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Posts Tagged ‘rifiuti’

Le recenti vicende di cronaca politica che coinvolgono la famiglia De Luca mostrano uno squarcio degradante di pezzi delle istituzioni pubbliche, ma ricordano ancora una volta se fosse necessario, cosa sia il potere politico clientelare: il vassallaggio. L’inchiesta di Fanpage mostra molto più delle condotte illegittime dei singoli attori, mostra come agisce la pubblica amministrazione. L’inchiesta ricorda ai salernitani fin dove si sia spinta l’arroganza del potere dinastico feudale, che negli anni ha messo radici a Salerno manipolando l’opinione pubblica. La maggioranza dei salernitani crede che De Luca sia un bravo amministratore, e che non ci sia un’alternativa. Lo scandalo principale ha due volti indegni di una stessa medaglia: l’esistenza in sé di questo potere dinastico e il consenso politico delegato dalla maggioranza degli elettori. In una società sinceramente democratica si sarebbero verificate due condizioni normali della convivenza civile. La prima riguarda il tempo trascorso all’interno dell’istituzione locale, principio affermato persino dalla legge elettorale che limita a soli due mandati consecutivi l’incarico di Sindaco; e la seconda è il giudizio morale dei cittadini, che doveva scattare nei confronti dell’evidente sistema clientelare e il familismo amorale praticato da De Luca. Il sistema di potere deluchiano prende la città di Salerno sin dal 1993, ed oggi Vincenzo ha atteso la crescita dei propri figli per consegnare loro le istituzioni pubbliche, come una volta accadeva durante la monarchia prima dell’avvento della Repubblica. Questo potere indubbiamente malato non trova giustificazioni razionali, ed è pertanto inutile trovarle sul piano politico, ma possiamo trovarle sul piano sociologico, psicologico e culturale collettivo. Salerno nelle mani della democrazia cristiana aveva due facce, un sistema economico industriale crescente grazie alle politiche pubbliche, e la speculazione edilizia per costruire rendite parassitarie nelle mani di pochi. Dal secondo dopo guerra in poi la città è costantemente nelle mani del partito di governo, e Salerno non è ben amministrata. In un breve periodo ancora di politiche pubbliche, alla fine degli anni ’80, la sinistra salernitana riesce a strappare la guida dell’Amministrazione allo strapotere della DC, con la promessa di migliorare la città, e in pochi anni riqualifica parti del centro urbano migliorando la qualità di vita degli abitanti. La magistratura locale interrompe quell’esperienza ma le accuse saranno smentite. In questo modo il potere giudiziario, indirettamente, aprirà la strada al deluchismo, analogamente avvenne per Berlusconi (nonostante il successivo scontro). De Luca approfitterà del nuovo sistema elettorale e dei nuovi poteri del Sindaco per mettere radici nelle istituzioni. Così nacque un nuovo sistema di potere, prima di tutto grazie alla concretezza politica della prima Giunta di sinistra, e poi grazie all’interpretazione feudale del nuovo sistema amministrativo, cioè attraverso il controllo diretto delle società municipalizzate, e indiretto dei media locali. Negli anni ’90, attraverso un’ampia riforma degli Enti locali e del diritto amministrativo nella direzione dell’ideologia neoliberale, in tutta Italia il legislatore sceglie di favorire la privatizzazione dei processi politici, di ridurre il dibattito democratico interno ai Consigli comunali e regionali, e di affidare ampi poteri agli organi esecutivi, Sindaci e Presidenti, mentre i dirigenti pubblici assumono poteri di spesa. Le parole d’ordine sono competitività, efficienza e privatizzazioni. Con queste riforme liberiste il cittadino è completamente esautorato da ogni tipo di controllo democratico, poiché tutti i principali servizi che paga (acqua, rifiuti, energia, trasporti) non sono più nelle mani pubbliche dello Stato, ma possono andare nelle mani di amministratori delegati di società di diritto privato. In diversi casi, gli italiani pagano i servizi pubblici ai privati, sono le famigerate multiutilities SpA. Anche il governo del territorio subisce il medesimo destino di mercificazione e privatizzazione (speculazione edilizia), e così spesso i piani sono l’espressione dei capricci e dell’avidità dei soggetti privati, e della megalomania dei Sindaci, tesi ad assicurarsi un nuovo mandato elettorale sfruttando le trasformazioni urbanistiche firmate dalle archistar. Si tratta di un processo pubblicitario identico a quello della moda. E’ in questo contesto che Sindaci e Presidenti hanno discrezionalità per creare e gestire le proprie clientele senza violare le leggi. Dopo venticinque anni il deluchismo basato sulla prevaricazione e il clientelismo, lascia una città che perde abitanti e favorisce chi desidera speculare, creando nuove rendite parassitarie. I fallimenti sono evidenti ma incredibilmente non toccano l’immagine politica di chi amministra, nonostante siano aumentate le disuguaglianze di reddito e le disuguaglianze sociali.

Non ho idea di quanto tempo ci voglia per favorire il ritorno della democrazia, ma sono sicuro che per affermare questo modello di libertà sia necessario coltivarlo e praticarlo. A mio avviso il problema è prima di tutto culturale, cioè riguarda l’ignoranza funzionale di coloro i quali si fanno chiamare cittadini ma non lo sono poiché vivono come vassalli, servi e feudatari. Fino a quando la maggioranza degli individui continua a vivere fregandosene della polis, e vota di pancia o inseguendo un tornaconto personale, i modelli immorali come quelli dei De Luca troveranno sempre terreni fertili per mettere radici a danno del bene comune. Uno dei terreni fertili per l’immoralità dei politicanti, non è solo l’avidità di ceti locali organizzati per occupare le istituzioni, ma una spinta forte verso l’apatia politica è fornita dal capitalismo neoliberista che ha accresciuto le disuguaglianze sociali, di reddito e di riconoscimento. Quando la collettività non riconosce il valore delle persone oneste e meritevoli, crea molti danni perché i talenti emigrano attirati da contesti più favorevoli, mentre sul territorio rimangono altri sistemi di potere, a volte immorali, che assumono il controllo le istituzioni pubbliche. La crisi della politica non può addebitarsi a pochi personaggi, perché non risponde alla realtà, ma è una crisi profonda che riguarda l’intera società nichilista e individualista. Ritengo che a Salerno, così come in molte altre realtà, si siano verificate queste condizioni: la classe dirigente locale, il ceto politico, ha favorito le disuguaglianze sociali e di riconoscimento allontanando direttamente e indirettamente persone che erano risorse. L’immorale ceto politico locale prevarica i capaci e i meritevoli al fine di controllare risorse pubbliche e conservare lo status quo, è uno schema sociale presente ovunque. La speranza è che le nuove generazioni trovino curiosità e stimolo nel fare politica. Ritengo che la priorità politica per i salernitani, sia l’apertura di luoghi fisici ove le persone possano svolgere volontario politico. Sono i cittadini che dovrebbero avere l’opportunità di cominciare a dialogare e pensare di donare una parte del proprio tempo alla comunità. Chi oggi ha cultura politica di sinistra dovrebbe organizzare corsi di auto formazione, e stimolare le persone a promuovere programmi, piani e progetti politici utili al bene comune. E’ un percorso lungo ma creativo e civile, fondamentale per ricostruire un’azione politica sincera e genuina, per favorire la formazione di una classe dirigente locale e regionale capace di rigenerare le istituzioni e il territorio. E’ l’individualismo il cancro della nostra comunità, la maggioranza di noi è egoista e cinica tesa a strappare vantaggi personali dal sistema di potere locale, questa degenerazione avviene in quasi tutti i comuni d’Italia. A questa realtà degenerata bisogna opporsi con la democrazia, costituita da altruismo e merito per favorire i capaci e talentuosi. Non ho alcun dubbio che i salernitani abbiano le capacità e le risorse umane disponibili per cambiare lo status quo, ma se finora non c’è stato alcun cambiamento, e qualche percorso precedente non sia riuscito nell’intento, forse è necessaria una riflessione. Penso che per ripristinare la democrazia e creare soggetti politici capaci di amministrare gli Enti locali siano fondamentali i valori, i percorsi e le persone.

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La retorica domanda posta come titolo vuole porre attenzione sul fatto che la sovranità popolare è stata sospesa, ed uno degli inganni più efficaci all’interno della grande trasformazione globalista, è stato quello di far credere che il popolo potesse scegliersi il ceto politico locale; è vero, lo elegge direttamente ma non ha poteri, ed è il peggiore che si possa avere, spesso è narcisista, egocentrico, e ignorante. Per fare il Sindaco non è richiesta alcuna competenza, e può distruggere il territorio distribuendo favori a chi l’ha votato. Ovviamente esistono eccezioni, alla prassi consolidata di amministrazioni locali totalmente incapaci e irresponsabili. Il cambiamento liberista ha spostato poteri, ha colpito il ruolo pubblico dello Stato, ed ha spostato sovranità dagli Stati verso organizzazioni sovranazionali. Osservando la realtà politica Sindaci e Consiglieri sono gli esecutori materiali del neoliberismo: meno Stato più mercato. Ancora oggi, nonostante tutte le evidenze, il malcostume, e la distruzione dello stato sociale, molti cittadini credono che i propri Sindaci abbiano il potere di fare politica, senza focalizzare l’attenzione sui alcuni fatti che mostrano la fine delle politiche pubbliche e la trasformazione della polis in luoghi per il profitto. A partire dagli anni ’80 le Nazioni diventano un concetto astratto per favorire la nascita di un’area geografica neoliberista, col “centro” e la “periferia”. Durante gli anni ’90, varie riforme del diritto amministrativo spostano i poteri, dai Parlamenti nazionali all’UE. I Sindaci non hanno l’opportunità di fare politica nel senso più alto e nobile del termine, e si limitano a ratificare decisioni altrui. Si tratta di decisioni politiche avanzate dalle imprese private. La globalizzazione neoliberista, le delocalizzazioni produttive e la riduzione del welfare state trasformano la società e consolidano nuovi fenomeni sociali ed economici che cambiano profondamente il territorio da rendere obsoleta la scala amministrativa attuale. Ad esempio, l‘esplosione delle strutture urbane che si sono unite agli agglomerati limitrofi. Diversi elementi possono farci comprendere, come e quanto, la nostra società sia stata rifeudalizzata, e perché generalmente Sindaci e Consigli comunali – amministratori – non pensano autonomamente ma obbediscano a decisioni prese altrove. Ovviamente ci sono anche le eccezioni di Sindaci autonomi, ma è difficile decidere diversamente quando non hai disponibilità economiche e quando hai vincoli normativi che danno priorità agli aspetti materiali piuttosto che a quelli sociali. Il legislatore, nel solco del pensiero liberale laissez faire al mercato, ha spostato il centro decisionale attraverso le riforme: elezione diretta del Sindaco e introduzione del diritto privato in ambito pubblico, con la facoltà data ai Sindaci di creare SpA per la gestione dei servizi pubblici. Il processo politico viene privatizzato e ai cittadini è impedita la partecipazione politica. Da molti anni l’ANCI, ha assunto il doppio ruolo sia di pensatoio (Ifel e Cittalia) per i Sindaci, e sia di lobbies di pressione nei confronti di Regioni e Parlamento. In buona sostanza le azioni politiche non partono dai Consigli eletti, ormai luoghi di camere di registrazione di decisioni prese altrove, ma dai pensatoi delle associazioni politiche che raccolgono manager e professionisti esterni. In questo modo le imprese private e globali, legittimamente, riescono a influenzare le istituzioni locali. Anche la pianificazione comunale è condizionata degli interessi privati, nonostante i Consigli esprimano l’ultima opinione attraverso il mero rito del voto. Nella realtà, le pubbliche istituzioni locali avendo aderito alle politiche neoliberali, attendono le direttive dell’UE, e tali direttive sono influenzate dalle organizzazioni sovranazionali private (“ce lo chiede l’Europa”). Un esempio molto famoso, riguarda le cosiddette politiche smart, ideate e pensate dalle multinazionali che non pagano le tasse, come google, amazon, facebook che desiderano avere città cablate e interconnesse per aumentare i propri profitti. Le regole per adeguare le città agli interessi privati sono nelle direttive UE, poi sono recepite con un copia incolla dalle organizzazioni coordinate dall’ANCI. Altri temi, dalle tasse locali alla gestione dei servizi educativi e sociali, e sono argomenti sviluppati sempre nel solco dell’ideologia liberista. Generalmente gli amministratori, durante gli anni ’90 hanno deciso di esternalizzare, come si dice in gergo, ogni servizio ritenuto oneroso. La gestione della cosa pubblica, la polis: acqua, mobilità, energia, rifiuti, è nelle mani di società che non rispondono alla democrazia rappresentativa, non rispondono agli elettori. Il legislatore anziché favorire forme di democrazia diretta e partecipativa negli Enti locali, sceglie di allontanare i cittadini privatizzando i processi decisionali e ripristinare rapporti di vassallaggio feudale, ove l’élite borghese locale e le imprese scelgono i propri burattini per sfruttare la cosa pubblica, con contratti e affidamento dei servizi, e per conservare lo status quo. I Sindaci nominano, secondo la propria convenienza, i dirigenti di queste SpA locali. La conseguenza di questa scellerata scelta politica, figlia dei liberali (privato meglio dello Stato), è la privatizzazione dei servizi che ha generato enormi multiulities SpA, soprattutto al centro Nord, e in buona sostanza i veri amministratori politici sono i manager di queste società che determinano tariffe e servizi.

Sindaci e Consigli comunali non gestiscono più direttamente la cosa pubblica, e i politici sono stati trasformati in ragionieri che devono solo ratificare un bilancio pubblico sotto le condizioni del patto di stupidità, che impedisce di fare investimenti. Nella sostanza gli organi eletti hanno serie difficoltà nel decidere come spendere le tasse dei cittadini (investimenti), mentre i trasferimenti statali progressivamente si riducono. Il problema principale è senza dubbio di natura ideologica e culturale, poiché il sistema istituzionale è orientato su politiche di crescita che non sono sinonimo di miglioramento e qualità della vita, ma solo di aumento della produttività, cioè aumento del PIL. Fra benessere e aumento del PIL non c’è alcuna relazione diretta, ma c’è fra l’aumento della produttività e l’aumento della disoccupazione, poiché le innovazioni finalizzate all’aumento dei profitti e delle produttività hanno creato più disoccupati. Tutto l’impianto culturale istituzionale è condizionato da indici e parametrici dell’economia neoclassica secondo gli interessi delle imprese (l’accumulo di capitale) e non secondo l’interesse delle persone. Poiché le istituzioni sono state piegate all’interesse del capitale, che si alimenta di natura propria con la capacità immorale di creare danaro dal danaro, i politici locali che hanno rinunciato a una propria autonomia di pensiero diventando inutili. In una società dove tutto è merce e l’accesso a queste merci avviene attraverso il danaro, il potere reale è nelle mani delle banche e delle imprese che possiedono liquidità. Oltre a questo la classe politica non è stata capace di legiferare una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale, mentre sono considerati prioritari gli interessi delle banche, le spese militari, le grandi infrastrutture altrettanto inutili. Cosa è accaduto? A partire dagli anni del secondo dopo guerra, il legislatore ha ripreso ad assecondare gli interessi della borghesia liberale attraverso favori e privilegi, concentrando capitali attraverso le rendite finanziarie e immobiliari, cioè senza lavorare e sfruttando la collettività. L’accumulo di queste rendite negli istituti bancari ha generato mostri che oggi “possiedono” gli Enti locali. In questo modo si è creata, in ogni città italiana, un’élite borghese liberale e classista che ha la forza capitalista di influenzare le scelte dei politici locali, poiché il ruolo pubblico dello Stato è ridotto cedendo la sovranità economica. Dal punto di vista del governo del territorio, gli amministratori locali sono i responsabili della gentrificazione e dell’aumento delle disuguaglianze sociali, sono responsabili dell’aumento del consumo di suolo agricolo, della distruzione di ecosistemi, e dell’inerzia politica sul rischio sismico e idrogeologico.

L’obiettivo politico di scoraggiare la partecipazione politica e delegittimare la democrazia rappresentativa è stato ampiamente raggiunto e questo percorso fu studiato e programmato molti decenni fa nei soliti gruppi élitari. Già il senatore Norberto Bobbio, in Il futuro del democrazia del 1984, disse chiaramente che il Parlamento era una camera di registrazione di decisioni prese altrove. Enrico Berlinguer nel 1981 denunciò la corruzione nei partiti. Quindi già negli anni ’80 emerse drammaticamente la denuncia dell’influenza delle lobbies nei confronti dei partiti. L’influenza delle imprese private negli affari pubblici è un tema che resta senza soluzioni, e si ha l’impressione che si preferisca andare nella direzione opposta: legalizzare la corruzione – il voto di scambio – copiando l’immorale sistema americano ove chi ha soldi può comprare (finanziare) il partito che preferisce. «Il sistema privato odia profondamente i sindacati. Da sempre. Quella statunitense è una società dominata dalle aziende molto più di altre a lei paragonabili» scrive Noam Chomsky, in Sistemi di potere. In questi ultimi 15 anni le proposte di legge più importanti non sono state più suggerite dal Parlamento, ma dal potere esecutivo tramite il “voto fiducia” sui decreti governativi per evitare che qualche parlamentare potesse porre emendamenti, modifiche sul testo preparato dal Governo stesso. Stiamo assistendo da molti anni ad un processo di delegittimazione di ogni forma di democrazia, lento e continuo che serve ad abituare i cittadini al sistema feudale. Dopo circa 30 anni possiamo constatare che le organizzazioni del potere invisibile hanno raggiunto ogni obiettivo: la sovranità monetaria è nelle mani di organi non elettivi, la politica industriale è nelle mani di organi non elettivi (WTO). Gli organi eletti ratificano solo i bilanci con criteri e regole scritte altrove. La sostituzione delle Nazioni con la dittatura delle SpA fu studiata negli anni ’30 e migliorata negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. L’aspetto più drammatico di questo nuovo feudalesimo è l’aspetto volontario, cioè i parlamenti hanno ceduto poteri e sovranità volontariamente, tramite l’indottrinamento e la distruzione della partecipazione politica all’interno dei partiti tradizionali addomesticati, infiltrati e coordinati dall’esterno con efficaci sistemi di corruzione e cooptazione programmata, nella sostanza i partiti non sono liberi ed indipendenti, al contrario sono cagnolini da compagnia del potere invisibile raccontato da Bobbio.

Acqua, mobilità, energia e rifiuti, cioè la politica; la conduzione delle cosa pubblica deve tornare nelle mani del legittimo proprietario, lo Stato col sostegno dei cittadini. Società no profit ad azionariato diffuso popolare ove i cittadini possano eleggere i propri consigli di amministrazione e investire gli utili nella manutenzione e gestione dei servizi. Un altro scandalo intollerabile si comprende osservando l’armatura urbana italiana. Le città non corrispondono ai confini amministrativi che tutti conoscono, ma sono diventate aree urbane estese, e ciò richiede un cambio di scala territoriale e amministrativo per accorpare gli Enti comunali, considerando i comuni centroidi e le loro conurbazioni. Il cambio di scala comporta un enorme vantaggio politico poiché elimina enti inutili, e consente un’efficace gestione amministrativa e territoriale rispondente alla realtà italiana.

In alcuni ambiti la gestione della politica è nelle mani dirette dei cittadini. Nella confederazione Svizzera, com’è noto, da circa 150 anni, i cittadini hanno strumenti efficaci di democrazia diretta. A Schönau, in Germania, esiste un’esperienza molto significativa poiché i cittadini decisero di acquistare la rete elettrica locale per auto produrre energia con le fonti alternative, diventando produttori e consumatori di energia. A Torraca (SA), l’Amministrazione locale decise di diventare la prima city led al mondo con fonti alternative. Due esempi, uno dal basso ed uno dall’alto col medesimo obiettivo: diventare auto sufficienti dal punto di vista dell’energia ed applicare il principio dell’uso razionale dell’energia con la naturale conseguenza di eliminare gli sprechi (riduzione dei costi) ed essere più sostenibili. Questo per ricordaci che le soluzioni esistono, ma vanno studiate, capite e perseguite con un’energia popolare.

Questa valutazione non vuole assolvere gli amministratori locali teleguidati dalle lobbies, anzi i Sindaci, rispetto ai ruoli che hanno, sono responsabili e attuatori dei piani liberisti e delle privatizzazioni. La cronaca politica e il modello neofeudale ha favorito l’ingresso nelle istituzioni pubbliche della peggiore classe politica, la più ignorante, autoritaria e stupida categoria di politicanti si trova proprio nei Consigli comunali e regionali. La democrazia liberale, avendo esternalizzato e privatizzo i processi decisionali  della politica, può permettersi di far eleggere veri e propri ignoranti funzionali che devono solo dire Si al capo di turno. Si tratta di una finta democrazia. Il malcostume prolifera negli Enti locali, come luoghi del neofeudalesimo e creazione delle clientele a danno della collettività.  Per fare il Sindaco o consigliere non è richiesta alcuna competenza, mentre i cittadini elettori ritengono di non doversi impegnare politicamente introducendo merito e democrazia. Occuparsi della cosa pubblica con democrazia è un processo culturale evolutivo pertanto ci vogliono politici capaci di interpretare questo cambiamento utile alla cosa pubblica che introduce etica e abilità finora inutilizzate.

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Dal punto di vista dell’etica morale e politica una normale classe dirigente dovrebbe immaginare l’uscita dal capitalismo per entrare nell’epoca bioeconomica. La politica delle risorse può sostituire l’obsoleta religione della crescita infinita, ossia il capitalismo neoliberale. Sotto la guida di questa religione l’Italia è un paese saccheggiato e colonizzato da un’élite degenerata che ha teleguidato il ceto politico dirigente psico programmato per distruggere lo Stato democratico e sociale, e accentrare poteri e ricchezze costruite fittiziamente (economia del debito e finanza) nelle mani di pochi. Alla luce dei disastri attuali prodotti da trent’anni di politiche immorali e sbagliate, oggi possiamo immaginare di cambiare lo status quo attraverso lo sviluppo umano. Una nuova classe politica può emergere dall’etica politica e dalle politiche bioeconomiche. Cittadini e organizzazione sociale possono sfruttare l’impiego di nuove strategie e nuove tecnologie che consentono una migliore distribuzione delle ricchezza reale, ed applicare un minimo di democrazia economica.

L’anno che verrà [2013] porterà una serie di cambiamenti, anche se continuasse la politica dell’austerità imposta dall’élite attuale. Oltre ai limiti dello sviluppo, siamo giunti ai limiti della pazienza ed ai limiti della sopravvivenza quotidiana. Il 28 agosto 2012 abbiamo superato il limite di risorse non rinnovabili che la Terra riesce a generare entro un anno (overshoot day). In soli otto mesi abbiamo esaurito le scorte, e per i successivi quattro rubiamo risorse al futuro.

Ci sono diversi settori che possono produrre reddito e creare nuova e migliore occupazione, cioè socialmente utile. L’industria delle costruzioni, della mobilità intelligente, e dell’agricoltura naturale sono ambiti strategici determinanti. Possiamo immaginare di adottare piani territoriali e urbani bioeconomici che ripensano gli insediamenti come sistemi metabolici favorendo la sostenibilità, e annullando le disuguaglianze sociali, ambientali ed economiche.

Un indicatore importante sarà la progettazione qualitativa ed eco-efficiente. L’industria delle costruzioni e soprattutto la progettazione architettonica sono l’ambito industriale che esprimono meglio questo concetto, poiché sono già utilizzati principi di eco design e l’analisi del ciclo vita per misurare la qualità nella progettazione stessa. E’ necessario investire in un piano di rigenerazione urbana sull’intero patrimonio edilizio esistente, con piani di recupero dei tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita e la conservazione dei centri storici. Esistono 26 città in contrazione, le più popolose d’Italia che abbisognano di interventi rigenerativi. L’innovazione tecnologica ci consente di misurare, prima del progetto, quali impatti ci saranno sull’ambiente, per la salute umana ed i possibili sprechi, queste informazioni qualitative determinano la scelta finale del progetto e condizionano l’economia reale. Questa rivoluzione ecologica è già partita, anche grazie agli incentivi sul “conto energia”, che oggi sono al termine, pertanto ci possono essere dei freni ad un mercato in evidente difficoltà. Se ci fosse una Repubblica sovrana con una politica monetaria e industriale si potrebbero finanziare piani nazionali per tutelare il suolo ed il patrimonio culturale dal rischio sismico: nuova occupazione. Già in questi anni sono partiti piani di decrescita energetica per raggiungere l’auto sufficienza con reti di smart-grid, questo è possibile ove si applica un mix tecnologico (sole, vento, acqua e geotermia). Negli anni trascorsi ci furono diversi strumenti giuridici chiamati “programmi complessi” che potrebbero essere finanziati nuovamente prendendo le risorse dalla negoziazione del debito estero e degli immorali interessi che si pagano sullo stesso debito. Per farlo ci vorrebbe una classe politica intellettualmente onesta e rispettosa del contratto costituzionale.

Lo stesso ragionamento circa l’eco-efficienza può essere mutuato nella mobilità, ad esempio è noto che gli italiani non hanno bisogno di nuove automobili, ma di motori eco-efficienti. Anziché incentivare la vendita di nuove auto è necessario avviare un’evoluzione tecnologica e progettuale come si sta avendo nelle tecnologie architettoniche ed energetiche, quindi bisogna sostituire i motori a combustione con i motori elettrici molto più efficienti, ma soprattutto a zero emissioni gassose. Questa scelta coinvolge tutte le auto officine che si troveranno cariche di lavoro nella sostituzione dei motori: nuova occupazione ed economia che rimane sul territorio. Una ulteriore spinta ci sarà nel mondo delle bici pedelec, a pedalata assistita, senza dubbio il mezzo di trasporto cittadino più intelligente che possiamo avere oggi.

Nell’agricoltura possiamo progettare un’evoluzione e transitare dal modello agri-industriale che riduce la capacità dei suoli di produrre cibo per mezzo degli agenti chimici inquinanti, e avviare la diffusione di massa di pratiche di agricoltura naturale che rigenerano i suoli. Questa scelta consente di avviare la nascita di nuove aziende agricole auto sufficienti energeticamente grazie alle tecnologie odierne (geotermia, micro eolico, etc..), e che producono cibo per il territorio: nuova occupazione ed economia reale che rimane sul territorio.

Un piano nazionale di riuso e riciclo delle materie prime seconde, erroneamente chiamati rifiuti, consente di ridurre gli sprechi, di chiudere tutti gli impianti di incenerimento presenti sul territorio e di creare nuova e migliore occupazione.

L’attivazione della politica delle risorse come piano industriale nazionale che coinvolge sinergicamente tre settori: costruzioni, mobilità e agricoltura consente di avviare un processo virtuoso determinante per l’economia italiana, poiché è un’alternativa alla religione della crescita, e quindi ridurrà il prodotto interno lordo, ma consentirà di avere nuova occupazione socialmente utile e migliorerà la qualità della vita. Senza il ripristino della sovranità sarà difficile avviare una politica industriale nazionale  e questa responsabilità spetta ai cittadini che devono controllare in maniera efficace l’operato di chi amministra, ed ai dipendenti eletti che sono obbligati ad applicare la Costituzione: sovranità popolare, uguaglianza, tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, democrazia economica e tutela del credito.

Questa proposta ribalta un paradigma obsoleto poiché la politica delle risorse non si pone l’obiettivo della piena occupazione in quanto tale, ma si pone la domanda di quale occupazione creare e come crearla, con quali criteri progettuali ed in quali ambiti. Ci possiamo rendere conto che nella prevenzione e nella lotta all’obsolescenza pianificata ci sono maggiori e ampi margini di intervento rispetto agli impieghi obsoleti che abbiamo erroneamente inseguito in questi ultimi trent’anni. Nella sostanza, una volta bonificati tutti i siti inquinati, fra l’altro lavoro che bisogna ancora iniziare a fare, è ragionevole rendersi conto che l’Italia ha bisogno più di contadini, restauratori, biologici, fisici piuttosto che di manager, avvocati e commercialisti.

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Il mainstream non fa altro che ripetere ossessivamente l’opinione dei politici, difficilmente si ascoltano voci diverse e soprattutto proposte ragionevoli. Diversamente accade nelle librerie, ci sono migliaia di “voci” inascoltate, idee brillanti, opinioni ragionevoli, semplici e di facile applicazione. Purtroppo l’Italia non è un paese di lettori, questo ci dicono i dati, ma non vuol dire che l’interesse a leggere possa diminuire ancora o persino aumentare.

Nei libri che leggo ho già trovato tante soluzioni pratiche e creative per risolvere ogni problema sociale che ci riguarda, e come l’ho fatto io, molto altri l’hanno fatto, ma i molti lettori nella realtà sono pochissimi rispetto agli aventi diritto al voto e spesso la maggioranza degli italiani non è molto attenta alle questioni politiche, anzi.

Maurizio Pallante ha scritto un altro libro sulla decrescita felice e come sempre racconta fatti e opinioni con una straordinaria lungimiranza, speranza creativa e innovativa. Chiunque intenda cambiare il sistema e sente di dover cambiare paradigma culturale per scoprire “nuovi” modi di pensare e agire ha trovato pane per i suoi denti.

Come premessa è necessario descrivere tre capovolgimenti culturali, strettamente correlati tra loro, operati da un sistema economico che ha identificato il senso del lavoro con la crescita della produzione di merci e, di conseguenza, la ricchezza con il denaro, cioè la capacità di acquistare merci. Il primo è la sussunzione del concetto di beni (gli oggetti e i servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio) nel concetto di merci (gli oggetti e i servizi che si comprano). In conseguenza di questa sussunzione,  nell’immaginario collettivo si è radicata la convinzione che tutte le merci siano beni, anche quelle che non rispondono a nessun bisogno e non soddisfano nessun desiderio (per esempio il cibo che si butta, l’energia termica che si spreca in un edificio pieno di spifferi e coibentato male), e che la maggior parte dei beni si possano più vantaggiosamente ottenere sotto forma di merci: ciò che serve si deve, o conviene, comprarlo. (Meno e meglio, pag. 73)

Roberto Cavallo, esperto in gestione dei rifiuti, ci consegna un testo che aiuta comunità e cittadini nel mettere in pratica gesti quotidiani virtuosi per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti. Un libro semplice e simpatico, ricco di dati, spunti e riflessioni che ci aiutano a praticare la decrescita felice poiché i rifiuti sono solo materie prime seconde da riutilizzare, mentre il concetto di rifiuto stesso può esser cancellato applicando il riciclo totale e le regole di ecodesign nella progettazione delle materie.

l’Italia è il terzo consumatore al mondo di acqua minrale. […] La preforma è trasportata nell’impianto di imbottigliamento in confezioni da 20.000 pezzi e li sarà poi soffiata al momento del riempimento. Fermiamoci un momento. Ma dove sono le fabbriche che fanno le preforme? Quanto distano le fabbriche che fanno le preforme dagli stabilimenti che imbottigliano? E poi dall’imbottigliamento ai centri di stoccaggio? E dai centri di stoccaggio ai magazzini centrali? E dai magazzini centrali ai punti vendite? […] le fabbriche che producono preforme sono in Polonia, in Lituania e che le poche fabbriche italiane importano il polimero dalla Russia, dalla Germania o addirittura dagli Stati Uniti. (Meno 100 chili, pag. 89)

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Il potere usa due strumenti: controllo ed efficacia. Il controllo dei mezzi di “informazione” e le menzogne diffuse rappresentano un’efficace manipolazione della percezione della realtà. Siamo perfettamente in linea col mondo alla rovescia. Oggi, i cittadini possono svelare tali menzogne anche con pochi click del mouse e valutando attentamente le fonti.

Partiamo dal basso:

Salerno: 510 kg/ab/anno (produzione pro-capite dei rifiuti anno 2008 variazione sul 2007) – Importo annuo 2009 €345

Parma: 569 kg/ab/anno (produzione pro-capite dei rifiuti anno 2008 variazione sul 2007) – Importo annuo 2009 €237

Avete letto bene, secondo i dati forniti da Cittadinanzattiva (dossier rifiuti, dicembre 2010) i cittadini salernitani conferiscono meno rifiuti e pagano molto di più rispetto ad una cittadina di simili dimensioni che ha un reddito procapite superiore. Accade il contrario del principio: chi inquina paga. Perché? Vincenzo De Luca, come ogni Sindaco, “gestisce il consenso” e non si occupa del bene comune. Il numero degli addetti alla raccolta supera le reali necessità perché la logica del voto di scambio è prioritaria[1]. Le SpA monopoliste locali sono la “gestione del consenso”.

La produzione procapite è il dato fondamentale su cui ragionare, e l’UE pose l’obiettivo di 300 kg/ab/anno entro il 2000. Avete letto bene, 300, mentre nel 2010 Salerno è a 510. Altro che successo, stiamo parlando di un fallimento gigantesco. Questo è quanto emerge dai fatti: non applicare i principi delle leggi, gli amministratori di Salerno, cinicamente, fanno credere di esser “virtuosi” (premio “comuni ricicloni”) ma nella realtà stanno penalizzando ed opprimendo tutti i cittadini senza distinguere i comportamenti virtuosi da quelli incivili. Il Comune non applica la misura corretta €/kg conferiti ed usa ancora il criterio improprio e scorretto €/mq/numero persone che per l’appunto non misura lo stile di vita, non importa quanti rifiuti indifferenziati conferisci. Già, da diversi anni esistevano gli impianti (Cons. Bacino SA2 – impianto di biogas) non adeguatamente utilizzati e valorizzati e sia l’ignoranza e sia la sciatteria amministrativa hanno colpevolmente ignorato la gestione ordinaria dei rifiuti (riuso, riciclo) forse perché si è creduto che non producesse consenso. Oggi, poiché l’immagine politica di Napoli è degenerata “conviene” riciclare per produrre consenso. Ancora una volta ciniche logiche nichiliste ed egoistiche prevalgono sulle proposte di buon senso pervenute “dal basso” (rifiuti zero), questo accade perché la riforma amministrativa degli anni ’90 coincide coi sistemi feudali del X secolo basati sui rapporti personali, contraddicendo i principi costituzionali: uguaglianza e trasparenza. Le inchieste giudiziarie hanno dimostrato che la radice del problema è di natura criminale. La maggioranza degli amministratori voleva e vuole “sprecare” soldi attraverso una malsana gestione dei rifiuti. Le SpA volevano bruciarli perché sovvenzionate tramite i Cip6 mentre la malsana “gestione verticale” della filiera (monopolio) garantisce una copertura “tecnica” (conflitto di interessi) per osteggiare la raccolta differenziata a sostegno dell’incenerimento. Questo business ha funzionato per anni e gli impianti di riciclo sono rimasti imballati a danno di tutti i cittadini che oggi pagano gli errori dei loro dipendenti eletti. In questo ambito sembra corretto usare il detto: cornuti e mazziati.

A Salerno, il successo ed il merito dell’alta percentuale di raccolta dei rifiuti non è dell’attuale amministrazione ma solo dei cittadini[2] (gruppo facebook rifiuti zero Salerno[3]), essi differenziano e potevano farlo anni prima[4] che le assunzioni clientelari andassero a gravare sulle tasse. Dopo circa 16 anni di ritardi il Consiglio comunale cambia idea e cambia l’uso di destinazione dei suoli [5]dove era previsto l’inceneritore. E’ noto che il Sindaco Vincenzo De Luca intendeva costruire un inceneritore e che la raccolta differenziata prima del 2008 si aggirava intorno al 12%. E’ noto che i movimenti cittadini nello stesso periodo chiedevano la semplice applicazione della legge e gli stessi proponevano la strategia rifiuti zero in vigore in numerosi Stati e città di tutto il mondo. Ecco l’elenco dei comuni italiani che hanno deliberato per la strategia “Zero Waste”.

Il modello virtuoso da copiare è il Consorzio Priula in provincia di Treviso dove i rifiuti sono pesati attraverso un piccolo chip inserito nel bidoncino dell’utenza ed i cittadini pagano una parte fissa sommata all’indifferenziato conferito. Le raccolte differenziate vanno in un centro di riciclo. Il residuo indifferenziato, meno del 10%, viene studiato da centri di ricerca col fine di recuperarlo.

Deve essere chiaro a tutti, i rifiuti sono oro sia per chi “illecitamente”, immoralmente e stupidamente li brucia (negando il principio di conservazione dell’energia) recando gravi danni alla salute umana e sia per chi li ricicla, facendo meglio di chi li brucia. Conferire i rifiuti differenziati è come lavorare gratis per le aziende di riciclo; infatti è giusto pagare solo l’indifferenziato e lo stipendio agli addetti della raccolta. Ma gli aspetti oscuri non sono finiti, sapevate che in realtà il costo dello “smaltimento” degli imballi è incluso nel prezzo delle merci? Cosa significa? “Niente”, solo pagare i rifiuti per la quarta volta. 1) Acquisto merce, 2) tassa [tarsu-tia], 3) incenerimento-teleriscaldamento [energia venduta] 4) danni ambientali (scarichi, ceneri incenerimento) e sanitari (farmaci e malattie cardiovascolari, cancro causati dai gas degli inceneritori: nanopolveri)

Report, mostrò un vecchio documentario del 1933 dove a Milano si praticava la raccolta differenziata “porta a porta” col fine di riciclare le materie prime seconde (chiamate rifiuti). Le odierne leggi dello Stato indicano le priorità: 1. prevenzione del rifiuto attraverso politiche di riduzione alla fonte:  a) progettazione con regole di eco design; b) impiego di dispenser ed incentivi a ridurre gli imballaggi anche con giuste tariffe sulla tassa dei rifiuti: pesare e far pagare solo l’indifferenziato. Applicando queste regole elementari diminuisce e si elimina la materia da conferire nel cassonetto e si elimina il rifiuto stesso tendendo alla strategia rifiuti zero.

Infatti i rifiuti non sono un problema ma una risorsa da riutilizzare. L’umido, scarto di alimenti, è natura che può diventare un importante compost per il settore agricolo. Le plastiche sono riutilizzabili, carta e vetro altrettanto. Solo da pochi decenni, a causa di una malsana progettazione industriale è aumentato il peso degli imballaggi poli-accoppiati. Applicando l’eco-design ed introducendo comodi dispenser i cittadini pagheranno solo le merci e l’industria risparmierà il costo dell’imballo. La natura e l’uomo risparmieranno l’impatto ambientale e sanitario causato dagli inutili imballi. Questi utili consigli sono stati introdotti nelle leggi italiane e gli amministratori hanno l’obbligo costituzionale di applicarli per eliminare sprechi ed evitare tasse odiose ed oppressive. Si tratta semplicemente di cambiare alcuni stili di vita tornado al buon senso di circa 30 anni fa, dove le famiglie erano abituate al risparmio e disprezzavano gli stupidi sprechi.

In generale, i cittadini pagano ingiustamente tasse maggiori perché essi stessi insieme ai dipendenti eletti non sanno cosa sia un rifiuto. L’Italia è l’unico Paese europeo che ha manomesso una direttiva per finanziare illecitamente impianti obsoleti ed insalubri: gli inceneritori. Tale manomissione ruba soldi alle fonti energetiche alternative (Cip6).

Gli amministratori della Campania rappresentano un caso paradigmatico di corruzione morale e stupidità forse senza eguali. In essa convivono paradisi naturali (Cilento) e triangoli della morte. Se i cittadini fossero più consapevoli si potrebbe addirittura immaginare una crescita civile introducendo le migliori pratiche amministrative: democrazia diretta, rifiuti zero, indipendenza energetica, sovranità alimentare, monete complementari. L’enorme calo di affluenza al voto alle ultime regionali 2010, dimostra la giusta disaffezione verso gli attuali dipendenti. I cittadini hanno il dovere morale di agire direttamente dibattendo sui temi (moneta, democrazia, energia) e possono introdurre l’etica nella politica (polis, città), partendo da se stessi e studiando le transition town. Bisogna ri-pensare le comunità partendo dai rapporti fra vicini e scambiando conoscenze socialmente utili.


[1] Differenziata: rivendicata la competenza esclusiva del Consorzio. Discariche piene, rischio Emergenza. “Salerno pulita sotto accusa”. Il liquidatore a Barbirotti e Arcieri: «legge non rispettata». A Salerno non è stata rispettata l’ordinanza del Consiglio, che stabiliva che la raccolta differenziata dei rifiuti in Campania era competenza esclusiva dei Consorzi di Bacino. Da febbraio del 2009, Salerno Pulita opera in virtù di una proroga solo perché gli ex dirigenti del Consorzio non hanno chiesto di subentrare. E’ quanto sostiene il commissario liquidatore Corona, che ha criticato la gestione di Barbirotti e annunciato che tra 70 giorni chiuderà la discarica di San Tammaro. […] “Illegale l’uso di Salerno Pulita” (Gianni Giannattasio, in “La Città”, 7 maggio 2010, prima pagina e pag. 11)
[2] Il Comune di Salerno ha appreso, da alcuni volantini e comunicati, che qualcuno proclamatosi Movimento di Lotta per il Lavoro ed il Reinserimento Sociale di Salerno avrebbe intenzione di effettuare nella giornata di sabato 26 gennaio, al Rione Petrosino, una raccolta sperimentale di rifiuti porta a porta. Il Comune di Salerno diffida fortemente gli organizzatori a compiere tale iniziativa ed invita le famiglie ed i cittadini alla massima attenzione ed al diniego riguardo ad un’azione priva di ogni autorizzazione, supporto logistico ed organizzativo da parte degli organismi competenti; 22 gennaio 2008. https://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/02/27/incredibile-ma-vero/
[3] http://www.facebook.com/group.php?gid=66350665352
[4] CAAL, rifiuti: che fare?  Carta geochimica ambientale, Salerno 7 dicembre 2007 http://caal.wordpress.com/2008/04/02/rifiuti-che-fare-e-carta-geochimica-ambientale/
[5] Il Consiglio comunale ha approvato la variante urbanistica che cambia la destinazione d’uso di sei ettari dei diciotto originariamente destinati alla costruzione del termovalorizzatore in localitá Cupa Siglia. In pratica è stata recepita la delibera di Giunta del 15 ottobre scorso.(Gianni Giannattasio, in La Città, 30 dicembre 2010, http://lacittadisalerno.gelocal.it/dettaglio/inceneritore-passa-la-variante-del-sindaco-de-luca/3066970 )

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Che gli italiani fossero incapaci sulla gestione dei rifiuti lo sapevamo già, e che un organo sovranazionale accerti quanto il popolo già sapesse è un esercizio di ripetizione che può tornare utile. Il Corriere on-line titola: l’accusa è di «non aver creato una rete adeguata di recupero e smaltimento» Rifiuti in Campania, Italia condannata «Messi in pericolo l’uomo e l’ambiente» La Corte di giustizia Ue accoglie il ricorso presentato dalla Commissione nel 2008: congelati 500 milioni.

Quello che tutti non sanno però è che pochi giornalisti fanno, è chiarire come sia stato possibile arrivare a questi danni sanitari ed ambientali. “Ignoranti si ma stupidi no”, potremmo sintetizzare.

La Campania è stata oggetto di un particolare laboratorio politico, ampiamente usato all’estero e denominato economica dello shock. La magistratura inquirente ha dimostrato quello che una stretta minoranza della cittadinanza ha ben compreso e cioè la cattiva fede dei dipendenti eletti per rubare le casse dello Stato. Nella sostanza, per favorire gli interessi delle SpA si erano adottate misure politiche molto particolari, partendo dalla struttura del Commissariato che prendeva decisioni in deroga alle norme vigenti per impedire un’efficace trasparenza che poteva infastidire la spartizione degli appalti e degli incarichi. Analogie di questo tipo si possono notare nelle inchieste di oggi sui lavori affidati per il G8, la Maddalena e l’Aquila. Il primo diktat per rubare a norma di legge è cancellare la democrazia. Insomma, i disastri producono profitti per pochi se vengono gestiti con estrema celerità e con procedure speciali per l’affidamento dei lavori “necessari” da eseguire.

Per il caso Campania sono emerse le prove di un disastro pianificato in quanto esistevano e ci sono ancora tutti gli impianti necessari per riciclare e trattare i rifiuti urbani. Partendo dalla base, i Comuni sono responsabili della raccolta dei rifiuti, e vi sono da molti anni le direttive per eseguire una raccolta differenziata “porta a porta” a regola d’arte e non è un caso che in Campania vi siano territori senza problemi ed altri, come la città di Napoli, abbandonati all’inciviltà. Gli amministratori sono politicamente e penalmente responsabili. La soluzione più idonea, a tutela della salute umana è conosciuta ed applicata un po’ ovunque: ridurre, riusare e riciclare. Oltre il 90% dei rifiuti prodotti dall’industria è riciclabile, il restante non è pericoloso e diventerà illegale progettarlo poiché non compatibile con la natura. Il concetto stesso di rifiuto non esisterà più. Quindi non esisteranno più le discariche e neanche gli obsoleti e pericolosissimi inceneritori.

Non ci vuole una Corte europea per individuare i responsabili ma solo cittadini informati, civili e consapevoli.

Per la prima volta in Campania, forse, le cose sono ben chiare: il Commissariamento alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Prodi-Berlusconi) ha pianificato il disastro che ha portato profitti ai vari soggetti politici ed imprenditoriali interessati a rubare, di vario colore politico, il dogma era ed è: opprimere il popolo per aumentare i profitti.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che gli attuali soggetti politici nominati in Parlamento non curano gli interessi del popolo sovrano ma eseguono scelte deliberate altrove (club Bilderberg, Commissione Trilaterale e “BCE+SpA”), il legislatore è una solo una camera di registrazione e non più di dibattito politico.

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Persino la Corte dei Conti aveva lamentato il fatto che la scrittura privata tra il ministero della Salute e la multinazionale farmaceutica Novartis fosse di fatto coperta da segreto. Non solo, sempre la Corte dei Conti aveva parlato di condizioni troppo favorecoli a Novartis, fra i quali l’assenza di penali, l’acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite (vedi allegato).Oggi possiamo leggere il contenuto di questo contratto, pur se con non pochi omissis. La scrittura risale al 21 agosto 2009, ed è firmata dal direttore generale del ministero, Fabrizio Oleari, e dall’amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli. Nel testo, si regolamento l’acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino. Costo: 184 milioni di euro, iva inclusa.

(Fonte: Pietro Raitano, altraeconomia)

Con 184 milioni di euro il Governo avrebbe potuto sostituire 20 inceneritori dannosi per la salute umana con 20 impianti di riciclo virtuosi per applicare i principi costituzionali ed applicare la legge dello Stato (testo unico ambientale art. 179-180) che indica prioritariamente la prevenzione ed il riciclo dei rifiuti (prevenzione primaria). In termini occupazionali il rapporto fra inceneritore ed impianto di riciclo è di circa 1 a 6. Con un investimento nel riciclo si sarebbero avuti 1200 nuovi posti di lavoro per la sola gestione degli impianti da sommare con circa il quadruplo (5000 addetti) per l’indotto delle raccolte differenziate “porta a porta” da valutare con l’estensione del territorio e con i rifiuti da raccogliere.

Ricordatevi il clima di emergenza sui rifiuti creato ad acta per speculare e pensate che la costruzione di impianto di un riciclo richiede, di solito, solo fra gli 8 ai 12 mesi di tempo per vederlo avviato ed operativo.

Un solo impianto di riciclo, in base alle tonnellate di rifiuti differenziati da riciclare può costare dai 5 ai 10 milioni di euro (taglie ideali per una provincia estesa e popolosa (1.020.000 abitanti) come quella di Salerno) mentre un inceneritore che danneggia la salute può costare, addirittura, 180 milioni di euro.

Invece no, l’esatto opposto, sprecare danaro pubblico a sostegno di una SpA che vende un vaccino inutile.

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