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Archive for luglio 2011

Il contesto: entro il 2 agosto gli USA rischiano il default, i greci sono oppressi dalla BCE e dal FMI, le agenzie di rating continuano a ricattare l’Italia, i giovani spagnoli sono in rivolta da mesi, gli islandesi sono tornati liberi cacciando il governo corrotto e gli usurai banchieri, nel nord Africa continuano le manifestazioni…

Quelli appena accennati sono solo gli effetti di un pensiero dominante devastante e immorale, divulgato per decenni nelle università e dai media, in estrema sintesi: espansione monetaria, PIL, petrolio.

I cittadini ben informati hanno la grande opportunità di mostrare modelli sociali etici, sostenibili, e di buon senso grazie a un ritorno all’economia naturale e reale, e alla co-gestione diretta delle comunità. Un modello  applicabile anche grazie al ritorno di giovani coppie, in piccoli centri urbani, negli straordinari piccoli comuni italiani, ricchi di natura e bellezze di “pietra”.

Nel nostro paese vi sono territori naturali abbandonati dalla maggioranza degli italiani a causa dell’inseguimento di un sogno materialista: fenomeno dell’urbanesimo e del produttivismo industriale. Ci troviamo alla fine di un ciclo, di fronte ci sono nuove opportunità e bisogna scegliere fra autoritarismo e democrazia. L’attuale crisi offre spunti di riflessione e può aiutare lo sviluppo, o la nascita di nuove comunità maggiormente consapevoli circa il “picco del petrolio” proponendo stili di vita più consoni agli esseri umani vivendo un consumo critico e in armonia con la natura alzando di molto il livello di qualità della vita.

Le nuove tecnologie sull’uso razionale dell’energia offrono soluzioni ragionevoli per eliminare la dipendenza dagli idrocarburi (petrolio e gas). Applicando un mix-tecnologico (riduzione della domanda energetica, pompe di calore geotermiche, mini eolico, fotovoltaico, “celle a combustibile”) le case diventano fonti attive di energia e possono scambiare i surplus in “smart-grid”. I cittadini diventano produttori e consumatori di energia, padroni delle reti locali. Ricalcando il modello delle reti mesh i cittadini possono gestire diversi servizi essenziali (acqua, rifiuti, energia, mobilità) attraverso internet, scavalcando il potere delle SpA, che influenzano i poteri locali, figlio del modello immorale dei paradisi fiscali, scatole cinesi e società off-share.

Gruppi di cittadini uniti in comunità possono realizzare una rete di orti sinergici e scambiare le eccedenze in una rete sociale. L’agricoltura naturale per autoconsumo, soddisfa pienamente i bisogni primari e consente di avere un notevole risparmio sui consumi mensili familiari riducendo gli sprechi economici (acquisti compulsivi sulla spesa) e soprattutto aumentano la qualità della vita grazie al consumo di cibo sicuro, più buono e controllato.

Facciamo questa semplice considerazione: oggi il prezzo del pesce è condizionato dal costo del carburante per i pescherecci, incide quasi per il 50%. Sostituendo i motori a combustione con i motori elettrici figli della tecnologia di Tesla questo sovra prezzo scompare, si cancella una dipendenza (idrocarburi) e si elimina l’inquinamento ambientale causato dal diesel o dalla nafta. Ricordiamo che la Tesla motor produce un motore che compie ben 300 miglia con una sola ricarica, sviluppando questa tecnologia si può raddoppiare tale risultato. Dimezzando le spese per i pescatori, conseguentemente, diminuiscono anche le battute di pesca e il mare può tornare a “respirare” consentendo un ripopolamento delle specie ittiche (tutela delle biodiversità). In fine, applicando la cultura del gruppo di acquisto e della filiera corta, i cittadini anziché acquistare pesce importato dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) possono tornare a consumare il pescato nostrano a sostegno dell’economia locale.

Applicando queste due strategie: autosufficienza energetica e sovranità alimentare, i popoli sono più liberi e meno condizionati dalla finanza immorale e dagli usurai banchieri.

Per completare questo percorso e applicare meglio i nuovi indicatori (Benessere Equo e Solidale – BES) che migliorano la qualità della vita bisogna introdurre tutti gli  strumenti di democrazia diretta negli Enti locali (peso politico e governante) e usare una moneta “complementare” legata all’economia locale (percorso per ripristinare la sovranità monetaria, artt. 1 e 47 Cost.). In questo modo la felicità dei cittadini è maggiore poiché decidono direttamente sull’organizzazione territoriale e diventano più responsabili sulla spesa pubblica, bene comune.

Con questi “strumenti” i cittadini saranno resilienti e capaci di sopportare “attacchi” esterni prodotti dalle agenzie di rating che ricattano i Governi. Pian piano i cittadini si riappropriano delle capacità produttive e avviano una crescita culturale delle capacità individuali (autostima) e dell’artigianato locale mirando anche, alla creazione di tessuti per soddisfare il bisogno di vestirsi. La storia degli ultimi secoli è ricca di valori artigianali tipici del popolo italiano, una creatività del saper fare che si è distinta per ingegno, efficacia, utilità, valore artistico e duttilità. Il pensiero dominate industriale sta distruggendo queste virtù italiane per motivi di pura avarizia. In diverse aree dell’Italia, soprattutto nei piccoli centri, scopriamo una resistenza virtuosa del saper fare, dal cibo all’artigianato; questi valori non vanno solo tutelati, ma promossi con fermezza e diffusi su tutto il territorio per ridurre o eliminare la dipendenza dalle multinazionali.

I piccoli comuni diventano città autosufficienti creando bisogni primari, in linea coi principi costituzionali, e così nascono società virtuose che potranno vivere in serenità e pace, dove le persone svolgono mestieri appaganti e sostenibili riscoprendo il piacere di stare insieme, dedicando maggiore tempo all’educazione dei figli, alla convivialità e alla reciprocità.

Un’indagine promossa da Demos-Coop mostra che la parola decrescita ha assunto un significato positivo: è interessante, peraltro, osservare come il linguaggio riproduca fedelmente le tendenze in atto nella comunicazione sociale. Per prima, l’ascesa irresistibile della Rete e il parallelo declino della Televisione. Ma il lessico degli italiani rende esplicita anche l’ambivalenza di alcuni sentimenti. L’atteggiamento verso l’economia, ad esempio, fa coesistere la Crescita e la Decrescita. Cioè, il sostegno allo sviluppo economico e finanziario. Ma anche la sobrietà nei consumi, il risparmio energetico e delle risorse (ambientali e territoriali). La domanda, cioè, di allargare il PIL insieme al BIL (dove il Benessere sostituisce il Prodotto).

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Facciamo un passo indietro quando anni fa, un coordinamento di associazioni e comitati tentarono di introdurre la vera Class action in Italia, in quegli anni vi era il Governo Prodi e il centro sinistra presentò ben 8 disegni di legge (DDL), di cui 4 proponevano una vera class action mentre gli altri 4 erano solo una truffa politica. Quel Governo introdusse il nulla e poi il Governo Berlusconi introdusse uno dei 4 DDL farsa.

Dopo anni, i tribunali italiani assolvono le banche sul crack Parmalat mentre già nel 2008 presso il Tribunale di New York gli azionisti americani truffati dalla Parmalat con l’aiuto delle banche che vendevano bond di un’azienda già fallita, ripeto gli azionisti americani potevano compilare un modulo per ricevere il risarcimento del danno grazie alla class action, quella che Prodi e Berlusconi hanno evitato, accuratamente, di introdurre anche in Italia, cioè la class action col danno punitivo. Quindi per uno stesso comportamento, cioè un reato, le banche coinvolte e la Parmalat SpA hanno risarcito il danno in via stragiudiziale, ammissione di colpa, mentre in Italia le banche sono state assolte e la Parmalat SpA condannata. Ripeto, in Italia, una SpA può truffare con serenità perché nessuno potrà colpire il suo capitale accumulato mentre negli USA grazie alla vera class action i cittadini truffati nel giro di pochi mesi ricevono il rimborso del danno.

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Letture estive per nutrire il cervello.

C’è la crisi che incombe su di noi, ma capiamo poco? I Tg annunciano il default ma non capisco il perché? Tutti parlano della crisi del debito ma perché? La cosa più sbagliata che un cittadino possa fare è leggere i giornali passivamente senza l’uso di un dizionario e peggio ancora senza approfondire gli argomenti con l’uso di testi “specializzati”. Negli ultimi mesi è sufficiente entrare in qualsiasi libreria per accorgersi di saggi che parlano della crisi economica e finanziaria, e della sovranità monetaria. In questi libri troviamo tutte le risposte alle nostre domande. Il problema politico e culturale italiano è tutto qui, la maggioranza degli aventi diritto al voto non legge e non approfondisce i temi che riguardano la società facendosi ingannare dal teatro della politica.

Per cambiare il Paese dobbiamo cambiare il nostro stile di vita e soprattutto il nostro atteggiamento nei confronti della politica, perché noi siamo la polis.

In questi giorni leggiamo titoloni importanti sulla crisi; l’obiettivo è ben chiaro, accelerare le privatizzazioni in Italia, quelle che furono avviate da Prodi, Amato e Ciampi. Il giornale di De Benedetti, La Repubblica, gli dedica un dossier : Trasporti, luce, gas: un tesoro da 30 miliardi che i Comuni dovranno vendere. Ecco che sinistra e destra sono uniti dagli stessi obiettivi, dopo l’usurpazione della sovranità monetaria ora l’élite punta al controllo delle SpA locali per rubare a norma di legge i servizi pubblici locali. Il giochino è stato semplice, prima si infiltrano i Comuni con economisti che propongono contratti derivati, si fanno indebitare, fallire gli Enti, e poi si presenta il conto politico: svendita di altra sovranità popolare.

Tre think tank, serbatoi di pensiero, italiani adepti alla religione neoliberista chiedono pubblicamente di cedere altri pezzi importanti della sovranità popolare così come imposto dai gruppi élitari (CFR, club Bilderberg, Commissione Trilaterale). Linda Lanzillotta (Glocus), Alberto Mingardi (Istituto Bruno Leoni), Francesco Valli (Fondazione Magna Carta), Usiamo gli immobili per ridurre il debito in Corriere della Sera 15 luglio 2011.

Consiglio la lettura di un interessante articolo di Luciano Gallino, Quella miopia politica delle misure di austerità, 14 luglio 2011

  • ALEXANDER DEL MAR, storia dei crimini monetari, Excelsior 1881, 2010
  • ANTONIO MICLAVEZ, euflazione, Arianna Editrice 2009
  • Arcipelago Scec-Centro Fondi, L’economia per l’uomo, e-book, 2011
  • BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi 2010
  • BRUCE LIPTON, STEVE BHAERMAN, evoluzione spontanea, Macro edizioni 2010
  • DANIEL ESTULIN, Il Club Bilderberg, Arianna Editrice 2009
  • DAVID HOLMGREN, permacultura, Arianna editrice, 2010
  • FERRUCCIO PINOTTI, Fratelli d’Italia, BUR
  • JEAN ZIEGLER, l’impero della vergogna, Marco Tropea editore, 2005
  • JOHN PERKINS, confessioni di un sicario dell’economia, Minimun fax 2010
  • MARCO PIZZUTI, Rivelazioni non autorizzate, Edizioni il punto d’Incontro, 2009
  • MAURIZIO PALLANTE, la decrescita felice, Edizioni per la decrescita felice
  • MAURIZIO PALLANTE,  la felicità sostenibile, Rizzoli, 2009
  • NINO GALLONI, MARCO DELLA LUNA, la moneta copernicana, Nexus 2008
  • ROB HOPKINS, manuale pratico della Transizione, Arianna editrice 2009
  • SALVATORE TAMBURRO, la via del denaro, Nexus, 2010
Brevissime note per capire il sistema:
Una volta la ricchezza (convenzione arbitraria = accordo giuridico) si misurava così, le persone hanno sempre sostenuto che la ricchezza fosse quantificabile in proprietà: terreni, case e capacità produttiva dei terreni e quindi lavoro dell’uomo. L’oro venne imposto ai popoli, così come la carta moneta convertibile in oro, “pagabili a vista” significava che potevi cambiare la carta in oro. Il metro di misura dell’oro è il peso, chilogrammo. L’economia si poggiava su un metro di misura tangibile, quanto oro c’era in circolazione tanta carta moneta poteva essere stampata, un metodo empirico che metteva un freno a facili speculazioni. Gli usurai – banchieri – grazie a trucchi ingannavano i popoli, le monete in oro, pesate, non contenevano l’equivalente indicato, e questa truffa si chiama signoraggio, cioè l’agio del signore che tratteneva a se la differenza di peso in oro nella sua banca, la differenza fra il valore nominale, facciale della carta, e il valore intrinseco era l’equivalente rubato al popolo. Inoltre la pietra angolare della teoria del valore delle monete in oro o in argento era il costo di produzione, ma già all’epoca vi era un’evidente difficoltà per stabilire una misura corretta e onesta del valore di tutto l’oro e l’argento in circolazione. Nessuno sapeva con certezza il quantitativo di oro e argento estraibile, un po’ come accade oggi per il petrolio. Poiché nessuno conosceva la massa che veniva estratta e quante miniere esistessero si dimostrò che la ricchezza, o meglio ancora la misura del valore, era artificialmente stabilita dagli usurai tramite trucchi contabili, sia col signoraggio e, sia rastrellando periodicamente l’oro e l’argento in circolazione per fonderlo nuovamente aumentando artificialmente le riserve minerarie con scritture contabili “certificate”. Tali crimini monetari sono documenti e partano dal 1666.
Poi, dal 1971 tutta la carta moneta in circolazione non viene più stampata rispetto all’oro posseduto dalle banche. Nella realtà la carta moneta stampata in circolazione copre appena il 3% del circolante, cioè il 97% è moneta elettronica, digitata nei computer, le banche non custodiscono carta moneta.
In Italia, la privatizzazione della Banca d’Italia è partita nel 1981 (Governo Andreatta), oggi la maggioranza del pacchetto azionario della Banca d’Italia è in mano ad SpA, e la stessa banca è parte del sistema europeo che al suo vertice ha il Presidente della BCE. Nella sostanza il Governo italiano ha ceduto la sovranità monetaria e il controllo del credito, violando l’articolo 47 della Costituzione, il potere è nelle mani di soggetti non eletti dal popolo e non rappresentativi dell’interesse pubblico. Il controllo monetario è in mano alle SpA che com’è noto a tutti badano alla massimizzazione dei profitti e non alla tutela dei diritti umani.
Il signoraggio è l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Il premio Nobel Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld, lo definisce come il flusso di «risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi» (estratto dall’interrogazione parlamentare del 30 maggio 2011 presentata da Antonio Di Pietro). L’aspetto ridicolo di una certa interrogazione scritta è che tutti i partiti italiani hanno votato all’unanimità, solo a Malta ha fatto lo stesso, l’antidemocratico Trattato di Lisbona che certifica la cessione di sovranità monetaria, non presenta la forma minima di democrazia rappresentativa dove i popoli eleggono direttamente il legislatore e santifica il libero mercato obbligando gli Stati a vendere i Titoli alle SpA. L’Unione europea contraddice i principi elementari della Costituzione italiana.
Torniamo alla teoria del costo di produzione. Per secoli, l’economia ha avuto un lenta crescita perché tutti gli uomini, comprese le istituzioni inventate dall’uomo hanno ritenuto che il lavoro umano costituisse una fonte di ricchezza e che le risorse della Terra fossero altrettanto una fonte importante. La società odierna ha demolito questa convenzione arbitraria poiché le macchine hanno sostituito l’uomo nelle catene produttive e l’informatica governa le borse telematiche che controllano i mercati finanziari, che a loro volta ricattano gli Stati (agenzie di rating) e quindi impoveriscono i popoli.
Oggi, il lavoro umano vale meno di zero perché una scommessa vinta tramite uno strumento derivato consente di comprare un’isola intera. Si stima che il valore delle scommesse è circa 12,5 volte il PIL globale, cioè il valore inventato dal nulla di 12 pianeti che misurano la ricchezza col sistema odierno: PIL, espansione monetarie e petrolio.
Breve accenno al sistema del prestito. L’aspetto più immorale degli usurai non è solo l’uso della matematica finanziaria per truffare gli Enti pubblici, invenzione degli anni ’90 strumenti derivati, ma è il sistema del prestito in quanto tale ad essere immorale. Le banche non producono ricchezza, anzi non producono proprie niente, e questo concetto era ben saldo nella testa dei popoli, una testimonianza viene anche dalla storia delle fiere d’Italia, i cittadini si rifiutavano di usare banconote per gli scambi perché non si fidavano di quella carta, i contabili delle fiere avevano un doppio registro, uno per gli scambi con le monete e uno per gli scambi col baratto. Secondo le norme attuali le banche prestano soldi grazie al nostro lavoro, cioè grazie ai nostri depositi (riserva frazionaria; ad esempio si deposita 100 e si presta 88 “dal nulla” più gli interessi da dare all’usuraio, i contabili registrano un aumento della ricchezza bancaria: 100 + 88 + interesse), bhé fin qui, quale novità, vero? Quando un usuraio vi chiede di firmare sul contratto di mutuo in una nota compare l’ipoteca sulla casa, vero? Ma per quale motivo, la banca, una SpA privata, quando vi presta dei soldi nel contratto di mutuo non mette una nota dove c’è un’ipoteca della banca? Cosa significa? Perché in un contratto fra privati non c’è l’equo scambio? Perché se la banca privata che trae profitto col mio lavoro mi chiede degli interessi (usura) e rischio la mia casa mentre la controparte non rischia nulla? Un contratto fra privati che non prevede l’equo scambio è un contratto da invalidare poiché una delle parti sta truffando l’altra.
La soluzione è banale, è giuridica. Lo Stato stampa moneta e così non esiste debito pubblico e non esiste usura. Per tutti i diritti umani lo Stato deve usare una moneta sovrana, come stabilisce la Costituzione italiana, vi ricordate la 500 lire di carta? C’era scritto Repubblica italiana e non Banca d’Italia, quel pezzo di carta non costituiva debito pubblico.
Il Governo dell’Ecuador non pagherà il debito pubblico poiché dichiarato illegittimo e il popolo islandese, modello di consapevolezza e di vera democrazia sta scrivendo la Costituzione, processando il Governo corrotto ed ha messo in fuga gli usurai banchieri, tutto con estrema lucidità, fermezza e senza scatenare una rivolta civile armata. Nei decenni passati altri leader hanno insegnato che la radice del male è nelle mani degli usurai oggi chiamati impropriamente: banchieri, basti ricordare JK Kennedy, Thomas Sankara e Aldo Moro. Il tema è abbastanza noto, molto approfondito all’estero, ma non troppo da creare una rivoluzione culturale anche in Italia. Ora ci staremo chiedendo per l’ennesima volta, esiste un sistema migliore? SI! Perché non viene praticato? Perché l’attuale sistema paga tutti i leader mondiali e i leader politici tramite il sistema dei paradisi fiscali, ecco perché esiste, non serve solo all’industria delle SpA per occultare ricchezze rubate, ma anche per pagare i leader politici che partecipano agli incontri élitari. Il sistema è noto anche ai piccoli leader locali (Sindaci e amministratori) che ambiscono ad entrare nei club e procurare i soldi necessari a sostegno della propria “corrente politica”.

«la moneta è un bene immateriale di valore convenzionale e, allo stato attuale dei regimi monetari, gravata di debito. La moneta ha valore perché misura il valore dei beni. Poiché ogni unità di misura è convenzionalmente stabilita, la fonte dello strumento monetario è la convenzione.»

(Giacinto Auriti)

«Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi

(Capo dei Pellirossa Caprilo Zoppo, 1854, al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce)

«L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto»

(Maurice Allais, premio nobel per l’economia)

«il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”»

(dal film documentario “Zeitgeist addendum”)

«Un giorno si dovrà fare il bilancio di quanto è costato alla comunità mondiale questo capitalismo finanziario che ha generato questa plutocrazia irresponsabile.»

(Giorgio Ruffolo)

«L’attuale forma di produzione della “ricchezza”  sta conducendo la Terra verso la distruzione e questo pensiero sta avendo considerazioni anche fra chi ha strategie economico-politiche del sistema capitalistico»

(Emanuele Severino)

«il Parlamento non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove»

(Norberto Bobbio)

«Senza regole morali siamo tutti potenziali mercenari del miglior offerente, ovvero servi obbedienti e compiacenti della cupola di banchieri che controlla sia l’informazione (in primis quella scientifica) che la ricchezza globale»

(Marco Pizzuti)

«Il più potente mezzo di dominio del Nord sul Sud è oggi il servizio del debito»

(Jean Ziegler)

No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.

(dal film “The International” di Tom Tykwer, 2009)

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Si è “concluso” il corso “scuola politica di educazione civica” di Parma in MoVimento. Di cosa si tratta? Da diversi anni sono impegnato in un mondo di “pazzi buoni”, un mondo di persone senza dubbio stanche di subire il “potere invisibile”, e pronte a reagire positivamente.

Spesso abbiamo riflettuto sul fatto che normali cittadini non fossero preparati alle sfide che il potere autoritario ogni giorno riserva contro di noi e che ci vogliano capacità e competenze per cambiare la società in meglio.

Crediamo che, nonostante ci siano scuola e università, purtroppo i titoli non rappresentano una condizione sufficiente a spiegare la complessità della società odierna, anzi l’esperienza concreta ci ha fatto ricredere su diverse convinzioni poiché preconcette e quindi errate.

Spesso abbiamo detto che per agire politicamente bisogna conoscere prima di deliberare. Quindi ci siamo chiesti: da dove iniziamo? Risposta: da noi stessi.

In questi anni abbiamo promosso numerosi incontri per ascoltare e confrontarci sui temi che potevano interessare, ma ancora non avevamo predisposto un percorso educativo innovativo e creativo adatto alle nostre esigenze e cosi ci siamo detti: non c’è? Lo inventiamo noi!

La sfida non era semplice perché siamo un gruppo di cittadini eterogenei, per età, cultura, estrazione sociale, e dunque dovevamo trovare un modo per misurare il nostro impegno affinché il modello che stavano pensando potesse essere condiviso e dovevamo trovarlo; così abbiamo pensato di fare una serie di incontri tematici misurando: le ore, la partecipazione e le fonti del dibattito.

L’approccio e l’atteggiamento è stato, volutamente, non accademico ma più genuino e spontaneo, più informale per uscire dagli schemi mentali precostituiti a scuola o all’università.

Il dibattito doveva essere libero e seguire un percorso razionale, un filo conduttore che toccasse tanti temi della società odierna.

L’unico vincolo chiesto al proponente dell’incontro è stata la condivisione delle fonti per gli argomenti trattati al fine di consentire tutti di approfondire i temi.

L’obiettivo era quello di stimolare la critica, l’autocritica, stimolare la lettura di testi, il confronto, il dialogo aperto e schietto, stimolare le persone a parlare in pubblico, anche di noi stessi.

L’obiettivo è stato raggiunto perché le persone che hanno partecipato, hanno potuto ascoltare opinioni su temi, solitamente, censurati dai media e chi ha provato stimoli ha potuto approfondire l’argomento trattato o seguendo le fonti oppure autonomamente. La condivisione in questi ambiti ha sviluppato la creatività e la crescita culturale del gruppo.

Per noi è stato determinante non esporre giudizi sui partecipanti del “corso” ma misurarne solo l’impegno intenzionale affinché chiunque potesse sentirsi parte di un progetto comune senza subirne l’obsoleto “giudizio accademico”.

Ogni incontro è stato video ripreso e condiviso su youtube, ogni presentazione è stata condivisa nel forum aperto di “Parma in MoVimento”, ogni resoconto è stato condiviso in internet.

Il primo incontro si è tenuto l’8 novembre 2010, il “corso” è durato 18 ore in 9 incontri.

Gli incontri sono stati curati da quattro relatori, soci attivi di “Parma in MoVimento”, e vi hanno partecipato 37 cittadini, soci attivi compresi.

Temi degli incontri: diritto costituzionale; micro e macro-economia, moneta; strumenti del potere e manipolazioni, chi siamo e dove siamo; democrazia diretta e partecipativa, buone pratiche amministrative; decrescita felice, permacultura, bioeconomia; il sistema “PROUT”; transizione e tecnologie, pianificazione partecipata ed energie alternative; cambiare pensiero e metodi creativi.

A conclusione del percorso si sono svolti due “Open Space Technology” (OST) col fine di mettere in pratica alcune metodologie creative e di sviluppo umano.

Le caratteristiche determinanti di questa attività sono state: la vocazione innovativa per noi stessi, sperimentale e la valenza creativa, la condizione stimolante di condurre tutti insieme incontri estremamente partecipativi dove ognuno ha potuto confrontarsi apertamente e liberamente poiché non condizionati dal giudizio altrui.

Ognuno ha avuto la libertà di sbagliare e correggersi grazie al confronto schietto e al dibattito sostenuto dalle fonti.

Bibliografia di riferimento:

ALEXANDER DEL MAR, Storia dei crimini monetari, Excelsior 1881, 2009
ANTONIO MICLAVEZ, Euflazione, Arianna editrice 2009
AAVV, BRUNO APRILE, THOMAS BENEDIKETER, Vivere meglio con più democrazia, creative commons 2011
BENJAMIN R. BARBER, Consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010
DANIEL ESTULIN, Il club Bilderberg, Arianna editrice 2009
DANIEL LERCH, Post carbon cities, Transition Italia, 2010
DAVID HOLMGREN, Permacultura, Arianna Editrice 2010
FERRUCCIO PINOTTI e LUCA TESCAROLI, colletti sporchi, BUR 2008
FERRUCCIO PINOTTI, Fratelli d’Italia, BUR 2007
FRANCO ARCHIBUGI, Introduzione alla pianificazione strategica in ambito pubblico, Alinea 2005
GUSTAVO ZAGREBELSKY, Imparare democrazia, in ET Saggi [1443] Einaudi, 2005
GIAMPAOLO FABRIS, La società post-crescita, Egea 2010
GIOVANNI ALLEGRETTI, L’insegnamento di Porto Alegre, Alinea 2003
GIUSEPPE CARPENTIERI, Qualcosa che non va, creative commons 2010
JEAN ZIEGLER,  La privatizzazione del mondo, Net, 2004
JOSEPH E.STIGLITZ, AMARTYA SEN, JEAN-PAUL FITOUSSI, La misura sbagliata delle nostre vite, Etas 2009
LORETTA NAPOLEONI, Economia canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale, Saggiatore, 2008
MARCO DELLA LUNA e ANTONIO MICLAVEZ, Euroschiavi, Arianna editrice 2007
MARCO DELLA LUNA e PAOLO CIONI, Neuroschiavi, Macro edizioni 2008
MARCO PIZZUTI, Rivelazioni non autorizzate, Ed. Il punto d’Incontro, 2009
MARCO SABA, O la banca o la vita, Arianna editrice 2008
MAURIZIO PALLANTE, La felicità sostenibile, Rizzoli 2009
MAURIZIO PALLANTE, La decrescita felice, Edizioni per la Decrescita felice, 2010
MICHELE BUONO e PIERO RICCARDI, Il mondo alla rovescia, Edizioni per la Decrescita felice, 2009
NINO GALLONI, MARCO DELLA LUNA, La moneta copernicana, Nexus, 2008
NORBERTO BOBBIO, L’età dei diritti, in ET Saggi [478], Einaudi Torino 1995
PAOLO MICHELOTTO, Democrazia dei cittadini, Troll edizioni 2008
RICCARDO TRISTANO TUIS, 432 Hertz: la rivoluzione musicale, Nexus, 2010
RICHARD BANDLER, Vivi la vita che desideri vivere con la PNL, Alessio Roberti 2009
ROB HOPKINS, Manuale pratico della transizione, Arianna editrice, 2009
ROB HOPKINS, TAMZIN PINKERTON, Cibo locale, Arianna editrice, 2010
ROBERT B. LAUGHLIN, Crimini della ragione, Bruno Mondadori 2009
SALVATORE TAMBURRO, la via del denaro, Nexus, 2010
THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008
VANDANA SHIVA, ritorno alla terra, Fazi editore, 2009
ZYGMUNT BAUMAN, la società individualizzata, in biblioteca paperbacks [20], il Mulino, 2010

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