Chi comanda nell’UE?


Il potere è sempre esistito o nella forma truculenta della tirannide o in quella legale dello Stato. In entrambi i casi si tratta di un potere visibile, a cui ci si può opporre oppure riconoscerlo. Oggi il potere è diventato più subdolo, più mascherato, più nascosto, ma proprio per questo più pervasivo, fino a permeare il nostro inconscio, al punto da farci apparire ovvia quella che in realtà è una sua imposizione. Per rendercene conto dobbiamo domandarci se a volte non abbiamo del potere un concetto troppo grossolano al punto da non riconoscerlo proprio là dove ci assedia. Il potere non si presenta mai come tale, ma indossa sempre i panni del prestigio, dell’ambizione, dell’ascendente, della reputazione, della persuasione, del carisma, della decisione, del veto, del controllo, e dietro queste maschere non è facile riconoscere le due leve su cui si fonda: il controllo assoluto delle nostra condizioni di vita e la massima efficienza delle prestazioni che ci sono richieste.[1]

Teniamo presente che l’Unione Europea (UE) non è un organizzazione democratica rappresentativa poiché il Parlamento europeo, unico organo elettivo, non ha il potere esclusivo di promulgare le leggi. Commissione e Consiglio d’Europa, organi non eletti dal popolo, hanno poteri maggiori rispetto al Parlamento. Facendo un confronto con l’Italia, basti ricordare che solo il Parlamento italiano promulga le leggi. Anche se, negli ultimi anni il vizietto costante di porre la fiducia[2] sulle proposte del Governo ha raggiunto livelli incostituzionali. Secondo un’analisi di Openpolis emerge «la riduzione dell’incidenza dei lavori del Parlamento e, sostanzialmente, la mortificazione dell’azione legislativa delle Camere», praticamente un Parlamento senza poteri e solo il 9% degli emendamenti sono accolti.[3] E da quando l’Italia ha aderito all’UE il Parlamento si limita a ratificare le direttive europee abdicando il potere legislativo a favore di organi non eletti dai popoli (Commissione e Consiglio) e condizionati dai mercati finanziari. In questo contesto parlamentari, Governi e partiti non esercitano più una politica monetaria e industriale nell’interesse dei cittadini elettori, ma si limitano a ratificare le indicazioni della Commissione, della BCE e del nuovo organo chiamato MES. Indicazioni nate nei think tank e nei gruppi sovranazionali.

 Il sito ufficiale della Banca Centrale Europea (BCE) ha condiviso un cartone animato e dei documenti[4] per spiegare a docenti ed allievi la propria funzione all’interno dell’Unione Europea. Il video propaganda della BCE dice che: per mantenere la stabilità dei prezzi a medio termine sotto il 2% gli amministratori della banca centrale seguono due fattori:

  •  1)      crescita economica (PIL[5]) e prezzo del petrolio
  • 2)      quantità di moneta circolante

E’ interessante questo discorso poiché la BCE ammette, in sostanza, che non si punta ad una reale stabilità dei prezzi, ma si prova a conservarla sotto il 2% a medio termine.

Prendiamo in considerazione i due fattori: 1) il PIL come indicatore economico non misura la qualità della vita, ma la produttività industriale. Esso fu criticato già quando fu ideato[6]. Più malati di cancro ci sono e più sale il PIL, più armi si vendono e più sale il PIL. Le spese sanitarie partecipano positivamente al PIL, tanto più sono numerose e costose. Il PIL considera quindi come entrate ciò che tutte le contabilità d’impresa catalogano nelle uscite. Al contrario, elementi di ricchezza incontestabile come il volontariato, il lavoro domestico, la trasmissione di conoscenze o la nascita di un essere umano non saranno contabilizzate nel PIL[7]. E’ evidente che la crescita del PIL è legata all’aumento dei consumi misurabili della vendita delle merci.

Benessere Interno Lordo (BIL)

Scordatevi il Nord operoso che macina ricchezza e incorona Milano regina assoluta del Pil. Quando si parla di «Benessere interno lordo» è tutta un’altra storia. La bussola del «Bil» è puntata verso il triangolo Romagna-Marche-Toscana e premia la provincia di Forlì-Cesena. Il Sole 24 Ore del Lunedì, insieme al Centro studi Sintesi, ha raccolto la “sfida” lanciata la settimana scorsa dal Rapporto Stiglitz per andare oltre gli indicatori tradizionali che misurano lo stato di salute dell’economia. Una sorta di gioco senza pretesa di rigore scientifico, che ha per risultato una classifica parallela delle province italiane, dove i mediani riescono a conquistare le prime posizioni. Nessuno scossone invece negli ultimi posti, dove Agrigento, maglia nera per il Pil tradizionale, passa il testimone di ultima classificata nell’indice del benessere alla “cugina” Siracusa.
I dubbi sulla capacità del Prodotto interno lordo di decifrare e sintetizzare la performance di un Paese non sono nuovi. Tra i primi a lanciare il sasso è stato Robert Kennedy. «Il Pil misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta», ha detto a chiare lettere in un discorso pronunciato nel marzo 1968 all’Università del Kansas.[8]
Come riuscire a passare dalla cultura del PIL (Prodotto Interno Lordo) alla cultura del BIL (Benessere Interno Lordo)? Bastano pochi semplici gesti quotidiani: gesti da cittadino, da genitore, da imprenditore, da figlio, da educatore, da politico. Comportamenti che non richiedono grandi sforzi, nessuna rinuncia, nessun sacrificio, solo buona volontà e consapevolezza. Per superare il circolo vizioso del PIL superfluo basta riflettere, evitare gli sprechi ed attuare un consumo delle risorse consapevole dei bisogni delle generazioni che verranno.[9]

I costi sociali occulti delle preferenze dei consumatori non vengono considerati né dalla coscienza dei consumatori (le auto col motore a combustione inquinano e producono danni sanitari) né negli indici statistici del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, e nemmeno – del resto – nelle relazioni dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Qui, il consumatore è radicalmente individuato piuttosto che socialmente integrato e, di conseguenza, meno libero, anziché il contrario. Può scegliere da un menu di opzioni offerte dal mondo, ma non alterare o migliorare né il menu né il mondo. In questo la dinamica del consumo rende l’individuo più vulnerabile al controllo anziché no, proprio come accade al bambino che, malgrado tutto il suo senso di potere, è di fatto inerme in un mondo dal quale non sa distinguersi.[10]

Da tempo ormai studiosi e analisti sostengono che come misura del benessere, il PIL, è inesatto e persino fuorviante. Più recentemente alcuni leader di diversi paesi, soprattutto europei, e organizzazione internazionali come l’Ocse l’hanno messo apertamente in discussione.  […] La commissione Stiglitz-Sen-Fotoussi (ma il nome ufficiale è commissione sulla misurazione della performance economica e del progresso sociale) ha più di venti componenti, e nel 2008 e nel 2009 si è riunita varie volte, in Europa e negli Stati Uniti. Nel settembre del 2009 la commissione ha pubblicato un rapporto di quasi trecento pagine con un elenco di suggerimenti, alcuni metodologici e altri filosofici, per misurare i progressi nazionali del ventunesimo secolo.[11]

Petrolio: nessuno al mondo può conoscere e comprendere il prezzo del petrolio perché, nessuno al mondo conosce il quantitativo di greggio nei giacimenti e dove siano i nuovi con esattezza. La teoria più affidabile, ma per l’appunto si chiama teoria, è il picco di Hubbert che si basa sulla domanda e l’offerta di petrolio. Essa dice che se la richiesta (consumi) di greggio supera l’offerta (giacimenti, estrazione) allora ci troviamo in un punto di picco (di massimo), questo punto dovrebbe rappresentare un periodo di crisi economica.

La curva di produzione. La teoria di Hubbert non si applica soltanto a qualcosa che accadrà, o potrebbe accadere, nel futuro. Piuttosto, è una descrizione di casi storici ben noti. Più di una volta è stato possibile osservare sperimentalmente che la produzione di una risorsa esauribile segue una “curva a campana”. Storicamente, forse il primo di questi è stata la produzione di olio di balena negli Stati Uniti nel secolo diciannovesimo.[12]

Le aziende petrolifere non hanno interesse nel dichiarare con esattezza la reale capacità produttiva (giacimenti). Esistono solo stime (ipotesi) diffuse fra i media e nel mercato turbato periodicamente da queste dichiarazioni. Anzi, il prezzo degli idrocarburi (petrolio e gas) è strettamente legato ad interessi bellici col fine di controllare e scoprire nuovi giacimenti.

Le guerre imperiali nell’antichità miravano alla conquista degli schiavi. Oggi, scrive Jeremy Rifkin, “l’americano medio dispone ogni giorno di una quantità di energia che potrebbe essere prodotta da 58 schiavi”. Benito Li Vigni, nel suo libro “Le guerre del petrolio” (Editori Riuniti, 2004), ha svelato i retroscena di molte guerre, fra cui quella in Iraq del 2003. [13]

Non è un caso che l’11 settembre 2001 abbia portato enormi profitti alle SpA petrolifere. Ricordiamo che l’attentato di New York è la prova certa che i degenerati governano il mondo pronti a compiere crimini contro l’umanità pur di controllare una fonte energetica. Non è un caso che il prezzo dei barili di greggio salga e scenda continuamente con differenze anche di 100 dollari e che lo stesso coinvolge anche il prezzo  del gas anche se non dovrebbe farlo poiché sono fonti energetiche diverse. Le ragioni sono politiche e non scientifiche.

L’energia – le fonti energetiche (petrolio, gas, carbone…) è stata trattata per troppo tempo come un bene economico analogo agli altri.[14]

Un’inchiesta “caccia al petrolio: 700 trivelle bucano l’Italia” di Luigi Carletti ha documentato il boom delle trivelle per l’estrazione degli idrocarburi in Italia[15] con tutti i rischi ambientali che si possono calcolare, altro che il paese del sole e del mare. Il Governo – Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente – ha rilasciato 95 nuove trivellazioni di cui 71 a terra (25000 kmq, un’area grande come la Sicilia), 24 a mare (11000 kmq), 65 istanze per nuove ricerche 24 a terra (7000 kmq) e 41 a mare (23000 kmq). Le compagnie italiane e straniere (Shell, Audax, San Leon Energy, Bombora Energy Pty Lmt, Puma petroleum) si sono messe in fila, dalla pianura padana alla Sicilia, parchi e zone tutelate dall’Unesco.

La domanda e l’offerta di petrolio. Possiamo elencare cinque grossi problemi causati dalla dipendenza dal petrolio come fonte principale di energia e come materia prima fondamentale:

1. il petrolio è il prodotto di processi geologici che hanno avuto termine circa 86 milioni di anni fa, pertanto sul pianeta ne è presente un quantitativo finito;
2. è distribuito nel mondo in giacimenti sotterranei che variano in dimensione ed accessibilità, quindi pur se abbiamo delle stime abbastanza precise, non sappiamo veramente quanto petrolio ci sia in realtà fino a che questo non sarà stato estratto;
3. esiste un intervallo di tempo tra la scoperta di un giacimento petrolifero ed il momento in cui il petrolio in esso contenuto diviene disponibile sul mercato globale, tempo che generalmente è ben superiore a tre anni. Inoltre, più un giacimento è tecnologicamente difficile da sfruttare, maggiore è il tempo necessario per metterlo in produzione. Per i progetti più complessi, in particolare quelli offshore, oggi passano da 6 a 9 anni, dal momento della scoperta del pozzo, all’avvio della produzione.;
4. quasi il 50% della fornitura mondiale di petrolio viene da circa 120 giacimenti “giganti” (di cui almeno la metà sono già in esaurimento) sparsi in giro per il mondo, ognuno dei quali presenta una sua serie di fattori tecnologici, ambientali e politici che potrebbero causare l’interruzione delle forniture;
5. il prezzo del petrolio dipende dal flusso di greggio che raggiunge il mercato globale partendo dai giacimenti e dalle riserve. Questo flusso dipende a sua volta dalle strategie dell’OPEC come da eventi geopolitici e da altri fattori. Gli stati membri dell’OPEC, per evitare che le quotazioni petrolifere scendessero troppo, hanno per anni fissato un tetto alla propria produzione. Nel corso di buona parte del 2005 e del 2006, sembra che tutti i produttori dell’OPEC, forse con l’eccezione dell’Arabia Saudita, abbiano invece prodotto a piena capacità per evitare che il prezzo salisse eccessivamente.

Questi cinque punti compongono assieme le basi del ragionamento che porta sempre più persone a preoccuparsi dell’incombenza del picco e del successivo declino della produzione mondiale di petrolio. Vediamo di addentrarci un po’ più profondamente nelle questioni economiche e geologiche che stanno alla base di queste preoccupazioni.[16]

2) Moneta circolante. Secondo le definizioni che vengono raccontate negli studi economici la moneta misura una certa quantità di beni e servizi che si possono acquistare, secondo la formula MV = PQ. M = quantità di moneta scambiata, V = velocità di circolazione della moneta, P = livello generale dei prezzi e Q = quantità delle merci scambiate. Come vedremo le banche controllano direttamente il circolante mentre il livello dei prezzi può essere manipolato[17] dalla inadeguatezza o la scarsità di dati considerati.

La realtà dei fatti fa emergere diverse incongruenze rispetto alle formule idealizzate usate dagli economisti, dato che oggi chi accede al controllo della borsa telematica[18] può avere un quantitativo illimitato di moneta “creata dal nulla” e acquistare ogni tipo di merce, o ricattare i Governi senza produrre, volendo, iperinflazione (valore degli strumenti derivati) e comunque può tenere in schiavitù i popoli agendo direttamente sul potere d’acquisto degli stipendi medi e medio-bassi (inflazione, stagflazione, deflazione, recessione).

E’ noto che la moneta dovrebbe conservare nel tempo la ricchezza (riserva di valore) che le famiglie e le imprese possono accumulare con i risparmi, ma non può accadere dato che l’inflazione è sistemica, per questa ragione è morale cambiare paradigma culturale e tutti gli indicatori della crescita poiché non rispondono ai bisogni reali.

In tutti i libri di economia si spiega la domanda e l’offerta di moneta e la relativa formula (moltiplicatore monetario)[19] che regola l’espansione monetaria, essa non tiene minimamente conto dell’obiettivo della stabilità dei prezzi anzi, è formulata con l’obiettivo contrario per una banale ragione, le banche sono SpA e l’interesse degli azionisti è uno solo: prestare soldi e creare debito. Il sistema a riserva frazionaria – metodo del prestito – consente di creare moneta “infinite” volte col conseguente aumento generalizzato dei prezzi e la creazione certa di inflazione[20]. In sostanza, impoverimento sicuro del salario di tutti i dipendenti pubblici.

Ecco una semplificazione del funzionamento della riserva frazionaria: un signore A deposita 100 euro in banca, un signore B può chiedere in prestito 92 euro (riserva frazionaria all’8%, accordi Basilea II). Ora nella banca risultano esserci 100 euro di A (lavoro) più 92 prestati a B, “creati dal nulla” e caricati di interessi. Se A tornasse indietro per ritirare 100 euro fisici (di carta) non li troverebbe. Cosa significa “creati dal nulla”? La moneta è stampata senza alcun equivalente controvalore, una volta era l’oro fino al 1971. [21]

La banca commerciale (SpA) emette un prestito per mezzo di una riserva minima obbligatoria stabilita per legge, ma nel contratto di prestito non esiste l’equo scambio. Ad esempio, in un contratto di mutuo la banca non garantisce uno scambio, non mette qualcosa in conto mentre al mutuatario vengono chieste garanzie che egli potrebbe perdere: la casa (economia reale) che sta comprando col suo sudore; tali contratti si definiscono “impossibili”. Tu chiedi pezzi di carta caricati di interessi e rischi economia reale, la banca rischia aria fritta. Tali enormi anomalie sono consentite perché se la banca fallisce la copertura dovrebbe essere garantita dallo Stato. Ma ecco l’inflazione, tassa occulta: in termini quantitativi, la ripetizione di tale processo è stabilita dal “moltiplicatore monetario” e, non dalla ragionevolezza che potrebbe derivare dalla misura di un certa produzione o dai bisogni reali, è sufficiente ricordare la diffusione dei mutui subprime (2008) per capire le reali intenzioni dei banchieri: indebitare lo Stato con crisi finanziarie studiate a tavolino. Mentre nel gioco del monopoli non è possibile inflazionare la moneta poiché essa è stabile, è fissa, nel sistema inventato dalla FED la tassa occulta dell’inflazione è garantita.

Possiamo concludere con estrema certezza e “confortati” dalla realtà che la BCE poggia le sue analisi e l’obiettivo della stabilità dei prezzi su dati contraddittori ed incerti, non misurabili scientificamente per tante ragioni. Ciò che essi comunicano nelle propria propaganda è l’esatto contrario di quello che accade da sempre. I prezzi aumentano sempre, l’inflazione aumenta sempre, i popoli si impoveriscono ed i banchieri si arricchiscono. Ma in generale vi è un aspetto politico che non viene mai dibattuto pubblicamente ed apertamente poiché considerato dall’élite “non importante” per l’opinione pubblica, e cioè la pretesa di voler governare milioni e milioni di persone con un unico strumento: l’Unione Europea, privandole della libertà di iniziativa e di agire in maniera autonoma. I paesi membri sono 28 con una popolazione di circa 500 milioni di abitanti. Negli USA la popolazione arriva a 314 milioni di abitanti. Le regole economiche: patto di stabilità e crescita, fiscal compact, MES e la BCE sono il centro di potere poiché condizionano i diritti dei popoli aderenti ai Trattati. All’interno dell’UE esiste l’euro zona, che raggruppa 17 Stati rispetto ai 28 membri dell’UE, e racchiude 329 milioni di cittadini. Il sogno di poter controllare milioni e milioni di persone è sempre stato l’immaginario di dittatori, delle monarchie e dell’élite. Perché si tratta di regime autoritario? Poiché l’UE non è un’organizzazione democratica rappresentativa per violazione del principio di separazione dei poteri (esecutivo e legislativo), e poiché le regole fiscali sono vincolanti nonostante le economie delle Nazioni presenti nell’UE siano diverse fra loro. Tale dittatura potrà terminare solo quando i sudditi divenuti cittadini saranno informati e consapevoli di quello che sta accadendo. Oggi esiste molta disinformazione televisiva ma non è vero che non ci sia la corretta informazione, in senso assoluto. La rete di internet non è accessibile a tutti e la maggioranza dei cittadini non sa usarla (digital divide), infine sono pochi i cittadini che abitualmente si recano presso biblioteche ed emeroteche pubbliche per attingere a tutti i livelli di informazione e soprattutto pochi fanno un approfondimento (lettura di libri) degli argomenti che riguardano tutti, educazione civica.

Bisogna tener presente un aspetto quanto meno contraddittorio circa l’attuale sistema di misura del “benessere” e della crescita. Le cronache politiche, sociali ed economiche commentano e registrano il fenomeno della delocalizzazione produttiva[22] dell’industria. Il PIL nazionale come potrebbe avere un segno positivo se i Governi, le banche e le organizzazioni sovranazionali fanno di tutto per spostare la produzione in luoghi privi di regole (deregulation)?

Un sistema sociale, che misura la ricchezza con una moneta, è giusto se e solo se questa convenzione misura il valore con regole etiche e controllate dal sovrano, cioè dal popolo. Un sistema che abbia come costante e che preveda sia l’inflazione che la deflazione[23] è immorale poiché sposta ricchezza dai molti, il popolo, verso i pochi. In un sistema monetario i limiti alla libertà sono posti da una domanda immorale: quanto costa? Tutto viene ridimensionato e condotto in termini di costi e quindi monetari, compresa la corruzione resa più facile ed a buon mercato con l’invenzione della moneta. L’assenza di chiarezza, cioè di dialogo e corretta informazione ed il disinteresse, forse sono le ragioni principali che sostengono la criminosa condotta di banchieri e di dipendenti eletti (amministratori pubblici) circa il meccanismo moderno di creazione di moneta, oggi, generatore delle azioni politiche dell’élite.

L’attuale crisi[24] non è un aspetto temporaneo, ma il risultato di un sistema immorale ben disegnato, preparato nel corso dei decenni affinché l’élite potesse rubare sovranità ai popoli.

Thomas Sankara[25]: «Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato danaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non centravamo niente con questo debito.[…]»

Esiste una triade di poteri monetari che governa le operazioni monetarie globali: il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e la Banca dei Regolamenti Internazionali. [26] In una società dove regna la logica della truffa per mezzo di malsane idee economiche dove si impone un’idea di profitto data dal “produttivismo contabilmente artificioso” e senza tener conto  dei limiti della natura (energia, leggi della fisica) non ci sarà mai democrazia e quindi libertà. Ecco cosa ci dice il Prof. Emilio Del Giudice circa le censure avvenute nel corso della storia: «non solo la fusione fredda, molte scoperte già fatte, per esempio Tesla, ottanta anni fa scoprì un modo per trasmettere l’energia elettromagnetica senza fili e questo fu l’origine della sua disgrazia, per le banche che lo finanziavano in quel momento e lo avevano aiutato. Lui è stato il fondatore della Westinghouse, una grande compagnia, le banche gli tagliarono i fondi dalla sera alla mattina perché se uno si mette a trasmettere energia senza fili il contatore dove lo mette? E quella è l’energia adatta per una società che si fonda sul regalo e non sulla vendita.[27]

La censura avvenuta in Italia e documentata nell’inchiesta RAInews24[28] circa il famoso “Rapporto 41” dimostra che non c’è alcuna volontà politica di lasciare liberi i cittadini di autoprodursi l’energia necessaria. Per tanto la fusione nucleare fredda (zero scorie) viene portata avanti da alcune SpA[29] e non più dallo Stato. La fusione fredda è una fonte attiva e non può essere collegata al concetto di moneta poiché la natura non soggiace a convenzioni arbitrarie dei banchieri. In sostanza l’energia esiste in natura e la conoscenza ci consente di usarla come vogliamo e per tanto viene a decadere il concetto economico e schiavista della “produttività” e del “costo di produzione”. Le piante vivono perché c’è il sole e non perché si scambiano una moneta, non esiste alcun costo. L’uomo vive perché si nutre del cibo offerto dalla natura e non perché un banchiere gli presti del denaro. Noi tutti siamo schiavi perché abbiamo lasciato che qualcuno ci programmasse per esserlo. Nel corso della storia ci sono stati tanti “scienziati” che hanno negato il problema dell’amianto, hanno negato che la Terra ruotasse intorno al Sole, hanno negato l’impatto sanitario degli inceneritori, hanno negato l’esistenza della fusione fredda etc. Le trasformazioni energetiche maggiormente usate per la produzione industriale sono figlie della fisica classica, usiamo ancora i motori figli della termodinamica per la mobilità privata, ma come tutti i fisici sanno bene, la meccanica quantistica completa le leggi dell’universo[30] e tenta di rispondere a fenomeni ancora “ignoti”[31].

Nel secolo scorso Alexander Del Mar dimostrò quanto fossero fantasiose e maliziose certe teorie economiche, oggi tradotte e stampate anche in Italia, in Storia dei crimini monetari: «La pietra angolare di questa teoria secondo cui “il valore di ogni oggetto o servizio richiesto dipende dal costo di produzione o di approvvigionamento dello stesso»[32] (Londra, Camera di Commercio, estratto dalla replica dell’on. Del Mar al prof. Rogers, 1890). Nel caso del signoraggio[33] (profitto derivante dall’emissione di moneta) o demonetizzazione dei soldi si dimostrava quanto e come chi avesse il potere di emettere moneta rubava ricchezza attraverso la differenza fra il valore nominale ed il costo di creazione delle monete.

Nel 2002 l’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti propose di stampare banconote da 1 e 2 euro. Il 12 settembre l’allora presidente della BCE Wim Duisenberg in una conferenza stampa, in risposta a Tremonti, disse: «Non abbiamo progetti di introdurre banconote da 1 o 2 euro, ma ne abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di introdurre tali banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma stiamo valutando le implicazioni e spero che Mr. Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come Ministro dell’economia, ne sarebbe contento non lo so. »[34]

Le dimostrazioni pubbliche di Del Mar non devono far indurre in errore il lettore circa la teoria del valore di Karl Marx secondo cui la fonte ultima del valore è il lavoro, ma ci dovrebbero far riflettere maggiormente quanto influisca sulle nostre vite spostare ed accentrare poteri (emissioni monetaria, prestito ed interessi). I cittadini maggiormente defraudati dal sistema monetario moderno sono proprio i lavoratori dipendi, pubblici e privati, perché la fonte della ricchezza, per le SpA, è creata dal nulla. Anzi, leggendo meglio le teorie di Marx sul Capitale ci accorgiamo come egli sia stato un precursore della globalizzazione (mercato mondiale) oggi governata dagli algoritmi matematici finanziaria nelle borse telematiche. Il Capitale di Marx è alla base della comprensione della nostra società, come ad esempio la distinzione fra valore d’uso e valore di scambio, fondamentale per distinguere i beni dalle merci. E’ la scuola marxista, evolutasi grazie alla scuola ecologica, che oggi ci aiuta a capire la circolazione del capitale e la sua accumulazione. L’approccio ecologico-marxista ci insegna come la globalizzazione abbia ridotto la natura, il lavoro, e l’organizzazione e favorito la crescita esponenziale del capitale, poi accumulato nelle mani di pochi grazie alla deregolamentazione dei mercati (finanziari e non) e all’immorale mondo off shore. E’ il capitalismo stesso che crea disuguaglianze e sottosviluppo, ed oggi questa differenze sono più alte ed evidenti grazie alle innovazioni tecnologiche, sia informatiche che robotiche. Secondo la religione capitalista, l’euro zona funziona bene poiché l’aumento delle disuguaglianze con l’aumento della concentrazione dei capitali è voluta e programmata.

Secondo una definizione classica di economia – amministrazione della casa – essa studia la condotta umana come relazione tra fini determinati e mezzi scarsi applicabili a usi alternativi (Robbins, 1932). Come vedremo, oggi, l’economia non solo non viene più studiata seriamente, ma è stata sostituita da strumenti matematici – hedge fund[35], credit default swap[36] – non per pubblica utilità, ma per manipolare, nascondere, ingannare, truffare i popoli ed arricchire una ristretta élite.

Il problema della scarsità delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou (1877 – 1959) iniziò a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualità della vita, dal benessere economico, che è misurabile solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy (1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non può comportarsi come una macchina perpetua poiché contraddice il principio termodinamico dell’entropia[37]. Nicholas Georgescu-Roegen (1906 – 1994) ideò il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. Storicamente il meccanismo di creazione della moneta è sempre stato truffaldino, e non ha mai tenuto conto delle leggi della natura. Con la nascita dell’informatica le banche hanno saputo affinare questa truffa, ed oggi la velocità di creazione delle moneta è incredibilmente sfuggente a qualsiasi cognizione logica e di buon senso.

La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiché ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare. Nessun Governo politico vorrà produrre norme rispettando la biologia fino alla nascita recente di un metodo, oggi chiamato analisi del ciclo vita che misura gli impatti del consumo di risorse naturali.

«Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi». Il tema del denaro, di come esso venga creato e di come ne debba essere regolamentata la quantità e la distribuzione è infatti attualissimo. E come ha scritto Luciano Gallino nel suo ultimo, documento saggio dedicato alla speculazione finanziaria, «al fine di porre rimedio ai fallimenti che l’affliggono, l’economia reale del mondo avrebbe bisogno di altri criteri, altre misure e forse altri soggetti della creazione di denaro, pubblicamente più responsabili».[38]

Nel merito della crisi finanziaria europea che si è evoluta nell’agosto 2011 Jean Claude Trichet è intervenuto pubblicamente, tramite una lettera[39], dettando la linea politica al Governo italiano e il docente di economia politica di Pavia, Andrea Fumagalli, commenta: «[…]Il raggiungimento del bilancio in pareggio dell’Italia o degli altri paesi europei non interessa. Ciò che a loro interessa [la BCE] è, in primo luogo, che lo spazio per la speculazione finanziaria rimanga sempre aperto e in secondo luogo che nuova liquidità venga continuamente e costantemente iniettata nel circuito dei mercati finanziari, al fine di accrescere la solvibilità delle transazioni. Infine, in terzo luogo, si vuole che venga garantito il pagamento delle tranches di interessi. La Bce mente sapendo di mentire.»[40] Il 12 settembre 2011, Fumagalli viene invitato, per le sue proposte politiche circa “il diritto al default”, in una trasmissione televisiva di La7, l’Infedele, condotta da Gad Lerner, il quale giudica illegale la famosa lettera di Trichet.

Alcuni mesi dopo l’èlite europea getta via la maschera delle democrazie rappresentative, e nomina (Golpe bianco) ben due capi di Governo attraverso la manipolazione informatica finanziaria, spread[41] ed il terrorismo mediatico con la ripetizione ossessiva nei telegiornali di termini tecnici incomprensibili per la maggioranza dei cittadini; in Italia, Silvio Berlusconi si dimette e Giorgio Napolitano nomina Presidente del Consiglio dei Ministri il referente europeo della Commissione Trilaterale, Mario Monti. In Grecia diventa premier un altro amico dei banchieri: Lucas Papademos, tutto ciò per “tranquillizzare” i famigerati “mercati”, nella realtà, per attuare l’agenda politica delle SpA, ad esempio introdurre il fiscal compact[42]e fare una riforma del lavoro iniqua, che contraddice la Costituzione italiana, e quindi si mira a far cedere altra sovranità dai popoli all’UE, controllata direttamente dall’élite, poiché il Parlamento non promulga leggi, le propone alla Commissione ed al Consiglio.

A partire dai tempi più antichi e fino al XVII secolo, il diritto di battere moneta e di regolarne il valore attribuendole tagli diversi, e di limitarne o di aumentarne la quantità in circolazione, era prerogativa esclusiva dello Stato. “Crimine del 1666”, caso mixed moneys, la Compagnie delle Indie Orientali corrompe il Parlamento, nella dissolutezza di Carlo II e grazie all’influenza di Barbara Villiers ebbe come risultato la legislazione della zecca del 1666/67, che di fatto, consegnò, o cedette per quattro soldi, a una classe di usurai nelle cui mani è rimasta da allora, lo strumento più potente di cui lo Stato può disporre per influire sulla felicità dei cittadini, accanto al diritto di dichiarare guerra o pace. [43] Lo stesso crimine venne introdotto in America, nella zecca con la legge 1790/92.

A quei tempi, circa il signoraggio, si trattava di quanto oro ed argento ci fosse realmente nelle monete circolanti in rapporto al valore nominale. Le Zecche stabilivano un rapporto ed il crimine era perfetto, pochi rappresentanti politici capivano come funzionava la truffa. Del Mar dimostrò in sedi pubbliche quanto tale crimine influenzasse l’economia del popolo americano poiché nessuno poteva stabilire con certezza il reale costo di estrazione (produzione) dell’oro e dell’argento, nessuno conosceva la quantità di materia prima che poteva essere estratta. Del Mar dimostrò che erano i banchieri attraverso trucchi contabili e col signoraggio a stabilire la Misura del Valore delle monete e non la malsana teoria economica del costo di produzione.

Da allora fino ad oggi le analogie dei crimini monetari sono impressionanti poiché da quando (1971) la moneta si stampa senza alcun controvalore in oro, il nuovo riferimento è il petrolio. Ma oggi come allora nessuno può stabilire il reale costo di produzione, nessuno. Cambiano i riferimenti, ma i crimini continuano, con mezzi più efficaci (moltiplicatore monetario), internet (moneta elettronica) e, studi in economia. Oggi rubare a norma di legge è diventata persino un’aspirazione per taluni economisti ed avvocati. Nei secoli passati il banchiere era visto, giustamente, come un mestiere non nobile, egli è un usuraio, in Italia abbiamo avuto banchieri diventati Capi di Stato. Nel Regno d’Italia creare moneta dal nulla era un gravissimo reato penale, oggi, si insegna all’università. Lo scandalo della Banca Romana (1893) racconta di crimini monetari come stampare moneta dal nulla per speculazioni edilizie e da lì a poco nacque[44] la Banca d’Italia che coprì lo scandalo. Oggi, nel nostro sistema bancario, inventato dalla FED, il denaro è debito ed il debito è denaro. Maurice Allais[45] dice: «L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto».

Nel 1969 ci fu una causa nel tribunale del Minnesota che coinvolse un uomo, Jerome Daly, che fece opposizione al rifiuto della cancellazione dell’ipoteca sulla sua casa da parte della banca che gli aveva concesso il mutuo per comprarla. La sua difesa verteva sul fatto che il contratto di mutuo richiedeva da ambo le parti, cioè da lui e la banca, l’uso di proprietà legittime per lo scambio. Giuridicamente questa viene chiamata la ‘causale’ del contratto [CAUSALE: elemento fondamentale che si fonda sullo scambio di una prestazione di una parte in cambio di un corrispettivo dall’altra.] Il signor Daly, spiegò che il danaro non era in realtà di proprietà della banca, in quanto era stato creato dal nulla nel momento in cui il contratto venne sottoscritto. Ricordate cosa diceva “Il funzionamento moderno della moneta” sui prestiti? Quello che fanno quando concedono un prestito è di accettare della cambiali in cambio del credito concesso. Le riserve non vengono modificate direttamente dalle operazioni di prestito. Ma i prestiti che vengono depositati incrementano l’ammontare dei depositi bancari. In altre parole, il denaro non esce dal loro patrimonio esistente. La banca lo sta semplicemente inventando non mettendoci niente di proprio, eccetto che una solvibilità teorica, “sulla carta”. Nel prosieguo del processo il Presidente della banca, il sig. Morgan si presentò al banco dei testimoni e dalle memorie personali di un giudice egli ricordò che Plaintiff (un presidente della banca) ammise che, congiuntamente con la FED, aveva creato denaro e il credito dei suoi impieghi attraverso un’iscrizione contabile; cioè che il denaro e il credito iniziarono ad esistere nel momento in cui loro li avevano creati. Il sig. Morgan ammise che non esisteva alcuna legge o statuto degli Stati Uniti che gli dava il diritto di farlo. Per legge deve esistere una forma di corrispettivo legittima che viene offerta in pagamento a sostegno della banconota. La giuria ritenne che non c’era alcuna causale legittima, e sono d’accordo. Poeticamente ha anche aggiunto: “Solo Dio può creare qualcosa di valore dal nulla”. E sulla base di questa rivelazione, la Corte non riconobbe il diritto della Banca di rifiutare la cancellazione dell’ipoteca e il sig. Daly tenne la sua casa. Le implicazioni di questo caso giuridico sono immense, in quanto ogni volta che prendi denaro in prestito da una banca sia con mutuo o in altro modo, non solo il denaro che ti viene dato è fittizio, ma è anche una forma di controprestazione illegittima. E rende nullo il contratto che obbliga la sua restituzione, in quanto la banca non ha mai avuto la proprietà del denaro necessaria per poterlo stipulare. Sfortunatamente queste considerazioni sono tenute nascoste ed ignorate e continua il ciclo continuo del trasferimento di ricchezza e di debito. E questo ci conduce alla domanda finale: Perché?
[…]
Quindi, a fine giornata, per chi stai lavorando veramente? Per le banche. Il denaro viene creato dalle banche e li deve finire. Loro sono i veri padroni, insieme alle multinazionali ed ai governi che le sostengono. Nella vecchia schiavitù era obbligatorio che le persone avessero una casa e del cibo. La schiavitù economica, invece, obbliga le persone a sfamarsi e ad aiutarsi da sole. E’ una delle truffe più ingegnose per la manipolazione sociale che si siano mai create. E intrinsecamente, è una guerra invisibile contro il popolo. Il debito è l’arma utilizzata per conquistare e rendere schiava la società, e l’interesse è il suo sparo. E mentre la maggioranza delle persone continua a vivere ignara di tutto questo, le banche, con la collusione dei governi e delle multinazionali, continuano a perfezionare ed espandere le loro tecniche di guerra economica, creano nuove basi, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, ed anche inventando un nuovo tipo di soldato: il “killer economico”.[46]

In Italia il prof. Giacinto Auriti, ha saputo dimostrare anche nelle sedi giudiziarie che non è chiara la proprietà della moneta. Dopo la sua scomparsa, nel 2006, i giudici hanno ribadito[47] che la Repubblica  ha il potere di emettere e controllare la moneta, come prescrive l’art. 47 della nostra Costituzione. Ma Auriti, come accennava anche Del Mar ha ristabilito un principio giuridico ed economico: «la moneta è un bene immateriale di valore convenzionale e, allo stato attuale dei regimi monetari, gravata di debito. La moneta ha valore perché misura il valore dei beni. Poiché ogni unità di misura è convenzionalmente stabilita, la fonte dello strumento monetario è la convenzione».

La conferma della corretta interpretazione di Auriti è scritta nei Trattati internazionali, dal funzionamento del prestito monetario, dal funzionamento delle borse telematiche e dal ruolo delle agenzie di rating. L’insieme di queste norme e dei comportamenti reali delle SpA determinano l’usurpazione della sovranità popolare e la compiacenza o la stupidità degli amministratori pubblici che rappresentano il tradimento alla Repubblica italiana. L’inerzia politica dei dipendenti eletti è un’insopportabile immoralità che travolge soprattutto i milioni di italiani che non arrivano alla fine del mese. La crisi progettata da un’élite degenerata, controllata da politici e media, colpisce direttamente i redditi delle imprese e dei lavoratori aumentando le ineguaglianze. Nel 2010, secondo l’Istat i poveri “assoluti” sono circa 3 milioni a cui vanno aggiunti i poveri che sono circa 8 milioni e 272 mila e rappresentano il 13,8% del popolo italiano[48]. Secondo l’Eurostat la disoccupazione nell’Unione è in aumento al 10,9% (marzo 2011), mentre l’ISTAT informa che un giovane su tre non ha un lavoro fisso (marzo 2012). Ad aggravare la situazione, maggiore impoverimento ed incertezza economica, si aggiunge l’aumento delle bollette energetiche, a gennaio 2011 c’è stato un rincaro del 23,7%[49] che si contrappone ad una riduzione dei consumi (7,4% metano)[50].

L’ultima teoria economia sulle asimmetrie informative[51] di Stiglitz[52] è solo la ciliegina sulla torta dell’immoralità dei banchieri e delle SpA.

A dar ragione allo scomparso Giacinto Auriti, dopo anni di ritardo, nel 2012, è persino il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, il quale in un convegno pubblico, rispondendo ad una domanda di Cristian Licata che ricorda un fatto: la proprietà dell’euro non è chiara, la BCE stampa euro e lo cede all’1% alle banche commerciali che decidono se acquistare Titoli di Stato, al tasso variabile dal 4% al 7%, e fa notare se questo sistema non sia una delle più grandi truffe delle consorterie bancarie e finanziarie a danno dei cittadini. Schulz risponde: «Sono d’accordo. Lo statuto della banca centrale europea è molto simile allo statuto della banca centrale tedesca sulla filosofia tedesca. Questa condizione è stata accettata. […] La Germania non sarebbe d’accordo nel cambiare le regole. Comunque sono d’accordo [con la critica posta nella domanda]».

Mentre destra e sinistra accettano l’usurpazione della sovranità monetaria accade che il sistema delle borse telematiche, alias i “mercati”, penalizzi il potere d’acquisto dei salari pubblici con gli indicatori finanziari (spread, interessi sul debito) e tolga il potere d’acquisto alle Nazioni tramite il prestito di una moneta debito indebolita per l’assenza di una vera banca centrale (prestatore di ultima istanza), dalla manipolazione svolta proprio nelle borse telematiche a vantaggio delle SpA, indebolita dall’eccesso di finanza con gli strumenti derivati (scommesse) e dagli algoritmi matematici (manipolazione dei prezzi delle materie prime), sempre a vantaggio delle SpA. Da decenni i partiti politici etichettati come di destra e di sinistra raccontano di voler tagliare la spesa pubblica per ridurre il debito pubblico. I partiti di governo attraverso le tasse rastrellano danaro – potere, energia – creato dal lavoro, mentre le banche, le SpA, creano valore dal nulla senza lavorare. Il dibattito politico fra i partiti di destra e di sinistra si limita alla finta diatriba più o meno tasse. Con la sinistra che dice: “devono pagarle tutti”, e con la destra che dice: “meno tasse alle imprese”. Entrambe le fazioni politiche hanno ragione, ma nessuna di queste intende restituire la sovranità monetaria allo Stato, la vera energia che darebbe sollievo allo Stato ed alle famiglie poiché l’intera società da fiducia ad uno strumento: la moneta, distribuita a corso forzoso. Infine, per onestà intellettuale, i partiti politici, tutti, negli ultimi trent’anni hanno applicato l’agenda politica delle destre poiché sottrarre potere allo Stato per favorire il mercato è il piano ideologico del liberalismo, cioè della destra. Questa Unione Europa è un’organizzazione politica palesemente di destra.

Notiamo a cosa serve parte delle tasse: «dal 2000 al 2011 l’Italia ha contribuito ai bilanci UE con 145,11 miliardi di euro. Di contro, ha beneficiato di fondi UE per 120,29 miliardi. Abbiamo regalato a questa Europa ben 25 miliardi di euro: 50mila miliardi di lire»[53].

Il primo ministro Mario Monti, il 27 novembre 2012, afferma: «Il nostro Sistema sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento»[54]. E’ noto che gli sprechi del sistema sanitario siano dovuti agli scarsi controlli circa la congruità dei prezzi d’acquisto sulle forniture dei materiali, le attrezzature e sui servizi ove le imprese private speculano a danno dello Stato per l’assenza di prezzi standard fra le varie Regioni. Problema che può essere risolto confrontando i prezzi, operazione in corso d’opera, e stabilire prezzi standard nazionali a prezzo di mercato e non più a convenienza dei privati.

I Governi sembrano essere deboli con le influenti imprese private nel settore sanitario ed il sistema fiscale sembra essere forte contro i deboli, i cittadini, ad esempio col cosiddetto redditometro che impone a tutti di dimostrare da dove provengono i risparmi. Siamo al paradosso, Governi e amministratori locali non dimostrano come spendono le nostre tasse ed il popolo deve dimostrare come fa sacrifici?

Secondo la Corte dei Conti il business delle slot machine ruba allo Stato una cifra astronomica di ben 88 miliardi[55], mentre le banche evadono altri 5 miliardi[56], ed i cittadini dovrebbero fare il redditometro che presume, non accerta, ripeto presume un’eventuale evasione.

Ancora una volta è sufficiente unire pezzi del puzzle per comprendere l’inganno di questa élite, ministri e media, insieme, comunicano al popolo che non ci sono soldi per i diritti: lo stato sociale, mentre con le tasse si finanzia un’organizzazione non democratica chiamata Unione Europea.

Secondo l’economista Loretta Napoleoni[57] per l’Italia sarebbe meglio uscire dall’euro e stampare moneta della Repubblica, a suo avviso il costo dell’uscita sarebbe inferiore al costo sociale della sua permanenza. Il premio nobel dell’economia, Joseph Stiglitz, propone che sia la Germania ad uscire dall’euro[58] onde evitare politiche di austerità che danneggiano i paesi periferici (Grecia, Spagna, Italia, Portogallo ed Irlanda). Sull’efficacia di una moneta a cambi fissi controllata dai “mercati”, l’euro zona, per economie e paesi diversi ci sono diverse critiche ponderate, sono di questo avviso diversi economisti e persino il premio nobel (2008) Paul Krugman. Questi economisti evidenziano il fatto l’euro zona è un sistema liberista che sostituisce gli interessi della democrazia rappresentativa con gli interessi delle SpA, quelle che giocano nelle borse telematiche. Per cercare liquidità le Nazioni svendono il proprio patrimonio, ma dovrebbero riprendersi la politica monetaria ed industriale al fine di restituire libertà allo Stato, unico soggetto portatore dell’interesse pubblico. Secondo Bagnai il problema dell’Italia non dipende dal debito, ma dal sistema euro che ruba ricchezza ai Paesi periferici per darla ai centrali (Germania), cioè la ricchezza della Germania è proporzionale alla povertà della Grecia, dell’Italia e della Spagna, tant’è che il differenziale del valore dei titoli obbligazionari degli Stati sui mercati si misura rapportandolo ai bund tedeschi, maggiore è lo spread e maggiore sono gli interessi che pagano i cittadini.

Secondo Salvatore Settis esiste «in tutto il mondo, un duro scontro fra  i professionisti della politica, quasi sempre complici di chi devasta la Terra e i diritti, e chi combatte in difesa del bene comune. E’ uno scontro che ha a che fare con l’essenza stessa della democrazia, con il diritto dei cittadini di prendere la parola, di proporre visioni alternative»[60]. Settis parla di «dispotismo antipolitico dei mercati».

La politica dell’UE sta trasformando la Grecia in un paese distruggo da un conflitto bellico, e persino Amnesty Iternational denuncia la violazione dei diritti umani a causa di torture dopo gli arresti figli del caos sociale innescato dalla crisi[61].

L’austerità voluta da tutti i Governi dell’UE è stata sostenuta da diversi studi di macro economia. Di recente è accaduto un fatto a dir poco imbarazzante, un giovane dottorando Thomas Herndon stava studiando un rapporto di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, “Growth in a Time of Debt” (2010). In quel testo vi era la “prova scientifica”, secondo gli autori, che se il debito pubblico di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla crescita. Quella cifra “magica” venne adottata come un dogma, istantaneamente ripresa da organizzazioni internazionali e governi: da Angela Merkel alla Commissione europea, fino al partito repubblicano negli Stati Uniti. Herndon scoprì due categorie di errori, grossolani e dalle conseguenze disastrose. La coppia di grandi economisti aveva banalmente commesso una svista di “allineamento” nelle colonne delle cifre da addizionare usando il software Excel della Microsoft. Sicché alcuni calcoli erano sbagliati. In più — questo forse è lo sbaglio più imperdonabile — Reinhart-Rogoff avevano omesso di includere tra le nazioni esaminate ben tre casi (Canada, Australia, Nuova Zelanda) in cui la crescita economica non è stata affatto penalizzata da un elevato debito pubblico.

C’è un economista che aveva previsto l’instabilità del capitalismo, Hyman Minsky, uno dei pochi controcorrente che aveva spiegato come poteva crearsi la recessione che stiamo vivendo, iniziata nel 2008. Secondo Minsky elevati livelli di indebitamento rispetto al reddito possono creare instabilità del sistema capitalistico. Secondo Irving Fischer «i debitori non possono spendere e i creditori non vogliono spendere» (momento di Minsky) ed è ciò che sta succedendo nell’euro zona, e «più i debitori pagano e più saranno indebitati». E’ noto che i sistemi capitalisti sono iniqui ed inefficienti dal punto di vista della democrazia e dei diritti civili, e l’aumento delle diseguaglianze (povertà e ricchezza) all’interno dell’euro zona fra i paesi periferici era un problema previsto sin dal momento in cui venne proposto un sistema a cambi fissi fra economie differenti (paesi centrali e paesi periferici).

Gli effetti della religione liberista sono talmente chiari ed evidenti che la Corte dei Conte ha stimato un danno erariale di circa 120 miliardi di euro[62]. E’ piaciuta proprio tanto questa religione dato che gli amministratori locali hanno usato ed abusato del potere politico e del diritto privato in ambito pubblico, scommettendo con il patrimonio dello Stato. E le regole immorali dell’UE, patto di stabilità e fiscal compact, sono talmente stupide – minori investimenti per i servizi – che persino l’ANCI chiede una revisione delle stesse. Nella sostanza principi e regole contabili sono palesemente sbagliate che persino i politici locali, facenti parte dei partiti liberisti (PD, PDL e UDC), evidenziano le contraddizioni dell’euro zona.

Ricordiamoci che l’economia e la moneta sono invenzioni[63]. «Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi[64]

Ecuador: stop del governo alla restituzione del ‘debito illegittimo’.”[65]

Il Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa ha ribadito ieri l’intenzione di non ripagare i 30,6 milioni di dollari di cedole sulle obbligazioni in scadenza oggi, lunedì, in quanto il debito estero del suo Paese è “illegittimo” e “immorale”. Rafael Correa ha inoltre sottolineato che non intende assumersene la responsabilità poiché contratto prima che lui arrivasse alla Presidenza. Nei giorni scorsi, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, i movimenti sociali dell’Ecuador (in primis Grupo Nacional de Deuda de Ecuador) hanno manifestato nel centro di Quito per “difendere e appoggiare l’azione di auditing integrale del debito dell’Ecuador e per non pagare il debito illegittimo”. Il Presidente della coalizione dei popoli indigeni Ecurunati, Humberto Cholango, ci ha dichiarato: “Appoggiamo la decisione del Governo Correa di non pagare il debito estero visto che è illegittimo e corrotto. Per questo da 20 anni i movimenti indigeni e sociali hanno sempre denunciato questa ingiustizia del sistema finanziario internazionale.

Durante la trasmissione televisiva “Annozero” del 26 novembre 2009, si confrontano Pier Luigi Bersani (PD) ed il Ministro dell’economia Giulio Tremonti e quest’ultimo si lascia scappare una considerazione, evidente a chi conosce l’usurpazione della sovranità monetaria, «ma che fai stampi moneta, fai debito […] dove trovi i soldi?» esclama Tremonti a Bersani, col chiaro intento di contraddirlo. Bersani, per un attimo guarda il conduttore Michele Santoro e, sorridendo risponde a Tremonti: «ma sei forte… ». Con gli immensi problemi economici dell’Italia di cui tutti dibattono, nessuno dei presenti ha voluto approfondire il significato giuridico e politico di quell’affermazione così forte: “ma che fai stampi moneta, fai debito”. Tremonti non è nuovo ad affermazioni forti ed esoteriche, sempre ad Annozero[66] conversando con Fausto Bertinotti, Presidente della Camera, lanciò un’accusa molto forte (6 marzo 2008) contro il Governo del premier Romano Prodi, egli disse che stava arrivando una grande crisi e che “il superfluo (viaggi) costa meno del necessario (cibo), c’è una crisi della globalizzazione”. Tremonti disse che un gruppo di Illuminati ha predicato il mito della globalizzazione, “tecnofinanza, il meccanismo è saltato”. Ad “Annozero” affermò: «Solo dei pazzi illuminati, se vuole le dico anche i nomi italiani ma è meglio di no…» e, nessuno dei presenti ebbe la curiosità di chiedergli il significato di tali accuse. Tremonti parla di “pazzi illuminati, fanatici” anche nella trasmissione “Porta a Porta” (febbraio 2008)[67], cita una “terza via di Clinton, e fra gli ospiti presenti c’è anche Massimo D’Alema (PD) ed il conduttore Bruno Vespa non chiede conto di tali affermazioni.

Chi volesse approfondire il significato esoterico e politico di tali affermazioni può leggere il libro inchiesta, Fratelli d’Italia, BUR di Ferruccio Pinotti a cui dedica un intero capitolo: Illuminati della finanza. Clinton fu il Presidente che nel 1999 abolì la separazione fra banche d’investimento (speculazione) e banche del risparmio.

E’ buffo leggere le opinioni dei teorici della terza via” di Blair e Clinton (Policy Nertwork) e dell’Ulivo mondiale, quelli delle speculazioni finanziarie per intenderci (ad esempio, quelli vicini a Goldman Sachs o quelli del caso Mps in Italia), leggerli nel proporre maggiore “democrazia” nell’UE. Com’è buffo leggere che i socialisti francesi giudicano di “destra” la “terza via” inglese. I gruppi politici si muovono su parole d’ordine e slogan per semplificare la realtà, entrambi i gruppi politici si muovono nel piano ideologico della crescita: la “sinistra” intende tornare ad un capitalismo degli anni ’80, mentre la “destra” ignora gli effetti di una “globalizzazione finanziaria” e persegue sullo stessa strada. Nei dibattiti pubblici si possono vedere gli stessi uomini[68] politici che hanno introdotto gli algoritmi matematici che hanno accelerato una crisi del sistema capitalistico e propugnano soluzioni per tutti, questi individui hanno lo stesso grembiulino di oltre oceano.

La cosiddetta “terza via” è la proposta di creare un movimento politico che unisca liberali e socialisti, nacque negli anni ’80, ed in Italia è stato creato appositamente il Partito Democratico. La “terza via” comprendeva come obiettivo le privatizzazioni, in Italia, avviate dai Governi Amato, D’Alema, Ciampi e Prodi, e come possiamo notare ha avuto un grande successo fra l’élite poiché l’idea di conciliare gli opposti è stato il cavallo di troia per il neoliberismo ed entrare nei partiti di sinistra. «Dimostreremo che non è vero che l’Italia e l’Europa sono state distrutte dal liberismo ma che al contrario il liberismo è un concetto di sinistra, e che le idee degli Zingales, degli Ichino e dei Blair non possono essere dei tratti marginali dell’identità del nostro partito, ma ne devono essere il cuore», lo scrive Matteo Renzi su Il Foglio[69] poi eletto segretario nazionale del Partito Democratico l’8 dicembre 2013.

Questa strana idea di conciliare gli opposti si trova soprattutto nei Trattati europei, tant’è che Trattato di Lisbona  si legge: l’UE si adopera per “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva“, ed è palesemente incompatibile con la nostra Costituzione poiché poggia su principi opposti, tant’è che articolo 41 della Costituzione recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“. Il Trattato di Lisbona è come lo sviluppo sostenibile, è un ossimoro. L’unico partito italiano che si oppose a ciò fu il Partito Comunista Italiano di Berlinguer, ma negli anni ’90 ci furono trasformazioni politiche radicali: nacque il berlusconismo con idee della destra liberale e poi ci fù la chiusura del PCI per dar vita prima all’Ulivo e poi al Partito Democratico, cioè un altro partito liberale. Insieme, berlusconismo e Ulivo, hanno realizzato le famigerate riforme strutturali neoliberiste col risultato di concentrare capitali nella mani di pochi e aumentare le disuguaglianze fra Nord  e Sud, hanno realizzato nuove disuguaglianze fra le aree urbane estese favorendo marginalità e nuove povertà nelle periferie, e nuove disuguaglianze fra la aree urbane e rurali in abbandono.

L’11 gennaio 2013, durante la trasmissione televisiva “Servizio pubblico” in onda su La7, condotta da Michele Santoro, e con ospite Silvio Berlusconi, un’imprenditrice suggerisce la soluzione del debito pubblico: restituire la sovranità monetaria alla Nazione.

E’ la storia maestra di vita che dovrebbe consigliarci di cancellare gli orrori del passato. Come avveniva nell’ambiente dell’Europa feudale e dell’Italia, pure feudale nel suo insieme, i capi di queste compagnie (Siena, Firenze, e di altre città evolute d’Italia, il cui sostentamento era rappresentato dai fondi monetari e dalle operazioni monetarie) e i loro membri dirigenti più ricchi, di regola parenti o rappresentanti di famiglie imparentate o amiche dei capi della compagnia, non erano certo i Rothschild del medioevo, ma per il proprio tempo ne svolgevano il ruolo[70].

Un precursore dei mercati internazionali e dello scambio tramite le borse telematiche fu lo scozzese John Law (1671-1729) che ideò tecniche di regolazione della moneta atte a creare fortune personali impensabili e scatenare guerre altrettanto inimmaginabili. L’invenzione della banca è senza dubbio italiana (i Banchi di Venezia e Genova), mentre il sistema dei pagherò convertibili nella moneta metallica consegnata alla banca come capitale o come deposito a risparmio, è di ispirazione americana. Questa carta poteva essere scambiata fra i cittadini mentre la banca faceva profitto tramite interessi sul prestito originario.

L’idea di Law, che ebbe successo in Francia, era quella di creare una banca che rilasciasse banconote a chi chiedeva prestiti garantite dalle proprietà terriere nazionali. Un regio decreto del 2 maggio 1716 concesse a Law e suo fratello di fondare una banca ed avere il diritto di emettere moneta con valuta legale, e con lo Stato primo cliente.[71] Dopo circa un secolo (1852-1870), a Parigi, si realizzò la più grande trasformazione urbana sperimentando la finanziarizzazione del sistema bancario, il prestito abbinato alla rendita fondiaria per creare valore dal nulla (cioè sfruttando una scelta politica: edificare) e accumulare capitali nelle mani della borghesia (proprietari).  Ancora oggi tale sistema viene adottato per generare piano speculativi legati ai processi di accumulazione del capitale all’interno delle aree urbane.

C’ è qualcuno (il cliente) che affida a qualche altro (la banca) i suoi risparmi. E invece di pagarlo per il disturbo, si fa pagare. C’ è la banca che, invece di custodire gelosamente quella somma, se ne libera al più presto possibile prestandola ad altri, perché la investano in attività lucrose. E non si limita a prestare la somma ricevuta, ma l’ aumenta emettendo banconote, come si faceva una volta, o assegni, o semplicemente registrando scritture contabili. La follia si spiega quando si consideri che lo scopo di quel traffico di denaro non è di conservarlo, ma di accrescerlo. Non è frutto della prudenza ma della scommessa. O almeno di un mix tra le due che assume, nell’ antichità e nel medioevo, connotazioni religiose: come nella Mesopotamia e in Egitto, come nella Grecia antica, dove i templi fungevano da banche (trapezai) e i sacerdoti da banchieri; affiancati da trapezisti cambiavalute che garantivano i trasferimenti, firmando lettere di credito (assegni) che liberavano mercanti e sovrani dal rischio di portare con sé denaro contante, e prestandogli le somme necessarie alle loro spese militari e politiche e ai loro consumi cospicui. Furono gli italiani a sviluppare laicamente queste attività promuovendo una classe specializzata di mercanti banchieri, come i Salimbeni di Siena, come i Medici di Firenze. E in Italia fu fondata, nel 1406, a Genova, la prima banca del mondo, il “banco di San Giorgio”. Banco era la parola che allora si usava e che alcuni attribuiscono all’ uso di una tavoletta coperta da un drappo verde per effettuare le transazioni, mentre altri la ritengono sinonimo di “monte”, le somme originariamente depositate da istituti di natura religiosa per tutelare i risparmi popolari. Queste attività erano alimentate dal versamento ai creditori di prezzi del denaro (tassi d’interesse) per lungo tempo drasticamente interdetti dalle autorità ecclesiastiche sulla base del principio di inammissibilità dell’ usura (produzione di denaro a mezzo di denaro). Era proprio da quella scommessa e da quel rischio che nacque il finanziamento del capitalismo moderno. Senza di quello, come spiegò soprattutto Joseph Schumpeter, non si sarebbero potute realizzare quelle grandi innovazioni, senza le quali l’inventiva tecnica non poteva essere posta al servizio della produzione: ciò che aveva impedito lo sviluppo del capitalismo nell’antichità. Grazie alle banche, il sistema produttivo dispose, nella sua pienezza storica, di un formidabile fattore propulsivo che si sviluppò soprattutto nei secoli dal Seicento, con i genovesi alla testa, all’Ottocento, con le grandi dinastie finanziarie, i Rothschild, i Warburg. E creò al suo centro il suo comando supremo, la Banca Centrale, l’Antica Signora, la Banca d’Inghilterra, regolatrice della moneta, prestatore di ultima istanza, garanzia superiore del sistema. Ma l’Ordine bancario ha nella sua potenza il suo disordine: il rischio di valicare i limiti che ne fanno il sistema sanguigno del capitalismo, per diventare una causa fatale di pressione arteriosa. Il sistema bancario ha assunto una grave responsabilità nella crisi, che sta infuriando.[72]

Questi ricordi ci mostrano dove risiede il reale potere in un sistema socio-politico governato dal monetarismo. George Orwell in 1984 diceva: «chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato».  Questa funzione la svolgono i Governi e per questa ragione che difficilmente troveremo la verità  nei libri scolastici, gli stessi testi che servono al potere invisibile per psico-programmare giovani obbedienti.

Un esempio? Le istituzioni scolastiche accolgono e promuovono concorsi europei denominati “conoscere la Borsa” all’interno degli Istituti Tecnici Commerciali. Dai siti della propaganda si legge: «“Conoscere la Borsa” coinvolge numerosissimi studenti delle superiori in un’entusiasmante competizione internazionale su temi borsistici e finanziari dando un importante contributo nell’ambito dell’educazione economico-finanziaria giovanile».[73] Le scuole, anziché, diffondere responsabilità, etica ed educazione civica obbediscono agli ordini del potere invisibile ed applicano programmi a sostegno dell’élite e del pensiero dominante.

«E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina» (Henry Ford)

[…] è giunto il momento per i popoli di ribellarsi a una situazione che, se non fosse così drammatica, si potrebbe definire surreale. È, infatti, talmente assurdo che siano i banchieri a creare la moneta e a «prestarcela», che non c’è nessuna spiegazione logica, e tanto meno storica o economica, che possa giustificare una dipendenza del genere. La Costituzione italiana parla chiaro: la «sovranità» appartiene al popolo, ed è potere esclusivo del sovrano battere moneta. È ovvio, poi, che siamo noi a dare valore al denaro nel momento stesso in cui lo accettiamo e lo mettiamo in circolazione. Se fino ad oggi i politici si sono associati ai banchieri, delegando loro il potere di creare il denaro e di «prestarlo» allo Stato, riducendoci così tutti quanti a «debitori», è giunta l’ora di smetterla. È chiaro a tutti che la libertà, l’indipendenza di cui ci vantiamo e che i nostri politici esaltano ogni giorno come nostra massima conquista, sono e rimarranno sempre un’illusione fino a quando saranno i banchieri, i veri padroni degli Stati.[74]

Chi ha la proprietà del danaro possiede tutto. Per cui la violazione della sovranità monetaria sancisce la morte della democrazia rappresentativa europea. In Italia, si è partiti nel 1981 col ministro del Tesoro Andreatta (docente di Romano Prodi), Governo Forlani, sancendo la separazione fra il Tesoro e la Banca d’Italia, l’obiettivo finale di privatizzare la Banca d’Italia è stato raggiunto negli anni successivi. Se oggi possiamo ancora rivendicare l’usurpazione della proprietà della moneta è grazie alla nostra Costituzione che afferma: “la sovranità appartiene al popolo” (compresa quella monetaria ovviamente) e “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito” (art. 47 Cost.). Tali principi sono palesemente violati dall’articolo 105/A del Trattato di Maastricth “la BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità” che di fatto usurpa i diritti dei popoli sovrani europei. Banca d’Italia e BCE  sono di fatto società  indipendenti e fuori dal controllo del popolo. E’ sufficiente leggere la natura ed il numero dei soci partecipanti dal sito di Bankitalia, e si percepisce che essa è stata privatizzata dove lo Stato è relegato con INPS ed INAIL a 42 voti contro 540 delle banche private SpA (2008). Ed è stata relegata ad un ruolo di secondo piano come si legge dall’articolo 1 del suo Statuto: “Quale banca centrale della Repubblica italiana, è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali (SEBC). Svolge i compiti e le funzioni che in tale qualità le competono, nel rispetto dello statuto del SEBC“.[75]

Il quadro politico che si presenta non è affatto incoraggiante e positivo dato che i dipendenti eletti rappresentano gli interessi particolari di alcune SpA. La soluzione per l’attuale crisi risiede nella conoscenza e nella consapevolezza. Investire nella cultura e nello sviluppo delle reali capacità umane che possono emergere in un clima di reale libertà. Organizzare le comunità applicando metodi e strumenti di democrazia diretta è un modo ragionevole di attuare l’autoderminazione dei popoli e consente a tutti di poter crescere dal punto di vista umano e non materiale. I cittadini possiedono il potere supremo – sovranità popolare – e pertanto sono già legittimati nell’auto-gestirsi i territori applicando il buon senso e decidendo direttamente come e dove destinare i soldi delle proprie tasse. Questo sta già accadendo in almeno 500 città del mondo[76], ed avviene da molto più tempo in Svizzera.

Le reti sociali presenti in internet sono i nuovi “laboratori” di pensiero, condivisione e conoscenza che stanno aiutando la crescita collettiva su argomenti tenuti nascosti alle masse dal potere invisibile. Questi sono alcuni aspetti che stanno costruendo una nuova partecipazione politica “dal basso”, libera dalle vecchie ed obsolete ideologie utili al divide et impera dei prezzolati partiti tradizionali. Ovviamente la rete di internet non è una vera socializzazione poiché priva di quegli elementi umani determinanti per avere una reale empatia, genuina, sincera, ma offre una “diversa” socializzazione, è solo uno strumento, una macchina virtuale, una “mente virtuale collettiva” che può essere percepita o usata per scopi socialmente utili oppure inutili. E’ già accaduto che social network abbiano stimolato nuove energie tradotte in azioni pratiche nel mondo reale.

Un documentario di Aleks Krotoski e prodotto dalla BBC fa il punto della situazione di internet dopo 20 anni. E’ interessante registrare l’opinione dell’inventore del world wide web, Tim Berners-Lee che nel 1980 quando era al CERN ha ideato il sistema per condividere i file. Secondo Tim, internet nata libera per avviare un processo di innovazione culturale, uno spazio creativo, ma potrebbe diventare un sistema di controllo globale poiché pochi soggetti si sono avvicinati al web per vendere, e  per controllare il “traffico” influenzando e condizionando gli utenti. L’ideatore dei social network, Steward Brand, esprime un’analoga riflessione e preoccupazione circa il rischio di controllo globale e l’enorme influenza di google, facebook, youtube, amazon nei confronti dei cittadini. I pionieri del web cercavano un’alternativa al sistema di potere offrendo maggiori libertà di opinione e di condivisione senza censura, ed essi crearono il web affinché i cittadini potessero avere libero accesso alla conoscenza, non per dare potere ai pochi o per fare soldi attraverso internet, o creare monopoli, oligopoli come hanno fatto Bill Gates e Mark Zuckerberg. I pionieri del web non sono elitari milionari che controllano la rete, mentre altri attraverso l’imposizione del copyright hanno creato imperi per cercare di controllare e influenzare gli utenti della rete. Le informazioni gestite dai giganti del web sono usate per logiche mercantili ed a volte sono usate anche per scopi politici a servizio dei Governi.

Wikipedia nata per condividere e costruire la conoscenza dagli utenti stessi, contributi anonimi, in seguito ha assunto una conduzione gerarchizzata. Steward Brand nel 1985 creò The Well il primo social network, il primo forum ove ognuno poteva dire quello che voleva e nessuno giudicava gli altri, introdusse l’idea che tutto era concesso e da li nacque una sorta di costituzione radicale grazie a John Perry Barlow, ex autore del gruppo musicale Greatful Dead.

Sicuramente internet rimane una grande opportunità per i cittadini, ma non c’è dubbio che sia un ambiente controllato e chi lo gestisce ha l’opportunità di sfruttare per il proprio torna conto le informazioni che i cittadini condividono. Le preoccupazioni di Tim Berners-Lee, Steward Brand e John Perry Barlow, i pionieri di internet, sono ampiamente legittime dato che per manipolare gli ignari navigatori della rete è possibile comprare i “mi piace” su facebook ed i “followers” su twitter per millantare un gradimento inventato dal nulla[77], altre società assoldano prezzolati giovani gruppi di influencer travestiti da “fake” per manipolare le opinioni all’interno di forum e social network, con lo scopo di vendere merci ed orientare consensi politici.

Tasse e conti pubblici

Negli ultimi anni sembra prevalere una strana idea, sembra sia consuetudine dell’immaginario collettivo credere che l’obiettivo di un bilancio pubblico sia quello di far pareggiare i conti, oggi si ritiene che sia una pratica virtuosa. Destra e sinistra ripetono il mantra: la crescita. Questo obiettivo aritmetico nasconde una triste realtà o una cinica perversione degli economisti ortodossi addomesticati, che hanno trasformato l’azione politica degli Enti locali facendole perdere l’obiettivo dei principi costituzionali: servire i cittadini con spirito di uguaglianza e tendere al benessere collettivo. Le direttive europee condizionano la pubblica amministrazione violando i principi costituzionali, e imponendo sciocche convinzioni come il Patto di stabilità e crescita, e l’immorale pareggio di bilancio, il fiscal compact, ed in fine l’invenzione di un ente autoritario e non democratico come il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), una vera mostruosità composta da soggetti che godono di immunità rispetto alle loro scelte politiche che toccano le tasche dei cittadini. Il MES e questi sciocchi criteri si traducono in tagli alla spesa pubblica, e quindi un danno economico concreto ai ceti meno abbienti, facendo aumentare la depressione in Italia. Nella letteratura politica quest’azione viene comunemente valutata come la distruzione dello Stato sociale, il pilastro della nostra Costituzione. Ogni pezzo dello Stato sociale viene trasformato in merce e venduto, un’aberrazione che viola i diritti universali dell’uomo sanciti nel 1948. La conclusione di questa convinzione mentale ragionieristica è solo il frutto di una lenta e ossessiva programmazione mentale che ignora la bioeconomia, ignora l’economia e le esigenze reali dell’umanità. Su questo pianeta le leggi per la sopravvivenza umana si leggono con la fisica, la chimica, la biologia, l’agronomia e la geologia, non con la finanza. Una risposta ragionevole alle regole immorali della finanza pubblica è l’introduzione del principio di “non equilibrio di bilancio” per la spesa sull’istruzione, per la cultura e il sociale; cioè fare l’esatto opposto delle politiche di austerità introdotte dai neoliberisti inseriti nei Governi nazionali tramite le organizzazioni sovranazionali. La ragione etica di questa scelta radicale è semplice, nel periodo storico che stiamo attraversando, la moneta va percepita come strumento, e non come valore di ricchezza. L’obiettivo è puntare all’evoluzione della società con lavori utili e cancellare le disuguaglianze attraverso scelte coraggiose per aiutare i popoli, e non per opprimerli con l’austerità.

Nel 2010, l’ammontare dei residui passivi degli Enti locali è di circa 120 miliardi, si tratta di debiti della pubblica amministrazione verso imprese che hanno già lavorato e che potrebbero essere ripagate se i Governi decidessero di stampare moneta sovrana a credito[78].

Da diversi anni il potere invisibile ha diffuso, con successo, il mantra privato meglio del pubblico, dando un forte contributo alla distruzione dello Stato sociale e spostando la sovranità dalle istituzioni alle banche SpA, dagli Stati all’UE. Un grande contributo a sostegno di questa credenza è venuto dai media, pubblicazione ossessiva di scandali, dall’aumento dell’apatia politica dei cittadini, e dal comportamento immorale sia dei dipendenti eletti che dei dirigenti pubblici, e dai sindacati che hanno impedito e rallentato il rinnovamento meritocratico di funzionari e dirigenti nel settore pubblico.

Il dogma privato meglio del pubblico ha trovato il suo apice con l’introduzione del diritto privato in ambito pubblico, ed il risultato è stato che le maggioranze politiche vincenti negli Enti locali hanno rubato e rubano a norma di legge grazie all’uso delle SpA che gestiscono i servizi pubblici locali e le nomine discrezionali presso questi Enti. Non bisogna dimenticare che la classe politica dirigenziale corrotta fu defraudata, dal 1981 in poi (Governo Forlani), del potere politico di promuovere una politica monetaria (cessione sovranità monetaria e Trattati internazionali) ed industriale pertanto i politici si concentrarono sulla gestione dei servizi e sulle privatizzazioni. La corruzione è stata legalizzata e si sono moltiplicati gli sprechi frutto di ruberie, moltiplicazione delle “poltrone”, e negligenze di persone incapaci in ruoli importanti per la gestione del bene comune. Nel settore delle forniture ospedaliere, secondo la Corte dei Conti il danno erariale è di 1648 milioni di euro.[79] Buona parte degli sprechi è costituita da scelte dirigenziali e politiche per sostenere con soldi pubblici gli interessi particolari delle SpA locali. Queste scelte politiche sono insindacabili e grazie all’assenza di trasparenza i cittadini non hanno informazioni per valutare e scegliere.

La stesura del bilancio spetta al Governo mentre al Parlamento è attribuito il compito di approvarlo. Il bilancio dello Stato può essere preventivo o consuntivo (rendiconto generale). La differenza tra entrate e spese al termine di un esercizio concretizzerà un avanzo di bilancio, se il saldo è negativo, come avviene di solito, si avrà un disavanzo (o deficit) di bilancio.

L’avanzo o disavanzo del settore pubblico si definisce come: Avanzo/disavanzo = G + TR – TA, dove G = spesa pubblica; TR trasferimento dallo Stato ai privati (pensioni, sussidi alle imprese e alle famiglie e interessi sul debito pubblico); TA trasferimenti dai privati allo Stato (imposte dirette, indirette, contributi sociali)[80].

Il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato fornisce i dati ufficiali[81]. La cassa ci dice che nel 2011 entrano con le tasse 411 miliardi e si spendono 500 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 310 miliardi. Nel 2012 entrano con le tasse 449 miliardi e si spendono 527 miliardi, si ricorre all’indebitamento verso i mercati per 324 miliardi. Per il 2013 si prevedono con le tasse 475 miliardi di entrate e si spenderanno 527 miliardi, mentre l’indebitamento dovrà essere di 246 miliardi. Leggiamo chi mantiene lo Stato: nel 2011 i lavoratori pagano 161 miliardi e le imprese 33 miliardi, mentre nel 2012 i primi versano 177 miliardi e le imprese versano 41 miliardi. Nel 2011 lo Stato paga 84 miliardi di interessi sul debito, e nel 2012 gli interessi sono 88 miliardi.

Entriamo subito nel merito, c’è una voce immorale nel bilancio sopra sintetizzato: interessi sul debito pubblico. Nella consuetudine anticostituzionale figlia del Trattato di Lisbona accade che lo Stato, abdicando al ruolo di controllore del credito (art. 47 Cost.), chiede moneta debito in prestito dalla BCE e dal mercato delle borse telematiche ove SpA comprano i Titoli di Stato per riempire la differenza avanzo/disavanzo. I cittadini che pagano le tasse sono costretti a pagare anche gli interessi immorali di un sistema abbastanza sciocco, inutile e dannoso poiché è matematicamente impossibile un equilibrio, tant’è che debito e interessi sono inestinguibili. Nel sistema attuale l’indicatore principale è il rapporto debito/PIL, non il benessere dei cittadini.

Il debito pubblico non potrebbe esser cancellato, perché l’Italia perse la seconda guerra e gli accordi di Bretton Woods stabilirono un nuovo ordine mondiale. Chi ha la curiosità di leggersi i Trattati internazionali potrà rendersi conto dell’invenzione del debito, problema giuridico e non economico. Per evitare che il capitalismo distrugga la specie umana e il pianeta Terra, è necessario avviare un dibattito pubblico finalizzato a riscrivere le regole economiche globali mettendo al centro l’approccio bioeconomico che limita l’uso delle risorse finte del pianeta. I debiti pubblici vanno ristrutturati, il sistema off shore chiuso e reso illegale, vanno eliminate le zone economiche speciali e stimolato un sindacato globale per attuare il diritti dell’uomo. E’ fondamentale ripristinare il ruolo pubblico dello Stato per aggiustare l’economica, cioè eliminare le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento. Questo programma può essere realizzato solo da forze politiche sinceramente di sinistra, cioè le utopie socialiste, o marxiste, che ambivano a diffondere uguaglianza sociale, tutela dei diritti e tutela dell’ambiente. Come insegnò Marx, gli Stati necessitano di avere piena sovranità, e soprattutto quella monetaria per controllare il mercato del credito.

I Governi italiani hanno deciso di occuparsi prioritariamente di riduzione della spesa pubblica e fiscalità pubblica, lasciando all’UE l’opportunità di fare la politica con la “P” maiuscola. Il fatto che nei capitoli di spesa pubblica ci siano sprechi evitabili, è un fatto assodato, ma è un problema giuridico interno all’Amministrazione non è un problema politico, cioè è sufficiente avere un controllo ed un sistema punitivo efficaci non una riforma, o peggio come sta accadendo una riduzione generalizzata della spesa pubblica. I Ministri succedutisi sono ben consapevoli che bisogna controllare i contratti e le modalità di appalto per l’erogazione dei servizi pubblici. Da circa 15 anni Governi ed amministratori locali, fateci caso, non si comportano come politici ma come ragionieri, essi non dibattono della tutela dei nostri diritti, ma di fiscalità, essi non chiedono l’ampliamento dei diritti costituzionali, ma la riduzione, la sospensione o la soppressione: è accaduto per il lavoro, per l’istruzione ed accadrà per la salute.[82]

Le Nazioni sono state private di una moneta della Repubblica, e sostituita da una moneta debito controllata dalla BCE e condizionata dalle SpA che scommettono nelle borse telematiche. Organi non elettivi sovranazionali usurpano l’articolo 1 e l’articolo 47 della Costituzione. Il credito è controllato da SpA commerciali e non più dallo Stato. Nel sistema odierno il potere di acquisto dei salari è condizionato dalle borse telematiche, dalle agenzie di rating e dallo spread, quindi i cittadini sono tassati dai Governi e ricattati dalle SpA, tutto ciò perché il Parlamento nel luglio del 2008 ha approvato l’antidemocratico Trattato di Lisbona accettando di sostituire lo Stato sociale costituzionale col “libero” mercato delle SpA.

Il sistema finanziario e monetario è subordinato ai capricci di pochi banchieri che usano strumenti per scommettere sulla vita dei popoli. In questo sistema la ricchezza e la povertà non sono più in mano alle istituzioni democratiche rappresentative, ma in mano a individui inumani, tecno-cratici non eletti, che adottano consuetudini e comportamenti immorali dove l’avidità premia gli imbroglioni a scapito dei diritti umani.

Il popolo italiano al pari degli altri popoli, contrariamente a quanto è sancito dalla Costituzione non è libero. L’intero sistema bancario è un’invenzione a servizio dell’élite e il sistema del prestito è un metodo immorale, ma legalizzato, per tenere i popoli in schiavitù. I cittadini italiani onesti sono doppiamente vessati poiché l’evasione e l’elusione fiscale sono contigue al sistema fiscale, e le regole europee sembrano costruite appositamente per rubare ricchezza ai paesi “periferici”, denominati PIIGS, per sostenere l’economia dei paesi “centrali”: Germania, Svezia, Olanda, Austria, e Gran Bretagna, quest’ultima socia della BCE, ma non usa l’euro.

Multinazionali come Apple, Google, Amazon, E-bay, Facebook e le banche non pagano tasse, non versano l’IVA, oppure pagano una percentuale ridicola, si parla di cifre astronomiche grazie alle larghe maglie dell’elusione e dei paradisi fiscali. Eric Schimdt, amministratore delegato di Google, dichiara: «orgogliosi di non pagare le tasse»[83]. Il fisco italiano contestò a Banca Intesa 1,65 miliardi di elusione (bilancio 2010) quando al vertice c’era l’ex Ministro Corrado Passera[84]. Al sistema immorale si aggiungono consuetudini illegittime e  le banche commerciali abitualmente applicano l’anatocismo, interessi sugli interessi, contro Enti pubblici e cittadini. Una parte dei debiti pubblici e privati è costituita dall’anatocismo che deve essere restituito.

Dopo il controllo della moneta debito, l’obiettivo dell’élite è semplice, controllare con lo stesso metodo dei “mercati” le società che gestiscono i servizi pubblici locali usando l’arma dell’invenzione del debito pubblico, sono già pronti piani per svendere le SpA locali; dopo aver rubato le infrastrutture nazionali (Banca d’Italia, autostrade, ferrovie e telecomunicazioni). I loro adepti ed emissari sono ampiamente diffusi in tutte le università e nei media, banali ripetitori di volontà decise nel famigerato club Bilderberg, nella Commissione Trilaterale e nel CFR.

In maniera del tutto inequivocabile e non poteva essere altrimenti si evidenziano gli interessi sul debito pubblico frutto dell’usurpazione della sovranità monetaria decisa prima negli accordi di Bretton Woods[85], poi nel Trattato di Maastricht e poi ribadita nel Trattato di Lisbona, tutti accordi internazionali che violano gli art.1 e 47 della Costituzione italiana, articoli che ordinano ai dipendenti eletti di organizzare la Repubblica  per emettere moneta, funzione determinante per la libertà del popolo e figlia della sovranità popolare attraverso il controllo del credito. Purtroppo essendoci accordi, trattati, internazionali illegittimi oggi vige un sistema europeo di banche con la BCE al suo vertice e questa è la ragione principale per cui il debito è inestinguibile, e dunque, “qualcuno” ha schiavizzato 17 popoli che usano l’euro stampato dal nulla ed illegittimamente prestato a corso forzoso. E’ sufficiente rispondere ad una domanda per capire l’incantesimo del monetarismo: se i soldi sono nostri perché ce li prestano? Per mezzo di questo incantesimo, inganno psicologico, frutto di un’immorale ed illecita consuetudine numerosi dipendenti eletti corrotti col sistema dei trucchi finanziari, dei paradisi fiscali, da diversi decenni recitano il ruolo dei rappresentanti del popolo ma in realtà curano gli interessi di pochi banchieri.

In una breve semplificazione l’inganno funziona così: nell’euro zona, gli Stati si fanno coprire il valore, la fiducia, della moneta scambiandola con Titoli di Stato, di fatto consegnandosi al mercato. Poiché all’interno dell’euro zona, ogni Paese ha una propria e differente struttura capitalista, i mercati giudicano diversamente i singoli Stati, che fra l’altro si fanno anche una concorrenza sleale, ad esempio sfruttando le zone economiche speciali che agglomerato insediamenti produttivi ove è basso il costo del salario. Nell’euro zona, inoltre, vigono regole stupide come il patto di stabilità e crescita, oppure il fiscal compact adottato dall’Italia. In altre zone geografiche vi sono regole diverse, come quelle USA e Cina, ove non esiste il patto di stabilità e crescita e il loro debito pubblico non è un problema per gli investimenti. Infine, esiste persino il paradosso di Paesi come l’Italia che pur avendo un avanzo primario, è incapace di ridurre le disuguaglianze economiche fra Nord  e Sud, che invece aumentano. Nell’euro zona, l’Italia scambia 500 miliardi di Titoli con 500 miliardi di euro, lo scambio è un prestito caricato da interessi. Chi compra le obbligazioni – i Titoli – copre il valore dell’euro, pertanto in questo sistema sono le SpA, e in piccolissima parte i cittadini a dare fiducia alla moneta debito. Nella semplificazione appena decritta, cioè dell’economia del debito, il reale interesse dei Governi non è restituire il debito, ma “valutarlo” rispetto un determinato rapporto debito/PIL. Si chiama economia del debito poiché la creazione della moneta dal nulla è prestata agli Stati, più gli interessi. Un Paese come l’Italia, che da circa un decennio possiede un avanzo primario, se non avesse dovuto pagare gli interessi sul debito, avrebbe avuto liquidità per creare investimenti utili a eliminare le disuguaglianze, per programmare la riduzione del rischio sismico e idraulico, adeguare gli edifici pubblici e creare servizi al Sud per favorire lo sviluppo umano, ricerca e innovazione.

Il debito pubblico è intrinsecamente inestinguibile poiché, in queste condizioni capestro, esso andrebbe ripagato con la medesima moneta, l’euro, presa in prestito, cioè si tratta di un inganno. In questo sistema truffaldino le Nazioni che usano l’euro creano debito, cioè se hanno bisogno di costruire un ospedale, una scuola o aiutare i ceti meno abbienti per cancellare disuguaglianze o per creare lavoro aumentano la spesa pubblica e si indebitano.

L’elenco degli acquirenti dei Titoli di Stato è pubblico (dipartimento del Tesoro[86]), ecco alcune SpA che nel 2009 hanno acquistato Titoli italiani: Banca IMI S.p.A. , Barclays Bank PLC, BNP Paribas, Calyon – Corp. Inv. Bank, Citigroup Global Markets Ltd. , Commerzbank A.G., Credit Suisse Securities (Europe) Ltd., Deutsche Bank A.G., Goldman Sachs Int. Bank, HSBC France, ING Bank N.V., JP Morgan Securities Ltd., Merrill Lynch Int., Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese S.p.A., Morgan Stanley & Co. Int. PLC, Nomura Int. PLC, Royal Bank of Scotland PLC, Société Générale Inv. Banking, UBS Ltd, UniCredit Bank A.G.
Nel 22 gennaio 2010 il Dipartimento del Tesoro pubblica questa classifica[87]: 1. Barclays Bank plc, 2. Société Générale Inv. Banking, 3- Calyon – Corp. Inv. Bank, 4. Deutsche Bank A.G., 5. BNP Paribas

Tremonti, Ministro dell’Economia (25/10/09)[88]: «tanto per dirvi un dato noi ci abbiamo ogni anno da emettere titoli pubblici per 500 miliardi di euro questo vuol dire che devi avere una domanda, una richiesta per cifre di questo tipo

Il debito pubblico è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali e istituti previdenziali pubblici). Il debito è costituito da biglietti, monete e depositi, titoli diversi dalle azioni – esclusi gli strumenti finanziari derivati – e prestiti, secondo le definizioni del SEC 95. Al 31 dicembre 2009 i titoli di Stato rappresentano circa l’82% del debito pubblico[89] (totale: 1.760.765 milioni di €). Mentre il rapporto deficit/PIL è pari al 115,8%.[90]

Stiamo iniziando a comprendere l’inganno?

«Oggigiorno la differenza tra le entrate e le spese dello Stato viene coperta dall’emissione di titoli di Stato, e cioè dal debito. È così che si crea moneta nel sistema. Da quando il valore del denaro è stato sganciato dall’oro, si può aumentare la cartamoneta in circolazione solo grazie a un avanzo della bilancia commerciale, e cioè i guadagni delle esportazioni, o attraverso l’indebitamento e cioè l’emissione del debito pubblico. Assurdo? È quello che da tempo si chiedono molti economisti.»[91]

Non è lo Stato che controlla il credito, non è lo Stato che determina e tutela il valore dei salari, ed il risparmio dei cittadini, ma ci sono entità non elettive chiamate dai media: mercati, che usurpano diritti e violano ogni principio di cooperazione ed equo scambio. Ripetiamo: Il bilancio dello Stato può essere preventivo o consuntivo (rendiconto generale). La differenza tra entrate e spese al termine di un esercizio concretizzerà un avanzo di bilancio, se il saldo è negativo, come avviene di solito, si avrà un disavanzo (o deficit) di bilancio. Avanzo/disavanzo = G + TR – TA, dove G = spesa pubblica; TR trasferimento dallo Stato ai privati (pensioni, sussidi alle imprese e alle famiglie e interessi sul debito pubblico); TA trasferimenti dai privati allo Stato (imposte dirette, indirette, contributi sociali). In questa equazione c’è un problema evidente che è di natura giuridica e non economica. Se ogni anno dobbiamo pagare l’usurpazione della sovranità monetaria caricata di interessi e dovremmo pagarla sempre con la moneta euro (a debito) è ovvio anche ad un bambino che i conti non tornano. Paradossalmente anche se tutti pagassero le tasse esisterebbero sempre gli immorali interessi da pagare ai creditori che sono SpA private. A questa palese incongruenza, debito più interessi, dobbiamo aggiungere un altro recente debito: il finanziamento del MES attraverso le tasse, 125 miliardi è lo quota versata dall’Italia, per sostenere i debiti degli Stati già indebitati (Italia compresa), una follia; non è politica ma psichiatria. Una volta non era così, lo Stato stampava e controllava la moneta e non esisteva debito pubblico, ma solo deficit pubblico. Poiché lo Stato non è un’azienda e i soldi non sono ricchezza, ma solo la misura degli scambi, accadeva che lo Stato emetteva moneta a credito per realizzare servizi ed opere utili. Invece, oggi, il bilancio di uno Stato sovrano è condizionato dalla finanza privata e dai capricci dei mercati, spread (tassi di interesse), e da valutazioni di agenzie di rating in palese conflitto di interessi, adesso saremo vincolati al MES. Il fatto che il debito pubblico in un sistema economico sia un problema relativo è dimostrato dall’esempio di USA e Giappone, che pur avendo un debito pubblico maggiore dell’Italia, decidono autonomamente quando aumentare l’asticella del limite autodeterminato, e d’accordo con la banca centrale stampano moneta quando ritengono sia opportuno farlo. Su questo aspetto molto importante si dividono le visioni politiche fra UE (liberista) e USA (oggi meno liberista e più keynesiana). Nell’UE la BCE non è un prestatore di ultima istanza come la FED americana, e le regole – patto di stabilità, MES e fiscal compact – condizionano i Governi vietando le scelte politiche che possono compiere USA, Giappone e Cina. La cosiddetta austerità europea ha recato danni sociali facendo aumentare la disoccupazione, invece gli USA, senza le regole obsolete dell’UE, hanno potuto fare una politica espansiva, cioè aumento della spesa pubblica riducendo il danno recessivo che subiamo nell’euro zona. La storia ci insegna che la soluzione alla recessione del sistema non è la politica economica espansiva che ha determinato danni ambientali e sociali che stiamo ancora pagando, tanto meno la religione liberista o l’austerità. La soluzione non è di natura economica, ma politica e si tratta di uscire da questi piani ideologici per approdare ad un nuovo pensiero politico che tenga conto delle leggi della natura e dei diritti umani.

Nell’UE il sistema è diverso e il valore dell’euro e la sua espansione sono condizionati dai capricci delle SpA che scommettono nelle borse telematiche recando ingenti danni ai cittadini che pagano le tasse, ma soprattutto ai salari medi poiché perdono potere d’acquisto, facendo impoverire le famiglie, che nel corso dei decenni da monoreddito sono passate a produrre due redditi, ma non riescono ad arrivare a fine mese.

Nell’UE lo Stato è diventato il peggiore pagatore, infatti gli Enti locali non riescono a pagare le imprese che lavorano, e se pagano lo fanno con ritardi talmente grandi che molte aziende falliscono a causa dei crediti. I motivi sono due: uno è il patto di stabilità, e l’altro è l’incapacità di riscuotere i crediti, e gli effetti negativi sono la riduzione delle spesa pubblica ed il fallimento delle imprese che lavorano con la pubblica amministrazione. E’ sufficiente che gli Stati si riprendano la sovranità monetaria per saldare i debiti verso i privati. Col ripristino di un diritto costituzionale: moneta sovrana e controllo del credito bisogna aggiungere una nuova economia politica figlia della bioeconomia per evitare di ripetere gli errori del passato. Il dibattito politico sulla macro economia si divide fra liberisti e keynesiani, una facile semplificazione per etichettare e comunicare sinteticamente due visioni “opposte”. Invece, secondo un’opinione finora minoritaria di altri osservatori, il divide et impera sopra accennato rappresenta le due facce della medaglia, oppure, come preferisco dire, che si tratta di pensieri appartenenti allo spesso piano ideologico, un piano sbagliato rispetto alle leggi che regolano la vita di questo pianeta. La soluzione si trova su un altro piano e bisogna compiere un salto per uscire dal pensiero dominante ed approdare ad un altro piano, completamente diverso, ordinato da leggi e regole diverse dal sistema economico-politico attuale. Le leggi del nuovo piano sono famose, notissime, ma per un errore ideologico non condizionano il sistema delle istituzioni. Un errore voluto perché fa comodo allo status quo.

Non si contano più i casi in cui negli ultimi decenni, in nome della crescita, grandi gruppi di persone sono stati cacciati dalla loro comunità e dalla loro terra. Per esempio, impianti industriali, miniere, dighe, porti e grandi strade sono cruciali nelle strategie di crescita, con il risultato che spesso gli abitanti devono abbandonare il proprio territorio.[92]

La risposta alla recessione innescata dalla crisi del capitalismo non più essere una nuova politica economica espansiva, ci siamo già passati negli anni ’20 e ’30 prima, e negli anni ’50 e ’60 dopo, e stiamo ancora pagando i danni ambientali e sanitari di quella politica economica. Adesso stiamo pagando l’austerità del periodo liberista. Il pensiero capitalista degli economisti ha distrutto democrazia ed ecosistemi, bisogna uscire dall’economia del debito capitalista ed approdare su un nuovo piano governato delle leggi della fisica, semplificando e razionalizzando la politica.

L’evidente controllo del capitale sulle istituzioni politiche si misura quando le SpA stesse coprono il valore della moneta debito acquistando Titoli tramite le borse telematiche. Banche private, assicurazioni straniere che acquistano Titoli di Stato e le stesse finanziano campagne elettorali dei presidenti USA? In quale regime si consente un potere di ricatto così enorme e determinante?

L’8 aprile 2008 il sito de “ilSole24ore” titola[93]: “FMI: perdite di 1000 $ dalla crisi dei mutui” e poi nell’articolo: “I tecnici dell’Fmi hanno elaborato queste stime basandosi su dati diffusi da Goldaman Sachs, JPMorgan, Lehman Brothers, Merrill Lynch e Markit.com.”
Dal sito opensecrets.org ecco l’elenco dei finanziatori della campagna elettorale di Obama[94]: University of California $1,591,395; Goldman Sachs $994,795; Harvard University $854,747; Microsoft Corp $833,617; Google Inc $803,436; Citigroup Inc $701,290; JPMorgan Chase & Co $695,132; Time Warner $590,084; Sidley Austin LLP $588,598; Stanford University $586,557; National Amusements Inc $551,683; UBS AG $543,219; Wilmerhale Llp $542,618; Skadden, Arps et al $530,839; IBM Corp $528,822; Columbia University $528,302; Morgan Stanley $514,881; General Electric $499,130; US Government $494,820; Latham & Watkins $493,835.

Le stesse banche che acquistano Titoli negli Stati sono le stesse che vendono strumenti finanziari  acceleratori della crisi finanziaria mondiale e sono le stesse che forniscono i dati al FMI per analisi sulla finanza globale, sono le stesse che pagano i partiti politici e che consigliano ai politici cosa fare.

Negli USA chi finanzia i partiti? Secondo Suketu Metha:« Nessun altro paese spende tanto per finanziare gruppi di pressione o sostenere le campagne elettorali. Quelle presidenziali e politiche del 2012 costeranno 5,8 miliardi di dollari. La maggior parte di queste sovvenzioni è costituita da denaro contante che le grandi aziende mettono a disposizione di candidati che si impegnano a rappresentare i loro interessi. […] La corruzione negli Stati Uniti è tanto più pericolosa in quanto è legale. Qui, una grande impresa non ha bisogno di infrangere apertamente una legge. Basta pagare i politici affinché scrivano le leggi che desidera, come dimostrano quelle che regolano le banche, e che riguardano tutti noi.»[95]

Il mainstream[96] ci vuole convincere che il problema sia quello di far quadrare i conti, e noi dovremmo credere che non esistano persone capaci di fare somme e sottrazioni? Bhé, chiunque può comprendere che è impossibile far quadrare i conti dove esistono metodi legali per far scomparire e apparire ingenti capitali[97] in più parti del mondo senza che gli inquirenti possano capirne la provenienza.

Se il problema del bilancio italiano fosse quello di far quadrare i conti allora chiunque potrebbe risolvere il problema delle risorse finanziarie.[98] Come spiegato in precedenza il sistema di creazione della moneta a riserva frazionaria privo di un equivalente controvalore, con la domanda e l’offerta regolata dal moltiplicatore monetario consente ogni tipo di speculazione (derivati, mutui, tassi usurai..). Una volta tale sistema era illegale per impedire l’inflazione (tassa occulta). Nella realtà le cose sono peggiori di questa semplificazione perché ben il 97% della moneta circolante è elettronica e la rendita derivante dall’emissione di moneta finisce nelle tasche dei banchieri. Per accordi stabiliti solo la rendita delle monete metalliche ritorna allo Stato italiano.

Nella sostanza i banchieri usano la moneta come un’esca per i pesci o una trappola per polli che ha consentito loro di rubare economia reale ai popoli e gestire indirettamente il reale potere. I polli, cioè i cittadini che usano una moneta di proprietà privata non sanno di custodire un titolo di debito, i polli credono di avere ricchezza mentre i banchieri sono ben contenti di dare loro più offerta, più moneta, rispetto alla domanda. E’ sufficiente informarsi per non essere più dipendenti da questo inganno psicologico e stamparsi una moneta pubblica per uscire dalla prigione che Governi corrotti e banchieri usurpatori hanno costruito.

Per essere estremamente chiari con una moneta di proprietà pubblica non esisterebbero più i 70 miliardi di euro di interessi annui che gravano su tutti i cittadini ma soprattutto su quelli poveri e su tutti gli stipendi salariati, non esisterebbe più il debito pubblico, non esisterebbe più una violazione di sovranità “indiretta”, ricatto, da parte delle SpA straniere creditrici sui Titoli di Stato.

L’informazione c’è ma bisogna cercarla bene:

Roberto Reale conduce il programma televisivo “Scenari, inchieste dal web” in onda su Rainews24. Reale, il primo agosto 2009, ha trasmesso l’inchiesta: “i padroni del denaro”[99], traendo inspirazione dal film documentario “Zeitgeist addendum” ed il 30 aprile 2010 torna sul tema con l’inchiesta “se la banca ti truffa”[100].

Maurizio Decollanz, ha ideato e condotto il programma “Rebus” andato in onda sulle televisioni locali. In due puntate ha trattato il tema del signoraggio bancario, invitando a discuterne alcuni autori di libri che trattano il tema e mandando in onda il documentario “Genius Seculi” versione italiana ispirata a “Zeitgeist addendum”.

Esiste persino un disegno di legge che mira a chiarire un vuoto giurisprudenziale: Disegno di Legge N.925 (XVI legislatura): Proprietà popolare della moneta e istituzione del Fondo di cittadinanza”, d’iniziativa dei senatori Lannutti, Belisario, Astore, Bugnano, Caforio, Carlino, De Toni, Di Nardo, Giambrone, Li Gotti, Mascitelli, Pardi, Pedica e Russo, comunicato alla presidenza il 18 luglio 2008[101].

Proposta di economia politica

La recessione innescata dall’industria finanziaria fuori controllo richiede un intervento radicale, poiché l’aumento della disoccupazione è il frutto di un sistema immorale, obsoleto ed inefficiente se si intende perseguire l’interesse pubblico, efficace se si intende perseguire l’avidità dei pochi. Gli Stati dovranno riprendersi il ruolo politico sottratto da Trattati internazionali frutto di un’ideologia sbagliata, una credenza diffusa tramite il controllo dell’istruzione, buona parte dei media e dei partiti.

I debiti pubblici non potranno essere ripagati poiché il sistema capitalistico è imploso, molto preoccupante anche l’aumento dei debiti privati che creano i fallimenti delle imprese, mentre la crisi della domanda interna innescata dall’aumento della disoccupazione ed i salari bassi hanno bloccato l’economia reale. Secondo Minsky il sistema capitalistico in certe condizioni sarebbe diventato instabile[102] e quindi insostenibile[103]. Pertanto si tratta di ripensare le regole ed i valori globali e locali ove la rappresentanza politica torna a decidere la gestione della res pubblica senza determinate regole e tecniche finanziarie palesemente truffaldine. Da tempo una parte del mondo accademico chiede l’uso della scienza della sostenibilità e della bioeconomia nelle valutazioni politiche dando priorità alla salute, l’ambiente e le relazioni sociali. Sono noti diversi indicatori alternativi al PIL, come il BES per esempio, bisogna valorizzarli.

Una maggioranza politica intellettualmente onesta, ed a servizio del popolo può intraprendere la strada legale del debito odioso[104]. L’Italia e gli altri “paesi periferici” possono valutare l’azione legale nei confronti di chi ha truffato e rubato ricchezza ai popoli sovrani e “congelare” il debito estero per negoziare la giusta somma da pagare. Nel corso della storia molti paesi hanno ristrutturato il proprio debito estero, fra questi c’è anche la Germania[105].

Applicando la sovranità monetaria, lo Stato può avviare una “contabilità parallela” a quella esistente per sostenere importanti capitoli di spesa pubblica (i diritti inviolabili) come: sussidi alle famiglie meno abbienti e alle imprese che sviluppano le energie rinnovabili o tutelano il territorio e il paesaggio. Tali investimenti possono essere misurati con moneta della Repubblica italiana, o in generale con moneta sovrana, tramite l’elementare principio denominato fiat money, quindi fuori dal bilancio attuale, e liberi dal debito poiché creata senza emettere obbligazioni. Questo principio, fiat money, può essere affiancato dalla misura dei flussi di energia e di materia, cioè i limiti della terra.

E’ sufficiente un software informatico per applicare questa proposta ed accreditare moneta ai ceti meno abbienti, alle imprese. Col medesimo sistema lo Stato, a credito e senza creare debito, può avviare programmi di prevenzione primaria per la salute pubblica. Com’è già accaduto tramite l’approvazione del Benessere Equo e Sostenibile (BES), la Repubblica può attribuire ai nuovi paradigmi di maggiore valore rispetto all’obsoleto debito/PIL, e puntare alla felicità degli abitanti ristabilendo il fatto che la moneta non è ricchezza, ma un banale strumento di misura, neanche il più importante poiché contano maggiormente i flussi di energia e di materia.

Si tratta, da un lato ripristinare l’economia reale e da un altro lato associare gli indicatori scientifici all’economia per gestire le risorse limitate. Economia alternative sono avviate in Sud America, in Asia, mentre in misura ridotta persino in Europa tramite le monete complementari non convertibili con l’euro è in corso una sperimentazione di economia solidale.

La predominante forza dell’economia reale esisteva prima della rivoluzione industriale poi distrutta con la nascita delle società per azioni, poi con gli algoritmi finanziarie ed internet, le borse telematiche, e regole del WTO e della BIS tramite la divulgazione della finanza internazionale, e l’invenzione dei paradisi fiscali.

Il sistema non dipende né dalla Banca Mondiale, né del FMI, né dalle borse telematiche, né dalle banche commerciali, né dalle banche centrali privatizzate, ma funziona unicamente dalla fonte primaria di misura del valore, cioè dalla condivisione di conoscenze socialmente utili (uso razionale dell’energia e beni comuni) che crea relazioni e fiducia nelle comunità e quindi scambi: economia reale.

La scelta di ripristinare la sovranità monetaria, e quindi riavere una politica economica e industriale nazionale lascia intendere che sia implicito un ragionamento politico: L’Italia, per tutelare l’interesse pubblico ed i beni dei cittadini, dovrebbe rescindere il vincolo del Trattato di Lisbona. Altri Paesi dell’UE non usano l’euro (Gran Bretagna), com’è noto, e perseguono una politica nazionale. La Germania ha un’economia e un tessuto industriale profondamente diverso dal nostro e sfrutta il potere del cambio fisso: l’euro, per conservare la propria crescita. In questi anni di euro, rimanendo nei vincoli dell’UE, sta accadendo che la condizione economica degli italiani somiglia sempre più a quella dei paesi in “via di sviluppo”, i danni maggiori si vedono per i ceti meno abbienti. Secondo l’Istat, nel 2011, 38 italiani su 100 non riescono ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro.[106]

Come abbiamo visto dai fatti, gli studi economici ortodossi proposti nelle accademie non sempre aiutano a comprendere seriamente ed eticamente la realtà circa i disagi attuali e la società odierna, anzi, possono rappresentare un ostacolo, o una maschera per nascondere comportamenti immorali, illeciti e reati. Possiamo asserire con una certa sicurezza che la soluzione della crisi non potrà esser proposta dagli economisti ortodossi dato che questi ultimi sono gli ideatori di modelli finanziari immorali sorti in alcuni think tank anglo-americani (Mont Pelerin Society[107]). Oggi è molto influente il gruppo dei trenta[108]. Saranno i cittadini consapevoli e responsabili a proporre soluzioni alternative, com’è successo in Islanda, grazie ad un artista ed alle manifestazioni, e come sembra esser proposto in Grecia solo dopo il default, e le manifestazioni contro le assurde proposte del FMI. Proposte di ristrutturazione del debito, per la Grecia, così assurde che sono state persino riviste, proprio dal FMI stesso. L’Argentina, invece, rappresenta un esempio di distruzione calata dall’alto – Fondo monetario e Banca mondiale – che ha fatto risvegliare le persone solo dopo il danno prodotto dai sicari dell’economia. Il risveglio è partito anche da alcuni Governi, come l’Ecuador di Correa uscito dal sistema bancario internazionale sfruttando il principio giuridico del “debito odioso”. Il modelli alternativi all’economia del debito esistono e stanno dimostrando di essere sistemi migliori della religione neoliberista.

Un esempio? Sarebbe sufficiente adottare la politica delle risorse, cioè un approccio razionale ed olistico al sistema del controllo delle risorse naturali e dei beni comuni affinché chiunque volesse farlo possa fruire correttamente di energia, acqua, cibo e internet (accesso alla conoscenza). Per fare questo è doveroso ribaltare il paradigma culturale, uscire dal monetarismo e formare una nuova consapevolezza scientifica.

Paesi “emergenti” e ipercapitalismo.

Pensiamoci un attimo, sul fatto che noi europei siamo disinformati ed egoisti, per non pensare di essere anche un po’ sciocchi. Tutti i giorni, i media dedicano tempo a comunicare circa l’economia e la crescita di Cina ed India, questo accade tutti i giorni spesso con l’uso di termini tecnici finanziari a noi incomprensibili. Infatti l’obiettivo del potere è programmarci senza far capire cosa accade. Nonostante ciò, credo ed auspico che tutti abbiamo compreso una cosa: Cina, India ed est europeo, in piccola parte, producono merci per tutto il mondo, infatti, ormai potremmo azzardare che 9 imprese su 10, europee ed americane, abbiano trasferito la produzione in quei Paesi privi di diritti umani per i lavoratori nelle catene di produzione. In Cina, nella regione del Wandong si concentrano le multinazionali dello sfruttamento. Secondo Amnesty International esiste una migrazione di massa per cercare lavoro, questa manodopera viene chiamata “sottoclasse urbana”[109]. Ad esempio un bambino di 14 anni guadagna 45 centesimi per un paio di Timerland vendute in Europa a circa €150. Anche la Apple che produce il popolare IPad è stata denunciata di violazione dei diritti umani, nella fabbrica di Zhengzhou[110]. Rubare agli altri è la maniera capitalista per diventare ricchi, così le SpA e l’élite rappresentate dal WTO creano disuguaglianze violando i diritti umani ed anche l’UE partecipa a questa violenza senza mettere dazi a chi produce merci in maniera immorale[111].

Quanti sanno che un Paese come la Cina adotta due sistemi economici allo stesso momento? L’ipercapitalismo e la sovranità monetaria. Tutti hanno compreso che la Cina sia un paese capitalista, ma quanti sanno che, contemporaneamente all’uso di una borsa telematica (scambi finanziari nel mondo), le più grandi infrastrutture energetiche vengono finanziate da fondi sovrani? Cosa significa? I cinesi non dipendono unicamente dal sistema schiavista della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale perché consapevoli dello stupido sistema basato sull’invenzione del costo di produzione hanno ben pensato di continuare ad usare “moneta locale” libera dal debito per costruire le infrastrutture necessarie alla vita del proprio popolo senza chiedere alcun prestito al sistema finanziario mondiale, ma per l’appunto applicando il principio di autoderminazione. I cinesi usano sia il sistema di scommesse (borse telematiche) per sostenere le SpA, (asiatiche, europee, americane) e sia moneta sovrana per sostenere la reale crescita del paese in investimenti più seri e concreti come la cultura (programma di alfabetizzazione del popolo), la sanità e l’energia.

Ricordate, Tremonti disse a Bersani: «ma che fai stampi moneta, fai debito […] dove trovi i soldi?». Sull’elementare principio giuridico figlio della sovranità popolare i cinesi, essendo culturalmente indipendenti, liberi da tutti e soprattutto consapevoli, usano una moneta di proprietà cinese e si autofinanziano tutto quello che credono sia utile alla comunità.

Oggi il sistema economico mondiale è fallito ed infatti banchieri e governi stanno pensando ad una nuova Bretton Woods (1944) o un nuovo ordine economico mondiale. Terminata la guerra gli USA fecero prevalere i loro interessi creando dal nulla la ricchezza. Il dollaro fu la moneta di riferimento per scambi internazionali, ricordate? Il petrol-dollaro! Unirono una fonte energetica con un pezzo di carta poi sganciato dall’oro (1971). Adesso questo potere è in discussione, e si dibatte di introdurre una nuova moneta di riferimento che potrebbe essere lo Yuan cinese, ¥. Nel frattempo gli USA hanno già pianificato un piano di riserva sostituendo il dollaro con l’AMERO (unione monetaria fra Canada, USA e Messico). La contrapposizione sul tema è forte poiché da un lato, molti sanno che gli indicatori (PIL) ed i riferimenti concettuali dell’attuale sistema sono immorali poiché fondati sull’inganno e sulla menzogna a scapito dei popoli che pagano le tasse. Altri si rendono conto che: se il petrolio, uno dei “metri di riferimento”, venisse sostituito dalle energie rinnovabili non sarà più possibile misurare o riusare la menzogna del costo di produzione. Mentre oggi la maggioranza degli addetti ai lavori ripete in maniera ossessiva le parole: crescita, produzione, PIL, costo ed in tanti credono ancora a questa religione, come faranno a far pagare un costo ai sudditi (cittadini disinformati) tramite l’uso del sole, del vento? Ricordiamoci che i concetti immorali: produzione, PIL, costo sono vincolati ai limiti fisici della terra, alle risorse naturali in esaurimento mentre il sole non è in esaurimento, meglio ancora, l’energia non è in esaurimento ma grazie alla conoscenza, alla cultura essa è ampiamente disponibile senza che qualche dittatore venga a raccontarci la sciocchezza del costo di produzione.

Per intenderci ancora meglio, semplifichiamo e schematizziamo l’attuale sistema produzione lineare: 1. estrazione delle risorse – materia prima – 2. trasformazione e 3. vendita. Come suggerivano Soddy e Georgescu-Roegen, quando un sistema di produzione non tiene conto dell’entropia e la moneta viene artificialmente diffusa da regolamenti che ignorano la fisica è logico attendersi squilibri sociali, povertà e ricchezza. Questo sistema obsoleto e inefficiente, è imposto anche con l’uso della forza militare – accaparramento ed accumulo delle materie prime – e diffuso con l’aiuto di borse telematiche per produrre profitti artificiosi. Le multinazionali grazie alle maglie larghe dei sistemi fiscali non pagano tasse, o versano percentuali ridicole (globalizzazione). Gli Stati (scuole, ospedali, ambiente, beni culturali) sono mantenuti dalle tasse dei lavoratori dipendenti, molto meno dalle imprese, mentre le società transnazionali violando i diritti umani sprecano risorse finite distruggendo gli ecosistemi. Queste SpA scambiano ricchezze per trasferirle nei paradisi fiscali utili a pagare campagne elettorali, e sostenere le famiglie delle oligarchie partitiche (destra e sinistra = divide et impera). Questo sistema funziona anche con la programmazione neuro linguistica usata in tutti gli ambiti: scuola, formazione e media per scoraggiare la nascita di un pensiero diverso da quello dominante, e quindi assistiamo all’uso costante di “autorità universitarie”, “intellettuali politicamente corretti”, che impediscono la diffusione di strumenti, metodi, ed indicatori diversi da quelli odierni soprattutto questi “prezzolati pensatori” impediscono che l’etica entri a far parte della progettazione di una società normale.

Una società fondata sull’etica non comprende l’uso della menzogna e di strumenti innaturali come le borse telematiche e/o sistemi a riserva frazionaria usati dalle attuali banche centrali, non prevede interessi sul prestito. La ricchezza è un bene non misurabile: amore, passione e cultura sono beni immateriali, essenziali per gli esseri umani e non quantificabili. Altri beni essenziali come l’acqua, il cibo, i vestiti e la casa non devono essere considerati merci e, soprattutto non possono essere oggetti di scambi-speculazioni finanziari internazionali poiché sono parte della sovranità popolare ed indispensabili per la dignità umana, quindi non quantificabili e non devono essere sottoposti a regimi monetari effimeri come quelli attuali. La natura adotta un sistema di produzione circolare dove gli scarti sono risorse per altre specie. Un sistema bioeconomico contempla i rischi degli scarti ed usa strumenti di misura analitici per quantificare i danni. Cibo, vestiti e case possono essere misurati con la bioeconomia, ad esempio l’analisi del ciclo vita ispirato al sistema circolare della natura tende ad evitare e sconsigliare l’uso di sistema produttivi nocivi e sostanze chimiche non bio-compatibili. L’etica consiglia di adottare tali strategie mentre gli azionisti delle borse lo vietano per massimizzare i profitti effimeri figli del costo di produzione e della maggiore offerta rispetto alla domanda (consumi indotti dai media = circolo vizioso = crescita illimitata senza ragione alcuna).

Bisogna uscire dall’invenzione finanziaria poiché è concretamente inefficiente, non riconosce le leggi della fisica e produce enormi sprechi, e vedasi la distruzione di risorse non rinnovabili. Per entrare nella politica delle risorse bisogna monitorare le risorse locali e globali, e ci sono gli strumenti per farlo.

A questo fine Archibugi concentra l’attenzione sul peso e sul ruolo crescente di quella che definisce “l’economia associativa”. Economia che, in sostanza, è costituita da imprese senza scopo di lucro e da sempre più estese forme di volontariato….

……Perciò se riuscissimo a diventare tutti più ragionevoli dovremmo puntare con maggiore impegno sull’economia solidale. Cioè sull’economia associativa di cui scrive Archibugi. Oltre tutto non dovrebbe essere così arduo capire che i “lavori socialmente utili” sono sempre preferibili alla produzione di “beni e consumi inutili”.[112]

Linee  guida per una nuova ricerca in materia  di contabilità economica [113]

Da molti anni la comunità scientifica degli economisti e degli studiosi sociali in generale, è sfidata dal problema di rendere più efficaci gli strumenti conoscitivi di contabilità economica a disposizione (in pratica il sistema di conti nazionali – SNA – ormai standardizzato a scala internazionale) allo scopo di tener conto anche di aspetti ed obiettivi “non economici” che vengono formulati nelle correnti scelte e decisioni di politica, a molti livelli decisionali (nazionali, internazionali, regionali e locali).

In altri termini, la comunità scientifica è sfidata da molti anni dal problema di “estendere” il campo stesso della contabilità economica per tener conto simultaneamente anche di valori sociali ed ambientali che non vengono da essa valutati e perciò registrati e contabilizzati.

Insieme a questo sforzo di allargamento, si è iniziato anche a mettere in discussione il significato stesso di alcuni aggregati della contabilità economica, soprattutto se posti in relazione a problemi di scelta e decisione politica.

In altri termini si è constatato come gli aggregati stessi della contabilità nazionale, in quanto aggregati (investimenti, consumi, pil o pin, scambi con l’estero, risparmio, spesa pubblica complessiva, debito pubblico, etc., insomma tutte le voci classiche della contabilità, anche quella input-output, intersettoriale e interindustriale) avessero scarso significato operativo per la politica economica se non conosciuti attraverso le loro componenti qualitative; componenti qualitative tanto più percepibili e valutabili quanto più la contabilità fosse appropriatamente disaggregata.

Si è fatta così largo la convinzione che la stessa costruzione statistica dell’aggregato, delle sue voci, dovesse rispondere agli obiettivi potenziali della politica sociale ed economica. E che perciò sia la contabilità economica tradizionale che quella di cui si cercava l’“allargamento”, dovessero trovare:

  • sia l’appropriata disaggregazione
  • che l’appropriato “allargamento”

in funzione di un quadro programmatico di riferimento, in funzione cioè di obiettivi di politica, sia economici che sociali e ambientali visti in un insieme integrato, così come era domandato di fare sempre di più ai responsabili di decisioni politiche.

[…]L’intenzione ferma tuttavia dovrebbe essere quella già detta – e che qui ripetiamo – di studiare una opportuna configurazione di un “sistema di modelli” (cioè un insieme coordinato di modelli) che abbia la capacità di superare la dicotomia sopra menzionata fra modelli olistici e modelli parziali-operativi e realizzare l’auspicato “raccordo” fra essi.

“La crescita è accusata di ingarbugliare le priorità nazionali, aggravare la distribuzione dei redditi e alterare in maniera irrimediabile l’ambiente”.

Una prima direzione di ricerca sembra quindi necessaria, ovvero modificare il quadro contabile esistente in modo che esso assuma meglio al suo interno le evoluzione dell’economia e della società: prima di tutto le ineguaglianze, la sicurezza, i servizi pubblici (sanità, istruzione, ecc.). Inoltre un certo numero di fenomeni che determinano il benessere delle popolazioni non sono misurati dal nostro quadro statistico, soprattutto quelli relativi all’ambiente (qualità dell’aria, dell’acqua, ecc.). Una seconda direzione di ricerca consiste allora nel cercare di proporre misure accettabili. In fine, non disponiamo davvero di indicatori della qualità della vita, anche se diversi lavori si sono coraggiosamente dedicati a colmare la lacuna (felicità, “capacitazioni”, tempo libero, libertà, partecipazione alla vita della propria comunità ecc.). Bisogna sviluppare e affinare questi indicatori, vista l’importanza che riveste la misurazione del benessere al fine di formulare politiche efficaci. [114]

L’amministrazione sprecona e virtuosa.

Per avere una migliore organizzazione politica bisogna ripensare la gestione della cosa pubblica ed introdurre la misura di indicatori, criteri e dimensioni ideali per il benessere dei cittadini, come il BES (Benessere Equo e Sostenibile). Solo dopo aver acquisito determinate informazioni e con l’aiuto di metodi partecipativi possiamo cominciare a co-gestire la comunità. Oltre all’adozione di indicatori corretti bisogna sostituire le SpA (ex-municipalizzate/partecipate) che gestiscono i servizi locali con società senza profitto ad azionariato diffuso popolare.

Ad esempio, oggi la contabilità pubblica non assegna valore ai beni comuni (acqua, energia, cibo, internet), bisogna mutare questo approccio. Lo Stato riconosce i beni privati e i pubblici ed il lavoro è lo “strumento intermedio” che si relaziona a tali beni. E’ necessario individuare un altro ente, la comunità, e lo Stato deve riconoscere e tutelare i beni comuni attraverso il valore d’uso sociale, metro non monetario.

La nuova amministrazione deve individuare un regolamento per riconoscere e tutelare i beni comuni, così la comunità potrà prendersi cura di questi beni e attraverso il lavoro renderli fruibili a tutti in maniera razionale e compatibile con la natura, liberi dal ricatto dei mercati e dall’avidità delle SpA.

Un’amministrazione virtuosa misura le risorse naturali e sostiene la comunità nella tutela dei beni comuni con nuove forme di democrazia diretta e partecipativa. In questo modo le risorse naturali vengono co-gestite dai cittadini e si riducono gli sprechi causati da obsolete logiche mercantili.

In questa semplificazione potremmo intuire dove sia il problema: i dipendenti eletti non corrotti difficilmente destinano le risorse rispetto ai bisogni reali, perché i dipendenti non conoscono i bisogni reali e non potranno mai conoscerli poiché privi di strumenti di democrazia diretta e partecipativa. Nell’attuale consuetudine le corporazioni consigliano i Governi come distribuire le tasse ed il popolo intero non riesce ad organizzare le proprie idee poiché apatico, distratto e manipolato. Le cronache di buone pratiche amministrative hanno dimostrato che gli sprechi sono stati notevolmente ridotti o eliminati dove esistono strumenti efficaci di vera democrazia, circa 500 città nel mondo. Le caratteristiche fondamentali sono la trasparenza e la pianificazione. Trasparenza degli atti, come la pubblicazione di bilancio pubblico esplicato ed i documenti di spesa degli organi esecutivi (Piano Esecutivo di Gestione). La pianificazione intesa come partecipazione popolare ai documenti programmatici (piani pluriennali). Solo il popolo sovrano conosce le proprie esigenze e pertanto sono inutili gli interventi tradizionali di pianificazione che coinvolgono solamente le lobby delle associazioni di categoria. Con la partecipazione di massa si risolve anche il problema dell’accesso al credito, poiché banchieri, industriali, politici e giornalisti a servizio delle oligarchie, non avranno modo di orientare il prestito verso i soliti gruppi di potere, in quanto la volontà popolare ha un’energia di influenza maggiore, cioè la volontà popolare circa i singoli argomenti (servizi, infrastrutture, energia etc.) rappresenta un gruppo di potere più esteso.

Un’organizzazione geniale ed efficace non risolve problemi, ma li previene. Le Regioni del Sud Brasile hanno realizzato una riforma amministrativa che consente di far emergere la reale domanda (bisogni dei cittadini) unita all’offerta (lavoro e produzione). Il popolo sceglie le “priorità” (servizi, costruzioni, infrastrutture …) con strumenti di democrazia e le amministrazioni applicano e controllano, insieme a portavoce dei cittadini, i lavori da eseguire.

I referendum propositivi sono strumenti di volontà popolare che destinano risorse rispondenti ai reali bisogni.

Ad esempio, un’amministrazione ingiusta e sprecona di danaro pubblico divide la torta delle tasse facendo cento diviso le dieci città anche se qualcuna di queste non ha reale bisogno di quella parte. Al contrario, un’amministrazione etica e giusta lascia che la torta sia auto-divisa rispetto ai reali bisogni conosciuti e pervenuti con strumenti di democrazia diretta così da eliminare l’assistenzialismo e gli sprechi, ma stimolando la reale partecipazione democratica del popolo alle decisioni collettive (responsabilità).

Lo Stato deve solo controllare che la domanda di moneta sia corrispondente alla reale produzione di merci, beni e servizi così da evitare l’inflazione e tagliare la moneta in eccesso per lasciare i prezzi stabili.

Lo stesso sistema di autocontrollo democratico fatto dai cittadini consente una maggiore consapevolezza della produzione e della spesa pubblica, e questo alimenta un circolo virtuoso di crescita, di maturità e responsabilità collettiva, come sta avvenendo ed accade nei territori dotati di strumenti di vera democrazia.

Infatti dove esistono ambiti democratici, il singolo individuo può esprimere la propria opinione e condividere la conoscenza gratuitamente, chi ascolta cresce e può comparare le opinioni divergenti, può fare ricerche e comprendere errori, incomprensioni e cattiva fede. In assenza di tali metodi e strumenti, i cittadini sono oppressi da scelte sbagliate dei dipendenti eletti.

Bisogna cambiare paradigma culturale e far amministrare gli Enti a esseri umani e quindi anche a fisici, matematici, filosofi e biologi perché oggi il male è rappresentato proprio dai manager che non hanno cultura umana essi “pensano” solo in termini di entrate ed uscite, e credono che l’efficienza sia intesa come maggiore profitto. Secondo la religione dei manager l’azienda che non funziona potrebbe funzionare meglio se il Consiglio d’amministrazione fosse stimolato coi premi, incentivi (soldi), l’economista non riconosce i diritti umani ma i soldi. Il problema è culturale, la cosa pubblica non può essere amministrata da persone che non hanno cultura ecologica, perché i manager sono stati psico-programmati per diffondere la disumanizzazione mentre agronomi, biologici, matematici, fisici e filosofi sono stati programmati per diffondere umanità. La società deve essere amministrata dagli esseri umani. L’agricoltore produce vita, l’economista mangia carta.

Un amministratore dovrebbe tener conto di questo: “nei sistemi naturali sani e prosperi è chi si adatta a viver meglio. L’adattamento implica un rapporto di interdipendenza tra l’essere vivente, l’energia e i materiali del luogo in cui si trova a vivere”[115]. Questo ragionamento di buon senso poggia sulla consapevolezza di chi siamo, esseri umani.

Invece, il manager pensa prioritariamente in termini materialistici e monetari e tale pensiero oggi è parte integrante dell’amministrazione pubblica, come ci insegna Latouche[116], l’economia e la moneta sono invenzioni e pertanto possiamo cambiarle tornando anche a rileggere i consigli di Aristotele che parla di economia per autoconsumo.

Maurizio Pallante, co-fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, : «una coppia di genitori che, invece di dedicare tutto il proprio tempo lavorativo alla produzione di merci per avere il denaro necessario a pagare degli estranei che si prendano cura dei propri figli, ne impegna una parte per seguirli in prima persona, contribuisce a far decrescere il pil riducendo la propria dipendenza dalla mercificazione e così facendo migliora la qualità della propria vita familiare: ha un reddito monetario inferiore ma risponde in modo più adeguato a un bisogno essenziale per la serenità dei figli e li mette in condizione di trasmettere nelle loro relazioni sociali l’empatia che hanno sperimentato in famiglia. Contribuisce a migliorare il loro benessere individuale e il benessere sociale. Il prodotto interno lordo non è un indicatore insufficiente, è un indicatore sbagliato per misurare il progresso sociale e il benessere. Ogni volta che applicando tecnologie più evolute si aumenta l’efficienza con cui si utilizzano le risorse, si riducono gli sprechi e si allunga la durata degli oggetti, i miglioramenti della qualità della vita che si ottengono comportano una decrescita del pil. Altri miglioramenti derivanti da una decrescita del pil si ottengono sostituendo l’acquisto di alcune merci con l’uso di beni autoprodotti per autoconsumo ogni volta che sia più vantaggioso in termini economici e ambientali. In termini generali, nei paesi industrializzati molti miglioramenti del benessere si possono ottenere esclusivamente con una decrescita selettiva del pil, mentre nei paesi poveri, impropriamente definiti sottosviluppati, molti miglioramenti del benessere si possono ottenere solo se si evita di far crescere il pil mercificando la produzione agricola e si valorizza l’agricoltura di sussistenza. Una scelta di questo genere apporterebbe, del resto, miglioramenti alla qualità della vita anche nei paesi industrializzati. […] I sette bisogni irrinunciabili dei bambini individuati dai due pediatri sono: 1. Il bisogno di sviluppare costanti relazioni di accudimento; 2. Il bisogno di protezione fisica e sicurezza; 3. Il bisogno di esperienze modellate sulle differenze individuali; 4. Il bisogno di esperienze appropriate al grado di sviluppo; 5. Il bisogno di definire dei limiti, di fornire una struttura e delle aspettative; 6. Il bisogno di comunità stabili e di supporto, e di continuità culturale; 7. Salvaguardare il futuro (di tutti i bambini del mondo, cioè salvaguardare la loro possibilità di sopravvivere e dare alla luce nuove generazioni, ndr.). […] Se si ritiene che il benessere dei bambini dalla vita intrauterina ai 3 anni sia un buon indicatore di riferimento per valutare il benessere e il progresso sociale, se si ritiene che i sette bisogni irrinunciabili dei bambini indicati da Brazelton e Greenspan costituiscano validi indicatori del benessere dei bambini e si adottano adeguate misure legislative per consentire ai genitori di dedicare la maggior parte del loro tempo e delle loro energie a soddisfare quei bisogni, si riduce inevitabilmente il tempo che essi possono dedicare alla produzione di merci. Per migliorare il benessere dei bambini e dei genitori, per migliorare il benessere sociale derivante dal benessere delle famiglie, occorre ridurre il tempo che si dedica alla produzione di merci e aumentare il tempo che si dedica alle relazioni umane.


[1] UMBERTO GALIMBERTI, i miti del nostro tempo, Feltrinelli 2009
[2] Quando il Governo chiede al Parlamento di votare a fiducia i propri provvedimenti, lo fa per togliere il potere ai parlamentari di porre emendamenti, modifiche, sui testi proposti dal potere esecutivo contraddicendo il principio democratico circa la separazione dei poteri.
[3] http://www.fanpage.it/parlamento-senza-poteri-solo-il-9-degli-emendamenti-accolti/
[4] http://www.ecb.int/ecb/educational/pricestab/html/index.it.html
[5] fonte wikipedia: Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.
[6] Kansas 18/03/68, discorso di Robert Kennedy: «Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. […]Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.»
[7] NICOLAS RIDOUX, la decrescita per tutti, Jaca book, 2008, pag. 32
[8] Francesca Barbieri e Chiara Bussi, Provincia per Provincia l’Italia del benessere, 21 settembre 2009 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/09/pil-benessere-province.shtml
[9] http://www.benessereinternolordo.net/joomla/index.php?option=com_content&task=section&id=43&Itemid=81
[10] BENJAMIN R. BARBER, consumati, da cittadini a clienti, Einaudi, 2010, pag. 55
[11] JON GERTNER, The New York Times Magazine, USA, la ricchezza delle nazioni, in Internazionale N.850, 11 giugno 2010, pag. 36
[12] ASPO Italia, di UGO BARDI http://www.aspoitalia.it/introduzione-alla-teoria-di-hubbert-mainmenu-32
[13] Alessandro Marescotti, La guerra e il petrolio: le ragioni strutturali dell’aumento dei prezzi, 21 agosto 2004 http://www.peacelink.it/pace/a/6413.html
[14] ANTONIO ZECCA, CHRISTIAN ZUBERTI, cambiare la testa è possibile anzi inevitabile, in Limes N.6 2007
[15] http://tv.repubblica.it/le-inchieste/caccia-al-petrolio-700-trivelle-bucano-l-italia/49154?video
[16] DANIEL LERCH, post carbon cities, (a cura di Transition Italia), Post Carbon press, California USA, 2010,
[17] L’ISTAT, come ogni anno, ha aggiornato il paniere degli indici dei prezzi al consumo. Tra le differenze rispetto allo scorso anno, l’ingresso di nuove posizioni, Colf e lintervento medico in regime privatistico, e di nuovi prodotti, gli smartphone e i nettop, mentre nella posizione relativa ai Viaggi aerei nazionali vengono introdotti i voli low-cost. Escono dal paniere la lampadina ad incandescenza, i fiammiferi, e la riparazione orologio. Ma il paniere Istat è davvero lo specchio della realtà? Al Centro Nord si può dire di sì, mentre copre solo il 60% del Sud e delle Isole. Il rilevamento Istat, infatti, viene fatto nei comuni capoluogo: Al Nord Ovest partecipano 23 capoluoghi su 24 (98,8%), al Nord Est tutti e 22 (100%), al Centro 17 su 21 (87,7%), al Sud 15 su 23 (69,5%, sotto il 50% in Puglia e Abruzzo, dove però è uscita L’Aquila per gli effetti del terremoto), nelle Isole solo 7 su 17 (64,6%). Insomma, il paniere copre l’86,1% dell’Italia, poco più di otto capoluoghi su dieci.
[18] La Borsa valori italiana è un mercato organizzato dai pubblici poteri per disciplinare e controllare la compravendita dei valori mobiliari e dei cambi, la cui negoziazione rientra nella specifica competenza di qualificati operatori in possesso di precisi requisiti. Dal 1998 la gestione della Borsa è affidata alla Borsa italiana SpA autorizzata dalla CONSOB e la conduzione tecnica è affidata al CED Borsa. Gli unici soggetti autorizzati ad operare in borsa (brokers o intermediari finanziari sono: le Società d’Intermediazione Mobiliare (SIM), le banche della UE e le banche autorizzate dalla CONSOB, gli agenti di cambio iscritti all’albo.
[19] Fonte: wikipedia. Il moltiplicatore monetario è il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetaria esistenti in un determinato momento nel sistema economico. L’offerta di moneta, intesa come quantità di moneta esistente in un determinato momento nel sistema economico, è pari alla moneta legale in circolazione (il circolante), detenuta dal pubblico e dalle banche, più i depositi del pubblico presso le banche, mentre la base monetaria è pari al circolante più le riserve depositate dalle banche presso la banca centrale, obbligatoriamente a fronte dei depositi raccolti (riserve obbligatorie) o in eccedenza rispetto a tale obbligo (questi depositi in eccedenza costituiscono le riserve libere delle banche unitamente alla cosiddetta cassa contante, ossia al circolante da esse detenuto). In tutte le economie il moltiplicatore monetario ha un valore superiore a 1, il che vuol dire che l’offerta di moneta è maggiore della base monetaria o, in altri termini, che l’offerta moneta, oltre che dalla base monetaria, creata dalla banca centrale, è costituita dalla cosiddetta moneta bancaria, creata dalle banche raccogliendo depositi e concedendo prestiti o acquistando titoli (prestiti e titoli che, nel loro complesso, costituiscono il credito bancario).
[20] Fonte; ISTAT: L’inflazione si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo, uno strumento statistico che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo degli effettivi consumi delle famiglie in uno specifico anno. http://www.istat.it/prezzi/precon/aproposito/
[21] Nixon, sopprimendo la convertibilità aurea del dollaro, commise un atto gravissimo contro gli interessi del mondo bancario e fu, poco dopo, punito con lo scandalo Watergate che lo costrinse a dimettersi. Quella dichiarazione, ribadendo che il valore del denaro non è dato dalla copertura aurea, smascherava il segreto dei banchieri; faceva capire che non è la banca, ma il lavoro, a dare valore al denaro (o al credito) e che il costo di produzione delle risorse monetarie è pressoché nullo. Questa realtà delegittima, come mera frode o rapina sul lavoro, la pretesa della banche di farsi pagare interessi sulle risorse monetarie che esse creano praticamente dal nulla. (NINO GALLONI, MARCO DELLA LUNA, La moneta copernicana, Nexus, 2008, pag. 42)
[22] fonte wikipedia: La delocalizzazione produttiva è un fenomeno legato al sistema produttivo moderno, sviluppatosi nell’ultimo ventennio dello scorso secolo e divenuto uno dei pilastri portanti della nostra economia. […]La motivazione che spinge i produttori verso la delocalizzazione produttiva è essenzialmente una massimizzazione dei profitti ed una minimizzazione dei costi che nello specifico si riferisce a manodopera a basso costo, materie prime a basso costo, sgravi fiscali, ecc.
[23] La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, l’opposto dell’aumento generale dei prezzi che si definisce inflazione. La deflazione non dovrebbe essere confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.
[24] Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia, il 6 marzo 2009 spiega al TG1 com’è nata la crisi mondiale: «la crisi c’è, in America inizia e speriamo finisca, negli anni ’90 inizia una moneta diversa da quella buona. Gli Stati spesso rinunciano alla sovranità monetaria consentono che a fianco della moneta buona, quella sovrana, nasca una moneta privata, commerciale parallela, fondata sul nulla, è quello che ha causato la crisi, è quello che si comincia a capire, la causa della crisi. Credo che abbia ragione il Presidente americano, più Stato, più decisamente»
[25] Thomas Sankara è stato l’eroe della rivoluzione popolare che nel 1983 cambiò i destini del Burkina Faso, che da decenni vedeva accrescere una miseria devastante sotto l’alternarsi di colpi di Stato. In soli quattro anni di governo, riuscì a realizzare riforme sociali epocali cambiando il volto del Paese, lasciando un segnale indelebile nelle coscienze politiche di tutti i popoli africani.
[26] Anche se i tre lavorano assieme appassionatamente, è necessario distinguere quale ruolo essi svolgano nel processo di globalizzazione. Il FMI e la BM interagiscono solamente con i governi, mentre la BIS interagisce solamente con le altre banche centrali. Il FMI presta soldi ai governi nazionali, e spesso questi Paesi sono in qualche crisi fiscale o monetaria. Il FMI, inoltre raccoglie fondi, ricevendo una quota di contribuzione dai suoi 184 Paesi membri. Anche se questi ultimi possono prendere soldi a prestito i soldi per ottemperare al pagamento della loro quota, si tratta sempre, in realtà, di soldi presi ai contribuenti, ovvero a quanti pagano le tasse. La Banca Mondiale presta soldi ai governi ed ha 184 Paesi membri. All’interno della BM ci sono due entità separata: la “Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo” (IBRD) e la “Associazione per lo Sviluppo Internazionale” (IDA). La IBRD si orienta verso i Paesi poveri di medio reddito e solvibili, mentre l’IDA si focalizza sui Paesi poverissimi. Fonte: MARCO SABA, o la banca o la vita, Arianna editrice 2008, pag. 36
[27] intervista tratta da youtube: http://www.youtube.com/watch?v=m1XX_CYDJfY
[28] http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/19102006_rapporto41.asp
[29] http://www.progettomeg.it/ffstoria.htm
[30] ROGER PENROSE, la strada che porta alla realtà, BUR 2005
[31] http://www.eppursifonde.it/home-page.html Dalla fusione fredda alla reazioni piezonucleari. Centro congressi Milano 20 novembre 2009. Ricercatori italiani hanno scoperto come ottenere reazioni nucleari senza usare materiali radioattivi e senza generare scorie. Nascono nuove applicazioni, si possono inertizzare le scorie radioattive prodotte dalle centrali a fissione? Nasce un “nuovo nucleare” veramente pulito? Nasce un Nuovo Paradigma scientifico? Si dibatte nel mondo della fisica, il modello standard è messo in discussione. La questione Fusione Fredda si riapre completamente alla luce delle nuove scoperte. La stampa scientifica ufficiale pubblica le scoperte. Andiamo incontro ad una stagione italiana di ricerca e sviluppo ai vertici mondiali? Presentazione del portale http://www.eppursifonde.it. La comunicazione della scienza di frontiera dà valore alla ricerca italiana. Focus sulla necessità di operare scouting tecnologico tra i ricercatori istituzionali ed indipendenti per far emergere “vera innovazione” e “dare valore” alla creatività scientifica italiana sommersa.
[32] ALEXANDER DEL MAR, storia dei crimini monetari, Excelsior 1881, 2009
[33] (Fonte: wikipedia) è l’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta. Gli economisti intendono per signoraggio i redditi che una banca centrale ed uno stato ottengono grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio. Negli stati moderni, solitamente, una banca centrale stampa le banconote mentre lo stato (ad esempio tramite una zecca) conia le monete, ed entrambi hanno un reddito da signoraggio.
Signoraggio primario: Art. 32 del SEBC (Sistema Europeo della Bance Centrali). Distribuzione del reddito monetario delle Banche centrali nazionali. http://www.ecb.int/ecb/legal/pdf/it_statute_2.pdf
32.1. Il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del SEBC (qui di seguito denominato reddito monetario) viene distribuito alla fine di ciascun esercizio in conformità delle disposizioni del presente articolo.
32.2. Fatto salvo l’articolo 32.3, l’importo del reddito monetario di ciascuna banca centrale nazionale è pari al reddito annuo che essa ottiene dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi costituiti dagli enti creditizi. Questi attivi sono accantonati dalle banche centrali nazionali in conformità degli indirizzi determinati dal consiglio direttivo.
Signoraggio secondario: Il signoraggio secondario consiste nella moltiplicazione da parte delle banche dei depositi che loro detengono per mezzo del sistema della riserva frazionaria.
[34] http://www.ecb.int/press/pressconf/2002/html/is020912.en.html
[35] Fonte Wikipedia: I fondi speculativi (in inglese hedge funds) detti anche in italiano fondi hedge, nascono negli Stati Uniti negli anni 50. La definizione di “finanza creativa” è spesso associata alle operazioni speculative che tali fondi possono consentire. Il primo fondo hedge fu fondato da Alfred Winslow Jones nel 1949.
[36] Fonte Wikipedia: Il credit default swap (CDS) è uno swap che ha la funzione di trasferire l’esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti. È il derivato creditizio più usato. È un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito. Il CDS viene spesso utilizzato con la funzione di polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un’obbligazione. Tipicamente la durata di un CDS è di cinque anni e sebbene sia un derivato scambiato sul mercato over-the-counter (non regolamentato) è possibile stabilire qualsiasi durata.
[37] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922
[38] nota del traduttore Luca Gallesi in ALEXANDER DEL MAR, crimini monetari, in cerchi dell’acqua [4]. Excelsior 1881, 2009, pag. 31
[39] http://www.corriere.it/economia/11_agosto_08/lettera-trichet_238bf868-c17e-11e0-9d6c-129de315fa51.shtml
[40] Andrea Fumagalli: « La favola dei mercati finanziari concorrenziali, imparziali e neutri.  Il biopotere dei mercati finanziari si è grandemente accresciuto con la finanziarizzazione dell’economia. Se il Prodotto interno lordo del mondo intero nel 2010 è stato di 74 mila miliardi di dollari, la finanza lo surclassa: il mercato obbligazionario mondiale vale 95 mila miliardi di dollari, le borse di tutto il mondo 50 mila miliardi, i derivati 466 mila miliardi. Tutti insieme (al netto delle attività sul mercato delle valute e del credito), questi mercati muovono un ammontare di ricchezza otto volte più grande di quella prodotta in termini reali: industrie, agricoltura, servizi. Tutto ciò è noto, ma ciò che spesso si dimentica di rilevare è che tale processo, oltre a spostare il centro della valorizzazione e dell’accumulazione capitalistica dalla produzione materiale a quella immateriale e dello sfruttamento dal solo lavoro manuale anche a quello cognitivo, ha dato origine ad una nuova “accumulazione originaria”, che, come tutte le accumulazioni originarie, è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione.
Per quanto riguarda il settore bancario, i dati della Federal Reserve ci dicono che dal 1980 al 2005 si sono verificate circa 11.500 fusioni, circa una media di 440 all’anno, riducendo in tal modo il numero delle banche a meno di 7.500. Al I° trimestre 2011, cinque Sim (Società di Intermediazione Mobiliare e divisioni bancarie: J.P Morgan, Bank of America, Citybank, Goldman Sachs, Hsbc Usa) e cinque banche (Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Linch, Bnp-Parisbas) hanno raggiunto il controllo di oltre il 90% del totale dei titoli derivati (fonte: http://www.occ.treas.gov/topics/capital-markets/financial-markets/trading/derivatives/dq111.pdf).
Nel mercato azionario, le strategie di fusione e acquisizione hanno ridotto in modo consistente il numero delle società quotate. Ad oggi, le prime 10 società con maggiore capitalizzazione di borsa, pari allo 0,12% delle 7.800 società registrate, detengono il 41% del valore totale, il 47% del totale dei ricavi e il 55% delle plusvalenze registrate. In tale processo di concentrazione, il ruolo principale è detenuto dagli investitori istituzionali (termine con il quale si indicano tutti quegli operatori finanziari – da Sim, a banche, a assicurazioni,– che gestiscono per conto terzi gli investimenti finanziari: sono oggi coloro che negli anni ’30 Keynes definiva gli “speculatori di professione”) . Oggi, sempre secondo i dati della Federal Reserve, gli investitori istituzionali trattano titoli per un valore nominale pari a 39 miliardi, il 68,4% del totale, con un incremento di 20 volte rispetto a venti anni fa. Inoltre, tale quota è aumentata nell’ultimo anno, grazie alla diffusione dei titoli di debito sovrano (mai nome è più mistificatorio nell’epoca della crisi della sovranità nazionale!). Ad esempio, per quanto riguarda il debito pubblico, italiano, circa l’87% è detenuto da investitori istituzionali, per oltre il 60% all’estero (a differenza di quanto avviene in Giappone).
Da questi dati, possiamo arguire che in realtà i mercati finanziari non sono qualcosa di imparziale e neutrale, ma sono espressione di una precisa gerarchia: lungi dall’essere concorrenziali, essi si confermano come fortemente concentrati: una piramide, che vede, al vertice, pochi operatori finanziari in grado di controllare oltre il 70% dei flussi finanziari globali e, alla base, una miriade di piccoli risparmiatori che svolgono una funzione meramente passiva. Tale struttura di mercato consente che poche società (in particolare le dieci, tra Sim e banche, citate in precedenza) siano in grado di indirizzare e condizionare le dinamiche di mercato. Le società di rating (spesso colluse con le stesse società finanziarie), inoltre, ratificano, in modo strumentale, le decisioni oligarchiche che di volta in volta vengono prese.
Quando si leggono affermazioni del tipo “sono i mercati a chiederlo”, “è il giudizio dei mercati” e amenità del genere, dobbiamo renderci conti che tali cosiddetti mercati, presentati ideologicamente come entità metafisica, non sono altro che espressione di una precisa gerarchia e potere. E la Bce lo sa bene. » (pubblicato in Il Manifesto, 1 settembre 2011,
http://mobile.ilmanifesto.it/archivi/forum-economia/andrea-fumagalli/
[41] Il termine spread può essere inteso anche come credit spread che denota il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento; in questo secondo caso, ad esempio, se un BTP con una certa scadenza ha un rendimento del 7% e la corrispettiva Bundesanleihe Tedesca con la stessa scadenza ha un rendimento del 3%, allora lo spread sarà di 7 − 3 = 4 punti percentuali ovvero di 400 punti base.
[42] Il Fiscal compact, formalmente Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, noto anche come Patto di bilancio, è il trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’unione economica e monetaria che è stato firmato il 2 marzo 2012 da 25 Stati dell’Unione europea.
[43] ALEXANDER DEL MAR, crimini monetari, in cerchi dell’acqua [4]. Excelsior 1881, 2009, pag. 39
[44] SALVATORE TAMBURRO, tesi di laurea in Economia e Commercio, La  Banca d’Italia, il Signoraggio e il Nuovo Ordine Mondiale, 29 luglio 2007: «La Banca d’Italia nacque con la legge 10 agosto 1893, n. 449, in cui venne sancita la fusione della Banca Nazionale del Regno d’Italia con le due banche di emissione toscane: la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito per le industrie e il commercio d’Italia, al fine di costituire un istituto di emissione nuovo, in forma di società anonima (l’odierna società per azioni). Bisogna prima fare, però, un passo indietro nella storia e risalire al 1849, quando si costituiva in Piemonte la Banca Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà privata. Il maggiore interessato, Cavour – che aveva interessi propri in quella banca – impose al Parlamento savoiardo di affidare a tale istituzione compiti di tesoreria dello Stato. Si ebbe così una banca privata che emetteva e gestiva denaro dello Stato.  A quei tempi l’emissione di carta moneta veniva fatta solo dal Piemonte. Il Banco delle Due Sicilie emetteva invece monete d’oro e d’argento.  La carta moneta del Piemonte aveva anch’essa una riserva d’oro – circa 20 milioni di lire – ma il rapporto era: tre lire di carta per una lira d’oro, dunque una sorta di “convertibilità in oro“.»
[45] Maurice Allais (Parigi, 31 maggio 1911) è un ingegnere, fisico ed economista francese, Premio Nobel per l’economia 1988 per i suoi contributi determinanti per la teoria dei mercati e l’utilizzo efficiente delle risorse.
[46] PETER JOSEPH, Film documentario: Zeitgeist Addendum, 10 febbraio 2008, http://www.zeitgeistmovie.com/  –  video doppiato in italiano: http://video.google.com/videoplay?docid=968243479249159958#
[47] Suprema Corte di Cassazione SS.UU civili, sentenza 21 luglio 2006 con n. 16751: “[…] lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria […]“; http://www.altalex.com/index.php?idnot=34581
[48] http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_15/istat-poverta-famiglie_e5dfcb62-aec1-11e0-82fd-68e04dbc5f96.shtml
[49] Sergio Rizzo, 6 gennaio 2013, http://www.corriere.it/economia/13_gennaio_06/costi-occulti-bollette-gas-aumento_01abaff0-57db-11e2-9a31-1eca72c52858.shtml
[50] http://www.trend-online.com/risparmio/istat-consumi-080812/
[51] fonte Wikipedia: L’ asimmetria informativa è una condizione in cui un’informazione non è condivisa integralmente fra gli individui facenti parte del processo economico, dunque una parte degli agenti interessati ha maggiori informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione.
[52] http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Stiglitz
[53] http://www.byoblu.com/post/2012/11/22/Siamo-noi-che-li-salviamo-altro-che-balle.aspx
[54] http://www.repubblica.it/politica/2012/11/27/news/monti_servizio_sanitario-47544859/
[55] Ferruccio Sansa, 8 ottobre 2010, http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/slot-88-miliardi-in-nero/69963/
[56] http://www.investireoggi.it/attualita/il-tesoretto-delle-banche-tutti-i-guai-fiscali-di-unicredit-intesa-e-mps/
[57] LORETTA NAPOLEONI, Democrazia vendesi, Rizzoli, 2013
[58] Alberto Bagnai, http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/17/ue-salva-solo-se-berlino-lascia-leuro-lidea-del-nobel-stiglitz/624169/#.UjITVmaUdsc.facebook
[59] ALBERTO BAGNAI, Il tramonto dell’euro, Imprimatur editore, 2012
[60] SALVATORE SETTIS, Azione popolare, Einaudi, 2012, pag. 205
[61] http://www.amnesty.it/europa-non-picchi-manifestanti, comunicato stampa 25 ottobre 2012
[62] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-21/corte-conti-contro-agenzie-231024.shtml?uuid=AbXqJGwF
[63] SERGE LATOUCHE, l’invenzione dell’economia, Arianna editrice, 2002
[64] Estratto dal discorso di Capo dei Pellirossa Capriolo Zoppo nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce
[65] Fonte: unimondo.org, 15 dicembre 2008, http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Debito-estero/Ecuador-stop-del-governo-alla-restituzione-del-debito-illegittimo
[66] http://www.youtube.com/watch?v=wepXuMd7Y-4
[67] http://www.youtube.com/watch?v=ZcakY-gJpbA
[68] Enrico Franceschini, in La Repubblica web, 16 novembre 2012: Bill Clinton e Tony Blair tornano in campo, mettendo a disposizione la loro esperienza per aiutare una nuova generazione di leader a lanciare una nuova “Terza Via”, come fu chiamata la svolta riformatrice che portò al potere le forze progressiste negli Stati Uniti e nella maggior parte d’Europa negli anni ’90.
[69] http://www.ilfoglio.it/soloqui/13721, 8 giugno 2012
[70] RUGGERO ROMANO e UGO TUCCI (a cura di), Storia d’Italia Annali VI Economia naturale, economia monetaria. Monete e lotte sociali, Giulio Einaudi editore, Torino 1983, pag. 120
[71] John Kenneth Galbraith, Soldi, conoscere le logiche del denaro per capire le grandi crisi, BUR Rizzoli, 2013
[72] GIORGIO RUFFOLO, un sistema di scommesse, 27 gennaio 2009 tratto dal sito web de “La Repubblica” http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/27/un-sistema-di-scommesse.html
[73] http://www.planspiel-boerse.com/toplevel/italienisch/spiel/kurzbeschreibung/index.htm
[74] Redazionale, IL GIORNALE, la proposta liberiamoci dello strapotere dei banchieri, 10 maggio 2010, http://www.ilgiornale.it/interni/la_proposta_liberiamoci_strapotere_insostenibile_banchieri/10-05-2010/articolo-id=444198-page=0-comments=1
[75] https://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/10/08/la-vera-democrazia/
[76] PAOLO MICHELOTTO, democrazia dei cittadini, Troll edizioni 2008
[77] Luca Salvioli, 16 maggio 2012, http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-16/ecco-come-comprare-50mila-161429.shtml?uuid=AbQ44RdF
[78] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-18/prassi-danneggia-fornitori-stessa-063809.shtml?uuid=AbrtDQVH
[79] Gianluca De Feo, in L’Espresso, 14 febbraio 2013, pag.50
[80] STEFANO AMICABILE, Corso di economia ed estimo, Hoepli, 4 ediz. 2010, pag 159
[81] http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Bilancio-s/Novembre2011/
[82] Tabella 3, Fonte: Ministro per i rapporti con il Parlamento delegato per il programma di Governo, Analisi di alcuni settori di spesa pubblica, Marzo 2013
[83]http://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/12/13/news/google_e_le_parole_di_schmidt_orgogliosi_di_non_pagare_le_tasse-48660952/
[84] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-12-07/intesa-laccordo-contenzioso-fiscale-064156.shtml?uuid=Aata85RE
[85] da wikipedia: La conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio 1944 nell’omonima cittadina appartenente alla giurisdizione della città di Carroll (New Hampshire, USA), stabilì regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti.
[86]http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/elenco_specialisti/Elenco_Specialisti_in_titoli_di_Stato_21_dicembre_2009.pdf
[87]http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/graduatoria_specialisti/Graduatoriia_Specialisti_in_Titoli_di_Stato_xgennaio_2010x.pdf
[88] L’era del debito, di Stefania Rimini in Report del 29 ottobre 2009
[89] Fonte: sito web del Dipartimento del Tesoro http://www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/_link_rapidi/debito_pubblico.html
[90]http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/risorse_correlate/Rapporto_Debito_PIL_al_31-12-09.pdf
[91] LORETTA NAPOLEONI, Democrazia vendesi, Rizzoli, 2013, pag. 66
[92] Wuppert Institut, Futuro sostenibile, 2011, pag. 112
[93] http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/04/crisi-mutui-fmi-perdite.shtml?uuid=6977d470-056e-11dd-bdea-00000e251029&DocRulesView=Libero
[94] http://www.opensecrets.org/pres08/contrib.php?cycle=2008&cid=N00009638
[95] Suketu Metha, E li chiamano contributi, in L’Espresso N.44 1 novembre 2012, pag. 52
[96] Fonte Wikipedia: Mainstream (in italiano corrente principale) è un termine che significa “una corrente conosciuta dalle masse”, di “tendenza”. È usato in genere nelle arti, come la musica, nel cinema, nella letteratura e in molti altri campi culturali in contrapposizione alle culture minoritarie.
[97] Dimenticavo, siete ancora nell’illusione che il salario produce denaro e che questo serva a pagare le tasse e mantenere lo Stato? Sveglia perché con la segretezza e l’informatica il crimine si è evoluto in un dittatura efficiente. State ancora pensando che la ricchezza si produca col lavoro? Sveglia: tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove è arrivata la sua “beneficenza”, con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un “programma onnicomprensivo di prestiti”. Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati – pensate o lettori ignari – a tasso zero, cioè gratis et amore dei. Per avere un’idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni.
Avete letto bene. Nel “libero mercato”, i lavoratori precari muoiono per costruire infrastrutture e le SpA ricevono capitali gratuitamente. Una giovane coppia paga un mutuo per avere una casa e le SpA ricevono capitali gratuitamente per fare i comodi propri.
Secondo uno studio congiunto di Censis e Unipol il 60% delle giovani coppie resta a secco alla fine del mese e un 5% finisce con l’indebitarsi. Causa: l’indebolimento economico dei lavoratori più giovani. Non solo: il 42,6% non ha nessun patrimonio immobiliare e vive in case in affitto da privati.
Inoltre, dentro Montecitorio c’è uno sportello del Banco di Napoli, diventato famoso perché il consigliere Marco Milanese ha movimentato, su un conto dell’agenzia di Montecitorio, qualcosa come 1,8 milioni di euro in pochi anni. Non è il solo ad averlo aperto li, visto che gli onorevoli possono approfittare di tassi agevolati per mutui e prestiti. […] Per un mutuo di 150 mila euro a 5 anni il tasso è appena del 2,99%, uno o due punti sotto quello di mercato. (Fonte Emiliano Fittipaldi, in L’Espresso, 28 luglio 2011)
[98] Secondo le stime dell’Associazione Italiane Private Banking, sono 20mila gli italiani con un patrimonio finanziario netto fra i 5 e i 10 milioni di euro e 8 mila quelli con patrimonio finanziario netto superiore a 10 milioni di euro (Corriere Sera, 19 agosto 2011). Il 10% di 7,5 milioni dei 20mila produce 15 miliardi di euro. Il 15% di 10 milioni degli 8mila produce 12 miliardi di euro.
Nella sostanza, tassando leggermente i ricchi si hanno 27 miliardi di euro, e raddoppiando le percentuali avvicinandole all’attuale pressione fiscale che varia dal 36% al 46% a seconda se si tratti di una srl o di una persona fisica, si potrebbe persino raddoppiare la percentuale di prelievo (20% – 30%) e il ricavo sarebbe di 54 miliardi di euro. Lo stile di vita dei ricchi non cambierebbe e lo Stato riuscirebbe a mantenere i servizi. Tutto ciò se il vero problema fosse quello di far quadrare i conti. Ragionevolmente, secondo voi non esiste una persona capace di far quadrare i conti? Smettiamo di credere alle favole e usiamo il buon senso.
Inoltre è moralmente doveroso tassare i capitali “scudati” dal 40% al 50% per ricavare i miliardi per far quadrare i conti. Dopo lo scudo fiscale del 2009 con una tassa di appena il 5%, a metà febbraio 2010, secondo le stime governative, sono rientrati solo 80 miliardi di euro, di cui ben 60 miliardi dalla sola Svizzera. Con questi semplici provvedimenti lo Stato italiano potrebbe ricavare quei 120-180 miliardi di euro senza tassare i soliti dipendenti pubblici e i cittadini che dichiarano 60 mila euro l’anno. Almeno per un anno le tasse le pagano i ricchi e gli evasori. Una parte di questi soldi deve essere investita in ricerca e innovazione per interventi strutturali socialmente utili (prevenzione primaria, energia, risparmio, tutela del territorio), e soprattutto in controlli fiscali seri ed efficaci che possano far emergere altra “economia nera”, stimata in 300 miliardi (Corriere della Sera, 20 settembre 2008). L’economia sommersa in Italia vale da un minimo di 255 ad un massimo di 275 miliardi di euro ed e’ dovuta per il 37% a lavoro non regolare (Rainews 24, 2 giugno 2011).
Queste semplici considerazioni e i conti della serva dovrebbero indurre a riflessioni etiche che fanno intendere un aspetto banale sull’invenzione della crisi e sulla disputa chiamata riduzione del deficit e cancellazione del debito. Secondo voi perché in gergo si chiama economia del debito? Solo quando la moneta stampata riporterà la scritta Repubblica italiana, non più Banca d’Italia e non più Banca centrale europea, allora sapremo che i soldi tassati (120-180 miliardi di lire italiane) serviranno a coprire le spese poiché saremo liberi dal debito e dagli interessi (usura).
https://peppecarpentieri.wordpress.com/2011/08/20/malati-di-mente-banchieri-manager-e-politici/
[99] http://scenari.blog.rainews24.it/2009/08/01/i-padroni-del-denaro/
[100] http://scenari.blog.rainews24.it/2010/04/30/se-la-banca-ti-truffa/
[101] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=313236
[102] Hyman Minsky, Keynes e l’instabilità del capitalismo, Bollati Boringhieri, 2009
[103] Federico Fubini, 14 luglio 2013, in La Repubblica on-line. Da quando l’Italia fu ammessa nell’euro nel 1998 all’inizio di quest’anno, il debito privato in Italia è salito di oltre il 130% del Pil. A dicembre 2012 gli oneri finanziari totali nel Paese (pubblici e privati) erano arrivati al 400,95% del Pil, mentre all’inizio del ’98 era al 264%. È su questa cifra che banche, imprese, Stato e famiglie devono pagare un interesse reale che sale in proporzione a quanto scende il Pil. Certo alcuni Paesi, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, o anche l’Olanda, sono arrivati anche oltre. Ma l’Italia non era mai giunta a questo punto nella sua storia unitaria. Gli oneri finanziari che gravano su quest’economia in contrazione da due anni sono di circa 6.000 miliardi: l’equivalente di circa 100 mila euro per abitante, neonati, ultra-centenari e immigrati inclusi. Peraltro l’unico settore che dal ’98 ha aumentato la sua esposizione solo di poco è quello del quale ci si preoccupa (comprensibilmente) di più: lo Stato.
http://www.repubblica.it/economia/2013/07/14/news/addio_al_tesoro_dei_privati_con_banche_famiglie_e_imprese_il_debito_totale_al_400_del_pil-62946619/
[104] Fonte wikipedia: Per debito odioso si intende quella teoria di diritto internazionale riguardante la successione tra Stati nel debito pubblico. Con esso ci si riferisce al debito nazionale assunto per perseguire interessi diversi da quelli nazionali nella piena consapevolezza dei creditori e nell’incoscienza dei cittadini.
[105] http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_sovereign_defaults
[106] http://www.repubblica.it/economia/2012/12/10/news/istat_quasi_tre_italiani_su_dieci_sono_a_rischio_povert-48455617/
[107] La Mont Pelerin Society è un’organizzazione internazionale composta da economisti, intellettuali e uomini politici, riuniti per promuovere il libero mercato e la «società aperta».
[108] http://www.group30.org/  E’ un organismo internazionale di importanti finanzieri e accademici che si propone di approfondire la comprensione di questioni economiche e finanziarie e di esaminare le conseguenze delle decisioni prese nel settore pubblico e privato relativi a questi temi. Il gruppo è composto da 30 membri e comprende i capi delle grandi banche private e banche centrali, così come i membri del mondo accademico e delle istituzioni internazionali. Si tengono due riunioni plenarie all’anno e organizza anche seminari, simposi e gruppi di studio. Ha sede a Washington, DC.
[109] http://www.amnesty.org/en/library/info/ASA17/008/2007
[110] http://www.repubblica.it/economia/2012/03/29/news/foxcomm_cox-32434290/
[111] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-16/stop-dazi-prodotti-tessili-153938.shtml?uuid=AasXprsE
[112] http://www.francoarchibugi.it/pdf/%5BI%5D%20Welfare-Giudizi.pdf
[113] FRANCO ARCHIBUGI, programmazione socio-economica e nuova contabilità, Centro di studi e piani economici, 2007 – http://www.francoarchibugi.it/pdf/2007_06_Progr_socioecn_nuova_contabilit%C3%A0.pdf
[114] JEAN-PAUL FITOUSSI, ELOI LAURENT, la nuova ecologia politica, in campi del sapere, Feltrinelli, 2009 pag. 82
[115] WILLIAM MCDONOUGH, MICHAEL BRAUNGART, dalla culla alla culla, Blu edizioni 2003, pag. 116
[116] SERGE LATOUCHE, l’invenzione dell’economia, Arianna editrice
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