Comfort urbano e sistema del verde


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.5.6.2.6       Comfort urbano e sistema del verde

Il concetto di comfort urbano nasce nel rapporto fra individuo e collettività, ed ha origine nella tradizione borghese in cui le classi medie erano raccolte in abitazioni di piccole dimensioni, e in risposta al disagio ci si sforzò di individuare le giuste dimensioni. Con la nascita della società moderna in ambito urbano si sviluppò la necessità di individuare nuove dimensioni ed oggi possiamo “scindere” il concetto di comfort dal punto di vista tecnico e politico. Il comfort è un concetto individuale che si rifà ad un’esperienza soggettiva e nella dimensione urbana deve fare i conti con i limiti dello spazio privato e la dimensione dello spazio pubblico. «L’idea di comfort urbano è legata all’intenzione di progettare luoghi dell’abitare nella sua accezione più completa, quella heideggeriana; per questo uno dei tòpos del comfort urbano è rappresentato dai luoghi di mediazione: in essi vi è il senso del rapporto con il suolo urbano, ma anche, e contemporaneamente, un grado di sentire collettivo che sta alla base della città abitabile, un riconoscersi nel luogo in cui si vive, sentimento quest’ultimo che non deve e non può risolversi nel limite fisico e mentale delle pareti domestiche private»[1].

La relazione fra architettura e spazio pubblico è la progettazione dello spazio di relazione, cioè il luogo tipico delle città. Sono i luoghi dell’interazione sociale che fra anni ’40 e ’50 sono chiamati in-between da Martin Burber prima, e poi da Martin Heidegger. Per Burber in tali luoghi, in-between, si sviluppa l’idea del dialogo essenziale per lo sviluppo della comunità poiché i gruppi sociali interagiscono; mentre per Heidegger l’in-between è spaziale, poiché consente all’uomo la conoscenza dello spazio[2]. «In ambito architettonico i membri del Team X[3] portano avanti una tendenza verso un nuovo umanesimo che mette al centro del progetto l’uomo reale»[4] e cosi usano il termine luogo[5] piuttosto che spazio. Gli spazi di relazione, cioè i luoghi, diventano oggetto dell’analisi urbanistica per progettare un adeguato comfort.

La struttura della città è interpretata come relazioni tra le parti (il passaggio dallo spazio privato a quello pubblico, ad esempio entrare e uscire da una porta) e il tutto, e quindi l’impegno è nel concetto di abitare che va ben al di là dell’alloggio privato.

Dal punto di vista tecnico, il tema del comfort urbano si occupa di progettare spazi ecologicamente compatibili con le attività umane e mira a migliorare le prestazioni ambientali per garantire un equilibrato rapporto fra l’uomo e l’ambiente costruito. Attraverso gli indicatori legati all’aspetto degli spazi urbani è possibile progettare interventi atti a migliore il comfort ambientale, inoltre è possibile misurare il comportamento ambientale degli utenti e con misurazioni dei micro climi è possibile suggerire interventi sui materiali e sull’arredo urbano per mitigare il clima dei luoghi aperti[6].

La qualità di un centro urbano può essere valutata sulla base del rapporto tra ambiente naturale (antropizzato) e quello costruito. Il verde influenza direttamente tutti gli aspetti del benessere, pertanto le aree verdi assumono un ruolo molto importante nel migliorare le condizioni ecologico-climatiche delle città: incrementando il contenuto di umidità dell’aria, abbassando la temperatura nei periodi più caldi, producendo ossigeno, riducendo il livello di inquinamento, attenuando il rumore, tutelando l’ambiente naturale locale. Ogni quartiere dovrebbe prevedere la realizzazione di spazi verdi e rispondere ai seguenti requisiti: area verde plurifunzionale (area verde attrezzata per ospitare diverse funzioni, sport, area per i cani, arredo e riposo); accessibilità e fruibilità; densità e diversità arborea; continuità e connessione con altre aree verdi e assenza di fattori di pressione ambientale al contorno (elettrodotti, strade trafficate, ferrovie, industrie)[7].

L’osservazione dei comportamenti negli spazi aperti suggerisce di valutare diversi elementi quali la sicurezza[8], il benessere[9], la fruibilità[10], l’aspetto[11], la gestione[12], l’integrabilità[13] e la salvaguardia dell’ambiente.

I requisiti specifici e gli indicatori all’aspetto degli spazi urbani sono: la localizzazione dello spazio urbano, inteso come posizione dello spazio in relazione al tessuto esistente e alle funzioni che ospita l’area; la complessità visiva, che misura la “quantità di varietà” di elementi che caratterizzano lo spazio urbano e cioè la ricchezza visiva del fronte strada attraverso quattro specifiche, come il colore, le facciate degli edifici prospicienti lo spazio urbano, le attrezzature urbane (sedute, arte, illuminazione) e la pavimentazione (colore, materiali). Altri requisiti specifici e indicatori sono le nicchie, l’acqua e le variazioni di livello dello spazio urbano, cioè piani e quote diverse naturali, legate alla topografia del terreno, o quote artificiali; altri ancora sono le dimensioni ed in fine l’arte e gli eventi pubblici.

I requisiti specifici legati alla fruibilità degli spazi urbani sono la sedibilità, il consumo di alimenti, le aree del gioco, l’accessibilità, gli elementi di confine, e la mobilità.

Per quanto riguarda le esigenze e i requisiti legati al benessere ambientale, gli studi finora realizzati hanno utilizzato un modello puramente fisiologico che include un modello del bilancio energetico del sistema organismo-ambiente che calcola il benessere termico in funzione delle condizioni ambientali e in alcuni casi includendo aspetti comportamentali, come il livello metabolico e l’abbigliamento; tale modello è inadeguato per gli spazi aperti, poiché ciò che bisogna tener conto, sono anche i fattori psicologici intrecciati con quelli fisiologici. Le condizioni di comfort devono essere valutate in funzione delle attività e delle persone che si prevede utilizzeranno lo spazio[14].

I requisiti per il benessere termico sono: a) il controllo della radiazione solare; b) il controllo della radiazione termica; c) il controllo della temperatura dell’aria; d) il controllo della ventilazione urbana. L’analisi della morfologia urbana e le informazioni relative al vento, all’impiego dei materiali negli spazi pubblici e l’irraggiamento consentono di progettare adeguati interventi per controllare il fenomeno dell’isola di calore[15] tipico dell’aree urbane densamente edificate.

«Il primo passo del progetto, orientato al comfort estivo, è rappresentato dal controllo della radiazione solare, per impedire che raggiunga le persone e gli oggetti presenti nella zona occupata e questo può avvenire intercettando la radiazione diretta e diffusa attraverso sistemi di schermatura, che devono tener conto della variabilità della posizione solare sia in termini giornalieri che stagionali»[16].

Osterbro Copenaghen Quaniere Sit Kjeld
Osterbro (Copenaghen), Quaniere Sit Kjeld. Fonte immagine: Francesco Alberti (INU Toscana).

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Salsa, La dimensione del comfort urbano. I luoghi di mediazione tra casa e città abitabile, Milano, 2015, pag. 36.
[2] Spirito, In-between places. Forme dello spazio relazionale dagli anni Sessanta a oggi, Macerata, 2015
[3] Nel 1956 Aldo van Eyck, Alison e Peter Simthson, Jacob B. Bakema, Geoges Candilis, Shadrach Woods e Giancarlo De Carlo fondano il Team X per organizzare il X Congresso CIAM a Dubrovnik. Essi si battono contro le ricostruzioni funzionaliste delle città colpite dalla guerra. Propongono di adottare lo stesso metodo composito per riprogettare le città partendo dalla definizione di «una cellula base – dimensionata in base alla scala umana, in grado di svolgere una determinata funzione e avere una propria identità – moltiplicarla e metterla in relazione con le altre attraverso una trama di spazi in-between» (Spirito, In-between, 2015, pag. 46).
[4] Ivi, pag. 25.
[5] Per segnare un passaggio di maggiore aderenza alla realtà e in contrapposizione al Movimento Moderno, si preferisce il termine luogo a quello di spazio. Il luogo è sinonimo di abitare-dimorare.
[6] Dessì, Progettare il comfort urbano, Napoli, 2007.
[7] Buffoli, Op. cit. , 2014.
[8] Insieme delle condizioni relative all’incolumità degli utenti, nonché alla difesa e alla prevenzione di danni dipendenti da fattori accidentali, nell’esercizio del sistema tecnico.
[9] Insieme delle condizioni relative all’attitudine del sistema edilizio a garantire un adeguato livello di salubrità e di comfort.
[10] Insieme delle condizioni relative all’attitudine del sistema edilizio a essere adeguatamente usato dagli utenti nello svolgimento delle attività.
[11] Insieme delle condizioni relative alla fruizione percettiva del sistema edilizio da parte degli utenti.
[12] Insieme delle condizioni relative all’economia di esercizio del sistema edilizio.
[13] Insieme delle condizioni relative all’attitudine delle unità e degli elementi del sistema edilizio a connettersi funzionalmente tra loro.
[14] Dessì, Op. cit. , 2007.
[15] In meteorologia e climatologia l’isola di calore è il fenomeno che determina un microclima più caldo all’interno delle aree urbane cittadine, rispetto alle circostanti zone periferiche e rurali. Il maggior accumulo di calore è determinato da una serie di concause, in interazione tra loro, tra le quali sono da annoverare la diffusa cementificazione, le superfici asfaltate che prevalgono nettamente rispetto alle aree verdi, le emissioni degli autoveicoli, degli impianti industriali e dei sistemi di riscaldamento e di aria condizionata ad uso domestico. Al contempo, le mura perimetrali degli edifici cittadini impediscono al vento di soffiare con la medesima intensità che viene registrata nelle aree aperte fuori della città: gli effetti eolici possono essere inferiori fino al 30% rispetto alle aree rurali limitrofe, limitando così il ricircolo di aria al suolo e il relativo effetto refrigerante durante la stagione estiva. Nelle zone urbane, inoltre, il rapporto tra superfici orizzontali e superfici verticali è più basso, ciò inibisce la dispersione di calore tramite irraggiamento termico. Generalmente, l’effetto isola di calore è direttamente proporzionale all’estensione dell’area urbana, tanto da poter creare condizioni che portano a rilevare temperature mediamente superiori tra gli 0,5 e i 3 °C rispetto alle campagne limitrofe. L’aumento delle temperature riguarda sia le minime invernali, che le massime estive; mentre nel primo caso la conseguenza è un minor numero di giorni di gelo e/o di ghiaccio, nel secondo caso può determinarsi una maggiore intensità delle onde di calore. <http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_calore&gt;, (ultimo accesso 27/04/2015).
[16] Dessì, Op. cit. , 2007, pag. 56.

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