intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate.[1]

I dipendenti eletti hanno l’obbligo Costituzionale di stampare moneta sovrana per soddisfare i diritti delle famiglie povere al fine di cancellare le disuguaglianze create da un modello di “sviluppo” obsoleto.

Chiunque progetti e costruisca sa bene che l’economia italiana è ferma poiché le banche non “danno credito” (cioè prestano soldi – interessi –usura) su criteri meritocratici e trasparenti ma solo alle imprese amiche del sistema immorale, le solite SpA monopoliste e alle imprese “amiche degli amici”.

Dal numero di “Edilizia e Territorio” de Ilsole24ore, 18-30 aprile 2011 si leggono questi titoli: “La crisi delle piccole imprese, schizza la domanda per accedere alle garanzia statale”; “Sul Fondo l’assalto dei piccoli”; “Per l’edilizia richieste quintuplicate – la procedura si avvia in banca”. (di Flavia Landolfi) I dati forniti dal Comitato di gestione sul settore dell’edilizia parlano chiaro e registrano un aumento di cinque volte dei finanziamenti richiesti tra il 2008 e il 2009 confermati anche proporzionalmente dagli importi accolti dal Comitato di gestione del Fondo. Tra il 2009 e il 2010 il trend continua a salire: 559 milioni nel 2009 contro 640 milioni garantiti nel 2010.

Come avrete capito c’è una crescente domanda del prestito, quindi aumento del debito privato, per rispondere alla domanda di costruire, ristrutturare. Il ruolo delle banche è determinante, com’è ovvio che sia per il servizio del credito-prestito. Come nel settore dell’edilizia così per il settore dei servizi immateriali pubblici, come i servizi sociali, l’educazione e salute pubblica, lo Stato deve tornare ad emettere moneta pubblica, della Repubblica italiana, per sostenere i diritti umani. Tutto ciò non è opinabile ma la banale applicazione della Costituzione italiana violata dall’antidemocratico Trattato di Lisbona.

Opuscolo degli Attac Europei sul Trattato di Lisbona e l’UE, secondo i “10 principi”

Fin dall’ inizio, il processo di stesura di un nuovo fondamento giuridico dell’Unione Europea è stato una presa in giro dei principi democratici. I cittadini e i parlamenti nazionali sono stati emarginati, è stato reso loro impossibile avanzare proposte ed emendamenti. La Convenzione che ha redatto la “Costituzione “ europea non era stata eletta a suffragio universale diretto ed era composta per l’86% da uomini . I suoi componenti avevano pochissimi diritti, il potere era concentrato nella Presidenza. La Convenzione era uno strumento dei Governi . La sua finalità consisteva nello stabilire modifiche costituzionali ma il processo è stato caratterizzato da una confusione totale tra potere costituente e poteri costituiti, rivelatrice del tentativo di questi ultimi di sottrarre ai cittadini europei la loro sovranità.
Il risultato, una combinazione di Costituzione e Trattato, è stato denominato “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” e presentato all’opinione pubblica come “La Costituzione europea”. Ha una consistenza di circa 500 pagine che lo rende di difficile lettura . Questa “costituzione” è stata respinta da due dei quattro referendum tenuti nel 2005. Il popolo sovrano di Francia e Olanda si è espresso per il no. Nel Lussemburgo, dove il 98% dei parlamentari aveva votato a favore, più del 40% dell’elettorato si è espresso per il No. In Francia, il 98% dei parlamentari aveva votato Sì, in Olanda l’85%. Il divario tra il popolo sovrano e i suoi “rappresentanti” non è mai stato così profondo. […] Il Trattato di Lisbona non istituisce la separazione dei poteri che è un requisito minimo della democrazia . Gli esecutivi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, rimangono il legislatore più potente a livello UE. Il più debole resta la sola istituzione eletta a suffragio diretto, il Parlamento europeo (PE). Il Trattato di Lisbona estende il suo diritto alla co-decisione ma non in tutti i campi: sono escluse la politica estera e di sicurezza, la politica monetaria e il controllo valutario, le restrizioni al movimento di capitali, le tariffe; Euratom e, in parte, il mercato interno e la politica agricola.

Video: Rivolta al Parlamento Europeo: ciò che non abbiamo mai visto

La soluzione ai “problemi” è banale stampare la lira della Repubblica italiana poiché non crea debito pubblico, in quanto non esiste prestito. L’attuale moneta debito, euro, viene stampata senza alcun equivalente controvalore e questo determina un aspetto giuridico ed etico determinante, la modalità di creazione dell’euro, come il dollaro è la stessa dei falsari o degli imbroglioni poiché ruba valore agli esseri umani che lavorano tutti i giorni mentre i banchieri caricano il prestito persino di interessi illegittimi. L’attuale sistema bancario è contro i diritti umani e dei lavoratori e sta usurpando i beni comuni.

New Economic Foundation: “Il sistema bancario non è più al servizio dei bisogni delle persone, o dell’economia produttiva. Sta distruggendo le risorse naturali che ci affidiamo, e le risorse sociali che danno senso alla nostra vita e ci permettono di rispondere attivamente e adeguatamente alle nuove sfide in un mondo che cambia.
Se non cambia il sistema bancario, l’economia crollerà anche, con maggiori danni ambientali e sociali che ciò comporta.”

E’ sufficiente introdurre una legge che modifichi il sistema del credito dando potere di emissione allo Stato (in realtà ha già questo potere ma non lo fa) e avviare una contabilità parallela per gli Enti locali e il Governo. E’ sufficiente introdurre la lira con valore identico all’euro senza convertirla. Un caffè 0,70 = 0,70 lire; un euro = una lira. Possiamo retribuire tutti gli stipendi pubblici con la lira (zero debito pubblico) e lasciare l’euro come valuta per scambi internazionali. Possiamo finanziare tutti i diritti umani con la lira (moneta credito). Unendo la moneta credito coi nuovi indicatori della crescita (Bes) potremmo far cresce l’economia reale e far scomparire la povertà poiché viene creata proprio dagli attuali indicatori (PIL, petrolio e moneta debito).

Nella teoria neoclassica, gli oggetti teorici non sono le azioni umani così come le conosciamo, ma “i prezzi e le quantità”. Essa in tal modo opera una cesura con la storia e i gruppi umani: la teoria neoclassica della crescita è giustamente celebre per non avere alcunché di umano. (Edmund S. Phelps, Théorie macroéconomique pour économie moderne, Conferenza Nobel, in “Revue de l’OFCE”, 102, estate 2007)

Dunque, esiste un modo equo per misurare la reale ricchezza, crescita spirituale e materiale degli esseri umani con indicatori rispettosi delle leggi della natura. Esistono idee creative e innovative per cambiare paradigma culturale e migliorare la qualità della vita di tutti. E’ “sufficiente” cancellare l’avarizia dalle leggi e introdurre l’etica nella politica. Il cambiamento richiede impegno. Il primo passo è la decisione di fare questo processo la cosa più importante della propria vita. Questo significa staccarsi dai programmi consueti, dalle abitudini obsolete. E’ necessario cambiare routine e smettere di essere ciò che siamo stati prima. Bisogna desiderare di reinventarsi poiché siamo di fronte una grave crisi di coscienze, economica, sociale e politica. Per iniziare un cambiamento dobbiamo prestare attenzione ai nostri pensieri e focalizzare chi siamo e dove stiamo.

Nell’edilizia è sufficiente ribaltare i valori, un esempio banale: oggi, un terreno agricolo può valere 1 e un terreno edificabile può valere 5; una ristrutturazione può valere 1 e una costruzione ex-novo può valere 5. Ribaltiamo i valori ed avremo ridotto il consumo dei suoli agricoli con un maggiore risparmio energetico dell’ambiente costruito. Tutto questo può essere incentivato con una moneta credito.

Articolo 47 Costituzione italiana. Ricordiamoci che: Armando Lamberti, docente di diritto costituzionale Università di Salerno: “[…] La Repubblica infatti deve incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme, e disciplinare e controllare con provvedimenti legislativi l’esercizio del credito, favorendo attraverso il risparmio l’accesso alla proprietà privata dell’abitazione, alla proprietà terriera da coltivare e all’acquisto delle azioni dei grandi complessi produttivi del Paese. Si tratta di una norma ispirata ai principi della cosiddetta “democrazia economica”. La Costituzione, si preoccupa, cioè di difendere i piccoli risparmiatori, in una società in cui il valore della moneta, l’andamento dei titoli in borsa ed il mercato mobiliare sono condizionati da fattori che loro non possono controllare.[…]“

Ed anche che: “[…] lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria […]“ (Suprema Corte di Cassazione SS.UU civili, sentenza 21 luglio 2006 con n. 16751).

Applicando la Costituzione i cittadini potranno riappropriarsi delle società che gestiscono i beni comuni e non tramite SpA ma tramite società che reinvestono gli utili sul territorio. I cittadini possono diventare proprietari e gestori delle aziende locali e nazionali in tutti i ruoli strategici: telecomunicazione, media, acqua, rifiuti, energia e mobilità.

Finanziare i comportamenti virtuosi: le Regioni tramite una legge possono emettere moneta sovrana (libera del debito e dagli interessi) per finanziare la prevenzione primaria in tema di salute (strumenti di misura e controllo dei comporti aria, suolo e acqua), la formazione professionale, sostenere i diritti delle famiglie povere, la tutela del territorio (rischio idrogeologico) e la ristrutturazione dell’intero patrimonio edilizio esistente eliminando gli sprechi energetici per raggiungere l’auto-sufficienza. Ecco il valore della nuova convenzione (moneta): i principi costituzionali e i comportamenti virtuosi. Per ogni comportamento socialmente utile “segniamo” un segno positivo e per ogni spreco un segno negativo. Ricordiamo che l’amore, la passione e la trasmissione del sapere non possono essere misurati con i vecchi indicatori (PIL).

Si tratta di passare dalle privatizzazioni fatte per usurpare proprietà pubbliche ed i diritti dei cittadini all’azionariato diffuso per applicare la democrazia economica, cancellando gli strumenti immorali del diritto societario, cancellando le scatole cinesi, i patti di sindacato etc.

E’ sufficiente incriminare il sistema delle società off-share, delle fondazioni politiche finanziate dalla BCE e dei paradisi fiscali, spezzare il legame dipendenti eletti-banchieri.

Quindi, con una serie di proposte possiamo ripristinare la legalità e consentire ai cittadini di partecipare direttamente ai mezzi di controllo del Paese: la sovranità appartiene al popolo, solo che non lo sa!

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