I democratici/2

Dal giorno in cui Berlinguer rilasciò quella famosa intervista sul malcostume dei partiti si aprì la finestra su come realmente opera la democrazia rappresentativa in Italia e soprattutto su come si comportano i cosiddetti eletti dal popolo. Come sappiamo la nostra Costituzione è ben scritta sui principi, ma non contempla efficaci strumenti referendari, sia per selezionare degnamente gli eletti e sia per decidere direttamente senza gli eletti, tutto ciò nonostante nella Costituzione ci siano l’iniziativa ed il referendum, ma sono entrambi zoppi rispetto agli efficaci strumenti presenti in Svizzera.

Per tutta una serie di circostante, di atti legislativi, e di cambiamenti sociali, possiamo essere abbastanza sicuri sul fatto che la nostra società non usi più la democrazia rappresentativa per decidere le sorti dei cittadini, ma stia tornando ad essere una società feudale, ove un’oligarchia controlla le istituzioni pubbliche per soddisfare propri capricci ed interessi particolari di determinate categorie di individui. Una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.

Come preannunciò Berlinguer i partiti sono auto implosi per assenza di vera democrazia e trasparenza, e sono stati distrutti e sostituiti da gruppi di interesse autoritari, auto referenziali, atti a selezionare una classe di servi più efficace rispetto ai vecchi partiti che costituivano comunque un problema per le SpA e per la globalizzazione, che ha il suo fulcro decisionale non nelle istituzioni, ma nelle organizzazioni sovranazionali e nei propri think tank. Quindi è difficile aspettarsi che questi gruppi di interesse abbiano come priorità la democratizzazione della società nel suo insieme.

In quest’ultimo decennio bisogna constatare che i veri democratici non risiedono nel cosiddetto partito democratico, ma nel mondo del terzo settore della società civile. Thomas Benedikter e Paolo Michelotto sono due degli animatori più accesi circa le esperienze e le pratiche di democrazia, e da circa un decennio stanno pubblicando testi significativi per tutti i cittadini e le istituzioni che intendano seriamente restituire il potere al popolo, ed intendano cominciare a prendere decisioni politiche di qualità grazie al processo virtuoso della partecipazione attiva, del pluralismo delle idee e l’accesso alla conoscenza.

Il cambiamento sociale che auspichiamo è insito proprio nella democrazia (governo del popolo), pertanto la crisi della società (una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità) e la sua soluzione dipendono unicamente dai cittadini che devono attivarsi per decidere direttamente sulle sorti della propria comunità, e possono farlo secondo gli esempi virtuosi ben descritti dai lavori pubblicati da Benedikter e Michelotto. Tutto ciò facendo attenzione al fatto che, non è vero che una decisione di una maggioranza sia migliore di quella di una minoranza, se tale decisione non ha rispettato quel percorso ben descritto da Socrate, e cioè la ricerca della verità; anzi osservando la nostra società feudale possiamo anche renderci conto del fatto che buona parte delle decisioni oggi sono determinate dalle opinioni e non dalla verità. Pertanto bisogna accettare le sperimentazioni suggerite dai democratici, poiché uno dei processi virtuosi di tali percorsi sta nel fatto che nella vera democrazia, costituita dal diaologo, dal dubbio e dalle domande, è possibile accedere a nuove conoscenze, e quindi a determinare decisini migliori; cioè è il processo democratico che può aiutare i cittadini a crescere culturalmente.

Il servizio civile di questi cittadini è di estrema importanza e rilevanza culturale, uno sforzo che dovrebbe essere premiato, elogiato, propagandato e profuso in tutto il Paese. I loro siti, blog, condividono testi ed esperienze che consentono a qualunque cittadino di accedere a conoscenze e pratiche, ahimé, ancora poco conosciute ed utilizzate.

La ricchezza degli italiani

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Viaggiatori e scrittori, come Dante Alighieri e Wolfgang Goethe si accorsero della ricchezza degli italiani definendo il nostro Paese come il giardino d’Europa. «Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede tra il 60 e il 70% del patrimonio culturale mondiale» (rapporto Eurispes 2006). Dobbiamo aggiungere altro? Non credo! C’è la netta sensazione che non abbiamo più gli occhi – il cervello – per riconoscere la bellezza intorno a noi.

Tullio De Mauro, principe dei linguisti italiani, torna alla carica con una nuova edizione del suo libro “La cultura degli Italiani”. I suoi dati dicono che il 70% degli italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno: fatica a comprendere testi, non legge niente, nemmeno i giornali. Per il sapere un 70% di somari è una maggioranza deprimente; e per la politica costituisce un’asinocrazia travolgente e facile da travolgere.

Secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori.

I dati circa la cultura degli italiani e l’imbroglio circa il profitto scolastico dimostrano la regressione culturale della società, e la scarsa capacità di scegliere e valutare i propri dipendenti politici che agevolmente manipolano gli elettori.

La totalità delle attività antropiche consuma energia; banale! L’Italia è uno dei Paesi europei, grazie alla sua connotazione geografica, l’orografia del territorio e la sua geologia, che possiede grandi giacimenti di energie rinnovabili: sole, vento, geotermia e acqua, finora sfruttati poco o male, tranne una timida ripresa circa il numero di impianti fotovoltaici installati, ma siamo ancora lontani dalle smart-grid, reti intelligenti. Nel mondo gli italiani sono popolari anche per alcune capacità riconosciute come prerogative, quasi esclusive: la dieta mediterranea, la storia e l’arte.

In poche righe sono sintetizzate al massimo le priorità politiche per qualsiasi italiano. Per conservatore, tutelare e valorizzare tale patrimonio bisogna necessariamente investire in competenze specifiche. Fino ad oggi gli italiani hanno preferito spendere energie mentali su caratteristiche che non sono proprie dell’Italia. Per rendersi conto di questo è sufficiente verificare lo scarso numero di iscritti ai corsi di matematica, fisica, agraria, biologia rispetto all’altissimo numero di iscritti a giurisprudenza ed economia. Nel corso degli anni pochi hanno preferito investire nell’arte e nella tutela del patrimonio, i primi a non credere in questo sono stati i Governi ed il sistema mass mediatico che ha condizionato ed indottrinato famiglie e giovani nel preferire percorsi di studio anacronistici, antitetici alle caratteristiche del nostro Paese, ed oggi non solo abbiamo il fenomeno dei cervelli in fuga, ma abbiamo una classe dirigente con una scarsa cultura scientifica e quindi poco adeguata per pianificare una tutela delle nostre bellezze. Abbiamo politici che si sforzano nel comprendere il valore culturale di scelte politiche come: riusare, riciclare, risparmiare, conservare per valorizzare. Politici che non capiscono neanche che per fare tutto ciò c’è bisogno di nuove tecnologie e quindi di innovazione.

L’agricoltura naturale, il ritorno alla terra, e la manutenzione del territorio sono priorità assolute che non possono essere messe in discussione poiché noi ci alimentiamo di cibo, noi siamo quello che mangiamo, e dobbiamo farlo in sicurezza limitando i danni dei cambiamenti climatici in corso, ma soprattutto rimuovere tutte quelle tecnologie obsolete, sparse sul territorio, che producono danni alla salute ed all’ambiente.

Mentre il teatrino dei politici si concentra nell’individuare i responsabili della crisi, o dell’aumento delle tasse, quasi nessuno fa notare che è sufficiente prendersi cura del Paese per iniziare a fare qualcosa di concreto, e che le risorse economiche per farlo, ci sarebbero pure.

Inoltre, se noi cittadini la facessimo finita con gli individui impresentabili, e lavorassimo per un cambio radicale del processo decisionale della politica (democrazia diretta), avremmo fatto bingo.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di una cultura adeguata per l’epoca che stiamo vivendo, un’epoca di transizione. La ricchezza degli italiani è nella capacità di sostituire schemi mentali obsoleti con schemi adeguati al cambiamento. La ricchezza degli italiani è la capacità culturale di cambiare.

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I “democratici” esistono ancora

Sono costretto ad usare il virgolettato nel titolo poiché in Italia il concetto di democrazia è stato completamente svuotato di significato grazie al “potere invisibile” (banche, partiti, media). Col termine “democratici” non mi riferisco al sedicente partito democratico e né ad altri soggetti politici.

I democratici veri sono cittadini consapevoli che stanno cercando, senza il potere mediatico ed economico, di introdurre la democrazia anche in Italia, eh già, perché in Italia e non sono l’unico a pensarlo, ma non esiste né la democrazia rappresentativa e né la democrazia diretta.

Il nostro Paese è stato addomesticato nel corso dei decenni dalle potenti SpA che fanno e disfano ciò che vogliono violando diritti considerati inalienabili solo da quei cittadini civili che conoscono la Costituzione, mentre il potere invisibile ruba e uccide a norma di legge tutti i giorni.

I democratici stanno promuovendo una raccolta firma per introdurre i più avanzati strumenti di democrazia diretta che consentirebbero al sovrano, cioè a noi, di mettere in pratica la sovranità, oggi inesistente, anche per l’inefficacia sia del referendum che dell’iniziativa. I partiti non sono a servizio dei popoli, ma sono taxi delle SpA per promulgare leggi a servizio dell’élite, tutto ciò è noto, e pertanto è naturale introdurre mezzi efficaci per consentire alla società civile di autogestirsi integrando la democrazia rappresentativa.

Anche grazie a questi cittadini, non militanti, oggi vale la pena lottare per il bene comune: ridare la democrazia agli italiani, che ancora non l’hanno vista!

La sovranità appartiene al popolo, solo che non lo sa!!!

Democrazia diretta e partecipazione

Qualsiasi studio sociologico e persino una parte importante delle accademie politiche ed economiche evidenziano un aspetto determinante circa la percezione della democrazia rappresentativa. Negli ultimi decenni si assiste ad una diminuzione del potere democratico rappresentativo e un aumento eccessivo del potere delle SpA che influenza negativamente la qualità delle decisioni politiche che riguardano i diritti dei cittadini, in tal senso si parla di rifeudalizzazione della società poiché oligarchie di pochi gestiscono i destini di tanti.
Quando sappiamo che esiste un network capitalista composto da 147 banche e aziende che controllano il 40% della ricchezza mondiale , dovremmo esser consapevoli che non esiste alcuna democrazia rappresentativa e diretta e che la società occidentale è profondamente malata.
La rifeudalizzazione o la privatizzazione del mondo è nata quando nacque la personalità giuridica delle SpA che divennero “persone” dialoganti con gli Stati, poi divennero soggetti scriventi leggi da far approvare ai parlamentari che le stesse SpA avevano precedentemente corrotto.
La diffusione della televisione e il suo controllo diretto e l’impiego di strumenti di persuasione come la pubblicità e il cinema hanno potuto consolidare il potere delle SpA. Anche le scuole e le università sono state piegate al dogma religioso imposto dall’avidità del capitalismo di rapina, un pensiero criminale, ideato e concepito in alcuni think tank che hanno svuotato di umanità e creatività la maggioranza dei sudditi viventi nel mondo occidentale: i perfetti consumatori. Oggi il virus religioso si espande e cresce in Cina e in India, un domani in Africa.
In diversi Stati, per riequilibrare questo potere negli Enti locali, soprattutto, i comuni hanno deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa per dare maggiore potere al popolo sovrano e avviare processi deliberativi popolari per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate. Si tratta di norme in linea col principio elementare della democrazia, ma soprattutto per introdurre un minimo di equità e giustizia sociale per consentire ai cittadini dove e come destinare risorse proprie, le tasse.
In Svizzera, praticamente, i cittadini tramite l’iniziativa e il referendum hanno l’opportunità di deliberare su ogni cosa senza il rischio di influenze esterne. Da più di un secolo il sistema federale svizzero consente al proprio cittadino di esercitare un diritto elementare, si chiama sovranità. Il tempo e la pratica hanno consentito al popolo svizzero di usare ogni tipo di forma e strumento che consenta ai cittadini di partecipare al processo decisionale della politica, dall’iniziativa al voto postale, fino alle assemblee ed alla modifica dei loro statuti e persino della  Costituzione, aggiornata dai cittadini, che cambia da Cantone a Cantone, la Svizzera è una Confederazione di Stati.
In Brasile, è nata una sperimentazione che si è trasformata in una riforma amministrativa grazie all’introduzione di assemblee popolari deliberative che consentono di individuare le priorità da inserire nei piani pluriennali dei lavori pubblici locali.
I processi democratici svizzeri e brasiliani hanno influenzato numerose comunità, dagli USA fino in Europa e ben 400 amministrazioni locali hanno la consuetudine di usare la vera democrazia per deliberare.
In Italia a livello nazionale, com’è noto, esistono due istituti di democrazia diretta, ma a differenza  della più esperta Svizzera le regole di questi istituti sono inefficaci poiché il Parlamento ha troppi poteri e può contraddire la volontà popolare nonostante sia vietato dall’articolo 1, la sovranità appartiene al popolo.
In ambito locale, le norme (art. 8 supplemento ordinario N.162 del D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000) prevedono l’introduzione di strumenti di democrazia diretta, ma raramente gli Statuti degli Enti locali sono stati aggiornati e spesso gli amministratori scoraggiano la partecipazione popolare.

Gli studi affermano che una componente importante della felicità delle comunità passa attraverso la partecipazione popolare diretta, non filtrata dal potere. La democrazia diretta rende le persone più felici poiché possono concorrere concretamente nella gestione della cosa pubblica e questo aumenta il senso di responsabilità dei cittadini.

Modificando gli statuti degli Enti è possibile introdurre gli strumenti democratici diretti più avanzati e come avviene in Svizzera i cittadini potranno proporre una delibera redatta correttamente in articoli e votarla. L’iniziativa referendaria analogamente alle altre iniziative abbisogna di raccolta firme ma senza quorum di validità. Il quorum di validità scoraggia la democrazia e contraddice il principio democratico: chi partecipa decide.
Come avviene in Brasile i cittadini potranno individuare delle priorità che saranno inserire nel piano triennale dei lavori pubblici e dei servizi.
Il processo deliberativo popolare tramite il bilancio partecipativo avviene grazie a delle assemblee. Vi sono assemblee tematiche che riguardano l’intera città e assemblee territoriali, di quartiere. Durante un periodo dell’anno i cittadini propongono e discutono, mentre in una altro scelgono, col voto, le proposte emerse (priorità). Una volta raccolte le idee più votate una delegazione popolare insieme ad un Ufficio del Gabinetto del Sindaco valuta l’introduzione delle priorità emerse dal basso e le introduce nel piano dei lavori pubblici e dei servizi. La delegazione popolare ha il compito di controllare il processo, ha accesso a tutti gli atti, e riferisce l’andamento dei lavori nelle assemblee popolari.
E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma è dimostrato che solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e questo semplice aspetto determina una crescita creativa e culturale delle comunità, poiché ogni cittadino può ascoltare proposte interessanti tenute nascoste dal mainstream.

Ritorno alla democrazia

Finalmente! Dopo anni di dibattiti virtuali spesi nei forum denominati meetup (gruppo 280; 20 novembre 2006 dibattito sulla democrazia diretta), si iniziano a raccogliere i primi frutti di tanta semina, e sono frutti democratici davvero belli. Con la regia di Paolo Michelotto, acceso democratico, il gruppo politico emiliano romagnolo del MoVimento 5 stelle, e grazie all’iniziativa dei ferraresi a 5 stelle, ha sperimentato, per la prima volta, una giornata democratica, democracy day, a Ferrara. Le tecniche impiegate sono state: la parola al cittadino, il world cafè, e l’open space technology.

Il 21 aprile 2009 ebbi l’opportunità di partecipare a la parola al cittadino di Paolo e apprezzarne la semplicità e l’efficacia dell’azione. Finalmente queste pratiche hanno contaminato le persone e stanno avendo fiducia un pò da tutti gli attivisti del movimento. Anche altri gruppi come PBC, da tempo, stanno attuando pratiche democratiche genuine ed efficaci.

L’obiettivo di imparare facendo è stato raggiunto. A Ferrara molti cittadini hanno potuto verificare quanto la democrazia sia efficace e come gli strumenti usati possano far emergere idee, proposte, opinioni e condividerle velocemente e facilmente. E’ scontato che i partecipanti in un secondo momento debbano approfondire, a casa con lo studio e la ricerca, i temi che li stimolano di più.

Breve considerazione su alcuni contenuti. Ogni proponente ha avuto un minuto per spiegare la propria idea. Al mattino i partecipanti hanno scelto prioritario quanto segue: condivisione e raccolta in un ‘data base’ delle iniziative (interpellanze, delibere, leggi …) di tutti i dipendenti eletti a 5 stelle affinché tutti gli attivisti possano prenderne visione e migliorarli, valutarne i contenuti culturali, condividerli fra i gruppi nascenti, copiare le migliori istanze etc. Questa idea è stata la più votata, 184 voti.

Al pomeriggio ho proposto di dibattere sul cambio di paradigma culturale. Alcuni mi hanno chiesto cosa significasse. Bhé con stupore questa proposta ha raccolto 95 consensi, non pensavo di raccoglierne così tanti su un tema nuovo per il movimento, dato che la più votata ha avuto 162 voti (vuoti programmatici del movimento).

Alcuni temi proposti, fra i più votati, evidenziano i nodi del movimento: la cultura, la formazione e le capacità, democrazia nel movimento, la partecipazione. I partecipanti hanno evidenziato il desiderio di migliore il movimento e di renderlo più democratico. Sono sorte diverse contraddizioni fra gli slogan e l’agire quotidiano, ma anche la volontà di superare certi problemi interni.

documento resoconto della giornata condiviso da Michelotto

Vivere meglio con più democrazia

Eccoli qua, i cittadini attivi della democrazia diretta, hanno scritto un libro a più mani per condividere ed aiutare tutti noi verso un percorso di consapevolezza collettiva. Grazie a tutti voi per aver donato il vostro tempo a sostegno del bene comune, questo strumento prezioso si aggiunge egregiamente a tutti gli altri. GRAZIE di cuore!!!

Il manuale è un vero modello di pratiche utili a costruire una democrazia matura e compiuta, alla portata di qualsiasi cittadino attivo per rivoluzionare il proprio Comune, la propria Provincia o Regione. Un caloroso saluto a Bruno, Thomas, Roberto, Dario, Paolo e Pino.

Ti lamenti… a maggio…

Dedicato a tutti coloro che hanno il diritto e che non vanno più a votare o che hanno votato, senza coscienza, PDmenoL e PDpiùL. Errare è umano ma perseverare è diabolico.

L’italiano suddito disadattato che non sa più chi è. Il default potrebbe darci lacrime e sangue oppure potremmo sconnettere la mente dal sistema ed iniziare a vivere da esseri umani.

A maggio, dove possiamo scegliere, votiamo per le liste civiche a 5 stelle ma soprattutto smettiamola di sostenere il sistema ideato per opprimerci. E’ tempo di democrazia diretta!

I partiti non esistono! Le banche possiedono i politici! Le SpA governano il sistema!

Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli!

Saper vedere le opportunità

Ancora non ci siamo resi conto che questo modello può creare un indotto economico con almeno mezzo milione di nuovi posti di lavori e rendere i cittadini liberi di auto-prodursi energia eliminando la dipendenza (costi ed oppressione politica) da soggetti autoritari ed, i nemici politici che osteggiano questa strategia sono ben noti, si chiamano: ignoranza collettiva, ENI, ENEL e Governi compiacenti.

Vi ricordate il microcogenaratore in Germania? Il motore che fa insieme calore ed elettricità e non fa sprecare niente? Se l’è inventato Mario Palazzetti, ingegnere, più di ottanta brevetti alle sue spalle; negli anni ’70 lavorava al centro ricerche Fiat. E’ in pensione adesso l’ingegnere e abita in Val di Susa.  Il piccolo cogeneratore era un progetto Fiat, si chiamava Totem e fu presentato al Salone delle tecnica di Torino del 1975. «Io mi interessavo dei problemi di fondo – racconta Mario Palazzetti – : riciclo del materiali, energia e mi era balzato all’occhio questo enorme mare di energia che veniva dispersa di fronte alla produzione di energia elettrica e così che avevo coniato slogan “deve c’è una fiamma deve esserci un motore”, ovvero la produzione di energia elettrica.[1]

La libertà di pensiero ha consentito di far crescere in Giappone ed in Cina il treno a levitazione magnetica[2] molto più efficiente ed ecologico dei treni ad alta velocità progettati prima in Francia e poi diffusi in Spagna ed in Italia. Facciamo un confronto col treno a levitazione magnetica per capire: “[…] esaminiamo brevemente la nozione di tecnologia a “impulso”. L’esempio più noto è il sistema ferroviario Maglev, ampiamente utilizzato in Giappone e Cina, che sfrutta un sistema di propulsione a impulso magnetico: è talmente efficiente che consente ai treni non solo elevate velocità ma anche di scalare pendenze superiori al 10 per cento! I magnetici pulsanti inducono correnti elettriche inverse nelle piastre di alluminio che costituiscono il binario. Le correnti indotte creano i propri campi magnetici opposti a quelli del treno. Tramite l’ausilio di sensori ottici, i campi pulsano in fase “on” proprio quando il magnete passa il punto mediano delle piastre e, per repulsione, sospingono il treno avanti. La tecnologia Maglev opera con questa elettricità pulsata per far procedere il treno, riducendo al minimo la quantità di potenza richiesta.[3]

Esiste una straordinaria opportunità di reale sviluppo per gli esseri umani. Un esempio: il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (SA), circa 181.000 ettari ormai depopolati poiché con un densità di 84 ab/kmq. Questo territorio potrebbe essere un primo esempio di reale crescita applicando la sovranità alimentare e l’indipendenza energetica con l’uso di fonti alternative e, tutto questo può accadere anche con un piccolo incremento di popolazione, circa 20-30 abitanti provenienti da ogni regione d’Italia o d’Europa per integrare la cultura contadina col know-how di nuovi modelli organizzativi, gestionali e comunicativi (biblioteche civiche comunali, nuove agorà, ESCO, reti libere, autoproduzioni …). L’integrazione culturale può arrestare l’abbandono delle terre e di territori non considerati dalla cultura demolitrice della crescita infinita e dell’ossimoro sviluppo sostenibile. L’integrazione culturale può aiutare gli abitanti locali nel saper conservare e tutelare il territorio alimentando la speranza di comunità non più isolate ma vive, genuine e più felici grazie alla prospettiva di un ritorno a casa di giovani emigrati abbagliati da un finto sviluppo e, più felici per le nascite di nuovi esseri umani in famiglie unite nei reali valori.

Bisogna evidenziare che tale prospettiva ribalta totalmente la cultura dominante che scambia la crescita industriale, materialista, come progresso e disprezza la natura e la vita di campagna. Questa prospettiva indica lo sviluppo fra le piccole comunità, in armonia con la natura ma tecnologicamente avanzate grazie all’uso di un mix-tecnologico e di reti di comunicazione avanzate per scambiarsi e donare le conoscenze socialmente utili. Comunità che vivono la polis e decidono direttamente. Comunità che si alimentano di cibi sicuri ed autoprodotti rispetto ai cittadini-metropolitani che possono essere intossicati da cibi industriali e meno controllabili.


[1] MICHELE BUONO e PIERO RICCARDI, il mondo alla rovescia, Edizioni per la Decrescita felice, 2009, pag. 94
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Treno_a_levitazione_magnetica
[3] J.J. HURTAK PhD  e Desiree Hurtak PhD, propulsione ET e velivoli ad alta frequenza, in Nexus New Times N. 83, 2009 pag. 44

Cuore e coscienza

“estratto” da “Qualcosa” che non va:

Una delle pagine più tristi della società contemporanea è il nichilismo imperante. Le nuove generazioni, come le vecchie credono nel nulla. Le nuove famiglie si fondano sulla moneta e non sull’amore. L’egoismo ed il materialismo sono i non valori che “uniscono” le coppie di “innamorati” e trasmettono i non valori ai loro figli. I giovani sono programmati dai genitori e dalla società (televisioni, amicizie) per scegliere presunti percorsi produttivi e non secondo le proprie capacità creative. E’ sufficiente verificare il grande numero di iscritti a corsi socialmente inutili come economia e giurisprudenza rispetto a quelli più rilevanti come fisica e matematica. Tale affermazione non intende svilire gli studi economici e di diritto ma prende atto del fatto che da diversi decenni l’offerta didattica di questi corsi è volta a creare perfetti servitori delle multinazionali e non esseri umani liberi. Gli studi economici si stanno trasformando in operatori di finanza e gli studi giurisprudenziali in avvocati a tutela dei criminali. Solo per citare un esempio, gli avvocati hanno studiato il diritto così com’è e non come dovrebbe essere. Oggi, per la piega che ha preso la professione sembra esser sufficiente avere un “software data base” sui codici e sulle sentenze per “risolvere il caso” dei clienti, non c’è nulla di creativo e di umano in questo aspetto. Anche le altre libere professioni si sono disumanizzate e rese servili alle multinazionali, un triste aspetto riguarda l’aggiornamento culturale dei medici proveniente soprattutto dall’industria farmaceutica[1]. Nel mondo della progettazione e delle costruzioni la professione del progettista, l’architetto, è stata completamente svuotata del suo valore umanista per mezzo di riforme amministrative e di spostamenti di competenze ad altri soggetti senza prevedere un’adeguata formazione. Non è raro vedere Sindaci che si permettono il lusso di entrare nel merito di scelte tecniche. In generale tutte le professioni sono state coinvolte da logiche devastanti di profitto ed i comportamenti etici sono rimasti come baluardo fra la minoranza di alcuni cittadini sensibili. La degenerazione è così grande che la società intera giudica le persone non per quello che sono realmente ma per i titoli che hanno conseguito, la società vede medici, ingegneri e non persone.

Sono i genitori, ipnotizzati a loro volta dalla società, che ordinano ai figli quali titoli conseguire secondo presunte logiche di profitto. Ci troviamo di fronte ad un regresso diffuso poiché abbiamo confuso il reale sviluppo con l’avarizia. I cittadini stanno subendo, da circa 15 anni, una lenta, persuasiva e martellante violenza psicologica che rappresenta la prostituzione come un normale strumento di scambio per raggiungere incarichi di prestigio in tutti i livelli della società, dalle libere professioni fino alle massime cariche istituzionali. Non è raro incontrare ed ascoltare bambine e giovani donne convinte che sia giusto soddisfare i bisogni biologici di un uomo per avere in cambio dei favori, siano questi, voti positivi a scuola, all’università o ruoli di responsabilità al lavoro. Siamo passati dal sesso di scambio alla materializzazione dello stesso, come contorno per gli uomini di potere e, per questa ragione la bellezza della donna si è trasformata da musa ispiratrice di poesie romantiche a immagine commerciale e di pura rappresentanza. Purtroppo, sono state proprio alcune donne ad accettare il ruolo di prostitute di compagnia riportando le conquiste sociali avute da altre al periodo medioevale. La responsabilità politica e penale di questa violenza psicologica va attribuita agli editori, proprietari dei media ed ai partiti privi di meritocrazia interna. Come dimenticare anni di TV spazzatura con bambine danzanti nel primo pomeriggio? Ancora oggi, la persuasione per le masse continua a mostrare una bellezza plastificata (artificiale) come valore e non l’uso del cervello. E’ evidente a tutte le persone ragionevoli la distinzione fra uso personale del proprio corpo e violazione del principio di uguaglianza.

Apprendiamo come avvengono alcune branche della dominazione (psicologica), la televisione esercita un effetto tranquillante sulle tensioni sociali, e la sua diffusione è effettivamente un mezzo di controllo sociale non solo nei paesi sviluppati, ma anche in quelli arretrati. Nel mondo in cui viviamo l’uso di queste tecniche è pervasivo, pressoché continuo nel tempo e onnipresente nello spazio, multimediale, massmediatico, veicolato dai prodotti per l’intrattenimento, nonché ovviamente dalla scuola popolare; ma si fa inteso, concentrato, tangibile ed esplicito solo in casi specifici; e ancor più raramente si fa violento. Ciò vale soprattutto per la manipolazione mentale, la quale viene condotta perlopiù con mezzi soft, culturali e informativi, massmediatici, influenzanti la cognizione, la rappresentazione del mondo, delle propria identità, oltreché la sfera emotiva e motivazionale. L’efficacia si raggiunge con la pervasività e la protrazione o ripetizione dell’azione nel tempo, per anni e decenni, iniziando a lavorare la persona nell’infanzia, prima che questa abbia sviluppato capacità logico-critiche e autonomia di giudizio[2].

In un contesto sociale in cui le necessità vitali di ogni persona si possono soddisfare solo producendo merci per avere un reddito monetario con cui acquistare merci, i rapporti interpersonali si fondano essenzialmente sulla compravendita che, a sua volta, si fonda sulla diffidenza reciproca e sulla competizione. […] Se invece di rapporti sociali basati esclusivamente sulla mercificazione, le persone che vivono in città instaurassero legami di collaborazione, si donassero reciprocamente tempo, attenzione, solidarietà, mettessero gratuitamente a disposizione degli altri le proprie competenze professionali, si ridurrebbe la loro necessità di acquistare e vendere per soddisfare tutte le esigenze vitali. Farebbero decrescere il  PIL, ma non si priverebbero di nulla. Al contrario, migliorerebbe la qualità delle loro relazioni interpersonali e il loro benessere psicofisico[3].

Le corporation e gli esperti merchandising inseguono consapevolmente una fascia di consumatori con il portafoglio pieno a tal punto da costruire un mercato molto interessante, ma al tempo stesso immaturi quanto basta nei gusti per poter essere manipolati a dovere attraverso la pubblicità, il marketing e il branding. Allo stesso tempo, questi avatar del capitalismo consumistico cercano di incoraggiare la regressione degli adulti, sperando di riabituarli ai gusti e alle consuetudini dei bambini e di riuscire a vendere loro quell’inutile miriade di giochi, gadget e beni di consumo di cui nessuno ha realmente bisogno, ma che tutti acquistano per obbedire all’imperativo categorico del capitalismo: vendere, vendere, vendere. Come sottolinea la psichiatra infantile Susan Linn nel suo studio critico di quella che definisce «l’acquisizione ostile dell’infanzia», le aziende sono in gara tra loro «in modo sempre più aggressivo, per conquistare il favore del consumatori più giovani», mentre la cultura popolare «è sempre più soffocato dal cultura commerciale propinata senza sosta ai bambini, che vengono tenuti in considerazioni solo in quanto consumatori».[4]

La crescita di un uomo è soprattutto culturale e non materiale. Attribuiamo valore ai nostri laureati specializzati quando essi non sanno nulla del resto del mondo, a causa di una programmata formazione finalizzata alla massimizzazione dei profitti di qualcuno, che non coincide con l’utilità sociale. Un esempio? L’arroganza di certi ingegneri si misura dai danni sanitari causati dai loro progetti, sottaciuti da medici corrotti[5] poiché finanziati dalle stesse multinazionali. I soldi ricevuti per mezzo dei paradisi fiscali trasformano Sindaci, Assessori e tecnici in attori da premi Oscar. In Italia abbiamo ascoltato sconcezze di ogni genere poi verificate con semplici domande ben documentate. L’ignoranza diffusa sulle conoscenze scientifiche dimostra l’incapacità di valutare di fronte ad evidenze sconcertanti come il caso dei rifiuti. E la maggioranza del popolo non è in grado di valutare neanche le scelte energetiche.

Valutare è uno sforzo di riflessione orientato a riconoscere il valore di oggetti e azioni: valori propri, in sé, e valori relazionati a contesti e processi. In questo sforzo un ruolo importante è svolto dalla comparazione. Comparare significa esercitare il giudizio personale, seguire convenzioni, applicare norme, testare ipotesi in modo libero o vincolato.[6]

Per questa ragione è doveroso un percorso di conoscenza condivisa affinché si possano riprendere le elementari basi civili dettate dalla Costituzione e da un cultura figlia di un approccio olistico[7], libero e non condizionato dal potere invisibile. Vi sono strumenti efficaci come l’open space technology[8] per raggiungere obiettivi che hanno permesso di avviare progetti creativi con ampia partecipazione. La scienza dell’organizzazione sembra essere il tallone di Achille dei popoli ma internet è lo strumento che può aiutare le comunità per condividere esperienze e conoscenze altrui. La rete di internet è più di un semplice specchio della società, è una realtà virtuale che può dare una visione futura del mondo poi, saranno i cittadini a scegliere in che società vivere, continuare con l’attuale: immorale e nichilista, o una diversa poggiata sullo scambio, sul dono, sulla cooperazione e sulla reciprocità?

E’ doveroso un cambio di paradigma culturale e questo può avvenire con una diffusa presa di coscienza sulle reali capacità e potenzialità umane. Ciò che per decenni è stato chiamato “sviluppo, crescita, progresso, produttività, sviluppo sostenibile” in realtà era una maschera per nascondere obiettivi tesi per cancellare la democrazia ed accentrare ricchezze artificiali nelle mani di pochi. Ormai il re è nudo. Conoscenza e coscienza useranno risorse e tecnica nella giusta misura per il benessere collettivo. E’ necessario ripartire dalle comunità a piccola scala, riallacciare rapporti e relazioni nel quartiere su interessi condivisi, coinvolgere la scuola e le attività di base: autoproduzione del cibo, gruppi di acquisto e ricostruzione dei mercati con prodotti locali, autoproduzione energetica. Le comunità con un percorso di conoscenza e condivisione empatica possono sviluppare la resilienza necessaria per i periodi di crisi come quella attuale. La resilienza è la capacità di reagire a momenti difficili, alle avversità della vita, è la capacità di resistere o la capacità di ripararsi da un danno.


[1] MAURO DI LEO, malati di farmaci, Edizioni per la Decrescita Felice, 2010 http://www.librigei.com/product_info.php?products_id=401&osCsid=83210e6e94ef8635519d57e9908e6b5e
[2] MARCO DELLA LUNA  e PAOLO CIONI, neuroschiavi, Macro edizioni, 2009 pag. 67
[3] MAURIZIO PALLANTE, la felicità sostenibile, Rizzoli 2009, pag. 81
[4] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 11
[5] RENZO TOMATIS, il fuoriuscito, Sironi editore 2005
[6] DOMENICO PATASSINI, in Valutazione dell’impatto ambientale, a cura di VIRGINIO BETTINI, UTET 2002, pag. 22
[7] La posizione filosofica dell’Olismo (dal greco “holon”, cioè tutto) è basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Relativamente a ciò che può essere chiamato olistico, per definizione, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente dato, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono.
[8] L’Open Space Technology è una metodologia che permette, all’interno di qualsiasi tipo di organizzazione, di creare workshop e meeting particolarmente ispirati e produttivi. È stato sperimentato negli ultimi vent’anni in differenti paesi del mondo, impiegato nella gestione di gruppi composti da un minimo di 5 a un massimo di 2000 persone, in conferenze della durata di una, due o anche tre giornate.