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Archive for maggio 2014

Europee 2014

Il sistema capitalistico alimentato dall’economia del debito che sta distruggendo la natura (uno dei quattro fattori della produzione) non poteva reggere a se stesso, tant’è che la crisi è di sistema, ed ha coinvolto anche il fattore del lavoro. Diversamente dagli USA che hanno scelto una politica espansiva, l’Unione Europea ha scelto l’austerità e l’euro zona ha innescato una depressione economica a causa dei sui criteri contabili: patto di stabilità e crescita, MES e fiscal compact. Questa depressione ha aumentato la disoccupazione innescando un senso di sfiducia verso le istituzioni, ed una parte consistente dei cittadini ha preferito non votare, tant’è che il partito del non voto rimane il primo partito con 20.348.165 astenuti e se sommiamo anche le schede bianche e nulle arriviamo a 21.880.739 di cittadini che non hanno un rappresentante politico. Il PD vince le elezioni con 11.172.861 di voti, segue il M5S con 5.792.865 di voti, quasi la metà, poi segue Forza Italia con 4.605.331 di voti. Un nuovo partito l’Altra Europa con Tsipras riceve 1.103.203 di voti superando la soglia del 4% necessaria per entrare nel Parlamento europeo. NCD di Alfano riceve 1.199.703 di voti (4,38%) e la Lega 1.686.556 di voti (6,16%).

Un anno fa alla Camera dei Deputati il PD guidato da Cofferati e Bersani ha ricevuto 8.646.034 di voti, il PDL di Berlusconi 7.332.134 di voti, e il M5S di Grillo 8.691.406 di voti. Confrontando politiche nazionali con politiche europee accade che il partito di Governo, il PD guidato da Renzi guadagna 2.526.827 di voti, mentre l’opposizione M5S di Grillo perde 2.898.541 di voti. La coalizione di Berlusconi perde 2.726.803 di voti. Sparisce l’immagine di Monti che riceve 196.157 di voti, nel 2013 aveva ricevuto 2.823.842 di voti (Scelta civica). La Lega Nord di Salvini guadagna 296.022 voti, 1.686.556 (2014) 1.390.534 (2013). Si può constatare che PD e Lega Nord nel cambiare i propri vertici abbiano comunicato agli elettori una capacità di auto rigenerarsi e questo probabilmente ha influito. Il M5S quando è entrato nel Parlamento italiano ha perso consensi ed in queste elezioni europee è stata l’unica opposizione a perdere 2,8 milioni, mentre tutte le altre hanno guadagnato consensi facendo crescere la voce critica nei confronti dell’euro zona. Due piccoli partiti critici nei confronti dell’euro come la Lega e Tsipras hanno ricevuto 2.789.759 di voti, la Lega chiede di uscire dall’euro, Tsipras chiede di restare nell’euro, ma di cambiare i Trattati. Il M5S ha presentato 7 punti palesemente ambigui e contraddittori fra loro preferendo una comunicazione caratterizzata da scontri personali, piuttosto che privilegiare un atteggiamento costruttivo e proposito coinvolgendo talenti e persone capaci e meritevoli. I litigi interni al M5S hanno inciso negativamente, così come la scarsa partecipazione al mezzo – blog (2013, 33mila votanti; 2014, 35mila votanti) – rispetto ai milioni di elettori che di fatto ne pregiudicano il senso democratico e delegittimano i partecipanti.

In Italia c’è chi continua a guardarsi il proprio ombelico, mentre in queste elezioni si è votato per rinnovare il Parlamento europeo. Il risultato elettorale dice una cosa chiara: l’euro zona non piace a una parte importante degli europei, e l’hanno dimostrato cambiando la rappresentanza in Grecia e in Francia, mentre è altrettanto clamoroso il risultato nell’Inghilterra, che non usa l’euro, ove l’Ukip di Farage vince le elezioni, in Spagna i partiti tradizionali calano, ma resistono. La Germania che ha goduto più degli altri paesi il vantaggio della moneta unica durante questi dieci anni di euro, consente di mantenere un primato politico e il centro destra tiene, ma avanzano gli “euroscettici”. Mentre nel resto d’Europa i cittadini cambiano idea, in Italia, uno dei paesi Piigs, vince il PD di Renzie e perde l’opposizione M5S. In Italia è impressionante il dato delle schede nulle 954.718, il 3,3%, con lo 0,7 in più raggiunge la soglia per entrare in Parlamento.

L’Unione Europea delibera le proprie scelte col sistema della co-decisione, pertanto per cambiare rotta al sistema attuale gli “euroscettici” dovrebbero essere maggioranza nei rispettivi parlamenti, ed oggi non è così. Se in futuro Farage e Le Pen confermano gli attuali consensi allora potranno cambiare le sorti dell’UE attraverso il condizionamento del Consiglio d’Europa. I partiti tradizionali PPE e PSE rappresentano la maggioranza del Parlamento europeo, e l’attuale ascesa degli “euroscettici” senza un coordinamento concreto non riuscirebbero ad influenzare Commissione e Consiglio, anch’esse controllate da PPE e PSE.

l’EPP (cioè il PPE) ottiene 212 seggi, l’S&D 187 e l’ALDE 72, cioè l’EPP e l’S&D hanno una maggioranza con 399 seggi e questo Parlamento dovrà eleggere la Commissione con una maggioranza assoluta dei deputati (376 su 751), nella sostanza destra e sinistra si uniranno per formare una grande coalizione. Gli euroscettici che non hanno un proprio gruppo parlamentare conquistano 102 seggi. Nessuno dei candidati alla Presidenza della Commissione è un convinto “euroscettico”: Schulz (PSE), Junker (PPE), Verhofstadt (ALDE), Keller (VERDI), rientrano nel pensiero unico dello status quo (liberismo), solo Tsipras si distingue dagli altri poiché dichiaratamente di sinistra, ma non è un vero “euroscettico”. Come si comporteranno questi gruppi politici circa gli accordi immorali TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership)? E’ già noto il fatto che PPE e PSE sono i sostenitori del liberismo proposto nei TTIP recando danni all’economia reale dei paesi membri.

Il cambiamento di cui le persone avrebbero bisogno è un percorso lungo, ma non è ancora iniziato poiché non esiste un soggetto politico che avvicina i cittadini alla politica con metodo meritocratico e democratico, la crescita del partito del non voto dimostra il livello di apatia e sfiducia dei cittadini verso tutti i soggetti politici, e l’inversione di marcia è possibile solo attraverso un impegno serio ed onesto, con le capacità democratiche dei cittadini che costruiscono i movimenti/partiti politici.

Chiunque studi le basi dell’economia sa bene che i fattori della produzione sono quattro: natura, capitale, lavoro ed organizzazione. L’attuale sistema culturale ha messo in crisi tutti e quattro i fattori della produzione poiché è stata costruita una società sull’economia del debito, sulla dipendenza dagli idrocarburi (petrolio e gas) e sull’obiettivo di far crescere il Prodotto Interno Lordo, ignorando i principi della fisica e della fotosintesi clorofilliana. In questo periodo di transizione la classe dirigente politica dovrebbe essere pagata per promuovere programmi concreti avviando un piano per il lavoro utile, e ben consapevole di come usare i fattori: natura, capitale, ed organizzazione, senza pregiudicarne le risorse finite alla future generazioni. Poiché siamo alla fine dell’era industriale bisogna ripensare l’organizzazione e distribuire il capitale in funzione di nuovi stili di vita, nuovi modi di costruire e nuovi modi di vivere molto più sostenibili grazie all’innovazione tecnologica (fonti alternative ed agricoltura sinergica). Se la classe dirigente non ha la formazione culturale per realizzare questo obiettivo, è dovere dei cittadini cambiarla con criteri di merito circa la verifica politica e metodo democratico; com’è dovere dei cittadini realizzare direttamente una società migliore di quella attuale, agendo sul capitale e sull’organizzazione. Numerosi cittadini stanno “aggiustando” le proprie città e le proprie comunità attraverso la “rigenerazione urbana“, ed è ragionevole pensare che anche gli italiani vadano nella direzione del reale cambiamento partendo da noi stessi. Abbiamo a disposizione tecnologie che ci consentono di diventare produttori e consumatori di energia, possiamo auto produrre una parte dei beni di cui abbiamo bisogno, così come possiamo diventare co-gestori dei beni comuni locali. Per andare in questa direzione ci vuole una buona organizzazione e il desiderio di conoscere nuovi modelli, quindi ci vuole sacrificio ed un onesto impegno intellettuale.

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