Recupero edilizio


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.5.6.2.7       Recupero edilizio

Il tema del recupero differisce dal restauro conservativo, poiché la rifunzionalizzazione e degli edifici agisce su un patrimonio minore, in termini di monumentalità e di vincoli. Gli interventi di recupero e rifunzionalizzazione hanno libertà e azioni di progetto più ampie rispetto al restauro e l’obiettivo finale è risanare il complesso edilizio attribuendo anche nuove funzioni in sinergia col contesto. Pertanto è la conoscenza del contesto che suggerisce il progetto attraverso un rilievo critico[1]. Ad esempio è importante osservare «le caratteristiche che riguardano l’accessibilità, importanti per vagliare la compatibilità di destinazione d’uso[2] ipotizzate»; inoltre è importante valutare «tutte le caratteristiche relative all’intorno dell’oggetto di studio, il rapporto di questo con gli edifici o le aree confinanti»; «la lettura dettagliata di alcune funzioni primarie insediate nel territorio»[3].

Il recupero edilizio si occupa di individuare le cause del degrado[4] [5] e suggerisce le tecniche di intervento per rimuovere le cause, solitamente generate da agenti esterni o per comportamenti intriseci, in rapporto a reazioni chimiche e manifestazioni fisiche nei materiali edili. Di conseguenza un difetto attiva una condizione di guasto e possono essere di tipi differenti: «intrinseco, ossia specifico di un elemento; di relazione, ossia che si attiva per effetto di stimoli da parte di specifici agenti, relativi al contesto climatico o all’aggregazione con altri componenti; ad azione indiretta, quando il guasto è legato al difetto attraverso ad un catena di eventi»[6]. Per garantire qualità all’edificio si approntano analisi tecniche per capire cosa ha determinato il guasto, finalizzate a mettere a punto la soluzione di intervento, tant’è che nella diagnostica si ripercorre a ritroso anche il processo edilizio per analizzare in quale momento si sono verificati errori o mancanze. La diagnosi si articola in due momenti: rilievo e analisi diagnostica e formulazione e validazione della diagnosi[7].

Le tecnologie bioclimatiche consentono di recuperare gli edifici degradati esistenti offrendo un adeguato livello di comfort[8], mentre il risanamento strutturale realizza un prolungamento di vita degli stessi. Attraverso una preventiva analisi del degrado e dei costi è possibile programmare il riattamento dei volumi costruiti[9].

Un elemento fondamentale per la rifunzionalizzazione degli edifici e per il successivo riattamento è la conoscenza delle caratteristiche distributive degli alloggi e degli edifici abbinate alle indagini sociologiche che evidenziano le modalità di occupazione e utilizzazione degli ambienti costruiti. Ad esempio gli schemi planimetrici delle funzioni distribuite degli edifici esistenti con gli stili di vita, poiché lo spazio è lo strumento o l’impedimento per realizzare bisogni e relazioni. Lo “spazio abitabile” è una realtà soggettiva e relativa, nella quale concorrono implicazioni di natura sociale, psicologica, fisiologica ed economica. In sostanza si tratta di comprendere l’identità degli edifici leggendo le caratteristiche tipologiche e spaziali[10], individuando i materiali costruttivi e le loro proprietà, e lo stato di conservazione dell’esistente[11].

Carbonara tipologie alloggi
Tipologie di schemi distributivi degli alloggi, (Fonte immagine: Carbonara, 1954).

Il riuso e il recupero degli edifici esistenti sono le strategie progettuali più economiche, a meno che l’analisi del tessuto urbano esistente suggerisca demolizioni selettive per correggere la morfologia urbana. Altre considerazioni circa il degrado dell’esistente possono consigliare la demolizione e ricostruzione del volume, così come valutazioni circa la sicurezza legata al rischio sismico.

Il cambiamento della società ha contribuito a formare nuove tipologie di famiglie rispetto ai decenni precedenti. Stiamo assistendo a un cambiamento demografico a livello della sfera sociale, economica, lavorativa ed extralavorativa dell’utenza e tutto ciò produce un cambiamento di esigenze residenziali. La casa convenzionale è oggi inadeguata a soddisfare le nuove esigenze poiché gli abitanti hanno maturato preferenze, ambizioni e consumi che spesso tendono alla massima personalizzazione. A titolo esemplificativo ecco alcuni fenomeni significativi che generano conseguenze in termini sociali e ricadute sugli alloggi: a) incremento della popolazione; b) incremento del numero di pensionati; c) permanenza dei giovani in famiglia; d) disoccupazione giovanile; e) incremento delle famiglie monoparentali; f) ritardato ingresso nel mondo del lavoro causato dall’allungamento medio nella formazione iniziale; g) incremento dei lavoratori a tempo parziale; h) incremento del lavoro a domicilio. Tali fenomeni condizionano il progetto sul riattamento degli alloggi e degli edifici poiché mutando il numero dei componenti familiari cambia il fabbisogno abitativo.

Le ricadute sulla struttura e l’assetto dell’alloggio spesso sono: a) richiesta di dotazioni per lo svolgimento di attività differenti da quelle strettamente abitative (hobbies, incontri, ecc.); b) richiesta di spazi collettivi; c) richiesta di flessibilità negli alloggi tale da poter prevedere l’attività di ospitare una persona anziana o un giovane adulto senza arrecare disagio al nucleo di utenza di origine; d) richiesta di servizi e assistenza a domicilio; e) possibilità di incrementare lo spazio per lo svolgimento di attività legate all’utenza giovanile e/o anziana facendo uso di una riserva di spazio dell’alloggio a uso collettivo; f) richiesta di servizi nella città per garantire spostamenti veloci; g) richiesta di spazi lavorativi all’interno dell’alloggio; h) richiesta di incremento di attività realizzabili nell’ambiente prossimo alla residenza.

Per far fronte ai nuovi bisogni spesso si propone un ampliamento dell’alloggio per soddisfare la complessità delle attività da svolgere, oppure riqualificare gli spazi attraverso la progettazione di opportune soluzioni che consentono di variare il rapporto tra i singoli ambienti proprio in funzione delle attività[12].

Un’analisi sugli edifici può rilevare i deficit di carattere tecnologico, termico, impiantistico e tipologico spaziale. Il deficit tecnologico può riguardare il degrado della facciata e della copertura mentre quello tipologico riguarda l’organizzazione degli interni, il sottodimensionamento dei servizi igienici e il sottodimensionamento degli elementi di mediazione tra lo spazio interno e quello esterno, quali logge, balconi, terrazze. Il deficit impiantistico riguarda impianti non a norma, oppure l’assenza di impianti che consentono di razionalizzare l’uso dell’energia tramite lo sfruttamento delle fonti alternative. Il deficit termico si affronta con l’innovazione tecnologica delle pareti perimetrali esterne e l’adozione di infissi a bassa trasmittanza termica, grazie ad una corretta diagnosi energetica che indica come coibentare le pareti perimetrali esterne ed eliminare i ponti termici.

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Grecchi & Malighetti, Ripensare il costruito. Il progetto di recupero e rifunzionalizzazione degli edifici, Milano, 2008.
[2] La destinazione d’uso, secondo un’accezione giuridica è la funzione che gli strumenti urbanistici, in base alle previsioni legislative, attribuiscono a porzioni del territorio comunale. Nell’impostazione della legge urbanistica nazionale (N.1150/42) e del DM 1444/68 sono le zone omogenee, sulla base della previsione urbanistica si determina la destinazione d’uso dei singoli edifici che ne costituirà una caratteristica reale con effetti diretti sul diritto di proprietà. La “destinazione d’uso urbanistica” è frutto della pianificazione propria di una zona omogenea; mentre la “destinazione d’uso edilizia” propria del singolo edificio è definita dal titolo abilitativo in ottemperanza a quanto stabilito delle norme urbanistiche.
[3] Grecchi & Malighetti, Op. cit. , 2008, pag. 18.
[4] Ogni edificio per effetto di agenti esterni e delle modalità d’uso degli ambienti, invecchia è subisce un lento processo di decadimento prestazionale. Alla base dell’intervento di recupero c’è la diagnosi sui meccanismi e le cause primarie che hanno indotto il fenomeno di degrado (fenomeni patologici) legato a fattori esterni, a errori di progetto, esecuzione o manutenzione, oppure uso improprio (Grecchi & Malighetti, 2008).
[5] Fattori che possono indurre meccanismi di degrado: climatici naturali (dilavamento delle superfici ed erosione meccanica, variazioni della temperatura dell’aria, etc.), antropici ad azione diretta (modifiche assetto originario dell’edificio), antropici ad azione indiretta (inquinamento).
[6] Ivi, pag. 116.
[7] Ibidem.
[8] Il benessere termoigrometrico viene espresso come condizione di “neutralità” termica, ove un individuo sano non percepisce sensazioni di freddo né di caldo, e dipende dalla destinazione d’uso dell’ambiente e dalle caratteristiche dell’utenza. Il comfort termico è funzione di una serie di scambi termici, convettivi e radiativi, tra uomo e ambiente, a loro volta definiti da sistemi specifici che riguardano il corpo umano ed il suo comportamento, quali il sistema di termoregolazione, il metabolismo, il vestiario, la respirazione e la traspirazione.
[9] Malighetti, Recupero edilizio e sostenibilità, Milano, 2004.
[10] «Indagare l’organizzazione originaria di un fabbricato e tracciare la storia delle modificazioni legate all’evolversi o al trasformarsi della destinazione d’uso, comprendere i rapporti metrici e dimensionali che caratterizzano uno spazio in pianta e in alzato, significa capire le regole e riconoscerne le particolarità; significa comprendere i punti di forza e i valori di uno spazio che meritano di essere valorizzati e non cancellati» (Grecchi & Malighetti, Op. cit. , 2008, pag. 284).
[11] Fotografare lo stato di salute dell’edificio e valutare le prestazioni residue dell’involucro poiché è utile adottare la strategia da adottare sia che ci si limitati a risanare i degradi ripristinando o aumentare le prestazioni per tendere a migliori requisiti prestazionali.
[12] Malighetti, Op. cit. , 2004.

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