Fermare il consumo di suolo a Salerno

ISPRA geoviewer consumo di suolo Salerno
ISPRA Geoviewer, consumo di suolo nella città estesa salernitana.

Secondo ISTAT e ISPRA, in Italia il principale aumento del consumo di suolo è avvenuto nei comuni a bassa densità abitativa e nelle aree (già agricole) fra i comuni principali e quelli limitrofi, ciò è accaduto anche nell’area salernitana. Nel 2018, il Comune di Salerno ha consumato 2.057 ha, ed è il terzo più alto in Regione dopo Napoli e Giugliano; mentre la crescita demografica nei comuni limitrofi al centroide ha pianificato nuove lottizzazioni ma spesso non inserite nella struttura urbana, favorendo un’alta dispersione urbana. Una gravissima dispersione (sprawl urbano) è nei territori di Cava dè Tirreni e Nocera (qui troviamo il contrasto analogo al comune di Salerno: concentrazione e dispersione), poi i comuni della valle dell’Irno, e altre dispersioni sono nelle conurbazioni a Sud di Salerno (Giffoni e Montecorvino).

Com’è possibile fermare il consumo di suolo agricolo? Eliminando le aree di espansione urbana negli strumenti urbanistici ma utilizzando quelle già urbanizzate, e nell’area urbana salernitana è possibile censire tutte le zone sottoutilizzate e abbandonate. Tutt’oggi manca la visione culturale e politica circa un corretto governo del territorio che riconosce la struttura urbana estesa e adotta l’approccio del matabolismo (bioeconomia). Sindaci e Consigli comunali dovrebbero creare un ufficio di piano ad hoc per coordinare e avviare lo studio di un piano urbanistico intercomunale che dimensiona correttamente i servizi per circa 300 mila abitanti salernitani. I Consiglieri comunali hanno trascurato questa opportunità di un piano intercomunale capace di rigenerazione l’intero territorio per recuperare gli standard mancanti usando correttamente volumi abbandonati e le aree sottoutilizzate, evitando di consumare suolo agricolo.

Salerno consumo di suolo SLL
Elaborazione personale su dati ISPRA, 2017.

La città estesa salernitana si connota per le per proprie caratteristiche territoriali e infrastrutturali ed è necessario adottare un piano per correggere gli errori della mentalità capitalistica che ha condizionato le scelte politiche locali, finora incapaci di leggere attentamente i fenomeni e stimolare nuove opportunità di impiego per le persone, costrette ad emigrare e vivere un’agglomerazione urbana che volge al suo fine ciclo vita. Alcune scelte hanno realizzato interventi di riqualificazione, mentre altre di mera speculazione edilizia dentro le zone consolidate, e infine l’ambiente costruito è lasciato all’abbandono con l’aumento del rischio sismico per l’età degli edifici. Avendo una visione bioeconomica per la “città estesa” possiamo migliorare la vita degli abitanti e programmare il riuso, il riutilizzato, la rifunzionalizzazione degli edifici, con l’inserimento di attività e funzioni finora mancanti dentro la struttura urbana. Coesistono diversi fenomeni trascurati dal ceto politico: la marginalità economica (aumento della povertà) e l’emigrazione dei laureati, così come l’autoferenzialità della classe dirigente locale che mette in atto la disuguaglianza di riconoscimento, la stessa che favorisce l’espulsione sociale dei meritevoli e dei capaci verso sistemi locali più produttivi. Dal punto di vista dei servizi collettivi: nell’area urbana c’è una palese carenza di servizi educativi e culturali, ed il patrimonio edilizio scolastico è del tutto inadeguato, oltreché vecchio e quindi a rischio sismico. La disuguaglianza territoriale fra Sistemi Locali è evidente ma è responsabilità sia dello Stato e sia di Sindaci e Consiglieri comunali, inadeguati rispetto ai valori della Costituzione. Il fenomeno urbano più evidente è il pendolarismo quotidiano dentro la città estesa ove coesistono i flussi di persone, energia e materia, e questo è del tutto trascurato dalle istituzioni comunali poiché ognuna pensa a se stessa, convinta di occuparsi correttamente del proprio territorio. Possiamo immaginare a un mostro con più teste (i Consigli comunali) ed ognuna di queste controlla un solo arto ma braccia e gambe sono parte di un unico corpo (la città estesa), ed è intuibile che tutto ciò crea problemi. Tutte queste criticità: l’età del patrimonio edilizio esistente, la carenza di spazio urbano, il paesaggio e i servizi collettivi, il verde e la mobilità (infrastrutture) sono temi per la rigenerazione urbana e territoriale da affrontare in un unico piano intercomunale. Il piano può adottare tecniche anti-sprawl negli interventi di rigenerazione urbana.

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presentazione tesi Salerno 07
Elaborazione personale su dati ISTAT e Ptcp 2012.

Utopia concreta

Piano delle identità
Piano delle identità, fonte Ptcp 2012.

L’utopia è la forza creativa che stimola la costruzione di una società migliore, per rimuovere le disuguaglianze, favorire lo sviluppo umano e tutelare l’ambiente. Nel corso dei secoli si sono avuti numerosi esempi di utopie, alcune realizzate, talune costruite parzialmente e molte altre rimaste inattuate. Lo sviluppo più acuto dell’utopia concreta si ebbe nel secolo Ottocento, poiché il capitalismo mostrava a tutti, non solo le enormi disuguaglianze economiche e sociali, ma anche i danni ambientali ed i gravi problemi d’igiene urbana. Da quel periodo in poi nascono numerose soluzioni tecnologiche per rimuovere i problemi di insalubrità nelle città inquinate, mentre si realizzano numerose contraddizioni per le disuguaglianze economiche e sociali. Nel nuovo millennio restano i problemi economici, sociali, ambientali con un aumento delle disuguaglianze per la prevalenza della religione capitalista, e per l’assenza di una corretta programmazione economica indirizzata e coordinata dallo Stato, che rinuncia ai propri poteri per favorire il disordine sociale creato dal famigerato libero mercato.

All’interno della periferia economica europea, cioè il Mezzogiorno d’Italia, la complessa struttura urbana salernitana (da M. S. Severino-valle dell’Irno, Salerno comune centroide, fino a Battipaglia) ha tutti i sintomi di un corpo malato che sta morendo lentamente sotto l’inedia e l’inerzia della propria classe dirigente. Questi alcuni fenomeni: la contrazione demografica del comune centroide (Salerno), l’inquinamento, l’inquietudine urbana, la dispersione (sprawl), il consumo di suolo agricolo, la carenza di standard minimi e il disordine urbano, e infine: l’assenza di un adeguato piano. Il quadro di conoscenza del territorio e le patologie innescate dall’ideologia liberista rappresentano i temi di partenza per rigenerare il territorio; un’analisi dello stesso è anticipata nel Ptcp 2012. Per avviare un piano ispirato all’utopia concreta, il comune centroide può legittimamente stimolare la nascita di un piano bioeconomico intercomunale rispetto alla struttura urbana estesa (11 comuni) perché questa è la nuova città consolidatasi da almeno due decenni. Sono tutti salernitani gli abitanti di questa struttura urbana estesa dove si consumano, si sviluppano e si mobilitano due stili di vita contrapposti: l’individualismo e il comunitarismo; ed è questa l’area dei flussi fisici e dei flussi virtuali. La realtà delle relazioni (i flussi), ripeto: consolidatesi da almeno due decenni, rende del tutto obsoleto l’attuale livello delle amministrazioni comunali perché questi confini sono fuorvianti, inutili e persino dannosi rispetto all’intensità dei flussi e delle relazioni degli abitanti che vivono e consumo un suolo di area vasta. La realtà urbana dovrebbe essere amministrata da un unico comune, ma nell’attesa che avvenga il cambio di scala, le attuali amministrazioni possono avviare lo studio del piano intercomunale con approccio bieconomico per offrire occasioni di sviluppo umano applicando la sostenibilità forte.

Pianificazionearchitettura e design urbano sono gli strumenti culturali per rigenerare l’area urbana estesa. Ad esempio, nel campo della pianificazione, l’area urbana estesa necessita di nuovi sistemi di mobilità per trasformare lo spazio fisico in funzione dei flussi (autobus, taxi, metropolitana, biciclette, percorsi pedonali, isole pedonali) e unire scuole, cura dei bambini, parchi, tempo libero, istituzioni e posti di lavoro. Le relazioni determinano flussi fisici e flussi virtuali, e queste si sviluppano a prescindere dallo specifico contesto di riferimento. Un corretto disegno urbano tiene conto di queste apparenti contraddizioni tipiche della società delle reti, e progetta un efficiente sistema di mobilità intelligente integrato ai servizi, al lavoro e al tempo libero. Nel campo dell’architettura è necessario progettare edifici di senso e non più merci edilizie, non più simboli del consumismo, e nel campo del design urbano è altrettanto necessario progettare luoghi di senso (lo spazio pubblico) facendo recuperare i legami tipici delle comunità. Lo spazio è l’elemento chiave della connessione fra persone che si contrappone alla città dei consumi (i centri commerciali). Particolare attenzione bisogna porre proprio alla dimensione umana realizzando luoghi vivaci, sicuri, sostenibili e sani, tutto ciò aumentando l’interesse per i pedoni, i ciclisti e la convivialità cittadina. Questa vivacità aumenta quando più persone sono invitate a camminare, a usare la bicicletta e stare negli spazi urbani. La sensazione di sicurezza aumenta quando gli spazi pubblici sono attrattivi e sono datati di una variazione di funzioni urbane. La sostenibilità si ottiene integrando la bicicletta col trasporto pubblico, e quando l’uso della bici è una parte naturale quotidiana.

SLL Salerno istat 2017

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La speculazione edilizia

Quali sono le conseguenze della speculazione edilizia? Prima di tutto bisogna raccontare cosa si intende per speculazione edilizia. Nel corso dei secoli e soprattutto alla nascita della società moderna ideata dalla cultura politica liberale, in opposizione alle monarchie, accrebbe la consapevolezza di poter accumulare denari senza lavorare sfruttando la rendita, prima agricola e poi urbana. Nella consuetudine odierna, viene dato per scontato il profitto derivante dalla rendita, e ormai quasi nessuno mette in dubbio il fatto che sia immorale perché distrugge le comunità. Nei secoli scorsi, quando ci si accorse degli effetti negativi di queste convenzioni economiche sociali, cioè l’aumento di valore economico di suoli poiché destinati all’urbanizzazione, subito si disse che tale convenzione creava un profitto determinato da scelte politiche e non dal lavoro, e pertanto era necessario porre rimedio per evitare di distruggere le comunità locali. L’usurpazione del profitto della rendita fondiaria è tecnicamente un vero e proprio furto allo Stato, stupidamente reso legale. In Europa, la storia ci insegna che le soluzioni efficaci si limitano a poche aree geografiche (ad esempio la virtuosa Olanda, e i modelli di cooperative circa le famose garden city, e poi le new town), mentre nel Sud dell’Europa la rendita è il motore economico dell’urbanizzazione nelle mani delle imprese private. Per eliminare rendite di posizione e rendite parassitarie c’è solo la soluzione radicale, e cioè che la proprietà dei suoli sia dello Stato e ne concede l’uso attraverso il diritto di superficie, cosicché la rendita è incassata dallo Stato e non più dai privati. La speculazione edilizia nasce da questa consapevolezza del mercato, e cioè influenzare le scelte dei piani regolatori per incassare il profitto delle rendite frutto di una mera scelta politica, e non di un criterio di merito perché non esiste. Attraverso questa consuetudine viziosa, si può realizzare profitto dal cambio di destinazione d’uso dei suoli, da agricolo a edificabile (rendita assoluta), e poi si può trarre profitto dalla vendita delle superfici edificate (rendita differenziale) e nel caso specifico oggi assistiamo a una totale deregolamentazione e assenza di controlli delle quantità di superfici immesse nel mercato immobiliare, ed è questa la speculazione immobiliare. Il prezzo finale di questi profitti estratti da posizioni di vantaggio, assunte senza criteri di merito, vanno a danno della collettività. Nell’attuale deregolamentazione, attraverso la famigerata “urbanistica contrattata”, è possibile speculare attraverso il capitalismo urbano poiché non si rispetta né la Costituzione e né la legge urbanistica nazionale ma si trascurano appositamente le analisi urbanistiche e/o le ipotesi di piano, oppure si edulcorano i calcoli di dimensionamento dei piani stessi, e/o se fatti bene si ignorano subito dopo, durante la fase attuativa dei piani stessi ove proprietari e immobiliaristi chiedono indici urbanistici per incassare la rendita differenziale oltre il dovuto, oltre il pensabile, e tutto ciò per mera avidità sfruttando l’antico meccanismo della rendita perché garantisce profitti immensi senza impegno. L’autorizzazione legale è concessa dai Consiglieri comunali, che detengono il potere di adottare piani e varianti, e questo ceto politico poco preparato, o non sa cosa fa oppure è d’accordo. Le conseguenze di questa mentalità truffaldina sono disastrose e sono note da secoli. Sin dai primi anni del Novecento, la classe borghese mise in pratica i meccanismi viziosi della rendita per accumulare capitali e così in tutte le città italiane, appena si ebbe l’esplosione demografica, si realizzarono enormi concentrazioni di capitali nelle mani del ceto sociale più influente, di fatto creando le prime disuguaglianze territoriali. Una seconda accelerazione, molto più imponente, si ebbe nel secondo dopo guerra per la ricostruzione delle città, anche in quell’occasione, la medesima classe borghese sfruttò il meccanismo e tornarono a realizzarsi nuove disuguaglianze economiche e sociali. In questa fase si realizzò un peggioramento concreto della qualità di vita dei ceti economicamente più deboli, perché l’avidità della rendita mise da parte la corretta pianificazione urbanistica. Ancora oggi, i danni sociali, economici e ambientali di espansioni urbane mal realizzate (fra gli anni ’50 e ‘80) perché non ragionate, sono a carico dello Stato e delle comunità costrette a vivere in quartieri dormitorio e degradati. Possiamo affermare, senza timore di essere smentiti, che all’aumento della ricchezza, cioè la crescita del PIL, fra l’altro concentrata nelle mani di poche famiglie (proprietari terrieri e costruttori), non necessariamente corrisponde un aumento della qualità vita per tutti gli abitanti, e nel caso delle speculazioni edilizie vi è la certezza di un peggioramento delle condizioni di vita delle persone che usufruiscono della merce costruita. Esempi pratici quotidiani sono: l’assenza di scuole e servizi sanitari, l’alta densità urbana che crea affollamento, l’assenza di standard minimi nei quartieri, il traffico e i centri urbani congestionati e inquinati, l’assenza di verde nei quartieri e l’assenza di biblioteche di quartiere, l’impossibilità di spostarsi a piedi e l’assenza dei servizi stessi raggiungibili a piedi. L’assenza di bellezza architettonica nei quartieri e costruzione di merci edilizie. Questo disordine urbano è figlio dell’assenza di un corretto disegno urbano, disprezzato dalla cultura politica liberal che ha scelto il laissez faire del mercato (la destra). Per l’Italia, si tratta di una scelta politica precisa realizzata dalla Democrazia Cristiana negli anni ’60, che ha negato il diritto di sviluppo umano a numerose generazioni distruggendo numerose città. Quanto vale il danno economico della rendita fondiaria? E’ difficile misurare con precisione l’appropriazione della rendita fondiaria ma è stato possibile fare una stima al ribasso, della sola edilizia abitativa (escludendo l’edilizia commerciale, turistica …), aggregando dati Istat e Banca d’Italia, e usando le superfici realizzate con la ricostruzione dei prezzi reali delle case e dei terreni. E’ stato stimato che dal 1961 al 2011, se lo Stato avesse applicato la riforma del regime dei suoli proposta da Fiorentino Sullo, avrebbe incassato un’enormità di circa 800/1000 miliardi di euro (Blecic, Lo scandalo urbanistico 50 anni dopo, Franco Angeli, pag. 19). Con questa stima abbiamo un ordine di grandezza verosimile della ricchezza incassata da poche famiglie, e questo valore costituisce la base delle disuguaglianze economiche e sociali ottenute sfruttando il potere politico e non il merito personale, tutto ciò a danno dello Stato sociale e dell’ambiente. Questa è la base della disuguaglianza determinata da reddito del capitale, che nel caso specifico si tratta di reddito attraverso rendite parassitarie, e nel corso dei decenni questo privilegio ha costruito una casta feudale che guadagna senza lavorare per aver rubato milioni allo Stato, e influenza le scelte politiche delle Amministrazioni locali. In tutte le città italiane esiste questa casta feudale.

Per quanto riguarda il disordine urbano, c’è da dire che non tutte le città italiane hanno subito la medesima sorte, anzi, dove c’è stata cultura urbanistica per contenere l’avidità degli speculatori, sono stati costruiti quartieri dignitosi ed oggi sono perfettamente vivibili poiché dotati di servizi.

Qui sotto le immagini di Salerno, città costruita dalla speculazione edilizia. In che modo si può leggere questa degenerazione? Attraverso il filtro della qualità urbanistica e le sue analisi classiche. Lo sviluppo urbano di Salerno si realizza tutto nel secolo Novecento, fra gli anni ’30 fino agli anni ’80. Le regole compositive dell’urbanistica nascono prima della legge nazionale (L. 1150/1942) e indicano come si costruisce correttamente una città, cioè la tecnica urbanistica insegna che il disegno urbano si realizza con la qualità dello spazio pubblico. Il disegno deve prevedere un corretto equilibrio fra spazio pubblico e privato, con ampi spazi verdi, con limiti di densità e limiti di altezze degli edifici, con strade progettate secondo la loro funzione e servizi raggiungibili a piedi (la cosiddetta città a misura d’uomo). Le aree evidenziate nelle immagini sottostanti mostrano come lo spazio sia interamente utilizzato dalla merce edilizia, con grave carenza persino di strade adeguate, oltre al fatto che c’è una completa assenza di verde di quartiere e dei servizi. La città ha dovuto ricavare i servizi presso sedi improprie, cioè molti servizi sono allocati in edifici privati progettati per civili abitazioni, e solo in taluni casi troviamo edifici progettati ad hoc per le scuole. Quando fu pubblicato il famoso DM 1444/68, i Comuni furono costretti a recuperare gli standard minimi mancanti, cioè parcheggi, verde, scuole e attrezzature collettive (culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative). Salerno, per scelta politica, non ha mai recuperato tutti gli standard mancanti nelle aree costruite dalla speculazione, e tutt’oggi paga il prezzo delle rendite di posizione.

Salerno processi speculativi
Salerno e i suoli coinvolti da processi speculativi
Salerno processi speculativi 02
Salerno, zona orientale e i suoli coinvolti da processi speculativi

La scelta politica di rinunciare alla corretta pianificazione urbanistica e quindi la scelta di deregolamentare la rendita ha in sé un meccanismo politico molto noto, il seme della corruzione morale e materiale poiché il facile accumulo di capitali nelle mani di costruttori e immobiliaristi può favorire sistemi corruttivi. Nell’epoca delle nuove tecnologie e delle giurisdizioni segrete, cioè i paradisi fiscali e i modelli off-shore, tali strumenti possono essere adoperati per nascondere la corruzione e i profitti stessi degli investimenti immobiliari. Sono almeno due gli esempi viziosi e persino criminali che si nascondono dietro i processi dell’urbanistica contrattata, che cela i reali interessi nel costruire merci edilizie ove non servono. Il primo esempio, è quello raccontato, costruire per accumulare capitali senza occuparsi di costruire i servizi necessari alla città pubblica, e il secondo è il riciclaggio di denaro realizzato dall’evasione, dalla vendita di droghe, armi etc. La regia di queste operazioni sono le banche che possono, se lo desiderano ma violando le leggi, aiutare i proventi realizzati illecitamente a diventare leciti. In che modo entra in gioco il mondo off-shore? E’ semplice, attraverso il solito meccanismo del prestanome che si intesta la società finanziaria dell’investimento con sede in un’area off-shore, costui potrebbe avere come suo socio occulto, il delinquente che ha evaso milioni, oppure anche il Sindaco del Comune dove si intende realizzare la trasformazione urbana. Il politico avrà solo il problema di reinvestire il profitto altrove, ovviamente, oppure può approfittare del famigerato scudo fiscale. Questa congettura appena esposta è una spiegazione logica a talune trasformazioni urbanistiche avvenute in Europa, perché queste non trovano alcuna giustificazione attraverso gli occhi della pianificazione urbanistica, perché palesemente irrazionali. Determinate operazioni immobiliari sono persino fallite, e sono rimaste invendute ma sono nelle mani delle banche alle quali assegnano un valore e sono garanzia del proprio capitale.

presentazione tesi Salerno 15
Elaborazione personale.

Conclusione: contrariamente a quanto si crede illusoriamente, la società capitalista non ha ridotto le disuguaglianze, non ha costruito opportunità per tutti ma ha creato opportunità per pochi rendendoli ricchi sfruttando gli altri e usurpando risorse naturali. La ricchezza capitale è stata concentrata nelle mani di poche famiglie grazie alle scelte politiche autoritarie e ingannevoli, applicando la cultura economica neoliberale (la destra), una sorta di evoluzione della società feudale costruita sul vassallaggio. La società moderna appare come una distopia cinica ma con immorale ironia: la rivoluzione liberale ha costruito una società illiberale, attraverso il privilegio offerto dal capitale concentrato nelle mani di pochi, che di fatto ripristina le condotte delle monarchie, ossia caste chiuse e autoreferenziali, e territori feudali. Ancor di più, studiando affondo la storia del capitale, si svela un altro mito della religione capitalista: non è più il lavoro a rendere ricco un individuo ma lo sfruttamento delle rendite parassitarie (eredità), ciò è particolarmente vero nel capitalismo urbano. Le tecnologie odierne (robotica e internet) dimostrano quanto tutto ciò sia realtà (non è il lavoro a creare enormi quantità di capitali), poiché la concentrazione di capitali si realizza attraverso la finanza (il valore fittizio creato dal mercato) e l’informatica. Il capitale si sgancia dal lavoro.

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Un disegno urbano per Salerno 4

Negli interventi precedenti (1, 2, e 3) ho accennato all’idea di pianificare la nuova città estesa salernitana attraverso l’approccio bioeconomico. Intraprendere un cambio paradigmatico della società è la strada più saggia per creare opportunità a tutti gli abitanti, e uscire dalla marginalità economica e sociale che condanna Salerno e il Mezzogiorno, dove i giovani scappano verso Sistemi Locali più attraenti perché riscontrano concrete opportunità di impiego. Immaginare di realizzare un piano intercomunale bioeconomico fra gli 11 comuni della nuova città salernitana è la strada politica e concreta per pianificare il territorio e costruire futuro. Storia, ambiente e patrimonio storico rappresentano le invarianti strutturali mentre le nuove tecnologie consentono di rigenerare gli insediamenti urbani, e nel farlo possiamo immaginare nuove funzioni e attività per sostenere lo sviluppo umano. Persone, scuola, università e imprese possono convivere in luoghi urbani messi in rete e favorire creatività e innovazioni compatibili con l’ambiente. All’interno della struttura urbana estesa, da decenni la nuova città salernitana, vi sono numerosi volumi sottoutilizzati o abbandonati, ed è questo lo spazio ove riscontriamo la complessità ma carente di infrastrutture, ed è il luogo delle nostre opportunità. In questi spazi possiamo costruire nuove funzioni, reti ecologiche (parchi e luoghi custodi di biodiversità), nuovi servizi ove realizzare ricerca, luoghi di aggregazione e di svago (sport, eventi…) e imprese per l’innovazione messe in rete con sistemi di mobilità intelligente. Nuovi luoghi che aiutano gli scambi e le relazioni ove le persone possano fare esperienze e migliorare se stessi, possiamo costruire servizi e luoghi che fanno crescere la conoscenza attraverso lo studio e la ricerca. E’ questo il percorso che consente di uscire dalla periferia economica e invertire il flusso di risorse umane; i meridionali non saranno più costretti a emigrare ma al contrario altri vorranno vivere nella nuova città poiché potranno fare esperienze e trovare impiego.

Pianificazione, architettura e design urbano sono gli strumenti culturali per rigenerare l’area urbana estesa. Ad esempio, nel campo della pianificazione, l’area urbana estesa necessita di nuovi sistemi di mobilità per trasformare lo spazio fisico in funzione dei flussi (autobus, taxi, metropolitana, biciclette, percorsi pedonali, isole pedonali) e unire scuole, cura dei bambini, parchi, tempo libero, istituzioni e posti di lavoro. Nella città estesa salernitana (da M. S. Severino-valle dell’Irno, Salerno comune centroide, fino a Battipaglia) coesistono due stili di vita contrapposti figli l’uno dell’individualismo e l’altro del comunitarismo, entrambi animati all’interno dello spazio dei flussi quotidiani, stimolati anche da internet, oltreché dal lavoro e dallo studio. Le relazioni determinano flussi fisici e flussi virtuali, e queste si sviluppano a prescindere dallo specifico contesto di riferimento. Un corretto disegno urbano tiene conto di queste apparenti contraddizioni tipiche della società delle reti, e progetta un efficiente sistema di mobilità intelligente integrato ai servizi, al lavoro e al tempo libero. Nel campo dell’architettura è necessario progettare edifici di senso e non più merci edilizie, non più simboli del consumismo, e nel campo del design urbano è altrettanto necessario progettare luoghi di senso (lo spazio pubblico) facendo recuperare i legami tipici delle comunità. Lo spazio è l’elemento chiave della connessione fra persone che si contrappone alla città dei consumi (i centri commerciali). Particolare attenzione bisogna porre proprio alla dimensione umana realizzando luoghi vivaci, sicuri, sostenibili e sani, tutto ciò aumentando l’interesse per i pedoni, i ciclisti e la convivialità cittadina. Questa vivacità aumenta quando più persone sono invitate a camminare, a usare la bicicletta e stare negli spazi urbani. La sensazione di sicurezza aumenta quando gli spazi pubblici  sono attrattivi e sono datati di una variazione di funzioni urbane. La sostenibilità si ottiene integrando la bicicletta col trasporto pubblico, e quando l’uso della bici è una parte naturale quotidiana.

Questo è un percorso lungo e complesso ma stimolante, creativo e innovativo ove cittadini, università, imprese e istituzioni possono decidere di costruire una società migliore perché oggi abbiamo conoscenze e tecnologie per farlo ma manca la volontà politica.

Noi siamo il problema e noi siamo la soluzione!

Salerno beni storico culturali
Pctp 2012

Un disegno urbano per Salerno 3

In questo intervento vorrei narrare le opportunità circa una seconda parte del disegno urbano salernitano, relativo all’area estesa, la nuova città salernitana costituita da 11 Comuni. In tutta l’area urbana, com’è noto esistono volumi produttivi abbandonati e di questi andrebbe realizzato un censimento al fine di riutilizzarli. In tutti gli undici Comuni esistono volumi che possono diventare opportunità inserite in un unico piano per pensare funzioni e attività rispetto ai bisogni e alle risorse da valorizzare, così come la manutenzione dell’esistente. Nell’area estesa vi sono tre aree industriali (ASI): Mercato San Severino, Salerno, Battipaglia. Oltre al censimento dei volumi abbandonati o sottoutilizzati, una strategia politica ragionevole dovrebbe ripensare il ruolo di queste ASI, le attività e la loro localizzazione, in particolare quella del territorio comunale salernitano perché ha perso la sua vocazione produttiva manifatturiera per preferire la semplice vendita di merci. L’ASI salernitana taglia in due gli insediamenti urbani di civili abitazioni, quelle salernitane e di Pontecagnano, creando confusione e discontinuità nell’area estesa urbana. Infine, esiste una vecchia e nota esigenza territoriale: valorizzare l’area costiera da Salerno fino ad Agropoli. In questo caso il termine “valorizzare”, nell’immaginario collettivo imprenditoriale e politico significa lottizzare la costa col serio rischio di costruire una speculazione edilizia che distrugge il bene comune. In termini bioeconomici si fa l’opposto con la priorità di eliminare tutte le sorgenti inquinanti presenti nei corsi d’acqua e il ripristino di tutti gli impianti di depurazione, civili e industriali. Una volta ripristinata la risorsa marina, il disegno urbano è calibrato in base alle esigenze di fruibilità della costa con interventi mirati: da un lato la demolizione di tutte le opere abusive e dall’altra la rimozione di tutte le attività non compatibili con la bioeconomia. Com’è noto, lungo la costa esisteva una barriera naturale verde, pertanto è possibile immaginare la rinaturalizzazione della stessa con la presenza di pochi insediamenti turistici per offrire servizi, comunque necessari. È la natura il progetto urbano che andrebbe realizzato con alcuni insediamenti disegnati rispetto ad attività e funzioni per offrire impieghi compatibili con le risorse limitate e la loro corretta valorizzazione.

Nell’entroterra dell’area urbana si possono realizzare quei servizi produttivi necessari a valorizzare l’identità dei luoghi, ad esempio una fiera per valorizzare anche la filiera della dieta mediterranea e la nuova manifattura tecnologica ad alto valore aggiunto, come potrebbe essere quella relativa alla mobilità intelligente. Il territorio salernitano ha la fortuna di essere il luogo della dieta mediterranea (Pollica) ma non esiste una rete sociale, imprenditoriale e produttiva che la divulga e la valorizza in modo adeguato. I saperi locali della dieta mediterranea rappresentano storia e identità dei luoghi, peculiarità che sviluppano conoscenza, conservazione e lavoro. La struttura paesaggista, i beni storico culturali e nuova manifattura leggera, sono caratteristiche che possono creare nuove opportunità occupazionali. La tutela di reti ecologiche territoriali e nuove regole per l’interazione (mobilità intelligente) fra area urbana e natura possono creare funzioni e attività (ricerca, cultura, agricoltura) utili a creare lavoro e uso corretto delle risorse limitate. Sono tutti temi relativi ad un’agenda urbana che la classe dirigente locale (cittadini, partiti, università, imprese) dovrebbe discutere pubblicamente ed adottare, per suggerire soluzioni e pianificare in uno strumento urbanistico intercomunale bioeconomico.

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Salerno infrastrutture e logistica zona Sud
Fonte immagine Ptcp Salerno 2012.
Salerno beni storico culturali 02
Salerno, beni storico culturali, fonte Ptcp Salerno 2012.
agglomerazioni industriali
Le agglomerazioni industriali, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno sintesi interpretativa struttura paesaggistica
Sintesi interpretativa struttura paesaggistica, Ptcp Salerno 2012.

Un disegno urbano per Salerno 2

Nel mio primo intervento “un disegno urbano per Salerno”, descrivo velocemente la complessità dell’agglomerato urbano salernitano, dal centro fino all’espansione moderna costituita in una sua parte da una trama reticolare (via dè i Principati, via Dalmazia…) e da un’altra parte contemporanea dalla disomogeneità delle forme aperte (zona orientale); poi la totale deregolamentazione e speculazione che ha distrutto le colline salernitane. In questo intervento intendo narrare, altrettanto velocemente, un’agenda, obiettivi, e idee progettuali per l’area urbana estesa, partendo da un tema molto noto: il fiume Irno. La valle dell’Irno è parte del sistema urbano complesso, ed è il paesaggio urbano e naturale da rigenerare completamente, e percorrendo questa valle troviamo il disordine, le speculazioni edilizie e le trame irregolari e organiche dettate sia dalla complessità dell’orografia territoriale, e sia dalla totale incapacità delle amministrazioni locali che non hanno voluto o non hanno saputo pianificare e governare correttamente il territorio. In questa complessità territoriale e urbana vivono gli abitanti che interagiscono e usano il suolo. Nella valle riscontriamo i numerosi episodi dell’ambiente costruito, vi sono gli insediamenti storici, e riscontriamo edifici agglomerati lungo le strade o inseriti in appendici vallive ma spesso queste forme insediative più recenti sono prive di urbanità, e completamente disarticolate da una trama regolare e incompatibili col territorio. La ragionevolezza e le competenze urbanistiche suggeriscono di arrestare la dispersione urbana per impedire altro consumo di suolo, impedire altra inquietudine urbana, mentre la riorganizzazione di funzioni e attività lungo la valle si può coniugare sia con la tutela del paesaggio e sia con la rilocalizzazione degli insediamenti urbani rigenerando la morfologia e favorendo un corretto uso del suolo. Programmi di conservazione degli insediamenti storici e valorizzazione delle preesistenze con infrastrutture di mobilità intelligente che possono migliorare la vita degli abitanti. Una strategia molto nota è il censimento di tutte le aree abbandonate, sottoutilizzate per rigenerare l’esistente. E’ possibile stimolare processi di densificazione con nuove attività e funzioni presso stazioni intermodali inserite in un sistema di mobilità sostenibile, per sfavorire l’uso del mezzo privato e favorire il trasporto pubblico e ciclabile, mentre contemporaneamente è possibile rinaturalizzare il letto del fiume Irno per renderlo vivibile e percorribile. Ripercorrendo il fiume dalla foce fin dentro la valle, riscontriamo la bruttezza dei processi di cementificazione e le numerose palazzine che lo costeggiano. Buona parte di queste palazzine sono prive di carattere poiché non sono architettura ma pura merce edilizia, mentre in alcuni tratti, in zona parco dell’Irno, vi sono taluni edifici abbandonati e in avanzato stato di degrado, che possono essere demoliti e sostituiti con funzioni e attività compatibili. Questo è uno scenario urbano interessante: correggere la complessità della disomogeneità degli agglomerati urbani attraverso nuovi collegamenti che valorizzano l’esistente, disegno dei luoghi, nuove funzioni e attività inserite in nuove scene urbane collegate fra loro, una nuova urbanità (densificazione, diradamenti e trasferimenti di volumi) per favorire la mobilità dolce e intelligente; e processi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, tutto con un unico piano intercomunale bioeconomico.

Una breve parentesi per un possibile meccanismo economico utile alla realizzazione: criteri meta-progettuali, una perequazione diffusa e non più di comparto, il recupero del plus valore fondiario, e il contributo per la costruzione della città pubblica, oltre che sovvenzioni pubbliche per il bene comune misurando la qualità sociale dei piani attuativi. Tutti strumenti noti ma del tutto nuovi per la Campania che ha preferito la speculazione alla pianificazione.

Dal Ptcp Salerno 2012 possiamo leggere le cosiddette invarianti per un disegno di bio regione urbana: i beni storici, le caratteristiche naturali, la aree naturali, le infrastrutture, la rete ecologica, e i beni paesaggistici; tutte risorse che caratterizzano il territorio e che possono essere connesse meglio con gli insediamenti urbani e produttivi al fine di usare le risorse in chiave bioeconomica, sia per tutelarle e sia per valorizzarle. Nel corso degli anni il termine valorizzazione ha assunto una valenza ambigua poiché si è concretizzato come appropriazione e privatizzazione di un bene finalizzato al profitto. La valorizzazione in bioeconomia significa tutt’altro e cioè uso razionale dell’energia o del bene, per favorire la fruizione agli abitanti e non lo spreco, anzi si usa adottare la tutela (che non significa chiusura o impedimento) per consentire alle future generazione di poter usufruire dello stesso bene.

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Salerno caratteristiche naturali
Salerno e valle dell’Irno, caratteristiche naturali, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno beni storico culturali
Salerno e la valle dell’Irno, beni storico culturali, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno aree naturali protette
Salerno e la valle dell’Irno aree naturali protette, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno beni paesaggistici
Salerno beni paesaggistici, fonte Ptcp Salerno 2012.
Salerno e valle dell'Irno rete ecologica ambientale
Salerno e la valle dell’Irno, rete ecologica e rischio ambientale, fonte Ptcp Salerno 2012
Salerno infrastrutture e logistica
Salerno infrastrutture, trasporti e logistica, fonte Ptcp 2012.

Speculazioni e piani edilizi

Dando uno sguardo veloce all’attività edilizia ed al piano urbanistico salernitano con le recenti varianti e gli aggiornamenti, si riscontrano scelte politiche irrazionali che non reagiscono alla crisi economica innescata dalla globalizzazione neoliberista, mentre il persistere di regole comunitarie insensate continuano a far soffrire gli enti locali e a far persistere le disuguaglianze territoriali. Il ceto politico è ancora influenzato da paradigmi culturali obsoleti e dannosi replicando schemi e cicli economici neoliberali, tant’è che nei “piani” persistono tentativi e operazioni speculative immobiliari sul nostro territorio con l’illusione di attrarre investimenti privati. Il ceto politico locale è immerso nel nichilismo urbano che produce merci svuotando di senso e d’identità la città, condannata alla marginalità per assenza di visione culturale e politica. Nell’Accademia si insegna che la regola è progetto, cioè che i regolamenti urbanistici dei piani regolatori determinano la costruzione della città, mentre nella realtà campana e non solo quella, la speculazione è progetto, cioè la deregolamentazione, la deroga e le continue varianti snaturano qualunque analisi urbana e svuotano di senso compiuto qualunque disegno urbano (ove mai questo ci fosse), e tale ossimoro si realizza attraverso la degenerazione morale e l’ignoranza del peggior ceto politico locale, analfabeta e asservito al vassallaggio. Queste scelte dannose dovrebbero aprire dibattiti pubblici e riflessioni più approfondite poiché la deroga alle regole compositive ha il serio rischio di aumentare le disuguaglianze anziché ridurle, e secondo il mio modesto parere, un attento osservatore dovrebbe evidenziare due aspetti: l’assenza della disciplina urbanistica e la stupidità, nel senso proprio del termine, cioè il “piano” adottato dall’Amministrazione denota scelte di scarsa intelligenza con ottusità di mente. Perché scarsa intelligenza e ottusità di mente? L’Amministrazione, innanzitutto, continua a non avere un’idea di piano trascurando problemi noti e vecchi come la normale manutenzione del patrimonio pubblico, la carenza di standard, una cattiva morfologia urbana che andrebbe corretta, la prevenzione dal rischio sismico e idrogeologico, l’affollamento e il consumo di suolo, il rapporto con l’area urbana estesa. E poi questo ceto politico continua ad assecondare programmi edilizi contribuendo a distruggere il settore delle costruzioni anziché aiutarlo, un settore già notoriamente in crisi poiché imploso sull’obsoleto modello di capitalismo urbano viziato dalla famigerata rendita e colpito dalla nota delocalizzazione produttiva che ha creato nuova disoccupazione e stimolato nuova emigrazione verso Sistemi Locali del Lavoro più attraenti e meglio organizzati. Il sistema urbano salernitano, costituito da un’area estesa di 11 comuni ha un alto tasso di disoccupazione; il capoluogo perde abitanti, l’area ha una carenza di infrastrutture, servizi e standard minimi, la crescita urbana è avvenuta in maniera disomogenea attraverso processi edilizi speculativi, mentre si dovrebbe manutenere il proprio patrimonio naturale con interventi di bonifiche e rigenerativi. In questo contesto urbano complesso, il capoluogo salernitano trascura la realtà dell’ambiente costruito, la guida politica trascura la disciplina urbanistica e continua a programmare la costruzione di edifici multipiano quando è evidente che bisogna intervenire sull’agglomerato edilizio esistente che necessita di manutenzione, e di realizzare standard e servizi poiché mancanti. Bisogna essere stupidi per fregarsene della realtà e dei reali bisogni delle persone costrette a vivere in un contesto di marginalità e fragilità economica con l’aumento del rischio povertà. Occupare l’attività edilizia esclusivamente con la costruzione di nuove palazzine multipiano significa giocare d’azzardo sul bene comune, si tratta di scommesse ad alto rischio per banche e costruttori stessi, i quali forse sono avidi di immorali rendite parassitarie. E pensare che in altre Nazioni tutto ciò è persino illegale (Inghilterra, Olanda, Svezia, Germania) poiché le scelte della pianificazione sono nelle mani dello Stato, dotato di uffici di piano con un’adegua cultura della disciplina, con regole che controllano il mercato urbano sia tassando le rendite e sia indirizzano gli interessi dei privati nel costruire la cosiddetta “città pubblica”. In determinati contesti esiste persino il recupero del plusvalore fondiario generato dalle urbanizzazioni, e il mercato immobiliare è controllato e/o calmierato per limitare i processi di gentrificazione. In Campania si fa l’opposto ed è il paradiso di liberisti e speculatori; le Amministrazioni appaiono negligenti e incapaci di costruire la “città pubblica” perché la Regione non ha voluto dotarsi di adeguati strumenti tecnico-giuridici, tant’è che non è in uso una perequazione urbanistica diffusa perché qui è possibile realizzare quella di comparto, con la conseguenza che le regole edificatorie (indici e mq) possono essere definite persino in fase attuativa con grave danno alla cosa pubblica e all’inefficacia dei principi perequativi perché si determina discriminatorietà dei valori e delle proprietà. Il nostro ceto politico, trascura il principio dell’uso sociale dei suoli, e così non controlla il mercato immobiliare e non tassa le rendite immobiliari, così come non conosce il recupero del plusvalore fondiario ma addirittura per consuetudine favorisce chi specula e/o attraverso la deregolamentazione suggerisce implicitamente di speculare. Appare del tutto assurdo ma violando principi costituzionali e della legge urbanistica nazionale sembra che a Salerno si possa realizzare una liberalizzazione dell’attività edilizia; sembra che chiunque voglia scommettere su stesso, lo possa fare poiché prima o poi l’Amministrazione asseconda piani attuativi slegati da analisi urbanistiche e/o previsioni di piano.

Due esempi clamorosi già noti alle cronache: circa 5 anni fa, si presentò un piano attuativo firmato dall’archistar milanese Dante Benini, in pieno centro, cioè piazza della concordia che prevedeva di costruire una torre di 30 piani; progetto mai realizzato. Poi c’è il caso dell’ex Marzotto, area che da tempo è interesse di soluzioni lottizzative, un primo piano per costruire alloggi privati risale agli anni 2011-12 (progetto vulcanica), ed oggi l’Amministrazione approva un altro piano attuativo (del gruppo Rainone-Postiglione) che prevede sempre una lottizzazione privata e un centro commerciale. Questi esempi, come molti altri casi “salernitani” non devono essere giudicati come casi “illegali” perché i costruttori operano in completa legittimità e legalità, ma è evidente la grave colpa della classe politica che fa l’opposto di qualunque Nazione ove esiste cultura e disciplina urbanistica, e dove, guarda il caso, il settore delle costruzioni non è in crisi come il nostro perché più controllato e monitorato dalla mano pubblica che, prima di tutto, si impegna ad attuare una corretta pianificazione territoriale e urbanistica per realizzare l’interesse generale: tutela del territorio, uso sociale dei suoli e controllo delle rendite. Nel nostro Paese, corretta pianificazione territoriale e urbanistica sono sparite… Sullo docet!!!

PUA ex-marzotto lottizzazione
fonte immagine skyscaprercity.

Il render tratto da skyscaprescity dovrebbe rappresentare il PUA approvato. Il progetto non rispetta il disegno della zonizzazione 2018 adottata dall’Amministrazione poiché l’intervento occupa anche il verde di rispetto che ricade nell’area ex-marzotto, oggi area AT_R30 (area di trasformazione urbana residenziale) nel PUC. L’approvazione del PUA conferma un’ipotesi politica drammatica, non esiste un piano da rispettare ma richieste private da esaudire che possono anche cambiare il “piano” stesso, non è la prima volta che si verificano cambiamenti del designo urbano, già approvato dal Comune. In questo contesto ci troviamo nella consuetudine politica di regalare facili profitti agli investitori privati fregandosene dei problemi urbani esistenti. Un’area ex produttiva che non viene utilizzata per costruire servizi pubblici e non risponde ai bisogni della collettività ma è sfruttata per l’ennesima lottizzazione privata. Da circa venticinque anni, la guida politica applica il paradigma delle destre liberali e neoliberali: appropriarsi dei diritti collettivi per il mero tornaconto personale e così ancora una volta si ignora la pianificazione, si trascurano i principi della legge urbanistica nazionale, così come si trascura la realtà salernitana (basti pensare alla avvenuta contrazione della città e alla nascita della nuova struttura urbana estesa). L’intervento costruisce tre torri di 18 piani che superano di gran lunga le altezze esistenti dentro l’area urbana consolidata (zona B), gli edifici più alti della città e un annesso centro commerciale. Cui prodest? Una delle grandi virtù della legislazione urbanistica italiana, tutt’ora in vigore, è prima di tutto, il principio dell’uso sociale dei suoli (l’interesse generale) e poi i famosi limiti inderogabili di densità edilizia, di altezze e di distanza per le zone A e B, che evitano le famigerate speculazioni edilizie. Per le zone consolidate, uno degli obiettivi chiaramente enunciati nel DM 1444/68 è il decongestionamento, cioè l’opposto del PUA approvato che aumenta i carichi urbanistici, cioè congestiona l’area. Cui prodest il PUA ex-marzotto? Sicuramente non giova alla collettività ed è evidente che non c’è l’interesse generale. Non è la prima volta che l’Amministrazione viola o edulcora principi e leggi nazionali sul governo del territorio, anzi è abituata a farlo basta guardare il PUC a partire dal 2005. Questa condotta illegittima è ampiamente diffusa poiché in Italia non esistono controlli e sanzioni efficaci per dirigenti e funzionari pubblici che trascurano il corretto governo del territorio mentre, spesso, si lasciare fare alle imprese private che perseguono il proprio interesse nel trarre profitti dalle famigerate rendite parassitarie.

estratto zonizzazione 2018 PUC Salerno
Estratto dalla tavola P2 zonizzazione PUC 2018, l’intervento ricade nell’AT_R30.

In molti l’hanno dimenticato… l‘urbanistica non nacque per regalare profitti ai privati ma per aggiustare i danni ambientali e sociali innescati dall’industrialismo, e in Italia è la Costituzione che ordina di usare la pianificazione per costruire diritti a tutti i cittadini rimuovendo le disuguaglianze territoriali. I principi della legge urbanistica italiana sono chiari e prevedono che i Comuni adottino piano ben fatti, cioè significa che il ceto politico, da un lato deve tutelare il paesaggio e dall’altro lato deve costruire i diritti mancanti. Lo strumento per costruire diritti e rimuovere le disuguaglianze è il piano ma nel corso dei decenni, buona parte delle Amministrazioni politiche ha scelto non di fare bene i piani preferendo le speculazioni che hanno aumentato le disuguaglianze e creato danni ambientali. Con la riforma della Costituzione, molte Regioni hanno sviluppato leggi proprie (disuguaglianze territoriali) con procedure e strumenti ove ormai i piani hanno una parte strutturale (di indirizzo strategico) e un’altra operativa (zonizzazione e regole) con diritti minimi (standard e dotazioni minime) diversi e superiori a quelli indicati dalla normativa nazionale (DM 1444/68). Alcune Regioni hanno sviluppato prassi e piani ben fatti con dotazioni superiori, e altre si sono limitate al compitino richiesto dalle leggi ma fatto male perché si sono affidate al mercato aprendo a possibili speculazioni. Buone pratiche sono presenti in Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna e Lombardia anche per tradizioni culturali di sinistra, sviluppando disegni urbani corretti poiché più attente alla pianificazione urbanistica, mentre le altre Regioni hanno rinunciato alla pianificazione e si sono affidate all’avidità della borghesia locale e al famigerato laissez faire del mercato.

Tornando al caso salernitano, la guida politica, sempre la stessa durante gli ultimi venticinque anni, anziché adottare piani urbanistici per rigenerare la città contrastando le disuguaglianze sociali ed economiche, e affrontando la drammatica realtà, ha deciso di continuare a favorire la crescita della rendita urbana incamerata dalla borghesia locale. Continuare a regalare rendite parassitarie alla borghesia è una scelta palesemente dannosa per la comunità oltreché anacronistica, anche per quei territori notoriamente speculativi che si trovano solo negli USA. Il caso salernitano andrebbe governato con un approccio opposto e quindi non speculativo, basterebbe copiare le esperienze olandesi, tedesche, scandinave ove è lo Stato che incamera la rendita per costruire la città pubblica e così garantisce diritti a tutti i cittadini, tutelando i meno abbienti. L’indirizzo e il controllo dello Stato è necessario per limitare i danni nel settore delle costruzioni, e aiutare le imprese a investire nel costruito. Non è il mercato che deve costruire la città ma è lo Stato che deve stimolare processi partecipativi degli abitanti, con la guida di bravi pianificatori ispirandosi alla Costituzione e alla bioeconomia per avviare nuovi processi produttivi ma sostenibili, razionali e creativi. L’urbanistica è una disciplina tecnica complessa che deve aprirsi alle regole democratiche, affinché il disegno urbano espressione del complesso quadro di conoscenza del territorio sia coniugato con la partecipazione attiva delle persone.

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