Dalla crisi alla rinascita

Sette anni fa scrivevo, in “Qualcosa che non va”, che i temi della politica contemporanea si sarebbero concentrati sui rapporti di forza e di potere relativi alla moneta, la sua sovranità, e poi sulle forme di partecipazione e sull’energia. Un processo di riforma radicale dell’UE è doveroso ma non penso che ciò accadrà perché la maggioranza dei soggetti politici presenti non hanno valori e idee socialiste.

La teoria liberale aveva la necessità di affermare una credenza strategica, e cioè raccontare la favola della “neutralità delle politiche monetarie” per sottrarre potere allo Stato di creare moneta, e assegnare tale potere a istituti privati. In un sistema capitalista quale il nostro, una volta gambizzato lo Stato dei propri arti naturali è chiaro che l’obiettivo dei liberali è raggiunto, poiché popoli e comunità sono tutti sotto il ricatto del mercato, controllato da banche private e imprese che possono accumulare capitali e distribuirli a chi lo desiderano.

Per evitare errori del passato realizzati anche dallo Stato, oggi possiamo integrare l’approccio post-keynesiano con la bioeconomia, che trasforma l’economia in un sistema di flussi in entrata e in uscita per misurare gli errori della produzione e suggerire la costruzione di un sistema ecologico. In tal senso, le teorie migliori, cioè quelle che leggono e interpretano efficacemente l’attuale capitalismo neoliberista, emergono dalla scuola marxista che ha sviluppato la scuola ecologica, ed è capace di leggere correttamente sia le variazioni spaziali e quindi la circolazione del capitale, ma soprattutto la critica sociale e ambientale sui territori “centrali” e “periferici”.

La crisi economica innescata dalle politiche di destra, dal famigerato neoliberismo, ha favorito le destre estreme, cioè il sepolto nazionalismo con nuove e vecchie immagini. Fra questi temi, l’energia è quello più trascurato, e sostituito dalle migrazioni innescate da guerre e capitalismo. Questi temi oggi polarizzano i voti, e non sono trattati dai partiti e dai media in maniera seria ma sono strumenti di speculazioni per contendersi il consenso. I media, corresponsabili della costruzione del linguaggio politico hanno voluto introdurre il termine “sovranismo” nell’uso corrente, sostituendo ed edulcorando il concetto di “sovranità”. In questo modo i media hanno accelerato la polarizzazione dei voti, favorendo il successo elettorale dei partiti nazionalisti. Un contribuo sostanziale per questa confusione politica, è fornito dalle stesse istituzioni politiche, europee e nazionali, perché occupate da soggetti politici poco responsabili; da un lato c’è l’ottusità dell’élite europea che non vuole ridiscutere regole palesemente sbagliate, e dall’altro gli speculatori nazionalisti che per sete di potere pensano ai propri affari sfruttando il sistema off shore.

I nazionalisti hanno elaborato una semplificazione dei temi ed hanno scommesso su un calcolo elettorale, già usato in passato (Mussoli e Hitler), stimolare rabbia e paure delle comunità concentrandosi su due temi: “attaccare l’UE” e “chiudere i confini” per evitare l’ingresso di altri extracomunitari, “criminali”. Tutto il linguaggio è volto a deresponsabilizzare elettori e ceto politico. La prima paura è volta a narrare il fatto che i problemi economici degli italiani siedono nell’UE e non in Italia, agendo sulla deresponsabilizzazione delle classi politiche locali e dei cittadini, cioè la colpa della tua condizione economica non è tua, ma di Bruxelles. Medesimo schema è stato utilizzato per cavalcare i preesistenti problemi di sicurezza nelle periferie urbane: il tuo problema non è dovuto dall’assenza di politiche socialiste che garantiscono alta istruzione, nuovi impieghi, integrazione e presenza di forze dell’ordine, ma dalla presenza di stranieri arruolati dalla criminalità organizzata. In questo modo, buona parte dei cittadini disinformati, non si è accorta delle politiche delle destre (Lega Nord, Forza Italia e PD) che hanno ridotto i sistemi di welfare e le forze dell’ordine.

Da circa venticinque anni prevale la mediatizzazione coniugata alla personalizzazione della politica, trasformata in show e apparenza, in principio fu Berlusconi con Mediaset (potere mediatico e politico) che oggi incide tantissimo, e questo processo degenerativo di fatto ha svuotato di senso la democrazia rappresentativa, scadendo nell’inciviltà. La carta vincente della Lega è stata quella di costruire un’efficace campagna pubblicitaria agendo sull’immagine del proprio leader, che spesso, attraverso i social non comunica in chiave politica ma si sforza di risultare simpatico a qualunque cittadino. Salvini, forse memore dell’esperienza Grillo, ha usato un linguaggio teatrale, perché la battuta, lo scherno, il dileggio, l’insulto hanno maggiore efficacia nei confronti di milioni di individui privi di un’identità politica, ed usa i social media per esprimere un’opinione su tutto, è un tuttologo. Questa insistenza ha saputo celare un dato politico, la Lega è un partito dell’establishment neoliberale, proprio come il PD, ed ha un grave problema di corruzione interna. Salvini è riuscito a diventare credibile narrando mezze verità sfruttando l’incapacità di milioni di elettori nel capire la realtà, molto più complessa. La sinistra, banalmente, non esiste più ed anche in questo contesto le televisioni e i giornali hanno contribuito in maniera determinante ad aprire autostrade alle destre estreme, in che modo? Continuando a etichettare di sinistra il Partito Democratico, che non è mai stato un partito di sinistra, ma è palesemente espressione dell’establishment neoliberale. Come avvenne nel 2013 per il partito di Grillo, quando tutti i media attaccavano i grillini, l’effetto fu quello di aprire autostrade alla novità del momento. Il contesto è cambiato poiché oggi i grillini sono molto più noti, e questa notorietà messa alla prova del governo, li ha fatti conoscere meglio svelando la loro inconsistenza e cattiva fede.

Il teatro di media e partiti ha saputo, ancora una volta, nascondere la complessa realtà italiana divisa in due mondi: la pianura padana industrializzata “semi-periferia” dell’euro zona, strettamente connessa al “centro” cioè Austria, Sud della Germania e Francia; e poi il meridione “periferia economica” con alta disoccupazione destinato a consumare le merci prodotte dal “centro”. La nota disuguaglianza territoriale fra Nord e Sud, forse in pochi l’hanno compreso, ma è una disuguaglianza parassitaria del Nord contro il Sud costretto a consumare merci prodotte dal “centro”. In completa analogia è il medesimo processo capitalista ideato dalla globalizzazione neoliberista in tutto il pianeta. Il modello crea centri di accumulazione del capitale, oggi nelle aree urbane con le cosiddette “capitali mondiali” a danno dei territori depredati, altre aree urbane e rurali, e messi in condizione di non produrre per assenza di investimenti pubblici e privati, e per concorrenza sleale attraverso le famigerate zone economiche speciali, luoghi dello sfruttamento. Inoltre, non bisogna dimenticare il disegno eversivo della Lega Nord con la famigerata “autonomia differenzia”, uno slogan incomprensibile che nasconde l’egoismo della solita vecchia secessione per rubare legalmente risorse pubbliche ai poveri e concentrarle al Nord, ma si tratta di un disegno incostituzionale che oggi è persino “appoggiato” dai voti meridionali concentrati nel M5S, un partito di incapaci, e nella Lega stessa che mette presidi nel Sud, un paradosso incredibile.

Il voto insegna che i meridionali non sono rappresentati, cambiano idea velocemente e risultano esser incapaci di organizzare un proprio strumento politico per fare i propri interessi scegliendo politiche pubbliche socialiste bioeconomiche, capaci di stimolare lo sviluppo umano e favorire attività e funzioni caratteristiche dei propri territori. La realtà italiana dovrebbe insegnare agli elettori che per uscire dalla regressione e dalla crisi, tutti noi dovremmo costruire politiche di sinistra perché sono le uniche che ripristinano un ruolo dello Stato nella programmazione economica, e dovremmo suggerire un salto culturale per condurre tale intervento sul piano della bioeconomia, che suggerisce soluzioni dando priorità agli effetti sociali e ambientali, di programmi, piani e progetti.

La narrazione dei media e dei partiti, espone mezze verità (le regole europee sbagliate) e nessuno ha il coraggio di dire che l’UE o diventa socialista oppure il nazionalismo favorirà lo status quo, quindi non è un cambiamento ma il capriccio di cinici demagoghi. L’UE a trazione neoliberista ha generato il nazionalismo, e la soluzione politica si trova in un lungo percorso di auto determinazione e scambio reciproco di risorse riducendo il ruolo del mercato, perché crea danni, sottosviluppo e sprechi, e poi è necessario aumentare lo spazio delle comunità capaci di auto produrre beni. Aggiustate le regole europee (chissà se saranno capaci di farlo), dobbiamo riconoscere che il capitalismo è il problema politico. Il cambiamento, l’alternativa si produce abbracciando la bioeconomia che interpreta correttamente i territori e di conseguenza ci insegna come investire nelle aree marginali ma imparando a spendere. Si spende meglio valorizzando le caratteristiche dei territori, cioè rimuovendo le disuguaglianze di riconoscimento favorendo le risorse umane capaci di innovare attraverso nuovi processi di partecipazione e creazione del valore circa il capitale umano. Questa visione non appartiene a nessuno dei partiti liberisti: Lega, PD, Forza Italia e M5S. Avere il coraggio di promuovere queste politiche bioeconomiche significa fare l’opposto dei nazionalisti, e cioè responsabilizzare le persone prendendosi cura di promuovere azioni politiche e valorizzare il territorio per creare occupazione. Può apparire strano ma non lo è, questo approccio crea consenso.

Piani e progetti per rigenerare i territori creano occupazione, ciò è noto, ma funzionano solo se tali programmi nascono dal basso coinvolgendo le persone e creano un’efficacie sinergia fra imprese, istituzioni, professionisti e cittadini. Nel meridione, si è riscontrato il problema dell’élites locali, che disperdono risorse o risultano incapaci di spendere e coinvolgere le persone. Consapevoli di ciò, determinate élites vanno rimosse e sostituite, mentre piani e progetti di rigenerazione sono gli strumenti necessari per creare lavoro.

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Il consenso elettorale

Il risultato della gara elettorale ha confermato le previsioni. Adesso, il buon senso dovrebbe suggerire una discussione pubblica circa quanto accade e accadrà. «La costruzione identitaria di ogni individuo è una questione politica», scrivevo in “Capitalismo ed egoismo” il 1 dicembre 2015, e poi «l’agire politico dovrebbe costruirsi introno a due aspetti: la teoria (pratiche discorsive) e la pratica (pratiche materiali)» in “La ragione contro il nulla” il 19 febbraio 2018. Durante questi ultimi anni, gli elettori hanno confermato il fenomeno della volatilità dei voti, causa di un’evidente assenza di identità e cultura politica della maggioranza degli individui, i quali fanno scelte in base all’umore del momento, come scrivevo circa un anno fà, e non in base alla propria identità politica perché non la possiedono. Questo spiegherebbe i continui cambiamenti, e soprattutto l’evidente contraddizione politica di quell’individuo che in cabina elettorale vota contemporaneamente sia PD e sia Lega, mentre aumentano i meridionali che votano per i propri nemici capeggiati da Salvini, che adesso sfrutterà questo consenso per realizzare la famigerata secessione attraverso la cosiddetta “autonomia differenziata”; un disegno politico eversivo e incostituzionale a danno del Sud. Questo capolavoro politico lo si deve agli “statisti” del M5S, che come ha fatto Forza Italia in passato, hanno condotto la Lega Nord al potere ed ha sfruttato l’ignoranza e l’incapacità politica del ceto politico grillino per raddoppiare il proprio consenso. Osservando l’aumento delle disuguaglianze che si concentrano soprattutto nel meridione d’Italia, possiamo porci domande e perplessità: perché i meridionali sembrano incapaci di costruire un soggetto politico che faccia i propri interessi? Per quarant’anni hanno creduto alle promesse della vecchia Democrazia Cristiana, negli anni ‘90 hanno creduto a Berlusconi, e adesso votano per il M5S ma con la crescita sorprendente e scandalosa della Lega Nord, al Sud. La Lega cresce al Sud perché i notabili meridionali che erano in Forza Italia si sono trasferiti nel partito di Salvini.

Nel contesto decadente della nostra società capitalista ove le disuguaglianze sono immorali, è evidente l’assenza della sinistra politica, e proprio come accadeva nel Novecento, la destra sfruttò paure e debolezze dei poveri per conquistare il potere; ciò avvenne con l’incapacità della sinistra di leggere la società, e questo favorì la destra razzista e nazionalista. La storia non si ripete mai come nel passato, ma ci sono chiare analogie che dovrebbero suggerire riflessioni serie e approfondite in chi fa politica attivamente nei partiti. Gli interessi degli ultimi, e dei meridionali si dovrebbero coagulare in un partito sinceramente di sinistra perché uguaglianza, ambiente e lavoro sono identità e valori delle utopie socialiste. Oggi, questo strumento partito di sinistra non esiste perché a differenza delle destre che governano l’UE e l’Italia, chi è parte dei partiti di sinistra, sembra non avere quelle capacità di lettura e di comunicazione efficace; oltre al fatto che queste strutture non aggregano cittadini e talenti. Questo vuoto politico si concentra in maniera particolare in Italia, mentre altre comunità europee e persino negli USA, queste sono dotate di risorse umane migliori e pertanto raccolgono consensi elettorali. La polarizzazione dei consensi non è solo il merito della comunicazione politica dei capi: Berlusconi, Grillo, Renzi, Salvini e dei loro staff ma contestualmente è per demerito degli altri, Occhetto, D’Alema, Prodi, Di Maio incapaci di comunicare efficacemente.

All’interno della nostra società, l’assenza di valori politici e di sistemi democratici maturi conferma la prevalenza del leaderismo, ormai consolidato, e innesca la volatilità dell’elettorato facendo pesare molto caratteristiche come empatia, simpatia e antipatia nei confronti delle figure che sono espressione dei partiti. Nel nostro mercato politico, ormai degenerato, questo aspetto è attuale e reale; chi non lo capisce e non lo interpreta correttamente risulta incapace di attrarre consensi. Quando ci sarà la capacità e l’intelligenza di compiere queste semplici analisi, e l’ego di chi tira le fila verrà rimosso per fare spazio al nuovo e alla partecipazione, allora nascerà una sinistra capace di coniugare teoria e pratica politica, e questa sinistra avrà imparato a comunicare, coinvolgendo le persone in maniera creativa e propositiva.

Europee 2019

Domenica 26 maggio, i cittadini aventi diritto al voto sono chiamati a dare fiducia con una preferenza nella scheda elettorale, per eleggere i membri italiani nel Parlamento europeo. In questa campagna elettorale che dura dall’anno scorso, i partiti italiani, tuttiLega Nord, M5S, PD, Forza Italia, La Sinistra, Fratelli d’Italia -, dichiarano di esser critici nei confronti dell’UE, l’istituzione cattiva che crea problemi al Paese Italia. Nella narrazione dei partiti si distinguono solo i toni, alti o meno alti, ma sono concordi nel voler cambiare l’UE per risolvere taluni problemi politici, c’è chi ha costruito un’alleanza con altri partiti europei (Lega Nord) e c’è chi è già alleato (PD, Forza Italia), infine c’è chi è isolato (M5S). L’alleanza a destra, della Lega Nord con taluni partiti, è quella più anomala poiché cerca accordi con quei partiti che hanno interessi opposti all’Italia. Per avere peso politico nel Parlamento, le regole impongono alleanze politiche per promuovere azioni legislative, e pochissimi cittadini italiani conoscono le idee e i valori politici di questi partiti europei che includono anche quelli italiani. Secondo il sottoscritto, la maggioranza dei cittadini italiani voterà alla cieca, come ha sempre fatto nel passato seguendo i propri umori, le simpatie o le antipatie, e non le proprie idee. E’ questo il nostro vulnus culturale, sembriamo elettori incapaci di fare i nostri interessi per aggiustare le istituzioni politiche e ridurre le disuguaglianze. Dalla narrazione dei partiti, durante questa campagna elettorale, possiamo trarre un’opinione veritiera e cioè che questa UE va cambiata, ma gli elettori essendo in buona parte disinformati, saranno ingannati ancora una volta poiché i partiti europei che hanno costruito questa UE, in maniera consapevole, hanno applicato un’ideologia politica ben precisa: il liberalismo evolutosi nel neoliberismo. L’altra lezione veritiera che possiamo trarre, se fossimo informati, è che la narrazione di buona parte dei partiti è falsa, sia perché condividono la responsabilità politica delle politiche liberiste e sia perché talune proposte (Lega) sono contrarie ai valori della nostra Costituzione. L’UE è l’istituzione politica più influenzata dalle lobbies, che hanno sedi sparse nei pressi del Parlamento, ed è quella più inefficiente, persino incapace di controllare correttamente il proprio bilancio per evitare sprechi. L’UE ha persino due edifici separati come Parlamento, mentre gli organi esecutivi: Commissione e Consiglio, hanno più poteri decisionali dell’unico organo eletto dai cittadini. L’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, che si concentrano soprattutto nel meridione d’Italia e poi nelle aree urbane estese, sono state favorite da scelte politiche suggerite dalla religione neoliberista, applicata dalla maggioranza politica che guida l’UE. In Italia, le disuguaglianze hanno una radice storica ben precisa, e sono state programmate e realizzate dalle maggioranze politiche che si riconoscono nella religione capitalista: riduzione del ruolo dello Stato nella programmazione economica e riduzione dei servizi di welfare. In analogia, nel corso degli ultimi vent’anni si sono favorite nuove disuguaglianze nell’euro zona attraverso le regole capitaliste: sleale concorrenza salariale e zone economiche speciali, cioè aree con una speciale giurisdizione.

L’attuale maggioranza politica europea è costituita dal PPE (Partito Popolare Europeo), dai S&D (Alleanza progressisti e socialisti) e l’ALDE (Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa), mentre l’opposizione è costituita dal ECR (Conservatori e Riformisti europei), G-EFA (gruppo dei Verdi), GUE/NGL (Sinistra), EFDD (Europa della libertà e della Democrazia Diretta), ENF (Europa delle Nazioni e della libertà) e infine il gruppo NI cioè il gruppo misto dei non iscritti che non posso promuovere iniziative. Quali sono i partiti europei che si riconoscono nell’ideologia liberale e liberista? Si trovano sia in maggioranza che in opposizione: e sono PPE, ALDE, ECR, ed anche EFDD e ENF ove sono iscritti M5S e Lega che condividono i gruppi con altri partiti di destra liberale e liberista. L’S&D è il gruppo del PD che essendo in maggioranza ha accettato di guidare un’UE liberista, insieme a Forza Italia, iscritta nel PPE, cioè il partito che più di tutti ha costruito questa UE che tutti dicono di voler cambiare, ed è di chiara ispirazione liberale di destra. Concludendo, se si vuole attribuire una responsabilità politica a determinati partiti, gli elettori dovrebbero conoscere la storia politica dell’UE e sapere che i responsabili non sono più presenti per “limiti di età”, tranne Forza Italia che candida ancora Berlusconi, mentre gli altri gruppi politici che ereditano idee liberiste sono PD, Lega, +Europa. Fratelli d’Italia non ha rappresentanti, ma vuole confluire insieme alla Lega in un gruppo nazionalista che notoriamente ha interessi opposti all’Italia. Il M5S è una vera e propria anomalia, poiché pur di assecondare il proprio capriccio di irresponsabilità politica, crea gruppi politici coi liberisti. Per l’Italia, fu la Democrazia Cristiana a costruire questa UE, mentre il PCI era contrario allo SME, cioè al Sistema Monetario Europeo. Oggi in Italia, il partito che assomiglia alla vecchia DC è il M5S, cioè un partito trasversale e opportunista, non democratico che propugna la religione del web, cioè il campo degli ultraliberisti che non pagano tasse agli Stati.

Sul pianeta del capitalismo neoliberale credo sia un errore di ingenuità raccontare che se ci fossero gli Stati Uniti d’Europa staremmo tutti meglio, perché? Perché le disuguaglianze non dipendono dal sistema istituzionale ma dalla religione capitalista che ha creato una “società” a sua immagine.

Per contrastare le immorali disuguaglianze favorite da questi partiti liberali di destra, un elettore maturo e consapevole dovrebbe sostenere un soggetto politico europeo a trazione socialista, per favorire una seria riforma dell’UE e renderla uno Stato sociale e sovrano. E’ un percorso lungo poiché è necessario che i cittadini europei votino, ognuno nel proprio Paese, per un vero partito di sinistra che intende cambiare la natura delle istituzioni europee al fine di democratizzarle e costruire politiche industriali bioeconomiche, per eliminare le disuguaglianze presenti nell’euro zona e stimolare uno sviluppo umano per tutte le persone.

Nell’attuale linguaggio politico narrativo che scorre nei media è passata l’idea di un nuovo schema per semplificare la politica ma non aiuta la comprensione della realtà, oggi esiste un sopra (l’élite degenerata) e un sotto (i popoli), ma gli ultimi votano per i propri carnefici che sono Lega, M5S, Forza Italia e PD. Una corretta interpretazione è quella di riconoscere e distinguere fra liberalismo e socialismo, e solo in questo modo gli ultimi scopriranno che nel Parlamento, chi si ispira veramente al socialismo non ha molti consensi, e questo dato politico impedisce di mettere al centro del dibattito pubblico le immorali disuguaglianze create dalle scelte politiche compiute da tutti per favore la borghesia capitalista e conservare lo status quo.

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