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E’ dal secondo dopo guerra che osservatori, accademici, politici, e politicanti consumano parole e toni accessi, analisi e dibattiti, sull’acuirsi della crisi occupazionale e che travolge soprattutto il meridione d’Italia. Dal dibattito, spesso ci si dimentica che fu la guerra di annessione a programmare la distruzione di un’area geografica e legarla alla dipendenza di un’élite politica degenerata, ma lasciamo da parte i fatti storici per osservare il presente. Il paradigma culturale di riferimento, cioè il capitalismo, è il recinto politico e psicologico da non scavalcare, un confine immaginario ma reale che i politicanti presenti nelle istituzioni ed i media insieme non devono superare. Il pensiero dominante ha distrutto molti valori umani e trasformato le persone in individui nichilisti; l’effetto psicologico del capitalismo sull’uomo è la realtà che osserviamo intorno a noi. Gli individui sono addomesticati alla competitività, all’egoismo e al nichilismo, pronti a inseguire percorsi di accumulo del capitale per comprare merci suggerite dai bisogni indotti (pubblicità). Secondo la religione capitalista, tutto è finzione e merce da comprare, si comprano le relazioni personali, si può comprare un matrimonio così come il ruolo in società. Dovrebbe esser chiaro che in questo modello feudale, le disuguaglianze economiche sono necessarie per garantire controllo e potere all’élite capitalista, mentre i galoppini della classe borghese competono per i ruoli sociali proprio attraverso le discriminazioni economiche. La nostra esistenza è orientata alla competizione contro gli altri, carichi di invidia sociale ci isoliamo, basti osservare che conservando un basso livello culturale e vivendo nell’ignoranza funzionale non siamo padroni delle nostre scelte che sono indotte dall’ambiente: scuola, famiglia, media. Tenendo basso il nostro livello culturale, accade che gli altri decidono al nostro posto e siamo noi stessi a chiederlo spinti dalle nostre emozioni, illusi di aver fatto noi la scelta.

L’evoluzione tecnologica raggiunta dell’industria presenta un problema sociale già previsto dai liberali e anticipato in numerosi film di fantascienza, e cioè la fine del lavoro, poiché sono già realtà umanoidi capaci di sostituire i lavoratori in ogni tipo di impiego, da quelli manuali fino a quelle intellettuali. L’aspetto ridicolo degli attuali soggetti politici è che per assumere il controllo delle istituzioni pubbliche promettono di ridurre la disoccupazione, quando oggi l’industria “assume” robot per produrre merci e servizi.

Il posto di lavoro, così chiamato, è in realtà un posto di schiavitù che le persone inseguono al fine di ottenere un reddito, e comprare merci e servizi. In un sistema capitalista lo scopo reale degli individui è il reddito e non il lavoro, tant’è che il reale potere è nel controllo della moneta e nella proprietà dei brevetti utili a controllare l’innovazione tecnologica e la ricerca delle materie prime per trasformare e produrre merci. L’élite degenerata che orienta le istituzioni pubbliche e il sistema bancario accumula capitale senza lavorare ma sfruttando la schiavitù, e il regime autoritario finanziario favorito dalle giurisdizioni segrete, i famigerati paradisi fiscali.

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Il capitalismo e la teoria della dipendenza, fonte immagine: Greiner, Dematteis, Lanza, Geografia umana, 2012.

Per superare la religione capitalista non è necessario fare chissà quali rinunce o sforzi. Come ogni religione è necessario lavorare su noi stessi rimuovendo le credenze che l’ambiente ci ha psico programmato. Se scopriamo argomenti scontati come le leggi che ci danno vita, e il fatto che possiamo fare scelte migliori usando la parte razionale del nostro cervello, allora stiamo già accettando l’idea di vivere in maniera più civile. Dal punto di vista politico, è necessario togliere alle multinazionali l’opportunità di rubare le materie prime, e poi stimolare le comunità locali ad utilizzare le attuali tecnologie per realizzare l’auto determinazione dei popoli applicando la sovranità alimentare ed energetica, ed in fine considerare la moneta come strumento di misura, riponendola sotto il controllo pubblico. Nel perseguire questo scopo politico è necessario ripensare il lavoro non più come mezzo per raggiungere un reddito ma come percorso per favorire lo sviluppo umano. Prima cambiamo i paradigmi culturali di questa società sbagliata, e prima costruiamo un futuro sostenibile. Ricordiamolo, un sistema capitalista necessità di individui che consumano, comprano e non che siano dotati di conoscenze ma solo di soldi per comprare. Nel capitalismo la relazione è lo scambio monetario. In una società umana, le persone necessitano di amore e nuove conoscenze per evolversi, la relazione è lo scambio di conoscenze e di affetti.

L’élite degenerata e i capitalisti liberali europei hanno programmato un futuro miserabile per tutti gli individui europei. Prima di tutto, è in corso d’opera l’ingresso di un “esercito industriale di riserva” proveniente dai paesi sfruttati. Questa nuova schiavitù è facilmente utilizzabile senza particolari obblighi sindacali, mentre la popolazione europea sarà addomesticata ad accettare la svalutazione salariale e un sostegno minimo per continuare a consumare le merci prodotte dall’industria. L’utilizzo dei robot nei processi produttivi sarà integrato con un percorso di educazione al nuovo posto di schiavitù utile a scambiare il tempo e la felicità umana con un reddito minimo da spendere in sprechi.

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La globalizzazione neoliberarele stimola e favorisce le migrazioni. Fonte immagine: Greiner, Dematteis, Lanza, Geografia umana, 2012

Per evitare questo presente e futuro a dir poco miserabile, gli esseri umani hanno l’opportunità di sfruttare il proprio potere nel costruire comunità auto sufficienti. Se nell’Ottocento queste comunità commisero l’errore di isolarsi per poi fallire schiacciate dal capitalismo, oggi le tecnologie consentono di costruire reti e connessioni per avviare comunità e modelli economici sostenibili, sia perché possiamo programmare capacità economiche autarchiche e sia perché possiamo ispirarci alla bioeconomia capace di valorizzare risorse naturali e umane. L’attuale capitalismo è soprattutto finanza che ha distrutto le capacità economiche locali mettendole in competizione fra loro. Un’inutile guerra economica senza senso. La soluzione al problema è la territorializzazione delle produzioni manifatturiere leggere sfruttando i modelli bioeconomici che creano occupazione utile, e generano ricchezze locali. Si tratta di uscire dalla dannosa religione capitalista e creare la cultura bioeconomica orientata allo sviluppo umano. Per migliorare il quadro economico delle famiglie italiane e affrontare la povertà che aumenta grazie al capitalismo, è necessario abbandonare la fede neoliberale che guida le scelte politiche di istituzioni e partiti. Non è la crescita della produttività che crea nuova occupazione, ma il cambiamento culturale che favorisce la nascita di una società diversa, non più capitalista ma bioeconomica. Solo osservando il territorio italiano (prodotti agroalimentari) e la concentrazione della popolazione nelle aree urbane si può immaginare e programmare gli impieghi utili a migliorare la qualità di vita degli abitanti (cancellare le fonti inquinanti, stimolare l’auto consumo …), dalla conservazione dei centri storici alla costruzione di una mobilità sostenibile (incentivare la sostituzione di auto circolanti con sistemi pubblici più efficienti e non inquinanti), sino alla rigenerazione della città in contrazione e alla rivitalizzazione delle comunità interne. Abbiamo ereditato un territorio ricco di storia e risorse naturali, ma allevati dalla religione capitalista che mercifica tutto, stiamo danneggiando noi stessi e gli altri poiché siamo nichilisti e isolati. Vivendo da egoisti e nichilisti non riusciamo a cogliere la possibilità di conoscere noi stessi, e di godere dei piaceri regalati dalla vita stessa.

Qui sotto sono rappresentate dall’ISTAT le dimensioni del Benessere Equo e Sostenibile (BES) e il grafico mostra una disuguaglianza del Paese Italia peggiore di quella economica. Le pubbliche istituzioni hanno il dovere di affrontare tali problemi sociali, ambientali ed economici, ma come ormai è noto da molti decenni, le forze politiche essendo espressione dei capricci dell’élite degenerata che professa la religione capitalista, sono incapaci e inadeguate nell’affrontare i reali problemi degli italiani. Le dimensioni rappresentano i temi che i cittadini devono conoscere per proporre una politica saggia ed adeguata. Ad esempio, nella dimensione del benessere economico sono presenti ben 10 indicatori.

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Le dimensioni del Benessere Equo e Sostenibile. Fonte immagine ISTAT, Rapporto BES 2016.

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Uno dei più grandi drammi culturali, sociali e politici che l’Occidente e il mondo intero sta pagando, è aver lasciato la politica nelle mani degli alchimisti chiamati economisti. Costoro attraverso la loro religione, i loro mantra (moneta, debito e crescita) stanno distruggendo la specie umana. Ovviamente non tutti gli economisti sono veri e propri imbroglioni, in questa categoria c’è anche una minoranza che riconosce i limiti culturali e gli inganni della loro disciplina che ignora le leggi della vita umana (biologia e fisica). Alla casta degli economisti ortodossi bisogna aggiungere i sacerdoti delle dottrine giuridiche poiché uniti hanno costruito il più grande inganno psicologico che gli occidentali stanno subendo. Hanno saputo costruire istituzioni feudali facendole passare per democratiche, e poteri autoritari (UE) facendoli passare per solidali.

Sulla scena politica i carnefici alchimisti economisti si propongono come salvatori dell’Occidente, sia negli USA e sia nell’UE, le soluzioni proposte sono scontate, dopo decenni di capitalismo neoliberale, il “genio” di questa casta autoreferenziale propone un capitalismo socialista, che equivale a dire: a noi non interessa lo sviluppo umano poiché non rappresentiamo la specie umana, a noi interessa controllare le masse concedendo loro la forza di continuare a spendere (reddito minimo, piano per il lavoro). Il loro obiettivo è sostenere il capitalismo. Com’è stato documentato più volte, oggi la concentrazione di capitali è la più alta mai vista in tutta la storia (Piketty). Non è vero che mancano soldi da spendere. Da un lato gli Stati, in buona sostanza non esistono più, poiché annullati quando i parlamenti hanno abdicato alla sovranità economica, e dall’altro le multinazionali fanno politica determinando la schiavitù e la morte dei popoli. Le istituzioni pubbliche, controllate dall’élite degenerata, non tassano i ricchi e non recuperano soldi da investire in piani sociali e tutela del patrimonio. I soggetti politici populisti raccolgono consensi speculando sui drammi sociali, e sono anch’essi strumenti degli alchimisti neoliberali, così come gli ortodossi della crescita della produttività – panacea di tutti i mali, secondo la dottrina “di sinistra” –  che contribuisce a distruggere la vita sul pianeta. Nessuno dei “lati estremi” propone lo sviluppo umano, che non si ottiene col posto di schiavitù, oggi chiamato furbescamente lavoro, ma solo con la crescita culturale delle persone e la felicità attraverso relazioni sociali proficue. In quest’epoca di innovazioni tecnologiche possiamo piegare la tecnica all’etica umana. Se ci fosse consapevolezza collettiva, potremmo eliminare il posto di schiavitù e rendere libere le persone attraverso percorsi di consapevolezza del sé, e favorire la nascita di impieghi utili per se stessi e per la gestione razionale delle risorse finite.

Uno dei punti politici più delicati riguarda la sovranità monetaria. Una volta ripresa la sovranità economica, come spendere i soldi? C’è chi rimpiange le politiche keynesiane e le ripresenta come salvezza per creare lavoro e ridurre le disuguaglianze, e ci sono i liberali che pensano di lasciare il controllo della moneta ai privati e al cosiddetto mercato. E’ tutta qui la diatriba politica degli alchimisti economisti. Nessuno di loro, tranne qualche eretico, ammette che le loro teorie neoclassiche sono vere e proprie fandonie e fanfaluche ampiamente superate da Nicholas Georgescu-Roegen che ideò la bioeconomia attraverso il modello di flussi-fondi. Anche un bambino capisce che la nostra sopravvivenza dipende dalla fotosintesi clorofilliana, ma solo un adulto capisce che la felicità dipende dalla cultura e dalla spiritualità etica dell’uomo in armonia con gli altri e la natura. La felicità umana è insita nella relazione con gli altri. Il capitalismo professato da circa trecento anni ha reso l’uomo egoista, nichilista, cinico, avido, stupido e poi isolato per farlo regredire allo stato infantile e renderlo debole e manipolabile alla voce degli alchimisti economisti.

Durante questa lunga recessione figlia della religione capitalista emerge il linguaggio dei violenti e degli alchimisti che ripresentano le fandonie di inizio secolo Novecento, quando queste promesse sul lavoro e la riduzione delle diseguaglianze favorirono la nascita delle dittature in Europa. Le anomalie di oggi sono due: la prima è quella di credere che il tutto si risolva proponendo di perseguire la crescita del capitalismo stesso, e la seconda è che tale proposta emerge sia dall’estrema destra che dall’estrema sinistra, mentre il centro occupato dai liberali ritiene che tutto debba restare così com’è. Nessuno ha il coraggio di proporre e programmare l’uscita dal capitalismo, che rappresenta non solo la soluzione alla recessione innescata dall’implosione del capitalismo stesso, ma è l’opportunità di pensare un futuro sostenibile e prosperoso per tutti i popoli della Terra.

I cittadini devono riprendersi il controllo dell’azione politica attraverso un percorso che li liberi dall’ignoranza funzionale e di ritorno, altrimenti ci sarà sempre l’alchimista di turno che inventa storie da raccontare finalizzate a mantenere in schiavitù la specie umana e consentire all’élite degenerata di controllare le risorse finite del pianeta.

Un serio e sincero piano d’azione deve raggiungere la sovranità energetica ed alimentare delle comunità, attraverso la corretta pianificazione territoriale che recupera i tessuti urbani consolidati e favorisce la rilocalizzazione della produzione manifatturiera leggera. Una volta ripresa la sovranità economica, come spendere i soldi? Territorializzando e rigenerando le aree urbane presenti nei sistemi locali, che sono i veri ambiti territoriali ove riorganizzare le competenze delle istituzioni locali per governare le reti di città attraverso progetti bioeconomici, e non di mera crescita che distrugge l’economia reale e locale. E’ in quest’ottica che possiamo programmare la formazione professionale per creare occupazione utile.

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Secondo il dizionario Treccani innovazione significa l’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione; oppure in senso concreto, ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica.

L’innovazione tecnologica e informatica che stiamo assistendo con l’introduzione dei robot e dell’intelligenza artificiale è suggerita per assecondare un modello di sviluppo capitalista che ignora le leggi della natura, e in determinate applicazioni mette a rischio la specie umana.

Le classi dirigenti stanno sottovalutando o ignorando gli effetti a medio e lungo termine di alcune tecnologie capaci di sostituire l’essere umano nel processo decisionale. Le implicazioni etiche attraverso la diffusione di algoritmi che sostituiscono la politica sono enormi, c’è il serio rischio che la conduzione della res pubblica possa essere “appaltata” ai robot.

Secondo la teoria del sistema-mondo dell’economia moderna il funzionamento del capitalismo fa sorgere una divisione internazionale del lavoro che genera gerarchie di Stati o regione interdipendenti, ne abbiamo un esempio lampante anche nell’euro zona con paesi centrali e periferici. Tutto ciò è previsto dal modello di sviluppo neoliberista che consiglia la cosiddetta deregolamentazione, e sempre l’euro zona è una regione che ben rappresenta questo modello distruttivo.

Il dramma sociale di questa religione capitalista è che si realizza attraverso la regressione culturale delle masse popolari, la necessità di avere schiavi e la distruzione degli ecosistemi. Attraverso l’innovazione tecnologia l’orientamento dell’élite degenerata è avere popoli ignoranti e interconnessi, affinché le APP programmate dalle imprese possano scegliere al posto degli individui, si tratta di un’evoluzione dei sistemi di controllo attraverso tecniche di manipolazione più seducenti ed efficaci. Le APP programmano bisogni indotti, cioè capricci.

L’innovazione tecnologica di questi ultimi quattro anni offre grandi opportunità di profitto per i possessori di capitali finanziari e per le multinazionali che sfruttano le zone economiche speciali situate nella periferia delle economie mondiali (Asia e Africa), poiché impiegando robot cancelleranno i costi dei salari ma produrranno ugualmente merci. Non c’è dubbio che si tratta di un’innovazione ma sarà utile alla società umana? L’aumento dei profitti e del capitale sarà utile alla società umana? Su questo pianeta ci sono miliardi di poveri, disuguaglianze crescenti e problemi concreti nelle aree urbane, l’innovazione delle multinazionali sarà utile alla soluzione di questi problemi?

E’ evidente che l’impero della vergogna, cioè delle multinazionali, è privo di coscienza civica poiché il cosiddetto sviluppo riguarda l’aumento dell’avidità e l’accumulo inutile di capitale privato, ma tutta questa concentrazione di ricchezza monetaria non è affatto indirizzata per cancellare la povertà, le disuguaglianze e tanto meno viene impiegata in programmi di istruzione per aiutare i ceti meno abbienti, o di prevenzione dal rischio sismico e idrogeologico.

Innovazione e miglioramento sono cose distinte. Secondo il dizionario Treccani miglioramento riguarda il fatto di migliorare, cioè di diventare migliore, di progredire verso condizioni più soddisfacenti, di volgere al meglio; pertanto se aumenta la produzione di merci attraverso l’innovazione non è affatto scontato che si migliori, anzi, nel caso specifico circa l’impiego di robot e intelligenza artificiale i possessori dei capitali finanziari e talune multinazionali stanno innescando e favorendo una regressione degli individui, stanno peggiorando le condizioni ambientali del pianeta, e stanno uccidendo vite umane relegandole in condizioni di vita irreversibilmente degradate (slums).

Il tema è vecchio, e fu ampiamente anticipato da Heidegger circa la tecnica. E’ oggi che si manifesta il serio rischio di auto distruzione della nostra specie, mentre la classe dirigente e soprattutto quella politica appare incapace di affrontare il tema, probabilmente per due ragioni: non è culturalmente preparata (ipotesi molto vicina alla realtà), e forse tale classe è espressione diretta degli interessi privati e non dell’interesse generale.

Poiché la società moderna è espressione della sua “cultura”, è necessario un cambio paradigmatico che dovrebbe avvenire attraverso gli stessi meccanismi di controllo (emozioni, istruzione, media, linguaggio e ambiente), cioè agendo sul piano culturale, sugli stili di vita e soprattutto sul piano politico. La cultura si modifica nel tempo ed è un sistema dinamico complesso. Se osserviamo le nostre città possiamo dedurre che la cultura moderna del secondo dopo guerra ha prima favorito l’accesso a un salario, poi dagli anni ’80 l’ha prima ridotto e poi negato, e attraverso l’evoluzione del capitale nel nuovo millennio, ha favorito un peggioramento delle condizioni di vita del “ceto medio”, arrivando a pregiudicare il destino delle presenti e future generazioni. Se osserviamo le nostre potenzialità culturali, possiamo intuire che sarebbe “facile” ribaltare tale destino, se avessimo il coraggio di lasciare il piano ideologico sbagliato, per piegare la tecnica e indirizzarla nell’utilità sociale, poiché alcuni recenti innovazioni consentono di uscire dalla dipendenza degli idrocarburi, di usare razionalmente l’energia e di favorire lo sviluppo umano. In questo processo è fondamentale ripristinare la democrazia, riappropriandoci del senso della vita e dell’auto determinazione necessaria per la libertà. Ad esempio, è necessario superare il tipico dualismo occidentale fra natura e cultura, considerate separate e contrapposte, che pone l’uomo al di sopra della natura, e poi di seguito superare l’invenzione delle gerarchie sociali e il colonialismo.

Abbiamo un miglioramento della società umana uscendo dalla religione capitalista e approdando sul piano bioeconomico, poiché utilizza le leggi della natura e l’etica per compiere scelte sostenibili ed equilibrate.

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Il carattere connettivo della vita umana. Fonte immagine: Greiner, Dematteis, Lanza, Geografia umana. Un approccio visuale, Utet, 2012.

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Riccardo Iacona attraverso la puntata di Presa diretta, chiamata Il pianeta dei robot, consente di riprendere un dibattito sorto proprio con la rivoluzione industriale, e cioè le macchine che sostituiscono i lavoratori producendo disoccupazione. Oggi l’innovazione tecnologica dell’informatica consente alle imprese di produrre merci e servizi senza l’ausilio dell’essere umano, pertanto l’aumento della disoccupazione è scontata, e così i liberali pensarono di predisporre il cosiddetto reddito di base per consentire alle persone di acquistare le merci prodotte dei robot. Inutile osservare che la classe dirigente è del tutto inerte rispetto a questa evoluzione del capitalismo, già Piketty ha osservato che il capitale si sta sganciando dal lavoro, e che l’accumulo di moneta avviene attraverso la finanza, e non esclusivamente attraverso la produzione di merci. Oggi, chi controlla i capitali finanziari controlla anche le risorse del pianeta, è necessario che le risorse tornino sotto la gestione dei popoli e degli Stati democratici, ma soprattutto siano dichiarate bene comune e siano sottratte dalle avide e stupide logiche di mercato.

Oltre all’evidenza odierna dei robot che sostituiscono le persone negli impieghi manuali pesanti, e questo è un vantaggio; è indubbiamente inquietante il fatto che gli algoritmi e le APP sostituiscono anche le professioni intellettuali dando consigli alla specie umana, di fatto trasformando in realtà tutti gli scenari preconizzati da romanzi e film di fantascienza.

Vi ricordate la famosa frase il lavoro nobilita l’uomo? Oppure il mantra dei sindacati il lavoro produce ricchezza? Sono slogan che appartengono a un’epoca che sta terminando. L’inizio della fine fu preconizzato dai romanzi sui robot con Isaac Asimov nel 1950, poi è proseguito con le prime automazioni nelle fabbriche durante gli anni ’70, e poi le prime linee produttive informatizzate durante gli anni ’80. Oggi le macchine sostituiscono tutti gli operai nelle linee produttive e di assemblaggio, i prossimi licenziamenti ci saranno in tutta la logistica, sostituiti da umanoidi e anche nell’esercito, successivamente troveremo umanoidi anche nell’industria delle costruzioni, e nell’assistenza medica e sociale (lo so sembra un ossimoro robot sociale). Il film l’uomo bicentenario non è utopia.

La specie umana ha una sola salvezza: uscire dalla religione capitalista e approdare sul piano della bioeconomia; cancellare gli sprechi e rilocalizzare i processi produttivi; ridurre lo spazio del mercato e aumentare quello della comunità, tutto ciò considerando le leggi della fisica per usare razionalmente l’energia e garantire le risorse alle future generazioni. E’ necessario accettare l’evidenza che la religione capitalista è incompatibile con la natura, e che il lavoro salariato senza utilità sociale è sinonimo di schiavitù, mentre la tecnica senza governo e leggi morali può distruggere la specie umana. Lo scopo della nostra specie non è accumulare merci inutili ma avviare percorsi di conoscenza e di relazioni umane.

Se da un lato i robot sostituiscono schiavi nel processo produttivo, liberandoli dalla propria alienazione, è necessario che la società colga l’opportunità di ripensare se stessa, e accettare di introdurre l’etica nell’impresa e nelle istituzioni politiche per favorire lo sviluppo umano. L’idea ottocentesca di lavoro è finita. Non è affatto necessario produrre tutte le merci che troviamo in commercio, anzi molte di quelle merci sono inutili, e questo è un giudizio di valore. E’ necessario che i cittadini abbiano il coraggio e l’intelligenza di tornare a fare politica.

Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati: non è la globalizzazione neoliberista che produce lavoro, ma lo Stato e la cooperazione. Negli anni recenti le SpA che hanno aumentato i propri profitti senza lavorare sono quelle informatiche e cioè Apple, Google, Microsoft attraverso il valore di capitalizzazione, l’elusione e l’evasione fiscale concessa dal mondo offshore. Il capitalismo neoliberista sta mostrando che attraverso la finanza e le borse telematiche non serve lavorare per accumulare ricchezza. In questo modo si segna la fine del lavoro e si realizza una nuova trasformazione del rapporto capitale/lavoro e cioè uno scollegamento. Wal-Mart che vale molto meno di Apple, è la più grande multinazionale in termini di lavoro, ha circa 2,2 milioni di occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati di Legacoop: attraverso l’Alleanza delle coop raccolgono circa 12 milioni di soci e danno lavoro a circa 1,2 milioni di persone, con un fatturato di circa 127 miliardi di euro. Se raffrontiamo Facebook con Legacoop ci rendiamo che il software di Mark Zuckerberg, utilizzato per spiare e commercializzare i gusti delle persone, da lavoro a circa 5 mila persone. Lo Stato italiano, secondo i dati raccolti dal Commissario Cottarelli ha circa 3,4 milioni di dipendenti. Ergo, la cooperazione e lo Stato creano più lavoro delle SpA. In Italia gli occupati totali sono circa 22.566.000 su una popolazione di 60.795.612 di abitanti, nel 1968 gli occupati erano circa 20 milioni e gli abitanti circa 50 milioni, e questo cosa dimostra? Una classe dirigente che si concentra sulla crescita del PIL non crea più occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione, i dati dicono chiaramente che la strada giusta è quella della cooperazione e non della competitività o della crescita attraverso il neoliberismo, poiché la crescita crea disoccupati mentre le zone economiche speciali possono aprire nuove opportunità alla criminalità dei colletti bianchi.

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Vi ricordate la famosa frase il lavoro nobilita l’uomo? Oppure il mantra dei sindacati il lavoro produce ricchezza? Sono slogan che appartengono a un’epoca che sta terminando. L’inizio della fine fu preconizzato dai romanzi sui robot con Isaac Asimov nel 1950, poi è proseguito con le prime automazioni nelle fabbriche durante gli anni ’70, e poi le prime linee produttive informatizzate durante gli anni ’80. Oggi le macchine sostituiscono tutti gli operai nelle linee produttive e di assemblaggio, i prossimi licenziamenti ci saranno in tutta la logistica, sostituiti da umanoidi e anche nell’esercito, successivamente troveremo umanoidi anche nell’industria delle costruzioni, e nell’assistenza medica e sociale (lo so sembra un ossimoro robot sociale). Il film l’uomo bicentenario non è utopia.

Nei prossimi vent’anni i computer potranno ridefinire il mondo dell’occupazione. E rendere obsoleto il 47% dei posti di lavoro. Le macchine stanno imparando a guidare e a riconoscere le emozioni dalle espressioni facciali. I droni effettuano consegne e il robot Brett è in grado di imparare le operazioni ripetitive delle catene di montaggio. I computer ormai sanno interpretare i contesti e a valutare le informazioni.

Entro i prossimi cinque anni, rivela uno studio del Forum economico mondiale, 5 milioni di persone rischiano di essere sostituiti da automi governati da sofisticati algoritmi.

Francamente sapere che un uomo non venga più sfruttato come un robot, ritengo sia un’evoluzione e un impiego corretto delle macchine, ma come preconizzò Heidegger l’uomo non sembra essere in grado di controllare la tecnica, col serio rischio che la tecnica prenderà il sopravvento sulla specie umana. Il fatto che le macchine sostituiscano le persone in impieghi troppo faticosi trova il favore anche di Chomsky, il più importante linguista del Novecento. Pallante direbbe che sarebbe utile «ridefinire il significato del lavoro nella sua complessità, superando la sua riduzione alla dimensione dell’occupazione, cioè della partecipazione alla produzione di merci in cambio di un reddito monetario, per ridare diritto di cittadinanza al lavoro finalizzato ad autoprodurre beni, all’economia del dono e al lavoro creativo».

Dal punto di vista economico l’aspetto inquietante è che la classe politica è del tutto inerte di fronte alla prospettiva di nuovi milioni di disoccupati, poiché il sistema che hanno inventato non prevede l’opportunità della fine della schiavitù. E pertanto dovrebbero pensare di accettare il fatto di ripensare il cosiddetto sistema sociale, sia ripristinando il potere di emettere moneta a credito nelle mani dello Stato, e sia partendo dalla teoria endogena della moneta, di fatto ribaltando l’obsoleto modello economico neoclassico su cui è costruita la religione neoliberale.

Che la tecnica abbia preso il sopravvento, in parte è già accaduto con la stupida finanza e la pubblicità che controllano l’economia globale e schiavizzano i popoli. Inoltre che il capitale si stia separando dal lavoro, è ampiamente documento da Piketty nel suo Il capitale nel XXI secolo, e inoltre basta osservare le borse telematiche e il valore di capitalizzazione rispetto alla tipologia delle imprese. E qui ricorro a un altro famoso film, Matrix, utile a osservare che viviamo già in una realtà virtuale e il software si chiama invenzione dell’economia. Il governo globale non è controllato dalla saggezza delle specie umana ma dai capricci delle imprese private, che fanno un ampio uso della telematica e dell’informatica per manipolare e nascondere. Il capitalismo è la peggiore religione che si possa ideare per schiavizzare i popoli facendo credere loro di dover vivere per lavorare, di dover rubare risorse alla natura per costruire e vendere merci inutili. L’evoluzione robotica delle imprese ha poi sostituito gli schiavi umani con le macchine. Creati nuovi disoccupati per la perdita degli schiavi, il problema per la religione capitalista è non ridurre i consumi di merci inutili. La risposta ha diversi titoli: “assegno universale di sostegno”, “assegno di disoccupazione”, o “reddito di cittadinanza”. Nel mondo privatizzato dal capitalismo che ha mercificato ogni cosa, la risposta è sempre banale, cioè distribuire mance alla servitù entro la soglia di sopravvivenza sostenendo i consumi che interessano alle imprese e alle multinazionali. Fateci caso, chi chiede questa mancia al sistema immorale capitalista sono le cosiddette forze politiche di opposizione, ma tale idea di dare la mancia al popolo nacque nei pensatoi neoliberal consapevoli del fatto che prima poi le macchine avrebbero creato nuovi disoccupati. Ciò dimostra, se fosse ancora una volta necessario, che i soggetti politici che osserviamo nel teatro politico, non solo sono inutili allo sviluppo umano ma favoriscono la regressione culturale dei popoli.

Presentata ingenuamente o abusivamente da alcuni attivisti con le connotazioni di un’idea di “sinistra”, questa rivendicazione sembra, in realtà, totalmente trasversale allo spartiacque tradizionale. Così l’assemblea costituente del “Movimento francese per un reddito di base” si è svolta sotto la direzione congiunta di una personalità come Patrick Viveret, classificato tra gli intellettuali alter-mondialisti, e quella di Christine Boutin, presidente del “Parti chrétien-démocrate (Partito Cristiano-democratico), di destra. In effetti, questo progetto di reddito incondizionato ha le sue radici molto più nel pensiero liberale e ultra-liberale, come vedremo. Recentemente, Laurent Joffrin, il famoso (in Francia) direttore del quotidiano Libérationsi è entusiasmato per questa idea di “reddito incondizionato”, sotto l’influenza di una stella ascendente dell’ultra-liberalismo in Francia, Gaspard Koenig, che è il creatore delthink tank liberale “GenerationLibre”(Generazione libera).

Il 22 luglio 2015, Laurent Joffrin ha spiegato nel suo giornale che la proposta è stata“originariamente concepita da Milton Friedman e destinata non solo a eliminare la grande miseria, ma anche di riformare da cima a fondo uno Stato-provvidenza che questi intellettuali considerano obeso e inefficace”. Ricordiamo che Milton Friedman è uno dei più famosi esponenti del liberalismo economico. È il fondatore della Scuola di Chicago, che ha diffuso le idee ultraliberali in tutto il mondo.

Sempre Pallante: «per migliorare il benessere dei bambini e dei genitori, per migliorare il benessere sociale derivante dal benessere delle famiglie, occorre ridurre il tempo che si dedica alla produzione di merci e aumentare il tempo che si dedica alle relazioni uma­ne. Il miglioramento del benessere individuale e sociale passa attraverso una decrescita del pil. Ma una decrescita selettiva, che distingua le merci in base alla loro utilità e al loro impatto ambientale». Se usciamo dalla schiavitù del produttivismo possiamo agevolmente comprende che al concetto di lavoro dobbiamo associare il concetto di utilità. La sopravvivenza della specie umana dipende dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse finite, non dalla finanza e tanto meno dal consumo di merci inutili. Il software della religione capitalista, inserito come credenza nei nostri programmi scolastici e universitari sta distruggendo la nostra specie. La tecnica, da un lato mostra opportunità e dall’altro lato mostra seri rischi. Per individuare percorsi evolutivi dobbiamo ricorrere a due teorie molto valide, la prima è notissima, scritta nei primi capitoli del Capitale di Marx  e riguarda la distinzione fra valore d’uso (beni) e valore di scambio (merci), aggiornandolo alla distinzione fra beni e merci, e suggerendo il fatto che i beni vanno sottratti alle logiche del mercato. La secondo teoria riguarda i sistemi sociali, cioè la società, che può evolversi imitando i processi auto poietici, cominciando a diffondere e praticare nuovi valori (la tutela dei beni, l’auto sufficienza energetica, la sovranità alimentare) e contaminare il resto della società per liberarla dalla religione capitalista. Possiamo usare le tecnologie (auto sufficienza energetica sfruttando le fonti alternative) per ridurre lo spazio del mercato capitalista e aumentare quello della comunità (scambio dei surplus energetici). Si tratta di un nuovo sistema sociale capace di auto regolarsi e auto gestirsi in maniera consapevole per tutelare le risorse locali e offrire prosperità. Il valore di questo sistema sociale non si misura col valore di scambio, e tanto meno con i soldi, ma si misura col valore d’uso che non si può comprare e vendere col denaro. E’ l’utilità sociale la misura delle azioni ma soprattutto è l’infrastruttura rigida del nuovo modello sociale auto poietico. In questo sistema la prosperità è garantita poiché le limitate risorse naturali sono fuori dal mercato, non si possono comprare e vendere e sono a disposizione delle comunità nella misura delle capacità auto rigenerative dettate dalle leggi naturali, dalla fisica. In questo tipo di società non si vive per lavorare, ma il contrario. Chi vuole lavorare lo fa per utilità sociale e per dare un contributo all’evoluzione della comunità attraverso la propria creatività, il lavoro è una forma di altruismo, cioè l’opposto della società capitalista dove si vive per lavorare, e si lavora per accumulare denaro come forma egoistica. Nella società prosperosa esiste ancora la moneta, ma non è ricchezza, non è lo scopo, ma è solo il metro di misura delle azioni di scambio, ed occupa un ruolo marginale. Nella società prosperosa non esiste l’economia del debito, non esistono titoli di stato da comprare e vendere, non esiste la speculazione finanziaria, e tanto meno i famigerati mercati borsisti telematici, è stato tutto cancellato e arrestati i criminali che truffavano i popoli attraverso l’invenzione di sistemi bancari occulti e offshore. La moneta è di proprietà dello Stato e viene creata per pubblica utilità, non esiste rischio di speculazione poiché la quantità è commisurata ai limiti delle risorse e alle esigenze di bisogni reali (non per i bisogni indotti), e non dei capricci delle imprese per favorire consumi inutili, e una parte viene bruciata dallo Stato in caso di eccesso, in questo modo i prezzi si tengono stabili poiché non c’è competitività o rincorsa alle vendite, nessuno produce per aumentare le vendite ma per offrire servizi e merci utili. Anche in questa società esiste l’effimero ma è contenuto, occupa un ruolo marginale ed è l’opposto del capitalismo dove l’effimero occupa un ruolo strategico per sostenere la produttività.

La premessa fondamentale alla teoria sociale è che l’uomo sia razionale e auto cosciente. In questa premessa c’è il nostro problema. La maggioranza degli uomini non è affatto auto cosciente poiché manipolata e psico programmata dalla religione capitalista. La recessione che stiamo subendo per l’implosione del sistema offre spunti di riflessione, e libera le persone dalla schiavitù poiché vanno in conflitto con se stesse e col sistema. Il serio rischio è che le forze politiche trovino soluzioni per tenere in vita il cancro capitalista attraverso vecchi sistemi come le politiche espansive per sostenere la crisi della domanda (politiche di destra cosiddette keynesiane), anziché cogliere l’opportunità di programmare la transizione e uscire dal capitalismo per approdare sul piano della bioeconomia.

Nella società della prosperità non esistono disoccupati, poiché non c’è la necessità di cercare un posto di schiavitù come accadeva per la religione capitalista. Qui le persone sono libere di scegliere i propri percorsi di crescita spirituale e materiale, e sono stimolate a scoprire i propri talenti, poiché ognuno ha il suo talento e deve solo investire il proprio tempo per scoprirlo e mostrarlo. L’intero sistema educativo, una volta ideato dall’industria per favorire la produttività, è stato ripensato per favorire lo sviluppo umano, non esistono più classi dove le persone irregimentate e divise per età, ma si incontrano per sviluppare i propri interessi e le potenzialità creative. Sono gli stimoli e gli interessi che formano i corsi di studio e si avanza per idoneità su gradi di conoscenza e di consapevolezza; non esistono voti o punteggi. Con questo sistema le persone accedono a livelli di conoscenza in maniera più veloce.

Vogliamo vedere un esempio di corretto uso delle tecnologie per favorire impieghi utili? Oltre alla rigenerazione urbana bioeconomica, esiste un altro indotto straordinario, è la mobilità privata che dovrebbe perseguire diversi obiettivi parallelamente per prevenire l’inquinamento: pubblicizzare la vendita di biciclette, migliorare i trasporti pubblici, ridurre il numero di auto circolanti (sono decisamente troppe) e in fine sostituire tutti i motori a scoppio con quelli elettrici. La sostituzione dei motori favorisce gli artigiani meccanici e non l’industria delle auto mobili, che invece riduce le vendite attraverso una saggia politica di sostenibilità.

La descrizione di questa nuova società si può realizzare pianificandola. I sistemi locali del lavoro sono gli ambiti territoriali idonei a questa trasformazione del pensiero, e possiamo colpire il distruttivo sistema capitalista modificando i poteri dello Stato e la natura giuridica della moneta, programmando la rigenerazione dei territori e delle aree urbane. Lo scopo della nostra specie non è l’accumulo compulsivo di denaro e merci, questo è noto a chiunque, ma ci vuole il coraggio di prendere una decisione epocale. Se ai decisori manca questo coraggio, e questo coraggio manca altrimenti avrebbero già avviato la transizione, allora vanno sostituiti al più presto, senza perdere altro tempo. Parallelamente bisogna creare movimenti e raccogliere aiuti finanziari per costruire la transizione realizzando comunità auto sufficienti.

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Il più grande limite culturale che impedisce l’evoluzione nelle nostre città è l’economia, e meglio ancora, la famigerata ricerca dei fondi per le necessarie e non più procrastinabili trasformazioni urbane, e così amministratori, imprese e progettisti dovrebbero vestirsi da archeologici alla ricerca del sacro graal: il danaro. L’attuale società è stata psico programmata dal capitalismo che introduce una domanda sbagliata insita a ogni pensiero e azione degli individui: quanto costa? La vera domanda che dovremmo porci non è se ci sono i soldi per farlo, ma ci sono le risorse per farlo? Buona parte delle persone non conosce la differenza fra i concetti di valore, costi e prezzi, e spesso anche la classe dirigente confonde le cose sempre a vantaggio del profitto dei soggetti privati e a danno dell’interesse generale, poiché si preferisce favorire la famigerata crescita che abbisogna di mercificare tutto. Le democrazia liberali, come la nostra, misurano lo stupido prodotto interno lordo e sostituiscono le relazioni umane con quelle mercantili votate all’accumulo senza uno scopo etico. E’ necessario che una nuova società si occupi di sviluppare una condotta etica e rispettare le risorse che sono i limiti naturali, valorizzando le capacità creative delle persone, finalizzate a creare occupazione utile e non l’occupazione in senso generale.

Le piramidi di Giza? Senza la schiavitù non si sarebbero mai costruite. La bellezza greca e la Roma imperiale che hanno dettato l’ordine architettonico in tutto il mondo? Senza la schiavitù non avremmo mai ereditato tale ricchezza. Il Rinascimento? Senza la schiavitù nessuno avrebbe mai visto le opere di Brunelleschi e ciò che ne seguì. La Parigi di Haussmann che in tanti ammirano? Senza le prime operazioni finanziarie e la schiavitù non si sarebbe mai costruita. La guerra d’indipendenza negli USA? Gli schiavi deportati dall’Africa arricchivano gli Stati del Sud. Tutte le compagnie (britannica, francese, olandese, spagnole e portoghesi) che si formarono nei paesi occidentali si sono arricchite rapinando e sfruttando la schiavitù, questo è il capitalismo. Le più grandi multinazionali di oggi sono l’espressione più efficiente del capitalismo mercantile sorto con le compagnie.

La bellezza che ammiriamo è stata progetta dagli architetti dell’epoca ma costruita dagli schiavi. I processi “amministrativi” erano coordinati dai Re o dagli imperatori. I veri costi sostenuti dai Re erano gli eserciti, la prima forma di lavoro salariale, mentre gli schiavi non avendo cittadinanza e diritti si compravano e si vendevano. In sostanza per millenni le città sono state costruite a costi bassissimi poiché gli operai erano in buona parte schiavi, cioè non erano retribuiti, non esisteva affatto la famosa “conquista” arrivata solo nell’Ottocento dalla rivoluzione di Marx, e solo dopo seguirono i primi diritti per gli schiavi, il famoso contratto di lavoro che tutt’oggi è messo in discussione. Per secoli non è stato necessario misurare i reali costi per realizzare le opere che interessavano alla classe borghese (i primi porti, i ponti, le navi, le prime vie di collegamento). La contabilità dei lavori nasce con la società moderna che comincia a misurare le spese di costruzione, di gestione dei servizi e degli spazi pubblici. Sin dalla nascita del capitalismo emerge il desiderio della classe borghese, in accordo con la monarchia, di inventare un ente nuovo, chiamato Stato, a cui addebitare tutti i costi e le spese di opere e interventi privi di interesse poiché non sono profittevoli. Dopo la rivoluzione innescata dal pensiero comunista e socialista lo stratagemma vincente dei liberali e dei monarchici fu elementare: dal passaggio schiavitù alla figura del lavoratore ci si accordò di usare parte del salario dello schiavo per pagare i costi di gestione dello Stato, cioè i servizi che interessavano alle imprese, compresa l’educazione impartita ai popoli secondo logiche mercantili (scuole professionali).

Facendo un salto nel presente osserviamo che l’élite neoliberale ha saputo creare strategie sempre più efficaci, ed oggi i capitali circolano liberamente con un click dal proprio personal computer con l’informatica finanziaria. La moneta è creata dal nulla e controllata dalla medesima élite per accumulare capitale nelle proprie sedi offshore, presenti nelle città globali, e poi usare tali investimenti ove lo desiderano, anche per soddisfare capricci (Manama, Dubai, Abu Dhabi) e compiere trasformazioni urbane avveniristiche sfruttando le capacità di progettisti e imprese. L’obiettivo dei capitalisti è servire il capitale, e quindi il cinismo è intrinseco alla religione che ignora la povertà degli slums nelle aree urbane, poiché sono i bacini della schiavitù (1,4 miliardi di persone vivono nelle baraccopoli). In tutti i continenti, gli ultimi sono facilmente rinchiusi negli slums mentre nel mondo occidentale si è usata la pianificazione urbanistica attraverso lo zoning funzionale per ghettizzare le persone e dividere i ricchi dai poveri, con le teorie del libero mercato sui prezzi immobiliari, contribuendo a espellere i ceti meno abbienti dai centri urbani e dalla aree che l’élite si auto attribuiva. Ancora oggi, in tutto l’Occidente si usano strumenti informatici per individuare e misurare le classi sociali, e si pianificano interventi per dividerle fra poveri e ricchi, esattamente come accadeva nell’Inghilterra vittoriana e all’inizio della prima rivoluzione industriale quando la borghesia si costruiva i propri quartieri a bassa densità, e destinava gli operai nei quartieri ghetto. Oggi è tutto più facile per l’élite grazie al capitalismo e l’uso delle rendite poiché è sufficiente alzare i prezzi per escludere i lavoratori salariati. Ciò è accaduto in tutti i principali comuni d’Italia, sin dagli anni della ricostruzione post bellica, il razzismo dei ricchi contro i poveri ha sfruttato prima la manodopera dei contadini condotti nelle fabbriche e poi espulsi dalle città pianificando la gentrificazione. E’ il comportamento competitivo insito nell’economia che mercifica tutto e non si occupa delle prerogative tipiche della specie umana, dotata di creatività, sentimenti e qualità morali delle persone. Che genere di individuo ha costruito il capitalismo? In una società come la nostra, la maggioranza degli individui trova rispetto e ammirazione per le immagini proposte dalla pubblicità e dagli affari. Secondo l’accezione capitalista l’industria delle armi è lavoro produttivo, insegnare a dei bambini come curare un malato è improduttivo. Può apparire strano ma non lo è, l’uomo aveva un’aspettativa di vita molto ridotta quando era cacciatore per le ragione banali che possiamo intuire, ma era libero nel senso concreto del termine, poteva scegliersi il proprio destino e sviluppò il senso di comunità per proteggersi. Oggi la nostra aspettativa di vita è molto lunga ma non viviamo da uomini liberi, siamo schiavi e non riusciamo più a sognare un modello di società che ci renda liberi e felici, che consenta ai noi stessi e ai nostri figli di scegliersi il proprio percorso di vita. In termini pratici non viviamo, sopravviviamo!

Qual è il possibile rovesciamento? Uscire dallo stupido materialismo capitalista che ha programmato milioni di poveri. Le tecniche usate dall’élite sono alla portata di tutti. Si può usare il GIS per programmare speculazioni e gentrificazione, ma si può usare per programmare la rigenerazione urbana e territoriale. Si può usare l’informatica per raccogliere dati sulla povertà e risolverla. Il nostro problema è culturale poiché siamo ancora convinti che la moneta sia ricchezza, quando è lo sterco del demonio. Se non siamo più schiavi della moneta, possiamo tendere all’uguaglianza per consentire alle persone di scegliere un proprio percorso di crescita spirituale e materiale. Dobbiamo riprogrammare la nostra cultura e rinchiudere la moneta nel posto giusto: è un metro di misura. Poiché la moneta non è più creata da un equivalente controvalore, tangibile com’era l’oro, oggi la moneta circola solo perché imposta a corso forzoso e caricata di fiducia (la fiducia dei famigerati mercati), se non esistesse l’imposizione legale chiunque potrebbe inventarsi una moneta, e nella realtà questo già avviene in parte (la scontistica usata dalla grande distruzione è una forma di moneta). La creazione e il controllo della moneta è sia lo strumento primario del capitalismo e sia l’energia della società moderna, ma rimane un’invenzione dell’uomo poiché noi viviamo grazie alla fotosintesi clorofilliana. Oggi la moneta è agevolmente monitorata con i mezzi informatici e l’uguaglianza si potrà ottenere solo se lo Stato torna sovrano ponendo fine ai ricatti della religione neoliberale e dell’associazione per delinquere insita nella triade: le agenzie di rating, la banca dei regolamenti e il gruppo dei trenta, e il potere mediatico. I più fessi credono che il potere di emettere moneta nelle mani dello Stato possa far svalutare la moneta stessa (e la Cina allora?). L’élite, attraverso l’invenzione del capitalismo e l’evoluzione degli strumenti finanziari, ha accumulato la più grande somma di capitali che si potesse mai immaginare realizzando la più grande disuguaglianza monetaria di tutti i tempi. Oggi la triade si serve dei media e dei servi chiamati economisti ortodossi, i custodi dell’immorale disuguaglianza, poiché seguono i dogmi della loro religione, ben ripagati e retribuiti fregandosene dei diritti altrui e dei limiti imposti dalla natura, la legge dell’entropia. La stregoneria degli economisti ortodossi sarà giudicata dalla storia come la stupidità dei fondamentalisti inquisitori di Torquemada. Nell’attuale recessione innescata dalla crisi strutturale interna al capitalismo c’è il problema della moneta debito (la sovranità monetaria), che sta ostacolando lo sviluppo umano dentro l’euro zona per favorire aree centrali e sfavorire aree periferiche, mentre il resto del mondo ovviamente fa ciò che crede. Basti osservare gli accordi dei BRICS e dell’ALBA che costituiscono sistemi politici economici diversi dal controllo dell’élite occidentale ma insistono ancora sul piano ideologico del capitalismo, soprattutto i BRICS copiando l’energivoro stile di vita occidentale contribuiscono al collasso del pianeta Terra, mentre ALBA ha un approccio socialista. Questo enorme castello crolla se noi la smettiamo di sostenerlo continuando a votare per i nostri carnefici, e dobbiamo maturare uscendo dal consumismo compulsivo per investire energie mentali su noi stessi e la politica, è la conoscenza la nostra salvezza.

Nell’euro zona una soluzione pratica sarebbe più vicina di quello che si può pensare, se ci fosse una classe dirigente responsabile e consapevole di eliminare le disuguaglianze create dal capitalismo. Per dare energia allo sviluppo e aggiustare le città è sufficiente osservare i criteri economici e finanziari che giudicano gli investimenti. La valutazione degli investimenti poggia sui criteri di “sostenibilità economica” e “sostenibilità finanziaria”. I Governi possono stabilire che la parte della “sostenibilità economica” (in realtà si tratta di convenienza economica poiché misura il ritorno economico degli investitori) è finanziata con moneta sovrana a credito. Entrando nel merito, per liberare le capacità creative utili a migliorare la qualità della vita è sufficiente darsi criteri non speculativi seguendo l’etica, e utilizzare la moneta sovrana a credito per la coesione sociale ponendosi limiti bioeconomici per impedire il collasso del pianeta. Lo Stato moderno è l’invenzione dei liberali per addebitare agli schiavi i costi di opere e interventi (una parte del salario dei lavoratori), noi ci troviamo ancora in quest’epoca che volge al termine. Per uscire da questo regime autoritario dobbiamo inventare un nuovo sistema che usa un metro di misura (moneta a credito) per pagare i costi di opere e interventi di interesse pubblico (etica e uguaglianza). Questo sistema già esiste ed è noto, viene chiamata MMT, ed anch’esso ha il limite di ignorare la bioeconomia ma ha la virtù di liberare i popoli dalla schiavitù. E’ necessario condurre la teoria monetaria nell’alveo della fisica poiché la nostra specie vive e sopravvive in un sistema chiuso, dettato dalle leggi della chimica e non dalle invenzioni dell’economia che hanno schiavizzato e ucciso milioni di persone. In quest’ottica si compie una vera rivoluzione poiché si risolvono due cose fondamentali: si riducono le tasse ai lavoratori (il cosiddetto cuneo fiscale, facendo aumentare notevolmente la parte che va in tasca alle persone) e si elimina il profitto speculativo dagli obiettivi di interesse sociale, compresa l’urbanistica, pagando solo i costi delle trasformazioni (riducendo il prezzo finale di opere e interventi poiché privo di rendita). E’ l’avidità del profitto che spreca risorse finite, è l’avidità che distrugge ecosistemi e ambiente. In ogni città vi sono alcune famiglie italiane che accumulano capitali senza lavorare sfruttando le rendite immobiliari attraverso i vantaggiosi contratti con gli Enti pubblici (l’esempio classico sono gli uffici pubblici che pagano affitti poiché sono allocati in edifici privati). Restituendo la sovranità monetaria si potrà eliminare il concetto di rendita fondiaria e immobiliare, e sconfiggere le famigerate rendite di posizione che oggi lucrano sui ceti meno abbienti e rubano risorse allo Stato. Abbiamo trovato il sacro graal!!! Il ragionamento sopra esposto non è un segreto, è noto, e domani mattina i Governi, che hanno rinunciato alla sovranità monetaria, potrebbero decidere di riprendersi questo potere per gli investimenti d’interesse generale e finanziare la coesione sociale, cioè lo sviluppo umano. La guerra politica che si è svolta in Grecia, e persa da Syriza, riguarda proprio questi poteri. Questa guerra non è terminata poiché il cancro del capitalismo sta crescendo in tutto l’occidente e sta ridimensionando la specie umana, non l’élite che governa. Gli schiavi non sono solo i popoli rinchiusi negli slums ma sono tutti i salariati dell’occidente, ed oggi la schiavitù tocca anche i cosiddetti professionisti. Gli squilibri demografici presenti nell’occidente indotti dal capitalismo, ed i problemi concreti del sistema sociale e previdenziale, che riguarda tutte le generazioni, non si possono risolvere restando nel piano culturale sbagliato, tali squilibri sono una bomba ad orologeria dilazionata nel tempo che si può disinnescare uscendo dalla schiavitù del capitalismo.

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Le ZES sono le zone economiche speciali, cosa sono? Sono un’invenzione politica della cultura neoliberale (è il laissez faire di Smith e Ricardo), sono aree geografiche dotate di un’autonomia giuridica e fiscale, affinché le imprese possano insediare i propri stabilimenti in ambiti dove non hanno valore legale le norme sindacali e la generale tassazione fiscale. Le ZES sono istituite per favorire i capitali privati e sono ampiamente usate dall’immorale mondo offshore, e quindi dalle associazioni criminali per riciclare denaro, di fatto sono un avamposto della globalizzazione targata WTO e del loro mondo offshore con i paradisi fiscali. E’ proprio l’ideologia neoliberista che governa il mondo.

La Giunta regionale della Campania, immagina di istituire due zone speciali presso i porti commerciali di Napoli e Salerno, come se questa prospettiva fosse positiva e avesse un collegamento diretto ai problemi sociali e culturali dei ceti meno abbienti e della povertà in aumento, generata dall’implosione del capitalismo.

Dal 1991, in Italia esiste persino una società, SIMEST, controllata da Cassa Depositi e Prestiti e partecipata da banche private, per favorire le ZES all’estero e gli interessi delle imprese italiane.

Dal 1996, esistono anche le zone franche urbane (ZFU), mentre in Italia approdano dal 2007 e sono state sperimentate col “piano città” del CIPU, ad oggi sono 22 le città dotate di ZFU. Le ZFU possono essere declinate in diversi modi, cioè possono essere quartieri da recuperare oppure aree produttive specializzate, in tal senso si potrebbe favorire il recupero di aree degradate ma è difficile, se non impossibile, che il capitale privato possa trovare un interesse nell’investire se non c’è la garanzia del profitto. Per recuperare un’area degradata di una città c’è bisogno di un altro tipo di interesse: etico e sociale, e le società che si occupano di questo sono quelle non profit. Le zone franche per lo sviluppo sociale e la rigenerazione non esistono, ma si potrebbero inventare. In tal senso si esce dal concetto stesso di zona franca e si entra in quello di coesione e sviluppo umano, e per questo dovrebbero esserci incentivi, programmi e piani ad hoc, con finanziamenti a fondo perduto. Questa è un’altra storia che riguarda le politiche socialiste (sviluppo sociale).

Se nell’immaginario della classe politica la zona speciale è sinonimo di sviluppo allora tutto il meridione dovrebbe essere dichiarato zona speciale, e se ciò non accade allora significa che si sceglie di favorire piccole aree lasciando indietro il resto dei territori. E’ evidente che non è così, ma ahimé le zone speciali servono a favorire altri interessi e non lo sviluppo delle comunità.

Se l’obiettivo è lo sviluppo umano possiamo evitare l’uso di ZES o ZFU  poiché  possono creare danni sociali ed economici. Credere che una ZES possa favorire lo sviluppo umano è un ossimoro poiché il capitalista usa la zona per profitto poiché sceglie quell’area privilegiata dal punto di vista fiscale, non gli interessa la filantropia. Usare i propri profitti per il bene della comunità si può fare senza le ZES, Adriano Olivetti lo dimostrava tutti i giorni. Nei paesi ove sono nate le ZFU, in ambito urbano si sono avuti i famigerati problemi di gentrificazione, poiché si sono venute a creare nuove rendite di posizione, divenute parassitarie, e i ceti meno abbienti sono stati espulsi grazie alle leggi del mercato, distruggendo l’identità e la cultura dei luoghi urbani. In Italia, nelle grandi città come Milano, Roma, Napoli si è avuto un risultato analogo anche senza le ZFU, ma attraverso la deregulation e la perequazione dei privati con lo zoning funzionale. Le ZSE e ZFU sono aree di deregulation.

E’ evidente che i politici, rimanendo nel paradigma culturale che ha distrutto la nostra società, cercano di attrarre capitali privati illudendosi, o mentendo, di indirizzare l’interesse privato verso un “bene comune”. In quasi trecento anni di storia il capitalismo è servito solo a se stesso, e determinati annunci pubblicitari sono finalizzati a manipolare l’opinione pubblica, come spesso accade per i media, altoparlanti del potere. Tali zone, non solo non risolvono i problemi sociali, culturali del meridione ma servono solamente a far girare le merci delle multinazionali e sostenerle nell’elusione fiscale. In Campania ci sono già nove ZFU.

In generale, il capitalismo e le imprese hanno deciso, da diverso tempo, di investire i propri capitali nei paesi emergenti, ed è questa la ragione della recessione europea, oltre all’evidente idiozia del sistema monetario e fiscale che favorisce aree geografiche come la Germania mentre distrugge altre aree come i paesi “periferici”. L’UE sta funzionando come un sistema di vasi comunicanti ove si accumula ricchezza in un’area mentre in altre diminuisce. L’unico modo per arrestare la recessione è riscrivere i Trattati cancellando l’austerità e ripristinando la sovranità, sinonimo di libertà e auto determinazione.

Se l’obiettivo è favorire l’occupazione bisogna osservare, che la classe dirigente meridionale, anziché inseguire obsoleti paradigmi finanziari, dovrebbe semplicemente investire nelle ricchezze che possiedono con politiche bioeconomiche, ma che non riescono a vedere per limiti culturali. Per creare occupazione utile è necessario uscire dall’ossessione della crescita e programmare piani di conservazione e recupero. E’ la crescita che ha distrutto paesaggio e benessere in diverse città meridionali, da Napoli a Taranto, passando per Priolo e le puglie. E’ la crescita che mira a distruggere le risorse naturali del meridione, basti vedere il recente caso degli ulivi pugliesi. Se la classe dirigente continua a puntare all’aumento dei volumi di vendita per generare profitto, dimenticando degli evidenti limiti naturali e del mercato, commetteranno gli stessi errori del mondo immobiliare più offerta rispetto alla domanda.

Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati: non è la globalizzazione neoliberista che produce lavoro, ma lo Stato e la cooperazione. Negli anni recenti le SpA che hanno aumentato i propri profitti senza lavorare sono quelle informatiche e cioè Apple, Google, Microsoft attraverso il valore di capitalizzazione, l’elusione e l’evasione fiscale concessa dal mondo offshore. Il capitalismo neoliberista sta mostrando che attraverso la finanza e le borse telematiche non serve lavorare per accumulare ricchezza. In questo modo si segna la fine del lavoro e si realizza una nuova trasformazione del rapporto capitale/lavoro e cioè uno scollegamento. Wal-Mart che vale molto meno di Apple, è la più grande multinazionale in termini di lavoro, ha circa 2,2 milioni di occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione basta osservare i dati di Legacoop: attraverso l’Alleanza delle coop raccolgono circa 12 milioni di soci e danno lavoro a circa 1,2 milioni di persone, con un fatturato di circa 127 miliardi di euro. Se raffrontiamo Facebook con Legacoop ci rendiamo che il software di Mark Zuckerberg, utilizzato per spiare e commercializzare i gusti delle persone, da lavoro a circa 5 mila persone. Lo Stato italiano, secondo i dati raccolti dal Commissario Cottarelli ha circa 3,4 milioni di dipendenti. Ergo, la cooperazione e lo Stato creano più lavoro delle SpA. In Italia gli occupati totali sono circa 22.566.000 su una popolazione di 60.795.612 di abitanti, nel 1968 gli occupati erano circa 20 milioni e gli abitanti circa 50 milioni, e questo cosa dimostra? Una classe dirigente che si concentra sulla crescita del PIL non crea più occupati. Se l’obiettivo è favorire l’occupazione, i dati dicono chiaramente che la strada giusta è quella della cooperazione e non della competitività o della crescita attraverso il neoliberismo, poiché la crescita crea disoccupati mentre le zone economiche speciali possono aprire nuove opportunità alla criminalità dei colletti bianchi.

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