La decrescita felice negli insediamenti umani


1.5.5.3       La decrescita felice negli insediamenti umani

Possiamo osservare che buona parte delle prescrizioni elencate in precedenza si esplicano attraverso i termini ridurre, minimizzare e migliorare al fine di valorizzare e tutelare [patrimonio, ambiente e risorse]. Sono tutti termini simili alla decrescita ma non suggeriscono una privazione, un ritorno al passato, non stimolano nella percezione comune immagini negative, anzi sono prescrizioni necessarie per raggiungere obiettivi virtuosi e importanti. La decrescita è un termine nato nell’ambito economico e viene introdotto per suggerire la decrescita selettiva[1] del PIL attraverso criteri qualitativi figli della bioeconomia. Il PIL usato nella comunicazione politica e nella divulgazione mediatica è un indicatore quantitativo monetario tristemente noto poiché non serve per migliorare la qualità della vita. Il PIL viene preferito dalla classe politica poiché da esso si stabilisce l’aliquota di tasse da pagare che i partiti ed il legislatore decidono di ridistribuire. Nell’economia reale, e soprattutto attraverso le applicazioni tecnologiche e la progettazione, sappiamo che per realizzare un miglioramento della società dobbiamo far decrescere e/o cancellare gli sprechi generati da obsoleti paradigmi culturali, poiché quegli sprechi fanno aumentare il famigerato PIL da cui la società dei consumi delle merci trae i profitti monetari. È facile osservare che applicando le prescrizioni di riduzione l’insediamento umano fa decrescere e/o cancellare gli sprechi, cioè le prescrizioni fanno diminuire selettivamente il PIL ma consentono di migliorare la qualità della vita.

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[1] Secondo la filosofia politica della decrescita il PIL è un indicatore obsoleto e sbagliato, e pertanto non si auspica la riduzione assoluta del PIL ma la cancellazione di sprechi e politiche considerate inutili, poiché non fanno migliorare la qualità della vita anzi la peggiorano.
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