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Varoufakis insieme ad altri personaggi pubblici lanciano DiEM25, un progetto politico europeo che intende cambiare l’architettura dell’Unione Europea. E’ la speranza che ci vuole e può diventare un progetto concreto se mantiene fede al manifesto. Alcuni passaggi sono essenziali:

  • Le regole dovrebbero essere al servizio degli europei, non il contrario.
  • Le monete dovrebbero essere degli strumenti, non una finalità.

La risposta che da ai Verdi europei mi lascia intendere che Varoufakis riconosca i limiti culturali degli economisti: «per dire tutta la verità, alcuni di noi della vecchia guardia della Sinistra, della Socialdemocrazia, dei Sindacati, della tradizione Liberaldemocratica, abbiamo in passato dato scarsa attenzione all’effetto corrosivo sul nostro stesso pensiero della mentalità della crescita ad ogni costo. Da allora abbiamo compreso l’entità dell’affaticamento del nostro pianeta (causato da un’umanità guidata da una miope massimizzazione del profitto privato, o accumulazione del capitale, come noi a Sinistra preferiamo chiamarla) e la semplice verità che la giustizia sociale non può mai prevalere se la società umana continua distrattamente ad erodere l’ambiente. Ciononostante, sebbene abbiamo aperto gli occhi su questa realtà, abbiamo bisogno che voi, i giovani Verdi Europei, ci teniate attenti alla centralità dell’agenda ambientale nel forgiare lo stato mentale necessario per sostenere un qualsivoglia progetto progressista».

Il manifesto di DiEM25 focalizza il fatto che la crisi attuale dell’Europa si può riassumere in cinque fattori: il debito pubblico; le banche; l’insufficienza di investimenti, i flussi migratori e; l’aumento della povertà. Avrei aggiunto, la stupidità di credere che il capitalismo sia utile all’essere umano.

Per cambiare l’architettura dell’Ue non solo bisogna restituire sovranità monetaria come professano i post-keynesiani, ma è necessario uscire dal piano ideologico della «crescita ad ogni costo» ed entrare nel piano della bioeconomia, sconosciuta anche ai post-keynesiani. Per dirla molto chiara, se sono ancora gli economisti a dettare l’agenda politica siamo già morti, le soluzioni più concrete non si troviamo sul piano ideologico dell’economia che tutto mercifica, ma sul piano della creatività umana, della chimica, della biologia e sull’uso razionale dell’energia. L’economia neoclassica non è compatibile con la specie umana e con i limiti imposti dalle leggi della fisica. Il capitalismo non è compatibile con la democrazia che DiEM25 intende introdurre nell’Ue. L’obiettivo della specie umana non può essere l’accumulo, come direbbe Aristotele; non può essere il profitto come direbbe Antonio Genovesi. Fummo fatti per perseguire virtù e conoscenza, ci direbbe Alighieri. Se la democrazia è il metodo per prendere decisioni, l’educazione e la cultura ci consentono di prendere quelle migliori, guidati dall’etica e dalla saggezza, direbbe Platone.

Il tradimento politico dei partiti di sinistra rispetto ai valori originari e ai cittadini che ambivano di rappresentare è chiaro a tutti. Destra e sinistra sono categorie che appartengono alla storia, ma questo non significa che non esistano più valori del socialismo, dell’uguaglianza e dell’ambiente. E’ vero il contrario, oggi il mondo occidentale esprime il pensiero unico dominante, come chiunque possa riconoscere, ed è il pensiero neoliberale che ha schiavizzato i popoli.

Il salto culturale che il pensiero socialista deve fare è quello di liberarsi del materialismo insito al paradigma della crescita, poiché anche il socialismo ha favorito il capitalismo, si è nutrito dal suo tavolo e condotto le persone verso il materialismo annullando la parte spirituale dell’essere umano. E’ stato un errore, così com’è noto l’errore marchiano di non conoscere le leggi dell’entropia. Mentre la DC è stato il partito che ha rappresentato l’élite, il PCI ha sopito sul nascere il famoso dibattito circa i limiti della crescita, iniziato negli anni ’70. E’ l’economia che non funziona poiché riconduce tutto alla mercificazione. Siamo l’unica specie di questo pianeta che produce scarti e distrugge gli ecosistemi, siamo l’unica specie che compra e vende merci attraverso una moneta. DiEM25 se vuole democratizzare deve affrontare gli enormi limiti culturali dell’economia (e degli economisti) e riconoscere che il capitalismo è sinonimo di violenza e distruzione. Fatto questo la creatività umana ha già le soluzioni per migliorare la qualità della nostra vita, ripiegando la tecnica (finanziaria, economica, tecnologica) nel suo posto a servizio della specie umana. Se non abbiamo il coraggio di affrontare questi argomenti …

DiEM25 si pone l’enorme e corretta ambizione di democratizzare l’Europa, ma non può farlo senza la bioeconomia che consente di raggiungere l’obiettivo dell’uguaglianza senza depredare le risorse finite del pianeta. La bioeconomia, soprattutto, ci consente di programmare e progettare la società che tutti noi sogniamo, sostenibile e duratura, attraverso l’uso razionale dell’energia e delle risorse limitate, e tutto ciò stimola nuova occupazione utile.

In questo periodo di crisi della rappresentanza politica e della partecipazione attiva dei cittadini, credo sia doveroso proporre un percorso per riprenderci un’identità culturale, e lanciare un “Manifesto” politico per produrre un dibattito pubblico circa il cambiamento culturale che può consentire all’intera società di approdare in un’epoca nuova, adeguata alle opportunità offerte dall’evoluzione del pensiero e l’innovazione delle tecnologie a servizio dell’uomo in armonia con la natura. E’ necessario percorrere una transizione chiamata “decrescita felice”, per uscire dall’economia del debito, per uscire dal capitalismo, e costruire le basi culturali, sociali, istituzionali e tecnologiche per l’epoca nuova che ci consente di realizzare una prosperità per le presenti e future generazioni.

[…]

Nel riconoscere i limiti culturali e strutturali del capitalismo, un nuovo movimento politico italiano può trovare la risposta necessaria per proporre un cambio dei paradigmi culturali e sostenere quei cittadini, quelle associazioni e quei movimenti culturali per sviluppare un percorso fondamentale utile a costruire la società dell’epoca che verrà; un’epoca ove uguaglianza, diritti e democrazia possono realizzarsi attraverso l’uscita dal capitalismo e l’ingresso nella bioeconomia.

Per dare soluzioni concrete applicabili domani mattina:

Per dare energia allo sviluppo e aggiustare le città è sufficiente osservare i criteri economici e finanziari che giudicano gli investimenti. La valutazione degli investimenti poggia sui criteri di “sostenibilità economica” e “sostenibilità finanziaria”. I Governi possono stabilire che la parte della “sostenibilità economica” (in realtà si tratta di convenienza economica poiché misura il ritorno economico degli investitori) è finanziata con moneta sovrana a credito. Entrando nel merito, per liberare le capacità creative utili a migliorare la qualità della vita è sufficiente darsi criteri non speculativi seguendo l’etica, e utilizzare la moneta sovrana a credito per la coesione sociale ponendosi limiti bioeconomici per impedire il collasso del pianeta.

Il modello più democratico che esiste in Europa, è fuori dall’UE ed è noto, è quello Svizzero di cui non c’è traccia nel manifesto di DiEM25. Pensare di introdurre la democrazia entro dieci anni come auspica DiEM25 è demagogia. Pensare di cambiare la politica è auspicabile ed è doveroso. E’ più facile cambiare gli stili di vita, come sta già accadendo grazie alle tecnologie. Modificare gli stili di vita è un obiettivo percorribile entro un programma di dieci anni, e si può fare molto di più grazie alla bioeconomia e alle sperimentazioni democratiche. Un modello veramente democratico non è centralizzato come si auspica, col serio rischio di imitare il modello USA, dove non esiste una democrazia matura per l’evidente prevalenza della religione capitalista incompatibile con la libertà e la democrazia stessa. Per costruire il potere del popolo (democrazia) è necessario favorire l’auto determinazione e decentrare poteri e funzioni per poi federare, cioè dialogare su pochi temi, nella sostanza la democrazia è l’opposto dei modelli USA ed UE, che sono sistemi feudali per favorire gli interessi delle imprese. Un modello democratico copia incolla i sistemi biologici, le reti di scambio. La Svizzera è l’esempio più democratico che esista e funziona poiché i Cantoni sono ambiti territoriali ristretti, come le Province italiane (fateci caso le Province sono state “abolite”). Non bisognava costruire l’Europa delle Regioni, ma l’Europa delle Province. Non tutto è perduto, l’Ue studia i sistemi locali del lavoro, ambiti costruiti sulle relazioni, come le reti. Dunque è facile intuire quale possa essere la vera riforma democratica: una moneta sovrana a credito a servizio delle comunità (Province e sistemi locali) con finanziamenti per la coesione sociale, per favorire nuova occupazione rigenerando i territori e rilocalizzando le produzioni favorendo sistemi autarchici (auto sufficienza energetica e sovranità alimentare). Il presente futuro della specie umana dipende dall’avvio di un nuova epoca costruita sulla bioeconomia. DiEM25 può scegliere se favorire la nascita di un’epoca nuova o meno, auspico che lo faccia.

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Il più grande limite culturale che impedisce l’evoluzione nelle nostre città è l’economia, e meglio ancora, la famigerata ricerca dei fondi per le necessarie e non più procrastinabili trasformazioni urbane, e così amministratori, imprese e progettisti dovrebbero vestirsi da archeologici alla ricerca del sacro graal: il danaro. L’attuale società è stata psico programmata dal capitalismo che introduce una domanda sbagliata insita a ogni pensiero e azione degli individui: quanto costa? La vera domanda che dovremmo porci non è se ci sono i soldi per farlo, ma ci sono le risorse per farlo? Buona parte delle persone non conosce la differenza fra i concetti di valore, costi e prezzi, e spesso anche la classe dirigente confonde le cose sempre a vantaggio del profitto dei soggetti privati e a danno dell’interesse generale, poiché si preferisce favorire la famigerata crescita che abbisogna di mercificare tutto. Le democrazia liberali, come la nostra, misurano lo stupido prodotto interno lordo e sostituiscono le relazioni umane con quelle mercantili votate all’accumulo senza uno scopo etico. E’ necessario che una nuova società si occupi di sviluppare una condotta etica e rispettare le risorse che sono i limiti naturali, valorizzando le capacità creative delle persone, finalizzate a creare occupazione utile e non l’occupazione in senso generale.

Le piramidi di Giza? Senza la schiavitù non si sarebbero mai costruite. La bellezza greca e la Roma imperiale che hanno dettato l’ordine architettonico in tutto il mondo? Senza la schiavitù non avremmo mai ereditato tale ricchezza. Il Rinascimento? Senza la schiavitù nessuno avrebbe mai visto le opere di Brunelleschi e ciò che ne seguì. La Parigi di Haussmann che in tanti ammirano? Senza le prime operazioni finanziarie e la schiavitù non si sarebbe mai costruita. La guerra d’indipendenza negli USA? Gli schiavi deportati dall’Africa arricchivano gli Stati del Sud. Tutte le compagnie (britannica, francese, olandese, spagnole e portoghesi) che si formarono nei paesi occidentali si sono arricchite rapinando e sfruttando la schiavitù, questo è il capitalismo. Le più grandi multinazionali di oggi sono l’espressione più efficiente del capitalismo mercantile sorto con le compagnie.

La bellezza che ammiriamo è stata progetta dagli architetti dell’epoca ma costruita dagli schiavi. I processi “amministrativi” erano coordinati dai Re o dagli imperatori. I veri costi sostenuti dai Re erano gli eserciti, la prima forma di lavoro salariale, mentre gli schiavi non avendo cittadinanza e diritti si compravano e si vendevano. In sostanza per millenni le città sono state costruite a costi bassissimi poiché gli operai erano in buona parte schiavi, cioè non erano retribuiti, non esisteva affatto la famosa “conquista” arrivata solo nell’Ottocento dalla rivoluzione di Marx, e solo dopo seguirono i primi diritti per gli schiavi, il famoso contratto di lavoro che tutt’oggi è messo in discussione. Per secoli non è stato necessario misurare i reali costi per realizzare le opere che interessavano alla classe borghese (i primi porti, i ponti, le navi, le prime vie di collegamento). La contabilità dei lavori nasce con la società moderna che comincia a misurare le spese di costruzione, di gestione dei servizi e degli spazi pubblici. Sin dalla nascita del capitalismo emerge il desiderio della classe borghese, in accordo con la monarchia, di inventare un ente nuovo, chiamato Stato, a cui addebitare tutti i costi e le spese di opere e interventi privi di interesse poiché non sono profittevoli. Dopo la rivoluzione innescata dal pensiero comunista e socialista lo stratagemma vincente dei liberali e dei monarchici fu elementare: dal passaggio schiavitù alla figura del lavoratore ci si accordò di usare parte del salario dello schiavo per pagare i costi di gestione dello Stato, cioè i servizi che interessavano alle imprese, compresa l’educazione impartita ai popoli secondo logiche mercantili (scuole professionali).

Facendo un salto nel presente osserviamo che l’élite neoliberale ha saputo creare strategie sempre più efficaci, ed oggi i capitali circolano liberamente con un click dal proprio personal computer con l’informatica finanziaria. La moneta è creata dal nulla e controllata dalla medesima élite per accumulare capitale nelle proprie sedi offshore, presenti nelle città globali, e poi usare tali investimenti ove lo desiderano, anche per soddisfare capricci (Manama, Dubai, Abu Dhabi) e compiere trasformazioni urbane avveniristiche sfruttando le capacità di progettisti e imprese. L’obiettivo dei capitalisti è servire il capitale, e quindi il cinismo è intrinseco alla religione che ignora la povertà degli slums nelle aree urbane, poiché sono i bacini della schiavitù (1,4 miliardi di persone vivono nelle baraccopoli). In tutti i continenti, gli ultimi sono facilmente rinchiusi negli slums mentre nel mondo occidentale si è usata la pianificazione urbanistica attraverso lo zoning funzionale per ghettizzare le persone e dividere i ricchi dai poveri, con le teorie del libero mercato sui prezzi immobiliari, contribuendo a espellere i ceti meno abbienti dai centri urbani e dalla aree che l’élite si auto attribuiva. Ancora oggi, in tutto l’Occidente si usano strumenti informatici per individuare e misurare le classi sociali, e si pianificano interventi per dividerle fra poveri e ricchi, esattamente come accadeva nell’Inghilterra vittoriana e all’inizio della prima rivoluzione industriale quando la borghesia si costruiva i propri quartieri a bassa densità, e destinava gli operai nei quartieri ghetto. Oggi è tutto più facile per l’élite grazie al capitalismo e l’uso delle rendite poiché è sufficiente alzare i prezzi per escludere i lavoratori salariati. Ciò è accaduto in tutti i principali comuni d’Italia, sin dagli anni della ricostruzione post bellica, il razzismo dei ricchi contro i poveri ha sfruttato prima la manodopera dei contadini condotti nelle fabbriche e poi espulsi dalle città pianificando la gentrificazione. E’ il comportamento competitivo insito nell’economia che mercifica tutto e non si occupa delle prerogative tipiche della specie umana, dotata di creatività, sentimenti e qualità morali delle persone. Che genere di individuo ha costruito il capitalismo? In una società come la nostra, la maggioranza degli individui trova rispetto e ammirazione per le immagini proposte dalla pubblicità e dagli affari. Secondo l’accezione capitalista l’industria delle armi è lavoro produttivo, insegnare a dei bambini come curare un malato è improduttivo. Può apparire strano ma non lo è, l’uomo aveva un’aspettativa di vita molto ridotta quando era cacciatore per le ragione banali che possiamo intuire, ma era libero nel senso concreto del termine, poteva scegliersi il proprio destino e sviluppò il senso di comunità per proteggersi. Oggi la nostra aspettativa di vita è molto lunga ma non viviamo da uomini liberi, siamo schiavi e non riusciamo più a sognare un modello di società che ci renda liberi e felici, che consenta ai noi stessi e ai nostri figli di scegliersi il proprio percorso di vita. In termini pratici non viviamo, sopravviviamo!

Qual è il possibile rovesciamento? Uscire dallo stupido materialismo capitalista che ha programmato milioni di poveri. Le tecniche usate dall’élite sono alla portata di tutti. Si può usare il GIS per programmare speculazioni e gentrificazione, ma si può usare per programmare la rigenerazione urbana e territoriale. Si può usare l’informatica per raccogliere dati sulla povertà e risolverla. Il nostro problema è culturale poiché siamo ancora convinti che la moneta sia ricchezza, quando è lo sterco del demonio. Se non siamo più schiavi della moneta, possiamo tendere all’uguaglianza per consentire alle persone di scegliere un proprio percorso di crescita spirituale e materiale. Dobbiamo riprogrammare la nostra cultura e rinchiudere la moneta nel posto giusto: è un metro di misura. Poiché la moneta non è più creata da un equivalente controvalore, tangibile com’era l’oro, oggi la moneta circola solo perché imposta a corso forzoso e caricata di fiducia (la fiducia dei famigerati mercati), se non esistesse l’imposizione legale chiunque potrebbe inventarsi una moneta, e nella realtà questo già avviene in parte (la scontistica usata dalla grande distruzione è una forma di moneta). La creazione e il controllo della moneta è sia lo strumento primario del capitalismo e sia l’energia della società moderna, ma rimane un’invenzione dell’uomo poiché noi viviamo grazie alla fotosintesi clorofilliana. Oggi la moneta è agevolmente monitorata con i mezzi informatici e l’uguaglianza si potrà ottenere solo se lo Stato torna sovrano ponendo fine ai ricatti della religione neoliberale e dell’associazione per delinquere insita nella triade: le agenzie di rating, la banca dei regolamenti e il gruppo dei trenta, e il potere mediatico. I più fessi credono che il potere di emettere moneta nelle mani dello Stato possa far svalutare la moneta stessa (e la Cina allora?). L’élite, attraverso l’invenzione del capitalismo e l’evoluzione degli strumenti finanziari, ha accumulato la più grande somma di capitali che si potesse mai immaginare realizzando la più grande disuguaglianza monetaria di tutti i tempi. Oggi la triade si serve dei media e dei servi chiamati economisti ortodossi, i custodi dell’immorale disuguaglianza, poiché seguono i dogmi della loro religione, ben ripagati e retribuiti fregandosene dei diritti altrui e dei limiti imposti dalla natura, la legge dell’entropia. La stregoneria degli economisti ortodossi sarà giudicata dalla storia come la stupidità dei fondamentalisti inquisitori di Torquemada. Nell’attuale recessione innescata dalla crisi strutturale interna al capitalismo c’è il problema della moneta debito (la sovranità monetaria), che sta ostacolando lo sviluppo umano dentro l’euro zona per favorire aree centrali e sfavorire aree periferiche, mentre il resto del mondo ovviamente fa ciò che crede. Basti osservare gli accordi dei BRICS e dell’ALBA che costituiscono sistemi politici economici diversi dal controllo dell’élite occidentale ma insistono ancora sul piano ideologico del capitalismo, soprattutto i BRICS copiando l’energivoro stile di vita occidentale contribuiscono al collasso del pianeta Terra, mentre ALBA ha un approccio socialista. Questo enorme castello crolla se noi la smettiamo di sostenerlo continuando a votare per i nostri carnefici, e dobbiamo maturare uscendo dal consumismo compulsivo per investire energie mentali su noi stessi e la politica, è la conoscenza la nostra salvezza.

Nell’euro zona una soluzione pratica sarebbe più vicina di quello che si può pensare, se ci fosse una classe dirigente responsabile e consapevole di eliminare le disuguaglianze create dal capitalismo. Per dare energia allo sviluppo e aggiustare le città è sufficiente osservare i criteri economici e finanziari che giudicano gli investimenti. La valutazione degli investimenti poggia sui criteri di “sostenibilità economica” e “sostenibilità finanziaria”. I Governi possono stabilire che la parte della “sostenibilità economica” (in realtà si tratta di convenienza economica poiché misura il ritorno economico degli investitori) è finanziata con moneta sovrana a credito. Entrando nel merito, per liberare le capacità creative utili a migliorare la qualità della vita è sufficiente darsi criteri non speculativi seguendo l’etica, e utilizzare la moneta sovrana a credito per la coesione sociale ponendosi limiti bioeconomici per impedire il collasso del pianeta. Lo Stato moderno è l’invenzione dei liberali per addebitare agli schiavi i costi di opere e interventi (una parte del salario dei lavoratori), noi ci troviamo ancora in quest’epoca che volge al termine. Per uscire da questo regime autoritario dobbiamo inventare un nuovo sistema che usa un metro di misura (moneta a credito) per pagare i costi di opere e interventi di interesse pubblico (etica e uguaglianza). Questo sistema già esiste ed è noto, viene chiamata MMT, ed anch’esso ha il limite di ignorare la bioeconomia ma ha la virtù di liberare i popoli dalla schiavitù. E’ necessario condurre la teoria monetaria nell’alveo della fisica poiché la nostra specie vive e sopravvive in un sistema chiuso, dettato dalle leggi della chimica e non dalle invenzioni dell’economia che hanno schiavizzato e ucciso milioni di persone. In quest’ottica si compie una vera rivoluzione poiché si risolvono due cose fondamentali: si riducono le tasse ai lavoratori (il cosiddetto cuneo fiscale, facendo aumentare notevolmente la parte che va in tasca alle persone) e si elimina il profitto speculativo dagli obiettivi di interesse sociale, compresa l’urbanistica, pagando solo i costi delle trasformazioni (riducendo il prezzo finale di opere e interventi poiché privo di rendita). E’ l’avidità del profitto che spreca risorse finite, è l’avidità che distrugge ecosistemi e ambiente. In ogni città vi sono alcune famiglie italiane che accumulano capitali senza lavorare sfruttando le rendite immobiliari attraverso i vantaggiosi contratti con gli Enti pubblici (l’esempio classico sono gli uffici pubblici che pagano affitti poiché sono allocati in edifici privati). Restituendo la sovranità monetaria si potrà eliminare il concetto di rendita fondiaria e immobiliare, e sconfiggere le famigerate rendite di posizione che oggi lucrano sui ceti meno abbienti e rubano risorse allo Stato. Abbiamo trovato il sacro graal!!! Il ragionamento sopra esposto non è un segreto, è noto, e domani mattina i Governi, che hanno rinunciato alla sovranità monetaria, potrebbero decidere di riprendersi questo potere per gli investimenti d’interesse generale e finanziare la coesione sociale, cioè lo sviluppo umano. La guerra politica che si è svolta in Grecia, e persa da Syriza, riguarda proprio questi poteri. Questa guerra non è terminata poiché il cancro del capitalismo sta crescendo in tutto l’occidente e sta ridimensionando la specie umana, non l’élite che governa. Gli schiavi non sono solo i popoli rinchiusi negli slums ma sono tutti i salariati dell’occidente, ed oggi la schiavitù tocca anche i cosiddetti professionisti. Gli squilibri demografici presenti nell’occidente indotti dal capitalismo, ed i problemi concreti del sistema sociale e previdenziale, che riguarda tutte le generazioni, non si possono risolvere restando nel piano culturale sbagliato, tali squilibri sono una bomba ad orologeria dilazionata nel tempo che si può disinnescare uscendo dalla schiavitù del capitalismo.

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Gli esseri umani indirizzati dalla più grande forza religiosa degli ultimi trecento anni, il capitalismo, continuano a lasciarsi addomesticare per sperimentare percorsi di falsa crescita individuale e regressione culturale collettiva. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite entro il 2030 buona parte della popolazione mondiale vivrà in megalopoli, metropoli, regioni urbane e aree urbane. Il modello culturale predominate è quello economico ove tutto è merce, orientato verso la stupida crescita continua. Tutto ciò nonostante a soli 17 anni si studiano la biologia, la termodinamica e la legge dell’entropia, per la verità tali conoscenze di base sono divulgate solo nei licei; dunque in giovane età scopriamo la fotosintesi clorofilliana, le trasformazioni irreversibili, e banalmente siamo in grado di intuire quanto sia stupido e impossibile per una specie vivente proseguire la propria esistenza distruggendo gli ecosistemi. Le rivoluzioni industriali sono state la conquista di tecnologie sia utili che inutili. Dal punto di vista dei poteri e del controllo sociale ci rendiamo conto che una piccola casta di industriali auto referenziali ha assunto il ruolo di comando e di orientamento delle politiche globali. Questa casta auto referenziale orienta e controlla il complesso sistema di comunicazione e di cattiva educazione influenzando sia tutti i partiti politici e sia le masse degli individui verso l’accumulo di merci inutili. E’ ampiamente noto che diverse organizzazioni sovranazionali finanziate da queste caste di banchieri, manager e industriali perseguono i propri interessi, ed è facile osservare come, prima o poi, i loro indirizzi politici diventano leggi, norme e direttive delle pubbliche istituzioni. E’ altrettanto facile osservare che invece noi cittadini, negli ultimi vent’anni, finora non siamo stati capaci di organizzare e promuovere i nostri legittimi interessi e di trasformarli in consenso politico per costruire una società migliore di questa.

Senza il rispetto delle leggi che ci danno vita (ecologia), siamo stupidamente condannati all’estinzione. Sul pianeta Terra la specie umana è l’unica che ha inventato un complesso sistema convenzionale (monetarismo) e divulgativo innaturale (l’economia neoclassica), che consente a una piccola casta di tenere in schiavitù la maggioranza degli individui, costretti o addomesticati in un sistema di scambio (economia del debito) e di comportamenti irrazionali (pubblicità) e innaturali: consumismo compulsivo, competitività, narcisismo, avidità, egoismo e invidia sociale, mercificazione.

Quando miliardi e miliardi di individui saranno stanziali negli ambienti urbani, l’impatto energivoro degli stili di vita compulsivi all’interno delle megalopoli metterà a rischio la specie umana. Siamo in grado di intuire il nostro destino, e già negli anni ’70 furono pubblicati scenari futuri sugli effetti del capitalismo, poi tali scenari sono stati aggiornati indicando prospettive per ridurre i danni e per tendere a una sostenibilità sociale e ambientale. La maturazione delle nuove tecnologie ci consente di ridurre i danni e offrire prospettive future alle generazioni che verranno; ma questo accadrà solo se nei prossimi anni l’intero sistema istituzionale e culturale sarà riprogrammato secondo la bioeconomia.

La strada per la sopravvivenza delle specie umana passa necessariamente per una decrescita selettiva delle merci, c’è poco da immaginare e discutere, e quindi la sopravvivenza passa per una transizione da stili di vita dannosi a stili di vita sostenibili. Le classi dirigenti politiche, spinte dalla coscienza collettiva dei popoli, dovranno riprendersi una propria autonomia decisionale e colpire le industrie responsabili di questo rischio estinzione, sia programmando una transizione tecnologica per garantire un uso razionale delle risorse limitate e sia programmando investimenti per la rigenerazione dei territori e delle aree urbane ove si concentrerà buona parte della popolazione mondiale.

Il luogo ove cominciare questo cambiamento radicale è proprio la città. Nelle aree urbane si concentrano e si sviluppano le principale relazioni fra individui, e pertanto è d’obbligo concentrare le principale risorse mentali ed economiche nei luoghi ove è necessario sostituire l’uomo economico con le persone, libere e responsabili. Ecco a cosa serve la politica, a determinare programmi che riguardano la polis al fine di vivere in prosperità e in pace.

Le attuali istituzioni pubbliche e private stanno investendo nelle aree urbane ma non secondo precetti realmente sostenibili poiché lo scopo delle imprese è sempre l’aumento dei profitti attraverso la produttività. Negli ultimi dieci anni, in termini di valore di capitalizzazione, la cosiddetta old economy è stata superata dalla new economy finanziaria e internnettiana, entrando di forza nelle stanze della globalizzazione, e orientando gli interessi dell’élite che controlla la Terra. Sono rimasti immutati gli obiettivi bellici per controllare le limitate risorse fossili, così come le attività estrattive legate alle merci delle nuove tecnologie, le sementi, il controllo del cibo, e l’acqua. La morsa sulle risorse che determinano la sopravvivenza umana non viene allentata, e il percorso di privatizzazione del mondo è quasi ultimato.

E’ nelle regioni urbane che le comunità possono e devono unirsi per garantire la propria sopravvivenza ponendo al centro l’interesse generale e costituzionale della tutela dei beni inalienabili, ampliandoli, e individuando aree demaniali da destinare all’uso civico per auto consumo. Sono almeno due le direttrici fondamentali per affrontare una consapevole sopravvivenza della nostra specie: la prima è ripristinare il primato della politica sull’economia, altrimenti, perseverando nel neoliberismo non ci sarebbero più speranza e libertà democratiche, per nessuno. La seconda, è la progressiva uscita dal capitalismo favorendo la bioeconomia, e questo è possibile solo avviando un dibattito pubblico sui nuovi paradigmi culturali condivisi con tutti i popoli che vogliono avviare un sistema di scambio ecologico, e non più di accumulo monetario. E’ implicito che tutto il sistema telematico delle giurisdizioni segrete va abbattuto, così come resi illegali gli strumenti delle scommesse finanziare e riformati il diritto societario e bancario.

Dal basso, cioè fra le persone è importante stimolare la nascita di comunità che decidono di soddisfare alcuni bisogni uscendo dagli scambi monetari per favorire gli scambi reciproci dei beni che non sono merci. E’ necessario favorire processi e percorsi per ogni cittadino che desidera riaffermare lo spazio pubblico e democratico.

E’ nelle regioni urbane che c’è la necessità di conservare il patrimonio storico architettonico e il suo paesaggio, introducendo la bellezza. E’ nelle regioni urbane che c’è la necessità di dare un alloggio al prezzo che giovani coppie possono sostenere, è nelle regioni urbane che bisogna cancellare tutti gli sprechi energetici offrendo l’opportunità delle nuove tecnologie, introducendo nuovi standard e servizi secondo bisogni reali e non secondo i capricci della pubblicità. C’è la necessità di avviare trasferimenti di volumi, riuso e ristrutturazioni urbanistiche ed edilizie favorendo la nascita di nuovi impieghi utili. Nelle regioni urbane è necessario fare bonifiche e riciclare tutti i rifiuti indirizzandoli a progetti di eco-design. C’è la necessità di migliorare il trasporto pubblico con nuove tecnologie e ridurre la mobilità privata, sostituendo le auto con le bici pedelec e i restanti motori a scoppio con quelli elettrici.

Per programmare e finanziare tutte queste azioni politiche è fondamentale trasformare o uscire dall’attuale sistema economico chiamato euro zona poiché tutto l’impianto istituzionale dell’Unione non ha la capacità e la volontà politica di perseguire l’uguaglianza fra i popoli. A meno che di imprevedibili ripensamenti dell’élite europea. Nei pochi anni di sistema SME e della moneta unica, i cosiddetti Paesi periferici hanno danneggiato il proprio patrimonio industriale poiché le forze politiche nazionali, anziché applicare i valori costituzionali, hanno abdicato all’interesse generale e consegnato famiglie e imprese nelle mani diaboliche del famigerato libero mercato, che come tutti sanno, non ha una coscienza civile. Per questo motivo è determinante riaffermare il primato della politica sull’economia e il ripristino di una sovranità nazionale, per promuovere una politica industriale bioeconomica che favorisce la rilocalizzazione delle attività produttive su nuovi paradigmi culturali, e contemporaneamente stabilisce alleanze con altri popoli che riconoscono la necessità di promuovere politiche industriali sostenibili, indipendentemente dal cosiddetto colore politico, ormai etichetta obsoleta e anacronistica. Il vero tema politico è uscire dal neoliberismo della globalizzazione, per favorire una nuova aggregazione culturale, sociale, politica che metta insieme categorie sociali apparentemente divise, secondo le obsolete etichette (divide et impera), ma unite dalla difficile realtà che osserviamo intorno a noi, per ricostruire comunità e Stati, cioè consentire alle persone di scegliere e favorire percorsi di crescita spirituale e materiale. Questo potrà accadere solo applicando i principi e i valori della Costituzione repubblicana, situata al di sopra dei Trattati europei.

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analfabetismo-funzionale-02Buona parte della storia delle nostre istituzioni ha schemi gerarchici feudali, e tutt’oggi è in corso d’opera un percorso di rifeudalizzazione per sostituire le finte democrazie rappresentative con sistemi di controllo dei popoli molto più efficaci per gli interessi dell’élite. L’élite mira a sostituire le Costituzioni liberal-socialiste con oligarchie feudali. Dalla nascita della propaganda, passando per la televisione, fino all’uso che le multinazionali propongono per le tecnologie informatiche, gli stili di vita ed i comportamenti degli individui sono, ovviamente, spiegabili dal funzionamento del nostro cervello. Secondo Noam Chomsky «negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso». Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, fu fra i primi ad insegnare alle corporations SpA[1] come manipolare le menti attraverso la pubblicità e creare bisogni indotti per fare incetta di acquisti, ideò metodi per influenzare il subcosciente (l’inconscio) al fine di manipolare l’opinione pubblica, egli ideò le locuzioni “mente collettiva” e “fabbrica del consenso” come raccontato nel suo libro, Propaganda del 1928.

Le tecnologie informatiche hanno accelerato alcuni processi sociali che sfuggono a qualsiasi controllo. Ciò che possiamo osservare, ed era plausibile, è che la realizzazione di una connessione di sistemi di comunicazione mobile (smartphone) con l’opportunità di relazioni costanti, è senza dubbio la “droga” più potente al mondo che le multinazionali potessero concretizzare, poiché consente di vendere merci inutili (immateriali e materiali), e di sostituire la democrazia come noi l’abbiamo studiata e immaginata. Vi ricordate di Second Life? Il Grande Fratello? Oggi la società occidentale deindustrializzata è andata oltre il romanzo orwelliano, esiste un sistema dei sistemi che controlla, orienta, e alimenta la diffusione del nichilismo presente nella società. Un’altra illusione interessante che producono i social media è quella di far credere ai singoli individui di poter gestire un numero illimitato o molto elevato di relazioni con gli altri utenti. Nella realtà le nostre capacità mentali hanno un limite, invece le società di profitto, pagando squadre di specialisti, sanno bene cosa farne dei nostri contenuti e riescono a gestire le informazioni che gli individui donano ai social media. Da un lato hai l’illusione di condizionare gli altri, e dall’altro lato in realtà sono le aziende che ti stanno monitorando selezionando le informazioni utili al commercio, che produrranno nuovi contenuti pubblicitari e nuovi contenuti per attrarre consenso politico. Nella sostanza, i social media usano gli stessi schemi e le stesse regole della televisione per essere più pervasivi poiché sono gli utenti stessi che donano le informazioni importanti analizzate da pubblicitari e psicologi. Come preannunciava Pasolini, la televisione avrebbe cambiato la società facendola regredire per la sua capacità unilaterale di mistificare, manipolare, mentire e persuadere, ed oggi i social media stanno producendo un ulteriore cambiamento con gli stessi contenuti creati dagli utenti.

Non c’è dubbio che l’individuo conserva il libero arbitrio, ma se l’individuo è un immaturo? E se tutto l’ambiente (televisione, scuola, famiglia) fosse programmato per aver il maggior numero di immaturi possibile? Secondo il critico conservatore Joseph Epstein, sono sempre più numerosi gli adulti «prigionieri di uno stato mentale assimilabile a quello dello studente di liceo, e questo li porta a mangiare cereali, guardare ore e ore di televisione e sperare in conquiste sessuali».[2] «Nella realtà, i nostri diritti di apprendere sono già circoscritti», afferma il premio nobel Robert B. Laughlin[3]. Michel Foucault: «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere un certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi»[4].

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate. Non saranno più i cittadini a doversi adeguare al diritto, ma saranno i vizi dei followers a proporre politiche irresponsabili. E come insegna la storia democratica della Svizzera, che ha sempre funzionato senza questi strumenti, tutto ciò non è democrazia diretta, ma è la dittatura della maggioranza becera. La democrazia stessa come ci viene insegnato si basa sul dialogo e sulla conoscenza, in tal senso è il metodo democratico che attraverso il pluralismo delle idee consente di scegliere le proposte migliori. Nel processo della followership  il confronto delle idee non esiste ed è sostituito dalla capacità esclusiva di chi può persuadere ed influenzare.

Se nell’Atene di Pericle il potere politico era nelle mani del demos oggi è il nulla che ci governa, un nichilismo delle masse monitorato dagli algoritmi dei padroni di internet. Sono trascorsi secoli e secoli e l’essere umano anziché evolversi sta regredendo. Se Socrate, Platone, Aristotele dovessero vedere come impieghiamo le nostre energie mentali cosa direbbero? Cosa direbbe Dante Alighieri, cosa direbbe Leonardo Da Vinci?

Un documentario di Aleks Krotoski e prodotto dalla BBC fa il punto della situazione di internet dopo 20 anni. E’ interessante registrare l’opinione dell’inventore del world wide web, Tim Berners-Lee che nel 1980 quando era al CERN ha ideato il sistema per condividere i file. Secondo Tim, internet nata libera per avviare un processo di innovazione culturale, uno spazio creativo, ma potrebbe diventare un sistema di controllo globale poiché pochi soggetti si sono avvicinati al web per vendere, e  per controllare il “traffico” influenzando e condizionando gli utenti. L’ideatore dei social network, Steward Brand, esprime un’analoga riflessione e preoccupazione circa il rischio di controllo globale e l’enorme influenza di google, facebook, youtube, amazon nei confronti dei cittadini. I pionieri del web cercavano un’alternativa al sistema di potere offrendo maggiori libertà di opinione e di condivisione senza censura, ed essi crearono il web affinché i cittadini potessero avere libero accesso alla conoscenza, non per dare potere ai pochi o per fare soldi attraverso internet, o creare monopoli, oligopoli come hanno fatto Bill Gates e Mark Zuckerberg. I pionieri del web non sono elitari milionari che controllano la rete, mentre altri attraverso l’imposizione del copyright hanno creato imperi per cercare di controllare e influenzare gli utenti della rete. Le informazioni gestite dai giganti del web sono usate per logiche mercantili ed a volte sono usate anche per scopi politici a servizio dei Governi. Wikipedia nata per condividere e costruire la conoscenza dagli utenti stessi, contributi anonimi, in seguito ha assunto una conduzione gerarchizzata. Steward Brand nel 1985 creò The Well il primo social network, il primo forum ove ognuno poteva dire quello che voleva e nessuno giudicava gli altri, introdusse l’idea che tutto era concesso e da li nacque una sorta di costituzione radicale grazie a John Perry Barlow, ex autore del gruppo musicale Greatful Dead.

Internet rimane una grande opportunità per i cittadini, ma non c’è dubbio che sia un ambiente controllato e chi lo gestisce ha l’opportunità di sfruttare per il proprio tornaconto le informazioni che i cittadini condividono.

Le preoccupazioni di Tim Berners-Lee, Steward Brand e John Perry Barlow, i pionieri di internet, sono ampiamente legittime dato che per manipolare gli ignari navigatori della rete è possibile comprare i “mi piace” su facebook ed i “followers” su twitter per millantare un gradimento inventato dal nulla[5], altre società assoldano prezzolati giovani gruppi di influencer travestiti da “fake” per manipolare le opinioni all’interno di forum e social network, con lo scopo di vendere merci ed orientare consensi politici.

Il sistema dei sistemi da pericoloso può diventare opportunità se la società da nichilista si trasforma in società degli esseri umani per gli esseri umani, e questo dipende unicamente dalla cultura degli individui che si uniscono in un progetto serio e concreto. E’ evidente che un individuo consapevole del sé non può essere condizionato, ma per “sconnettere” gli schiavi dal sistema è necessario mostrare un elemento di confronto. E’ necessario un progetto politico che conosca il funzionamento del nostro cervello e quanto sia predisposto a manipolazioni e/o liberazioni (auto coscienza del sé). Gli esperimenti come quello di Milgram misurano il potere dell’autorità, mentre i programmi scolastici governativi distruggono la creatività umana. Ci vorrebbe un coordinamento di gruppi organizzati e strutturati per aumentare la cultura di base della società al fine di liberarsi dalle dipendenze psicologiche indotte da “potere invisibile” (cit. Bobbio). La progettazione e realizzazione di comunità libere è necessaria per concretizzare un modello sostenibile che mostri l’opportunità di sviluppare la creatività degli individui, e svelare le credenze, i condizionamenti dei sistemi informatici, e mostrare il corretto uso degli strumenti stessi come internet. Si tratta di un’azione politica fondata sulla consapevolezza di condividere valori e metterli in pratica secondo il normale principio di integrità morale.


[1] Il secolo del se’: macchine della felicità, http://www.youtube.com/watch?v=N3vAHoJk8H8
[2] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 26
[3] ROBERT B. LAUGHLIN, Crimini della ragione, Bruno Mondatori, 2009
[4] estratto dal video condiviso in youtube: Foucault – Chomsky: PARTE I – Potere e Società Futura (ita)
http://www.youtube.com/watch?v=8dgtXCTmAoI
[5] Luca Salvioli, 16 maggio 2012, http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-16/ecco-come-comprare-50mila-161429.shtml?uuid=AbQ44RdF

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Durante la transizione che stiamo vivendo palare di destra e sinistra è fuorviante. Parlare di fine del capitalismo, globalizzazione, liberismo e bioeconomia è illuminante, ma in Italia non si parla di questi temi, nei media si discute ancora di destra e sinistra e si confonde l’economia con la finanza. Parlare del fatto che siamo a cavallo di un’epoca e siamo alla fine dell’era industriale è illuminante, ma in Italia si parla ancora di destra e sinistra e non si accetta il fatto che la vita su questo pianeta è determinata dalla leggi della fisica, e non dall’inganno psicologico indotto dalla religione finanziaria, una credenza diffusa per condizionare istituzioni pubbliche e popoli.

Alcuni Paesi europei ed extraeuropei consapevoli della fine di un’epoca stanno compiendo scelte strategiche nel settore dell’energia, ad esempio come ridurre la dipendenza dagli idrocarburi (petrolio e gas), e diverse città europee stanno avviando piani e programmi in tal senso, anche sperimentando forme di “rigenerazione urbana”, ma in Italia si parla di destra e sinistra e di “stop al consumo del suolo”, con toni immaturi, solo perché le lobbies delle costruzioni, dopo la seconda ondata di speculazione edilizia (1997 – 2008), non riescono più a vendere gli alloggi costruiti, ma l’argomento che tiene banco nei media è la “lotta” fra destra e sinistra, le riforme, lo spread, la crescita. Il 24 febbraio 2013 durante le elezioni politiche, 11.634.228 di cittadini hanno preferito non dare deleghe, invece chi ha ricevuto le deleghe sta usando quei voti per farsi i propri affari negando i diritti costituzionali, anche a quegli 11.634.228 di cittadini rimasti a casa. Durante la transizione che stiamo vivendo palare di destra e sinistra è fuorviante, ed i cittadini, anziché preoccuparsi del proprio presente futuro, si limitano ad urlare, lamentarsi, a litigare l’uno contro l’altro e in questo modo favoriscono proprio quell’élite che li tiene in schiavitù.

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda  tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione. Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo. Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.[1]

Durante la transizione che stiamo vivendo i cittadini hanno la libertà di condizionare il sistema del credito, possono usare guadagni e risparmi per applicare la scienza della sostenibilità, possono creare nuova occupazione utile al bene comune e migliorare la qualità della propria vita, possono accedere a tutti i livelli di conoscenza e realizzare progetti importanti. Compiere questo passo richiede un impegno: svelare tutte le credenze di questa società progettata male, tutte le credenze “economiche” e politiche che finora hanno programmato i pensieri di buona parte dei cittadini addomesticati. Il giorno in cui i cittadini applicheranno la Costituzione italiana questo sarà un dei paesi più belli al mondo, questo bel sogno fino a quando la Costituzione ci sarà ancora, forse fra pochi anni non ci sarà più, grazie al silenzio degli ignavi!!!


[1] Jean-François Brient e Victor León Fuentes, http://www.delaservitudemoderne.org/testo.html

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L’alternativa esiste

I diritti universali dell’uomo possono essere tutelati con una volontà politica diffusa. Il capitalismo degenerato nella religione liberista che vediamo negli USA e nell’euro zona è giunto al termine della sua espansione. Nei territori occidentali Stati e Nazioni non hanno più alcun significato. Per la religione predominante non esiste la storia, non esistono le identità dei popoli. Le SpA al vertice del sistema usano l’economia del debito, i servizi segreti, gli eserciti, il WTO e la Nato per presidiare e rubare le fonti energetiche e predare le materie prime del pianeta. Tutto ciò è ormai evidente.

Cambiare sistema, uscire dalla gabbia psicologica di questo potere autoritario è assolutamente prioritario, è in gioco la sopravvivenza dei popoli occidentali stessi. La crescita della disperazione sociale e dell’incertezza sono la testimonianza concreta di un urgente cambiamento radicale.

L’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) è un esempio politico concreto di come si possa tutelare l’economia reale in alternativa alla religione liberista dell’UE e degli USA. Secondo i principi sottoscritti ALBA deve combattere gli ostacoli all’integrazione delle sue radici, cioè:

  1. la povertà della maggioranza della popolazione,
  2. le profonde diseguaglianze e asimmetrie tra i paesi,
  3. gli interscambi e relazioni non paritarie nelle relazioni internazionali,
  4. il peso di un debito impossibile da pagare,
  5. l’imposizione della politica di risanamento strutturale del FMI, della Banca Mondiale e le rigide regole dell’OMC insidiano le basi del sostegno politico e sociale,
  6. gli ostacoli all’accesso all’informazione, alla conoscenza ed alla tecnologia che derivano dagli attuali accordi sulla proprietà intellettuale; e,
  7. il prestare attenzione ai problemi che affliggono il consolidamento di una vera democrazia, come la monopolizzazione dei mass media

Portogallo, Spagna, Grecia, Italia, Irlanda, Islanda possono copiare il progetto ALBA e farne parte per uscire dall’economia del debito e assicurarsi un aiuto concreto dal breve contraccolpo dell’uscita dall’usurocrazia imposta dall’euro zona.

Argentina, Ecuador ed Islanda hanno insegnato, in percorsi diversi, come riprendersi la sovranità e la libertà per decidere in autonomia il proprio futuro assicurando una certezza economia alle future generazioni.

Rimanere nell’euro ha un costo elevato. L’esempio visibile si chiama Grecia, e soprattutto l’aumento della disoccupazione, non solo in Italia, ma in tutta l’euro zona. E’ sufficiente leggere il bilancio dello Stato per notare l’immorale interesse e il ricorso ai mercati per coprire il valore dello scambio Titoli e moneta debito. Nella sostanza c’è una zavorra enorme che impedisce la prevenzione primaria, la manutenzione dei nostri beni, la progettazione di servizi, scuole, ospedali etc.

La cassa ci dice che nel 2011 entrano con le tasse 411 miliardi e si spendono 500 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 310 miliardi. Nel 2012 entrano con le tasse 449 miliardi e si spendono 527 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 324 miliardi. Per il 2013 si prevedono con le tasse 475 miliardi di entrate e si spenderanno 527 miliardi, mentre l’indebitamento dovrà essere di 246 miliardi. Leggiamo chi mantiene lo Stato: nel 2011 i lavoratori pagano 161 miliardi e le imprese 33 miliardi, mentre nel 2012 i primi versano 177 miliardi e le imprese versano 41 miliardi. Nel 2011 lo Stato paga 84 miliardi di interessi sul debito, e nel 2012 gli interessi sono 88 miliardi.

Uscire dall’euro costa. Chi auspica l’uscita dall’euro fa notare una considerazione semplice ed efficace. Col trascorrere del tempo il costo sociale nel rimanere nell’euro è maggiore dell’uscita. Semplificando: far parte dell’euro zona impedisce di applicare la Costituzione che impone il controllo del credito, la cancellazione delle diseguaglianze e lo sviluppo degli esseri umani in armonia con la natura. In sostanza far parte del sistema euro non garantisce i diritti, ma solo a chi può sfruttare tale sistema. L’euro è un sistema che conserva ricchi i paesi “centrali” e mantiene la povertà nei paesi “periferici”, insomma cronicizza le diseguaglianza fra Nazioni, l’opposto dei principi costituzionali.

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Il Corriere della Sera pubblicando l’intera lettera di Trichet, BCE, scopre l’acqua calda.

Quando i popoli sono stati venduti (Trattato di Maastricht e poi di Lisbona) ai banchieri privati è sorta, giustamente, una letteratura sterminata che racconta quanto sia determinante il controllo sulla moneta. Celebre è la frase di Mayer Amschel Rothschild, fondatore della dinastia dei banchieri Rothschild, che disse: “Datemi il controllo sulla moneta di una nazione e me ne frego di chi fa le leggi“.

Altrettando celebre la frase del premio nobel, Maurice Allais: “la creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari”. Oggi siamo al culmine del lungo e lento processo di rifeudalizzazione della società preconizzato e voluto dall’élite europea. Meno diritti, moneta unica a debito, meno democrazia, meno trasparenza.

Ribadiamo che i burattini italiani della volontà dell’élite sono equamente distribuiti sia a destra come a sinistra. Precisamente, la spinta iniziale sul triste destino, fu quella di Andreatta prima (1981) e di Romano Prodi, poi con Carlo Azeglio Ciampi per l’ingresso nell’euro, la moneta debito. L’idea moderna di società è il frutto di tanti incontri fra intellettuali, il primo ad osare fu Friedrich von Hayek, del noto think tank Mont Palerin Society sostenitore della religione chiamata neoliberismo.

Il problema non è solo la moneta debito ma la cancellazione della Costituzione sostituita dall’antidemocratico Trattato di Lisbona senza il consenso del popolo sovrano, il trattato che fu bocciato – tramite consultazione popolare – da francesi, olandesi e irlandesi ma approvato dai Parlamenti.

Vista l’accelerazione della crisi e la possibilità di un prossimo default, Loretta Napoleoni, economista italiana di fama internazionale dal suo ultimo testo Il contagio è implacabile:

Nel 2001 grazie ai currency-swaps, la Grecia può entrare nell’euro, in ritardo di appena un anno rispetto all’Italia di Prodi, che già fa parte del club grazie agli stessi stratagemmi e ai prodotti venduti alla fine degli anni novanta dalla gemella Goldman, J.P. Morgan. Apparentemente le due nazioni hanno le carte in regola, sia l’Italia che la Grecia presentano un deficit sotto il tetto massimo stabilito da Maastricht. Peccato che tecnicamente parlando si tratti di clamorosi falsi in bilancio. Naturalmente il Tesoro italiano e quello greco ne sono al corrente ma si guardano bene dal dirlo. Il ministro dell’economia e pochi intimi sono i soli ad avere una visione obiettiva del debito, sono infatti loro che tengono il cosiddetto swap book, dove vengono registrate tutte le operazioni di questo tipo. Neppure il Parlamento è a conoscenza di questi retroscena. Non esiste infatti l’obbligo di presentare le operazioni di swap né quello di farle approvare.  […] Se le banche hanno architettato  la falsificazione dei bilanci dello Stato in combutta coi politici di turno, non è giusto che siano loro a pagare le conseguenze piuttosto che il contribuente?” (in Il contagio, Rizzoli, 2011, pag. 65-66).

Cambiando paradigma culturale possiamo riprenderci la nostra esistenza.

P.S. onore e merito a Nando Rossi che nel luglio del 2008 “sganciò la bomba sulla BCE”; tre anni prima che il quotidiano italiano più venduto accendesse la luce su chi governa realmente, grazie alla pubblicazione della lettera di “un” banchiere (Trichet – Draghi) che ordina cosa fare al Governo italiano violando palesemente la democrazia rappresentativa.

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