Città, bellezza e socialità


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.1.1.1.2       Città, bellezza e socialità

Raymond Unwin nel 1901 pubblica The art of building a home per condividere la propria esperienza nel costruire case migliori poiché considera importante la bellezza nelle città e nella pianificazione. Unwin s’ispira a William Morris secondo il quale «La bellezza [..] non è un elemento puramente accidentale della vita umana [..] bensì una positiva necessità della vita». Inoltre condividendo il pensiero di Aristotele circa la città come «il luogo dove gli uomini vivono una vita comune per un nobile fine», riconosce l’importanza della bellezza come espressione dell’identità di un popolo. Unwin osservando la società contemporanea si accorge che la bellezza è venuta meno, a causa del diverso fine che si prefigge la società industriale: l’accumulo del capitale. Il tema della bellezza è senza dubbio centrale per rigenerare i centri urbani. Elementi e caratteristiche fondamentali per “misurare” la bellezza sono: l’armonia data dal disegno urbano che prevede un equilibrio fra volumi e spazi urbani, il colore dei materiali e la cura dei dettagli. E’ necessario curare la civitas per garantire un adeguato uso dello spazio fisico e porre attenzione al contesto fra piazza e monumenti, e stimolare i piaceri dell’immaginazione attraverso una buona progettazione dello spazio pubblico[1]. I cosiddetti manuali d’arte urbana[2] scritti da Sitte, Unwin e da Charles Buls generano un movimento con determinate sensibilità[3], e in Italia tale tendenza è interpretata da Camillo Boito che proporrà l’idea di conservazione dell’identità nazionale attraverso elementi critici, teorici e anche pratici.

I cambiamenti economici nella società europea di fine Ottocento e inizio Novecento[4], le due guerre, e lo sviluppo dell’industria mostravano una crescente complessità della società che produce nuovi fenomeni, e questi abbisognano di strumenti di analisi e comprensione come la dimensione psicologica soggettiva, i comportamenti linguistici, i rapporti tra individuo e società, la coesione sociale e le forme del potere. L’urbanistica si divise su questi aspetti, da un lato il Movimento moderno propose e realizzò uno zoning[5] funzionale separando l’abitazione dal lavoro e dagli scambi commerciali, mentre una visione mista (mixité) realizzava  i servizi al piano terra degli edifici per favorire le relazioni umane e una maggiore vitalità della città. Un aspetto fondamentale per rigenerare le aree urbane è la «promozione di interventi integrati che si propongano di migliorare la vitalità socio-culturale ed economica delle città nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e di partecipazione sociale»[6].

La crescita industriale ha inventato i suoi paradigmi per costruire una società secondo criteri precisi, e per capire se questi siano adeguati allo sviluppo umano, è necessario cercare la verità. Secondo Platone le idee sono paradigmi, modelli delle realtà particolari, e proprio perché tali sono a loro volta realtà esistenti, diverse e separate dalle cose sensibili, nelle quali una certa caratteristica si realizza in modo limitato, imperfetto. «Perché io possa riconoscere le cose belle, è necessario che io abbia l’idea di bellezza come modello al quale commisurare tutte le cose. La bellezza è ciò che rende possibile l’esistenza delle cose belle, in altre parole è la loro causa. Le idee sono dunque il criterio in base al quale si giudicano le cose e la causa del loro esistere; sono cioè i principi della conoscibilità e dell’essere delle cose»[7]. Quando nasce l’idea capitalista comincia anche la costruzione della città secondo i propri criteri (consumo e nichilismo), mentre l’idea precedente di città sarà sostituita, così come sarà modificata l’idea di bellezza. «Credere nell’architettura vuol dire credere nuovamente nella bellezza, nonostante il nichilismo, rifiutando ogni assoluto, rifiuti ogni bellezza. La storia occidentale è appunto il progressivo e inesorabile cammino del decadimento della verità e della bellezza»[8]. Secondo Emanuele Severino la bellezza è lo scopo essenziale per l’architettura, mentre è attraverso il nichilismo che si crea isolamento, e rende impossibile riconoscere la verità[9].

Ricorda Renato De Fusco che «il filone ideologico dei “critici discordi” fa capo ai primi scritti di Marx, al romanticismo sociologico tedesco, ad alcuni aspetti della psicanalisi, alla tradizionale ripugnanza estetica della prima società industriale (Ruskin e Morris) e trova il suo centro più espressivo nell’Institut für Sozialforsching dell’Università di Francoforte, diretto da Adorno. Nella linea dell’istituto erano le opere di Horkheimer, di Fromm, di Neumann, di Marcuse. Alla stessa fonte si possono far risalire gli studi di molti scrittori radicali americani che, combattendo la cultura di massa, stigmatizzavano gli aspetti più peculiari della civiltà americana, identificando di fatto i due fenomeni»[10].

Nel contesto delle società moderne Émile Durkheim pone la riflessione sul rapporto individuo e collettività poiché la crescente divisione del lavoro e la frammentazione producono il rischio all’anomia e conducono alla disgregazione sociale, e per porvi rimedio si rende necessario ricostruire la struttura sociale attraverso il reinserimento dell’individuo nel gruppo tramite il lavoro. Quest’analisi sociologica di Durkheim è un elemento caratteristico per il concetto di rigenerazione sociale che mira a stimolare il senso di appartenenza con riferimento a un collettivo. Il senso di appartenenza è la condizione base dell’esistenza di un organismo sociale (“rigenerare le persone”). Un altro passo verso la comprensione della complessità della società industriale fu l’approccio pisco analitico di Sigmund Freud, e a suo dire la società moderna limita la libertà dell’individuo, costringendolo a reprimere desideri e pulsioni fino a deviare le persone verso fini e oggetti diversi da quelli originariamente desiderati. Questo accade secondo Freud attraverso la sublimazione, che orienta le energie della libido verso mete diverse. Edward Bernays, nipote di Freud, sfruttò le conoscenze della psicanalisi per sostenere lo sviluppo dell’industria mediatica e della pubblicità per fini politici e commerciali. Una delle complicazioni maggiori dell’odierna società è proprio l’influenza manipolatoria verso la mente umana generata dal cosiddetto mainstream (cultura di massa), o pensiero dominante diffuso in tutti gli strumenti mediatici (televisione, giornali ed internet). Un approccio importante della rigenerazione urbana riguarda i problemi sociali locali e le strategie necessarie per cambiare gli orientamenti sbagliati (anomia, disgregazione, alienazione) imposti anche dalla cultura di massa. Negli anni ’60 del Novecento una particolare ed efficace lezione sullo spirito del tempo sarà comunicata e realizzata da Robert Venturi e Denise Scott Brown con Las Vegas, un’esperienza contraddittoria e criticata circa gli effetti ottenuti dai progettisti.

Nel 1915 Patrick Geddes pubblica Cities in evolution una sorta di manuale per guardare e progettare le città cogliendone lo spirito e la bellezza, capace di alimentare l’interesse e la volontà collettiva, dove ogni problema trova la sua soluzione. Geddes crea una città concettuale, Eutopia, fatta di impiego razionale delle risorse e della popolazione, di progresso dell’uomo e di miglioramento dell’ambiente. Geddes «concepì la città-giardino non come un espediente per assorbire l’incremento demografico che altrimenti sarebbe andato ad ingrossare la popolazione urbana, ma il punto di partenza di un sistema assai più vasto e comprensivo; vide cioè la pianificazione urbana in termini di pianificazione regionale. Nell’ambito della regione le città-giardino sarebbero state distribuite razionalmente su vasti territori e si sarebbero inscritte nelle risorse naturali, in equilibrio rapporto con le aree agricole e forestali, formando un complesso organico di ampio respiro»[11]. Geddes per tutta la vita persegue l’obiettivo di costruire la “scienza delle scienze”, capace di superare le specializzazioni della cultura positivista. «La prospettiva evolutiva di Geddes lo porta a ritenere che lo sviluppo sia il risultato dell’interazione dell’uomo con il suo ambiente, quindi il suo interesse per la pianificazione deriva dalla convinzione che il piano, intervenendo sulle forme spaziali, possa agevolare il processo di trasformazione sociale. Il fuoco dell’attenzione di Geddes è dunque sul tema dello sviluppo culturale e sociale, un progetto che solo la politica può avere l’ambizione di perseguire; per Geddes la terra è una risorsa vitale, ma in qualche misura è solo uno strumento»[12].

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] Consonni, La bellezza civile. Splendore e crisi della città, Milano, 2013.
[2] Art urban, Art public, Civic Art, Stadtbaukunst, City beautiful.
[3] I temi di carattere storico artistico sono associati alle politiche di salvaguardia e riferiti a questioni d’identità storico-artistici dei centri urbani; si parla di “ambiente artistico” e di caratteri tipici delle città, ed è la premessa per formulare un complesso di precetti (Calabi, Op. Cit., 2005).
[4] Nei primi decenni del Novecento in quasi tutti i paesi europei il problema del bisogno di abitazioni a basso costo fa “esplodere” il tema dell’urbanistica. A Barcellona furono costruiti 14 mila appartamenti, a Monaco sono costruite solo 6 mila nuove unità abitative a fronte di 60 nuovi abitanti. Milano cresce di 491 mila abitanti. In questo contesto si sviluppa una politica dello Stato e così negli anni ’20 comincia un’attività di risanamento dei quartieri di tuguri malsani all’interno della città esistente (Calabi, Op. cit., 2005).
[5] «Nella pratica della pianificazione urbana, la tendenza maggiormente rilevante e innovativa fu quella che, ispirandosi alle indicazioni del Movimento Moderno, si contraddistinse soprattutto per un’azione di pianificazione basata su un azzonamento (o zoning: letteralmente suddivisione in zone) di carattere marcatamente monofunzionale della città, nel quale le diverse funzioni urbane caratterizzanti delle rispettive zone (residenziale, produttivo, terziario, direzionale servizi) riflettevano un sostanziale intento di reciproca separazione, in ottemperanza al principio che la compresenza di funzioni potenzialmente incompatibili potesse costituire un serio elemento di disfunzione urbana. Questa tendenza prendeva forma in tipi di insediamento che hanno caratterizzato in modo particolare l’espansione urbana dell’epoca, come ad esempio le tante zone per l’edilizia economica e popolare ospitanti soprattutto ed essenzialmente funzioni residenziali, in mancanza di altre funzioni “complementari” che non fossero i servizi locali» (Piroddi & Cappuccitti, Urbanistica è progetto di città, Milano, 2012, pag. 194).
[6] D’Onofrio e Talia, La rigenerazione urbana alla prova, Milano, 2015, pag. 17.
[7] Occhipinti, Logos, 2005, pag. 149.
[8] Rizzi, “L’inconsapevolezza: forma della dimenticanza”, in E. Severino, Tecnica e archiettura, Milano, 2003, pag. 20.
[9] Rizzi, Op. cit. 2003.
[10] De Fusco, Architettura come mass medium, Bari, 2005, pag. 27.
[11] Jacobs, Vita e morte delle grandi città. Saggio sulla metropoli americana, Torino, 2009, pag. 18.
[12] Gaeta, et al., Governo del territorio e pianificazione spaziale, Novara, 2013, pag. 121.

creative-commons

Annunci