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Archive for settembre 2014

Il capitalismo è il cancro che ha divorato il corpo dell’Occidente, e sta morendo poiché non c’è più nulla da divorare. Si è mangiato circa quattro secoli di storia delle nostre comunità arrivando al punto di massimo delirio all’inizio di questo secolo. L’immagine mostruosa della bestia è alla vista di tutti, basti leggere le informazioni relative alle diseguaglianze, l’economia del debito, il sistema delle banche, i paradisi fiscali e la creazione dal nulla della moneta. L’avanzamento dell’oscena proposta del TTIP è il segnale evidente dell’arroganza di un’elité degenerata, ed è l’arma che mira a sostenere il mercato del WTO, ma distrugge l’economia reale degli italiani basata sulla piccola e media impresa.

Se da un lato c’è un sistema ancora predominante che ha inventato i suoi modelli, i suoi schemi, i suoi paradigmi sulla rapina, sull’usurpazione, sulla competitività, sulle credenze, sull’avidità e sul nichilismo, dall’altra parte emerge lentamente e faticosamente un nuovo sistema completamente opposto ma compatibile col pianeta Terra. La società che sta emergendo fonda la propria energia sulle opportunità delle nuove tecnologie che riescono a produrre, trasformare, riutilizzare e sviluppare le capacità umane grazie a un percorso di consapevolezza volto alla prosperità e non più alla crescita infinita. La ricerca della verità si è arricchita di strumenti che mostrano, a tutti coloro i quali desiderano vedere, l’esistenza della bioeconomia, cioè un’economia reale che si basa sulle leggi della natura, e sulla partecipazione e la cooperazione dei cittadini finalizzata al bene comune, e non più al sovrapiù di merci inutili.

I primi esempi di tali modelli sono ampiamente riscontrabili nel mondo dell’urbanistica attraverso la rigenerazione, l’edilizia circa l’abitare, nell’agricoltura sinergica che esce dall’agri industria, e nella mobilità intelligente. Sul fronte del governo del territorio è matura l’idea di studiare le dinamiche relazionali che costituiscono i sistemi locali, ove vivono gli abitanti. In questi tre ambiti (edilizia, agricoltura e mobilità) le tecnologie sono mature e disponibili a buon mercato. Se leggiamo i regolamenti edilizi, tutti parlano di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, tutti propongono l’impiego delle fonti alternative e tutti propongono le ristrutturazioni per ridurre la domanda di energia e di riusare le risorse; in buona sostanza sono tutte proposte di decrescita felice. Ciò che manca è un’ampia domanda di bioeconomia da parte della popolazione poiché il capitalismo ha permeato ben quattro secoli di programmazione mentale e culturale in tutti gli ambiti della società: scuola, università e classe dirigente. Nel 2009 nasce il primo bio distretto d’Italia nel territorio salernitano, nel Cilento, ove Comuni ed imprese favoriscono la produzione e il consumo di beni e merci locali di qualità per la sicurezza alimentare, superando persino il concetto della certificazione e sostenendo le filiere delle aree protette.

Dunque se da un lato ci sono evidenti segnali della nuova epoca bisogna ancora divulgare in maniera efficace i nuovi schemi, i nuovi paradigmi che sono persino descritti nel Benessere Equo e Sostenibile (BES) e questo consente di affrontare in maniera più agevole il piano della comunicazione efficace, poiché persino una piccola parte della classe dirigente ha riconosciuto ufficialmente l’importanza dei valori umani: salute, ambiente, istruzione, relazioni sociali, lavoro, etc.

L’opportunità più grande emerge proprio dagli abitanti delle città. Più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, mentre in Europa circa il 72% della popolazione vive nelle aree urbane, e da li possiamo costruire una realtà sostenibile, conviviale e compatibile con le risorse limitate del pianeta. E’ proprio nelle città che esistono le maggiori opportunità poiché cambiando gli schemi mentali è possibile spostare flussi di energia per utilizzarli al meglio, dallo stoccaggio delle merci sovraprodotte alla realizzazione di quartieri e città auto sufficienti ma in rete, cioè in collegamento fra loro, sino alla rigenerazione urbana che crea nuovi posti di lavoro utili al bene comune. Se finora le città sono state pensate per soddisfare l’avidità e la crescita del nichilismo capitalista, adesso è possibile realizzare città fatte per gli esseri umani volte alla ricerca della felicità insita proprio nello sviluppo delle virtù ed il perseguimento del bene comune.

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Da qualche tempo nel linguaggio mediatico si sente parlare di partiti post ideologici, nulla di più falso compare nel lessico mediatico per nascondere la verità di un società profondamente ideologica, poiché forgia le proprie convinzioni sulle credenze e non sulla ricerca della verità, un’ideologia fondata proprio sull’idea del nulla, cioè sul nichilismo affinché il neoliberismo, l’ideologia predominante all’interno delle istituzioni, potesse essere libera di operare all’insaputa delle masse. Chi detiene le redini del controllo e del potere ha una visione ideologica molto precisa: vendere, vendere, vendere! Un’idea malsana volta alla distruzione dei valori umani a favore dell’avidità di pochi, un’idea che nell’Occidente ha avuto grande successo.  Finora ci sono riusciti benissimo poiché la forza e l’energia proviene proprio dalla maggioranza degli oppressi, una maggioranza incapace di immaginarsi un mondo migliore e lottare per cambiarlo.

Il capitalismo si sta sganciando dal lavoro. L’evoluzione tecno scientifica, cioè l’informatizzazione e la robotica consentono di produrre quantità di merci crescenti riducendo posti di lavoro, mentre il costo del lavoro viene progressivamente ridotto e i prezzi delle merci tendono a restare bassi, mentre è necessario che i volumi di produzione aumentino per conseguire maggiori profitti, a danno degli ecosistemi ovviamente. Nell’evoluzione odierna del capitale è accaduto che l’industria finanziaria è divenuta più grande e più potente dell’industria che produce merci. L’industria finanziaria è più capace di valorizzare l’insieme dei capitali accumulati, ma il valore di questo capitale è puramente fittizio (borsa, quotazioni, debito e certificazioni). In questo contesto l’economia reale diventa una mera appendice del capitale, sempre a danno degli ecosistemi in aggiunta alla riduzione dell’occupazione conservata come schiavitù per i capricci delle borse telematiche. In sostanza il capitalismo è sinonimo di distruzione dell’umanità.

Se da un lato esiste ancora questa generale immaturità politica dei cittadini, da un altro lato la recessione ha senza dubbio stimolato la creatività di piccoli imprenditori, artigiani e cittadini nell’inventarsi un’economia basata sull’uso razionale dell’energia, nonostante l’ostracismo di buona parte della classe dirigente, sia perché inadeguata e incapace, e sia perché in cattiva fede e prezzolata dai soliti speculatori, esiste una minoranza di cittadini che sta progettando il cambiamento e potrebbe diventare massa critica che genera il cambiamento sociale nel resta del territorio.

L’aspetto grottesco della recessione che investe il nostro Paese, è che sarebbe sufficiente sviluppare la capacità di osservare per comprendere che non esistono problemi per il nostro presente futuro. E’ sufficiente osservare che bisogna investire tempo e risorse nel conservare e migliorare parti delle nostre città, e del nostro territorio per tendere alla piena occupazione in mestieri utili e virtuosi. Nell’osservare siamo persino agevolati se leggiamo gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES) poiché abbiamo un indirizzo ben costruito su dove investire. Spetta a noi cittadini migliorare le relazioni e aiutarci reciprocamente, spetta a noi cittadini sviluppare la capacità ed il desiderio di prenderci cura di noi stessi e delle nostre città. Possiamo continuare a speculare nel solco dell’attuale paradigma verso l’imminente auto distruzione, o possiamo decidere di cooperare.

Per secoli abbiamo lasciato che il capitalismo fosse la religione guida delle nostre decisioni, credo sia bastato, è chiaro le leggi della natura non sono compatibili con la nostra invenzione di finanza, basti osservare le regole di vita delle altre specie viventi, esse prosperano senza l’ausilio delle istituzioni politiche e dell’economia inventata dall’uomo. I paradigmi dell’attuale società implodono su stessi poiché l’economia del debito è in conflitto aperto con la democrazia e la libertà degli individui. La maggioranza degli individui non arriva al cambio dei paradigmi culturali attraverso un percorso di conoscenza e consapevolezza, ma dalla perdita del posto di schiavitù chiamato lavoro, e da quelle “certezze” che la religione capitalista ha lasciato credere vere affinché nel corso dei decenni si sviluppasse l’attuale società apatica ed egoista che conosciamo. Il livello di programmazione mentale è stato talmente efficace nei confronti della maggioranza degli abitanti, che nonostante gli alti tassi di disoccupazione suggeriscono preoccupazione poiché potrebbe insorgere un conflitto civile da un momento ad un altro, nulla si muove, nulla accade.

E’ auspicabile credere che quella minoranza di cittadini consapevoli che stanno costruendo realtà economiche alternative, così come in piccola scala sta già accadendo, possano contaminare chi viene colpito ingiustamente dalla recessione. Persino una minoranza della classe dirigente sta progettando e realizzando questa transizione economica ispirandosi ai principi di bioeconomia. CRESME, “Riuso03, Riqualificazione batte nuovo 115 mld di euro a 51″ 24 febbraio 2014; Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), “Uscire dalla crisi, le risorse la rigenerazione delle città e dei territori“, 7 marzo 2014; La Repubblica on-line, “Il biologico contro la crisi, volano i consumi“, 14 aprile 2014; MiniAmbiente&CONAI, “Crescita e occupazione nel settore del riciclo dei rifiuti urbani“, luglio 2014;  Cillis, “Crollano ancora i consumi, ma è boom dei prodotti bio“, 12 settembre 2014; R.Calabrese, “Architetti, costruttori e sindacati: ‘si riparta dall’efficienza energetica” 17 settembre 2014.

Un esempio di coraggio e di nuova visione politica lungimirante è stato il piccolo Comune di Torraca (SA), la prima city led al mondo facente parte del più grande geoparco d’Europa. Il punto di partenza è che la qualità della vita ed il capitalismo finanziario sono in aperto conflitto, l’ideologia della crescita è il mito che sostituisce la società umana con le schiavitù organizzate irreggimentate nell’industria. La scandalosa percentuale di disoccupazione giovanile se da un lato è un dramma, essa rappresenta la speranza, poiché si tratta di persone non schiavizzate in lavori inutili, che possono organizzarsi in attività virtuose come lo studio e la ricerca di impieghi utili al territorio, sia osservando le risorse naturali a disposizione della comunità, e sia proponendo forme di partecipazione attiva, incontri, dibattiti, occupandosi di conservazione del patrimonio, agricoltura naturale, energie rinnovabili etc. Spetta a noi cambiare il modo di pensare e stimolare uno stile di vita compatibile con la natura e gli ecosistemi, spetta a noi riscoprire l’importanza delle relazioni sociali e la qualità del vivere in comunità cittadine organizzate per la vita umana e non per i consumi compulsivi. Nelle città che stanno avendo taluni miglioramenti spesso i processi nascono da iniziative dal basso, da piccoli gruppi di cittadini che stimolano la nascita di processi democratici e creativi volti all’analisi e lo studio delle percezioni soggettive delle città. Cooperative e amministrazioni organizzano e progettano i servizi partendo dai suggerimenti forniti proprio dai cittadini rispetto alle loro percezioni, e questi processi generano modelli di vita conformi alle priorità emerse, e spesso nascono nuovi impieghi rispetto ai bisogni reali degli abitanti. In questo modo il cambiamento sociale della città emerge dai cittadini, e non esiste ostacolo a tale processo poiché l’iniziativa privata è libera, anzi, spesso gli amministratori si adeguano alle istanze dal basso poiché consapevoli di dipendere dal giudizio politico degli elettori. Spesso i conflitti insorgono da decisioni calate dall’alto, i conflitti sono meno frequenti per le decisioni emerse dal basso. Il futuro è un pezzo di carta bianco, cambiando i paradigmi culturali di una società malata possiamo disegnare un futuro sostenibile.

Immagine città 4set2014

Salerno, zona orientale. Immagine della città dei cittadini costruita col metodo di Kevin Lynch. Laboratorio di “pianificazione partecipata” a cura di MDF Salerno

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Metti un pubblicitario al Governo è ottieni un linguaggio composto da slogan, gag, battute, ottieni un linguaggio privo di contenuti e privo di verità. Non si tratta solo di come Matteo Renzi si esprime, ma si tratta del linguaggio politico contemporaneo di tutti i politici che smanettano su internet, divulgano opinioni poco colte; si tratta di politici che scimmiottano la società per entrare in empatia con l’uomo qualunque. La società liquida costruita nel corso dei decenni, ideata proprio dal mondo della pubblicità, è una società nichilista e apatica che esprime giustamente il “meglio” del mondo politico creato dalla televisione, dalle serie televisive e dall’immaginario politico costruito dalle SpA che controllano il mondo mediatico, e che hanno inventato l’attuale linguaggio dei politici. Sono diversi decenni che la scuola non è più il luogo ove si formano cittadini, non è più la scuola a creare il linguaggio dei cittadini. Oggi c’è un’arma distruttiva dell’essere umano ancora più efficace: twitter di natura orwelliana, come sarà stato già detto da molti altri. Come direbbe Socrate questa società costruisce la sua realtà basandosi sulle opinioni e non sulla ricerca della verità. Le opinioni politiche espresse su facebook e twitter sono le verità dei politici che rimbalzando nei media diventano la neolingua che scrive nelle menti dei cittadini apatici e nichilisti. Se i cittadini si rifiutassero di seguire questi slogan, e come insegna Socrate andassero alla ricerca della verità tutto il teatro politico si scioglierebbe come neve al Sole.

E’ così il premier italiano, Matteo Renzi, crede che la ricetta giusta per l’Italia sia la crescita mentre la decrescita felice sia la strada sbagliata, opinione del tutto legittima, ma espressa a suo modo con battute e slogan poiché così ci si esprime nelle pubblicità. Se bisogna vendere questo prodotto adotto un linguaggio efficace, per stimolare l’interesse di chi vuole comprare. Secondo Renzi «l’Italia ha interrotto la caduta, ma non basta. L’obiettivo è tornare a crescere” e le riforme sono “lo strumento per farlo», affermazioni di un premier che non ha la visione giusta per aiutare il popolo. Si può non condividere la filosofia politica della bioeconomia dai cui nasce la decrescita, che suggerisce semplicemente di non basare le scelte politiche sull’andamento del PIL, e quindi la decrescita selettiva del PIL stesso, cioè ridurre e cancellare il consumo di merci inutili; si può non condividere, ma non si può far credere che la proposta della decrescita non aiuti l’operaio e l’imprenditore, soprattutto quando nella realtà è vero il contrario, e cioè grazie all’applicazione delle tecnologie della decrescita felice sorge nuova occupazione. Le uniche imprese italiane che non hanno delocalizzato e stanno conservando un proprio mercato sono proprio quelle che hanno impiegato piani e programmi nell’artigianato di qualità e la comunicazione del prodotto biologico, imprese che usano le energie alternative, imprese che investono nel riuso e nella rigenerazione urbana sostenibile. Inoltre esistono tutta una serie di cooperative agricole che stanno crescendo grazie all’agricoltura naturale (non più agri industria) e l’impiego delle fonti alternative per realizzare fattorie auto sufficienti. Tutto questo mondo che non dipende dall’economia degli idrocarburi fa decrescere selettivamente il PIL (eliminazione degli sprechi energetici), ma immette nel mercato merci di qualità. CRESME, “Riuso03, Riqualificazione batte nuovo 115 mld di euro a 51″ 24 febbraio 2014; Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), “Uscire dalla crisi, le risorse la rigenerazione delle città e dei territori“, 7 marzo 2014; La Repubblica on-line, “Il biologico contro la crisi, volano i consumi“, 14 aprile 2014; MiniAmbiente&CONAI, “Crescita e occupazione nel settore del riciclo dei rifiuti urbani“, luglio 2014;  Cillis, “Crollano ancora i consumi, ma è boom dei prodotti bio“, 12 settembre 2014; R.Calabrese, “Architetti, costruttori e sindacati: ‘si riparta dall’efficienza energetica” 17 settembre 2014.

L’indicatore economico del PIL – la crescita – non misura affatto la qualità della vita, non ci dice se la vita sia migliore o peggiore, e questo aspetto per un politico dovrebbe essere un concetto elementare e determinante poiché il politico dovrebbe occuparsi soprattutto delle ricadute positive o negative delle sue scelte nei confronti dei cittadini e preoccuparsi del loro benessere. Addirittura il PIL – la crescita – poiché è un mero indicatore quantitativo misura anche le cose che peggiorano la vita, cioè sostenendo il consumo di determinati servizi e merci possiamo far aumentare il PIL e distruggere la vita umana. Il PIL – la crescita – misura tutto tranne il benessere dei cittadini, lo spiegò pubblicamente Bob Kennedy nel 1968, oggi siamo nel 2014 e Renzi fa battute contro la decrescita a favore della crescita del PIL. Sempre i fratelli Kennedy già negli anni ’60 svelarono al grande pubblico, grazie ai consigli del loro consigliere economico John Kenneth Galbraith, come fosse importante far crescere la qualità della vita e non il PIL degli USA.

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Wuppertal Institut, Per un futuro equo, Feltrinelli, 2007, pag. 165

Poiché la decrescita si occupa di far ridurre selettivamente il PIL, cioè riducendo e cancellando il consumo di servizi e merci che distruggono ecosistemi e vita umana, la decrescita è semplicemente la risposta giusta alla recessione innescata dal sistema capitalistico auto imploso su stesso grazie al servizio del debito, ormai insostenibile. La decrescita felice non solo suggerisce cosa non consumare poiché inutile e dannoso, ma sposta energie, ricerca e innovazioni verso nuovi modelli sociali, di comunità e di consumo generando nuova occupazione e di qualità proprio grazie alle innovazioni tecnologiche. Un esempio clamoroso è nel settore delle energie rinnovabili ove imprese e settori industriali riescono a conservare un proprio mercato grazie all’uso razionale delle risorse, e questo ha consentito al settore edile di conservare posti di lavoro e/o aumentare il proprio indotto grazie alla domanda di un uso delle risorse più responsabile ed efficiente impiegando un mix tecnologico delle fonti energetiche alternative. La direttiva europea 2012/27/UE prefigge un piano di decrescita energetica per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e aumentare l’impiego delle fonti alternative. «L’efficienza energetica costituisce un valido strumento per affrontare tali sfide. Essa migliora la sicurezza di approvvigionamento dell’Unione, riducendo il consumo di energia primaria e diminuendo le importazioni di energia». In sostanza la decrescita felice è presente persino in direttive europee.

Oggi i progettisti hanno a disposizione dispositivi in grado di effettuare una diagnostica completa circa gli sprechi energetici, e questo consente di avviare più facilmente «un’innovazione che comporta una radicale trasformazione dei principi su cui si fondano le prime tre grandi rivoluzioni industriali e il passaggio a una quarta fase, equiparata da alcuni ad un periodo di envelopment (decrescita), per distinguerla dalle tradizionali forme di development, ossia sviluppo. Lungi dall’essere un vano appello a sovvertire il corso dell’evoluzione fin qui storicamente data, l’envelopment è l’arte della decrescita creativa, e consiste nel prendere di mira, smantellare, e quindi eliminare, i mali più debilitanti del progresso, per garantire una maggiore sicurezza e autonomia a metropoli, città, paesi e insediamenti urbani e aree antropizzate in tutto il mondo» (Droege, La città rinnovabile, 2008, pag. 32).

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Lavagna, Life Cycle Assessment in edilizia, Hoepli, 2008, pag. 62

Altro esempio è l’indotto del riciclo totale delle materie prime seconde denominate rifiuti, ed in fine il cibo auto prodotto e le reti cittadine dei gruppi di acquisto solidale, tutto ciò fa ridurre il PIL – la crescita – ma migliora la qualità di vita degli abitanti.

Sono stati proprio i neoliberisti del PD (la famigerata “terza via” di Clinton & Blair) che hanno creato crisi e recessione poiché hanno investito nell’ideologia della crescita. E’ la crescita che sta distruggendo ecosistemi e posti di lavoro. «Dal 1960 al 1998 in Italia il prodotto interno lordo a prezzi costanti si è più che triplicato, passando da 423.828 a 1.416.055 miliardi di lire (valori a prezzi 1990), la popolazione è cresciuta da 48.967.000 a 57.040.000 abitanti, con un incremento del 16,5 per cento, ma il numero degli occupati è rimasto costantemente intorno ai 20 milioni (erano 20.330.000 nel 1960 e 20.435.000 nel 1998). Una crescita così rilevante non solo non ha fatto crescere l’occupazione in valori assoluti, ma l’ha fatta diminuire in percentuale, dal 41,5 al 35,8 per cento della popolazione» (Pallante, 2010). «Quasi 800.000 posti di lavoro persi, 14.200 imprese edili fallite dal 2007 e un calo degli investimenti di 58 miliardi in 7 anni» (ANCE, Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, 8 luglio 2014). E’ stata proprio la ricetta della crescita auspicata da Renzi a creare disoccupazione nell’edilizia. «Il Patto di stabilità interno, continua a penalizzare gli investimenti in opere pubbliche più utili al territorio come quelli per la difesa del suolo, per gli edifici scolastici e per la funzionalità della città» (ANCE, Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, 8 luglio 2014, pag. 10). E’ l’ideologia della crescita che in Italia ha inventato gli aiuti statali agli inceneritori di rifiuti (decreto Bersani ’92) per sostenere un’industria insalubre di prima categoria, mentre il mondo della medicina informava dell’aumento del rischio sanitario generato proprio dagli inceneritori. E’ l’ideologia della crescita che punta alle trivellazioni per cercare nuovi idrocarburi, già nel 2010 un’inchiesta di Luigi Carletti evidenziò il desiderio del Governo di dare nuove concessioni per trivellare l’Italia. E’ l’ideologia della crescita che favorisce accordi commerciali sovranazionali contro il Made in Italy e contro la sovranità alimentare. Il sistema dell’UE è costruito secondo l’ipotesi della crescita continua, e non possiede strumenti correttivi per affrontare periodi di deflazione, così che la depressione economica ha innescato una generalizzata perdita del potere di acquisto dei lavoratori salariati con la conseguente riduzione della domanda interna, e l’impoverimento dei ceti medi e meno abbienti. Questo problema è noto persino nel PD ove la corrente Fassina intende apporre cambiamenti, ma il PD non è un partito di sinistra e la linea Renzi è maggioranza. La recente nomina della nuova Commissione europea dimostra che gli interessi dei Paesi periferici non saranno soddisfatti, e pertanto non ci sarà una riduzione delle diseguaglianze e tanto meno un riconoscimento degli errori marchiani dell’immorale e stupido sistema dell’euro zona.

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