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Posts Tagged ‘rifiuti’

Ancora oggi, nonostante tutte le evidenze, il malcostume, e la distruzione dello stato sociale, molti cittadini credono che i propri Sindaci abbiano il potere di fare politica, senza focalizzare l’attenzione sui alcuni fatti che mostrano come la gestione della polis sia stata delegata ai manager che pensano innanzitutto al profitto. Diversi elementi possono farci comprendere, come e quanto, la nostra società sia stata rifeudalizzata, e perché generalmente Sindaci e Consigli comunali – amministratori – non pensano autonomamente ma obbediscano a decisioni prese altrove. Ovviamente ci sono anche le eccezioni di Sindaci autonomi. Nel solco del pensiero liberale laissez faire al mercato, dagli anni ’90 in poi, ci sono state diverse riforme, elezione diretta del Sindaco e introduzione del diritto privato in ambito pubblico, con la facoltà data ai Sindaci di creare SpA per la gestione dei servizi pubblici. Da molti anni l’ANCI, ha assunto il doppio ruolo di pensatoio (Ifel e Cittalia) per i Sindaci e di lobby di pressione nei confronti di Regioni e Parlamento. In buona sostanza le decisioni politiche non sono prese nelle pubbliche istituzioni, divenute camere di registrazione, ma sono nelle mani di manager e professionisti esterni; il reale potere siede altrove. Dubbi e perplessità sorgono spontanee, e per questo la vulgata popolare ritiene che l’elezione diretta dei Sindaci serva a poco o nulla; e questa sarebbe la motivazione secondo la quale, il Parlamento fece le riforme negli anni ’90 illudendo il popolo di ricevere più potere. Anche la pianificazione comunale è nelle mani degli interessi privati, nonostante i Consigli esprimano l’ultima opinione attraverso il mero rito del voto. Nella realtà, le pubbliche istituzioni locali, per scelta politica neoliberale, sono state espropriate della propria sovranità spostandola verso organizzazioni sovranazionali e private (“ce lo chiede l’Europa”). Buona parte degli atti sono un copia incolla di direttive e documenti elaborati dalle organizzazioni coordinate dall’ANCI, dalle tasse locali alla gestione dei servizi educativi e sociali. Ovviamente, la fiscalità è normata dalla legislazione nazionale. Generalmente gli amministratori, durante gli anni ’90 hanno deciso di esternalizzare, come si dice in gergo, ogni servizio ritenuto oneroso. La gestione della cosa pubblica, la polis: acqua, mobilità, energia, rifiuti, è nelle mani di società che non rispondono alla democrazia rappresentativa, non rispondono agli elettori. Il legislatore anziché introdurre la democrazia negli Enti locali ha scelto di risvegliare la peggiore organizzazione feudale ove i capi sceglievano discrezionalmente i propri servi al fine di conservare il proprio potere, e così è stato. I Sindaci nominano, secondo la propria convenienza, i dirigenti di queste SpA locali. La conseguenza di questa scellerata scelta politica, figlia dei liberali (privato meglio dello Stato), è la privatizzazione dei servizi che ha generato enormi multiulities SpA, soprattutto al centro Nord, e in buona sostanza i veri amministratori politici sono i manager di queste società che determinano tariffe e servizi.

Sindaci e Consigli comunali non gestiscono più direttamente la cosa pubblica, ma sono stati trasformati in ragionieri che devono solo ratificare un bilancio pubblico sotto le condizioni del patto di stupidità, che impedisce di fare investimenti. Nella sostanza gli organi eletti hanno serie difficoltà nel decidere come spendere le tasse dei cittadini (investimenti), e progressivamente i trasferimenti statali si riducono, mentre Governo e Parlamento non riducono gli sprechi che sarebbero evitabili. Il problema principale è senza dubbio di natura ideologica e culturale, poiché il sistema istituzionale è orientato su politiche di crescita che non sono sinonimo di miglioramento e qualità della vita, ma solo di aumento della produttività, cioè aumento del PIL. E’ noto che fra benessere e aumento del PIL non c’è alcuna relazione diretta, ma c’è fra l’aumento della produttività e l’aumento della disoccupazione poiché le innovazioni finalizzate all’aumento dei profitti e delle produttività hanno creato più disoccupati. Tutto l’impianto culturale istituzionale è condizionato da indici e parametrici dell’economia neoclassica secondo gli interessi delle imprese (l’accumulo di capitale) e non secondo l’interesse delle persone. Poiché le istituzioni sono state piegate all’interesse del capitale, e lo stesso vive e si alimenta di natura propria con la capacità immorale di creare danaro dal danaro, i politici locali che hanno rinunciato a una propria autonomia di pensiero diventano inutili a stimolare e favorire lo sviluppo umano. In una società dove tutto è merce e l’accesso a queste merci avviene attraverso il danaro, il potere reale è nelle mani delle banche e delle imprese che possiedono liquidità. Oltre a questo la classe politica non è stata capace di legiferare una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale, mentre sono considerati prioritari gli interessi delle banche, le spese militari, le grandi infrastrutture altrettanto inutili.

L’obiettivo politico di scoraggiare la partecipazione politica e delegittimare la democrazia rappresentativa è stato ampiamente raggiunto e questo percorso fu studiato e programmato molti decenni fa nei soliti gruppi élitari. Già il senatore Norberto Bobbio, in Il futuro del democrazia del 1984, disse chiaramente che il Parlamento era una camera di registrazione di decisioni prese altrove. Enrico Berlinguer nel 1981 denunciò la corruzione nei partiti. Quindi già negli anni ’80 emerse drammaticamente la denuncia dell’influenza delle lobbies nei confronti dei partiti. Siamo nel 2013 e questo problema, non solo, non è stato risolto, ma nessuno intende affrontarlo seriamente, anzi sembra che si preferisca andare nella direzione opposta: legalizzare la corruzione – il voto di scambio – copiando l’immorale sistema americano ove chi ha soldi può comprare (finanziare) il partito che preferisce. «Il sistema privato odia profondamente i sindacati. Da sempre. Quella statunitense è una società dominata dalle aziende molto più di altre a lei paragonabili» scrive Noam Chomsky, in Sistemi di potere. In questi ultimi 15 anni le proposte di legge più importanti non sono state più suggerite dal Parlamento, ma dal potere esecutivo tramite il “voto fiducia” sui decreti governativi per evitare che qualche parlamentare potesse porre emendamenti, modifiche sul testo preparato dal Governo stesso. Stiamo assistendo da molti anni ad un processo di delegittimazione di ogni forma di democrazia, lento e continuo che serve ad abituare i cittadini al sistema feudale. Dopo circa 30 anni possiamo constatare che le organizzazioni del potere invisibile hanno raggiunto ogni obiettivo: la sovranità monetaria è nelle mani di organi non elettivi, la politica industriale è nelle mani di organi non elettivi (WTO). Gli organi eletti ratificano solo i bilanci con criteri e regole scritte altrove. La sostituzione delle Nazioni con la dittatura delle SpA fu studiata negli anni ’30 e migliorata negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. L’aspetto più drammatico di questo nuovo feudalesimo è l’aspetto volontario, cioè i parlamenti hanno ceduto poteri e sovranità volontariamente, tramite l’indottrinamento e la distruzione della partecipazione politica all’interno dei partiti tradizionali addomesticati, infiltrati e coordinati dall’esterno con efficaci sistemi di corruzione e cooptazione programmata, nella sostanza i partiti non sono liberi ed indipendenti, al contrario sono cagnolini da compagnia del potere invisibile raccontato da Bobbio.

Acqua, mobilità, energia e rifiuti, cioè la politica, la conduzione delle cosa pubblica deve tornare nelle mani del legittimo proprietario attraverso società ad azionariato diffuso popolare ove i cittadini possano eleggere i propri consigli di amministrazione e investire i profitti nella gestione dei servizi stessi. Un altro scandalo intollerabile si comprende osservando l’armatura urbana italiana. Le città non corrispondono ai confini amministrativi che tutti conoscono, ma sono diventate aree urbane estese, e ciò richiede un cambio di scala territoriale e amministrativo per accorpare gli Enti comunali, considerando i comuni centroidi e le loro conurbazioni. Il cambio di scala comporta un enorme vantaggio politico poiché elimina enti inutili, e consente un’efficace gestione amministrativa e territoriale rispondente alla realtà italiana.

In alcuni ambiti la gestione della politica è nelle mani dirette dei cittadini. Nella confederazione Svizzera, com’è noto, da circa 150 anni, i cittadini hanno strumenti efficaci di democrazia diretta. A Schönau, in Germania, esiste un’esperienza molto significativa poiché i cittadini decisero di acquistare la rete elettrica locale per auto produrre energia con le fonti alternative, diventando produttori e consumatori di energia. A Torraca (SA), l’Amministrazione locale decise di diventare la prima city led al mondo con fonti alternative. Due esempi, uno dal basso ed uno dall’alto col medesimo obiettivo: diventare auto sufficienti dal punto di vista dell’energia ed applicare il principio dell’uso razionale dell’energia con la naturale conseguenza di eliminare gli sprechi (riduzione dei costi) ed essere più sostenibili.

Questo per ricordaci che le soluzioni esistono, ma vanno studiate, capite e perseguite con un’energia popolare.

Questa valutazione non vuole assolvere gli amministratori locali teleguidati dalle lobbies, anzi i Sindaci, rispetto agli enormi poteri che hanno, possono decidere di far morire tutte le SpA locali e adottare i modelli gestionali sopra citati, coinvolgendo i cittadini, ma per fare questo dovrebbero uscire dal modello feudale che ha consentito loro di gestire le clientele. Poiché tutti i servizi locali, solitamente sono gestiti da SpA ove le quote sono detenute da più comuni, sarebbe sufficiente modificare lo statuto di queste società per cambiare indirizzo e gestione, sarebbe sufficiente introdurre merito, trasparenza, capacità ed azionariato popolare con l’obbligo di reinvestire gli utili sul territorio, mettere un tetto massimo agli stipendi, etc. Questo è un processo culturale evolutivo pertanto ci vogliono politici capaci di interpretare questo cambiamento utile alla cosa pubblica che introduce etica e abilità finora inutilizzate.

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La politica delle risorse sostituirà l’obsoleta religione della crescita infinita, ossia il neoliberismo. L’Italia sembra essere un paese saccheggiato e colonizzato da un’élite degenerata che ha teleguidato una classe dirigente psico programmata per accentrare poteri e ricchezze virtuali nelle mani di pochi. Alla luce dei disastri attuali prodotti da trent’anni di politiche sbagliate, oggi esiste l’opportunità di cambiare grazie all’impiego di nuove strategie e nuove tecnologie che consentono una migliore distribuzione delle ricchezza reale ed applicare un minimo di democrazia economica.

L’anno che verrà [2013] porterà una serie di cambiamenti, anche se continuasse la politica dell’austerità imposta dall’élite attuale. Oltre ai limiti dello sviluppo, siamo giunti ai limiti della pazienza ed ai limiti della sopravvivenza quotidiana. Il 28 agosto 2012 abbiamo superato il limite di risorse non rinnovabili che la Terra riesce a generare entro un anno (overshoot day). In soli otto mesi abbiamo esaurito le scorte, e per i successivi quattro rubiamo risorse al futuro.

Ci sono diversi settori che possono produrre reddito e creare nuova e migliore occupazione, cioè socialmente utile. L’industria delle costruzioni, della mobilità intelligente, e dell’agricoltura naturale sono ambiti strategici determinanti.

Un indicatore importante sarà la progettazione qualitativa ed eco-efficiente. L’industria delle costruzioni e soprattutto la progettazione architettonica sono l’ambito industriale che esprimono meglio questo concetto, poiché sono già utilizzati principi di eco design e l’analisi del ciclo vita per misurare la qualità nella progettazione stessa. E’ necessario investire in un piano di rigenerazione urbana sull’intero patrimonio edilizio esistente, con piani di recupero dei tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita e la conservazione dei centri storici. Esistono 26 città in contrazione, le più popolose d’Italia che abbisognano di interventi rigenerativi. L’innovazione tecnologica ci consente di misurare, prima del progetto, quali impatti ci saranno sull’ambiente, per la salute umana ed i possibili sprechi, queste informazioni qualitative determinano la scelta finale del progetto e condizionano l’economia reale. Questa rivoluzione ecologica è già partita, anche grazie agli incentivi sul “conto energia”, che oggi sono al termine, pertanto ci possono essere dei freni ad un mercato in evidente difficoltà. Se ci fosse una Repubblica sovrana con una politica monetaria e industriale si potrebbero finanziare piani nazionali per tutelare il suolo ed il patrimonio culturale dal rischio sismico: nuova occupazione. Già in questi anni sono partiti piani di decrescita energetica per raggiungere l’auto sufficienza con reti di smart-grid, questo è possibile ove si applica un mix tecnologico (sole, vento, acqua e geotermia). Negli anni trascorsi ci furono diversi strumenti giuridici chiamati “programmi complessi” che potrebbero essere finanziati nuovamente prendendo le risorse dalla negoziazione del debito estero e degli immorali interessi che si pagano sullo stesso debito. Per farlo ci vorrebbe una classe politica intellettualmente onesta e rispettosa del contratto costituzionale.

Lo stesso ragionamento circa l’eco-efficienza può essere mutuato nella mobilità, ad esempio è noto che gli italiani non hanno bisogno di nuove automobili, ma di motori eco-efficienti. Anziché incentivare la vendita di nuove auto è necessario avviare un’evoluzione tecnologica e progettuale come si sta avendo nelle tecnologie architettoniche ed energetiche, quindi bisogna sostituire i motori a combustione con i motori elettrici molto più efficienti, ma soprattutto a zero emissioni gassose. Questa scelta coinvolge tutte le auto officine che si troveranno cariche di lavoro nella sostituzione dei motori: nuova occupazione ed economia che rimane sul territorio. Una ulteriore spinta ci sarà nel mondo delle bici pedelec, a pedalata assistita, senza dubbio il mezzo di trasporto cittadino più intelligente che possiamo avere oggi.

Nell’agricoltura possiamo progettare un’evoluzione e transitare dal modello agri-industriale che riduce la capacità dei suoli di produrre cibo per mezzo degli agenti chimici inquinanti, e avviare la diffusione di massa di pratiche di agricoltura naturale che rigenerano i suoli. Questa scelta consente di avviare la nascita di nuove aziende agricole auto sufficienti energeticamente grazie alle tecnologie odierne (geotermia, micro eolico, etc..), e che producono cibo per il territorio: nuova occupazione ed economia reale che rimane sul territorio.

Un piano nazionale di riuso e riciclo delle materie prime seconde, erroneamente chiamati rifiuti, consente di ridurre gli sprechi, di chiudere tutti gli impianti di incenerimento presenti sul territorio e di creare nuova e migliore occupazione.

L’attivazione della politica delle risorse come piano industriale nazionale che coinvolge sinergicamente tre settori: costruzioni, mobilità e agricoltura consente di avviare un processo virtuoso determinante per l’economia italiana, poiché è un’alternativa alla religione della crescita, e quindi ridurrà il prodotto interno lordo, ma consentirà di avere nuova occupazione socialmente utile e migliorerà la qualità della vita. Senza il ripristino della sovranità sarà difficile avviare una politica industriale nazionale  e questa responsabilità spetta ai cittadini che devono controllare in maniera efficace l’operato di chi amministra, ed ai dipendenti eletti che sono obbligati ad applicare la Costituzione: sovranità popolare, uguaglianza, tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, democrazia economica e tutela del credito.

Questa proposta ribalta un paradigma obsoleto poiché la politica delle risorse non si pone l’obiettivo della piena occupazione in quanto tale, ma si pone la domanda di quale occupazione creare e come crearla, con quali criteri progettuali ed in quali ambiti. Ci possiamo rendere conto che nella prevenzione e nella lotta all’obsolescenza pianificata ci sono maggiori e ampi margini di intervento rispetto agli impieghi obsoleti che abbiamo erroneamente inseguito in questi ultimi trent’anni. Nella sostanza, una volta bonificati tutti i siti inquinati, fra l’altro lavoro che bisogna ancora iniziare a fare, è ragionevole rendersi conto che l’Italia ha bisogno più di contadini, restauratori, biologici, fisici piuttosto che di manager, avvocati e commercialisti.

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Il mainstream non fa altro che ripetere ossessivamente l’opinione dei politici, difficilmente si ascoltano voci diverse e soprattutto proposte ragionevoli. Diversamente accade nelle librerie, ci sono migliaia di “voci” inascoltate, idee brillanti, opinioni ragionevoli, semplici e di facile applicazione. Purtroppo l’Italia non è un paese di lettori, questo ci dicono i dati, ma non vuol dire che l’interesse a leggere possa diminuire ancora o persino aumentare.

Nei libri che leggo ho già trovato tante soluzioni pratiche e creative per risolvere ogni problema sociale che ci riguarda, e come l’ho fatto io, molto altri l’hanno fatto, ma i molti lettori nella realtà sono pochissimi rispetto agli aventi diritto al voto e spesso la maggioranza degli italiani non è molto attenta alle questioni politiche, anzi.

Maurizio Pallante ha scritto un altro libro sulla decrescita felice e come sempre racconta fatti e opinioni con una straordinaria lungimiranza, speranza creativa e innovativa. Chiunque intenda cambiare il sistema e sente di dover cambiare paradigma culturale per scoprire “nuovi” modi di pensare e agire ha trovato pane per i suoi denti.

Come premessa è necessario descrivere tre capovolgimenti culturali, strettamente correlati tra loro, operati da un sistema economico che ha identificato il senso del lavoro con la crescita della produzione di merci e, di conseguenza, la ricchezza con il denaro, cioè la capacità di acquistare merci. Il primo è la sussunzione del concetto di beni (gli oggetti e i servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio) nel concetto di merci (gli oggetti e i servizi che si comprano). In conseguenza di questa sussunzione,  nell’immaginario collettivo si è radicata la convinzione che tutte le merci siano beni, anche quelle che non rispondono a nessun bisogno e non soddisfano nessun desiderio (per esempio il cibo che si butta, l’energia termica che si spreca in un edificio pieno di spifferi e coibentato male), e che la maggior parte dei beni si possano più vantaggiosamente ottenere sotto forma di merci: ciò che serve si deve, o conviene, comprarlo. (Meno e meglio, pag. 73)

Roberto Cavallo, esperto in gestione dei rifiuti, ci consegna un testo che aiuta comunità e cittadini nel mettere in pratica gesti quotidiani virtuosi per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti. Un libro semplice e simpatico, ricco di dati, spunti e riflessioni che ci aiutano a praticare la decrescita felice poiché i rifiuti sono solo materie prime seconde da riutilizzare, mentre il concetto di rifiuto stesso può esser cancellato applicando il riciclo totale e le regole di ecodesign nella progettazione delle materie.

l’Italia è il terzo consumatore al mondo di acqua minrale. […] La preforma è trasportata nell’impianto di imbottigliamento in confezioni da 20.000 pezzi e li sarà poi soffiata al momento del riempimento. Fermiamoci un momento. Ma dove sono le fabbriche che fanno le preforme? Quanto distano le fabbriche che fanno le preforme dagli stabilimenti che imbottigliano? E poi dall’imbottigliamento ai centri di stoccaggio? E dai centri di stoccaggio ai magazzini centrali? E dai magazzini centrali ai punti vendite? […] le fabbriche che producono preforme sono in Polonia, in Lituania e che le poche fabbriche italiane importano il polimero dalla Russia, dalla Germania o addirittura dagli Stati Uniti. (Meno 100 chili, pag. 89)

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Il potere usa due strumenti: controllo ed efficacia. Il controllo dei mezzi di “informazione” e le menzogne diffuse rappresentano un’efficace manipolazione della percezione della realtà. Siamo perfettamente in linea col mondo alla rovescia. Oggi, i cittadini possono svelare tali menzogne anche con pochi click del mouse e valutando attentamente le fonti.

Partiamo dal basso:

Salerno: 510 kg/ab/anno (produzione pro-capite dei rifiuti anno 2008 variazione sul 2007) – Importo annuo 2009 €345

Parma: 569 kg/ab/anno (produzione pro-capite dei rifiuti anno 2008 variazione sul 2007) – Importo annuo 2009 €237

Avete letto bene, secondo i dati forniti da Cittadinanzattiva (dossier rifiuti, dicembre 2010) i cittadini salernitani conferiscono meno rifiuti e pagano molto di più rispetto ad una cittadina di simili dimensioni che ha un reddito procapite superiore. Accade il contrario del principio: chi inquina paga. Perché? Vincenzo De Luca, come ogni Sindaco, “gestisce il consenso” e non si occupa del bene comune. Il numero degli addetti alla raccolta supera le reali necessità perché la logica del voto di scambio è prioritaria[1]. Le SpA monopoliste locali sono la “gestione del consenso”.

La produzione procapite è il dato fondamentale su cui ragionare, e l’UE pose l’obiettivo di 300 kg/ab/anno entro il 2000. Avete letto bene, 300, mentre nel 2010 Salerno è a 510. Altro che successo, stiamo parlando di un fallimento gigantesco. Questo è quanto emerge dai fatti: non applicare i principi delle leggi, gli amministratori di Salerno, cinicamente, fanno credere di esser “virtuosi” (premio “comuni ricicloni”) ma nella realtà stanno penalizzando ed opprimendo tutti i cittadini senza distinguere i comportamenti virtuosi da quelli incivili. Il Comune non applica la misura corretta €/kg conferiti ed usa ancora il criterio improprio e scorretto €/mq/numero persone che per l’appunto non misura lo stile di vita, non importa quanti rifiuti indifferenziati conferisci. Già, da diversi anni esistevano gli impianti (Cons. Bacino SA2 – impianto di biogas) non adeguatamente utilizzati e valorizzati e sia l’ignoranza e sia la sciatteria amministrativa hanno colpevolmente ignorato la gestione ordinaria dei rifiuti (riuso, riciclo) forse perché si è creduto che non producesse consenso. Oggi, poiché l’immagine politica di Napoli è degenerata “conviene” riciclare per produrre consenso. Ancora una volta ciniche logiche nichiliste ed egoistiche prevalgono sulle proposte di buon senso pervenute “dal basso” (rifiuti zero), questo accade perché la riforma amministrativa degli anni ’90 coincide coi sistemi feudali del X secolo basati sui rapporti personali, contraddicendo i principi costituzionali: uguaglianza e trasparenza. Le inchieste giudiziarie hanno dimostrato che la radice del problema è di natura criminale. La maggioranza degli amministratori voleva e vuole “sprecare” soldi attraverso una malsana gestione dei rifiuti. Le SpA volevano bruciarli perché sovvenzionate tramite i Cip6 mentre la malsana “gestione verticale” della filiera (monopolio) garantisce una copertura “tecnica” (conflitto di interessi) per osteggiare la raccolta differenziata a sostegno dell’incenerimento. Questo business ha funzionato per anni e gli impianti di riciclo sono rimasti imballati a danno di tutti i cittadini che oggi pagano gli errori dei loro dipendenti eletti. In questo ambito sembra corretto usare il detto: cornuti e mazziati.

A Salerno, il successo ed il merito dell’alta percentuale di raccolta dei rifiuti non è dell’attuale amministrazione ma solo dei cittadini[2] (gruppo facebook rifiuti zero Salerno[3]), essi differenziano e potevano farlo anni prima[4] che le assunzioni clientelari andassero a gravare sulle tasse. Dopo circa 16 anni di ritardi il Consiglio comunale cambia idea e cambia l’uso di destinazione dei suoli [5]dove era previsto l’inceneritore. E’ noto che il Sindaco Vincenzo De Luca intendeva costruire un inceneritore e che la raccolta differenziata prima del 2008 si aggirava intorno al 12%. E’ noto che i movimenti cittadini nello stesso periodo chiedevano la semplice applicazione della legge e gli stessi proponevano la strategia rifiuti zero in vigore in numerosi Stati e città di tutto il mondo. Ecco l’elenco dei comuni italiani che hanno deliberato per la strategia “Zero Waste”.

Il modello virtuoso da copiare è il Consorzio Priula in provincia di Treviso dove i rifiuti sono pesati attraverso un piccolo chip inserito nel bidoncino dell’utenza ed i cittadini pagano una parte fissa sommata all’indifferenziato conferito. Le raccolte differenziate vanno in un centro di riciclo. Il residuo indifferenziato, meno del 10%, viene studiato da centri di ricerca col fine di recuperarlo.

Deve essere chiaro a tutti, i rifiuti sono oro sia per chi “illecitamente”, immoralmente e stupidamente li brucia (negando il principio di conservazione dell’energia) recando gravi danni alla salute umana e sia per chi li ricicla, facendo meglio di chi li brucia. Conferire i rifiuti differenziati è come lavorare gratis per le aziende di riciclo; infatti è giusto pagare solo l’indifferenziato e lo stipendio agli addetti della raccolta. Ma gli aspetti oscuri non sono finiti, sapevate che in realtà il costo dello “smaltimento” degli imballi è incluso nel prezzo delle merci? Cosa significa? “Niente”, solo pagare i rifiuti per la quarta volta. 1) Acquisto merce, 2) tassa [tarsu-tia], 3) incenerimento-teleriscaldamento [energia venduta] 4) danni ambientali (scarichi, ceneri incenerimento) e sanitari (farmaci e malattie cardiovascolari, cancro causati dai gas degli inceneritori: nanopolveri)

Report, mostrò un vecchio documentario del 1933 dove a Milano si praticava la raccolta differenziata “porta a porta” col fine di riciclare le materie prime seconde (chiamate rifiuti). Le odierne leggi dello Stato indicano le priorità: 1. prevenzione del rifiuto attraverso politiche di riduzione alla fonte:  a) progettazione con regole di eco design; b) impiego di dispenser ed incentivi a ridurre gli imballaggi anche con giuste tariffe sulla tassa dei rifiuti: pesare e far pagare solo l’indifferenziato. Applicando queste regole elementari diminuisce e si elimina la materia da conferire nel cassonetto e si elimina il rifiuto stesso tendendo alla strategia rifiuti zero.

Infatti i rifiuti non sono un problema ma una risorsa da riutilizzare. L’umido, scarto di alimenti, è natura che può diventare un importante compost per il settore agricolo. Le plastiche sono riutilizzabili, carta e vetro altrettanto. Solo da pochi decenni, a causa di una malsana progettazione industriale è aumentato il peso degli imballaggi poli-accoppiati. Applicando l’eco-design ed introducendo comodi dispenser i cittadini pagheranno solo le merci e l’industria risparmierà il costo dell’imballo. La natura e l’uomo risparmieranno l’impatto ambientale e sanitario causato dagli inutili imballi. Questi utili consigli sono stati introdotti nelle leggi italiane e gli amministratori hanno l’obbligo costituzionale di applicarli per eliminare sprechi ed evitare tasse odiose ed oppressive. Si tratta semplicemente di cambiare alcuni stili di vita tornado al buon senso di circa 30 anni fa, dove le famiglie erano abituate al risparmio e disprezzavano gli stupidi sprechi.

In generale, i cittadini pagano ingiustamente tasse maggiori perché essi stessi insieme ai dipendenti eletti non sanno cosa sia un rifiuto. L’Italia è l’unico Paese europeo che ha manomesso una direttiva per finanziare illecitamente impianti obsoleti ed insalubri: gli inceneritori. Tale manomissione ruba soldi alle fonti energetiche alternative (Cip6).

Gli amministratori della Campania rappresentano un caso paradigmatico di corruzione morale e stupidità forse senza eguali. In essa convivono paradisi naturali (Cilento) e triangoli della morte. Se i cittadini fossero più consapevoli si potrebbe addirittura immaginare una crescita civile introducendo le migliori pratiche amministrative: democrazia diretta, rifiuti zero, indipendenza energetica, sovranità alimentare, monete complementari. L’enorme calo di affluenza al voto alle ultime regionali 2010, dimostra la giusta disaffezione verso gli attuali dipendenti. I cittadini hanno il dovere morale di agire direttamente dibattendo sui temi (moneta, democrazia, energia) e possono introdurre l’etica nella politica (polis, città), partendo da se stessi e studiando le transition town. Bisogna ri-pensare le comunità partendo dai rapporti fra vicini e scambiando conoscenze socialmente utili.


[1] Differenziata: rivendicata la competenza esclusiva del Consorzio. Discariche piene, rischio Emergenza. “Salerno pulita sotto accusa”. Il liquidatore a Barbirotti e Arcieri: «legge non rispettata». A Salerno non è stata rispettata l’ordinanza del Consiglio, che stabiliva che la raccolta differenziata dei rifiuti in Campania era competenza esclusiva dei Consorzi di Bacino. Da febbraio del 2009, Salerno Pulita opera in virtù di una proroga solo perché gli ex dirigenti del Consorzio non hanno chiesto di subentrare. E’ quanto sostiene il commissario liquidatore Corona, che ha criticato la gestione di Barbirotti e annunciato che tra 70 giorni chiuderà la discarica di San Tammaro. […] “Illegale l’uso di Salerno Pulita” (Gianni Giannattasio, in “La Città”, 7 maggio 2010, prima pagina e pag. 11)
[2] Il Comune di Salerno ha appreso, da alcuni volantini e comunicati, che qualcuno proclamatosi Movimento di Lotta per il Lavoro ed il Reinserimento Sociale di Salerno avrebbe intenzione di effettuare nella giornata di sabato 26 gennaio, al Rione Petrosino, una raccolta sperimentale di rifiuti porta a porta. Il Comune di Salerno diffida fortemente gli organizzatori a compiere tale iniziativa ed invita le famiglie ed i cittadini alla massima attenzione ed al diniego riguardo ad un’azione priva di ogni autorizzazione, supporto logistico ed organizzativo da parte degli organismi competenti; 22 gennaio 2008. https://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/02/27/incredibile-ma-vero/
[3] http://www.facebook.com/group.php?gid=66350665352
[4] CAAL, rifiuti: che fare?  Carta geochimica ambientale, Salerno 7 dicembre 2007 http://caal.wordpress.com/2008/04/02/rifiuti-che-fare-e-carta-geochimica-ambientale/
[5] Il Consiglio comunale ha approvato la variante urbanistica che cambia la destinazione d’uso di sei ettari dei diciotto originariamente destinati alla costruzione del termovalorizzatore in localitá Cupa Siglia. In pratica è stata recepita la delibera di Giunta del 15 ottobre scorso.(Gianni Giannattasio, in La Città, 30 dicembre 2010, http://lacittadisalerno.gelocal.it/dettaglio/inceneritore-passa-la-variante-del-sindaco-de-luca/3066970 )

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Che gli italiani fossero incapaci sulla gestione dei rifiuti lo sapevamo già, e che un organo sovranazionale accerti quanto il popolo già sapesse è un esercizio di ripetizione che può tornare utile. Il Corriere on-line titola: l’accusa è di «non aver creato una rete adeguata di recupero e smaltimento» Rifiuti in Campania, Italia condannata «Messi in pericolo l’uomo e l’ambiente» La Corte di giustizia Ue accoglie il ricorso presentato dalla Commissione nel 2008: congelati 500 milioni.

Quello che tutti non sanno però è che pochi giornalisti fanno, è chiarire come sia stato possibile arrivare a questi danni sanitari ed ambientali. “Ignoranti si ma stupidi no”, potremmo sintetizzare.

La Campania è stata oggetto di un particolare laboratorio politico, ampiamente usato all’estero e denominato economica dello shock. La magistratura inquirente ha dimostrato quello che una stretta minoranza della cittadinanza ha ben compreso e cioè la cattiva fede dei dipendenti eletti per rubare le casse dello Stato. Nella sostanza, per favorire gli interessi delle SpA si erano adottate misure politiche molto particolari, partendo dalla struttura del Commissariato che prendeva decisioni in deroga alle norme vigenti per impedire un’efficace trasparenza che poteva infastidire la spartizione degli appalti e degli incarichi. Analogie di questo tipo si possono notare nelle inchieste di oggi sui lavori affidati per il G8, la Maddalena e l’Aquila. Il primo diktat per rubare a norma di legge è cancellare la democrazia. Insomma, i disastri producono profitti per pochi se vengono gestiti con estrema celerità e con procedure speciali per l’affidamento dei lavori “necessari” da eseguire.

Per il caso Campania sono emerse le prove di un disastro pianificato in quanto esistevano e ci sono ancora tutti gli impianti necessari per riciclare e trattare i rifiuti urbani. Partendo dalla base, i Comuni sono responsabili della raccolta dei rifiuti, e vi sono da molti anni le direttive per eseguire una raccolta differenziata “porta a porta” a regola d’arte e non è un caso che in Campania vi siano territori senza problemi ed altri, come la città di Napoli, abbandonati all’inciviltà. Gli amministratori sono politicamente e penalmente responsabili. La soluzione più idonea, a tutela della salute umana è conosciuta ed applicata un po’ ovunque: ridurre, riusare e riciclare. Oltre il 90% dei rifiuti prodotti dall’industria è riciclabile, il restante non è pericoloso e diventerà illegale progettarlo poiché non compatibile con la natura. Il concetto stesso di rifiuto non esisterà più. Quindi non esisteranno più le discariche e neanche gli obsoleti e pericolosissimi inceneritori.

Non ci vuole una Corte europea per individuare i responsabili ma solo cittadini informati, civili e consapevoli.

Per la prima volta in Campania, forse, le cose sono ben chiare: il Commissariamento alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Prodi-Berlusconi) ha pianificato il disastro che ha portato profitti ai vari soggetti politici ed imprenditoriali interessati a rubare, di vario colore politico, il dogma era ed è: opprimere il popolo per aumentare i profitti.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che gli attuali soggetti politici nominati in Parlamento non curano gli interessi del popolo sovrano ma eseguono scelte deliberate altrove (club Bilderberg, Commissione Trilaterale e “BCE+SpA”), il legislatore è una solo una camera di registrazione e non più di dibattito politico.

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Persino la Corte dei Conti aveva lamentato il fatto che la scrittura privata tra il ministero della Salute e la multinazionale farmaceutica Novartis fosse di fatto coperta da segreto. Non solo, sempre la Corte dei Conti aveva parlato di condizioni troppo favorecoli a Novartis, fra i quali l’assenza di penali, l’acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite (vedi allegato).Oggi possiamo leggere il contenuto di questo contratto, pur se con non pochi omissis. La scrittura risale al 21 agosto 2009, ed è firmata dal direttore generale del ministero, Fabrizio Oleari, e dall’amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli. Nel testo, si regolamento l’acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino. Costo: 184 milioni di euro, iva inclusa.

(Fonte: Pietro Raitano, altraeconomia)

Con 184 milioni di euro il Governo avrebbe potuto sostituire 20 inceneritori dannosi per la salute umana con 20 impianti di riciclo virtuosi per applicare i principi costituzionali ed applicare la legge dello Stato (testo unico ambientale art. 179-180) che indica prioritariamente la prevenzione ed il riciclo dei rifiuti (prevenzione primaria). In termini occupazionali il rapporto fra inceneritore ed impianto di riciclo è di circa 1 a 6. Con un investimento nel riciclo si sarebbero avuti 1200 nuovi posti di lavoro per la sola gestione degli impianti da sommare con circa il quadruplo (5000 addetti) per l’indotto delle raccolte differenziate “porta a porta” da valutare con l’estensione del territorio e con i rifiuti da raccogliere.

Ricordatevi il clima di emergenza sui rifiuti creato ad acta per speculare e pensate che la costruzione di impianto di un riciclo richiede, di solito, solo fra gli 8 ai 12 mesi di tempo per vederlo avviato ed operativo.

Un solo impianto di riciclo, in base alle tonnellate di rifiuti differenziati da riciclare può costare dai 5 ai 10 milioni di euro (taglie ideali per una provincia estesa e popolosa (1.020.000 abitanti) come quella di Salerno) mentre un inceneritore che danneggia la salute può costare, addirittura, 180 milioni di euro.

Invece no, l’esatto opposto, sprecare danaro pubblico a sostegno di una SpA che vende un vaccino inutile.

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Ho pensato di raccogliere, condividere ed aggiornare il programma politico che iniziai a scrivere nel 2008. E’ la raccolta di una ricerca sociale, di appunti sparsi, idee già attuate da molte comunità e diffuse da esperti nel vari settori, dell’ecologia, architettura, urbanistica, democrazia…

Il mio blog, il diario che tutti possono leggere, sparge periodicamente queste idee e proposte, commenti e considerazioni sulla nostra società.

L’obiettivo è molto chiaro mutare la società per il bene comune. Buona lettura a tutti coloro che intendono anche in minima parte avviare questo cambiamento reso necessario per questioni di sopravvivenza.

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