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Posts Tagged ‘democrazia diretta’

La democrazia rappresentativa non c’è più. Se volessimo individuare una data come spartiacque è doveroso citare il 1981, anno in cui Berlinguer scattò una fotografia della realtà, ed è lo stesso anno in cui il Governo Forlani avviò il processo di privatizzazione della Banca d’Italia. Per capire perché la democrazia rappresentativa, ormai, non c’è più (la democrazia: governo del popolo, non c’è mai stata) è necessario aprire un dibattito sulla cultura degli italiani, la società e l’influenza psicologica della moneta e del capitalismo sulle persone. Un’indagine sul capitalismo inteso come industrializzazione, lavoro di schiavitù, pubblicità e nichilismo che svuota l’individuo di spiritualità, creatività e senso della vita riducendolo in una condizione di animal laborans, come direbbe Hannah Arendt. Questo non è l’ambito corretto, ovviamente, ma quello ove porre dubbi, domande, riflessioni e osservazioni. Al tema degenerativo dei partiti, aperto da Berlinguer, bisogna aggiungere la trasformazione della società attraverso i sistemi mass mediatici, tema avviato da Pasolini; poi la cultura degli italiani, tema affrontato da Tullio De Mauro, e in fine l’assenza di sperimentazioni democratiche come quelle presenti in Svizzera, che hanno consentito di formare ed educare i cittadini alla democrazia diretta, metodo che responsabilizza gli abitanti rispetto al processo decisionale della politica. Ovviamente non ci si dimentica dei fattori storici, come la sconfitta della seconda guerra mondiale e la colonizzazione dei vincitori attraverso il prestito (Piano Marshall) e il nuovo ordine economico mondiale, il cinema hollywoodiano, l’industria, la pubblicità e l’ideologia del progresso inteso come crescita infinita e sostegno al nichilismo. Per capire la complessità del nostro Paese è necessario studiare l’Ottocento e il Novecento, cioè a partire dagli Stati preunitari (1848 primavera dei popoli), l’industrialismo di inizio secolo e le politiche socialiste, il fascismo e l’inizio del secondo dopo guerra; in quei secoli troveremo molte risposte soprattutto attraverso lo studio delle tecnologie, delle scoperte scientifiche e delle vicende monetarie. Scopriremo che già nell’Ottocento furono soppresse tutte le speranze per creare l’uomo libero e che la monarchia, le rivoluzioni, i regimi autoritari, e le democrazie rappresentative servirono, col senno di poi, a far crescere l’accumulo di capitali per alcune oligarchie e l’invenzione del capitalismo è servito a questo, mentre il comunismo, anch’esso come il capitalismo, ha favorito il materialismo attaccando la spiritualità degli esseri umani. Oggi, possiamo osservare che capitalismo e comunismo si trovano sullo stesso piano ideologico della crescita, mentre l’educazione scolastica ha lasciato credere che fossero filosofie opposte. Esse si sono distinte solo per la gestione monetaria, cioè fra chi preferisce che le decisioni siano lasciate al cosiddetto libero mercato e chi preferisce un controllo dello Stato. Entrambe hanno sbagliato, poiché entrambe ignorano le leggi della natura che governano la vita su questo pianeta. Entrambe le visioni contraddicono una delle virtù indicate da Aristotele, e cioè la crematistica, l’arte di fare gli acquisti per evitare l’accumulo, poiché l’accumulo è il segno del vizio e dell’usurpazione delle risorse, a danno delle future generazione.

Se è vero che gli italiani, durante gli anni ’60 fino agli anni ’80, delegavano e partecipavano in massa ai due grandi partiti, DC e PCI, è altrettanto vero che i partiti stessi non favorivano la libera partecipazione ma la cooptazione controllata. Quando i partiti decisero di aderire alla “terza via”, di introdurre le politiche liberali a sinistra e di privatizzare la Banca d’Italia, e persino i processi decisionali della politica, parallelamente si aprì la stagione “moralizzatrice” (anni ’90) per allontanare i cittadini dai partiti. Si trattò di favorire il nichilismo imperante, operazione riuscita, affinché le SpA potessero diventare i cooptatori dei leaders politici, addomesticati nei think tank inventati dalle stesse SpA, banche e assicurazioni affinché la religione della crescita potesse favorire quel processo di privatizzazione delle decisioni anche nelle pubbliche istituzioni, sorto nell’epoca industriale grazie al pensiero liberale di Adam Smith. Oggi i partiti si trovano in uno stato di degenerazione totale poiché hanno cancellato ogni tipo di relazione umana e ogni tipo di riflessione etica, in quanto decidono e cooptano le persone attraverso consultazioni a mezzo internet, facilmente manipolabili con un click a seconda dei capricci di qualcuno. Pericle avrebbe detto che questi partiti sono inutili; Platone avrebbe detto che sono pericolosi poiché l’agire è privo di etica, e Socrate avrebbe detto che assistiamo al trionfo dei sofisti poiché le opinioni prevalgono sulla razionalità. Heidegger direbbe che oggi è la tecnica (informatica) che controlla le decisioni politiche e non più la ragione umana guidata dall’etica; insomma un sistema profondamente machiavellico che non conduce alla felicità.

La sintesi di questo percorso degenerativo è semplice: sostituire la democrazia rappresentativa con l’oligarchia feudale poiché il sistema gerarchico verticale, è soprattutto non trasparente, ha una struttura decisionale più veloce ed efficace ai fini della redditività degli interessi privati e del controllo delle masse. Basti pensare all’elezione diretta dei Sindaci, che violando il principio di separazione dei poteri consente a una sola persona di decidere sulla gestione dei servizi pubblici locali. Oggi, le istituzioni pubbliche funzionano esattamente come auspicò Luttwak in Strategia del colpo di Stato, Manuale pratico, cioè non pensano ma agiscono sotto l’impulso degli interessi privati, sia attraverso l’uso del diritto privato in ambito pubblico introdotto per favorire la massimizzazione dei profitti, e sia attraverso l’obbligo del pareggio di bilancio, che serve proprio a ridurre la sfera pubblica nella gestione dei servizi per favorire gli interessi dei privati. Il modello sociale italiano funziona attraverso le relazioni personali funzionali a scambio di favori materiali come l’accumulo di risorse e l’avanzamento di carriera senza merito. Le relazioni non sono funzionali all’interesse generale della collettività ma all’interesse privato e particolare. Le riforme della pubblica amministrazione avvenute durante gli anni ’90, anziché scardinare l’immorale modello sociale, hanno consentito che il sistema di relazioni già presente, potesse avere una legittimazione e una serie di strumenti giuridici per agire meglio di prima. Il ritorno al feudalesimo si è già realizzato, è in corso d’opera la privatizzazione dei processi politici, sia selettivi circa le marionette chiamate politici, e sia la trasformazione della specie umana, avete letto bene: la trasformazione della specie umana. La trasformazione non avviene in laboratorio, ma a livello di manipolazione mentale delle masse, pensate non sia possibile?! SpA e Governi l’hanno già fatto diverse volte attraverso la propaganda e lo fanno tutti i giorni con la pubblicità mirando alla regressione mentale degli adulti (infantilizzazione) e l’addomesticamento dei bambini che avviene in ambito scolastico.

Attraverso l’astensionismo crescente, un altro primato è raggiunto poiché le persone che hanno un interessate personale hanno maggiore peso rispetto al voto d’opinione, ormai cosa rara. Nella misura in cui i cittadini rinunciano a delegare, questi favoriscono gli interessi delle lobbies poiché in un sistema di democrazia rappresentativa i pochi voti raccolti consentono ugualmente all’oligarchia di decidere per tutti, compresi i non votanti. E’ altrettanto vero che a causa del clima di sfiducia e soprattutto di profonda immoralità riscontrabile in tutti i partiti sarebbe difficile dare torto al primo partito d’Italia, quello del non voto. Nessun cittadino responsabile dovrebbe sentirsi tranquillo nel dare una delega in bianco a personaggi che non hanno dimostrato alcuna capacità circa la gestione della cosa pubblica, secondo i principi della Costituzione. Ciò accade poiché non esiste alcun processo formativo e selettivo della classe politica, sia locale e sia nazionale, ma è tutto delegato ai partiti, gli stessi che non meritano fiducia alcuna, e qui riscontriamo il corto circuito fra elettori ed eletti, fra cittadini e casta. Nessun partito ha interesse nel legiferare una norma che consenta ai cittadini di selezionare la futura classe dirigente attraverso il merito, e così i cittadini allontanati dai partiti (anni ’90), adesso si allontanano dalle urne elettorali (anni ’10 del nuovo millennio). Il numero di cittadini che non vota ha raggiunto percentuali così alte da far “tremare” il sistema istituzionale, basti osservare le recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria nell’anno 2014, e poi nelle Marche e in Toscana poiché le rispettive assemblee non rappresentano la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma la minoranza. In altre Regioni è rimasto a casa un elettore su due (Campania e Puglia). A mio modesto parere si tratta di un fenomeno chiamato “dissenso consapevole”, ed è ormai un fenomeno di massa contro tutti questi partiti, compresi quelli che si spacciano come anti-sistema, anzi nei loro confronti l’analisi politica è più drammatica poiché in un periodo di crisi essi non raccolgono consensi, anzi li perdono.

L’imbroglio del sistema auto referenziale di partiti inutili può finire se e solo se l’indignazione dei cittadini si trasforma in un progetto politico culturale, facendo l’opposto di quello che fanno i partiti, e cioè usare la democrazia come metodo per attrarre talenti e stimolare la partecipazione dal basso, e la cultura come virtù per selezionare una classe dirigente più preparata e più capace. Il corto circuito rimane poiché promuovere un’azione politica sincera e genuina c’è bisogno di un sostegno economico di lungo periodo, e qui sorge la complicazione dell’autonomia, risolvibile se il finanziamento venisse offerto direttamente dai cittadini, gli stessi che ormai hanno perso fiducia nei partiti. I cittadini hanno il dovere morale di abbandonare il nichilismo e l’apatia poiché è questa l’energia da cui trae forza l’oligarchia che governa il sistema stesso. Manca il coraggio di sperimentare e di cambiare, poiché questo cambiamento è funzione dell’energia dei cittadini stessi che dovrebbero riprendere a sognare un mondo migliore e avviare un percorso democratico, sinonimo di altruismo. La storia insegna che nei momenti di crisi, chi ha tratto vantaggio, sono sempre le solite oligarchie poiché questi nuclei di individui organizzati posseggono le risorse finanziarie sia per finanziare i cambiamenti, e sia per gestire i processi, in quanto i capitali accumulati consentono loro di non avere fretta nell’indirizzare i cambiamenti verso i propri interessi. Per spezzare definitivamente queste catene della schiavitù i cittadini dovrebbero cogliere poche regole e semplici: investire le proprie risorse in progetti di sovranità energetica e alimentare, e prendersi il controllo diretto dei territori rilocalizzando le produzioni, e formare politici che sostengono questi progetti. E’ fondamentale l’aspetto psicologico e culturale, cioè liberarsi dell’invidia sociale e dell’avidità per condurre i talenti verso la leadership dei progetti sopra descritti poiché consentiranno di costruire comunità libere e indipendenti. E’ altrettanto interessante ciò che accade in Spagna attraverso Podemos e le assemblee cittadine chiamate piattaforme di unità popolare, poiché torna e si stimola una passione politica dal basso, l’opposto di ciò che accade in Italia. Attraverso la conoscenza di alcune tecnologie i cittadini possono decidere di liberarsi della dipendenza dagli idrocarburi e possono, finalmente, accrescere la consapevolezza di stili di vita più sostenibili che conducono alla serenità di rapporti e relazioni sociali basate su valori universali, non più sulle merci e sul nichilismo. Nella sostanza se cambia il nostro comportamento circa i consumi, la spesa e gli stili di vita, cambia anche il modello sociale e allora avremo istituzioni che rispondono a nuovi paradigmi culturali. Noi possiamo realizzare quel sistema di rete sinergica interpretando correttamente la bioeconomia e favorire la creazione di una nuova società, e da questa “estrarre” una nuova classe dirigente.

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Dal giorno in cui Berlinguer rilasciò quella famosa intervista sul malcostume dei partiti si aprì la finestra su come realmente opera la democrazia rappresentativa in Italia e soprattutto su come si comportano i cosiddetti eletti dal popolo. Come sappiamo la nostra Costituzione è ben scritta sui principi, ma non contempla efficaci strumenti referendari, sia per selezionare degnamente gli eletti e sia per decidere direttamente senza gli eletti, tutto ciò nonostante nella Costituzione ci siano l’iniziativa ed il referendum, ma sono entrambi zoppi rispetto agli efficaci strumenti presenti in Svizzera.

Per tutta una serie di circostante, di atti legislativi, e di cambiamenti sociali, possiamo essere abbastanza sicuri sul fatto che la nostra società non usi più la democrazia rappresentativa per decidere le sorti dei cittadini, ma stia tornando ad essere una società feudale, ove un’oligarchia controlla le istituzioni pubbliche per soddisfare propri capricci ed interessi particolari di determinate categorie di individui. Una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.

Come preannunciò Berlinguer i partiti sono auto implosi per assenza di vera democrazia e trasparenza, e sono stati distrutti e sostituiti da gruppi di interesse autoritari, auto referenziali, atti a selezionare una classe di servi più efficace rispetto ai vecchi partiti che costituivano comunque un problema per le SpA e per la globalizzazione, che ha il suo fulcro decisionale non nelle istituzioni, ma nelle organizzazioni sovranazionali e nei propri think tank. Quindi è difficile aspettarsi che questi gruppi di interesse abbiano come priorità la democratizzazione della società nel suo insieme.

In quest’ultimo decennio bisogna constatare che i veri democratici non risiedono nel cosiddetto partito democratico, ma nel mondo del terzo settore della società civile. Thomas Benedikter e Paolo Michelotto sono due degli animatori più accesi circa le esperienze e le pratiche di democrazia, e da circa un decennio stanno pubblicando testi significativi per tutti i cittadini e le istituzioni che intendano seriamente restituire il potere al popolo, ed intendano cominciare a prendere decisioni politiche di qualità grazie al processo virtuoso della partecipazione attiva, del pluralismo delle idee e l’accesso alla conoscenza.

Il cambiamento sociale che auspichiamo è insito proprio nella democrazia (governo del popolo), pertanto la crisi della società (una delle ragioni di questa regressione sociale è certamente situata nell’apatia dei cittadini stessi che si rifiutano di partecipare attivamente alla vita della propria comunità) e la sua soluzione dipendono unicamente dai cittadini che devono attivarsi per decidere direttamente sulle sorti della propria comunità, e possono farlo secondo gli esempi virtuosi ben descritti dai lavori pubblicati da Benedikter e Michelotto. Tutto ciò facendo attenzione al fatto che, non è vero che una decisione di una maggioranza sia migliore di quella di una minoranza, se tale decisione non ha rispettato quel percorso ben descritto da Socrate, e cioè la ricerca della verità; anzi osservando la nostra società feudale possiamo anche renderci conto del fatto che buona parte delle decisioni oggi sono determinate dalle opinioni e non dalla verità. Pertanto bisogna accettare le sperimentazioni suggerite dai democratici, poiché uno dei processi virtuosi di tali percorsi sta nel fatto che nella vera democrazia, costituita dal diaologo, dal dubbio e dalle domande, è possibile accedere a nuove conoscenze, e quindi a determinare decisini migliori; cioè è il processo democratico che può aiutare i cittadini a crescere culturalmente.

Il servizio civile di questi cittadini è di estrema importanza e rilevanza culturale, uno sforzo che dovrebbe essere premiato, elogiato, propagandato e profuso in tutto il Paese. I loro siti, blog, condividono testi ed esperienze che consentono a qualunque cittadino di accedere a conoscenze e pratiche, ahimé, ancora poco conosciute ed utilizzate.

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Estratto da “Qualcosa” che non va.

Autoderminazione dei popoli intesa come vera democrazia (diretta[1] e partecipativa), ripristino delle monete libere dal debito[2] e senza interessi (banche controllate dallo Stato e non più SpA private), diritto alla vita, tutela dell’acqua[3] ed autoproduzione energetica sono i temi che nessun partito politico tradizionale farà suo come priorità assoluta.

Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso la ricostruzione delle comunità locali intese come riorganizzazione degli spazi pubblici, agorà per il dibattito libero, aperto e democratico. Le persone devono poter condividere le idee e le esperienze per il bene comune. L’obiettivo è riscoprire i reali bisogni umani: cibo, riparo sicuro, cultura, sport, amore e passioni.

E’ necessario un cambio di paradigma culturale e transitare dall’inefficiente e immorale cultura degli “economisti” attuali per approdare alla politica delle risorse, la domanda non sarà più quanto costa ma ci sono le risorse per farlo?

La democrazia diretta migliora le persone e le capacità collettive di prendere decisioni migliori, più etiche e più sobrie rispetto a quelle imposte dall’élite degenerata. La felicità dei cittadini aumenta direttamente quando il popolo è parte del processo decisionale. La condivisione di idee, modelli e progetti rappresenta un ottimo punto di partenza per comparare, valutare e scegliere i progetti migliori e adattarli alle comunità locali.

Il presente, futuro della polis è la co-gestione dei beni comuni dove i cittadini sono i primi attori mentre i dipendenti eletti i normali esecutori della volontà popolare, questo processo in Svizzera è sorto nel 1860.

Dal punto di vista della sostenibilità è sufficiente leggere i programmi di numerose comunità: Clean Cities[4] del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti, Energy Cities nell’UE e Solar City sono tutti programmi che incentivano l’uso delle energie alternative rinnovabili e la riduzione dell’inquinamento urbano.

La reale efficacia di tutte queste proposte è data non tanto dalle buone intenzioni, ma dalla loro capacità di adottare strumenti scientifici per misurare l’azione e condividerla ai cittadini poiché essi possano valutare i risultati. La maggioranza dei comuni italiani non adotta tali strategie poiché l’élite sa bene che il potere si conserva soprattutto evitando di misurare il proprio operato nascondendo dati che possono essere interpretati dal popolo. Ad esempio, i comuni non condividono sul proprio sito internet gli impatti sanitari e le emissioni gassose sia perché hanno un ridottissimo numero di centraline sul territorio e sia perché, nella realtà, non rilevano efficacemente l’inquinamento stesso, che può essere facilmente manipolato mettendo le centrali in luoghi poco significativi

 


[1] THOMAS BENEDIKTER,  democrazia diretta, Sonda 2008

[2] come accennato più volte la questione non è economica ma giuridica, il mezzo di scambio di beni e merci, la moneta deve essere di proprietà della Repubblica ed emessa da un ente pubblico come prevede la Costituzione. Applicando questo principio elementare figlio della sovranità popolare si cancella il debito pubblico poiché non ci sarà più nessuno che ti presta pezzi di carta stampati dal nulla caricati persino di interessi e ti ruba la vita, il presente ed il futuro dei tuoi figli.

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Sono costretto ad usare il virgolettato nel titolo poiché in Italia il concetto di democrazia è stato completamente svuotato di significato grazie al “potere invisibile” (banche, partiti, media). Col termine “democratici” non mi riferisco al sedicente partito democratico e né ad altri soggetti politici.

I democratici veri sono cittadini consapevoli che stanno cercando, senza il potere mediatico ed economico, di introdurre la democrazia anche in Italia, eh già, perché in Italia e non sono l’unico a pensarlo, ma non esiste né la democrazia rappresentativa e né la democrazia diretta.

Il nostro Paese è stato addomesticato nel corso dei decenni dalle potenti SpA che fanno e disfano ciò che vogliono violando diritti considerati inalienabili solo da quei cittadini civili che conoscono la Costituzione, mentre il potere invisibile ruba e uccide a norma di legge tutti i giorni.

I democratici stanno promuovendo una raccolta firma per introdurre i più avanzati strumenti di democrazia diretta che consentirebbero al sovrano, cioè a noi, di mettere in pratica la sovranità, oggi inesistente, anche per l’inefficacia sia del referendum che dell’iniziativa. I partiti non sono a servizio dei popoli, ma sono taxi delle SpA per promulgare leggi a servizio dell’élite, tutto ciò è noto, e pertanto è naturale introdurre mezzi efficaci per consentire alla società civile di autogestirsi integrando la democrazia rappresentativa.

Anche grazie a questi cittadini, non militanti, oggi vale la pena lottare per il bene comune: ridare la democrazia agli italiani, che ancora non l’hanno vista!

La sovranità appartiene al popolo, solo che non lo sa!!!

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Qualsiasi studio sociologico e persino una parte importante delle accademie politiche ed economiche evidenziano un aspetto determinante circa la percezione della democrazia rappresentativa. Negli ultimi decenni si assiste ad una diminuzione del potere democratico rappresentativo e un aumento eccessivo del potere delle SpA che influenza negativamente la qualità delle decisioni politiche che riguardano i diritti dei cittadini, in tal senso si parla di rifeudalizzazione della società poiché oligarchie di pochi gestiscono i destini di tanti.
Quando sappiamo che esiste un network capitalista composto da 147 banche e aziende che controllano il 40% della ricchezza mondiale , dovremmo esser consapevoli che non esiste alcuna democrazia rappresentativa e diretta e che la società occidentale è profondamente malata.
La rifeudalizzazione o la privatizzazione del mondo è nata quando nacque la personalità giuridica delle SpA che divennero “persone” dialoganti con gli Stati, poi divennero soggetti scriventi leggi da far approvare ai parlamentari che le stesse SpA avevano precedentemente corrotto.
La diffusione della televisione e il suo controllo diretto e l’impiego di strumenti di persuasione come la pubblicità e il cinema hanno potuto consolidare il potere delle SpA. Anche le scuole e le università sono state piegate al dogma religioso imposto dall’avidità del capitalismo di rapina, un pensiero criminale, ideato e concepito in alcuni think tank che hanno svuotato di umanità e creatività la maggioranza dei sudditi viventi nel mondo occidentale: i perfetti consumatori. Oggi il virus religioso si espande e cresce in Cina e in India, un domani in Africa.
In diversi Stati, per riequilibrare questo potere negli Enti locali, soprattutto, i comuni hanno deciso di introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa per dare maggiore potere al popolo sovrano e avviare processi deliberativi popolari per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate. Si tratta di norme in linea col principio elementare della democrazia, ma soprattutto per introdurre un minimo di equità e giustizia sociale per consentire ai cittadini dove e come destinare risorse proprie, le tasse.
In Svizzera, praticamente, i cittadini tramite l’iniziativa e il referendum hanno l’opportunità di deliberare su ogni cosa senza il rischio di influenze esterne. Da più di un secolo il sistema federale svizzero consente al proprio cittadino di esercitare un diritto elementare, si chiama sovranità. Il tempo e la pratica hanno consentito al popolo svizzero di usare ogni tipo di forma e strumento che consenta ai cittadini di partecipare al processo decisionale della politica, dall’iniziativa al voto postale, fino alle assemblee ed alla modifica dei loro statuti e persino della  Costituzione, aggiornata dai cittadini, che cambia da Cantone a Cantone, la Svizzera è una Confederazione di Stati.
In Brasile, è nata una sperimentazione che si è trasformata in una riforma amministrativa grazie all’introduzione di assemblee popolari deliberative che consentono di individuare le priorità da inserire nei piani pluriennali dei lavori pubblici locali.
I processi democratici svizzeri e brasiliani hanno influenzato numerose comunità, dagli USA fino in Europa e ben 400 amministrazioni locali hanno la consuetudine di usare la vera democrazia per deliberare.
In Italia a livello nazionale, com’è noto, esistono due istituti di democrazia diretta, ma a differenza  della più esperta Svizzera le regole di questi istituti sono inefficaci poiché il Parlamento ha troppi poteri e può contraddire la volontà popolare nonostante sia vietato dall’articolo 1, la sovranità appartiene al popolo.
In ambito locale, le norme (art. 8 supplemento ordinario N.162 del D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000) prevedono l’introduzione di strumenti di democrazia diretta, ma raramente gli Statuti degli Enti locali sono stati aggiornati e spesso gli amministratori scoraggiano la partecipazione popolare.

Gli studi affermano che una componente importante della felicità delle comunità passa attraverso la partecipazione popolare diretta, non filtrata dal potere. La democrazia diretta rende le persone più felici poiché possono concorrere concretamente nella gestione della cosa pubblica e questo aumenta il senso di responsabilità dei cittadini.

Modificando gli statuti degli Enti è possibile introdurre gli strumenti democratici diretti più avanzati e come avviene in Svizzera i cittadini potranno proporre una delibera redatta correttamente in articoli e votarla. L’iniziativa referendaria analogamente alle altre iniziative abbisogna di raccolta firme ma senza quorum di validità. Il quorum di validità scoraggia la democrazia e contraddice il principio democratico: chi partecipa decide.
Come avviene in Brasile i cittadini potranno individuare delle priorità che saranno inserire nel piano triennale dei lavori pubblici e dei servizi.
Il processo deliberativo popolare tramite il bilancio partecipativo avviene grazie a delle assemblee. Vi sono assemblee tematiche che riguardano l’intera città e assemblee territoriali, di quartiere. Durante un periodo dell’anno i cittadini propongono e discutono, mentre in una altro scelgono, col voto, le proposte emerse (priorità). Una volta raccolte le idee più votate una delegazione popolare insieme ad un Ufficio del Gabinetto del Sindaco valuta l’introduzione delle priorità emerse dal basso e le introduce nel piano dei lavori pubblici e dei servizi. La delegazione popolare ha il compito di controllare il processo, ha accesso a tutti gli atti, e riferisce l’andamento dei lavori nelle assemblee popolari.
E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma è dimostrato che solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e questo semplice aspetto determina una crescita creativa e culturale delle comunità, poiché ogni cittadino può ascoltare proposte interessanti tenute nascoste dal mainstream.

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Non accadeva da 16 anni, circa 28.839.074 di italiani sono andati a votare (57%) per applicare il governo del popolo ed hanno espresso una volontà inequivocabile. Il 95% dei votanti (25.216.418 di italiani) ha detto che l’acqua tramite la gestione degli acquedotti non deve recare profitto per i privati. Ora, bisogna fare attenzione e prendere bene la mira perché l’idea di privatizzare i servizi pubblici è stata introdotta dal Governo di “sinistra” nel luglio 2006:

Linda Lanzillotta, Ministro per gli Affari Regionali del Governo Prodi (allora quota Margherita, oggi PD) presenta il Disegno di Legge n° 772 per il riordino dei servizi pubblici locali. L’atto, collegato alla Finanziaria 2007, è cofirmato da Pier Luigi Bersani (oggi Segretario nazionale del PD), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (PD); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali). Il testo presenta il progetto embrionale per l’affidamento ai privati di servizi fondamentali per la collettività, compresa la gestione delle reti idriche.

Durante la campagna referendaria questi signori di “sinistra” non si sono smentiti e personaggi come Renzi (Sindaco di Firenze), Chiamparino, Fassino (Sindaco di Torino) hanno votato NO, non abrogare norme palesemente immorali mentre Berlusconi ha sperato che il quorum non fosse raggiunto.

Alcune voci, però, si sono levate (nel PD) in questi giorni per sostenere – quantomeno – il No al secondo quesito sull’acqua: quello che vorrebbe eliminare la remunerazione del capitale investito. Tra gli altri, Chiamparino, Renzi, Enrico Letta, Enrico Morando.

Sul tema del nucleare il 94% degli italiani ha detto che non vuole la fissione nucleare mentre il Parlamento europeo dove siedono anche gli italiani hanno votato a favore dell’obsoleta tecnologie nucleare.

I cittadini devono prendere bene la mira e informarsi sul fatto che i dipendenti eletti non rispondono alla volontà popolare ma a quella di lobby immorali che agiscono secondo un unico pensiero dominante che unisce “destra” e ”sinistra” tramite i paradisi fiscali: massimizzare i profitti assecondando il Dio Denaro e le SpA loro amiche.

L’Unione europea è un’organizzazione anti-democratica dove persone non elette dai popoli assecondano la volontà dell’élite mentre “destra” e “sinistra” sono gemelli siamesi utili al divide et impera.

Il risultato, una combinazione di Costituzione e Trattato, è stato denominato “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” e presentato all’opinione pubblica come “La Costituzione europea”. Ha una consistenza di circa 500 pagine che lo rende di difficile lettura . Questa “costituzione” è stata respinta da due dei quattro referendum tenuti nel 2005. Il popolo sovrano di Francia e Olanda si è espresso per il no. Nel Lussemburgo, dove il 98% dei parlamentari aveva votato a favore, più del 40% dell’elettorato si è espresso per il No. In Francia, il 98% dei parlamentari aveva votato Sì, in Olanda l’85%. Il divario tra il popolo sovrano e i suoi “rappresentanti” non è mai stato così profondo. […] Il Trattato di Lisbona non istituisce la separazione dei poteri che è un requisito minimo della democrazia . Gli esecutivi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, rimangono il legislatore più potente a livello UE. Il più debole resta la sola istituzione eletta a suffragio diretto, il Parlamento europeo (PE). Il Trattato di Lisbona estende il suo diritto alla co-decisione ma non in tutti i campi: sono escluse la politica estera e di sicurezza, la politica monetaria e il controllo valutario, le restrizioni al movimento di capitali, le tariffe; Euratom e, in parte, il mercato interno e la politica agricola.

Nel luglio del 2008 l’attuale Parlamento, mai eletto ma nominato dai segretari di partito, ha venduto il popolo italiano alla dittatura europea grazie al Trattato di Lisbona che alimenta leggi ed emendamenti illiberali e che contraddicono l’autoderminazione dei popoli, infatti le norme appena cancellate sono il frutto di direttive che privatizzano i servizi pubblici e soprattutto rispondono agli ordini della BCE, della Commissione e del Consiglio d’Europa istituzioni mai elette dai popoli ma addomesticate da tecnocrati moralmente corrotti che rispondono al desiderio del WTO, del club Bilderberg, della Commissione Trilaterale e altri gruppi elitari.

Secondo gli immorali Trattati internazionali le direttive europee sono prioritarie alle leggi del Parlamento italiano e quindi ci troviamo in un sistema ibrido dove la volontà popolare italiana non dovrebbe contare poiché la privatizzazione è imposta dall’UE.

La soluzione pratica e morale è una sola: sospensione biennale del calcio italiano (doppia soluzione psicologica) e usare gli stadi come agorà per avviare un dibattito pubblico aperto sull’Unione Europea ma prima di farlo i dipendenti italiani, nel Parlamento europeo devono spiegare le ragioni e proporre di introdurre la democrazia in Europa lasciando una proposta di riforma cancellando articoli, nel Trattato, palesemente immorali e contraddittori che consentono alle SpA di violare i diritti umani.

Una volta che gli italiani saranno liberi potranno applicare la Costituzione italiana oggi scavalcata dal Trattato di Lisbona e quindi introdurre moneta sovrana a credito e far ripartire il Paese finanziando i diritti umani e i comportamenti virtuosi.

Questi pagliacci e cialtroni figuranti nei partiti (i partiti in realtà non esistono poiché sostituiti da fondazioni politiche che bevono direttamente dalle banche e dalle SpA locali, i feudi) diranno che hanno vinto loro, mentre i comitati sono sorti dal basso, dai cittadini come noi che da anni dibattevano su questi temi forum 280 – 27-feb-2007. Andiamo avanti!!!

Enrico Berlinguer, questione morale (1981) […] Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

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Eccoli qua, i cittadini attivi della democrazia diretta, hanno scritto un libro a più mani per condividere ed aiutare tutti noi verso un percorso di consapevolezza collettiva. Grazie a tutti voi per aver donato il vostro tempo a sostegno del bene comune, questo strumento prezioso si aggiunge egregiamente a tutti gli altri. GRAZIE di cuore!!!

Il manuale è un vero modello di pratiche utili a costruire una democrazia matura e compiuta, alla portata di qualsiasi cittadino attivo per rivoluzionare il proprio Comune, la propria Provincia o Regione. Un caloroso saluto a Bruno, Thomas, Roberto, Dario, Paolo e Pino.

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