Famigerata Crescita

istat sll tasso di disoccupazione e occupazione 2017
ISTAT, Annuario statistico 2018.

La crescita dell’economia, della produttiva è il mantra utilizzato da media e politici sin dai tempi della nascente modernità. Crescita è il termine chiave utilizzato da tutti: di destra, di sinistra, dai populisti, dai dittatori, dai politicanti per promettere benessere, sviluppo, posti di lavoro e miglioramento. Entrando nel merito della crescita, il mantra si misura con l’indicatore economico più famoso al mondo, il Prodotto Interno Lordo (il PIL) osservato dall’ISTAT. Se leggiamo i dati dell’ISTAT, cosa scopriamo? Il PIL cresce sempre, forse non come vorrebbe la classe politica, ma cresce sempre. Qualunque individuo dotato di buon senso dovrebbe porsi una domanda molto semplice: perché alla crescita costante del PIL non corrisponde un miglioramento? Uscendo dalla demagogia ossessiva compulsiva dei media, chiunque studia l’economia e la politica, sa bene che questo indicatore è notoriamente fuorviante, semplicemente perché non misura il benessere ma la crescita della produttività, cioè la crescita del capitale. Se parliamo di miglioramento o di progresso, il PIL è un indicatore inutile perché lo sviluppo umano si misura con indicatori che fanno decrescere il PIL. La crescita è chiaramente una delle contraddizioni del capitalismo. In generale, il capitalismo contemporaneo è bloccato nella cattiva infinità dell’accumulazione senza fine e della crescita composta che culmina con la svalutazione e la distruzione, ignorando le crisi intrinseche al capitalismo stesso. L’arricchimento capitalista è fine a se stesso, e la vita quotidiana è ostaggio della follia del denaro, per dirla alla Marx. Le tipiche contraddizioni del capitalismo sono: il deterioramento costante della natura con la distruzione delle specie viventi, la crescita composta illimitata, e l’alienazione universale, cioè il nichilismo e l’annullamento dell’essere umano.

L’esempio più noto a tutti, circa l’inutilità della crescita costante del PIL, è la salute umana. Ragionando per assurdo: immaginiamo che domani mattina tutta la popolazione italiana si trovi in buona salute, cosa accadrebbe? Il PIL avrebbe una decrescita immediata poiché nessuno consumerebbe farmici determinando la chiusura dell’industria farmaceutica e quindi la perdita di posti di lavoro. All’improvviso gli italiani non si spostano più in auto a combustione, e nessuno compra e consuma più armi, accade che l’industria dell’automobile, l’industria petrolifera e delle armi subiscono forti contrazioni e perdite di posti di lavoro, quindi il PIL decresce. Un’altra famosa decrescita del PIL si realizza applicando l’uso razionale dell’energia per gli edifici e favorendo l’auto produzione di cibo per auto consumo. Questo discorso, con questi esempi, esprime concetti e dibattiti molto noti fra chi conosce le basi dell’economia, e negli ultimi decenni persino premi nobel hanno pubblicato studi e ricerche per convincere la classe politica, al fine di ridurre l’influenza dell’indicatore PIL sia nella comunicazione politica ma soprattutto nella programmazione economica. Ad oggi, non ci sono riusciti poiché le principali istituzioni globali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione mondiale del commercio, e Nazioni Unite) danno prevalenza ai soliti indicatori economici, e meno a quelli sociali. Il fatto che nulla cambi, è noto; tutto il mondo è capitalista e l’Occidente è la culla della religione neoliberista con istituzioni politiche addomesticate da questa credenza. In Italia, l’ISTAT ha adottato un indicatore complessivo chiamato BES (Benessere Equo e Sostenibile) frutto degli studi economici che integrano il PIL, e questo dovrebbe influenzare le scelte politiche per riequilibrare gli investimenti al fine di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali. Nonostante ciò, media e programmazione economica continuano a millantare la crescita del PIL. Durante questo periodo di confusione politica, tutti i media, come un mantra ripetitivo compulsivo, usano ancora la famigerata crescita come argomento di acceso dibattito politico. Nel corso degli anni, i media accusano i Governi col medesimo linguaggio: poca crescita con questa manovra, il Paese non cresce perché non ci sono investimenti, bisogna ridurre il debito. Il linguaggio compulsivo ossessivo intende abituare gli individui a tali termini, e i media sono rassicurati dal fatto che mai la maggioranza degli elettori avrà la curiosità di aprire il dizionario, un manuale, per scoprire il significato dei termini e svelare l’inganno. Nel nostro Paese, fra gli addetti ai lavori, è ben noto l’altrettanto problema diffuso fra la maggioranza degli italiani, e cioè l’ignoranza funzionale e di ritorno. In un contesto del genere, i talk politici presenti nei media sono funzionali affinché nulla cambi per il bene del Paese e degli italiani stessi, che a ogni gara elettorale scelgono i propri carnefici (Forza Italia, PD, Lega e M5S). La complessità e la realtà italiana richiedono una programmazione economica politica molto diversa dai piani politici dei nostri carnefici, i quali ovviamente non esprimono né competenze adeguate e né una volontà politica nuova, figlia di un cambiamento dei paradigmi culturali. Per ottenere un reale miglioramento, i cittadini dovrebbero costruire un soggetto politico bioeconomico, che realizza un programma politico rispetto a una nuova cultura politica capace di distinguere i beni dalle merci, mentre per affrontare la realtà italiana, le soluzioni dovranno nascere osservando con attenzione il territorio, le complessità sociali ed economiche, fra l’altro ben note, e documentate nei rapporti dell’ISTAT; ed oggi interpretate anche dal “Forum Disuguaglianze Diversa” che sta dando un aiuto concreto nel capire la complessità sociale del Paese.

Per quanto riguarda la disuguaglianza per eccellenza, e cioè la famosa questione meridionale, è l’ISTAT che certifica la realtà storica: Regno d’Italia e fascismo crearono la disuguaglianza economica fra Nord e Sud. «Il divario Nord-Sud inizia invece ad allargarsi sul finire dell’Ottocento, allorquando nel Nord-Ovest comincia a prendere corpo il Triangolo industriale. E tuttavia la forbice rimane contenuta, ancora nel corso dell’età giolittiana. È invece negli anni fra le due guerre, dal 1911 al 1951, che il divario Nord-Sud cresce molto. Al 1951, le differenze fra le macro-aree hanno raggiunto l’apice. […] Le differenze fra Sud e Nord – pur se a ritmi alterni, seguendo un processo non sempre lineare – si sono ampliate dall’Unità a oggi. […] La ricchezza si è andata quindi progressivamente concentrando nelle regioni forti del Nord Italia, che attraevano a sé anche il capitale umano». (Emanuele Felice, “Crescita, crisi, divergenza: la disuguaglianza regionale in Italia nel lungo periodo”, in ISTAT, La società italiana e le grandi crisi economiche 1929 – 2016, Roma, 2018). Il divario inizia col primo Governo Cavour (Destra storica) ma si acuisce con la XXIII e la XXIV legislatura ove il Parlamento ha una maggioranza liberale, e i governi Giolitti, Salandra, Boselli, Orlando, Nitti e i fascisti, fino all’inizio dell’era democristiana con De Gasperi. «[…] All’atto della costituzione del nuovo Regno, il Mezzogiorno, come abbiam già detto, era il paese che portava minori debiti e più grande ricchezza pubblica sotto tutte le forme. Furono venduti per centinaia di milioni i beni demaniali ed ecclesiastici del Mezzogiorno, e i meridionali, che aveano ricchezza monetaria, fornirono tutte le loro risorse del tesoro, comprando ciò che in fondo era loro; furon fatte grandi emissioni di rendita nella forma più vantaggiosa al Nord; e si spostò interamente l’asse della finanza. […]» (estratto da Francesco Saverio Nitti: “L’Italia all’alba del XX secolo (1901) Discorso Quarto”)

La prima cosa che balza agli occhi è lo spread (anche allora!) tra i rendimenti dei diversi gruppi di bond prima e dopo l’Unità. Quelli del Regno delle Due Sicilie (che erano un quarto del totale) prima del 1861 pagavano i tassi più bassi: 4,3%, 140 punti base in meno delle emissioni papali e di quelle piemontesi (che rappresentavano rispettivamente il 29% e il 44% del debito unitario dopo la conversione) e 160 in meno rispetto a quelle Lombardo-Venete (che però erano solo il 2%). Insomma, a voler utilizzare le categorie di oggi, il Regno di Napoli economicamente era per l’Italia quello che oggi la Germania è per l’Eurozona. «Come il Regno di Napoli prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l’economia più forte dell’eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto» scrive Collet. Considerazioni, queste, che faranno storcere il naso a molti, ma sicuramente non di parte. Del resto, come ricorda Collet, Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d’Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un’agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali.

Ancora oggi, il legislatore realizza un assurdo politico favorendo l’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, sia attraverso il federalismo che ha modificato il Titolo V della Costituzione e sia perché la spesa procapite è maggiore al Nord rispetto al Sud. Il legislatore e i Governi adottano un criterio che cronicizza le disuguaglianze territoriali quello della spesa storica, cioè chi ha di più [il Nord] può ad avere di più. Tutto ciò accade nonostante si sia promesso di fare il contrario e cioè, sia L’UE (i fondi europei) e sia i Governi (investire il 34%) hanno promesso si spendere di più nel mezzogiorno per ridurre le disuguaglianze ma questo non è avvenuto.

L’attuale sistema capitalista neoliberista costituitosi con lo sviluppo dello sfruttamento dei lavoratori nelle famigerate zone economiche speciali, è riuscito a favorire l’aumento della concentrazione dei capitali della borghesia imprenditoriale, rendendola più ricca in tempi più brevi rispetto ai decenni precedenti. Questa accelerazione è avvenuta applicando meglio il paradigma capitalista che prevede la riduzione dei costi (costo del lavoro e accesso alle risorse naturale). La borghesia capitalista ha ridotto il ruolo della cosiddetta old economy grazie alle disuguaglianze di riconoscimento, al progresso informatico degli algoritmi, alla robotica e all’intelligenza artificiale, che hanno influenzato il valore di capitalizzazione delle aziende, cioè attraverso la finanza, un mondo fittizio. I casi famosi sono rappresentati dall’industria informatica e tecnologica, i cosiddetti giganti del web, che non pagano tasse agli Stati, e accumulano capitale grazie alla pubblicità e alla profilazione degli utenti. Questa è la crescita, questo è il capitalismo: sfruttamento, aumento delle disuguaglianze, avidità, distruzione degli ecosistemi e annichilimento dello Stato sociale. Tutto il mondo moderno è capitalista, cioè di destra, perché? Nell’applicare la funzione della produzione capitalista, la religione neoliberista è stata, ed è, l’approccio più efficace per favorire la crescita, poiché si pone l’obiettivo di rimuovere ogni limite all’auto produzione di capitale, dal sistema finanziario bancario (il mondo off shore) sino all’eliminazione di ogni costo. Nel corso della storia moderna, socialismo e comunismo, snaturando la propria natura, sono state applicazioni capitaliste che limitavano la crescita, poiché conservavano taluni costi nella funzione della produzione capitalista, cioè socialismo e comunismo conservavano i costi sul lavoro (diritti e salari adeguati), e a volte hanno posto limiti al capitalismo nell’uso delle risorse naturali (impatto ambientale), di fatto limitando la crescita. L’intero processo economico è costituito da un solo aspetto inumano, irrazionale e innaturale: trasformare tutto in merce per ridurre i costi affinché il capitale, come fosse un algoritmo, possa crescere all’infinito dentro un sistema, cioè il pianeta Terra che è un sistema chiuso con risorse limitate. Nel processo economico le persone sono trattate come merci, da usare e gettare quando non servono più al capitale. Siamo l’unica specie di questo Pianeta che ha inventato un modello sociale irrazionale per misurare gli scambi e accumulare “ricchezza” (per pochi) ma distruggendo tutto, se stessi e altre specie. Le famigerate disuguaglianze sociali, economiche e di riconoscimento esistenti in Europa e in Italia, sono la normale conseguenza di scelte politiche ormai storiche e il frutto del pensiero capitalista dell’epoca moderna, che si nutre proprio di disuguaglianze, cioè consentire l’accumulazione del capitale a una ristretta borghesia altamente specializzata e non ridistribuire gli eccessi del capitale nei territori sfruttati. Queste disuguaglianze innescate dalla crescita sono divenute croniche in Italia, poiché la maggioranza degli elettori meridionali continua a disprezzare la politica e delega l’amministrazione di questa a soggetti politici sempre più impreparati (Forza Italia, PD, Lega e M5S).

Tornando alla questione meridionale, rileggendo Marx scopriamo le ragioni delle disuguaglianze territoriali, ed è noto che la pianura padana sfrutta il Sud e può continuare a farlo grazie alle agglomerazioni volute dal ceto politico, durante i decenni precedenti, ed oggi l’area padana gode di mezzi e sistemi consolidati che creano un sistema virtuoso di produzione di merci. Nel meridione è accaduto l’esatto opposto: cioè fù smantellato un sistema produttivo per creare aree periferiche da sfruttare. Questo modello è ampiamente diffuso in tutto il mondo e stimola le migrazioni economiche, proprio come accade in Italia da decenni. Oggi, il Sud non riesce a invertire questo processo auto distruttivo, per due motivi: il ceto politico non vuole eliminare le disuguaglianze, e le imprese non desiderano rilocalizzare le attività, mentre la cittadinanza è educata a una condizione psicologica di svantaggio e di sfruttamento innescando l’emigrazione di studenti e laureati. Per ridurre le disuguaglianze è necessario costruire una rete intelligente cooperativa fra università, ricerca applicata e imprese per rilocalizzare attività e funzioni nelle agglomerazioni produttive meridionali. Questo processo deve essere coordinato da investimenti pubblici e privati per creare le condizioni infrastrutturali, di fatto eliminando le disuguaglianze territoriali. Si può avviare questo processo virtuoso solo attraverso la pianificazione, oggi trascurata dagli Enti locali per favorire gli interessi privati delle aziende. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, se lo desiderano, possono ripensare il paradigma culturale circa il governo del territorio per riconoscere e valorizzare i Sistemi Locali del Lavoro e le strutture urbane estese. Osservata la realtà è necessario approdare sul piano culturale bioeconomico per costruire opportunità di sviluppo umano applicando la sostenibilità.

rapporto pil occupati popolazione

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Decrescita e lavoro

Il dibattito sul lavoro all’interno della bioeconomia assume una valenza importante e innovativa rispetto al paradigma predominante che usa la parola “lavoro” per nascondere un posto di schiavitù in un mondo di consumatori passivi. Il Capitale di Marx (che nessuno legge) ha egregiamente spiegato come il lavoro, all’interno della nostra società, è merce, e come tale viene trattata dalle imprese. Oggi le multinazionali riducono al massimo i costi attraverso le delocalizzazioni, il sistema offshore ed i paradisi fiscali. L’equivoco circa l’importanza sul lavoro nasce dalla stessa Costituzione ove c’è scritto che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Sappiamo bene che i dati sull’occupazione mostrano che l’obiettivo non è mai stato raggiunto, sia sotto il profilo della democrazia, poiché la forma adoperata è la democrazia rappresentativa degenerata in oligarchia, quindi mai verso il governo del popolo; e sia perché non si è mai raggiunta la piena occupazione. Dal punto di vista culturale l’articolo uno ha generato equivoci culturali poiché nel mondo occidentale, progressivamente, il posto di lavoro è stato sminuito fino a diventare sfruttamento e schiavitù. L’obiettivo di una società giusta non dovrebbe essere quello di alimentare le diseguaglianze ma di porsi l’obiettivo della felicità. Il paradosso grottesco della nostra malsana società è che nonostante la Costituzione indica con estrema chiarezza che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e si pone l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano libertà, uguaglianza e lo sviluppo della persona umana; il legislatore dagli anni ’80 in poi ha ridotto il ruolo pubblico dello Stato sociale introducendo una giungla di norme che hanno aumentato le disuguaglianze, favorito l’accumulo di capitale privato in maniera immorale e impedito a fasce di popolazione sempre più ampie di vivere in maniera serena e soddisfacente. Questo meccanismo vizioso è sostenuto anche dall’apatia dei cittadini, pisco programmati dalla pubblicità che ha creato la servitù volontaria.

Sappiamo bene che i fattori della produzione: capitale, natura, organizzazione e lavoro all’interno del paradigma obsoleto sono sfruttati per far crescere il capitale, indirizzato e custodito in banche e paradisi fiscali. Lavoro e natura sono compressi e resi infinitamente piccoli, e com’è ormai evidente, le incongruenze di questo sistema stanno portando al collasso il capitale naturale, mentre la schiavitù (il lavoro salariato) si è spostata dall’Occidente verso tutti i paesi emergenti innescando la recessione e la riduzione della domanda interna. Un allievo – Jeremy Rifkin – di Georgescu- Roegen scrisse un famoso best seller dal titolo, La fine del lavoro, riferendosi proprio alla fine dei posti di schiavitù che l’industria ha inventato per avviare una prima fase di massimizzazione dei profitti. Oggi il profitto è accelerato sostituendo gli schiavi con i robot e poi delocalizzando le produzioni ove la schiavitù è a costi più bassi (facendo aumentare i margini di contribuzione), ove la schiavitù non è condizionata da principi delle Costituzioni occidentali, e dove non ci sono obsolete organizzazioni sindacali che potrebbero rallentare le catene produttive. Del resto, se non fossimo distratti, la storia insegna che le principali potenze economiche hanno costruito le proprie ricchezze proprio sulla schiavitù: USA e Inghilterra. Quando gli operai hanno saputo promuovere efficienti organizzazioni sindacali, le imprese hanno saputo eliminare alcuni aspetti violenti, e camuffare le loro intenzioni sotto mentite spoglie, inventando persino un pensiero “filosofico” persuasivo da insegnare a scuola e nelle università: economia neoclassica e capitalismo. La storia di queste potenze è tutta costruita su violenze, omicidi, furti, usurpazioni e guerre, modus operandi abbondantemente accettato da tutti i popoli occidentali.

Se le classi politiche e sindacali credono ancora nella lotta al posto di lavoro, ma in realtà si tratta del posto di schiavitù, allora tali classi sono del tutto anacronistiche, inutili e dannose allo sviluppo umano. Multinazionali e industrie sono a un livello di conoscenze e di produttività che questi signori, o non conoscono, oppure potremmo ascriverli nella categoria “utile idiota”. Ciò non vuol dire eliminare i sindacati, ma compiere un’evoluzione anche nell’organizzazione sindacale trasformandoli in movimenti a servizio dei diritti umani per liberare gli individui dalla schiavitù SpA. Organizzazioni con un profilo culturale dell’epoca che verrà; pertanto è necessario che i loro rappresentati facciano un corso approfondito sulla bioeconomia per immaginare il lavoro del presente futuro, e non più sull’impiego di schiavitù. La società può evolversi assumendo un nuovo approccio culturale: guardare al lavoro come opportunità di crescita individuale, e chi non intende lavorare per farlo, è sufficiente che non intacchi l’autonomia e la libertà delle comunità sostenibili. Già oggi sappiamo che sarà impossibile dare lavoro a tutti, e non è neanche dovrebbe essere auspicabile poiché si produrrebbe un danno ambientale insostenibile. Chi ha bisogno di un salario minimo potrà averlo, cioè che conta realmente è lo stile di vita. Prima di tutto bisogna smetterla di puntare alla crescita del PIL, poiché la crescita tramite l’innovazione tecnologica ha distrutto posti di lavoro, ha favorito la globalizzazione e le accumulate risorse monetarie attraverso la distruzione degli ecosistemi. E’ sufficiente consultare il sito dell’Istat per controllare l’aumento costante dei valori assoluti del PIL e confrontarlo col numero pressoché costante degli occupati. Non c’è da meravigliarsi, Georgescu-Roegen aveva già dimostrato la fallacia delle teorie neoclassiche. Una stima dell’associazione taxjustice.net circa i capitali generati dalla finanza.

Pensare di usare le logiche delle lotte sindacali all’intero di apparati incancreniti, equivale a compiere il ruolo del criceto dentro la ruota. Le soluzioni sono solo radicali, non esistono vie di mezzo. Durante anni ’50 e ’70 il tasso di alfabetizzazione e specializzazione era talmente basso che gli operai difficilmente avrebbero potuto controllare le produzioni. All’inizio del nuovo millennio, come sappiamo, i laureati ambiscono a scappare dall’Italia per far crescere le multinazionali che hanno avviato la distruzione della nostra industria manifatturiera. Il lato positivo di questa vicenda è che le conoscenze che consentono di liberare l’uomo dalla schiavitù sono ampiamente disponibili, e questo consente ai laureati e agli operai di appropriarsi direttamente delle produzioni (un sogno prefigurato negli anni ’60, oggi è possibile). Secondo aspetto caratteristico: il tema qualitativo del lavoro, non tutti i lavori sono utili, non tutte le imprese sono utili. I Sindacati, sbagliando, hanno sempre difeso qualsiasi tipo di lavoro senza alcuna distinzione di carattere ambientale. Ormai dovrebbe essere noto che la bioeconomia apre opportunità a impieghi che si distinguono dagli altri per l’aspetto qualitativo ed etico, e per questa ragione chi propone una decrescita selettiva del PIL fa un discorso che ha due aspetti importanti uno morale e l’altro pragmatico, perché consente di eliminare dalla società tutti i consumi inutili, generati propri dagli impieghi che fanno regredire l’essere umano. Il lato pragmatico dovrebbe essere abbastanza facile da capire, un processo produttivo che elimina gli sprechi energetici è più efficiente, e se le trasformazioni sono programmate tutelando la capacità auto rigenerativa del capitale naturale, accade che il processo produttivo sarà destinato a durare per sempre. E’ implicito che tale processo ignora l’avidità, ignora la crescita del PIL, ignora la pubblicità e tutte le strategie inventate dall’epoca moderna delle multinazionali che stanno conducendo l’Occidente all’auto distruzione.

Le privatizzazioni d’infrastrutture e servizi strategici hanno rappresentato un attacco alla libertà e all’auto determinazione della sovranità popolare. Stato, operai e cittadini devono riappropriarsi di settori e indotti fondamentali per l’interesse generale, e devono espropriare fabbriche e industrie dotate di mezzi e tecnologie strategiche per la sopravvivenza del Paese, dalla meccanica all’informatica, dalla manifattura alle telecomunicazioni. La libertà e la capacità di restituire dignità agli italiani passa attraverso la piena applicazione della Costituzione italiana, prima che questa sia cancellata, e sotto il profilo pragmatico passa attraverso l’ampliamento del concetto di “bene comune” affinché le comunità di cittadini possano riprendersi il controllo dei servizi pubblici locali (acqua, energia, mobilità, riciclo dei rifiuti).

Nell’ambito della recessione che stiamo subendo le uniche attività produttive che hanno retto all’impatto della crisi economica, sono quelle ad alta innovazione tecnologica impiegata nell’uso razionale dell’energia, questo indotto ha persino frenato la crisi delle costruzioni edilizie, anche grazie agli incentivi delle detrazioni fiscali associate agli interventi di risparmio energetico. Sotto il profilo del pragmatismo vuol significare una sola cosa, all’interno della globalizzazione la risposta occupazionale più efficace proviene dalle politiche di bioeconomia in quanto garantisco processi produttivi ad alta efficienza e sostenibilità economica.

Un altro ambito che cerca di riprendersi è l’agricoltura capace di tutelare il territorio dandosi l’opportunità di produrre secondo cicli e regole naturali (agricoltura sinergica), capace di comunicare un messaggio fondamentale per vita umana: alimentarsi in modo sano vuol dire prevenire malattie e migliorare la qualità della vita.

Mettendo insieme tutti i pezzi del puzzle emerge l’opportunità di un cambiamento radicale della società ove le persone non dovranno più essere irreggimentate, ma potranno scegliere una vita più serena. Per consentire questa evoluzione lo Stato deve uscire dal capitalismo, riprendersi il controllo dello strumento monetario, introdurre la meritocrazia nella pubblica amministrazione (Enti pubblici, scuola, università) e consentire alle persone più capaci di formare una società che va ripensata partendo dalle fondazioni. E’ sufficiente osservare che intere comunità possono diventare auto sufficienti per cogliere il cambiamento radicale, e solo per realizzare questo obiettivo ci sarà bisogno di nuova occupazione utile. Stato e imprese devono appropriarsi dei mezzi tecnologici per tendere a questo obiettivo: liberare le famiglie dalla dipendenza degli idrocarburi e creare le condizioni culturali per sviluppare la creatività necessaria per tendere alla sovranità alimentare.

Una delle strade più concrete e alla portata degli italiani è proprio la rigenerazione dei centri urbani. Poiché le conoscenze per una conversione ecologica delle città sono quelle più diffuse, e contemporaneamente più osteggiate giacché le famigerate rendite di posizione e una giungla di leggi immorali e sbagliate non aiuta i percorsi di pianificazione partecipata; ma ciò non vuol che non ci si riesca, vuol dire che bisogna rimuovere gli ostacoli costruendo una massa critica fra gli abitanti, e usare le corrette progettazioni e le corrette tecnologie per migliorare la qualità della vita.

In questo discorso intorno a “decrescita e lavoro” c’è sempre un filo conduttore “nascosto” e molto importante per tendere alla felicità: la riduzione delle ore di lavoro per liberare l’individuo dalla schiavitù. In società ove l’uomo controlla le tecnologie queste servono a garantirgli vantaggi sociali, cioè coltivare relazioni umane di qualità, in famiglia e per dedicarsi ai propri interessi culturali ed artistici. La riduzione di ore di lavoro non significa un minore salario, cioè minore potere d’acquisto, ma al contrario lo Stato deve intervenire e riprendersi anche il potere di condizionare i prezzi e realizzare l’equilibrio fra salario, prezzi ed offerta. Facciamo un esempio: vivere in una casa autosufficiente significa auto prodursi l’energia, quindi eliminare i costi delle bollette e quindi ridurre posti di lavoro inutili. I posti “persi” vanno spostati verso la realizzazione dell’efficienza energetica e la bonifica di siti inquinati, ciò vuol dire investire in formazione e accettare il fatto di dover retribuire persone che probabilmente non potranno svolgere altri impieghi. Le tasse dei cittadini dovranno esser utilizzate per gestire meglio le risorse umane, garantire un sostegno e un’opportunità di inserimenti lavoratori in ambiti diversi da quelli precedenti attraverso la formazione. Sotto questo profilo le organizzazioni sindacali hanno un ruolo decisivo poiché il progetto – rigenerare le città – richiede manodopera maggiormente qualificata rispetto al passato, grazie all’uso di strumenti di misura più sofisticati che vanno dal rilievo per la conservazione del patrimonio esistente sino all’uso razionale dell’energia, fino all’impiego di materiali biocompatibili con la vita, tutto passando per l’analisi del ciclo vita che ci consente di capire l’impatto di piani e progetti. Altri due ambiti che stanno sviluppando progetti bioeconomici sono la manifattura del tessile e la mobilità intelligente. Per evitare che queste opportunità rimangano sogni irrealizzabili all’interno di un ambiente ostile poiché la maggioranza degli abitanti vive in condizioni di servitù volontaria, è necessario che, chi ha i mezzi culturali ed economici si convinca di fare massa critica, e concentrare le proprie energie in territori favorevoli, compatibili per concretizzare una società libera e sostenibile. Uno o più modelli realizzati sono gli elementi che generano il cambiamento per il resto della società.

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La globalizzazione che avanza

L’élite porta avanti i suoi programmi globali con estrema efficacia e gli accordi commerciali TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) e TPP (Trans Pacific Partnership) vanno avanti affinché le SpA rappresentate nel WTO possano giovare di accordi che sono l’espressione palese di un maggiore e migliore profitto attraverso la privatizzazione del mondo. L’Unione Europea dovrà solo ratificare accordi commerciali preparati dagli specialisti delle SpA. Oltre al TTIP le SpA propongono il TISA, un altro accordo commerciale globale che coinvolge altre aree geografiche.

I trattati si occupano di sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione.

Nella sostanza si pensa di legittimare la creazione di aree a libero scambio che riguardano tutte le tematiche che influenzano la nostra vita. La volontà del WTO è quella di tutelare i diritti delle SpA e liberalizzare l’evidente sperpero di merci inutili; già oggi esistono aree libere commerciali, quella che si intende creare è la più grande al mondo mai proposta. La stessa UE è nata proprio per scambiarsi le merci, ed in tal caso il vantaggio sarebbe solo per le SpA americane che potrebbero distribuire le proprie merci nel mercato europeo con maggiore facilità. I danni economici sarebbero proprio per gli stati membri dell’UE che dovrebbero competere ancora di più con merci libere dai controlli. Se pensiamo all’agricoltura, anziché offrire garanzie ai nostri beni con determinati accordi metteremo a rischio la nostra sovranità alimentare.

Inoltre c’è il serio rischio che le SpA si sostituiscano ufficialmente alle pubbliche istituzioni dato che gli accordi – TTIP e TPP – dovrebbero introdurre un potere di denuncia a loro nome contro un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale. Nella sostanza un regime ove le aziende potrebbero opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari.

L’aspetto grottesco è che questi accordi si stanno chiudendo durante la fine di un’epoca ove il capitalismo ha dimostrato a tutto il mondo una capacità distruttiva per la sua intrinseca irrazionalità: economia del debito, deregolamentazione, neoliberismo, crescita del PIL e petrolio. Anziché realizzare una società dell’abbondanza fondata sull’equilibrio degli ecosistemi attraverso sistemi economici auto sufficienti (misura e gestione dei flussi energetici), l’élite persegue sulla strada sbagliata secondo una religione – la crescita infinita – che sta fallendo sotto gli occhi di tutti.

L’impero della vergogna e i famigerati mercati

Nell’epoca del capitalismo nessun politico co-optato dall’élite avrà il coraggio di spegnere l’interruttore dell’immoralità. Nessun partito pensa di riformare il processo decisionale della politica – riforma dei partiti, elezioni primarie per legge, democrazia diretta – per avvicinare persone libere, capaci e meritevoli alle istituzioni. Le persone più capaci e meritevoli potrebbero svegliare le coscienze addormentate della maggioranza degli elettori. Il dibattito pubblico che osserviamo sui media e sui social non tratta dei reali problemi del Paese e tanto meno della globalizzazione neoliberista che sottrae risorse e investimenti al meridione d’Italia, costretto a restare periferia economica dell’euro zona, anche attraverso un calcolo immorale e razzista che compie lo Stato attraverso il criterio della spesa storica. La fiscale generale da più risorse a Comuni già ricchi, e le toglie a chi ne ha più bisogno. Gli elettori italiani sono costretti ad osservare passivamente un teatrino della politica, tutta. Una delle più grandi menzogne spacciate dai media e dai politici nostrani è che l’euro zona avrebbe realizzato un miglioramento del benessere collettivo, mentre aumenta la povertà e nelle aree urbane le periferie diventano spazi della marginalità. I mantra della religione liberista sono crescita e competitività, com’è noto. Entrando nel mondo liberista, lo Stato abdica al proprio ruolo di attore attivo nella politica economica e lascia fare tutto al mercato. Questa scelta politica condannerà alla marginalità economica soprattutto il meridione d’Italia, già spogliato dei propri sistemi produttivi quando nacque il Regno d’Italia. Il cambio fisso dell’euro zona, il patto di stabilità e crescita, e il fiscal compact sono tutti strumenti che hanno sostenuto il processo di recessione avviato prima con lo SME, poi nel 1981 la separazione fra Tesoro e Banca d’Italia, e accelerato con la deregolamentazione bancaria e finanziaria, fino ad esplodere nel 2008 con la crisi dei mutui subprime, che ha raggiunto l’euro zona. Gli Stati che aderiscono all’euro abdicano alla sovranità monetaria, cioè rinunciano ad una propria politica monetaria, e decidono di farsi condizionare dallo spread e dalle opinioni dei mercati finanziari. Nell’euro zona non esiste il ruolo pubblico dello Stato che interviene nel mercato. In Italia i soggetti politici sono persino incapaci di proporre piani industriali per creare nuova occupazione, nonostante l’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali che colpiscono soprattutto il meridione, e queste hanno raggiunto numeri immorali e intollerabili.

I mercati finanziari hanno la loro religione: l’avidità e la crescita del PIL, pertanto accade che i fondi di investimento internazionali guidati da soggetti privati, favoriti dalla deregolamentazione globale, scelgono di investire i capitali seguendo la crescita del PIL, l’andamento demografico e lo sviluppo urbano dei singoli Stati, tutto ciò in base alle regole del famigerato interesse composto, cioè l’usura. Se sussistono le condizioni finanziarie vantaggiose, gli investitori preferiscono i paesi emergenti poiché garantiscono una maggiore deregolamentazione attraverso le zone economiche speciali, e quindi garantiscono infrastrutture fisiche e sociali secondo i capricci delle multinazionali. Infine l’accumulazione capitalista indirizza i flussi verso città regioni e paesi centrali che trasforma il plusvalore in nuove urbanizzazioni. E’ sufficiente leggere le opinioni di questi investitori privati per scoprire l’acqua calda, e così i vantaggi di investire in Italia non ci sono poiché la globalizzazione sposta gli interessi verso i paesi emergenti. La disuguaglianza è pianificata. Il sito della Franklin Templenton Investments, oggi presieduta da Charles Bartlett Johnson e coadiuvata da un guru come Mark Mobius, può essere molto istruttivo per capire il pensiero dei mercati finanziari. Si tratta del più grande gruppo di management al mondo che sposta influenti capitali privati. Leggere i loro report può suggerire quali paesi cresceranno secondo le logiche del PIL. Sicuramente un personaggio come Warren Buffett rimane l’investitore più influente, noto anche come “il miracolo di Omaha”.

La scelta di investire negli Stati  non dipende dalla loro democrazia, mentre a volte si preferiscono i regimi autoritari, monarchie, dove c’è un’assenza dei diritti sindacali e umani, poi al di fuori delle democrazie liberali c’è l’opportunità di sfruttare e usurpare risorse materiali. Per concorrere all’attrazione dei capitali privati, anche nell’euro zona si sono create zone economiche speciali, dove sussistono una serie di vantaggi fiscali e di opportunità per massimizzare i profitti ma tali aree rappresentano spazi di concorrenza sleale nei confronti degli altri Paesi. In generale, nel mondo capitalista, i diritti civili e la cultura della democratica rappresentano un ostacolo oggettivo per i fondi d’investimenti privati. Consapevoli di questa enorme contraddizione fra avidità e democrazia, il progetto politico dell’euro zona orientato al neoliberismo rappresenta non solo una minaccia concreta per gli uomini liberi, ma è di fatto un progetto che favorisce l’aumento delle disuguaglianze, ed in quanto tale è incostituzionale perché pregiudica i diritti delle generazioni presenti e future. Da molti decenni si stimolano disuguaglianze di riconoscimento per favorire talune aree e danneggiarne altre, ed esiste un’area come il Sud, dove le persone non sono libere di inseguire i propri sogni di sviluppo umano e sono costrette ad emigrare andando a sostenere Sistemi Locali del Lavoro già economicamente forti. Non è tollerabile e tanto meno accettabile che la Repubblica italiana sia cancellata dalla storia per l’apatia dei cittadini stessi, manipolati, ingannati e traditi da dipendenti politici, nella migliore delle ipotesi incapaci e stupidi, nella peggiore traditori della Repubblica.

La depressione dell’euro zona e soprattutto dei paesi periferici dell’UE ha una radice politica culturale molto chiara: la destra liberale ha saputo convincere tutto il ceto politico occidentale circa la necessità di sottrarre la sovranità monetaria agli Stati e consegnarla agli istituti di credito privati, e poi il ceto politico dominante che rinuncia alla pianificazione economica e industriale dello Stato, cioè il ceto dirigente rinuncia alle politiche socialiste pubbliche, per consegnare alle imprese private le scelte strategiche circa dove insediarsi per concentrare i capitali. Il mercato trasforma il Sud in area di sottosviluppo. Nel caso italiano si realizza un enorme conflitto di interessi poiché la maggioranza delle azioni della Banca d’Italia è posseduta degli istituti privati, i quali diventano controllori e controllati del sistema creditizio. Oggi la Repubblica italiana non ha una banca pubblica, e così corre ai ripari con Cassa Depositi e Prestiti, ma non ha la forza e la capacità che una volta avevano la Banca d’Italia e l’IRI. All’interno delle regole attuali, globalizzazione ed euro zona, il ceto politico è tagliato fuori della politica che si limita a ratificare decisioni suggerite dalle più influenti lobbies mondiali: banche e assicurazioni, amazon, google e facebook. Lo Stato sociale, elemento cardine della nostra Costituzione, viene eroso mentre un sistema contabile fiscale stupido impedisce di programmare correttamente gli investimenti pubblici necessari a rigenerare i nostri territori. Il ceto politico italiano non programma la rimozione delle disuguaglianze territoriali  e si limita a conservare gli interessi industriali localizzati in pianura padana, e contenere i danni della globalizzazione. Inoltre i famigerati mercati finanziari non hanno alcun interesse nel prestare capitali in luoghi ove non c’è crescita demografica, ove non ci sono infrastrutture e un grande numero di occupati. I paesi emergenti privi di regole sindacali e fiscali consentono opportunità speculative elevate, e quindi margini molto alti in poco tempo.

Nella sostanza, osservando la realtà possiamo constatare la fallacia della comunicazione politica che continua a blaterare di crescita e sviluppo, cerca solo di confondere le idee degli elettori, anche quando i politici si rivolgono in maniera patetica e ossequiosa verso i famigerati mercati. Nella realtà questi mercati ignorano le chiacchiere di questi utili idioti. L’UE così com’è non serve a nulla, neanche ai famigerati mercati, ma serve ai paesi “centrali” (Germania, Austria, Olanda …) per drenare risorse umane e capitali, e serve a produrre dipendenza economica e povertà crescente nei paesi “periferici”. Quando i paesi “periferici” avranno raggiunto i livelli di povertà dei paesi emergenti, può darsi che i famigerati mercati finanziari avranno pietà e interesse nell’investire anche in Italia, in quel caso non ci saranno più gli italiani, ma SpA straniere, che ci comportano da coloni, ed avranno comprato a bassi prezzi importanti proprietà immobiliari e asset strategici dell’Italia.

I paradisi fiscali e gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo del debito. Intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit:« Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta di catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”»[1].

L’alta finanza ha creato paradisi bancari come Euroclear[2] e Clearstream[3] dove vige il segreto assoluto, conti su cui è possibile far comparire e scomparire il denaro occultandone la fonte di provenienza.[4]

L’organizzazione taxjustice.net ha creato un indice delle segretezza finanziaria, una ricchezza monetaria che sfugge alle regole fiscali nazionali, si tratta di un sistema globale che consente di non pagare tasse o pagarne poche grazie alle maglie larghe di leggi deboli e inefficaci. Secondo l’indice di taxjustice per il 2013 si è stimato che ci sono dai 21 ai 32 trilioni di dollari depositati nei paradisi fiscali, e si ipotizza che ogni anno circa 1-1,6 miliardi di dollari transitano illecitamente fra uno stato e l’altro. Si stima che, sin dal 1970, dall’Africa sono transitati senza pagare le tasse circa 1 trilione di dollari. Nella classifica mondiale della segretezza finanziaria nascosta al primo posto c’è la Svizzera con 2.000 miliardi di dollari confermandosi come il più grande centro off-shore al mondo con stime che arrivano a 7.000 miliardi di dollari, poi seguono Lussemburgo, Honk Kong, isole Cayman, Singapore, USA, Libano, Germania, Jersey, Giappone, Panama, etc. L’Italia è al 54° posto.

John Christensen:« […] Secondo le ultime stime, il capitale di privato depositato offshore è pari a 11.500 miliardi di dollari. Che cosa significa una cifra del genere? Questo esempio può darci un’idea della sua enormità: se questo capitale generasse un profitto modesto diciamo del 7% e se questo reddito fosse tassato a un’aliquota molto bassa, ad esempio del 30%, i governi del mondo avrebbero ogni anno un surplus di reddito pari a 250 miliardi di dollari, che potrebbero spendere per alleviare la povertà e raggiungere gli obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite.»[5]

Sicuramente in termini di giustizia sociale determinate istituzioni bancarie, grandi imprese e politici dovranno pagare il danno morale, sociale e ambientale che stanno causando a singole comunità, a singoli Stati, e all’umanità intera. Uscendo dall’inganno psicologico dell’economia del debito, mera invenzione e convenzione, sarà possibile ripensare le istituzioni, semplificandole e rendendole più efficaci. La soluzione a tutto ciò è il cambio radicale dei paradigmi di queste istituzioni obsolete, il ripristino della sovranità monetaria per favorire l’interesse della Repubblica e avviare un percorso di transizione, il passaggio della fine dell’era industriale verso una comunità fondata sul lavoro dell’equilibrio ecologico e non più sul profitto, un percorso volto a migliorare il nostro patrimonio culturale, architettonico e ambientale distinguendo il concetto di lavoro dal concetto di utilità. Un percorso che distingue i beni della merci e dove la comunità autoproduce e gestisce i beni direttamente.


[1] FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354
[2] www.euroclear.com
[3] www.clearstream.com
[4] MARCO PIZZUTI, Rilevazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009 pag. 343
[5] in Report, Let’s make money, di Erwin Wagenhofer, andato in onda su RAITRE, 2012

Fuori dalla recessione

Asserire che da circa trent’anni anni il sistema finanziario e politico abbia puntato alla distruzione la democrazia rappresentativa e sta aumentando le diseguaglianze grazie allo distruzione dello stato sociale, sembra essere un’ovvietà. Dalla caduta del muro di Berlino fino al sistema euro abbiamo assistito alla distruzione della partecipazione democratica nei partiti di massa, alla cancellazione dell’autonomia di pensiero, ed alla privatizzazione dell’azione politica copiando il modello USA. Molti, fino a pochi anni fa, hanno persino creduto che i partiti facessero ancora politica, ma queste organizzazioni non esistono più, sono sostituite da fondazioni private legate agli interessi particolari delle lobbies. Sarà pur vero che l’unico partito rimasto è il Partito Democratico, ma è un’organizzazione eccessivamente verticista, per nulla meritocratica, e strutturata in maniera obsoleta ostaggio delle fondazioni. Ad esempio, è facile constatare che l’intero dibattito politico degli ultimi vent’anni è fermo su temi come: aumentare o ridurre le tasse, il cuneo fiscale, aumentare il PIL, controllare il rapporto debito/PIL, e l’evasione fiscale. Insomma un vocabolario alquanto misero e miserevole ed è la testimonianza del tracollo di un modello culturale giunto al termine. Non esiste affatto, nell’immaginario delle fondazioni politiche puntare all’aumento della partecipazione democratica, la trasparenza e ripensare il sistema bancario, oppure puntare al benessere dei cittadini ripensando i paradigmi di un sistema obsoleto. Energie alternative, democrazia diretta, riuso, patrimonio culturale, sovranità alimentare e beni comuni sono termini banditi dai luoghi del potere che conta e che decide per tutti.

Forse è un pò meno banale constatare che non esiste un movimento politico democratico, e meglio ancora un’organizzazione politica, matura, che abbia la convinzione e la capacità culturale di proporre una visione della società diversa dall’attuale sistema finanziario e politico, e peggio ancora sembra che non esista questo soggetto, che sappia realizzare questa alternativa con forza, serietà, capacità e fermezza.

Il sistema attuale, che non ci piace poiché palesemente non democratico ed iniquo, è ovviamente ben retribuito, motivato, stimolato e rinnovato nelle sue risorse umane, sempre più giornalisti, manager, accademici e politici più giovani prendono il posto dei vecchi, ma conservano l’obsoleto paradigma capace di auto rigenerarsi grazie alla sua forza pervasiva e persuasiva.

Sembra non ci sia nulla da fare, ma non è così, poiché cresce un dissenso consapevole verso questo sistema, ciò che sembra mancare è la coesione politica fra tutti quegli individui indignati che ben comprendono l’insostenibilità di un sistema palesemente immorale, prima di tutto. Manca quell’umiltà e quella capacità di riconoscersi e valutarsi, fra cittadini indignati, e pertanto è necessario avviare un grande processo democratico, cioè inclusivo, innovativo per l’atteggiamento dal basso fuori dal divide et impera (“destra” e “sinistra”), che possa aggregare e fare sintesi politica su priorità ormai inderogabili e per nulla procrastinabili nel tempo. E’ banale constare che l’insicurezza economica dovuta dall’assenza di lavoro e di un piano industriale adeguato ai tempi, rischia non solo di conservare la recessione, ma di pregiudicare il futuro di questo Paese.

Ci sono tanti italiani capaci di fare politiche adeguate, di fare impresa e di progettare un futuro sostenibile, ma sembra siano pochi coloro i quali intendano cimentarsi in un percorso di cambiamento rinunciando all’avidità che il sistema attuale garantisce per i pochi élitari che lo governano. Per costruire una visione alternativa concreta è necessario organizzare, aggregare, stimolare e formare una nuova classe politica libera dai condizionamenti del sistema attuale. L’indipendenza culturale e la passione indiscriminata, sincera e genuina sono determinanti per affermare un progetto seriamente innovativo. Per intenderci, nei partiti tradizionali spesso una parte importante dei cittadini si sono avvicinati al mondo politico per interessi personali, non per passione, e non per affermare idee e progetti interessanti. Per spezzare questo degrado morale è sufficiente misurare il merito e le capacità (creatività ed abilità) dando un valore maggiore, piuttosto che dare peso alla fedeltà ed all’attività da galoppino.

Pertanto, o il vuoto politico-culturale viene riempito da un progetto etico di ampio respiro, in maniera tale da restituire una speranza concreta al Paese, oppure siamo destinati a sprofondare nel percorso involutivo che assistiamo da circa trent’anni. Il cambio o è radicale, o non è un cambiamento.

Riflettere sull’opportunità di cambiare questo sistema ci consente di immaginare una società migliore, più responsabile e su quest’opportunità si può costruire una visione politica condivisa attraverso progettualità concrete che creano occupazione in ambiti virtuosi come il riuso, il recupero e la conservazione, come l’innovazione tecnologia delle fonti alternative. Interi settori industriali possono essere riconvertiti in ambiti virtuosi e se tutto ciò non è accaduto, oppure stenta a decollare, è sopratutto per ragioni di interessi politici, non per incapacità degli italiani. Anche questa riflessione sembra banale, ma perché noi italiani abbiamo sempre sbagliato nel dare consensi a questi soggetti politici che hanno distrutto il nostro paese? Adesso, grazie all’enorme bacino elettorale del partito del non voto, sembra che ci sia un risveglio. Speriamo di usare al meglio questo dissenso per ripensare i paradigmi culturali della nostra società, e cominciare a puntare con fermezza e coraggio al benessere sociale di tutto noi rimuovendo quelle barriere culturali che impediscono di far evolvere la società.

Buone esempi e progetti concreti possono essere avviati nonostante l’incapacità di chi ci amministra, poiché i buoni progetti hanno la grande forza di creare opportunità dalla nostra capacità di valutare, e di credere in noi stessi, i buoni progetti stanno in piedi per la loro efficacia tecnica e la loro sostenibilità economica. Infatti cooperative agricole e di privati stanno sfruttando l’opportunità delle nuove tecnologie per migliorare l’efficienza delle proprie attività cancellando gli sprechi in ambito energetico. Cittadini consapevoli possono creare società ad hoc, ed agendo come una massa critica possono orientare il credito, e godere dei vantaggi economici dell’installazione d’impianti che sfruttano le fonti alternative, e ristrutturare il proprio alloggio eliminando gli sprechi.

Molti fanno notare che la recessione ha prodotto un calo della domanda interna, cioè del mercato italiano poiché i cittadini non hanno più la possibilità di spendere (disoccupazione), c’è chi propone scelte di politiche espansive (finora escluse dai governi), e c’è l’UE che impone politiche di austerità che inaspriscono la recessione poiché tutti i partiti preferiscono guardare prioritariamente il rapporto debito/PIL, e quindi ridurre gli investimenti pubblici, e continuare a privatizzare. Esiste un’altra strada apparentemente più complessa, che rientra nell’esempio concreto sopracitato, approfittare della crisi di sistema per mostrare gli enormi vantaggi di un sistema diverso, che non da priorità ad indicatori obsoleti come il rapporto debito/PIL, ma a tutta una serie di dimensioni ed indicatori ben argomentati nel Benessere Equo e Sostenibile, e concentrare le energie mentali collettive in quella direzione.

Proprio nel campo energetico ci sono stati i più proficui ritorni occupazionali, ma l’interesse politico di conservare il sistema obsoleto delle grandi centrali a scapito della “generazione distribuita” rallenta un’evoluzione che consentirebbe ingenti risparmi alle famiglie ed alle imprese. E’ noto che gli sprechi aiutano a massimizzare i profitti di sistemi inefficienti, sia nella distribuzione dell’energia che in quella idrica. Il medesimo ragionamento vale per la gestione dei rifiuti solidi urbani, un sistema più efficiente riusa e ricicla ogni merce inutilizzata, mentre un sistema tecnologicamente inefficiente ha bisogno di sprecare e ricavare danaro proprio dagli sprechi, è per questo motivo che i cittadini pagano tasse per un servizio che non premia lo stile di vita virtuoso, ma vengono calibrate per assecondare gli interessi politici clientelari, quindi costi maggiori per le comunità, e danni ambientali diffusi che fanno peggiorare la qualità della vita.

Anche per i motivi sopra esposti bisogna ripensare i sistemi transitando dal fare a prescindere al  fare meno e meglio, tant’è che il PIL, essendo un indicatore monetario, non tiene conto della qualità ma solo della quantità, com’è noto a tutti.

Fonte: Istat e Cnel, Bes 2013, pag.10. Di cosa parliamo quando ci riferiamo al benessere? Il concetto di benessere cambia secondo tempi, luoghi e culture e non può quindi essere definito univocamente, ma solo attraverso un processo che coinvolga i diversi attori sociali. La definizione del quadro di riferimento porta con sé, dunque, un processo di legittimazione democratica che rappresenta l’elemento essenziale nella selezione degli aspetti qualificanti il benessere individuale e sociale. Giungere a un accordo sulle dimensioni più importanti (i cosiddetti “domini” del benessere) permette anche di individuare possibili priorità per l’azione politica. Seguendo tali premesse, anche l’Italia ha deciso di individuare una misura del benessere condivisa a livello nazionale che diventi un riferimento per il dibattito pubblico e che serva a meglio indirizzare le scelte democratiche rilevanti per il futuro del Paese.

Immaginare il cambiamento

La mente è composta di due parti: la parte conscia e la mente inconscia. La prima analizza, critica e pensa in modo logico per tutto il giorno. Si trova là, dove va la nostra attenzione. La seconda controlla le funzioni biologiche, dal battito del cuore al respiro. E’ il luogo in cui sono immagazzinati i ricordi in cui risiedono saggezza, creatività e la capacità di risolvere i problemi in modo creativo. Quando dormi, la mente conscia si riposa, senza fare molto altro. L’inconscio, invece, lavora incessantemente, ti fa sognare e porta avanti il processo di elaborazione di ciò che ti è accaduto durante il giorno.
Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.
Nella maggior parte dei casi, sono proprio le convinzioni a trasformare un problema in una prigione da cui non si riesce più a evadere.
Per rendere possibile un qualsiasi cambiamento, è necessario cambiare le proprie convinzioni e costruirne di nuove: convinzioni che aiutino a mantenere il cambiamento nel futuro. Dobbiamo prima scoprire come le rappresentiamo nella nostra mente.
(RICHARD BANDLER, vivi la vita che desideri vivere con la PNL, Alessio Roberti editore 2009)

Fino ad oggi abbiamo subito una lenta e progressiva “invasione mentale” di non valori propagandati tutti giorni in ogni ambito della società: scuola, università, media, politica. Sono solo tre gli strumenti che hanno usato: misurare la ricchezza con indicatori fuorvianti: il PIL, la moneta debito e il petrolio, usare il linguaggio per psico-programmarci al nichilismo e la televisione come ordigno di distrazione e incentivo all’inutile consumismo compulsivo.

La nostra società è ingabbiata da una serie di credenze (istituzioni monetarie, religiose e politiche) che ci obbligano a stare in un piano dove le persone sono oppresse da paure indotte e appunto false credenze.

Noi siamo i punti che sono all’interno di questo piano insieme alle nostre credenze e li rimarremo a meno ché non facciamo un salto.

Una migliore valutazione circa la qualità della vita tiene conto, innanzitutto, dei consumi reali e del reddito in vista di una sostenibilità economica e bisogna creare riserve di capitale fisico, naturale, umano e sociale attribuendo dei valori corretti. Dunque, al centro della valutazione ci sono le famiglie monitorando anche i servizi forniti dallo Stato, come l’assistenza sanitaria e i servizi educativi. Le informazioni sul reddito, sul consumo e sulla ricchezza dovrebbero essere collegate fra loro ottenendo un’idea sul livello di vita delle famiglie con riferimento alle diverse dimensioni degli standard materiali di vita: il reddito, il consumo e la ricchezza. Infatti, può accadere che un nucleo familiare dal reddito basso che possiede una ricchezza superiore alla media non ha necessariamente un livello di vita inferiore a quello di un nucleo familiare al reddito medio che non possiede alcuna ricchezza. In fine, i servizi che in passato venivano svolti da membri della famiglia oggi vengono acquistati sul mercato; i servizi autoprodotti non sono considerati nelle misurazioni ufficiali del reddito e della produzione.

Ecco, invece, alcuni indicatori per misurare la qualità della vita:

a) Salute, valutazione sulla mortalità e la morbilità e il rischio
b) Istruzione, misurare le competenze e le abilità intese come capacità personali
c) Attività personali: il modo in cui le persone impiegano il proprio tempo e la natura delle loro attività personali incidono sulla qualità della vita, indipendentemente dal guadagno generato.

Inoltre misurare:

il lavoro retribuito e la qualità del lavoro
lavoro domestico non retribuito, fare acquisti e prendersi cura dei figli

Attività personali prese in considerazione: camminare, fare l’amore, l’esercizio fisico, giocare, leggere (non per lavoro), mangiare, pregare, guardare la TV, riposarsi, cucinare, parlare (non per lavoro), prendersi cura del proprio corpo, altro, lavori domestici, dormire, altri viaggi/spostamenti, fare acquisti, usare il computer (non per lavoro), prendersi cura dei figli, compiere spostamenti da/verso il lavoro, lavorare
d) Peso politico e governance: capacità di partecipare come cittadini a tutti gli effetti, di avere voce in capitolo nella definizione delle politiche
e) Rapporti sociali: i rapporti sociali incidono positivamente sulla qualità della vita sotto vari aspetti. (associazionismo, network di persone, sicurezza, protezione, sviluppo di scambi, attività economiche)
f) Condizioni ambientali
g) Insicurezza economica

Possiamo ribaltare il sistema di potere piramidale partendo dal cambio di paradigma culturale. Partiamo dai noi stessi e rispetto alle convinzioni che ci hanno indottrinato prendiamo bene la mira per progettare una società umana. Come preannunciato dai nuovi indicatori possiamo sviluppare maggiore autostima collettiva partendo dai rapporti sociali e dalla costruzione di nuove reti sociali che possono farci attingere a nuove conoscenze e nuovi stili di vita in armonia con la natura proponendo modelli virtuosi.

Liberandoci dalla condizione psicologica della moneta debito figlia dell’usurpazione della sovranità monetaria e inventata per schiavizzare i popoli potremmo subito riappropriarci di una risorsa determinante: il tempo. Dobbiamo avere maggiore tempo libero da dedicare alle attività umane creative e ai rapporti sociali, determinanti per l’educazione civica e per stabilire nuovi affetti o conservare quelli presenti.

Una società normale e tecnologicamente intelligente può usufruire delle comodità che la tecnica presenta: uso razionale dell’energia e investire il tempo recuperato in attività umane soddisfacenti in linea con l’etica e coi bisogni primari.

Agendo direttamente in ambito locale possiamo progettare la comunità che desideriamo, numerosi gruppi sono riusciti a svincolarsi dal ricatto del lavoro e della moneta debito realizzando comunità efficienti partendo proprio dai valori umani e riconoscendo l’importanza di fare squadra, sviluppando la risilienza, uniti da esigenze comuni: vivere in armonia e serenità e non condizionati dalle SpA.

Questi esempi sono sparsi in tutto il mondo e poco dibattuti dai media per evitare una contaminazione virtuosa che possa risvegliare l’autoderminazione dei popoli. La crisi finanziaria, invece, ha risvegliato molti popoli (Islanda, Irlanda, Grecia, Spagna – PIIGS) sul tema della moneta e sulla reale capacità delle banche private nel condurre l’economia degli Stati.

Molte comunità stanno chiedendo agli Stati di applicare tutte le sovranità affinché i diritti non siamo più marginalizzati come, purtroppo sta accadendo in Italia e in tutto l’Occidente ed anche nel resto del mondo dove i diritti umani sono abitualmente violati per sostenere un’obsoleta produzione finalizzata alla crescita per la crescita per scopi puramente monetari, insomma nulla di etico e di intelligente.

Ricordiamo: “Libertà individuale significa avere la libertà di controllare i propri pensieri e di far manifestare le sensazioni che si desiderano nella propria vita. Raggiungere la libertà individuale consiste nello sviluppare nuove abitudini e competenze e nell’abituarsi a far funzionare il cervello come noi desideriamo.

Salerno feudale? No è peggio!

La più grave crisi di coscienze che la città di Salerno abbia mai vissuto grazie al nichilismo imperante. Il mainstream locale elogia e acclama il potere locale come i servi più fedeli fanno coi padroni sicuri della loro ricompensa e del tozzo di pane. Il sistema feudale si reggeva su rapporti personali frutto di scambi mercantili e interessi di potere, ma per l’assenza di tecnologie i padroni avevano cura della salute dei contadini altrimenti non potevano sopravvivere. Dopo la riforma amministrativa (anni ’90) che introdusse l’uso del diritto privato in ambito pubblico (avvio processo di privatizzazione dei servizi pubblici) e l’accentramento di poteri nelle mani dei Sindaci, il voto di scambio è divenuto “prassi legale” per gestire il consenso (assunzioni clientelari nelle SpA monopoliste locali), come accadeva nel X secolo tramite la violenza. L’immoralità salernitana è peggiore del medioevo, infatti il disprezzo per la vita umana è talmente elevato che oggi si muore a norma di legge e la maggioranza dei sudditi continua a servire un padrone incoscienze e irresponsabile.

I Sindaci italiani sono l’organo responsabile dell’amministrazione e hanno il potere per tutelare l’incolumità dei cittadini ma fanno poco o nulla per la salute umana e nulla per la prevenzione primaria. Oltre i Sindaci anche le strutture sanitarie e soprattutto i medici consigliano ancora poca prevenzione primaria e i cittadini continuano a morire a norma di legge. Nell’ambito medico vi è un dibattito aperto e dopo gli scandali legati alla corruzione morale della professione medica formata anche dalle case farmaceutiche, finalmente vi sono alcuni medici (ISDE) che stanno risvegliando le coscienze e puntano alla prevenzione grazie a uno stile di vita migliore e sulla corretta informazione scientifica.

Il cosiddetto partito dei Sindaci, assimilabile all’ANCI, potremmo anche definirlo come il partito degli utili idioti, perché? Le forze politiche che hanno “sistemato” questi utili idioti sono le stesse forze che fanno le leggi a servizio delle SpA, e queste leggi non tutelano la salute umana ma i soldi delle banche, le stesse che finanziano i “partiti” anche tramite i paradisi fiscali e il sistema delle fondazioni.
Gli utili idioti protestarono in due manifestazioni nazionali, la prima a Milano (8 aprile 2010) e dicevano: “il patto di stabilità ci ostacola” e la seconda a Firenze, sempre contro l’immoralità del patto di stabilità imposto dalla dittatura europea. Com’è possibile che non si fossero accorti prima che le regole contabili non finanziano i diritti? Eppure gli stessi utili idioti hanno firmato contratti con le banche per usare strumenti finanziari, scommesse che non vinceranno mai. Sempre gli stessi utili idioti uniti con gli idioti seduti in Parlamento incostituzionale che nessuno ha eletto.
Spendere parole per cercare alibi a sostegno di questi soggetti socialmente pericolosi è inutile perché hanno costruito nel tempo una vera prigione fingendo di non sapere, evitando di parlare pubblicamente dell’usurpazione dei diritti umani noti a chiunque abbia la capacità di leggere, e mi riferisco all’usurpazione della sovranità monetaria, pensata e preparata con cura per opprimere i popoli privandoli di uno strumento tanto semplice quanto necessario a scambiare merci e beni prodotti. Poi, ogni tanto, c’è qualcuno che si ricorda del problema e pone domande al Governo (interrogazione parlamentare).

In Italia esiste un buco giurisprudenzionale, voluto, nel diritto ambientale perché le pene non sono adeguatamente commisurate ai comportamenti criminali delle SpA e non esiste un’efficace class action appositamente evitata dal Parlamento per tutelare i capitali e negare i diritti umani.
Le attuali norme sul comparto aria non hanno alcun fondamento scientifico utile alla prevenzione della salute poiché l’immissione dell’inquinamento viene misurato col peso mentre la medicina dice chiaramente che le nanopolveri entrano nel corpo umano per mezzo delle loro dimensioni. Se volessimo misurare l’inquinamento atmosferico dovremmo contare le polveri non pesarle.

Nessuno partito di utili idioti ha fatto leggi per punire gli industriali delle automobili che sono una delle cause di morte (nonostante il principio di precauzione e il principio chi inquina paga), omicidi colposi e disastri ambientali evitabili perché da circa un secolo esistono i progetti per motori elettrici che hanno rendimenti energetici migliori e soprattutto non immettono polveri che uccidono. In questi due anni assistiamo ad alcune inversioni di marcia grazie alla Tesla motor ma le resistenze sono ancora forti in attesa di nuove dipendenze, dal petrolio a qualcos’altro.
La scienza è consapevole che una buona parte delle morti è evitabile con un cambio di paradigma culturale mentre il sistema (società, scuola e università) incentiva le persone ad esser nichiliste e competitive perché l’avarizia è il motore di una società immorale.

Uno strumento che il sistema di potere usa per manipolare l’opinione pubblica è il silenzio. Dunque, è semplice condizionare le persone, è sufficiente tenerle ignoranti sullo stato collettivo di salute e non fornire dati sufficienti per comprendere le condizioni di vita. Nell’ambito dei controlli della qualità di quanto respiriamo, infatti, il Cria, centro regionale per l’inquinamento atmosferico, ha installato tre centraline a Salerno una a Pastena, una in via Vernieri, una a Fratte presso la scuola Osvaldo Conti (Fonte: Il Mattino ediz. Salerno, 8 gennaio 2009). Questo è ciò che accade in Italia, in Campania e in special modo a Salerno dove non esistono sistemi efficienti per monitorare l’aria, l’acqua e i suoli e se non esistono strumenti permanenti allora è impossibile dimostrare il nesso di causa effetto fra l’inquinamento e la morte, nonostante tutti possono intuire che si muore se l’ambiente non è sicuro. L’assenza di dati è l’arma politica per deresponsabilizzare controllori e controllati e assolvere i dipendenti eletti da cause civili e penali.
Chiunque di noi può capire questi aspetti ma la maggioranza dei cittadini non interviene per cambiare le cose e tutelare il diritto alla vita.

A Salerno, il mare è inquinato, i corsi d’acqua sono inquinati, vi sono le fonderie Pisano condannate nel 2007 per inquinamento e tuttora sono oggetto di continue chiusure con i sigilli ma il Comune non chiede il risarcimento del danno ambientale mentre i cittadini tramite una class action dovrebbero chiedere il risarcimento del danno biologico. Vi sono “morti sospette” di cancro nell’area delle fonderie? Perché i residenti non muovono azioni legali dirette?

Il traffico cittadino è causa di enormi disagi e danni biologici e la Carta geomichica ambientale del prof. Benedetto De Vivo ha rilevato il superamento dei limiti soglia dei platinoidi (uscenti dalle marmitte catalitiche)  nei quartieri Pastena e Torrione, la stessa carta mostra il superamento dei limiti soglia nell’area delle fonderie Pisano, copia del testo fu inviato anche al Comune di Salerno e quindi conosce l’inquinamento dei suoli.

A Salerno manca una seria indagine tossicologica e manca la cultura della prevenzione primaria per queste ragioni è impossibile pensare a una qualità della vita proprio dove il valore della vita stessa non è preso in considerazione dalla politica e dai cittadini nichilisti.
Solo il risveglio delle coscienze può cambiare la qualità della vita e i cittadini dovrebbero usare l’arma più potente che hanno: cervello, cuore e consapevolezza.

La qualità della vita misura lo stato psicofisico delle persone, la conoscenza, i rapporti interpersonali e la partecipazione alla vita della società, questi sono solo alcuni dei nuovi indicatori che CNEL e ISTAT inizieranno a valutare, ma questi aspetti sono stati sempre indice di qualità, adesso anche lo Stato li studierà.

La partecipazione alla vita politica, indicatore di qualità, è facilmente rilevabile leggendo gli Statuti degli Enti locali. In Italia la vera democrazia è osteggiata e scoraggiata, infatti non esistono adeguati strumenti di democrazia diretta e partecipativa negli Statuti e il potere nega la trasparenza degli atti pubblici e non condivide adeguatamente i bilanci dei comuni e delle relative SpA locali monopoliste affinché i cittadini non capiscano quanti milioni produce l’usurpazione dei beni pubblici.

La scienza e il buon governo hanno sempre indicato l’approccio olistico quale atteggiamento positivo per creare il vero sviluppo umano, ora i cittadini hanno l’opportunità di cambiare schema mentale e avviare un percorso di crescita reale. Nei Paesi dove c’è questa consapevolezza i cittadini, grazie alla maggiore democrazia, al governo del popolo, hanno potuto condividere le opinioni e sviluppare metodi, conoscenze e pratiche di buona amministrazione. Infatti vi è maggiore prevenzione e tutela del territorio, la vera ricchezza.

Una prova di quanto affermo esiste persino a Salerno: la raccolta differenziata è svolta dai cittadini non dall’immoralità degli amministratori locali. Vincenzo De Luca, che governerà la città più della dittatura di Mussolini, tramite la rete locale televisiva che lo sostiene da 16 anni millantava che sarebbe stato impossibile raggiungere alte percentuali di raccolta in breve termine e che l’inceneritore sarebbe stato la fabbrica più sicura e controllata d’Italia. Quando ha saputo che le banche non avrebbero sostenuto il prestito senza la garanzia di bruciare rifiuti utili a calcolare l’immorale sovvenzione dei Cip6 ha dichiarato che avrebbe cambiato idea. De Luca quale commissario ai rifiuti corse anche il rischio di perdere il mandato se non avesse iniziato un’efficace raccolta. Le priorità sulla gestione dei rifiuti, i principi e i modi più ecologici per trattarli sono noti e la legge risale al 1997. E’ documentato che Comitati cittadini molto più informati dell’Amministrazione sulla corretta gestione avevano chiesto la strategia “Rifiuti Zero”. De Luca ha colpevolmente ritardato la messa in opera della raccolta differenziata “porta a porta” e in ritardo ha realizzato un impianto di compostaggio causando l’aumento della TIA e oggi i salernitani pagano la tassa rifiuti più alta d’Italia. Per la corretta gestione dei rifiuti manca ancora un impianto di riciclo e manca la “squadra di ricerca” del poco “residuato” non riciclabile che sarà reso illegale dalle norme di prevenzione dei rifiuti.
Ci rendiamo conto che quando conviene al potere bisogna fare leva sul razzismo contro i meridionali e additarli di esser incapaci persino di differenziare i rifiuti per poi scoprire il contrario quando i risultati sono maggiori rispetto al Nord.
L’esempio di Salerno è la prova certa che i cittadini sono più avanti dei loro dipendenti e che hanno la capacità di autogestirsi mentre gli amministratori sono un ostacolo concreto alla sviluppo di comunità civili e sostenibili.

La speranza di un cambiamento civile è oggi concreta poiché alla gara elettorale ha partecipato una “lista a 5 stelle” figlia della società civile che ha speso appena € 2500 e svolto azioni pratiche di educazione civica come la pulitura della città mentre gli altri la inquinavano con manifesti affissi ovunque ci fosse spazio per farlo, nell’illegalità totale. Il voto ha detto che esistono almeno 1676 cittadini e non sudditi. Alla gara hanno partecipato ben 19 liste di cui 17 hanno indicato Vincenzo De Luca con tutta la potenza economica e mediatica locale, nel Consiglio comunale non vi sarà alcuna opposizione perché De Luca è sostenuto sia dalla “destra” che dalla “sinistra”, alle precedenti elezioni del 2006, al ballottaggio, ci fu la più grande truffa elettorale perché i componenti della lista di “Centro sinistra”, avversaria di “Progressisti per Salerno” (De Luca), dopo la sconfitta furono nominati nella “Giunta De Luca” con l’evidente tradimento del mandato elettorale. Questo è il livello immorale dell’ambiente politico salernitano ove di solito buona parte dei candidati risponde solo al prezzo del loro ego e, sembra che la maggioranza di essi vada in giro con un cartellino e sia sufficiente pagare quel prezzo per comprare il loro consenso.

Nonostante tutto sembra che ci siano 1676 persone stanche del nichilismo e che siano pronte a produrre un cambio di paradigma culturale dove finalmente l’etica entra nella politica. Salerno cambia se noi cambiamo.

Far ripartire il Paese con moneta sovrana (a credito)

Il mondo occidentale è in tilt a causa dell’errato modello economico progettato sulla finanza e non sull’economia reale. La religione capitalista come ogni altra religione crea i suoi dogmi su credenze, sulla fede e non sulla scienza, e così anche la funzione del capitale ignora l’entropia, ignora gli effetti sociali e ambientali dei propri dogmi, basati su contraddizioni: come ad esempio la crescita illimitata, la creazione della moneta dal nulla e la sua crescita esponenziale attraverso la finanza, l’interesse e quindi l’usura, e infine la mercificazione di tutto: risorse naturali, e persone. Le istituzioni misurano la ricchezza attraverso tra indicatori, sbagliati, il PIL, il petrolio ed l’espansione monetaria, tutti fuorvianti ed obsoleti. Dal 1971 la moneta è creata dal nulla e dal 1981 il Governo italiano ha sganciato il Tesoro dalla Banca d’Italia per favorire il controllo di quest’ultima verso soggetti privati, enti terzi che non hanno interessi pubblici, ma solo quello di massimizzare profitti tramite strumenti finanziari. Quest’atto ha creato enormi conflitti di interessi poiché controllori e controllati sono le stesse SpA.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi».
Il tema del denaro, di come esso venga creato e di come ne debba essere regolamentata la quantità e la distribuzione è infatti attualissimo.
E come ha scritto Luciano Gallino nel suo ultimo, documento saggio dedicato alla speculazione finanziaria, «al fine di porre rimedio ai fallimenti che l’affliggono, l’economia reale del mondo avrebbe bisogno di altri criteri, altre misure e forse altri soggetti della creazione di denaro, pubblicamente più responsabili».[1]

[1] nota del traduttore Luca Gallesi in ALEXANDER DEL MAR, crimini monetari, in cerchi dell’acqua [4]. Excelsior 1881, 2009, pag. 31
Nel 2009 l’incidenza della povertà relativa è pari al 10,8%, mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Tenuto conto dell’errore campionario, la povertà risulta stabile rispetto al 2008. Nel 2009, il Mezzogiorno conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’assoluta) e mostra un aumento del valore dell’intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate.[1]

I dipendenti eletti hanno l’obbligo Costituzionale di ripristinare un controllo pubblico del credito e di emettere moneta sovrana per soddisfare i diritti delle famiglie povere al fine di cancellare le disuguaglianze create da un modello di “sviluppo” obsoleto.

Anche nel mondo delle costruzioni le banche prestano soldi attraverso scelte che non sempre appaiono comprensibili, poiché la crescita fisica delle città non sempre è pianificata correttamente e così si aprono dubbi e domande legittime circa il riciclaggio e l’auto riciclaggio. Inoltre, i dati mostrano che il rischio del debito privato per costruire lottizzazioni private è aumentato, cioè le imprese investono meno i propri soldi e molto di più quelli delle banche.

Dal numero di “Edilizia e Territorio” de Ilsole24ore, 18-30 aprile 2011 si leggono questi titoli: “La crisi delle piccole imprese, schizza la domanda per accedere alle garanzia statale”; “Sul Fondo l’assalto dei piccoli”; “Per l’edilizia richieste quintuplicate – la procedura si avvia in banca”. (di Flavia Landolfi) I dati forniti dal Comitato di gestione sul settore dell’edilizia parlano chiaro e registrano un aumento di cinque volte dei finanziamenti richiesti tra il 2008 e il 2009 confermati anche proporzionalmente dagli importi accolti dal Comitato di gestione del Fondo. Tra il 2009 e il 2010 il trend continua a salire: 559 milioni nel 2009 contro 640 milioni garantiti nel 2010.

Come avrete capito c’è una crescente domanda del prestito, quindi aumento del debito privato, per rispondere alla domanda di costruire, ristrutturare. Il ruolo delle banche è determinante, com’è ovvio che sia per il servizio del credito-prestito. Come nel settore dell’edilizia così per il settore dei servizi immateriali pubblici, come i servizi sociali, l’educazione e salute pubblica, lo Stato deve tornare ad emettere moneta pubblica, della Repubblica italiana, per sostenere i diritti umani. Tutto ciò non è opinabile ma la banale applicazione della Costituzione italiana violata dall’antidemocratico Trattato di Lisbona.

Opuscolo degli Attac Europei sul Trattato di Lisbona e l’UE, secondo i “10 principi”

Fin dall’ inizio, il processo di stesura di un nuovo fondamento giuridico dell’Unione Europea è stato una presa in giro dei principi democratici. I cittadini e i parlamenti nazionali sono stati emarginati, è stato reso loro impossibile avanzare proposte ed emendamenti. La Convenzione che ha redatto la “Costituzione “ europea non era stata eletta a suffragio universale diretto ed era composta per l’86% da uomini . I suoi componenti avevano pochissimi diritti, il potere era concentrato nella Presidenza. La Convenzione era uno strumento dei Governi . La sua finalità consisteva nello stabilire modifiche costituzionali ma il processo è stato caratterizzato da una confusione totale tra potere costituente e poteri costituiti, rivelatrice del tentativo di questi ultimi di sottrarre ai cittadini europei la loro sovranità.
Il risultato, una combinazione di Costituzione e Trattato, è stato denominato “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” e presentato all’opinione pubblica come “La Costituzione europea”. Ha una consistenza di circa 500 pagine che lo rende di difficile lettura . Questa “costituzione” è stata respinta da due dei quattro referendum tenuti nel 2005. Il popolo sovrano di Francia e Olanda si è espresso per il no. Nel Lussemburgo, dove il 98% dei parlamentari aveva votato a favore, più del 40% dell’elettorato si è espresso per il No. In Francia, il 98% dei parlamentari aveva votato Sì, in Olanda l’85%. Il divario tra il popolo sovrano e i suoi “rappresentanti” non è mai stato così profondo. […] Il Trattato di Lisbona non istituisce la separazione dei poteri che è un requisito minimo della democrazia . Gli esecutivi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, rimangono il legislatore più potente a livello UE. Il più debole resta la sola istituzione eletta a suffragio diretto, il Parlamento europeo (PE). Il Trattato di Lisbona estende il suo diritto alla co-decisione ma non in tutti i campi: sono escluse la politica estera e di sicurezza, la politica monetaria e il controllo valutario, le restrizioni al movimento di capitali, le tariffe; Euratom e, in parte, il mercato interno e la politica agricola.

Video: Rivolta al Parlamento Europeo: ciò che non abbiamo mai visto

La soluzione ai “problemi” è banale stampare la lira della Repubblica italiana poiché non crea debito pubblico, in quanto non esiste prestito. L’attuale moneta debito, euro, viene stampata senza alcun equivalente controvalore e questo determina un aspetto giuridico ed etico determinante, la modalità di creazione dell’euro, come il dollaro è la stessa dei falsari o degli imbroglioni poiché ruba valore agli esseri umani che lavorano tutti i giorni mentre i banchieri caricano il prestito persino di interessi illegittimi. L’attuale sistema bancario è contro i diritti umani e dei lavoratori e sta usurpando i beni comuni.

New Economic Foundation: “Il sistema bancario non è più al servizio dei bisogni delle persone, o dell’economia produttiva. Sta distruggendo le risorse naturali che ci affidiamo, e le risorse sociali che danno senso alla nostra vita e ci permettono di rispondere attivamente e adeguatamente alle nuove sfide in un mondo che cambia.
Se non cambia il sistema bancario, l’economia crollerà anche, con maggiori danni ambientali e sociali che ciò comporta.”

E’ sufficiente introdurre una legge che modifichi il sistema del credito dando potere di emissione allo Stato (in realtà ha già questo potere ma non lo fa) e avviare una contabilità parallela per gli Enti locali e il Governo. E’ sufficiente introdurre la lira con valore identico all’euro senza convertirla. Un caffè 0,70 = 0,70 lire; un euro = una lira. Possiamo retribuire tutti gli stipendi pubblici con la lira (zero debito pubblico) e lasciare l’euro come valuta per scambi internazionali. Possiamo finanziare tutti i diritti umani con la lira (moneta credito). Unendo la moneta credito coi nuovi indicatori della crescita (Bes) potremmo far cresce l’economia reale e far scomparire la povertà poiché viene creata proprio dagli attuali indicatori (PIL, petrolio e moneta debito).

Nella teoria neoclassica, gli oggetti teorici non sono le azioni umani così come le conosciamo, ma “i prezzi e le quantità”. Essa in tal modo opera una cesura con la storia e i gruppi umani: la teoria neoclassica della crescita è giustamente celebre per non avere alcunché di umano. (Edmund S. Phelps, Théorie macroéconomique pour économie moderne, Conferenza Nobel, in “Revue de l’OFCE”, 102, estate 2007)

Dunque, esiste un modo equo per misurare la reale ricchezza, crescita spirituale e materiale degli esseri umani con indicatori rispettosi delle leggi della natura. Esistono idee creative e innovative per cambiare paradigma culturale e migliorare la qualità della vita di tutti. E’ “sufficiente” cancellare l’avarizia dalle leggi e introdurre l’etica nella politica. Il cambiamento richiede impegno. Il primo passo è la decisione di fare questo processo la cosa più importante della propria vita. Questo significa staccarsi dai programmi consueti, dalle abitudini obsolete. E’ necessario cambiare routine e smettere di essere ciò che siamo stati prima. Bisogna desiderare di reinventarsi poiché siamo di fronte una grave crisi di coscienze, economica, sociale e politica. Per iniziare un cambiamento dobbiamo prestare attenzione ai nostri pensieri e focalizzare chi siamo e dove stiamo.

Nell’edilizia è sufficiente ribaltare i valori, un esempio banale: oggi, un terreno agricolo può valere 1 e un terreno edificabile può valere 5; una ristrutturazione può valere 1 e una costruzione ex-novo può valere 5. Ribaltiamo i valori ed avremo ridotto il consumo dei suoli agricoli con un maggiore risparmio energetico dell’ambiente costruito. Tutto questo può essere incentivato con una moneta credito.

Articolo 47 Costituzione italiana. Ricordiamoci che: Armando Lamberti, docente di diritto costituzionale Università di Salerno: “[…] La Repubblica infatti deve incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme, e disciplinare e controllare con provvedimenti legislativi l’esercizio del credito, favorendo attraverso il risparmio l’accesso alla proprietà privata dell’abitazione, alla proprietà terriera da coltivare e all’acquisto delle azioni dei grandi complessi produttivi del Paese. Si tratta di una norma ispirata ai principi della cosiddetta “democrazia economica”. La Costituzione, si preoccupa, cioè di difendere i piccoli risparmiatori, in una società in cui il valore della moneta, l’andamento dei titoli in borsa ed il mercato mobiliare sono condizionati da fattori che loro non possono controllare.[…]“

Ed anche che: “[…] lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria […]“ (Suprema Corte di Cassazione SS.UU civili, sentenza 21 luglio 2006 con n. 16751).

Applicando la Costituzione i cittadini potranno riappropriarsi delle società che gestiscono i beni comuni e non tramite SpA ma tramite società che reinvestono gli utili sul territorio. I cittadini possono diventare proprietari e gestori delle aziende locali e nazionali in tutti i ruoli strategici: telecomunicazione, media, acqua, rifiuti, energia e mobilità.

Finanziare i comportamenti virtuosi: le Regioni tramite una legge possono emettere moneta sovrana (libera del debito e dagli interessi) per finanziare la prevenzione primaria in tema di salute (strumenti di misura e controllo dei comporti aria, suolo e acqua), la formazione professionale, sostenere i diritti delle famiglie povere, la tutela del territorio (rischio idrogeologico) e la ristrutturazione dell’intero patrimonio edilizio esistente eliminando gli sprechi energetici per raggiungere l’auto-sufficienza. Ecco il valore della nuova convenzione (moneta): i principi costituzionali e i comportamenti virtuosi. Per ogni comportamento socialmente utile “segniamo” un segno positivo e per ogni spreco un segno negativo. Ricordiamo che l’amore, la passione e la trasmissione del sapere non possono essere misurati con i vecchi indicatori (PIL).

Si tratta di passare dalle privatizzazioni fatte per usurpare proprietà pubbliche ed i diritti dei cittadini all’azionariato diffuso per applicare la democrazia economica, cancellando gli strumenti immorali del diritto societario, cancellando le scatole cinesi, i patti di sindacato etc.

E’ sufficiente incriminare il sistema delle società off-share, delle fondazioni politiche finanziate dalla BCE e dei paradisi fiscali, spezzare il legame dipendenti eletti-banchieri.

Quindi, con una serie di proposte possiamo ripristinare la legalità e consentire ai cittadini di partecipare direttamente ai mezzi di controllo del Paese: la sovranità appartiene al popolo, solo che non lo sa!

“Qualcosa” che non va

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Le persone percepiscono che c’è qualcosa che non va, lo sentono e lo vedono nel quotidiano, sentono che i politici sono dei bugiardi ma difficilmente si spingono verso la ricerca di una verità. Le persone sono continuamente minacciate e ricattate sul lavoro, non si fidano di nessuno e cresce l’apatia politica. Paure ed insicurezza vengono indotte sin dai tempi scolastici attraverso una diseducazione decisa dai Governi ed, i docenti si limitano ad applicare i programmi calati dall’alto. «Nella realtà, i nostri diritti di apprendere sono già circoscritti», afferma il premio nobel Robert B. Laughlin.
Può capitare di reagire e svegliare la propria coscienza quando siamo coinvolti in prima persona, e questo può avvenire se percepiamo un abuso di potere da parte di un’autorità o di un Ente. Alcuni esempi possono essere: una multa contestata, un furto subito, un’ingiustizia subita ad un concorso pubblico ed altri ancora. In questi casi sentiamo la nostra indignazione ancora più forte perché un nostro interesse personale è osteggiato da quello altrui.
Non riusciamo a comprendere pienamente dove sia il collegamento fra un’amministrazione ingiusta ed i nostri disagi quotidiani circa il costo della vita, per cui spesso torniamo ad essere egoisti e cinici: domani è un altro giorno.

Eppure, il processo deliberativo del Parlamento italiano è condiviso interamente nella rete di internet, cittadini informati sulle procedure possono cercare e trovare i responsabili dei provvedimenti incostituzionali, illegittimi e privi di etica. Alcuni giornalisti indipendenti fanno ampio uso della rete per cercare atti pubblici e commentarli col fine di spiegare gli emendamenti non corretti.
Altri cittadini ben informati conoscono l’influenza politica di riunioni segrete circa gruppi sovranazionali e non rappresentativi degli interessi pubblici quali, il Gruppo Bilderberg e la Commissione Trilaterale. Giornalisti ed investigatori cercano di raccontare le decisioni prese in queste riunioni che determinano le linee politiche nel mondo dato che vi partecipano le più influenti corparations, ministri, banchieri, giornalisti e tanti politici. La globalizzazione è stata decisa in questi ambiti e, stiamo parlando di incontri i cui contenuti non vengono divulgati ufficialmente perché i promotori non vogliono far conoscere all’opinione pubblica quali interessi siano in gioco. Il semplice fatto che i popoli vengano tenuti all’oscuro di tutto ciò è una chiara violazione dell’etica e di comportamenti democratici, soprattutto se pensiamo alle persone che ricoprono incarichi pubblici.

Esistono altri gruppi internazionali che influenzano le scelte, alcuni sono ufficiali ed altri meno. Pochi cittadini sono informati sul fatto che esistono banche internazionali come la BIS, Banca dei regolamenti internazionali, che è al vertice della Banca Mondiale (BM) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e facente da tramite a tutte le Banche centrali. I membri esecutivi di queste banche partecipano ad incontri ufficiali e meno ufficiali e determinano ricchezza e povertà dei popoli. Queste persone non rispondono alla democrazia ma ad interessi particolari di varie SpA multinazionali.
Nella scena teatrale della democrazia rappresentativa i candidati si mostrano interessati e discutono a volte dei problemi dei popoli ma nessun media nazionale italiano ha mai approfondito l’influenza delle società segrete e dei gruppi internazionali che ricattano i Governi. Mai nessun programma televisivo, in prima serata, e per lunghi periodi ha investigato sul ruolo e sulla funzione di persone non elette dai popoli ma che determinano la vita dei cittadini.
La privatizzazione del mondo è stata decisa da queste persone ed indicata ai Governi col fine di usurpare i beni demaniali dei popoli, ed ancora, i diritti di copyright ed i brevetti sulla ricerca scientifica, la privatizzazione della salute e la privatizzazione delle guerre sono tutte linee politiche non ideate dai Parlamenti ma avviate da gruppi sovranazionali come il Bilderberg e la Trilaterale dove alcuni banchieri ed imprenditori si dividono il mondo.
La dittatura SpA finirà quando i cittadini smetteranno di lasciarsi dividere fra “destra” e “sinistra” e quando adotteranno un approccio pragmatico dei problemi. Non dare più fiducia alla televisione, smettere di sostenere il sistema, e smettere di credere ai quotidiani può essere un buon inizio. Partecipare attivamente alla vita della propria comunità entrando nel merito delle questioni e documentarsi da fonti indipendenti è un modo corretto per orientarsi e farsi un’idea. Discutere, confrontarsi e cooperare per il bene comune può aiutare chiunque di noi ad ottimizzare i tempi in un percorso di conoscenza non condizionata dai dogmi del potere.

Le organizzazioni qui citate hanno un’evidente influenza psicologica sugli stili di vita di tutti i cittadini eppure non rispondono di fronte alle legge circa le loro scelte poiché, Parlamenti corrotti hanno costruito una maschera nel corso degli anni, fatta di leggi che tutelano gli affari e non la vita degli esseri umani. Un esempio recente è la mancata introduzione della vera class action, voluta sola da liberi cittadini ed osteggiata sia da Prodi, noto manager banchiere ed amico dei massoni e, sia da Berlusconi noto imprenditore legato alla massoneria e vicino all’Opus Dei.
La maggioranza dei cittadini non è minimamente a conoscenza del reale concetto di ricchezza e di economia, non conosce il meccanismo di creazione della moneta e neanche i principi elementari della Costituzione. La nostra ignoranza è questo enorme muro di gomma che il potere ha saputo costruire nel tempo con programmi scolastici diseducativi. Non importa se una stretta minoranza sia informata sui meccanismi criminali che tengono in schiavitù i popoli, ciò che conta per il potere è avere il controllo delle masse per mezzo di strumenti persuasivi (scuola, televisione, cinema) che incidono sugli stili di vita e, così in tutte le città vi sono piccoli vassalli, Sindaci e Presidenti, che sono parte di una casta autoconservatrice che sfrutta la maggioranza dei propri concittadini e, che ogni tanto include nei club nuove forze per continuare a rubare a norma di legge. E’ sufficiente comparare le organizzazioni (Statuti) degli Enti territoriali di oggi con quelle medioevali per comprendere in che società viviamo.

Proviamo ad analizzare l’istituzione che ci governa. In questo periodo il sito ufficiale della Banca Centrale Europea (BCE  – http://www.ecb.int/ecb/educational/pricestab/html/index.it.html ) ha condiviso un cartone animato e dei documenti per spiegare ai docenti delle scuole ed ai suoi allievi la propria funzione all’interno dell’Unione Europea.
Quel cartone animato è una buona applicazione di Programmazione Neuro Linguistica (PNL), in questo caso indottrinamento, per introdurre un programma sbagliato (disinformazione) nella testa dei ragazzi. Il cartone racconta mezze verità, non dice tutta la verità, del resto è realizzato dalla BCE che non ha interessi pubblici ma quello delle sue filiali, ed in Italia sono le SpA. La BCE è un istituto autonomo e non trasparente poiché non ha obblighi di rivelare tutti i contenuti delle proprie delibere. Il video propaganda della BCE dice che: per mantenere la stabilità dei prezzi a medio termine sotto il 2% essi seguono due fattori:

1)      crescita economica (PIL) e prezzo del petrolio
2)      quantità di moneta circolante

E’ interessante questo discorso poiché essi ammettono, in sostanza, che non puntano ad una reale stabilità dei prezzi ma tendono a conservarla sotto il 2% a medio termine. Essi intendono farlo ma non ci riescono.
Prediamo in considerazione i due fattori: 1) il PIL come indicatore economico non misura la qualità della vita ma, la produttività industriale. Esso fu criticato già quando fu ideato. Più malati di cancro ci sono e più sale il PIL, più armi si vendono e più sale il PIL. Petrolio: nessuno al mondo può conoscere e comprendere il prezzo del petrolio perché, nessuno al mondo conosce il quantitativo di greggio nei giacimenti e dove siano i nuovi con esattezza. La teoria più affidabile, ma per l’appunto si chiama teoria, è il picco di Hubbert che si basa sulla domanda e sull’offerta di petrolio. Essa dice che se la richiesta (consumi) di greggio supera l’offerta (giacimenti, estrazione) allora ci troviamo in un punto di picco (di massimo), questo punto dovrebbe rappresentare un periodo di crisi economica. Le aziende petrolifere non hanno interesse nel dichiarare con esattezza la reale capacità produttiva (giacimenti). Esistono solo stime (ipotesi) diffuse fra i media e nel mercato turbano periodicamente da queste dichiarazioni. Anzi, il prezzo degli idrocarburi (petrolio e gas) è strettamente legato ad interessi bellici col fine di controllare e scoprire nuovi giacimenti. Non è un caso che l’11 settembre 2001 abbia portato enormi profitti alle SpA petrolifere. Non è un caso che il prezzo dei barili di greggio salga e scenda continuamente con differenze anche di 100 dollari e che lo stesso coinvolge anche il prezzo del gas anche se non dovrebbe farlo poiché sono fonti energetiche diverse. Le ragioni sono politiche e non scientifiche.

2) Moneta circolante. In tutti i libri di economia si spiega la domanda e l’offerta di moneta e la relativa formula (moltiplicatore monetario) che regola l’espansione monetaria, essa non tiene minimamente conto dell’obiettivo della stabilità dei prezzi anzi, è formulata con l’obiettivo contrario per una banale ragione, le banche sono SpA e l’interesse degli azionisti è uno solo: prestare soldi e creare debito. Il sistema a riserva frazionaria – metodo del prestito – consente di creare moneta “infinite” volte col conseguente aumento generalizzato dei prezzi e la creazione certa di inflazione. In sostanza, impoverimento sicuro del salario di tutti i dipendenti pubblici.

Ecco un semplice esempio del funzionamento della riserva frazionaria: un signore A deposita 100 euro in banca, un signore B può chiedere in prestito 92 euro (riserva frazionaria all’8%, accordi Basilea II). Ora nella banca risultano esserci 100 euro di A (lavoro) più 92 prestati a B, “creati dal nulla” e caricati di interessi. Se A tornasse indietro per ritirare 100 euro fisici (di carta) non li troverebbe. Cosa significa “creati dal nulla”? La banca emette un prestito per mezzo di una riserva obbligatoria stabilita per legge ma, nel contratto di prestito non esiste l’equo scambio. In un contratto di mutuo la banca non ci perde niente mentre il mutuatario potrebbe perdere la casa (economia reale), tali contratti si definiscono “impossibili”. Tu chiedi pezzi di carta caricati di interessi e rischi economia reale, la banca rischia aria fritta. I termini quantitativi, la ripetizione, di tale processo è stabilito dal “moltiplicatore monetario” e, non dalla ragionevolezza che potrebbe derivare dalla misura di un certa produzione o dallo stile di vita (consumi).

Possiamo concludere con estrema certezza e “confortati” dalla realtà che la BCE poggia le sue analisi e l’obiettivo della stabilità dei prezzi su dati contraddittori ed incerti, non misurabili scientificamente per tante ragioni. Ciò che essi comunicano nelle propria propaganda è l’esatto contrario di quello che accade da sempre. I prezzi aumentano sempre, l’inflazione aumenta sempre, i popoli si impoveriscono ed i banchieri si arricchiscono.

La Storia che si ripete, già molti decenni fa, Alexander Del Mar dimostrò quanto fossero fantasiose e maliziose certe teorie economiche, oggi tradotte e stampate anche in Italia, in storia dei crimini monetari: «La pietra angolare di questa teoria secondo cui “il valore di ogni oggetto o servizio richiesto dipende dal costo di produzione o di approvvigionamento dello stesso» (Londra, Camera di Commercio, estratto dalla replica dell’on. Del Mar al prof. Rogers, 1890). Nel caso del signoraggio (profitto derivante dall’emissione di moneta) o demonitizzazione dei soldi si dimostrava quanto e come chi avesse il potere di emettere moneta rubava ricchezza attraverso la differenza fra il valore nominale ed il costo di creazione delle monete. A quei tempi, si trattava di quanto oro ed argento ci fosse realmente nelle monete circolanti in rapporto al valore nominale. Le Zecche stabilivano un rapporto ed il crimine era perfetto, pochi rappresentanti politici capivano come funzionava la truffa. Del Mar dimostrò in sedi pubbliche quanto tale crimine influenzasse l’economia del popolo americano poiché nessuno poteva stabilire con certezza il reale costo di estrazione (produzione) dell’oro e dell’argento, nessuno conosceva la quantità di materia prima che poteva essere estratta. Del Mar dimostrò che erano i banchieri attraverso trucchi contabili e col signoraggio a stabilire la Misura del Valore delle monete e non la malsana teoria economica del costo di produzione.

In Italia il prof. Giacinto Auriti, ha saputo dimostrare, anche nelle sedi giudiziarie, che non è chiara la proprietà della moneta. Dopo la sua scomparsa, nel 2006, i giudici hanno ribadito che la Repubblica  ha il potere di emettere e controllare la moneta, come prescrive l’art. 47 della nostra Costituzione. Ma Auriti, come accennava anche Del Mar ha ristabilito un principio giuridico ed economico: «la moneta è un bene immateriale di valore convenzionale e, allo stato attuale dei regimi monetari, gravata di debito. La moneta ha valore perché misura il valore dei beni. Poiché ogni unità di misura è convenzionalmente stabilita, la fonte dello strumento monetario è la convenzione.»
Ricordiamoci che l’economia e la moneta sono invenzioni. Estratto dal discorso di Capo dei Pellirossa Capriolo Zoppo nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce: “Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?”
Da allora fino ad oggi le analogie dei crimini monetari sono impressionanti poiché da quando (1971) la moneta si stampa senza alcun controvalore in oro, il nuovo riferimento è il petrolio. Ma oggi come allora nessuno può stabilire il reale costo di produzione, nessuno. Cambiano i riferimenti ma i crimini continuano, con mezzi più efficaci (moltiplicatore monetario), internet (moneta elettronica) e, studi in economia. Oggi rubare a norma di legge è diventata persino un’aspirazione per taluni economisti ed avvocati. Nei secoli passati il banchiere era visto, giustamente, come un mestiere non nobile, egli è un usuraio, in Italia abbiamo avuto banchieri diventati Capi di Stato. Nel Regno d’Italia creare moneta dal nulla era un gravissimo reato penale, oggi, si insegna all’università. Lo scandalo della Banca Romana (1893) racconta di crimini monetari come stampare moneta dal nulla per speculazioni edilizie e da li a poco nacque la Banca d’Italia che coprì lo scandalo. Oggi, nel nostro sistema bancario, inventato dalla FED, il denaro è debito ed il debito è denaro. Siamo a livelli di schiavismo tali che se una pubblica amministrazione non eroga servizi essenziali indicati dai principi costituzionali è perché essa deve sottostare a indirizzi politici di un organo non eletto e non controllato dai popoli, la BCE, che agisce sul tasso di interesse (debito). Addirittura la non cultura umana, quella degli economisti, obbliga Enti pubblici a rispettare un patto di stabilità pena il commissariamento.  Intanto l’ISTAT misura la soglia di povertà ed in Italia ben l’11,3% delle famiglie sono povere.

Nel luglio del 2008 senza alcun dibattito pubblico, il Parlamento italiano approvava l’antidemocratico Trattato di Lisbona dove la Commissione ed il Consiglio hanno maggiori poteri rispetto il Parlamento, unico organo eletto. Al fine di far approvare il Trattato, i governi hanno deliberatamente disinformato i loro cittadini circa i contenuti e la necessità del Trattato di Lisbona. Nel trattato si “legalizza” l’usurpazione della sovranità monetaria. Quando il potere esecutivo ed il potere legislativo coincidono non esiste alcuna democrazia rappresentativa e si parla di dittatura dell’oligarchia di un regime totalitario quali il fascismo o il comunismo sovietico-cinese.

Il giornalista Piovesana sul sito di Peacereporter, il 20 novembre 2009 ha documentato chiaramente l’influenza delle organizzazioni sovranazionali: «La decisione di nominare presidente permanete della nuova Unione europea disegnata dal Trattato di Lisbona il premier belga Herman Van Rompuy – membro del partito dei Cristiani Democratici Fiamminghi e appassionato di poesia giapponese – è stata presa la sera del 12 novembre in una cena a porte chiuse nel Castello di Hertoginnedal, alle porte di Bruxelles. A organizzare la cena, cui ha partecipato lo stesso Van Rompuy, il famoso Bilderberg Club: il più potente, riservato e discusso organo decisionale privato del mondo che dal 1954 riunisce i vertici politici, finanziari, industriali, militari e mediatici dei paesi occidentali.»

Su tutti i media rimbalzano le indicazioni del presidente della Bce Jean Claude Trichet e dello stesso Herman Van Rompuy per cercare di contenere la crisi finanziaria mondiale ed il debito pubblico della Grecia per evitare che qualcuno possa pensare di stampare moneta pubblica e non della BCE.
Jean Claude Trichet, sottolinea che frena l’andamento dei prestiti bancari a imprese e famiglie nell’area euro. «L’inasprimento delle condizioni di finanziamento, dovuto all’acuirsi delle tensioni finanziarie, ha contribuito al rallentamento del flusso dei prestiti delle istituzioni
finanziarie monetarie al settore privato non finanziario».  (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 22 gennaio 2009). Ancora oggi, nel febbraio 2010 dobbiamo leggere dai media dichiarazioni anacronistiche di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, al Forex: «Finché la flessione dell’occupazione non s’inverte permane il rischio di ripercussioni sui consumi, quindi sul Pil». Ed ancora «Stiamo ora uscendo dalla crisi con un tasso di crescita basso, ai minimi europei» ha aggiunto Draghi, mettendo in evidenza come «una crescita economica sostenuta sia base di benessere» e come per questa «ne siano condizione le riforme strutturali, la cui mancanza ha segnato la perdita di competitività del Paese che dura da un quindicennio». E’ evidente l’enorme distanza fra banchieri ed esseri umani. Per i primi contano la crescita del PIL, l’aumento dei consumi e, la competitività, concetti obsoleti che trovano ampio spazio all’università ed alla televisione. Eppure, già nel 1972 istituti di ricerca sostenuti anche dai banchieri ipotizzarono un rinnovamento coraggioso e profondo della società, attraverso trasformazioni ecologiche, culturali e istituzionali volte ad impedire che l’impronta ecologica superasse la capacità di carico del pianeta Terra.

I politici, come hanno spiegato Alexander Del Mar, Ezra Pound, Abramo Lincoln, JF Kennedy, Giacinto Auriti, Jean Ziegler, sono i migliori camerieri dei banchieri ed essi hanno conservato un potere poiché la maniera per comprarsi le persone è ben nota a chiunque abbia l’umiltà, la passione e l’interesse di scoprire la verità del perché c’è “qualcosa” che non funziona nella globalizzazione.  I paradisi fiscali ed gli strumenti finanziari rappresentano il modo più efficace di far perdere le tracce e distribuire soldi per corrompere politici e, pagare la politica delle multinazionali SpA: guerre e controllo debito. Tratto da Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli, Colletti Sporchi, BUR 2008, pag. 354 (intervista a Moisés Naìm, economista, direttore di Foreign Policy, già executive director della Banca Mondiale ed autore di Illicit Peccato anche che il numero dei territori che offrono servizi off shore cresca. Sì, arresteranno pure qualcuno, ma per ogni arresto “eccellente” ci sono mille nuovi canali illeciti che nascono, crescono e si riproducono alla velocità della luce. Non si tratta catturare questa o quella persona, qui si tratta di un problema di sistema, “sistema mondo” intendo, che sta appunto minacciando l’equilibrio globale”» I banchieri non hanno bisogno di soldi: li stampano dal nulla. Anche Norberto Bobbio, nel 1984 disse chiaramente che qualcosa non funzionava: «il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove». Fu Bobbio, in Italia, a parlare di videocrazia, plutocrazia, cleptocrazia. Può darsi che io sia particolarmente influenzato da quel che accade in Italia, dove la presenza del potere invisibile (mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare) è, permettetemi il bisticcio, visibilissima.
Alle prossime elezioni regionali del Lazio, marzo 2010, il “centro sinistra” candida Emma Bonino che ha partecipato al Bilderberg. Globalizzazione tradotto in termini pratici ed etici, significa rubare i diritti umani per arricchire qualcuno e controllare i popoli. L’UE è fondata anche su questi principi. Senza regole morali siamo tutti potenziali mercenari del miglior offerente, ovvero servi obbedienti e compiacenti della cupola di banchieri che controlla sia l’informazione (in primis quella scientifica) che la ricchezza globale (tratto da Marco Pizzuti, rivelazioni non autorizzate, Ed. Il punto d’Incontro, 2009, pag. 370)

Le persone percepiscono che c’è qualcosa che non va, lo sentono ma dovrebbero porsi domande semplici: se i soldi sono nostri perché ce li prestano? Ed andare fino in fondo nelle ricerca delle risposte ai mali che ci affliggono tutti i giorni.

Le persone percepiscono che c’è qualcosa che non va, lo sentono e per questa ragione dovrebbero riappropriarsi della vita e rifiutare di essere schiavizzati in stupidi mestieri pre-confezionati dalle SpA ma riscoprire il piacere di vivere realmente, riscoprire chi siamo e dove stiamo. Noi abbiamo bisogno di alimentarci con cibi sani e quindi dovremmo tutelare i nostri territori ed i nostri luoghi, dovremmo sapere che la Terra ha limiti fisici ben definiti. Siamo il Paese del Sole e del mare e non sappiamo curare tali risorse poiché abbiamo delegato tutto ai nostri amministratori impegnati a servire contratti ad un banchiere o per un costruttore. La Natura è già interconnessa; banchieri, finanzieri ed amministratori non sono connessi con la Natura ma solo con l’avarizia e da troppo tempo sfruttano l’umanità. Oggi, la reale contrapposizione politica non è fra “destra” e “sinistra” ma, fra totalitarismo e democrazia e, libertà. Vi è un’élite che governa e controlla i popoli e vi sono alcuni cittadini che tentano di condividere informazioni vitali per la sopravvivenza e la libertà di tutti