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Archive for the ‘democrazia diretta’ Category

Dal giorno in cui Berlinguer rilasciò quella famosa intervista sul malcostume dei partiti si aprì la finestra su come realmente opera la democrazia rappresentativa in Italia e soprattutto su come si comportano i cosiddetti eletti dal popolo. Come sappiamo la nostra Costituzione è ben scritta sui principi, ma non contempla efficaci strumenti referendari, sia per selezionare degnamente gli eletti e sia per decidere direttamente senza gli eletti, tutto ciò nonostante nella Costituzione ci siano l’iniziativa ed il referendum, ma sono entrambi zoppi rispetto agli efficaci strumenti presenti in Svizzera.

Per tutta una serie di circostante, di atti legislativi, e di cambiamenti sociali, possiamo essere abbastanza sicuri sul fatto che la nostra società non usi più la democrazia rappresentativa per decidere le sorti dei cittadini, ma stia tornando ad essere una società feudale, ove un’oligarchia controlla le istituzioni pubbliche per soddisfare propri capricci ed interessi particolari di determinate categorie di individui. Una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.

Come preannunciò Berlinguer i partiti sono auto implosi per assenza di vera democrazia e trasparenza, e sono stati distrutti e sostituiti da gruppi di interesse autoritari, auto referenziali, atti a selezionare una classe di servi più efficace rispetto ai vecchi partiti che costituivano comunque un problema per le SpA e per la globalizzazione, che ha il suo fulcro decisionale non nelle istituzioni, ma nelle organizzazioni sovranazionali e nei propri think tank. Quindi è difficile aspettarsi che questi gruppi di interesse abbiano come priorità la democratizzazione della società nel suo insieme.

In quest’ultimo decennio bisogna constatare che i veri democratici non risiedono nel cosiddetto partito democratico, ma nel mondo del terzo settore della società civile. Thomas Benedikter e Paolo Michelotto sono due degli animatori più accesi circa le esperienze e le pratiche di democrazia, e da circa un decennio stanno pubblicando testi significativi per tutti i cittadini e le istituzioni che intendano seriamente restituire il potere al popolo, ed intendano cominciare a prendere decisioni politiche di qualità grazie al processo virtuoso della partecipazione attiva, del pluralismo delle idee e l’accesso alla conoscenza.

Il cambiamento sociale che auspichiamo è insito proprio nella democrazia (governo del popolo), pertanto la crisi della società (una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità) e la sua soluzione dipendono unicamente dai cittadini che devono attivarsi per decidere direttamente sulle sorti della propria comunità, e possono farlo secondo gli esempi virtuosi ben descritti dai lavori pubblicati da Benedikter e Michelotto. Tutto ciò facendo attenzione al fatto che, non è vero che una decisione di una maggioranza sia migliore di quella di una minoranza, se tale decisione non ha rispettato quel percorso ben descritto da Socrate, e cioè la ricerca della verità; anzi osservando la nostra società feudale possiamo anche renderci conto del fatto che buona parte delle decisioni oggi sono determinate dalle opinioni e non dalla verità. Pertanto bisogna accettare le sperimentazioni suggerite dai democratici, poiché uno dei processi virtuosi di tali percorsi sta nel fatto che nella vera democrazia, costituita dal diaologo, dal dubbio e dalle domande, è possibile accedere a nuove conoscenze, e quindi a determinare decisini migliori; cioè è il processo democratico che può aiutare i cittadini a crescere culturalmente.

Il servizio civile di questi cittadini è di estrema importanza e rilevanza culturale, uno sforzo che dovrebbe essere premiato, elogiato, propagandato e profuso in tutto il Paese. I loro siti, blog, condividono testi ed esperienze che consentono a qualunque cittadino di accedere a conoscenze e pratiche, ahimé, ancora poco conosciute ed utilizzate.

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Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi.

Tullio De Mauro, principe dei linguisti italiani, torna alla carica con una nuova edizione del suo libro “La cultura degli Italiani”. I suoi dati dicono che il 70% degli italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno: fatica a comprendere testi, non legge niente, nemmeno i giornali. Per il sapere un 70% di somari è una maggioranza deprimente; e per la politica costituisce un’asinocrazia travolgente e facile da travolgere.

Secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori.

I dati circa la cultura degli italiani e l’imbroglio circa il profitto scolastico dimostrano la regressione culturale della società, e la scarsa capacità di scegliere e valutare i propri dipendenti politici che agevolmente manipolano gli elettori.

La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.

In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze. Abbiamo politici che si sforzano nel comprendere il valore culturale di scelte politiche come: riusare, riciclare, risparmiare, conservare per valorizzare. Politici che non capiscono neanche che per fare tutto ciò c’è bisogno di nuove tecnologie e quindi di innovazione.

L’agricoltura naturale, il ritorno alla terra, e la manutenzione del territorio sono priorità assolute che non possono essere messe in discussione poiché noi ci alimentiamo di cibo, noi siamo quello che mangiamo, e dobbiamo farlo in sicurezza limitando i danni dei cambiamenti climatici in corso, ma soprattutto rimuovere tutte quelle tecnologie obsolete, sparse sul territorio, che producono danni alla salute ed all’ambiente.

Mentre il teatrino dei politici si concentra nell’individuare i responsabili della crisi, o dell’aumento delle tasse, quasi nessuno fa notare che è sufficiente prendersi cura del Paese per iniziare a fare qualcosa di concreto, e che le risorse economiche per farlo, ci sarebbero pure.

Inoltre, se noi cittadini la facessimo finita con gli individui impresentabili, e lavorassimo per un cambio radicale del processo decisionale della politica (democrazia diretta), avremmo fatto bingo.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di una cultura adeguata per l’epoca che stiamo vivendo, un’epoca di transizione. La ricchezza degli italiani è nella capacità di sostituire schemi mentali obsoleti con schemi adeguati al cambiamento. La ricchezza degli italiani è la capacità culturale di cambiare.

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Sono costretto ad usare il virgolettato nel titolo poiché in Italia il concetto di democrazia è stato completamente svuotato di significato grazie al “potere invisibile” (banche, partiti, media). Col termine “democratici” non mi riferisco al sedicente partito democratico e né ad altri soggetti politici.

I democratici veri sono cittadini consapevoli che stanno cercando, senza il potere mediatico ed economico, di introdurre la democrazia anche in Italia, eh già, perché in Italia e non sono l’unico a pensarlo, ma non esiste né la democrazia rappresentativa e né la democrazia diretta.

Il nostro Paese è stato addomesticato nel corso dei decenni dalle potenti SpA che fanno e disfano ciò che vogliono violando diritti considerati inalienabili solo da quei cittadini civili che conoscono la Costituzione, mentre il potere invisibile ruba e uccide a norma di legge tutti i giorni.

I democratici stanno promuovendo una raccolta firma per introdurre i più avanzati strumenti di democrazia diretta che consentirebbero al sovrano, cioè a noi, di mettere in pratica la sovranità, oggi inesistente, anche per l’inefficacia sia del referendum che dell’iniziativa. I partiti non sono a servizio dei popoli, ma sono taxi delle SpA per promulgare leggi a servizio dell’élite, tutto ciò è noto, e pertanto è naturale introdurre mezzi efficaci per consentire alla società civile di autogestirsi integrando la democrazia rappresentativa.

Anche grazie a questi cittadini, non militanti, oggi vale la pena lottare per il bene comune: ridare la democrazia agli italiani, che ancora non l’hanno vista!

La sovranità appartiene al popolo, solo che non lo sa!!!

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Qualsiasi studio sociologico e persino una parte importante delle accademie politiche ed economiche evidenziano un aspetto determinante circa la percezione della democrazia rappresentativa. Negli ultimi decenni si assiste ad una diminuzione del potere democratico rappresentativo e un aumento eccessivo del potere delle SpA che influenza negativamente la qualità delle decisioni politiche che riguardano i diritti dei cittadini, in tal senso si parla di rifeudalizzazione della società poiché oligarchie di pochi gestiscono i destini di tanti.
Quando sappiamo che esiste un network capitalista composto da 147 banche e aziende che controllano il 40% della ricchezza mondiale , dovremmo esser consapevoli che non esiste alcuna democrazia rappresentativa e diretta e che la società occidentale è profondamente malata.
La rifeudalizzazione o la privatizzazione del mondo è nata quando nacque la personalità giuridica delle SpA che divennero “persone” dialoganti con gli Stati, poi divennero soggetti scriventi leggi da far approvare ai parlamentari che le stesse SpA avevano precedentemente corrotto.
La diffusione della televisione e il suo controllo diretto e l’impiego di strumenti di persuasione come la pubblicità e il cinema hanno potuto consolidare il potere delle SpA. Anche le scuole e le università sono state piegate al dogma religioso imposto dall’avidità del capitalismo di rapina, un pensiero criminale, ideato e concepito in alcuni think tank che hanno svuotato di umanità e creatività la maggioranza dei sudditi viventi nel mondo occidentale: i perfetti consumatori. Oggi il virus religioso si espande e cresce in Cina e in India, un domani in Africa.
In diversi Stati, per riequilibrare questo potere negli Enti locali, soprattutto, i comuni hanno deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa per dare maggiore potere al popolo sovrano e avviare processi deliberativi popolari per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate. Si tratta di norme in linea col principio elementare della democrazia, ma soprattutto per introdurre un minimo di equità e giustizia sociale per consentire ai cittadini dove e come destinare risorse proprie, le tasse.
In Svizzera, praticamente, i cittadini tramite l’iniziativa e il referendum hanno l’opportunità di deliberare su ogni cosa senza il rischio di influenze esterne. Da più di un secolo il sistema federale svizzero consente al proprio cittadino di esercitare un diritto elementare, si chiama sovranità. Il tempo e la pratica hanno consentito al popolo svizzero di usare ogni tipo di forma e strumento che consenta ai cittadini di partecipare al processo decisionale della politica, dall’iniziativa al voto postale, fino alle assemblee ed alla modifica dei loro statuti e persino della  Costituzione, aggiornata dai cittadini, che cambia da Cantone a Cantone, la Svizzera è una Confederazione di Stati.
In Brasile, è nata una sperimentazione che si è trasformata in una riforma amministrativa grazie all’introduzione di assemblee popolari deliberative che consentono di individuare le priorità da inserire nei piani pluriennali dei lavori pubblici locali.
I processi democratici svizzeri e brasiliani hanno influenzato numerose comunità, dagli USA fino in Europa e ben 400 amministrazioni locali hanno la consuetudine di usare la vera democrazia per deliberare.
In Italia a livello nazionale, com’è noto, esistono due istituti di democrazia diretta, ma a differenza  della più esperta Svizzera le regole di questi istituti sono inefficaci poiché il Parlamento ha troppi poteri e può contraddire la volontà popolare nonostante sia vietato dall’articolo 1, la sovranità appartiene al popolo.
In ambito locale, le norme (art. 8 supplemento ordinario N.162 del D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000) prevedono l’introduzione di strumenti di democrazia diretta, ma raramente gli Statuti degli Enti locali sono stati aggiornati e spesso gli amministratori scoraggiano la partecipazione popolare.

Gli studi affermano che una componente importante della felicità delle comunità passa attraverso la partecipazione popolare diretta, non filtrata dal potere. La democrazia diretta rende le persone più felici poiché possono concorrere concretamente nella gestione della cosa pubblica e questo aumenta il senso di responsabilità dei cittadini.

Modificando gli statuti degli Enti è possibile introdurre gli strumenti democratici diretti più avanzati e come avviene in Svizzera i cittadini potranno proporre una delibera redatta correttamente in articoli e votarla. L’iniziativa referendaria analogamente alle altre iniziative abbisogna di raccolta firme ma senza quorum di validità. Il quorum di validità scoraggia la democrazia e contraddice il principio democratico: chi partecipa decide.
Come avviene in Brasile i cittadini potranno individuare delle priorità che saranno inserire nel piano triennale dei lavori pubblici e dei servizi.
Il processo deliberativo popolare tramite il bilancio partecipativo avviene grazie a delle assemblee. Vi sono assemblee tematiche che riguardano l’intera città e assemblee territoriali, di quartiere. Durante un periodo dell’anno i cittadini propongono e discutono, mentre in una altro scelgono, col voto, le proposte emerse (priorità). Una volta raccolte le idee più votate una delegazione popolare insieme ad un Ufficio del Gabinetto del Sindaco valuta l’introduzione delle priorità emerse dal basso e le introduce nel piano dei lavori pubblici e dei servizi. La delegazione popolare ha il compito di controllare il processo, ha accesso a tutti gli atti, e riferisce l’andamento dei lavori nelle assemblee popolari.
E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma è dimostrato che solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e questo semplice aspetto determina una crescita creativa e culturale delle comunità, poiché ogni cittadino può ascoltare proposte interessanti tenute nascoste dal mainstream.

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Finalmente! Dopo anni di dibattiti virtuali spesi nei forum denominati meetup (gruppo 280; 20 novembre 2006 dibattito sulla democrazia diretta), si iniziano a raccogliere i primi frutti di tanta semina, e sono frutti democratici davvero belli. Con la regia di Paolo Michelotto, acceso democratico, il gruppo politico emiliano romagnolo del MoVimento 5 stelle, e grazie all’iniziativa dei ferraresi a 5 stelle, ha sperimentato, per la prima volta, una giornata democratica, democracy day, a Ferrara. Le tecniche impiegate sono state: la parola al cittadino, il world cafè, e l’open space technology.

Il 21 aprile 2009 ebbi l’opportunità di partecipare a la parola al cittadino di Paolo e apprezzarne la semplicità e l’efficacia dell’azione. Finalmente queste pratiche hanno contaminato le persone e stanno avendo fiducia un pò da tutti gli attivisti del movimento. Anche altri gruppi come PBC, da tempo, stanno attuando pratiche democratiche genuine ed efficaci.

L’obiettivo di imparare facendo è stato raggiunto. A Ferrara molti cittadini hanno potuto verificare quanto la democrazia sia efficace e come gli strumenti usati possano far emergere idee, proposte, opinioni e condividerle velocemente e facilmente. E’ scontato che i partecipanti in un secondo momento debbano approfondire, a casa con lo studio e la ricerca, i temi che li stimolano di più.

Breve considerazione su alcuni contenuti. Ogni proponente ha avuto un minuto per spiegare la propria idea. Al mattino i partecipanti hanno scelto prioritario quanto segue: condivisione e raccolta in un ‘data base’ delle iniziative (interpellanze, delibere, leggi …) di tutti i dipendenti eletti a 5 stelle affinché tutti gli attivisti possano prenderne visione e migliorarli, valutarne i contenuti culturali, condividerli fra i gruppi nascenti, copiare le migliori istanze etc. Questa idea è stata la più votata, 184 voti.

Al pomeriggio ho proposto di dibattere sul cambio di paradigma culturale. Alcuni mi hanno chiesto cosa significasse. Bhé con stupore questa proposta ha raccolto 95 consensi, non pensavo di raccoglierne così tanti su un tema nuovo per il movimento, dato che la più votata ha avuto 162 voti (vuoti programmatici del movimento).

Alcuni temi proposti, fra i più votati, evidenziano i nodi del movimento: la cultura, la formazione e le capacità, democrazia nel movimento, la partecipazione. I partecipanti hanno evidenziato il desiderio di migliore il movimento e di renderlo più democratico. Sono sorte diverse contraddizioni fra gli slogan e l’agire quotidiano, ma anche la volontà di superare certi problemi interni.

documento resoconto della giornata condiviso da Michelotto

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Eccoli qua, i cittadini attivi della democrazia diretta, hanno scritto un libro a più mani per condividere ed aiutare tutti noi verso un percorso di consapevolezza collettiva. Grazie a tutti voi per aver donato il vostro tempo a sostegno del bene comune, questo strumento prezioso si aggiunge egregiamente a tutti gli altri. GRAZIE di cuore!!!

Il manuale è un vero modello di pratiche utili a costruire una democrazia matura e compiuta, alla portata di qualsiasi cittadino attivo per rivoluzionare il proprio Comune, la propria Provincia o Regione. Un caloroso saluto a Bruno, Thomas, Roberto, Dario, Paolo e Pino.

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Dedicato a tutti coloro che hanno il diritto e che non vanno più a votare o che hanno votato, senza coscienza, PDmenoL e PDpiùL. Errare è umano ma perseverare è diabolico.

L’italiano suddito disadattato che non sa più chi è. Il default potrebbe darci lacrime e sangue oppure potremmo sconnettere la mente dal sistema ed iniziare a vivere da esseri umani.

A maggio, dove possiamo scegliere, votiamo per le liste civiche a 5 stelle ma soprattutto smettiamola di sostenere il sistema ideato per opprimerci. E’ tempo di democrazia diretta!

I partiti non esistono! Le banche possiedono i politici! Le SpA governano il sistema!

Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli!

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