Altri casi studio a scala di quartiere e parti di città


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.5.6.1.4       Altri casi studio a scala di quartiere e parti di città

Hammarby Sjöstad Stoccolma
Hammarby Sjöstad, Stoccolma.

Hammarby Sjöstad (Stoccolma, Svezia): un quartiere per 25 mila abitanti che recupera un’area industriale e portuale, il quartiere è la riproposizione in chiave moderna della città ottocentesca. Vi è uno sforzo per garantire l’auto sufficienza energetica degli 8.000 appartamenti tramite fonti energetiche alternative. Il quartiere dispone di un sistema di riciclaggio a sistema chiuso in cui gli abitanti forniscono il 50% dell’energia attraverso i rifiuti mentre il restante 50% deriva dai pannelli fotovoltaici, solari etc. La mobilità interna è essenzialmente pedonale e ciclabile ed è efficiente poiché i servizi sono distribuiti in maniera capillare[1].

Bo01 city of Tomorrow (Malmö, Svezia), periodo 2001-2020, recupero di una vasta area portuale. È un quartiere sperimentale realizzato su una superficie di 30 ettari, di cui 18 destinati ad ospitare un nuovo tessuto edilizio e 12 destinati ad aree verdi. L’iniziativa è da ricondursi alla società no-profit Bo01 AB mentre il progetto del master plan è di Klas Tham. Il tessuto è caratterizzato da media densità, con edifici il cui numero di piani varia da 2 a 6 piani ed una sola torre di 45 piani. Una centrale eolica distante 3 km dal quartiere soddisfa il fabbisogno di 200 appartamenti, inoltre 1.400 mq di pannelli solari forniscono il 10-15% del calore necessario. Ogni casa di Bo01 è autorizzata a un consumo massimo di 105kWh/m2/anno.

Skarpnäk è il quartiere a Sud di Stoccolma (Svezia) realizzato nel 1982 ove possiamo osservare un buon equilibrio fra residenza, servizi, mobilità, spazio pubblico e privato per circa 10.000 abitanti. In questo progetto di Leif Blomquist e Eva Henstram troviamo i principi delle città raccolte intorno a piazze strade come accadeva in maniera corretta durante il medioevo (Gehl, 2012).

Hafen city Amburgo
Hafen city, Amburgo.

Hafen city (Amburgo, Germania), 12.000 abitanti: il masterplan prevede un sistema di spazi aperti articolati in spazi pubblici e privati interconnessi. L’interno di Hafencity è articolato in diversi quartieri: Elbbrücken caratterizzato da alta densità urbana, edifici a torre e un mix di funzioni legate soprattutto all’attività commerciale (aziende, hotel, commercio a dettaglio e ristorazione); il quartiere Baakenhafen destinato alle residenze e al tempo libero, il quartiere Oberhafen destinato alla creatività e agli spazi culturali. Il progetto prevede la sostenibilità attraverso lo sfruttamento delle risorse rinnovabili, l’uso di standard ecologici molto elevati per gli edifici e l’applicazione di materiali da costruzione ecologicamente compatibili, prevede anche la realizzazione di aree a tutela della biodiversità.

Rieselfeld (Friburgo, Germania) l’area di 70 ettari con 4.200 alloggi e 12.000 abitanti comprende anche il quartiere Vauban di 34 ettari ove, fra il 1998 e il 2006, si riqualifica un’area militare dismessa e si insediano 5.000 abitanti con servizi pubblici, verde pubblico, attività commerciali, artigianali e industriali.

GWL (Amsterdam, Olanda), periodo 1993-1998 (Maretto, 2013): sei ettari e 625 unità residenziali, recupero di un’area urbana precedentemente occupata da un’azienda. L’area si sviluppa attorno all’edificio ex industriale il quale definisce, a sua volta, due piazze: quella principale, dominata dalle facciate neogotiche degli ex edifici industriali restaurati e dentro cui sono stati creati una serie di spazi commerciali; l’altra a configurarsi come una sorta di “porta” di accesso alla città consolidata. L’energia necessaria ai residenti deriva da un impianto di co-generazione dotato di scambiatore di calore. Uno degli obiettivi principali in questo progetto era di realizzare un quartiere car-free ed oggi solo il 20% degli abitanti di GEL Terrien è proprietario di un’auto.

A San Jose (California) nel 1995 sorge un progetto di rivitalizzazione di un’area produttiva dismessa (30 ettari) e si interviene con alta densità e mixitè funzionale e sociale; in località Bremerton Dowtown, Washington si recuperano quartieri (“città della marina e centro culturale”) con alta densità, mix di funzioni e spazi pubblici di qualità; a Parigi su un’area di 50 ettari nel quartiere Bercy (realizzazione 1988-1992) sono stati insediati 3.000 abitanti con intervenendo con mixitè sociale, social housing e nuovi spazi pubblici; in Scozia a Glasgow nel quartiere Gorbals (realizzazione 2002-2003) si è progettato un intervento di densificazione per 10.000 abitanti rigenerando un vecchio quartiere industriale costruito in epoca vittoriana. Il progetto ha previsto lo sviluppo di funzioni miste: abitazioni, attività direzionali e commerciali, residenze per studenti, usi alberghieri, attività artigianali e verde pubblico. A Gorbals si è preferito l’impiego delle fonti energetiche alternative, una mobilità sostenibile e l’uso di materiali compatibili.

Un altro esempio paradigmatico è la rigenerazione del quartiere francese nella cittadina di Tübingen in Baden-Württemberg (Germania), un’area di 60 ettari riprogettata da cooperative edilizie puntando alla densità edilizia con mixitè funzionale, uso di energie rinnovabili e filiera corta.

A Barcellona (Spagna), 22@Barcelona è un piano di rigenerazione urbana (2004-2010) su un area estesa di 198,36 ha ove si trasformano suoli abbandonati attraverso una regolazione delle densità[2] e si indirizza la tassazione sulla rendita immobiliare per costruire la cosiddetta città pubblica e favorire nuova occupazione con nuove attività “produttive leggere”.

22Barcellona
22@Barcelona, Plan Especial de Patrimonio Industrial, (Fonte immagine: Clos, 2008).

Considerazioni aggiuntive: Gli esempi virtuosi realizzati ad Hammarby Sjöstad (Stoccolma, 25.000 ab; 160 ha), Bed ZED (Londra, 250 ab; 1,8 ha), Ecolonia (Alphen aan den Rijn, Olanda, 800 ab; 7 ha), de Bonne (Grenoble, 2.000 ab; 8,5 ha), Bo01 (Malmö, 1.400 ab; 25 ha), Vauban (Friburgo, 5.300 ab; 38 ha), GWL Terrein (Amsterdam, 1.400 ab; 6 ha), Rieselfeld (Friburgo, 11.000 ab; 70 ha), Kronsberg (Hannover, 7.500 ab; 70 ha), Eco-Viikki (Helsinki, 1.700 ab; 23 ha), Solar city (Linz, Austria, 3000 ab; 36 ha) sono l’espressione di una sperimentazione urbana della città moderna. La maggior parte dei nuovi quartieri sono localizzati in aree dismesse industriali o militari, che sono o periferiche, o interne alle zone consolidate. La maggior parte di questi interventi si preoccupa di contenere la domanda di energia fossile utilizzando le migliori tecnologie che sfruttano fonti alternative. Un approccio conservativo della memoria storica di taluni edifici è presente negli interventi a de Bonne (gli edifici della caserma) e GWL Terrein (edifici della Compagnia della municipalità). Solar City, Kronsberg, Rieselfeld ed Eco-Viikki sono quartieri di fondazione che rompono con la trama esistente. GWL Terrein, Vauban e de Bonne sono quartieri realizzati su aree dismesse all’interno della città, mentre Solar City, Kronsberg, CasaNova (Bolzano, 3.000 ab; 10 ha) sono realizzati in aree suburbane. Solar City si caratterizza per essere un insediamento autonomo, una “città satellite”. Gli interventi sono abbastanza eterogenei per dimensione e approccio, ma condividono l’intenzione ecologica e l’applicazione di tecnologie innovative. Nonostante l’intenzione di interpretare la sostenibilità, vi sono delle contraddizioni poiché o non si inseriscono nella trama urbana esistente e non la migliorano, oppure consumano altro suolo agricolo.

Questo breve excursus dimostra che nel mondo professionale esiste una competenza, una strategia per uscire dalla recessione, e ci sono numerosi casi studio che mostrano buoni e cattivi esempi, buoni e cattivi modelli. La sperimentazione e gli errori hanno consentito di migliorare le proposte progettuali, così come migliorare i modelli gestionali, amministrativi, economici e politici.

Ci sono state diverse esperienze e buone pratiche di recupero urbano, dal punto di vista energetico e urbano, con l’obiettivo di migliorare la qualità tecnologica delle abitazioni e la qualità urbana degli spazi aperti. Anche in Italia, metà anni ’90 (“programmi complessi”), abbiamo avuto casi di recupero nei centri storici attraverso specifici piani e strumenti legislativi, e riqualificazione delle aree urbane degradate.

I modelli più recenti e interessanti sono rappresentati da “progetti di comunità” e di “pianificazione partecipata “. La ricaduta positiva di questi interventi è il soddisfacimento del bisogno di casa, l’offerta di lavoro, e la realizzazione di spazi confortevoli. Da un lato ci sono i metodi d’ispirazione liberista ove i progetti sono sostenuti dal capitale privato che trasforma interi quartieri condizionati da logiche speculative, e da un altro lato ci sono i “progetti di comunità” tramite progetti che puntano alla sostenibilità, alla coesione sociale e alla tutela di tutti gli abitanti. Gli strumenti utilizzati sono i diradamenti urbanistici, le demolizioni e le ricostruzioni, e la razionalizzazione delle aree pubbliche, tutto ciò al fine di creare migliori condizioni di vita, migliore qualità edilizia e favorire il mix funzionale.

Sul piano culturale i progettisti stanno sperimentando la “scienza della sostenibilità”, mentre le committenze pubbliche e private dovrebbero cogliere quest’opportunità per realizzare soluzioni migliori. Se distacchiamo il concetto di lavoro dal concetto di utilità sociale possiamo intuire che non tutti i lavori sono utili alla società e scegliere di sostenere solo questi ultimi. Finalizzando il lavoro alla rigenerazione urbana attraverso la sostenibilità è possibile creare occupazione virtuosa avendo cura degli ambienti costruiti e garantendo un prolungamento di vita delle città, consentendo alle future generazioni di crescere in ambienti migliori, dal punto di vista ecologico, culturale, sociale e occupazionale. Persino le leggi[3] suggeriscono di adottare il concetto di qualità architettonica e urbanistica come bene sociale, il fine è tutelare la qualità dell’ideazione e della realizzazione architettonica cui si riconosce la rilevanza pubblica ai fini della tutela del paesaggio e il miglioramento dell’ambiente e della qualità della vita. Anche in questa proposta è ancora presente l’ossimoro sviluppo sostenibile che contrasta con la sostenibilità, ma è sufficiente cancellare l’ossimoro.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Perrone & Gorelli, Il governo del consumo di territorio, Firenze, 2012.
[2] Ad esempio riequilibrando le densità con incrementi delle superfici lorde edificabili sui suoli sottoutilizzati e abbandonati.
[3] Riforma Urbani, disegno di legge sulla qualità architettonica presentato il 5 dicembre 2008 (S. 1264).

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