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Archive for marzo 2015

In passato avevo già condiviso informazioni relative alla partecipazione attiva nel senso più ampio del termine, e soprattutto sulla partecipazione intelligente e consapevole al fine di abbandonare il becero qualunquismo e capire come funziona la pubblica amministrazione pagata con le tasse dei cittadini. Per invertire la regressione incivile è necessario studiare il funzionamento della macchina e successivamente entrare nel merito delle scelte rispetto ai principi Costituzionali. Un popolo saggio e maturo dovrebbe essere in grado di giudicare l’operato dei politici rispetto agli obblighi costituzionali e un popolo consapevole e visionario è capace di indicare la giusta strada per migliorare la società.

Dal 2009 i cittadini possono e devono giudicare l’operato di dipendenti eletti, dirigenti e funzionari i quali hanno l’obbligo di condividere sui siti istituzionali piani, bilanci e strategie affinché i cittadini possano controllare il loro comportamento. I cittadini devono poiché dal loro giudizio dipende la qualità della PA.

I cittadini, a metà del mandato elettorale o per dissesto economico, sono chiamati a giudicare le promesse elettorali e votare l’eventuale revoca. I cittadini, non il partito, giudicano il lavoro del dipendente eletto attraverso criteri ben precisi. E’ possibile misurare l’attività del singolo parlamentare poiché gli atti sono pubblici e si trovano sul sito internet del Parlamento. Ad esempio l’attività parlamentare è composta di atti concreti (disegni di legge, mozioni, emendamenti) e verbali (interrogazioni) e lavori nelle Commissioni. E’ possibile misurare l’attività di un intero partito politico e capire quali interessi sta portando avanti. Sulla base degli atti un cittadino ha le informazioni necessarie per misurare l’impegno di un dipendente pubblico, e giudicarlo rispetto ai principi costituzionali (uguaglianza, libertà, partecipazione, tutela del patrimonio, ambiente, salute, democrazia economica), rispetto al programma elettorale, e sia alle proprie sensibilità culturali, le priorità, constatando quali temi sta portando avanti quel dipendente.

Mentre la Svizzera rimane la più grande e originale tradizione democratica in Europa con un’esperienza di ben 150 anni, il resto dell’Europa è palesemente governata da un sistema feudale che si regge soprattutto sulla manipolazione mentale attraverso la televisione ed i programmi scolastici governativi, ed oggi con internet ed i sistemi mobili si cerca di migliorare il controllo sulle masse. In questo contesto cominciano a proliferare sperimentazioni di followership, cioè di condizionamento dei partiti attraverso il sistema di sondaggi continui attraverso l’impiego di algoritmi informatici. Così come gli algoritmi informatici elaborano informazioni delle borse telematiche e tali informazioni condizionano multinazionali, banchieri, giornalisti e politici, in un modo analogo gli stessi sistemi condizioneranno i “leaders” politici attraverso i suggerimenti delle masse e della società nel suo insieme. Ma se i sondaggi vanno ad ascoltare gli umori di masse immature, quale sarà la qualità delle opinioni espresse? Quale sarà la qualità delle decisioni politiche? E’ del tutto evidente che in questo modo i leaders politici abdicano al loro ruolo di rispettare le Costituzioni, e di tutelare i diritti, poiché si andrà ad affermare una nuova consuetudine plebiscitaria controllata dai vizi delle masse immature che potranno suggerire norme inadeguate.

Nonostante le difficoltà che tutti noi possiamo riscontrare, associazioni e istituzioni hanno aperto un varco poco conosciuto. Il lavoro migliore viene svolto da open polis tramite open bilanci, mentre le istituzioni hanno creato soldipubblici.gov.it ed opencoesione sui flussi finanziari europei.

E’ fondamentale che i cittadini conoscano la Costituzione e sviluppino sensibilità civiche rispetto a valori universali, solo in questo modo potrà cominciare un processo civile autentico ove la società potrà migliorare grazie alla partecipazione consapevole, e si potranno effettuare cambiamenti radicali per introdurre l’etica nella politica. Se i cittadini continuano a tacere sui fatti della politica e continuano a rifiutarsi di partecipare con consapevolezza, avremo sempre politici che esprimono tutta la nostra inadeguatezza e incapacità, e spesso l’immoralità dei nostri atteggiamenti e del nostro nichilismo.

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Dice il proverbio: «a lavar la testa all’asino ci rimetti il ranno e il sapone». Il sofista imbonitore come ogni teatrante in tour ripete le proprie battute imparate a memoria, a volte le modifica ma ripete sempre gli stessi slogan pubblicitari, e così nel denigrare una filosofia politica aggiunge anche la gratuita offesa personale «se qualcuno parla di decrescita felice, bisognerebbe farlo vedere da gente brava». Secondo il centro studi di Intesa Sanpaolo la bioeconomia (da cui nasce la filosofia politica della decrescita) in Italia vale 241 miliardi di euro. «Secondo il report curato da Stefania Trenti, responsabile Industry & Banking della direzione centrale Studi e Ricerche, la bioeconomia riveste una grande importanza anche in termini di impiego: nei cinque Paesi oggetto della ricerca gli occupati del settore sono 7,5 milioni, di cui 1,6 milioni in Italia. Il numero salirebbe a 18 milioni se si includessero nel calcolo tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea».

peso della bioeconomia

Riporto qui alcune risposte già pubblicate sul mio diario:

17 settembre 2014. Metti un pubblicitario al Governo è ottieni un linguaggio composto da slogan, gag, battute, ottieni un linguaggio privo di contenuti e privo di verità. Non si tratta solo di come Matteo Renzi si esprime, ma si tratta del linguaggio politico contemporaneo di tutti i politici che smanettano su internet, divulgano opinioni poco colte; si tratta di politici che scimmiottano la società per entrare in empatia con l’uomo qualunque. La società liquida costruita nel corso dei decenni, ideata proprio dal mondo della pubblicità, è una società nichilista e apatica che esprime giustamente il “meglio” del mondo politico creato dalla televisione, dalle serie televisive e dall’immaginario politico costruito dalle SpA che controllano il mondo mediatico, e che hanno inventato l’attuale linguaggio dei politici. Sono diversi decenni che la scuola non è più il luogo ove si formano cittadini, non è più la scuola a creare il linguaggio dei cittadini. Oggi c’è un’arma distruttiva dell’essere umano ancora più efficace: twitter di natura orwelliana, come sarà stato già detto da molti altri. Come direbbe Socrate questa società costruisce la sua realtà basandosi sulle opinioni e non sulla ricerca della verità. Le opinioni politiche espresse su facebook e twitter sono le verità dei politici che rimbalzando nei media diventano la neolingua che scrive nelle menti dei cittadini apatici e nichilisti. Se i cittadini si rifiutassero di seguire questi slogan, e come insegna Socrate andassero alla ricerca della verità tutto il teatro politico si scioglierebbe come neve al Sole.

E’ così il premier italiano, Matteo Renzi, crede che la ricetta giusta per l’Italia sia la crescita mentre la decrescita felice sia la strada sbagliata, opinione del tutto legittima, ma espressa a suo modo con battute e slogan poiché così ci si esprime nelle pubblicità. Se bisogna vendere questo prodotto adotto un linguaggio efficace, per stimolare l’interesse di chi vuole comprare. Secondo Renzi «l’Italia ha interrotto la caduta, ma non basta. L’obiettivo è tornare a crescere” e le riforme sono “lo strumento per farlo», affermazioni di un premier che non ha la visione giusta per aiutare il popolo. Si può non condividere la filosofia politica della bioeconomia dai cui nasce la decrescita, che suggerisce semplicemente di non basare le scelte politiche sull’andamento del PIL, e quindi la decrescita selettiva del PIL stesso, cioè ridurre e cancellare il consumo di merci inutili; si può non condividere, ma non si può far credere che la proposta della decrescita non aiuti l’operaio e l’imprenditore, soprattutto quando nella realtà è vero il contrario, e cioè grazie all’applicazione delle tecnologie della decrescita felice sorge nuova occupazione. […]

6 febbraio 2015. Se oggi siamo in grado di confutare e comprendere che il capitalismo sia sbagliato o meno, è grazie agli studi di economisti, matematici, biologici e filosofi che preconizzarono questo momento di crisi con estrema precisione. Fra questi Nicholas Georgescu-Roegen riuscì a dimostrare matematicamente la fallacia dell’economia neoclassica, poiché la “funzione della produzione” e la “funzione del profitto” ignorano l’entropia, e Georgescu-Roegen propose una nuova “funzione della produzione” basata sul modello di flussi di energia e di materia. Da molti anni, grazie ai contributi di Keynes, Marshall, Schumpeter, Daly e Georgescu-Roegen sappiamo perché il capitalismo sia insostenibile, e soprattutto abbiamo le teorie alternative per uscirne ed entrare in un sistema economico equilibrato. Il sistema passa necessariamente attraverso un periodo di transizione chiamato “decrescita felice”, tecnicamente è la decrescita selettiva del PIL, cioè la riduzione e cancellazione di sprechi e merci inutili, che ci aiuta a migliorare la qualità della vita, perciò la decrescita è felice, poiché ci consente di decolonizzare l’immaginario collettivo dall’idea errata che la crescita del PIL coincida col benessere, e di avviare un reale sviluppo umano grazie al modello suggerito dalla bioeconomia ideata da Georgescu-Roegen. […] Per fortuna, la decrescita felice è sempre più popolare e affascina accademici, cittadini, e imprese che stanno anticipando e realizzando l’epoca che verrà (Una strategia per una bioeconomia sostenibile in Europa), e speriamo sia sinceramente sostenibile grazie alla transizione chiamata proprio “decrescita felice”. “La bioeconomia – basata sull’utilizzazione sostenibile di risorse naturali rinnovabili, in gran parte vegetali – già vale 2mila miliardi di euro e 22 milioni di posti di lavoro“.

8 febbraio 2015. Bisogna ammettere che la migliore sintesi politica e comunicativa sul cabarettista premier italiano l’ha realizzata un altro comico: «cari italiani, se sono riuscito a fottere uno come Berlusconi; a voi che siete gente semplice, avete idea di come possa ridurvi? State sereni!!!» (cit. Matteo Renzie/Maurizio Crozza, in “Dì Martedì”, 3 feb 2014)

Dal punto di vista macro economico l’Italia non è in decrescita, ma grazie all’implosione del capitalismo preconizzata da Keynes, l’Italia è entrata prima in un periodo di deflazione, e poi è iniziata la recessione. Tornando alla decrescita selettiva del PIL, magari fosse così, vorrebbe dire che la classe dirigente politica ha predisposto un piano per affrontare correttamente la recessione, e garantire un futuro di prosperità ai suoi abitanti. Entrando nel merito, ricerca e imprese stanno realizzando nuovi modelli di trasformazione e produzione delle merci, più sostenibili rispetto al passato, di fatto realizzando quei processi bioeconomici preconizzati dal padre della decrescita: Nicholas Geogescu-Roegen. Queste imprese stanno dimostrando come e quanto sia possibile un’altra economia uscendo dai modelli neoclassici che ignorano l’entropia e la biologia. Compiere trasformazioni sostenibili è un processo complesso ed è in corso d’opera l’evoluzione industriale, mentre esiste un ambito già maturo e che rappresenta un’opportunità straordinaria per aiutare il nostro Paese e realizzare comunità più conviviali migliorando la qualità della vita: la progettazione e l’industria delle costruzioni che ha sensibilità nella conservazione del patrimonio esistente e l’uso razionale dell’energia. L’Italia è l’unico grande paese dell’UE che non ha un’adeguata politica urbana e territoriale per affrontare il fenomeno delle città in contrazione, ed l’unico che non sta cogliendo l’opportunità di rendere le proprie città auto sufficienti e più sostenibili attraverso la rigenerazione dei tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita ed attraverso la rigenerazione dei centri storici. Sono 26 le città in contrazione con una perdita stimata di 2.414.770 di abitanti; buona parte di loro è andata a vivere nei comuni limitrofi ai grandi centri aumentando la complessità del governo territoriale. Gli effetti negativi di tale inerzia sono noti agli urbanisti, ma ricordiamone alcuni: la gentrificazione, un aumento dell’inquinamento e dello spreco di risorse energetiche, aumenta il consumo del suolo, un peggioramento generalizzato della qualità della vita poiché gli spostamenti non programmati fanno aumentare i carichi urbanistici, e quindi fanno congestionare nuovi centri urbani privi degli adeguati servizi sociali, culturali ed ambientali, con la conseguenza generalizzata dell’aumento di sprechi per la spesa pubblica e privata, che intacca i risparmi degli italiani. […]

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