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Non da oggi, a mio modesto parare, racconto la decadenza della nostra società, sembra che tutto sia alla rovescia: arroganti, incapaci e ignoranti ricoprono ruoli istituzionali mentre i popoli sono divisi fra apatici, nichilisti e cittadini costretti a subire la decadenza stessa della società capitalista.

Lo spettacolo dei cialtroni e degli arroganti dispotici è rappresentato tutti i giorni nei media, e nel mondo di internet costantemente interconnesso, i cittadini subiscono il modellamento della decadenza ogni minuto. In una società caotica, complessa e violenta come questa capitalista emergono personaggi indegni grazie al sostegno diretto e indiretto degli individui che hanno problemi cognitivi (ignoranza funzionale).

Poiché gran parte del comportamento umano è appreso attraverso il modellamento e poiché la moralità si sviluppa durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, possiamo cogliere sia i rischi sociali e sia le fasi in cui la società occidentale è stata condotta a una regressione generale.

La condotta immorale delle classi dirigenti, di taluni cittadini e l’indegno spettacolo rappresentato dai media sono l’ambiente degenerato che impedisce e rallenta un’evoluzione sociale.

Per quanto riguarda le organizzazioni, possiamo osservare come gli individui si conformino ai leaders con lo scopo di essere ricompensati con un ruolo. I modelli comportamentali che esprimono le dinamiche interne ai gruppi di politicastri sono prevalentemente: la rappresentazione scenica e l’obbedienza, che sono i tasselli del conformismo ben visibile in tutti i partiti presenti nel Parlamento. In buona sostanza tali gruppi sono l’espressione del vassallaggio più becero, poiché le relazioni sono costruite dall’obbedienza nei confronti del capo e dall’imbroglio verso la società per assecondare il tornaconto personale. I politicanti devono essere bugiardi poiché non possono affermare di sedere nelle istituzioni solo per recitare un ruolo lautamente retribuito e raggiunto grazie al sotterfugio e alla pubblicità.

Queste caratteristiche degenerative sono note e conosciute, ma non appartenevano ai partiti della prima repubblica che selezionavano i propri esponenti attraverso la cooptazione. Se la corruzione ha indignato gli italiani durante la famosa inchiesta di “manipulite”, il dopo mostra un aumento della degenerazione poiché non si è affrontato il tema della selezione della classe dirigente politica. Sin all’inizio degli anni ’90 i politicastri non si sono preoccupati di costruire una democrazia rappresentativa matura favorendo un’apertura a tutta la cittadinanza circa il processo decisionale della politica. E’ accaduto l’esatto contrario, sono sorti partiti xenofobi, personali, aziendalistici, autoritari che hanno raccolto dalla società il peggio e non il meglio, anzi sembra sia stata perseguita la scelta strategica di allontanare i capaci e i meritevoli dalle organizzazioni politiche per impedire loro di rigenerare il Paese e le istituzioni.

Le istituzioni pubbliche sono state indebolite con le riforme cominciate negli anni ’90, e le decisioni più importanti sono state spostate tutte nell’UE. I partiti sono stati sostituiti da organizzazioni feudali, e i cittadini sono stati allontanati dai processi decisionali che li riguardano, ciò è accaduto con estrema facilità proprio grazie all’apatia politica delle persone.

In Italia, più che in altri paesi esiste una diffusa irresponsabilità e intolleranza persino in termini e valori che possono aiutarci a crescere e migliorare la nostra condizione di vita. Ad esempio, nei media non si discute di socialismo, comunismo e capitalismo, non si discute di bioeconomia; è difficile o impossibile dibattere sulle tesi di Marx, nonostante una parte importante delle degenerazioni della nostra società siano state anticipate e descritte nel Capitale. Inoltre, impossibile trovare confronti sul nichilismo. Gli italiani dovrebbero discutere in famiglia su questi argomenti poiché in questo modo percorriamo un’evoluzione sociale.

Novità a Salerno

Dopo più di vent’anni, una novità politica a Salerno c’è: per la prima volta De Luca perde un confronto politico elettorale. Il Presidente della Regione, ormai noto in ambito nazionale non per meriti politici ma per le sue deliranti esternazioni, è sceso nella contesa politica referendaria attivandosi in prima persona. La sua campagna e i suoi metodi non hanno convinto i cittadini campani e salernitani, che in massa hanno espresso il NO alla proposta di riforma costituzionale. Nel cercare argomenti di persuasione sugli elettori, De Luca ha propagandato un nuovo modello istituzionale da preferire a quello odierno, secondo cui la vittoria del SI avrebbe favorito l’accentramento dei poteri, e in generale ha diffuso l’idea che «la democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità».

Nella Provincia di Salerno ci sono 875.299 elettori, i votanti sono stati 545.507 cioè il 62,32%, di questi il 64,69% (349.746) ha votato NO e il 35,31% (190.901) ha votato SI. A Salerno città gli elettori sono 110.052 e i votanti sono stati 73.635 cioè il 66,90%, di cui il 60,07% (43.934) ha votato NO e il 39,93% (29.205) ha votato SI. Nel comune di Agropoli dove Alfieri “avrebbe dovuto organizzare una clientela come Cristo comanda”, il 67,78% (7.309) ha votato NO e il 32,22% (3.475) ha votato SI.

Alle precedenti elezioni regionali del 31 maggio 2015 gli elettori in Provincia di Salerno erano 986.005, i votanti 547.617 cioè il 55,54%; a Salerno città gli elettori erano 115.468, e i votanti 69.283 cioè il 60,00%. Possiamo anche osservare che in Provincia di Salerno dal 2015 al 2016, gli elettori sono diminuiti di 110.706 unità.

Possiamo osservare il dato della partecipazione al voto. A Salerno la Costituzione ha mobilitato un numero di votanti maggiore rispetto alle elezioni regionali (73.635 contro i 69.283 del maggio 2015), mentre è calato rispetto alle recenti elezioni comunali del 5 giugno 2016, ove i votanti sono stati 78.554 su 114.830 elettori.

Interpretare il voto referendario è difficile, e sembra che De Luca abbia rimosso la lezione di Berlinguer: «molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti».

Lo stesso errore è commesso dai politicanti che oggi vogliono intestarsi la vittoria del comitato del NO, ignorando che non c’è collegamento diretto fra un referendum e il voto a un partito.

Ora, affermare o credere che i voti sopra esposti possano indurre a far pensare che De Luca abbia perso consensi elettorali, ritengo sia un errore marchiano, un’ingenuità politica.

Leggere oltre i numeri. Il signor De Luca per invitare gli elettori a votare SI ha usato la leva psicologica, stimolando gli istinti più beceri degli individui, non si è “limitato” a parlare di clientelismo ma ha mobilitato i suoi accoliti a fare di più, poi ha strumentalizzato i gravi problemi sociali e occupazionali affermando che un voto per il SI avrebbe favorito percorsi per la soluzione dei problemi stessi. Ammettiamolo pure, il paese è spaccato, e molti beceri razzisti hanno scommesso sul fatto che i meridionali avrebbero ascoltato le immorali fandonie di De Luca. Il risultato elettorale mostra che il meridione depredato da decenni di politiche neoliberali ha salvato la Costituzione repubblicana.

Per mandare a casa i politicastri che hanno cercato di cambiare in peggio la Costituzione esiste una sola soluzione: i cittadini dovranno attivarsi in prima persona per fare politica con capacità, spirito altruistico e metodo democratico per valorizzare i talenti e presentare una nuova visione della società, poiché questa attuale mostra dati economici e socio-demografici inquietanti soprattutto nel meridione d’Italia.

Istat tasso di disoccupazione giovanile per Regione 2015

Berlinguer spiegò e interpretò sociologicamente la psicologia del voto referendario: «molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti».

Noi italiani siamo fermi agli anni ’80, a quando Berlinguer scattò la fotografia politica sulla società italiana. La risposta dell’élite fu la distruzione dei partiti per favorire le politiche neoliberali, e tutto ciò avvenne negli anni ’90; lo spartiacque fu “manipulite” come tutti possono ricordare. L’indignazione popolare contro la corruzione nei partiti fu utilizzata dall’élite per privatizzare l’industria di Stato, favorire gli interessi privati, togliere diritti ai cittadini e applicare i programmi strutturali neoliberali. I movimenti anti-sistema come Lega Nord e Forza Italia realizzarono parte delle riforme, e l’altra parte fu realizzata da manager e banchieri liberal (Ciampi e Prodi) sostenuti dai partiti che si facevano chiamare di sinistra. Oggi come ieri, esiste il serio rischio che l’indignazione popolare possa essere utilizzata da sedicenti movimenti anti-sistema per portare avanti l’agenda politica dell’élite. Il rischio è concreto poiché non esiste un’organizzazione politica trasparente, democratica, seria e capace.

Il risultato del referendum del 4 dicembre 2016, che boccia la riforma figlia dell’élite e presentata da Giorgio Napolitano, deve incoraggiare i capaci e i meritevoli per riprendere i valori espressi da Berlinguer ed avere il coraggio di organizzare una proposta politica alternativa al pensiero unico occidentale. Il meridione salva la Costituzione repubblicana ma è necessario organizzare la proposta politica per togliere l’obbligo del pareggio di bilancio e tutelare i diritti delle persone. In Europa i cittadini si mobilitano riprendendo i valori socialisti e suggerendo un salto in avanti, oltre gli schemi destra e sinistra, mentre in Italia non esiste un’organizzazione politica credibile, seria e affidabile, e pertanto è necessario impegnarsi in tale direzione, anche dentro DiEM25. Il risultato referendario è un’iniezione di fiducia nel costruire una visione politica bioeconomica.

I giovani, i disoccupati, le persone con un reddito più basso. Sono loro ad aver portato alla vittoria del No al referendum costituzionale di domenica, in quello che appare più un voto antisistema che una difesa del testo della Carta. E che, pur in un contesto di sconfitta, paradossalmente consolida il ruolo di Matteo Renzi alla guida del Pd. […] In altre parole, sono i più giovani ad essersi opposti al cambiamento. Per fare qualche esempio, a Napoli e a Caserta, dove il numero di under 30 e di over 65 sostanzialmente si equivale, il No ha superato il 70%. A Ferrara, dove per ogni giovane ci sono 2,6 anziani, pur vincendo gli oppositori della riforma non hanno superato il 53,5%, un dato ben al di sotto della media nazionale. Fa eccezione Bolzano: qui il rapporto tra giovani e anziani è di 1,3 eppure il Sì ha ottenuto il risultato migliore a livello nazionale, arrivando al 63,69%.

E’ doveroso ripartire da noi stessi stimolando associazioni che promuovono la cultura dell’etica politica, la responsabilità e il rispetto della Costituzione. E’ doveroso promuovere organizzazioni politiche democratiche e trasparenti, per favorire i capaci e i meritevoli. Questo è un processo giusto e lungo che poggia su valori quali l’altruismo, l’etica e la cultura. Solo in questo modo cresce e matura la comunità dei cittadini che potrà favorire un ricambio della classe dirigente attuale.

Solo pochi mesi fa, il 17 aprile 2016, gli italiani hanno votato per un altro quesito referendario abrogativo senza raggiungere il quorum stabilito. Solo il 31,19% si è recato a votare. In quel caso il Governo Renzi si schierò contro l’abrogazione e il risultato del mancato raggiungimento del quorum favorì la posizione governativa.

referendum-4-dicembre-2016

Se fossimo curiosi e avessimo la capacità e la lucidità di osservare la nostra società, tutto ci apparirà più chiaro, più semplice e immediato, per scoprire il vicolo ceco in cui ci siamo infilati con le nostre gambe, o sarebbe meglio dire con la nostra stupidità. La monarchia è oggi! In tutto l’Occidente possiamo osservare la trasformazione sociale, e come i nostri sistemi di governo chiamati inopportunamente democratici, sono un’evoluzione del vassallaggio già presente nella nostra società. E’ “bastato” inoculare la religione capitalista, per circa trecento anni, nel pensiero degli occidentali e far credere loro che per vivere necessitano tre cose: la proprietà privata, il lavoro e i soldi. Per millenni la specie umana, e molti lo fanno ancora, ha vissuto in funzione delle leggi della natura. Per millenni l’evoluzione umana è stata determinata dalle conoscenze legate all’uso razionale delle risorse, basti pensare all’agricoltura e all’architettura.

Osservando e studiando la geografia umana prendiamo atto che le forme di governo occidentali chiamate democrazie rappresentative non hanno alcuna autonomia di pensiero sulla politica, quella vera, cioè sull’uso del territorio e delle risorse, ma sono l’espressione di un pensiero unico abbastanza noto: capitalismo; a sua volta diviso in due correnti di pensiero facenti parte dello stesso piano ideologico: la crescita continua della produttività. Il pianeta è concretamente sfruttato dalle notissime multinazionali. In questo disegno generale, la specie umana è solo una funzione strumentale che può essere utile o meno alla religione capitalista. Prima dell’invenzione della religione capitalista la società inventò le cosiddette istituzioni e sperimentò anche le prime forme di governo, la storia insegna come nacquero i primi imperi e l’uso degli eserciti in funzione della cultura imperialista dell’epoca (colonialismo). Oggi le guerre sono aumentate ma si svolgono in maniera diversa tranne una: la guerra economica e monetaria. Anch’essa è invenzione del capitalismo, e una delle prime guerre monetarie fu l’indipendenza degli Stati Uniti, altre seguirono come la guerra di annessione del Sud Italia al Nord, che favorì l’istituzione della banca d’Italia dopo lo scandalo della Banca romana. Oggi le unioni monetarie si fanno ancora attraverso le guerre, ma anche attraverso le democrazie rappresentative: Unione europea ed euro zona; anche se questa è il frutto della seconda guerra mondiale. Dopo l’impero romano, oggi esiste l’impero d’Occidente USA-UE, e la manifestazione più chiara è il cosiddetto accordo economico transatlantico figlio del WTO, che promuove la creazione di un unico impero commerciale globale.

L’élite di potere, nel corso del Novecento è stata capace di spostare le leve dei comandi dai livelli più bassi – comuni, regioni, stati – verso quelli più alti – Unione europea e NATO. E l’ha fatto legalizzando un processo decisionale della politica tipico delle società feudali. L’élite ha saputo far accettare a tutte le classi politiche che quello fosse un percorso democratico quando è l’esatto opposto. Il processo decisionale adottato dall’UE è fra i più disonesti e dispotici sistemi che uno possa immaginare poiché, come accade negli USA, le imprese private organizzate in lobbies sono fisicamente presenti presso le istituzioni, e influenzano efficacemente le decisioni su ogni argomento che ricade sui cittadini, mentre l’esecutivo, cioè Commissione e Consiglio, prevale sul Parlamento. Una direttiva europea ricade su tutti i cittadini e sui Comuni italiani. Nei singoli Stati, i Comuni, le Regioni e i Parlamenti nazionali sono solo luoghi per inserire o i burattini dell’élite locale o individui ignoranti e quindi manovrabili, poiché in quei luoghi non si deve fare politica ma rappresentare una finzione scenica per gli elettori.

Sono trascorsi decenni da quando la politica è stata spostata fuori le istituzioni e lontana dai media che invece sono pagati per rappresentare una messa in scena. Sin dai primi secoli del Novecento e come evoluzione delle compagnie del Seicento, la politica vera è svolta dalle imprese di profitto. Energia, cibo, industria, e governo del territorio sono argomenti di discussione nelle multinazionali. I piani imperiali sono trasmessi ai burattini affinché gli affari privati possano consolidarsi e spostarsi, a seconda delle occasioni e della disponibilità delle risorse del pianeta sottratte alla sovranità dei popoli, già molti secoli fa attraverso l’invenzione giuridica della proprietà privata e l’invenzione della moneta.

Il 4 dicembre 2016 gli italiani sono chiamati a votare su una proposta di riforma della Costituzione repubblicana attraverso referendum confermativo. Milioni di elettori che non hanno mai letto la Costituzione, ma conservano il diritto al voto, “decideranno” di votare SI o NO. E’ tutta qui la forza dell’élite capitalista che ha privatizzato il pianeta, milioni di individui resi più poveri dal pensiero unico neoliberale e incapaci di scegliere poiché hanno problemi cognitivi. Nichilismo e apatia politica sono responsabili della nostra condizione. In tutto l’Occidente gli ultimi sono l’oggetto della predazione politica e delle imprese, e sono divisi poiché facilmente addomesticati dal linguaggio mediatico e dai politicastri.

Eppure basterebbe davvero poco per migliorare la propria condizione di vita: abbandonare la religione capitalista e cominciare a sperimentare. Gli ultimi sono milioni di individui, che insieme possono tornare a essere cittadini per vivere in libertà e prosperità. Per fare ciò dovranno cominciare a occuparsi di politicauso del territorio e delle risorse.

Vassallaggio

E’ da tempo che affermo come e quanto il capitalismo favorisca la regressione della specie umana. Tale regressione passa attraverso la pubblicità che spinge gli adulti a regredire allo stato infantile, poiché i bambini non sono capaci di scegliere in maniera consapevole. L’ignoranza funzionale e di ritorno sono condizioni che aiutano la crescita del vassallaggio feudale, e l’élite degenerata si serve di questa debolezza per attuare i propri programmi neoliberali. Uno di questi passaggi è la distruzione della Costituzione, ma soprattutto la legalizzazione del sistema sociale feudale.

La società che i liberal stanno costruendo in questi decenni è quella feudale, dove le istituzioni moderne sono piegate e riformate secondo schemi sociali forgiati nel vassallaggio, e cioè da rapporti di servitù, mercantili e finanziari. Il famigerato sistema elettorale maggioritario fu introdotto per seguire questo schema, e cioè i pochi che governano sui molti.

La rappresentazione semplificata del nulla, del vuoto politico è offerta dal Presidente della Regione Campania, De Luca, attraverso le sue esternazioni apparentemente deliranti che non sono un inedito, ma un film vecchio, anzi antico. La questione morale salta in mente a chiunque ascolti le parole di un personaggio che sembra suggerire il voto di scambio a circa 300 Sindaci, «una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda», così raccomanda De Luca ai suoi, citando il “modello” Alfieri; e poi dichiara che «la democrazia è il governo della minoranza più forte, l’idea che ogni cittadino deve avere la sua rappresentanza è un’imbecillità», cioè De Luca confonde il governo del popolo con l’egoismo dei pochi contro i molti, che si attua nei regimi autoritari, tant’è che sogna sistemi politici che favoriscono le concentrazioni di potere [sistema ultra maggioritario – proposta governativa + italicum]. E il messaggio politico più delirante è che mobilitandosi per il SI, il Governo aumenterà gli investimenti nel Sud, insomma le favole tipiche dei tempi del fascismo e della vecchia DC. E’ la stessa leva psicologica che usano tutti i demagoghi nei territori con alta disoccupazione. E’ tutto il clima a mostrare una degenerazione delle istituzioni guidate da personaggi improbabili. Il linguaggio usato è quello tipico della demagogia, ma sono utilizzati argomenti e problemi reali del meridione come l’isolamento economico. Se qualcuno pensa che De Luca abbia convocato 300 Sindaci per discutere nel merito della riforma proposta dal Governo, è un ingenuo. Il racconto è interessante poiché svela ciò che molti sanno, e cioè che non esiste la politica ma solo gli interessi economici, facendo confusione fra i problemi dei territori e la brama di potere. Mentre millanta di raccogliere fondi per il bene dei territori, la sua storia politica locale è fatta di distruzione delle capacità e del sapere locale, basta osservare che negli anni ’80 i progettisti salernitani riqualificarono la città, e quando ereditò l’Amministrazione, egli si è affidato alle archistar realizzando poco o nulla delle trasformazioni pianificate. Personaggi del genere non dovrebbero avere incarichi politici nelle istituzioni, ma queste sono guidate da costoro poiché da più di vent’anni ricevono la fiducia dagli elettori. Secondo lo scrivente il problema sociale e il cortocircuito è tutto in questo passaggio, e cioè nella consuetudine a delegare la guida delle istituzioni a personaggi indegni, e nell’apatia delle persone nei confronti della politica, ridotta al nulla e cioè al voto di scambio ma a quello peggiore, al vassallaggio. Certe categorie di individui si mobilitano in politica solo se hanno un proprio tornaconto personale, non è una novità. Nel medioevo il potere era nelle mani di una piccola oligarchia ed oggi, dentro i sistemi democratici rappresentativi, si muovono gli stessi schemi sociali, e cioè organizzare le persone in funzione della conquista del potere per servire se stessi e chi ha contribuito a tale conquista. Il problema non è De Luca ma chi partecipa al vassallaggio. Una società responsabile e psicologicamente matura, cioè normale, non dovrebbe favorire schemi feudali poiché sono notoriamente e storicamente distruttivi e dannosi per l’economia e lo sviluppo umano, oltre che palesemente incostituzionali. Tale approccio e tali personaggi non sono sconosciuti e improvvisati, poiché in vent’anni di amministrazione a Salerno, ci sono più lati oscuri che chiari e per scoprirlo, è sufficiente osservare i dati economici e socio-demogragici dell’ISTAT. Nel 2011 a Salerno il tasso di disoccupazione giovanile è al 53% (il tasso di disoccupazione è al 17%), e a partire dagli anni ’80 il 18% della popolazione salernitana lascia il capoluogo per emigrare al Nord o localizzarsi in periferia. Salerno è una città in contrazione, ma le politiche urbane hanno ignorato il fenomeno ed hanno ugualmente consumato suolo agricolo, favorendo la dispersione urbana e contribuendo ad aumentare l’inquinamento e lo spreco di risorse finite.

La realtà spiega che le ricette neoliberali inoculate da De Luca non hanno migliorato il territorio, anzi vi sono vistosi danni ambientali, opere incompiute, scelte politiche che hanno innescato processi e guai giudiziari che danneggiano la città e i cittadini. Nonostante queste evidenze, De Luca è stato sempre premiato, e addirittura percepito come amministratore capace, e ciò si spiega sia attraverso i dati drammatici pubblicati da Tullio De Mauro circa l’ignoranza funzionale degli italiani, e sia grazie al sistema mediatico locale responsabile nel manipolare l’opinione pubblica a favore della maggioranza politica. Solo grazie all’operosità dei cittadini, Salerno cerca di resistere alla recessione economica, mentre le ricette e gli indirizzi politici non solo non hanno sortito alcun effetto, ma hanno aggravato i dati economici della città campana che sopravvive solo grazie al sistema locale salernitano.

La radice del problema nell’avere una classe dirigente politica indegna si trova nei cittadini e nelle organizzazioni politiche. E’ doveroso ripartire da noi stessi stimolando associazioni che promuovono la cultura dell’etica politica, la responsabilità e il rispetto della Costituzione. E’ doveroso promuovere organizzazioni politiche democratiche e trasparenti, per favorire i capaci e i meritevoli. Questo è un processo giusto e lungo che poggia su valori quali l’altruismo, l’etica e la cultura. Solo in questo modo cresce e matura la comunità dei cittadini che potrà favorire un ricambio della classe dirigente attuale.

Siamo in piena campagna referendaria e considero gli approfondimenti proposti da Openpolis il miglior servizio di informazione che un cittadino possa auspicare. Un servizio civile eccellente come ogni cittadino dovrebbe desiderare e ricevere. L’Associazione attraverso il suo sito ha divulgato quattro approfondimenti che chiariscono concetti, argomenti e i temi legati alla riforma Costituzionale proposta dalla maggioranza di Governo.
I quatto speciali proposti da Openpolis hanno la virtù di fare chiarezza sui temi usati e abusati da politici e media, e soprattutto svelano tutta la retorica e la demagogia degli attori politici, mostrando una realtà politica parlamentare diversa da come narrata dai media.
Ad esempio, almeno due argomenti di scontro politico emergono con forza dalla realtà smentendo entrambe le posizioni avverse: il bicameralismo perfetto non è un ostacolo per approvare leggi in tempi brevi o considerati normali, mentre la paura del premierato o dell’oligarchia contro la rappresentanza è anacronistica poiché è già realtà. Il nostro Parlamento da diversi anni ha scelto di violare il principio di separazione dei poteri. In fine, il cambiamento dell’art. 81 circa il famigerato pareggio di bilancio incide negativamente sulla prima parte della Costituzione relativa ai principi e ai valori, e non ci fu alcuna rivolta. E’ proprio in virtù del nuovo articolo 81 che i Governi, inseguendo i dogmi della religione neoliberale e attraverso scelte immorali, riducono opportunità di sviluppo umano violando i principi sanciti negli articoli (1) – sovranità -, (2) – diritti inviolabili dell’uomo – e (3) – uguaglianza e sviluppo della persona.
La società che i liberal stanno costruendo in questi decenni è quella feudale, dove le istituzioni moderne sono piegate e riformate secondo schemi sociali forgiati nel vassallaggio, e cioè da rapporti di servitù, mercantili e finanziari. Il famigerato sistema elettorale maggioritario fu introdotto per seguire questo schema, e cioè i pochi che governano sui molti. Nel sistema attuale gli organi esecutivi decidono ogni cosa, e se usiamo la lente d’ingrandimento nei Comuni, c’è da spaventarsi o fare una rivoluzione la mattina seguente. Solitamente nei Consigli comunali eletti si rappresenta una finzione scenica della democrazia rappresentativa, e si chiama la morte della politica. Il copione è il seguente: le maggioranze deliberano su atti della Giunta che non conoscono, a volte si tratta di atti scritti e suggeriti da gruppi di interesse – imprese, associazioni – esterni all’organo politico. E’ questo l’esperimento meglio riuscito e che tutti elogiamo, ma forse pochi hanno osservato alcune conseguenze: una diffusa corruzione, sprechi nella pubblica amministrazione, danni al territorio e la privatizzazione dei servizi per garantire profitti ai privati. Le persone eleggono direttamente Sindaci e Consigli nella convinzione che costoro siano la guida politica del loro Comune, ma ci sono dei piccoli dettagli: (1) costoro sono solo degli amministratori, non fanno leggi, ma applicano quelle normate da Parlamento e Regioni; (2) gli atti che deliberano sono spesso suggeriti e scritti da organizzazioni esterne e loro si limitano a pubblicizzarle, e approvarle per sperimentare gli effetti sul territorio e sugli abitanti. I casi in cui i politici eletti decidono con la propria testa sono davvero pochi, e quando accade spesso ne pagano le conseguenze politiche e cioè l’isolamento economico, poiché il sistema istituzionale è progettato per ricattare gli amministratori “ribelli”. Solo una comunità democratica, coesa e consapevole potrebbe ribaltare questa farsa, poiché sarebbe capace di esprimere una classe dirigente politica responsabile e matura.
Non è un caso che i gruppi politici abbiano smesso di fare formazione per la propria classe dirigente, e che nei Consigli comunali e regionali ci siano persone ignoranti e inadeguate, poiché gli indirizzi politici e gli atti sono preparati altrove, e tale processo degenerativo esiste sin negli anni ’80 giacché spinse il senatore Bobbio ad affermare che il Parlamento era una camera di registrazione di decisioni prese altrove. Oggi nelle istituzioni può (e deve) sedere un cialtrone qualsiasi ma deve avere delle caratteristiche: oltre all’implicita ignoranza e incapacità, quella principale è di risultare simpatico, credibile ed essere fotogenico, televisivo e “smanettone” in internet. L’intelligenza è una prerogativa odiata da tutti i gruppi politici poiché innesca invidia sociale. L’attuale modello è stato copiato incollato dal mondo anglosassone, fase uno distruzione dei partiti e dei sindacati, fase due partiti azienda, nel frattempo i think tank neoliberali preparano i contenuti.
Fatta attenzione alle considerazioni sulle dinamiche che si svolgono nei Consigli comunali, allora è facile un raffronto coi dati forniti da Openpolis, poiché emerge un’evidenza: la finzione scenica de la morte della politica si svolge da tempo anche nel Parlamento (…l’utilizzo dei decreti legge nel corso degli anni è stato molto ricorrente. I 4 governi delle ultime due legislature hanno emanato in totale 197 decreti legge, circa 2 ogni mese). Il combinato disposto fra proposta di riforma costituzionale e legge elettorale italicum vuole legalizzare e legittimare una condotta politica oligarchica ma che è prassi legale degli Enti locali, ed è consuetudine nel Parlamento.

Leggendo la letteratura urbana la bellezza è una tema di nicchia, ma è sempre stata una visione guida per fare meglio le cose. Di recente il termine bellezza è usato anche nei media tradizionali, senza diventare popolare e mai declinato nella maniera tale da far capire l’importanza strategica e pratica per le aree urbane italiane. Nei media il termine è spesso associato all’arte, un altro concetto astratto e filosofico che impedisce ai cittadini di coglierne l’importanza politica. Nell’epoca della regressione culturale parlare di arte e bellezza nei media significa fare pubblicità al proprio ego, ahimé, significa isolare l’argomento. Speriamo che invece si continui a parlarne meglio al fine di sensibilizzare i cittadini e non per vedere, e soprattutto speriamo che siano le scuole e l’università a insegnare la bellezza.

La bellezza è troppo importante e strategica per restare sconosciuta e incompresa dai cittadini, poiché è un elemento che aiuta lo sviluppo umano delle comunità. Un esempio immediato di bellezza straordinaria sono i nostri centri storici, spesso abbandonati e lasciati all’incuria del tempo poiché noi cittadini siamo incapaci di “guardare” col cervello e col cuore. La regressione culturale è la forza distruttrice che impedisce di “guardare” e quindi di agire per curare la bellezza del nostro territorio. Il territorio e i sui centri urbani sono belli ma non lo sappiamo, e tanto meno sappiamo riconoscere la bellezza poiché non abbiamo più la cultura e la capacità di leggerla. La società moderna e contemporanea ci hanno allevato nel nulla e spesso in contesti urbani totalmente privi di bellezza e pieni di degrado ed edifici brutti. In questo contesto degenerato si è sviluppato il nichilismo urbano e l’ideologia neoliberale del consumo finalizzato al consumo.

Una condizione importante per rigenerare le nostre città, è pertanto l’introduzione della bellezza nelle parti di città moderne e contemporanee, e possiamo ottenerla applicando nei piani urbanistici il concetto di urbanità, cioè la corretta composizione e il corretto disegno urbano, di suolo, spazio pubblico e di architettura finalizzata a realizzare fronti urbani. Per introdurre la bellezza, non è sufficiente scrivere regolamenti urbanistici adeguati (ma è necessario farlo) ma ridisegnare la morfologia urbana. E’ un salto culturale, poiché si tratta di uscire dal concetto di città come mero processo economico, e spesso speculativo, per sperimentare il concetto di città e di territorio intesi come bene comune, e quindi avviare processi decisionali partecipativi e trasparenti per conseguire una trasformazione urbanistica fatta per i bisogni dei cittadini. Uno di questi è proprio la bellezza. Il suolo, lo spazio pubblico e i fronti urbani sono elementi dell’urbanità che possono essere utilizzati per rigenerare la città moderna e contemporanea. In che modo? Prima di tutto, facendo l’analisi della città, o di una parte della città da rigenerare, e poi coinvolgendo i cittadini nel ridisegnare l’uso dello spazio pubblico, seguendo gli strumenti e i consigli di progettisti a servizio dell’interesse generale. E’ un approccio nuovo e complesso, dove la committenza è la cittadinanza. Per dare concretezza a tale approccio è necessario che le istituzioni e gli strumenti urbanistici siano modificati e adeguati. Oltre al ridisegno della morfologia urbana (strade, pieni, vuoti), due sono gli indirizzi progettuali fondamentali, per introdurre la bellezza, il primo è il disegno del suolo e degli spazi pubblici aperti, cioè l’arredo urbano e il secondo è l’architettura.

In questi ultimi anni la rigenerazione urbana è senza dubbio il tema che ha assunto una priorità in tanti dibattiti, ed è importante che, se prima o poi diventerà anche una tecnica e una pratica amministrativa, le trasformazioni urbane siano svolte con criteri di sostenibilità e di bellezza, altrimenti anziché rigenerare i quartieri esistenti i cittadini andranno a vivere in ambienti nuovi ma ugualmente degradati.

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