Vitalità fra strade ed edifici


Breve estratto dalla tesi di laurea magistrale in Architettura (Uni Parma, DIA) “Rigenerazione a Salerno. La rigenerazione urbana attraverso la bioeconomia”:

1.5.6.2.3       Vitalità fra strade ed edifici

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Riunire o disperdere (Gehl, 2012)

La crisi di vitalità all’interno delle città è determinata da scelte che hanno favorito l’approccio funzionalista cavalcato dal Movimento moderno, che ha pretesto di coniugare capitalismo e socialismo, a scapito proprio della socialità urbana, danneggiata dal prevalere degli interessi privati e da questioni economico finanziarie che condizionano la pianificazione urbanistica. Inoltre gli stili di vita sono condizionati sia dall’analfabetismo funzionale e di ritorno delle persone e sia dalla pubblicità, dalla televisione ed internet che possono alienare e incoraggiare i consumatori passivi piuttosto che favorire una partecipazione attiva della cittadinanza e la socializzazione.

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Integrare o separare (Gehl, 2012).

Amministratori e progettisti possono contrastare l’individualismo della cosiddetta società liquida, e possono rispondere alle numerose richieste di arricchire la vivibilità realizzando migliori spazi pubblici, favorire i pedoni sulle strade[1], con piazze, parchi, e l’uso misto degli edifici. E’ l’attività umana il polo di attrazione dei luoghi urbani e l’opportunità di conoscere persone nuove risulta stimolante e una miniera di esperienze da provare[2].

La morfologia insediativa dell’isolato e dei quartieri attraverso la tipologia di strade e la tipologia edilizia determinano la vita degli spazi urbani fra gli edifici stessi, poiché la forma progettata degli spazi può consentire di riunire o disperdere; di integrare o separare; può invitare o respingere; può aprire o rinchiudere. Per consentire l’avvio dei cosiddetto processo auto-rinforzante delle attività svolte dalle persone, è pertanto necessario progettare l’insediamento in maniera tale da consentire lo svolgimento delle attività stesse[3]. Su questo aspetto lo spazio pubblico è determinante, cosi come le funzioni degli edifici. Ad esempio le attività da gioco per i bambini, gli incontri delle associazioni etc. Per il semplice fatto che le persone fanno qualcosa e programmano attività in un determinato tempo si sviluppa il processo positivo che favorisce il modello auto-rinforzante.

Fra l’architettura e l’ambiente si stabilisce un legame dettato dal progetto e le relazioni fra l’edificio e il suo contesto possono articolarsi in progetto del suolo, spazi collettivi in quota e articolazione dei piani di copertura[4].

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Progetto del suolo (Reale, 2015).

Ad esempio le relazioni tra residenze e città dipendono dal progetto del suolo, cioè il progetto del piano terra e degli eventuali piani interrati (il piano parcheggi e gli edifici a piastra). Altre relazioni fra le parti sono gli spazi vuoti, i ballatoi, e cioè gli ambienti di uso comune e quelli privati dell’alloggio. In fine, i volumi che terminano gli edifici, le differenze fra le altezze che possono realizzare anche corti interne, e lo studio del soleggiamento per migliorare l’esposizione e la captazione solare.

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Spazi collettivi in quota (Reale, 2015).

L’attacco a terra è lo spazio di mediazione tra la sfera pubblica e quella privata, pertanto le soluzioni spaziali determinano le relazioni fra le residenze. Le soluzioni possono suggerire un basamento che ospita attività commerciali e servizi di quartiere. L’ingresso alla residenze può essere mediato dalla presenza di un portico, oppure si può adottare la soluzione di edificio sollevato da pilastri[5].

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Attacco a terra (Reale, 2015).

È attraverso le forme insediative che si favorisce o si nega la vitalità all’interno degli isolati e dei quartieri, pertanto è necessario favorire una progettazione orientata a sostegno della convivialità che può svilupparsi fra gli spazi pubblici e privati. In quest’ottica bisogna osservare che possiamo progettare stimolando i nostri sensi: vedere e sentire, e progettare lo spazio per favorire il camminare.

Per riunire le persone è fondamentale la progettazione a misura d’uomo attraverso il raggio di azione di una passeggiata a piedi (riunire o disperdere). Ad esempio, quando l’organizzazione della città si sviluppa intorno a una piazza si favorisce l’interazione fra le persone, oppure lungo una strada che favorisce la passeggiata[6].

 

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Invitare o respingere (Gehl, 2012).

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Aprire o rinchiudere (Gehl, 2012).

L’integrazione attraverso la mescolanza delle funzioni favorisce lo sviluppo di nuove relazioni. Inoltre gli spazi pubblici all’interno dei quartieri possono essere attraenti e facilmente accessibili e quindi incoraggiare le persone a spostarsi (invitare o respingere).

Favorendo lo scambio fra gli ambiti degli spazi adiacenti alle abitazioni, fra i negozi, i centri sociali è possibile incentivare ulteriormente le relazioni fra gli abitanti (aprire o richiudere). In tal senso anche le tipologie edilizie possono contribuire, ad esempio una biblioteca con grandi vetrate poiché lascia campo d’azione ai sensi, ciò vuol dire aprire le funzioni che si svolgono negli e fra gli edifici verso la strada, ovviamente quelle che possono essere aperte[7].

Collegamenti ai paragrafi:

Collegamenti ai capitoli:

[1] «Nel panorama contemporaneo la più avanzata pianificazione nel traffico urbano ha come principale obiettivo quello di ottimizzare la vivibilità della strada, intesa come risultato di un ragionevole equilibrio tra le esigenze del traffico, i requisiti tecnici delle infrastrutture sotterranee, quelli sociali (un ambiente dove stare e muoversi a piedi, per comunicare, dove i bambini possono giocare protetti) e di protezione ecologica e microclimatica, tra l’identità spaziale e l’orientamento, la stimolazione e la bellezza» (Giorgieri & Ventura, 2007, pag. 76).
[2] Gehl, Op. cit. , 2012.
[3] Ibidem.
[4] Reale, Op. cit. , 2015.
[5] Reale, Op. cit. , 2015.
[6] Gehl, Op. cit. , 2012.
[7] Gehl, Op. cit. , 2012.

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