Neofeudalesimo o libertà!

La democrazia rappresentativa non c’è più. Se volessimo individuare una data come spartiacque è doveroso citare il 1981, anno in cui Berlinguer scattò una fotografia della realtà, ed è lo stesso anno in cui il Governo Forlani avviò il processo di privatizzazione della Banca d’Italia. Per capire perché la democrazia rappresentativa, ormai, non c’è più (la democrazia: governo del popolo, non c’è mai stata) è necessario aprire un dibattito sulla cultura degli italiani, la società e l’influenza psicologica della moneta e della religione capitalista sulle persone. La teologia capitalista si basa, com’è noto, su credenze e convenzioni dogmatiche stabilite da teorie che nel corso dei secoli sono mutate, queste si sono più volte contraddette (il capitalismo è notoriamente instabile e crea disuguaglianze, guerre e distruzioni), ma soprattutto è noto che la teologia economicista non abbia alcuna attinenza con la realtà scientifica che determina la vita del nostro Pianeta (ignora l’entropia). La teologia capitalista ha saputo affermarsi diventando un sistema di potere non democratico poiché toglie libertà all’uomo per concentrare potere nelle mani di una ristretta oligarchia. Attraverso industrializzazione, lavoro di schiavitù, pubblicità e nichilismo il capitalismo svuota l’individuo di spiritualità, creatività e senso della vita riducendolo in una condizione di animal laborans, come direbbe Hannah Arendt. Questo non è l’ambito corretto, ovviamente, ma quello ove porre dubbi, domande, riflessioni e osservazioni. Al tema degenerativo dei partiti, aperto da Berlinguer, bisogna aggiungere la trasformazione della società attraverso i sistemi mass mediatici, tema avviato da Pasolini; poi la cultura degli italiani, tema affrontato da Tullio De Mauro, e in fine l’assenza di sperimentazioni democratiche come quelle presenti in Svizzera, che hanno consentito di formare ed educare i cittadini alla democrazia diretta, metodo che responsabilizza gli abitanti rispetto al processo decisionale della politica. Ovviamente non ci si dimentica dei fattori storici, come la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale, i Trattati di Pace e la conseguente colonizzazione dei vincitori attraverso il prestito (Piano Marshall), e il nuovo ordine economico mondiale, l’esclusione dei comunisti dai Governi italiani, gli attentati coordinati dai servizi segreti, il cinema hollywoodiano, l’industria, la pubblicità e l’ideologia dello sviluppo come crescita infinita e sostegno al nichilismo. Per capire la complessità del nostro Paese è necessario studiare l’Ottocento e il Novecento, cioè a partire dagli Stati preunitari (1848 primavera dei popoli), l’industrialismo di inizio secolo e le politiche socialiste, il fascismo e l’inizio del secondo dopo guerra; in quei secoli troveremo molte risposte soprattutto attraverso lo studio delle tecnologie,, delle scoperte scientifiche e delle vicende monetarie. Scopriremo che già nell’Ottocento furono soppresse tutte le speranze per creare l’uomo libero e che la monarchia, le rivoluzioni, i regimi autoritari, e le democrazie rappresentative servirono, col senno di poi, a far crescere l’accumulo di capitali per alcune oligarchie, la borghesia capitalista, e l’invenzione dell’economia neoclassica sono serviti a creare un’élite chiusa e autoreferenziale. Il comunismo, invano, ha provato a costruire una società nuova basata sull’uguaglianza e sulla libertà. L’errore culturale del comunismo come il capitalismo, è stato quello di aver favorito il materialismo attaccando la spiritualità degli esseri umani. Oggi, possiamo osservare che capitalismo e socialismo si trovano sullo stesso piano ideologico della crescita, mentre l’educazione scolastica ha lasciato credere che fossero filosofie opposte. Esse si sono distinte solo per la gestione monetaria e delle risorse economiche (l’accumulo), cioè fra chi preferisce che il capitale si concentri attraverso il libero mercato (liberalismo) e chi preferisce un controllo dello Stato per ridistribuire il capitale. Entrambi gli approcci hanno ignorato le leggi della natura che governano la vita su questo pianeta. Entrambe le visioni contraddicono una delle virtù indicate da Aristotele, e cioè la crematistica, l’arte di fare gli acquisti per evitare l’accumulo, poiché l’accumulo è il segno del vizio e dell’usurpazione delle risorse, a danno delle future generazione. Non c’è dubbio che il socialismo abbia un’etica dell’uguaglianza affinché le persone abbiano un’opportunità di sviluppo umano e non solo materiale, mentre il liberalismo favorisce disuguaglianze, egoismo e competitività.

Se è vero che gli italiani, durante gli anni ’60 fino agli anni ’80, delegavano e partecipavano in massa ai due grandi partiti, DC e PCI, è altrettanto vero che i partiti stessi non favorivano la libera partecipazione ma la cooptazione controllata. Nel 1978 accadono due fatti sconvolgenti per il destino politico italiano, l’omicidio di Aldo Moro, e poi il dibattito sulla moneta unica, mentre pochi ricordano che il PCI era contrario all’ingresso dell’Italia nello SME, precursore dell’euro zona. La cronaca politica e giudiziaria ci ricorda che all’inizio degli anni ’90 i partiti di massa chiusero. Gli eredi della tradizionale socialista, abdicarono a se stessi e decisero di aderire alla “terza via“, per introdurre politiche neoliberali a sinistra, prima di tutto accettando l’idea sbagliata che la moneta sia un fattore esogeno all’economia, pertanto si poteva e si è voluto togliere la sovranità monetaria allo Stato. Nel 1981 il Governo Forlani avviò la privatizzazione della Banca d’Italia, poi l’ingresso nell’euro zona, con una moneta condizionata dal mercato. Anche i processi decisionali della politica furono privatizzati con una serie di riforme del diritto amministrativo, e parallelamente si aprì la stagione “moralizzatrice” (anni ’90) per allontanare i cittadini dai partiti. Si trattò di favorire il nichilismo imperante, operazione riuscita, affinché le SpA potessero diventare i cooptatori dei leaders politici, addomesticati nei think tank inventati dalle stesse SpA, banche e assicurazioni affinché la religione della crescita potesse favorire quel processo di privatizzazione delle decisioni anche nelle pubbliche istituzioni, sorto nell’epoca industriale grazie al pensiero liberale di Adam Smith. Oggi i partiti si trovano in uno stato di degenerazione totale poiché hanno cancellato ogni tipo di relazione umana e ogni tipo di riflessione etica, in quanto decidono e cooptano le persone attraverso consultazioni a mezzo internet, facilmente manipolabili con un click a seconda dei capricci di qualcuno. Se mettiamo in relazione l’ignoranza funzionale degli individui con la capacità di influenza dei social media, possiamo supporre che le persone libere sono costrette a subire la dittatura della maggioranza preconizzata da Tocqueville. Le aziende collegate ai partiti profilano gli utenti dei social media per condizionare gli indecisi. Pericle avrebbe detto che questi partiti sono inutili; Platone avrebbe detto che sono pericolosi poiché l’agire è privo di etica, e Socrate avrebbe detto che assistiamo al trionfo dei sofisti poiché le opinioni prevalgono sulla razionalità. Heidegger direbbe che oggi è la tecnica (informatica) che controlla le decisioni politiche e non più la ragione umana guidata dall’etica; insomma un sistema profondamente machiavellico che non conduce alla felicità.

La sintesi di questo percorso degenerativo è semplice: sostituire la democrazia rappresentativa con l’oligarchia feudale poiché il sistema gerarchico verticale, è soprattutto non trasparente, ha una struttura decisionale più veloce ed efficace ai fini della redditività degli interessi privati e del controllo delle masse. Basti pensare all’elezione diretta dei Sindaci, che violando il principio di separazione dei poteri consente a una sola persona di decidere sulla gestione dei servizi pubblici locali. Oggi, le istituzioni pubbliche funzionano esattamente come auspicò Luttwak in Strategia del colpo di Stato, Manuale pratico, cioè non pensano ma agiscono sotto l’impulso degli interessi privati, sia attraverso l’uso del diritto privato in ambito pubblico introdotto per favorire la massimizzazione dei profitti, e sia attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio, che serve proprio a ridurre la sfera pubblica nella gestione dei servizi per favorire gli interessi dei privati. Il modello sociale italiano funziona attraverso le relazioni personali funzionali a scambio di favori materiali come l’accumulo di risorse e l’avanzamento di carriera senza merito. Le relazioni non sono funzionali all’interesse generale della collettività ma all’interesse privato e particolare, cioè il vassallaggio. Le riforme della pubblica amministrazione avvenute durante gli anni ’90, anziché scardinare l’immorale modello sociale, hanno consentito che il sistema di relazioni già presente, potesse avere una legittimazione e una serie di strumenti giuridici per agire meglio di prima. Il ritorno al feudalesimo si è già realizzato, è in corso d’opera la privatizzazione dei processi politici, sia selettivi circa le marionette chiamate politici, e sia la trasformazione della specie umana, avete letto bene: la trasformazione della specie umana. La trasformazione non avviene in laboratorio, ma a livello di manipolazione mentale delle masse, pensate non sia possibile?! SpA e Governi l’hanno già fatto diverse volte attraverso la propaganda e lo fanno tutti i giorni con la pubblicità mirando alla regressione mentale degli adulti (infantilizzazione) e l’addomesticamento dei bambini che avviene in ambito scolastico. Nulla di nuovo poiché la teoria dell’élites (Pareto), cioè una minoranza che domina una maggioranza di individui è del secolo scorso, e si basa sull’irrazionalità dell’agire e sulla disuguaglianza delle classi sociali, così l’élite sfrutta sentimenti e atteggiamenti irrazionali degli altri dotati di scarse abilità.

Attraverso l’astensionismo crescente, un altro primato è raggiunto poiché le persone che hanno un interessate personale hanno maggiore peso rispetto al voto d’opinione, ormai cosa rara. Nella misura in cui i cittadini rinunciano a delegare, questi favoriscono gli interessi delle lobbies poiché in un sistema di democrazia rappresentativa i pochi voti raccolti consentono ugualmente all’oligarchia di decidere per tutti, compresi i non votanti. E’ altrettanto vero che a causa del clima di sfiducia e soprattutto di profonda immoralità riscontrabile in tutti i partiti sarebbe difficile dare torto al primo partito d’Italia, quello del non voto. Nessun cittadino responsabile dovrebbe sentirsi tranquillo nel dare una delega in bianco a personaggi che non hanno dimostrato alcuna capacità circa la gestione della cosa pubblica, secondo i principi della Costituzione. Ciò accade poiché non esiste alcun processo formativo e selettivo della classe politica, sia locale e sia nazionale, ma è tutto delegato ai partiti, gli stessi che non meritano fiducia alcuna, e qui riscontriamo il corto circuito fra elettori ed eletti, fra cittadini e casta. Nessun partito ha interesse nel legiferare una norma che consenta ai cittadini di selezionare la futura classe dirigente attraverso il merito, e così i cittadini allontanati dai partiti (anni ’90), adesso si allontanano dalle urne elettorali (anni ’10 del nuovo millennio). Il numero di cittadini che non vota ha raggiunto percentuali così alte da far “tremare” il sistema istituzionale, basti osservare le recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria nell’anno 2014, e poi nelle Marche e in Toscana poiché le rispettive assemblee non rappresentano la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma la minoranza. In altre Regioni è rimasto a casa un elettore su due (Campania e Puglia). A mio modesto parere si tratta di un fenomeno chiamato “dissenso consapevole”, ed è ormai un fenomeno di massa contro tutti questi partiti, compresi quelli che si spacciano come anti-sistema, anzi nei loro confronti l’analisi politica è più drammatica poiché in un periodo di crisi essi non raccolgono consensi, anzi li perdono.

L’imbroglio del sistema auto referenziale di partiti inutili può finire se e solo se l’indignazione dei cittadini si trasforma in un progetto politico culturale, facendo l’opposto di quello che fanno i partiti, e cioè usare la democrazia come metodo per attrarre talenti e stimolare la partecipazione dal basso, e la cultura come virtù per selezionare una classe dirigente più preparata e più capace. Il corto circuito rimane poiché promuovere un’azione politica sincera e genuina c’è bisogno di un sostegno economico di lungo periodo, e qui sorge la complicazione dell’autonomia, risolvibile se il finanziamento venisse offerto direttamente dai cittadini, gli stessi che ormai hanno perso fiducia nei partiti. I cittadini hanno il dovere morale di abbandonare il nichilismo e l’apatia poiché è questa l’energia da cui trae forza l’oligarchia che governa il sistema stesso. Manca il coraggio di sperimentare e di cambiare, poiché questo cambiamento è funzione dell’energia dei cittadini stessi che dovrebbero riprendere a sognare un mondo migliore e avviare un percorso democratico, sinonimo di altruismo. La storia insegna che nei momenti di crisi, chi ha tratto vantaggio, sono sempre le solite oligarchie poiché questi nuclei di individui organizzati posseggono le risorse finanziarie sia per finanziare i cambiamenti, e sia per gestire i processi, in quanto i capitali accumulati consentono loro di non avere fretta nell’indirizzare i cambiamenti verso i propri interessi. Per spezzare definitivamente queste catene della schiavitù i cittadini dovrebbero cogliere poche regole e semplici: investire le proprie risorse in progetti di sovranità energetica e alimentare, e prendersi il controllo diretto dei territori rilocalizzando le produzioni, e formare politici che sostengono questi progetti. E’ fondamentale l’aspetto psicologico e culturale, cioè liberarsi dell’invidia sociale e dell’avidità per condurre i talenti verso la leadership dei progetti sopra descritti poiché consentiranno di costruire comunità libere e indipendenti. E’ altrettanto interessante ciò che accade in Spagna attraverso Podemos e le assemblee cittadine chiamate piattaforme di unità popolare, poiché torna e si stimola una passione politica dal basso, l’opposto di ciò che accade in Italia. Attraverso la conoscenza di alcune tecnologie i cittadini possono decidere di liberarsi della dipendenza dagli idrocarburi e possono, finalmente, accrescere la consapevolezza di stili di vita più sostenibili che conducono alla serenità di rapporti e relazioni sociali basate su valori universali, non più sulle merci e sul nichilismo. Nella sostanza se cambia il nostro comportamento circa i consumi, la spesa e gli stili di vita, cambia anche il modello sociale e allora avremo istituzioni che rispondono a nuovi paradigmi culturali. Noi possiamo realizzare quel sistema di rete sinergica interpretando correttamente la bioeconomia e favorire la creazione di una nuova società, e da questa “estrarre” una nuova classe dirigente.

creative-commons

I democratici/2

Dal giorno in cui Berlinguer rilasciò quella famosa intervista sul malcostume dei partiti si aprì la finestra su come realmente opera la democrazia rappresentativa in Italia e soprattutto su come si comportano i cosiddetti eletti dal popolo. Come sappiamo la nostra Costituzione è ben scritta sui principi, ma non contempla efficaci strumenti referendari, sia per selezionare degnamente gli eletti e sia per decidere direttamente senza gli eletti, tutto ciò nonostante nella Costituzione ci siano l’iniziativa ed il referendum, ma sono entrambi zoppi rispetto agli efficaci strumenti presenti in Svizzera.

Per tutta una serie di circostante, di atti legislativi, e di cambiamenti sociali, possiamo essere abbastanza sicuri sul fatto che la nostra società non usi più la democrazia rappresentativa per decidere le sorti dei cittadini, ma stia tornando ad essere una società feudale, ove un’oligarchia controlla le istituzioni pubbliche per soddisfare propri capricci ed interessi particolari di determinate categorie di individui. Una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.

Come preannunciò Berlinguer i partiti sono auto implosi per assenza di vera democrazia e trasparenza, e sono stati distrutti e sostituiti da gruppi di interesse autoritari, auto referenziali, atti a selezionare una classe di servi più efficace rispetto ai vecchi partiti che costituivano comunque un problema per le SpA e per la globalizzazione, che ha il suo fulcro decisionale non nelle istituzioni, ma nelle organizzazioni sovranazionali e nei propri think tank. Quindi è difficile aspettarsi che questi gruppi di interesse abbiano come priorità la democratizzazione della società nel suo insieme.

In quest’ultimo decennio bisogna constatare che i veri democratici non risiedono nel cosiddetto partito democratico, ma nel mondo del terzo settore della società civile. Thomas Benedikter e Paolo Michelotto sono due degli animatori più accesi circa le esperienze e le pratiche di democrazia, e da circa un decennio stanno pubblicando testi significativi per tutti i cittadini e le istituzioni che intendano seriamente restituire il potere al popolo, ed intendano cominciare a prendere decisioni politiche di qualità grazie al processo virtuoso della partecipazione attiva, del pluralismo delle idee e l’accesso alla conoscenza.

Il cambiamento sociale che auspichiamo è insito proprio nella democrazia (governo del popolo), pertanto la crisi della società (una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità) e la sua soluzione dipendono unicamente dai cittadini che devono attivarsi per decidere direttamente sulle sorti della propria comunità, e possono farlo secondo gli esempi virtuosi ben descritti dai lavori pubblicati da Benedikter e Michelotto. Tutto ciò facendo attenzione al fatto che, non è vero che una decisione di una maggioranza sia migliore di quella di una minoranza, se tale decisione non ha rispettato quel percorso ben descritto da Socrate, e cioè la ricerca della verità; anzi osservando la nostra società feudale possiamo anche renderci conto del fatto che buona parte delle decisioni oggi sono determinate dalle opinioni e non dalla verità. Pertanto bisogna accettare le sperimentazioni suggerite dai democratici, poiché uno dei processi virtuosi di tali percorsi sta nel fatto che nella vera democrazia, costituita dal diaologo, dal dubbio e dalle domande, è possibile accedere a nuove conoscenze, e quindi a determinare decisini migliori; cioè è il processo democratico che può aiutare i cittadini a crescere culturalmente.

Il servizio civile di questi cittadini è di estrema importanza e rilevanza culturale, uno sforzo che dovrebbe essere premiato, elogiato, propagandato e profuso in tutto il Paese. I loro siti, blog, condividono testi ed esperienze che consentono a qualunque cittadino di accedere a conoscenze e pratiche, ahimé, ancora poco conosciute ed utilizzate.

I temi della politica contemporanea

Estratto da “Qualcosa” che non va.

Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[1] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[2] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[3] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.

Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.

E’ necessario un cambio di paradigma culturale e transitare dall’inefficiente e immorale cultura degli “economisti” attuali per approdare alla politica delle risorse, la domanda non sarà più quanto costa ma ci sono le risorse per farlo?

La democrazia diretta migliora le persone e le capacità collettive di prendere decisioni migliori, più etiche e più sobrie rispetto a quelle imposte dall’élite degenerata. La felicità dei cittadini aumenta direttamente quando il popolo è parte del processo decisionale. La condivisione di idee, modelli e progetti rappresenta un ottimo punto di partenza per comparare, valutare e scegliere i progetti migliori e adattarli alle comunità locali.

Il presente, futuro della polis è la co-gestione dei beni comuni dove i cittadini sono i primi attori mentre i dipendenti eletti i normali esecutori della volontà popolare, questo processo in Svizzera è sorto nel 1860.

Dal punto di vista della sostenibilità è sufficiente leggere i programmi di numerose comunità: Clean Cities[4] del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti, Energy Cities nell’UE e Solar City sono tutti programmi che incentivano l’uso delle energie alternative rinnovabili e la riduzione dell’inquinamento urbano.

La reale efficacia di tutte queste proposte è data non tanto dalle buone intenzioni, ma dalla loro capacità di adottare strumenti scientifici per misurare l’azione e condividerla ai cittadini poiché essi possano valutare i risultati. La maggioranza dei comuni italiani non adotta tali strategie poiché l’élite sa bene che il potere si conserva soprattutto evitando di misurare il proprio operato nascondendo dati che possono essere interpretati dal popolo. Ad esempio, i comuni non condividono sul proprio sito internet gli impatti sanitari e le emissioni gassose sia perché hanno un ridottissimo numero di centraline sul territorio e sia perché, nella realtà, non rilevano efficacemente l’inquinamento stesso, che può essere facilmente manipolato mettendo le centrali in luoghi poco significativi

 


[1] THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008

[2] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi di carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.

I “democratici” esistono ancora

Sono costretto ad usare il virgolettato nel titolo poiché in Italia il concetto di democrazia è stato completamente svuotato di significato grazie al “potere invisibile” (banche, partiti, media). Col termine “democratici” non mi riferisco al sedicente partito democratico e né ad altri soggetti politici.

I democratici veri sono cittadini consapevoli che stanno cercando, senza il potere mediatico ed economico, di introdurre la democrazia anche in Italia, eh già, perché in Italia e non sono l’unico a pensarlo, ma non esiste né la democrazia rappresentativa e né la democrazia diretta.

Il nostro Paese è stato addomesticato nel corso dei decenni dalle potenti SpA che fanno e disfano ciò che vogliono violando diritti considerati inalienabili solo da quei cittadini civili che conoscono la Costituzione, mentre il potere invisibile ruba e uccide a norma di legge tutti i giorni.

I democratici stanno promuovendo una raccolta firma per introdurre i più avanzati strumenti di democrazia diretta che consentirebbero al sovrano, cioè a noi, di mettere in pratica la sovranità, oggi inesistente, anche per l’inefficacia sia del referendum che dell’iniziativa. I partiti non sono a servizio dei popoli, ma sono taxi delle SpA per promulgare leggi a servizio dell’élite, tutto ciò è noto, e pertanto è naturale introdurre mezzi efficaci per consentire alla società civile di autogestirsi integrando la democrazia rappresentativa.

Anche grazie a questi cittadini, non militanti, oggi vale la pena lottare per il bene comune: ridare la democrazia agli italiani, che ancora non l’hanno vista!

La sovranità appartiene al popolo, solo che non lo sa!!!

Democrazia diretta e partecipazione

Qualsiasi studio sociologico e persino una parte importante delle accademie politiche ed economiche evidenziano un aspetto determinante circa la percezione della democrazia rappresentativa. Negli ultimi decenni si assiste ad una diminuzione del potere democratico rappresentativo e un aumento eccessivo del potere delle SpA che influenza negativamente la qualità delle decisioni politiche che riguardano i diritti dei cittadini, in tal senso si parla di rifeudalizzazione della società poiché oligarchie di pochi gestiscono i destini di tanti.
Quando sappiamo che esiste un network capitalista composto da 147 banche e aziende che controllano il 40% della ricchezza mondiale , dovremmo esser consapevoli che non esiste alcuna democrazia rappresentativa e diretta e che la società occidentale è profondamente malata.
La rifeudalizzazione o la privatizzazione del mondo è nata quando nacque la personalità giuridica delle SpA che divennero “persone” dialoganti con gli Stati, poi divennero soggetti scriventi leggi da far approvare ai parlamentari che le stesse SpA avevano precedentemente corrotto.
La diffusione della televisione e il suo controllo diretto e l’impiego di strumenti di persuasione come la pubblicità e il cinema hanno potuto consolidare il potere delle SpA. Anche le scuole e le università sono state piegate al dogma religioso imposto dall’avidità del capitalismo di rapina, un pensiero criminale, ideato e concepito in alcuni think tank che hanno svuotato di umanità e creatività la maggioranza dei sudditi viventi nel mondo occidentale: i perfetti consumatori. Oggi il virus religioso si espande e cresce in Cina e in India, un domani in Africa.
In diversi Stati, per riequilibrare questo potere negli Enti locali, soprattutto, i comuni hanno deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa per dare maggiore potere al popolo sovrano e avviare processi deliberativi popolari per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate. Si tratta di norme in linea col principio elementare della democrazia, ma soprattutto per introdurre un minimo di equità e giustizia sociale per consentire ai cittadini dove e come destinare risorse proprie, le tasse.
In Svizzera, praticamente, i cittadini tramite l’iniziativa e il referendum hanno l’opportunità di deliberare su ogni cosa senza il rischio di influenze esterne. Da più di un secolo il sistema federale svizzero consente al proprio cittadino di esercitare un diritto elementare, si chiama sovranità. Il tempo e la pratica hanno consentito al popolo svizzero di usare ogni tipo di forma e strumento che consenta ai cittadini di partecipare al processo decisionale della politica, dall’iniziativa al voto postale, fino alle assemblee ed alla modifica dei loro statuti e persino della  Costituzione, aggiornata dai cittadini, che cambia da Cantone a Cantone, la Svizzera è una Confederazione di Stati.
In Brasile, è nata una sperimentazione che si è trasformata in una riforma amministrativa grazie all’introduzione di assemblee popolari deliberative che consentono di individuare le priorità da inserire nei piani pluriennali dei lavori pubblici locali.
I processi democratici svizzeri e brasiliani hanno influenzato numerose comunità, dagli USA fino in Europa e ben 400 amministrazioni locali hanno la consuetudine di usare la vera democrazia per deliberare.
In Italia a livello nazionale, com’è noto, esistono due istituti di democrazia diretta, ma a differenza  della più esperta Svizzera le regole di questi istituti sono inefficaci poiché il Parlamento ha troppi poteri e può contraddire la volontà popolare nonostante sia vietato dall’articolo 1, la sovranità appartiene al popolo.
In ambito locale, le norme (art. 8 supplemento ordinario N.162 del D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000) prevedono l’introduzione di strumenti di democrazia diretta, ma raramente gli Statuti degli Enti locali sono stati aggiornati e spesso gli amministratori scoraggiano la partecipazione popolare.

Gli studi affermano che una componente importante della felicità delle comunità passa attraverso la partecipazione popolare diretta, non filtrata dal potere. La democrazia diretta rende le persone più felici poiché possono concorrere concretamente nella gestione della cosa pubblica e questo aumenta il senso di responsabilità dei cittadini.

Modificando gli statuti degli Enti è possibile introdurre gli strumenti democratici diretti più avanzati e come avviene in Svizzera i cittadini potranno proporre una delibera redatta correttamente in articoli e votarla. L’iniziativa referendaria analogamente alle altre iniziative abbisogna di raccolta firme ma senza quorum di validità. Il quorum di validità scoraggia la democrazia e contraddice il principio democratico: chi partecipa decide.
Come avviene in Brasile i cittadini potranno individuare delle priorità che saranno inserire nel piano triennale dei lavori pubblici e dei servizi.
Il processo deliberativo popolare tramite il bilancio partecipativo avviene grazie a delle assemblee. Vi sono assemblee tematiche che riguardano l’intera città e assemblee territoriali, di quartiere. Durante un periodo dell’anno i cittadini propongono e discutono, mentre in una altro scelgono, col voto, le proposte emerse (priorità). Una volta raccolte le idee più votate una delegazione popolare insieme ad un Ufficio del Gabinetto del Sindaco valuta l’introduzione delle priorità emerse dal basso e le introduce nel piano dei lavori pubblici e dei servizi. La delegazione popolare ha il compito di controllare il processo, ha accesso a tutti gli atti, e riferisce l’andamento dei lavori nelle assemblee popolari.
E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma è dimostrato che solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e questo semplice aspetto determina una crescita creativa e culturale delle comunità, poiché ogni cittadino può ascoltare proposte interessanti tenute nascoste dal mainstream.

Cittadini, prendiamo bene la mira


Non accadeva da 16 anni, circa 28.839.074 di italiani sono andati a votare (57%) per applicare il governo del popolo ed hanno espresso una volontà inequivocabile. Il 95% dei votanti (25.216.418 di italiani) ha detto che l’acqua tramite la gestione degli acquedotti non deve recare profitto per i privati. Ora, bisogna fare attenzione e prendere bene la mira perché l’idea di privatizzare i servizi pubblici è stata introdotta dal Governo di “sinistra” nel luglio 2006:

Linda Lanzillotta, Ministro per gli Affari Regionali del Governo Prodi (allora quota Margherita, oggi PD) presenta il Disegno di Legge n° 772 per il riordino dei servizi pubblici locali. L’atto, collegato alla Finanziaria 2007, è cofirmato da Pier Luigi Bersani (oggi Segretario nazionale del PD), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (PD); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali). Il testo presenta il progetto embrionale per l’affidamento ai privati di servizi fondamentali per la collettività, compresa la gestione delle reti idriche.

Durante la campagna referendaria questi signori di “sinistra” non si sono smentiti e personaggi come Renzi (Sindaco di Firenze), Chiamparino, Fassino (Sindaco di Torino) hanno votato NO, non abrogare norme palesemente immorali mentre Berlusconi ha sperato che il quorum non fosse raggiunto.

Alcune voci, però, si sono levate (nel PD) in questi giorni per sostenere – quantomeno – il No al secondo quesito sull’acqua: quello che vorrebbe eliminare la remunerazione del capitale investito. Tra gli altri, Chiamparino, Renzi, Enrico Letta, Enrico Morando.

Sul tema del nucleare il 94% degli italiani ha detto che non vuole la fissione nucleare mentre il Parlamento europeo dove siedono anche gli italiani hanno votato a favore dell’obsoleta tecnologie nucleare.

I cittadini devono prendere bene la mira e informarsi sul fatto che i dipendenti eletti non rispondono alla volontà popolare ma a quella di lobby immorali che agiscono secondo un unico pensiero dominante che unisce “destra” e ”sinistra” tramite i paradisi fiscali: massimizzare i profitti assecondando il Dio Denaro e le SpA loro amiche.

L’Unione europea è un’organizzazione anti-democratica dove persone non elette dai popoli assecondano la volontà dell’élite mentre “destra” e “sinistra” sono gemelli siamesi utili al divide et impera.

Il risultato, una combinazione di Costituzione e Trattato, è stato denominato “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” e presentato all’opinione pubblica come “La Costituzione europea”. Ha una consistenza di circa 500 pagine che lo rende di difficile lettura . Questa “costituzione” è stata respinta da due dei quattro referendum tenuti nel 2005. Il popolo sovrano di Francia e Olanda si è espresso per il no. Nel Lussemburgo, dove il 98% dei parlamentari aveva votato a favore, più del 40% dell’elettorato si è espresso per il No. In Francia, il 98% dei parlamentari aveva votato Sì, in Olanda l’85%. Il divario tra il popolo sovrano e i suoi “rappresentanti” non è mai stato così profondo. […] Il Trattato di Lisbona non istituisce la separazione dei poteri che è un requisito minimo della democrazia . Gli esecutivi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, rimangono il legislatore più potente a livello UE. Il più debole resta la sola istituzione eletta a suffragio diretto, il Parlamento europeo (PE). Il Trattato di Lisbona estende il suo diritto alla co-decisione ma non in tutti i campi: sono escluse la politica estera e di sicurezza, la politica monetaria e il controllo valutario, le restrizioni al movimento di capitali, le tariffe; Euratom e, in parte, il mercato interno e la politica agricola.

Nel luglio del 2008 l’attuale Parlamento, mai eletto ma nominato dai segretari di partito, ha venduto il popolo italiano alla dittatura europea grazie al Trattato di Lisbona che alimenta leggi ed emendamenti illiberali e che contraddicono l’autoderminazione dei popoli, infatti le norme appena cancellate sono il frutto di direttive che privatizzano i servizi pubblici e soprattutto rispondono agli ordini della BCE, della Commissione e del Consiglio d’Europa istituzioni mai elette dai popoli ma addomesticate da tecnocrati moralmente corrotti che rispondono al desiderio del WTO, del club Bilderberg, della Commissione Trilaterale e altri gruppi elitari.

Secondo gli immorali Trattati internazionali le direttive europee sono prioritarie alle leggi del Parlamento italiano e quindi ci troviamo in un sistema ibrido dove la volontà popolare italiana non dovrebbe contare poiché la privatizzazione è imposta dall’UE.

La soluzione pratica e morale è una sola: sospensione biennale del calcio italiano (doppia soluzione psicologica) e usare gli stadi come agorà per avviare un dibattito pubblico aperto sull’Unione Europea ma prima di farlo i dipendenti italiani, nel Parlamento europeo devono spiegare le ragioni e proporre di introdurre la democrazia in Europa lasciando una proposta di riforma cancellando articoli, nel Trattato, palesemente immorali e contraddittori che consentono alle SpA di violare i diritti umani.

Una volta che gli italiani saranno liberi potranno applicare la Costituzione italiana oggi scavalcata dal Trattato di Lisbona e quindi introdurre moneta sovrana a credito e far ripartire il Paese finanziando i diritti umani e i comportamenti virtuosi.

Questi pagliacci e cialtroni figuranti nei partiti (i partiti in realtà non esistono poiché sostituiti da fondazioni politiche che bevono direttamente dalle banche e dalle SpA locali, i feudi) diranno che hanno vinto loro, mentre i comitati sono sorti dal basso, dai cittadini come noi che da anni dibattevano su questi temi forum 280 – 27-feb-2007. Andiamo avanti!!!

Enrico Berlinguer, questione morale (1981) […] Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Vivere meglio con più democrazia

Eccoli qua, i cittadini attivi della democrazia diretta, hanno scritto un libro a più mani per condividere ed aiutare tutti noi verso un percorso di consapevolezza collettiva. Grazie a tutti voi per aver donato il vostro tempo a sostegno del bene comune, questo strumento prezioso si aggiunge egregiamente a tutti gli altri. GRAZIE di cuore!!!

Il manuale è un vero modello di pratiche utili a costruire una democrazia matura e compiuta, alla portata di qualsiasi cittadino attivo per rivoluzionare il proprio Comune, la propria Provincia o Regione. Un caloroso saluto a Bruno, Thomas, Roberto, Dario, Paolo e Pino.

Possiamo farcela

Conoscere la storia, nel senso più ampio del termine, è determinante per immaginare, progettare presente e futuro.
A causa dell’attuale crisi delle coscienze e per mezzo della crisi materialista figlia della moneta debito sembra che la “moda” di oggi scopra l’acqua calda: vivere in armonia con la natura.
Se un fallimento finanziario consentisse il risveglio delle coscienze, ben venga questo default, anzi, faccia presto, almeno in Argentina le aziende di Stato sono diventate di proprietà dei cittadini.

Già nei secoli passati numerosi esseri umani avevano immaginato e progettato società ideali (1464 Sforzinda), non utopie irrealizzabili, ma esempi veri e tangibili. Dal punto di vista dello spazio architettonico e urbanistico nel periodo medioevale gli architetti hanno ideato e realizzato ambienti a misura d’uomo, ambienti realmente belli e piacevoli. Nei secoli successivi nacque persino l’idea delle città giardino (Garden city, 1898) e dell’architettura organica (1939). Successivamente, la tecnologia prima e l’economia dopo sono degenerate nella moderna matematica finanziaria (Banche centrali e moneta debito) col fine, raggiunto, di scollegare l’uomo dalla natura e renderlo un perfetto schiavo per mezzo del controllo mentale: scuola [Ken Robinson dice che la scuola uccide la creatività], università e televisione; l’uomo schiavo tramite il lavoro e l’invenzione della moneta debito.

Michel Foucault: «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere un certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi.»[1];
[1] estratto dal video condiviso in youtube: Foucault – Chomsky: PARTE I – Potere e Società Futura (ita)
http://www.youtube.com/watch?v=8dgtXCTmAoI

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda  tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.

Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo. Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.[2]

[2] http://www.delaservitudemoderne.org/testo.html

La Storia insegna come l’essere umano sapeva autogestirsi, lo sapeva fare anche nel periodo neolitico, senza l’invenzione delle attuali strutture istituzionali (Presidenti, Sindaci, parlamenti) poiché egli sapeva coltivare la terra, conosceva l’universo (Sumeri) e sapeva costruire edifici idonei.

Nel 2011 la maggioranza degli individui bipedi che camminano non sembrano persone ma soggetti psico-programmati, illusi di vivere liberamente; e oggi questi individui sembra che ragionino unicamente in termini di costi monetari (nichilisti), e sembrano schiavi del lavoro che magari non vogliono fare, ma devono farlo per pagare il mutuo alla banca, le bollette energetiche, le tasse etc (dipendenze virtuali).

Prima dell’invenzione della moneta e prima delle istituzioni gli uomini cooperavano fra loro per la ricerca del cibo, per la gestione del territorio e dei villaggi (dipendenza dalla natura). Prima degli imperi, gli uomini non facevano neanche le guerre e le stesse sorsero per la paura del diverso e per volontà dei capi spinti dall’avidità (dipendenza virtuale) e dalla stupida competitività di rubare risorse ed accentrarle nelle mani di pochi.
Successivamente ed ancora oggi le guerre si compiono sempre per controllare le masse e soprattutto accentrare ricchezze nelle mani di pochi e tenere le masse in schiavitù, ad esempio in Europa e negli USA la maggioranza degli individui è impegnata-schiava in lavori socialmente inutili o davanti alla televisione (dipendenza virtuale) mentre i militari presidiano risorse che interessano alle SpA, quelle che possiedono Governi e media.

Oggi, sembra che l’energia per tenere in piedi l’impero SpA sia maggiore rispetto a quella che ci vuole, dunque, un disequilibrio e potrebbe accadere che tale impero possa cedere per implosione del sistema stesso. L’analisi, può sembrare assurda ma è semplice: le banche centrali misurano tre cose: il petrolio, il PIL, e l’espansione monetaria.

Oggi, stiamo vivendo sul picco del petrolio che produce una crisi energetica ed economica. Il PIL è un indicatore fuorviante e le SpA delocalizzano le sedi costruttive facendo decrescere la produzione degli Stati misurata proprio col PIL. Quando dal 1971 la moneta viene creata dal nulla (non esiste più l’obbligo di stampare moneta secondo un equivalente controvalore in oro – misura di riferimento massa, cioè il peso in kg) e regolata dalla riserva frazionaria col moltiplicatore monetario accade che l’inflazione colpisce prioritariamente i salari pubblici e, in più quando sono stati diffusi gli strumenti finanziari (derivati) accade che la teoria del costo di produzione diventa una mera credenza poiché il valore delle scommesse (derivati) è immensamente maggiore del PIL produttivo mondiale.
I tre elementi dell’impero SpA stanno cedendo tutti e contemporaneamente. Un nuovo ordine mondiale ci sarà: potrà essere un dittatura come preconizzò Orwell e molte SpA stanno spingendo verso questa direzione oppure ci sarà un risveglio delle coscienze addormentate ed i cittadini capiranno che possono essere felici senza governi centrali e senza l’invenzione della matematica finanziaria, ma compiendo un passo evolutivo nella direzione olistica riappropriandosi della vera democrazia: sovranità monetaria, sovranità alimentare e sovranità energetica con fonti alternative.

Noi viviamo perché c’è il Sole, le altre specie non si scambiano una moneta debito per vivere.

Possiamo avere la tecnica al servizio dell’uomo e non come accade oggi, il contrario: noi schiavi della tecnica.
Possiamo realizzare città ideali (luoghi privi di sprechi) che vivono autonomamente (democrazia diretta) tramite applicazioni intelligenti: case che hanno bisogno di, appena, 10 kWh/mq/anno e che producono energia, auto elettriche, orti urbani sinergici, treni a levitazione magnetica, biblioteche civiche di quartiere etc. I costi? Non ci sono costi perché i progetti si realizzano solo se ci sono le risorse, quelle vere: uomini e materie prime. Uno Stato libero stampa moneta sovrana per scambiarsi merci e beni in maniera proporzionata alla domanda e all’offerta.

C’è stato un periodo in cui gli individui erano liberi poiché essi erano intimamente collegati alla Terra. Non esisteva la violenta pretesa della proprietà privata, gli individui non riconoscevano la ricchezza nella moneta, ma nella capacità creativa degli uomini come saper tessere (artigianato), costruire case, arare la terra e gestirla. Lentamente, nel corso dei secoli, prima la tecnica ha sostituito l’uomo sul posto di lavoro  e poi l’informatica ha scambiato gli Stati con le banche. Questo è accaduto perché l’incoscienza ha consentito questa sostituzione tramite l’avidità e la competitività cancellando i diritti umani e rifeudalizzando il pianeta.

La ricchezza e il suo valore erano convenzionalmente riconosciuti nei beni figli della creatività umana. Agli uomini non interessava possedere oro, argento, o banconote. Agli uomini interessava gestire la terra poiché dava frutti e potevano costruirci la casa per la famiglia, per il villaggio.
L’attuale degenerazione è figlia dell’invenzione della matematica finanziaria e delle borse telematiche: luoghi virtuali, non ricchezza reale, dove alcuni giovani di fronte ad un computer si scambiano scommesse, promesse di pagamento e vere truffe finanziarie col fine di rubare economia reale: risorse minerarie, terreni e Stati interi.

Oggi vi sono corporazioni SpA che possiedono gli Stati e le borse telematiche sono i luoghi dove i truffatori concretizzando le loro vincite. Oggi gli eserciti proteggono le SpA nei territori che hanno risorse per la produzione di merci inutili mentre media e scuole manipolano i cittadini americani ed europei per formarli come consumatori degli acquisiti compulsivi.

Possiamo decidere di vivere in armonia con la natura studiando la vera Storia e scoprire che abbiamo tutte le capacità creative di realizzare luoghi per trascorre il tempo che vogliamo con le persone che amiamo poiché in questo periodo, le tecnologie (creatività) possono agevolare questo processo. La vera crescita è non ripetere gli errori del passato, smetterla di dare fiducia alle attuali istituzioni e riporla in noi stessi pronti a cambiare modo di pensare, uscire dal cinismo e vivere cooperando.

Nonostante i nostri vizi e la nostra viltà, ci sono italiani che stanno vivendo il cambiamento nei piccoli comuni. Ecco alcuni esempi: Slow food nacque nel 1986 ed oggi esiste una rete di piccoli comuni che ha aderito andando verso la sovranità alimentare e la riscoperta del saper auto-produrre cibo. Paolo Soleri è l’architetto italiano emigrato negli USA per costruire la prima città moderna sostenibile (1970 Arcosanti).

Oggi, nel solco dei buoni esempi, proseguono queste strade anche altri cittadini, gruppi ed associazioni, in Italia si sono aggiunti la rete dei Comuni Virtuosi ed il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) che rappresentano un modello concreto di operatività sul territorio “dall’alto” e “dal basso”. Esiste un’energia attiva di cittadini pronti a cambiare paradigma culturale conservando i buoni esempi del passato (Storia) unendoli alla tecnologia socialmente utile (innovazione) con la migliore tradizione culturale italiana: cibo, arte e cultura.

La scienza dell’organizzazione è quel tassello che mancava a cittadini motivati e prossimamente MDF con Arcipelago Scec e Transition Italia viaggeranno per l’Italia mostrando buone pratiche, innovazione e cambiamenti permanenti col fine di risvegliare le coscienze umane ed agire uniti dall’etica.

Persino la scena di un film spiega il sistema: dal film “The International”: […] Agente dell’Interpol (Clive Owen): “si ma miliardi di dollari investiti solo per fare il broker? Non ci può essere tanto guadagno per loro.” Finanziere-politico (Luca Barbareschi): “No figuriamoci se mirano a guadagnare dalla vendita di armi. Mirano al controllo.” Vice procuratore distrettuale (Naomi Watts): “Controllo del flusso di armi, controllo del conflitto“. Finanziere-politico: “No, no la IBBC è una banca, il loro obiettivo , non è il controllo del conflitto, è il controllo del debito che il conflitto produce. Vedete il grande valore del conflitto, il vero valore sta nel debito che genera, se controlli il debito, controlli tutto quanto.“In un sistema immorale dove alcune SpA private approvano bilanci con profitti monetari almeno 100 volte maggiori degli Stati USA e dell’UE lo capisce anche un bambino che c’è qualcosa che non funziona, perché gli italiani non lo capiscono? Craxi, in sede di tribunale – Milano, processo Enimont, 1993 – era sorpreso di fronte alle domande “ingenue” del Pm Antonio Di Pietro: «perché imprenditori, società, enti e cooperative sentivano il bisogno di pagare i partiti?» Bettino Craxi: «ci sono gruppi industriali che in Italia sono una potenza, che sono più potenti dei partiti, potevano spaventare e non essere spaventati, proprietari di giornali, di banche[…] loro incutevano timore […] ma si può immaginare che un gruppo come la Fiat non abbia mai dato contributi elettorali a partiti, a candidati […] si può credere seriamente che un gruppo come la  Fiat possa essere stato concusso, spaventato?»

In questi anni la pressione delle multinazionali è ben visibile nei media e nelle università, nel luoghi di dibattito politico, c’è un continuo martellamento nel proporre privatizzazioni in tutti gli ambiti, lo scontro è su questi aspetti. Si vuole persuadere l’opinione pubblica sul fatto che “privato sia meglio di pubblico” ed il potere invisibile lavora a questo, anche in Italia, dal dopo guerra in poi ed ha raggiunto questi obiettivi con l’indottrinamento[1] di un pensiero nelle scuole e nelle università. Quasi nessuno fa notare che l’introduzione dell’uso del diritto privato in ambito pubblico è avvenuto con la riforma amministrativa degli anni ’90 e questo non destò fastidio, se oggi vi sono soggetti che rubano a norma di legge la colpa è del Parlamento che aggirò la Costituzione italiana ed, oggi la Corte Costituzionale è tragicamente silente mentre alcuni soggetti privati ricavano milioni con l’acqua. Il pensiero dominante criminale del produttivismo e dello sviluppo sostenibile sono persino parte integrante del processo deliberativo dell’amministrazione pubblica, una conferenza di servizi[2] di fronte a scelte economiche fa pendere l’ago della bilancia su questioni di “efficienza” (profitto) e non su questioni etiche (tutela della vita umana) e di buon senso. Queste persone non ragionano in termini umani ma in termini di bilancio messo al di sopra del diritto alla vita.


[1] LEWIS F. POWELL, The Powell Memo, Powell Manifesto, 23 ago 1971, http://reclaimdemocracy.org/corporate_accountability/powell_memo_lewis.html

[2] La Conferenza di Servizi è un istituto della legislazione italiana di semplificazione amministrativa dell’attività della pubblica amministrazione, volta ad acquisire autorizzazioni, atti, licenze, permessi e nulla-osta comunque denominati mediante convocazione di apposite riunioni collegiali, i cui termini sono espressamente disposti dalla normativa vigente (Legge 241/90 e s.m.i.). Le determinazioni della Conferenza di Servizi si sostituiscono alle autorizzazioni finali ed hanno lo scopo di velocizzare la conclusione di un procedimento amministrativo, ad esclusione di concessioni edilizie, permessi di costruire e DIA.

La vera democrazia “dal basso”

Anche in Italia cominciano a vedersi i primi esempi di vera democrazia “dal basso” e com’è ovvio che sia non sono i partiti tradizionali a diffondere metodi e strumenti democratici ma singoli cittadini e gruppi genuini che danno vita a vere liste civiche, cioè non maschere dei partiti.

Da diversi anni esistono associazioni culturali che diffondono tali metodi: i Democratici diretti ed il Movimento partecipazione di Genova, a questi si aggiungono PartecipAzione cittadini Rovereto. In Europa l’associazione democracy international controlla l’andamento politico e democratico degli Stati chiedendo l’introduzione di strumenti di democrazia diretta anche nell’Unione europea poca incline all’autoderminazione dei popoli.

La partecipazione e suoi strumenti sono di due tipi: la democrazia diretta pura e senza filtri e la democrazia partecipativa applicabile in ambito locale col bilancio partecipativo inventato a Porto Alegre dai movimenti cittadini ed istituzionalizzato con una riforma amministrativa.

Due libri raccontano molto bene le esperienze di partecipazione nel mondo: Paolo Michelotto, democrazia dei cittadini, Troll e Thomas Benedikter, democrazia diretta, Sonda.

In questo periodo abbiamo assistito a due sperimentazioni molto interessanti, la Rete dei cittadini nel Lazio che imita il progetto di Lista Partecipata ed ora il progetto di lista civica a Rovereto.
Inoltre, da diversi anni l’Associazione Rete Nuovo Municipio diffonde la conoscenza di strumenti partecipativi agli Enti locali, soprattutto Comuni attraverso tecniche di pianificazione partecipata, sempre derivanti dalle procedure deliberative del bilancio partecipativo.

Sintetizzando ecco gli strumenti del potere supremo, della sovranità popolare irrinunciabile ed indispensabile per parlare di democrazia, governo del popolo, in assenza di tali strumenti si parla giustamente di regime totalitario e di dittature.

Gli strumenti:

  • iniziativa popolare
  • referendum abrogativo
  • bilancio partecipativo deliberativo

Per poter esser efficaci e non una presa in giro questi strumenti non devono avere i limiti presenti nelle norme italiane.

  • L’iniziativa popolare deve essere vincolante per i dipendenti eletti, cioè essi devono avere l’obbligo di valutarla in un tempo ragionevole e se non fossero d’accordo la decisione torna al popolo sovrano con referendum confermativo senza quorum di validità.
  • Il referendum abrogativo non deve avere quorum di validità.
  • Il bilancio partecipativo deliberativo è quello strumento che consente ai cittadini di proporre e decidere come spendere una parte o tutto il bilancio del proprio comune, le proprie tasse. Esso non deve essere consultivo.

E’ determinante comprendere il concetto del quorum poiché è alla base dell’elementare principio democratico: chi partecipa decide e mai il contrario. Si tratta delle regole elementari del metodo democratico che poggia su criteri aritmetici: maggioranza, minoranza; e poi dialogo, informazione e partecipazione al processo decisionale. In Italia, con l’inganno, i cittadini usano strumenti di democrazia diretta inefficaci: l’iniziativa ed il referendum mentre in Svizzera gli stessi strumenti sono alla base della vita politica condivisa. Solo in Italia esiste un quorum di validità del 50%+1 degli aventi diritto al voto e, solo in Italia numerose iniziative popolari giacciono nei cassetti senza esser valutate dal Parlamento. Solo in Italia gli strumenti di partecipazione previsti per gli Enti locali non fanno parte degli Statuti ma solo le ridicole Consulte, istituto giuridico scritto per distruggere la partecipazione dei cittadini e far aumentare l’apatia politica che aiuta i partiti tradizionali prezzolati dalle banche. In Svizzera accade il contrario per mezzo di strumenti efficaci, infatti i dipendenti eletti contano molto meno dato che il popolo sovrano possiede strumenti decisionali e di controllo realmente efficaci.

Negli USA esiste persino la revoca del mandato, utilissimo strumento di controllo sugli eletti per mezzo del bilancio a metà mandato elettorale. Tale metodo di controllo sarebbe l’ideale in tutti gli Enti territoriali e cioè la verifica a metà mandato elettorale sulle promesse fatte tramite il programma elettorale e la verifica delle stesse sul bilancio economico locale. Di solito è la Corte dei Conti l’organo di controllo sulle casse locali e nazionali ma la lentezza della macchina non consente un’efficace controllo se non ad errori già fatti. I cittadini sovrani hanno il diritto e dovere morale di controllare i bilanci degli Enti locali e per tanto il bilancio di mandato sarebbe un utilissimo strumento preventivo sulla corruzione. Per mezzo di un referendum popolare si potrà revocare il mandato al Sindaco od al Presidente per truffa a danni dello Stato, per reale negligenza sul programma elettorale ed associazione per delinquere prima che un giudice si possa pronunciare.

La vera democrazia è fortemente osteggiata dal potere invisibile (organizzazioni sovranazionali, logge massoniche deviate, servizi segreti deviati, SpA e banche) per ovvie ragioni dato che attraverso questa forma governativa le lobby perderebbero controllo sulle masse e quindi potere. Gli strumenti servono ad integrare la democrazia rappresentativa e non vanno a sostituirla.

La democrazia rappresentativa non c’è più. La Costituzione italiana nonostante affermi che il potere supremo appartenga al popolo, ha previsto troppi poteri per i dipendenti eletti e strumenti inefficaci per il sovrano e; queste regole antidemocratiche, col tempo, hanno creato e stabilito una casta, un’oligarchia autoritaria che opprime il popolo sovrano. Bisogna democratizzare sia la Costituzione e sia tutti gli Statuti degli Enti territoriali inserendo i più avanzati strumenti di democrazia diretta per integrare l’obsoleta democrazia rappresentativa. I fatti dimostrano che i partiti tradizionali, corrotti ed immorali, non rappresentano la volontà popolare ma quella delle multinazionali.