Riempire il vuoto

Nel mondo della politica esiste un enorme vuoto culturale lasciato dal partito comunista. Nella degenerazione generale dettata dal pensiero dominante neoliberista, in Italia non esiste più un soggetto politico che contrasta ingiustizie e disuguaglianze. Dall’auto dissoluzione del PCI ad oggi, quel vuoto è riempito dal nulla, cioè da soggetti politici a dir poco inqualificabili e incapaci. La contraddizione più incivile e dannosa, probabilmente, sta nel fatto che la società globalizzata e tecnologicamente avanzata è molto più complessa rispetto a trent’anni, e pertanto richiede una classe dirigente molto più competente. La maggioranza dei cittadini ed i partiti non richiedono maggiori capacità culturali e saggezza, mentre lo spettacolo mediatico si è fuso coi politicanti restituendo una commedia grottesca e incivile, ove i capi più simpatici ricevono consensi e attenzioni, mentre i problemi reali del Paese restano insoluti e peggiorano col trascorrere degli anni (disuguaglianze, aree urbane e rurali, rischio sismico e idrogeologico, patrimonio, lavoro, ambiente, qualità della vita…). In questa enorme inciviltà, c’è un’area geografica che sta peggio delle altre, ed è notoriamente il Sud dove le risorse umane fuggono per la ricerca di un impiego, e scelgono la pianura padana o l’estero, per studiare e lavorare. Da molti decenni, è in atto una sottile e “nascosta” guerra economica che crea ricchezza attraverso le disuguaglianze programmate dallo stesso Stato, perché attribuisce maggiori risorse a chi ha di più per sottrarle ad altre comunità. Secondo lo Stato un cittadino emiliano merita più risorse pro-capite di un cittadino calabrese.

In questo contesto a dir poco drammatico, è fondamentale applicare un semplice principio di giustizia sociale sancito dalla Costituzione, e così l’evoluzione del Sud diventa priorità politica restituendo e programmando le risorse dovute. I meridionali dovrebbero indignarsi, e avere coscienza di sé e dell’immorale rapina realizzata dallo Stato ma sostenuta da soggetti politici pubblicamente anti-meridionali, non solo la Lega ma anche chi l’ha legittimata, e cioè Berlusconi con Forza Italia, Di Maio e il M5S; mentre esiste da decenni una corrente leghista fra gli ex DS e poi PD. In buona sostanza la rapina al Sud è stata possibile grazie al partito trasversale dei padani e con l’inerzia dei politicanti meridionali.

Raggiunta la coscienza di classe dei meridionali, le persone dovrebbero stimolare la nascita di pensatoi per progettare la rinascita del Sud, e lo stesso dovrebbe accadere fra il ceto politico più agiato e privilegiato poiché un Sud che perde abitanti è un danno sociale ed economico per tutti. Notoriamente, i luoghi che hanno i mezzi culturali per ripensare i territori sono: l’università per la ricerca, le imprese per le produzioni e le istituzioni politiche per l’azione politica. Se il meridione soffre di fuga delle risorse umane, è evidente che sul banco degli imputati ci sono proprio: università, imprese e istituzioni politiche incapaci di fare squadra e favorire sinergie creative per creare opportunità di sviluppo umano, proprio come fanno da decenni altri territori che paradossalmente stanno meglio anche grazie ai meridionali trasferitesi nei Sistemi Locali attrattivi e più produttivi. Non è un segreto il fatto che i sistemi sociali ed economici che funzionano dipendono dal fattore umano messo ai vertici delle istituzioni. C’è un solo processo virtuoso che può costruire un meridione migliore, formare nuova classe dirigente capace di fare gli interessi degli abitanti, ed esiste un solo paradigma culturale capace di farlo proiettando la società nel futuro: l’approccio bioeconomico poiché correggere le storture del capitalismo, notoriamente contraddittorio perché produce disuguaglianze e distrugge gli ecosistemi. Per riempire questo vuoto è fondamentale costruire un soggetto politico democratico capace di risvegliare le utopie socialiste e condurle sul piano bioeconomico, e per farlo bisogna attrarre talenti e stimolare la creatività delle persone in processi partecipativi. Si tratta di sperimentare e osservare attentamente i territori: le aree urbane e i Sistemi Locali del Lavoro. Il cuore di questa rinascita meridionale è la pianificazione, cioè quella capacità creativa di produrre visioni e scenari possibili che appartiene alle persone e ai tecnici, i quali suggeriscono programmi ai partiti, considerati strumenti per l’attuazione dell’azione politica. Capacità e merito sono prerogative fondamentali e individuano un passaggio fondamentale per costruire una società migliore, ma la maggioranza dei cittadini che vota non propone persone capaci e meritevoli, ed i partiti attuali trascurano la competenza preferendo galoppini e politicanti. Questa degenerazione appartiene all’Italia intera, ma le Regioni più produttive vivono e producono grazie alla storica programmazione economica che ha scelto determinate aree per concentrare i capitali, a partire dalla famigerata Unità d’Italia, mentre il Sud sprofonda per i motivi opposti: l’assenza di investimenti pubblici e privati, ed oggi la degenerazione ha creato un processo vizioso fondato su una condizione psicologica autolesionistica che spinge i meridionali a disprezzare la propria terra. La realtà è che il Sud ha grandi ricchezze ma sono ignorate e trascurate, e per esser precisi: il meridione non ha solo la bellezza del proprio patrimonio storico e naturale mentre le potenzialità umane sono scoraggiate, sfavorite perché le elités locali, spesso, sono autoreferenziali e applicano la disuguaglianza di riconoscimento che fa scappare i giovani e chi intende innovare, inoltre c’è una chiara assenza di servizi culturali e di infrastrutture. Le aree urbane meridionali non sono collegate fra loro, e la programmazione economica non costruisce i servizi minimi essenziali. Nella società attuale: interconnessa e globale, è del tutto incivile lasciare comunità urbane, medie e piccole, completamente isolate, in tutti i sensi: mancano i collegamenti ferroviari, mancano le strade e mancano i servizi sociali, culturali, sanitari, e di connettività…

Restituendo le risorse pubbliche usurpate al meridione sarà possibile programmare le infrastrutture e i servizi mancati, aggiungendo un surplus di investimenti pubblici-privati basato su piani bioeconomici. Ad esempio, possiamo imitare l’approccio del New urbanism per rigenerare territori e aree urbane, ma osservando bene le peculiarità locali per inserire infrastrutture, funzioni e attività mancanti. Il New urbanism, studiando attentamente la storia urbana europea, ha sintetizzato una strategia facile da applicare nella gestione di territori e città. L’approccio è una pianificazione integrata di tutte le scale territoriali: regionale (territoriale e area vasta), in ambito di quartiere (la città), le strade (design urbano) e gli edifici (l’architettura). Secondo questo approccio è necessario elaborare un piano di area vasta per integrare il trasporto pubblico ai quartieri, e poi creare un paesaggio urbano con densità medie, e renderlo più vivibile, più conviviale e più accessibile. Come prima analisi, ad esempio osservando le aree urbane campane, sarebbe auspicabile realizzare immediatamente la metropolitana regionale per integrare quartieri, funzioni e attività fra queste, e con i territori vicini: le puglie, l’area lucana e le calabrie. Questo progetto favorisce la mobilità delle persone e svantaggia l’uso dei mezzi privati, riduce drasticamente inquinamento e affollamento urbano, e migliora la qualità di vita degli abitanti, che possono usare maggiormente la bicicletta integrata al trasporto ferroviario. Il censimento di volumi e aree abbandonate da riconvertire e il disegno del trasporto pubblico metropolitano, con l’uso misto dei suoli, cioè la mixité funzionale e sociale dei quartieri favorisce un’integrazione di attività: lavoro, servizi, studio, svago e tempo libero, ma contemporaneamente svantaggia il consumo di suolo agricolo e annulla la dispersione urbana. In buona sostanza, si può riempire il vuoto culturale e politico perché esistono conoscenze e competenze ma queste vanne riconosciute e valorizzate da uno strumento politico: un partito democratico bioeconomico.

Salerno transect
Lo strumento del “transect” proposto dal “New urbanism” per gestire le regole di pianificazione urbana.

Razzismo di Stato

report divorzio all'italiana
fonte immagine RAI Report, divorzio all’italiana.

Ricchi contro i poveri” non è solo uno slogan che semplifica la questione meridionale ma è ahimé la realtà politica, culturale e sociale di una classe dirigente autoreferenziale, egoista e soprattutto razzista per concentrare risorse della fiscalità generale in una sola area geografica: la pianura padana. Dal dopo guerra in poi, la Repubblica italiana attraverso i propri programmi scolastici ha inoculato generazioni di ragazzi meridionali nel far credere loro che il Sud fosse un territorio arretrato, che non merita investimenti sul sociale e sulla cultura. Durante gli anni ’80 nasce anche un partito pubblicamente anti meridionalista, poi legittimato e condotto al potere da Silvio Berlusconi. All’inizio del nuovo millennio l’attacco al Sud non finisce, e degenera in un progetto politico preciso, chiamato “autonomia differenziata” col fine di concentrare maggiori risorse pubbliche in pianura padana. Questo danno economico ha radici culturali in un capitalismo feudale con caratteristiche palesemente egoiste e razziste, e tutto ciò si è potuto realizzare perché non c’è stata trasparenza sui dati relativi ai trasferimenti statali per ogni Comune, e per ogni cittadino. Il giorno in cui questi dati sono stati ricostruiti dai funzionari pubblici, il ceto politico ha chiesto di secretare i dati stessi (lo chiese il signor Giorgetti della Lega Nord) per evitare indignazioni collettive che potessero suscitare rivoluzioni sociali e politiche. I dati sono stati ricostruiti dai giornalisti Rai di Report e da Openpolis e sono drammatici (dossier); la realtà mostra un razzismo di Stato mentre la famigerata secessione dei ricchi contro i poveri è realtà da decenni ed ha costruito un’area geografica privilegiata che usurpa risorse dalla fiscalità generale a danno di altri comuni. Il calcolo diseguale, cosi chiamato, mostra che anche alcuni comuni del Nord ricevono meno di altri. Il criterio della spesa storica degli Enti locali misura i trasferimenti statali ma è palesemente sbagliato, stupido e immorale perché crea disuguaglianze territoriali, questo criterio tiene conto del cosiddetto fabbisogno standard che non individua il fabbisogno reale di servizi, ma privilegia i grandi comuni e i comuni del centro Nord (Emilia Romagna, Toscana e Umbria). Chi ha sviluppato questo criterio irrazionale è l’agenzia Sose (il fabbisogno standard) e politicamente se ne è occupato tal Marattin (renziano doc, nato a Napoli ma allevato a Ferrara). Report e Openpolis hanno aggregato i dati per Regione e si vede chiaramente che i comuni del Sud hanno fabbisogni più bassi e quindi ricevono meno risorse, un paradosso razzista.

In precedenza anche Presa Diretta di Riccardo Iacona aveva anticipato il tema con l’inchiesta Italia spaccata (7 ottobre 2019), confermando quanto la lettura più recente avesse pubblicato e anticipato, prima con Pino Aprile (Terroni) e poi con Marco Esposito (Zero al Sud). Finalmente i cittadini italiani possono conoscere questa vergogna di Stato e mobilitarsi per porre rimedio chiedendo di rimuovere le disuguaglianze territoriali ripensando i trasferimenti statali, ad esempio individuando i livelli essenziali per ogni abitante, e aggiungendo un surplus per i territori marginalizzati investendo su progetti bioeconomici.

dati fabbisogni standard
Fabbisogni standard nei comuni, fonte immagine Openpolis, Il calcolo diseguale.
dati fabbisogni standard servizi sociali
Fabbisogni standard servizi sociali, fonte immagine Openpolis, Il calcolo diseguale.
dati fabbisogni standard asili
Fabbisogni standard asili nido, fonte immagine Openpolis, Il calcolo diseguale.

Persone e territorio

Da molti anni ormai, sia il mondo accademico e sia gli istituti di statistica divulgano un approccio attento alle risorse, e indicano, indirettamente o direttamente, le linee guida per aiutare il proprio Paese. Anche l’ultimo rapporto 2019 dell’ISTAT, dichiara apertamente la necessità di valorizzare i territori e le risorse locali, si esprime ancora con termini ambigui come “crescita equilibrata” figli dell’ossimoro “sviluppo sostenibile” che ha contribuito a giustificare la distruzione gli interi ecosistemi naturali e l’aumento delle malattie favorite dall’industrialismo, ma l’ISTAT ci presenta comunque un quadro complesso e complessivo di estremo interesse.

La disuguaglianza per eccellenza, quella fra Nord contro Sud, può essere letta e interpretata anche grazie ai documenti dell’ISTAT.

«Se negli anni successivi al Secondo dopoguerra i flussi migratori verso le regioni centro settentrionali erano prevalentemente costituiti da manodopera proveniente dalle aree rurali del Mezzogiorno, nell’ultimo decennio mediamente il 70% delle migrazioni dalle regioni meridionali e insulari verso il Centro-Nord sono state caratterizzate da un livello di istruzione medio-alto. Cedendo risorse qualificate, il Mezzogiorno ha ridotto le proprie possibilità di sviluppo alimentando ulteriormente i differenziali economici con il Centro-Nord» (Fondazione Migrantes, Rapporto italiani nel mondo, 2019, pag. 11).

Secondo il mio modesto parere, vi sono alcuni fattori che dovrebbero cambiare radicalmente e agire in sinergia attraverso un comune denominatore: fare l’opposto di quello fatto finora. Uno di questi fattori è il ripristino dell’azione pubblica dello Stato che ripensa le agglomerazioni industriali attraverso il filtro culturale della bioeconomia, e l’atro fattore è il cambiamento delle classi dirigenti meridionali, sostituite con un nuovo ceto politico formato proprio sulla bioeconomia. I Sistemi Locali del Lavoro che risultano più attrattivi hanno determinate caratteristiche: la scelta politica di localizzare e concentrare funzioni e attività, e il continuo rinnovamento dell’offerta formativa didattica condizionata dalle imprese presenti sul territorio. Come ha certificato anche l’ISTAT, Regno d’Italia e Repubblica italiana hanno creato le disuguaglianze poiché il ceto politico ha voluto concentrare determinate attività e funzioni con maggiore valore aggiunto soprattutto in pianura padana, lasciando talune attività pesanti e inquinanti nel meridione (Bagnoli, Taranto, Priolo, Gela). Ancora oggi, le attività di ricerca e innovazione con maggiore valore aggiunto condotte dall’Università pubblica italiana si trovano soprattutto in pianura padana, e pertanto non è un caso che gli studenti meridionali vadano a formarsi al Nord, o all’estero, per poi non tornare più, alimentando un danno sociale ed economico non misurabile ma drammatico. La responsabilità politica di questa disuguaglianza è tutta della classe dirigente italiana (imprese, politici, università) perché essa stessa ha creato politiche capitaliste razziste e antimeridionali, inventando un “centro” e una “periferia” economica. In sostanza, le disuguaglianze sono create dalle scelte politiche e non dipendono dalla geografia. Nel corso dei decenni queste scelte hanno favorito i privilegi di talune famiglie e danneggiato altre eliminando la cosiddetta ascensore sociale; chi nasce povero resta povero, e chi nasce in famiglie ricche ha maggiori opportunità rispetto agli altri. L’inversione di tendenza può essere avviata solo cambiando radicalmente i paradigmi culturali di una società moderna profondamente nichilista, e giudicando diversamente il ceto politico, cioè gli elettori meridionali dovranno stimolare la nascita di una propria identità culturale e politica, non più delle destre (liberali e neoliberali), favorendo la partecipazione attiva al processo decisionale della politica e una migliore selezione della classe dirigente.

La carenza di servizi (sanità, centri culturali…), e i problemi ambientali e occupazionali del Sud rappresentano gli investimenti pubblici e privati per creare impieghi utili, per farlo è semplice: ci vuole la volontà politica che oggi non c’è, perché le disuguaglianze produttive rappresentano lo sfruttamento economico e sociale del Nord che vende al Sud e “ruba” giovani risorse umane. E’ un corto circuito sociale e culturale che appartiene solo all’Italia, costruito persino sull’inciviltà diseducativa che spinge i meridionali a costruirsi una credenza religiosa per disprezzare i propri luoghi e abbandonare la propria terra, infine, solo in Italia, da circa trent’anni, esiste persino un partito politico razzista antimeridionale cioè inventato e costruito appositamente per favorire l’accumulazione capitalista in una sola area geografica a sostegno dell’egoismo delle imprese localizzate al Nord, una enorme “comunità” chiusa forgiata sullo sfruttamento delle risorse pubbliche. Questo è il medesimo modello capitalista che riscontriamo fra Occidente ed Oriente, e dentro l’euro zona ove Sistemi Locali sfruttano altri Sistemi Locali. Se non si accetta la realtà, e cioè che il capitalismo stesso crea disuguaglianze, sottosviluppo dei territori e distruzione della natura, allora sarà difficile invertire la rotta che ci condanna alla povertà e alla marginalità.

Anche l’ISTAT suggerisce di abbinare l’analisi della struttura produttiva alle risorse locali del territorio, questo è l’approccio territorialista al fine di suggerire un uso razionale delle risorse e dell’energia. Il mezzogiorno d’Italia, necessità di questo approccio ma va integrato con politiche pubbliche socialiste per costruire i servizi mancanti, dalla cultura al sociale, fino alla realizzazione di sistemi di mobilità intelligente. Il Sud d’Italia non è solo agricoltura, bellezza, paesaggio ma è fondamentale creare agglomerazioni della manifattura leggera e tecnologica dal più alto valore aggiunto. I Sistemi Locali meridionali potrebbero e dovrebbero stimolare modelli autarchici di innovazione tecnologica agglomerando funzioni e attività creative. Ad esempio, anziché importare tecnologie straniere per risolvere problemi sarebbe saggio che tali soluzioni fossero costruite in casa. La complessità del territorio italiano richiede due politiche: la rigenerazione urbana e dei territori rurali, e la creazione di sistemi e tecnologie innovative di trasporto delle persone per risolvere i problemi in Sardegna (ove non esiste il treno), in Sicilia, e poi gli spostamenti adriatico-tirreno oltre che gli spostamenti puglie-Campania. L’Italia, se avesse una guida politica saggia, dovrebbe riappropriarsi di capacità tecnologiche che aveva creato in passato e concentrare tali programmi di ricerca proprio nelle aree più marginali.

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Dalla crisi alla rinascita

Sette anni fa scrivevo, in “Qualcosa che non va”, che i temi della politica contemporanea si sarebbero concentrati sui rapporti di forza e di potere relativi alla moneta, la sua sovranità, e poi sulle forme di partecipazione e sull’energia. Un processo di riforma radicale dell’UE è doveroso ma non penso che ciò accadrà perché la maggioranza dei soggetti politici presenti non hanno valori e idee socialiste.

La teoria liberale aveva la necessità di affermare una credenza strategica, e cioè raccontare la favola della “neutralità delle politiche monetarie” per sottrarre potere allo Stato di creare moneta, e assegnare tale potere a istituti privati. In un sistema capitalista quale il nostro, una volta gambizzato lo Stato dei propri arti naturali è chiaro che l’obiettivo dei liberali è raggiunto, poiché popoli e comunità sono tutti sotto il ricatto del mercato, controllato da banche private e imprese che possono accumulare capitali e distribuirli a chi lo desiderano.

Per evitare errori del passato realizzati anche dallo Stato, oggi possiamo integrare l’approccio post-keynesiano con la bioeconomia, che trasforma l’economia in un sistema di flussi in entrata e in uscita per misurare gli errori della produzione e suggerire la costruzione di un sistema ecologico. In tal senso, le teorie migliori, cioè quelle che leggono e interpretano efficacemente l’attuale capitalismo neoliberista, emergono dalla scuola marxista che ha sviluppato la scuola ecologica, ed è capace di leggere correttamente sia le variazioni spaziali e quindi la circolazione del capitale, ma soprattutto la critica sociale e ambientale sui territori “centrali” e “periferici”.

La crisi economica innescata dalle politiche di destra, dal famigerato neoliberismo, ha favorito le destre estreme, cioè il sepolto nazionalismo con nuove e vecchie immagini. Fra questi temi, l’energia è quello più trascurato, e sostituito dalle migrazioni innescate da guerre e capitalismo. Questi temi [immigrazione, povertà, razzismo] oggi polarizzano i voti, e non sono trattati dai partiti e dai media in maniera seria ma sono strumenti di speculazioni per contendersi il consenso. I media, corresponsabili della costruzione del linguaggio politico hanno voluto introdurre il termine “sovranismo” nell’uso corrente, sostituendo ed edulcorando il concetto di “sovranità”. In questo modo i media hanno accelerato la polarizzazione dei voti, favorendo il successo elettorale dei partiti nazionalisti. Un contribuo sostanziale per questa confusione politica, è fornito dalle stesse istituzioni politiche, europee e nazionali, perché occupate da soggetti politici poco responsabili; da un lato c’è l’ottusità dell’élite europea che non vuole ridiscutere regole palesemente sbagliate, e dall’altro gli speculatori nazionalisti che per sete di potere pensano ai propri affari sfruttando il sistema off shore.

I nazionalisti hanno elaborato una semplificazione dei temi ed hanno scommesso su un calcolo elettorale, già usato in passato (Mussoli e Hitler), stimolare rabbia e paure delle comunità concentrandosi su due temi: “attaccare l’UE” e “chiudere i confini” per evitare l’ingresso di altri extracomunitari, “criminali”. Tutto il linguaggio è volto a deresponsabilizzare elettori e ceto politico. La prima paura è volta a narrare il fatto che i problemi economici degli italiani siedono nell’UE e non in Italia, agendo sulla deresponsabilizzazione delle classi politiche locali e dei cittadini, cioè la colpa della tua condizione economica non è tua, ma di Bruxelles. Medesimo schema è stato utilizzato per cavalcare i preesistenti problemi di sicurezza nelle periferie urbane: il tuo problema non è dovuto dall’assenza di politiche socialiste che garantiscono alta istruzione, nuovi impieghi, integrazione e presenza di forze dell’ordine, ma dalla presenza di stranieri arruolati dalla criminalità organizzata. In questo modo, buona parte dei cittadini disinformati, non si è accorta delle politiche delle destre (Lega Nord, Forza Italia e PD) che hanno ridotto i sistemi di welfare e le forze dell’ordine.

Da circa venticinque anni prevale la mediatizzazione coniugata alla personalizzazione della politica, trasformata in show e apparenza, in principio fu Berlusconi con Mediaset (potere mediatico e politico) che oggi incide tantissimo, e questo processo degenerativo di fatto ha svuotato di senso la democrazia rappresentativa, scadendo nell’inciviltà. La carta vincente della Lega è stata quella di costruire un’efficace campagna pubblicitaria agendo sull’immagine del proprio leader, che spesso, attraverso i social non comunica in chiave politica ma si sforza di risultare simpatico a qualunque cittadino. Salvini, forse memore dell’esperienza Grillo, ha usato un linguaggio teatrale, perché la battuta, lo scherno, il dileggio, l’insulto hanno maggiore efficacia nei confronti di milioni di individui privi di un’identità politica, ed usa i social media per esprimere un’opinione su tutto, è un tuttologo. Questa insistenza ha saputo celare un dato politico, la Lega è un partito dell’establishment neoliberale, proprio come il PD, ed ha un grave problema di corruzione interna. Salvini è riuscito a diventare credibile narrando mezze verità sfruttando l’incapacità di milioni di elettori nel capire la realtà, molto più complessa. La sinistra, banalmente, non esiste più ed anche in questo contesto le televisioni e i giornali hanno contribuito in maniera determinante ad aprire autostrade alle destre estreme, in che modo? Continuando a etichettare di sinistra il Partito Democratico, che non è mai stato un partito di sinistra, ma è palesemente espressione dell’establishment neoliberale. Come avvenne nel 2013 per il partito di Grillo, quando tutti i media attaccavano i grillini, l’effetto fu quello di aprire autostrade alla novità del momento. Il contesto è cambiato poiché oggi i grillini sono molto più noti, e questa notorietà messa alla prova del governo, li ha fatti conoscere meglio svelando la loro inconsistenza e cattiva fede.

Il teatro di media e partiti ha saputo, ancora una volta, nascondere la complessa realtà italiana divisa in due mondi: la pianura padana industrializzata “semi-periferia” dell’euro zona, strettamente connessa al “centro” cioè Austria, Sud della Germania e Francia; e poi il meridione “periferia economica” con alta disoccupazione destinato a consumare le merci prodotte dal “centro”. La nota disuguaglianza territoriale fra Nord e Sud, forse in pochi l’hanno compreso, ma è una disuguaglianza parassitaria del Nord contro il Sud costretto a consumare merci prodotte dal “centro”. In completa analogia è il medesimo processo capitalista ideato dalla globalizzazione neoliberista in tutto il pianeta. Il modello crea centri di accumulazione del capitale, oggi nelle aree urbane con le cosiddette “capitali mondiali” a danno dei territori depredati, altre aree urbane e rurali, e messi in condizione di non produrre per assenza di investimenti pubblici e privati, e per concorrenza sleale attraverso le famigerate zone economiche speciali, luoghi dello sfruttamento. Inoltre, non bisogna dimenticare il disegno eversivo della Lega Nord con la famigerata “autonomia differenzia”, uno slogan incomprensibile che nasconde l’egoismo della solita vecchia secessione per rubare legalmente risorse pubbliche ai poveri e concentrarle al Nord, ma si tratta di un disegno incostituzionale che oggi è persino “appoggiato” dai voti meridionali concentrati nel M5S, un partito di incapaci, e nella Lega stessa che mette presidi nel Sud, un paradosso incredibile.

Il voto insegna che i meridionali non sono rappresentati, cambiano idea velocemente e risultano esser incapaci di organizzare un proprio strumento politico per fare i propri interessi scegliendo politiche pubbliche socialiste bioeconomiche, capaci di stimolare lo sviluppo umano e favorire attività e funzioni caratteristiche dei propri territori. La realtà italiana dovrebbe insegnare agli elettori che per uscire dalla regressione e dalla crisi, tutti noi dovremmo costruire politiche di sinistra perché sono le uniche che ripristinano un ruolo dello Stato nella programmazione economica, e dovremmo suggerire un salto culturale per condurre tale intervento sul piano della bioeconomia, che suggerisce soluzioni dando priorità agli effetti sociali e ambientali, di programmi, piani e progetti.

La narrazione dei media e dei partiti, espone mezze verità (le regole europee sbagliate) e nessuno ha il coraggio di dire che l’UE o diventa socialista oppure il nazionalismo favorirà lo status quo, quindi non è un cambiamento ma il capriccio di cinici demagoghi. L’UE a trazione neoliberista ha generato il nazionalismo, e la soluzione politica si trova in un lungo percorso di auto determinazione e scambio reciproco di risorse riducendo il ruolo del mercato, perché crea danni, sottosviluppo e sprechi, e poi è necessario aumentare lo spazio delle comunità capaci di auto produrre beni. Aggiustate le regole europee (chissà se saranno capaci di farlo), dobbiamo riconoscere che il capitalismo è il problema politico. Il cambiamento, l’alternativa si produce abbracciando la bioeconomia che interpreta correttamente i territori e di conseguenza ci insegna come investire nelle aree marginali ma imparando a spendere. Si spende meglio valorizzando le caratteristiche dei territori, cioè rimuovendo le disuguaglianze di riconoscimento favorendo le risorse umane capaci di innovare attraverso nuovi processi di partecipazione e creazione del valore circa il capitale umano. Questa visione non appartiene a nessuno dei partiti liberisti: Lega, PD, Forza Italia e M5S. Avere il coraggio di promuovere queste politiche bioeconomiche significa fare l’opposto dei nazionalisti, e cioè responsabilizzare le persone prendendosi cura di promuovere azioni politiche e valorizzare il territorio per creare occupazione. Può apparire strano ma non lo è, questo approccio crea consenso.

Piani e progetti per rigenerare i territori creano occupazione, ciò è noto, ma funzionano solo se tali programmi nascono dal basso coinvolgendo le persone e creano un’efficacie sinergia fra imprese, istituzioni, professionisti e cittadini. Nel meridione, si è riscontrato il problema dell’élites locali, che disperdono risorse o risultano incapaci di spendere e coinvolgere le persone. Consapevoli di ciò, determinate élites vanno rimosse e sostituite, mentre piani e progetti di rigenerazione sono gli strumenti necessari per creare lavoro.

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Abbandonare la follia del capitalismo

 

In generale, il capitalismo contemporaneo è una religione che sta distruggendo la cosiddetta società moderna. Gli Stati liberali sorsero con nobili intenzioni per diffondere i diritti umani, ma non sono stati capaci di controllare il capitalismo, anzi l’hanno diffuso in tutto il pianeta. La visione economica che trasforma tutto in merce sta convertendo l’esistenza umana in un inferno vero e proprio, costituito da guerre, schiavitù e distruzione degli ecosistemi. Ancora oggi il capitalismo, abilmente studiato da Marx ci racconta come la sua funzione della produzione riesca a ridurre i costi per mero interesse del capitale, per avidità. Nella riduzione dei costi sono contemplati anche gli esseri umani. In questi ultimi decenni, a danno dei diritti dei lavoratori e dei sindacati, il capitale ha saputo imporre una forte accelerazione grazie all’innovazione tecnologica e alle famigerate zone economiche speciali ove si localizza lo sfruttamento dei salariati a basso costo. Il cosiddetto libero mercato ha saputo aggregare i bassi costi di manifattura, tecnologia e salario. Fu Marx a predire il fatto che l’operaio sarebbe diventato un costo superfluo per favorire l’accumulazione della borghesia capitalista, e che era necessaria un’espansione della produzione per sistemare l’accumulazione del capitale riducendo i prezzi delle merci, tutto grazie all’innovazione e alle nuove tecnologie. Il superamento della stagnazione e della stagflazione nelle regioni capitaliste centrali è accaduto grazie alla globalizzazione liberista, cioè la deregolamentazione del mercato. In questo contesto le regioni centrali operano una variazione spaziale sfruttando quelle periferiche. Il capitalismo produce queste contraddizioni, cioè favorisce crisi sociali e logora le comunità locali trattate come periferia economia. La società moderna è determinata dalla circolazione del capitale, e i cambiamenti indicati dalla globalizzazione liberista stanno distruggendo intere comunità. Comprendere la circolazione del capitale ci aiuta ad adottare misure per contrastare la creazione di sottosviluppo nelle periferie economiche, cioè ci aiuta a contrastare la disoccupazione nel meridione d’Italia. Ad esempio, sappiamo che il capitalismo è bloccato nella cattiva infinità dell’accumulazione senza fine e della crescita composta che culmina con la svalutazione e la distruzione, ignorando le crisi intrinseche al capitalismo stesso. L’arricchimento capitalista è fine a se stesso, e la vita quotidiana è ostaggio della follia del denaro, per dirla alla Marx. Le tipiche contraddizioni del capitalismo sono: il deterioramento costante della natura con la distruzione delle specie viventi, la crescita composta illimitata, e l’alienazione universale, cioè il nichilismo e l’annullamento dell’essere umano. La concorrenza sleale chiamata competitività, crea aree di sottosviluppo da sfruttare, cioè le odierne città globali e i Sistemi Locali del Lavoro più produttivi sfruttano le aree periferiche per attrarre risorse umane e continuare l’accumulazione di capitale. Successivamente, le élites decidono ove spendere gli eccessi di questa accumulazione, che spesso si concretizzando in nuove urbanizzazioni e/o trasformazioni urbane. Un esempio noto di accumulazione, concentrazione e urbanizzazione, è la Cina con le sue nuove città. La Cina è l’esempio più vistoso di crescita capitalista nel più breve tempo possibile, ed usa questa enorme crescita sia per costruire gli insediamenti urbani più grandi al mondo e sia per urbanizzare altri continenti, ad esempio l’Africa.

In definitiva, il neoliberismo dovrebbe insegnarci una lezione, e cioè che il capitalismo così com’è non è utile alla specie umana, e fino a quando le persone non saranno disposte a cambiare i rapporti sociali, il rapporto con la natura, e dare valore a comportamenti etici e democratici, continueremo a subire la follia della religione capitalista. La povertà crescente in Occidente, e nelle regioni meridionali, è il frutto di una scelta politica molto chiara ma è ancora del tutto incompresa dalla maggioranza delle comunità poiché nichiliste e allevate nell’epoca moderna. Ad esempio, possiamo osservare il corto circuito economico in molti Sistemi Locali del Lavoro meridionali: in quelle strutture urbane persiste una nota carenza di imprese con alti tassi di disoccupazione, e soprattutto l’assenza di una pianificazione economica secondo l’interesse pubblico. In questo contesto le élites locali, anziché ripensare le agglomerazioni produttive, immaginano di accumulare capitale attraverso le rendite finanziarie e immobiliari, peggiorando i sistemi urbani esistenti. Il paradosso è noto: domanda e offerta non si possono incontrare, per la progressiva perdita di capacità di acquisto delle famiglie che si avvicinano alla soglia di povertà in assenza di opportunità di lavoro. Le persone, cioè imprese e istituzioni, dovrebbero avviare un percorso inverso al capitalismo liberista, e cioè dovrebbero dare valore a programmi, piani e progetti di interesse pubblico e sociale osservando il territorio, osservando la realtà e studiando le innovazioni tecnologiche utili allo sviluppo umano. L’approccio innovativo, razionale e responsabile, è quello bioeconomico che cambia i processi produttivi introducendo la scienza, e quindi snaturando l’economia stessa, ma tale processo può essere avviato solo cambiando le regole istituzionali ripristinando il ruolo pubblico dello Stato, attivo nel mercato per correggere le immorali disuguaglianze innescate da una religione fuori controllo.

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L’isola che non c’è

Da circa vent’anni nei media si ascoltano e si leggono commenti politici ironici sulla sinistra, e spesso i giornalisti e politici accusano la sinistra, in quanto tale, di dividersi continuamente. E così gli osservatori si chiedono il perché delle divisioni, continuando con discussioni a volte inutili: perché la sinistra si divide? Secondo il sottoscritto è impossibile dividere qualcosa che non esiste. Nel 2018, la domanda è mal posta, quella corretta dovrebbe essere: c’è sinistra in Italia? E la risposta dovrebbe essere: in Italia non c’è sinistra; e allora: perché? Secondo il mio modesto parere, in Italia la cultura politica di sinistra è rimasta nelle menti di generazioni passate, che non hanno voluto e saputo trasmettere alle presenti e future generazioni. Dal 1989 in poi, la classe dirigente di sinistra ha avviato il processo di abbandono della lettura sociale attraverso il marxismo per abbracciare le idee liberiste. I politici cresciuti con Marx hanno commesso due enormi errori: il primo fu quello di rinnegare la critica sociale di Marx, e il secondo di ignorare la cultura ecologista nata proprio a sinistra. Quella classe dirigente scelse di abbracciare l’ideologia della finanza, convinta di poter cavalcare la globalizzazione neoliberista. Se osserviamo la svolta a destra della classe dirigente di tutti i politici, da un punto di vista del pragmatismo materialista, essi avevano ragione poiché attraverso il famigerato mondo off shore, le imprese private – banche e multinazionali – hanno potuto comprarsi e possedere l’intera classe dirigente occidentale retribuendola all’oscuro, senza dar conto ai cittadini e aggirando il sistema democratico rappresentativo, reso impotente. Se osserviamo la svolta a destra dal punto di vista della razionalità umana, allora ci accorgiamo che il sistema capitalista è semplicemente il modello sociale più stupido e irrazionale che si possa accettare, poiché aumenta le disuguaglianze e distrugge le specie viventi. Inoltre bisogna aggiungere che, mentre la classe dirigente tradiva i propri valori svoltando a destra, la scuola marxista non si è esauriva, anzi sviluppava due filoni per leggere la società attuale, uno cresciuto integrando economia, sociologia e geografia per avere una lettura più scientifica delle disuguaglianze, e una scuola ecologica per osservare meglio gli effetti del capitalismo e cambiare i processi produttivi. Se oggi possiamo capire la società attuale, lo dobbiamo a questi sviluppi culturali, che hanno prodotto la visione territorialista bioeconomica e quindi il metabolismo urbano. Ricordiamo che il PCI chiuse il 3 febbraio 1991, e l’ultima volta che gli italiani hanno trovato il PCI in scheda elettorale è stato l’anno 1987. Com’è noto, dopo la chiusura dei partiti di massa, la maggioranza degli italiani non è stata più militante di un partito, mentre le ultime generazioni non hanno sviluppato attitudini verso ideali politici del Novecento. Viviamo in una società capitalista e milioni di italiani non sanno chi furono Marx ed Engels, e le nuove generazioni che si dichiarano di sinistra non hanno mai letto Il Capitale. Un’analisi anagrafica dell’elettorato mostra che il 38% della fascia più giovane (18-44) vota per il M5S, poi segue la Lega col 18,8%. La stragrande maggioranza della base elettorale del M5S è costituita da persone che non hanno visto il PCI, cioè la generazione Y, una parte minoritaria della base elettorale (45-65+) del M5S votava PCI, DC, e destra. La Democrazia Cristiana era il primo partito poiché trasversale, come si dice in gergo, raccoglieva consensi sia nell’area lombarda e sia in tutto il meridione, dove il disagio economico era maggiore, ed è stato il primo partito d’Italia fino al 1994.

Questo è il paradosso dell’Italia e degli italiani, cioè all’interno di un Paese periferia economica dell’Europa, con un altissimo tasso di disoccupazione nel meridione, non esiste la sinistra politica, mentre questo spazio è occupato abusivamente da due partiti di destra il Partito Democratico e il M5S. Nel contesto politico italiano, la borghesia capitalista italiana è sempre rappresentata, sia quando sceglie Forza Italia e Lega Nord, e sia quando sceglie PD e M5S. Nel 2018, poveri e ceto medio non possono essere rappresentati. Invece, dal dopo guerra fino agli anni ’80, in Italia poveri e ceto medio potevano scegliere per il più grande partito di sinistra in Occidente, al quale veniva negato il diritto di governare, sia perché non riuscì mai a raggiungere la maggioranza dei voti, e sia perché l’Italia, perdendo la guerra, divenne colonia americana controllata e influenzata attraverso la Democrazia Cristiana, da talune forze dell’ordine, e dai servizi segreti. Non bisogna dimenticare fatti gravissimi come l’attentato a Togliatti, e poi l’omicidio Moro. La cultura di sinistra (lotta alle disuguaglianze) è vista come una minaccia dai capitalisti, da reprimere anche con la violenza. Dalla ricostruzione post bellica fino agli anni ’80, per accordi politici, lo Stato interveniva sul mercato e questo avvenne per due ragioni: costruire infrastrutture utili alle imprese e coordinare la ricostruzione affinché le persone, e anche l’Italia, potessero acquistare le merci prodotte. Contestualmente, la scelta di favorire una maggiore concentrazione di imprese al Nord acuì la disuguaglianza economica fra Nord e Sud. Il ceto politico italiano compì due scempi: si concesse completamente all’alienazione consumista e creò la periferia economica nel meridione. Il nichilismo capitalista liberale influenzato dalle idee di Keynes utilizzava il ruolo pubblico dello Stato nel mercato per aiutare le imprese, in Italia localizzate soprattutto in pianura padana. Alla fine degli anni ’80 il pensiero dominante liberale convinse la Russia ad abdicare a se stessa, e questa scelta politica contribuì a dissolvere anche i partiti socialisti europei, perché anch’essi scelsero il liberismo per costruire l’euro zona e la globalizzazione neoliberista. Anche gli americani abbandonarono il capitalismo alla Keynes, e l’Europa colonia yankees si adeguò andando oltre. Scelte politiche ed eventi storici hanno trasformato il mondo in un pianeta capitalista, mentre l’Occidente è il paradiso dei liberisti, e in maniera particolare l’euro zona. La globalizzazione neoliberista si è consolidata, totalmente indisturbata mentre cresce la disuguaglianza raggiungendo livelli mai visti prima. Il tema non è se ci sia o meno politica costruita sull’etica, perché è evidente che le più alte cariche istituzionali siano occupate e governate da scelte immorali e irrazionali, basti osservare la povertà nel mondo. Il tema è: quand’è che gli italiani avranno il coraggio di risvegliare le proprie coscienze addormentate? Quand’è che i neuroni riprenderanno a connettere pensieri della specie umana, per liberarsi dalle catene mentali della religione capitalista? Le leggi che governano tutte le specie viventi sono la biologia e la fisica, e in base a queste la nostra specie potrebbe vivere in armonia con la natura, poiché le risorse sono abbondanti ma oggi sono usurpate dalle multinazionali che sfruttano le finte democrazie rappresentative e le pubbliche istituzioni come paravento, schermi, e maschere illusorie.

Nel 2018, e soprattutto per i prossimi anni, è necessario ricostruire la cultura politica di sinistra che non c’è più per le ragioni sopra esposte. In tal senso è necessaria una scuola, aggiornata e adeguata alla bioeconomia perché non possiamo costruire lavori e impieghi inutili ma attività e funzioni produttive rispettando la natura e i diritti umani. Un’evoluzione è già avviata, in silenzio, da quelle poche imprese che hanno riconvertito o stanno riconvertendo i processi produttivi adottando la cosiddetta chimica naturale e decarbonizzando gli usi energetici. Un’altra evoluzione già matura si è avuta nell’edilizia, capace di costruire edifici auto sufficienti dal punto di vista energetico, mentre grandi passi in avanti vanno ancora compiuti sul governo del territorio condizionato dal capitalismo. Su questo tema è fondamentale la costruzione di un partito di sinistra, che abbia il coraggio di riprendere l’argomento del regime dei suoli e di programmare l’uscita dal capitalismo per favorire la gestione bioeconomica dei territori e della aree urbane. Attraverso la riterritorializzazione delle attività è possibile creare opportunità di sviluppo sfruttando le nuove tecnologie ma ciò è possibile con politiche pubbliche socialiste costruendo servizi dove non esistono. Ad esempio, osservando le immorali e intollerabili disuguaglianze territoriali scopriamo che numerose aree urbane meridionali non hanno servizi sanitari, non hanno biblioteche e non esistono scuole adeguate e sicure. La risposta politica è la ridistribuzione delle risorse, cioè il socialismo, e quindi costruire nei quartieri: servizi sanitari, sociali, biblioteche e scuole adeguate, solo in questo modo si crea sviluppo umano e lavoro utile.

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Capitalismo, inciviltà e demagoghi contro poveri e cultura.

L’attualità sociale e politica del nostro Paese sembra percorrere il tunnel della regressione incivile con estrema convinzione e con sostegno popolare. La lunga fase del declino politico, avviata già negli anni ’70 quando emergeva la religione neoliberista abbracciata dalla classe dirigente, e poi le analisi sociali circa l’ignoranza funzionale degli italiani, ci consegnano un presente drammatico perché non esiste una reazione virtuosa degli italiani all’oppressione della borghesia capitalista contro gli ultimi, che soffrono di auto distruzione. Questa fase italiana di auto distruzione consente alla casta di dormire sogni tranquilli e aumentare le disuguaglianze sociali ed economiche. Cosa accadrebbe se gli ultimi si svegliassero? Cosa accrebbe se ci fosse una coscienza di classe? Se gli indignati e i disagiati fossero in grado di risvegliare le proprie coscienze addormentate dal capitalismo neoliberista, e sapranno attivare una passione politica capace di costruire una democrazia matura allora la casta della borghesia neoliberista pagherà il prezzo della propria avidità.

Buona parte del linguaggio politico e mediatico è carico di infantilismi, di violenza e mere stupidaggini, così come vuole la propaganda spicciola dei nuovi mezzi tecnologici, che fanno regredire la società verso la nota dittatura orwelliana. L’energia dei partiti attuali è rappresentata dalle emozioni negative degli ultimi, dalla frustrazione dei poveri, dalla rabbia e dall’ignoranza funzionale della classe media; si tratta della maggioranza degli aventi diritto al voto che girano le spalle a sé stessi, perché delega ai propri carnefici l’azione politica. Gli ultimi, anziché fare politica direttamente osservando la storia per auto formarsi, delegano il potere a cialtroni narcisisti, avidi di potere e soldi. Questa inciviltà sta favorendo l’aumento delle disuguaglianze togliendo opportunità di sviluppo e libertà a una platea di persone sempre più ampia, poiché cade nell’oblio della povertà indotta dall’austerità neoliberista. L’incapacità di sviluppare una coscienza di classe sta distruggendo comunità e persino il Paese, nonostante la sua straordinaria bellezza costituita dal patrimonio e dalla storia. L’Italia è un Paese costituito da insediamenti umani, urbani e rurali, che hanno la necessità di rigenerarsi; cosa significa? L’armatura urbana italiana è cambiata e gli attuali confini amministrativi sono obsoleti, creando confusione e danni, pertanto è necessario applicare un cambio di scala territoriale. Mentre il capitalismo ha favorito questa trasformazione urbana, contemporaneamente ha concentrato la ricchezza in una minoranza di italiani che ha sfruttato relazioni politiche, rendite finanziarie e immobiliari. Questa trasformazione delle aree urbane ha favorito l’abbandono delle aree rurali, mentre il legislatore, ignorando la nuova armatura urbana, si è concentrato nel regalare condoni a chi delinque e abbandonare la manutenzione del patrimonio edilizio esistente, che di fatto è arrivato a fine ciclo vita, e parte di questo patrimonio è stato costruito in luoghi a rischio sismico e idrogeologico. Manutenzione e sicurezza urbana sono concetti estranei all’attuale classe dirigente e persino alla maggioranza degli italiani, che votano con la pancia e non con la testa. Ignoranza e stupidità stanno distruggendo il nostro paesaggio e il patrimonio culturale e rurale, se i cittadini non invertono la rotta saremo seppelliti dalle prevedibili tragedie.

Gli esempi dell’aumento delle disuguaglianze sono ampiamente visibili sul territorio, si concentrano in maniera drammatica nel Sud, e aumentano in tutte le aree urbane, anche al Nord. Questa inciviltà politica, di buona parte degli italiani, si concretizza con l’assenza di un partito democratico capace di esprimere valori e cultura per tutelare il paesaggio, che può creare occupazione affrontando il tema della disuguaglianza economica.

I partiti immorali si nutrono di rabbia ed entrano in empatia con gli elettori giustificando l’illegalità diffusa e consentendo alla casta di auto conservarsi, questo schema è diffuso dal Nord al Sud dello stivale. Non sorprende che l’attuale maggioranza politica, lucrando consensi elettorali sfruttando i problemi degli italiani, oggi voglia riproporre sia un condono edilizio e sia quello fiscale (“pace fiscale”), e cosa assurda intende favorire i ricchi a danno dei poveri rimodulando la pressione fiscale (“flat tax”) a favore dell’élite, di fatto violando la Costituzione. Durante la storia, è già successo più volte che la depressione economica abbia favorito la nascita di regimi autoritari, per poi distruggere le comunità stesse, ed ovviamente la storia non si ripete come nel passato, ma si adegua al presente.

Osservando la struttura del territorio italiano è possibile rendersi conto dell’inconsistenza della classe dirigente italiana poiché intende spendere risorse pubbliche non per affrontare i problemi reali del Paese, ma per assecondare i vizi, i capricci e i bisogni indotti, proprio come accade nella pubblicità quando si vendono le merci. Nei programmi politici non si dà priorità a un piano di investimenti in ricerca & innovazione, rigenerazione urbana e rurale, sociale, rischio sismico e idrogeologico, cultura e patrimonio, e manifattura leggera. La maggioranza politica non ha piani su scuola, università, cultura e lavoro, scegliendo di inseguire i temi indotti dalla pubblicità: condoni, pensioni e immigrazione. E’ grave il fatto che le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento sono in aumento in tutte le aree urbane estese e rurali ma sono completamente ignorate, mentre chi sta pagando la stupidità di una classe dirigente ignobile sono soprattutto i meridionali, i quali sono vittime dei propri errori decennali. I meridionali prima scelsero la famigerata democrazia cristiana, poi il berlusconismo e il PD renziano, e oggi l’inconsistente M5S; si tratta di forze politiche neoliberali e neo conservatrici. L’attuale maggioranza politica che si è venduta come forza del “cambiamento” contro l’establishment dell’UE, adesso cerca di nascondere le proprie promesse – fuori dall’euro, riconversione dell’Ilva, no vaccini, no Tav, no Tap, rimpatri dei “clandestini” … – per adeguarsi alle idee dell’establishment: restiamo nell’euro, no alla riconversione dell’Ilva, si ai vaccini, si alla Tav, si al Tap, rimpatri impossibili. Questo è un corto circuito degli italiani, i quali non sembrano capaci di scegliere per avviare e stimolare un reale cambiamento, per migliorare la società e le istituzioni politiche, ed a causa di un profondo sentimento di odio nei confronti dei vecchi partiti, gli italiani piuttosto che impegnarsi in politica con metodo democratico, hanno preferito affidarsi a personaggi imbarazzanti e impreparati, taluni palesemente indegni e truffaldini. Si ha l’impressione che la maggioranza degli elettori, colta da un delirio di massa, pensa che chiunque possa fare politica, e così oggi, all’interno delle istituzioni abbiamo personaggi improvvisati che si credono statisti. E’ sufficiente interpretare il famigerato “contratto di governo”, per capire che il collante fra questa maggioranza è solo il potere, e null’altro. Il problema dell’incompetenza e dell’inadeguatezza della classe politica è vecchio, poiché per fare il politico non è richiesta alcuna competenza, e così soprattutto nelle amministrazioni locali abbiamo una lunga serie di cialtroni e ignoranti funzionali che svolgono il ruolo di Sindaco e Consigliere, e i risultati negativi si vedono: consumo di suolo, speculazioni, favoritismi e clientele, rendite parassitarie e disordine urbano. Un esempio clamoroso è la fine delle politiche pubbliche abitative, ove in determinate amministrazioni i politicanti locali abbandonano i poveri negando loro il diritto alla prima casa, e inducendoli ad occupare abusivamente gli immobili, ma contemporaneamente regalano i piani urbanistici agli immobiliaristi.

L’impronta culturale della Lega Nord è il liberalismo coniugato al razzismo, per sostenere il mito dell’impresa deregolamentando il mercato. La storia di questo partito razzista è chiara: l’antimeridionalismo e la tutela degli interessi privati delle imprese localizzate al Nord innescando processi di disuguaglianze territoriali, avviate con la guerra di annessione e consolidate durante la Repubblica. Tutt’oggi la Lega è espressione di un modello economico egoista per drenare risorse dallo Stato centrale a favore delle imprese del Nord, e lo sta facendo coi suoi Presidenti di Regione che chiedono e ottengono dal Governo di trattenere e gestire maggiori risorse finanziarie, togliendole al Sud, notoriamente più carente di servizi e di sistemi di welfare urbano e territoriale. La destra liberal continua a stimolare l’aumento delle disuguaglianze. Nonostante la sua propaganda si impegna a indossare una maschera per celare la sua identità, ingannando con successo i cittadini, l’attuale Lega, e insieme al M5S, ha l’obiettivo di raccogliere il dissenso degli ultimi ma per salvare il capitalismo liberale. La Lega è già stata al governo con Berlusconi approvando le ricette di destra: liberalizzazioni, condoni, cartolarizzazioni, tagli al welfare, tagli all’ordine pubblico, e distruzione del territorio. Sull’immigrazione, fu la Lega a costruire la famigerata legge Bossi-Fini e poi firmare il Trattato di Dublino che obbliga gli Stati a trattenere gli immigrati. Fu il governo di destra a mettere in crisi l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini tagliando gli addetti della forza pubblica. Sul fronte delle privatizzazioni, fu il governo Prodi ad introdurle, ma poi fu la Lega a firmare il rinnovo delle concessioni per Autostrade per l’Italia, fregandosene del fatto che legittimò un contratto capestro per lo Stato italiano. Oggi governa le Regioni del Nord che del neoliberismo sono l’espressione più vivida, convinta e radicale. Si tratta di Regioni coinvolte da scandali e corruzione diffusa, e secondo le cronache giudiziarie tali istituzioni, sostenute da maggioranze di destra (Forza Italia e Lega), stabiliscono rapporti economici che drenano risorse allo Stato per favorire le imprese private (il modello Formigoni e la sanità), mentre chiudono gli occhi quando la criminalità organizzata influenza le gare d’appalto (urbanistica contrattata), aprendo agli investimenti provenienti dal mondo off-shore. E’ altrettanto vero che condotte analoghe si riscontrano anche nelle Regioni governate dal PD, ma la Lega, diversamente da Forza Italia e PD, ha saputo, con l’inganno, far credere agli elettori di essere un partito contro l’establishment. Se negli anni ’90 e all’inizio del millennio, Berlusconi con Forza Italia riuscì a raccogliere il ceto politico e sociale che votata per i governi a trazione DC, oggi, quel ceto sceglie al Nord la Lega, e al Sud il M5S, scalzano il PD renziano dalle poltrone di governo e ridimensionando Forza Italia. E’ una sostituzione di volti e non di politiche.

La propaganda dell’attuale maggioranza politica (Lega e M5S) è banale: si basa sulla simpatia con gli elettori e sulle emozioni negative degli ultimi, cavalca ignobilmente le tragedie che si verificano, sfrutta l’odio e la rabbia adottando un linguaggio violento e razzista; crea fake news contro chi ha perso le elezioni e contro l’establishment, evitando appositamente una discussione pubblica sui problemi reali del Paese. E’ uno schema comunicativo molto vecchio, già in uso ai tempi della propaganda degli anni ’20 e ’30, e della pubblicità; l’ha fatto Berlusconi per vent’anni, poiché per essere efficaci con una massa apatica e incapace di comprendere, il politicante usa la demagogia banalizzando i temi e realizzando un’empatia, stimolando le emozioni per fidelizzare gli elettori. I demagoghi seducono gli elettori, lo schema è apparire credibili e non esserlo veramente.

Cosa accade nell’attuale globalizzazione neoliberista? Prima di tutto, il mondo intero è capitalista, e i grandi Paesi, USA, India, Russia e Cina, sono in competizione fra loro per accumulare. Nell’Occidente neoliberal il ruolo dello Stato è sminuito per favorire le multinazionali, mentre in Oriente l’economia è pianificata, soprattutto in Cina. In questa parte del globo, chi ha la capacità di fare politica non sono più i partiti ma le grandi imprese, perché i partiti stessi hanno riformato le pubbliche istituzioni seguendo i consigli dei liberal e consegnando le leve della politica alla classe imprenditoriale che controlla gli strumenti del capitale. Questo è accaduto attraverso il processo di deregolamentazione adottato dalla classe dirigente neoliberista presente nelle accademie, prima negli USA e soprattutto nell’UE con l’euro zona. E’ la borghesia capitalista, attraverso banche e finanza (borse telematiche), che può decidere come accumulare capitali (rendite finanziarie e immobiliari) e dove programmare l’agglomerazione delle attività in determinati sistemi locali del lavoro, soprattutto nelle zone economiche speciali, e nelle cosiddette città globali e nelle aree offshore per sfuggire ai controlli fiscali dello Stato, di fatto rubando servizi sociali, scuole, sanità ai ceti meno abbienti. In Occidente, le cosiddette istituzioni politiche democratiche, sotto i colpi della religione capitalista, sono diventate mere camere di registrazione di decisioni prese altrove e le maggioranze sono solo una maschera, un prolungamento dei capricci di questa élite degenerata. Ciò che le masse non hanno ancora compreso, è che questo è il capitalismo, cioè un sistema di accumulo che si nutre di avidità e disuguaglianze, e questo sistema è sostenuto da Forza Italia, PD, Lega e M5S che non pensano minimamente di mettere in discussione il capitalismo ma confermare i privilegi della vera casta: le potenti multinazionali. Basti pensare che il M5S, oggi primo partito italiano, non è un soggetto democratico ed è controllato da un’impresa che professa la religione del web cioè il campo dei più grandi evasori fiscali globali, grazie al mondo offshore, – google, amazon, apple, facebook – che sottraggono risorse fondamentali agli Stati, quando tali risorse sono necessarie per affrontare le disuguaglianze. In politica si chiama conflitto di interessi.

Ricordando ciò che avvenne in Grecia qualche anno fa, ove una maggioranza politica di sinistra cercò di cambiare l’UE, ma perse quella partita poiché il governo greco fu isolato e ricattato, indotto ad abbracciare le politiche neoliberiste imposte dalla famigerata Troika e realizzando una macelleria sociale; lo stesso avvenne in Italia nel 2011 attraverso il famigerato governo Monti. Questa maggioranza politica italiana, intimorita da ciò che avvenne in Grecia, non ci prova neanche nel cercare di cambiare l’azione politica neoliberista dell’UE.

Il vero tema politico è mettere in discusse la globalizzazione neoliberista con le dannose regole dell’UE. Bisogna cambiare i famigerati Trattati per ripristinare un principio democratico: la politica determina l’economia, e non il contrario. L’UE deve diventare democratica e socialista per applicare l’uguaglianza di diritti e restituire dignità alle persone. E’ il socialismo che ridistribuisce la ricchezza affrontando le disuguaglianze, mentre i liberal hanno concentrato il capitale nelle mani dei pochi. Questa è la Politica, con la P maiuscola. Nel corso della storia abbiamo visto il modello socialista realizzato in Russia, poi degenerato in dittatura e la svolta liberal che ha concentrato le ricchezze in un’oligarchia di imprenditori. La Cina, che resta un regime non democratico, è un modello di economia pianificata dal partito/Stato centrale ed ha deciso di coniugare il capitalismo liberal in determinate aree per apprendere, col tempo, il know how delle imprese occidentali. Oggi la Cina produce i propri brevetti tecnologici e manifatturieri, e pianifica le proprie agglomerazioni condizionando il mercato. La politica cinese è contraddittoria, perché vieta e limita i diritti sindacali, e perché la sua crescita ha favorito un aumento dei consumi e degli impatti ambientali ma lo l’ha fatto sviluppando tecnologie sostenibili. Le utopie socialiste nascono nella cultura europea, allora la domanda sorge spontanea: perché l’UE non riprende quelle utopie realizzando un modello sostenibile, equilibrato, e indirettamente migliorando la lezione cinese? Abbiamo le conoscenze per farlo, e soprattutto è interesse dell’Europa riprendere in mano il proprio destino attraverso il socialismo, per limitare i visibili danni della globalizzazione: povertà e migrazioni forzate. E’ interesse di USA, Cina e Russia conservare un’UE neoliberal perché politicamente debole e inesistente, mentre sarebbe un loro sogno disgregarla per annullarla. E’ interesse degli ultimi scoprire le utopie socialiste per riappropriarsi del proprio destino. Negli altri Paesi europei ci sono soggetti politici di sinistra che collaborano fra loro per cambiare questa globalizzazione, per il momento sono ancora forze di minoranza poiché i partiti conservatori tengono i propri consensi e crescono quelli dei razzisti, mentre in Italia siamo colti da deliri di massa rinunciando a costruire un soggetto politico sostenuto dal popolo, capace di inserirsi in un processo politico sinceramente rivoluzionario. Per il momento esistono piccoli gruppi che devono ancora maturare. Il partito degli ultimi non esiste, va costruito avendo coraggio e onestà intellettuale per riscoprire il socialismo, conoscere la bioeconomia e la democrazia. In altri paesi, i cittadini sembrano avere questo coraggio ponendo al centro soluzioni di sinistra capaci di sostituire l’UE neoliberista con un’Unione democratica, libera dai condizionamenti del mercato ma creando lavoro per abbattere le disuguaglianze.

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