Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘cultura’

Da circa vent’anni nei media si ascoltano e si leggono commenti politici ironici sulla sinistra, e spesso i giornalisti e politici accusano la sinistra, in quanto tale, di dividersi continuamente. E così gli osservatori si chiedono il perché delle divisioni, continuando con discussioni a volte inutili: perché la sinistra si divide? Secondo il sottoscritto è impossibile dividere qualcosa che non esiste. Nel 2018, la domanda è mal posta, quella corretta dovrebbe essere: c’è sinistra in Italia? E la risposta dovrebbe essere: in Italia non c’è sinistra; e allora: perché? Secondo il mio modesto parere, in Italia la cultura politica di sinistra è rimasta nelle menti di generazioni passate, che non hanno voluto e saputo trasmettere alle presenti e future generazioni. Dal 1989 in poi, la classe dirigente di sinistra ha avviato il processo di abbandono della lettura sociale attraverso il marxismo per abbracciare le idee liberiste. I politici cresciuti con Marx hanno commesso due enormi errori: il primo fu quello di rinnegare la critica sociale di Marx, e il secondo di ignorare la cultura ecologista nata proprio a sinistra. Quella classe dirigente scelse di abbracciare l’ideologia della finanza, convinta di poter cavalcare la globalizzazione neoliberista. Se osserviamo la svolta a destra della classe dirigente di tutti i politici, da un punto di vista del pragmatismo materialista, essi avevano ragione poiché attraverso il famigerato mondo off shore, le imprese private – banche e multinazionali – hanno potuto comprarsi e possedere l’intera classe dirigente occidentale retribuendola all’oscuro, senza dar conto ai cittadini e aggirando il sistema democratico rappresentativo, reso impotente. Se osserviamo la svolta a destra dal punto di vista della razionalità umana, allora ci accorgiamo che il sistema capitalista è semplicemente il modello sociale più stupido e irrazionale che si possa accettare, poiché aumenta le disuguaglianze e distrugge le specie viventi. Inoltre bisogna aggiungere che, mentre la classe dirigente tradiva i propri valori svoltando a destra, la scuola marxista non si è esauriva, anzi sviluppava due filoni per leggere la società attuale, uno cresciuto integrando economia, sociologia e geografia per avere una lettura più scientifica delle disuguaglianze, e una scuola ecologica per osservare meglio gli effetti del capitalismo e cambiare i processi produttivi. Se oggi possiamo capire la società attuale, lo dobbiamo a questi sviluppi culturali, che hanno prodotto la visione territorialista bioeconomica e quindi il metabolismo urbano. Ricordiamo che il PCI chiuse il 3 febbraio 1991, e l’ultima volta che gli italiani hanno trovato il PCI in scheda elettorale è stato l’anno 1987. Com’è noto, dopo la chiusura dei partiti di massa, la maggioranza degli italiani non è stata più militante di un partito, mentre le ultime generazioni non hanno sviluppato attitudini verso ideali politici del Novecento. Viviamo in una società capitalista e milioni di italiani non sanno chi furono Marx ed Engels, e le nuove generazioni che si dichiarano di sinistra non hanno mai letto Il Capitale. Un’analisi anagrafica dell’elettorato mostra che il 38% della fascia più giovane (18-44) vota per il M5S, poi segue la Lega col 18,8%. La stragrande maggioranza della base elettorale del M5S è costituita da persone che non hanno visto il PCI, cioè la generazione Y, una parte minoritaria della base elettorale (45-65+) del M5S votava PCI, DC, e destra. La Democrazia Cristiana era il primo partito poiché trasversale, come si dice in gergo, raccoglieva consensi sia nell’area lombarda e sia in tutto il meridione, dove il disagio economico era maggiore, ed è stato il primo partito d’Italia fino al 1994.

Questo è il paradosso dell’Italia e degli italiani, cioè all’interno di un Paese periferia economica dell’Europa, con un altissimo tasso di disoccupazione nel meridione, non esiste la sinistra politica, mentre questo spazio è occupato abusivamente da due partiti di destra il Partito Democratico e il M5S. Nel contesto politico italiano, la borghesia capitalista italiana è sempre rappresentata, sia quando sceglie Forza Italia e Lega Nord, e sia quando sceglie PD e M5S. Nel 2018, poveri e ceto medio non possono essere rappresentati. Invece, dal dopo guerra fino agli anni ’80, in Italia poveri e ceto medio potevano scegliere per il più grande partito di sinistra in Occidente, al quale veniva negato il diritto di governare, sia perché non riuscì mai a raggiungere la maggioranza dei voti, e sia perché l’Italia, perdendo la guerra, divenne colonia americana controllata e influenzata attraverso la Democrazia Cristiana, talune forze dell’ordine, e i servizi segreti. Non bisogna dimenticare fatti gravissimi come l’attentato a Togliatti, e poi l’omicidio Moro. La cultura di sinistra è vista come una minaccia dai capitalisti, da reprimere anche con la violenza. Se in Italia, ci furono, fra gli anni ’60 e ’70, scelte politiche ascrivibili alla sinistra, questo avvenne perché una ricostruzione era necessaria affinché l’Europa, e anche l’Italia, potesse acquistare le merci prodotte, cioè affinché si potesse avviare una società consumista, e anche perché la cultura capitalista americana fu influenzata dalle idee di Keynes che riconosceva il ruolo pubblico dello Stato nel mercato. Quando negli anni ’80 ci fu un avanzamento delle idee liberiste, allora gli americani abbandonarono anche il capitalismo alla Keynes, e l’Europa colonia yankees si adeguò andando oltre. Gli eventi storici hanno trasformato il mondo in un pianeta capitalista, mentre l’Occidente è il paradiso dei liberisti, e in maniera particolare l’euro zona. La globalizzazione neoliberista si è consolidata, totalmente indisturbata mentre cresce la disuguaglianza raggiungendo livelli mai visti prima. Il tema non è se ci sia o meno politica costruita sull’etica, perché è evidente che le più alte cariche istituzionali siano occupate e governate da scelte immorali e irrazionali, basti osservare la povertà nel mondo. Il tema è: quand’è che gli italiani avranno il coraggio di risvegliare le proprie coscienze addormentate? Quand’è che i neuroni riprenderanno a connettere pensieri degli della specie umana, per liberarsi dalle catene mentali della religione capitalista? Le leggi che governano tutte le specie viventi sono la biologia e la fisica, e in base a queste la nostra specie potrebbe vivere in armonia con la natura, poiché le risorse sono abbondanti ma oggi sono possedute dalle multinazionali che sfruttano le finte democrazie rappresentative e le pubbliche istituzioni come paravento, schermi, e maschere illusorie.

Nel 2018, e soprattutto per i prossimi anni, è necessario ricostruire la cultura politica di sinistra che non c’è più per le ragioni sopra esposte. In tal senso è necessaria una scuola, aggiornata e adeguata alla bioeconomia perché non possiamo costruire lavori e impieghi inutili ma attività e funzioni produttive rispettando la natura e i diritti umani. Un’evoluzione è già avviata, in silenzio, da quelle poche imprese che hanno riconvertito o stanno riconvertendo i processi produttivi adottando la cosiddetta chimica naturale e decarbonizzando gli usi energetici. Un’altra evoluzione già matura si è avuta nell’edilizia, capace di costruire edifici auto sufficienti dal punto di vista energetico, mentre grandi passi in avanti vanno ancora compiuti sul governo del territorio condizionato dal capitalismo. Su questo tema è fondamentale la costruzione di un partito di sinistra, che abbia il coraggio di riprendere l’argomento del regime dei suoli e di programmare l’uscita dal capitalismo per favorire la gestione bioeconomica dei territori e della aree urbane. Attraverso la riterritorializzazione delle attività è possibile creare opportunità di sviluppo sfruttando le nuove tecnologie ma ciò è possibile con politiche pubbliche socialiste costruendo servizi dove non esistono. Ad esempio, osservando le immorali e intollerabili disuguaglianze territoriali scopriamo che numerose aree urbane meridionali non hanno servizi sanitari, non hanno biblioteche e non esistono scuole adeguate e sicure. La risposta politica è la ridistribuzione delle risorse, cioè il socialismo, e quindi costruire nei quartieri: servizi sanitari, sociali, biblioteche e scuole adeguate, solo in questo modo si crea sviluppo umano e lavoro utile.

creative-commons

Annunci

Read Full Post »

Istituto di studi comunisti prospetto generale allievo

Istituto di Studi Comunisti (Le Frattocchie), il prospetto generale dell’allievo.

C’era una volta la scuola del partito che si preoccupava e si occupava di alfabetizzare e istruire iscritti e dirigenti del movimento politico. Subito dopo la guerra, per il partito comunista, come per altri movimenti politici, era del tutto incomprensibile non preoccuparsi della formazione culturale dei propri dirigenti. In quegli anni, era del tutto scontato formare la classe dirigente politica per svolgere al meglio il proprio ruolo politico nella Repubblica appena nata. Lo stesso popolo italiano, sin dal primo Novecento soffriva di analfabetismo e quindi di ignoranza funzionale, e così si affidava ai partiti per amministrare gli Enti locali e governare il Paese. Come il PCI anche la Democrazia Cristiana, il primo partito italiano, aveva la propria scuola di formazione interna al partito. All’inizio del nuovo millennio il popolo italiano soffre ancora di ignoranza funzionale, come dimostrano ricerche e studi linguistici condotti nel nostro Paese, ma con l’aggravante di non avere più partiti strutturati e organizzati per formare nuova classe dirigente. La formazione non è più richiesta, e la cultura politica è persino disprezzata da taluni movimenti politici presenti in Parlamento che hanno costruito il proprio consenso propagandando una non cultura contro i partiti che erano già scomparsi, e contro la “professione” politica. Nel ’94 questa demagogia politica fu sfruttata prima da Berlusconi e poi da tutti gli altri che lo seguirono. Ancora oggi, millantare il disprezzo per i partiti e la politica produce consenso. Tutto ciò produce un successo elettorale grazie all’ignoranza funzionale della maggioranza degli individui che votano. E’ l’inciviltà che alimenta il consenso elettorale dei partiti stessi e della presente e futura “classe dirigente” del Paese, costituendo un corto circuito a danno della collettività e dei valori costituzionali ampiamente traditi. In questo modo sprovveduti, cialtroni e avventurieri occupano le istituzioni recando incalcolabili danni economici e sociali per la collettività, e favorendo le disuguaglianze. Da circa un quarto di secolo, questo ceto politico di cialtroni è ampiamente presente in tutti i livelli istituzionali, i peggiori siedono nei Consigli comunali e regionali facendo mercimonio delle res pubblica, mentre ai Governi si alternano professionisti capaci si governare ma di promuovere anzitutto gli interessi delle imprese private, prima di applicare la Costituzione italiana. Oggi, l’eventuale formazione della classe dirigente è organizzata e finanziata dalle imprese e dalle fondazioni politiche espressione di gruppi politici. Questo approccio è il modello introdotto in Italia e importato dagli USA, ed è espressione del mondo culturale liberale e neoliberale, ove la filantropia privata auto promuove se stessa formando la classe dirigente. In questo modello partecipa anche il mondo accademico specializzato in scienze politiche.

Il tema dell’indipendenza e della formazione culturale della classe dirigente di questo Paese, è un argomento tristemente ignorato e disprezzato da tutti, soprattutto dai soggetti politici. Oggi, che tutto il mondo è capitalista, l’umanità può salvarsi dalla stupidità e dall’avidità dei pochi che sfruttano i molti, solo attraverso la cultura che può aiutarci a cambiare i paradigmi culturali di una società profondamente immorale e sbagliata, ed è la politica l’arte nobile che può restituirci dignità, libertà e sopravvivenza prima che la religione capitalista estingua la nostra specie.

Read Full Post »

I ragazzi italiani scrivono male? Noi adulti siamo peggiori dei ragazzi.

«È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare». Se le denunce dei professori universitari mostrano problemi che si possono risolvere a scuola, in Italia c’è un problema ancor più grande e grave che riguarda gli adulti, cioè di coloro i quali non hanno l’opportunità di migliorare la propria cultura linguistica poiché non sono a scuola e non sono all’università. L’ignoranza funzionale degli adulti è un problema noto, e l’unica soluzione è far studiare gli adulti.

L’ignoranza funzionale degli adulti è la radice di molti problemi sociali, politici, economici e ambientali.

E’ altrettanto noto che le scelte degli individui sono condizionate dalle emozioni, in quanto la fisiologia del cervello mostra il continuo “conflitto” fra l’amigdala e la corteccia orbifrontale. Poiché spesso le emozioni prevalgono sul ragionamento, possiamo già intuire perché un individuo è facilmente raggirabile, e come egli possa regredire allo stato infantile. Questo aspetto è noto sia alle imprese di profitto e sia ai politici, ed è la spiegazione di comportamenti irrazionali e infantili delle masse facilmente addomesticabili attraverso le emozioni.

Un popolo che supera i propri limiti linguistici e culturali può diventare colto, e quindi essere libero perché non addomesticabile.

analfabetismo funzionale

Read Full Post »

Il presupposto logico per scegliere in maniera autonoma è senza dubbio la cultura personale. Ognuno di noi è il frutto della propria eredità biologica, dell’ambiente e della cultura a cui appartiene; tutto ciò per dire che il cervello non spiega chi siamo ma conoscere la sua fisiologia è importante per capire e migliorare le nostre scelte. Ogni scelta è innescata e sostenuta dal circuito dopaminergico per la ricerca della gratificazione. La nostra corteccia orbitofrontale codifica il valore atteso della scelta e il processo decisionale si sviluppa nelle dinamiche fisiologiche e neuronali, ma sempre influenzato dalle dimensioni soggettive e dal contesto sociale in cui la persona è immersa come l’educazione, le abitudini e molto altro. Gli stimoli esterni che concorrono alla scelta sono sempre processati sia dalle emozioni e sia dalla nostra capacità cognitiva. L’amigdala è la parte del circuito emozionale che registra l’intensità della stimolo, mentre la corteccia orbitofrontale è la parte capace di comparare e fare valutazioni. Il nostro comportamento della scelta è modulato dalla differenza fra le nostre aspettative e il risultato reale, mentre non sappiamo quanto la parte razionale sia in grado di controllare quella emozionale. Sappiamo che la sensazione positiva che si prova in seguito a un scelta dovuta a comportamenti gratificanti conduce alla ripetizione del comportamento.

Il drammatico dato fornito da Tullio De Mauro circa la cultura degli italiani ove solo il 30% è in grado di capire un discorso politico andrebbe approfondito con un ragionamento suggerito da studi sulle neuroscienze applicate alle teorie della scelta. Poiché buona parte degli italiani non ha gli strumenti culturali per capire un discorso politico e ognuno di noi sceglie influenzato dalle emozioni, possiamo intuire quanto sia basso il numero di italiani (molto meno di 11.339.964) che vota facendo scelte razionali. Sfruttando le percentuali fornite da Tullio De Mauro possiamo desumere che 32.700.465 di individui (utilizzando gli aventi diritto al voto a dicembre 2016) non sono in grado di comprendere un discorso politico. Partendo dalla stima di 11 milioni che votano e capiscono un discorso politico, proviamo a distribuire in maniera proporzionale il ragionamento di prima alle preferenze dei votanti. Tutti quanti fanno scelte applicando un proprio filtro del “valore soggettivo” poiché l’utilità è sempre soggettiva, ed è influenzabile da diversi fattori, culturali e ambientali. Degli 11 milioni di votanti capaci di comprendere un discorso politico nel 2013, 3,3 milioni hanno votato per il cosiddetto “centro sinistra”; 3,3 per il cosiddetto “centro destra”; 2,8 milioni per il M5S; 1,1 milioni per la “destra montiana” e poi gli altri. La contesa politica del consenso è molto ampia e riguarda il più grande partito: 32,7 milioni di votanti che non capiscono un discorso politico e vota di pancia, come si dice in gergo, ma soprattutto vota attuando un processo di imitazione rispetto alle proprie relazioni personali e ai giudizi e/o pregiudizi delle persone che conosce. Poiché questo meccanismo della scelta coinvolge anche le persone capaci di capire un discorso politico possiamo affermare con certezza che molto più di 24,6 milioni di persone scelgono affidandosi agli altri. Il dramma è che questo comportamento sostiene la nostra classe politica ed è il principale problema del nostro Paese (l’ignoranza funzionale e di ritorno).

Tornando ai temi della scelta, se De Mauro ci informa del fatto che buona parte degli italiani ha deficit cognitivi possiamo affermare che le “loro” scelte sono senza dubbio emotive, ma soprattutto sono gli altri che scelgono al posto loro poiché incapaci di fare valutazioni. Tale situazione influisce nell’economia reale, cioè nei consumi e nella vita socio-politica producendo danni alle presenti e future generazioni che spesso emigrano poiché ignorate, incomprese e sfruttate dal proprio ambiente. Le conseguenze politiche sono drammatiche e sono sotto gli occhi di chiunque: il nichilismo, l’individualismo, l’apatia politica, l’incapacità di selezionare una classe politica degna e preparata, la trascuratezza del nostro territorio e danni ambientali, ed economici. La soluzione al problema è una sola affrontare l’ignoranza funzionale e di ritorno degli italiani avviando programmi educativi per gli adulti.

analfabetismo funzionale

Read Full Post »

Secondo il dizionario Treccani innovazione significa l’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione; oppure in senso concreto, ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica.

L’innovazione tecnologica e informatica che stiamo assistendo con l’introduzione dei robot e dell’intelligenza artificiale è suggerita per assecondare un modello di sviluppo capitalista che ignora le leggi della natura, e in determinate applicazioni mette a rischio la specie umana.

Le classi dirigenti stanno sottovalutando o ignorando gli effetti a medio e lungo termine di alcune tecnologie capaci di sostituire l’essere umano nel processo decisionale. Le implicazioni etiche attraverso la diffusione di algoritmi che sostituiscono la politica sono enormi, c’è il serio rischio che la conduzione della res pubblica possa essere “appaltata” ai robot e agli algoritmi.

Secondo la teoria del sistema-mondo dell’economia moderna il funzionamento del capitalismo fa sorgere una divisione internazionale del lavoro che genera gerarchie di Stati o regione interdipendenti, ne abbiamo un esempio lampante anche nell’euro zona con paesi centrali e periferici. Tutto ciò è previsto dal modello di sviluppo neoliberista che consiglia la cosiddetta deregolamentazione dei mercati, che preferisce zone economiche speciali (zes) per agglomerare le industrie, e ciò è avvenuto trasformando l’Asia nella fabbrica del mondo, ed anche nell’euro zona, esistono zes per agglomerare zone produttive che sfrutta le disuguaglianze di riconoscimento (salari ridotti) per ridurre i costi.

Il dramma sociale di questa religione capitalista è che si realizza attraverso la regressione culturale delle masse popolari. La necessità di avere schiavi è funzionale alla produttività mentre la distruzione degli ecosistemi è semplicemente ignorata. Attraverso l’innovazione tecnologia, l’élite degenerata aumenta la produttività e la utilizza anche per avere avere (popoli) consumatori ignoranti e sempre interconnessi, affinché le APP programmate dalle imprese possano influenzare e scegliere al posto degli individui. Internet e le reti sono un’evoluzione dei sistemi di controllo (il famoso Grande Fratello orwelliano) attraverso tecniche di manipolazione più seducenti ed efficaci. Le APP programmano bisogni indotti, cioè capricci.

L’innovazione tecnologica di questi ultimi quattro anni offre grandi opportunità di profitto per i possessori di capitali finanziari e per le multinazionali che sfruttano le zone economiche speciali situate nella periferia delle economie mondiali (Asia e Africa), poiché impiegando robot cancelleranno i costi dei salari. Non c’è dubbio che si tratta di un’innovazione ma sarà utile alla società umana? L’aumento dei profitti e del capitale sarà utile alla società umana? Su questo pianeta ci sono miliardi di poveri, disuguaglianze crescenti e problemi concreti nelle aree urbane, l’innovazione delle multinazionali sarà utile alla soluzione di questi problemi? Osservando l’indifferenza e il cinismo delle multinazionali come amazon, google, apple, facebook possiamo prevedere facilmente che i poveri che sopravvivono in Africa e in Asia, resteranno poveri, come schiavi a disposizione delle produttività. Il problema delle multinazionali è che il capitalismo ha favorito l’aumento delle disuguaglianze anche in Occidente, toccando soglie intollerabili anche in Paesi che hanno costruito proprio la cultura occidentale: Grecia e Italia, in primis, e poi Spagna, Portogallo, Irlanda. La recessione tocca anche la Francia.

E’ evidente che l’impero della vergogna, cioè delle multinazionali, è privo di coscienza civica poiché il cosiddetto sviluppo (la famigerata crescita) riguarda l’aumento dell’avidità e l’accumulo inutile di capitale privato, ma tutta questa concentrazione di ricchezza monetaria non è affatto utilizzata per cancellare la povertà, e le disuguaglianze; e tanto meno questa ricchezza viene impiegata in programmi di istruzione per aiutare i ceti meno abbienti, o di prevenzione dal rischio sismico e idrogeologico. Poiché tutto il mondo è capitalista non esiste ridistribuzione dell’accumulo del capitale perché le istituzioni politiche tollerano sistemi fiscali (il mondo off shore) che annichiliscono il ruolo pubblico dello Stato, e quindi, a norma di legge, si evita la ridistribuzione.

Innovazione e miglioramento sono cose distinte. Secondo il dizionario Treccani miglioramento riguarda il fatto di migliorare, cioè di diventare migliore, di progredire verso condizioni più soddisfacenti, di volgere al meglio; pertanto se aumenta la produzione di merci attraverso l’innovazione non è affatto scontato che si migliori, anzi, nel caso specifico circa l’impiego di robot e intelligenza artificiale i possessori dei capitali finanziari e talune multinazionali stanno innescando e favorendo una regressione degli individui, stanno peggiorando le condizioni ambientali del pianeta, e stanno uccidendo vite umane relegandole in condizioni di vita irreversibilmente degradate (slums).

Il tema è vecchio, e fu ampiamente anticipato da Heidegger circa la tecnica. E’ oggi che si manifesta il serio rischio di auto distruzione della nostra specie, mentre la classe dirigente e soprattutto quella politica appare incapace di affrontare il tema, probabilmente per due ragioni: non è culturalmente preparata (ipotesi molto vicina alla realtà), e forse tale classe è espressione diretta degli interessi privati e non dell’interesse generale.

Poiché la società moderna è espressione della sua “cultura”, è necessario un cambio paradigmatico che dovrebbe avvenire attraverso gli stessi meccanismi di controllo (emozioni, istruzione, media, linguaggio e ambiente), cioè agendo sul piano culturale, sugli stili di vita e soprattutto sul piano politico. La cultura si modifica nel tempo ed è un sistema dinamico complesso. Se osserviamo le nostre città possiamo dedurre che la cultura moderna del secondo dopo guerra ha prima favorito l’accesso a un salario, poi dagli anni ’80 l’ha prima ridotto e poi negato, e attraverso l’evoluzione del capitale nel nuovo millennio, ha favorito un peggioramento delle condizioni di vita del “ceto medio”, arrivando a pregiudicare il destino delle presenti e future generazioni. Se osserviamo le nostre potenzialità culturali, possiamo intuire che sarebbe “facile” ribaltare tale destino, se avessimo il coraggio di lasciare il piano ideologico sbagliato, per piegare la tecnica e indirizzarla nell’utilità sociale, poiché alcuni recenti innovazioni consentono di uscire dalla dipendenza degli idrocarburi, di usare razionalmente l’energia e di favorire lo sviluppo umano. In questo processo è fondamentale ripristinare la democrazia, riappropriandoci del senso della vita e dell’auto determinazione necessaria per la libertà. Ad esempio, è necessario superare il tipico dualismo occidentale fra natura e cultura, considerate separate e contrapposte, che pone l’uomo al di sopra della natura, e poi di seguito superare l’invenzione delle gerarchie sociali e il colonialismo.

Abbiamo un miglioramento della società umana uscendo dalla religione capitalista e approdando sul piano bioeconomico, poiché utilizza le leggi della natura e l’etica per compiere scelte sostenibili ed equilibrate.

geografia-umana-carattere-connettivo

Il carattere connettivo della vita umana. Fonte immagine: Greiner, Dematteis, Lanza, Geografia umana. Un approccio visuale, Utet, 2012.

creative-commons

Read Full Post »

Leggere ci aiuta

Da anni leggo e cerco di aggiornarmi per capire una disciplina che determina negativamente la nostra esistenza. Ho letto diversi testi che riguardano la moneta e l’economia, facendomi una certa idea di questa religione, poiché oggi più che mai questi argomenti condizionano la nostra esistenza, nonostante non debba esser così, ahi noi è così, nonostante la vita su questo pianeta sia determinata dalla fotosintesi clorofilliana. Per chi come me, non ha studiato economia, ma percepisce che gli strumenti di questa disciplina ci colpiscono negativamente, vorrei consigliare tre letture: Galbraith, Galloni e Shaxson.

Galbraith storia dell'economia

Galloni l'economia imperfetta

Shaxson le isole del tesoro

E’ la conoscenza che ci rende liberi. Il testo di Andrè Gorz vi consentirà di osservare l’economia con gli occhi della specie umana.

Gorz Ecologica

Buona lettura!

Read Full Post »

Daniel-Garcia-Art-Illustration-Personal-Slaves-Capitalism-Consumer-Product-Woman-Man-Fashion-Food-Porn5

Daniel Garcia, l’individuo rapito dalle merci da consumare (capitalismo e bisogni indotti).

L’enorme forza del potere odierno proviene dalla maggioranza dei cittadini nichilisti ed apatici, da coloro i quali si sono fatti psicoprogrammare dal mainstream. L’élite ha impiegato circa trent’anni per costruire questa società di servi spontanei, e non ho idea di quanti anni ci vogliono per civilizzare la società.

Le scelte sono condizionate dall’etica, dal livello di coscienza, dalla cultura individuale e dal tempo dedicato alla riflessione. In questi frangenti sappiamo se siamo liberi di comprendere e di scegliere per noi e per gli altri, e questo aspetto è direttamente legato all’accesso della conoscenza. Oltre a ciò, sono le emozioni a influenzare i processi cognitivi e quindi le nostre scelte. Chi controlla la conoscenza e l’informazione determina il livello di democrazia di una comunità, ed oggi esiste una forte contraddizione dal fatto che ognuno può accedere alla conoscenza senza “filtro” (internet e biblioteche), ma pochi lo fanno. In sostanza, la cultura è anche “fondazione” di etica legata alla coscienza umana, alla consapevolezza.

La debolezza psicologica: è altrettanto nota la ragione secondo cui la maggior parte degli individui ripone ancora fiducia nelle istituzioni. E’ stato ripetuto l’esperimento Milgram circa il comportamento degli individui sottoposti ad una pressione dell’autorità. L’esperimento dimostra come funziona l’obbedienza, e quanto sia “difficile” ribellarsi di fronte a comandi che recano danni agli altri individui; l’esperimento mostra uno sconcertante aumento del cinismo. Se uniamo il problema dell’ignoranza di ritorno coi risultati dell’esperimento Milgram possiamo renderci conto del perché sia difficile realizzare un cambiamento in Italia, ma non impossibile. Consci di questa situazione possiamo pianificare un’efficace rinascita delle coscienze addormentate, e pertanto sappiamo bene quanto sia importante svelare le credenze (PILmonetarismocrescita, petrolio) di una società immorale, e che l’evoluzione si realizza attraverso l’educazione e l’applicazione di modelli sostenibili utili a mostrare un confronto (felicità, bioeconomia, fotosintesi clorofilliana, scienza della sostenibilità). Il modello realizzato stimola curiosità, attenzione e riflessioni.

L’ignoranza: cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea (Tullio De Mauro, “Analfabeti d’Italia, Internazionale 734, 6 marzo 2008).

L’attuale società sembra essere poco inclina alla cultura, all’etica ed alla coscienza, figuriamoci alla democrazia.

L’imbroglio: secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori (Laurent Bègue, “Piccoli inganni quotidiani”, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 26).

Un soggetto politico serio ed onesto dovrebbe affrontare il problema della cultura degli italiani e predisporre piani e programmi ad hoc. Nel mercato della politica questo aspetto non è considerato un piano conveniente per i dipendenti eletti poiché un cittadino colto non è più addomesticabile poiché reso libero di scegliere e quindi di contendere i ruoli istituzionali. Oggi non esiste alcun soggetto politico seriamente impegnato nella formazione civica dei cittadini perché gli attuali dipendenti non vogliono perdere quel potere e quella visibilità determinata proprio dal ruolo istituzionale. In generale tutti i partiti politici capiscono solo due cose: i soldi ed i voti, e la politica dei partiti è strettamente legata al PIL (a meno che i partiti non siano finanziati direttamente dalle aziende, modello USA che legalizza la corruzione), poiché attraverso questo indicatore si misurano le tasse. Se diminuiscono le tasse cala anche il tornaconto economico dei partiti, in maniera analoga il medesimo meccanismo funziona col consenso (promesse elettorali). Per invertire questa consuetudine è necessario alzare il livello culturale dei cittadini che non dovranno più votare i partiti che li assecondano, ma dovranno partecipare direttamente al processo decisionale al fine di perseguire il bene collettivo e sostituire i mediocri dipendenti eletti scelti a caso, o per il tornaconto delle lobbies, e scegliere i meritevoli capaci di migliorare la società. I cittadini stessi dovranno impegnarsi direttamente e imparare a valutare i dipendenti eletti in maniera obiettiva (openbilanci.it) e non più di “pancia”, si tratta di abbandonare nichilismo, egoismo ed abbracciare l’altruismo, valutare il merito, caratteristiche tipiche della democrazia.

Gli aspetti positivi: la fine dell’epoca industriale sta insinuando il dubbio nelle persone e sta aumentando la consapevolezza, fra i cittadini scollegati dal sistema, di dover cambiare le regole del “gioco”. L’enorme vuoto politico oggi non è riempito, rimane il vuoto (il partito del non voto), e buona parte dei cittadini non essendo militanti di un partito si comporta seguendo le proprie percezioni, buona parte  è disorientata (il partito del non voto). Il vuoto rimane tale poiché organizzare l’attività politica ha un costo ed oggi sembra non esserci il desiderio di aggregare competenze e capacità per offrire nel mercato politico una speranza concreta di cambiamento serio, leale e duraturo. Quando la recessione sarà ancora più feroce può darsi che gli italiani capiranno che la democrazia (non la democrazia rappresentativa) è un bene dell’umanità che ogni cittadino dovrebbe conoscere e sperimentare al fine di garantire libertà alle generazioni presenti e future, e un minimo di prosperità con una politica economica fondata sulla bioeconomia. Un altro aspetto positivo sta nel fatto che una piccola parte dell’imprenditoria e del mondo delle professioni sta realizzando quel cambiamento necessario, ma è una piccola parte della società civile che non ha una rappresentanza politica e usa le proprie professionalità e capacità (organizzazione, capitale e lavoro) per realizzare progetti sostenibili. Se quella parte di cittadini disorientati (il partito del non voto) riuscisse a capire l’approccio di questa piccola parte di società civile allora in Italia si potrebbe realizzare quell’evoluzione sociale di cui tutti noi abbiamo bisogno. Uscendo dal nichilismo è possibile condividere i progetti sostenibili ai cittadini stanchi del vecchio sistema e quindi migliorare la società vivendo un cambiamento dei paradigmi culturali.


Teleguidati (estratto da Qualcosa che non va):  Emblematico l’esperimento realizzato in occasione delle presidenziali americane del 2004 dagli psicologi Drew Western, Stefan Hamman e Clint Kilts. Selezionarono due gruppi rappresentativi, uno di militanti democratici e l’altro di militanti repubblicani, li collegarono a una macchina capace di registrare le loro reazioni cerebrali e li misero di fronte a immagini in cui i due candidati (il democratico John Kerry e il repubblicano George W. Bush) cadevano in evidenti contraddizioni. Ebbene, le contraddizioni si rivelarono evidenti solo in teoria dal momento che il cervello degli elettori democratici rifiutò di registrare quelle di Kerry mettendo perfettamente a fuoco quelle dell’avversario Bush. E viceversa. […] L’importante è suscitare emozioni forti perché «gli elettori decidono di votare sulla base di meccanismi irrazionali che spesso hanno nell’universo magico che attiene al linguaggio del corpo del leader un elemento decisivo. In una parola: empatia».[1]
Gli studi e gli esempi sopra citati mostrano quanto e come lobbies, élite e potenti siano molto attenti nel controllare le masse per orientarle a seconda dei propri scopi.
La delicatezza della questione e/o le “preoccupazioni” arrivano anche dalle neuroscienze, tant’è che secondo gli studi odierni di psichiatria è noto che il cervello, ossia le strutture biologiche, sia plasmabile dalla relazione con l’ambiente, la relazione fra l’individuo e gli altri, la società, il vissuto biografico. Secondo il neuropsichiatra Piero Coppo: «parlando di salute mentale, il nodo centrale è la relazione tra la nostra mente e l’ambiente in cui si sviluppa».[2]

[1] FRANCESCO COSSIGA, ANDREA CANGINI,  fotti il potere, Aliberti editore 2010, pag. 228

[2] Paola Emilia Cicerone, Etnopsichiatria, nella mente degli altri, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 60

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: