Criteri per la qualità


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.5.1.2       Criteri per la qualità

Nel 2008 la Commission for the Built Environment (CABE) pubblica un manuale[1] per gli Enti locali affinché possano valutare le proposte progettuali secondo determinati criteri: ambiente e comunità; carattere; strade, parcheggi e pedonalizzazione; progettazione e costruzione. Il manuale è indirizzato a progettisti e developers.

Nell’aprile del 2010 il Ministero della Vivienda spagnolo pubblica un “libro bianco” per le urbanizzazioni e la trasformazione dell’esistente. I criterios de actuacion generali individuano sette ambiti: aree periurbane; aree urbane; trasporti; performance in termini di risorse; rifiuti; attuazione per la coesione sociale; governance.

Sul tema della qualità urbana[2], nel 2011, il Comune di Roma incarica l’associazione AUDIS (Associazione delle aree urbane dismesse) per scrivere un protocollo atto a valutare la qualità dei progetti di trasformazione urbanistica. Il risultato è una matrice che indica gli obiettivi generali e operativi della qualità urbanistica, architettonica, dello spazio pubblico, sociale, economico, ambientale, energetico, culturale e paesaggistico. Il lavoro di definizione del protocollo si basa sulla Carta della Qualità della Rigenerazione Urbana, pubblicata da AUDIS nel 2008, risultato ultimo di un lungo confronto tra soggetti pubblici e privati impegnati con successo nei piani e progetti di rigenerazione urbana in tutta Italia. La matrice parte dall’identità del progetto di trasformazione per tendere agli obiettivi di qualità urbana, qualità architettonica, qualità dello spazio pubblico, qualità sociale, qualità economica, ambientale, energetica/benessere livello edilizio, culturale ed in fine qualità paesaggistica. Ad esempio, i criteri della qualità urbanistica previsti dalla matrice sono: lettura della tipologia dell’impianto urbanistico prevista dal disegno urbano costatando se vi siano polarità e/o elementi ordinatori, costatando se il tessuto edilizio sia compatto o sgranato, se c’è una gerarchia di percorsi, valutando il rapporto tra edificato, spazio pubblico e spazi collettivi; verifica del mix di funzioni (abitativo, commerciale, servizi, turistico-ricettivo, produttivo, verde e servizi pubblici, parcheggi pubblici e privati); integrazione tra area di intervento e contesto; accessibilità dell’area; mobilità interna; modalità di attuazione; modalità di definizione delle specifiche architettoniche del piano.

Nel 2015 Camilla Mele pubblica un manualetto[3] per mettere a punto uno strumento di valutazione alla scala del quartiere finalizzato alla rigenerazione sostenibile del social housing. Mele integra i requisiti di performance urbanistica con quelli ambientali e sociali-partecipativi per creare una garanzia di funzionamento e della effettiva sostenibilità del progetto. L’approccio è quello multicriteria considerando un ampio spettro di variabili che comprendono sia aspetti tecnici[4] e sia valori sociali in base a una visione pluralistica e sistemica del problema.

La rigenerazione urbana rappresenta l’occasione per risolvere problemi come l’assenza d’identità di un quartiere, la totale mancanza di spazi pubblici e l’elevata densità edilizia che rende impossibile gli allargamenti delle sedi viarie, la realizzazione di aree verdi e perfino la messa a dimora di alberature lungo i marciapiedi. La disincentivazione del consumo di suolo non urbanizzato, pone la questione dei costi vivi diretti e indiretti per l’ambiente, che non possono essere sottovalutati se la prospettiva in cui ci poniamo è quella della sostenibilità: è quanto mai necessario governare il territorio con strumenti urbanistici adeguati, in grado di frenare le nuove costruzioni al di fuori di programmi di rigenerazione del patrimonio edilizio inadeguato. Programmi che, oltre alla riqualificazione urbanistica ed edilizia, con utilizzo di materiali sostenibili e ricorso a energie alternative, favoriscano l’eliminazione del disagio sociale conseguente allo sviluppo che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, con interventi che hanno risposto quasi esclusivamente alla speculazione edilizia ed alla rivalutazione della rendita fondiaria[5].

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Evaluating housing proposals step-by-step, Building for life.
[2] Il concetto di qualità urbana, fra l’altro come quello di rigenerazione urbana, non ha un unico significato per i progettisti e il mondo accademico. Nonostante ciò, nel corso dei secoli e soprattutto negli ultimi decenni c’è stata sempre maggiore convergenza e concordia su alcuni temi progettuali e tipologie d’intervento in ambito urbano. L’idea di qualità rimane un concetto soggettivo ma il corretto uso dello spazio, rispondente a un’adeguata morfologia urbana, è sempre meno soggettivo, anche grazie a una rinnovata proposta di sostenibilità che mostra l’uso razionale delle risorse finalizzate allo sviluppo umano e alla tutela della salute. I determinanti della salute sono tutti quei fattori che influenzano in maniera positiva o negativa lo stato di salute e il benessere degli individui. Ad esempio, un determinante è negativo quando aumenta i fattori di rischio (inquinamento atmosferico, rumore, consumo di alcool e fumo di sigaretta); mentre un determinante positivo quando è un fattore di protezione (sport, adeguata alimentazione, ambienti di vita sani, qualità urbana, inserimento sociale).
[3] Mele, La valutazione partecipata e sostenibile di piani di rigenerazione urbana per il social housing, Milano, 2015.
[4] A titolo esemplificativo si ricordano alcuni indicatori: la densità territoriale, il rapporto di copertura; l’indice di permeabilità dell’acqua; l’indice di compattezza corretta (Volume costruito/Superfici di attenuazione); l’indice di circuitazione ciclo-pedonale; l’indice di mix tipologico (corte, villette, schiera, torri); il fattore visibile del cielo – SVF (sky view factor); l’albedo dei materiali; la dotazione di aree verdi; l’indice di ombreggiamento/soleggiamento.
[5] Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, 2012.

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