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Archive for luglio 2010

La battaglia politica è totalitarismo contro democrazia. Le SpA che governano i burattini della sedicente democrazia rappresentativa mostrano la loro faccia sulla battaglia dell’acqua, diritto fondamentale  per la vita del pianeta e dell’uomo.

Tre anni or sono, al Convegno promosso dall’Institut international de philosophie sul «fondamento dei diritti dell’uomo», avevo avuto occasione di dire in tono un po’ perentorio, alla fine della mia relazione, che rispetto ai diritti dell’uomo il problema grave del nostro tempo era non già quello di fondarli ma di proteggerli. (Norberto Bobbio, 1965, in L’età dei diritti, Einaudi)

Il Patto sui diritti economici, sociali e culturali e il Patto sui diritti  civili e politici, adottati entrambi dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 16 dicembre 1966 cominciano così: «tutti i popoli hanno il diritto di autoderminazione»; e proseguono: In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.» L’art. 3 di entrambi i patti incalzando afferma che «gli stati… debbono promuovere l’attuazione del diritto di autoderminazione dei popoli» (Norberto Bobbio, L’età dei diritti, Einaudi pag. 31)

Bobbio è stato profetico infatti il cosiddetto potere invisibile nel corso degli anni ha approvato leggi immorali che consente la gestione di beni demaniali alle SpA. E’ stata fatta un riforma amministrativa che ha introdotto l’uso del diritto privato in ambito pubblico (anni ’90) per arrivare a trarre profitti tramite il controllo diretto dello Stato ed i suoi beni.

Sempre Bobbio scrisse che ormai “il Parlamento è una camera di registrazione di decisioni prese altrove”. L’influenza delle lobby e delle organizzazioni sovranazionali è ben tangibile: delocalizzazioni, privatizzazioni e deregolamentazione cioè: uccidere, rubare e truffare a norma di legge violando sovranità, libertà e diritti umani.

Ricordiamoci che: In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione. I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione..

Rispetto a quanto su citato dagli scritti di Bobbio deve apparire evidente che qualsiasi gruppo sovranazionale non rappresentativo dai popoli se compie azioni di lobby (occulta o non) sulle istituzioni pubbliche, perseguendo particolari interessi economici attenta alla sovranità dei popoli, sinonimo dell’autoderminazione. Ecco a cosa arriva il potere invisibile di BIS, BM, FMI, BCE, WTO, Aspen, Bilderberg, Trilaterale: (ANSA) – ROMA, 22 LUG – ”Quel che dice Tremonti e’ corretto: questo referendum non sta in piedi. L’acqua e’ e resta del popolo, ma i principi della gestione dell’acqua sono definiti da una direttiva europea, quindi sono applicazione di un trattato e sui trattati non ci puo’ essere referendum abrogativo.” Cosi’ AcquaLiberAtutti, il comitato contro il referendum sull’acqua, commenta le parole del Ministro dell’economia. ”Siamo lieti che anche il Ministro dell’economia si aggiunga alla lista di politici di entrambi gli schieramenti, Della Vedova, Chiamparino, Cazzola, D’Ubaldo, Formisano, Bassanini, Susta, Pirillo, Treu, Reggi, che aderiscono al ‘no’ al referendum lanciato da AcquaLiberAtutti.” ”In Italia dobbiamo imparare a confrontarci, anche in modo serrato, sulle cose concrete: i referendari devono spiegare dove prenderanno i 60 miliardi di euro necessari per rifare gli acquedotti, e come scaricheranno questi costi sulla collettivita’. Finora hanno cavalcato l’onda della paura, agitando lo spettro di multinazionali che compreranno sorgenti e di costi che aumenteranno a dismisura, ma se personaggi politici di appartenenze cosi’ diverse si espongono su un tema delicato come l’acqua, significa che i referendari hanno mentito e disinformato i cittadini. Questo e’ un boomerang che gli si ritorcera’ contro”. (ANSA).

Eccolo, il solito e vecchio ricatto della cricca (potere invisibile: BCE, FMI, BM, Bilderberg, Trilaterale…), i soldi. Le solite sciocchezze manipolatrici indotte dai proprietari delle banche: lavoro e soldi. La soluzione al problema, se ci fosse realmente un problema, di soldi è banale: stampare moneta pubblica, di proprietà del popolo, libera dal debito e dagli interessi. I dipendenti “eletti” (le persone sedute in Parlamento sono state nominate dai segretari di partito e non eletti) sono gli unici al mondo che non fanno stampare moneta pubblica, altri paesi dell’area euro usano anche monete complementari a tutela dell’economia locale.

“Estratto” da “Qualcosa che non va: Nel dicembre del 2008, Correa il Presidente dell’Ecuador dichiarò: il debito estero del suo Paese è “illegittimo” e “immorale”. Thomas Sankara leader del Burkina Faso, fece un discorso sul debito ampio ed analogo per liberare l’Africa dalla schiavitù della Banca mondiale del Fondo monetario internazionale, poi fu assassinato nel 1987; JF Kennedy decise di stampare moneta pubblica (ordine esecutivo 11110) e non più di proprietà della FED, fu assassinato nel 1963. Abramo Lincoln decise di chiudere la FED e sostituirla con la Greenback (1863) per stampare moneta pubblica libera dal debito e dagli interessi, anch’egli fu assassinato nel 1865. Dopo più di cento anni è stato tradotto in lingua italiana il testo di Alexander Del Mar, crimini monetari, il titolo dice molto, egli fu fra i primi a spiegare i trucchi contabili dei banchieri, ed il potere di emettere moneta per sottrarre ricchezza reale ai popoli. Report, il 30 maggio 2010, nelle Goodnwes ha usato parole “nuove”: moneta complementare trattando il caso della WIR bank attiva dal 1934, in un’inchiesta passata trattò l’esempio della JAK bank. Mediaset in Mistero, 1 giugno 2010, ha denunciato la truffa del signoraggio bancario, ma non c’è nulla di misterioso è sufficiente cliccare sul sito di BankItalia.

C’è un aspetto giuridico molto interessante:”Quel che dice Tremonti e’ corretto: questo referendum non sta in piedi. L’acqua e’ e resta del popolo, ma i principi della gestione dell’acqua sono definiti da una direttiva europea, quindi sono applicazione di un trattato e sui trattati non ci puo’ essere referendum abrogativo.”

Se fosse vero quanto detto da Tremonti allora significherebbe che ci troviamo in un regime totalitario comu-nazi-fascista, cioè l’Unione europea, poiché la sovranità popolare sarebbe stata ceduta ad un’entità terza senza chiedere nulla al sovrano. Qualcuno si ricorda un referendum sul Trattato di Lisbona? Cioè Tremonti lascia intendere che il potere è stato spostato da Roma a Bruxelles e che il popolo non potrebbe intervenire sulle deliberazioni calate dall’alto, l’opposto di quello che dice la nostra Costituzione. La domanda sorge spontanea la nostra Costituzione è ancora in vigore? Se la risposta è SI, allora Tremonti dovrebbe dimettersi poiché egli ha giurato su quella carta che obbligatoriamente deve difendere e diffondere. Il popolo ha il potere di abrogare leggi o parti di esse: referendum abrogativo figlio della sovranità popolare e la raccolta firme abroga leggi italiane e non direttive europee.  Tremonti lascia intendere un altro aspetto giuridico controverso: le direttive europee sono superiori alle leggi italiane. Questa contraddizione giuridica ci riporta al punto di prima: la Costituzione è stata abrogata? Si può abrogare la Costituzione senza che il popolo lo sappia? Un’altra domanda sorge spontanea: Tremonti fa gli interessi delle SpA o del popolo?

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In risposta all’articolo pubblicato da Parmadaily : “la Parma del 2010 sarà una green city” , 15 luglio 2010.

Per avere un città verde e non scadere nella propaganda o peggio nel vendere illusioni utili solo alle SpA non c’è bisogno di fare proclami altisonanti ma solo di guardarsi dentro, essere onesti, umili e comprendere innanzitutto chi siamo e dove stiamo, due coordinate fondamentali a qualsiasi cittadino e comunità che intenda, sinceramente, riequilibrasi con la natura. Sfogliando la letteratura urbana si trovano centinaia di progetti ecologisti rimasti sulla carta perché il principio ordinatore dei Consigli comunali non è l’etica ma la rendita. Sono poche le città italiane non coinvolte dalla speculazione edilizia, si tratta di piccoli centri non considerati dai piani di sviluppo regionale “progressisti” e, dove la cultura criminosa della crescita ha inciso meno sono sorti i Parchi naturali e le “aree protette”, pensateci abbiamo bisogno di “aree protette”, ma perché il resto deve essere distrutto?

E’ sufficiente informasi meglio su piani e strategie per scoprire le enormi contraddizioni e le peggiori intenzioni figlie dell’ossimoro sviluppo sostenibile. Purtroppo uno dei principi generatori dell’Unione europea è il libero mercato e, concetti contraddittori come l’economia competitiva e, già, proprio quel fantasma inventato appositamente per ingannare i popoli e far credere che la crescita monetaria e materiale sia sinonimo di benessere. Siamo manipolati, addomesticati e ricattati dalla ricerca di un lavoro per procurarci quei pezzi di carta che non sono reale ricchezza ma l’esca di: banchieri, BCE, SpA, WTO e gruppi sovranazionali fuori controllo democratico dei popoli (CFR, Trilaterale, Bilderberg, Aspen, TABD …).

«Un giorno si dovrà fare il bilancio di quanto è costato alla comunità mondiale questo capitalismo finanziario che ha generato questa plutocrazia irresponsabile.» (Giorgio Ruffolo)
«L’attuale forma di produzione della “ricchezza”  sta conducendo la Terra verso la distruzione e questo pensiero sta avendo considerazioni anche fra chi ha strategie economico-politiche del sistema capitalistico» (Emanuele Severino)
«il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove» (Norberto Bobbio)
«Senza regole morali siamo tutti potenziali mercenari del miglior offerente, ovvero servi obbedienti e compiacenti della cupola di banchieri che controlla sia l’informazione (in primis quella scientifica) che la ricchezza globale» (Marco Pizzuti)
«Il più potente mezzo di dominio del Nord sul Sud è oggi il servizio del debito»(Jean Ziegler)

Fra gli strumenti e le pratiche previste ci sono idee condivisibili ed utili ma non potranno migliorare la qualità della vita per una ragione semplice e complessa: i cittadini non possono applicare il proprio potere supremo, cioè la sovranità popolare insita nella nostra Costituzione e questo aspetto determinante crea conflitti di ogni genere: priva il popolo sovrano di poteri di controllo diretto sulle decisioni politiche, sulla spesa pubblica, sulla partecipazione alle decisioni, sulla progettualità, sul processo creativo collettivo e sulla capacità di sviluppare una resilienza necessaria a risolvere problemi prima che questi si possano verificare. In sintesi non c’è libertà, l’UE ti fa credere di essere libero ma nella realtà sei uno schiavo che deve spendere una moneta debito, schiavo di consumare merci inutili ed a volte tossiche vendute dalle SpA.

Siamo la società della post-crescita e ci troviamo in un periodo di transizione energetica e culturale. Siamo esseri umani dotati di passione e creatività e fra gli umani non si compete, non si lotta ma si coopera, ci si sostiene, dovremmo essere l’uno reciproco all’altro. La natura e, noi siamo parte di essa, si sviluppa su principi autopoietici, cioè ricchezza è sinonimo di biodiversità mentre la competitività e lo sviluppo sostenibile invenzioni di marketing politico servono a modificare la percezione dell’uomo che a sua volta modifica anche i valori di riferimento così da non esser più naturali, umani ma distruttivi circa le energie e le risorse di tutti. Le regole del sistema socio-politico scritte dall’élite per l’élite rubano, uccidono e distruggono anche per la nostra apatia, indifferenza, nichilismo e cinismo ma un risveglio può cambiare le cose. Se la maggioranza dei cittadini fosse più sensibile, meno manipolata dal potere invisibile e più consapevole, potremmo già introdurre i più avanzati strumenti di democrazia diretta e questo può accadere domani mattina se gli Enti locali non fossero controllati dalle SpA e se i dipendenti eletti applicassero la Costituzione italiana anziché fare gli interessi esclusivi dell’élite.

La biodiversità della biologia, cioè la crescita, lo sviluppo è in perfetta analogia con l’autoderminazione e col pluralismo delle idee, caratteristica tipica del metodo democratico utile agli esseri umani per crescere, svilupparsi culturalmente. Solo in ambienti liberi, non condizionati dall’autorità, potremmo ascoltare la comunicazione di altre persone che possono condividere conoscenza che smuove la coscienza, il potere invisibile sa bene che questo non deve avvenire e come in ogni regime totalitario fa in modo che il pensiero di persone libere non debba svegliare le coscienze addormentate. A Parma, come nella maggioranza dei comuni italiani non esiste democrazia, governo del popolo, ma la degenerata democrazia rappresentativa, un’utile rappresentazione o maschera teatrale per ingannare le masse, usurpare diritti e, consentire alle SpA di trarre profitti dalle risorse locali.

La prima cosa che Giunta e Consiglio comunale dovrebbero fare per applicare l’interesse pubblico è togliere la gestione dei servizi pubblici locali dalle mani di una SpA per consegnarli ai legittimi proprietari: i cittadini e, questo può accadere con l’introduzione di una società no-profit gestita dall’Ente, al 30% ed al 70% dai prosumer, cittadini produttori e consumatori di acqua, energia, rifiuti, trasporti.

Solo dopo aver ripristinato un minimo di democrazia locale, trasparenza, ed etica nella dialettica politica sarà possibile anche applicare tecnologie socialmente utili. Pensateci, come può una SpA (massimizzazione dei profitti) che guadagna soldi dagli sprechi (energia e rifiuti) applicare l’ecologia quando la stessa non conosce il profitto? Conoscente una pianta che scambia moneta per ricevere energia solare? Ricordiamoci che una legge (Cip 6 ’92) consente ad una SpA di guadagnare bruciando risorse come i rifiuti quando la natura non produce rifiuti, ricicla tutto. Come possiamo introdurre una ESCO (società che guadagna dal risparmio energetico) se vige un monopolio energetico che guadagna dagli sprechi?

Un recente diagramma di David Bussett, pubblicato in Technology Review N4 2010, sintetizza lo spreco di energia trasformata, ben il 44,6% del calore viene disperso, tutto quanto già previsto anche da centri di ricerca come il CURE, ideato nel 1988 da Mario Palazzetti, Tullio Regge e Maurizio Pallante.

Inoltre, insensate norme europee misurano l’inquinamento dell’aria pesandolo e, non “contando” le nanoparticelle prodotte dai processi di combustione ma ripeto si misura il peso, la massa, nonostante i manuali di medicina del lavoro spiegano che, in tossicocinetica, la nocività di certi gas dipende anche dalle dimensioni delle particelle inalate e della loro solubilità delle particelle emesse (Fonte: Luigi Ambrosi, Vito Foà, trattato di medicina del lavoro, UTET 2000, pag. 175) da inceneritori, fonderie, acciaierie, cementifici, trasporti etc. Le nanoparticelle sono state fotografate nel nucleo delle nostre cellule dove risiede il DNA.

Dobbiamo sapere che se volessimo realmente vivere in un luogo verde, potremmo farlo. Esiste la conoscenza, la consapevolezza e le tecnologie per non dipendere più dagli idrocarburi (petrolio e gas), possiamo evitare di costruire nuove case e rivalutare tutto il patrimonio edilizio esistente e, solo se applicassimo queste due strategie iniziali si potrebbero avere nuovi mestieri virtuosi, nuova occupazione socialmente utile.

Non serve riporre fiducia sull’attuale classe dirigente e nessuno altro dovrebbe averne, visto che sta distruggendo risorse naturali non rinnovabili e ruba il futuro alle generazioni successive, ma bisogna aver fiducia nel risveglio delle coscienze poiché sta già accadendo, è una moltitudine inarrestabile che sta cambiando la società, basti vedere le “transition town”, “Terra madre” a livello planetario e, l’esistenza di centri di ricerca come il Wuppertal in Germania, ed associazioni come MDF e molti altri gruppi in Italia, elencarli tutti sarebbe impossibile, che propongono cambi di paradigma culturale in armonia con la coscienza umana.

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In Technology Review è stata pubblicata un’interessante mappa che mostra come si consuma e si disperde l’energia negli Stati Uniti e questo conferma quanto già si sapeva e cioè l’inutile e l’evitabile spreco dell’energia. Come si evince dal grafico di David Bussett le obsolete tecnologie della termodinamica classica non possono evitare la dispersione del calore.

Matt Mahoney titola: “una mappa preoccupante dei flussi energetici” ma quello che dovrebbe preoccupare non è la normale dispersione  e perdita dell’energia figlia delle leggi della fisica e figlia di obsolete tecnologie ma la reticenza del mondo politico e l’ostracismo immorale verso nuove tecnologie e, la mancanza di buon senso nella società.

Facendo un semplice confronto fra le riviste di libera informazione si può leggere in Nexus New Times N86 a pag. 55 che la Bloom Energy lancia celle a combustibile all’avanguardia.

Si legge: ciascun Bloom Energy Service fornisce 100 kW di energia con un ingombro approssimativo pari all’area di un parcheggio per automobile. Ciascun sistema genera energia sufficiente a soddisfare le necessità di circa un centinaio di abitazioni medie o di un piccolo edificio adibito a uffici.

Mentre in Italia i nostri dipendenti eletti capiscono poco o nulla sul tema energetico, la scuola fa poco, i media discutono poco e spesso disinformano altri paesi non solo ricercano ma brevettano (copyright = business) nuove tecnologie da fonti rinnovabili.

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Ecco cosa può fare un cittadino normale con internet per il bene comune, “aprire” un blog, diario personale (è gratis) per condividere idee, opinioni, conoscenze: totale visite: 34.371, 205 articoli, 295 commenti, 17 categorie, 299 tag (primo articolo aprile 2007)

Raccogliere le proprie idee e quelle altrui in un documento e condividerlo (libro) gratuitamente, “Qualcosa” che non va: 2.956 letture e 77 download in soli sei mesi.

Avviare una pagina facebook denominata “Qualcosa” che non va che “piace” a 340 persone

Chiunque può “fare” video e condividerli sul proprio canale youtube per integrare la comunicazione del diario-blog ed usare anche presentazioni ad hoc condivise in internet.

Tutto questo con la sola energia della coscienza, no money, no pubblicità, no sponsor, ma per condividere, fare rete e svegliare le coscienze addormentate.

Chiunque può fare altrettanto, chiunque altro può condividere gli stessi contenuti etici e fare rete col passaparola per il bene comune.

Altri esseri umani stanno facendo lo stesso da più tempo ed altri faranno lo stesso dopo questo messaggio. Ciò che fai in internet, realtà virtuale, può avere un impatto sulla vita reale. Se i singoli cittadini virtuali avranno un comportamento etico in rete, può darsi che anche il mondo reale sarà etico, è una possibilità dettata da una regola semplice della linguistica e dal cervello umano che “apprende” dai sensi.

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“estratto” da “Qualcosa” che non va:

Una delle pagine più tristi della società contemporanea è il nichilismo imperante. Le nuove generazioni, come le vecchie credono nel nulla. Le nuove famiglie si fondano sulla moneta e non sull’amore. L’egoismo ed il materialismo sono i non valori che “uniscono” le coppie di “innamorati” e trasmettono i non valori ai loro figli. I giovani sono programmati dai genitori e dalla società (televisioni, amicizie) per scegliere presunti percorsi produttivi e non secondo le proprie capacità creative. E’ sufficiente verificare il grande numero di iscritti a corsi socialmente inutili come economia e giurisprudenza rispetto a quelli più rilevanti come fisica e matematica. Tale affermazione non intende svilire gli studi economici e di diritto ma prende atto del fatto che da diversi decenni l’offerta didattica di questi corsi è volta a creare perfetti servitori delle multinazionali e non esseri umani liberi. Gli studi economici si stanno trasformando in operatori di finanza e gli studi giurisprudenziali in avvocati a tutela dei criminali. Solo per citare un esempio, gli avvocati hanno studiato il diritto così com’è e non come dovrebbe essere. Oggi, per la piega che ha preso la professione sembra esser sufficiente avere un “software data base” sui codici e sulle sentenze per “risolvere il caso” dei clienti, non c’è nulla di creativo e di umano in questo aspetto. Anche le altre libere professioni si sono disumanizzate e rese servili alle multinazionali, un triste aspetto riguarda l’aggiornamento culturale dei medici proveniente soprattutto dall’industria farmaceutica[1]. Nel mondo della progettazione e delle costruzioni la professione del progettista, l’architetto, è stata completamente svuotata del suo valore umanista per mezzo di riforme amministrative e di spostamenti di competenze ad altri soggetti senza prevedere un’adeguata formazione. Non è raro vedere Sindaci che si permettono il lusso di entrare nel merito di scelte tecniche. In generale tutte le professioni sono state coinvolte da logiche devastanti di profitto ed i comportamenti etici sono rimasti come baluardo fra la minoranza di alcuni cittadini sensibili. La degenerazione è così grande che la società intera giudica le persone non per quello che sono realmente ma per i titoli che hanno conseguito, la società vede medici, ingegneri e non persone.

Sono i genitori, ipnotizzati a loro volta dalla società, che ordinano ai figli quali titoli conseguire secondo presunte logiche di profitto. Ci troviamo di fronte ad un regresso diffuso poiché abbiamo confuso il reale sviluppo con l’avarizia. I cittadini stanno subendo, da circa 15 anni, una lenta, persuasiva e martellante violenza psicologica che rappresenta la prostituzione come un normale strumento di scambio per raggiungere incarichi di prestigio in tutti i livelli della società, dalle libere professioni fino alle massime cariche istituzionali. Non è raro incontrare ed ascoltare bambine e giovani donne convinte che sia giusto soddisfare i bisogni biologici di un uomo per avere in cambio dei favori, siano questi, voti positivi a scuola, all’università o ruoli di responsabilità al lavoro. Siamo passati dal sesso di scambio alla materializzazione dello stesso, come contorno per gli uomini di potere e, per questa ragione la bellezza della donna si è trasformata da musa ispiratrice di poesie romantiche a immagine commerciale e di pura rappresentanza. Purtroppo, sono state proprio alcune donne ad accettare il ruolo di prostitute di compagnia riportando le conquiste sociali avute da altre al periodo medioevale. La responsabilità politica e penale di questa violenza psicologica va attribuita agli editori, proprietari dei media ed ai partiti privi di meritocrazia interna. Come dimenticare anni di TV spazzatura con bambine danzanti nel primo pomeriggio? Ancora oggi, la persuasione per le masse continua a mostrare una bellezza plastificata (artificiale) come valore e non l’uso del cervello. E’ evidente a tutte le persone ragionevoli la distinzione fra uso personale del proprio corpo e violazione del principio di uguaglianza.

Apprendiamo come avvengono alcune branche della dominazione (psicologica), la televisione esercita un effetto tranquillante sulle tensioni sociali, e la sua diffusione è effettivamente un mezzo di controllo sociale non solo nei paesi sviluppati, ma anche in quelli arretrati. Nel mondo in cui viviamo l’uso di queste tecniche è pervasivo, pressoché continuo nel tempo e onnipresente nello spazio, multimediale, massmediatico, veicolato dai prodotti per l’intrattenimento, nonché ovviamente dalla scuola popolare; ma si fa inteso, concentrato, tangibile ed esplicito solo in casi specifici; e ancor più raramente si fa violento. Ciò vale soprattutto per la manipolazione mentale, la quale viene condotta perlopiù con mezzi soft, culturali e informativi, massmediatici, influenzanti la cognizione, la rappresentazione del mondo, delle propria identità, oltreché la sfera emotiva e motivazionale. L’efficacia si raggiunge con la pervasività e la protrazione o ripetizione dell’azione nel tempo, per anni e decenni, iniziando a lavorare la persona nell’infanzia, prima che questa abbia sviluppato capacità logico-critiche e autonomia di giudizio[2].

In un contesto sociale in cui le necessità vitali di ogni persona si possono soddisfare solo producendo merci per avere un reddito monetario con cui acquistare merci, i rapporti interpersonali si fondano essenzialmente sulla compravendita che, a sua volta, si fonda sulla diffidenza reciproca e sulla competizione. […] Se invece di rapporti sociali basati esclusivamente sulla mercificazione, le persone che vivono in città instaurassero legami di collaborazione, si donassero reciprocamente tempo, attenzione, solidarietà, mettessero gratuitamente a disposizione degli altri le proprie competenze professionali, si ridurrebbe la loro necessità di acquistare e vendere per soddisfare tutte le esigenze vitali. Farebbero decrescere il  PIL, ma non si priverebbero di nulla. Al contrario, migliorerebbe la qualità delle loro relazioni interpersonali e il loro benessere psicofisico[3].

Le corporation e gli esperti merchandising inseguono consapevolmente una fascia di consumatori con il portafoglio pieno a tal punto da costruire un mercato molto interessante, ma al tempo stesso immaturi quanto basta nei gusti per poter essere manipolati a dovere attraverso la pubblicità, il marketing e il branding. Allo stesso tempo, questi avatar del capitalismo consumistico cercano di incoraggiare la regressione degli adulti, sperando di riabituarli ai gusti e alle consuetudini dei bambini e di riuscire a vendere loro quell’inutile miriade di giochi, gadget e beni di consumo di cui nessuno ha realmente bisogno, ma che tutti acquistano per obbedire all’imperativo categorico del capitalismo: vendere, vendere, vendere. Come sottolinea la psichiatra infantile Susan Linn nel suo studio critico di quella che definisce «l’acquisizione ostile dell’infanzia», le aziende sono in gara tra loro «in modo sempre più aggressivo, per conquistare il favore del consumatori più giovani», mentre la cultura popolare «è sempre più soffocato dal cultura commerciale propinata senza sosta ai bambini, che vengono tenuti in considerazioni solo in quanto consumatori».[4]

La crescita di un uomo è soprattutto culturale e non materiale. Attribuiamo valore ai nostri laureati specializzati quando essi non sanno nulla del resto del mondo, a causa di una programmata formazione finalizzata alla massimizzazione dei profitti di qualcuno, che non coincide con l’utilità sociale. Un esempio? L’arroganza di certi ingegneri si misura dai danni sanitari causati dai loro progetti, sottaciuti da medici corrotti[5] poiché finanziati dalle stesse multinazionali. I soldi ricevuti per mezzo dei paradisi fiscali trasformano Sindaci, Assessori e tecnici in attori da premi Oscar. In Italia abbiamo ascoltato sconcezze di ogni genere poi verificate con semplici domande ben documentate. L’ignoranza diffusa sulle conoscenze scientifiche dimostra l’incapacità di valutare di fronte ad evidenze sconcertanti come il caso dei rifiuti. E la maggioranza del popolo non è in grado di valutare neanche le scelte energetiche.

Valutare è uno sforzo di riflessione orientato a riconoscere il valore di oggetti e azioni: valori propri, in sé, e valori relazionati a contesti e processi. In questo sforzo un ruolo importante è svolto dalla comparazione. Comparare significa esercitare il giudizio personale, seguire convenzioni, applicare norme, testare ipotesi in modo libero o vincolato.[6]

Per questa ragione è doveroso un percorso di conoscenza condivisa affinché si possano riprendere le elementari basi civili dettate dalla Costituzione e da un cultura figlia di un approccio olistico[7], libero e non condizionato dal potere invisibile. Vi sono strumenti efficaci come l’open space technology[8] per raggiungere obiettivi che hanno permesso di avviare progetti creativi con ampia partecipazione. La scienza dell’organizzazione sembra essere il tallone di Achille dei popoli ma internet è lo strumento che può aiutare le comunità per condividere esperienze e conoscenze altrui. La rete di internet è più di un semplice specchio della società, è una realtà virtuale che può dare una visione futura del mondo poi, saranno i cittadini a scegliere in che società vivere, continuare con l’attuale: immorale e nichilista, o una diversa poggiata sullo scambio, sul dono, sulla cooperazione e sulla reciprocità?

E’ doveroso un cambio di paradigma culturale e questo può avvenire con una diffusa presa di coscienza sulle reali capacità e potenzialità umane. Ciò che per decenni è stato chiamato “sviluppo, crescita, progresso, produttività, sviluppo sostenibile” in realtà era una maschera per nascondere obiettivi tesi per cancellare la democrazia ed accentrare ricchezze artificiali nelle mani di pochi. Ormai il re è nudo. Conoscenza e coscienza useranno risorse e tecnica nella giusta misura per il benessere collettivo. E’ necessario ripartire dalle comunità a piccola scala, riallacciare rapporti e relazioni nel quartiere su interessi condivisi, coinvolgere la scuola e le attività di base: autoproduzione del cibo, gruppi di acquisto e ricostruzione dei mercati con prodotti locali, autoproduzione energetica. Le comunità con un percorso di conoscenza e condivisione empatica possono sviluppare la resilienza necessaria per i periodi di crisi come quella attuale. La resilienza è la capacità di reagire a momenti difficili, alle avversità della vita, è la capacità di resistere o la capacità di ripararsi da un danno.


[1] MAURO DI LEO, malati di farmaci, Edizioni per la Decrescita Felice, 2010 http://www.librigei.com/product_info.php?products_id=401&osCsid=83210e6e94ef8635519d57e9908e6b5e
[2] MARCO DELLA LUNA  e PAOLO CIONI, neuroschiavi, Macro edizioni, 2009 pag. 67
[3] MAURIZIO PALLANTE, la felicità sostenibile, Rizzoli 2009, pag. 81
[4] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 11
[5] RENZO TOMATIS, il fuoriuscito, Sironi editore 2005
[6] DOMENICO PATASSINI, in Valutazione dell’impatto ambientale, a cura di VIRGINIO BETTINI, UTET 2002, pag. 22
[7] La posizione filosofica dell’Olismo (dal greco “holon”, cioè tutto) è basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Relativamente a ciò che può essere chiamato olistico, per definizione, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente dato, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono.
[8] L’Open Space Technology è una metodologia che permette, all’interno di qualsiasi tipo di organizzazione, di creare workshop e meeting particolarmente ispirati e produttivi. È stato sperimentato negli ultimi vent’anni in differenti paesi del mondo, impiegato nella gestione di gruppi composti da un minimo di 5 a un massimo di 2000 persone, in conferenze della durata di una, due o anche tre giornate.

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