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Archive for marzo 2010

Una speranza politica rappresentata dal MoVimento che vale il 3,48% (515.325 voti) rispetto alle cinque regioni dove si è candidato. Il MoVimento 5 stelle è il nuovo soggetto politico, ma non è un partito tradizionale come auspicavo anni fa, 11 gennaio 2007 (un’idea un piano per la rinascita) e, non è né di destra e né di sinistra, siamo oltre. Un aspetto politico molto importante: è noto a tutti gli interessati che le idee propositive in senso ecologista e di rinnovamento culturale sono state tratte dal Movimento per la Decrescita Felice (MDF), infatti qualche tempo fa il blog di Beppe Grillo pubblicizzava il testo di Maurizio Pallante, la decrescita felice. E’ stato naturale per il MoVimento ricopiare il programma politico proposto da MDF per la società italiana. Inoltre, fu il forum 280, sorta di pensatoio critico del MoVimento, a proporre la costituzione di “liste civiche in democrazia diretta” (25 feb 2007), finalmente si raccolgono i frutti di anni di raduni nazionali.

In Emilia Romagna il MoVimento 5 stelle ha ricevuto consensi pari al 7% (161.056 voti), due consiglieri regionali, il doppio rispetto alle nostre aspettative. Sembra essere l’inizio di un cambiamento. A Parma città, senza alcun precedente elettorale siamo al di sopra della media regionale, ben l’8% (7.112 voti); in ambito provinciale vale il 6,87% (14.696 voti). Nel MoVimento, in termini percentuali Parma è la quarta provincia più votata e la dodicesima in termini di voti assoluti. Torino è la provincia che ha raccolto più di tutti: 54.558 (4,73%), segue Milano 48.979 (3,32%), poi Bologna 46.245 (8,71%). Distribuzione del voto in termini percentuali ecco le province che hanno raccolto di più: in Campania: Napoli (1,72%) e Benevento (1,32); in Lombardia Monza (3,45%), Mantova (3,33%) e Milano (3,32%); in Emilia Romagna: Bologna (8,71%), Rimini (8,25%), Forlì-Cesena (7,14%), Parma (6,87%), Ravenna (6,69%) e Modena (6,38%); In Veneto: Belluno (4,03%), Venezia (3,63%), Rovigo ( 3,29%) e Verona (3,18%); in Piemonte: Torino (4,73%), Asti (3,99%), Cuneo (3,89%).

All’interno del MoVimento 5 stelle, in termini di consensi elettorali, i Nonsologrilli di Parma rappresentano il quarto gruppo assoluto nazionale mentre Rimini è il gruppo che ha raccolto di più in assoluto ben il 9,57%. Anche in Piemonte abbiamo raggiunto risultati importanti con altri due seggi assegnati a favore del MoVimento.

Un dato nazionale è importante il 7,8% in meno di votanti rispetto alle passate elezioni regionali ed in Emilia Romagna vale l’8,22%. L’aumento dell’apatia politica è tutta responsabilità di chi ha governato. Invece, il nostro MoVimento è basato sulla reale ed effettiva partecipazione democratica, possiamo dire con certezza, dato che noi viviamo la strada ed abbiamo un contatto diretto con gli elettori che alcuni cittadini non votavano da anni e sono tornati alle urne col sorriso sulle labbra.

In Campania la democrazia rappresentativa non c’è più, il primo partito è quello degli astensionisti, 37,04%, e se aggiungiamo le schede bianche, nulle e contestate si arriva al 43,11% seguono molto distanti PDL 31,66% e PD 21,42% poi, UDC 9,40%, IDV 6,46%. I dati sono allarmanti:  65,90% votanti nella provincia di Salerno, astensionismo 34,1% + 2,38% bianche + 3,03% nulle = 39,51% cittadini non rappresentati.  71,15% votanti nel Comune di Salerno, astensionismo 28,85% + 0,65% bianche + 2,37% nulle = 31,87% cittadini non rappresentati. Il partito dei non rappresentanti mette dietro di se sia il PD che raccoglie solo il 30,49% che il PDL 20,55%. Mi auguro che nel salernitano il MoVimento 5 stelle riesca a stimolare la partecipazione democrazia dei cittadini poiché politica significa polis, città, bene comune.

Considerando il fatto che ancora l’80% degli italiani forma il proprio consenso elettorale attraverso i media tradizionali (televisione e carta stampata) il risultato ottenuto è ancora più straordinario anche perché abbiamo fatto una colletta per pagarci le spese elettorali rinunciando agli eventuali rimborsi. I dati dell’Agcom ci mostrano come i media nazionali (RAI: Tg1, Tg2, Tg3 e Rainews24) non abbiano dato alcun spazio al nostro MoVimento, per loro non esistevamo.

Dati del MoV5stelle – Analisi e considerazioni: nel 2005 iniziarono i tour di satira politica di Beppe Grillo in giro per l’Italia e molti al Nord. I suoi tour si sono concentrati 17 volte a Roma, 11 volte a Bologna, 10 volte a Milano, 7 volte a Torino e 6 volte a Napoli. Il V-Day si è svolto a Bologna ed il V2-Day a Torino. In 4 anni il monologhista ha svolto ben 41 spettacoli in Emilia Romagna, la regione in cui il MoVimento  5 stelle ha ricevuto il 7% dei consensi e due consiglieri eletti, in Piemonte, dove Beppe Grillo ha tenuto 20 spettacoli in 4 anni, c’è stato oltre il 4% dei consensi che ha prodotto altri due consiglieri eletti, mentre in Campania i suoi tour hanno fatto visita solo 10 volte nonostante il forum “Amici di Beppe Grillo” di Napoli sia quello che ha più iscritti: 4138 membri, seguono Roma con 2026 membri, Milano 1921, Bologna 1761, Firenze 1646, Torino 1526, Genova 1376, Catania 1335, Reggio Emilia 978 membri (dati tratti da meetup.com il 16 aprile 2010).

Analisi su 35 città-gruppi che hanno partecipato alle regionali 2010. Un’indicazione dell’impegno civico virtuale (dati ricavati da meetup.com al 16 aprile 2010) dei forum “Amici Beppe Grillo” è misurabile rispetto alla media mensile degli incontri: 1. A Torino (data avvio “meetup” luglio ’05) si incontrano 18,6 volte al mese; 2. A Milano (giu ’05) 10,8; 3. Brescia (ago ’05) 10,2; 4. Bologna (lug ’05), 5. Cuneo (ott ’07) 7,1; 6. Bergamo (mar ’06) 7; 7. Vicenza (lug ’05) 6,7; 8. Treviso (ago ’06) 6,7; 9. Modena (lug ’05) 6,3; 10. Venezia (mar ’06); 11. Parma (set ’05) 5,5. 12. Novara (mag ’07) 5,4; 13. Napoli (lug ’05) 4,8. Ecco la top ten dei “meetup” che hanno svolto più incontri in assoluto: 1. Torino (1078 incontri), 2. Milano (638), 3. Brescia (584), 4. Bologna, 5. Vicenza, 6. Modena, 7. Parma, 8. Treviso, 9. Bergamo, 10. Venezia. Un dato indicativo che potrebbe aiutare a capire come sono state spese le energie dei “meetup”, viene  dal rapporto fra la percentuale dei voti ricevuti in città e la media mensile degli incontri: 1. Asti, 2. Rimini, 3. Piacenza, 4. Ferrara, 5. Monza, 6. Verbania, 7. Cesena, 8. Belluno, 9. Forlì, 10. Rovigo. Quest’ultimo dato è puramente indicativo e potrebbe significare tante cose. Il “meetup” che ha “disperso più energie” (rapporto fra media incontri e % voti ricevuti) risulta essere Torino, seguono Milano, Brescia, Avellino, Napoli, Bergamo, Treviso, Caserta, Vicenza, Salerno e Cuneo. E’ possibile sapere quanto questo successo sia farina del secco dei meetup e quanto sia di Grillo? E’ molto difficile saperlo, forse impossibile, ma un indicatore potrebbe aiutarci dato dal rapporto fra i voti ricevuti e gli abitanti moltiplicato per la media mensile degli incontri svolti dai “meetup” (attività politiche varie). Ecco il risultato classifica dell’impegno dei gruppi nelle città: Bologna, Torino, Modena, Parma, Brescia, Milano, Cuneo, Cesena, Ravenna, Venezia e Vicenza, sono i primi 12 gruppi su 40 analizzati. La percentuale dei consensi rapportata con l’impegno dei gruppi ci consente di intuire quanto sia pesata l’immagine di Grillo circa il lavoro svolto confrontato e classificato nel MoVimento, città per città; la classifica:  Sondrio, Asti, Benevento, Monza, Piacenza, Varese, Verbania, Como, Ferrara, Rimini, Belluno, Alessandria, Cremona, Rovigo e Salerno sono le prime 15 città dove sembrerebbe che l’impegno dei gruppi sia stato meglio “sostituito” dall’immagine del comico genovese, cioè sia funzionato meglio “l’aiutino” rispetto al lavoro profuso dai gruppi. Un dato comparativo è importante per capire il peso dell’immagine di Grillo ed il peso dei singoli candidati, in Emilia Romagna i voti di preferenza (escluse quelle date ai candidati pubblicizzati da Grillo) contano l’8% sui voti totali che le liste provinciali hanno ricevuto mentre in Campania contano il 25%.

Il seguito virtuale dei forum meetup non si è tradotto necessariamente in elettorato. Rimini è la “città a 5 stelle” con il 9,57% dei voti (regionali 2010), mentre il relativo meetup è 21° nella classifica totale dei gruppi con 715 membri; Cesena che ha raccolto l’8,69% dei voti è il meetup numero 29 con 509 membri e Ravenna col 7,05% dei voti è il meetup numero 47, 412 membri. Inoltre per l’Emilia Romagna, Ravenna, Rimini e Cesena sono le città meno “frequentate” dai tour di Grillo. A conferma del fatto che meetup non significa consenso lo testimonia anche la città di Parma, 334 membri e 62° meetup, ha ricevuto l’8% dei voti in città, i tour di Grillo a Parma si sono fermati 6 volte in 4 anni. I dati consigliano di cercare il successo del MoVimento 5 stelle in altre strade, non sempre virtuali, ma forse nelle attività svolte e nella visibilità fisica sul territorio o l’incisività politica comunicata in maniera efficace. Dai media il MoVimento è certamente percepito come “figlio” di Beppe Grillo per cui il consenso può essere interpretato come il frutto della credibilità del personaggio da sommare all’impegno di singoli gruppi più visibili, integrati meglio nella società rispetto ad altri. L’ambiente sociale, forse incide più di Internet.

Oggi, ancor di più ribadiamo che vogliamo una Nazione con un piano a “Rifiuti Zero”, bisogna sostituire 51 inceneritori esistenti con altrettanti impianti di riciclo per rispettare le leggi dello Stato che prevedono prioritariamente la riduzione alla fonte dei rifiuti, la tutela della salute umana e dell’ambiente e, pronti per creare nuove forze lavoro, più responsabili.

L’Italia non ha bisogno di più energia e neanche di importarne altra, gli attuali sprechi energetici vanno eliminati ristrutturando l’intero patrimonio edilizio esistente e bisogna puntare all’autosufficienza con un “conto energia” senza limiti. Iniziando con questi due obiettivi minimi nascerà un nuovo indotto lavorativo che gioverà a tutti.

Il MoVimento 5 stelle è l’unico soggetto politico che ha un programma condiviso on-line, l’unico che chiede buon senso e ragionevolezza a tutela dell’istruzione pubblica, della sanità pubblica e servizi essenziali oggi rimessi in discussione. Siamo gli unici a voler integrare la democrazia rappresentativa con strumenti di democrazia diretta.

Siamo gli unici a voler introdurre la più efficace legge capitalista che il liberismo abbia mai immaginato: la vera class action che premia gli imprenditori onesti e punisce quelli disonorevoli.

Ringrazio Giuseppe Ardito e C6tv per lo spazio

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Sono stato invitato, il giorno 20 marzo, dal Movimento cinque stelle Campania a parlare di energia e democrazia, al mattino presso la biblioteca civica comunale di Cava dè Tirreni (SA) e nel pomeriggio presso il Centro sociale di Salerno.

Questa è una breve intervista pubblicata da Giuseppe Ardito di Cava dè Tirreni.

La Campania ha tutte le risorse per avviare un progetto utile: l’autosufficienza energetica. L’uso razionale dell’energia è previsto sin dalla legge 10/91 ed il primo punto determinante è ridurre la domanda energetica eliminando gli sprechi esistenti e ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente per mezzo di ESCO (Energy Service COmpany) ad azionariato diffuso di proprietà dei cittadini e non SpA di nomina politica. Le ESCO hanno l’obiettivo opposto delle attuali SpA locali e cioè produrre profitti dal risparmio, invece le società monopoliste attuali sono contente degli sprechi poiché giovano al conto bancario degli amici dei Sindaci nominati nei consigli di amministrazione senza merito.

La Regione ha il dovere politico di redarre un Piano energetico che punti all’autosufficienza con l’uso di tecnologie ad energie rinnovabili: geotermia (ricchissima la Campania), il Sole, il vento e l’acqua (fiumi, canali irrigui).

La Regione può ispirarsi a leggi e delibere già esistenti: Provincia di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Lombardia ed adattarle al territorio per renderle più efficienti.

Partendo dall’attuale consumo-fabbisogno energetico regionale è possibile capire dove intervenire per eliminare gli sprechi. Tale obiettivo crea un enorme indotto nel settore in termini di addetti: occupati. La Germania è sicuramente un esempio virtuoso da imitare, nonostante non sia il paese del Sole.

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E’ venuto a trovarmi Andrea Palamara, giornalista free-lance. Abbiamo chiacchierato sulle attività dei movimenti che stanno emergendo dal basso.

Lo ringrazio per l’impegno civico che sta manifestando nel corso di questi anni e per la sua sensibilità che coincide molto coi valori della nostra Costituzione, maltratta dai potenti e “scoperta” da cittadini normali come noi.

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L’ultima puntata di Riccardo Iacona, sole vento alberi, è stata dedicata alle energie rinnovabili.

Ormai credo e spero si sappia tutto sulle tecnologie eco-efficienti. L’Italia è un Paese bloccato sotto questo aspetto per ragioni politiche e non di certo per l’assenza di capacità, potenzialità e creatività.

Anzi l’Italia  nonostante “lo sterminio dei cervelli italiani” da parte dei partiti politici ottimi camerieri di interessi specifici di certe SpA, vi sono ancora fisici e scienziati di talento che hanno dimostrato la validità della fusione nucleare fredda, subito “rapita” ed occultata agli occhi della massa popolare.

La questione è politica: 1. consapevolezza popolare e massa critica  2. cambiare l’attuale classe dirigente 3. applicare il buon senso

Il Movimento per la Decrescita Felice si propone di consigliare uno stile di vita in linea con i reali bisogni degli esseri umani, uscire dalle dipendenze psicologiche ed energetiche delle SpA e riappropriarsi della vita, del territorio in armonia con la Natura attraverso azioni concrete che coinvolgono amministratori e cittadini.

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Ormai i politici, dipendenti eletti, non discutono più circa la tutela dei diritti universali dell’uomo e su come ampliarli, organi sovranazionali condizionano la vita dei popoli, essi discutono su quanto certo diritti devono essere calpestati: libertà di espressione e di pensiero, partecipazione popolare, usurpazione della sovranità monetaria, usurpazione dei beni demaniali (acqua, aria, suolo, energia).

Non so se sia mai successo ma quello che sta accadendo nel nostro Paese è delirante sotto tutti i punti vista.
Il potere esecutivo che propone norme per salvare specifici interessi in condizioni di illegalità e palese immoralità.
La causa di tutto ciò è nell’arroganza, e nella negligenza di questi soggetti politici che a volte distratti nel mangiare un panino o impegnati a litigare nel proprio interno, come dei bambini, ignorano norme e procedure ordinarie che tutti i cittadini sono tenuti a rispettare senza alcuna distinzione, accadesse il contrario ci ritroveremo a violare un principio cardine ed elementare delle democrazie rappresentative: l’uguaglianza.
In questi giorni il potere con un colpo di spugna, senza pudore alcuno, vuole cancellare l’uguaglianza e la separazione dei poteri. Il potere esecutivo, il Governo, non può proporre decreti d’urgenza che modificano le regole elementari della democrazia rappresentativa per salvare proprie liste elettorali mentre ignoravano palesemente le norme vigenti.
Questo atti pubblici accadono solo nelle dittature, gli stessi violano gli art. 3 (principio di uguaglianza), 51 (condizioni di uguaglianza per le cariche elettive), 54 (tutti i cittadini sono fedeli alla Repubblica), 72 (la Camera promulga leggi elettorali), 91 (Presidente della Repubblica presta giuramento alla Repubblica).

La separazione dei poteri

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Che gli italiani fossero incapaci sulla gestione dei rifiuti lo sapevamo già, e che un organo sovranazionale accerti quanto il popolo già sapesse è un esercizio di ripetizione che può tornare utile. Il Corriere on-line titola: l’accusa è di «non aver creato una rete adeguata di recupero e smaltimento» Rifiuti in Campania, Italia condannata «Messi in pericolo l’uomo e l’ambiente» La Corte di giustizia Ue accoglie il ricorso presentato dalla Commissione nel 2008: congelati 500 milioni.

Quello che tutti non sanno però è che pochi giornalisti fanno, è chiarire come sia stato possibile arrivare a questi danni sanitari ed ambientali. “Ignoranti si ma stupidi no”, potremmo sintetizzare.

La Campania è stata oggetto di un particolare laboratorio politico, ampiamente usato all’estero e denominato economica dello shock. La magistratura inquirente ha dimostrato quello che una stretta minoranza della cittadinanza ha ben compreso e cioè la cattiva fede dei dipendenti eletti per rubare le casse dello Stato. Nella sostanza, per favorire gli interessi delle SpA si erano adottate misure politiche molto particolari, partendo dalla struttura del Commissariato che prendeva decisioni in deroga alle norme vigenti per impedire un’efficace trasparenza che poteva infastidire la spartizione degli appalti e degli incarichi. Analogie di questo tipo si possono notare nelle inchieste di oggi sui lavori affidati per il G8, la Maddalena e l’Aquila. Il primo diktat per rubare a norma di legge è cancellare la democrazia. Insomma, i disastri producono profitti per pochi se vengono gestiti con estrema celerità e con procedure speciali per l’affidamento dei lavori “necessari” da eseguire.

Per il caso Campania sono emerse le prove di un disastro pianificato in quanto esistevano e ci sono ancora tutti gli impianti necessari per riciclare e trattare i rifiuti urbani. Partendo dalla base, i Comuni sono responsabili della raccolta dei rifiuti, e vi sono da molti anni le direttive per eseguire una raccolta differenziata “porta a porta” a regola d’arte e non è un caso che in Campania vi siano territori senza problemi ed altri, come la città di Napoli, abbandonati all’inciviltà. Gli amministratori sono politicamente e penalmente responsabili. La soluzione più idonea, a tutela della salute umana è conosciuta ed applicata un po’ ovunque: ridurre, riusare e riciclare. Oltre il 90% dei rifiuti prodotti dall’industria è riciclabile, il restante non è pericoloso e diventerà illegale progettarlo poiché non compatibile con la natura. Il concetto stesso di rifiuto non esisterà più. Quindi non esisteranno più le discariche e neanche gli obsoleti e pericolosissimi inceneritori.

Non ci vuole una Corte europea per individuare i responsabili ma solo cittadini informati, civili e consapevoli.

Per la prima volta in Campania, forse, le cose sono ben chiare: il Commissariamento alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Prodi-Berlusconi) ha pianificato il disastro che ha portato profitti ai vari soggetti politici ed imprenditoriali interessati a rubare, di vario colore politico, il dogma era ed è: opprimere il popolo per aumentare i profitti.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che gli attuali soggetti politici nominati in Parlamento non curano gli interessi del popolo sovrano ma eseguono scelte deliberate altrove (club Bilderberg, Commissione Trilaterale e “BCE+SpA”), il legislatore è una solo una camera di registrazione e non più di dibattito politico.

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Pubblico l’autorevole opinione, tratta da L’Assise di Napoli, del prof. De Vivo circa la vicenda giudiziaria che ha coinvolto indirettamente anche l’immagine della Protezione civile.

Nella vicenda che ha investito negli ultimi giorni Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile e Sottosegretario del Governo in carica, viene fatto passare il messaggio dai media governativi, che Bertolaso sia l’unico in grado di far funzionare la Protezione Civile in Italia. In questa rappresentazione si continua, tra l’altro, a fare una gran confusione fra le scelte politiche e scienza. Vorrei sottolineare, in particolare, alcuni aspetti sul terremoto di L’Aquila e su vicende Napoletane che mostrano come, sia la presunta bravura che l’unicità del Sottosegretario Bertolaso, siano una leggenda, artatamente costruita dai media governativi, con l’aggravante di dichiarazioni trionfalistiche ed elettoralistiche prive di fondamento scientifico.
A seguito del triste evento del terremoto di L’Aquila, che tanto faceva sorridere chi era già pronto a spartirsi gli affari che la tragedia avrebbe inevitabilmente messo in moto, Bertolaso viene decantato come il superman che ha tirato fuori dalle macerie i moribondi. Viene da chiedersi, ma se la Protezione Civile non avesse fatto come minimo questo, a cosa mai servirebbe una tale poderosa struttura? Ma cosa ha fatto la stessa Protezione Civile per impedire che tanti Aquilani ci finissero sotto le macerie del terremoto? Tutto il dibattito sulle responsabilità del post-terremoto è stato fuorviato da discussioni ed interventi scientifici sulla possibilità di prevedere o meno il terremoto… la risposta scientifica è semplice e scontata. I terremoti con le attuali tecnologie non si possono prevedere. Si può però stabilire con certezza quali siano i luoghi dove un terremoto si può verificare. Si può cioè prevedere il dove, ma non il quando. Nel
caso di L’Aquila, il terremoto non si doveva prevedere, in quanto esso era in atto da mesi… Tra l’altro un Ricercatore, Gioacchino Giuliani, sulla base della registrazione di anomalie di radon, aveva lanciato un allarme di una scossa sismica più forte delle piccole scosse che caratterizzavano lo sciame sismico in atto da tempo. Bertolaso, invece di considerare con attenzione quanto segnalato, per tutta risposta denunciò alla Magistratura Giuliani per procurato allarme e non risulta siano stati presi provvedimenti per mettere in sicurezza quei cittadini che potevano essere salvati… Ma cosa bisognava fare? Evacuare mezzo Abruzzo? Certamente no… bisognava spedire a L’Aquila ingegneri strutturisti che effettuassero controlli sulla stabilità strutturale di almeno quegli edifici pubblici (Ospedale, Casa dello Studente, e altri) e privati, sensibili, in quanto già provati ed “allentati” strutturalmente dalle migliaia di piccole scosse che avevano preceduto l’evento che poi ha provocato la tragedia. Non si doveva evacuare l’intera città, ma almeno quelle verifiche andavano fatte. Bertolaso, invece, supportato dai suoi arroganti Esperti della Commissione Grandi Rischi, dava risposte altrettanto arroganti e supponenti a quanti denunciavano preoccupazione.
Gli stessi presunti Esperti, di cui si circondava e si circonda Bertolaso nella “sua” Protezione Civile, sono poi gli stessi arroganti Professori di “chiara fama” che avallano con il loro silenzio la costruzione del più grande Ospedale dell’Italia Meridionale (Ospedale del Mare) in piena zona a rischio vulcanico a 7,5 km dal cratere del Vesuvio! Bertolaso, nonostante le chiare evidenze scientifiche portate dal Prof. Giuseppe Rolandi e dal sottoscritto, ha sostenuto in diverse interviste e risposte ufficiali, che l’Ospedale del Mare non è ubicato in zona a rischio. La Protezione Civile continua a sostenere palesemente il falso, facendosi scudo del silenzio dei cosiddetti scienziati di chiara fama. Perché nessuna Autorità interviene su tutto questo? Aspettano che si verifichino altre immani tragedie nel prossimo futuro, in modo da consentire a superman Bertolaso di tirare altri morti dalle macerie causati dai flussi piroclastici del Vesuvio? Oppure ci si affida allo stellone, sperando che il Vesuvio stia calmo ancora per molto, lasciando il problema in eredità alle future generazioni? Sul tema dei rifiuti di Napoli, Bertolaso viene presentato con l’aureola di colui che avrebbe risolto i problemi con l’eliminazione dell’immondizia dalle strade di Napoli. Si evita di ricordare che, se per esempio avessero dotato degli stessi poteri straordinari il Dott. De Gennaro, quest’ultimo non sarebbe stato certo meno bravo di Bertolaso nel “risolvere” i problemi. Sempre sul tema dei rifiuti lo stesso Bertolaso ha supportato le dichiarazioni del Presidente Berlusconi secondo il quale l’inceneritore di Acerra sarebbe un “oggetto innocuo”, con un potenziale inquinante inferiore a 3-4 utilitarie. Peccato che tutto questo non abbia alcun fondamento scientifico: basta leggere le autorevoli conclusioni di una commissione di 15 esperti della National Academy of Sciences degli USA (vedi volume “Waste Incineration & Public Health”, National Academy Press, 2000), secondo le quali un inceneritore può contaminare l’ambiente con una serie di agenti tossici (tra i quali, polveri sottili, metalli tossici, diossine, furani, PCB e IPA) che contribuiscono sia al rischio cancro che alla insorgenza di patologie non-cancerogene.

Prof. Benedetto De Vivo
Ordinario di Geochimica Ambientale
Università di Napoli Federico II
e Adjunct Prof. Virginia Tech
Blacksburg, VA, USA

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