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Archive for settembre 2012

Quotidianamente, da decenni, siamo abituati a lamentarci della nostra classe dirigente e puntualmente, al momento delle elezioni, diamo il nostro consenso proprio a quella categoria di persone che disprezziamo. Mi pare ci sia una “psicosi collettiva” che coinvolge la maggioranza degli italiani, da ricercare nel processo di infantilizzazione innescato dal sistema capitalista. Gli adulti-bambini si lagnano senza fare alcun che di concreto per cambiare la società in meglio. E’ in crisi tutto l’Occidente che danneggia se stesso affidandosi a soggetti politici autoritari e teleguidati dall’élite dominante, che seleziona i mediocri per inserirli nelle istituzioni pubbliche.

In alcuni paesi esistono scuole pubbliche per formare la classe dirigente, in Italia, anni fa i partiti di massa (DC e PCI) avevano scuole interne per studiare la Costituzione e la linea del proprio partito.  La partecipazione politica si esprimeva attraverso questi organismi, ma oggi sono disprezzati dalla maggioranza degli italiani poiché nel corso dei decenni le persone che li organizzano e li frequentano hanno scelto di sfavorire la libera partecipazione, di eliminare una vera democrazia interna e preferito una condotta immorale per promuovere interessi personali, familiari e di specifiche imprese. La cultura capitalista che promuove egoismo e competitività ha saputo introdurre una buona dose di avidità ed ha logorato, col tempo, il ruolo della rappresentanza e del mandato elettorale attraverso la scelta di camerieri manovrabili (i mediocri) e la pubblicazione, sui media amici, di scandali ad orologeria sempre più grandi per colpire il nemico di turno.

Considerando la degenerazione che ruota intorno a noi, oggi sarebbe improponibile e anacronistico il modello partito, ma rimane il danno politico più grande che si possa pensare: l’assenza di una classe dirigente dignitosa, preparata e capace di interpretare la transizione che stiamo vivendo. E l’assenza di un luogo fisico dove un cittadino appassionato possa fare politica liberamente. Scomparsi i partiti di massa, scompaiono i luoghi della partecipazione ed emerge la società liquida descritta da Bauman; e i soggetti politici sono di natura leaderistica, privatistica, dove emergono capi mediocri, e non i capaci e i meritevoli. Il Paese naviga a vista non perché non esistano persone capaci e responsabili, ma perché non esiste un’organizzazione politica nazionale capace di affrontare la sfida che il popolo italiano sta subendo dall’élite degenerata. Inutile immaginare i partiti attuali PD, PDL, IDV, Lega poiché hanno dimostrato di non pensare al bene comune, ma di portare avanti gli interessi particolari delle SpA. La “novità” M5S ha il grave difetto di non essere democratica e trasparente, e a guardarlo bene, con gli occhi della scienza politica, perde anche l’aggettivo nuovo, poiché funziona esattamente come tutti i partiti contemporanei (modello Easton del comportamentismo). Si alimenta con persone in buona fede e opportunisti di ogni genere, piuttosto che attrarre persone libere e talentuose, con l’aggravio di essere intollerante nei confronti di persone meritevoli e capaci. E’ un partito personale come fu Forza Italia, le relazioni interne si basano sulla lealtà verso il proprietario e sul conformismo, non ha un’idea ma una mentalità. Credere che un soggetto autoritario, non trasparente e non meritocratico, possa essere lo strumento del cambiamento è tipico degli ingenui, aumenta i danni socio-economici del Paese e non costruisce un futuro sano per le generazioni che verranno. La risposta alla crisi delle rappresentanze politiche è tutta da costruire, e c’è una sola certezza dovrà essere democratica, proponendo una visione politica oltre le vecchie categorie del Novecento e patendo dalla bioeconomia.

Il popolo dovrebbe pretendere la nascita di una scuola politica pubblica, ove chiunque possa iscriversi e successivamente decidere di spendere una parte della propria vita nelle Istituzioni locali e nazionali. Non dovrebbe essere una scuola di burocrazia come potrebbe apparire dal nome, ma una scuola di creatività che ripensi le istituzioni a servizio del cittadino e non per asservire le SpA. Questa rivoluzione culturale richiede tempo, capacità, e risorse umane specializzate che si mettano a servizio della comunità.

Il centro direzionale del potere è stato trasferito dai parlamenti nazionali all’UE usurpando la titolarità giuridica della sovranità che risiede nelle mani del popolo. Un processo lento che ha truffato i popoli europei e sta mostrando al mondo interno cosa è capace di fare un’élite degenerata.

Il periodo storico che stiamo vivendo richiede forze, risorse, capacità appropriate per restituire la democrazia al popolo, e pertanto si rende necessario progettare istituzioni capaci di immaginare comunità autosufficienti e veramente libere, applicando principi e comportamenti opposti alla diseducazione che viene inoculata nelle scuole e nelle università. Se i dogmi attuali sono: aggressività, competitività, crescita, avidità è banale ritenere che bisogna divulgare cooperazione, reciprocità, creatività, sostenibilità. Da una società monetarista bisogna passare a comunità consapevoli eco-efficienti, eco-sufficienti con l’uso delle tecnologie alternative, ormai mature e pronte all’uso, per avviare la transizione energetica. I poteri decisionali devono passare dalle mani di un’oligarchia inumana, alle mani del legittimo proprietario: il popolo sovrano.

Tale obiettivo può essere raggiunto solo con un’organizzazione preparata, pronta, capace e responsabile; consapevole della strada da percorrere e pronta a cambiare regole e leggi usando le giuste leve per tendere all’obiettivo generale. Una sfida del genere dovrebbe coinvolgere tutte quelle menti indignate e preparate che sono presenti anche in Italia, accomunate da valori condivisi e rispettose delle diversità altrui. Finora, in Italia, hanno prevalso l’ego e l’immaturità degli individui lasciando il paese allo sbando e al declino che stiamo assistendo, rimanendo cinicamente spettatori dei danni quasi irreversibili alle generazioni future.

La distruzione del Paese può accelerare facendo eleggere persone inconsapevoli che firmano atti immorali senza leggerli e legittimano i reati commessi da altri. Un colpo di spugna che assolve le responsabilità altrui e sporca le mani dei nuovi governi.

in “Qualcosa” che non va, pag.171

[…] In Italia abbiamo ascoltato sconcezze di ogni genere poi verificate con semplici domande ben documentate. L’ignoranza diffusa sulle conoscenze scientifiche dimostra l’incapacità di valutare di fronte ad evidenze sconcertanti come il caso dei rifiuti. E la maggioranza del popolo non è in grado di valutare neanche le scelte energetiche.

Valutare è uno sforzo di riflessione orientato a riconoscere il valore di oggetti e azioni: valori propri, in sé, e valori relazionati a contesti e processi. In questo sforzo un ruolo importante è svolto dalla comparazione. Comparare significa esercitare il giudizio personale, seguire convenzioni, applicare norme, testare ipotesi in modo libero o vincolato.[1]

Per questa ragione è doveroso un percorso di conoscenza condivisa affinché si possano riprendere le elementari basi civili dettate dalla Costituzione e da un cultura figlia di un approccio olistico[2], libero e non condizionato dal potere invisibile. Vi sono strumenti efficaci come l’open space technology[3]per raggiungere obiettivi che hanno permesso di avviare progetti creativi con ampia partecipazione. La scienza dell’organizzazione sembra essere il tallone di Achille dei popoli ma internet è lo strumento che può aiutare le comunità per condividere esperienze e conoscenze altrui. La rete di internet è più di un semplice specchio della società, è una realtà virtuale che può dare una visione futura del mondo poi, saranno i cittadini a scegliere in che società vivere, continuare con l’attuale: immorale e nichilista, o una diversa poggiata sullo scambio, sul dono, sulla cooperazione e sulla reciprocità?


[1] DOMENICO PATASSINI, in Valutazione dell’impatto ambientale, a cura di VIRGINIO BETTINI, UTET 2002, pag. 22
[2] La posizione filosofica dell’Olismo (dal greco “holon”, cioè tutto) è basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Relativamente a ciò che può essere chiamato olistico, per definizione, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente dato, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono.

[3] L’Open Space Technology è una metodologia che permette, all’interno di qualsiasi tipo di organizzazione, di creare workshop e meeting particolarmente ispirati e produttivi. È stato sperimentato negli ultimi vent’anni in differenti paesi del mondo, impiegato nella gestione di gruppi composti da un minimo di 5 a un massimo di 2000 persone, in conferenze della durata di una, due o anche tre giornate.

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Siamo a cavallo di un’epoca storica e stiamo assistendo a cambiamenti politici, sociali, culturali ed economici nuovi e straordinari. Una religione – neoliberismo – sta morendo, essa implode (PIL, petrolio, espansione monetaria) da sola mentre un’altra potrebbe nascere. Il clima di incertezza che vivono i popoli è direttamente proporzionale al loro grado di coscienza, più i popoli sono apatici e disinformati maggiore è l’insicurezza, più c’è resilienza minore è l’insicurezza con la possibilità di progettare nuove comunità. L’accesso a internet offre una straordinaria opportunità ai popoli connessi: conoscere le esperienze altrui e prevedere scenari a seconda del grado di conoscenze acquisite.

Qualsiasi cittadino europeo può conoscere in che modo la religione neoliberista ha distrutto paesi africani e sudamericani e come questi abbiano reagito a questa guerra, denominata globalizzazione.

Fino a qualche anno fa i cittadini subivano la disinformazione dei media tradizionali e grazie ad essi costruivano  la “propria” opinione.

L’inganno psicologico della creazione del valore dal nulla e l’invenzione dell’economia del debito frutto dell’usurpazione monetaria, la religione della crescita infinita e la produzione di merci inutili, la truffa aggravata delle borse telematiche e la combina con le agenzie di rating, l’insieme di legge immorali per rubare risorse naturali e distruggere le famiglie, ecco, l’insieme di queste scelte politiche sbagliate, e preparate a tavolino da un’élite degenerata, stanno mostrando gli effetti di una guerra contro i popoli.

Una maggioranza politica intellettualmente onesta e a servizio del popolo può intraprendere la strada legale del debito odioso. L’Italia può valutare l’azione legale nei confronti di chi ha truffato e rubato ricchezza al popolo sovrano e “congelare” il debito estero per negoziare la giusta somma da pagare.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Come suggerivano Soddy e Georgescu-Roegen, quando un sistema di produzione non tiene conto dell’entropia e la moneta viene artificialmente diffusa da regolamenti che ignorano la fisica è logico attendersi squilibri sociali, povertà e ricchezza. Questo sistema obsoleto e inefficiente, è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo delle materie prime – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi. Le multinazionali grazie alle maglie larghe dei sistemi fiscali non pagano tasse, o versano percentuali ridicole (globalizzazione). Gli Stati (scuole, ospedali, ambiente, beni culturali) sono mantenuti dalle tasse dei lavoratori dipendenti, molto meno dalle imprese, mentre le società transnazionali violando i diritti umani sprecano risorse finite distruggendo gli ecosistemi. Queste SpA scambiano ricchezze per trasferirle nei paradisi fiscali utili a pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera).

In estrema sintesi, le comunità dovranno immaginare e ripartire dal basso costruendo reti intelligenti di economie reali: cibo (sovranità alimentare), tessile, mobilità intelligente e autoproduzione di energia con fonti alternative.

La migliore soluzione politica è uscire dall’economia del debito, uscire dall’obsoleta competitività – avidità – per entrare nella cooperazione. Riprendersi la sovranità monetaria e realizzare l’autosufficienza energetica cancellando gli sprechi; progettare con ecoefficienza; diventare produttori e consumatori e gestori diretti dei beni comuni; applicare la prevenzione primaria sanitaria e del territorio realizzando interventi per ridurre il rischio idrogeologico e sismico; avviare le bonifiche dei siti inquinati e riciclare tutte le merci non utilizzate; iniziare una riconversione delle trasformazioni energetiche nel settore industriale così l’Italia potrebbe diventare il giardino d’Europa; sostituire tutti i motori a combustione con quelli elettrici e ridurre il parco auto; riqualificare energeticamente l’intero patrimonio edilizio esistente e realizzare reti intelligenti (smart grid).

L’insieme delle sfide socialmente utili sopra descritte è cosi ampio che non solo è paradossale pensare di essere in crisi di idee, ma dovrebbe far riflettere su una piccola ovvietà: la crisi è un’invenzione del pensiero dominante per sottrarre altra sovranità ai popoli e consegnarla ad un oligarchia di poteri senza coscienza, oggi ben rappresentata nell’Unione Europea.

Hans Magnus Enzensberger: «Come ai tempi dei vecchi regimi coloniali, questi burocrati si chiamano Governatori e, allo stesso titolo dei Direttori delle banche centrali, non sono affatto obbligati a giustificare davanti alla pubblica opinione le loro decisioni. Al contrario, loro sono espressamente vincolati al segreto. Ciò che ricorda molto il principio dell’omertà, ossia quel codice d’onore a cui la mafia ubbidisce. I nostri “Padrini” europei sono quindi oggi politici sottratti ad ogni controllo giuridico e ad ogni istanza legale. Anzi, godono ormai di un privilegio che non spetta neanche a un boss della camorra: e cioè, l’assoluta immunità giuridica (così almeno è scritto negli articoli 32 bis 35 del Trattato-Esm).» (in L’Espresso, 30 agosto 2012, pag.34)

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