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Archive for aprile 2007

dalla-cullaNel XVIII secolo il chimico, naturalista francese Antoine Lavoisier scoprì che in una reazione chimica la massa complessiva dei reagenti è uguale alla massa complessiva dei prodotti. Questa osservazione venne resa pubblica come Principio di Conservazione della Massa, comunemente conosciuta come Legge della Conservazione della Massa: la quantità di materia totale di un sistema chiuso rimane costante.

Questo principio viene studiato al quarto anno delle scuole medie superiori, nei Licei.

La Terra, il nostro pianeta, vive in un “sistema chiuso”, per cui qualsiasi combustione che l’uomo produce rimane nel “sistema chiuso“, Terra. A scuola lo sanno tutti!

E già, lo sanno proprio tutti, tranne i nostri politici, o fanno finta di non saperlo per aiutare le lobby che li pagano, ed insistono a bruciare i rifiuti prodotti dall’uomo. Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994 , s.o.n.129) e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. Le sostanze prodotte sono di diverso genere, quelle conosciute vengono classificate con delle sigle: Policlorodibenzodiossine PCDD e TCDD (Diossina), Policlorodibenzofurani PCDF, Policlorobifenili PCB, Policloroterfenili PCT, Policloronaftaleni PCN, Idrocarburi policiclici aromatici IPA, tutte sostanze cancerogene classificate dall’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e proibite dalla Convenzione di Stoccolma. Poi ci sono le sostanze inorganiche che si trasformano, diventano sempre più piccole a seconda della temperatura d’esercizio del forno e vanno a finire ovunque, nel ciclo dell’acqua, nei nostri polmoni e nel cibo che mangiamo, come ha dimostrato la ricerca dell’UE coordinata dalla dott.ssa Gatti, dando il nome di nanopatologie l’effetto di queste sostanze, polveri ultra fini, non compatibili col nostro corpo.girone-polveri Incenerire i rifiuti, di ogni genere, è l’operazione più stupida che si possa fare, una volta bruciato tutto non si può recuperare più niente, e rimangono ceneri altamente tossiche, che diventano rifiuti speciali e vanno in discariche speciali, ed immissioni di gas nell’atmosfera non più gestibili che fanno lievitare la CO2. Tutto ciò in palese contraddizione col Protocollo di Kyoto ratificato anche dall’Italia. Inoltre, producono inquinanti dannosi come il particolato, famoso per la sua incidenza sulla salute, ma gli inceneritori sono famosi anche per produrre sostanze sempre nuove e sconosciute, poiché è inevitabile che quando butti di tutto in un forno escono sostanze tossiche sempre nuove, poco conosciute. Quindi bruciare i rifiuti non risolve niente, anzi produce discariche speciali e sostanze non gestibili che ci ritroviamo nei cibi, sulla nostra tavola. Stefano Montanari, Direttore scientifico della Nanodiagnostics s.r.l., dice: “non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (la legge sugli inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più errata) e la quantità enorme di micro-particolato non rientra nelle valutazioni: per cui a norma di legge l’aria è pulita…” Quindi bisogna intervenire sulla legge e far rilevare anche le PM0,1, che sono quelle più pericolose. E raccogliere l’appello, del 31 ottobre 2005, di numerosi ricercatori europei per cambiare la direttiva europea sul particolato atmosferico.

Per inciso: Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non.valutazione dell'impatto ambientale Fra questi ultimi si annoverano: incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’ infanzia. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro: segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’ associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’ inquinamento da inceneritori. Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all’incenerimento, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi. (Fonte: Patrizia Gentilini, oncoematologa, Associazione del Medici per l’Ambiente, I.S.D.E. Italia)

biologia-credenze-2007Bruce H. Lipton: vent’anni dopo il suggerimento del mio maestro Irv Konigsberg di considerare prima di tutto l’ambiente se le cellule sono malate, avevo finalmente capito. Il DNA non controlla i processi biologici, e il nucleo non è il cervello della cellula. Come voi e me le cellule sono modellate dall’ambiente in cui vivono. In altre parole: è l’ambiente stupido!

Letteratura medica internazionale, U.S. National library of Medicine & National Institutes of Health digitando le parole incinerator waste (inceneritore rifiuti) nel motore di ricerca interno al sito risultano numerose pubblicazioni scientifiche che rilevano i rischi sanitari. L’Ordine dei Medici francesi ha chiesto una moratoria contro gli inceneritori al capo del loro Governo. L’ISDE Italia (Associazione medici per l’ambiente) ha denunciato più i rischi sanitari causati dagli incenetori.

Nel caso degli impianti di incenerimento di “ultima generazione”, applicando il principio di precauzione dell’UE adottato dall’Italia nessun Ente pubblico è autorizzato a deliberare a favore di impianti industriali i cui i rischi sanitari non danno certezze per la popolazione. Anzi dalla letteratura medica si legge: “[…] Recenti risultati di studi tossicologici e studi epidemiologici indicano che il fine e le particelle ultrafini potrebbe rappresentare rischi sanitari e ambientali. […]” (Buonanno G, Ficco G, Stabile L. – DiMSAT – University of Cassino, via Di Biasio 43, 03043 Cassino (FR), Italy.) Le particelle ultrafini e le nanopovoleri (PM1 e Pm 0,1) sono oggetto di studio e, le ricerche intendono comprendere come queste, prodotte anche da precessi industriali ad alte temperature, possano entrare nel nucleo della cellula senza lederla.

italia-sotto-rifiutiIl rifiuto è invenzione dell’uomo, perché la natura ricicla tutto quello che può, tutto ciò che è per definizione naturale. E’ stato l’uomo che ha introdotto sostanze e composti chimici che prima non esistevano, e che ora la natura non riesce a “digerire” a “degradare”: esse non sono compatibili con la natura e si chiamano rifiuti. Il problema è che queste sostanze per l’uomo sono tossiche, patogeniche e causano patologie dalle più leggere alle più gravi, fino alla morte. Per questo motivo una seria e corretta gestione dei rifiuti è auspicabile e doverosa.

rifiuto-riduco-ricicloLa soluzione migliore, più efficace e più rispettosa per la nostra salute, è quella di non produrre più rifiuti, cioè impedire di immettere nel ciclo della natura, oggetti e materiali che non possono essere riciclati, e/o trasformati e/o riutilizzati. Su questo concetto si basa il Piano Rifiuti Zero, sostenuto dal prof. Paul Connett, (documento relazione del piano), e ci dice: i rifiuti non sono un problema tecnologico ma un problema di progettazione industriale. Occorrono tre cose:

  1. responsabilità industriale ( a monte)
  2. responsabilità della comunità (a valle)
  3. una buona leadership politica (per saldare insieme entrambe)

Si prevede, in un arco di tempo predefinito, l’eliminazione di materia non riciclabile, partendo da:

  • Raccolta Differenziata porta a porta “spinta”,
  • l’impiego del trattamento a freddo (tmb),
  • il riuso (riciclo),
  • una discarica per il materiale inertizzato (non più pericoloso),

tutto ciò fino alla conclusione del Piano che appunto prevede la chiusura della discarica e l’eliminazione dei prodotti non riciclabili e non riutilizzabili (eliminandone il commercio), quindi rifiuti zero. Una strategia già applicata al posto dell’incenerimento.

La vicenda degli inceneritori a recupero energetico (spacciati per termovalorizzatori, la parola non esiste, è solo un’operazione di marketing) nasconde una triste storia di truffa che i nostri dipendenti hanno causato a danno di tutti gli italiani: la truffa dei Cip6. “Gli italiani pagano quasi il triplo dei tedeschi per finanziare un sistema di incentivazione che nelle intenzioni doveva stimolare lo sviluppo delle rinnovabili“. Questo attraverso la voce A3 inserita nella bolletta dell’elettricità che tutti pagano ( il 2%), ma si tratta anche di soldi spostati verso i costruttori di inceneritori, inserendo una parolina nella legge, (art.22 legge 9/1991)“…fonti rinnovabili o assimilate”. Soldi stimanti in 60 mila miliardi di lire dati ai petrolieri (fonte: Alex Sorokin, Rilanciare le nuove fonti energetiche rinnovabili, in Ambiente Italia, Edizioni Ambiente, 2006). A causa di questa condotta illecita l’Unione Europea ha multato l’Italia.

Ed è ridicolo come alcune amministrazioni locali pretendano, nonostante tutto, di costruire ancora questi impianti altamente inquinanti e dannosi per la salute di tutti. La responsabilità è soprattutto di chi decide: gli amministratori pubblici. Quindi non facciamoci prendere in giro, informiamoci. Inoltre ricordiamoci che qualcuno avrà la faccia tosta di dire guardate al modello Asm-Brescia come funziona bene, è stato anche premiato. E’ vero è stato premiato dal suo costruttore, un leggero conflitto d’interessi, come tutta la voglia di costruirne altri su e giù per l’Italia.

Bruciare i rifiuti è anche più costoso della Raccolta Differenziata (R.D.), così come documentato da Roberto Cavallo, esperto di ambiente e di gestione dei rifiuti, ed invece la R.D. crea lavoro per più persone, più di quante ne servano per gestire un inceneritore a recupero energetico. Anche l’UIL in un documento, del 2005, evidenzia i costi elevati e l’aumento delle tariffe sulla TARSU (Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani) nonostante questa doveva essere abolita, nonostante l’Italia doveva raggiungere l’obiettivo del 35% di R.D., puntualmente mancato, come indicato dall’UE e dal decreto Ronchi, e come si dovesse passare invece alla tariffa puntuale, meccanismo virtuoso che fa pagare di meno a chi differenzia di più e produce meno rifiuti. Basta seguire il buon esempio del Consorzio Priula o del piccolo Comune Mercato San Severino nella Provincia di Salerno.

Anche sul fronte energetico la raccolta differenziata + il trattamento meccanico biologico sono migliori dell’incenerimento, infatti l’energia recuperata dall’inceneritore per produrre elettricità si aggira intorno ad una stima (quindi teorica) al massimo del 15-25% negli impianti a condensazione e nell’ordine del 10-12% nel caso degli impianti a contropressione ed il resto dell’energia è dispersa; in fine non va dimenticato che l’inceneritore ha bisogno continuamente di bruciare materia altrimenti la macchina termica nel “perdere energia lavora male“, e così per assicurasi l’energia necessaria la lobby degli inceneritori si è garantita un contratto con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) e con il COREPLA (Consorzio per il Recupero della Plastica). E dicono pure di fare bene all’ambiente. Quindi per definizione l’incenerimento è antitetico alla raccolta differenziata ed al riuso.

Un’analisi del ciclo vita (LCA), che somma anche l’energia consumata per produrre le merci e per “smaltirle”, mostra chiaramente che la strada migliore è il riuso ed il riciclo. Infatti l’industria del riciclo di materie prime secondarie è in continua espansione. Un pianeta dalla risorse finite non può bruciare le merci, è un’operazione irrazionale.

Non bisogna dimenticare che col Trattamento Meccanico Biologico (tmb), cioè a freddo, dai rifiuti urbani, e specificatamente dal residuo umido si può ugualmente produrre energia elettrica, per mezzo del famoso biogas.

I cittadini, forse per la prima volta, non si trovano di fronte a un giallo dove l’assassino si scopre solo alla fine o non si trova, la vicenda della mala gestione dei rifiuti in Italia ed in Campania è chiarissima, i colpevoli sono famosi, e conosciuti, si chiamano Sindaci, Presidenti e Commissari. Il problema dei rifiuti non esiste, non è mai esistito da un punto di vista tecnico e del corretto smaltimento, poiché i rischi sanitari e gli impatti ambientali sono conosciuti da sempre. Il nodo è esclusivamente politico-commerciale, ed eliminare i rifiuti vuol dire trasformare, cambiare i processi industriali. I rifiuti li producono le corporation e non i cittadini. Poche persone al mondo inquinano e tutti gli altri pagano, con i loro soldi e con la loro vita: è la filosofia del consumo che domina la politica. Fino a quando le decisioni saranno prese da pochi (oligarchie) per le corporation sarà facile pagare tangenti ad una o poche persone. Si possono fare due cose per invertire la tendenza, la prima cambiare gli Statuti degli Enti Territoriali per distribuire potere ai legittimi proprietari: i cittadini ed inserire strumenti di democrazia direttademocrazia-cittadini (copiare il modello svizzero con iniziative e referendum, e copiare Schonau per l’azionariato diffuso sui servizi pubblici locali) come i Bilanci Partecipativi deliberativi negli Statuti comunali, così i cittadini governano e controllano direttamente come vengono spesi i soldi, e la seconda è introdurre la Class Action vera, così se una corporation truffa, ruba o uccide, i cittadini possono colpirla al cuore, togliendo loro i soldi. Alla base di questi cambiamenti molto semplici c’è la Decrescita che poggia la sua filosofia sul concetto di bioeconomia. Non è tollerabile continuare a subire le scelte di pochi, spinti dai “guadagni facili” passando sopra i diritti costituzionali di tutti. Norberto Bobbio nel 1963 al Convegno promosso dall’Institut International de philosophie sul “fondamento dei diritti dell’uomo” disse: “il problema grave del nostro tempo era non già quello di fondarli ma di proteggerli.

Testo consigliato: Marino Ruzzenenti, l’Italia sotto i rifiuti, Jaca Book Milano 2004

Alcuni documenti sul rischio sanitario:

Ancora sui rifiuti INCENERIRE NUOCE Marco Caldiroli
Impatto Ambientale dei Processi di Incenerimento di Rifiuti
Epidemiologie e prevenzione processi incenerimento rifiuti e mortalità
Incenerimento e salute umana Greenpeace
Impatto Ambientale dei processi d’incenerimento dei rifiuti

per il Piano Rifiuti Zero in Italia il sito Ambiente futuro

viaggio nell’inceneritore di Brescia di Alex321 15 maggio 2007

Caso Campania, tredici anni e sette commissari.

  • Umberto Improta è commissario per i rifiuti da febbraio ’94 a marzo ’96. Parte il piano di chiusura delle discariche.
  • Antonio Rastrelli, Presidente della Regione, è commissario per l’emergenza rifiuti nel marzo ’96 fino a gennaio ’99. Rastrelli sigla il contratto con Impregilo per cdr e inceneritori.
  • Andrea Losco, Presidente della Regione, è commissario da gennaio ’99 a maggio 2000. Con Losco il piano è operativo e si passa da cinque inceneritori a due (Acerra e Santa Maria La Fossa).
  • Antonio Bassolino, Presidente della Regione, è commissario dal 2000 a febbraio 2004. Partono sette cdr.
  • Guido Bertolaso, capo della protezione civile, è commissario da ottobre 2006 a luglio 2007.
  • Alessandro Pansa, è commissario da luglio 2007 fino a gennaio 2008.
  • Umberto Cimmino nuovo commissario da gennaio 2008 fino al 30 novembre 2008.

Inizio stato di emergenza:1994. Spese complessive 885.985.279 euro.

  • I debiti dei Comuni: 215 milioni dal 2002
  • I crediti della Fibe: 350 milioni
  • I fondi attesi dal Governo: 80 milioni

Testo Unico in materia ambientale

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152

art. 179 (Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti)

1. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell’esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, in particolare mediante:

  • a). lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali;
  • b). la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento
  • c). lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero.

2. Nel rispetto delle misure prioritarie di cui al comma 1, le pubbliche amministrazioni adottano, inoltre, misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo o ogni altra azione intesa a ottenere materie prime secondarie, nonché all’uso di rifiuti come fonte di energia.

art. 180 (Prevenzione della produzione di rifiuti)

1. Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, le iniziative di cui all’articolo 179 riguardano in particolare:

  • a). la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l’uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente durante l’intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
  • b). la previsione di clausole di gare d’appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
  • c). la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali finalizzati, con effetti migliorativi, alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti;
  • d). l’attuazione del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e degli altri decreti di recepimento della direttiva 96/61/CE in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento.
  • le alternative agli inceneritori

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Report alcuni giorni fa ha testimoniato il grado di sensibilità della politica italiana verso i truffati del crack Parmalat, ad oggi, il più grave al mondo (aspettando Telecom), ha fatto il confronto fra USA/Enron e Italia/Parmalat. Risultato dell’inchiesta il Tribunale di Parma non ha soldi nemmeno per le fotocopie, lo staff era composto da soli tre pm, ne è rimasto solo uno, Picciotti, quindi siamo ai piedi di pilato. Intanto con la Class Action presso il Tribunale di New York, compilando un modulo A4 puoi richiedere il risarcimento del danno provocato dalla multinazionale Parmalat.

  • Caso della Centrale Enel di Porto Tolle si è avuto un risarcimento danni di circa 2.500.000 di euro a fronte di una spesa di circa 170.000 euro. Si è riusciti a dimostrare che l’inquinamento della Centrale Enel abbia causato danni all’ambiente ed alle persone.
  • Caso Pacific Gas & Eletric, nel 1996, Hinkley (California), condannata per l’inquinamento delle acque a pagare 333 milioni di dollari di risarcimento con la Class Action.
  • Nel 2001, Ford e Firestone sono state costrette a pagare oltre 300 milioni di dollari per avere installato milioni di pneumatici difettosi
    sui fuoristrada Explorer.
  • I danni causati dall’amianto, materiale ampiamente usato come isolante anti incendio nel dopoguerra e rivelatosi cancerogeno, hanno originato dagli anni ‘70 in poi oltre 600.000 denunce contro 6.000 imprese produttrici o utilizzatrici, con un costo complessivo ad oggi stimato in 54 miliardi di dollari ed il fallimento di alcune decine di imprese.
  • Nel 2003, dopo tre anni di causa, Visa e Mastercard hanno accettato di versare 3 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni, per chiudere una class action introdotta nell’interesse di circa cinque milioni di dettaglianti, costretti da un abuso di posizione dominante ad accettare le loro carte di credito e le relative commissioni elevate. La causa è stata seguita da una trentina di studi legali che hanno chiesto compensi complessivi per 628 milioni di dollari (pari al 18% del valore della transazione ).

Basta fare il confronto dell’attuale sistema italiano fra il caso Porto Tolle/Enel con quello americano Hinkley/ Pacific Gas & Electric (Erin BROCKOVICH) e tutti gli altri, per capire che conviene a tutti gli avvocati e a tutti i cittadini approvare al più presto la Class Action vera, non quella del Governo, anche in Italia.
Sono questi i servizi e l’efficienza che dobbiamo pretendere.
In Italia la lotta è difficile per un motivo semplice, non c’è informazione, non una grande forza politica che sostenga l’iniziativa. La rete ed i forum stanno facendo il possibile, ma la maggioranza degli italiani non ha la rete, essi sono ancora attaccati alla vecchia TV, Rai Uno e Canale 5. Nemmeno il blog di Grillo, per il momento, ha prodotto un articolo chiaro e semplice che spieghi il perché della Class Action vera.
Raduno Nazionale a Perugia

Video Domenico Bacci, segretario del SITI

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Che cos’è l’illecito?
In ogni settore della nostra vita si possono attuare comportamenti e si verificano fatti che assumono, per senso comune, un valore antisociale o comunque negativo. Vi sono poi casi che riguardano soltanto la violazione di procedure e principi amministrativi specifici
(Tar). Si tratta di atti illegittimi, ma non illeciti. Perchè un fatto possa essere qualificato come illecito deve sussistere un’ulteriore condizione specifica: quel fatto, o quel comportamento, deve essere espressamente e specificatamente proibito o reso obbligatorio dalla legge, e questa legge deve a sua volta prevedere una sanzione a carico di chi non osserva il divieto o l’obbligo sancito. (da Diritto Ambientale pag.13)
La denuncia per un illecito di violazione in
materia ambientale o di violazione alla nuova legge a tutela degli animali(legge 189/2004) con carattere penale può essere presentata
1)direttamente presso l’Ufficio del Procuratore della Repubblica
2)presso qualsiasi organo di Polizia Giudiziaria

Quale legge regola l’inquinamento atmosferico?
Il Dpr 203/1998 rappresenta la legge quadro che disciplina la materia e si applica agli
impianti industriali di produzione di beni e servizi, ivi compresi gli impianti di imprese artigiane nonchè gli impianti di pubblica utilità quali quelli che producono energia elettrica o provvedono all’incenerimento di rifiuti.
D.Lgs. 5 febbraio 1997 n.22 (norme sui rifiuti)
art.2 Finalità La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi. comma 2. I rifiuti devono essere recuperati e smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:
a)senza determinare rischi all’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora
b)senza causare inconvenienti da rumori o odori
c)senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.

Con il termine principio di precauzione si intende una politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse, in materia di tutela dell’ambiente naturale, difesa della sicurezza alimentare e della salute umana e animale.

la strada legale
collegamenti:
dirittoambiente-net
diritto ambientale
decreto 5 maggio 2006
gestione corretta rifiuti

Per la denuncia di reati a danno ambientale è importante attuare una sequenza d’immagini che sia razionale (da Diritto all’ambiente pag.32). Raccogliere immagini e video sono elementi essenziali che ogni cittadino può usare al fine di redigere un dossier utile per le indagini sulle attività inquinanti. Nella maggior parte dei casi, l’ARPA è l’organo di controllo amministrativo che non attiva procedure previste nel Codice di procedura penale.
inquinamento industriale,
greenpeace
ecomafie
rapporti ecomafie di legambiente
community RAI Report

Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
Norme in materia ambientale

MANIFESTO_INFORMATI
AEA Agenzia Europea per l’Ambiente, Nuovo sistema di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico basato sul Web
Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento – IPPC

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Dobbiamo sapere che esiste uno strumento legale, per i cittadini, molto utile, per i casi in cui, le amministrazioni locali hanno intenzione di intraprendere “strade pericolose” per la costruzione di impianti sottoposti alla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale).
L’Italia e la Convenzione di Aarhus
L’Italia è fortemente impegnata nell’attuazione della Convenzione sul piano sia nazionale che internazionale; il suo ruolo è particolarmente rilevante:
È stata uno dei primi paesi a ratificare la Convenzione di Aarhus, il secondo dell’Unione

tratto dal Testo Valutazione d’Impatto Ambientale, a cura di Virginio Bettini, UTET

valutazione dell'impatto ambientaleAspetti legali internazionali della Valutazione di impatto ambientale
La Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni,
la partecipazione pubblica nei processi decisionali e l’accesso alla giustizia nelle dispute ambientali

La Convenzione di Aarhus è un trattato regionale negoziato sotto l’auspicio dell’UNECE il 25 giugno del 1998. Le ONG (Organizzazioni Non Governative) hanno rivestito un ruolo fondamentale nella fase di negoziazione e di stesura della Convenzione considerando la situazione di tutti i partecipanti al processo.
La Convenzione deriva dal Principio 10 della Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo, che dichiarava che ogni individuo deve avere accesso alle informazioni che riguardano l’ambiente in possesso dalle autorità pubbliche. Essa si basa su tre elementi: la determinazione di regole e le richieste ai governi di rendere disponibili le informazioni sull’ ambiente; la definizione di gruppi di interesse che partecipino ai processi decisionali e il diritto del pubblico di rivolgersi alla giustizia e ai provvedimenti giudiziari nei confronti dei governi per non aver adempiuto gli obblighi legali della Convenzione.diritto all'ambiente
Questa Convenzione rappresenta un nuovo tipo di accordo ambientale che unisce le ragioni ambientali e quelle umane stabilendo che lo sviluppo sostenibile possa essere raggiunto solamente attraverso il coinvolgimento di tutti i responsabili e cercando di legare i doveri di governo con la protezione ambientale. La Convenzione non è solo un patto ambientale, è anche uno strumento legale per la responsabilità del governo, la trasparenza e la sensibilità alle problematiche. La Convenzione di Aarhus difende i diritti dei pubblici cittadini e impone agli Stati e alle autorità pubbliche obblighi riguardo l’accesso alle informazioni, alla partecipazione pubblica e alla giustizia.
La Convenzione definisce come pubblica «una o più persone fisiche o legali e, in accordo con la legislazione nazionale, le sue associazioni, organizzazioni o gruppi» (art. 2 (5». Essa stabilisce che le autorità pubbliche, in risposta alla richiesta di informazioni, debbano renderle disponibili senza pregiudizio alcuno e nella forma richiesta (art. 4 (1)). L’informazione deve essere resa accessibile nel minor tempo possibile, al più tardi entro un mese, salvo che la complessità del problema non giustifichi l’estensione di questo periodo sino a due mesi (art. 4 (7)). La richiesta può essere rifiutata per ragioni di riservatezza, relazioni internazionali, difesa nazionale o pubblica sicurezza, diritti di proprietà intellettuale, interessi di terzi ecc. (art. 4 (4)).
Per ciò che concerne la partecipazione pubblica, la Convenzione stabilisce
che il pubblico interessato debba essere informato dall’autorità responsabile sul-. la procedura decisionale che riguarda l’ambiente, in relazione all’attività proposta e sulla natura della possibile decisione e se l’azione è soggetta a una procedura di valutazione di impatto ambientale nazionale o transfrontaliero (art. 6 (2)). Essa contiene, inoltre, un provvedimento circa la partecipazione pubblica per ciò che concerne piani, programmi e politiche in relazione all’ambiente (art. 7), stabilendo che il pubblico debba partecipare all’interno di una cornice di trasparenza e onestà.
Infine, per ciò che riguarda l’accesso alla giustizia, la Convenzione stabilisce che, chiunque ritenga che la propria richiesta sia stata ignorata o ingiustamente respinta, abbia diritto ad accedere al processo di revisione prima di una corte di giustizia o di un altro organo indipendente e imparziale (art. 9).

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Salerno

Oggi è di moda sui media parlare di sviluppo poichè sono stati sbloccati alcuni fondi, come i contratti di Quartieri II, ed altre promesse per contenere il consenso politico della Monarchia assoluta vigente nel feudo salernitano.

In realtà di sviluppo del meridione se ne parla dal 1860, e se si continua a parlare di sviluppo in questo teatro un motivo ci sarà?!

A mio avviso sono quasi tutti soldi sprecati, buttati dal balcone, cioè donati dallo Stato ai soliti noti. Non ricordo che mai un Presidente di un albo professionale abbia mai parlato apertamente di “attentato perpetrato nei confronti di una città e dei suoi abitanti”. E’ noto che la Camorra è cosa nostra, è noto che uno dei primi proventi delle associazioni a delinquere siano gli appalti pubblici, ma allora se sono note tutte queste cose, perchè si continua a perder tempo?
Ma soprattutto perchè si parla di sviluppo della città, quando in realtà si tratta dello sviluppo economico di poche persone.

Il problema come al solito è il nostro, poveri cittadini, poveri in tutti i sensi, che subiscono le aggressioni economiche di chi gestisce i nostri soldi, cioè i partiti.
Siamo ostaggio di queste oligarchie partitiche totalmente anacronostiche, siamo ostaggio della nostra apatia e riluttanza alla vera informazione, facciamo come gli struzzi, sappiamo e la notte non ci pensiamo. Ci basta un raggio di sole ogni tanto, il bagno nel mare inquinato e respirare la “sana” aria da particolato emesso dalla fonderie condannate, poichè trovate senza V.I.A., che fa se si muore fra vent’anni di tumore, a causa del dell’inquinamento crescente, l’importante è prendere quel misero stipendio da schiavo che ti passano oggi, tanto tutti dobbiamo morire di qualcosa.

Inoltre un appunto su di un aspetto ELEMENTARE, sempre di ORDINARIA AMMINISTRAZIONE, ma è così difficile programmare la manutenzione delle opere pubbliche, come il LUNGOMARE, il CORSO VITTORIO EMANUELE, cioè far controllare lo stato di salute del più importante verde pubblico che abbiamo a Salerno, le piante del Lungomare, e la salvaguardia dell’arredo urbano e la pavimentazione del Corso?!
E’ così difficile monitorare lo stato di salute, che non c’è più da anni, dei corsi d’acqua salernitani?
Invece di sparare cazzate su opere stratosferiche, costosissime e che nessuno ha chiesto, se non gli amici degli amici, e parlare come Mussolini ai tempi del fascio, basterebbe cominciare a pensare sull’ordinario, e spostare risorse umane ed economiche per la tutela della salute e dell’ambiente cittadino, ecco solo per iniziare questo è il BENE COMUNE.

Ritengo sia inutile accennare dell’urlo che si fa alle sirene in Tv: “perchè non si può fare il termovolarizzatore a Salerno, noi siamo pronti”
Ma perchè non te lo fai con i soldi tuoi, sotto casa tua?
L’inganno dei CIP6

Ricordo che la parola termovalorizzatore non esiste, è una propaganda dei diossini, esiste l’inceneritore a recupero energetico, e parliamo di un recupero stimato (quindi teorico) al max del 15-25% negli impianti a condensazione e nell’ordine del 10-12% nel caso degli impianti a contropressione. Fonte: Alberto Clò (a cura di), Energia e Tecnologia, Editrice Compositori 2004 L’inceneritore uccide le persone.

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Leggo sul web…

Casa, città intermedie: è Salerno la più cara
Tra le tredici città intermedie prese in considerazione dall’ Osservatorio sul mercato immobiliare di Nomisma, la più cara è Salerno, dove comprare casa (usata e abitabile) costa in media 2.630 euro a metro quadro, seguita da Modena (2.081 euro/mq), Ancona (2.038 euro/mq) e Parma (2002 euro/mq). Taranto è invece la meno costosa con 1.084 euro/mq.
Le città esaminate da Nomisma sono Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste e Verona. In questi centri i prezzi delle case oscillano da un minimo di 830 euro a metro quadro per abitazioni usate nella periferia di Taranto, a un massimo di 5.500 euro a metro quadro per abitazioni nuove o ristrutturate nel centro di Salerno. Livorno è la città che nell’ ultimo anno ha messo a segno la crescita di prezzi maggiore per il segmento abitativo (più 8,6 per cento per le abitazioni usate), mentre l’ incremento più basso si è registrato a Brescia (più 6,1 per cento).
La più alta redditività per le abitazioni si riscontra a Livorno (5,9 per cento), per gli uffici a Perugia (6,4 per cento) e per i negozi a Novara (9,1 per cento). In queste città la componente extracomunitaria rappresenta quasi il 10 per cento delle compravendite e circa il 20 per cento delle locazioni.

23-03-2007

scrissi tempo fà 8 feb 2006

Se la casa non ha certificazione energetica, non la comprate, anche le case nuove, non sono concepite in termini di risparmio.
Tutta colpa dei progettisti e delle imprese di costruzioni, ma soprattutto dell’Ente COMUNE che non cambia il regolamento edilizio.
Non fatevi prendere in giro, informatevi e chiedete la certificazione, così come, quando comprate un elettrodomestico. Classe A, B, C…

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c’è una “strana” posizione di una città nell’ultima classifica ecosistema-urbano 2007

posto 21° – Salerno – anno precedente 64° – in un solo anno ha guadagno 43 posizioni,

come può essere? Eppure, la conosciamo bene Salerno. Se andiamo a vedere quali siano gli indicatori ambientali presi in considerazione lo sconcerto è ancora più grande.
Ma come si fanno queste classifiche? E a cosa servono, quali vantaggi economici portano? se ne portano qualcuno!?

Sono i Comuni che forniscono i dati, ecco svelato il dubbio, e poi Legambiente, tramite l’Istituto di Ricerca Ambiente Italia, stila la classifica. Viene inviato un questionario e poi l’Osservatorio compila le classifiche.

Negli indicati ci sono importanti elementi considerati
Aria, acqua, depurazione, RSU, raccolta differenziata, isole pedonali, Verde urbano, eco-management, Agenda21locali, abusivismo, carburanti, piste ciclabili etc.

Leggendo gli indicatori, i dubbi sull’attendibilità di questa classifica aumentano sempre più. Poichè in buona sostanza vorrei sapere, ma può un Comune come Salerno, che solo un’estate fà, ha palesato che, il dipuratore della città non funzionava, sotto inchiesta, che quindi le acque nere andavano in mare, e che una fonte inquinante le fonderie, sotto inchiesta, e che ha palesato nel 2004 non avere la VIA, oggi, Salerno si trova in quella posizione di classifica?
Magari fosse vera! Magari realmente ci fossero i mezzi per monitorare i Pm10, Pm2,5, Pm1. Magari il mare cittadino fosse pulito, magari la città avesse le piste ciclabili e non avesse il traffico, etc. etc.

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