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Da circa vent’anni nei media si ascoltano e si leggono commenti politici ironici sulla sinistra, e spesso i giornalisti e politici accusano la sinistra, in quanto tale, di dividersi continuamente. E così gli osservatori si chiedono il perché delle divisioni, continuando con discussioni a volte inutili: perché la sinistra si divide? Secondo il sottoscritto è impossibile dividere qualcosa che non esiste. Nel 2018, la domanda è mal posta, quella corretta dovrebbe essere: c’è sinistra in Italia? E la risposta dovrebbe essere: in Italia non c’è sinistra; e allora: perché? Secondo il mio modesto parere, in Italia la cultura politica di sinistra è rimasta nelle menti di generazioni passate, che non hanno voluto e saputo trasmettere alle presenti e future generazioni. Dal 1989 in poi, la classe dirigente di sinistra ha avviato il processo di abbandono della lettura sociale attraverso il marxismo per abbracciare le idee liberiste. I politici cresciuti con Marx hanno commesso due enormi errori: il primo fu quello di rinnegare la critica sociale di Marx, e il secondo di ignorare la cultura ecologista nata proprio a sinistra. Quella classe dirigente scelse di abbracciare l’ideologia della finanza, convinta di poter cavalcare la globalizzazione neoliberista. Se osserviamo la svolta a destra della classe dirigente di tutti i politici, da un punto di vista del pragmatismo materialista, essi avevano ragione poiché attraverso il famigerato mondo off shore, le imprese private – banche e multinazionali – hanno potuto comprarsi e possedere l’intera classe dirigente occidentale retribuendola all’oscuro, senza dar conto ai cittadini e aggirando il sistema democratico rappresentativo, reso impotente. Se osserviamo la svolta a destra dal punto di vista della razionalità umana, allora ci accorgiamo che il sistema capitalista è semplicemente il modello sociale più stupido e irrazionale che si possa accettare, poiché aumenta le disuguaglianze e distrugge le specie viventi. Inoltre bisogna aggiungere che, mentre la classe dirigente tradiva i propri valori svoltando a destra, la scuola marxista non si è esauriva, anzi sviluppava due filoni per leggere la società attuale, uno cresciuto integrando economia, sociologia e geografia per avere una lettura più scientifica delle disuguaglianze, e una scuola ecologica per osservare meglio gli effetti del capitalismo e cambiare i processi produttivi. Se oggi possiamo capire la società attuale, lo dobbiamo a questi sviluppi culturali, che hanno prodotto la visione territorialista bioeconomica e quindi il metabolismo urbano. Ricordiamo che il PCI chiuse il 3 febbraio 1991, e l’ultima volta che gli italiani hanno trovato il PCI in scheda elettorale è stato l’anno 1987. Com’è noto, dopo la chiusura dei partiti di massa, la maggioranza degli italiani non è stata più militante di un partito, mentre le ultime generazioni non hanno sviluppato attitudini verso ideali politici del Novecento. Viviamo in una società capitalista e milioni di italiani non sanno chi furono Marx ed Engels, e le nuove generazioni che si dichiarano di sinistra non hanno mai letto Il Capitale. Un’analisi anagrafica dell’elettorato mostra che il 38% della fascia più giovane (18-44) vota per il M5S, poi segue la Lega col 18,8%. La stragrande maggioranza della base elettorale del M5S è costituita da persone che non hanno visto il PCI, cioè la generazione Y, una parte minoritaria della base elettorale (45-65+) del M5S votava PCI, DC, e destra. La Democrazia Cristiana era il primo partito poiché trasversale, come si dice in gergo, raccoglieva consensi sia nell’area lombarda e sia in tutto il meridione, dove il disagio economico era maggiore, ed è stato il primo partito d’Italia fino al 1994.

Questo è il paradosso dell’Italia e degli italiani, cioè all’interno di un Paese periferia economica dell’Europa, con un altissimo tasso di disoccupazione nel meridione, non esiste la sinistra politica, mentre questo spazio è occupato abusivamente da due partiti di destra il Partito Democratico e il M5S. Nel contesto politico italiano, la borghesia capitalista italiana è sempre rappresentata, sia quando sceglie Forza Italia e Lega Nord, e sia quando sceglie PD e M5S. Nel 2018, poveri e ceto medio non possono essere rappresentati. Invece, dal dopo guerra fino agli anni ’80, in Italia poveri e ceto medio potevano scegliere per il più grande partito di sinistra in Occidente, al quale veniva negato il diritto di governare, sia perché non riuscì mai a raggiungere la maggioranza dei voti, e sia perché l’Italia, perdendo la guerra, divenne colonia americana controllata e influenzata attraverso la Democrazia Cristiana, talune forze dell’ordine, e i servizi segreti. Non bisogna dimenticare fatti gravissimi come l’attentato a Togliatti, e poi l’omicidio Moro. La cultura di sinistra è vista come una minaccia dai capitalisti, da reprimere anche con la violenza. Se in Italia, ci furono, fra gli anni ’60 e ’70, scelte politiche ascrivibili alla sinistra, questo avvenne perché una ricostruzione era necessaria affinché l’Europa, e anche l’Italia, potesse acquistare le merci prodotte, cioè affinché si potesse avviare una società consumista, e anche perché la cultura capitalista americana fu influenzata dalle idee di Keynes che riconosceva il ruolo pubblico dello Stato nel mercato. Quando negli anni ’80 ci fu un avanzamento delle idee liberiste, allora gli americani abbandonarono anche il capitalismo alla Keynes, e l’Europa colonia yankees si adeguò andando oltre. Gli eventi storici hanno trasformato il mondo in un pianeta capitalista, mentre l’Occidente è il paradiso dei liberisti, e in maniera particolare l’euro zona. La globalizzazione neoliberista si è consolidata, totalmente indisturbata mentre cresce la disuguaglianza raggiungendo livelli mai visti prima. Il tema non è se ci sia o meno politica costruita sull’etica, perché è evidente che le più alte cariche istituzionali siano occupate e governate da scelte immorali e irrazionali, basti osservare la povertà nel mondo. Il tema è: quand’è che gli italiani avranno il coraggio di risvegliare le proprie coscienze addormentate? Quand’è che i neuroni riprenderanno a connettere pensieri degli della specie umana, per liberarsi dalle catene mentali della religione capitalista? Le leggi che governano tutte le specie viventi sono la biologia e la fisica, e in base a queste la nostra specie potrebbe vivere in armonia con la natura, poiché le risorse sono abbondanti ma oggi sono possedute dalle multinazionali che sfruttano le finte democrazie rappresentative e le pubbliche istituzioni come paravento, schermi, e maschere illusorie.

Nel 2018, e soprattutto per i prossimi anni, è necessario ricostruire la cultura politica di sinistra che non c’è più per le ragioni sopra esposte. In tal senso è necessaria una scuola, aggiornata e adeguata alla bioeconomia perché non possiamo costruire lavori e impieghi inutili ma attività e funzioni produttive rispettando la natura e i diritti umani. Un’evoluzione è già avviata, in silenzio, da quelle poche imprese che hanno riconvertito o stanno riconvertendo i processi produttivi adottando la cosiddetta chimica naturale e decarbonizzando gli usi energetici. Un’altra evoluzione già matura si è avuta nell’edilizia, capace di costruire edifici auto sufficienti dal punto di vista energetico, mentre grandi passi in avanti vanno ancora compiuti sul governo del territorio condizionato dal capitalismo. Su questo tema è fondamentale la costruzione di un partito di sinistra, che abbia il coraggio di riprendere l’argomento del regime dei suoli e di programmare l’uscita dal capitalismo per favorire la gestione bioeconomica dei territori e della aree urbane. Attraverso la riterritorializzazione delle attività è possibile creare opportunità di sviluppo sfruttando le nuove tecnologie ma ciò è possibile con politiche pubbliche socialiste costruendo servizi dove non esistono. Ad esempio, osservando le immorali e intollerabili disuguaglianze territoriali scopriamo che numerose aree urbane meridionali non hanno servizi sanitari, non hanno biblioteche e non esistono scuole adeguate e sicure. La risposta politica è la ridistribuzione delle risorse, cioè il socialismo, e quindi costruire nei quartieri: servizi sanitari, sociali, biblioteche e scuole adeguate, solo in questo modo si crea sviluppo umano e lavoro utile.

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La crescita dell’economia, della produttiva è il mantra utilizzato da media e politici sin dai tempi della nascita della modernità. Crescita è il termine chiave utilizzato da tutti: di destra, di sinistra, dai populisti, dai dittatori, dai politicanti per promettere benessere, sviluppo, posti di lavoro e miglioramento. Entrando nel merito della crescita, il mantra si misura con l’indicatore economico più famoso al mondo, il Prodotto Interno Lordo (il PIL) osservato dall’ISTAT. Se leggiamo i dati dell’ISTAT, cosa scopriamo? Il PIL cresce sempre, forse non come vorrebbe la classe politica, ma cresce sempre. Qualunque individuo dotato di buon senso dovrebbe porsi una domanda molto semplice: perché alla crescita costante del PIL non corrisponde un miglioramento? Uscendo dalla demagogia ossessiva compulsiva dei media, chiunque studia l’economia e la politica, sa bene che questo indicatore è notoriamente fuorviante, semplicemente perché non misura il benessere ma la crescita della produttività, cioè la crescita del capitale. Se parliamo di miglioramento o di progresso, il PIL è un indicatore inutile perché lo sviluppo umano si misura con indicatori che fanno decrescere il PIL. L’esempio più noto a tutti è la salute umana. Ragionando per assurdo: immaginiamo che domani mattina tutta la popolazione italiana si trova in buona salute, cosa accade? Il PIL subisce una decrescita immediata poiché nessuno consumerà più farmici determinando la chiusura dell’industria farmaceutica e quindi la perdita di posti di lavoro. All’improvviso gli italiani non si spostano più in auto a combustione, e nessuno compra e consuma più armi, accade che l’industria dell’automobile, l’industria petrolifera e delle armi subiscono forti contrazioni e perdite di posti di lavoro, quindi il PIL decresce. Un’altra famosa decrescita del PIL si realizza applicando l’uso razionale dell’energia per gli edifici e favorendo l’auto produzione di cibo per auto consumo. Questo discorso, con questi esempi, esprime concetti e dibattiti molto noti fra chi conosce le basi dell’economia, e negli ultimi decenni persino premi nobel hanno pubblicato studi e ricerche per convincere la classe politica, al fine di ridurre l’influenza dell’indicatore PIL sia nella comunicazione politica ma soprattutto nella programmazione economica. Ad oggi, non ci sono riusciti poiché le principali istituzioni globali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione mondiale del commercio, e Nazioni Unite) danno prevalenza ai soliti indicatori economici, e meno a quelli sociali. Il fatto che nulla cambi, è noto; tutto il mondo è capitalista e l’Occidente è la culla della religione neoliberista con istituzioni politiche addomesticate da questa credenza. In Italia, l’ISTAT ha adottato un indicatore complessivo chiamato BES (Benessere Equo e Sostenibile) frutto degli studi economici che integrano il PIL, e questo dovrebbe influenzare le scelte politiche per riequilibrare gli investimenti al fine di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali. Nonostante ciò, media e programmazione economica continuano a millantare la crescita del PIL. Durante questo periodo di confusione politica, tutti i media, come un mantra ripetitivo compulsivo, usano ancora la famigerata crescita come argomento di acceso dibattito politico. Nel corso degli anni, i media accusano i Governi col medesimo linguaggio: poca crescita con questa manovra, il Paese non cresce perché non ci sono investimenti, bisogna ridurre il debito. Il linguaggio compulsivo ossessivo intende abituare gli individui a tali termini, e i media sono rassicurati dal fatto che mai la maggioranza degli elettori avrà la curiosità di aprire il dizionario, un manuale, per scoprire il significato dei termini e svelare l’inganno. Nel nostro Paese, fra gli addetti ai lavori, è ben noto l’altrettanto problema diffuso fra la maggioranza degli italiani, e cioè l’ignoranza funzionale e di ritorno. In un contesto del genere, i talk politici presenti nei media sono funzionali affinché nulla cambi per il bene del Paese e degli italiani stessi, che a ogni gara elettorale scelgono i propri carnefici (Forza Italia, PD, Lega e M5S). La complessità e la realtà italiana richiedono una programmazione economica politica molto diversa dai piani politici dei nostri carnefici, i quali ovviamente non esprimono né competenze adeguate e né una volontà politica nuova, figlia di un cambiamento dei paradigmi culturali. Per ottenere un reale miglioramento, i cittadini dovrebbero costruire un soggetto politico bioeconomico, che realizza un programma politico rispetto a una nuova cultura politica capace di distinguere i beni dalle merci, mentre per affrontare la realtà italiana, le soluzioni dovranno nascere osservando con attenzione il territorio, le complessità sociali ed economiche, fra l’altro ben note, e documentate nei rapporti dell’ISTAT; ed oggi interpretate anche dal “Forum Disuguaglianze Diversa” che sta dando un aiuto concreto nel capire la complessità sociale del Paese. L’attuale sistema capitalista neoliberista costituitosi con lo sviluppo dello sfruttamento dei lavoratori nelle famigerate zone economiche speciali, è riuscito a favorire l’aumento della concentrazione dei capitali della borghesia imprenditoriale, rendendola più ricca in tempi più brevi rispetto ai decenni precedenti. Questa accelerazione è avvenuta applicando meglio il paradigma capitalista che prevede la riduzione dei costi (costo del lavoro e accesso alle risorse naturale). La borghesia capitalista ha ridotto il ruolo della cosiddetta old economy grazie alle disuguaglianze di riconoscimento, al progresso informatico degli algoritmi, alla robotica e all’intelligenza artificiale, che hanno influenzato il valore di capitalizzazione delle aziende, cioè attraverso la finanza, un mondo fittizio. I casi famosi sono rappresentati dall’industria informatica e tecnologica, i cosiddetti giganti del web, che non pagano tasse agli Stati e accumulano capitale grazie alla pubblicità e alla profilazione degli utenti. Questa è la crescita, questo è il capitalismo: sfruttamento, aumento delle disuguaglianze, avidità, distruzione degli ecosistemi e annichilimento dello Stato sociale. Tutto il mondo moderno è capitalista, cioè di destra, perché? Nell’applicare la funzione della produzione capitalista, la religione neoliberista è stata, ed è, l’approccio più efficace per favorire la crescita, poiché si pone l’obiettivo di rimuovere ogni limite all’auto produzione di capitale, dal sistema finanziario bancario (il mondo off shore) sino all’eliminazione di ogni costo. Nel corso della storia moderna, socialismo e comunismo, snaturando la propria natura, sono state applicazioni capitaliste che limitavano la crescita, poiché conservavano taluni costi nella funzione della produzione capitalista, cioè socialismo e comunismo conservavano i costi sul lavoro (diritti e salari adeguati), e a volte hanno posto limiti al capitalismo nell’uso delle risorse naturali (impatto ambientale), di fatto limitando la crescita. L’intero processo economico è costituito da un solo aspetto inumano, irrazionale e innaturale: trasformare tutto in merci per ridurre i costi affinché il capitale, come fosse un algoritmo, possa crescere all’infinito dentro un sistema, cioè il pianeta Terra che è un sistema chiuso con risorse limitate. Nel processo economico le persone sono trattate come merci, da usare e gettare quando non servono più al capitale. Siamo l’unica specie di questo Pianeta che ha inventato un modello sociale irrazionale per misurare gli scambi e accumulare “ricchezza” (per pochi) ma distruggendo tutto, se stessi e altre specie. Le famigerate disuguaglianze sociali, economiche e di riconoscimento esistenti in Europa e in Italia, sono la normale conseguenza di scelte politiche ormai storiche e il frutto del pensiero capitalista dell’epoca moderna, che si nutre proprio di disuguaglianze, cioè consentire l’accumulazione del capitale a una ristretta borghesia altamente specializzata e non ridistribuire gli eccessi del capitale nei territori sfruttati. Queste disuguaglianze innescate dalla crescita sono divenute croniche in Italia, poiché la maggioranza degli elettori meridionali continua a disprezzare la politica e delega l’amministrazione di questa a soggetti politici sempre più impreparati (Forza Italia, PD, Lega e M5S).

relazione PIL popolazione occupazione

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L’attualità sociale e politica del nostro Paese sembra percorrere il tunnel della regressione incivile con estrema convinzione e con sostegno popolare. La lunga fase del declino politico, avviata già negli anni ’70 quando emergeva la religione neoliberista abbracciata dalla classe dirigente, e poi le analisi sociali circa l’ignoranza funzionale degli italiani, ci consegnano un presente drammatico perché non esiste una reazione virtuosa degli italiani all’oppressione della borghesia capitalista contro gli ultimi, che soffrono di auto distruzione. Questa fase italiana di auto distruzione consente alla casta di dormire sogni tranquilli e aumentare le disuguaglianze sociali ed economiche. Cosa accadrebbe se gli ultimi si svegliassero? Cosa accrebbe se ci fosse una coscienza di classe? Se gli indignati e i disagiati fossero in grado di risvegliare le proprie coscienze addormentate dal capitalismo neoliberista, e sapranno attivare una passione politica capace di costruire una democrazia matura allora la casta della borghesia neoliberista pagherà il prezzo della propria avidità.

Buona parte del linguaggio politico e mediatico è carico di infantilismi, di violenza e mere stupidaggini, così come vuole la propaganda spicciola dei nuovi mezzi tecnologici, che fanno regredire la società verso la nota dittatura orwelliana. L’energia dei partiti attuali è rappresentata dalle emozioni negative degli ultimi, dalla frustrazione dei poveri, dalla rabbia e dall’ignoranza funzionale della classe media; si tratta della maggioranza degli aventi diritto al voto che girano le spalle a sé stessi, perché delega ai propri carnefici l’azione politica. Gli ultimi, anziché fare politica direttamente osservando la storia per auto formarsi, delegano il potere a cialtroni narcisisti, avidi di potere e soldi. Questa inciviltà sta favorendo l’aumento delle disuguaglianze togliendo opportunità di sviluppo e libertà a una platea di persone sempre più ampia, poiché cade nell’oblio della povertà indotta dall’austerità neoliberista. L’incapacità di sviluppare una coscienza di classe sta distruggendo comunità e persino il Paese, nonostante la sua straordinaria bellezza costituita dal patrimonio e dalla storia. L’Italia è un Paese costituito da insediamenti umani, urbani e rurali, che hanno la necessità di rigenerarsi; cosa significa? L’armatura urbana italiana è cambiata e gli attuali confini amministrativi sono obsoleti, creando confusione e danni, pertanto è necessario applicare un cambio di scala territoriale. Mentre il capitalismo ha favorito questa trasformazione urbana, contemporaneamente ha concentrato la ricchezza in una minoranza di italiani che ha sfruttato relazioni politiche, rendite finanziarie e immobiliari. Questa trasformazione delle aree urbane ha favorito l’abbandono delle aree rurali, mentre il legislatore, ignorando la nuova armatura urbana, si è concentrato nel regalare condoni a chi delinque e abbandonare la manutenzione del patrimonio edilizio esistente, che di fatto è arrivato a fine ciclo vita, e parte di questo patrimonio è stato costruito in luoghi a rischio sismico e idrogeologico. Manutenzione e sicurezza urbana sono concetti estranei all’attuale classe dirigente e persino alla maggioranza degli italiani, che votano con la pancia e non con la testa. Ignoranza e stupidità stanno distruggendo il nostro paesaggio e il patrimonio culturale e rurale, se i cittadini non invertono la rotta saremo seppelliti dalle prevedibili tragedie.

Gli esempi dell’aumento delle disuguaglianze sono ampiamente visibili sul territorio, si concentrano in maniera drammatica nel Sud, e aumentano in tutte le aree urbane, anche al Nord. Questa inciviltà politica, di buona parte degli italiani, si concretizza con l’assenza di un partito democratico capace di esprimere valori e cultura per tutelare il paesaggio, che può creare occupazione affrontando il tema della disuguaglianza economica.

I partiti immorali si nutrono di rabbia ed entrano in empatia con gli elettori giustificando l’illegalità diffusa e consentendo alla casta di auto conservarsi, questo schema è diffuso dal Nord al Sud dello stivale. Non sorprende che l’attuale maggioranza politica, lucrando consensi elettorali sfruttando i problemi degli italiani, oggi voglia riproporre sia un condono edilizio e sia quello fiscale (“pace fiscale”), e cosa assurda intende favorire i ricchi a danno dei poveri rimodulando la pressione fiscale (“flat tax”) a favore dell’élite, di fatto violando la Costituzione. Durante la storia, è già successo più volte che la depressione economica abbia favorito la nascita di regimi autoritari, per poi distruggere le comunità stesse, ed ovviamente la storia non si ripete come nel passato, ma si adegua al presente.

Osservando la struttura del territorio italiano è possibile rendersi conto dell’inconsistenza della classe dirigente italiana poiché intende spendere risorse pubbliche non per affrontare i problemi reali del Paese, ma per assecondare i vizi, i capricci e i bisogni indotti, proprio come accade nella pubblicità quando si vendono le merci. Nei programmi politici non si dà priorità a un piano di investimenti in ricerca & innovazione, rigenerazione urbana e rurale, sociale, rischio sismico e idrogeologico, cultura e patrimonio, e manifattura leggera. La maggioranza politica non ha piani su scuola, università, cultura e lavoro, scegliendo di inseguire i temi indotti dalla pubblicità: condoni, pensioni e immigrazione. E’ grave il fatto che le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento sono in aumento in tutte le aree urbane estese e rurali ma sono completamente ignorate, mentre chi sta pagando la stupidità di una classe dirigente ignobile sono soprattutto i meridionali, i quali sono vittime dei propri errori decennali. I meridionali prima scelsero la famigerata democrazia cristiana, poi il berlusconismo e il PD renziano, e oggi l’inconsistente M5S; si tratta di forze politiche neoliberali e neo conservatrici. L’attuale maggioranza politica che si è venduta come forza del “cambiamento” contro l’establishment dell’UE, adesso cerca di nascondere le proprie promesse – fuori dall’euro, riconversione dell’Ilva, no vaccini, no Tav, no Tap, rimpatri dei “clandestini” … – per adeguarsi alle idee dell’establishment: restiamo nell’euro, no alla riconversione dell’Ilva, si ai vaccini, si alla Tav, si al Tap, rimpatri impossibili. Questo è un corto circuito degli italiani, i quali non sembrano capaci di scegliere per avviare e stimolare un reale cambiamento, per migliorare la società e le istituzioni politiche, ed a causa di un profondo sentimento di odio nei confronti dei vecchi partiti, gli italiani piuttosto che impegnarsi in politica con metodo democratico, hanno preferito affidarsi a personaggi imbarazzanti e impreparati, taluni palesemente indegni e truffaldini. Si ha l’impressione che la maggioranza degli elettori, colta da un delirio di massa, pensa che chiunque possa fare politica, e così oggi, all’interno delle istituzioni abbiamo personaggi improvvisati che si credono statisti. E’ sufficiente interpretare il famigerato “contratto di governo”, per capire che il collante fra questa maggioranza è solo il potere, e null’altro. Il problema dell’incompetenza e dell’inadeguatezza della classe politica è vecchio, poiché per fare il politico non è richiesta alcuna competenza, e così soprattutto nelle amministrazioni locali abbiamo una lunga serie di cialtroni e ignoranti funzionali che svolgono il ruolo di Sindaco e Consigliere, e i risultati negativi si vedono: consumo di suolo, speculazioni, favoritismi e clientele, rendite parassitarie e disordine urbano. Un esempio clamoroso è la fine delle politiche pubbliche abitative, ove in determinate amministrazioni i politicanti locali abbandonano i poveri negando loro il diritto alla prima casa, e inducendoli ad occupare abusivamente gli immobili, ma contemporaneamente regalano i piani urbanistici agli immobiliaristi.

L’impronta culturale della Lega Nord è il liberalismo coniugato al razzismo, per sostenere il mito dell’impresa deregolamentando il mercato. La storia di questo partito razzista è chiara: l’antimeridionalismo e la tutela degli interessi privati delle imprese localizzate al Nord innescando processi di disuguaglianze territoriali, avviate con la guerra di annessione e consolidate durante la Repubblica. Tutt’oggi la Lega è espressione di un modello economico egoista per drenare risorse dallo Stato centrale a favore delle imprese del Nord, e lo sta facendo coi suoi Presidenti di Regione che chiedono e ottengono dal Governo di trattenere e gestire maggiori risorse finanziarie, togliendole al Sud, notoriamente più carente di servizi e di sistemi di welfare urbano e territoriale. La destra liberal continua a stimolare l’aumento delle disuguaglianze. Nonostante la sua propaganda si impegna a indossare una maschera per celare la sua identità, ingannando con successo i cittadini, l’attuale Lega, e insieme al M5S, ha l’obiettivo di raccogliere il dissenso degli ultimi ma per salvare il capitalismo liberale. La Lega è già stata al governo con Berlusconi approvando le ricette di destra: liberalizzazioni, condoni, cartolarizzazioni, tagli al welfare, tagli all’ordine pubblico, e distruzione del territorio. Sull’immigrazione, fu la Lega a costruire la famigerata legge Bossi-Fini e poi firmare il Trattato di Dublino che obbliga gli Stati a trattenere gli immigrati. Fu il governo di destra a mettere in crisi l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini tagliando gli addetti della forza pubblica. Sul fronte delle privatizzazioni, fu il governo Prodi ad introdurle, ma poi fu la Lega a firmare il rinnovo delle concessioni per Autostrade per l’Italia, fregandosene del fatto che legittimò un contratto capestro per lo Stato italiano. Oggi governa le Regioni del Nord che del neoliberismo sono l’espressione più vivida, convinta e radicale. Si tratta di Regioni coinvolte da scandali e corruzione diffusa, e secondo le cronache giudiziarie tali istituzioni, sostenute da maggioranze di destra (Forza Italia e Lega), stabiliscono rapporti economici che drenano risorse allo Stato per favorire le imprese private (il modello Formigoni e la sanità), mentre chiudono gli occhi quando la criminalità organizzata influenza le gare d’appalto (urbanistica contrattata), aprendo agli investimenti provenienti dal mondo off-shore. E’ altrettanto vero che condotte analoghe si riscontrano anche nelle Regioni governate dal PD, ma la Lega, diversamente da Forza Italia e PD, ha saputo, con l’inganno, far credere agli elettori di essere un partito contro l’establishment. Se negli anni ’90 e all’inizio del millennio, Berlusconi con Forza Italia riuscì a raccogliere il ceto politico e sociale che votata per i governi a trazione DC, oggi, quel ceto sceglie al Nord la Lega, e al Sud il M5S, scalzano il PD renziano dalle poltrone di governo e ridimensionando Forza Italia. E’ una sostituzione di volti e non di politiche.

La propaganda dell’attuale maggioranza politica (Lega e M5S) è banale: si basa sulla simpatia con gli elettori e sulle emozioni negative degli ultimi, cavalca ignobilmente le tragedie che si verificano, sfrutta l’odio e la rabbia adottando un linguaggio violento e razzista; crea fake news contro chi ha perso le elezioni e contro l’establishment, evitando appositamente una discussione pubblica sui problemi reali del Paese. E’ uno schema comunicativo molto vecchio, già in uso ai tempi della propaganda degli anni ’20 e ’30, e della pubblicità; l’ha fatto Berlusconi per vent’anni, poiché per essere efficaci con una massa apatica e incapace di comprendere, il politicante usa la demagogia banalizzando i temi e realizzando un’empatia, stimolando le emozioni per fidelizzare gli elettori. I demagoghi seducono gli elettori, lo schema è apparire credibili e non esserlo veramente.

Cosa accade nell’attuale globalizzazione neoliberista? Prima di tutto, il mondo intero è capitalista, e i grandi Paesi, USA, India, Russia e Cina, sono in competizione fra loro per accumulare. Nell’Occidente neoliberal il ruolo dello Stato è sminuito per favorire le multinazionali, mentre in Oriente l’economia è pianificata, soprattutto in Cina. In questa parte del globo, chi ha la capacità di fare politica non sono più i partiti ma le grandi imprese, perché i partiti stessi hanno riformato le pubbliche istituzioni seguendo i consigli dei liberal e consegnando le leve della politica alla classe imprenditoriale che controlla gli strumenti del capitale. Questo è accaduto attraverso il processo di deregolamentazione adottato dalla classe dirigente neoliberista presente nelle accademie, prima negli USA e soprattutto nell’UE con l’euro zona. E’ la borghesia capitalista, attraverso banche e finanza (borse telematiche), che può decidere come accumulare capitali (rendite finanziarie e immobiliari) e dove programmare l’agglomerazione delle attività in determinati sistemi locali del lavoro, soprattutto nelle zone economiche speciali, e nelle cosiddette città globali e nelle aree offshore per sfuggire ai controlli fiscali dello Stato, di fatto rubando servizi sociali, scuole, sanità ai ceti meno abbienti. In Occidente, le cosiddette istituzioni politiche democratiche, sotto i colpi della religione capitalista, sono diventate mere camere di registrazione di decisioni prese altrove e le maggioranze sono solo una maschera, un prolungamento dei capricci di questa élite degenerata. Ciò che le masse non hanno ancora compreso, è che questo è il capitalismo, cioè un sistema di accumulo che si nutre di avidità e disuguaglianze, e questo sistema è sostenuto da Forza Italia, PD, Lega e M5S che non pensano minimamente di mettere in discussione il capitalismo ma confermare i privilegi della vera casta: le potenti multinazionali. Basti pensare che il M5S, oggi primo partito italiano, non è un soggetto democratico ed è controllato da un’impresa che professa la religione del web cioè il campo dei più grandi evasori fiscali globali, grazie al mondo offshore, – google, amazon, apple, facebook – che sottraggono risorse fondamentali agli Stati, quando tali risorse sono necessarie per affrontare le disuguaglianze. In politica si chiama conflitto di interessi.

Ricordando ciò che avvenne in Grecia qualche anno fa, ove una maggioranza politica di sinistra cercò di cambiare l’UE, ma perse quella partita poiché il governo greco fu isolato e ricattato, indotto ad abbracciare le politiche neoliberiste imposte dalla famigerata Troika e realizzando una macelleria sociale; lo stesso avvenne in Italia nel 2011 attraverso il famigerato governo Monti. Questa maggioranza politica italiana, intimorita da ciò che avvenne in Grecia, non ci prova neanche nel cercare di cambiare l’azione politica neoliberista dell’UE.

Il vero tema politico è mettere in discusse la globalizzazione neoliberista con le dannose regole dell’UE. Bisogna cambiare i famigerati Trattati per ripristinare un principio democratico: la politica determina l’economia, e non il contrario. L’UE deve diventare democratica e socialista per applicare l’uguaglianza di diritti e restituire dignità alle persone. E’ il socialismo che ridistribuisce la ricchezza affrontando le disuguaglianze, mentre i liberal hanno concentrato il capitale nelle mani dei pochi. Questa è la Politica, con la P maiuscola. Nel corso della storia abbiamo visto il modello socialista realizzato in Russia, poi degenerato in dittatura e la svolta liberal che ha concentrato le ricchezze in un’oligarchia di imprenditori. La Cina, che resta un regime non democratico, è un modello di economia pianificata dal partito/Stato centrale ed ha deciso di coniugare il capitalismo liberal in determinate aree per apprendere, col tempo, il know how delle imprese occidentali. Oggi la Cina produce i propri brevetti tecnologici e manifatturieri, e pianifica le proprie agglomerazioni condizionando il mercato. La politica cinese è contraddittoria, perché vieta e limita i diritti sindacali, e perché la sua crescita ha favorito un aumento dei consumi e degli impatti ambientali ma lo l’ha fatto sviluppando tecnologie sostenibili. Le utopie socialiste nascono nella cultura europea, allora la domanda sorge spontanea: perché l’UE non riprende quelle utopie realizzando un modello sostenibile, equilibrato, e indirettamente migliorando la lezione cinese? Abbiamo le conoscenze per farlo, e soprattutto è interesse dell’Europa riprendere in mano il proprio destino attraverso il socialismo, per limitare i visibili danni della globalizzazione: povertà e migrazioni forzate. E’ interesse di USA, Cina e Russia conservare un’UE neoliberal perché politicamente debole e inesistente, mentre sarebbe un loro sogno disgregarla per annullarla. E’ interesse degli ultimi scoprire le utopie socialiste per riappropriarsi del proprio destino. Negli altri Paesi europei ci sono soggetti politici di sinistra che collaborano fra loro per cambiare questa globalizzazione, per il momento sono ancora forze di minoranza poiché i partiti conservatori tengono i propri consensi e crescono quelli dei razzisti, mentre in Italia siamo colti da deliri di massa rinunciando a costruire un soggetto politico sostenuto dal popolo, capace di inserirsi in un processo politico sinceramente rivoluzionario. Per il momento esistono piccoli gruppi che devono ancora maturare. Il partito degli ultimi non esiste, va costruito avendo coraggio e onestà intellettuale per riscoprire il socialismo, conoscere la bioeconomia e la democrazia. In altri paesi, i cittadini sembrano avere questo coraggio ponendo al centro soluzioni di sinistra capaci di sostituire l’UE neoliberista con un’Unione democratica, libera dai condizionamenti del mercato ma creando lavoro per abbattere le disuguaglianze.

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L’anno scorso mi ero espresso così: “Vota stomaco” e abusivismo edilizio, per definire i politicanti criminali che compiono scelte contro la Costituzione, contro le leggi e contro la sicurezza. Oggi la maggioranza parlamentare composta da razzisti e grullini, si mostra nuovamente per quello che è, una accozzaglia di spregiudicati ignoranti, incapaci di applicare la Costituzione ma favorevoli al cinico calcolo elettoralistico, favorendo l’introduzione di norme che adottano l’ennesimo condono edilizio, una volgarità assoluta contra legem. La demagogia del cambiamento è l’ennesimo imbroglio contro la legalità, contro gli onesti che hanno costruito un alloggio rispettando le regole. Solo un manipolo di dilettanti e cialtroni poteva pensare di scrivere norme che creano favoritismi, e futuri ricorsi per la confusione insita nelle norme stesse, e dalle interpretazioni paralizzanti di azzeccagarbugli e imbroglioni. Nell’intenzione di voler accelerare le procedure nelle zone terremotate, la maggioranza parlamentare favorisce l’illegalità e viola la Costituzione, oltre che le leggi sull’abusivismo. Questo accade tutte le volte che imbroglioni e/o incompetenti si inventano politici dall’oggi al domani. La firma dell’emendamento (DL 55/2018) e del DDL 435 è dei senatori di Forza Italia: Mallegni, Picchetto Fratin, De Siano, Malan, Gasparri, Modena, Pagano, Cangini, Gallone, Rizzotti, Fazzone, e con relatore della Commissione il sen. Stefano Patuanelli, del M5S. Il disegno di legge prevede di condonare gli abusi realizzati prima del terremoto, e che non superano il 5% della superficie, dell’altezza e della cubatura. L’articolo 39 legge della 724/94 richiamato nell’emendamento, consente una sanatoria non superiore al 30% della volumetria esistente, e l’opportunità di sanare nuove costruzioni che non superano i 750 mc. L’emendamento a firma di Forza Italia, per ora precluso, vorrebbe sanare gli interventi realizzati senza il permesso di costruire o in difformità da esso, cioè pretende di sanare un reato penale, ma l’emendamento della Lega (prima firma Arrigoni, poi Briziarelli, Pazzaglinsi, Bagnai, Fusco, Tesei, Bonfrisco, Rivolta, Vallardi, Borghesi, Tosato) approvato si ispira ai condoni precedenti, e prevede la possibilità della domanda di sanatoria edilizia per gli edifici abusivi costruiti prima del sisma (l’emendamento si rifà alla legge 47/1985 (condono Craxi) che prevede la sanatoria di opere costruite senza concessione edilizia, proprio come l’emendamento precluso scritto da Forza Italia, e si rifà anche all’art. 39 della legge 724/1994), e delega tutto ciò al tecnico che assevera l’idoneità statica dell’edificio costruito contra legem. La sanatoria coinvolge anche le aree sottoposte a vincolo paesaggistico, entro il 2% delle superfici. Il provvedimento è in continuità col Governo precedente, attraverso il famigerato DDL Falanga. Per la precisione è lo stesso Commissario di Governo alla ricostruzione, De Micheli, che ammette l’immoralità del provvedimento: «ci sarà sempre qualcuno che storcerà la bocca, è normale. Una regolarizzazione ce la saremmo evitata. Ma di fronte alla prospettiva di non poter ricostruire il 90 per cento delle case distrutte dal sisma, forse possiamo sacrificare un pezzetto delle nostre ideologie. Comunque è chiaro che il problema delle difformità gravi c’è…».

L’Ordine dei geologici riporta quanto stabilito dalla Cassazione: “l’abuso edilizio in zona sismica che compromette la stabilità di un edificio va abbattuto anche se è stato oggetto di condono”. Ovviamente il provvedimento ha allarmato anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica, che riporta l’articolo di Sergio Rizzo.

A conclusione dell’iter legislativo, il Parlamento approva la legge 89/2018 con l’art. 1-sexies (Disciplina relativa alle lievi difformità edilizie e alle pratiche pendenti ai fini dell’accelerazione dell’attività di ricostruzione o di riparazione degli edifici privati) e così «[…] il proprietario dell’immobile, pur se diverso dal responsabile dell’abuso, può presentare, contestualmente alla domanda di contributo, segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria, in deroga […]». L’emendamento della Lega – possibilità di domanda in sanatoria – è presente al comma 6 art.1 sexies della legge 89/2018. Oltre a ciò, il Governo per evidente volontà politica di Di Maio, inserisce nel cosiddetto Decreto Legge per Genova 109/2018, attraverso il Capo III (Interventi nei territori dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di Ischia interessati dagli eventi sismici verificatisi il giorno 21 agosto 2017) e all’art. 25 un provvedimento ad hoc per Ischia, che definisce le procedure per il condono edilizio coinvolgendo le pregresse istanze di sanatoria, a partire dalla prima legge sul condono n.47/1985, la stessa richiamata dall’emendamento della Lega per le aree nel cratere del centro Italia (“misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici”). I capi IV e V della famigerata legge n.47/1985 prevedono la sanatoria delle opere abusive (art. 31), cioè i proprietari possono conseguire la concessione o l’autorizzazione delle costruzioni realizzate senza permesso o in difformità.

condono

condono edilizio Lega-M5S

Nella nostra legislazione esiste un’ampia gamma di illeciti e  reati (inosservanza delle norme, assenza del permesso di costruire, difformità, variazioni essenziali, lottizzazione abusiva, interventi in zone vincolate) in campo urbanistico ed edilizio, si tratta di sanzioni amministrative (ammenda) e reati che prevedono anche la reclusione su condotte non consentite dalle norme (arresto fino a due anni). L’oggetto dei reati urbanistici sono il rispetto formale degli strumenti urbanistici e l’ordinato sviluppo del territorio. Nel diritto amministrativo e urbanistico il tema è il diritto dell’Amministrazione di governare l’assetto del territorio comunale reprimendo gli illeciti edilizi, e facendo rispettare la normativa e le prescrizioni, attuando un controllo preventivo mirato a tutelare il territorio.

Le norme contemplano anche il potere-dovere di vigilanza (art. 27, comma 1 T.U. 380/2001) delle nostre istituzioni (Sindaco e uffici, art. 31 T.U. 380/2001) e l’obbligo di applicare le sanzioni (l’ingiunzione a demolire), mentre oggi ci ritroviamo con le istituzioni politiche che propongono di venire meno ai propri obblighi suggerendo l’ennesimo condono a danno della collettività.

Le recenti cronache giudiziarie romane, ancora una volta mostrano un modello classico della speculazione. Se sono stati commessi reati, sarà la magistratura ad accertarlo. L’attenzione dei cittadini dovrebbe concentrarsi sul governo del territorio e sull’interesse generale che gli amministratori pubblici devono perseguire. Questo caso dovrebbe insegnare ai cittadini che la scelta politica di non applicare l’interesse generale, e di favorire l’interesse dei privati, andando contro il proprio PRG e la legge urbanistica, ricorda il vecchio conflitto politico-culturale sull’urbanistica, conflitto vinto dai liberali. La vicenda fa emergere come l’imprenditoria privata si lega al potere. Cronache giudiziarie mostrano che il costruttore Parnasi pagava la Lega, e il M5S una volta al governo della città veniva “avvicinato” dagli imprenditori. La cronaca sembra mostrare che non c’è indipendenza del ceto politico, ma il solito asservimento anche in violazione delle leggi. Il caso è da manuale, ed è in replica in quasi tutti i capoluoghi di provincia e regione, ove speculatori privati annunciano di voler costruire un nuovo stadio, o ristrutturare quello esistente, ma in realtà è un’operazione immobiliare per sfruttare la notissima rendita. Questi progetti, com’è il caso romano, o pretendono una deroga alle norme, o devono rimettere in discussione il piano urbanistico. Nella consuetudine italiana, queste operazioni sono continuamente sostenute dal ceto politico peggiore d’Italia, e cioè Sindaci e Consiglieri, totalmente privo di cultura urbanistica e architettonica. Questi Sindaci e Consiglieri sono solo meri esecutori degli interessi privati, che nel nostro Paese significa neoliberismo e aumento delle disuguaglianze. Da circa 60 anni la maggioranza degli amministratori locali ha favorito rendite, e distrutto il territorio, ed oggi continua a farlo col sostegno elettorale. L’urbanistica non nacque per creare profitti ma per ridurre le disuguaglianze, risolvere problemi ambientali e costruire servizi e diritti per tutti i cittadini.

Enzo Scandurra: La «questione stadio» nasce quando l’ultimo governo Berlusconi lancia un disegno di legge che considera «urgente e indifferibile» costruire nuovi stadi. Ma è un cavallo di Troia, perché autorizza intorno agli stadi la costruzione di vere e proprie new town.

Il tutto in barba alla tutela del paesaggio: per velocizzare «le necessarie varianti urbanistiche e commerciali» le garanzie di legge venivano annullate mediante il teatrino di una conferenza dei servizi e la «dichiarazione di pubblica utilità e indifferibilità e urgenza delle opere».

Quella norma non fu mai approvata come legge autonoma, ma venne riversata con un colpo di mano dal governo Letta nel comma 304 della legge di stabilità 2014: è su questa base che le procedure per lo stadio furono avviate, e la giunta Marino le dichiarò di pubblica utilità e urgenza: lo sport come cavallo di Troia per rilanciare la cementificazione del paesaggio.

stadio Roma arresti e corruzione

Miserabili

schiavitù mondiale 2017

Fonte: indice della schiavitù globale.

Il tema dei migranti è argomento di speculazione dei politicanti, che si dividono fra razzisti e borghesia imprenditoriale. I razzisti, banalmente, hanno un loro partito, e come accadeva nei secoli scorsi sfruttano i problemi sociali della mancata integrazione, facendo leva sull’intolleranza delle persone per raccogliere consensi elettorali. Le imprese richiedono l’ingresso di un esercito di riserva, nuova merce da sfruttare. In Europa, cosa che quasi nessuno dice, esiste la schiavitù, ed è stimata in 1,2 milioni di individui, e di questa cifra, in Italia si stima che ci siano 129.600 schiavi. I dati sulla schiavitù nel mondo offrono numeri molto più inquietanti, perché secondo l’Unicef esistono 150 milioni di bambini da liberare, mentre per Globalslaveryindex sono 40,3 milioni gli schiavi adulti.

La tratta degli schiavi ha diverse sfumature e complicazioni perché è difficile l’identificazione, mentre è più chiara l’origine dei flussi, come Romania, Bulgaria, Lituania e Slovacchia, e poi Nigeria, Eritrea, Guinea, Costo d’Avorio, Gambia, Senegal, Cina e Brasile. Questa schiavitù si caratterizza per lo sfruttamento sessuale, e per impieghi con lavori forzati legati all’agricoltura, silvicoltura, pesca, edilizia, ristorazione, industria tessile, lavoro domestico e altri settori. Le vittime principali di questa tratta sono donne e bambini, e se fino al 2015 quasi il 70% dei migranti era costituito da uomini, l’anno successivo quasi il 60% erano donne e bambini. Nonostante i Paesi europei abbiano firmato impegni per contrastare la schiavitù moderna, ad oggi questo fenomeno non è affatto diminuito. Com’è altrettanto noto, le recenti crisi nel 2015 innescate dai conflitti in medio-Oriente (Siria, Afganistan, Iraq) hanno provocato migrazioni di massa verso l’Europa. In un Rapporto del 2017 si spiega perché le persone sono spinte a migrare e attraversare il mediterraneo.

Ecco il paradosso sociale e politico. In Europa e in Italia esiste la schiavitù, e quindi non esiste una piena integrazione ma una realtà sociale complessa e contraddittoria. Ad esempio, negli altri Paesi esiste una diversa integrazione sociale attraverso le attività. Questo processo dipende dal capitale e dall’immagine; esiste il caso dello sport in Francia, Inghilterra, Germania, oppure lo sfruttamento col modello gig economy per un’efficace ingresso del mercato del lavoro (caso tedesco e inglese). Esistono i modelli dei Paesi scandinavi ispirati dal socialismo, e quindi da un’efficace sistema di welfare state grazie alla fiscalità generale che ridistribuisce le risorse, dai ricchi verso i poveri. Contemporaneamente, in Europa esiste sia lo sfruttamento degli immigrati regolari e irregolari, perché fanno comodo quando sono impiegati dalle imprese per ridurre i costi, dalla logistica all’agricoltura, ed esiste la propaganda dell’integrazione sportiva. A partire dal secondo dopo guerra, questo processo di integrazione sociale nella società occidentale moderna ha avuto molte contraddizioni, e non si è ispirata affatto all’integrazione sociale che inventò l’impero romano, ove al potere delle istituzioni politiche riuscì a sedere chiunque. In Italia non esiste una legge razionale che gestisce i migranti per favorire sia i migranti economici e sia i rifugiati, ma purtroppo esiste la famigerata legge Bossi-Fini che inventa il cosiddetto clandestino. Nel nostro sistema c’è un buco legislativo e pertanto non esiste integrazione. Le istituzioni politiche, nel solco della deregolamentazione neoliberale, non hanno un sistema pubblico per la gestione del processo mentre delegano la gestione dell’accoglienza al terzo settore. Gli immigrati salariati sanno di essere sfruttati, e dove questi si concentrano vivono anche in condizioni ignobili. Imprese e ceto politico utilizzano questo disagio in tutti i modi: il degrado sociale è utilizzato come mercato politico sia per guadagnare dalla gestione delle emergenze e sia come forma di controllo politico sul territorio. Non è un caso che questo consenso politico abbia favorito razzismo e soggetti politici di destra, un esempio clamoroso sono i programmi televisivi dei network privati, studiati per rappresentare i disagi nelle periferie delle città e alimentare odio e razzismo fra i poveri. L’integrazione non avrebbe favorito i partiti di destra. La scelta politica di attuare politiche neoliberiste, con l’austerità, ha favorito i disagi sociali nelle periferie italiane, abbandonate da Sindaci e Governi che non hanno programmato l’integrazione ed hanno ridotto i trasferimenti per le politiche sociali e di welfare state. Il paradosso italiano è questo: gli abitanti italiani che hanno visto crescere o hanno percepito un aumento dell’insicurezza, e dei disordini urbani, anziché votare e richiedere politiche sociali, si sono affidati e fidati proprio dei partiti razzisti e populisti, che hanno scommesso sul disagio sociale pur di raggiungere un posto di potere. Come ho già scritto più volte, in Italia la comunicazione politica è identica alla pubblicità (dimmi cosa vuoi che te lo vendo), e i partiti scelgono personaggi ignobili per vendere la loro merce, oggi costituita dagli istinti più beceri della maggioranza degli aventi diritto al voto, da circa trent’anni questa maggioranza desidera essere presa in giro. I noti problemi di insicurezza dentro le nostre periferie dipendono dalla riduzione del welfare state, dalla riduzione dei costi nella polizia giudiziaria (austerità) e dalla disoccupazione. I flussi migratori dipendono dal capitalismo e dalle guerre. In Italia, la stupidità e i razzisti hanno fatto credere che l’insicurezza dipende dai migranti perché vedono extracomunitari commettere violenze e reati, cioè guardano il dito e non la luna. La micro criminalità è un fenomeno notissimo che si elimina banalmente attraverso la repressione, ma si tratta di micro criminalità stimolata dai bianchi che sfruttano gli extra-comunitari anche per la vendita di stupefacenti. L’ordine pubblico dipende dalla capacità dei nostri dipendenti pubblici e dalla programmazione economica predisposta dal Parlamento.

La maggioranza parlamentare, nel suo famigerato contratto di governo, non cita neanche le disuguaglianze innescate dalla globalizzazione neoliberista, pertanto ignora il problema, e si limita a chiudere i confini, imitando altri Paesi europei. Com’è noto l’ondata di migrazioni dall’Africa subsahariana è l’effetto normale del capitalismo occidentale, da un lato, e dall’altro è l’effetto di guerre, l’altra faccia del capitalismo. La maggioranza politica formatasi in Parlamento non ha un’idea o un piano preciso sull’enorme problema delle migrazioni. Il tema delle migrazioni è grande perché riguarda milioni di persone che vivono in stato di povertà assoluta e di sfruttamento, e paradossalmente è semplice da interpretare proprio perché è l’effetto della globalizzazione inventata dal WTO, sotto l’influenza delle note multinazionali e degli imperi economici asiatici che sfruttano Africa e Asia. Per essere più chiari, non è in corso un’invasione, ma si tratta di un fenomeno abbastanza noto che esiste da secoli e che subisce condizionamenti capitalismo e dalle guerre.

Il nostro ceto politico anziché avere il coraggio di aprire un serio dibattito attaccando la globalizzazione neoliberista, e anziché offrire soluzioni applicando la Carta dei diritti dell’uomo, preferisce sfruttare e speculare le disgrazie degli ultimi, sia di quelli che vivono in Italia sfruttati dalle imprese, evitando un’integrazione sociale, e sia lasciando i poveri nelle mani dei mercanti di uomini. Il livello di infamia, ignominia e regressione è molto alto poiché si affermano e si divulgano banalità del tipo “non possiamo ospitarli tutti” e allora “aiutiamoli a casa loro”, quando è noto a tutti che l’Occidente, o attraverso i governi o attraverso le imprese, abbia prima destabilizzato diverse regioni asiatiche e africane, e poi ancora sta sfruttando territori e risorse. È evidente che l’ONU e i paesi europei hanno capacità e mezzi per arrestare la tratta della schiavitù, così come abbiano capacità e mezzi per integrare gli extracomunitari che vivono in Italia. Governi e imprese non vogliono integrare e fermare la tratta poiché o conviene lasciare tutto com’è, oppure richiede un certo impegno per affrontare il tema che sposterebbe il consenso elettorale da destra a sinistra. Una recente inchiesta di Report, costruita da Michele Buono, mostra che il governo della Costa d’Avorio ha ritenuto utile coinvolgere l’Istituto di Tecnologia italiano per rigenerare la costa con un intervento di bonifica e recupero urbano, e l’utilizzo degli scarti vegetali per creare nuova occupazione costruendo materiali bio degradabili. La Costa d’Avorio è uno dei paesi coinvolti nella tratta degli schiavi,  e con questo progetto si sfavorisce la tratta, cioè se c’è volontà politica i problemi si affrontano.

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Fonte: indice della schiavitù globale.

Se Mattarella abbia travalicato il ruolo di Capo dello Stato, lo accerteranno i costituzionalisti. Ecco cosa scrissero i costituenti, il 9 gennaio 1947, circa questo passaggio istituzionale molto importante: «è ormai universalmente accettato il sistema di procedere in primo luogo alla designazione del Presidente del Consiglio dei Ministri, lasciando a questi di condurre le trattative per la scelta dei Ministri, ed è assurdo pensare che il Presidente della Repubblica possa presumere di scegliere egli stesso i Ministri», lasciando intuire che il Presidente anche se firma il decreto di nomina, non può opporsi alla volontà politica di una maggioranza parlamentare costituitasi in Parlamento, quindi eletta dal popolo. Il professore Massimo Villone, interrogato sul meccanismo di nomina del Primo Ministro specifica qual è il ruolo del Capo dello Stato: «Professore, quali sono i margini di manovra del Presidente Mattarella? Limitati. L’architettura costituzionale si fonda sull’art. 92 (potere di nomina) e sull’art. 94 (voto di fiducia). L’equilibrio è dato dal sistema politico: se i partiti si accordano su una maggioranza che può garantire la fiducia, lo spazio del presidente della Repubblica si riduce. Non può rifiutare la nomina di un primo ministro perché non gli piace, né imporre un suo indirizzo politico. E dunque bene ha fatto a conferire a Conte l’incarico». In un intervento successivo il prof. Villone afferma che Mattarella, sul caso Savona, abbia commesso un errore rischiando persino «la fragilità sul piano costituzionale» che «si traduce in errore politico, e rischi per l’istituzione presidenza. Che potrebbe domani essere attaccata per aver difeso poteri forti e padroni occulti del paese che nel proprio interesse ci impediscono di decidere il nostro destino». E Villone ha ragione da vendere poiché è ciò che stanno affermando Salvini e Di Maio, dando il via alla campagna elettorale. Valerio Onida: «il Presidente della Repubblica può evidentemente esercitare una sua influenza, un magistrato di persuasione e di influenza, può dare suggerimenti, può dare consigli, può dare avvertimenti, può esprimere preoccupazioni, non ha un potere di decisione definitiva sull’indirizzo politico e quindi anche sulla scelta delle persone che devono andare a realizzare l’indirizzo politico di maggioranza» (ex presidente della Corte Costituzionale, Radio Radicale, 27 maggio 2018)L’Associazione Giuristi Democratici pubblica un comunicato che afferma l’errore di Mattarella dal titolo una grave sconfitta della democrazia. La costituzionalista Lorenza Carlassare, ricorda che la nostra Repubblica è parlamentare e non presidenziale, pertanto il Capo dello Stato non può imporre veti politici.

Paul Krugman (premio nobel dell’economia) afferma: «questo è realmente orribile», perché la scelta di Mattarella esclude dal potere chi non gli piace, nonostante gli euroscettici abbiano la maggioranza parlamentare.

Krugman su Mattarella

Krugman si dichiara inorridito per la scelta di Mattarella.

La mia personale opinione è che il Capo dello Stato, Mattarella, scegliendo di opporsi al nome di Savona, partecipa in maniera decisa alla crescita del sentimento di rabbia contro l’establishment, regalando altri consensi ai partiti definiti populisti. Perché Mattarella è stato certo sul fatto che Savona avrebbe causato problemi ai risparmiatori italiani? Mattarella ha detto: «la designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari», e che quel ruolo politico debba essere occupato da una persona che «non sia vista come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro». Mattarella ha giustificato il suo veto perché preoccupato dell’opinione dei risparmiatori e degli operatori economici, preoccupato dell’aumento dello spread, e che tutto ciò è coerente col suo dovere di porre attenzione alla tutela del risparmio. Nelle sue conclusioni il Presidente ha espresso un invito a discutere pubblicamente della permanenza nell’euro zona «con un serio approfondimento». Secondo l’Associazione Giuristi Democratici: «quando il Presidente dichiara che: “la designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari”, facendone da ciò discendere il rifiuto della nomina di Paolo Savona, attribuisce agli “operatori economici e finanziari” un potere di interferenza nei meccanismi della democrazia costituzionale che non ha ragione di essere. Secondo il nostro ordinamento sono le scelte degli elettori che determinano la nascita del Governi, non le reazioni dei mercati finanziari». Il Governo della maggioranza parlamentare Lega-M5S non è nato per questo motivo. Una breve considerazione sullo spread: dopo l’episodio del 2011 (575 spread BTp-Bund), proprio per evitare speculazioni finanziarie e politiche, la BCE attraverso il famoso quantitative easing anestetizza la crescita del differenziale fra BTp-Bund. Mattarella, dopo Conte, incarica Cottarelli, economista di chiara collocazione neoliberista, per formare un governo che dovrà ricevere una fiducia dal Parlamento. Curiosità, chi scrisse una lettera pubblica a Napolitano per far dimettere Berlusconi a causa dello spread? Beppe Grillo, il 30 luglio 2011, scriveva: «lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi», cioè il leader del M5S per opportunismo politico evocava il commissariamento; poi arrivò Monti. È già accaduto nel 2011, in Italia un indicatore finanziario licenziò il Presidente del Consiglio, Berlusconi, che fu eletto in Parlamento e sostenuto da una maggioranza politica, poi sostituito dall’uomo della Trilaterale, Monti; accadde in Grecia per Syriza e Varoufakis che dovette dimettersi nonostante fu eletto dal popolo greco per ristrutturare il debito pubblico. Oggi il popolo greco grazie ai piani strutturali neoliberisti stanno peggio di prima poiché è stato demolito il welfare state.

Il voto degli italiani e la maggioranza parlamentare costituita dopo il voto hanno fatto emergere nuovamente il conflitto politico all’interno dell’euro zona. Una istituzione come la Presidenza della Repubblica, dopo anni di recessione che ha cambiato il quadro politico italiano, dovrebbe stimolare il dibattito pubblico e il dialogo democratico, anziché limitare la volontà popolare.

È da molto che scrivo, convintamente, come il capitalismo neoliberista abbia restaurato un sistema sociale feudale basato sul vassallaggio; così come scrivo da molto tempo che i problemi politici non trovano soluzione votando PD, Forza Italia, Lega e M5S, ma ricostruendo una sincera e vera partecipazione democratica per cambiare i paradigmi culturali della società. Noi italiani siamo ancora lontani dalla soluzione perché abbiamo scelto di farci condizionare dalla rabbia e dalla paura, ascoltando o ragazzini auto referenziali, oppure i razzisti. Niente di più sbagliato e auto-lesionistico nell’affidarsi a soggetti politici non democratici.

La sostanza di questo conflitto politico è fra capitalismo e democrazia rappresentativa. Avevo già riportato un interessante dibattito su Capitalismo finanziario e democrazia, con le osservazioni di Galbraith: «la scala e la concentrazione delle banche è inevitabilmente concentrazione di potere e sovversione dello stato democratico». I nostri politicanti sembrano incapaci di avviare un dibattito, anche acceso, ma che enfatizzi la sospensione della democrazia rappresentativa per effetto del neoliberismo, e la risposta è il socialismo condotto sul piano bioeconomico, null’altro. Razzisti e grillini parlano di sovranità e autonomia, mai di neoliberismo contro socialismo, dimostrando di lottare su fronti politici inefficaci e fuorvianti, e confermando l’ipotesi che in realtà sono interessati al potere e non a risolvere i problemi. La congettura che la Lega abbia fatto un calcolo politico elettorale confermando Savona, può stare in piedi se e solo se Mattarella fosse stato d’accordo con Salvini nel recitare questo ruolo teatrale, perché l’unica maggioranza parlamentare finora trovata per formare un governo è stata quella fra M5S e Lega. Una simulazione dell’Istituto Cattaneo rivela che un’alleanza politico-elettorale fra Lega-M5S consentirebbe loro di avere quasi il 90% (ammesso che gli elettori del 4 marzo facciano le medesime scelte) dei seggi uninominali nelle due Camere. Infine, è difficile trovare un parlamentare nominato (della Lega e del M5S) dal proprio segretario che voglia tornare ad elezioni, dopo aver lottato per quel posto così redditizio. La conseguenza del conflitto Mattarella Salvini-Di Maio fa pensare a nuove elezioni politiche. Ahimè, pochi italiani faranno auto critica sul proprio voto espresso in precedenza, perché l’intera vicenda è stata condotta molto male da coloro i quali hanno ricevuto i maggiori consensi elettorali. Il potere mediatico ha avuto la meglio sui dilettanti grillini, che hanno mostrato la solita arroganza, superbia e narcisismo in diverse occasioni a favore di telecamere, cercate continuamente. Il peggio è emerso con la trovata pubblicitaria del famigerato “contratto di governo del cambiamento”, scritto male nella forma e nei contenuti, con le anticipazioni che hanno messo in preallarme i famigerati mercati, e sia i razzisti che hanno schiacciato il piede sull’acceleratore per aumentare visibilità e consensi. In tal senso sono appropriati i termini demagogia e populismo per un ceto politico che non ha un’adeguata strategia per il bene del Paese, sembrano elefanti in un negozio di cristalli. Stiamo pagando l’enorme danno politico, e quindi economico e sociale, di non avere un partito di sinistra, propriamente socialista condotto sul piano bioeconomico, capace di fare analisi politiche e interpretazione dei problemi suggerendo soluzioni concrete. Come ho scritto altre volte: il nulla governa.

Sul tema dell’euro zona, si riscontrano aperture sul dibattito, persino inaspettate, e così scrive l’economista Deaglio, marito di Elsa Fornero : «i dubbi di Savona sull’Europa sono in realtà molto diffusi. Savona li esprime spesso in forma polemica, pungente ed estrema ma questo non vuol affatto dire che nell’eventuale programma di ministro ci sarà l’attivazione di una procedura di uscita dall’euro o dall’Unione Europea. In ogni caso, tale procedura, come dimostra l’esperienza inglese, è lunga, incerta, pericolosa e costosa. Che Savona sia chiamato o no in campo, un processo di profonda revisione e rifondazione dell’Unione Europea è alle porte». Andrea Del Monaco spiega in maniera dettagliata com’è cambiata la situazione finanziaria circa il sistema Target 2, dal 2009 al 2018, fra i debiti e i crediti, e come l’Italia passa dall’avere un credito ad un debito. In conseguenza di ciò, secondo Del Monaco, alla Germania potrebbe convenire uscire dall’euro zona per incassare i debiti. Mattarella ha accusato la maggioranza parlamentare di voler uscire dall’euro zona con un “piano B”; il prof. Brancaccio rivela che un eventuale “piano B”, è già sul tavolo di discussione: «bisognerebbe ricordare che una proposta ufficiale di “piano B” era già stata resa pubblica diversi anni fa: è la soluzione di uscita della Grecia dalla moneta unica che venne avanzata dall’ex ministro delle Finanze tedesco Schauble e che l’Eurogruppo fece propria nel 2015. In termini ufficiosi, poi, si ragiona di “piano B” già da tempo tra gli addetti ai lavori, anche ai massimi livelli istituzionali. Chi reputa scandaloso un ragionamento sul “piano B” non ha capito molto dei problemi di tenuta dell’eurozona. Come a denti stretti riconosce persino il Presidente della BCE, sono problemi che restano in gran parte irrisolti e che inevitabilmente riaffioreranno alla prossima recessione, indipendentemente dal successo politico delle cosiddette forze anti-sistema. La questione, semmai, è “quale piano B”: ad esempio, quello di Schauble per la Grecia era da strozzinaggio, poiché pretendeva che i greci mantenessero i loro debiti in euro anche dopo aver abbandonato la moneta unica».

In questo contesto politico, anziché sfruttare l’opportunità di un ipotetico Governo euroscettico, le scelte di Mattarella mettono un freno al dibattito politico per riformare l’euro zona. Il Capo dello Stato, da un lato afferma che l’Italia deve restare nell’euro zona, e dall’altro lato invita a parlane pubblicamente. Nella sostanza, se esiste una maggioranza parlamentare e politica che vuole ridiscutere i Trattati o l’euro zona, il Presidente Mattarella pone veti sui ruoli ministeriali contro persone che hanno espresso opinioni diverse dalle sue. L’ipotesi secondo la quale Salvini volesse tornare al voto, resta tale poiché i Governi si giudicano dai fatti e non dalle intenzioni, o dalle congetture senza prove. Questo è un modo infantile per scaricare le proprie responsabilità nell’aver condotto male dall’inizio alla fine la trattativa per formare un Governo.

Il dramma culturale è tutto italiano, poiché negli altri Paesi si parla di crisi dell’euro zona, di socialismo e di neoliberismo, qui da noi, i politicanti sono ammalati di narcisismo ed egocentrismo traendo forza e sostegno sfruttando i problemi sociali ed economici degli italiani, i quali rispondono dando loro maggior consenso. È un noto meccanismo pubblicitario: vendere ciò che vuole il consumatore inconsapevole. È un processo di imbarbarimento incivile che dura da molti decenni, ed ha svuotato di senso compiuto il dibattito politico pubblico, che invece dovrebbe cambiare radicalmente affrontando l’ingiustizia che crea l’euro zona, così come una politica industriale italiana per creare nuova occupazione affrontando le disuguaglianze territoriali.

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